giovedì 30 luglio 2020

Uomini e vino, ci lascia Giancarlo Scalabrelli, il mondo della ricerca saluta uno dei protagonisti della vitivinicoltura italiana

Ci lascia Giancarlo Scalabrelli, il mondo della ricerca saluta uno dei protagonisti della vitivinicoltura italiana. Era da tempo ammalato di SLA. Tra i suoi lavori la valorizzazione dei vitigni autoctoni italiani.







Si è spento oggi all'età di 71 anni il Prof. Giancarlo Scalabrelli. Era nato a Orbetello in provincia di Grosseto. Laureato con lode in Agraria nel 1973, consegue poi il Diploma di Perfezionamento presso la Scuola Superiore Sant’Anna. Professore Ordinario di Viticoltura presso il Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-Ambientali dell’Università di Pisa, ha presieduto per molti anni il Corso di studio in Viticoltura ed Enologia, portando alla laurea e avviato all'attività professionale centinaia di allievi cui ha dedicato tutta la sua passione e da cui ha ricevuto sempre riscontri di stima e apprezzamento.

Ha lottato fino all'ultimo con una grave malattia, senza mai arrendersi, una lotta quotidiana per riuscire a mantenersi in comunicazione con la famiglia, gli amici e con il suo mondo scientifico a cui ha dedicato un'intera vita. Alcuni anni fa gli studenti dell'Università di Pisa lo hanno incontrato. Il grande viaggio. La sua storia. Ad iniziare dall'entusiasmo con cui ha dedicato la sua vita, per oltre trenta anni, all'insegnamento universitario, portando alla Laurea centinaia di giovani, scrivendo centinaia di lavori scientifici e trattati, raccolte di poesie e profetici romanzi sul futuro dell’Umanità. Poi di colpo la perdita progressiva e veloce di ogni possibilità di muoversi, di farsi capire, di far conoscere agli altri quanta ricchezza c’è ancora di sentimenti e pensieri. Una storia di chi vuole resistere, di chi cerca con tutti i mezzi di rompere questo muro di incomunicabilità.

La sua carriera è disseminata di lavori e ricerche in ambito vitivinicolo, ma anche in altri numerosi settori come quello dell'arboricoltura, come testimoniano le numerose pubblicazioni e testi scientifici. Ma principalmente si è dedicato alla valorizzazione dei vitigni autoctoni italiani, partecipando anche a progetti di ricerca internazionali. Coordinatore di progetti di ricerca sulla vite e sul germoplasma, Co-proponente di “Un database viticolo Universale” Accademico ordinario della Vite e del Vino, dell’ISHS, dell’Accademia Internazionale di Analisi sensoriale. Nel 2016 ha proposto un network vitivinicolo in collaborazione con ex-studenti del cds Viticoltura ed enologia, con cui manteneva significative relazioni. È stato inoltre per molti anni corista tenore del Coro dell'Università di Pisa.

Autore di oltre 200 lavori a stampa e di capitoli di libri, tra cui "L'Aleatico dai mille profumi", Debatte editore, 2012, "Agresto un condimento ritrovato", Effigi 2015, "Attuali e futuri enologi", ha coniugato l'intensa attività di ricercatore e docente all'impegno come scrittore. Dal 2010 corrispondente del mensile "Nuovo Corriere dell'Amiata", nel 2008 pubblica il romanzo "Viaggio nella Toscana del 2050", Editore Edimond, e nel 2014 l'Editore Aletti ha inserito in "Zephyrus" una silloge di sue poesie. Nel 2016 ha pubblicato con l'Editore Giovane Holden il romanzo "Corri, Carlo, corri!".

Ho avuto la fortuna ed il piacere di conoscerlo personalmente anni fa nell'ambito di Vulcania, una manifestazione che è nata con l'intento di diffondere la cultura e la valorizzazione del vino da vitigni su suolo vulcanico. In quell'occasione Giancarlo Scalabrelli ha sapientemente elencato una lista dei vitigni antichi su suolo tufaceo e della loro riscoperta attraverso l'analisi del loro patrimonio genetico che con la passione che lo contraddistingueva stava cercando di riportare alla luce, anche con l’aiuto di nuove metodologie di ricerca e studio, animato dalla volontà di riqualificarne l'identità territoriale.

Un caro saluto professore!

Covid-19, vola l'e-commerce: la pandemia accelera lo sviluppo delle vendite di vino online

Mentre da un lato i consumi di vino in Italia scontano inevitabilmente gli effetti della pandemia da Covid-19, dall'altro si assiste ad una imponente crescita degli acquisti online. Ecco un focus sulle vendite in Italia relativamente al I semestre 2020 nel canale off-trade.





Con una ristorazione ancora in lenta ripresa, i consumi di vino nel mercato italiano sono legati mani e piedi alle vendite della Distribuzione a Libero Servizio e dell’E-commerce. Grazie alla collaborazione tra Nomisma Wine Monitor e Nielsen, si stima un aumento delle vendite di vino online (per specializzati e operatori del largo consumo) del 102%.

I consumi di vino in Italia scontano gli effetti della pandemia da Covid-19 con la chiusura dell’Horeca. Al primo semestre, il bilancio che se ne trae è quello di uno “spostamento” consistente verso gli acquisti in GDO e online, cresciuti rispettivamente del 9% e 102% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Ovviamente, alla luce dei diversi (e distanti) volumi movimentati da questi due canali nel panorama nazionale dei consumi di vino, si tratta di crescite il cui “peso” relativo va giustamente contestualizzato: basti infatti pensare che, pur a fronte di questo raddoppio, il rapporto a valori nelle vendite di vino tra e-commerce e GDO è ancora di 1 a 16.

Al di là di queste differenze, è indubbio lo sviluppo del canale on-line nelle vendite di vino, una dinamica che ha interessato maggiormente gli operatori del largo consumo rispetto ai “pure player”. Secondo una stima Nomisma Wine Monitor - Nielsen, nel primo semestre di quest’anno le vendite on line di vino dei retailer del largo consumo sono aumentate del 147% contro una crescita degli specializzati che si è “fermata” a un +95%, sebbene questi ultimi siano stati responsabili dell’83% delle vendite e-commerce di vino in Italia (sempre a valori).

“L’accelerazione impressa dalla pandemia nello sviluppo dell'online per le vendite di vino è innegabile. Anche nei prossimi mesi si assisterà a un consolidamento di tale canale, obbligando così i produttori a una maggior attenzione verso le nuove modalità di vendita. E’ alla luce di tale evoluzione del mercato che abbiamo avviato la collaborazione con Nielsen, al fine di realizzare congiuntamente nuovi strumenti di monitoraggio e analisi dei trend di consumo a supporto della filiera vinicola italiana ”, dichiara Denis Pantini, Responsabile Nomisma Wine Monitor.

Sul fronte invece della Distribuzione a Libero Servizio (compresi discount), è interessante segnalare come le vendite di vino siano cresciute anche dopo il lockdown. In particolare, sempre secondo dati Nielsen, le vendite intercorrenti le otto settimane tra il 9 marzo e il 3 maggio sono aumentate del 6,7% a valori e del 9,7% a volumi, evidenziando un calo del prezzo medio di quasi il 3%. Nelle otto settimane successive (fino al 28 giugno, e quindi in periodo di post-lockdown), le vendite sono cresciute del 16,2% a valori e del 12,9% a volumi, mostrando all’opposto un aumento nei prezzi medi del 3%.

Ovviamente questo trend si è manifestato in maniera differente per le diverse categorie. In particolare, focalizzando l’attenzione alle otto settimane del lockdown, la preferenza degli italiani si è rivolta principalmente verso i vini fermi e frizzanti (+12,5% a valori rispetto allo stesso periodo 2019) e, all’interno di questa tipologia, verso i rossi (+14,9%). Al contrario, gli acquisti di spumanti (compreso lo Champagne) si sono ridotti - sempre a valori – del 19%, complice anche una Pasqua festeggiata all’interno della ristretta cerchia di conviventi tra le stesse mura domestiche.

Nelle otto settimane successive, il trend delle vendite è risultato positivo per entrambe le categorie, ma con gli spumanti in grande “spolvero”: mentre le vendite di vini fermi e frizzanti sono cresciute di un altro 13,9%, quelle di spumanti e Champagne hanno messo a segno un +27,5%, con in testa gli Charmat Secchi a guidare il recupero (+32,4%).

“L’eCommerce si sta affermando come uno dei canali più prospettici per molte (ma non tutte) categorie di prodotti del Largo Consumo. Il vino è senza dubbio una di queste. Le sue vendite online mostrano un trend di crescita esponenziale che - con la pandemia da Covid-19 - si è consolidato ancora di più. Misurare la frammentazione delle vendite tra GDO online e pure player online richiede nuove tecniche e metriche di misurazione. Nielsen è felice e orgogliosa di avviare questa collaborazione con Nomisma per offrire un monitoraggio estensivo sia a livello di vendite che abitudini di consumo, in logica omnicanale.”, dichiara Stefano Cini, Consumer Intelligence and eCommerce Leader di Nielsen Connect Italia.

OIV, al via il bando per borse di ricerca 2020: Invito a presentare candidatura

Prende il via il bando per borse di ricerca inserito nel programma dell'Organizzazione Internazionale dell Vigna e del Vino (O.I.V.). I moduli di candidatura debitamente compilati devono essere rinviati all’OIV - Borse di ricerca - Via di Monceau, 35 - 75008 Parigi - o all'indirizzo email: job@oiv.int. Data ultima di presentazione delle domande: 24 ottobre 2020.





Nell’ambito dello sviluppo del suo Piano Strategico, l’OIV come ogni anno, accorda per il 2020 delle borse di ricerca con tematiche specifiche sul mondo della vitivinicoltura. Le borse proposte nel quadro di questo programma sono di breve periodo (da sei mesi fino a quindici mesi al massimo) e sono previste per formazioni specifiche di livello post-universitario.

I candidati individuati devono essere molto qualificati, desiderosi di avanzare nelle loro ricerche o migliorare la loro competenza e tenersi al corrente degli ultimi progressi nel loro settore di studi o di lavoro.


Tematiche prioritarie per le borse di ricerca 2020


Viticoltura

Cambiamento climatico:
- Azioni per combattere il cambiamento climatico e i suoi effetti
- Strategie per modulare la resilienza delle viti nei nuovi contesti colturali e in un ambiente in evoluzione
  • Riduzione dell'uso di agrofarmaci e ricerca di alternative ai prodotti fitosanitari tradizionali (rame, biostimolanti e altri)
  • Viticoltura di precisione: impiego di diverse tecnologie, metodologie e innovazioni nel settore vitivinicolo
  • Uso sostenibile dell'acqua in viticoltura: adattamento varietale rispetto al consumo idrico (efficienza d’uso dell’acqua e cambiamento climatico)
  • Protezione, ripristino e promozione dell’uso sostenibile degli ecosistemi terrestri, gestione sostenibile delle foreste, contrasto alla desertificazione, arresto e inversione del degrado dei suoli e arresto della perdita di biodiversità
  • Malattie del legno della vite
  • Uva da tavola, succo d’uva e percezione dei consumatori degli aspetti salutistici, nutrizionali e fitosanitari. Confronto con altre bevande ed effetti delle diverse condizioni di disidratazione dell’uva sui cambiamenti dei metaboliti secondari
Enologia
  • Riduzione degli input a livello tecnologico e microbiologico
  • Cantina ecosostenibile: riduzione degli input e ottimizzazione del consumo idrico ed energetico nella produzione di vino
  • Autenticità e tracciabilità dei vini: metodi di analisi e gestione dei dati
  • Caratterizzazione chimica e funzionale dei tannini enologici
  • Analisi sensoriale: nuovi approcci e metodologie
Economia e diritto
  • Responsabilità socioeconomica nel settore vitivinicolo e consapevolezza dei consumatori
  • Promozione (o valorizzazione?) della produzione vitivinicola in contesti territoriali, culturali e sociali
  • Economia circolare nel settore vitivinicolo
  • Conseguenze del COVID-19 sul settore vitivinicolo
  • Reazioni e impressioni dei consumatori durante il lockdown dovuto alla pandemia
  • Etichette di avvertenza dei pericoli per la salute: comprensione degli effetti da parte dei consumatori
Sicurezza e salute
  • Effetti del consumo di vino sulle malattie
  • Cambiamento nelle abitudini di consumo, anche presso i giovani
  • Contaminanti, tossine e additivi (in particolare zinco, cadmio, ecc.)
  • Effetti biologici del consumo di vino
  • Contesto socioculturale del consumo di vino
  • Rassegna bibliografica sugli effetti del vino sulla salute (a differenza di quelli di altri alcolici)

Informazioni
Programma di borse di ricerca dell’ OIV a sostegno delle aree di programma prioritarie
Dossier di candidatura

mercoledì 29 luglio 2020

Formazione, nasce in Italia il primo corso di Laurea in Diritto Agroalimentare. Nuovi professionisti per le imprese del settore

Nasce a Cuneo presso l’Università degli Studi di Torino il primo Corso di Laurea in Diritto agroalimentare. Di durata triennale, fornirà agli studenti una solida preparazione relativa ai principali ambiti giuridici attraverso un percorso di studi dedicato a materie complesse di assoluta attualità e in costante evoluzione come diritto agrario, diritto dell'ambiente, diritto dei mercati agroalimentari e diritto vitivinicolo. 






Formare giuristi per le imprese agroalimentari, per le amministrazioni preposte alle attività di controllo del comparto agroalimentare ed esperti legali per le imprese e gli enti pubblici. Esperti del diritto agroalimentare in grado di trattare direttamente le questioni loro sottoposte e rispondere alle esigenze occupazionali di una specifica realtà economico-sociale caratterizzata per la presenza di innumerevoli piccole e medie imprese del comparto agroalimentare. Questo l'obiettivo del nuovo Corso di Laurea in Diritto agroalimentare dell’Università degli Studi di Torino, presentato ieri alla stampa, nella Sala Michele Ferrero della sede di Confindustria Cuneo.

Il Corso, primo in Italia nel settore giuridico legato all'agroalimentare, sarà di durata triennale e fornirà agli studenti una solida preparazione relativa ai principali ambiti giuridici correlata con l’apporto di alcune essenziali discipline di ambito agroalimentare, come il diritto agrario, il diritto dell'ambiente, il diritto dei mercati agroalimentari e il diritto vitivinicolo.

L’agroalimentare, settore strategico per il sistema Italia, trova nella provincia di Cuneo, uno dei territori a maggior vocazione per numero di imprese e competitività. Per questo il corso, fortemente voluto dal Prof. Raffaele Caterina, Direttore del Dipartimento di Giurisprudenza, afferirà alla sede di Cuneo dell’Ateneo. Nell’anno accademico 2020/2021 sarà erogato in modalità on line per poter soddisfare una domanda di studenti provenienti da tutta Italia.

Il percorso didattico affronterà le principali discipline del settore, dal diritto agrario a quello dei mercati agroalimentari, dalle discipline giuridiche in ambito ambientale al diritto Europeo, per preparare nuove figure professionali giuridiche corrispondenti alle esigenze occupazionali di una specifica realtà economico-sociale del nostro Paese. Professionisti del diritto che entrino in relazione con le necessità di determinati settori produttivi, in particolare medie e piccole imprese, e che possano anche soddisfare le esigenze del settore pubblico.

Attraverso attività didattiche interattive e seminariali svolte all'interno dei singoli insegnamenti, verranno poi successivamente specificati ed approfonditi i diversi ambiti del diritto amministrativo, commerciale, penale, comparato, del lavoro, internazionale ed europeo, in connessione con lo studio di alcune discipline economico-finanziarie.

"Fra le novità dell'offerta formativa dell'Università degli Studi di Torino per il prossimo anno accademico - dichiara Stefano Geuna, Rettore dell'Ateneo - presentiamo il nuovo Corso di Laurea in diritto Agroalimentare, un percorso di studi primo in Italia dedicato ad una materia di assoluta attualità e in costante evoluzione. La legislazione alimentare infatti, di matrice europea e nazionale, disciplina un settore che rappresenta a livello internazionale il Paese ed in particolare il territorio del cuneese ricco di imprese, eccellenze e di prodotti di qualità noti in tutto il mondo. Gli insegnamenti che compongono il percorso formativo sono stati pensati per formare professionisti e competenze in grado di supportare un settore strategico per l'economia nazionale".

“La formazione universitaria è un campo di interesse vitale per Confindustria Cuneo, - aggiunge Mauro Gola, Presidente di Confindustria Cuneo e dell'Ente camerale provinciale - determinata a contribuire alla costruzione, attraverso giovani preparati e dotati di visione prospettica, di un futuro che sia all'altezza dell'evoluzione del mondo economico e sociale. Non potevamo non essere a fianco del nuovo Corso di Laurea triennale in Diritto agroalimentare promosso dall'Università degli Studi di Torino per l'anno accademico 2020-2021 che avrà la sede didattica a Cuneo sia per le ragioni generali prima indicate, sia in considerazione del ruolo svolto dal comparto agroalimentare nell'ambito dell’economia provinciale. È un'iniziativa di grande rilevanza, la prima del genere in Italia, che formerà specialisti di cui le aziende del settore abbisognano sempre di più. Si tratta di figure professionali tanto richieste quanto paradossalmente difficili da reperire. Spesso le imprese, anche quelle più strutturate, oggi devono ricorrere a consulenze esterne. Tramite i tirocini che potranno completare il corso di studi, alla cui definizione parteciperà Confindustria Cuneo coinvolgendo le associate, le aziende avranno la possibilità di inserire nei propri organici giovani esperti che potranno essere valutati per l’eventuale assunzione. D’altro canto per gli studenti si possono aprire prospettive di carriera molto significative”.

venerdì 24 luglio 2020

Scienza, sviluppato dispositivo per misurare il metanolo nel vino

Ricercatori svizzeri hanno sviluppato un dispositivo economico che rileva basse concentrazioni di metanolo nel vino. La nuova tecnologia può essere utilizzata sia da i consumatori che dai produttori ed è in grado di rilevare valori di metanolo in soli due minuti.






Perdita di coscienza fino al coma, disturbi visivi fino alla cecità, acidosi metabolica. Sono i segni caratteristici dell’intossicazione da alcool metilico o metanolo. In piccolissime percentuali, l’alcool metilico, è un componente naturale del vino ma che se aumentato dolosamente, provoca danni permanenti, portando anche alla morte. E' bene ricordare che più di trent'anni fa e purtroppo proprio in Italia, si verificò il più grave scandalo nel settore del vino. Si tratta del triste episodio del "vino al metanolo" che nel marzo 1986 provocò 23 vittime e lesioni gravissime a decine di persone come la perdita della vista. Al quel particolare vino erano state aggiunte dosi elevatissime di metanolo per alzare fraudolentemente la gradazione alcolica, ignorandone la tossicità per l’organismo. Doveroso però segnalare che questa pagina di storia, rappresenta una straordinaria metafora del passaggio, ancora in corso, da un’economia basata sulla quantità (il passato) a quella che punta invece su qualità e valore (il presente). Anche se molto resta da fare, dopo il metanolo, il mondo del vino e di tutto l’agroalimentare made in Italy, ha saputo risollevarsi, scommettendo sulla sua identità, sui legami col territorio, sulle certificazioni d’origine.

Ma quello italiano non è un fatto isolato. In Asia dal 2017 al 2019 a causa di bevande alcoliche deliberatamente adulterate con metanolo economico, 7.104 persone sono state avvelenate e 1.888 morte. Nel 2019, il Ministero della Salute israeliano ha dichiarato che almeno 13 persone erano morte nel paese a causa dell'avvelenamento da metanolo. Nel 2019, funzionari sanitari della Costa Rica hanno riferito che 76 pazienti erano stati ricoverati in ospedale a causa di avvelenamento da metanolo e 29 erano morti. Sono stati sequestrati 66.000 contenitori di bevande alcoliche vietate. Nell'ultima metà del 2019, 40 casi sono stati segnalati in Colombia, mentre 33 nel 2020. Il Consiglio di Stato contro le dipendenze (CECA) in Messico, ha dichiarato ch recentemente ci sono stati circa 190 decessi in diversi stati. A giugno, funzionari della Repubblica Dominicana hanno rivelato oltre 200 morti e quasi 350 intossicazioni. In Iran si ritiene che 500 pazienti siano morti e 60 persone abbiano sviluppato la cecità completa a causa dell'avvelenamento da metanolo.

In considerazione di questo, tornando al presente studio, un team di ricerca del Particle Technology Laboratory (ETH) di Zurigo, in Svizzera, ha creato e testato un dispositivo portatile associato ad un'app per smartphone in grado di misurare i livelli di metanolo nel vino e nelle bevande alcoliche. La tecnologia è economica e quindi adatta in regioni povere in cui la sicurezza alimentare rappresenta un problema.

Quando posizionato su un contenitore aperto, il dispositivo utilizza un sensore che assorbe un campione di vapore o gas dalla bevanda alcolica e avvisa se il livello di metanolo è potenzialmente dannoso. Precedentemente erano necessari diversi metodi chimici per rilevare il metanolo, ma sono costosi, lenti e adatti solo per il laboratorio. I sensori di gas compatti funzionano solo con una bassa gradazione alcolica e non sono in grado di distinguere il metanolo dall'etanolo innocuo. Attualmente, la cromatografia liquida viene utilizzata per i test del metanolo, questa è una tecnica di laboratorio che separa e misura diversi tipi di sostanze chimiche all'interno di una miscela. Tuttavia, richiede tempo e denaro.

Come afferma il dott. Andreas Güntner, la principale innovazione è che abbiamo trasformato il concetto iniziale in un rivelatore portatile completamente integrato, che annusa le più piccole quantità di metanolo nelle bevande da tutti i continenti e visualizza i risultati su uno smartphone in modalità wireless.

Il dispositivo pesa solo 94 grammi ed è alimentato da una batteria. I risultati vengono inviati a uno smartphone tramite Wifi e visualizzati immediatamente. Se non è disponibile alcuna connessione Wifi, è possibile utilizzare il Bluetooth. L'app funziona su Android e iOS e dovrebbe essere compatibile anche con i dispositivi più vecchi.

Il sensore dell'alcool utilizza nanoparticelle di ossido di stagno drogate con palladio. I due tipi di alcool (etanolo e metanolo) sono separati in un tubo attaccato riempito con un polimero poroso, attraverso il quale l'aria del campione viene aspirata da una piccola pompa. Poiché le sue molecole sono più piccole, il metanolo passa attraverso il tubo più velocemente dell'etanolo a causa del suo assorbimento più debole sulla superficie del polimero.

giovedì 23 luglio 2020

Enologia: Bidens pilosa, una promettente fonte di enzimi per l'industria del vino

Ricercatori della South Ural State University (SUSU) hanno scoperto che l'estratto di Bidens pilosa, una comune pianta infestante, è una promettente fonte economica di enzimi per l'industria del vino. Lo studio pubblicato sull'International Journal of Scientific and Technology Research.






L'utilizzo degli enzimi in enologia, è una pratica che si è iniziata ad affermare fin dagli anni ’70. Grazie poi ai progressi compiuti nella ricerca, a partire dalla fine degli anni ‘80, il loro ruolo è diventato fondamentale, in grado non solo di preservare la qualità dei vini, ma anche di migliorarla notevolmente. Oltre a facilitare la chiarifica dei mosti, attraverso la scomposizione delle proteine presenti, gli enzimi risultano oggi essere indispensabili anche per molti altri scopi; tra questi il miglioramento delle fasi di macerazione, di estrazione degli aromi o del colore, della filtrabilità.

I preparati industriali enzimatici oggi presenti in commercio sono generalmente costituiti da un pool complesso di enzimi, ottenuti per la gran parte dalla fermentazione di alcuni ceppi di lieviti enologici: Aspergillus niger e Trichoderma harzianum. Altri enzimi, utilizzati per altri scopi, vengono prodotti a partire dal bianco d’uovo essiccato (Lisozima) e da colture di Lactobacillus fermentum (ureasi).

I risultati del presente lavoro, a cura di un team russo di ricerca dell'International Laboratory for the Synthesis and Analysis of Food Ingredients, hanno dimostrato che l'estratto di foglie di Bidens pilosa può essere una valida alternativa ai comuni enzimi oggi utilizzati, in quanto ha dimostrato di possedere spiccate proprietà nell'accelerare la scomposizione delle proteine, il che lo rende adatto per ottenere composti biologicamente attivi.

Negli esperimenti, i ricercatori hanno dimostrato che le foglie fresche di Bidens pilosa hanno di fatto un'elevata attività proteasica. Sono state inoltre determinate le condizioni ottimali per renderla efficacie, in modo da rendere possibile il suo utilizzo nei vari processi di vinificazione.

Bidens pilosa è una pianta erbacea annuale, diffusa in tutto il mondo. In Sud America, viene utilizzata come pianta medicinale sia per uso interno sia esterno, contro infezioni batteriche e fungine, come antivirale e anti infiammatorio, come antidolorifico e rinormalizzante. La radice della pianta, dal sapore dolce simile a quello della carota, veniva utilizzata anche a scopo alimentare. Contiene acidi organici, acido salicilico, ammine, calcio, fosforo, caffeina e flavonoidi. Molti degli usi originari sono stati verificati e validati dalla ricerca moderna.

venerdì 17 luglio 2020

Vino e ricerca, malattie della vite: la biologia come soluzione ideale nelle strategie anti-resistenza

Uno studio di un centro di ricerca francese ha indagato sull'effetto resistenza dei patogeni ai comuni fungicidi attraverso nuove analisi del DNA. I risultati della ricerca aiuteranno il viticoltore nella scelta mirata e del dosaggio del prodotto fitosanitario in funzione del grado di resistenza.






Il fenomeno della resistenza da parte dei patogeni della vite è la perdita di efficacia di un prodotto fitosanitario dopo un suo impiego intenso e prolungato, e questo a causa della selezione di ceppi del patogeno meno sensibili alla molecola. Questo fenomeno ha una base genetica e trae origine da una o più mutazioni stabili ed ereditabili. Le mutazioni genetiche vanno a modificare i sistemi enzimatici bersaglio dei vari principi attivi. I fattori che facilitano l’insorgenza delle resistenze sono: l’elevata pressione del patogeno, le caratteristiche del principio attivo impiegato, lo sfruttamento dell’azione curativa dei prodotti, una distribuzione non uniforme, il mancato rispetto dei dosaggi di applicazione, un utilizzo ininterrotto e prolungato dello stesso principio attivo.

Il presente studio di Jérémie Brusini, biologo molecolare e Tovo Rabemanantsoa, scienziato informatico, entrambi a capo del Laboratoire Baas, ha l'obiettivo di individuare quale agente patogeno attacca esattamente la vite, con un approccio ragionato e mirato a comprendere, prima del trattamento, quale sia la modalità d'azione più efficace. Questo consentirà anche la riduzione del numero dei trattamenti fitosanitari sui vigneti, in chiave sostenibile.

"Baas", che sta per "Biologia come soluzione", è il nome del neo laboratorio che risiede nelle strutture dell'Inrae, l'Istituto nazionale di ricerca per l'agricoltura, l'alimentazione e l'ambiente. Tra i patogeni analizzati, la peronospora, uno tra i patogeni della vite a maggior rischio di resistenza agli anticrittogamici, sia per caratteristiche intrinseche che per le problematiche legate alla difesa.

Una volta identificati i ceppi, la disposizione degli aminoacidi all'interno delle loro proteine, ​​sarà studiata mediante sequenziamento del DNA per identificare le mutazioni. Nello studio verrà utilizzata la PCR (reazione a catena della polimerasi), un nuovo ed efficace metodo di biologia molecolare, utile per amplificare e creare copie multiple di DNA, già inventato da Kary Mullis alla fine degli anni ’80. Lo scopo della PCR è di produrre un enorme numero di copie di una sequenza di DNA, sia essa un gene o parte di questo. In tal senso sarà facile prevedere l'80% della resistenza dei ceppi di peronospora, oidio e botrite in agenti antifungini di uso comune come amiulbrom, cyazofamide, ametotradina, dimetomorfo e boscalide. Il restante 20% della resistenza in prodotti a base di cmoxanil, non sono ancora note.

Il team di ricerca sta anche lavorando su un'applicazione per smartphone, in modo che il viticoltore possa avere accesso alla mappatura di ogni vigneto ed alla sua storia epidemiologica. Un messaggio alo avviserà nel caso si verifichi un focolaio di malattia entro un raggio di 5 km.

Vino e territori, Vino Nobile di Montepulciano: termine geografico “Toscana” obbligatorio in etichetta

Il termine geografico “Toscana” andrà ad accompagnare obbligatoriamente tutte le etichette di Vino Nobile, Rosso e Vin Santo di Montepulciano. Le modifiche al disciplinare dei vini di Montepulciano anche in Gazzetta Ufficiale UE.






Maggiore tutela, più chiarezza per il mercato: sono questi gli obiettivi dell’iniziativa portata avanti dal Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano. Dal 10 luglio il termine geografico “Toscana” andrà ad accompagnare obbligatoriamente tutte le etichette di Vino Nobile, Rosso e Vin Santo di Montepulciano. Le modifiche consentiranno di aumentare la tutela nei confronti del consumatore finale e permetteranno al Consorzio di intensificare l'attività di promozione del territorio per una migliore e più puntuale comunicazione.

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, dallo scorso 10 luglio le modifiche ai disciplinari del Vino Nobile di Montepulciano Docg, del Rosso e del Vin Santo di Montepulciano Doc sono estese anche a tutto il mondo con l’inserimento della dicitura obbligatoria che nell’etichetta dovrà riportare l’indicazione geografica “Toscana”.

In Italia già era obbligatorio l’inserimento di Toscana con le modifiche approvate a gennaio dal Mipaaf. Tale risultato arriva dopo un lungo percorso intrapreso dapprima con la Regione Toscana che un anno fa circa aveva approvato le modifiche al disciplinare della prima Docg italiana, tra le prime della regione con l’obbligatorietà di indicare la dicitura “Toscana”.

«Con la pubblicazione delle modifiche anche a livello europeo si chiude un percorso lungo, ma che ha visto compatta sugli obiettivi finali tutta la base sociale – spiega il Presidente del Consorzio del Vino nobile di Montepulciano, Andrea Rossi – questo risultato va oltre alle tante iniziative internazionali intraprese dal Consorzio per la tutela del marchio, è infatti un elemento di estrema caratterizzazione del nostro prodotto». 

La richiesta di modifica dei disciplinari di produzione avanzata dal Consorzio parte dal Protocollo d'Intesa siglato nel 2012 dal Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano e dal Consorzio Vini d'Abruzzo, dalla Regione Toscana e dalla Regione Abruzzo, nonché dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali e da Federdoc. Con quel Protocollo d'Intesa, i due Consorzi si erano impegnati ad intraprendere iniziative che favorissero la corretta identificabilità dei due vini ed in particolare dei rispettivi territori di origine.

Le modifiche del disciplinare. La dicitura obbligatoria riguarda non solo il Vino Nobile di Montepulciano Docg, ma anche il Rosso e il Vin Santo di Montepulciano Doc. Nello specifico, la modifica proposta riguarda l'articolo 7 del disciplinare di produzione delle tre denominazioni (Vino Nobile di Montepulciano, Rosso di Montepulciano e Vin Santo di Montepulciano) e consiste nella introduzione dell’obbligo di inserire in etichetta il termine geografico più ampio, “Toscana”, in aggiunta alla denominazione.

lunedì 13 luglio 2020

Alimentazione e ricerca, nasce un nuovo tipo di pane iposodico di grano duro

Un ricerca del CREA porta in tavola un nuovo tipo di pane di grano duro a ridotto contenuto di sodio, ma gustoso come il tradizionale e di lunga conservabilità. Lo studio pubblicato sulla rivista “Foods”.





Una ricerca innovativa quella del CREA, il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria. Grazie ai risultati appena pubblicati sulla rivista Foods, arriva sulle tavole degli italiani un nuovo tipo di pane di grano duro a ridotto contenuto di sodio, ma gustoso come il tradizionale e buono per 90 giorni.

Lo studio nell'ambito del progetto “Impiego e valutazione di fibre e sostanze nutraceutiche per l'ottenimento di prodotti da forno salutistici", finanziato dalla Regione Siciliana, nasce dalla considerazione che il pane è, a livello internazionale, l'alimento più consumato con frequenza giornaliera e il prodotto da forno  che  apporta nella nostra dieta il 75% di cloruro di sodio (NaCl), il tradizionale sale da cucina.  Facile, pertanto,  consumandolo, superare la dose giornaliera pari a  5 g, con possibili conseguenze negative per la nostra salute. Quello iposodico - ottenuto cioè dalla semplice riduzione del sale da cucina nell'impasto - oltre ad avere  effetti tecnologici, microbiologici e sensoriali negativi sul prodotto finale, spesso non incontra il favore dal consumatore italiano.

Il team di ricercatori coordinato da Alfio Spina, ricercatore del CREA Cerealicoltura e Colture Industriali, in collaborazione con il CREA Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura, le Università di Catania e Palermo e il panificio industriale "Cooperativa Agricola Valle del Dittaino" di Assoro (Enna), ha sperimentato una soluzione tecnologica innovativa che prevede l’impiego di un sale marino sotterraneo, proveniente dal deserto cileno di Atacama e contenente una bassa percentuale di sodio (il 35% in meno del sale tradizionale), il 30% di KCl (cloruro di potassio) e tracce di altri sali e minerali che conferiscono sapidità.

Il risultato è un pane di grano duro, con un contenuto di sodio molto limitato, che  però mantiene intatte le caratteristiche chimico-fisiche, sensoriali e addirittura di shelf-life, durante l'intero periodo di conservazione (90 giorni).

È, a pieno titolo, un alimento funzionale salutistico, che può fregiarsi dei claims “a ridotto contenuto di sodio” e “a ridottissimo contenuto di sodio”, in quanto rispetta le specifiche europee previste in etichetta.

“Si tratta – spiega Alfio Spina, ricercatore CREA e responsabile scientifico di diverse fasi  del progetto – di un'importante innovazione di prodotto nel settore della panificazione industriale del frumento duro: un pane sufficientemente sapido e gustoso da gratificare il palato dei consumatori, ma con il 35% di cloruro di sodio in meno. Un risultato tale da far quasi dimezzare il contenuto di sodio nel pane prodotto con la percentuale di sale normalmente impiegata (1,70%) e da far rientrare i pani ottenuti con le percentuali inferiori di sale (0,35% e 0,15%), fra i prodotti alimentari che possono riportare in etichetta indicazioni nutrizionali, rispettivamente 'a ridotto contenuto di sodio', cioè inferiore allo 0,12%, e ‘a ridottissimo contenuto di sodio’, ossia inferiore allo 0,04%".

Vino e ricerca, una nuova app per valutare e gestire la corretta nutrizione del vigneto

Ricercatori del National Wine and Grape Industry Center (NWGIC) stanno mettendo a punto una nuova app per smartphone per valutare e gestire i disturbi nutrizionali nel vigneto.


L'app fa parte di un progetto finanziato da Wine Australia, dal Dipartimento delle industrie primarie del NSW (NSW DPI) e dalla Charles Sturt University che mira a fornire ai coltivatori informazioni tempestive per migliorare la salute e la produttività della vite.




L’importanza della corretta nutrizione è fattore fondamentale nella ricerca di un equilibrio vegeto-produttivo della vite, in quanto influisce su crescita e resa delle colture, sulla composizione delle bacche e sulla qualità del vino. L’obiettivo del viticoltore deve essere quello di produrre uve di elevata qualità all’interno delle rese previste dai vari disciplinari, e questo è ottenibile solo con vigneti equilibrati. La concimazione della vite è quindi una pratica agronomica che diviene importante solo se orientata a consolidare questi obiettivi.

Nella maggior parte dei casi, nella gestione del vigneto, il viticoltore si affida alla mera osservazione dei sintomi causati da una non corretta nutrizione della vite e che molto spesso genera confusione. Anche i manuali disponibili non aiutano sufficientemente nella diagnostica, con immagini incomplete delle specifiche varietà da trattare. In tal senso, il team di ricerca australiano, ha sviluppato uno strumento di imaging basato su un nuovo prototipo di smartphone con intelligenza artificiale (AI).

L'app in sostanza permetterà al coltivatore, di catturare l'immagine della pianta oggetto di osservazione, di comprendere, attraverso un sistema di supporto, l'identificazione automatica del disturbo. L'app utilizzerà l'intelligenza artificiale per diagnosticare immediatamente il problema e quindi fornire collegamenti a schede informative e altre fonti di informazioni su come affrontare al meglio il problema. Per questo ci sarà a breve un database completo di immagini dei differenti sintomi causati da mal nutrimento delle viti e la loro progressione nel tempo. Attualmente sono disponibili immagini con sintomi da carenza di magnesio, potassio, ferro, azoto e tossicità del boro, in varietà Chardonnay e Shiraz. Le immagini vengono utilizzate per sviluppare e formare gli algoritmi che eseguiranno la diagnosi.

L'app è evidentemente ancora in una fase di sviluppo, ma si prevede che sarà in grado di essere utilizzata in tempi ragionevolmente brevi dai viticoltori.

Il National Wine and Grape Industry Center (NWGIC) conduce ricerche nel campo della vitivinicoltura a livello mondiale. I campi specifici di ricerca sono patologia, fisiologia e sviluppo della vite, composizione dell'uva e del vino, caratteristiche sensoriali e preferenze del consumatore.

Il lavoro viene svolto in partnership con strutture di eccellenza come la Charles Sturt University (CSU), il Dipartimento delle industrie primarie del NSW (DPI) e la New South Wales Wine Industry Association.

venerdì 10 luglio 2020

Emergenza coronavirus, il settore vitivinicolo italiano esce dal lockdown fortemente colpito. E lo stress test mette in luce le fragilità del comparto

Il settore vitivinicolo italiano esce dal lockdown fortemente colpito. Lo stress test dell’emergenza Coronavirus, ha messo in luce problematiche contingenti e difetti strutturali che il comparto avrebbe dovuto affrontare già da tempo. 






Quello del settore vitivinicolo è stato uno dei principali temi emersi ieri nel corso del Food & Made in Italy Summit del Sole 24 Ore, in un momento di confronto che coinvolge aziende e istituzioni sui temi dello sviluppo, della sostenibilità e dell’innovazione. L'evento, che si è svolto in diretta streaming, ha voluto approfondire l’impatto della recente pandemia sul settore agroalimentare italiano con l'obiettivo di analizzare quali sono le priorità oggi e quali azioni si possono mettere in atto per ripartire e rilanciare il settore simbolo del Made in Italy.

Tra i lavori del Summit, una tavola rotonda dedicata alle incognite ed alle nuove opportunità di mercato della Wine economy: il dibattito, moderato dal giornalista del Sole 24 ORE Giorgio Dell’Orefice, ha visto intervenire Luca Brunelli, membro della Giunta Cia Agricoltori Italiani con delega al settore vitivinicolo, SimonPietro Felice, Direttore Generale di Caviro, e Ettore Nicoletto, Vicepresidente di Federvini.       

“Il settore vitivinicolo italiano è uscito dal lockdown, fortemente colpito. Lo stress test dell’emergenza Coronavirus, lo ha messo dinanzi a problematiche contingenti come il blocco delle attività e, in particolare, dell’Horeca (Hotel, ristoranti, caffè) - canale che per il comparto vale al consumo 6,5 miliardi di euro l’anno -, e lo stop agli spostamenti che ne hanno congelato l’export e, quindi, un capitale da 6,4 miliardi di euro” ha sottolineato Luca Brunelli, membro di Giunta Cia-Agricoltori Italiani con delega al settore vitivinicolo. “Allo stesso tempo, però, sono venuti a galla difetti strutturali che il comparto avrebbe dovuto affrontare già da tempo, come la mancanza di omogeneità di sistema, ora sempre più urgente di fronte allo spettro recessione che potrebbe orientare verso prodotti a prezzi bassi, a scapito della qualità. Le aziende che hanno investito su quest’ultima, infatti, anche nel comparto vitivinicolo, rischiano di non beneficiare realmente dei decreti anti-crisi. Del resto, i 100 milioni di aiuti previsti dal Dl Rilancio, poco potranno per un settore da 13 miliardi. A fare la differenza, dunque, saranno le disposizioni attuative e la loro efficacia a tutela delle produzioni di qualità. Occorrerà, a tal fine, orientare al meglio le risorse e puntare sulla reale capacità competitiva del Made in Italy, passando per OCM e internazionalizzazione”.

“Mai come nell’emergenza Covid il Gruppo Caviro e il sistema Cooperativo a cui fa capo hanno dato prova di vigore e solidità confermando la validità e modernità del nostro modello di filiera a 360°” ha dichiarato il Direttore Generale di Caviro SimonPietro Felice.  “I clienti hanno apprezzato la continuità delle forniture e la capacità di adattamento alle loro richieste. I produttori hanno toccato con mano la resilienza dei loro consorzi cooperativi e la garanzia di reddito assicurato. Questo grazie anche ai principi di economica circolare e sostenibilità che il Gruppo ha messo in atto negli ultimi 50 anni, da noi nulla va sprecato, dagli scarti della lavorazione dell’uva vengono prodotti per esempio alcool denaturato, polifenoli, acido tartarico, energie rinnovabili quali bioetanolo, biometano, prodotti nobili in grado di produrre a loro volta ulteriore reddito e salvaguardia dell’ambiente”.

All'incontro sono intervenuti tra gli altri anche Teresa Bellanova, Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Paolo De Castro, Coordinatore S&D Commissione Agricoltura Parlamento europeo, Massimiliano Giansanti, Presidente Confagricoltura, Ettore Nicoletto, Vicepresidente Federvini e Dino Scanavino, Presidente Cia Agricoltori Italiani.

I lavori, moderati dalla giornalista del Sole 24 Ore Micaela Cappellini, hanno preso il via con l’intervento di Paolo De Castro, Coordinatore S&D Commissione Agricoltura Parlamento europeo, con il quale sono state approfondite le misure studiate per supportare il settore l’agroalimentare nel complesso contesto conseguente alla pandemia.Priorità 1 per l’agroalimentare: le misure per l’emergenza. 

"La Politica agricola comune è uno dei capitoli legislativi più importanti del New Green Deal, il progetto lanciato dalla Commissione Ue per traghettare l’Europa verso l’abbattimento delle emissioni gassose nocive e contribuire concretamente alla lotta contro i cambiamenti climatici. Ma per integrarsi e risultare efficace nel quadro del Green Deal, con le sue declinazioni strategiche ‘Farm to Fork’ e ‘Biodiversity’ – ha spiegato Paolo De Castro, coordinatore S&D alla commissione Agricoltura del Parlamento europeo – questa politica sarà perfezionata e riformata nei prossimi due anni, per entrare in vigore nel 2023. Il nostro obiettivo, nel confronto inter-istituzionale con la Commissione e il Consiglio Ue, è stabilire nuove regole per il settore incentrate su sicurezza alimentare e tutela dei consumatori. Un impianto normativo, adeguatamente finanziato con le risorse del Quadro pluriennale 2021-2027 e del piano post-Covid ‘New Generation Eu’, che dovrà incentivare, e non penalizzare, i nostri agricoltori e le imprese dell’agroalimentare a produrre di più e con meno chimica inquinante".

E’ stato quindi affrontato il tema della crescita sostenibile nel comparto agricolo: in particolare, è stato il ruolo che un’agricoltura sostenibile sotto il profilo ambientale, sociale ed economico può giocare per il rilancio dell’economia nazionale ad essere oggetto di un confronto tra Andrea Bertalot, Vice Direttore Generale Reale Mutua, Matteo Giuliano Caroli, Professore ordinario economia e gestione delle imprese internazionali Università Luiss Guido Carli, e Massimiliano Giansanti, Presidente Confagricoltura.

“Reale Mutua è storicamente legata al mondo dell’agricoltura, e fin dalle sue origini lo protegge con soluzioni assicurative dedicate. Oggi questo mondo è attraversato da profondi cambiamenti e ha di fronte a sé nuove sfide a cui è importante poter dare nuove risposte” – ha dichiarato il Vice Direttore Generale di Reale Mutua Andrea Bertalot,– “Con AGRIcoltura100, l’iniziativa che abbiamo lanciato insieme al nostro partner storico Confagricoltura, andiamo ad ascoltare e mappare in modo strutturato i nuovi bisogni delle imprese agricole per sviluppare soluzioni innovative con cui continuare a proteggerlo con efficacia. Attraverso questa iniziativa Reale Mutua vuole sostenere il valore del settore e promuovere il contributo dell’agricoltura alla crescita sostenibile e alla rinascita dell’Italia dopo l’emergenza Covid-19.”

“Confagricoltura da sempre crede nell’innovazione finalizzata a un modello di sviluppo sostenibile, capace di valorizzare la qualità del prodotto, il capitale umano che c’è dietro e il patrimonio ambientale che rappresenta. Le imprese che per prime hanno investito in questa sfida sono diventate simbolo dell’agricoltura di oggi, capace di rispondere alle sempre maggiori attese da parte dei consumatori” ha sottolineato il Presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti. “Il mondo ci impone un ulteriore impegno in questa direzione: con Reale Mutua condividiamo parte di questo percorso, iniziando proprio dalle aziende, con l’obiettivo di diffondere il valore della sostenibilità a favore della collettività e dell’economia”.

Sostenibilità significa anche riduzione degli sprechi di cibo, filiere corte, packaging sostenibile, macrotemi tra più attuali per il settore: se ne è parlato con Giorgia Palazzo, Partner Expense Reduction Analysts, che ha offerto un quadro delle tendenze e delle proposte che stanno influenzando il mercato attuale e futuro, evidenziando che “il binomio innovazione e sostenibilità è un componente essenziale sia per la ripresa che per la valorizzazione del Made in Italy. La tecnologia è sempre più matura e meno costosa ed il mercato è sempre meno disposto a venire a compromessi sui temi di responsabilità sociale; il vero costo per le aziende è scegliere di non innovare e rischia di essere un costo altissimo”.

Lo sviluppo di una filiera complessa come quella agroalimentare pone le sue basi sulla valorizzazione della vocazione del territorio e su un’adeguata integrazione della filiera produttiva con i sistemi territoriali di pertinenza: se ne è parlato con Claudia Merlino, Direttore Generale Cia Agricoltori Italiani, che ha affermato: “L’emergenza Coronavirus e, in particolare, le restrizioni per arginarne la diffusione, hanno riportato l’attenzione sull’importanza dell’agricoltura e dell’agroalimentare, non solo quali settori produttivi essenziali alla sussistenza, ma anche strategici per l’economia del Paese. In tale contesto, si è andata rafforzando la centralità del cibo Made in Italy e, soprattutto, local, che ha spinto a una revisione dei processi di scambio, dal campo alla tavola, sempre più orientati alla realizzazione e allo sviluppo di sistemi produttivi a vocazione territoriale. La congiuntura socioeconomica scaturita dalla pandemia ha richiesto, dunque, il superamento delle relazioni ‘classiche’ per dare origine a vere e proprie ‘reti d’impresa territoriale’ che puntano su tipicità agricole e alimentari del territorio, sul coinvolgimento attivo dei suoi attori, dagli agricoltori ai consumatori, passando per commercio e logistica, ma anche per enti locali e mondo della ricerca. Ne rappresentano, infine, asset distintivi, la valorizzazione delle materie prime e di produzioni di qualità certificata, la promozione dell’e-commerce agroalimentare e lo sviluppo di iniziative legate al turismo esperienziale”.

Il focus del Food & Made in Italy Summit si è quindi spostato sul ruolo del packaging per una distribuzione alimentare sostenibile: a discuterne sono stati Stefano Lazzari, Consigliere Pro Food Italia, Ceo Sirap Group, Marco Omboni, Consigliere Pro Food Italia, Sales and Marketing Manager Isap Packaging, e Nicola Ballini, Consigliere Pro Food Italia, General Manager ILIP.

“La supply chain degli imballaggi, in particolare di quelli plastici, ha garantito nel periodo di lockdown la filiera agroalimentare senza rotture di stock adattando le proprie capacità produttive con picchi che nel mese di marzo hanno raggiunto anche il +40% con inevitabili e puntuali flessioni dei mesi successivi” ha sottolineato Stefano Lazzari, Consigliere Pro Food Italia, Ceo Sirap Group.

Marco Omboni, Consigliere Pro Food Italia, Sales and Marketing Manager Isap Packaging, ha invece evidenziato che “l’emergenza Covid ha messo in luce la necessità di valutare prodotti e materiali in chiave di sostenibilità globale, con particolare attenzione alla sicurezza del consumatore e con dati oggettivi alla mano: rispetto ad un approccio del genere, gli imballaggi monouso in plastica per alimenti hanno e avranno ancora molto da dire”.

“La Plastic Tax mette a rischio 3.000 aziende, con 50.000 dipendenti e 12 miliardi di fatturato” ha dichiarato Nicola Ballini, Consigliere Pro Food Italia, General Manager ILIP. “La plastica e gli imballaggi plastici in particolare, hanno bisogno di supporto per l’evoluzione che devono affrontare verso l’economia circolare; la Plastic Tax toglie ossigeno al settore e ne impedisce lo sviluppo, indebolendo il tessuto industriale nazionale”.       

Con l’Amministratore Delegato di Fiere di Parma Antonio Cellie è stato approfondito il ruolo delle fiere di settore per il rilancio del comparto: “Cibus è l’osservatorio e la piattaforma marketing di riferimento per il Made in Italy Agroalimentare grazie al quale Federalimentare riesce ad interpretare e – ove possibile – orientare la domanda del mercato internazionale. Dopo il Covid19 si delineano nel mondo mutamenti strutturali dei comportamenti di consumo alcuni dei quali favorevoli alla nostra offerta Food&Beverage” ha dichiarato Cellie. “Di questo si parlerà Cibus Forum il 2 e 3 settembre prossimi e ovviamente a Cibus il 4-7 maggio 2021”.

Il Food & Made in Italy Summit ha visto intervenire in chiusura di mattinata Teresa Bellanova, Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali,. “L'agricoltura italiana nel corso del lockdown ha dimostrato la propria centralità. Ora tocca riconoscerlo e non dimenticarlo. L'Italia la propria parte l'ha fatta ora tocca all'Europa” ha la ministra delle Politiche agricole Bellanova. "Il Governo ha riconosciuto la centralità dell'agricoltura stanziando all'interno del decreto Rilancio 1.150 milioni a favore del settore - ha spiegato la Bellanova -. A queste risorse vanno aggiunti i 460 milioni destinati all'esonero contributivo per sei mesi dei lavoratori del florovivaismo, della zootecnia, dell'apicoltura e delle birre artigianali. Ora un analogo riconoscimento deve venire dall'Europa che sia in sede di riforma Pac che nell'implementazione della strategia del Green Deal deve riconoscere il ruolo che gli agricoltori svolgono a favore della sostenibilità con risorse aggiuntive”.

Nel corso del Forum la ministra ha parlato anche della crisi del settore della ristorazione. “Ho promosso un incontro con il ministro Patuanelli e con i rappresentanti del settore a cominciare dall'Associazione Cuochi - ha detto ancora la Bellanova -. Si tratta di un lavoro interministeriale anche perché la ristorazione non rientra nel perimetro del mio dicastero, tuttavia mi stanno a cuore le sorti del settore horeca perché ne conseguono ricadute inevitabili sulla filiera agroalimentare. In particolare delle imprese e dei produttori, come quelli del vino made in Italy, che più hanno investito sulla qualità e su un posizionamento medio alto. Ma non solo. Per la crisi della ristorazione stanno pagando un duro prezzo anche il comparto ittico e quello dei salumi e formaggi. Tutto il comparto agroalimentare è coinvolto. E per questo sto cercando di promuovere il confronto alla ricerca di soluzioni”.

Vino e scienza, un sistema di intelligence online per contrastare falsi Amarone

Stop all'Amarone contraffatto in rete, grazie ad un sistema di intelligence online messo a punto dall'Università degli Studi di Trento. 






A tutela della denominazione scende in campo la scienza con nuovi sistemi informatici anti contraffazione come la tecnologia blockchain, software e algoritmi, per identificare siti web con presunti prodotti falsificati e eventuali illeciti nell'utilizzo di riferimenti alle denominazioni di origine.

Un’attività organizzata in ambito di anticontraffazione del vino è sempre più una necessità. Basti pensare che più del 10% dei consumatori, è indotto con l’inganno ad acquistare un prodotto falso con serie ripercussioni per il settore vitivinicolo italiano. La contraffazione avviene per lo più in Paesi extra UE dove, secondo i dati Equipo, l’Ufficio europeo che si occupa della tutela e della proprietà intellettuale, entro il 2022, si stima che un consumatore su due possa correre il rischio di acquistare un prodotto falsificato e ciò può avvenire in un punto qualunque del ciclo di produzione del vino. Spesso la contraffazione dei vini più pregiati avviene usando la bottiglia, l’etichetta e perfino il tappo originali, solo il contenuto non lo è. E' una notizia recente quella della scoperta di una grande truffa di falsi vini italiani pregiati venduti in una nota piattaforma online.

Prende così il via un protocollo di collaborazione appena firmato tra Università degli Studi di Trento, Consorzio Vini Valpolicella e Comando Regionale Trentino-Alto Adige della Guardia di Finanza. Si avvierà una sperimentazione che consentirà al Consorzio di attivarsi ulteriormente per sensibilizzare le proprie aziende associate a collaborare nell'identificazione di situazioni 'borderline' e a rischio e testare nuove tecnologie come la blockchain, un potente alleato del settore vitivinicolo rivolto al  controllo di tutto il ciclo di produzione del vino.

Si intensifica così l'attività di tutela della denominazione da parte del Consorzio che, a 2 anni dalla firma del protocollo di cooperazione con l'Ispettorato Centrale della Tutela della Qualità e della Repressione Frodi dei Prodotti Agroalimentari del Ministero delle Politiche agricole (Icqrf), ha contribuito con l'invio di 308 segnalazioni di casi sospetti di contraffazione di vini della Valpolicella, soprattutto Amarone, sul web.

giovedì 9 luglio 2020

Vino e ricerca, due vitigni autoctoni laziali entrano nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite. Grande esempio di biodiversità salvaguardata

Uva Giulia e Maturano nero, sono questi i vitigni, espressione del Frusinate, che dopo anni di ricerca a cura di Arsial, sono entrati nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite. Un terzo vitigno autoctono sarà iscritto in autunno. 

Uva Giulia e Maturano nero





Un risultato che è il compimento di un percorso intrapreso diversi anni fa, grazie al lavoro di Arsial, Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l'Innovazione dell'Agricoltura del Lazio. Uva Giulia e Maturano nero sono due vitigni autoctoni laziali inseriti dal Mipaaf nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite (DM del 09.06.2020 – pubblicato sulla GU n. 152 “Serie Generale” del 17.06.2020).

Le due varietà, espressione del Frusinate e originarie di un territorio compreso tra la Valle di Comino e quella del Liri, sono state iscritte nei registi su proposta di Arsial e Regione Lazio, al termine di un percorso durato circa sei anni, scandito da indagini storiche e analisi tecnico-scientifiche.

Questi vitigni hanno alle spalle una storia complessa, che riflette quella del territorio di origine, storicamente conteso tra i poli di attrazione di Roma e Napoli. Un territorio tornato alla ribalta nel panorama agroalimentare italiano grazie al lavoro di tante aziende giovani, che stanno avviando una nuova stagione dell’agricoltura locale, basata sulla riscoperta degli autoctoni e della tradizione.

Tutti e due i vitigni, già da tempo, sono anche esempi di biodiversità salvaguardata. Censiti e inseriti da Arsial nel Registro Volontario Regionale delle Risorse Genetiche a Rischio Erosione (L.R. 15/2000), che tutela la nostro agrobiodiversità regionale.

IL PERCORSO: DALLA BIODIVERSITÀ AL BICCHIERE

Il processo è iniziato oltre sei anni fa, con il rilevamento dei biotipi tramite censimento. L’iter è proseguito con le analisi molecolari, mirate a garantire l’effettiva autenticità degli autoctoni, escludendone la riconducibilità a vitigni conosciuti. Le fasi successive sono state, nell’ordine: i rilievi ampelografici e ampelometrici svolti secondo i novantuno parametri previsti dalla scheda OIV, le indagini storiche sul territorio e le microvinificazioni, attraverso le quali individuare i parametri enologici delle singole varietà.

I rilievi sono stati eseguiti presso alcune aziende detentrici dei vitigni a Pescosolido, Arce e Asperia. Le stesse aziende coinvolte nei rilievi hanno messo a disposizione le uve per le microvinificazioni, svolte presso la cantina del Crea Ve – Viticoltura e Enologia di Velletri (RM).

UVA GIULIA

L’Uva Giulia è un antico vitigno a bacca rossa, molto vigoroso, tipico della Valle di Comino e dell’area circostante. Viene coltivato soprattutto nei comuni di Pescosolido e Sora, su terreni pianeggianti o collinari, affacciati sulle Valle del Liri e su quella del Roveto. È caduto nell’oblio intorno agli anni Cinquanta per il progressivo abbandono delle campagne, sopravvivendo solo grazie all’impegno di pochi appassionati locali. Eppure, già da qualche anno, è al centro di una piccola rinascita, attenzionata da guide e wine writer.

In tutta l’area di produzione ne esistono circa 2000 ceppi. Questo vitigno ha caratteristiche particolari, quasi uniche rispetto ai suoi omologhi del territorio. Gli acini sono tendenzialmente piccoli e i grappoli stretti e di media lunghezza. Per corpo e robustezza è particolarmente indicato nella produzione di rossi strutturati, sia in purezza che mescolato in uvaggio.

All’esame visivo, il vino ottenuto dall’Uva Giulia presenta un colore rosso rubino molto intenso, con evidenti riflessi violacei. L’esame gustativo evidenzia un’alcolicità e una struttura acidica piuttosto buone, mentre il tannino ben bilanciato e una buona grassezza trasmettono al vino una complessiva rotondità. Dall’esame olfattivo emergono sentori di frutta rossa molto pronunciati, in particolare frutti di bosco, amarena e marasca. Il vino presenta, inoltre, sensazioni retro-olfattive persistenti e schiette.

MATURANO NERO

Il Maturano nero è coltivato quasi solo nel comune di Arce, ma le fonti storiche ne documentano la presenza in Val Comino, nel Sorano e nel Cassinate già nell’Ottocento.

La superficie coltiva a Maturano nero ammonta a circe tre ettari, quasi tutti un in aree pianeggianti. I suoi grappoli sono di media grandezza e gli acini hanno forma sferoidale, di colore nero-bluastro. Dalle sue uve, se vinificate in purezza, si ottiene un vino di colore rosso rubino scarico, tendente alla buccia di cipolla, con componenti aromatiche espresse mediamente con note fruttate e floreali. All’esame gustativo evidenzia una componente tannica ridotta e un’acidità non elevata, che lo rendono morbido e delicato, restituendo la sensazione di un vino complessivamente molto equilibrato.

LA PIATTAFORMA AMPELOGRAFICA

Grazie alla recente iscrizione nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite dei vitigni Uva Giulia e Maturano nero, cui seguirà quella nel Registro Regionale delle Varietà di Vite Classificate Idonee alla Produzione di Uva da Vino, la Regione Lazio ha incrementato ulteriormente la propria piattaforma ampelografica.

La piattaforma ampelografica è il fattore strategico più importante dell’intero comparto vitivinicolo.  Specie nel Lazio, dove la tanto invocata diversificazione produttiva deve essere calata in una realtà regionale composta da numerosi piccoli distretti viticoli, differenti per strutture aziendali e vocazionalità. Allo stato attuale, sugli oltre 18.000 ettari del “Vigneto Lazio” sono coltivati 79 vitigni diversi ammessi alla vinificazione (42 a bacca bianca, 34 a bacca rossa, 2 a bacca rosa e 1 a bacca grigia) con una percentuale di autoctoni che supera il 25%.

I vitigni autoctoni rappresentano per il territorio regionale un elemento di differenziazione qualitativa-organolettica del vino, ma anche uno strumento di valorizzazione turistica e di riscoperta socioculturale della zona geografica di riferimento. Spesso, la produzione di un vino unico, capace di caratterizzare inequivocabilmente un territorio, è la base necessaria per promuovere azioni di sviluppo locale, integrate con altri settori della filiera economica.

I vitigni autoctoni rivestono un valore strategico anche per il comparto bio, che impegna oltre il 13,2% dell’intero settore vitivinicolo regionale. Un settore chiamato a confrontarsi con una nuova criticità, quella riguardante la riduzione dei volumi di rame ammessi per ettaro, voluta dai Paesi del Nord Europa, che nel nostro territorio potrebbe causare una seria flessione delle produzioni, considerando la scarsa piovosità primaverile registrata nelle ultime annate.

LE PROSSIME ISCRIZIONI

In autunno, sempre su iniziativa di Arsial, il Mipaaf dovrebbe iscrivere nel Registro Nazionale un altro vitigno del Frusinate. Un autoctono a bacca nera conosciuto col nome di Ulivello nero, per il quale il ministero ha richiesto un cambio di denominazione.

Il vitigno, originario dei Monti Aurunci, era stato proposto per l’iscrizione assieme a Uva Giulia e Maturano nero. Sarà riproposto nella sessione di settembre-ottobre con la denominazione dialettale “Raspato nero n.” per l’approvazione definitiva.

Vino e ricerca, scenari economici prospettati dal Covid e strategie di ripartenza per il settore vitivinicolo del Sud

Uno studio di UniCredit ha esaminato gli impatti del Covid-19 sul settore vitivinicolo italiano e del Sud e le strategie da adottare per far ripartire un comparto dal forte impatto sull’economia del nostro Paese. 






Nel Mezzogiorno si produce il 24% del vino italiano con una qualità in continua crescita. Sono oltre 7.700 le aziende vitivinicole del Sud (Puglia, Campania, Calabria e Basilicata) che producono circa 1/4 del vino prodotto in Italia, con la Puglia che contribuisce per oltre il 20%, seconda solo alla Toscana (23%).

Di nuovi scenari economici prospettati dal Covid e delle strategie di ripartenza per il settore vitivinicolo del Sud si è parlato nell’ambito del Forum delle Economie Digitale organizzato da UniCredit in collaborazione con Vitigno Italia. All’incontro, moderato da Giorgio dell'Orefice, Giornalista de "Il Sole 24 Ore", hanno partecipato Annalisa Areni, Regional Manager Sud di UniCredit, Maurizio Teti, Direttore VitignoItalia, Riccardo Ricci Curbastro, Presidente Federdoc, Massimiliano Apollonio di Casa Vinicola Apollonio Srl e Paolo Cotroneo di Fattoria la Rivolta.

Durante la giornata Luigia Campagna, Industry Expert UniCredit, ha presentato lo Studio sul settore vitivinicolo del Sud con focus sugli impatti del Covid-19 e sulle strategie di rilancio.

Un territorio, quello del Sud, che secondo lo Studio di UniCredit presenta una elevata specializzazione nei vini da Tavola e si colloca al primo posto in Italia in tale segmento: la quota di produzione sul totale Italia è salita dal 35% del 2007 al 50% del 2019. Nell’area si conferma in crescita anche la produzione di vini di qualità, che rappresentano oggi circa il 10% della produzione nazionale: i vini certificati sono 92, di cui 65 DOP e 27 IGP, che hanno impatto considerevole sull’economia del territorio per un valore pari a circa 500 milioni di euro.

E’ la Puglia in particolare a puntare decisamente sulla qualità della propria produzione vitivinicola, classificandosi al secondo posto in Italia sia per la produzione di vini certificati (32 vini DOP e 6 IGP), dietro solo alla Toscana, sia per superficie agricola dedicata al biologico (23% del totale Italia) dietro alla Sicilia (24% del totale Italia). Anche per la Campania segnala un buon risultato sul fronte della produzione di vini certificati con 19 vini DOP e 10 IGP.

Un ruolo trainante per la crescita del comparto vitivinicolo del Sud è rappresentato anche dalle esportazioni che sono cresciute di circa il 60% negli ultimi 5 anni, incremento superiore alla media Paese (+26%). L’indagine mostra come tuttavia esistano ampi margini di sviluppo per l’industria vitivinicola delle regioni del Sud, dal momento che i vini dell’area contribuiscono solo per il 3,5% dell’export nazionale. E’ la Puglia, in particolare a contribuire per il 72% alla crescita dell’export dei prodotti vitivinicoli del Sud, seguita dalla Campania con il 25%.

Lo Studio di UniCredit ha esaminato anche gli impatti del Covid-19 sul settore vitivinicolo italiano e del Sud. Il mercato interno è atteso in contrazione, a seguito delle difficoltà del canale ho.re.ca. (hotel, ristoranti, bar, enoteche, ecc.), che da solo contribuisce per il 42% alla vendita dei vini sul mercato nazionale, e della minore capacità di spesa delle famiglie. Anche l’export, a cui va il 55% della produzione italiana, è previsto in contrazione per la crisi economica portata dall’attuale pandemia. I cali delle vendite più consistenti sono previsti per vini di gamma medio-alta e alta, spumanti e vini “innovativi”.

L’indagine evidenzia inoltre come le imprese del settore vitivinicolo italiano e del Sud, dal punto di vista reddituale e patrimoniale, nello scenario pre Covid contavano nel complesso uno stato generale di buona salute che potrebbe aiutare a contenere i prevedibili rischi di tensioni sul fronte della liquidità legati alla pandemia. Sono soprattutto le imprese di maggiori dimensioni o più strutturate quelle che potrebbero riuscire ad affrontare meglio le tensioni finanziarie legate alla pandemia.

Tra i cambiamenti a cui le imprese devono puntare per superare l’attuale momento, oltre al tema del rafforzamento dimensionale e della valorizzazione delle filiere produttive, necessario per affrontare meglio le tensioni sulla liquidità e gli investimenti legati alle trasformazioni in atto nel settore, lo Studio di UniCredit evidenzia come le strategie che le imprese devono mettere in atto per favorire strategie di ripartenza riguardano la costruzione e il rafforzamento di catene di valore di prossimità e la diversificazione dei mercati di sbocco e dei canali di vendita, incluso il potenziamento dell’e-commerce, che in questo periodo sta rivelando grandi potenzialità.

“Il comparto vitivinicolo del Sud è una delle più rinomate eccellenze del territorio – ha affermato Annalisa Areni, Regional Manager Sud di UniCredit - ma per le imprese del Mezzogiorno è fondamentale agire sul tema della dimensione, valorizzando anche l’intera filiera produttiva, al fine di non perdere posizioni competitive a causa del Covid-19 e per poter generare resilienza agli shock di mercato. Una opportunità viene anche dal commercio digitale perché consente anche ad aziende di dimensioni minori di raggiungere mercati ad alto potenziale. UniCredit sostiene il comparto con prodotti e servizi strutturati sugli specifici bisogni delle aziende del settore, finalizzati alla crescita e all’internazionalizzazione di ogni azienda della filiera, anche con iniziative come Easy Export grazie al quale abbiamo accompagnato più di 150 imprese del Sud ad accedere a nuovi mercati e che hanno aumentato il loro giro d’affari con l’estero del 24%”.

Fondamentale risulterà il ruolo delle Denominazioni del vino italiano

“La crescita registrata dalle Denominazioni di Origine e delle Indicazioni Geografiche del nostro Mezzogiorno d’Italia – ha sottolineato Riccardo Ricci Curbastro, Presidente Federdoc – attribuisce ai Consorzi di Tutela un ruolo determinante per la promozione della cultura del vino e del territorio. E’ quindi evidente che mai come in questo momento di estrema difficoltà il mondo consortile costituisca un fondamentale punto di riferimento e svolga un‘azione necessaria nel panorama delle Denominazioni, in grado di promuovere al meglio le nostre eccellenze vitivinicole , di proteggerle dalle numerose insidie che arrivano da più parti e di creare un fronte comune indispensabile per disegnare le strategie del prossimo futuro”.

Importante anche il compito delle iniziative e manifestazioni che da anni compongono il calendario degli appuntamenti dedicati al vino tricolore

“L’emergenza Covid sta determinando nuovi scenari anche per chi, come noi, organizza eventi legati all’enogastronomia di qualità – ha spiegato Maurizio Teti, Direttore VitignoItalia – al punto di portarci a rivedere in parte anche quello che è il nostro ruolo. Che non può più essere semplicemente quello di fornitori di un determinato format e di servizi che si esauriscono nello spazio temporale dell’evento stesso ma che ci impone un lavoro a 360° che ci veda impegnati durante l’arco dell’intero anno in un’assistenza continuativa nei confronti delle aziende. Con temi come sostenibilità e internazionalizzazione che più che mai diventano dei must da perseguire con estrema cura e professionalità”.

mercoledì 8 luglio 2020

Vino e ricerca, Salvare il legame del vino con la terra d’origine

Aumentare la consapevolezza e la comprensione scientifica degli impatti provocati dai cambiamenti climatici, ricercare soluzioni e opportunità nella direzione della resilienza, ridurre le emissioni di gas serra. Queste le tematiche che verranno affrontate grazie al progetto MEDCLIV che intende riunire i diversi attori della catena del valore della vite e del vino (VWVC) al fine di condividere il know-how, le idee, le soluzioni, le prospettive su questi problemi comuni.







Ha preso vita alla fine dello scorso anno MEDCLIV: “Mediterranean Climate Vine & Wine Ecosystem”. Il progetto, che coinvolge sei paesi europei, dal Portogallo a Cipro, con capofila la Fondazione Mach, risponde all’esigenza di far fronte alla problematica sempre più sentita del cambiamento delle condizioni climatiche in cui opera la filiera della produzione di uva e di vino, dal campo alla cantina, senza trascurare gli aspetti del forte legame che il vino esprime con il suo territorio, oggi messo alla prova dalle modifiche del contesto climatico proprio di ogni zona d’origine.

Il settore vitivinicolo è uno dei motori economici e culturali dei popoli Mediterranei. Nelle regioni in cui la coltivazione della vite fa parte del paesaggio agricolo e del patrimonio economico-sociale, i cambiamenti climatici possono influire pesantemente sul ciclo produttivo ed avere grandi ripercussioni sui abitanti. Occorre dunque pianificare strategie di adattamento e mitigazione.

Il progetto ha lo scopo di istituire delle piattaforme nazionali (hub), che si occupino di enucleare i problemi specifici, farli conoscere più in dettaglio, individuare le soluzioni, promuoverne la circolazione nella filiera produttiva. L’approccio sarà interdisciplinare, innovativo, e sarà impostato sull’organizzazione di “Living Labs”, laboratori “viventi” interattivi, su base nazionale o anche – come nel caso dell’Italia – sub-nazionale, dove contribuiranno al raggiungimento degli obiettivi i vari attori della filiera: non solo la sezione agro-enologica, ma anche, come si è detto, la ricerca (nel consorzio la gran parte degli enti sono istituti di ricerca, universitari e non), l’amministrazione, i portatori di interesse dei consumatori del prodotto finale, o anche di utenti, se – in senso più allargato – si considera la rilevanza della viticoltura nel paesaggio e il suo indotto.

Durante i suoi tre anni di durata MEDCLIV prevede momenti di confronto in cui tutti gli interessati saranno chiamati, con ruoli diversi, a partecipare; questi eventi formativi avranno lo scopo di costituire le singoleco munità, favorendo lo scambio di conoscenza. Naturalmente anche le aziende trentine, che esprimono un modello avanzato nell’ecosistema vitivinicolo nazionale, saranno invitate a partecipare con il loro contributo conoscitivo.

martedì 7 luglio 2020

Vino e ricerca, Valle della Loira, la rinascita del Sauvignon Gris: nuovi cloni in fase di studio

L’Institut Français de la Vigne et du Vin (IFV) ha avviato uno studio di preselezione per la produzione di nuovi cloni di Sauvignon Gris, vitigno diffuso nella Valle della Loira e sempre più apprezzato per regalare vini dalle grandi caratteristiche di corposità, complessità e armonia.







Un vino di successo il Sauvignon Gris della Valle della Loira, di cui stiamo assistendo una vera e propria rinascita, tanto che il sindacato vinicolo Haut Poitou, con il contributo finanziario di InterLoire ha chiesto all'IFV Val de Loire-Centre di avviare uno studio per indagare sulla diversità fenotipica di questo vitigno. Lo scopo sarà quello di determinare la possibilità di produrre nuovi cloni vista la scelta limitata di materiale clonale certificato (fino ad oggi è approvato solo il clone 917).

Il Sauvignon Gris è una mutazione del Sauvignon Blanc - vitigno che presenta una elevata variabilità intravarietale - caratterizzato dalla bacca rosata (ciò che i francesi chiamano "gris" o "grigio"). Si trova principalmente a Bordeaux, in particolare sulla sponda destra, e nella Valle della Loira, dove è chiamato Fié. Il Sauvignon Gris è forse l'uva meno conosciuta dell'intera denominazione vinicola di Bordeaux. La riscoperta di questo vitigno si deve a Jacky Preys, viticoltore della Valle della Loira e pioniere nel produrre un Sauvignon Gris in purezza, quando gran parte dei produttori lo utilizzavano solo in assemblaggio (in base alla legge francese del COA), perlopiù nella produzione di Bordeaux Blanc e nella denominazione Haut Medoc. Il Sauvignon Gris viene coltivato anche in alcuni paesi del Nuovo Mondo come Cile, Argentina e Nuova Zelanda. Come accennavo, la sua coltivazione negli ultimi anni è in continua crescita, e ciò fa pensare che stia diventando un vitigno alla moda.

Il presente studio fa parte di un progetto che mira anche al futuro della Valle della Loira, in quanto, anch'essa, come altre regioni, è sottoposta a condizioni climatiche che determinano una produzione di uva con bassi livelli di acidità ed aumento del grado alcolico. I nuovi cloni dovranno quindi rispondere a determinati requisiti per offrire ai viticoltori la possibilità di ampliare la coltivazione e la produzione di Sauvignon Gris. In tal senso, su richiesta del sindacato vinicolo Haut Poitou e con il contributo finanziario di InterLoire, l'IFV Val de Loire-Centre ha iniziato ad osservare la diversità fenotipica del Sauvignon Gris per tre annate al fine di determinare se vi fossero ceppi con comportamenti agronomici ben identificati.

54 accessioni al database vinicolo di Montreuil-Bellay, che rappresenta la diversità genetica intra-varietale del sauvignon gris nella Valle della Loira, sono state classificate in base alla loro fenologia (precoce o tardiva nelle fasi chiave, durata del ciclo, ecc.) e potenziali caratteristiche delle uve (grado alcolico, acidità totale, pH, peso della bacca). Questi follow-up agronomici sono stati integrati con osservazioni su altre 27 accessioni al database di Marigny-Brizay. Il confronto e la sintesi media delle 3 annate seguite (2016, 2018 e 2019) hanno permesso di isolare accessioni con comportamento relativamente stabile e diverse da altre accessioni dal punto di vista della loro fenologia e / o della loro maturità.

In totale, 22 individui che rappresentano la diversità fenotipica del sauvignon gris, saranno testati quest'inverno dall'IFV al fine di escludere qualsiasi positivo per le principali malattie virali della vite. L'obiettivo è mantenere una dozzina di accessi virus free per essere poi coltivati in un vigneto sperimentale per essere studiati e comparati con il clone 917 per almeno 5 annate. La fine di questa fase di preselezione aprirà la strada alla seconda fase di selezione finale di nuovi cloni che potranno essere approvati (materiale certificato) ed essere disponibili per il mercato entro dieci anni.

L’Institut Français de la Vigne et du Vin (IFV) dispone di ben 140 ricercatori ed ingegneri che lavorano nell'ambito specifico della vitivinicoltura. I campi di interesse sono ampelografia, studi agronomici, malattie della vite, enologia, microbiologia, processi di vinificazione, economia circolare, meccanizzazione ecc. Tutti i laboratori IFV sono ufficialmente riconosciuti idonei alla conduzione di prove agronomiche e di vinificazione. Le strutture con i relativi team multidisciplinari sono ubicati in 18 centri di ricerca collocati nelle principali zone a vocazione viticolo enologica della Francia e conducono sperimentazioni ed attività divulgative sulla base delle esigenze specifiche espresse dalle organizzazioni del settore. Come risultato, l’IFV gioca un ruolo chiave nel portare i risultati della ricerca nelle cantine e nei vigneti francesi.

IFV ha una notevole esperienza nei progetti europei: coordinatore di tre di essi, incluso il progetto tematico WINETORK sulle malattie della vite e sulla Flavescenza dorata (2014-2017), partecipa e ha partecipato a numerosi altri progetti europei quali: il network tematico Smart-AKIS sulle Tecnologie per la smart farming (2016-2018), EUCLID EU-CHINA Lever (2015-2019) ed INNOVINE che combina l’innovazione nella gestione di vigneti con la genetica per una viticoltura europea sostenibile (2013-2016). Ha inoltre partecipato ai progetti Winetech plus: Promotion of innovation and transfer of technology in the wine sector (2012-2015); PURE Innovative Crop Protection for Sustainable Agriculture (2011- 2015); TOPPS PROWADIS: Train Operators to Promote Best Management Practices and Sustainability (2012-2014).

lunedì 6 luglio 2020

Vino e marketing, etichetta: quando il design fa la differenza. E Vinitaly premia le migliori

Una questione di etichetta, sì perché quando si parla di strategie di comunicazione e promozione, la grafica di quello che è il vestito del vino è molto importante tanto da affermarsi come strategia vincente all'interno del packaging; strumento consolidato di marketing capace di influenzare positivamente il consumatore nelle scelte di acquisto. Vinitaly Design International Packaging Competition ha scelto le migliori premiando l'impegno delle aziende che investono in creatività e immagine.





Innovazione, tradizione e fantasia. Sono questi gli elementi che hanno fatto da guida nella creazione e progettazione delle etichette che hanno partecipato alla 24ª edizione del Vinitaly Design International Packaging Competition, il concorso organizzato da Veronafiere con lo scopo di evidenziare il miglior design complessivo di confezioni e bottiglie di vini, distillati, liquori, birre e degli oli extra vergine d’oliva e premiare l’impegno delle aziende nel continuo miglioramento della propria immagine.

Cinque esperti di livello internazionale, 14 categorie, 239 campioni, 37 riconoscimenti assegnati complessivamente. Inoltre altre 20 etichette selezionate saranno valutate durante il mese di luglio sui canali social di Vinitaly con lo scopo di coinvolgere il pubblico dei consumatori per renderli consapevoli dello sforzo e del contenuto creativo non solo del vino ma anche della sua etichetta e di tutto l’abbigliaggio di una bottiglia. 

Le selezioni si sono svolte il 18 giugno scorso con 239 campioni. Assegnati i premi e scelte le 20 etichette che saranno valutate nel mese di luglio sui social di Vinitaly. A vincere l'“Etichetta dell’anno 2020” è stato il vino Terre di Offida doc Passerina Passito "Anima Mundi" 2011 della Cantina dei Colli Ripani di Ripatransone (AP). Premio Speciale “Packaging 2020” va invece all’azienda agricola Santa Tresa di Vittoria (RG) e alla Brand Breeder di Pescara premio speciale "Immagine Coordinata 2020".

Come sottolinea Matteo Gelmetti, vicepresidente di Veronafiere spa, Veronafiere torna ad organizzare eventi fisici e lo fa con un appuntamento importante come il Vinitaly Design International Packaging Competition, dedicato a quell’aspetto fondamentale del marketing che è il modo di presentare i prodotti al mercato e ai diversi canali distributivi. Veronafiere è pronta a mettere a disposizione delle imprese tutti i servizi e gli strumenti di cui dispone e dà appuntamento al mondo del vino a wine2wine Exhibition, unico evento b2b nel 2020 che coniuga la presenza fisica dei buyer con quella digital, in programma a Verona dal 22 al 24 novembre.

I 239 campioni iscritti sono stati valutati da una commissione di esperti presieduta da Alessandro Marinella e composta da Paolo Brogioni (enologo), Alessandra Corsi (direttore marketing GDO), Cleto Munari (designer) e Chiara Tomasi (designer). Per Alessandro Marinella, presidente di giuria e rappresentante della quarta generazione della maison napoletana di cravatte famose in tutto il mondo, il packaging al giorno d’oggi è un aspetto fondamentale, perché l’acquisto non è più dato solo dall’esperienza organolettica del prodotto, sia vino, birra, olio, distillato o liquore, ma anche dall’impatto visivo che il consumatore ha al primo sguardo con l’articolo in sé e per sé. Per questo, serve coniugare innovazione e tradizione, e forse questa è la sfida più difficile, anche se sicuramente serve anche un po’ di fantasia. Senza dimenticare che l’aspetto del packaging che deve rispettare il valore del contenuto. Questa filosofia ha sicuramente guidato quest’anno, più delle scorse edizioni, la progettazione dei creativi i quali hanno realizzato le etichette vincitrici che si sono distinte proprio per essere riuscite a unire i tre elementi.

sabato 4 luglio 2020

Ricerca, alla scoperta di un patrimonio di conoscenze, mezzi e professionalità per il progresso dell’agricoltura italiana

Il Crea il più importante Ente italiano di ricerca sull'agroalimentare pubblica il volume “I Centri di ricerca del Crea”. La pubblicazione permette di scoprire i Centri di ricerca, 6 di filiera e 6 trasversali, presenti in maniera capillare sul territorio nazionale.





Il CREA presenta, il volume "I Centri di Ricerca del CREA" a cura di Carlo Gaudio (subcommissario CREA con delega all'attività scientifica). La pubblicazione permette di scoprire – per ognuno dei 12 Centri di ricerca, 6 di filiera e 6 trasversali, presenti in maniera capillare sul territorio nazionale - la ricchezza di istituti, conoscenze, mezzi tecnici e professionalità che il più importante Ente italiano di ricerca sull'agroalimentare mette a disposizione per il progresso della nostra agricoltura. 

Il volume ci svela, per ciascun Centro, un vero e proprio identikit, che restituisce un’immagine accurata del grande lavoro di ricerca svolto: dai punti di forza agli obiettivi scientifici, dai progetti in corso e futuri alle pubblicazioni ed ai brevetti prodotti. Senza dimenticare informazioni preziose come la distribuzione delle sedi con le relative aziende e strutture, il personale afferente e la situazione finanziaria.

Il quadro d’insieme – come ha spiegato Carlo Gaudio nel corso della presentazione del libro - evidenzia una ricerca multi ed interdisciplinare, in grado di sostenere l’agricoltura italiana nelle grandi sfide del nostro tempo dalla sostenibilità alla produttività, dalla qualità alla sicurezza alimentare, con un’attitudine alla concretezza, che viene da una storia illustre, risalente addirittura alla rete delle Stazioni Agrarie sperimentali, fondate da Cavour, primo e lungimirante ministro dell’Agricoltura del Regno d’Italia, in una visione pragmatica che privilegia la ricerca in campo, in tutti i sensi. 

Il CREA infatti, dispone di numerose aziende e campi sperimentali, proprio per svolgere i suoi studi in condizioni corrispondenti a quelle in cui operano gli agricoltori, facilitandone la loro applicabilità e la loro trasferibilità. Si tratta di un patrimonio di oltre 5.335 ettari, che colloca il CREA tra le prime aziende agricole d’Italia per estensione e certamente come la più importante dedicata alla ricerca.

Tra i Centri di ricerca, quello di vitivinicoltura, svolge attività di conservazione e valorizzazione del germoplasma viticolo nazionale. È altresì attivo negli studi chimici, biologici e sensoriali relativi alla trasformazione delle uve anche attraverso la valorizzazione della biodiversità dei microorganismi fermentativi. Tra gli obiettivi primari, promuove altresì tecniche colturali innovative volte a favorire la sostenibilità ambientale, ivi compreso il rapporto suolo-paesaggio-viticoltura, e alla sicurezza alimentare. In termini di sostenibilità, nello specifico, il Centro si muove ad ampio spettro attraverso i seguenti sotto-obiettivi:

1. Digitalizzazione in viticoltura (Conegliano, Arezzo, Turi) ed enologia (Conegliano, Asti, Velletri).
2. Perseguimento di pratiche viticole rispettose per dell’ambiente e della salute (Conegliano, Gorizia, Turi, Arezzo, Velletri).
3. Miglioramento genetico per ottenere vitigni resistenti da vino e da tavola (Conegliano, Arezzo, Turi, Velletri) e controllo/comprensione delle patologie emergenti (Conegliano, Gorizia).
4. Caratterizzazione dell’uva da tavola (Turi) e da vino (Conegliano, Asti, Velletri), attraverso sia il recupero di varietà tipiche/autoctone sia attraverso la definizione della migliore gestione dei nuovi materiali (Arezzo, Conegliano, Turi).
5. Identificazione di proprietà nutraceutiche e/o sensoriali delle uve/vino (Asti, Velletri, Conegliano), tracciabilità del prodotto (Conegliano, Turi, Asti e Velletri), certificazione del materiale viticolo e vivaistico (Conegliano, Turi) nonché microbiologico (Asti, Velletri).

venerdì 3 luglio 2020

Approvata legge che definisce, sostiene e valorizza i vigneti eroici e storici: Bellanova firma decreto con ministri Costa e Franceschni

Uscito finalmente il decreto che definisce i vigneti eroici e storici, un patrimonio produttivo ed ambientale da tutelare, valorizzare e sostenere. Ai vigneti eroici e storici è interamente dedicato, l'articolo 7 comma 3 del Testo Unico del Vino dove la vite e i territori viticoli vengono considerati patrimonio culturale. Il Decreto firmato dalla Ministra Teresa Bellanova di concerto con i Ministri Franceschini e Costa.





E’ ufficiale. I vigneti storici ed eroici italiani sono tutelati come bene comune e saranno oggetto di maggiori tutele in chiave di conservazione paesaggistica. Un traguardo decisivo che rende finalmente concreto il percorso atteso da tempo perché i soggetti interessati possono ora presentare alle Regioni di competenza le domande per il riconoscimento dei vigneti storici o eroici. I vigneti che saranno registrati avranno quindi maggiori opportunità di accesso a contributi per la preservazione e il ripristino. 

Come indica il Decreto, si definiscono eroici i vigneti che "ricadono in aree soggette a rischio idrogeologico, o situati in aree dove le condizioni orografiche creano impedimenti alla meccanizzazione, in zone di particolare pregio paesaggistico e ambientale, nonché i vigneti situati nelle piccole isole".

Sono considerati viceversa storici "quei vigneti la cui presenza, segnalata in una determinata superficie/particella, è antecedente il 1960". Vigneti la cui coltivazione è caratterizzata dall'impiego di pratiche e tecniche tradizionali "legate agli ambienti fisici e climatici locali, che mostrano forti legami con i sistemi sociali ed economici".

Nei cinque articoli la norma, accanto alla definizione, affronta e definisce i criteri per l'individuazione dei vigneti storici ed eroici, e quelli per la definizione delle tipologie degli interventi. Ad esempio, fatte salve le aree già individuate dai piani paesaggistici regionali, i vigneti eroici devono possedere almeno un requisito tra: pendenza del terreno superiore al 30%; altitudine media superiore a 500 metri sopra il livello del mare, esclusi quelli situati su un altopiano; sistemazione degli impianti su terrazze e gradoni; viticoltura delle piccole isole.

Per quanto riguarda i vigneti storici, sono individuati o dall'utilizzo di forme di coltivazione tradizionali legate al luogo di produzione, o per la presenza di "sistemazioni idrauliche-agrarie storiche o di particolare pregio paesaggistico".

Sono altresì considerati storici i vigneti dei paesaggi iscritti nel Registro nazionale dei paesaggi rurali di interesse storico, purché la viticultura costituisca la ragione dell'iscrizione e il vigneto costituisca la ragione principale che ne ha giustificato l'inserimento; quelli che afferiscono a territori che hanno ottenuto il riconoscimento di eccezionale valore universale dall'Unesco e il criterio di iscrizione nella lista è dovuto esclusivamente o in modo complementare alla viticoltura; quelli che ricadono in aree tutelate dalle leggi regionali o individuate dai piani paesaggistici per la tutela di specifici territori vitivinicoli.

"Da oggi finalmente possiamo contare su una legge che individua, sostiene e valorizza queste particolari e delicate categorie di vigneto e dunque i vignaioli e tutti coloro che ritenendolo un patrimonio di straordinaria importanza sotto il profilo storico, ambientale, produttivo, culturale, economico, lavorano per tutelarlo, preservarlo, consegnarlo alle muove generazioni", dice la Ministra Teresa Bellanova. "Questi cultori del nostro patrimonio ambientale, questi produttori potranno contare anche su specifiche risorse e mettere in  campo interventi finalizzati alla valorizzazione e promozione delle produzioni da viticoltura eroica o storica anche attraverso l'utilizzo di un marchio nazionale, che definiremo con un successivo provvedimento.

Soprattutto", conclude la Ministra, "anche con questo Decreto ribadiamo la rilevanza e l'eccellenza di un settore che rappresenta uno straordinario patrimonio di biodiversità e che, nei secoli, ha costruito e caratterizzato in modo evidentissimo il paesaggio italiano.

Saperi e competenze che vogliamo sostenere con determinazione, tributando a questi vignaioli il nostro grazie per il lavoro e lo sforzo quotidiani a difesa dei loro vigneti e di una storia che è patrimonio di tutti".