lunedì 15 dicembre 2014

Azienda Agricola Giovanni Iannucci

Al Natural Critical Wine, l’incontro con Giovanni Iannucci - vignaiolo a Guardia Sanframondi - e il Trebbiano che non ti aspetti
“E il contadino per quanto sia vecchio, a chi gli chiede per chi stia seminando non esita a rispondere: per gli dei immortali, i quali vollero che io non mi limitassi a ricevere tutto questo dai miei padri, ma che lo trasmettessi anche ai posteri." 
(Cicerone)



Naturale, vero, sincero, biologico, biodinamico, appassionato, autentico, semplice, ricco, umano. Questi i dieci aggettivi che gli organizzatori della fiera amano usare per definire il vino che si assapora al Natural Critical Wine.

E come ormai è consueto in questa occasione, continuo il mio viaggio iniziato qualche anno addietro attraverso il fenomeno in continua ascesa del vino naturale, e perché no, per riscoprire il piacere di quelle tradizioni antiche, con i suoi sapori e profumi dimenticati, in contrasto, come è nello spirito di questa manifestazione, con le attuali logiche di mercato che inducono una progressiva omogeneizzazione del gusto dei prodotti alimentari.

Parafrasando Pasolini, la civiltà di un popolo si misura dalla sopravvivenza di un ambiente in cui vivano lucciole e farfalle, e mi piace immaginare oggi, che questo possa accadere, e ben vengano manifestazioni come queste, che sono anche e soprattutto occasioni di socialità che stimolano anche alla riflessione sulla cultura alimentare e sul consumo dei nostri giorni, aspetti caratterizzanti, questi, per una migliore qualità della vita ed un economia sostenibile del territorio.

Ricordato questo, ho avuto modo di apprezzare il salto qualitativo di molti dei produttori presenti. Molte le conferme e altrettante le novità, ma non nascondo di affermare, anche qualche piccola delusione, e mi riferisco a quei pochi che si sono adagiati, e tra l'atro senza accettare critiche, proponendo vini non proprio commestibili, cavalcando l'onda di coloro i quali, il vino naturale lo sanno fare per davvero.

Caso esemplare e che nobilita anche gli altri è quello di questo giovane viticoltore campano. Questa è la sua storia. Nato e cresciuto a Guardia Sanframondi, paese adagiato sulle colline del Sannio beneventano e rinomato in tutta Italia per i suoi vini, Giovanni decide, dopo una breve parentesi di vita in città, di far ritorno a casa.

Troppo forte il richiamo della terra, e di quella che è da sempre una grande passione di famiglia: coltivare la vite, ricavarne buon vino e condividerlo con amici e affetti più cari. La decisione di trasformare una “eredità” in un vero e proprio mestiere è stata sicuramente una scelta emozionante, un ritorno alle origini dove immaginare che si può produrre un vino giovane ma ricco di storia, con l'aiuto di tecniche più moderne ma sempre radicate ad una sana tradizione vitivinicola che si tramandata attraverso i migliori insegnamenti del passato.

Con la vendemmia 2012 nascono le sue due prime etichette, Giovanni si è concentrato esclusivamente su 2 vitigni autoctoni che sono indissolubilmente espressione di questo territorio, la Falanghina e il Barbera del Sannio. Ma anche un altro, una chicca che andremo a scoprire più avanti.

Un unico metodo: gestione della vigna in totale assenza di concimi chimici diserbanti e trattamenti di sintesi. Solo rame e zolfo sulle piante e concimazioni attraverso sovesci, dove necessario. In cantina nessun uso di lieviti selezionati, prodotti enologici, controllo della temperatura di fermentazione e dosi minime di solforosa. Un unico pensiero: i vini devono portare i segni delle stagioni che li hanno partoriti e che parlino, anno dopo anno, una lingua unica.

Campo di Mandrie Falanghina Beneventano IGP 2012

Questo vino nasce dalla selezione dalle migliori uve provenienti dalle vigne Forma, Fragneto e Vignole. La vinificazione viene eseguita con una macerazione sulle bucce, la cui durata varierà in base alle annate, ma non superi le 48 ore.

Fermentazione spontanea, senza aggiunta di lieviti selezionati, parte in vasche di cemento e parte in tonneaux di rovere francese, dove segue anche l'affinamento sulle fecce per un anno. Segue l'assemblaggio per l'imbottigliamento senza nessuna filtrazione, chiarifica o stabilizzazione. 

Nel bicchiere il colore è giallo paglierino brillante ed invitante. Anche l’aspetto olfattivo è caratteristico e pulito, di bella finezza: piccoli fiori bianchi accompagnati da note vivide di frutta, di minerali ed erba tagliata. Sono profumi raffinati, nulla di esotico, che sottolineano l’eleganza del corpo in piacevole equilibrio con una bella spalla acida. Al palato ritornano le note di frutta e fiori, grande freschezza e buona persistenza, di grande e facile beva.Ottima in abbinamento ad antipasti e primi piatti di pesce, da provare con spaghetti acciughe e prezzemolo.


Costa delle Viole Barbera Beneventano IGP 2012

Il vino nasce dalla selezione dalle migliori uve provenienti da un piccolo appezzamento di terreno situato in località Fragneto. 

Da non confondere con il più noto e omonimo piemontese, le cui caratteristiche sono completamente diverse, "il" Barbera del Sannio, maschile, è un vitigno autoctono, antichissimo e dal grappolo molto delicato, difficile da vinificare. Fermentazione spontanea senza aggiunta di lieviti selezionati. Affinamento per circa 8 mesi in acciaio, prima dell'imbottigliamento, eseguito senza alcuna chiarifica o filtrazione.

Il colore è rosso vivo, profondo, al naso con bei profumi intensi e fruttati di ciliegia seguiti da toni floreali di rosa e viola. In bocca è dotato di tannini morbidi che si affidano ad un corpo di media struttura.

Lo trovo adatto a molti abbinamenti anche per la sua facilità d'approccio e si può bere con della semplice pasta al pomodoro fresco e basilico o con grigliate di carni bianche.


Questa è la chicca lasciata per ultima:

Fragneto Beneventano Bianco IGP 2013 

Questo incredibile vino è un Trebbiano che nasce da uve parzialmente botritizzate, da una selezione che proviene dall'omonima vigna ed è vinificato solo nelle annate in cui le particolari condizioni climatiche favoriscono lo sviluppo sulle uve di muffa nobile (Botrytis cinerea). Questo fungo nella maggior parte dei casi è il peggior nemico del vignaiolo, ma come in questo caso può diventare un grande alleato, in quanto conferisce al vino caratteristiche uniche non ottenibili altrimenti. L'elevato grado alcolico di questo vino (15% vol.) è dovuto proprio al fatto che il fungo, nutrendosi delle particelle d'acqua presenti nell'acino, ne favorisce l'appassimento ed una grande concentrazione di zuccheri e aromi. Ma perché questo avvenga, c'è una precisa condizione climatica: nelle mattine d’autunno una fitta nebbia avvolgeva la vigna Fragneto ed osservando bene quelle uve, Giovanni si accorse che, proprio grazie a questa particolare condizione micro-climatica, venivano gradualmente attaccate dalla muffa. L'alternanza di questa umidità mattutina ad un clima pomeridiano mite e ventilato ha contribuito che la Botrytis cinerea tendesse a disidratare progressivamente l’acino in maniera ottimale, concentrando zuccheri ed acidità. Non tutti gli anni troveremo questo prezioso frutto, ma solo in quelli dove avverrà questa combinazione di fattori, ecco perchè il Fragneto verrà prodotto solo in alcune "fortunate" annate.

Il colore è giallo dorato, al naso si preannuncia con lievi note di albicocca e miele. In bocca è sapido, pieno, la corrispondenza al naso è marcata dalla dolcezza del frutto in perfetto equilibrio con la spalla acida che ne bilancia di fatto il gusto, di buona struttura e complessità, di beva molto piacevole e facile nonostante il grado alcolico di una certa importanza. Finale lunghissimo, un vino intellettuale, su cui meditare, senza dubbio un vino fuori dagli schemi e di grande cultura. Campania Felix.

Su grandi formaggi, grigliate di pesce, crostacei e molluschi pregiati. Bene anche con accostamenti a qualche piatto di cucina esotica.

Un ringraziamento a Giovanni Iannucci per avermi permesso di conoscere i suoi vini e nel ringraziarlo volevo salutarlo con una frase di Cesare Pavese, contenuta nella sua Luna e i falò:

Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti.




Grazie per essere tornato Giovanni.


Contatti: Azienda Agricola Giovanni Iannucci 
                giovanni.iannucci@gmail.com