martedì 7 novembre 2017

Export vino italiano. La Francia del vino sale sul podio e brinda allo storico sorpasso sull’Italia negli Stati Uniti, primo mercato importatore al mondo e da 8 anni ‘feudo’ enologico del Belpaese.


Sorpasso. Inseguimento, rimonta, testa a testa, sorpasso. Sembra una corsa di formula uno, solo che qui a correre in pista è l'export del vino italiano. L'avversario? Solo uno, la Francia, nostro più grande competitor. Il premio? Il sempre più promettente ed ambito mercato USA. Si corre, sempre, in ogni settore, perchè chi si ferma è perduto. L'Italia non si è fermata, ma sul circuito non va al passo di una Ferrari. Così, la Francia a questo giro sorpassa, arriva al traguardo, con un avversario alle spalle che non ha ancora capito che per essere competitivi, e soprattutto mantenersi tali, proprio come un auto da corsa e tutto il team che la circonda con annesso pilota (e forse qui cade l'asino), bisogna assolutamente ottimizzare i tempi e le modalità di gestione di tutti gli strumenti possibili in dotazione; promozionali in primis, sempre a rilento e affossati da burocrazie ed incertezze.

Lo aveva già detto lo scorso mese Silvana Ballotta, Ceo di Business Strategies, nel commentare le ultime rilevazioni sull’export del vino italiano. Secondo l’Osservatorio Paesi terzi a cura di Business Strategies, infatti era ormai testa a testa tra Italia e Francia sul mercato statunitense, e dovevamo aspettarcelo, lo scarto si è assottigliato sempre più fino al sorpasso francese in un rally tutto giocato su volumi e valore. Sì perché se in volume la domanda di vino italiano si confermava quasi doppia, il principale competitor ha risposto con la stessa proporzione sul fronte del valore, con prezzo medio fissato a 9,7 euro al litro, contro i 4,9 euro dei vini italici.

Così ora, con gli ultimi dati alla mano, l'Italia cede alla Francia la leadership negli USA, che è poi la cartina di tornasole del nostro export. Quello che manca è una regia, (un pilota?), come sempre, d'altro canto, quando si deve fare i conti con un Paese come il nostro. Oggi la Francia del vino sale sul podio e brinda allo storico sorpasso sull’Italia negli Stati Uniti, primo mercato importatore al mondo e da 8 anni ‘feudo’ enologico del Belpaese. La clamorosa rimonta del vino transalpino su quello italiano, ed il suo successivo sorpasso, (come non poteva essere altrimenti!), è in valore (1,220 contro 1,210 miliardi di euro) recuperando in soli 9 mesi circa 160 milioni di euro.

Andando più nel dettaglio, la corsa di Parigi negli Usa fissa la performance in valore nei primi 9 mesi di quest’anno a +18,8% (a/a): 6 volte di più dell’incremento italiano (3%), che perde nettamente anche il confronto con la crescita complessiva delle importazioni statunitensi di vino (+8%). Il Belpaese vede così diminuire le proprie quote di mercato rispetto al pari periodo del 2016 (da 32,7% al 31,1%) soprattutto per effetto della stagnazione delle vendite di vini fermi imbottigliati, dove rimane market leader (962 milioni di euro) ma guadagna in valore solo l’1,6%, contro il +21,4% francese e una media import generale sul segmento del 5,9%. Sotto media anche gli sparkling italici, che pur incrementando dell’8,7% fanno peggio del mercato (+11,5%) e, ancora una volta, dei francesi (+14%), assoluto leader in valore della tipologia con 432 milioni di euro. Diverso il discorso sui volumi importati, con l’Italia che doppia la Francia. In lieve calo il prezzo medio generale del prodotto importato, con l’Italia in ribasso specie sugli sparkling.

“L’Italia perde il primato più ambito e lo perde male – ha detto la Ceo di Business Strategies, Silvana Ballotta -, se pensiamo che oggi la Francia è market leader nei primi tre mercati di importazione al mondo, Usa, Gran Bretagna e Cina, ma fa ancora più male – ha proseguito l’esperta di made in Italy – registrare come, in un anno di grande crescita della domanda di vino nel mondo, gli Stati Uniti siano diventati la cartina tornasole della nostra ridotta competitività sui mercati globali, frutto di azioni di marketing e promozione deboli e mai sinergiche”.

Insomma è tempo di equipaggiarci con una macchina nuova o se non altro fare una bella revisione a quella che già abbiamo in dotazione, se vogliamo rimetterci in pista e correre da vincenti, ma soprattutto arrivare al traguardo con la consapevolezza di mantenere l'ambito primato negli anni a venire consolidando lo status di Italia signora del vino. Non dobbiamo mai dimenticare, infine, che le quote perdute sono difficili da recuperare, serve a questo punto, un radicale cambio di marcia sui tempi e sulle modalità di gestione di tutti gli strumenti a nostra disposizione.

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