venerdì 29 novembre 2019

Vino e ricerca, scoperto il percorso biochimico che genera l'acidità nell'uva

Un team di ricerca australiano ha individuato l'enzima responsabile nella produzione dell'acido tartarico, il più importante acido presente nell'uva e nel vino. La scoperta potrebbe aiutare l'enologo nella gestione dell'acidità dei vini senza costose aggiunte di acidi organici. I risultati della ricerca pubblicati sul Journal of Biological Chemistry.


Ricercatori dell'Università di Adelaide in Australia, hanno scoperto un passaggio chiave nella biosintesi dell'acido tartarico naturalmente presente nelle uve da vino, grazie all'identificazione ed alla determinazione della struttura di un enzima che ne permette la produzione.



L'acidità è uno dei parametri fondamentali per la qualità del vino. Quando il suo tenore risulta essere  insufficiente, e questo a causa, in larga misura, di maturazioni eccessive, è necessario l'intervento dell'enologo, attraverso l'usuale pratica dell'acidificazione del mosto e del vino, ottenuta aggiungendo acidi organici, naturalmente presenti nell'uva o nel vino, in modo da variare gli equilibri chimici e gustativi del vino, una pratica questa, nella gestione dell'acidità dei mosti e dei vini, regolamentata dalla legislazione europea e di altri paesi produttori. Ovviamente questa pratica genera dei costi molto alti che vanno ad incidere sul prezzo finale del vino. L'acido tartarico è il più importante acido presente nell'uva conferendo al vino un pH basso, influenzando molti aspetti della qualità di un vino, come colore, gusto, stabilità microbica e potenziale di invecchiamento.

Alla ricerca hanno partecipato il professor Chris Ford ed il dottor John Bruning, cristallografo proteico ed enzimologo della School of Biological Sciences and Institute for Photonics and Advanced Sensing, dell'Università di Adelaide in Australia.

Lo studio ha permesso di identificare l'enzima determinandone la sua struttura cristallina tridimensionale, attraverso l'utilizzo di raggi X ad alta potenza. E' stato così possibile definire il meccanismo biochimico che si svolge all'interno dell'acino. Ora basterà modificare questa struttura con l'intervento della biotecnologia in modo da alterare le proteine da cui è costituito l'enzima per modificare i livelli di acido tartarico nell'uva.

Questa recente scoperta segue un precedente studio del 2006 in collaborazione con l'Università della California Davis. Questa prima ricerca ha individuato un'enzima responsabile del percorso che porta dalla vitamina C (acido ascorbico) all'acido tartarico. I ricercatori di fatto scoprirono che la biosintesi dell'acido tartarico nell'uva da vino utilizza questo acido come precursore, rappresentando un insolito destino metabolico per la sua degradazione.


Link alla ricerca pubblicata sul Journal of Biological Chemistry

mercoledì 27 novembre 2019

Vino e sostenibilità: si va verso uno standard nazionale

Vino e sostenibilità. Se ne è parlato al workshop “La filiera della Sostenibilità, dal produttore al retailer. Riflessioni dalla prospettiva dei giovani produttori”, organizzato dall’Associazione dei giovani imprenditori vinicoli italiani nell'ambito di wine2wine. 







“Come UIV stiamo lavorando con il Ministero delle Politiche Agricole per arrivare a definire uno standard nazionale di sostenibilità che metta in condizioni tutte le aziende vitivinicole del Paese di accedere a pratiche sostenibili in maniera semplice, controllabile e, soprattutto, comunicabile al consumatore”.

Con queste parole Paolo Castelletti, segretario generale di Unione Italiana Vini, ha introdotto il workshop organizzato da AGIVI “La filiera della Sostenibilità, dal produttore al retailer. Riflessioni dalla prospettiva dei giovani produttori” che si è tenuto in occasione della due giorni di wine2wine, il forum internazionale sul wine business che si è svolto il 25 e 26 novembre a Verona.

Il mondo del vino di oggi richiama spesso alla sostenibilità, ma come evitare parole vuote di contenuto per dare invece sostanza concreta a questa tematica? Alla domanda hanno risposto con esempi concreti e virtuosi Marja Aho, Responsabile del progetto di sostenibilità “Alko’s Green Choice” – Alko Monopolio Finlandese; Enrico Gobino, direttore Marketing e membro del Consiglio di Gestione di Mondodelvino SpA e il collega Luca Chiusano, responsabile Ricerca e Sviluppo di Mondodelvino SpA, moderati da Chiara Giannotti, responsabile della comunicazione di AGIVI.

Il diretto impatto economico del cambiamento climatico sul wine business ha contribuito a rendere urgente il rivolgere l’attenzione verso scelte ecologicamente sostenibili, per cui si è cercato di individuare una visione aziendale lungimirante che riuscisse ad abbracciare gli aspetti sociali della sostenibilità mantenendo la wine value-chain. “A noi giovani spetta il compito di individuare pratiche e strade che diventino perseguibili e applicabili, partendo dalla formazione di tecnici e professionisti del settore”, ha sottolineato Federico Terenzi, presidente di AGIVI, all’apertura dei lavori.

Si è partiti dalla prospettiva della filiera più prossima al consumatore da parte di Marja Aho, responsabile del progetto di sostenibilità “Alko’s Green Choice” azienda che ha introdotto sei simboli Green Choice nelle marcature dei prodotti che parlano dell'impegno dei produttori di bevande nello sviluppo ambientale e sostenibile.

Dopo un breve excursus dell’attuale quadro normativo, delle certificazioni volontarie e di cosa i produttori possono aspettarsi dalle istituzioni nell’imminente futuro da parte del Direttore Marketing di Mondodelvino Spa, Enrico Gobino, il collega Luca Chiusano, responsabile Ricerca e Sviluppo di Mondodelvino SpA ha presentato il Progetto condotto in collaborazione con “Eco-innovazione” sull’implementazione del modello dati di Mondodelvino Spa. Un modello in grado di calcolare, con standard internazionalmente riconosciuti, sia l’impatto ambientale dell’organizzazione che l’impatto ambientale dei prodotti.

martedì 26 novembre 2019

Vino e export, Italia festeggia il traguardo di dieci record storici

L’export del vino italiano si prepara a festeggiare a fine anno il traguardo di dieci record storici consecutivi, con un controvalore di 6,36 miliardi di euro e una crescita del 2,9% sul 2018. A wine2wine anticipate tutte le stime dell’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor.






Il computo finale sull’andamento del mercato del vino è stato anticipato dalle stime dell’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor su base doganale nel corso di wine2wine l’evento di formazione e networking targato Vinitaly in corso a Veronafiere.

Un quadro che consolida il vino del Belpaese al secondo posto tra le superpotenze enologiche mondiali (la Spagna, terza, perderà quasi il 7%) ma che lo allontana da una Francia sempre più leader grazie a un balzo commerciale fissato a +7,8% consentendole così di superare per la prima volta la soglia dei 10 miliardi di euro di export.

Secondo l’Osservatorio, che ha analizzato i trend dei primi 7 Paesi esportatori (Francia, Italia, Spagna, Australia, Nuova Zelanda, Cile, USA) incrociando i flussi dei 10 principali Paesi mondiali della domanda, il 2019 chiuderà in positivo per il commercio del vino italiano ma ancor più a livello globale. L’incremento import delle ‘sette sorelle del vino’, nonostante l’incertezza sui dazi e le crisi congiunturali, sarà infatti del 3,6%, con punte di eccellenza di Nuova Zelanda (+10,2%) e Cile (+5,8%) mentre virano in negativo anche Australia (-0,3%) e Usa (-3,7%).

«L’osservazione dei mercati ci restituisce una fotografia altamente competitiva del settore – ha detto il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani –; una competizione cresciuta in maniera direttamente proporzionale a un business sempre più decisivo per le economie dei singoli Paesi. Il nostro compito è portare valore aggiunto al prodotto-Italia attraverso un’innovazione di processo e di sistema in grado di alzare le quote del nostro mercato. Come Vinitaly, sarà importante l’incremento di buyer statunitensi e cinesi previsti per la prossima edizione, in cui si avvierà tra l’altro il progetto Impact factor, che prevede un’interazione con le imprese per ottimizzare i flussi dei buyer, anche grazie alla tracciabilità garantita dalle nuove tecnologie».

La performance italiana indica ampi spazi di miglioramento, a partire dal prezzo medio (in calo del 2%) fino a una maggiore reattività sui mercati emergenti e a una minor dipendenza da piazze storiche sempre più mature (Germania e Regno Unito).

«Inutile dire che la partita si gioca soprattutto in Asia – ha proseguito Mantovani –, dove vogliamo essere decisi e decisivi. Infatti, col nostro partner cinese abbiamo costituito una società compartecipata, la Shenzhen Baina International Exhibition, per l’organizzazione di WineToAsia, in programma dal 9 all’11 novembre 2020 nel nuovo quartiere fieristico Shenzhen World».

La prima edizione di WineToAsia, evento b2b, prevede la partecipazione di 400 espositori e si configura fin dall’inizio di respiro internazionale, con una presenza di aziende italiane, europee ma anche dalla Cina e dal Nuovo Mondo, coinvolgendo anche le principali imprese delle tecnologie protagoniste a Enolitech.

Per il responsabile dell’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor, Denis Pantini: «Il 2019 vede un ulteriore incremento dell’export di vino italiano, con aumenti significativi nei mercati come il Giappone dove l’accordo di libero scambio con l’Unione Europea ha permesso una facilitazione degli scambi. Il tutto in uno scenario di mercato che all’opposto è dominato da rigurgiti protezionisti e guerre commerciali che non giovano affatto alla crescita dell’export, Italia compresa. Se infatti è assodato come lo sviluppo del commercio internazionale permette una crescita del Pil e dei redditi, è altresì dimostrato come il consumo di vino sia fortemente sensibile al variare dei redditi: dove questi crescono, il consumo aumenta in misura più che proporzionale e viceversa. In buona sostanza, il rischio che sembra emergere per i prossimi anni è quello di un rallentamento generale del commercio internazionale di vino che necessariamente interesserà anche i nostri vini».

Complessivamente il made in Italy è dato in rassicurante recupero con i suoi vini fermi (+3,3%), mentre gli sparkling – protagonisti dell’exploit negli ultimi anni – ‘rallentano’ a +5,8%, per effetto anche della contrazione in UK. Il calo del prezzo penalizza infine gli sfusi (-10%). Nel dettaglio, la domanda di vino italiano vedrà il Giappone campione di crescita, con un aumento a valore di oltre il 17% a quasi 200 milioni di euro, seguito dalla Russia – in forte ripresa (+11,1%) anche dopo la buona performance dello scorso anno – e dal Canada con +6,2%.

Bene gli Usa (+5%), primo mercato al mondo con una chiusura prossima a 1,8 miliardi di euro, anche se l’incremento sarà inferiore alla media import generale (+7,5%) e soprattutto al +11,4% della Francia (vicinissima ai 2 miliardi di euro), condizionata però in positivo dalla corsa al prodotto in fase di pre-dazi aggiuntivi, che si faranno sentire specie sulla fascia media dei rossi e sui rosè soprattutto a partire dai primi mesi del 2020.

Virano in negativo la Gran Bretagna (-2,8%), per effetto di una decisa diminuzione della domanda di sparkling italiani, la Svezia (-0,8%) e la Cina (-3,8%), dove però il Belpaese farà meglio della media import del Dragone grazie a un buon recupero nella seconda parte dell’anno.

lunedì 25 novembre 2019

Sostenibilità Sociale nella Wine Industry al centro di wine2wine, principale forum italiano dedicato al business del vino







Al via wine2wine, parte oggi a Verona il principale forum italiano dedicato al business del vino. Organizzata da Verona Fiere la manifestazione si articolerà in un denso programma, con due giorni interamente dedicati al marketing e alla comunicazione del vino. Decine di mini convegni dove i relatori devono condensare le informazioni in pochissimi minuti. Durante il Forum Italiano della Wine Industry, produttori vinicoli e professionisti del settore hanno l’occasione di aggiornarsi sui più recenti trend nel mondo del vino.

Sarà anche un un momento per fare rete; la manifestazione scaligera è infatti pensata per incoraggiare il networking tra i produttori e la vasta gamma di esperti che operano lungo la value chain del vino. Grande spazio anche alla sperimentazione con laboratori studiati per fornire strumenti pratici, best practice e metodi innovativi, nuove idee su come promuovere e ampliare il proprio wine business, sfruttando i più attuali canali di comunicazione: siti web, app, social network, blog, vlog, podcast e stampa. Oltre alle finalità informative, spazio dedicato anche al business con incontri B2B e la promozione dell’export del vino italiano.

Ma il tema centrale di questa edizione sarà la sostenibilità, da tempo una delle principali preoccupazioni dell’agenda globale. Tuttavia, come la maggior parte delle parole che stanno sulla cresta dell’onda e suscitano discussione su un grande pubblico, la sua popolarità rischia di renderla priva di sostanza. Quest’anno, infatti, wine2wine intende incoraggiare nella Wine Industry anche l’instaurarsi di una leadership lungimirante che abbracci concretamente una definizione di sostenibilità più completa, che sappia porre gli aspetti sociali al centro della questione.

La prima sfida da affrontare è che la sostenibilità, nel contesto del settore vitivinicolo, è diventata sinonimo dei suoi soli aspetti ecologici. Il cambiamento climatico ha avuto un effetto diretto sull’economia: questo ha quanto meno contribuito a rendere impellente l’esigenza di affrontare gli aspetti ecologici della sostenibilità. I vini organici, biodinamici e sostenibili hanno attirato l’attenzione a livello globale tanto tra i produttori quanto tra i consumatori, diventando il centro delle discussioni sulla sostenibilità in molti forum sulla Wine Industry. Ma la sostenibilità non dovrebbe essere cercata esclusivamente nei suoi aspetti ecologici: il suo significato si estendo molto oltre a questo.

Insomma, cosa si intende per sostenibilità sociale nel contesto dell’industria vinicola? Da un lato, si tratta di avere consapevolezza riguardo gli impatti – sia positivi che negativi – che il wine business ha lungo tutta la catena di valore del vino. Le aziende vinicole e i professionisti del settore dovrebbero adottare misure per mitigare la vulnerabilità al rischio sociale ed evitare i danni provocati dalle pratiche professionali. È fondamentale sottolineare che la sostenibilità sociale non deve essere contrapposta alla redditività, bensì come un suo completamento e potenziamento.

I professionisti del vino possono e devono fare anche più di questo. La sostenibilità sociale consiste altresì nel coltivare pratiche commerciali per la promozione dell’integrazione e del benessere sul lavoro. Per tutti gli operatori del settore, ciò significa unirsi e cooperare affinché la comunità vinicola diventi più inclusiva, diversificata, democratica, equa e coesa. Con questo impegno, acquisiremo anche maggiore credibilità nella conservazione del ricco patrimonio culturale del vino e nella sua condivisione con una sempre più varia comunità globale.

Vino e scienza: nuovi orizzonti per tracciabilità e autenticità

La scienza apre nuove strade per la certificazione dell’origine geografica e della qualità del vino. A Wine Track in campo tutti gli sviluppi in materia di tecniche di analisi, norme e metodi, che consentono e garantiscono l'identificazione e l'autenticazione dei vini e delle bevande alcoliche.


Sotto l'alto patrocinio dell'OIV ed organizzato congiuntamente dalla Society of Chemical Experts of France (SECF) e dall'Unione degli enologi di Francia  - sezione Champagne-Ardennes, si è svolta a Reims, lo scorso 15 novembre la giornata scientifica e professionale di Wine Track® 2019.




Nuovi orizzonti per la tracciabilità e l'autenticazione del vino. Wine Track® 2019 ha riunito gli attori del settore vitivinicolo per presentare e condividere le azioni necessarie a garantire la sicurezza dei prodotti vitivinicoli lungo tutta la filiera produttiva dall'origine delle uve fino alla loro trasformazione in bottiglia e commercializzazione. Nella giornata sono state affrontate nuove soluzioni per certificare che un vino abbia tutti i requisiti basilari per essere un prodotto che, partendo da una condizione di assoluta qualità, fornisca anche sicurezza alimentare, territorialità e rispondenza con quanto dichiarato in etichetta a tutela del consumatore.

Obbiettivi questi che si affiancano ad una prospettiva normativa e di mercato, sia da un punto di vista tecnico scientifico, ovvero attraverso contributi che consentano di conoscere e identificare i procedimenti e i metodi più adeguati per il controllo della tracciabilità, sia per quanto riguarda la contraffazione e la frode; quando parliamo di tracciabilità infatti, non ci si riferisce solo a quella cartacea, che non presenta i requisiti di attendibilità, ma quella frutto della ricerca scientifica che posa su solide basi tecniche.

La comunità scientifica ha elaborato vari metodi oggettivi per la rintracciabilità dell’origine di un prodotto che si basano su parametri che tengono conto del clima, del suolo e di eventuali tipologie di fertilizzanti che influenzano la composizione chimica e fisica del prodotto, distintive degli areali di origine. Attualmente, le tecniche isotopiche, sono quelle che hanno permesso di sviluppare un’efficace studio sulla tracciabilità dell’origine geografica dei vini e sino ad oggi l’analisi degli isotopi stabili è stata ampiamente utilizzata per ottenere informazioni sulla provenienza geografica e biologica di un determinato vino. Di fatto gli isotopi costituiscono una vera e propria impronta digitale che si trasmette dal terreno al vino. Il mondo della ricerca rappresentato a Wine Track, ha scoperto inoltre che le analisi isotopiche non tradizionali degli oligoelementi mostrano che ogni vino ha un suo codice isotopico naturale ed allo stesso modo altri isotopi come ad esempio l'azoto possono fungere da marcatore geografico. 

Il coordinatore scientifico dell'OIV, Jean-Claude Ruf, ha poi evidenziato che l'OIV è da tempo coinvolto in questi settori, in particolare attraverso l'istituzione di standard internazionali relativi alla definizione di prodotti, alle pratiche enologiche e, in particolare, la considerazione della sicurezza dei consumatori e il mantenimento del carattere autentico dei vini e delle loro qualità organolettiche e regole di etichettatura. L'OIV inoltre definisce gli standard di tracciabilità e origine nonché quelli analitici di controllo.

Grande attenzione è stata data infine alla Blockchain, per molti correlata con i Bitcoin, o più in generale con le virtual currency o le transazioni finanziarie. In realtà la Blockchain può dare risposte assolutamente innovative anche sul piano della creazione di un nuovo sistema di relazioni interamente basato su un nuovo concetto di fiducia. Una prospettiva che mette questo innovativo sistema al servizio della supply chain per disporre di nuovi strumenti in grado di garantire la migliore tracciabilità alimentare nella prospettiva di assicurare nuovi livelli di sicurezza alimentare e food safety.

Insomma la Blockchain, come nuovo concetto di trust, metterà in chiaro le zone d'ombra lungo tutta la filiera che non sono in grado di garantire ai produttori, ai retailer e ai consumatori la qualità e l’affidabilità di tutti i passaggi, stabilendo di fatto una situazione di Fiducia che dia chiare garanzie a tutti gli attori della filiera in merito alla qualità del lavoro svolto e al rispetto delle regole e dei diritti di tutte le imprese e di tutti coloro che direttamente e indirettamente lavorano a questa filiera.

Se ancora oggi la filiera del vino è caratterizzata da una gestione cartacea: tutti i passaggi sono controllati e registrati con documenti tradizionali. L’approccio Blockchain parte dal lavoro dei vitivinicoltori che attraverso un semplice SMS attivano il percorso della filiera già nel momento della vendemmia. Tutti i movimenti successivi verranno registrati su una piattaforma comune basata appunto sulla Blockchain che contribuiscono ad arricchire il patrimonio di informazioni su quanto è avvenuto e su chi ha svolto le varie attività: dall'origine delle uve, alla vinificazione ed imbottigliamento fino alla commercializzazione. 

Controllare e verificare tutti i passaggi della filiera sarà semplicissimo, in quanto l’informazione che è all’origine della supply chain della filiera del vino può essere verificata e controllata sia dagli altri componenti della filiera sia dai consumatori finali che, grazie a questa soluzione, possono accedere a questi dati anche dal loro smartphone, magari nel momento in cui stanno consumando il prodotto in un ristorante.

giovedì 21 novembre 2019

Vino e sostenibilità, la risposta di Franciacorta, Cava e Champagne

Adattamento ai cambiamenti climatici, cura del territorio, innovazione. Franciacorta, Cava e Champagne - bollicine di eccellenza - rispondono alla crescente esigenza di una produzione di vino sostenibile. A Simei tre best practice a confronto e le prospettive delle politiche nazionali ed europee per una gestione green delle pratiche in vigneto e dei processi di cantina.






Sostenibilità a tutto campo al centro del convegno a cura di Unione Italiana Vini “Bollicine e sostenibilità: la risposta di Franciacorta, Cava e Champagne”, svoltosi ieri nell'ambito di Simei, la più importante fiera internazionale dedicata alle tecnologie del vino, in corso dal 19 al 22 novembre 2019 a Fiera Milano-Rho.

“La sostenibilità è un argomento centrale nel mondo viticolo ed enologico, anche perché questo settore si sta dimostrando il più sensibile, il più pronto e preparato ad affrontare un percorso così complesso. Il concetto di “sostenibile” va visto dal punto di vista ambientale, sociale ed economico. Questa è la sfida che abbiamo di fronte e che molte realtà italiane ed estere stanno già affrontando con i giusti strumenti, anche in vista della nuova politica agricola comunitaria (PAC), che mette la sostenibilità, misurabile a livello di performance, al centro degli obiettivi da perseguire e che legherà gli interventi finanziari al raggiungimento dei medesimi. Per questo motivo Unione Italiana Vini continua a lavorare con le istituzione per la definizione di uno standard unico nazionale sulla sostenibilità del comparto vitivinicolo”.

Così Paolo Castelletti, Segretario Generale di Unione Italiana Vini, ad introdurre il workshop che ha visto confrontarsi sul tema Arturo Ziliani - Amministratore Delegato Guido Berlucchi; Eva Plazas Torné - Enologo di Cavas Vilarnau; Pierre Naviaux - Responsabile del progetto per lo sviluppo sostenibile del Comitato interprofessionale per il vino champagne; Roberta Sardone - Ricercatrice Centro Politiche e Bio-Economie del CREA e Michele Alessi - Dirigente Ufficio Vitivinicolo del Mipaaft.

Ad aprire il dibattito Arturo Ziliani, che ha raccontato le azioni messe in campo dalla sua azienda, con l’apertura all’agricoltura biologica, e spiegato l’innovativo progetto ACADEMIA BERLUCCHI, moderna agorà dove personalità provenienti da ambiti diversi si confrontano per stimolare e condividere pensieri e proposte su tematiche legate alla sostenibilità, alla cura del territorio ed all’innovazione, per una visione di un domani più sensibile e resiliente.

L'adattamento ai cambiamenti climatici nell'agricoltura mediterranea vista dal campo è stato il tema affrontato da Eva Plazas Torné, che ha raccontato la serie di misure sostenibili messe in atto a Vilarnau - dalla riduzione dei consumi di energia e acqua all’eliminazione della plastica - e che hanno valso alla cantina la certificazione di “Wineries for Climate Protection” (WfCP) da parte della Federazione spagnola del vino (FEV), riconoscendo l’impegno dell’azienda allo sviluppo sostenibile e alla lotta ai cambiamenti climatici.

Dalla Spagna alla Francia, Pierre Naviaux ha raccontato come sin dagli anni ‘80, convinti che produrre nel pieno rispetto dell’ambiente sia un dovere per una denominazione di origine controllata di così grande notorietà, Champagne si sia mobilitata per mettere in atto soluzioni volte a proteggere l'ambiente, sviluppando tre piani d'azione per orientare la filiera verso una viticoltura ecologica: il piano acqua, il piano biodiversità e il piano carbonio.

La sostenibilità per il settore vitivinicolo a livello normativo e istituzionale è stato al centro dell’intervento di Roberta Sardone del CREA, che ha posto l’accento su quali sono i vincoli e le opportunità sul tema rispetto alla nuova PAC. Tutte le politche UE, per il periodo post 2020, si dovranno infatti ispirare a un approccio di sostenibilità e la politica agricola europea sta diventando un banco di prova di questo approccio.

A chiudere il convegno Michele Alessi che ha spiegato come il MIPAAF stia lavorando alla definizione di una norma nazionale unica sul vino che stabilisca regole certe e condivise in termini di sostenibilità e che copra tutto il ciclo produttivo, dalle operazioni colturali in vigna alla commercializzazione. L’obiettivo è la creazione di un standard unico, che integri il sistema di qualità nazionale di produzione integrata (SQNPI) con “best practices” in vigna e in cantina e il monitoraggio delle emissioni di CO2 (impronta carbonica) e i consumi di acqua (impronta idrica). Le aziende saranno valutate e certificate da un Ente terzo accreditato.

lunedì 18 novembre 2019

UE: approvato il disciplinare del Vermouth di Torino. Tutelerà lo storico aperitivo in tutti i Paesi Europei

L’Unione Europea approva il disciplinare del Vermouth di Torino. A due anni dalla pubblicazione in Italia, la Commissione Europea ha terminato la valutazione del fascicolo tecnico dell’Indicazione Geografica “Vermut di Torino / Vermouth di Torino”.






Il Vermouth di Torino supera l’esame di Bruxelles: il fascicolo tecnico che tutela l’Indicazione Geografica del “Vermuth di Torino / Vermouth di Torino” ha, infatti, concluso in questi giorni l’iter tecnico con parere favorevole da parte della Commissione Europea. Nei prossimi mesi, quindi, dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, il disciplinare avrà piena applicazione e tutelerà lo storico aperitivo torinese in tutti i Paesi Europei.

Il percorso, che ha condotto a questa importante tappa, è frutto di un’esigenza rilevata dai produttori di Vermouth per coprire un vuoto normativo, tutelando con un disciplinare moderno i produttori e, ancora di più, i consumatori dal rischio di imitazioni, salvaguardando la qualità del prodotto e la rinomanza storica della bevanda. L’iter è durato circa vent’anni e ha trovato il suo primo compimento il 22 marzo 2017 quando il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha accolto la richiesta della Regione Piemonte e ha riconosciuto l’Indicazione Geografica “Vermouth di Torino / Vermut di Torino”, che ha portato alla nascita dell'Istituto del Vermouth di Torino, l’associazione costituita da 18 produttori che valorizza, promuove ed eleva la qualità del Vermouth di Torino. Nell’aprile di quest’anno, poi, a ulteriore conferma di questa esigenza, è nato il Consorzio del Vermouth, che ha il compito di tutelare l’indicazione geografica del Vermouth di Torino.

«L’obiettivo di questo percorso – spiega Roberto Bava, Presidente dell’Istituto del Vermouth di Torino – era posizionare il Vermouth in cima alla piramide qualitativa, tutelandone anche gli aspetti di origine, dal campo di coltivazione delle erbe officinali fino all’imbottigliamento. Abbiamo voluto realizzare un disciplinare coraggioso che distinguesse il Vermouth di Torino dagli altri vini aromatizzati, dettagliandone il grado alcolico e la provenienza geografica degli ingredienti, distaccandolo completamente dagli altri Vermouth. Siamo orgogliosi di questo ulteriore riconoscimento, raggiunto grazie al lavoro congiunto dei produttori, di Federvini, della Regione Piemonte, del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali e della Commissione Europea. È stato un lavoro corale iniziato diversi anni fa che finalmente possiamo dire di aver portato a pieno compimento».

venerdì 15 novembre 2019

Vino e tecnologia, SIMEI: quando l'innovazione incontra architettura, design e sostenibilità

Architettura, design, packaging, sostenibilità sposano il meglio della tecnologia alla 28esima edizione di SIMEI, il salone leader a livello internazionale nel comparto delle tecnologie per l'enologia e l'imbottigliamento, che si terrà dal 19 al 22 Novembre 2019 a Fiera Milano. L'evento sarà inoltre animato da convegni, eventi, incontri di formazione e aggiornamento in tema di ricerca enologica. Focus sulla viticoltura eroica.






Prende il via SIMEI 2019, edizione questa che come evidenziato da Ernesto Abbona, Presidente di Unione Italiana Vini, si preannuncia ancora più innovativa, globale e trasversale. Oltre all’eccellenza tecnologica, che resta il cuore della fiera biennale che Unione Italiana Vini organizza dal 1963, è stato rivisto l’impianto generale della manifestazione che si apre a nuovi settori produttivi del ‘liquid food’ vicini al vino e introduce tematiche di eccezionale attualità come l’architettura e il design legandoli al settore. Sarà, inoltre, un’edizione ancora più internazionale: grazie infatti ad una vasta operazione di incoming di operatori e produttori provenienti dai cinque continenti, a nuove partnership con le associazioni di categoria e importanti istituzioni quali Ministero dello Sviluppo Economico, ICE-Agenzia, SIMEST e Fiera Milano, SIMEI conferma la sua leadership diventando un tavolo di confronto mondiale.

Forti prospettive di crescita in termini di presenze internazionali, con già confermati oltre 150 delegati da tutto il mondo, ed eccezionali novità in termini di eventi e convegni caratterizzano questa edizione che lancia una nuova sfida al settore, allargandosi ad aree complementari a quelle del mondo del vino e affrontando, con esperti internazionali, tematiche trasversali che abbracciano il visual design, l’architettura e la sostenibilità.

Sei i temi principali del programma convegnistico, che quest’anno proietta SIMEI oltre la dimensione espositiva per diventare sempre di più uno spazio d’incontro e confronto, aprendosi ad un dialogo internazionale di reciproco scambio tra gli operatori del settore vitivinicolo, gli esperti di nuove tendenze e le aziende produttrici di macchine e prodotti per l’enologia e il beverage.

“Il ruolo dell’architettura nel progetto e nel marketing di una cantina” aprirà la serie di convegni: a condurlo uno dei più celebri architetti mondiali, Olivier Chadebost, che indagherà su come è cambiato, ma soprattutto, come può cambiare il rapporto tra architettura e cantine, che pur mantenendo la loro utilità e funzionalità come base non devono trascurare il fattore bellezza e rappresentare l’identità e l’unione tra la terra e l’uomo. Chadebost, nei suoi incontri, parlerà di come sia essenziale nel futuro creare cantine vere, sostenibili, rispettose dell’ambiente che siano piena espressione del territorio.

Sul palco del SIMEI un altro tema d’avanguardia sarà coordinato dal master of WINE Justin Knock e da Andrea Lonardi, direttore operativo della Bertani: con “Le nuove frontiere dell’utilizzo del legno nella produzione e affinamento dei vini” si analizzerà l'evoluzione dell'uso del legno (botti e barriques) nel vino negli ultimi 30 anni, partendo da una ricerca presso alcune delle aziende vinicole più importanti di Francia, Italia, Stati Uniti, Australia, Spagna, Sud Africa, Cile e Argentina e interviste con produttori selezionati e bottai. A completare l’incontro una esclusiva degustazione di 16 vini di quattro cantine selezionate per scoprire l’influenza dell’uso del legno sulla composizione e il gusto del vino.

Novità assoluta 2019 sarà anche la prima convention mondiale delle Donne del Vino, associazione nata a Firenze da un’idea di Elisabetta Tognana e attiva dal 1988. Fare rete, scambiarsi conoscenze, misurare le competenze aumentando il proprio bagaglio culturale, studiare i mercati e gli stili di consumo al femminile saranno i temi sul tavolo di questo importante momento di confronto tra le donne del vino che in tutto il mondo lavorano per dare alla categoria più opportunità e dare al vino più vantaggi dalla presenza femminile.

“Vestire gli oli extra-vergini di oliva per essere vincenti sul mercato” a cura di Luigi Caricato e Juan A. Peñamil, approfondirà, in un confronto tra Italia e Spagna, l’importanza del packaging nel mondo dell’olio per esprimere al meglio la sua pregevolezza, con focus su contenitori, tessuto, finezza stilistica e etichette, tappi, versatori e imballaggio.

Per la prima volta, inoltre, approda a SIMEI la SPIRITS VALLEY, la “Silicon Valley” dei distillati: una delegazione proveniente dalla valle del fiume Charente in Francia, dove si trova metà della produzione mondiale di alcolici Super-Premium, offrirà, in un convegno dedicato, una panoramica della più importante tradizione produttiva e culturale del “saper fare” legata all’eccellenza nell’industria dei distillati.

“Bollicine e cambio climatico: spumanti cava e champagne nella sfida del riscaldamento globale” sarà il tema che verrà affrontato nel panel curato da Nicola Tinelli di Unione Italiana Vini: partendo da un’analisi su come il riscaldamento globale influirà sul gusto e la caratterizzazione dei vini con le bollicine e su come la spumantistica affronterà l’impegno per ridurre l’impatto ambientale, si fotograferà la nuova realtà spumantistica che vede la “migrazione” della viticoltura verso climi più freschi e territori più elevati “rilocalizzando” verso nord realtà produttive che, fino ad oggi, sono rimaste concentrate principalmente tra Francia Italia e Spagna.

Tra gli immancabili appuntamenti 2019 anche la tradizionale proclamazione dei vincitori dell’Innovation Challenge, il concorso che valorizza e premia le migliori innovazioni di prodotti o processi presentati dalle imprese espositrici di SIMEI, che quest’anno si arricchisce della collaborazione di Vinidea. Accanto al comitato tecnico-scientifico, composto da docenti universitari, tecnici e rappresentanti delle aziende utilizzatrici, che ha già operato la prima selezione delle candidature, un panel tecnico di esperti internazionali sceglierà le innovazioni più meritevoli. Le indicazioni del panel verranno, infine, combinate nella classifica finale con i punteggi che i finalisti del concorso otterranno dalla votazione popolare del pubblico di Enoforum.

E proprio a ENOFORUM, il maggiore congresso tecnico-scientifico d’Europa per il settore vitivinicolo, organizzato da Vinidea, verrà dato uno spazio importante all’interno di SIMEI con un evento che fornirà una sintesi delle acquisizioni scientifiche più applicabili e delle innovazioni tecnologiche di maggiore impatto per il settore.   

mercoledì 13 novembre 2019

Vino e scienza, rivive Nesos il vino marino degli antichi greci

Grazie alla scienza rivive Nesos il vino marino degli antichi greci. L’università di Pisa partner dell’esperimento condotto dall'Azienda Agricola Arrighi dell'isola d'Elba.






Stappare una bottiglia di vino e tornare indietro nel tempo, è possibile grazie ad un esperimento scientifico unico al mondo condotto all'isola d'Elba. Nesos, il vino marino, è stato presentato oggi a Firenze in un convegno organizzato in collaborazione con Regione Toscana, Toscana Promozione Turistica, Vetrina Toscana, Fondazione Sistema Toscana.

L'esperimento enologico è stato realizzato dall'Azienda Agricola Arrighi dell'isola d'Elba in collaborazione con il Professor Attilio Scienza, Ordinario di Viticoltura dell’Università degli Studi di Milano e Angela Zinnai e Francesca Venturi del corso di Viticoltura ed Enologia dell'Università di Pisa.

Le 40 bottiglie di vino presentate in anteprima assoluta a Firenze sono state prodotte secondo una tecnica utilizzata nell’isola di Chio ai tempi dell’antica Grecia e che prevede di immergere i grappoli integri in mare aperto. Dopo circa 2500 anni questo metodo è stato riproposto all’Elba utilizzando l’ansonica, un'uva bianca coltivata sull’isola, con caratteristiche simili a quelle di due antiche uve dell’Egeo, il Rhoditis ed il Sideritis, e caratterizzata da una polpa croccante e una buccia resistente che ne ha permesso la permanenza in mare.

Le uve sono state immerse in mare per 5 giorni a circa 10 metri di profondità, all’interno di nasse di vimini. Questo processo ha consentito di eliminare parte della pruina superficiale, cioè il velo ceroso che riveste gli acini, mentre il sale marino per “osmosi” è parzialmente penetrato all’interno. Nella vinificazione delle uve sono state impiegate anfore di terracotta ottenendo, dopo un anno di affinamento in bottiglia, un vino estremamente naturale, molto simile a quello prodotto 2500 anni fa.

“Il contributo alla ricerca dell’Università di Pisa è stato importante – dice la professoressa Angela Zinnai – a partire da quello di una mia studentessa, Naomi Deaddis, che ha dedicato la sua tesi di laurea all’esperimento e che ha reperito le particolari nasse che sono servite per immergere l’uva sino alla definizione del protocollo sperimentale e delle verifiche sia chimiche che sensoriali del vino che ho realizzato con la collega Francesca Venturi”.

Dalle analisi svolte è emerso che il contenuto in fenoli totali del vino marino è il doppio rispetto a quello prodotto tradizionalmente, e questo grazie alla maggiore estrazione legata alla parziale riduzione della resistenza della buccia. Dal punto di vista sensoriale il vino mostra infine abbondanti “riflessi dorati” con sentori di frutta matura a polpa bianca e gialla con un’evidente punta di salinità e una minore acidità titolabile legata all’incremento delle ceneri del vino.

Durante il convegno a Firenze è stato proiettato in anteprima italiana il documentario Vinum Insulae diretto e prodotto da Stefano Muti (Cosmomedia), che racconta l'esperimento enologico di Nesos e che ha vinto primo premio come Miglior Cortometraggio al 26° Festival International Œnovidéo di Marsiglia. Il documentario è attualmente in concorso anche alla IX edizione del Most Festival 2019, Festival internazionale del cinema del vino e della cava, che si sta svolgendo in Spagna a Vilafranca del Penedès, durante la celebrazione della Giornata europea del turismo del vino.

venerdì 8 novembre 2019

Vino e tutela, Cina: raggiunto accordo protezione denominazioni italiane

Nell'accordo tra Unione Europea e Cina sono 14 i vini italiani nella lista delle 100 Ig europee e cinesi contro imitazioni e contraffazioni. 







Unione Europea e Cina hanno appena concluso i negoziati sulla protezione di cento indicazioni geografiche (Ig) europee in Cina e cento cinesi nella Ue. 14 vini italiani tra i 26 prodotti di eccellenza del Made in Italy saranno coperti dall'accordo: Asti, Barbaresco, Bardolino superiore, Barolo, Brachetto d'Acqui, Brunello di Montalcino, Chianti, Toscano/Toscana, Prosecco Conegliano-Valdobbiadene, Dolcetto d'Alba, Franciacorta, Montepulciano d'Abruzzo, Soave e Vino nobile di Montepulciano, che si vanno ad aggiungere agli prodotti dell'agroalimentare come Asiago, Aceto balsamico di Modena,  Bresaola della Valtellina, Gorgonzola, Grana Padano, Grappa, , Mozzarella di bufala campana, Parmigiano Reggiano, Pecorino Romano, Prosciutto di Parma, Prosciutto San Daniele e Taleggio. Questi prodotti godranno di una particolare attenzione e protezione contro imitazioni e falsi da parte del governo centrale di Pechino che si impegnerà a dare un giro di vite su controlli interni, agevolando il mercato e le azioni di promozione relative ai prodotti inseriti nella lista.

Il presidente del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano Andrea Rossi ha voluto comunicare in una nota la sua soddisfazione, in quanto l'accordo è un obiettivo raggiunto grazie all'impegno profuso nella registrazione dei marchi e nella promozione nei cosiddetti Paesi Terzi. Il risultato dimostra in maniera chiara come solo tenendo unita una denominazione, che in questo caso è rappresentata dal Consorzio, si può competere ed essere tutelati all'interno di un sistema internazionale dove la globalizzazione rischia sempre di più di indebolire marchi storici come il nostro e come quelli inseriti in questa lista.

Il Vino Nobile di Montepulciano è una delle tre eccellenze toscane nella lista dei 14 vini italiani che rientrano nella protezione di 100 marchi europei a denominazione da parte del governo cinese. Il traguardo è sempre più importante considerato che il Vino Nobile in Cina, e in generale nei paesi asiatici, ha visto un incremento delle presenze notevole toccando quota 10% (solo nel 2010 era sul 3%). Insomma un ottima notizia per la Docg toscana, all'indomani della Prowein di Shanghai dove il Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano sarà tra le denominazioni italiane protagoniste, dal 12 al 14 novembre prossimi. Il riconoscimento da parte di Pechino delle prime indicazioni geografiche europee rappresenta una grande opportunità per quelle eccellenze alimentari italiane ma anche un importante riconoscimento, da parte del più grande mercato di consumatori al mondo, della tradizione e della qualità dei prodotti agroalimentari italiani ed europei.

L'accordo deriva dal "progetto-test" Ue-Cina, avviato qualche anno fa, che prevedeva inizialmente il riconoscimento di 10 denominazione d’origine e indicazioni geografiche da parte di Pechino e di altrettanti alimenti di qualità d’origine cinesi da parte di Bruxelles. Il completamento del progetto ha portato a 100 i prodotti nella lista, di questi come detto 14 sono vini italiani. La Cina è la seconda destinazione delle esportazioni agroalimentari Ue: nel periodo settembre 2018-agosto 2018 è un mercato che valeva 12,8 miliardi. Ed è anche la seconda destinazione di prodotti Ue protetti da indicazioni geografiche (9% del valore complessivo inclusi vini, prodotti agroalimentari, liquori).

Formazione. Vinificazione: Prevenzione del rischio microbiologico in cantina

Un corso pratico di formazione a cura del CREA e Vinidea su come prevenire il rischio microbiologico in cantina. Sabato 14 dicembre 2019 presso l'aula magna del CREA di Velletri (RM)- Via Cantina Sperimentale, 1.





I cambiamenti climatici, unitamente alla maggiore attenzione dei consumatori verso la qualità dei vini, impongono ai vignaioli ed agli enologi una rinnovata consapevolezza circa i rischi di alterazioni microbiologiche che accompagnano il processo di vinificazione, dall'uva alla bottiglia.

Frequentemente gli strumenti “curativi” verso questi problemi si rivelano poco efficaci per limiti tecnologici o a causa dell’avversione dei consumatori a pratiche eccessivamente invasive nel processo di vinificazione. La consapevolezza e la prevenzione son dunque le migliori “armi” per ottenere vini di qualità e sostenibili dal punto di vista economico ed ambientale.

Il corso si propone di aggiornare gli utenti sulle conoscenze più recenti, maturate riguardo l'attività dei microrganismi alterativi, Brettanomyces, altri lieviti, batteri lattici e batteri acetici, nella filiera vitienologica e alle strategie più corrette per prevenirne gli effetti, sia in protocolli di vinificazione convenzionale che biologica o biodinamica.

Saranno fornite informazioni riguardo agli strumenti di monitoraggio applicabili in cantina o presso laboratori specializzati. La sessione terminerà con una degustazione guidata, focalizzata sulle principali molecole responsabili di deperimenti qualitativi dei vini ed imputabili all'attività microbica.

A complemento della sessione frontale è prevista una sessione pratica, che prevede da una parte l’illustrazione delle tecniche analitiche di base, utili anche al monitoraggio di processo in cantina, e dall'altra la degustazione di numerosi campioni contaminati artificialmente coi metaboliti prodotti da batteri lattici e da Brettanomyces, sia in soluzione acquosa che su matrice vino.

Info: www.vinidea.it

giovedì 7 novembre 2019

Vino e export, Europa: l'internazionalizzazione passa attraverso la forza della cooperazione

L’importanza dell’export per il settore vitivinicolo europeo al centro del workshop The future of viticolture organizzato dalle organizzazioni degli agricoltori e delle cooperative di Europa.





Quando si parla d’internazionalizzazione nel settore vitivinicolo la modalità privilegiata, nonché più proficua, è quella dell’esportazione. Dati alla mano, l’export di vino europeo, che nel 2018 ha superato i 12,2 miliardi di euro, rappresenta il 9% (insieme al sidro e all’aceto) in valore di tutto l’export agroalimentare europeo. Oltre ad essere il primo settore per contributo all’export del comparto, il vino europeo presenta una bilancia commerciale in attivo di quasi 9 miliardi di euro, con un incremento continuo ed importante negli ultimi dieci anni (+275% rispetto al 2007).

Di questo se ne è discusso al workshop The future of viticolture organizzato a Bruxelles da Copa-Cogeca, la sigla che raggruppa le organizzazioni degli agricoltori e delle cooperative di Europa. I dati sono stati presentati da Luca Rigotti, intervenuto nella sua nuova veste di Coordinatore del Settore Vitivinicolo di Alleanza Cooperative Agroalimentari.

Nello specifico, Rigotti è intervenuto nella sessione Harvest forecast and market trends parlando dell’importanza dell’export per il settore vitivinicolo europeo. “Oggi per chi produce vino – ha dichiarato Rigotti - i mercati esteri sono fondamentali. L’export non è più una scelta, ma una necessità: esportare è quanto mai indispensabile per la competitività delle imprese e diventa fondamentale anche come contributo all’economia in generale nei nostri paesi. In questo senso le risorse comunitarie per la promozione nell’ambito della OCM vino ci hanno aiutato molto e molto ancora potranno aiutarci specie in un contesto geopolitico di forte instabilità”.

Il presidente ha poi evidenziato come per le imprese sia di fondamentale importanza “che si aprano nuovi accordi commerciali tra l’Europa e i Paesi terzi per azzerare dazi e tariffe ed eliminare gli ostacoli tecnici che frenano le esportazioni. L’accordo siglato tra l’UE ed il Giappone è in tal senso una esperienza che va incoraggiata e ripetuta”.

Dai dati del commercio mondiale elaborati dall’OIV (Organizzazione internazionale della vigna e del vino) emerge che se nel 2000 il 27% di tutto il vino consumato nel mondo era importato, nel 2018 questa quota ha raggiunto il 44%. Gli scambi mondiali sono in crescita e i paesi in cui si registrano incrementi nel consumo di vino sono per lo più i paesi terzi. Si sta creando pertanto una “nuova geografia dei consumi”: le imprese vitivinicole sono chiamate ad intercettare tale domanda, sfruttando le opportunità che i mercati internazionali offrono. Per far questo, ammonisce Rigotti “occorrono però risorse umane e finanziarie importanti e non si può quindi prescindere dalla dimensione aziendale: in tal senso la cooperazione gioca un ruolo di primo piano perché è quel modello di impresa che consente a tanti piccoli e piccolissimi produttori di diventare, unendosi in un patto associativo forte, soggetti imprenditoriali significativi anche nelle dimensioni e di beneficiare al meglio delle economie di scala ottenute”.

Nell’ultima parte del suo intervento il Coordinatore del settore Vino dell’Alleanza si è detto “fermamente convinto del peso crescete sostenibilità anche in tema di mercati esteri: i consumatori di vino, in tutto il mondo sono sempre più attenti alla sostenibilità, che è prima di tutto ambientale, ma anche sociale nella sua attenzione alla tutela del lavoro delle persone e l’attenzione per la comunità in cui l’azienda, specie cooperativa, opera”.

“Sono sicuro – ha concluso - che la cooperazione, che ha nel suo Dna essere soggetto economico e contemporaneamente soggetto sociale, riuscirà ad interpretare al meglio questa straordinaria opportunità che ci troviamo davanti, consolidando mercati esistenti e aprendone di nuovi”.

lunedì 4 novembre 2019

“Vinitaly Pavilion” e “Sol Int’l Evo Oil Show”portabandiere del miglior made in Italy all’Hong Kong International Wine & Spirits Fair

Dal 2010 Vinitaly è il logo ufficiale del vino italiano all’Hong Kong International Wine & Spirt Fair (HKIWSF) e per la decima edizione della più importante fiera asiatica di settore, in programma dal 5 al 7 novembre.





Veronafiere rilancia la sua mission di piattaforma di servizi per le aziende italiane, forte del rinnovo dell’accordo siglato con l’Hong Kong Trade Development Council (HKTDC) nei mesi scorsi. Un accordo triennale che, visto il successo della prima edizione nel 2018, comprende e rafforza anche la presenza dell’olio extravergine di oliva nel Sol Int’l Oil Show, realizzato grazie al know how di Sol&Agrifood.

Produzione mondiale di vino. OIV presenta le stime ufficiali 2019

Arrivano le stime ufficiali della produzione mondiale di vino da parte dell'Organizzazione internazionale della vigna e del vino (OIV). Dopo un 2018 da record si torna nella media degli ultimi anni. 



Pau Roca, direttore generale dell'OIV, ha presentato le prime stime sulla produzione vinicola mondiale del 2019 durante la conferenza stampa che si è tenuta a Parigi presso la sede dell'Organizzazione internazionale della vigna e del vino.



Dopo una produzione mondiale di vino eccezionalmente alta nel 2018, la produzione 2019, stimata in 263 Mio hL, torna al livello medio degli ultimi anni. Un calo del 10% rispetto allo scorso anno. La differenza si aggira intorno ai 30 Mio hL, che sebbene possa sembrare importante, è in linea con i livelli osservati nel periodo 2007-2016 (ad eccezione del 2013).