mercoledì 26 maggio 2021

Viticoltura rigenerativa, al via il primo simposio per presentare buone pratiche e conoscenze scientifiche per affrontare gli effetti del cambiamento climatico

Si terrà in Spagna il primo simposio sulla viticoltura rigenerativa dove verranno presentati pratiche e potenziale di questo nuovo modello produttivo nel campo vitivinicolo in grado di affrontare efficacemente gli effetti del cambiamento climatico. 




Esperti e viticoltori nazionali e internazionali si daranno appuntamento al primo simposio sulla viticoltura rigenerativa per condividere conoscenze ed esperienze relative a questo modello di produzione vinicola. L'evento, promosso dalla Famiglia Torres, una delle maggiori realtà vitivinicole spagnole, sarà trasmesso in streaming.

La viticoltura rigenerativa si basa sulla rigenerazione del suolo e sulla corretta nutrizione delle piante, incrociando le buone pratiche con le moderne conoscenze scientifiche. Importanti fenomeni come le fermentazioni, la solubilità degli elementi minerali e la degradazione della sostanza organica vengono studiati da questo metodo agronomico e presentati in forma semplificata agli agricoltori.

Il recupero della vita nei suoli imitando la natura è il tema scelto dalla Famiglia Torres per promuovere e celebrare il Primo Simposio sulla Viticoltura Rigenerativa. L'evento si svolgerà il 17 giugno, dalle 10.00 alle 13.00, al Vinseum de Vilafranca del Penedès, e sarà trasmesso in diretta streaming.

Le basi della viticoltura rigenerativa

Più i suoli sono vivi, più hanno la capacità di sequestrare la CO2 atmosferica e di conseguenza contribuire maggiormente a rallentare l'aumento delle temperature. A sua volta, l'accumulo di carbonio organico nel suolo dei vigneti contribuirà a migliorarne la salute, ad aumentarne la resilienza all'erosione e incrementare la loro capacità di far fronte alla siccità, poiché tratterranno meglio l'acqua, e favoriranno la biodiversità, creando un equilibrio ed ecosistema benefico per la vigna e il pianeta.

Partecipanti al Primo Simposio sulla Viticoltura Rigenerativa

Esperti ed enologi nazionali e internazionali condivideranno le loro conoscenze ed esperienze nella viticoltura rigenerativa per sensibilizzare sulla necessità di un cambio di paradigma nella gestione del vigneto , attraverso l' implementazione di pratiche rigenerative che aiutano a contenere la crisi climatica.

Tra i relatori, nomi come Daren J. Doherty, agricoltore australiano considerato uno degli esperti mondiali di Keyline, una metodologia che unisce conservazione dell'acqua e rigenerazione del suolo; Pilar Andrés, ricercatrice al CREAF (Centro di ricerca ecologica e applicazioni forestali), esperta in ecologia del suolo e biodiversità, e Francesc Font, agricoltore e ingegnere tecnico agrario, direttore di Agroassessor Consultors Tècnics e autore del libro «Arrelats a la terra: propostes per una viticoltura rigenerativa».

Il ruolo della Famiglia Torres

Da più di dieci anni la Famiglia Torres dedica sforzi e risorse per adattarsi al nuovo scenario climatico e contribuire a mitigarne gli effetti. Ottimizzazione energetica, valorizzazione della biodiversità, gestione dei rifiuti e continui progetti di ricerca, sono le azioni messe in campo per il rispetto ambientale. Con il programma Torres & Hearth, la proprietà ha conseguito l’ambizioso obiettivo di ridurre le emissioni di CO2 del 30% per bottiglia. Per compensare le emissioni di CO2 ha avviato diversi progetti come il rimboschimento della Patagonia cilena, l'applicazione delle tecnologie CCR (Carbon Capture Reuse) e altre pratiche rigenerative. Torres inoltre sta portando avanti un ambizioso piano agricolo per attuare pratiche rigenerative in oltre 500 ettari di vigneti biologici in Catalogna.

Miguel Torres ha spiegato che la viticoltura rigenerativa ha l'obiettivo di raggiungere un nuovo equilibrio basato sull'aumento della biodiversità e della materia organica in modo naturale, permettendo di catturare e fissare nel terreno la CO2 accumulata nella troposfera, contribuendo così a rallentare il riscaldamento globale. I vigneti con suoli rigenerati possono adattarsi meglio ai cambiamenti climatici e contribuire a mitigarne gli effetti. 

Questo simposio ha di fatto lo scopo di sensibilizzare i viticoltori e produttori di vino, in modo da  comprendere il potenziale di questo tipo di viticoltura che ha lo scopo ultimo di trasformare i vigneti in grandi pozzi di carbonio e fermare il riscaldamento globale. Insomma un passo fondamentale per la viticoltura del prossimo futuro.

Lessini Durello: al via la prima certificazione di biodiversità di territorio

Il Consorzio del Lessini Durello inizia un percorso unico in Italia. Sarà infatti la prima denominazione certificata “Biodiversity friend”. Il progetto innovativo certificherà l’integrità ambientale del comprensorio di produzione. Si rafforza il concetto di ecosistema che è legato alla variabilità degli organismi che lo abitano, e la sua salute è determinata dall’equilibrio tra tutte le forme viventi.





Il Consorzio del Lessini Durello ha intrapreso dal mese di maggio un importante percorso rivolto a certificare il rispetto di ogni viticoltore del comprensorio per l’ambiente circostante. Quella del Lessini Durello sarà infatti la prima denominazione ad ottenere, concluso l’iter, la certificazione “Biodiversity friend” per tutti i 400 ettari di vigneto a Durella. I Tecnici della WBA (World Biodiversity Association) affiancheranno il Consorzio per 3 anni; il primo sarà dedicato ai controlli documentali e sul campo per l’ottenimento della certificazione, mentre gli altri due saranno destinati al monitoraggio e a migliorare i risultati ottenuti. Dopo l’audit da parte dei tecnici di WBA, sarà Siquria SPA a siglare la certificazione come organismo di controllo.

Questo innovativo progetto ha come fine quello di certificare l’integrità ambientale del comprensorio: Il logo Biodiversity Friend potrà essere applicato sui materiali promozionali delle aziende in riferimento al territorio. I tre parametri che verranno studiati riguardano i tre cardini dell’ambiente che sono suolo, acqua ed aria. La misurazione è quella dell’impatto dell’agricoltura sull’ecosistema, a prescindere dal tipo di agricoltura applicata dal viticoltore. Il concetto di ecosistema è infatti legato alla variabilità degli organismi che lo abitano, e la sua salute è determinata dall’equilibrio tra tutte le forme viventi.

«Siamo veramente felici di intraprendere questo percorso in quanto siamo sicuri che andrà a sottolineare la grande attenzione dei nostri viticoltori nei confronti dell’ambiente. – dice Paolo Fiorini, presidente del Consorzio Lessini Durello e Monti Lessini – questa certificazione non parla solo di vigneto, ma ha come focus l’interazione tra uomo e ambiente che sarà al centro dell’agenda europea dei prossimi anni. Siamo i primi ad aprire questa strada e siamo certi che altri ci seguiranno.»

«Ritengo che la partnership tra Siquria e il Consorzio di Tutela Lessini Durello, per l’applicazione del protocollo Biodiversity Friend alla filiera del Lessini Durello DOC e del Monti Lessini DOC, sia anticipatrice di una visione da cui non si potrà tornare indietro – spiega Guido Giacometti, AD di Siquria SPA - coniugare la produzione agricola con la tutela dell’aria, dell’acqua, della fertilità dei suoli e del patrimonio genetico, garantendo all’agrosistema alti livelli di diversità biologica: in una parola, quella che oggi viene chiamata sostenibilità ambientale, economica e sociale. Questa certificazione, fondata su robuste basi tecnico scientifiche, è particolarmente rigorosa nel pretendere un miglioramento continuo delle performances ambientali delle aziende per poter mantenere la certificazione.»

lunedì 24 maggio 2021

Vino e tracciabilità, contrastare la contraffazione con l'analisi del DNA

Una ricerca dell'Università Cattolica ha indagato sull'utilizzo del DNA per contrastare la contraffazione del vino analizzando sia il monovitigno che il multivitigno. Lo studio su campioni prelevati nell'Oltrepò Pavese. Il lavoro pubblicato sulla rivista Food Control.




Il vino è uno dei prodotti agroalimentari più sofisticati al mondo. Come scrissi in un recente articolo, più del 10% dei consumatori, è indotto con l’inganno ad acquistare un prodotto falso con serie ripercussioni per il settore vitivinicolo italiano. La contraffazione avviene per lo più in Paesi extra UE dove, secondo i dati Equipo, l’Ufficio europeo che si occupa della tutela e della proprietà intellettuale, entro il 2022, si stima che un consumatore su due possa correre il rischio di acquistare un prodotto falsificato e ciò può avvenire in un punto qualunque del ciclo di produzione del vino. Spesso la contraffazione dei vini più pregiati avviene usando la bottiglia, l’etichetta e perfino il tappo originali, solo il contenuto non lo è. E' una notizia recente quella della scoperta di una grande truffa di falsi vini italiani pregiati venduti in una nota piattaforma online.

In tal senso si via via intensificando l'attività di tutela delle denominazioni, specialmente da parte di consorzi e cooperative, che grazie alla scienza riesce ad arginare questo fenomeno. Un team di ricercatori italiani, attraverso l'utilizzo del DNA, è riuscito a garantire per vero il contenuto di una bottiglia di vino. 

La tracciabilità di una bottiglia di vino lungo l’intera filiera vitivinicola, è il fattore determinante che ci può ricondurre a tutti i dettagli relativi al prodotto finito, alla sua provenienza geografica ed alla sua qualità. Ultimamente tra i metodi di tracciabilità disponibili, il DNA è di particolare interesse in quanto fornisce, nello specifico, la possibilità di riconoscere in modo univoco la varietà d'uva utilizzata nella produzione del vino. Già altri studi erano andati in questa direzione, ovvero supportando l'uso del DNA nella tracciabilità del vino. Fino ad oggi l'attenzione si era concentrata su condizioni controllate (livello di laboratorio o piccole cantine di produzione), ma la situazione può cambiare completamente quando si passa da realtà controllate a realtà non controllate e di solito su vini prodotti da una singola varietà di uva.

Gli scienziati dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza sono andati oltre, analizzando sia il monovitigno che il multivitigno, su campioni prelevati lungo tutta la filiera di una grande realtà cooperativa di produzione come Terre d'Oltrepò, nell'Oltrepò Pavese.

Nel presente studio è stata seguita l'intera filiera produttiva, per una produzione monovarietale (Pinot nero DOP) e polivarietale (Rosso Oltrepò TGI). Sono stati prelevati campioni dal punto in cui le uve sono state consegnate al produttore, dopo la pigiatura e la fermentazione, e dal vino preimbottigliato e imbottigliato.

I risultati supportano la fattibilità della tracciabilità del DNA dall'uva in consegna all'intero processo di fermentazione e attraverso le più comuni operazioni enologiche come la svinatura e la filtrazione. 

L'applicazione dei metodi più aggressivi (come il processo di termovinificazione) può aumentare la degradazione del DNA riducendo ma non ostacolando la possibilità di applicare il DNA a fini di tracciabilità. Una situazione diversa riguarda la conservazione del vino in serbatoi, nonostante le condizioni di temperatura e luce controllate, o in bottiglie dove la degradazione del DNA continua ad  influenzare la possibilità di applicare la tracciabilità.

Come riportato dai ricercatori sulla rivista Food Control, dove il lavoro è stato pubblicato, l'obiettivo della ricerca era dimostrare la fattibilità della tracciabilità del vino, non in laboratorio ma in condizioni di campo nelle condizioni incontrollate di una grande cantina cooperativa. È stato possibile identificare la cultivar dell'uva per entrambi i tipi di vino lungo tutta la filiera, nonostante i processi di produzione impegnativi tra cui svinatura, filtrazione e termovinificazione (portando il pigiato ad alte temperature prima della fermentazione). Era un po' più difficile identificare le cultivar con il vino multi-varietà - ma ancora fattibile - soprattutto se la proporzione delle varietà di uva che entravano nel processo di produzione era sconosciuta.

Dopo una conservazione prolungata del vino in serbatoi o bottiglie, la scomposizione del DNA ha reso l'identificazione della cultivar molto più impegnativa, ma i ricercatori affermano che potrebbe essere affrontata modificando i metodi utilizzati per estrarre il DNA dai campioni.

È possibile accedere alla ricerca qui .

giovedì 20 maggio 2021

Vino patrimonio comune, al via il progetto per una maggiore conoscenza degli elementi che caratterizzano l’autenticità del vino

Federvini e Alleanza Cooperative Agroalimentari firmano il progetto Vino patrimonio comune volto a una maggiore conoscenza degli elementi che caratterizzano l’autenticità del vino.




Un vino autentico, per il quale è accertata in termini tecnici la tipicità e la corrispondenza con il territorio di origine, è sinonimo di rispetto verso le attese dei consumatori e di garanzia per le relazioni commerciali. È da questa esigenza di autenticità, diffusa in Italia e più in generale nel panorama europeo, che parte il progetto Vino Patrimonio Comune, per offrire in primo luogo una risposta alle esigenze delle Aziende associate e, più in generale, uno strumento a disposizione degli operatori del settore vitivinicolo.

Il legislatore europeo ha sviluppato da tempo la banca dati isotopica con finalità di controllo nel settore vitivinicolo: tale strumento, implementato e gestito dalle Autorità nazionali di controllo degli Stati membri UE, non è tuttavia consultabile dagli operatori privati.

Nel settore privato – sempre su base europea – alcune insegne del commercio hanno avviato progetti di profilazione delle caratteristiche analitiche dei vini per tutelare principalmente i propri interessi contrattuali.

I percorsi avviati sino ad oggi, pertanto, o non sono consultabili dagli operatori privati o, quando promossi dal settore privato, prevedono la proprietà dei dati in capo a soggetti diversi dai produttori di vino: la mancanza di dati e riferimenti condivisi rispetto alla banca dati a cui tali sistemi privati attingono, aggiunge incertezze sulle rilevazioni.

Da queste considerazioni hanno preso spunto le imprese associate di Federvini e di Alleanza delle Cooperative Italiane-Agroalimentare, unite nell’esigenza di sviluppare percorsi comuni per garantire l’autenticità delle proprie produzioni.

L’idea ha mosso i primi passi con la vendemmia 2020, durante la quale, grazie alla collaborazione delle Aziende e delle Cooperative aderenti sono stati effettuati i primi campionamenti dall’Università di Parma, partner scientifico dell’iniziativa. È stato così possibile realizzare la “Banca Dati isotopica mosti/vini per la vendemmia 2020” costituita da dati relativi agli isotopi stabili dell’ossigeno e dell’idrogeno di campioni di mosti e vini provenienti da varie località italiane. La banca dati sarà progressivamente implementata per poter disporre di uno strumento sempre più performante e completo.

Sandro Boscaini, Presidente di Federvini dichiara: “Valore e autenticità: è da queste due parole che siamo partiti ed è a questi due aspetti che il nostro progetto guarda. L’appuntamento odierno offre una bellissima testimonianza: stiamo posando la prima pietra di una casa comune, che nasce sotto l’impulso dei nostri Associati, ma la cui porta è aperta sin d’ora a tutti. Il nostro auspicio – anzi il nostro invito – è che nel progetto possano presto riconoscersi altri nostri colleghi, che possano aderire più enti ed organismi scientifici per lavorare insieme alla valorizzazione e tutela dell’autenticità del vino”.

Il Coordinatore del settore vitivinicolo dell’Alleanza Cooperative Agroalimentari Luca Rigotti dichiara: “L’obiettivo di questo importante progetto è raggiungere un più elevato livello di conoscenza delle nostre produzioni vitivinicole territoriali, un percorso che ci consente di mettere a disposizione delle associate uno strumento di autocontrollo e di maggiore consapevolezza. Consideriamo la firma di oggi – ha proseguito Rigotti – il punto di partenza di un’iniziativa e di una strada ambiziosa, che riteniamo necessaria perché in grado di contribuire alla maggiore tutela ed alla valorizzazione dei vini sui mercati”.  

martedì 18 maggio 2021

Viticoltura sostenibile, al via il progetto per la qualificazione e promozione delle filiere vitivinicole nelle Aree Protette del Mediterraneo

Con la partecipazione del CREA Viticoltura ed Enologia, prende il via OENOMED per la qualificazione e promozione delle filiere vitivinicole nelle Aree Protette del Mediterraneo. Webinar di lancio del progetto giovedì 20 maggio, ore 10, presso la sede UTICA di Tunisi. In presenza e online.




È possibile produrre vini biodinamici in un’ottica di sostenibilità ambientale, mantenendo i sapori e i gusti della tipicità mediterranea e sviluppando al contempo un marchio di qualità per le PMI delle Aree Protette, che le renda competitive sui mercati internazionali? Questo è l’obiettivo del progetto OENEMED che punta alla qualificazione e alla promozione di filiere vitivinicole di PMI delle aree protette del Mediterraneo, valorizzando le specificità del territorio e adottando innovazioni green di processo e di prodotto. 

Di tutto questo si parlerà nella Conferenza stampa internazionale per il lancio del progetto, organizzata dalla Chambre National Syndicale des Producteurs de Boissons Alcoolisées (CNSPBA-UTICA), che si svolgerà il 20 maggio a Tunisi dalle ore 10 (ora italiana: UTC +2) e sarà arricchita da interventi strategici e scientifici, forniti dai relatori dei 4 Paesi mediterranei aderenti al progetto.

 OENOMED è un progetto di cooperazione transfrontaliera sostenuto dal programma ENI CBC MED, che riunisce 4 Paesi mediterranei, Tunisia, Italia, Francia e Libano attraverso 12 istituti di ricerca, sui temi della vitivinicoltura e delle aree protette. Il CREA partecipa con un team di ricercatori coordinato da Pasquale Cirigliano del CREA Viticoltura ed Enologia. 

La pressione dei consumatori, sempre più consapevoli delle sfide ambientali del settore vitivinicolo, la domanda di vini biologici e di vini cosiddetti “green”, che continua ad aumentare imponendosi sul mercato, e le richieste di politiche verdi stanno orientando i produttori verso modalità organizzative e produttive più ecologiche, spingendo le PMI del settore a puntare sulla sostenibilità e sulla qualità anche per l’impossibilità di competere in termini quantitativi con le grandi cantine. 

OENOMED aiuterà le PMI vitivinicole (raggiungendo fino a 7.000 PMI nei 4 paesi partecipanti) a diventare “verdi”, sostenendole a beneficiare delle qualità e delle caratteristiche naturali uniche delle aree protette del Mediterraneo. 

Tale sostegno si manifesterà concretamente attraverso l'implementazione di soluzioni tecnologiche e organizzative in grado di migliorare l'efficienza, la qualità e la sostenibilità della produzione con l'obiettivo di costruire reti di imprese mediterranee del settore vitivinicolo e definire strategie commerciali comuni, sfruttando le reti ambientali delle Aree Protette. 

Il formato della conferenza è misto: in presenza e online con trasmissione diretta sulla pagina Facebook del progetto. 

Per partecipare: Zoom; ID: 837 13814627; Codice: 888883 

Per ulteriori informazioni sul progetto, visitare il sito web www.enicbcmed.eu/projects/oenomed

giovedì 13 maggio 2021

Eventi vitivinicoltura, torna Giugno Slow: focus narrativo incentrato sulle relazioni tra l’essere umano e la vite

Torna Giugno Slow a La Maddalena. Con il claim Vite e vite, racconto di…vino la manifestazione, con il sostegno di Slow Food Italia e la collaborazione di Slow Wine, racconterà l’intreccio tra la vitis vinifera e le vite vissute da chi, prendendosene cura, si è reso protagonista dei cambiamenti dei paesaggi e della storia dei luoghi. Dal 25 giugno al 23 luglio nella meravigliosa cornice dell’arcipelago sardo.






Si è rimessa in moto la macchina organizzativa di Giugno Slow, la manifestazione che si svolgerà dal 25 giugno al 23 luglio nella suggestiva cornice dell’Arcipelago di La Maddalena, in Sardegna. Un mese di incontri e degustazioni, in modalità digitale e in presenza, presentazioni di produttori e prodotti e, ovviamente, occasioni per conoscere la ricca gastronomia dell’arcipelago.

Giugno Slow è promosso dal Comune di La Maddalena, Slow Food Gallura e Istituto Garibaldi, insieme alla Federazione Italiana delle Associazioni Sarde in Italia (FASI). Per l’edizione 2021, l’evento conta sul sostegno di Slow Food Italia e sulla collaborazione della redazione della guida Slow Wine.

L’obiettivo di Giugno Slow è portare all’attenzione delle comunità residenti e dei tanti frequentatori o residenti affettivi, il tema della sostenibilità e della valorizzazione del patrimonio culturale legato alla tradizione gastronomica in territori delicati e fragili come possono essere le piccole isole italiane. Queste, infatti, oltre a essere mete balneari, sono veri e propri scrigni di biodiversità naturale e culturale spesso interconnessi in modi strabilianti.

Partendo dal tributo al più illustre abitante dell’Arcipelago, Giuseppe Garibaldi, che col suo ingegno ha trasformato gran parte dell’Isola di Caprera in una azienda agricola, l’evento accende i riflettori sui temi della produzione e della trasformazione sostenibili e di prossimità. Proprio per innescare una virtuosa azione di sensibilizzazione, già dall’edizione del 2019 è nato il contest Food for Change: A Tavola con Garibaldi, una gioiosa competizione che sfida cuochi e barman aderenti a ripensare l’uso delle materie prime, a partire da provenienza, metodi di preparazione e sprechi lungo la filiera del cibo. Guida del contest è la “dispensa di Garibaldi”, ovvero un vademecum delle produzioni agricole, ricavato da un’attenta ricerca storica su ciò che Garibaldi produceva a Caprera e che amava mangiare.

Il focus narrativo di Giugno Slow 2021 è incentrato sulle relazioni tra l’essere umano e la vite. Vite e vite, racconto di…vino è il claim di questa edizione, proprio per raccontare l’intreccio tra la vitis vinifera e le vite vissute da chi, prendendosene cura, si è reso protagonista dei cambiamenti dei paesaggi e della storia dei luoghi. Come Garibaldi, che nel lontano 1864 ha promosso l’arrivo di alcuni vitigni a Caprera affinché mettessero radici sulle sponde isolane. Una storia interrotta con l’abbandono dell’agricoltura nell’Arcipelago e che oggi può rappresentare lo spunto per un nuovo inizio.

Il calendario delle quattro settimane, oltre al contest, presenta incontri con i produttori e Laboratori del Gusto, con un programma di appuntamenti pensato sia per la partecipazione in presenza, in sicurezza per piccoli gruppi, sia per la massima diffusione digitale, attraverso le dirette streaming sul sito di Giugno Slow. Per rendere maggiormente coinvolgente l’esperienza dei Laboratori del Gusto digitali, gli organizzatori distribuiranno, in una serie di locali dell’Arcipelago, speciali kit di degustazione per ogni appuntamento. I kit potranno essere prenotati e ritirati in sicurezza, per godersi la degustazione scegliendo liberamente la propria location, semplicemente connettendosi al sito dell’evento.

Per informazioni e dettagli www.giugnoslow.it

mercoledì 12 maggio 2021

Vino: Gdo, biologico e sostenibilità, al via i webinar di Veronafiere

Veronafiere mette al centro la Grande Distribuzione Organizzata. Il 20 maggio due webinar sul mercato del vino e su biologico e sostenibilità. Doppio appuntamento in vista di Vinitaly Special Edition (17-19 ottobre) e B/Open (9-10 novembre).



 

La Grande distribuzione organizzata al centro di un doppio appuntamento di approfondimento organizzato da Veronafiere, con focus di Vinitaly dedicato al mercato del vino e di B/Open sul binomio fra biologico e sostenibilità, alla luce dell’evoluzione delle vendite e della centralità che ha assunto la gdo negli ultimi 14 mesi. L’appuntamento dei webinar è per giovedì 20 maggio: alle ore 11 riflettori puntati su «Biologico e sostenibilità: insieme nella GDO» e alle ore 12 approfondimento su «Il vino nella Grande Distribuzione tra riaperture e ripartenza dell’economia».

Gli incontri digitali rientrano nell’ambito di una serie di webinar che Veronafiere ha programmato come avvicinamento a Vinitaly Special Edition (17-19 ottobre) e a B/Open, rassegna sul Bio food and natural self-care (9-10 novembre), entrambi eventi in presenza a Veronafiere. 

Il webinar di Vinitaly (20 maggio, ore 12). La chiusura, totale e parziale, del canale Horeca (bar, ristoranti e affini) ha spinto le vendite di vino nella grande distribuzione (+6% fra aprile 2020 e marzo 2021), per un totale di 800 milioni di litri secondo il panel IRI Gdo+Discount+On Line (on line delle insegne distributive più Amazon). Cosa accadrà nei prossimi mesi, quando si tornerà progressivamente a una nuova normalità? E come dovranno comportarsi le cantine interessate a inserirsi nel segmento della Gdo o che vorranno optare per la multicanalità (Gdo e Horeca)?

Questi aspetti saranno affrontati nel webinar di Vinitaly in programma giovedì 20 maggio alle ore 12 dal titolo: «Il vino nella Grande Distribuzione tra riaperture e ripartenza dell’economia». L’apertura dei lavori, moderati da Luigi Rubinelli, sarà affidata a Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere. Interverranno fra i relatori: Virgilio Romano di IRI, che presenterà i dati più recenti sul mercato del vino nella Gdo nel primo quadrimestre del 2021; Alessandro Masetti, responsabile Grocery di Coop Italia; Gianmaria Polti, responsabile Beverage di Carrefour Italia; Pietro Rocchelli dello Studio di consulenza Maurizio Rocchelli Srl; Mirko Baggio, responsabile Vendite Gdo Italia di Villa Sandi Spa per Federvini, e un rappresentante di Unione Italiana Vini. 

Il webinar di B/Open (20 maggio, ore 11). Il legame fra biologico e sostenibilità è sempre più stretto, grazie a consumatori sempre più responsabili e attenti al percorso produttivo dalla terra alla tavola. Il webinar «Biologico e sostenibilità: insieme nella Gdo», in programma giovedì 20 maggio alle ore 11, vuole approfondire come la grande distribuzione coniughi entrambi gli aspetti a partire dal layout, dall’offerta dei prodotti organic e nella comunicazione.

Il webinar è organizzato nell’ambito di «It’s Organic», progetto di promozione del prodotto biologico, approvato e co-finanziato dalla Unione Europea e presentato da due organizzazioni di riferimento per i produttori bio, l’italiana Organic Link e la polacca Polska Ekologia.

All’appuntamento digitale, moderato da Cristina Lazzati, direttore responsabile di Mark Up e Gdoweek, interverranno, tra gli altri, Marilena Colussi (MC), Mario La Viola (Crai), Dominga Fragassi (Pam) e Nicola Tarricone (Despar).

Per registrarsi al webinar di Vinitaly: www.vinitaly.com/it/webinar

Per registrarsi al webinar di B/Open: www.b-opentrade.com/webinar

giovedì 6 maggio 2021

Vino e cambiamento climatico, la Toscana guarda alla resistenza del Cabernet Franc

L'aumento delle temperature e le annate più calde stanno spingendo con convinzione i viticoltori in Toscana a piantare più Cabernet Franc piuttosto che Merlot e Cabernet Sauvignon. 




E' principalmente quella parte della Toscana cosiddetta dei Supertuscan, divenuti celebri nel panorama enologico internazionale negli anni 80, dove si concentrano questi vini frutto di quel rinascimento enologico che ha visto la regione puntare più sulla qualità che sulla la quantità. Vini destinati ad affascinare perché figli di un innovativo taglio bordolese; principalmente Cabernet Sauvignon, Merlot, Petit Verdot e/o Cabernet Franc, assemblati ad arte in percentuali tali da garantire vini compositi, sfaccettati ed armonici e con una complessità difficile da raggiungere se vinificati con un vitigno monovarietale. In un articolo apparso su The Drink Business Andrea Franchetti della Tenuta di Trinoro e Axel Heinz della tenuta di Ornellaia ci parlano delle loro esperienze e dell'utilizzo strategico del Cabernet Franc in situazioni di clima estremamente caldo.

Secondo Franchetti il Cabernet Franc è un ottimo ingrediente in Toscana a ragione del fatto che una maggiore esposizione al sole sta trasformando il suo potenziale per produrre un eccellente vino varietale autonomo. Il Cabernet Franc è ricco e complesso, e la varietà è molto più durevole del Merlot nell'attuale contesto caratterizzato dal cambiamento climatico. Non si esclude che in futuro il Cabernet Franc sostituirà il ruolo del Cabernet Sauvignon, come uva rossa principale in l'Italia. Di sicuro Franchetti ha il Cabernet Franc nel cuore, e a ragione, visto che a testimoniarlo sono proprio i tre cru di Cabernet Franc che produce in purezza in pochissimi esemplari. 

Bisogna considerare che molti dei vini rossi più costosi della Toscana sono composti da miscele di Cabernet Sauvignon e Merlot come l'Ornellaia e il Saffredi. Il direttore della tenuta di Ornellaia, Axel Heinz, ha però evidenziato che il Merlot ora fatica sempre di più ad adattarsi al caldo intenso e alla siccità ed un sempio è stato dato dall'annata 2017.

La sofferenza del Merlot è innegabile purtroppo, dice Heinz, che ha dichiarato di avere un po' di Merlot piantato su terreni sabbiosi che però non beneficia delle influenze delle temperature più fresche proprie di queste zone, che hanno un'altitudine più elevata e più vicini al mare. Il cambiamento climatico ha plasmato la recente strategia di reimpianto all'Ornellaia ed ora si tende a ridurre la percentuale di Merlot a favore del Cabernet Franc e del Cabernet Sauvignon quando avrà inizio la prossima fase di reimpianto. 

Il Cabernet Franc ha una notevole capacità di resistere anche a un clima estremamente caldo. Riesce a mantenere molta della sua portanza aromatica e complessità. All'Ornellaia è stato la chiave del successo di annate calde come il 2003 o il 2009. L'azienda ha di fatto recentemente investito notevoli risorse nella sperimentazione di varietà a maturazione tardiva. La tenuta ha preso in affitto un vigneto piantato a Montepulciano, che si comporta molto bene nelle condizioni più calde. Insomma il Cabernet Franc, un giorno, potrebbe entrare nei grandi vini di Ornellaia.

mercoledì 5 maggio 2021

Vino e cambiamento climatico, nasce in Francia vigneto sperimentale per varietà straniere resistenti a siccità. Allo studio anche Fiano e Negroamaro

Nasce nel sud della Francia il primo vigneto sperimentale per varietà straniere resistenti alla siccità per far fronte ai cambiamenti climatici ed in particolare alla siccità. 32 varietà tra cui Fiano e Negroamaro.






La Camera dell'Agricoltura del Gard ha comunicato che è stato impiantato un vigneto sperimentale a sud di Nîmes con 32 varietà straniere per testarne la resistenza alla siccità, tra queste anche il vitigno Fiano e Neogroamaro insieme all'Assyrtiko dalla Grecia e varie varietà georgiane. Il progetto fa parte di un programma sperimentale in corso che verifica per l'innovazione nella regione francese.

Il vigneto in futuro arriverà a coltivare fino a 64 varietà diverse, con l'obiettivo di incoraggiare i viticoltori locali ad includere le varietà nei loro vigneti. Nessuna delle varietà piantate nella sperimentazione è attualmente ammessa come IGP Gard. Bisognerà quindi attendere affinché anche queste nuove varietà siano integrate del disciplinare di produzione insieme a quelle recentemente introdotte, nove in tutto, nell’elenco delle varietà utilizzate per la produzione di vini. 

Si tratta delle varietà: Artaban N, Cabernet blanc B, Cabernet cortis N, Floreal B, Muscaris B, Soreli B, Souvignier Gris B, Vidoc N e Voltis B., note per essere resistenti alla siccità e alle malattie crittogamiche. Consentono un minor ricorso a prodotti fitosanitari pur corrispondendo alle varietà utilizzate per la produzione dell’indicazione geografica protetta e non modificano le caratteristiche dei vini dell’indicazione geografica protetta.

"La riduzione dei trattamenti disponibili per le piante e l'adattamento ai cambiamenti climatici sono le due principali sfide che i nostri viticoltori devono affrontare", ha affermato l'ente di agricoltura la scorsa settimana. Nel 2019, quasi un terzo (30%) della produzione è andato perso a causa della siccità, mentre il 2020 è stato il più caldo dall'inizio dei record e i record di siccità sono già stati battuti quest'anno.

lunedì 3 maggio 2021

Verona capitale del vino: Vinitaly guida la ripartenza del mondo delle fiere

Vinitaly guida la ripartenza del mondo delle fiere. Il Mipaaf plaude alle iniziative di Veronafiere. Si instaura partnership reciproca per mettere in campo azioni coordinate a sostegno del settore vitivinicolo.




Verona capitale del vino. Il Ministero plaude alle iniziative di Veronafiere. Bisogna ripartire e farlo nel modo migliore possibile, ha commentato Gian Marco Centinaio, sottosegretario di Stato nel governo Draghi al ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali con delega al settore vitivinicolo, che ha incontrato questa mattina i vertici di Veronafiere, ribadendo che il Ministero vuole esserci. Vuole essere essere vicino alle fiere, al mondo del vino e a Veronafiere, che con Vinitaly ha creato un brand a livello nazionale e internazionale che ha trasformato Verona nella capitale del vino. 

Nel corso della riunione, a cui hanno partecipato il vicepresidente di Veronafiere Matteo Gelmetti e il direttore generale Giovanni Mantovani, si è discusso della ripartenza del mondo delle fiere dal 15 giugno, dopo il lungo periodo di chiusura legato alla pandemia. In particolare, l’attenzione si è focalizzata sulle manifestazioni di Veronafiere in Italia: Operawine, grand tasting di Vinitaly con Wine Spectator, in programma il 19 giugno e Vinitaly Special Edition, con gli Stati generali del Vino, primo evento per la ripresa dei contatti commerciali in presenza dal 17 al 19 ottobre, che ha l’obiettivo  di riunire istituzioni, associazioni di filiera e aziende, coinvolgendole in un progetto di sistema che rappresenta il primo evento business del 2021 dedicato al settore vitivinicolo per poi ripartire con slancio verso il 54° Vinitaly, dal 10 al 13 aprile 2022. 

Secondo Centinaio, proprio in vista di questa edizione straordinaria della manifestazione, è necessario mettere in campo azioni coordinate a sostegno del settore. La priorità è aiutare innanzitutto i produttori di vini di qualità, che a causa delle chiusure di ristoranti e bar, ne hanno risentito più di tutti.

L’occasione dell’incontro di questa mattina è stata anche la partecipazione del sottosegretario Centinaio alla presentazione del progetto per il Museo del Vino. 

Il vicepresidente di Veronafiere Matteo Gelmetti ha ricordato come Verona sia tra le dieci Great Wine Capitals mondiali, il network internazionale creato per promuovere l’enoturismo. «Vinitaly ci vede presenti mediamente con 40 eventi all’anno sui mercati di Nord Europa, Asia, Russia, Nord e Sud America», sottolinea Gelmetti. «Anche in passato, nei momenti difficili del mercato, Veronafiere si è sempre rivelata al centro del sistema, esprimendo un ruolo determinante, e garantendo alle aziende tutti gli strumenti di riscatto e di rinascita derivanti dal know how espresso dal grande sistema di promozione che Vinitaly rappresenta in Italia e sui mercati internazionali. Per questo, guardiamo con molto interesse il progetto di realizzare, proprio nell’area fieristica, un Museo nazionale del vino. Una iniziativa culturale che potrà valorizzare la vocazione enoturistica della città, con tutte le conseguenze positive in termini di indotto». 

In giugno sono in programma anche Vinitaly Design international packaging competition (11 giugno), Vinitaly 5 Star Wines The book (16-18 giugno) e i corsi della Vinitaly International Academy (20-23 giugno). A questi appuntamenti si aggiungono quelli all’estero: dopo Vinitaly Russia a Mosca (23 marzo) e San Pietroburgo (25 marzo) e Vinitaly Chengdu in Cina (3-6 aprile), va in scena a Shenzhen, sempre in Cina, a giugno (8-10) la seconda edizione in presenza di Wine To Asia. A settembre, Vinitaly è a Pechino (13-17) e poi in Brasile, per Wine South America (22-24).