martedì 24 marzo 2015

A Vinitaly “The Duel of Wine”

Il sommelier americano Charlie Arturola e il suo ultimo film “The Duel of Wine”

Il vino protagonista di un film-reality. A portare sul grande schermo il panorama enologico italiano e i suoi protagonisti è Charlie Arturola, celebre sommelier e esperto mondiale di degustazione con “The Duel of Wine”, una co-produzione italo-argentina che parla di vino, di sfide e di territorio diretta dal regista Nicolas Carreras che sarà presentata ufficialmente a fine 2014



 di Giorgio Fortunati

Il film, ambientato fra le molte location come Milano, Firenze, Parigi, New York, Miami e i Paesi Baschi, è stato presentato durante la scorsa edizione del Vinitaly. Ed è proprio a Verona che abbiamo avuto l’occasione di incontrarlo. Uruguagio di origine, ma americano d’adozione con base fra Miami e New York, Arturola è un personaggio carismatico che affronta la sua passione con un grande bagaglio di conoscenze ed un entusiasmo contagioso. Parla correttamente cinque lingue e nel 2012 è stato onorato con l’International Wine e Spirits Competition Communicator of the Year Award, sponsoriz-zato da Vinitaly.

“Questo nuovo film – ci racconta – prevede diverse scene girate in Italia, esattamente a Montefalco, in Toscana, nella Valpolicella e nella zona del Barolo. È il secondo film che mi vede protagonista dopo “Il cammino del vino”, realizzato in Umbria e che sta per essere tradotto in italiano. Quello che interpreto in quest’ultimo lavoro è un personaggio enigmatico ed avventuroso, che sfida sul tema del vino le persone che incontra durante i suoi viaggi, con veri e propri duelli in giro per l’Italia, da cui appunto il titolo. Poi ci sarà anche la sfida con i francesi e nei Paesi Baschi, da dove era originario mio nonno. Se vogliamo, si potrebbe anche descrivere come una sorta di sogno ad occhi aperti da parte di un sommelier”. Le molte scene girate nel nostro paese sono un esempio del fortissimo legame che Arturola ha con l’Italia.

“È un paese che amo profondamente – ci dice –, tanto che per me il Vinitaly è ormai un appuntamento irrinunciabile. Il mio primo viaggio in Italia risale a oltre trent’anni fa, quando venni a visitare i vigneti in Piemonte ed in Veneto, dove ho potuto conoscere vini eccezionali come il Durello e il Lugana. Ho iniziato la mia carriera di appassionato del vino proprio a Venezia, quando lavoravo sulle navi da crociera, con il rito irrinunciabile del “prosecchino” sul Canal Grande”. Da allora l’amore di Charlie per i vini italiani è diventato una avventura che continua ancora oggi. “Mi definisco un romantico del vino e quando vengo a Verona per il Vinitaly è sempre una grande rivelazione. Per me la passione per il vino vuol dire andare alla scoperta delle grandi famiglie e del territorio, soprattutto qui in Italia. E poi farli conoscere anche al resto del mondo. Ci sono da voi vini autoctoni, come il Soave, che dovrebbero essere presenti in tutte le carte del mondo, anche se in cima alle preferenze rimangono il Prosecco e l’Amarone”. Un bagaglio di conoscenze enorme, quindi, quello di Arturola che, per quello che riguarda i vini italiani, rimanda anche alla sua amicizia con il mondo Ais. 

“Il mio rapporto con i sommelier di Ais dura ormai da oltre vent’anni – racconta –, duranti i quali ho allacciato una grande amicizia sia con Terenzio Medri che con Antonello Maietta. La formazione dei sommelier italiani è davvero insuperabile, soprattutto per la capacità di comunicare il vino agli appassionati. Negli Stati Uniti questo risulta invece molto più complesso, vuoi per lo slang diverso che per l’aspetto gastronomico completamente differente. Credo comunque che rimanga fondamentale la conoscenza di altri territori nella sommellerie. I giovani sommelier dovrebbero essere stimolati ad andare più spesso all’estero a fare esperienza e assaggiare altri tipi di vini”.

 Giorgio Fortunati con Charlie Arturola e Luca Gardini (Credit: Giorgio Fortunati)

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