lunedì 25 aprile 2022

Fermentazione malolattica: un processo microbiologico complesso, al via un progetto di ricerca che mira a controllarla per migliorare le caratteristiche sensoriali dei vini

Prende il via Inoculbact un progetto di ricerca e sviluppo che mira a migliorare e controllare la diffusione dei batteri malolattici al fine di risolvere uno dei problemi più complessi nel processo di produzione del vino: la fermentazione malolattica.





Guidato da Enartis in collaborazione del Gruppo di ricerca Enolab dell'Università di Valencia, il progetto di ricerca, che avrà una durata di 28 mesi, ha lo scopo di controllare la fermentazione malolattica, uno dei passaggi più complessi di tutto il processo produttivo del vino. I risultati dello studio permetteranno di modulare e migliorare le caratteristiche sensoriali dei vini.

Inoculbact R&D è cofinanziato con fondi FESR dell'Unione Europea. Grazie a questo progetto, l'enologo sarà in grado di inoculare batteri al momento giusto del processo al fine di migliorare e controllare la fermentazione malolattica dei vini (uno dei problemi più difficili per la produzione del vino), consentendo di ottenere cellule in uno stato di crescita attiva e adattato alle diverse condizioni del vino.

L'idea è quindi di inoculare batteri selezionati con una manipolazione minima. Ciò garantirà il successo della fermentazione malolattica, fornendo ai batteri una crescita e uno stato metabolico ottimali. Inoltre, il progetto propone l'utilizzo di prodotti enologici che favoriscono la crescita dei batteri selezionati e la loro capacità di crescere nel vino e di imporsi alla popolazione autoctona una volta inoculati in esso.

Fermentazione malolattica: un processo microbiologico complesso

Tecnicamente nel processo di vinificazione la fermentazione malolattica segue di solito la fermentazione alcolica e consiste principalmente nella conversione dell’acido Lmalico in acido L-lattico ed anidride carbonica ad opera di alcune specie di batteri lattici. La diretta conseguenza di tale reazione è la riduzione dell’acidità in vino e il conferimento di un gusto più morbido esaltato dalla sostituzione dell’anione malico, di sapore aspro, con l’anione lattico, molto più dolce. Questa azione è decisiva nel conferire al vino una maggiore complessità di gusto e di aroma grazie ad attività metaboliche dei batteri lattici a carico di substrati diversi dall’acido malico, quale ad esempio l’acido citrico, e nei confronti di componenti non solo di origine fermentativa, ma anche di origine vegetale-varietale, con conseguenti effetti sul profilo sensoriale del prodotto finito apprezzati dal mercato. Questi aspetti hanno reso la fermentazione malolattica particolarmente desiderata e sempre più ricercata sia nei vini rossi che nei vini bianchi.

L'obiettivo di Inoculbact è quello di risolvere gli aspetti più difficili e con meno facilità di controllo di questa particolare fermentazione specialmente quando questa avviene in determinate regioni, in cui la gradazione alcolica dei vini è più alta e con un pH basso; situazione questa che ne rende difficile lo sviluppo ottimale. Pertanto, si rende necessario studiare alternative e nuovi protocolli per la produzione di batteri lattici che riducano al minimo altri tipi di manipolazione per ovviare al problema e che, inoltre, consentano il controllo e il completamento di questo processo. Bisogna considerare in tal senso, che oltre alla riduzione dell’acidità e alle modificazioni di altre proprietà organolettiche, tradizionalmente la fermentazione malolattica contribuisce ad un aumento della stabilità microbiologica del vino. Alla luce di questi aspetti si può facilmente evincere quanto la fermentazione malolattica sia un processo microbiologico complesso e la scelta del ceppo di batteri lattici e il momento dell'inoculazione batterica sono due fattori cruciali per poterla svolgere correttamente. 

martedì 12 aprile 2022

Vinitaly, Federdoc e i Consorzi. Il "quarto" pilastro della sostenibilità

A Vinitaly approfonditi i temi nel corso di un convegno dal titolo, “Federdoc e i Consorzi. Il “quarto” pilastro della sostenibilità”. In evidenza  l’importanza di una sfida dalla quale dipendono gli equilibri del nostro pianeta e del ruolo fondamentale dei Consorzi di Tutela.




Sul fatto che la sostenibilità sia, giustamente, il tema del momento non ci sono dubbi. Che l’Italia del vino in tal senso si sia mossa prima e meglio di molti altri Paesi, è un altro dato di fatto. Era il 2015 quando Federdoc e Gambero Rosso, in partnership con altri soggetti sensibili all’argomento, davano vita a Equalitas, una società con il compito preciso di predisporre uno standard di sostenibilità basato sui tre pilastri fondamentali della sostenibilità stessa: sociale, ambientale ed economico.

L’edizione Vinitaly 2022, ha offerto la possibilità di approfondire i temi nel corso di un convegno che già dal titolo, “Federdoc e i Consorzi. Il “quarto” pilastro della sostenibilità”, ha evidenziato non solo l’importanza di una sfida dalla quale dipendono gli equilibri del nostro pianeta ma anche il ruolo che in questo contesto è stato e continua ad essere svolto dai Consorzi di Tutela, autentici guardiani del territorio e fondamentali veicoli in termini sociali ed economici.

“I Consorzi di Tutela hanno un ruolo significativo nella promozione, valorizzazione e tutela dei nostri vini, sia in Italia che all’estero - ha ricordato il Sottosegretario alle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, il Sen. Gian Marco Centinaio -. Il loro lavoro mantiene alti gli standard qualitativi e rappresenta una garanzia per i consumatori. Sono uno strumento per contrastare frodi e fenomeni come l’italian sounding. Hanno subito compreso l’importanza della sostenibilità, non solo ambientale ma coniugata anche con quella economica e sociale, un percorso virtuoso che aiuterà il settore a mantenere la propria leadership a livello internazionale”.

L’incontro ha offerto ovviamente l’opportunità di sottolineare il compito dei Consorzi in questo percorso che vede nel rispetto dei principi della sostenibilità un obiettivo irrinunciabile.

“Le Denominazioni di Origine italiane continuano a rappresentare un unicum in termine di qualità, varietà e tracciabilità – ha spiegato Riccardo Ricci Curbastro, Presidente Federdoc – e anche un riferimento per i consumatori di tutto il mondo che evidenziano sempre più la loro propensione per l’acquisto di prodotti sostenibili. I Consorzi si sono mossi in questa direzione virtuosa e continuano a farlo con crescente impegno. Anche per questo colpiscono in modo negativo alcune recenti riforme che depotenziano di fatto il legame tra le IG e le politiche di sviluppo rurale”.

Del resto che la sostenibilità abbia assunto un ruolo di fondamentale endorsement è stato in qualche modo certificato anche dall’intervento degli altri ospiti del convegno.

“In questi anni è stato svolto un lavoro importantissimo - ha sottolineato Giuseppe Blasi, Capo Dipartimento delle politiche europee e internazionali e dello sviluppo rurale – ma bisogna ricordare che la sostenibilità è una realtà in continua evoluzione. Oggi abbiamo unificato i sistemi, abbiamo obiettivi comuni e quindi, adesso più che mai, la pubblica amministrazione e i Consorzi di Tutela dei Vini a Denominazione hanno l’onore e l’onere di proseguire in questo percorso di crescita costante.”

“Oggi essere buoni conviene – ha commentato Ermete Realacci, Presidente Fondazione Symbola – non solo è bello e giusto muoversi nei parametri della sostenibilità ma tutto questo offre anche un ritorno in termini di immagine ed economici. In questo momento il consumatore mondiale collega il concetto di sostenibiliità a quello di qualità e questo rappresenta una chance enorme per il nostro Paese che, in effetti, è all’avanguardia su questi temi.”

Ma se il pilastro ambientale è stato, in ordine cronologico, il primo a essere attenzionato anche dal punto di vista mediatico, non sfugge ormai la necessità di rispettare anche quello sociale e quello economico.

“Per un Consorzio, così come anche per un’impresa, il rispetto di requisiti di sostenibilità sociale ed economica è ormai un must – ha dichiarato Michele Manelli, Vice Presidente Equalitas – Concetti come parità di genere e di razza, benessere aziendale e attenzione per i soggetti meno forti, sono ormai entrati di diritto nei programmi delle imprese. E possiamo dire con orgoglio che lo standard Equalitas, in tal senso, ha fornito e continua a fornire una straordinaria spinta propulsiva”.

“Abbiamo aderito sin da subito alla stesura del “Primo Rapporto sulla Sostenibilità del Vino – ha concluso Paolo Cuccia, Presidente Gambero Rosso – da cui è nata Equalitas. In meno di un decennio, anno dopo anno, abbiamo visto aumentare le adesioni da parte del comparto produttivo. A oggi sono 120 le aziende che aderiscono a questo sistema di rating, da molti giudicato il più avanzato a livello internazionale. Un primato importante per il Made in Italy su un tema determinante per il futuro del mondo”.

Loira, rinasce antico vitigno scomparso. E' un lontano parente del Pinot Nero

Le sue origini risalgono al Rinascimento. Si tratta del Lignage, lontano parente del Pinot Nero. Vitigno sensibile alle malattie ma con notevoli qualità organolettiche. Parte un progetto sperimentale per farlo rinascere a favore del patrimonio storico e della biodiversità del territorio della Loira.



Rinasce il Lignage, nome di un antico vitigno coltivato probabilmente nel tardo medioevo in alcuni vigneti intorno a Orleans nella Valle della Loira. Il vitigno ha una lunga storia nella regione, con i primi resoconti scritti della varietà risalenti al 1427. Era anche conosciuta come Macé Doux, Macédoux, Massé Doux o Lignage de Blois. Si trovava generalmente nella regione intorno a Blois e all'inizio e alla metà del XIX secolo era conosciuta in una zona vinicola nota come Côte des Grouëts.

Thierry e Zoë Puzelat di Clos du Tue-Boeuf ha intrapreso la sperimentazione di questo vitigno a bacca rossa, un tempo presente nella sua proprietà nel 19° secolo. I Puzelat pianteranno 82 giovani viti di Lignage nella loro tenuta questa settimana, iniziando così una prova decennale di questa varietà.

L'uva Lignage è così rara che diversi anni fa l'unico materiale vegetale rimasto (una sola vite) è andato quasi distrutto nel vivaio INRA a Montpellier, dopo essersi infettato. La rinascita di Lignage fa parte di un progetto più ampio supervisionato dall'Unione per le risorse genetiche del Centro-Val de Loire (URGC), guidato da François Bonhomme.

La varietà è simile al Pinot Nero in quanto produce un vino rosso di colore relativamente chiaro e può anche essere vinificato in bianco. La pianta germoglia tardivamente ed è particolarmente suscettibile all'oidio. Produce grappoli relativamente piccoli con bacche ovoidali viola. Come vino, si sa relativamente poco. Secondo la letteratura, il Lignage produceva un vino rosso fine, delicato, leggermente colorato, con aromi fini e una bassa gradazione alcolica.

Se ne saprà di più nel 2024, quando dovrebbero essere prodotti i primi vini di prova. Entro il 2026-28, si spera che la varietà entri nei cataloghi ufficiali della vite e che sia disponibile materiale vegetale sufficiente per piantagioni più ampie.

Ci sono altre varietà rare nella regione della Loira tra queste il rosso Guascone, di cui ne è rimasto un ettaro, il Genouillet, quattro ettari, il Gouget Noir, sette ettari e il Meslier-Saint-François, nove ettari.

lunedì 11 aprile 2022

Vinitaly, la ricerca presente con studi, progetti ed esperienze per la ripartenza del settore vitivinicolo. Ecco tutti gli appuntamenti

Dall’innovazione alla biodiversità, senza dimenticare uno specifico focus sull’olio extravergine di oliva, la ricerca italiana rappresentata dal CREA, il più importante Ente italiano di Ricerca sull’Agroalimentare, presenterà al Vinitaly 2022, studi, progetti ed esperienze per la ripartenza del settore vitivinicolo. In programma il Concorso Enologico in collaborazione con il Mipaaf, il consueto appuntamento dedicato ai ragazzi degli Istituti Agrari, giunto ormai alla sua sesta edizione. Diretta streaming YouTube e Facebook.




Anche quest’anno il CREA vola a Vinitaly con un calendario ricco di appuntamenti all’interno dello spazio espositivo del Mipaaf al Palaexpo. Martedì 12 Aprile, alle 13 presso la sala conferenze si svolgerà il workshop organizzato dal CREA Politiche e Bioeconomia “I distretti vitivinicoli: esperienze a confronto” , in un’ottica di sviluppo sostenibile del territorio, incentivato dalle politiche pubbliche nazionali e regionali. Alla relazione della ricercatrice Serena Tarangioli, seguirà una tavola rotonda moderata dal dirigente di ricerca Alessandro Monteleone, a cui parteciperanno Luca Fabbri del Coordinamento Tecnico Consulta Distretti del Cibo, Carlo Dalmonte, presidente del Gruppo Caviro e Giorgio Mercuri, presidente Alleanza delle cooperative italiane agroalimentari, Guido Rambelli della Rete Vinità Italia e Luigi Bonifazi del 3a-PTA. Chiuderanno i lavori Donato Pentassuglia, Assessore all’agricoltura della Regione Puglia e Giuseppe Blasi, Capo Dipartimento Mipaaf.

Alle ore 14 avrà luogo la presentazione del progetto “Oleario. Dove l’Italia lascia il segno”, frutto della collaborazione tra i centri di ricerca CREA Politiche e Bioeconomia, Olivicoltura Frutticoltura e Agrumicoltura e Alimenti e Nutrizione, che ha l’obiettivo di diffondere la conoscenza sul nostro patrimonio olivicolo e rappresentare la sua enorme ricchezza, valorizzando il legame tra cibo, agricoltura, territorio, cultura e tradizione. Il progetto intende fornire al consumatore tutte le conoscenze necessarie a riconoscere un olio di qualità per migliorare la consapevolezza sulle scelte d’acquisto, sottolineando il rapporto tra biodiversità, varietà di ulivi e peculiarità territoriale degli oli di eccellenza italiani. Interverranno: i Direttori dei centri Politiche e Bioeconomia, Alessandra Pesce e Olivicoltura Frutticoltura e Agrumicoltura, Enzo Perri, le ricercatrici Milena Verrascina ed Emilia Reda e la collaboratrice tecnica, Gabriella Lo Feudo.

Alle 15 si terrà l’incontro “La viticoltura eroica e la tutela della biodiversità”, organizzato dal CREA Politiche e Bioeconomia, dalla Rete Rurale Nazionale e dalla Rete Leader, per raccontare le esperienze esemplari della viticoltura eroica italiana,  condotta dai vignaioli estremi, che coltivano e producono grandi vini nei pendii più impervi come nei territori più marginali, valorizzando l’unicità del nostro clima, dei suoli, dei vitigni e tutelando con la biodiversità della rizosfera e dell’ambiente vegetale anche paesaggi irripetibili, valori culturali e identitari. All’evento, introdotto e moderato dalla Direttrice del CREA Politiche e Bioeconomia, Alessandra Pesce, parteciperanno Roberto Gaudio del CdA CERVIM, Francesca Cupello della Cooperativa Terre dell'Etruria, Alice Bertolusso di Sevinovà, Raffaella Di Napoli, ricercatrice del centro Politiche e Bioeconomia - Rete Rurale Nazionale, Nicoletta Piras e Francesca Murgia del GAL Sulcis Iglesiente, Mirko Muraro del GAL Patavino, Paolo Minella di Coldiretti, Mara Lona del Consorzio Cembrani D.O.C. - Trentino Centrale e Carlo Hausmann di Agrocamera – Azienda speciale camera di Commercio di Roma.

Alle 16 ci sarà il workshop “Innovazione digitale in viticoltura” che illustrerà i progetti regionali, nazionali ed europei del CREA dedicati allo sviluppo delle applicazioni e dei prototipi della viticoltura di precisione. Ai lavori, che saranno chiusi dal Direttore del CREA Viticoltura ed Enologia, Riccardo Velasco, prenderanno parte i ricercatori Paolo Storchi, Luigi Tarricone, Luca Masiero, Gianvito Masi, Giuseppe Vitale e Alberto Cagnin.

Mercoledì 13 aprile, alle 11 presso l’Area Talk Show si terrà la Cerimonia di Premiazione del 6° Concorso Enologico Istituti Agrari d’Italia, organizzata da Mipaaf e CREA in collaborazione con Re.N.Is.A. Il sottosegretario Mipaaf con delega al vino, Gian Marco Centinaio, premierà le classi vincitrici della ormai tradizionale competizione, giunta alla sua sesta edizione, in cui gli studenti degli istituti agrari italiani imparano l’arte di sapere fare il vino, conoscerlo, amarlo, ma anche saperlo comunicare per poterlo vendere meglio. Parteciperanno Patrizia Marini, Dirigente scolastico e presidente Re.N.Is.A - Rete Nazionale Istituti Agrari, Andrea Squarcia e Maria Grazia Saporito, Funzionari MiPAAF – Direzione Generale per la promozione della qualità agroalimentare e dell’ippica. I premi saranno consegnati dal Sottosegretario Mipaaf Gian Marco Centinaio e da Stefano Vaccari, Direttore Generale del CREA. Moderano Riccardo Velasco, direttore del CREA Viticoltura ed Enologia e Cristina Giannetti, capo ufficio stampa CREA.

Le Regioni del Vino: performance di mercato, scenari evolutivi e prospettive

Continua il percorso di analisi sul posizionamento competitivo delle filiere agroalimentari a cura di Nomisma-Unicredit: dopo la presentazione a Vinitaly Special Edition di ottobre 2021 del rating della filiera vitivinicola italiana, è la volta della declinazione territoriale, con lo scoring delle Regioni del Vino.




Presentati al Vinitaly gli esiti del percorso di analisi e ascolto sulle esigenze di sviluppo delle filiere vinicole regionali che ha visto, la realizzazione di 8 tavoli di confronto con imprenditori, esperti del settore, referenti di Consorzi di Tutela e associazioni di rappresentanza Veneto, Toscana, Trentino Alto Adige, Piemonte, Sicilia le regioni ai vertici della graduatoria per competitività della filiera vitivinicola

Continua il percorso di analisi sul posizionamento competitivo delle filiere agroalimentari avviato da Unicredit e Nomisma, che dopo aver presentato nel corso del Vinitaly Special Edition di ottobre 2021 il super-indice Agri4Index dedicato al rating della filiera vitivinicola italiana rispetto ai competitor europei, illustrano oggi la declinazione territoriale della ricerca, focalizzata sullo scoring delle Regioni del Vino.

L’iniziativa si inserisce nel più ampio quadro di interventi della banca a supporto del settore vitivinicolo italiano: nel corso dell’evento organizzato oggi presso il Vinitaly verranno presentate anche le evidenze emerse nel percorso “Road to Vinitaly” organizzato dalla banca con la realizzazione di 8 tavoli di confronto territoriali con imprenditori, esperti del settore, referenti di Consorzi di Tutela e associazioni di rappresentanza.

L’evento di oggi ha visto l’intervento introduttivo di Niccolò Ubertalli (Responsabile UniCredit Italia) e la presentazione dello studio a cura di Denis Pantini (Responsabile Agroalimentare e Wine Monitor di Nomisma); sono poi seguiti due momenti di confronto, il primo dedicato al ruolo delle istituzioni, con la partecipazione di Stefano Bonaccini (Presidente Regione Emilia Romagna), Luca Zaia (Presidente Regione Veneto) e Paolo De Castro (Europarlamentare e Presidente Comitato Scientifico di Nomisma), e il secondo animato direttamente da protagonisti del comparto vinicolo italiano Luca Giavi (Direttore Consorzio di Tutela del Prosecco Doc), Alberto Tasca (A.D. Tasca d’Almerita), Sandro Cavicchioli (Cantine Riunite & CIV) e Francesca Poggio (Il Poggio di Gavi).

Dichiara Niccolò Ubertalli, Responsabile UniCredit Italia: “Il settore vitivinicolo italiano si trova oggi ad affrontare nuove, e imprevedibili sfide, come testimoniato dagli imprenditori con cui ci siamo confrontati in 8 tavoli regionali in un percorso di avvicinamento al Vinitaly. Penso al contesto geopolitco, che ha prodotto un impatto per l’export di vino di oltre 400 milioni di euro per le imprese del nostro Paese, o all’impennata dei prezzi delle commodity. Per questo UniCredit ha deciso di intensificare il proprio sforzo a supporto del mondo del vino italiano che già oggi sosteniamo con impieghi per 900 milioni di euro. In questa logica rientra il plafond straordinario di 1 miliardo di euro da noi stanziato per aiutare le imprese agricole a far fronte alle crescenti spese correnti. Oltre a ciò, abbiamo elaborato soluzioni specifiche per il settore e per le singole realtà territoriali, come il programma 'Basket Bond di filiera', che ha portato UniCredit nei mesi scorsi a sottoscrivere, come prima tranche di un piano da 200 milioni di euro, obbligazioni emesse da imprese vitivinicole”.

Per quanto riguarda Denis Pantini, Responsabile Agroalimentare e Wine Monitor di Nomisma “ lo studio che abbiamo realizzato sulle regioni italiane del vino ha messo in luce le diversità e specificità che connotano i modelli produttivi a livello territoriale ma che si trovano oggi ad affrontare un medesimo scenario di mercato, sempre più complicato e dominato da numerose incertezze. Uno scenario che richiede maggiori competenze, cambi nella cultura aziendale delle imprese e soprattutto nuovi strumenti a supporto dei produttori per affrontare questi cambiamenti”.

E in merito a nuovi strumenti a supporto delle imprese vinicole, Paolo De Castro, europarlamentare e Presidente del Comitato Scientifico di Nomisma ricorda che “con la nuova PAC e il riconoscimento delle Organizzazioni Interprofessionali per area economica, abbiamo messo in sicurezza le norme sulla gestione dell’offerta, dando ai Consorzi di Tutela e ai territori vinicoli italiani importanti strumenti di programmazione produttiva; in questo modo, i produttori regionali di vini ad indicazione geografica avranno uno strumento in più a disposizione per affrontare le incertezze dei mercati”.

L’analisi

L’analisi di oltre 60 indicatori (produttivi, strutturali, economici e di mercato) necessari alla formulazione dello scoring, ha messo in luce vocazione e specificità delle regioni vinicole italiane che rappresentano un patrimonio di valori socio-economici in grado di generare benessere per le comunità locali e nello stesso tempo rappresentare fattori di competitività e distintività nel mercato globale.

A valle della ricerca è emerso come, rispetto ad uno scoring di competitività della filiera vitivinicola italiana pari a 68, siano 6 le regioni che si posizionano sopra a tale media: Veneto (89), Toscana e Trentino Alto Adige (77), Piemonte (72), Sicilia (69) ed Emilia Romagna (68, valore analogo alla media nazionale).

Più nel dettaglio si può rilevare che, se il Veneto primeggia nelle dimensioni strutturali e produttive (prima regione per estensione del vigneto, produzione di vino, numero di viticoltori) oltre che nel contributo al fatturato complessivo del settore (36%), la Toscana presenta la percentuale di valore aggiunto su fatturato più alta (31%) tra le regioni, indicatore che esprime una maggior integrazione verticale delle imprese vinicole (produzione sia di uva che di vino).

Ancora, rispetto ai modelli imprenditoriali ed organizzativi, l’Emilia Romagna esprime il fatturato medio per cooperativa vinicola più elevato (circa 37 Milioni di euro per cooperativa) mentre va alle Marche il primato per le aziende viticole specializzate con l’estensione media più rilevante (17 ettari di vigneto) e restando in ambito agricolo, Veneto e Liguria rappresentano invece le regioni con l’incidenza più alta di aziende viticole condotte da giovani (rispettivamente 17% e 13% del totale).

Le regioni dell’arco alpino (Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige e Piemonte) sono quelle con la percentuale più alta di produzione di vini Dop sul totale regionale (oltre l’80%), mentre spetta a Calabria e Marche l’incidenza più elevata del vigneto bio su quello regionale (39% e 36%).

Sul fronte delle performance di mercato, il Veneto si conferma prima regione esportatrice con 2,5 miliardi di euro di vino venduto all’estero (il 35% del totale Italia), ma sono Lazio e Puglia (tra le regioni con almeno 50 Milioni di valore all’export) a registrare l’incremento più significativo nel corso degli ultimi cinque anni (rispettivamente +53% e +46%).

Nel mercato nazionale, invece, la Toscana primeggia per incidenza nelle vendite di vini fermi Dop in GDO (16% del valore totale) anche se è la Valle d’Aosta ad evidenziare il prezzo medio più elevato a scaffale (12,3 euro/litro contro una media nazionale di 5,65 euro).

Le voci delle Regioni

Queste distintività territoriali si trovano oggi ad affrontare uno scenario di mercato molto complicato e in continua evoluzione. Dopo un 2021 brillante dove l’export vinicolo italiano ha superato la barriera dei 7 miliardi di euro e il mercato nazionale è riuscito a recuperare in parte il valore nei consumi di vino perso durante l’annus horribilis della pandemia (nel 2020 si erano persi 2,4 miliardi di euro di valore a causa della chiusura di bar e ristoranti, nel 2021 se ne sono recuperati 1,4), l’anno in corso è contrassegnato da forti criticità, legate in primis a tensioni geopolitiche internazionali, fiammate inflazionistiche e a difficoltà nell’approvvigionamento di materiali e componenti produttivi.

Problematiche note che sono emerse dalla voce dei partecipanti ai tavoli regionali a cui però si sono affiancate anche obiettivi di crescita, nella consapevolezza di ambiti di intervento che in questo periodo possono anche contare su strumenti a supporto come la nuova PAC e il PNRR.

Tra le evidenze emerse si segnalano realtà, come la Sicilia, che hanno rimarcato l’importanza di obiettivi di sostenibilità ambientale e sociale per la filiera, traguardi che non sono a “costo zero” per le imprese e devo essere accompagnati anche da un equilibrio economico. Numerosi gli operatori che hanno ribadito – come nel caso delle imprese pugliesi – la difficoltà di arrivare ad una transizione digitale quando molte aree rurali sono ancora sprovviste del 4G; ma le imprese vinicole devono anche crescere nella “cultura aziendale”, in particolare evolvendosi in un orientamento al mercato che da B2B deve passare a B2C (evidenziato dagli stakeholder della filiera lombarda). 

Altrettanto importante la diversificazione di mercato, particolarmente sentita dai produttori veneti il cui export finisce per la metà in appena 3 paesi esteri (Usa, Germania e UK), così come la sinergia tra vino e turismo e l’investimento nel brand regionale per una valorizzazione della stessa identità regionale.

lunedì 4 aprile 2022

Vinitaly, torna in presenza, dopo due anni di stop forzato, l’evento più atteso dal mondo del vino che si conferma sempre più internazionale

Torna Vinitaly, in presenza e nel rispetto delle vigenti norme anticovid. L'evento si presenta come di consueto un quartiere espositivo al completo, crocevia internazionale delle tendenze e del business per 4.400 aziende da 19 nazioni. Dal 10 al 13 aprile.




Vinitaly 2022, la rassegna numero 54 incrementa ulteriormente il proprio posizionamento sui principali mercati della domanda di vino italiano, a partire da quelli più maturi fino agli emergenti. Infatti, i top buyer da 50 Paesi accreditati a Vinitaly sfiorano quota 700, con in testa la delegazione dal Nord America. Una mappa, quella prevista dell’ingente piano di incoming realizzato da Veronafiere e da Ice Agenzia, che copre le aree più strategiche dall’Atlantico al Pacifico fino all’Europa e, da quest’anno, anche all’Africa; una campagna che nel corso dei mesi ha dovuto tener conto sia dell’evoluzione sanitaria che dell’inaspettato scenario geopolitico.

Per il presidente di Veronafiere, Maurizio Danese, dopo due anni di assenza, Vinitaly ritorna alla sua collocazione originale, con un quadro espositivo che lo riporta idealmente alle edizioni pre-pandemia. Un risultato non scontato che, nel confermare la centralità della manifestazione, premia il piano di sviluppo di Vinitaly iniziato già nel 2018 e perfezionato proprio in questi ultimi due anni. Infatti potenziamento del business in fiera, selezione degli operatori e incremento della quota estera sono le direttrici di lavoro che impegneranno ulteriormente la fiera di Verona anche nel medio termine, ovviamente al netto di contesti emergenziali.

Priorità, queste, confermate anche da Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere. In questi due anni, con le aziende, è stato definito l’outlook del Vinitaly del futuro. Un progetto strategico che ha avuto il suo banco di prova nell’edizione speciale dell’ottobre scorso e che funge da discriminante rispetto al passato. In particolare, si registra un’alleanza ancora più stringente con le aziende di Vinitaly, che già da quest’anno hanno aderito all’iniziativa di incoming di buyer tailor made, ossia selezionati direttamente dai produttori e invitati dalla fiera. Uno sforzo, anche in termini economici, che consente di centrare l’obiettivo e di ampliare ancora di più la platea professionale internazionale, che rappresenta uno dei punti di forza della manifestazione. Non solo internazionalità e mercato per il brand fieristico a livello globale. Le tendenze di consumo entrano a pieno titolo nell’agenda di Vinitaly, in questo senso a Verona verrà siglata una partnership pluriennale con gli organizzatori dell’Orange Wine Festival di Izola, in Slovenia.

Tra le start-up novità nei 17 padiglioni, fissi e temporanei, specificamente dedicati alla 54ª edizione di Vinitaly, oltre all’area del ‘quarto colore del vino’ sugli Orange wine, quelle di “MicroMegaWines- Micro Size, Mega Quality”, la nuova sezione riservata alle produzioni di nicchia a tiratura limitata e di altissima qualità, di Organic Hall che implementa l’offerta di Vinitaly Bio e della Mixology, che dopo il numero zero di ottobre 2021, debutta ufficialmente con un proprio format.

Per quanto riguarda gli eventi, sono circa 30 i convegni in programma a Verona e 76 le super degustazioni che portano la firma anche di Vinitaly. In apertura di calendario (10 aprile), “Iconic Women in Italian Wine”, il tasting più inclusivo dell’anno guidato da una inedita coppia di giornaliste e critiche della stampa internazionale: Monica Larner e Alison Napjus, rispettivamente di Wine Advocate e Wine Spectator, per la prima volta insieme per raccontare la storia di 6 cantine italiane al femminile, oltre al walk around tasting dei Tre Bicchieri 2022 del Gambero Rosso.

“Rossi autoctoni italiani, la forza della leggerezza. Un’opportunità contemporanea per un rinnovato successo sui mercati internazionali” è, invece, il tema scelto dal primo Master of Wine italiano, Gabriele Gorelli (11 aprile) che condurrà in tandem con la spagnola Almudena Alberca, MW. Il cambio generazionale è invece il focus del grand tasting “Di padre in figlio: il futuro del vino italiano”, la degustazione di Riccardo Cotarella e Luciano Ferraro che porta nei calici la storia di alcune tra le aziende più rappresentative del Belpaese in cui è in corso il passaggio del testimone e di “Young to Young”, le tre sessioni di degustazione organizzate da Paolo Massobrio e Marco Gatti. Confermato anche Vinitaly Tasting – The DoctorWine Selection (Daniele Cernilli – 10,11 e 12 aprile). Il giro del mondo nei calici prosegue con Tasting Ex… Press, gli appuntamenti con la stampa estera in collaborazione con Vinitaly. Tra questi la degustazione delle varietà di Champagne a cura della rivista francese Gilbert&Gaillaird mentre le grandi annate delle bollicine d’oltralpe sono interpretate da Sarah Heller, la più giovane Master of Wine asiatica, nel tasting di International Wine & Spirits Competition (programma e informazioni sulle degustazioni su www.vinitaly.com).

A Vinitaly spazio anche agli espositori esteri nell’International Wine Hall, il padiglione riservato alle produzioni internazionali. Presenti quest’anno Francia, Brasile, Slovenia, Argentina, Spagna, Serbia, Macedonia, Libano e Sud Africa. A queste si aggiungono le degustazioni nei 4.400 stand delle imprese che, ad oggi, hanno iscritto complessivamente oltre 17mila etichette su VinitalyPlus, la piattaforma business di Veronafiere aperta tutto l’anno.

Di scena il 9 aprile anche OperaWine, l’evento di Vinitaly alle Gallerie Mercatali organizzato con Wine Spectator. Sono 130 i top produttori italiani in rappresentanza da tutte le regioni, selezionati dalla rivista americana per l’11^ tradizionale preview che annuncia il Salone internazionale dei vini e distillati.

In contemporanea a Vinitaly (inaugurazione domenica 10 aprile alle ore 10.30, con focus dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly “Il vino italiano è pronto per le sfide del mercato americano?”) anche Sol&Agrifood, Enolitech e Vinitaly Design, mentre i wine lover sono attesi al fuorisalone Vinitaly and the city, in programma dall’8 all’11 aprile con un palinsesto di eventi e degustazioni nelle vie del centro e nei set più esclusivi di Verona.

La variabilità chimica dei legni usati in enologia

Un webinar gratuito per approfondire il tema della variabilità chimica dei legni enologici in base ai fattori biologici, ambientali e tecnologici. Mercoledì 6 aprile, ore 17.00.




Utilizzati un tempo come semplici contenitori per lo stoccaggio ed il trasporto, i recipienti di legno, sono stati in tempi più recenti associati all’affinamento dei vini e alla loro longevità in bottiglia. Era il 1931 e già gli studi di Ribereau-Gayon attribuivano, nello specifico alla barrique, un’influenza chiaramente benefica all’evoluzione dei vini durante la fase di maturazione. Sono infatti le caratteristiche anatomiche e la sua composizione chimica che contribuiscono a spiegare l’interesse per l’uso del legno nella filiera enologica. Non solo recipienti quindi, bensì veri e propri laboratori in cui avvengono importanti reazioni che portano al miglioramento della stabilità del vino ed all’esaltazione delle sue caratteristiche organolettiche. 

Di fatto i vini e le bevande alcoliche di maggiore pregio sono tradizionalmente invecchiate in botti di legno. Tra le essenze legnose utilizzate nella costruzione delle botti, le querce rappresentano la quasi totalità del mercato, grazie alla qualità delle sostanze estraibili e la ridotta porosità. I legni maggiormente richiesti provengono dai boschi francesi del Massiccio Centrale, nei Dipartimenti di Allier, Limusin, Cher, Nevers, Borgogna, Vosges e Argonne. Nell’ambito di ciascun Dipartimento si possono distinguere foreste d’elezione, come ad esempio Troncais, dalla quale si ottengono i legni tra i più pregiati al mondo. pregiati al mondo. Come in passato ed ancora oggi, specialmente per le botti più grandi, si utilizzano legni provenienti dai boschi dell’Europa Centrale, in Slavonia, corrispondente all’attuale Croazia, dove prevale la farnia, che grazie ai terreni freschi, cresce rapidamente raggiungendo grandi dimensioni. Anche l'acacia, il ciliegio, il castagno ed il frassino sono legni pregiati utilizzati nella costruzione delle botti.

Enologicamente parlando, durante la fase di affinamento vengono estratti dal legno vari composti che modificano profondamente le caratteristiche organolettiche e chimiche del vino. Il risultato finale varia in base alla composizione chimica dei legni utilizzati in tonnellerie (specie botanica, origine geografica, pratiche forestali, etc…) ed in base ai fattori tecnologici legati alla produzione delle botti, come l’affinamento del legno e la sua tostatura.

In questo webinar gratuito, assieme a Davide Slaghenaufi dell’Università di Verona, si approfondirà il tema della variabilità chimica dei legni enologici in base ai fattori biologici, ambientali e tecnologici.

 Registrazioni: register.gotowebinar.com

La viticoltura biologica e biodinamica influisce sulla biodiversità e sulle proprietà della vite e del vino: uno studio statistico valuta e riassume lo stato dell'arte della ricerca

Uno studio della Società americana di enologia e viticoltura ha confrontato le principali ricerche attraverso una revisione quantitativa sistematica sugli effetti della viticoltura convenzionale, biologica e biodinamica e stimato l'influenza di queste pratiche su proprietà del suolo, biodiversità, crescita e resa della vite, incidenza delle malattie, composizione dell'uva, caratteristiche sensoriali e qualità del vino. 





La domanda di colture biologiche è aumentata in modo esponenziale negli ultimi decenni. In particolare nel settore vitivinicolo in cui i sistemi di gestione biologica e biodinamica stanno acquisendo sempre più importanza con alcune tra le più prestigiose aziende vinicole che si convertono alla viticoltura biologica o biodinamica. Lo scopo di questo studio è stato quello di esaminare con l'ausilio della meta-analisi, una tecnica che viene utilizzata in una revisione quantitativa sistematica che consiste in una serie di metodi matematico-statistici che permettono di aggregare e combinare dati e risultati di diversi studi con ridotta numerosità campionaria o con risultati discordanti, condotti su di uno stesso argomento. Nel caso specifico per questo studio le prove delle diverse ricerche prese in esame sono state confrontate per chiarire e sintetizzare, gli effetti delle tre diverse patiche di gestione del vigneto: viticoltura convenzionale, biologica e biodinamica. Effetti quali la proprietà del suolo, la biodiversità, crescita e resa della vite, incidenza delle malattie, composizione dell'uva, caratteristiche sensoriali e qualità del vino. Sono stati inclusi solo studi con repliche di campo rappresentative o studi con un numero rappresentativo di campioni.

Lo studio ha fornito dei risultati qualitativi che mostrano gli effetti complessivi della viticoltura biologica e biodinamica e i risultati quantitativi visualizzati come analisi di regressione dei set di dati disponibili. Descrivendo e quantificando gli effetti dei rispettivi sistemi di gestione della viticoltura, questo studio fornisce supporto decisionale a produttori, consumatori e ricercatori. Inoltre, sono state descritte nuove scoperte riguardanti le ragioni degli effetti della gestione biologica e biodinamica in viticoltura presentando diverse ipotesi per spiegare i fenomeni osservati. Pertanto, lo studio fornisce anche una guida utile per definire le aree di ricerca future.

Riassumendo, ci sono state diverse conclusioni sugli effetti della gestione sulla biodiversità nel vigneto, come quella floreale, dei lombrichi, quella acariana, di insetti, ragni ed uccelli, sugli effetti gestionali sulla crescita della vite, della gestione sul rendimento, della gestione sull'incidenza della malattia, effetti gestionali su uva, composizione del succo e qualità del vino, effetti gestionali sulle caratteristiche sensoriali di frutta e vino e gli effetti gestionali sui costi di produzione e sull'efficienza.

La stimolazione del ciclo dei nutrienti del suolo mediante l'applicazione del compost, l'implementazione di miscele di colture di copertura con un'ampia gamma di specie ed il non utilizzo di fertilizzanti minerali ed erbicidi, come praticato nella viticoltura biologica e biodinamica, impiegano alcuni anni per avere un impatto sui livelli di azoto e sui attività microbica nel suolo. Questo è il motivo per cui le prove sul campo a lungo termine sembrano essere cruciali per una migliore comprensione dei sistemi di gestione. Il contributo delle comunità microbiche del suolo alla fertilità del suolo e le conseguenze sulla crescita delle piante, soprattutto rispetto alla fertilizzazione minerale, sono poco compresi e necessitano di maggiore attenzione scientifica per caratterizzare i fenomeni sottostanti.

La biodiversità a diversi livelli trofici è stata migliorata nella viticoltura biologica e biodinamica rispetto alla gestione convenzionale. Diciassette studi su 24 hanno mostrato un chiaro aumento della biodiversità nella viticoltura biologica e biodinamica. Le strategie di gestione dei parassiti, l'applicazione di erbicidi, l'aggiunta di compost e la diversità delle colture di copertura sembrano influenzare principalmente la biodiversità nella biosfera dei vigneti. Il contributo di una maggiore biodiversità all'abbondanza e alla biodiversità degli insetti antagonisti nel vigneto dovrebbe essere ulteriormente studiato e quantificato.

La crescita delle viti espressa come peso di potatura in viticoltura biologica e biodinamica è diminuita del 21%, sebbene i risultati dei singoli studi fossero eterogenei. Ciò potrebbe essere dovuto alla diversa disponibilità d'acqua del suolo nella viticoltura biologica, che potrebbe comportare una prestazione fisiologica inferiore, soprattutto dopo la piena fioritura. È probabile che le differenze negli apparati radicali delle viti o nella disponibilità di acqua nel suolo dovute alla coltura di copertura possano spiegare i diversi livelli di regolatori della crescita delle piante, come l'acido gibberellico, la citochinina e l'auxina, che determinano fortemente la crescita e il vigore. I meccanismi che influenzano la crescita nella viticoltura biologica e biodinamica dovrebbero essere ulteriormente studiati valutando contemporaneamente la conducibilità idraulica, la conduttanza stomatica e il contenuto di fitormoni.

Una diminuzione della resa del 18% nella viticoltura biologica e biodinamica rispetto alla viticoltura convenzionale è stata osservata quando sono stati valutati tutti i dati disponibili provenienti da prove scientifiche sul campo. Dal momento che lo sviluppo riproduttivo di V. vinifera è altamente sensibile allo stato dell'acqua, la minore disponibilità idrica e le minori prestazioni fisiologiche dopo la piena fioritura nei sistemi di gestione biologica e biodinamica potrebbero causare differenze di resa. Poiché il periodo dall'inizio alla maturazione delle uve da vino comprende due stagioni di crescita, il deficit idrico all'inizio della stagione potrebbe avere implicazioni sul peso dei grappoli dell'anno in corso e sul numero di grappoli dell'anno successivo. Ulteriori informazioni sull'influenza del diverso contenuto di umidità del suolo e sulle prestazioni fisiologiche dei sistemi di gestione sull'allegagione dovrebbero essere ottenute in futuro.

I trattamenti non differivano per TSS (solidi solubili totali) nel succo, che viene misurato a partire dalla determinazione dei gradi Brix del frutto. Il contenuto di solidi solubili totali o zuccheri comprende i carboidrati, gli acidi organici, le proteine, i grassi e i minerali presenti nell'acino. È stato dimostrato che la crescita e la resa delle viti in gestione biologica e biodinamica generalmente diminuiscono. Un parametro molto importante che determina i livelli potenziali di TSS nel succo d'uva è il rapporto tra area fogliare e peso del frutto. Uno dei motivi per cui i vigneti gestiti biologicamente e biodinamicamente non differiscono dai vigneti convenzionali in TSS in succo potrebbe essere la simultanea diminuzione della crescita e della resa che si traduce in un rapporto simile tra area fogliare e peso del frutto.

I trattamenti organici e biodinamici hanno mostrato una crescita significativamente inferiore, una minore densità della chioma e una minore crescita dei germogli secondari. Questo minor vigore  potrebbe indurre livelli più elevati di flavonoidi e antociani, e quindi una maggiore attività antiossidante dovuta alla maggiore esposizione alla luce. Tuttavia, solo due studi su quattro hanno rilevato che il contenuto di antociani e flavonoidi nella buccia delle bacche e il contenuto di polifenoli nel vino differiscono tra la gestione biologica e quella convenzionale. Sono necessarie ulteriori indagini per comprendere le possibili interazioni tra i sistemi di gestione, i sistemi a traliccio e le varietà.

Molti studi che hanno valutato la qualità del vino e le caratteristiche sensoriali del vino tra la viticoltura convenzionale, biologica e biodinamica non sono coerenti nei loro risultati. Sono necessarie ulteriori ricerche sull'analisi compositiva dell'uva, del succo e del vino per comprendere meglio come le differenze delle caratteristiche sensoriali percepite da diversi pannelli nelle analisi descrittive quantitative possono essere supportate con il ragionamento. Uva, succhi e vini provenienti da prove sul campo replicate con distribuzione rappresentativa degli appezzamenti dovrebbero essere utilizzati per collegare chiaramente il risultato alle diverse pratiche di gestione.

Gli studi inclusi nella meta-analisi erano parzialmente eterogenei e in numero limitato. Inoltre, alcune località, come l'Europa, erano sovra rappresentate nella meta-analisi a causa della disponibilità di dati e della frequenza delle prove in quest'area che confrontavano la produzione viticola convenzionale e biologica. Questo studio, tuttavia, non ha valutato alcuna interazione tra la posizione delle prove e i trattamenti, ma le posizioni differivano per livello di crescita, livello di resa e livello di TSS nel succo. Questo è il motivo per cui nel calcolare il rapporto tra tasso di crescita organico e convenzionale, resa e TSS, i risultati europei sono stati sovrastimati.

La ricerca futura dovrebbe concentrarsi sull'ottimizzazione delle pratiche viticole organiche e biodinamiche nei diversi ambienti per quanto riguarda l'approvvigionamento di macronutrienti, l'incidenza delle malattie, i raccolti e la struttura dei costi. Uno degli obiettivi della ricerca futura dovrebbe essere come aumentare la biodiversità nei sistemi di coltivazione perenni rispetto agli habitat che non vengono utilizzati in agricoltura. L'impatto di un aumento della biodiversità sui parassiti e sulle malattie della vite per determinare i benefici di questi servizi ecosistemici è un'altra questione importante per la ricerca futura. D'altra parte, dovrebbero essere rilevate possibili interazioni dei sistemi di gestione con diverse varietà, sistemi a traliccio, tipi di suolo, portinnesti e regimi di irrigazione per determinare sistemi di gestione viticola più efficaci.

Il confronto tra viticoltura biodinamica e biologica ha mostrato caratteristiche simili. Due recenti studi sulla viticoltura biologica e biodinamica hanno osservato una produzione significativamente inferiori nelle parcelle biodinamiche. Uno dei due studi ha osservato una conduttanza stomatica, ovvero la velocità alla quale il vapore acqueo o l'anidride carbonica passano attraverso gli stomi (piccoli pori della pianta, inferiore dei grafici biodinamici. Allo stesso tempo è stato osservato un aumento significativo dell'attività enzimatica fogliare degli appezzamenti biodinamici, e nello specifico per la varietà Sangiovese. Un'ipotesi è che in particolare la preparazione di silice corno 501 a base di polvere di quarzo possa sovraregolare i meccanismi di difesa delle piante attribuiti alla resistenza indotta delle piante. Anche questo potrebbe avere implicazioni per la composizione delle bacche sotto la gestione biodinamica. Queste ipotesi necessitano di conferme, soprattutto perché l'unico studio che ha valutato questi fenomeni non disponeva di repliche di campo randomizzate. Ecco perché queste osservazioni non possono essere chiaramente attribuite al trattamento biodinamico.

Nelle prove viticole incluse in questo studio, l'applicazione dei preparati biodinamici era una caratteristica degli appezzamenti biodinamici, ma non è stato incluso il bestiame, che è una componente essenziale di un'azienda biodinamica. È molto difficile includerlo nelle prove scientifiche randomizzate sul campo. Gli esperimenti in azienda con un'impostazione scientifica potrebbero essere più adatti per rappresentare l'agricoltura biodinamica e trarre conclusioni su questo specifico sistema di gestione.

sabato 2 aprile 2022

Champagne, lunga e tortuosa è la strada per una nuova area di denominazione. Sarà il cambiamento climatico a ridefinire i confini geografici

Lunga e tortuosa è la strada da percorrere per definire la nuova area di denominazione dello champagne. Cambiarne i confini geografici non sembra proprio essere facile, specialmente quando ad essere coinvolti sono principalmente gli interessi economici di una delle aree viticole più ricche al mondo. A risolvere la questione ci penseranno gli effetti del cambiamento climatico.




A chiare lettere, lo champagne è protetto da una denominazione di origine di ferro, il cui regolamento ha richiesto diversi secoli di gestazione con rigorosi caratteri storico culturali. Il suo nome deriva da Champagne, una regione nel nord-est della Francia. Le principali specificità di questa denominazione sono di fatto la delimitazione geografica, i vitigni, le rese e l'intera produzione di quello che è da considerare il vino mito per eccellenza.

A garantire il rispetto delle regole della denominazione ci ha pensato il Comitato interprofessionale del vino di Champagne, creato nel 1941 e dal 1946 esamina le domande di eventuali modifiche al disciplinare. Negli anni '70 una prima revisione dell'area inclusa nella denominazione ha riclassificato due comuni come denominazione Champagne. Un passo importante fu la legge del 1984 con lo scopo di introdurre anche criteri tecnici, quindi non solo storici per le procedure di revisione. Nel corso degli anni '90 furono inclusi così nella denominazione altri undici villaggi, e nello specifico nel 1996 anche la città di Fontaine-sur-Ay fu integrata nella zona di produzione. 

Dal 2003 è stata avviata una nuova procedura volta ad estendere la delimitazione della denominazione. Ne consegue un contenzioso davanti ai tribunali che ha spinto il Sindacato Generale dei Vignaioli a presentare nuovamente una richiesta di riesame all'inizio degli anni 2000. Fu l’INAO, Istituto nazionale dell’origine e della qualità che in Francia si occupa di garantire il riconoscimento e la protezione dei marchi ufficiali di identificazione della qualità e dell’origine (SIQO) dei prodotti agricoli, agroalimentari e forestali, a chiedere di eseguire una revisione dell'area geografica di Champagne. Nel marzo 2008, gli esperti indipendenti accademici nominati dal Ministero dell'agricoltura, presentano una relazione sui nuovi confini della zona geografica. La presente relazione è sottoposta ad inchiesta pubblica e procedura di omologazione nazionale tra aprile e giugno 2008, con lo scopo di integrare alcuni appezzamenti debitamente certificati provenienti da una quarantina di nuovi villaggi nella zona di produzione dello champagne. Il comitato si avvale della competenza di storici (per la ricerca di vecchie pratiche vitivinicole), di fitosociologi preposti a descrivere e classificare le comunità vegetali con lo scopo di giungere alla identificazione del tipo di vegetazione a cui la comunità in esame appartiene e di geologi incaricati nel trovare appezzamenti idonei: è la geologia ad influenzare la produzione dell’uva ma soprattutto la qualità dello champagne. 

La caratteristica essenziale del vigneto della Champagne è infatti quella di essere situato su terreni prevalentemente calcarei, che nello specifico costituiscono la parte orientale del Bassin Parisien,  un'antica depressione dell'era secondaria e terziaria, un tempo occupata da mari e laghi poco profondi. Terreni calcarei, quindi gesso; terreni caratterizzati da una serie impressionante di fossili marini. E di fatto è il gesso ad essere favorevolmente presente in questo territorio: “craie”, creta in latino, una roccia sedimentaria di origine marina formatasi da un accumulo di conchiglie e microrganismi calcarei rilasciati quando il mare si ritirò. Un fango gessoso che solidificandosi diventò il principale componente del sottosuolo e quindi del terroir della Champagne. Il verdetto finale di questa relazione è atteso per il 2024.

Nel frattempo, Maxime Toubart, presidente dell'Associazione dei viticoltori dello Champagne (SGV), dichiara ora ulteriori progressi, anche se ripete che la posta in gioco per la revisione della zona di denominazione Champagne è alta: prevale l'aspetto economico con un prezzo medio per ettaro che supera il milione di euro ed alcuni preferirebbero che non si concretizzasse. La questione è quindi oggetto di un attento esame. L'SGV si sta ora consultando con INAO portando avanti i problemi inerenti gli effetti del cambiamento climatico che hanno già marcatamente coinvolto per siccità alcuni appezzamenti di terreno esposti a sud. Attualmente SGV sta lavorando su un nuovo progetto che dovrebbe essere presentato nel 2026. Ma il tempo stringe, cosa accadrà tra trent'anni? Da quanto si evince, sembra che la strada per una nuova area di denominazione nello Champagne sia lunga e tortuosa. Se non sarà la mano dell'uomo, sarà il cambiamento climatico a ridefinire i confini geografici dello Champagne.

venerdì 1 aprile 2022

Raccontare il vino attraverso un viaggio, un concorso letterario per diffondere cultura e bere consapevole

Prende il via la ventunesima edizione del Concorso Letterario Nazionale “Bere il Territorio”. Raccontare il vino attraverso un viaggio, con l'obiettivo di contribuire in modo concreto ad accrescere e diffondere la cultura del vino e il consumo consapevole di un prodotto strettamente connesso con il suo territorio. Il bando di concorso scade il 30 aprile 2022.




L’associazione Go Wine promuove la ventunesima edizione del Concorso Letterario Nazionale “Bere il Territorio”. Il Bando viene divulgato più avanti rispetto ai tempi abituali di tutte le precedenti edizioni, con scadenza per la consegna degli elaborati al prossimo 30 aprile 2022.

La cerimonia di premiazione è fissata per sabato 28 maggio ad Alba. Il Concorso Nazionale “Bere il Territorio” è un progetto culturale che ha sempre accompagnato la vita di questa dinamica associazione fin dalla sua costituzione, caratterizzandosi come un’iniziativa qualificante e sempre molto partecipata.

Il Concorso anche quest’anno rimane fedele all’idea che l’ha originato e risponde alla volontà di contribuire in modo concreto ad accrescere e diffondere la cultura del vino e il consumo consapevole di un prodotto strettamente connesso con il suo territorio. “Bere il Territorio” per attribuire un valore aggiunto a ciascun vino di qualità ed apprezzare, attraverso il calice, non solo il prodotto in sé, ma anche la cultura e l’ambiente che esso racchiude.

Il tema del concorso si lega da alcuni anni in modo più diretto all’idea che ha ispirato fin dalla costituzione l’associazione Go Wine: ovvero guardare ad una figura qualificata di consumatore che non ama solo conoscere e degustare i vini, ma avverte il desiderio di farsi viaggiatore per scoprire i luoghi dove ciascun vino si afferma e dove uomini e donne del vino operano.

Si mantiene peraltro inalterato lo spirito di fondo che anima l’iniziativa culturale: storia, tradizioni, paesaggio e vicende culturali sono diversi i fattori che distinguono il vino da una qualsiasi bevanda e che si esaltano nel percorrere un territorio del vino.

“Raccontare il vino attraverso un viaggio”: il Bando si lega a uno dei temi ispiratori dell’associazione e invita i partecipanti a farsi idealmente viaggiatori, narrando un percorso in un territorio del vino italiano, raccontando un’esperienza, evidenziando il rapporto con i valori cari all’enoturista: paesaggio, ambiente, cultura, tradizioni e vicende locali.

La sezione generale del Concorso Nazionale “Bere il Territorio” si divide in due categorie – una riservata agli over 24 anni senza distinzioni e una riservata a giovani dai 16 ai 24 anni – con la finalità di stabilire un ideale confronto fra generazioni.

A fianco delle due categorie della sezione generale e agli altri riconoscimenti, si inserisce in questa edizione la novità di un nuovo Premio Speciale con una connotazione più rivolta ai temi dell’ambiente: è destinato infatti a realtà del comparto vinicolo che si siano distinte per aver salvaguardato il patrimonio territoriale in un’ottica di valorizzazione del paesaggio, come recita l’art. 8 del Bando.

È prevista inoltre la sezione speciale riservata agli studenti degli Istituti Agrari: in questa sezione il Bando intende valorizzare e premiare lavori di ricerca rivolti al tema dei vitigni autoctoni, anche tenendo conto di interessanti contributi che in ogni edizione pervengono.

Gli elaborati saranno sottoposti al vaglio della giuria composta da Gianluigi Beccaria e Valter Boggione (Università di Torino), Margherita Oggero (scrittrice), Bruno Quaranta (La Stampa), Massimo Corrado (Associazione Go Wine). Saranno quindi selezionati dalla sezione generale i due migliori testi, uno per ciascuna categoria: i vincitori riceveranno ciascuno un premio di euro 500,00. Sarà selezionato dalla sezione speciale riservata agli Istituti agrari il migliore lavoro di ricerca: il vincitore (o il gruppo) della sezione speciale riceverà un premio di euro 500,00.

Oltre ai premi riservati agli aspiranti scrittori, Bere il territorio conferma altri due Premi: ovvero il riconoscimento a “Il Maestro” e il Premio Speciale a favore di un libro, edito durante l’anno 2021, che abbia come tema il vino o che, comunque, riservi al vino una speciale attenzione.


BANDO

“ B E R E I L T E R R I T O R I O ”

Raccontare il vino attraverso un viaggio

1. La ventunesima edizione del concorso letterario “Bere il Territorio” è promossa dalla

Associazione Go Wine.

I partecipanti dovranno redigere un testo-racconto in forma libera che abbia per tema un

viaggio in un territorio del vino italiano, raccontando esperienze, evidenziando il rapporto

con i valori cari all’enoturista: paesaggio, ambiente, cultura, tradizioni e vicende locali.

Sono previste due categorie, in base a distinte fasce di età:

a) giovani dai 16 ai 24 anni;

b) per tutti i soggetti di età superiore ai 24 anni.

2. Ogni concorrente o gruppo potrà partecipare con un solo elaborato inedito, in lingua

italiana, della lunghezza minima di due cartelle (3600 battute) e massima di 5 cartelle (9000

battute), redatto anche su supporto magnetico (chiavetta usb o cd-rom).

3. E’ inoltre istituita, a latere del concorso generale, una sezione speciale riservata agli

studenti degli Istituti agrari italiani (di età compresa fra i 14 ed i 20 anni).

Verranno selezionati elaborati che trattino il tema dei vitigni autoctoni. Con l’invito agli

studenti a svolgere un approfondito e originale lavoro di ricerca su vitigni autoctoni della

propria zona di provenienza o di altre aree. Nell’elaborato essi potranno tenere conto delle

conoscenze acquisite durante il corso di studio e trattare l’argomento attraverso uno specifico

elaborato.

La partecipazione al Concorso è consentita a singoli studenti oppure a piccoli gruppi non

inferiori a 5 persone. Gli elaborati dovranno avere la medesima lunghezza di cui all’art. 2,

salvo eccezioni dettate dal lavoro di ricerca a cui sono chiamati.

4. Ogni testo dovrà contenere, in calce, le generalità del concorrente: nome, cognome, data di

nascita, indirizzo, numero di telefono ed eventualmente il riferimento dell'Istituto agrario di

appartenenza (per la sezione speciale dell’art. 3).

5. Gli elaborati dovranno pervenire, in tre copie dattiloscritte e su supporto magnetico, entro

il 30 aprile 2022, tramite posta, al seguente indirizzo:

Concorso “Bere il territorio” - Go Wine

Via Vida, 6 - 12051 Alba (Cn).

6. Gli elaborati saranno sottoposti al vaglio della giuria composta da Gianluigi Beccaria e

Valter Boggione (Università di Torino), Margherita Oggero (scrittrice), Bruno Quaranta (La

Repubblica), Massimo Corrado (Associazione Go Wine).

7. Saranno selezionati dalla sezione generale I DUE MIGLIORI TESTI, uno per ciascuna

categoria: i vincitori riceveranno ciascuno un premio di euro 500,00.

7a). Sarà selezionato dalla sezione speciale riservata agli Istituti agrari IL MIGLIORE

LAVORO DI RICERCA: il vincitore (o il gruppo) della sezione speciale riceverà un premio di

euro 500,00.

8. E’ istituito da questa edizione un premio speciale rivolto a realtà del comparto vitivinicolo

che si siano distinte per aver salvaguardato il patrimonio territoriale in un’ottica di

valorizzazione del paesaggio, con la fruizione dell’ambiente naturale, volto a stimolare lo

sviluppo culturale, turistico, sociale ed economico. Il tutto in un’ottica di sostenibilità nel

rispetto di modelli di sviluppo equi e “green”.

9. È inoltre istituito un premio speciale a favore di un libro edito durante l’anno 2021 che

abbia come tema il vino o che, comunque, riservi al vino una speciale attenzione.

L’autore riceverà un premio in denaro di euro 500,00.

10. I testi rimarranno a disposizione dell'organizzazione del concorso e non verranno

restituiti. I concorrenti, accettando senza condizione il presente regolamento, concedono, sin

d'ora e senza nulla pretendere, i diritti di pubblicazione a Go Wine.

11. I vincitori, che saranno avvertiti tramite raccomandata, saranno premiati durante la

cerimonia che si terrà ad Alba sabato 28 maggio 2022.

12. I giudizi della giuria, che selezionerà le opere, sono insindacabili.

13. Per quanto non previsto dal presente regolamento, le decisioni spettano autonomamente

alla segreteria del concorso.