martedì 18 giugno 2013

A PITIGLIANO VULCANIA 2013

Si è conclusa ieri a Pitigliano Vulcania 2013, la manifestazione che sta diffondendo la cultura e la valorizzazione del vino da vitigni su suolo vulcanico
Una tre giorni ad alto contenuto eno-culturale, quella che si è appena svolta in questa deliziosa cittadina della maremma toscana



Primo, secondo, terzo tornante, poi la vedi che emerge quasi sospesa, un castello di sabbia rosa che il tempo e lo spazio ne han modellato le forme, un altro piccolo tratto di strada che sale poi senti lo scroscio della fontana in piazzetta e, poco più avanti, la porta del borgo antico, confine tra presente e passato, si entra nella Città del Tufo.

La Fortezza Orsini che domina il centro storico è la location ideale per questa manifestazione e, nella bella Sala Convegni della Banca di Credito Cooperativo di Pitigliano, dopo il saluto delle autorità locali, si è aperto il convegno “I Vitigni del Vulcano”.

Presenti nella sala gremita, tutti gli operatori del settore: giornalisti, blogger del settore enogastronomico, fotografi, tutti hanno partecipato con grande interesse. 

L’evento è stato presentato dal Direttore del Consorzio del Soave Aldo Lorenzoni che ha brevemente introdotto il progetto Vulcania che nasce sulla scia dell’omonimo forum internazionale dei vini bianchi da suolo vulcanico, ideato dal Consorzio del Soave cinque anni fa.

Il Consorzio del Soave poi, insieme ai Consorzi di Etna e Campi Flegrei, di Gambellara, del Bianco di Pitigliano, del Lessini Durello e dei Colli Euganei, ha dato vita a quella che vuole essere una vera e propria associazione, finalizzata alla promozione internazionale dei vini bianchi da suolo vulcanico. 

Seguita dalla presentazione, la proiezione di un video ha voluto mettere in risalto, con la forza delle immagini, i diversi aspetti caratterizzanti l’attività vulcanica e le implicazioni, nonché trasformazioni, che essa esercita nei confronti del territorio.

La parola è andata successivamente al Prof. Giancarlo Scalabrelli dell’Università di Pisa che ha sapientemente elencato una lista dei vitigni antichi della Città del Tufo a dimostrazione di quanto sia grande il patrimonio ampelografico in queste zone.

Nel tempo – ha spiegato – questi vitigni sono andati via via scomparendo lasciando il posto a nuovi vitigni più redditizi ed internazionali, con l’estirpamento del vitigno autoctono è andato purtroppo perso gran parte del patrimonio genetico che oggi, con molta passione, stiamo cercando di riportare alla luce, anche con l’aiuto di nuove metodologie di ricerca e studio, animati dalla volontà di riqualificarne la propria identità territoriale.

Si evince che, rileggendo vecchie documentazioni, nel 1883 il giovane parlamento italiano, pubblicava gli atti della giunta per l’inchiesta agraria “sulle condizioni della classe agricola”. A pagina 491 del volume XI a proposito del comune di Pitigliano si legge che, tra le varietà più coltivate per quantità e qualità, sia bianche che rosse, erano le uve della famiglia dei Nocchianelli. Quasi cento anni dopo quei vitigni erano praticamente scomparsi.

Nel 1979 la Cantina Cooperativa di Pitigliano, sostenuta dalla allora Cassa Rurale e con la collaborazione dell’Università di Pisa e del C.R.A.I di Arezzo, avviava un progetto di recupero e salvaguardia degli antichi vitigni.

Ne furono individuati e recuperati 29: Uva Angiola, Nocchianello Bianco, Reale, Peloso, Spiga di Granturco, Gazzarretto, Uva Nocchiana, Greco, Duro Persico, Riminese, Uva Regina, Uva Vacca, Procanico, Ansonica, Malvasia, Moscato Bianco, Grechetto Rosa, Nocchianello Nero, Tintaia, Calabrese, Rosso che scroccheggia, Nero che scroccheggia, Pampinone, Granè, Morellino, Aleatico, Moscato di Spagna, Sangiovese, Uva rosa, Bongilè.

Oggi il Consorzio di Tutela, sempre con il sostegno della BCC e con la collaborazione dell’Università di Pisa e del C.R.A.I di Arezzo, riprende quel progetto per realizzare nei prossimi cinque anni un nuovo vigneto "collezione" che, oltre ai vecchi vitigni, recuperi le antiche forme di allevamento e individui delle varietà idonee ad essere registrate ed inserite nel disciplinare di produzione per accrescere l’identità della denominazione e il suo legame con il territorio.

Altro interessante intervento quello di Giancarlo Della Ventura e Alessandro Cecili dell’Università di Roma Tre con la presentazione di un progetto ambizioso che mira, con l’aiuto delle metodologie del Web 2.0., di affiancarsi a quello di ricerca già in atto.

Il WEB GIS sarà un portale che permetterà di gestire l’informazione eno-geologica che, applicata a Google Map o Google Earth, fornirà tutta una serie di informazioni riferite ad un particolare territorio, come ad esempio la morfologia del terreno, la sua composizione, i sesti di impianto con le varie qualità di uva coltivate, che andranno così ad ampliare la conoscenza, con una comunicazione efficace, in un contesto geografico facilmente fruibile a tutti.

Lo studio delle componenti minerali del Vulcano è stato invece preso in considerazione da Francesca Cifelli dell’Università Roma Tre che ha spiegato in maniera semplice e concisa una materia tecnica pertinente agli addetti ai lavori.

Il punto focale dell’intervento è stato quello riguardante la tracciabilità geografica del vino. Questa può essere resa possibile da una sorta di marcatore che è lo Stronzio 86/87, è stato dimostrato che questo elemento è presente, sia all’interno della roccia vulcanica e quindi nel terreno da cui si alimenta la vite, che all’interno del vino stesso, attraverso un rapporto ben preciso suolo-vino, in questo modo potremo identificare la provenienza stessa del vino. 

Un altro tassello importante da aggiungere per avere sempre più indizi sul tipo di prodotto che il consumatore porterà alla sua tavola. Non solo un vino di territorio, ma un vino del territorio.

A concludere questo appassionante viaggio "vulcanico" sotto ogni aspetto, sono i ringraziamenti doverosi a tutti coloro che hanno permesso lo svolgimento di Vulcania 2013.

A partire da tutti i soci della Cantina di Pitigliano, il volontariato della Proloco, il Sindaco di Pitigliano nonché la Banca di Credito Cooperativo di Pitigliano che ha ospitato l’evento. 

Un ringraziamento speciale va poi a tutta l’organizzazione senza la quale non avremmo trascorso così serenamente questa due giorni di grandi degustazioni e non solo.


Prossimamente il marchio Vulcania sarà apposto in etichetta, in modo che il consumatore possa facilmente individuare il vino da suolo vulcanico.

Il percorso intrapreso non finisce qui, anzi questo è solo l’inizio di un percorso che potrebbe coinvolgere anche altre realtà e non solo italiane, un progetto ambizioso dove il Vulcano riveste il ruolo di grande protagonista, unico comune denominatore e chiave di lettura per conoscere e definire il concetto di terroir.