domenica 10 aprile 2016

50 ANNI DI VINITALY: LE INNOVAZIONI ESPOSTE ALLA COLDIRETTI

DALLA PRIMA “DOC” ALLA MAPPAPPATURA DEL GENOMA. LE NOVITA’ IN 50 ANNI
IL VINO ITALIANO E' AUMENTATO DI OLTRE UN GRADO PER I CAMBIAMENTI CLIMATICI

Dal primo vino italiano Doc riconosciuto nel 1966 alla storica mappatura del genoma della vite annunciata nel 2007, ma c’è stata anche la nascita dell’Associazione italiana Sommelier e l’arrivo del QR code in etichetta per garantire la tracciabilità dal tralcio al bicchiere attraverso lo smartphone tra le innovazioni più significative dell’ultimo mezzo secolo esposte dalla Coldiretti al Centro Servizi Arena - stand A, tra il padiglione 6 e 7 in occasione del cinquantennio del Vinitaly.

In 50 anni la quantità di vino made in Italy venduto all’estero è aumentata di quasi otto volte (+687%) con il risultato che oggi nel mondo una bottiglia esportata su 5 è fatta in Italia, nonostante - sottolinea la Coldiretti - la produzione di vino in Italia sia scesa dal 1966 ad oggi del 30 per cento, passando da 68,2 milioni di ettolitri ai 47,4 milioni di ettolitri registrati nel 2015. Un percorso inverso ha caratterizzato, invece, i consumi di vino degli italiani che nel giro di 50 anni si sono ridotti a un terzo. Dai 111 litri che ogni italiano beveva in media nel ’66 si è scesi agli attuali 37 litri che rappresentano il minimo storico di sempre.

Meno quantità più qualità anche grazie al lavoro di 35mila sommelier, una figura professionale riconosciuta giuridicamente dallo Stato con decreto n.539 del Presidente della Repubblica il 6 aprile 1973, ma fondata però nel 1965. La nascita e lo sviluppo della figura dei sommelier ha sostenuto una rivoluzione della qualità il cui aspetto forse più evidente è l’arrivo di vini “Doc”. Grazie al DPR 930 del 1963, la prima produzione di vino ad avere il riconoscimento di denominazione di origine controllata è stata la Vernaccia di san Gimignano Doc, con la pubblicazione il 6 maggio 1966 in Gazzetta Ufficiale, mentre con la legge 164 del 1992 sono state istituite le Indicazioni Geografiche Tipiche (Igt) che hanno contribuito alla politica della qualità Made in italy. Dal 4 agosto 2008 è arrivata la possibilità di mettere in commercio i vini a denominazione di origine nel formato bag in box, gli appositi contenitori in cartone e polietilene dotati di rubinetto che consentono di spillare il vino senza far entrare aria, garantendone la conservazione. L’incidenza delle Doc sulla produzione italiana complessiva è passata in 50 anni da appena il 2 per cento al 32 per cento di oggi.

Sul piano della ricerca nel mondo del vino a fare da spartiacque è stata la pubblicazione dell'articolo di Nature del 26 Agosto 2007 che ha annunciato la decodifica del genoma della vite prendendo come pianta modello il Pinot nero, una delle cultivar più importanti a livello mondiale, grazie ad un gruppo di ricercatori dell’Istituto Agrario di San Michele all’Adige guidato da Riccardo Velasco, coordinatore del Dipartimento di genetica e biologia molecolare con la collaborazione della società americana Myriad Genetics Inc., dopo sei anni di ricerche.

La capacità di innovazione del Made in Italy è evidente dal fatto che con 72.300 ettari di terreno coltivati da 10 mila aziende e 1.300 cantine, in Italia - continua la Coldiretti - si trova il 22% dei vigneti mondiali coltivati con metodo biologico secondo il regolamento (UE) n. 203/2012 che modifica il regolamento (CE) n. 889/2008, recante modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 834/2007 del Consiglio in ordine alle modalità di applicazione relative al vino biologico.

Ma in questi anni si sono verificati altri storici riconoscimenti sul piano ambientale per il vino italiano che nel 2014 ha ricevuto il via libera all’iscrizione della vite ad alberello di uve Zibibbo che caratterizza l'isola di Pantelleria, in Sicilia nella prestigiosa Lista dei Patrimoni Culturali dell'Umanità dove l’Italia può anche contare sull’iscrizione avvenuta pochi mesi prima dei "Paesaggi vitivinicoli del Piemonte: Langhe-Roero e Monferrato” dove è nato il progetto “Green Experience”, presentato in anteprima al Vinitaly, che prevede di realizzare vini ecologici e sostenibili con l’eliminazione totale del diserbo, l’introduzione dell’inerbimento e delle essenze floreali ma anche il posizionamento di nidi per la tutela degli uccelli.

Nel tempo le novità hanno riguardato anche i tappi con l’utilizzo per la prima volta dei primi tappi di vetro al posto di quelli di sughero, ma è arrivato lo spumante Made in Italy con polvere d’oro, quello fatto invecchiare nel mare e la bottiglia di spumante con fondo piatto per aumentare la superficie che i lieviti hanno a disposizione per assolvere al meglio il loro compito.

Vanno ricordati anche i produttori di vino che hanno introdotto il sistema di lettura braille per non vedenti nelle etichette che, nel tempo, oltre a elemento di informazione sono diventate anche strumento di marketing anche con vere opere artistiche. Il vino è diventato anche strumento di solidarietà con un crescendo di esempi di come con il vino possa nascere lavoro "buono" per diversamente abili, detenuti e tossicodipendenti anche con il recupero dei terreni sottratti alla criminalità.

Ma negli ultimi 50 anni sono stati evidenti anche gli effetti dei cambiamenti climatici con il vino italiano che è aumentato di oltre un grado e con la presenza della vite che si è spostata verso l’alto fino a quasi 1200 metri di altezza come nel comune di Morgex e di La Salle, nella regione Val d’Aosta, dove dai vitigni più alti d’Europa si producono le uve per il Blanc de Morgex et de La Salle Dop.

Un capitolo a parte è rappresentato dalla nascita e diffusione del “Wine beauty” iniziato con il bagno nel vino, ma che oggi riguarda dal dopobarba all’amarone alla crema viso alla linfa di vite, dallo scrub agli scarti di potatura al gel di uva rassodante, dalla crema antietà allo spumante allo shampoo al vino rosato o allo stick labbra agli estratti di foglie di vite.

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