venerdì 31 maggio 2019

Promozione vino mercati Paesi terzi: decreto OCM al via ma senza confronto con le organizzazioni di rappresentanza

Pubblicato nella serata del 30 maggio il decreto direttoriale che rende operativa la misura dell’OCM VINO dedicata alla promozione sui mercati dei Paesi terzi con disappunto della filiera per il mancato confronto con le organizzazioni di rappresentanza.






“È stato pubblicato nella serata del 30 maggio il decreto direttoriale che rende operativa la misura dell’OCM VINO dedicata alla promozione sui mercarti dei Paesi terzi. Si tratta di un bando particolarmente atteso da tutte le imprese vitivinicole italiane perché consente di sostenere l’ingresso dei nostri vini nei mercati extra UE attraverso un importante sostegno  finanziario e di aprire nuove opportunità per i produttori. Proprio per queste ragioni, tenuto conto anche di quanto già accaduto in passato, stupisce il fatto che il Ministero non abbia ritenuto opportuno avviare un confronto pubblico e trasparente con le organizzazioni di rappresentanza per la definizione delle regole e dei contenuti del Bando 2019”.

Così le organizzazioni agricole riunite nella filiera vino, Confagricoltura, CIA, Copagri, Alleanza cooperative agroalimentari, Unione italiana vini, Federvini, Federdoc e Assoenologi, commentano la pubblicazione nella tarda serata di ieri del bando sull’OCM Vino che fissa il quadro di regole per l’accesso ai fondi europei per la promozione del vino nei paesi terzi.

“Un momento di condivisione, peraltro coerente con la nuova impostazione dei rapporti tra imprese e Pubblica Amministrazione – così prosegue la nota - avrebbe sicuramente garantito una maggiore aderenza del decreto direttoriale alle finalità che la misura di promozione intende realizzare”.

È per questo che la filiera del vino rinnova piena disponibilità anche immediata ad un confronto con il Ministero, con l’obiettivo di dare piena corrispondenza agli obiettivi della misura e superare le criticità nell’interesse di tutto il settore vitivinicolo italiano.

Export e mercati, Asia: le donne spingono la crescita del consumo di vino

In diversi mercati asiatici, sono le giovani donne a spingere la crescita del consumo di vino. Lo riporta wine2wine, uno dei più importanti forum internazionali sulla Wine Industry in Italia che si terrà il prossimo 25 e 26 novembre a Verona.





Oltre la metà del vino, nel mondo, è acquistato dalle donne e l’Asia è l’avanguardia di un nuovo protagonismo femminile nel mercato enologico. Statisticamente il consumo del vino è dominato dal genere femminile con circa 485 milioni di giovani Millennial, un dato che dovrebbe far riflettere i produttori che vogliono vendere nei nuovi mercati asiatici ed iniziare a “pensare in rosa” sia in termini di tipologie che di comunicazione.

Per capire meglio questo importante segmento di mercato, la Master of Wine Sarah Heller durante la scorsa edizione di wine2wine, ha messo in evidenza 5 punti fondamentali che mettono in luce gli aspetti culturali e le dinamiche sociali che influiscono sulle scelte di acquisto della consumatrice di vino asiatica.

Non così millennial

Anche se cadono nella giusta fascia d’età (20-35), le giovani Millennial asiatiche hanno più cose in comune con le Baby boomer americane ed europee (55-70). Le giovani provenienti da Cina, Taiwan, Tailandia, India, Malesia e Indonesia diventano ricche in giovane età, sono testimoni di un periodo segnato da un grande cambiamento tecnologico, caratterizzato da un enorme sviluppo dell’urbanizzazione e da un ottimismo spropositato. Proprio come le Baby boomer occidentali negli anni ‘60, sono la prima generazione a credere che le loro vite saranno più felici e soddisfatte di quelle dei loro genitori.

E' una questione di emancipazione

Molte giovani donne asiatiche hanno affermato che bere vino le fa sentire libere, indipendenti. Questo avviene perché il vino è effettivamente una bevanda alcolica che possono consumare senza problemi (ci si deve ricordare che un quarto dei paesi asiatici è a maggioranza musulmana). Il vino le fa sentire eleganti, di classe, di mondo, al punto che è ormai diventato un vero e proprio strumento a loro disposizione per emanciparsi, specialmente nei mercati dove è un fenomeno nuovo.

Non sono tutte uguali

Il consumo di vino è in crescita in tutto il continente asiatico, nonostante le differenze socioculturali ed economiche dei vari paesi che lo compongono. Ogni mercato però, va affrontato singolarmente, tenendo conto delle singole caratteristiche di ognuno. Per esempio in India bere alcol in pubblico è considerato altamente disdicevole. Questo però, non vale per il vino. Se da una parte infatti il whisky – che ha un grande mercato nel paese – non è visto come una bevanda adatta alle donne, fortunatamente il vino lo è.

Con un paese come la Cina, è importante tenere a mente il ruolo avuto dal Confucianesimo nello sviluppo della cultura e dei valori locali. I cinesi hanno un enorme rispetto per la cultura e per chiunque abbia la libertà e il tempo di dedicarcisi.

In Vietnam le donne sono altamente rispettate, in quanto viste come matriarche e pilastri della comunità. In Tailandia e in Giappone si riscontra una situazione molto simile, con un numero crescente di donne lavoratrici che cominciano ad avere sempre più potere decisionale.

Lavoraci su: la bellezza è un identità costruita

In Asia, la bellezza è un qualcosa che si può creare, una qualità sulla quale bisogna lavorare. Non esiste un concetto di bellezza naturale come negli USA: un bell'aspetto può e deve essere costruito. È comunque però necessario notare come negli ultimi anni ci sia stato un cambiamento, e come l’ossessione per gli standard di bellezza americani sia stata soppiantata da un ritorno ai valori estetici asiatici. La fissazione per i tratti occidentali ha lasciato spazio ad una crescente curiosità per i tratti originali, per la vera bellezza asiatica: fattore determinante nel decidere chi rappresenterà la tua cantina sul mercato asiatico.

Un prodotto di lusso

Mentre in altri mercati il vino viene considerato un bene di largo consumo, in Asia la situazione è diversa. Il vino è un bene di lusso, un prodotto che viene comprato per regalarsi un momento di piacere. Può essere comparato ad un acquisto cosmetico, vizioso. Tranne che per il Giappone, per la maggior parte degli altri mercati asiatici il vino è un bene che dà prestigio. Questo però non significa che i consumatori siano disposti a pagare qualsiasi prezzo e anzi, più riuscirai a mantenere un canale diretto e una trasparenza di prezzi, meglio sarai visto.

Vino e sostenibilità, Veneto: al via progetto di ricerca per nuovo modello di gestione del vigneto

La Regione Veneto finanzia un progetto del CREA per nuovo modello produttivo, allo studio tecniche gestionali più sostenibili in viticoltura.






La Giunta regionale del Veneto finanzia con 65 mila euro un progetto di studio per un nuovo modello viticolo. Il progetto, elaborato dal Crea viticoltura ed enologia di Conegliano (Ente del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) con il supporto dei tecnici regionali mira a facilitare la gestione dei vigneti e a diminuire la necessità apporti esterni.

In particolare, il lavoro di studio e di ricerca si focalizzerà su alcune attività sperimentali: la gestione del suolo per ottenere un miglior arieggiamento e il potenziamento dei naturali meccanismi di difesa della vite; la gestione del ‘sottofila’ per ridurre-azzerare gli interventi chimici di diserbo e privilegiare il controllo meccanico delle infestanti nei filari; le gestione dei trattamenti anticrittogamici, utilizzando biostimolatori delle difese naturali della piante; la gestione della concimazione della varietà Glera; e, infine, il monitoraggio territoriale delle rese produttive, al fine di fornire un dato periodicamente aggiornato sul potenziale produttivo di tutti i contesti viticoli veneti.

“Il Veneto è la prima regione in Italia per produzione vitivinicola – sottolinea l’assessore all’Agricoltura Giuseppe Pan - e con quasi 95 mila ettari coltivati a vigneto si sta avviando a diventare anche la prima regione in termini di superficie dedicata. E’ necessario quindi lavorare per un modello colturale che sia meno impattante, più sostenibile e più resiliente alle perturbazioni e ai cambiamenti climatici. Se con nuove tecniche di gestione si riuscirà a migliorare l’equilibrio microbiologico del vigneto e a renderlo più efficiente, pertanto si potranno ridurre i livelli di concimazione con effetti positivi per l’ambiente garantendo la qualità delle uve e dei vini.

Dal lavoro di studio e sperimentazione condotto dal Crea viticoltura ed enologia di Conegliano si attendono evidenze che aiutino i viticoltori a ridurre l’impiego di agrofarmaci, a contrastare i cambiamenti climatici e ad adottare tecniche di gestione meno impattanti.

giovedì 30 maggio 2019

Vino e territori, Soave: entrano ufficialmente nel disciplinare le Unità Geografiche Aggiuntive

Approvato dal comitato vini l’inserimento delle 33 Unità Geografiche aggiuntive nel disciplinare di produzione del Soave. Veri e propri “cru” sono aree all’interno della denominazione Soave che storicamente sono state valorizzate dalle singole aziende e dal Consorzio. 





Il Comitato Vini del Ministero delle Politiche Agricole ha approvato in via definitiva l’inserimento delle Unità Geografiche Aggiuntive nel disciplinare della DOC Soave, un percorso iniziato nel 2017 dall’assemblea del Consorzio che aveva approvato con grande coesione questo ulteriore passo per la valorizzazione della denominazione.

Queste, che possono essere considerate dei veri e propri “cru” sono delle aree all’interno della denominazione Soave che storicamente sono state valorizzate dalle singole aziende e dal Consorzio per la particolare capacità di produrre vini con una forte caratterizzazione della zona pedoclimatica nella quale nascono. Un lavoro iniziato nel 2000 dal Consorzio Tutela con la pubblicazione delle “Vigne del Soave” che, con una puntuale zonazione, ha consentito non solo di individuare i differenti suoli ma anche altitudini, pendenze, incidenza della pergola veronese sul guyot e altri dati che hanno permesso di creare quelle che sono le unità geografiche del Soave.

Meno del 40% dell’intera superficie vitata della denominazione è stata valorizzata attraverso i cru edesclusivamente nell’area collinare: La vinificazione dovrà avvenire separatamente rispetto agli altri vini dell’azienda, assicurando sia la tracciabilità che una produzione limitata, facendo acquisire inoltre una forte riconoscibilità sul mercato. Le unità geografiche aggiuntive sono distribuite nell’intera area del Soave, 29 nella zona classica, 2 nei suoli scuri della Val d’Alpone e 3 nei suoli calcarei delle vallate a ovest.I nomi sono:

Castelcerino, Colombara, Froscà, Fittà, Foscarino, Volpare, Tremenalto, Carbonare, Tenda, Corte Durlo, Rugate, Croce, Costalunga, Coste, Zoppega, Menini, Monte Grande, Ca’ del Vento, Castellaro,Pressoni, Broia, Brognoligo, Costalta, Paradiso, Costeggiola, Casarsa, Monte di Colognola, Campagnola, Pigno, Duello, Sengialta, Ponsarà, Roncà - Monte Calvarina.

«Quello dell’approvazione delle unità geografiche è un altro grande passo avanti per la nostra denominazione che da sempre ha avuto nella caratterizzazione in etichetta dei luoghi geografici un punto di forza comunicativo nei confronti del consumatore – dice Aldo Lorenzoni, direttore del Consorzio – ora siamo sempre più in grado di parlare di ciò che ci rende unici, della nostra forte identità che abbiamo già avuto modo di sottolineare durante Soave Stories, un evento che ha avuto un forte richiamo mediatico per le tematiche proposte. Adesso potremo ufficializzarle anche all’estero, a New York, Tokyo e Londra le tappe che ci aspettano nei mesi di giugno del nostro tour promozionale.»

Vino e territori, Prosecco: da prodotto a destinazione turistica per creare valore

È stata presentata ufficialmente lunedì 27 maggio a Tarzo (TV), all'auditorium di Banca Prealpi, la Rete d'Imprese, Prosecco Hills. Nata nel 2017 la rete si è da subito prefissata un ambizioso obiettivo: promuovere il prosecco come territorio e destinazione turistica unica al mondo.





Il presidente della Rete Prosecco Hills, Federico Capraro, ha aperto il proprio intervento ringraziando anzitutto chi ha reso possibile la nascita della rete, prima fra tutti la Regione del Veneto, nella figura dell'Assessore Caner, che ha creduto ed investito nel progetto:"La Regione ha creato un'opportunità che le imprese hanno colto e trasformato in un rete per la destinazione delle colline del Prosecco, Prosecco Hills come ci chiamano e identificano i turisti, prevalentemente stranieri, che ospitiamo. Turisti che cercano e trovano esperienze autentiche per vivere il territorio e scoprirne le eccellenze.

Siamo pronti, ora - ha continuato Capraro - ad investire sul comunicare il valore delle nostre colline”.
Nata infatti nel 2017 per rispondere alle esigenze dei viaggiatori che sempre più vogliono vivere le colline del Prosecco Superiore, oggi la rete annovera 20 imprese turistiche, unite nell'intento di rendere il Prosecco il vero elemento identificativo di quest'area collinare unica al mondo.

"Un percorso di promozione che UNPLI Treviso ha cominciato 24 anni fa con la Primavera del Prosecco Superiore - ha spiegato Giovanni Follador, presidente UNPLI Treviso - e con i tanti eventi che da 16 anni realizziamo in collaborazione con le aziende del territorio. Per questo, quando la Regione del Veneto ha voluto promuovere la creazione delle reti d'impresa, UNPLI si è fata promotrice dell'iniziativa, forti della nostra vasta esperienza in ambito turistico e grazie al sostegno delle aziende che hanno raccolto la sfida.

Nicola Commazzetto, network manager di Prosecco Hills, ha quindi presentato le 20 aziende oggi aderenti a Prosecco Hills, sottolineando come "... questo scenario dinamico ed effervescente ha bisogno di costruirsi un'identità, superando tutti gli individualismi allo scopo di far emergere il prodotto turistico "Colline del Prosecco". “I primi risultati: collaborazione, confronto e aggregazione sono stati raggiunti, importanti investimenti sono già a disposizione della rete e delle singole imprese che vorranno aderire a questo progetto”.

"Dobbiamo capire - ha proseguito Federico Caner, Assessore al Turismo della Regione del Veneto - come questi finanziamenti europei cofinanziati dalla Regione siano un vero moltiplicatore di opportunità che non bisogna lasciarsi sfuggire. Perché il Veneto è certamente una destinazione primaria per il turismo ma bisogna sapersi innovare costantemente riuscendo a comunicarlo al turista. Per questo la Regione del Veneto a breve lancerà un nuovo bando, che uscirà entro settembre 2019, espressamente dedicato alla commercializzazione dei prodotti, che metterà a disposizione 2 milioni e mezzo di euro. Un bando a cui ne seguirà un secondo, nel 2020, con un ulteriore investimento di 2 milioni e mezzo di euro. Una richiesta che come Regione abbiamo fatto all'Unione Europea, proprio per sostenere il grande lavoro fatto dalle Reti d'Impresa che ora merita di essere promosso in modo adeguato anche all'estero".

Un esempio di questo impegno è il portale www.visitproseccohills.it, presentato oggi dopo oltre un anno di lavoro. Un progetto creato sulla base di una indagine condotta dalla Trentino School of Management che ha analizzato il turismo sul territorio concentrando la ricerca soprattutto sulle reali necessità espresse dal turista. Da questa analisi ha preso forma uno strumento al servizio del pubblico che nel portale, creato da Kumbe in collaborazione con la rete Prosecco Hills, troverà tutte le informazioni sul territorio, gli eventi e le strutture ricettive ma che offrirà al turista la possibilità di scoprire tante proposte esperienziali, suddivise per tematiche e facilmente prenotabili online direttamente dallo stesso sito.

Una possibilità data dalla struttura stessa della rete Prosecco Hills, che comprende 20 aziende eterogenee, sia per dimensioni che per ambito di competenza: alberghi, ristoranti e tour operator, ma anche noleggiatori di MTB e Vespe, artigiani e botteghe di prodotti a km 0 che vogliono dare una risposta concreta ai bisogni dei propri ospiti, nazionali ed internazionali.

"Siamo riusciti a dare forma ad un'idea ambiziosa - ha proseguito Federico Capraro - creando un vero e proprio "portale di destinazione" utile, di semplice utilizzo e molto accattivante, grazie anche alla collaborazione con il fotografo Francesco Galifi, celebre firma nazionale della fotografia, le cui immagini riescono a catturare, meglio di qualsiasi parola, la vera essenza delle nostre terre".

"La nostra Regione offre ancora tante possibilità di sviluppo - ha concluso l'Assessore Caner - ma dobbiamo saperlo fare con intelligenza. Lo raccontano le cifre: dopo anni di crescita del turismo in Regione con valori medi del + 3% il 2018 ha segnato il +0,2%, una contrazione fisiologica e del tutto naturale. Ma l'attrattività delle Colline del Prosecco ha portato la provincia di Treviso a registrare un +6,5% di presenze, segno che il turismo slow, green e legato all'enogastronomia risponde alle esigenze del pubblico. Ora la sfida è alzare l'asticella, con proposte nuove e di qualità, capaci di attrarre un turista con una maggiore capacità di spesa per elevare sempre più la competitività del nostro territorio a livello internazionale".

martedì 28 maggio 2019

Vino italiano in Cina, oggi come il tè, il consumo è quotidiano

Da status symbol a consumo quotidiano: il vino come il tè in Cina diventa bevanda popolare. E secondo le ultime stime, nel paese del dragone il mercato del vino italiano è aumentato esponenzialmente e sempre più rivolto alla qualità. 





Secondo una stima Coldiretti su dati Istat, le esportazioni di vino Made in Italy in Cina, sono cresciute del 548% negli ultimi dieci anni. Ad oggi la Cina è il quinto mercato vinicolo più grande al mondo in termini di consumo e in ottava posizione nella produzione. Nonostante la rapida crescita della superficie vitata che ha sorpreso l'intera filiera vitivinicola mondiale, il Paese del Dragone è innanzitutto un paese consumatore, ed ora il vino, come il tè, sta iniziando a far parte della quotidianità in tutti gli strati sociali, un fenomeno che ovviamente rappresenta un enorme potenziale per gli esportatori.

Secondo una ricerca sul mercato del vino on-premise cinese a cura di Wine Business Solutions (WBS) e China Wine of the Year Awards, ovvero i consumi all'interno di bar e ristoranti, emerge che dopo la Francia, nella carta dei vini, l'Italia figura al secondo posto per etichette offerte e Australia al terzo. Un dato importante che evidenzia un costante aumento di interesse da parte degli imprenditori cinesi verso l’enogastronomia Italiana. Il rapporto esamina nello specifico quali sono i migliori distributori, i marchi e gli stili di vino più quotati, le prestazioni dei paesi fornitori e delle regioni, il prezzo del vino in bottiglia e al bicchiere che i ristoranti fanno pagare ai consumatori e infine le aspettative di ricavo dalla vendita di vino on premise dei ristoratori e distributori.

Un dato interessante per il nostro export che conferma l'efficacia di tutta una serie di azioni intraprese rivolte alla promozione del vino italiano in Cina: una vera e propria “alfabetizzazione” con lo scopo di aumentare la conoscenza del prodotto ed al suo consumo consapevole, cercando di creare così una percezione della qualità, ma soprattutto trasmettendo la cultura del vino. Importante ricordare in tal senso, che è stato recentemente firmato un accordo che riguarda la promozione del vino Made in Italy nell’ambito dell’Expo internazionale sulle bevande alcoliche che si svolge a settembre nella popolosa provincia di Guizhou (40 milioni di abitanti), con l’impegno a una collaborazione bilaterale legata a questo settore e a quello degli alcolici. L'intesa è stata raggiunta nell’ambito della Via della Seta, con la partnership fra Cina e Italia avviata a Roma durante la visita del presidente cinese Xi Jinping. Come spiegato in quell'occasione dal vice governatore della provincia Lu Yongzheng a una rappresentanza di imprese vitivinicole arrivate da ogni parte d’Italia, la Cina rappresenta un mercato di grande potenzialità per il settore agroalimentare e i prodotti e la qualità italiane hanno importanti possibilità di sviluppo.

venerdì 24 maggio 2019

SLOW FOOD-CE, alla scoperta del patrimonio gastronomico dell’Europa centrale.

Punto di svolta per il progetto SLOW FOOD-CE: Culture, Heritage, Identity, Environment and Food, finanziato da Interreg CENTRAL EUROPE (CE). Cinque città hanno individuato i prodotti gastronomici più rappresentativi e le azioni pilota per promuoverli.





Venezia (Italia), Dubrovnik (Croazia), Brno (Repubblica Ceca), Kecskemét (Ungheria), e Cracovia (Polonia), le cinque città coinvolte nel progetto, sono state mappate per individuare i prodotti più rappresentativi del patrimonio gastronomico locale.

Brno ha scelto la mela Panenské Ćeské, una varietà particolarmente resistente e saporita, dotata di ottima conservabilità e adatta al consumo diretto. La Croazia punta sulla Malvasia di Dubrovnik, un vino bianco secco e delicato, ottimo da abbinare al pesce bianco, e il sale di Ston, prodotto nella salina più antica e meglio conservata di tutta Europa. Kecskemét, nota come il “frutteto dell’Ungheria” grazie alla peculiare struttura del suolo e all’abbondante luce solare di cui gode, ha selezionato l’albicocca Hankovszky, la più pregiata tra le molte varietà locali; molto versatile nella gastronomia ungherese e spesso utilizzata per la produzione di conserve, è anche l’ingrediente della famosa pálinka all’albicocca, il tipico distillato simbolo di Kecskemét, conosciuto in tutto il mondo. Per quanto riguarda Cracovia, la scelta è andata sull’Obwarzanek krakowski, una ciambella realizzata in pasta di pane, bollita e cosparsa di semi di papavero, sesamo o formaggio prima della cottura in forno; questo tipico di snack, molto noto e diffuso nella città, viene tradizionalmente acquistato dai carretti dei venditori di strada. Venezia invece, tra i suoi tanti prodotti, presenta la schia della Laguna, un piccolo crostaceo di colore grigio, servito generalmente fritto e accompagnato con polenta bianca; dall’antico vitigno Dorona viene prodotto l’omonimo vino abbinato alla schia.

Per testare le innovative soluzioni di tipo partecipativo concepite per la promozione del patrimonio gastronomico negli spazi pubblici, le cinque città hanno lanciato le azioni pilota che nel corso di quest’anno raggiungeranno gli abitanti, gli studenti delle scuole e i turisti, coinvolgendoli in diverse attività.

•     Il prossimo autunno, Venezia ospiterà i Venice Food Days, per scoprire il sapore autentico della città e promuovere la cucina e i prodotti locali, in collaborazione con i principali attori della gastronomia locale.

•     Col programma Learn to taste the diversity of South Moravia, Brno punterà a promuovere i sapori regionali della Moravia meridionale attraverso attività per bambini, spettacoli e mercati, elaborando menù stagionali per le scuole, realizzando un catalogo dei prodotti locali e organizzando sessioni d’incontri con i produttori per preparare piatti tipici.

•     City Breadwinners sarà la manifestazione gastronomica, multimediale e multisensoriale al cuore delle attività di Dubrovnik; durerà tutto l’anno con lo scopo di valorizzare i produttori di cibo presentando il patrimonio gastronomico della città.

•     In Ungheria, il Kecskemét Green Market ospiterà formazioni per i contadini e i produttori e diverse attività di educazione alimentare, cucina, degustazioni, visite guidate e incontri con i produttori locali.

•     Cracovia presenterà invece la manifestazione Culinary Krakow: Heritage on the plate. L’iniziativa darà la possibilità di immergersi nel patrimonio gastronomico della capitale grazie a uno speciale tour, diversificando in tal modo l’offerta turistica della città e incoraggiando i visitatori a scoprire nuove zone meno conosciute.

Ma non finisce qui: ogni città europea potrà adottare il metodo sviluppato dalle cinque città coinvolte nel progetto SLOW FOOD-CE per promuovere il proprio patrimonio gastronomico. Per condividere esempi, consigli e corsi di formazione on line, è stata lanciata la piattaforma Food Paths Network, a cui possono accedere tutte le città interessate all’adozione di un approccio comune per la tutela e lo sviluppo del patrimonio gastronomico locale. 

Il progetto

Il progetto SLOW FOOD-CE ha dato vita a un modello replicabile in grado di valorizzare i cibi tradizionali così come i produttori, le razze e i semi, le tecniche di lavorazione artigianali, il folklore, il paesaggio culturale e le risorse naturali che nutrono il patrimonio gastronomico comune dell’Europa centrale.

Il progetto ha portato a una nuova alleanza tra le cinque città di Venezia, Dubrovnik, Brno, Kecskemét e Cracovia. Il principale obiettivo è il miglioramento delle capacità degli attori locali nella tutela e promozione del patrimonio immateriale del cibo, in una prospettiva di sostenibilità economica, ambientale e sociale. Le cinque città coinvolte sono i luoghi ideali per sviluppare il concetto di “nuova gastronomia” promosso da Slow Food: un approccio multidisciplinare al cibo, che riconosce le forti e profonde connessioni tra gli alimenti, il pianeta e le persone.

*Al progetto SLOW FOOD-CE aderiscono 10 partner di 5 paesi dell’Europa centrale impegnati a costruire insieme una metodologia comune per l’identificazione e la promozione delle risorse culturali legate al patrimonio gastronomico.

Italia (Slow Food, città di Venezia, Università delle scienze gastronomiche)

Croazia (Agenzia per lo sviluppo della città di Dubrovnik, Assosciaizone Kinookus)

Repubblica Ceca (Autorità del turismo della Moravia meridionale, Slow Food Brno)

Ungheria  (Municipalità di Kecskemét, Kiskunság Tradition-bound, Artisans and Tourism Association)

Polonia (Municipalità di Cracovia)

Partner associati - 7 partner associati supportano i partner del progetto per il coinvolgimento di attori e soggetti interessati e nella diffusione dei risultati del progetto: il Consiglio per il turismo di Ston (HR), la città di Dubrovnik (HR), la città di Brno (CZ), l’Organizzazione del turismo della Malopolska (PL), l’Accademia di educazione fisica e turismo di Cracovia (PL), l’Istituto europeo di storia e culture del cibo (FR), Europa Nostra (NL).

Vino e cultura. Cantine aperte: in Toscana, un esperienza su misura

Torna Cantine Aperte che in Toscana è la festa del vino per eccellenza e l’esperienza in cantina è al centro della rivoluzione enoturistica della regione. Filo conduttore di questa edizione la cultura che genera e anima il vino nell’anno di Matera capitale europea della cultura. Dalle visite sensoriali al “wine walk” in vigna, fino a mostre come quella su “Leonardo e il vino”. Sabato 25 e domenica 26 maggio.





Tutto pronto per la 27esima edizione di Cantine Aperte in Toscana, l’evento che, nato proprio in questa regione, ha rivoluzionato il modo di approcciarsi al vino. La cultura del vino sarà la protagonista di questa edizione di Cantine Aperte in Toscana, tema scelto dal Movimento Turismo del Vino Toscana. Cultura del Vino intesa in tutte le sue forme, a partire dall’arte della vinificazione, passando per quella degli abbinamenti enogastronomici, fino all’arte vera e propria racchiusa nelle cantine e nelle dimore del vino che per l’occasione apriranno in via eccezionale le porte di spazi dove l’arte si mescola al patrimonio enogastronomico.

Cantine Aperte diventa su misura con la ricerca delle “esperienze”. I programmi sono tanti e come detto gireranno intorno al tema della Cultura del Vino in Toscana: si va dalle mostre dedicate a Leonardo da Vinci, fino al “wine walk” nei vigneti; poi concerti e ancora visite guidate a giardini monumentali o dimore storiche del vino che apriranno cantine del 1067 o giardini nascosti solo per questa grande occasione. Intanto però il Movimento Turismo del Vino Toscana ha dato l’opportunità ai wine lovers di organizzare su misura il proprio Cantine Aperte: sul portale di MTV Toscana infatti (www.mtvtoscana.com), oltre alle cantine partecipanti e alle loro attività per il 25 e 26 maggio, è disponibile la nuova pagina per la ricerca delle “esperienze” in cantina. Dallo smartphone già da ora si potrà scegliere la cantina più vicina a livello di spazio, ma soprattutto a livello di offerta che stiamo cercando: la Spa del vino, percorsi in bici, a piedi, a cavallo o in quad; corsi di cucina o cene con il produttore; attività didattiche per i più piccoli o visite a dimore storiche. Un semplice clic per scoprire le realtà che più si addicono a come si vogliono vivere le giornate di Cantine Aperte.

Cantine Aperte. Nato in Toscana ventisette anni or sono, è oggi l’evento enoturistico più importante in Italia. Cantine Aperte è diventato nel tempo una filosofia, uno stile di viaggio e di scoperta dei territori del vino italiano, che vede, di anno in anno, sempre più turisti, curiosi ed enoappassionati avvicinarsi alle cantine, desiderosi di fare un’esperienza diversa dal comune. Cantine Aperte è un marchio di proprietà del Movimento Turismo del Vino, registrato e protetto giuridicamente per contrastarne qualunque abuso/imitazione e garantire ai consumatori qualità e professionalità nell’accoglienza, tratti distintivi delle cantine MTV.

L'Associazione Movimento Turismo del Vino Toscana è un ente non profit che raccoglie oltre cento soci fra le più prestigiose cantine del territorio, selezionate sulla base di specifici requisiti, primo fra tutti quello della qualità dell'accoglienza enoturistica. Obiettivo dell’associazione è promuovere la cultura del vino attraverso le visite nei luoghi di produzione. Ai turisti del vino il Movimento vuole, da una parte, far conoscere più da vicino l’attività e i prodotti delle cantine aderenti, dall’altra, offrire un esempio di come si può fare impresa nel rispetto delle tradizioni, della salvaguardia dell'ambiente e dell'agricoltura di qualità.

I programmi di Cantine Aperte in Toscana divisi per provincia sono disponibili su:  www.mtvtoscana.com

giovedì 23 maggio 2019

Vino e territori, la cultura del Brunello alla Fattoria dei Barbi e i "ritratti a memoria" di Stefano Cinelli Colombini

Per Cantine aperte, la Fattoria dei Barbi incontra la cultura del Brunello. L'anteprima del nuovo libro di Stefano Cinelli Colombini con i 'ritratti a memoria' dei tanti che hanno reso grande il Brunello e la storia (attuale, recente e passata) di Montalcino. Decine di pannelli sparsi per la Cantina storica vi accompagneranno attraverso memorie, dati, immagini e personaggi di uno dei fenomeni più straordinari del vino mondiale. 





Torna, come ogni anno, Cantine Aperte, l'appuntamento più celebre del Movimento Turismo del Vino (MTV), un evento che da decenni muove milioni di enofili in ogni parte d’Italia. Anche quest'anno la Fattoria Dei Barbi a Montalcino (SI) partecipa alla manifestazione e sia sabato 25 che domenica 26 maggio, dalle ore 11.00 alle ore 18.00 (orario continuato con visite ogni ora), i visitatori potranno passare un fine settimana  con visite guidate nelle antiche Cantine di invecchiamento con degustazione finale di tre vini, olio e formaggio, visita al Museo del Brunello e poi tutti a tavola - a pranzo o a cena - alla Taverna dei Barbi in cui verrà proposta una selezione speciale di piatti [menu' scaricabile qui http://bit.ly/2QcL55n].

Per l'occasione sara' inaugurato un percorso inedito, nelle vecchie Cantine di invecchiamento, con l'anteprima del nuovo libro di Stefano Cinelli Colombini dedicato ai tanti personaggi che hanno fatto la storia del Brunello e a 1500 anni di Montalcino, alla sua vita, ai suoi successi e alle sue catastrofi. Parole, storia, memoria, aneddoti e curiosita' di chi ha dato vita alla piu' grande leggenda enologica mondiale, e immagini storiche provenienti dall' archivio privato di Casa Colombini Cinelli per ritrarre una comunita' unita, vitale e creativa, determinata nel far conoscere al mondo la propria unicita' attraverso il re dei vini.

Cantine Aperte alla Fattoria dei Barbi inaugura la stagione degli eventi 2019 alla Fattoria dei Barbi programmati con cadenza annuale: qui il calendario completo >> http://bit.ly/2wgtCQ4


Fattoria dei Barbi

Loc. Podernovi 170 | Strada Consorziale dei Barbi
53024 Montalcino (SI) www.fattoriadeibarbi.it
Info: info@fattoriadeibarbi.it | tel. 0577 841111 - sabato e domenica 0577 841205

mercoledì 22 maggio 2019

Our Biodiversity, Our Food, Our Health: alimentazione e salute, al centro della Giornata mondiale della biodiversità

Biodiversità, cibo e salute, la Convenzione sulla diversità biologica dell’ONU e Slow Food insieme oggi nella Giornata mondiale della biodiversità per riflettere sul legame tra salute, natura e i prodotti che questa ci dona. 

La sicurezza alimentare mondiale è a rischio per la drastica riduzione della biodiversità. Oggi il 75% del cibo prodotto per il consumo umano deriva da sole 12 specie vegetali e 5 animali. Un sistema di produzione alimentare globale basato su un numero limitato di specie animali e varietà vegetali, geneticamente uniformi e altamente produttive, costituisce una criticità tanto per la conservazione della biodiversità, quanto per la salute umana. 

La perdita di fonti alimentari diversificate – la nostra sicurezza alimentare –, diminuisce la resilienza umana e la capacità di far fronte ai cambiamenti, inclusi i cambiamenti climatici. La salute umana è altrettanto colpita; la perdita di diversi tipi di regimi alimentari è direttamente collegata alla malnutrizione e a patologie non trasmissibili come il diabete e l’obesità, oltre ad avere un impatto diretto sulla disponibilità di alimenti sani e medicine tradizionali. Nonostante la crescente diversificazione dell’offerta commerciale in molti paesi del mondo, i prodotti che acquistiamo e mangiamo sono sempre più omogenei.

La Convenzione sulla diversità biologica (CBD) è lieta di avere Slow Food come partner per la Giornata mondiale della biodiversità di quest’anno, celebrata oggi. Tema per il 2019 è Our Biodiversity, Our Food, Our Health proprio per sottolineare la stretta interdipendenza esistente tra la biodiversità, i sistemi alimentari e la salute umana, toccando gli aspetti della diversità biologica e culturale più tangibili nella vita quotidiana delle persone.

«La biodiversità non è un lusso, ma una condizione imprescindibile per il nostro benessere», sottolinea Cristiana Paşca Palmer, segretario esecutivo della Convenzione sulla diversità biologica. «È il fondamento alla base dei sistemi alimentari e della nostra salute. Non possiamo permetterci di trascurare la nostra dipendenza dalla natura e dare per scontata l’abbondanza dei suoi frutti».

Della stessa idea è Carlo Petrini, presidente di Slow Food. «La biodiversità dei microrganismi, delle specie animali e vegetali, degli ecosistemi, dei saperi tradizionali, è la nostra garanzia per il futuro perché consente l’adattamento ai cambiamenti climatici e garantisce il benessere delle comunità locali. Il sistema di produzione e distribuzione alimentare globale, che si regge su un modello industriale applicato alla natura, non ha risolto i problemi della fame e della malnutrizione, ma ha anzi prodotto conseguenze devastanti, trasformando l’agricoltura in un’attività di sfruttamento e distruzione degli ambienti naturali. Per questa giornata mondiale, Slow Food chiede ai governi di adottare misure incisive a favore di un modello agroalimentare sostenibile, che rispetti la salute umana e quella ambientale. Agli agricoltori e ai produttori di cibo chiede di impegnarsi per promuoverlo e applicarlo e ai consumatori di sostenerlo con le loro scelte alimentari quotidiane».

Nel corso del 2019 la popolazione mondiale raggiungerà i 7,7 miliardi di persone, concentrate per più della metà in zone urbane [1]. In un contesto del genere, il cittadino medio di un paese sviluppato, facendo i suoi acquisti tra gli scaffali del supermercato, può credere che il moderno sistema di produzione alimentare globalizzato gli garantisca una varietà di scelta senza precedenti.

E che la diversità sia in aumento nel mondo, dato che le persone, grazie alla crescita economica e all’urbanizzazione, possono ridurre il consumo di alimenti di base come riso e fagioli, avendo maggior accesso a cibi come carne, prodotti lattiero-caseari e alimenti trasformati. La globalizzazione e le regole del libero mercato hanno permesso l’espansione di grandi marchi alimentari a livello globale, segno tangibile della vastità di scelta.

Ma anche se l’offerta commerciale è sempre più diversificata, i prodotti che i consumatori acquistano e mangiano sono sempre più omogenei. La semplificazione – ben più che la diversificazione – è la colonna portante del sistema di produzione alimentare globale e questo è un rischio, sia per la conservazione della biodiversità che per la tutela della salute umana.

Basti pensare, ad esempio, che negli ultimi 100 anni più del 90% delle varietà vegetali sono scomparse dai suoli coltivati, così come la metà delle specie animali domestiche. Lo sfruttamento ittico delle 17 principali zone di pesca del globo attualmente tocca o supera i limiti di sostenibilità e numerose specie ittiche sono vicine alla scomparsa o si sono già estinte. La perdita di copertura forestale, zone umide costiere e altri ambienti selvatici incolti, il degrado dei suoli, la distruzione di ambienti marini e terrestri e la diffusione di specie invasive accentuano l’erosione genetica dell’agro-biodiversità, causata dalla sostituzione delle varietà locali con specie o varietà “migliorate”.

L’impatto di questa globale omogeneizzazione sugli individui e le comunità è impressionante. I sistemi di produzione alimentare locali, con i relativi patrimoni di conoscenze e saperi indigeni tradizionali, così come le diverse culture e competenze dei coltivatori e coltivatrici di piccola scala, sono seriamente a rischio.

A essere minacciata è anche la salute umana. L’abbandono di diversi tipi di dieta è direttamente legato a malattie non trasmissibili come il diabete e l’obesità e ha un impatto diretto sulla disponibilità di alimenti sani e medicine tradizionali.

In un mondo in cui la metà della popolazione non ha accesso ai servizi di salute essenziali e 100 milioni di persone rischiano di cadere in povertà estrema a causa delle spese sanitarie, la medicina alternativa e le cure tradizionali sono sempre più spesso la prima risposta a cui poter accedere. Per la maggior parte della popolazione di molti paesi, in caso di malattia la medicina tradizionale costituisce una fondamentale fonte di cure [2].

La Convenzione sulla diversità biologica delle Nazioni Unite (Cbd), Slow Food e altri partner quali l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), l'Organizzazione per l'alimentazione e l'agricoltura (Fao), Il Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (Ifad), il Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia (Unicef), l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura (Unesco), il Forum permanente delle Nazioni Unite sulle questioni legate ai popoli indigeni (Unpfii), e movimenti internazionali come EAT Foundation e la Food and Land Use Coalition (Folu), stanno lavorando congiuntamente per individuare azioni trasformative nella produzione alimentare globale, tali da poter garantire un futuro sereno per l’umanità e per la natura. La promozione dell’agro-biodiversità e di produzioni alimentari autoctone, stagionali e diversificate è una misura concreta che, se assunta dai governi, dai coltivatori e dai consumatori, è in grado di aumentare la resilienza ai cambiamenti climatici, migliorare la qualità dei cibi e della salute e incrementare la sicurezza alimentare.

Invitiamo tutti i cittadini allarmati dalla sempre più rapida erosione della diversità biologica del pianeta e preoccupati per i danni che stiamo arrecando alla natura, a celebrare la Giornata mondiale della diversità biologica del 22 Maggio 2019 – Our Biodiversity, Our Food, Our Health, condividendo a tavola con le persone care qualche momento di riflessione sul legame tra la natura, gli alimenti e i prodotti medicinali naturali che questa ci dona.

Ricordo che Slow Food è una rete globale di comunità locali nata nel 1989 per impedire la sparizione delle culture e tradizioni alimentari locali e contrastare la cultura del fast food. Dalla data della sua fondazione Slow Food si è trasformata, divenendo un movimento che coinvolge milioni di persone in più di 160 paesi per garantire che tutti abbiano accesso a un cibo buono, sano e giusto. Slow Food con la sua struttura e i suoi organismi rappresentativi guida l’intero movimento, che raggiunge milioni di persone nel mondo. L’obiettivo di Slow Food è cambiare un sistema alimentare distorto promuovendo metodi di produzione agroecologici e una più equa distribuzione del cibo.

Convenzione sulla diversità biologica


La Convenzione sulla diversità biologica (CBD), aperta alla firma al Vertice della Terra di Rio de Janeiro nel 1992 ed entrata in vigore dal 1993, è un trattato internazionale per la conservazione della biodiversità, l’uso sostenibile delle sue componenti e una giusta ed equa ripartizione dei benefici derivanti dall'utilizzo delle risorse genetiche; con 196 parti firmatarie, vede un’adesione quasi universale presso i paesi del mondo. L’obiettivo della Convenzione è il contrasto di ogni minaccia per la biodiversità e i servizi ecosistemici, comprese quelle derivanti dal cambiamento climatico, attraverso valutazioni scientifiche, lo sviluppo di strumenti, incentivi e processi innovativi, il trasferimento di tecnologie e buone pratiche e il coinvolgimento attivo dei soggetti interessati, dalle popolazioni indigene e le comunità locali alle donne e ai giovani, dalle organizzazioni non governative alla comunità imprenditoriale.

Dati

100 ANNI DI CAMBIAMENTO AGRICOLO: ALCUNE CIFRE E TENDENZE RELATIVE ALL’AGRO-BIODIVERSITÁ [3]

Nell’ultimo secolo, circa il 75% della diversità genetica delle colture è andata perduta, quando gli agricoltori di tutto il mondo hanno abbandonato molte delle varietà locali per passare a varietà geneticamente uniformi e ad alto rendimento.

Il 30% delle razze animali è a rischio d’estinzione; ogni mese ne spariscono 6.

Attualmente il 75% del cibo prodotto sul pianeta deriva da sole 12 specie vegetali e 5 specie animali.

Delle 250000-300000 specie vegetali commestibili conosciute, solamente 150-200 vengono utilizzate dall’uomo; tra queste, tre sole specie – riso, mais e grano – contribuiscono per circa il 60% dell’apporto calorico e proteico proveniente da fonti vegetali.

Gli animali coprono intorno al 30% del fabbisogno umano in termini di cibo e in agricoltura, e il 12% della popolazione mondiale trae sostentamento quasi esclusivamente da prodotti ottenuti da ruminanti.

martedì 21 maggio 2019

Alimentazione e ricerca, M3O3: il progetto per il monitoraggio dei processi ossidativi dell'olio d'oliva

M3O3 (Microsistemi multifunzionali per il monitoraggio dei processi ossidativi di oli da olive) è il titolo del progetto, finanziato dalla Regione Puglia. A breve on line, a disposizione delle aziende, il sito web dove sarà possibile seguire gli sviluppi della ricerca, le fasi della sperimentazione ed i relativi risultati.





E’ al lavoro  il network del progetto 'M3O3' il cui obiettivo è tenere alto il nome dell’olio extravergine di oliva Pugliese e la sua qualità nel fornire, agli operatori del settore, uno strumento in grado di monitorare le alterazioni ossidative che inevitabilmente l’olio subisce nel corso della sua conservazione.

Accade non di rado che vi siano oli che ben prima del termine minimo di conservazione (TMC) abbiano oltrepassato i limiti tollerabili di ossidazione e andrebbero declassati arrecando un danno in termini economici e di immagine all'intero comparto.

Talvolta le alterazioni sono accelerate da una non idonea conservazione; riguardano sia gli aspetti nutrizionali (perdita di antiossidanti, riduzione di acidi grassi insaturi, aumento del contenuto in radicali e altre molecole dannose), sia le proprietà sensoriali (perdita di fruttato, amaro e piccante, difetto di rancido).

Monitorare gli oli su un ampio segmento della filiera in modo rapido, frequente e on site, specie nelle fasi nevralgiche del processo produttivo quali lo stoccaggio, l’imbottigliamento, il trasporto, la vita di scaffale, consentirà di sostituire l’attuale paradigma di gestione dell’ossidazione, basato sull’applicazione di generiche forme di prevenzione e sulla presa d’atto dell’avvenuto raggiungimento dei limiti legali, con un sistema più moderno basato su una prevenzione e gestione mirata del fenomeno ossidativo, in grado di supportare le scelte e fornire strumenti previsionali.

'Microsistemi multifunzionali per il monitoraggio dei processi ossidativi di oli da olive' è il titolo del progetto, finanziato dalla Regione Puglia con l’avviso INNONETWORK 'sostegno alle attività di R&S per lo sviluppo di nuove tecnologie sostenibili, di nuovi prodotti e servizi', realizzato dal Dipartimento Sviluppo Economico, Innovazione, Istruzione, Formazione e Lavoro della Regione Puglia nell’ambito del POR Puglia FESR-FSE 2014-2020 Asse prioritario 1 - Ricerca, sviluppo tecnologico, innovazione. Azione 1.6 'Interventi per il rafforzamento del sistema innovativo regionale e nazionale e incremento della collaborazione tra imprese e strutture di ricerca e il loro potenziamento'.

Capofila di M3O3 è il DARe - Distretto Agroalimentare Regionale, da sempre promotore di progetti di ricerca e sviluppo nel settore agroalimentare, supportato dalla società Agriplan nell’azione di coordinamento di un partenariato articolato che vede coinvolto il Cnr con l’Istituto per la microelettronica e  microsistemi (Cnr-Imm) e l’Istituto di nanotecnologia (Cnr-Nanotec), l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro con i due Dipartimenti di Scienze del Suolo, delle Piante e degli Alimenti (DiSSPA) e di Chimica ed inoltre: LEFO srl, una software house specializzata nello sviluppo di software personalizzati per PMI; LEnviroS srl, spin-off con esperienza nel campo delle discipline ambientali; MEDITEKNOLOGY srl spin-off che si occupa di ricerca e sviluppo in campo biotecnologico per la realizzazione di reagenti ad uso diagnostico e terapeutico; BONASSISLAB l'azienda che effettua servizi di analisi, consulenza e ricerca di conservazione, prevenzione e tutela ambientale.

Vino e export, nasce “COMEX”, nuova banca dati giuridica per esportare nei principali mercati esteri

A pochi mesi dall’uscita del “Codice delle Denominazioni di origine dei vini”, Unione Italiana Vini pubblica la nuova banca dati giuridica “COMEX” per il settore vitivinicolo. 


“COMEX” è uno strumento innovativo, concepito in modo unico in Italia, con cui l’Utente accede alle normative necessarie per l’esportazione dei prodotti vitivinicoli nei più importanti mercati del mondo.



“Attraverso COMEX – spiega Paolo Castelletti, Segretario Generale di Unione Italiana Vini – vogliamo offrire un ulteriore servizio al comparto vitivinicolo italiano. Per realizzare questa nuova banca dati abbiamo impegnato ingenti risorse economiche e professionalità specifiche, attraverso il nostro Servizio Giuridico, con l’obiettivo di mettere a disposizione dell’intero settore uno strumento innovativo ed essenziale, che si aggiunge all’ampia gamma di servizi che offriamo per consentirne un concreto sviluppo”.

Strutturata attraverso comode schede di consultazione a portata di click, l’accesso è immediato a tutti i dati aggiornati sul Paese e il mercato di destinazione, gli standard e le pratiche enologiche, le procedure e i documenti per l’esportazione, i certificati di analisi richiesti e le regole in tema di etichettatura. Attualmente la banca dati comprende 19 mercati diversi ed è in via di continua implementazione dal Team del Servizio Giuridico di UIV.

In un’ottica di assistenza continuativa di tipo “daily basis” a vantaggio dei propri Clienti sono state anche innovate le precedenti banche dati giuridiche di UIV: Vite&Vino e Denominazione di origine dei vini. Nella prima l’Utente può consultare tutte le disposizioni dell’Unione europea (regolamenti, direttive, decisioni, raccomandazioni, ecc.) e nazionali di carattere vitivinicolo (leggi, decreti, provvedimenti, ecc.), le circolari (ministeriali, AGEA, Agenzia Dogane, ecc.), le comunicazioni interpretative, le risposte a quesiti di carattere generale e la giurisprudenza della Corte di Giustizia, Corte Costituzionale e Corte di Cassazione. Nella Banca Dati delle Denominazioni d’Origine dei Vini, invece, sono ricercabili, attraverso un motore di ricerca facile e veloce e una grafica chiara e immediata, tutti i testi aggiornati (con i riferimenti alle modifiche approvate) dei disciplinari di produzione dei vini DOCG, DOC e IGT, decreti di etichettatura transitoria, osservazioni della Commissione UE.

Le nuove banche dati giuridiche si affiancano alle pubblicazioni cartacee ormai “storiche”, diventate il punto di riferimento delle imprese e delle istituzioni del settore, con le quali Unione Italiana Vini promuove la moderna cultura giuridica della viticoltura, stimolando il dibattito e il confronto culturale sui grandi temi della legislazione del comparto.

Formazione. Master of Wine, al via il corso propedeutico per accedere al selettivo MW Study Programme

A sostenerlo l’Istituto Grandi Marchi per i candidati italiani in corsa per il prestigioso titolo di Master of Wine. In calendario dodici intense sessioni di lavoro guidate dai MW Caro Maurer e Jonas Tofterup.




Tutto pronto per l’ottava edizione del corso propedeutico per accedere al selettivo MW Study Programme. Per la prima volta, durante la MW Residential Master Class (24-26 maggio, Tenuta Alois Lageder), si svolgerà la simulazione dell’esame ufficiale previsto dal 3 al 5 giugno a Londra.

Sono 384 ad oggi i Masters of Wine nel mondo, i massimi esperti di vino che per abilità e conoscenze sono riusciti a superare il lungo e faticoso Study Programme della prestigiosa Accademia britannica, che da oltre 60 anni forma le più influenti personalità in campo enoico a livello globale.

Arrivano da Francia, Usa, Spagna, Svezia, Australia, Irlanda e decine di altre nazioni, ma non ancora dall’Italia, malgrado il know how e la cultura vitivinicola del Belpaese siano universalmente riconosciuti. Sarà la complessità del percorso in termini di costo e di tempo, sarà la scarsa reperibilità dentro i confini nazionali di una parte di vini provenienti dall’estero, che non ne consente lo studio richiesto; sarà la difficoltà nel padroneggiare l’inglese a livelli di madre lingua. Insomma sono diversi i potenziali fattori che non permettono finora all’Italia di entrare a pieno titolo nel novero dei super Paesi con uno o più Master of Wine.

Eppure i promettenti esperti di vino sparsi per lo Stivale sono sempre più numerosi, come dimostra la massiccia partecipazione registrata annualmente nelle MW Residential Master Class organizzate dall’Institute of Masters of Wine in collaborazione l’Istituto del Vino Italiano di Qualità Grandi Marchi, che anche nel 2019 si schiera al fianco dei candidati tricolore in corsa per ottenere il titolo più ambito del mondo vitivinicolo. E lo fa proprio in occasione dell’ottava edizione italiana della Master Class (24-26 maggio, Tenuta Alois Lageder, Magrè - BZ) che oltre a riproporsi come una tre giorni propedeutica al selettivo MW Study Programme sarà anche un appuntamento eccezionale per un’importante novità vale a dire la simulazione della temuta blind tasting, a una settimana esatta dal test ufficiale previsto dal 3 al 5 giugno a Londra. Sarà una vera e propria ‘prova generale’ in vista di una delle degustazioni più difficili al mondo, con i candidati chiamati a confrontarsi “alla cieca” con 12 vini al giorno, da riconoscere e commentare in 2 ore e 15 minuti.

“Dal 2010 sosteniamo la corsa dell’Italia in questa competizione tra i palati più esperti al mondo – dichiara Piero Mastroberardino, presidente dell’Istituto del Vino Italiano di Qualità Grandi Marchi – consapevoli delle grandi capacità che molti dei nostri candidati possiedono al pari di altri degustatori che sono riusciti a conquistare il titolo di Master of Wine. Non a caso siamo la prima compagine italiana ad assumere il ruolo di partner dell’Accademia londinese e siamo in prima linea nell’organizzare l’annuale seminario formativo, che ora si arricchisce di questa speciale simulazione. Un test che rappresenta un’occasione unica per gli studenti italiani che partecipano alla tre giorni. Normalmente infatti queste prove d’esame guidate da Masters of Wine si svolgono in Inghilterra e richiedono lo studio approfondito di vini stranieri spesso irreperibili nel nostro Paese, rendendo particolarmente difficile l’approfondimento della loro conoscenza e dunque il superamento dell’esame finale. Lo sforzo di offrire la possibilità di conoscere più in dettaglio, in casa nostra, alcuni scenari enologici normalmente distanti da quelli a noi più noti e di simulare una delle degustazioni più complesse e temute al mondo vuole quindi da una parte premiare il lungo e faticoso percorso di preparazione portato avanti dai nostri aspiranti Masters of Wine e dall’altra sostenerli affinché uno o più di loro conquisti nel prossimo futuro questo ambito riconoscimento”.

L’Istituto del Vino Italiano di Qualità Grandi Marchi, attualmente presieduto da Piero Mastroberardino, comprende 19 tra le più rappresentative aziende del Belpaese: Alois Lageder, Ambrogio e Giovanni Folonari Tenute, Antinori, Argiolas, Col d’Orcia, Ca’ del Bosco, Carpenè Malvolti, Donnafugata, Gaja, Jermann, Lungarotti, Masi, Mastroberardino, Michele Chiarlo, Pio Cesare, Rivera, Tasca d’Almerita, Tenuta San Guido, Umani Ronchi. Una compagine in grado di esprimere un fatturato di 560 milioni di euro e un valore delle vendite all’estero pari al 6% dell’intero export enologico tricolore.

lunedì 20 maggio 2019

Vino e guide, Wine Advocate: Robert Parker, si ritira uno dei più influenti critici dell'enologia mondiale

Si ritira Robert Parker, il più famoso ed influente critico enoico al mondo creatore di una delle sue pubblicazioni più autorevoli, “The Wine Advocate”.






"Ho l'onore di passare il testimone al nostro meraviglioso team. È giunto il momento per me di rinunciare a tutte le responsabilità editoriali e di direzione con effetto immediato. Alzo il mio bicchiere a tutti voi per essere stati parte di questo mio viaggio e spero che tutti continueranno a condividere l'entusiasmo per la scoperta dei vini con i nostri critici". Così l'annuncio di Robert Parker, all'interno dell'articolo pubblicato in questi giorni a firma di Lisa Perrotti Brown, sua più stretta collaboratice, in cui vengono ripercorse le tappe della carriera lavorativa del guru della critica enologica mondiale.

Robert Parker è considerato il padre della moderna critica del vino. Fondatore di The Wine Advocate, la guida ai vini mondiali considerata la bibbia internazionali della critica enologica, la cui originalità sta nel fatto di essere basata su un sistema di valutazione numerico da 50 a 100, scala ampiamente usata nel sistema di classificazione educativo americano, quindi familiare per il consumatore medio, in quanto forniva una linea guida che andava a quantificare la qualità di un vino in un formato standard. 

Tutti i vini sono degustati alla cieca e valutati in modo comparativo, qualificati come molto buoni dall'eccellente rapporto qualità/prezzo tra gli 87/100 e 89/100. I rari vini che superano i 90/100 sono secondo Robert Parker i migliori della loro categoria e delle etichette eccezionali. Basti pensare che gran parte dei rivenditori utilizzano i "punteggi Parker" di The Wine Advocate per commercializzare in maniera aggressiva i vini con un voto più alto. I punteggi sono anche diventati punti focali per i collezionisti e gli investitori nella speranza che i punteggi Parker possano aumentare il valore dei vini acquistati. Insomma una guida il cui metodo, unico nel suo genere, ha di fatto non solo rivoluzionato il modo di fare critica ma che è diventata nel tempo uno strumento capace di influenzare in maniera significativa il mercato mondiale del vino. 

Le origini di The Wine Advocate iniziano nel 1967, quando Robert Parker si prese una breve pausa dalla vita universitaria americana per fare il suo primo viaggio in Alsazia, ed è proprio in questa regione francese che inizia a muovere i primi passi nel mondo del vino e svilupparne il gusto. La vera carriera di Parker comincia nel 1978 ed oggi il gruppo da lui creato conta uffici a Singapore, Napa Valley, Monkton (Maryland), e il sito che ne divulga l’incessante attività di degustazione contiene circa 300mila schede; ogni anno, dal 1992, la guida  raccoglie assaggi a cadenza mensile. La società di Parker organizza anche eventi a tema per enoappassionati in tutto il mondo e sulla scia di questa attività, nel 2016 il suo percorso professionale si amplia con l'acquisizione da parte di Michelin del 40% del gruppo, allo scopo di rafforzare e ampliare la propria esperienza in campo enogastronomico. Si fondono così valori e metodi simili per offrire qualcosa in più agli appassionati di gastronomia e di vino di tutto il mondo.

Dopo Parker a prendere il testimone della guida, saranno Joe Czerwinski, Luis Gutiérrez, Monica Larner, William Kelley, Stephan Reinhardt, Mark Squires, Erin Brooks, Anthony Mueller, Liwen Hao e Lisa Perrotti-Brown.

sabato 18 maggio 2019

Vino e ricerca, il ruolo delle api in viticoltura. Patrimonio della biodiversità, il prezioso insetto viene celebrato nella Giornata Mondiale delle Api

Una ricerca dell'Università di Udine conferma il ruolo fondamentale delle api in viticoltura. Tutelarle fa quindi bene al vino e il prezioso insetto, patrimonio della biodiversità, viene celebrato nella Giornata Mondiale delle Api.





Al via la giornata mondiale delle api, ed in particolare quella del 20 maggio 2019 sarà per noi la “Giornata Mondiale dell’Ape Italiana”, una sottospecie di ape autoctona quella del Belpaese, che si è propagata in poco più di un secolo in tutto il Pianeta e che risulta diffusa, apprezzata e presente su scala planetaria. Come sottolinea la FAI-Federazione Apicoltori Italiani, che trova storicamente ospitalità in casa Confagricoltura, è un caso unico che motiva ancor di più le ragioni dell’orgoglio e dell’impegno della comunità apistica nazionale a tutelare e salvaguardare questo prezioso patrimonio della nostra biodiversità.

Un patrimonio che è grande alleato della nostra viticoltura. Ed è per questo che Confagricoltura Treviso ha lanciato la proposta di un "patto" tra apicoltori e viticoltori, invitando i primi a collocare i loro alveari nei vigneti. Un connubio che genererebbe benefici reciproci per le due attività, come ha assicurato Renato Bastasin, direttore dell'associazione degli imprenditori agricoli.

Anche se non direttamente coinvolte nell'impollinazione dei filari, ad eccezione di varietà poco autofertili come il Picolit, le api sono i custodi della biodiversità vegetale e animale, e che giocano un ruolo fondamentale per lo sviluppo dell'uva e, di conseguenza, per la qualità del vino prodotto.

A confermarlo è proprio uno studio dell'università di Udine dal quale emerge che le api sono amiche della viticoltura in quanto capaci di mitigare gli attacchi di botrite, intervenendo sull'acino rotto e cicatrizzandolo. Non solo. Ponendo gli alveari lungo le stradine di servizio all'interno del vigneto è stato dimostrato come nelle cultivar di Prosecco, Merlot, Cabernet e Picolit, ci sia stato un miglioramento della conformazione dei grappoli ed un aumento dei lieviti utili necessari per la fermentazione.

La giornata richiama anche un interessante convegno promosso da Confagricoltura, in collaborazione con la Camera di commercio di Treviso e Belluno dal titolo "Le api sentinelle ambientali del nostro territorio" svoltosi lo scorso anno con lo scopo di proporre ai viticoltori alcuni accorgimenti per preservare le api attraverso buone pratiche per la sostenibilità ambientale delle coltivazioni.

Claudio Porrini, entomologo dell'università di Bologna, ha illustrato alcuni espedienti pratici per favorire questa convivenza, come ad esempio la falciatura lungo i filari; far crescere siepi e boschetti; eseguire i trattamenti con assenza di vento e la sera, perché al mattino le api vanno sulle foglie aperte e sui fiori, e non trattare nei giorni immediatamente precedenti l'introduzione degli alveari fino a contenere l'uso di insetticidi durante la fioritura dell'acacia e del castagno. Se le api sparissero, ha spiegato infine, le conseguenze sarebbero devastanti, non solo per le piante e i fiori, ma anche per la vite. Ricordando che il bouquet del vino viene dato dalle erbe, dai frutti e dai fiori: senza l'impollinazione delle api sparirebbe tutto e sarebbe dunque anche la fine delle produzioni tipiche e della qualità. Se non è possibile abolire i parassitari bisogna essere più attenti al loro utilizzo ed usarli solo quando serve e bene.

Siamo alla seconda edizione della “Giornata mondiale delle Api”, proclamata nel 2018 dall’Organizzazione delle Nazioni Unite, su iniziativa della Repubblica Slovena e con il sostegno e il voto favorevole dell’Italia. L’apicoltura italiana costituisce un importante settore del comparto agricolo nazionale, per la capacità produttiva raggiunta e per la funzione impollinatrice che le api svolgono a favore degli ambienti rurali, naturali e urbani. La Fai ricorda che la categoria apistica, grazie anche all’impegno con Confagricoltura ha conseguito, dal 2004, lo status di “produzione agricola” riconosciuto dal nostro Codice civile.

Gli apicoltori censiti sono circa 55.000, cui se ne aggiungono almeno altri 5.000 che, specie tra i giovani, stanno manifestando entusiasmo e propositi di investimento in questo settore. Il patrimonio apistico nazionale è in crescita e, nonostante le numerose avversità, nel 2018 ha raggiunto 1.500.000 alveari, con una produzione potenziale di circa 23.000 tonnellate e un volume d’affari stimato in 150 milioni di Euro, cui sono da aggiungere 2 miliardi di Euro di valore della produzione delle sole colture di interesse agro-alimentare.

La Giornata Mondiale delle Api, rimarcano Confagricoltura e FAI, deve essere l’occasione per promuovere presso l’opinione pubblica iniziative per far conoscere di più la vita delle api, il loro ruolo nel preservare la biodiversità e la necessità che – gli agricoltori per primi, come tutti i cittadini del pianeta – si attivino ulteriormente per aiutare l’ape spargendo semi di fiori utili alla produzione di nettare e polline, le matrici alimentari che sono alla base della più grande e preziosa simbiosi naturale che rende vitale il mondo in cui viviamo.

venerdì 17 maggio 2019

Alimentazione e ricerca, contraffazione: arriva il test per smascherare il latte straniero nella mozzarella di bufala

Un test per scoprire la presenza di latte importato in un prodotto derivante da materie prime italiane, come la mozzarella di bufala campana Dop. È quanto elaborato dall’Istituto per il sistema produzione animale in ambiente mediterraneo del Consiglio nazionale delle ricerche e pubblicato su Food Chemistry.





I ricercatori dell’Istituto per il sistema produzione animale in ambiente mediterraneo del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ispaam) hanno messo a punto un sistema in grado di rilevare una delle forme di adulterazione più comuni della mozzarella di bufala campana DOP. Lo studio, pubblicato su Food Chemistry, attraverso l’analisi proteomica delle caseine, ha permesso di riconoscere dei marcatori molecolari indicatori della presenza di latte e/o cagliata di bufala di provenienza straniera, miscelati con latte prodotto in Italia.

Una scoperta che consentirà di realizzare test di routine veloci ed economici per individuare eventuali adulterazioni di latte e formaggi da bufala campana con materie prime provenienti al di fuori dell’area di produzione. “Il latte delle nostre bufale ha caratteristiche genetiche che lo differenziano da quello proveniente da altri paesi. Grazie a questo studio si potrà finalmente smettere di dubitare circa la provenienza della tanto apprezzata mozzarella di bufala Campana DOP”, afferma Simonetta Caira, ricercatrice Cnr-Ispaam e coordinatrice dello studio. “La metodica analitica messa a punto potrà essere applicata sia sul latte o cagliata in arrivo al caseificio sia sul prodotto finale presente sui banchi del supermercato. In tal modo si potrà garantire la qualità e la genuinità delle merci lungo tutta la filiera di produzione”.

Questo lavoro si inserisce nella più ampia attività dell’istituto Cnr nell’ambito dell’applicazione di approcci proteomici alle produzioni agroalimentari. “Il Cnr-Ispaam partecipa alla nuova infrastruttura di ricerca europea per il settore Health & Food denominata Metrofood (Infrastructure for promoting Metrology in Food and Nutrition)”, conclude Andrea Scaloni, direttore f.f. del Cnr-Ispaam. “Lo scopo è quello di sviluppare tecnologie e servizi metrologici nel settore agroalimentare per garantire il valore della filiera produttiva, la sicurezza-qualità-tracciabilità-autenticità delle produzioni e, conseguentemente, contribuire allo sviluppo sostenibile dei territori di produzione e alla salute dei consumatori”.

giovedì 16 maggio 2019

Agricoltura in cifre, nasce CREAgritrend, il trimestrale dedicato all’andamento congiunturale del settore agroalimentare

CREAgritrend è uno strumento di facile consultazione messo a punto dal CREA, con il suo centro Politiche e Bioeconomi. Online il primo numero.





Avere un quadro più aggiornato sul settore agroalimentare, dalla produzione all’occupazione, dalle imprese al commercio estero: questo lo scopo di CREAgritrend, uno strumento di facile consultazione messo a punto dal CREA, con il suo centro Politiche e Bioeconomia, da oggi on line. 

Il bollettino ha l’obiettivo di descrivere, su base trimestrale, l’andamento del settore agroalimentare italiano attraverso l'analisi delle principali variabili macroeconomiche e del commercio estero.

Dal primo numero emerge la prevalenza di un clima di fiducia generale nel settore agricolo con il 47% giudizi positivi, sulla base dei dati raccolti su twitter, tra gennaio e febbraio 2019, ed elaborati con applicazione della tecnica della “sentiment analysis”: un metodo in grado di estrarre informazioni soggettive da diverse fonti online, attraverso l’applicazione di tecniche di analisi automatica del linguaggio, come ad esempio l’assegnazione di punteggi (positivo, negativo, neutrale) alle parole.

Nonostante ciò, la fotografia dell’agricoltura scattata nel IV trimestre 2018 ci restituisce un quadro del settore in bianco e nero, con una caduta del valore aggiunto a prezzi di base, pari al -1,1% rispetto al trimestre precedente e a -0,3% rispetto allo stesso trimestre del 2017, ma, al contempo, un lieve aumento degli investimenti (+0,1% congiunturale e + 0,3% tendenziale). Scende anche l’occupazione agricola sia rispetto al III trimestre 2018 (-1,7%) sia rispetto al IV trimestre 2017 (-0,9%).

Infine, l’indice del fatturato dell’industria alimentare e delle bevande cresce, trainato dal mercato estero. Le esportazioni agroalimentari registrano un aumento dell’1,8%, a fronte di una riduzione delle importazioni dell’1,7%, rispetto al IV trimestre del 2017.


Ulteriori informazioni sono contenute nella nota trimestrale CREAgritrend.

mercoledì 15 maggio 2019

Vino e cultura, apre il MIMA: la storia della cantina simbolo della vitivinicoltura Irpina

Nello spazio espositivo, allestito nelle antiche cantine di Atripalda (AV), apre al pubblico il MIMA: l’appassionante liaison tra i vini d’Irpinia e la sua cantina simbolo rivive attraverso documenti originali, racconti epistolari e atti ufficiali.


Il MIMA, ovvero il Museo d'Impresa Mastroberardino Atripalda, apre i battenti al pubblico in un percorso che narra le vicende di una delle più antiche dinastie dell’enologia nazionale attraverso tre secoli di storia d’Italia e del mondo.



La riforma del sistema agricolo del Regno di Napoli; la Grande Guerra; il varo del proibizionismo negli Stati Uniti e gli anni violenti del gangsterismo; la salita al potere di Mussolini; lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Nel mezzo, i dirottamenti dei legionari di Gabriele D’Annunzio, durante l’impresa di Fiume, a danno del piroscafo “Cogne” (la “nave fantasma” che trasportava un carico di vini aziendali verso Buenos Aires); le traversate atlantiche verso l’America del Nord; gli episodi di sabotaggio dei servizi segreti britannici che affondano, nel porto di Massaua, il vapore Cesare Battisti con i pregiati vini di famiglia; il blocco della navigazione a causa della guerra che colpisce i carichi in viaggio sui piroscafi Adua e Praga; le relazioni commerciali alle prese con le censure delle occupazioni naziste in Cecoslovacchia o in Norvegia, o dei britannici a Malta; la realizzazione, per sfuggire ai bombardamenti alleati, di un rifugio antiaereo nella grotta oggi destinata all’affinamento dei vini.

Sono solo alcuni dei momenti salienti che hanno caratterizzato la storia della famiglia Mastroberardino, una delle dinastie più antiche dell’enologia italiana, che ora prende vita all’interno di uno spazio espositivo allestito dentro le antiche cantine di Atripalda, in provincia di Avellino, e inaugurato oggi.

Si chiama infatti MIMA - Museo d’Impresa Mastroberardino Atripalda, ed è il nuovo progetto culturale, fortemente voluto da Piero Mastroberardino, attualmente al timone dell’azienda, che quasi come la trama di un romanzo racconta tre secoli di storia d’Italia e del mondo intimamente legate alle vicende personali e alle scelte aziendali dei suoi avi, scavando a ritroso attraverso dieci generazioni. 

“La scelta del nome del museo – spiega Piero Mastroberardino – rappresenta un segno distintivo con cui sono cresciuto e che oggi vive di nuovo vigore. Sono infatti le iniziali di mio nonno, Michele Mastroberardino, che coniò questa sigla a cavallo degli anni Trenta, durante uno dei momenti decisivi della nostra impresa. E proprio il racconto del suo mito mi ha spinto a ricostruire le vicende generazionali che hanno attraversato tre secoli, segnando in modo indelebile la storia del vino italiano e di quello irpino. Grazie a mio padre Antonio e al suo amore per i reperti storici, custoditi gelosamente, oggi prende quindi forma questo tesoro che ho voluto restituire alla memoria dei giovani membri della nostra famiglia e di un pubblico più ampio”.   

Inizia dal 1700, in particolare, l’appassionate ricostruzione, resa possibile grazie alla raccolta di oltre 10mila documenti, tra atti ufficiali, documenti originali e lettere di famiglia, esposti lungo tre sezioni suddivise per periodi. La prima, in un arco di tempo che arriva fino al 1914, ripercorre gli albori dell’azienda e i primi passi mossi sul fronte dell’internazionalizzazione, grazia alla lungimiranza di Angelo Mastroberardino, nominato Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia dal Re Vittorio Emanuele III.

Spazia dal 1914 al 1932 invece la seconda sezione, incentrata sulla prima fase dell’esperienza professionale del figlio di Angelo, Michele Mastroberardino, che agli inizi del Novecento, nel ruolo di ambasciatore degli affari internazionali di famiglia, sviluppa relazioni commerciali in vari paesi d’Europa, in Nord America e nell’Africa coloniale. Sullo sfondo, la mobilitazione della Grande Guerra, la prima versione del fascismo al potere, l’entrata in vigore del proibizionismo negli Stati Uniti sotto la presidenza Wilson, l’apertura dei traffici commerciali in America Latina, la capillarizzazione della distribuzione sui mercati europei, l’apertura di mercati sempre nuovi in Asia, Africa e Oceania, con un’espansione che porta in questo periodo i vini irpini a toccare tutti i continenti.

A chiudere l’affascinante percorso dell’impresa familiare è il racconto delle vicende comprese tra il 1933 e il 1945, quando Michele, ormai maturo, coglie l’opportunità della caduta del proibizionismo americano ad opera di Roosevelt, prosegue l’opera di consolidamento della presenza dei propri vini su un vasto numero di mercati esteri, mentre all’interno fronteggia il consolidamento del modello corporativo fascista, la fase dell’autarchia e l’organizzazione dei rapporti interni all’Impero Coloniale Italiano, lo scoppio della II Guerra Mondiale, la fase più critica dei bombardamenti del ’43.

La morte di Michele e la fine della guerra, segna il solco di una faticosa e caparbia opera di ricostruzione post bellica portata avanti con grande determinazione da Antonio Mastroberardino (padre di Piero), non a caso nominato Cavaliere al Merito del Lavoro novant’anni dopo suo nonno. A lui va il merito di aver riportato in auge una famiglia e un brand, oggi riconosciuti in tutto il mondo.   


MIMA – Museo d’Impresa Mastroberardino Atripalda
Cantine Mastroberardino, via Manfredi 75/81, 83042 Atripalda (AV)
www.museomima.it

Agricoltura e alimentazione sostenibile, Slow Food lancia il manifesto in vista delle elezioni europee

Votiamo un’Europa sostenibile, così in vista delle elezioni europee Slow Food Europa lancia il manifesto L'Europa che vogliamo. 





L'Europa che vogliamo è il manifesto con cui l’associazione della Chiocciola esorta i candidati al Parlamento europeo e i cittadini dell'Unione europea ad assumersi la propria responsabilità per il futuro dell'Europa. Al centro del documento la necessità di garantire sistemi alimentari e agricoli sostenibili.

Purtroppo siamo ancora ben lontani da questo risultato, come dimostrano alcuni dati. Nel 2016, ad esempio, ogni due giorni il 9,1% della popolazione dell'Ue non  è riuscita a garantirsi un pasto di qualità (Eurostat 2016); tra il 2003 e il 2013 oltre un'azienda agricola su quattro è scomparsa in Europa (Eurostat 2016); il 20% del cibo prodotto nell'Ue viene perso o sprecato ogni anno.

Il manifesto di Slow Food Europa fornisce suggerimenti concreti ai futuri decisori su come affrontare questi problemi, concentrandosi su sei temi:

- la transizione verso una politica alimentare comune, coinvolgendo il maggior numero di interlocutori per mettere fine a politiche ineguali e inefficienti;

- la Politica Agricola Comune, affinché sostenga davvero le aree marginali, assicurando che i fondi siano utilizzati per proteggere i territori;

- la lotta al cambiamento climatico, mettendo al centro la tutela dei sistemi agricoli tradizionali e dando vita a una politica comune di riduzione dello spreco di cibo;

- la promozione della biodiversità, con norme che tutelino i suoli, gli organismi animali e vegetali dai brevetti, e sostengano il divieto di coltivazione degli Ogm;

- la tutela degli ecosistemi marini, promuovendo una gestione collettiva delle risorse;

- il rispetto delle persone e dell'ambiente, due diritti fondamentali per assicurare un futuro alle prossime generazioni.

«Sono questioni al centro della missione di Slow Food e sulle quali i decisori europei avranno voce in capitolo nei prossimi anni. È fondamentale che i candidati al Parlamento europeo e gli elettori prendano posizione a favore della sostenibilità dei sistemi alimentari in Europa e nel mondo» afferma Marta Messa, direttrice dell'Ufficio europeo di Slow Food.

Ecco qui il manifesto completo

martedì 14 maggio 2019

Grande distribuzione, Conad rileva supermercati Auchan Italia

Siglato accordo per l'acquisizione della quasi totalità delle attività della catena francese in Italia. Conad rileva 1.600 punti vendita di Auchan Retail Italia. "Oggi nasce una grande impresa italiana, che porterà valore alle aziende e ai consumatori italiani", ha commentato l'ad di Conad, Francesco Pugliese. Per il perfezionamento dell'acquisizione servirà il via libera dell'Antitrust.





Conad rileva i supermercati Auchan Italia, considerata una delle principali aziende operanti nel settore della grande distribuzione a livello internazionale. Una storica inversione di tendenza in un settore vitale per la valorizzazione del Made in italy agroalimentare dopo che lo shopping straniero ha portato all’estero tre marchi storici su quattro. E’ quanto afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel commentare positivamente l’accordo siglato da Conad per l'acquisizione di circa 1.600 punti vendita della catena francese Auchan Retail Italia, ipermercati, supermercati, negozi di prossimità con i marchi Auchan e Simply, disposti sul territorio italiano della quasi totalità delle sue attività in Italia.

La Conad si assicura il ruolo di leader nazionale della distribuzione organizzata attraverso la quale oggi viene commercializzato circa il 74% dei prodotti agroalimentari e dunque rappresenta - sottolinea Prandini - un fattore determinate per garantire sbocchi e competitività al Made in Italy.

“Un intervento strategico per il Paese realizzato da un Gruppo che nel tempo ha testimoniato il proprio impegno nella valorizzazione dell’italianità e della territorialità delle produzioni” precisa Prandini nel ricordare “i recenti interventi per garantire un equo compenso a pastori e allevatori colpiti da una drammatica crisi ma anche l’impegno comune contro le aste al doppio ribasso che strozzano le imprese agricole”. 

Un punto a favore dell’Italia – continua la nota di Coldiretti - nella storica rivalità con i cugini francesi che nel tempo sono riusciti a mettere le mani su brand importanti che hanno fatto la storia del made in Italy.  Se la punta di diamante è la Parmalat  nel “carniere” sono finite aziende  del calibro di Invernizzi, Galbani e Locatelli e una presenza francese è anche nella Fattoria Scaldasole e nella Ferrari Giovanni.

Anche la Orzo Bimbo è stata acquisita dalla francese Nutrition&Santè S.A. mentre nello zucchero italiano c’è la mano francese su Eridania e oggi 4 pacchi di zucchero su 5 consumati in Italia sono stranieri, soprattutto francesi e tedeschi. Una presenza forte  nell’agroalimentare sostenuta – conclude la Coldiretti - fino ad ora anche dalle potenti catene distributive, con Carrefour e Auchan,  che con una presenza capillare sul territorio italiano hanno gioco facile nel promuovere il made in France, soprattutto in settore come i formaggi  e i vini dove è forte la competizione.

lunedì 13 maggio 2019

Fascination of Plants Day: il ruolo della ricerca sull'affascinante mondo delle piante

Il CREA celebra la quinta edizione del Fascination of Plants Day, la manifestazione internazionale di chi studia e ama le piante promossa dalla Epso, la European Plant Science Organization, che si terrà il 18 maggio 2019.




Il Fascination of Plants Day è promosso in tutto il mondo per avvicinare quante più persone possibili all'affascinante mondo delle piante e far conoscere quanto è importante la ricerca in questo settore. L’obiettivo dell’evento è quello di sensibilizzare il maggior numero di persone nel mondo sull'importanza e il valore fondamentale delle piante per la società, l’ambiente e l’economia. In tutta Italia laboratori, orti botanici, enti di ricerca, musei e scuole aprono le porte al grande pubblico per far conoscere le piante in tutti i loro aspetti.

Il CREA partecipa aprendo le porte dei suoi centri di ricerca, presenti su tutto il territorio nazionale, per permettere ai cittadini di conoscere le ricerche e le innovazioni nel campo dello studio delle piante. I ricercatori coinvolti, attraverso seminari divulgativi per il pubblico e visite guidate a laboratori, serre e campi sperimentali, illustreranno i risultati degli studi in corso.

Inoltre, poiché frutta e verdura provengono dalle piante e non è mai abbastanza presto per iniziare a conoscerle e ad apprezzarle, sempre per il Fascination of Plants Day, nell’ambito delle misure educative di accompagnamento al Programma europeo Frutta e verdura nelle scuole, il CREA organizza i “Frutta day 2019”: giornate di sensibilizzazione su un’alimentazione sana ed equilibrata, con il giusto apporto di frutta e verdura, per alunni, insegnanti e famiglie, con giochi e attività nell’orto e distribuzione di snack salutari ai bambini delle scuole primarie.

Per maggiori informazioni sulle iniziative italiane: www.plantday.it

Ricerca, Xylella fastidiosa: nasce il test genetico più accurato per la diagnosi precoce del batterio

Al via una innovativa analisi genetica, la più sensibile fino ad oggi, in grado di rilevare i batteri che causano questa malattia con la massima affidabilità, anche in alberi e piante che non mostrano sintomi di infezione. L'uso di questo test consente di ottenere risultati conclusivi in ​​sole 12 ore.





Il batterio Xylella fastidiosa è diventato una delle malattie più temibili per l'agricoltura di oggi. Questa infezione, che mette a rischio la coltivazione di specie come ulivo, mandorla, agrumi e viti, ha costretto a schierare in tutta Europa misure eccezionali. Una delle soluzioni più innovative per combattere questa minaccia proviene dai laboratori spagnoli ASCIRES-Sistemas Genómicos, sviluppatori di un test genetico, basato sui protocolli stabiliti dall'Organizzazione europea e mediterranea per la protezione delle colture EPPO, in grado di rilevare precocemente la presenza di questo batterio.

Questo test di rilevazione molecolare, risulta essere fino ad oggi il più sensibile fino ad oggi, permettendo di scoprire con grande affidabilità la presenza di Xylella fastidiosa in qualsiasi albero o pianta, attraverso un'analisi del DNA che conferma l'infezione in sole 12 ore. Questa precisione è resa possibile grazie all'uso del cosiddetto sistema PCR in tempo reale, una tecnica che si rivolge a specifiche aree del genoma di questo batterio, che facilita il suo rilevamento anche in piante che non mostrano ancora sintomi.

"La Xylella fastidiosa agisce distruggendo lo xilema, ovvero i vasi che trasferiscono acqua e sostanze nutritive alla pianta, che a tal fine non può nutrirsi correttamente innescando l'ingiallimento delle foglie, i processi di clorosi, fino all'avvizzimento", spiega Lucia Bernad Palomares, responsabile dell'area agro-economica di ASCIRES, precisando che "il problema è che i sintomi dell'infezione causata da questo batterio non sono specifici, in modo che un contadino possa osservarli e pensare che sia un semplice deficit di acqua o mancanza di minerali. In questa situazione, solo un test genetico che analizza l'estratto di DNA della pianta può assicurare la presenza di questa infezione batterica."

In questo modo, il progetto promosso dai laboratori spagnoli si è concentrato sulla prevenzione, adottando le raccomandazioni dell'Unione Europea per isolare questa malattia e prevenirne la diffusione. "Volevamo sviluppare un test per identificare questo batterio dannoso seguendo le raccomandazioni stabilite a livello europeo, dal momento che l'UE ha impostato un sistema di allarme specifico per questa malattia. Intendiamo offrire agli agricoltori un test semplice e accessibile per il suo basso costo , in modo che possano rilevare questa malattia il più rapidamente possibile ", afferma Bernad.

Un firewall per il campo spagnolo

Questo test genetico è nato con l'emergere di nuovi casi di Xylella fastidiosa in Spagna, situati nella Comunità Valenciana, a Madrid e in Andalusia, che si aggiungono al primo focolaio rilevato nel  paese nel 2016, nelle Isole Baleari.

Bernard precisa che il test progettato utilizza due diversi sistemi di rilevamento basati sulla tecnica chiamata PCR in tempo reale, che ci consente di identificare praticamente tutte le sottospecie di Xylella fastidiosa attualmente note. sottospecie Xylella fastidiosa subsp multiplex che causa le infezioni presenti nella Comunità Valenciana. Poiché il batterio ha una grande variabilità genetica è essenziale che il test consenta di rilevare la maggior parte delle sottospecie associate, quindi abbiamo dedicato particolare attenzione a questo aspetto.

giovedì 9 maggio 2019

Uomini e vino, Alois Lageder: premio alla carriera per il pioniere del vino altoatesino

Alois Lageder quest’anno è tra le otto personalità internazionali del mondo del vino che sono state premiate durante la 17° edizione degli “Oscar del vino”, importante appuntamento realizzato dalla rivista Der Feinschmecker.

La prestigiosa rivista enogastronomica tedesca - Der Feinschmecker - celebra Alois Lageder in occasione dei Wine Awards 2019. Durante la serata di gala, che si è tenuta a fine aprile presso l’Althoff Grandhotel Schloss Bensberg (Bergisch Gladbach), di fronte a una platea di circa 650 ospiti, la conduttrice tedesca, Barbara Schöneberger, ha consegnato ad Alois Lageder il premio "Lebenswerk–Lifetime Achievement 2019". 

Il vino genuino corrisponde in qualche modo a un atto di fede, a una religione segreta. Così scriveva Mario Soldati nel suo indimenticabile viaggio attraverso il nostro Paese alla scoperta dei vini tipici e dei produttori che si dedicavano con passione all'arte enologica. Una frase che rispecchia in pieno il lavoro sin qui svolto da uno degli uomini del vino che fanno onore al nostro Paese.

Ben sei generazioni si sono avvicendate nella tenuta Lageder, contribuendo a raggiungere molti obiettivi, tra questi proprio questo ricevuto dalle mani amiche del Der Feinschmecker. Grande apprezzamento anche perché, quest'anno, per la prima volta, la maggior parte delle aziende vinicole premiate sono realtà biodinamiche. La speranza è che questo premio possa motivare altri viticoltori a intraprendere la stessa strada. Ha affermato Alois alla cerimonia.

“Alois Lageder, pioniere del vino altoatesino, ha contribuito a scrivere la storia del vino dell'Alto Adige negli ultimi quarant'anni. Non solo con i suoi eccezionali vini di punta - Chardonnay "Löwengang", Cabernet Sauvignon "Cor Römigberg" e Pinot Nero "Krafuss" - ma anche con la sua continua implementazione della biodinamica in viticoltura e vinificazione", motivano con queste parole, dalla rivista enogastronomica, la scelta di consegnargli quindi il premio.

I premi assegnati nelle altre categorie sono:

Collection of the year: Julian Huber, Weingut Bernhard Huber, Baden, Germania

Newcomer of the year: Marie e Matthieu Boesch, Domaine Léon Boesch, Alsazia, Francia

Award for Friends: Respect-BIODYN, Germania/Austria/Italia/Ungheria

Award of Honour: Silvio Nitzsche, Sommelier, Germania

Winemaker of the year: Julia e Klaus Peter Keller, Weingut Keller, Rheinhessen, Germania

Wine Legend:”Bricco dell´Uccellone“, Tenuta Braida di Giacomo Bologna, Piemonte, Italia

Wine Gourmet of the year: Sebastion Koch, Attore, Germania