giovedì 21 novembre 2019

Vino e sostenibilità, la risposta di Franciacorta, Cava e Champagne

Adattamento ai cambiamenti climatici, cura del territorio, innovazione. Franciacorta, Cava e Champagne - bollicine di eccellenza - rispondono alla crescente esigenza di una produzione di vino sostenibile. A Simei tre best practice a confronto e le prospettive delle politiche nazionali ed europee per una gestione green delle pratiche in vigneto e dei processi di cantina.






Sostenibilità a tutto campo al centro del convegno a cura di Unione Italiana Vini “Bollicine e sostenibilità: la risposta di Franciacorta, Cava e Champagne”, svoltosi ieri nell'ambito di Simei, la più importante fiera internazionale dedicata alle tecnologie del vino, in corso dal 19 al 22 novembre 2019 a Fiera Milano-Rho.

“La sostenibilità è un argomento centrale nel mondo viticolo ed enologico, anche perché questo settore si sta dimostrando il più sensibile, il più pronto e preparato ad affrontare un percorso così complesso. Il concetto di “sostenibile” va visto dal punto di vista ambientale, sociale ed economico. Questa è la sfida che abbiamo di fronte e che molte realtà italiane ed estere stanno già affrontando con i giusti strumenti, anche in vista della nuova politica agricola comunitaria (PAC), che mette la sostenibilità, misurabile a livello di performance, al centro degli obiettivi da perseguire e che legherà gli interventi finanziari al raggiungimento dei medesimi. Per questo motivo Unione Italiana Vini continua a lavorare con le istituzione per la definizione di uno standard unico nazionale sulla sostenibilità del comparto vitivinicolo”.

Così Paolo Castelletti, Segretario Generale di Unione Italiana Vini, ad introdurre il workshop che ha visto confrontarsi sul tema Arturo Ziliani - Amministratore Delegato Guido Berlucchi; Eva Plazas Torné - Enologo di Cavas Vilarnau; Pierre Naviaux - Responsabile del progetto per lo sviluppo sostenibile del Comitato interprofessionale per il vino champagne; Roberta Sardone - Ricercatrice Centro Politiche e Bio-Economie del CREA e Michele Alessi - Dirigente Ufficio Vitivinicolo del Mipaaft.

Ad aprire il dibattito Arturo Ziliani, che ha raccontato le azioni messe in campo dalla sua azienda, con l’apertura all’agricoltura biologica, e spiegato l’innovativo progetto ACADEMIA BERLUCCHI, moderna agorà dove personalità provenienti da ambiti diversi si confrontano per stimolare e condividere pensieri e proposte su tematiche legate alla sostenibilità, alla cura del territorio ed all’innovazione, per una visione di un domani più sensibile e resiliente.

L'adattamento ai cambiamenti climatici nell'agricoltura mediterranea vista dal campo è stato il tema affrontato da Eva Plazas Torné, che ha raccontato la serie di misure sostenibili messe in atto a Vilarnau - dalla riduzione dei consumi di energia e acqua all’eliminazione della plastica - e che hanno valso alla cantina la certificazione di “Wineries for Climate Protection” (WfCP) da parte della Federazione spagnola del vino (FEV), riconoscendo l’impegno dell’azienda allo sviluppo sostenibile e alla lotta ai cambiamenti climatici.

Dalla Spagna alla Francia, Pierre Naviaux ha raccontato come sin dagli anni ‘80, convinti che produrre nel pieno rispetto dell’ambiente sia un dovere per una denominazione di origine controllata di così grande notorietà, Champagne si sia mobilitata per mettere in atto soluzioni volte a proteggere l'ambiente, sviluppando tre piani d'azione per orientare la filiera verso una viticoltura ecologica: il piano acqua, il piano biodiversità e il piano carbonio.

La sostenibilità per il settore vitivinicolo a livello normativo e istituzionale è stato al centro dell’intervento di Roberta Sardone del CREA, che ha posto l’accento su quali sono i vincoli e le opportunità sul tema rispetto alla nuova PAC. Tutte le politche UE, per il periodo post 2020, si dovranno infatti ispirare a un approccio di sostenibilità e la politica agricola europea sta diventando un banco di prova di questo approccio.

A chiudere il convegno Michele Alessi che ha spiegato come il MIPAAF stia lavorando alla definizione di una norma nazionale unica sul vino che stabilisca regole certe e condivise in termini di sostenibilità e che copra tutto il ciclo produttivo, dalle operazioni colturali in vigna alla commercializzazione. L’obiettivo è la creazione di un standard unico, che integri il sistema di qualità nazionale di produzione integrata (SQNPI) con “best practices” in vigna e in cantina e il monitoraggio delle emissioni di CO2 (impronta carbonica) e i consumi di acqua (impronta idrica). Le aziende saranno valutate e certificate da un Ente terzo accreditato.

lunedì 18 novembre 2019

UE: approvato il disciplinare del Vermouth di Torino. Tutelerà lo storico aperitivo in tutti i Paesi Europei

L’Unione Europea approva il disciplinare del Vermouth di Torino. A due anni dalla pubblicazione in Italia, la Commissione Europea ha terminato la valutazione del fascicolo tecnico dell’Indicazione Geografica “Vermut di Torino / Vermouth di Torino”.






Il Vermouth di Torino supera l’esame di Bruxelles: il fascicolo tecnico che tutela l’Indicazione Geografica del “Vermuth di Torino / Vermouth di Torino” ha, infatti, concluso in questi giorni l’iter tecnico con parere favorevole da parte della Commissione Europea. Nei prossimi mesi, quindi, dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, il disciplinare avrà piena applicazione e tutelerà lo storico aperitivo torinese in tutti i Paesi Europei.

Il percorso, che ha condotto a questa importante tappa, è frutto di un’esigenza rilevata dai produttori di Vermouth per coprire un vuoto normativo, tutelando con un disciplinare moderno i produttori e, ancora di più, i consumatori dal rischio di imitazioni, salvaguardando la qualità del prodotto e la rinomanza storica della bevanda. L’iter è durato circa vent’anni e ha trovato il suo primo compimento il 22 marzo 2017 quando il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha accolto la richiesta della Regione Piemonte e ha riconosciuto l’Indicazione Geografica “Vermouth di Torino / Vermut di Torino”, che ha portato alla nascita dell'Istituto del Vermouth di Torino, l’associazione costituita da 18 produttori che valorizza, promuove ed eleva la qualità del Vermouth di Torino. Nell’aprile di quest’anno, poi, a ulteriore conferma di questa esigenza, è nato il Consorzio del Vermouth, che ha il compito di tutelare l’indicazione geografica del Vermouth di Torino.

«L’obiettivo di questo percorso – spiega Roberto Bava, Presidente dell’Istituto del Vermouth di Torino – era posizionare il Vermouth in cima alla piramide qualitativa, tutelandone anche gli aspetti di origine, dal campo di coltivazione delle erbe officinali fino all’imbottigliamento. Abbiamo voluto realizzare un disciplinare coraggioso che distinguesse il Vermouth di Torino dagli altri vini aromatizzati, dettagliandone il grado alcolico e la provenienza geografica degli ingredienti, distaccandolo completamente dagli altri Vermouth. Siamo orgogliosi di questo ulteriore riconoscimento, raggiunto grazie al lavoro congiunto dei produttori, di Federvini, della Regione Piemonte, del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali e della Commissione Europea. È stato un lavoro corale iniziato diversi anni fa che finalmente possiamo dire di aver portato a pieno compimento».

venerdì 15 novembre 2019

Vino e tecnologia, SIMEI: quando l'innovazione incontra architettura, design e sostenibilità

Architettura, design, packaging, sostenibilità sposano il meglio della tecnologia alla 28esima edizione di SIMEI, il salone leader a livello internazionale nel comparto delle tecnologie per l'enologia e l'imbottigliamento, che si terrà dal 19 al 22 Novembre 2019 a Fiera Milano. L'evento sarà inoltre animato da convegni, eventi, incontri di formazione e aggiornamento in tema di ricerca enologica. Focus sulla viticoltura eroica.






Prende il via SIMEI 2019, edizione questa che come evidenziato da Ernesto Abbona, Presidente di Unione Italiana Vini, si preannuncia ancora più innovativa, globale e trasversale. Oltre all’eccellenza tecnologica, che resta il cuore della fiera biennale che Unione Italiana Vini organizza dal 1963, è stato rivisto l’impianto generale della manifestazione che si apre a nuovi settori produttivi del ‘liquid food’ vicini al vino e introduce tematiche di eccezionale attualità come l’architettura e il design legandoli al settore. Sarà, inoltre, un’edizione ancora più internazionale: grazie infatti ad una vasta operazione di incoming di operatori e produttori provenienti dai cinque continenti, a nuove partnership con le associazioni di categoria e importanti istituzioni quali Ministero dello Sviluppo Economico, ICE-Agenzia, SIMEST e Fiera Milano, SIMEI conferma la sua leadership diventando un tavolo di confronto mondiale.

Forti prospettive di crescita in termini di presenze internazionali, con già confermati oltre 150 delegati da tutto il mondo, ed eccezionali novità in termini di eventi e convegni caratterizzano questa edizione che lancia una nuova sfida al settore, allargandosi ad aree complementari a quelle del mondo del vino e affrontando, con esperti internazionali, tematiche trasversali che abbracciano il visual design, l’architettura e la sostenibilità.

Sei i temi principali del programma convegnistico, che quest’anno proietta SIMEI oltre la dimensione espositiva per diventare sempre di più uno spazio d’incontro e confronto, aprendosi ad un dialogo internazionale di reciproco scambio tra gli operatori del settore vitivinicolo, gli esperti di nuove tendenze e le aziende produttrici di macchine e prodotti per l’enologia e il beverage.

“Il ruolo dell’architettura nel progetto e nel marketing di una cantina” aprirà la serie di convegni: a condurlo uno dei più celebri architetti mondiali, Olivier Chadebost, che indagherà su come è cambiato, ma soprattutto, come può cambiare il rapporto tra architettura e cantine, che pur mantenendo la loro utilità e funzionalità come base non devono trascurare il fattore bellezza e rappresentare l’identità e l’unione tra la terra e l’uomo. Chadebost, nei suoi incontri, parlerà di come sia essenziale nel futuro creare cantine vere, sostenibili, rispettose dell’ambiente che siano piena espressione del territorio.

Sul palco del SIMEI un altro tema d’avanguardia sarà coordinato dal master of WINE Justin Knock e da Andrea Lonardi, direttore operativo della Bertani: con “Le nuove frontiere dell’utilizzo del legno nella produzione e affinamento dei vini” si analizzerà l'evoluzione dell'uso del legno (botti e barriques) nel vino negli ultimi 30 anni, partendo da una ricerca presso alcune delle aziende vinicole più importanti di Francia, Italia, Stati Uniti, Australia, Spagna, Sud Africa, Cile e Argentina e interviste con produttori selezionati e bottai. A completare l’incontro una esclusiva degustazione di 16 vini di quattro cantine selezionate per scoprire l’influenza dell’uso del legno sulla composizione e il gusto del vino.

Novità assoluta 2019 sarà anche la prima convention mondiale delle Donne del Vino, associazione nata a Firenze da un’idea di Elisabetta Tognana e attiva dal 1988. Fare rete, scambiarsi conoscenze, misurare le competenze aumentando il proprio bagaglio culturale, studiare i mercati e gli stili di consumo al femminile saranno i temi sul tavolo di questo importante momento di confronto tra le donne del vino che in tutto il mondo lavorano per dare alla categoria più opportunità e dare al vino più vantaggi dalla presenza femminile.

“Vestire gli oli extra-vergini di oliva per essere vincenti sul mercato” a cura di Luigi Caricato e Juan A. Peñamil, approfondirà, in un confronto tra Italia e Spagna, l’importanza del packaging nel mondo dell’olio per esprimere al meglio la sua pregevolezza, con focus su contenitori, tessuto, finezza stilistica e etichette, tappi, versatori e imballaggio.

Per la prima volta, inoltre, approda a SIMEI la SPIRITS VALLEY, la “Silicon Valley” dei distillati: una delegazione proveniente dalla valle del fiume Charente in Francia, dove si trova metà della produzione mondiale di alcolici Super-Premium, offrirà, in un convegno dedicato, una panoramica della più importante tradizione produttiva e culturale del “saper fare” legata all’eccellenza nell’industria dei distillati.

“Bollicine e cambio climatico: spumanti cava e champagne nella sfida del riscaldamento globale” sarà il tema che verrà affrontato nel panel curato da Nicola Tinelli di Unione Italiana Vini: partendo da un’analisi su come il riscaldamento globale influirà sul gusto e la caratterizzazione dei vini con le bollicine e su come la spumantistica affronterà l’impegno per ridurre l’impatto ambientale, si fotograferà la nuova realtà spumantistica che vede la “migrazione” della viticoltura verso climi più freschi e territori più elevati “rilocalizzando” verso nord realtà produttive che, fino ad oggi, sono rimaste concentrate principalmente tra Francia Italia e Spagna.

Tra gli immancabili appuntamenti 2019 anche la tradizionale proclamazione dei vincitori dell’Innovation Challenge, il concorso che valorizza e premia le migliori innovazioni di prodotti o processi presentati dalle imprese espositrici di SIMEI, che quest’anno si arricchisce della collaborazione di Vinidea. Accanto al comitato tecnico-scientifico, composto da docenti universitari, tecnici e rappresentanti delle aziende utilizzatrici, che ha già operato la prima selezione delle candidature, un panel tecnico di esperti internazionali sceglierà le innovazioni più meritevoli. Le indicazioni del panel verranno, infine, combinate nella classifica finale con i punteggi che i finalisti del concorso otterranno dalla votazione popolare del pubblico di Enoforum.

E proprio a ENOFORUM, il maggiore congresso tecnico-scientifico d’Europa per il settore vitivinicolo, organizzato da Vinidea, verrà dato uno spazio importante all’interno di SIMEI con un evento che fornirà una sintesi delle acquisizioni scientifiche più applicabili e delle innovazioni tecnologiche di maggiore impatto per il settore.   

mercoledì 13 novembre 2019

Vino e scienza, rivive Nesos il vino marino degli antichi greci

Grazie alla scienza rivive Nesos il vino marino degli antichi greci. L’università di Pisa partner dell’esperimento condotto dall'Azienda Agricola Arrighi dell'isola d'Elba.






Stappare una bottiglia di vino e tornare indietro nel tempo, è possibile grazie ad un esperimento scientifico unico al mondo condotto all'isola d'Elba. Nesos, il vino marino, è stato presentato oggi a Firenze in un convegno organizzato in collaborazione con Regione Toscana, Toscana Promozione Turistica, Vetrina Toscana, Fondazione Sistema Toscana.

L'esperimento enologico è stato realizzato dall'Azienda Agricola Arrighi dell'isola d'Elba in collaborazione con il Professor Attilio Scienza, Ordinario di Viticoltura dell’Università degli Studi di Milano e Angela Zinnai e Francesca Venturi del corso di Viticoltura ed Enologia dell'Università di Pisa.

Le 40 bottiglie di vino presentate in anteprima assoluta a Firenze sono state prodotte secondo una tecnica utilizzata nell’isola di Chio ai tempi dell’antica Grecia e che prevede di immergere i grappoli integri in mare aperto. Dopo circa 2500 anni questo metodo è stato riproposto all’Elba utilizzando l’ansonica, un'uva bianca coltivata sull’isola, con caratteristiche simili a quelle di due antiche uve dell’Egeo, il Rhoditis ed il Sideritis, e caratterizzata da una polpa croccante e una buccia resistente che ne ha permesso la permanenza in mare.

Le uve sono state immerse in mare per 5 giorni a circa 10 metri di profondità, all’interno di nasse di vimini. Questo processo ha consentito di eliminare parte della pruina superficiale, cioè il velo ceroso che riveste gli acini, mentre il sale marino per “osmosi” è parzialmente penetrato all’interno. Nella vinificazione delle uve sono state impiegate anfore di terracotta ottenendo, dopo un anno di affinamento in bottiglia, un vino estremamente naturale, molto simile a quello prodotto 2500 anni fa.

“Il contributo alla ricerca dell’Università di Pisa è stato importante – dice la professoressa Angela Zinnai – a partire da quello di una mia studentessa, Naomi Deaddis, che ha dedicato la sua tesi di laurea all’esperimento e che ha reperito le particolari nasse che sono servite per immergere l’uva sino alla definizione del protocollo sperimentale e delle verifiche sia chimiche che sensoriali del vino che ho realizzato con la collega Francesca Venturi”.

Dalle analisi svolte è emerso che il contenuto in fenoli totali del vino marino è il doppio rispetto a quello prodotto tradizionalmente, e questo grazie alla maggiore estrazione legata alla parziale riduzione della resistenza della buccia. Dal punto di vista sensoriale il vino mostra infine abbondanti “riflessi dorati” con sentori di frutta matura a polpa bianca e gialla con un’evidente punta di salinità e una minore acidità titolabile legata all’incremento delle ceneri del vino.

Durante il convegno a Firenze è stato proiettato in anteprima italiana il documentario Vinum Insulae diretto e prodotto da Stefano Muti (Cosmomedia), che racconta l'esperimento enologico di Nesos e che ha vinto primo premio come Miglior Cortometraggio al 26° Festival International Œnovidéo di Marsiglia. Il documentario è attualmente in concorso anche alla IX edizione del Most Festival 2019, Festival internazionale del cinema del vino e della cava, che si sta svolgendo in Spagna a Vilafranca del Penedès, durante la celebrazione della Giornata europea del turismo del vino.

venerdì 8 novembre 2019

Vino e tutela, Cina: raggiunto accordo protezione denominazioni italiane

Nell'accordo tra Unione Europea e Cina sono 14 i vini italiani nella lista delle 100 Ig europee e cinesi contro imitazioni e contraffazioni. 







Unione Europea e Cina hanno appena concluso i negoziati sulla protezione di cento indicazioni geografiche (Ig) europee in Cina e cento cinesi nella Ue. 14 vini italiani tra i 26 prodotti di eccellenza del Made in Italy saranno coperti dall'accordo: Asti, Barbaresco, Bardolino superiore, Barolo, Brachetto d'Acqui, Brunello di Montalcino, Chianti, Toscano/Toscana, Prosecco Conegliano-Valdobbiadene, Dolcetto d'Alba, Franciacorta, Montepulciano d'Abruzzo, Soave e Vino nobile di Montepulciano, che si vanno ad aggiungere agli prodotti dell'agroalimentare come Asiago, Aceto balsamico di Modena,  Bresaola della Valtellina, Gorgonzola, Grana Padano, Grappa, , Mozzarella di bufala campana, Parmigiano Reggiano, Pecorino Romano, Prosciutto di Parma, Prosciutto San Daniele e Taleggio. Questi prodotti godranno di una particolare attenzione e protezione contro imitazioni e falsi da parte del governo centrale di Pechino che si impegnerà a dare un giro di vite su controlli interni, agevolando il mercato e le azioni di promozione relative ai prodotti inseriti nella lista.

Il presidente del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano Andrea Rossi ha voluto comunicare in una nota la sua soddisfazione, in quanto l'accordo è un obiettivo raggiunto grazie all'impegno profuso nella registrazione dei marchi e nella promozione nei cosiddetti Paesi Terzi. Il risultato dimostra in maniera chiara come solo tenendo unita una denominazione, che in questo caso è rappresentata dal Consorzio, si può competere ed essere tutelati all'interno di un sistema internazionale dove la globalizzazione rischia sempre di più di indebolire marchi storici come il nostro e come quelli inseriti in questa lista.

Il Vino Nobile di Montepulciano è una delle tre eccellenze toscane nella lista dei 14 vini italiani che rientrano nella protezione di 100 marchi europei a denominazione da parte del governo cinese. Il traguardo è sempre più importante considerato che il Vino Nobile in Cina, e in generale nei paesi asiatici, ha visto un incremento delle presenze notevole toccando quota 10% (solo nel 2010 era sul 3%). Insomma un ottima notizia per la Docg toscana, all'indomani della Prowein di Shanghai dove il Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano sarà tra le denominazioni italiane protagoniste, dal 12 al 14 novembre prossimi. Il riconoscimento da parte di Pechino delle prime indicazioni geografiche europee rappresenta una grande opportunità per quelle eccellenze alimentari italiane ma anche un importante riconoscimento, da parte del più grande mercato di consumatori al mondo, della tradizione e della qualità dei prodotti agroalimentari italiani ed europei.

L'accordo deriva dal "progetto-test" Ue-Cina, avviato qualche anno fa, che prevedeva inizialmente il riconoscimento di 10 denominazione d’origine e indicazioni geografiche da parte di Pechino e di altrettanti alimenti di qualità d’origine cinesi da parte di Bruxelles. Il completamento del progetto ha portato a 100 i prodotti nella lista, di questi come detto 14 sono vini italiani. La Cina è la seconda destinazione delle esportazioni agroalimentari Ue: nel periodo settembre 2018-agosto 2018 è un mercato che valeva 12,8 miliardi. Ed è anche la seconda destinazione di prodotti Ue protetti da indicazioni geografiche (9% del valore complessivo inclusi vini, prodotti agroalimentari, liquori).

Formazione. Vinificazione: Prevenzione del rischio microbiologico in cantina

Un corso pratico di formazione a cura del CREA e Vinidea su come prevenire il rischio microbiologico in cantina. Sabato 14 dicembre 2019 presso l'aula magna del CREA di Velletri (RM)- Via Cantina Sperimentale, 1.





I cambiamenti climatici, unitamente alla maggiore attenzione dei consumatori verso la qualità dei vini, impongono ai vignaioli ed agli enologi una rinnovata consapevolezza circa i rischi di alterazioni microbiologiche che accompagnano il processo di vinificazione, dall'uva alla bottiglia.

Frequentemente gli strumenti “curativi” verso questi problemi si rivelano poco efficaci per limiti tecnologici o a causa dell’avversione dei consumatori a pratiche eccessivamente invasive nel processo di vinificazione. La consapevolezza e la prevenzione son dunque le migliori “armi” per ottenere vini di qualità e sostenibili dal punto di vista economico ed ambientale.

Il corso si propone di aggiornare gli utenti sulle conoscenze più recenti, maturate riguardo l'attività dei microrganismi alterativi, Brettanomyces, altri lieviti, batteri lattici e batteri acetici, nella filiera vitienologica e alle strategie più corrette per prevenirne gli effetti, sia in protocolli di vinificazione convenzionale che biologica o biodinamica.

Saranno fornite informazioni riguardo agli strumenti di monitoraggio applicabili in cantina o presso laboratori specializzati. La sessione terminerà con una degustazione guidata, focalizzata sulle principali molecole responsabili di deperimenti qualitativi dei vini ed imputabili all'attività microbica.

A complemento della sessione frontale è prevista una sessione pratica, che prevede da una parte l’illustrazione delle tecniche analitiche di base, utili anche al monitoraggio di processo in cantina, e dall'altra la degustazione di numerosi campioni contaminati artificialmente coi metaboliti prodotti da batteri lattici e da Brettanomyces, sia in soluzione acquosa che su matrice vino.

Info: www.vinidea.it

giovedì 7 novembre 2019

Vino e export, Europa: l'internazionalizzazione passa attraverso la forza della cooperazione

L’importanza dell’export per il settore vitivinicolo europeo al centro del workshop The future of viticolture organizzato dalle organizzazioni degli agricoltori e delle cooperative di Europa.





Quando si parla d’internazionalizzazione nel settore vitivinicolo la modalità privilegiata, nonché più proficua, è quella dell’esportazione. Dati alla mano, l’export di vino europeo, che nel 2018 ha superato i 12,2 miliardi di euro, rappresenta il 9% (insieme al sidro e all’aceto) in valore di tutto l’export agroalimentare europeo. Oltre ad essere il primo settore per contributo all’export del comparto, il vino europeo presenta una bilancia commerciale in attivo di quasi 9 miliardi di euro, con un incremento continuo ed importante negli ultimi dieci anni (+275% rispetto al 2007).

Di questo se ne è discusso al workshop The future of viticolture organizzato a Bruxelles da Copa-Cogeca, la sigla che raggruppa le organizzazioni degli agricoltori e delle cooperative di Europa. I dati sono stati presentati da Luca Rigotti, intervenuto nella sua nuova veste di Coordinatore del Settore Vitivinicolo di Alleanza Cooperative Agroalimentari.

Nello specifico, Rigotti è intervenuto nella sessione Harvest forecast and market trends parlando dell’importanza dell’export per il settore vitivinicolo europeo. “Oggi per chi produce vino – ha dichiarato Rigotti - i mercati esteri sono fondamentali. L’export non è più una scelta, ma una necessità: esportare è quanto mai indispensabile per la competitività delle imprese e diventa fondamentale anche come contributo all’economia in generale nei nostri paesi. In questo senso le risorse comunitarie per la promozione nell’ambito della OCM vino ci hanno aiutato molto e molto ancora potranno aiutarci specie in un contesto geopolitico di forte instabilità”.

Il presidente ha poi evidenziato come per le imprese sia di fondamentale importanza “che si aprano nuovi accordi commerciali tra l’Europa e i Paesi terzi per azzerare dazi e tariffe ed eliminare gli ostacoli tecnici che frenano le esportazioni. L’accordo siglato tra l’UE ed il Giappone è in tal senso una esperienza che va incoraggiata e ripetuta”.

Dai dati del commercio mondiale elaborati dall’OIV (Organizzazione internazionale della vigna e del vino) emerge che se nel 2000 il 27% di tutto il vino consumato nel mondo era importato, nel 2018 questa quota ha raggiunto il 44%. Gli scambi mondiali sono in crescita e i paesi in cui si registrano incrementi nel consumo di vino sono per lo più i paesi terzi. Si sta creando pertanto una “nuova geografia dei consumi”: le imprese vitivinicole sono chiamate ad intercettare tale domanda, sfruttando le opportunità che i mercati internazionali offrono. Per far questo, ammonisce Rigotti “occorrono però risorse umane e finanziarie importanti e non si può quindi prescindere dalla dimensione aziendale: in tal senso la cooperazione gioca un ruolo di primo piano perché è quel modello di impresa che consente a tanti piccoli e piccolissimi produttori di diventare, unendosi in un patto associativo forte, soggetti imprenditoriali significativi anche nelle dimensioni e di beneficiare al meglio delle economie di scala ottenute”.

Nell’ultima parte del suo intervento il Coordinatore del settore Vino dell’Alleanza si è detto “fermamente convinto del peso crescete sostenibilità anche in tema di mercati esteri: i consumatori di vino, in tutto il mondo sono sempre più attenti alla sostenibilità, che è prima di tutto ambientale, ma anche sociale nella sua attenzione alla tutela del lavoro delle persone e l’attenzione per la comunità in cui l’azienda, specie cooperativa, opera”.

“Sono sicuro – ha concluso - che la cooperazione, che ha nel suo Dna essere soggetto economico e contemporaneamente soggetto sociale, riuscirà ad interpretare al meglio questa straordinaria opportunità che ci troviamo davanti, consolidando mercati esistenti e aprendone di nuovi”.

lunedì 4 novembre 2019

“Vinitaly Pavilion” e “Sol Int’l Evo Oil Show”portabandiere del miglior made in Italy all’Hong Kong International Wine & Spirits Fair

Dal 2010 Vinitaly è il logo ufficiale del vino italiano all’Hong Kong International Wine & Spirt Fair (HKIWSF) e per la decima edizione della più importante fiera asiatica di settore, in programma dal 5 al 7 novembre.





Veronafiere rilancia la sua mission di piattaforma di servizi per le aziende italiane, forte del rinnovo dell’accordo siglato con l’Hong Kong Trade Development Council (HKTDC) nei mesi scorsi. Un accordo triennale che, visto il successo della prima edizione nel 2018, comprende e rafforza anche la presenza dell’olio extravergine di oliva nel Sol Int’l Oil Show, realizzato grazie al know how di Sol&Agrifood.

Produzione mondiale di vino. OIV presenta le stime ufficiali 2019

Arrivano le stime ufficiali della produzione mondiale di vino da parte dell'Organizzazione internazionale della vigna e del vino (OIV). Dopo un 2018 da record si torna nella media degli ultimi anni. 



Pau Roca, direttore generale dell'OIV, ha presentato le prime stime sulla produzione vinicola mondiale del 2019 durante la conferenza stampa che si è tenuta a Parigi presso la sede dell'Organizzazione internazionale della vigna e del vino.



Dopo una produzione mondiale di vino eccezionalmente alta nel 2018, la produzione 2019, stimata in 263 Mio hL, torna al livello medio degli ultimi anni. Un calo del 10% rispetto allo scorso anno. La differenza si aggira intorno ai 30 Mio hL, che sebbene possa sembrare importante, è in linea con i livelli osservati nel periodo 2007-2016 (ad eccezione del 2013).