lunedì 11 dicembre 2017

Vino&Tutela della salute. Dalla ricerca le fibre di cereali che riducono i pesticidi nel vino

La filtrazione su fibre di cereali, da poco autorizzata dall'OIV, consente, attraverso i test effettuati dall'IFV che ne ha già dimostrato l'efficacia, di ridurre considerevolmente il contenuto dei residui di pesticidi nel vino.


Aumento delle temperature, cambiamento nella quantità e nella distribuzione delle precipitazioni,  siccità, aumento dei livelli della CO2 e dell’ozono: tutte queste modificazioni dovute al cambiamento climatico in atto, espongono il vigneto ad un aumento dell'incidenza di malattie, parassiti e di una sempre più rilevante presenza di infestanti. Ciò rende purtroppo indispensabile il ricorso, sempre più frequente, a fungicidi sistemici. La contaminazione dei vini commerciali con pesticidi è diventata così, di fatto, una questione di rilevanza mondiale, con potenziali implicazioni per la salute dei consumatori, la cui tracciabilità risulta spesso difficile. Arriva ora, per i produttori, un nuovo metodo naturale per abbatterne la presenza prima dell'imbottigliamento.

La filtrazione dei vini con fibre di cereali sembra essere un nuovo ed efficace metodo per ridurre i livelli di prodotti fitosanitari utilizzati in viticoltura. Il sistema di filtraggio, già autorizzato dall'OIV lo scorso giugno, è stato testato dall'IFV (Institute Francaise de la Vigne et du Vin) su vino bianco, rosso e rosato, contenente tra 1 e 63 mg / l di pesticidi.

Valérie Lempereur, ricercatrice presso l'Istituto francese, ha affermato che in media l'operazione ha comportato una riduzione del contenuto totale di residui vicino al 60%. Tuttavia, l'impatto delle fibre vegetali sul vino varia a seconda delle molecole attive coinvolte all'interno del prodotto fitosanitario. In tal senso l'IFV ha classificato queste molecole come altamente assorbite e debolmente assorbite.

Dai test è emerso che i pesticidi più sensibili al trattamento sono risultati Boscalid, Cyprodinil e Dimetomorf, noti per la loro attività antifungina. Il loro tasso di abbattimento superava generalmente il 50%. Al contrario, per quanto riguarda invece prodotti fitosanitari come Finhexamid, Iprovalicarb e Metalaxyl-M, era inferiore al 50%. In termini organolettici, dopo la filtrazione, i risultati hanno mostrato una leggera differenza sugli aromi percepiti al naso e nella bocca, una sensazione che è svanita dopo due settimane. Sul versante del colore, questo tipo di filtrazione ne provoca una sensibile diminuzione di intensità, specialmente nei vini bianchi e rosé, che si è resa evidente solo in termini analitici e non certo apprezzabile ad occhio nudo.

Da un punto di vista pratico, il prodotto si presenta in polvere. Può essere usato così com'è o incorporato in piastre di filtrazione. Nello specifico l'IFV lo ha testato collegando un primo precoat di filtrazione con 0,1 kg / m2 di farina fossile, quindi un secondo prepannello con 1,5 kg / m2 di fibre vegetali. La dimensione dei grani delle fibre è simile a quella della farina fossile, il ché evita problemi di intasamento, offrendo al tempo stesso una buona superficie di scambio.

La linea di produzione è già stata avviata ed è potenzialmente in grado di aumentare rapidamente i volumi per soddisfare la domanda del mercato. Per quanto riguarda il prezzo, al momento non è stato ancora definito, anche se si preannuncia più alto rispetto alla filtrazione convenzionale. Una buona pratica per ridurre i costi, raccomanda l'IFV, è quella di eseguire i test a monte con un laboratorio di riferimento. Questo aiuterà a decidere sulla necessità di filtrare o meno, in base alle caratteristiche dei vitigni e delle annate. L'arrivo sul mercato delle fibre di cereali filtranti è imminente e dovrebbe essere commercializzato dalla Laffort.

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