giovedì 23 maggio 2019

Vino e territori, la cultura del Brunello alla Fattoria dei Barbi e i "ritratti a memoria" di Stefano Cinelli Colombini

Per Cantine aperte, la Fattoria dei Barbi incontra la cultura del Brunello. L'anteprima del nuovo libro di Stefano Cinelli Colombini con i 'ritratti a memoria' dei tanti che hanno reso grande il Brunello e la storia (attuale, recente e passata) di Montalcino. Decine di pannelli sparsi per la Cantina storica vi accompagneranno attraverso memorie, dati, immagini e personaggi di uno dei fenomeni più straordinari del vino mondiale. 





Torna, come ogni anno, Cantine Aperte, l'appuntamento più celebre del Movimento Turismo del Vino (MTV), un evento che da decenni muove milioni di enofili in ogni parte d’Italia. Anche quest'anno la Fattoria Dei Barbi a Montalcino (SI) partecipa alla manifestazione e sia sabato 25 che domenica 26 maggio, dalle ore 11.00 alle ore 18.00 (orario continuato con visite ogni ora), i visitatori potranno passare un fine settimana  con visite guidate nelle antiche Cantine di invecchiamento con degustazione finale di tre vini, olio e formaggio, visita al Museo del Brunello e poi tutti a tavola - a pranzo o a cena - alla Taverna dei Barbi in cui verrà proposta una selezione speciale di piatti [menu' scaricabile qui http://bit.ly/2QcL55n].

Per l'occasione sara' inaugurato un percorso inedito, nelle vecchie Cantine di invecchiamento, con l'anteprima del nuovo libro di Stefano Cinelli Colombini dedicato ai tanti personaggi che hanno fatto la storia del Brunello e a 1500 anni di Montalcino, alla sua vita, ai suoi successi e alle sue catastrofi. Parole, storia, memoria, aneddoti e curiosita' di chi ha dato vita alla piu' grande leggenda enologica mondiale, e immagini storiche provenienti dall' archivio privato di Casa Colombini Cinelli per ritrarre una comunita' unita, vitale e creativa, determinata nel far conoscere al mondo la propria unicita' attraverso il re dei vini.

Cantine Aperte alla Fattoria dei Barbi inaugura la stagione degli eventi 2019 alla Fattoria dei Barbi programmati con cadenza annuale: qui il calendario completo >> http://bit.ly/2wgtCQ4


Fattoria dei Barbi

Loc. Podernovi 170 | Strada Consorziale dei Barbi
53024 Montalcino (SI) www.fattoriadeibarbi.it
Info: info@fattoriadeibarbi.it | tel. 0577 841111 - sabato e domenica 0577 841205

mercoledì 22 maggio 2019

Our Biodiversity, Our Food, Our Health: alimentazione e salute, al centro della Giornata mondiale della biodiversità

Biodiversità, cibo e salute, la Convenzione sulla diversità biologica dell’ONU e Slow Food insieme oggi nella Giornata mondiale della biodiversità per riflettere sul legame tra salute, natura e i prodotti che questa ci dona. 

La sicurezza alimentare mondiale è a rischio per la drastica riduzione della biodiversità. Oggi il 75% del cibo prodotto per il consumo umano deriva da sole 12 specie vegetali e 5 animali. Un sistema di produzione alimentare globale basato su un numero limitato di specie animali e varietà vegetali, geneticamente uniformi e altamente produttive, costituisce una criticità tanto per la conservazione della biodiversità, quanto per la salute umana. 

La perdita di fonti alimentari diversificate – la nostra sicurezza alimentare –, diminuisce la resilienza umana e la capacità di far fronte ai cambiamenti, inclusi i cambiamenti climatici. La salute umana è altrettanto colpita; la perdita di diversi tipi di regimi alimentari è direttamente collegata alla malnutrizione e a patologie non trasmissibili come il diabete e l’obesità, oltre ad avere un impatto diretto sulla disponibilità di alimenti sani e medicine tradizionali. Nonostante la crescente diversificazione dell’offerta commerciale in molti paesi del mondo, i prodotti che acquistiamo e mangiamo sono sempre più omogenei.

La Convenzione sulla diversità biologica (CBD) è lieta di avere Slow Food come partner per la Giornata mondiale della biodiversità di quest’anno, celebrata oggi. Tema per il 2019 è Our Biodiversity, Our Food, Our Health proprio per sottolineare la stretta interdipendenza esistente tra la biodiversità, i sistemi alimentari e la salute umana, toccando gli aspetti della diversità biologica e culturale più tangibili nella vita quotidiana delle persone.

«La biodiversità non è un lusso, ma una condizione imprescindibile per il nostro benessere», sottolinea Cristiana Paşca Palmer, segretario esecutivo della Convenzione sulla diversità biologica. «È il fondamento alla base dei sistemi alimentari e della nostra salute. Non possiamo permetterci di trascurare la nostra dipendenza dalla natura e dare per scontata l’abbondanza dei suoi frutti».

Della stessa idea è Carlo Petrini, presidente di Slow Food. «La biodiversità dei microrganismi, delle specie animali e vegetali, degli ecosistemi, dei saperi tradizionali, è la nostra garanzia per il futuro perché consente l’adattamento ai cambiamenti climatici e garantisce il benessere delle comunità locali. Il sistema di produzione e distribuzione alimentare globale, che si regge su un modello industriale applicato alla natura, non ha risolto i problemi della fame e della malnutrizione, ma ha anzi prodotto conseguenze devastanti, trasformando l’agricoltura in un’attività di sfruttamento e distruzione degli ambienti naturali. Per questa giornata mondiale, Slow Food chiede ai governi di adottare misure incisive a favore di un modello agroalimentare sostenibile, che rispetti la salute umana e quella ambientale. Agli agricoltori e ai produttori di cibo chiede di impegnarsi per promuoverlo e applicarlo e ai consumatori di sostenerlo con le loro scelte alimentari quotidiane».

Nel corso del 2019 la popolazione mondiale raggiungerà i 7,7 miliardi di persone, concentrate per più della metà in zone urbane [1]. In un contesto del genere, il cittadino medio di un paese sviluppato, facendo i suoi acquisti tra gli scaffali del supermercato, può credere che il moderno sistema di produzione alimentare globalizzato gli garantisca una varietà di scelta senza precedenti.

E che la diversità sia in aumento nel mondo, dato che le persone, grazie alla crescita economica e all’urbanizzazione, possono ridurre il consumo di alimenti di base come riso e fagioli, avendo maggior accesso a cibi come carne, prodotti lattiero-caseari e alimenti trasformati. La globalizzazione e le regole del libero mercato hanno permesso l’espansione di grandi marchi alimentari a livello globale, segno tangibile della vastità di scelta.

Ma anche se l’offerta commerciale è sempre più diversificata, i prodotti che i consumatori acquistano e mangiano sono sempre più omogenei. La semplificazione – ben più che la diversificazione – è la colonna portante del sistema di produzione alimentare globale e questo è un rischio, sia per la conservazione della biodiversità che per la tutela della salute umana.

Basti pensare, ad esempio, che negli ultimi 100 anni più del 90% delle varietà vegetali sono scomparse dai suoli coltivati, così come la metà delle specie animali domestiche. Lo sfruttamento ittico delle 17 principali zone di pesca del globo attualmente tocca o supera i limiti di sostenibilità e numerose specie ittiche sono vicine alla scomparsa o si sono già estinte. La perdita di copertura forestale, zone umide costiere e altri ambienti selvatici incolti, il degrado dei suoli, la distruzione di ambienti marini e terrestri e la diffusione di specie invasive accentuano l’erosione genetica dell’agro-biodiversità, causata dalla sostituzione delle varietà locali con specie o varietà “migliorate”.

L’impatto di questa globale omogeneizzazione sugli individui e le comunità è impressionante. I sistemi di produzione alimentare locali, con i relativi patrimoni di conoscenze e saperi indigeni tradizionali, così come le diverse culture e competenze dei coltivatori e coltivatrici di piccola scala, sono seriamente a rischio.

A essere minacciata è anche la salute umana. L’abbandono di diversi tipi di dieta è direttamente legato a malattie non trasmissibili come il diabete e l’obesità e ha un impatto diretto sulla disponibilità di alimenti sani e medicine tradizionali.

In un mondo in cui la metà della popolazione non ha accesso ai servizi di salute essenziali e 100 milioni di persone rischiano di cadere in povertà estrema a causa delle spese sanitarie, la medicina alternativa e le cure tradizionali sono sempre più spesso la prima risposta a cui poter accedere. Per la maggior parte della popolazione di molti paesi, in caso di malattia la medicina tradizionale costituisce una fondamentale fonte di cure [2].

La Convenzione sulla diversità biologica delle Nazioni Unite (Cbd), Slow Food e altri partner quali l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), l'Organizzazione per l'alimentazione e l'agricoltura (Fao), Il Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (Ifad), il Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia (Unicef), l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura (Unesco), il Forum permanente delle Nazioni Unite sulle questioni legate ai popoli indigeni (Unpfii), e movimenti internazionali come EAT Foundation e la Food and Land Use Coalition (Folu), stanno lavorando congiuntamente per individuare azioni trasformative nella produzione alimentare globale, tali da poter garantire un futuro sereno per l’umanità e per la natura. La promozione dell’agro-biodiversità e di produzioni alimentari autoctone, stagionali e diversificate è una misura concreta che, se assunta dai governi, dai coltivatori e dai consumatori, è in grado di aumentare la resilienza ai cambiamenti climatici, migliorare la qualità dei cibi e della salute e incrementare la sicurezza alimentare.

Invitiamo tutti i cittadini allarmati dalla sempre più rapida erosione della diversità biologica del pianeta e preoccupati per i danni che stiamo arrecando alla natura, a celebrare la Giornata mondiale della diversità biologica del 22 Maggio 2019 – Our Biodiversity, Our Food, Our Health, condividendo a tavola con le persone care qualche momento di riflessione sul legame tra la natura, gli alimenti e i prodotti medicinali naturali che questa ci dona.

Ricordo che Slow Food è una rete globale di comunità locali nata nel 1989 per impedire la sparizione delle culture e tradizioni alimentari locali e contrastare la cultura del fast food. Dalla data della sua fondazione Slow Food si è trasformata, divenendo un movimento che coinvolge milioni di persone in più di 160 paesi per garantire che tutti abbiano accesso a un cibo buono, sano e giusto. Slow Food con la sua struttura e i suoi organismi rappresentativi guida l’intero movimento, che raggiunge milioni di persone nel mondo. L’obiettivo di Slow Food è cambiare un sistema alimentare distorto promuovendo metodi di produzione agroecologici e una più equa distribuzione del cibo.

Convenzione sulla diversità biologica


La Convenzione sulla diversità biologica (CBD), aperta alla firma al Vertice della Terra di Rio de Janeiro nel 1992 ed entrata in vigore dal 1993, è un trattato internazionale per la conservazione della biodiversità, l’uso sostenibile delle sue componenti e una giusta ed equa ripartizione dei benefici derivanti dall'utilizzo delle risorse genetiche; con 196 parti firmatarie, vede un’adesione quasi universale presso i paesi del mondo. L’obiettivo della Convenzione è il contrasto di ogni minaccia per la biodiversità e i servizi ecosistemici, comprese quelle derivanti dal cambiamento climatico, attraverso valutazioni scientifiche, lo sviluppo di strumenti, incentivi e processi innovativi, il trasferimento di tecnologie e buone pratiche e il coinvolgimento attivo dei soggetti interessati, dalle popolazioni indigene e le comunità locali alle donne e ai giovani, dalle organizzazioni non governative alla comunità imprenditoriale.

Dati

100 ANNI DI CAMBIAMENTO AGRICOLO: ALCUNE CIFRE E TENDENZE RELATIVE ALL’AGRO-BIODIVERSITÁ [3]

Nell’ultimo secolo, circa il 75% della diversità genetica delle colture è andata perduta, quando gli agricoltori di tutto il mondo hanno abbandonato molte delle varietà locali per passare a varietà geneticamente uniformi e ad alto rendimento.

Il 30% delle razze animali è a rischio d’estinzione; ogni mese ne spariscono 6.

Attualmente il 75% del cibo prodotto sul pianeta deriva da sole 12 specie vegetali e 5 specie animali.

Delle 250000-300000 specie vegetali commestibili conosciute, solamente 150-200 vengono utilizzate dall’uomo; tra queste, tre sole specie – riso, mais e grano – contribuiscono per circa il 60% dell’apporto calorico e proteico proveniente da fonti vegetali.

Gli animali coprono intorno al 30% del fabbisogno umano in termini di cibo e in agricoltura, e il 12% della popolazione mondiale trae sostentamento quasi esclusivamente da prodotti ottenuti da ruminanti.

martedì 21 maggio 2019

Alimentazione e ricerca, M3O3: il progetto per il monitoraggio dei processi ossidativi dell'olio d'oliva

M3O3 (Microsistemi multifunzionali per il monitoraggio dei processi ossidativi di oli da olive) è il titolo del progetto, finanziato dalla Regione Puglia. A breve on line, a disposizione delle aziende, il sito web dove sarà possibile seguire gli sviluppi della ricerca, le fasi della sperimentazione ed i relativi risultati.





E’ al lavoro  il network del progetto 'M3O3' il cui obiettivo è tenere alto il nome dell’olio extravergine di oliva Pugliese e la sua qualità nel fornire, agli operatori del settore, uno strumento in grado di monitorare le alterazioni ossidative che inevitabilmente l’olio subisce nel corso della sua conservazione.

Accade non di rado che vi siano oli che ben prima del termine minimo di conservazione (TMC) abbiano oltrepassato i limiti tollerabili di ossidazione e andrebbero declassati arrecando un danno in termini economici e di immagine all'intero comparto.

Talvolta le alterazioni sono accelerate da una non idonea conservazione; riguardano sia gli aspetti nutrizionali (perdita di antiossidanti, riduzione di acidi grassi insaturi, aumento del contenuto in radicali e altre molecole dannose), sia le proprietà sensoriali (perdita di fruttato, amaro e piccante, difetto di rancido).

Monitorare gli oli su un ampio segmento della filiera in modo rapido, frequente e on site, specie nelle fasi nevralgiche del processo produttivo quali lo stoccaggio, l’imbottigliamento, il trasporto, la vita di scaffale, consentirà di sostituire l’attuale paradigma di gestione dell’ossidazione, basato sull’applicazione di generiche forme di prevenzione e sulla presa d’atto dell’avvenuto raggiungimento dei limiti legali, con un sistema più moderno basato su una prevenzione e gestione mirata del fenomeno ossidativo, in grado di supportare le scelte e fornire strumenti previsionali.

'Microsistemi multifunzionali per il monitoraggio dei processi ossidativi di oli da olive' è il titolo del progetto, finanziato dalla Regione Puglia con l’avviso INNONETWORK 'sostegno alle attività di R&S per lo sviluppo di nuove tecnologie sostenibili, di nuovi prodotti e servizi', realizzato dal Dipartimento Sviluppo Economico, Innovazione, Istruzione, Formazione e Lavoro della Regione Puglia nell’ambito del POR Puglia FESR-FSE 2014-2020 Asse prioritario 1 - Ricerca, sviluppo tecnologico, innovazione. Azione 1.6 'Interventi per il rafforzamento del sistema innovativo regionale e nazionale e incremento della collaborazione tra imprese e strutture di ricerca e il loro potenziamento'.

Capofila di M3O3 è il DARe - Distretto Agroalimentare Regionale, da sempre promotore di progetti di ricerca e sviluppo nel settore agroalimentare, supportato dalla società Agriplan nell’azione di coordinamento di un partenariato articolato che vede coinvolto il Cnr con l’Istituto per la microelettronica e  microsistemi (Cnr-Imm) e l’Istituto di nanotecnologia (Cnr-Nanotec), l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro con i due Dipartimenti di Scienze del Suolo, delle Piante e degli Alimenti (DiSSPA) e di Chimica ed inoltre: LEFO srl, una software house specializzata nello sviluppo di software personalizzati per PMI; LEnviroS srl, spin-off con esperienza nel campo delle discipline ambientali; MEDITEKNOLOGY srl spin-off che si occupa di ricerca e sviluppo in campo biotecnologico per la realizzazione di reagenti ad uso diagnostico e terapeutico; BONASSISLAB l'azienda che effettua servizi di analisi, consulenza e ricerca di conservazione, prevenzione e tutela ambientale.

Vino e export, nasce “COMEX”, nuova banca dati giuridica per esportare nei principali mercati esteri

A pochi mesi dall’uscita del “Codice delle Denominazioni di origine dei vini”, Unione Italiana Vini pubblica la nuova banca dati giuridica “COMEX” per il settore vitivinicolo. 


“COMEX” è uno strumento innovativo, concepito in modo unico in Italia, con cui l’Utente accede alle normative necessarie per l’esportazione dei prodotti vitivinicoli nei più importanti mercati del mondo.



“Attraverso COMEX – spiega Paolo Castelletti, Segretario Generale di Unione Italiana Vini – vogliamo offrire un ulteriore servizio al comparto vitivinicolo italiano. Per realizzare questa nuova banca dati abbiamo impegnato ingenti risorse economiche e professionalità specifiche, attraverso il nostro Servizio Giuridico, con l’obiettivo di mettere a disposizione dell’intero settore uno strumento innovativo ed essenziale, che si aggiunge all’ampia gamma di servizi che offriamo per consentirne un concreto sviluppo”.

Strutturata attraverso comode schede di consultazione a portata di click, l’accesso è immediato a tutti i dati aggiornati sul Paese e il mercato di destinazione, gli standard e le pratiche enologiche, le procedure e i documenti per l’esportazione, i certificati di analisi richiesti e le regole in tema di etichettatura. Attualmente la banca dati comprende 19 mercati diversi ed è in via di continua implementazione dal Team del Servizio Giuridico di UIV.

In un’ottica di assistenza continuativa di tipo “daily basis” a vantaggio dei propri Clienti sono state anche innovate le precedenti banche dati giuridiche di UIV: Vite&Vino e Denominazione di origine dei vini. Nella prima l’Utente può consultare tutte le disposizioni dell’Unione europea (regolamenti, direttive, decisioni, raccomandazioni, ecc.) e nazionali di carattere vitivinicolo (leggi, decreti, provvedimenti, ecc.), le circolari (ministeriali, AGEA, Agenzia Dogane, ecc.), le comunicazioni interpretative, le risposte a quesiti di carattere generale e la giurisprudenza della Corte di Giustizia, Corte Costituzionale e Corte di Cassazione. Nella Banca Dati delle Denominazioni d’Origine dei Vini, invece, sono ricercabili, attraverso un motore di ricerca facile e veloce e una grafica chiara e immediata, tutti i testi aggiornati (con i riferimenti alle modifiche approvate) dei disciplinari di produzione dei vini DOCG, DOC e IGT, decreti di etichettatura transitoria, osservazioni della Commissione UE.

Le nuove banche dati giuridiche si affiancano alle pubblicazioni cartacee ormai “storiche”, diventate il punto di riferimento delle imprese e delle istituzioni del settore, con le quali Unione Italiana Vini promuove la moderna cultura giuridica della viticoltura, stimolando il dibattito e il confronto culturale sui grandi temi della legislazione del comparto.

Formazione. Master of Wine, al via il corso propedeutico per accedere al selettivo MW Study Programme

A sostenerlo l’Istituto Grandi Marchi per i candidati italiani in corsa per il prestigioso titolo di Master of Wine. In calendario dodici intense sessioni di lavoro guidate dai MW Caro Maurer e Jonas Tofterup.




Tutto pronto per l’ottava edizione del corso propedeutico per accedere al selettivo MW Study Programme. Per la prima volta, durante la MW Residential Master Class (24-26 maggio, Tenuta Alois Lageder), si svolgerà la simulazione dell’esame ufficiale previsto dal 3 al 5 giugno a Londra.

Sono 384 ad oggi i Masters of Wine nel mondo, i massimi esperti di vino che per abilità e conoscenze sono riusciti a superare il lungo e faticoso Study Programme della prestigiosa Accademia britannica, che da oltre 60 anni forma le più influenti personalità in campo enoico a livello globale.

Arrivano da Francia, Usa, Spagna, Svezia, Australia, Irlanda e decine di altre nazioni, ma non ancora dall’Italia, malgrado il know how e la cultura vitivinicola del Belpaese siano universalmente riconosciuti. Sarà la complessità del percorso in termini di costo e di tempo, sarà la scarsa reperibilità dentro i confini nazionali di una parte di vini provenienti dall’estero, che non ne consente lo studio richiesto; sarà la difficoltà nel padroneggiare l’inglese a livelli di madre lingua. Insomma sono diversi i potenziali fattori che non permettono finora all’Italia di entrare a pieno titolo nel novero dei super Paesi con uno o più Master of Wine.

Eppure i promettenti esperti di vino sparsi per lo Stivale sono sempre più numerosi, come dimostra la massiccia partecipazione registrata annualmente nelle MW Residential Master Class organizzate dall’Institute of Masters of Wine in collaborazione l’Istituto del Vino Italiano di Qualità Grandi Marchi, che anche nel 2019 si schiera al fianco dei candidati tricolore in corsa per ottenere il titolo più ambito del mondo vitivinicolo. E lo fa proprio in occasione dell’ottava edizione italiana della Master Class (24-26 maggio, Tenuta Alois Lageder, Magrè - BZ) che oltre a riproporsi come una tre giorni propedeutica al selettivo MW Study Programme sarà anche un appuntamento eccezionale per un’importante novità vale a dire la simulazione della temuta blind tasting, a una settimana esatta dal test ufficiale previsto dal 3 al 5 giugno a Londra. Sarà una vera e propria ‘prova generale’ in vista di una delle degustazioni più difficili al mondo, con i candidati chiamati a confrontarsi “alla cieca” con 12 vini al giorno, da riconoscere e commentare in 2 ore e 15 minuti.

“Dal 2010 sosteniamo la corsa dell’Italia in questa competizione tra i palati più esperti al mondo – dichiara Piero Mastroberardino, presidente dell’Istituto del Vino Italiano di Qualità Grandi Marchi – consapevoli delle grandi capacità che molti dei nostri candidati possiedono al pari di altri degustatori che sono riusciti a conquistare il titolo di Master of Wine. Non a caso siamo la prima compagine italiana ad assumere il ruolo di partner dell’Accademia londinese e siamo in prima linea nell’organizzare l’annuale seminario formativo, che ora si arricchisce di questa speciale simulazione. Un test che rappresenta un’occasione unica per gli studenti italiani che partecipano alla tre giorni. Normalmente infatti queste prove d’esame guidate da Masters of Wine si svolgono in Inghilterra e richiedono lo studio approfondito di vini stranieri spesso irreperibili nel nostro Paese, rendendo particolarmente difficile l’approfondimento della loro conoscenza e dunque il superamento dell’esame finale. Lo sforzo di offrire la possibilità di conoscere più in dettaglio, in casa nostra, alcuni scenari enologici normalmente distanti da quelli a noi più noti e di simulare una delle degustazioni più complesse e temute al mondo vuole quindi da una parte premiare il lungo e faticoso percorso di preparazione portato avanti dai nostri aspiranti Masters of Wine e dall’altra sostenerli affinché uno o più di loro conquisti nel prossimo futuro questo ambito riconoscimento”.

L’Istituto del Vino Italiano di Qualità Grandi Marchi, attualmente presieduto da Piero Mastroberardino, comprende 19 tra le più rappresentative aziende del Belpaese: Alois Lageder, Ambrogio e Giovanni Folonari Tenute, Antinori, Argiolas, Col d’Orcia, Ca’ del Bosco, Carpenè Malvolti, Donnafugata, Gaja, Jermann, Lungarotti, Masi, Mastroberardino, Michele Chiarlo, Pio Cesare, Rivera, Tasca d’Almerita, Tenuta San Guido, Umani Ronchi. Una compagine in grado di esprimere un fatturato di 560 milioni di euro e un valore delle vendite all’estero pari al 6% dell’intero export enologico tricolore.

lunedì 20 maggio 2019

Vino e guide, Wine Advocate: Robert Parker, si ritira uno dei più influenti critici dell'enologia mondiale

Si ritira Robert Parker, il più famoso ed influente critico enoico al mondo creatore di una delle sue pubblicazioni più autorevoli, “The Wine Advocate”.






"Ho l'onore di passare il testimone al nostro meraviglioso team. È giunto il momento per me di rinunciare a tutte le responsabilità editoriali e di direzione con effetto immediato. Alzo il mio bicchiere a tutti voi per essere stati parte di questo mio viaggio e spero che tutti continueranno a condividere l'entusiasmo per la scoperta dei vini con i nostri critici". Così l'annuncio di Robert Parker, all'interno dell'articolo pubblicato in questi giorni a firma di Lisa Perrotti Brown, sua più stretta collaboratice, in cui vengono ripercorse le tappe della carriera lavorativa del guru della critica enologica mondiale.

Robert Parker è considerato il padre della moderna critica del vino. Fondatore di The Wine Advocate, la guida ai vini mondiali considerata la bibbia internazionali della critica enologica, la cui originalità sta nel fatto di essere basata su un sistema di valutazione numerico da 50 a 100, scala ampiamente usata nel sistema di classificazione educativo americano, quindi familiare per il consumatore medio, in quanto forniva una linea guida che andava a quantificare la qualità di un vino in un formato standard. 

Tutti i vini sono degustati alla cieca e valutati in modo comparativo, qualificati come molto buoni dall'eccellente rapporto qualità/prezzo tra gli 87/100 e 89/100. I rari vini che superano i 90/100 sono secondo Robert Parker i migliori della loro categoria e delle etichette eccezionali. Basti pensare che gran parte dei rivenditori utilizzano i "punteggi Parker" di The Wine Advocate per commercializzare in maniera aggressiva i vini con un voto più alto. I punteggi sono anche diventati punti focali per i collezionisti e gli investitori nella speranza che i punteggi Parker possano aumentare il valore dei vini acquistati. Insomma una guida il cui metodo, unico nel suo genere, ha di fatto non solo rivoluzionato il modo di fare critica ma che è diventata nel tempo uno strumento capace di influenzare in maniera significativa il mercato mondiale del vino. 

Le origini di The Wine Advocate iniziano nel 1967, quando Robert Parker si prese una breve pausa dalla vita universitaria americana per fare il suo primo viaggio in Alsazia, ed è proprio in questa regione francese che inizia a muovere i primi passi nel mondo del vino e svilupparne il gusto. La vera carriera di Parker comincia nel 1978 ed oggi il gruppo da lui creato conta uffici a Singapore, Napa Valley, Monkton (Maryland), e il sito che ne divulga l’incessante attività di degustazione contiene circa 300mila schede; ogni anno, dal 1992, la guida  raccoglie assaggi a cadenza mensile. La società di Parker organizza anche eventi a tema per enoappassionati in tutto il mondo e sulla scia di questa attività, nel 2016 il suo percorso professionale si amplia con l'acquisizione da parte di Michelin del 40% del gruppo, allo scopo di rafforzare e ampliare la propria esperienza in campo enogastronomico. Si fondono così valori e metodi simili per offrire qualcosa in più agli appassionati di gastronomia e di vino di tutto il mondo.

Dopo Parker a prendere il testimone della guida, saranno Joe Czerwinski, Luis Gutiérrez, Monica Larner, William Kelley, Stephan Reinhardt, Mark Squires, Erin Brooks, Anthony Mueller, Liwen Hao e Lisa Perrotti-Brown.

sabato 18 maggio 2019

Vino e ricerca, il ruolo delle api in viticoltura. Patrimonio della biodiversità, il prezioso insetto viene celebrato nella Giornata Mondiale delle Api

Una ricerca dell'Università di Udine conferma il ruolo fondamentale delle api in viticoltura. Tutelarle fa quindi bene al vino e il prezioso insetto, patrimonio della biodiversità, viene celebrato nella Giornata Mondiale delle Api.





Al via la giornata mondiale delle api, ed in particolare quella del 20 maggio 2019 sarà per noi la “Giornata Mondiale dell’Ape Italiana”, una sottospecie di ape autoctona quella del Belpaese, che si è propagata in poco più di un secolo in tutto il Pianeta e che risulta diffusa, apprezzata e presente su scala planetaria. Come sottolinea la FAI-Federazione Apicoltori Italiani, che trova storicamente ospitalità in casa Confagricoltura, è un caso unico che motiva ancor di più le ragioni dell’orgoglio e dell’impegno della comunità apistica nazionale a tutelare e salvaguardare questo prezioso patrimonio della nostra biodiversità.

Un patrimonio che è grande alleato della nostra viticoltura. Ed è per questo che Confagricoltura Treviso ha lanciato la proposta di un "patto" tra apicoltori e viticoltori, invitando i primi a collocare i loro alveari nei vigneti. Un connubio che genererebbe benefici reciproci per le due attività, come ha assicurato Renato Bastasin, direttore dell'associazione degli imprenditori agricoli.

Anche se non direttamente coinvolte nell'impollinazione dei filari, ad eccezione di varietà poco autofertili come il Picolit, le api sono i custodi della biodiversità vegetale e animale, e che giocano un ruolo fondamentale per lo sviluppo dell'uva e, di conseguenza, per la qualità del vino prodotto.

A confermarlo è proprio uno studio dell'università di Udine dal quale emerge che le api sono amiche della viticoltura in quanto capaci di mitigare gli attacchi di botrite, intervenendo sull'acino rotto e cicatrizzandolo. Non solo. Ponendo gli alveari lungo le stradine di servizio all'interno del vigneto è stato dimostrato come nelle cultivar di Prosecco, Merlot, Cabernet e Picolit, ci sia stato un miglioramento della conformazione dei grappoli ed un aumento dei lieviti utili necessari per la fermentazione.

La giornata richiama anche un interessante convegno promosso da Confagricoltura, in collaborazione con la Camera di commercio di Treviso e Belluno dal titolo "Le api sentinelle ambientali del nostro territorio" svoltosi lo scorso anno con lo scopo di proporre ai viticoltori alcuni accorgimenti per preservare le api attraverso buone pratiche per la sostenibilità ambientale delle coltivazioni.

Claudio Porrini, entomologo dell'università di Bologna, ha illustrato alcuni espedienti pratici per favorire questa convivenza, come ad esempio la falciatura lungo i filari; far crescere siepi e boschetti; eseguire i trattamenti con assenza di vento e la sera, perché al mattino le api vanno sulle foglie aperte e sui fiori, e non trattare nei giorni immediatamente precedenti l'introduzione degli alveari fino a contenere l'uso di insetticidi durante la fioritura dell'acacia e del castagno. Se le api sparissero, ha spiegato infine, le conseguenze sarebbero devastanti, non solo per le piante e i fiori, ma anche per la vite. Ricordando che il bouquet del vino viene dato dalle erbe, dai frutti e dai fiori: senza l'impollinazione delle api sparirebbe tutto e sarebbe dunque anche la fine delle produzioni tipiche e della qualità. Se non è possibile abolire i parassitari bisogna essere più attenti al loro utilizzo ed usarli solo quando serve e bene.

Siamo alla seconda edizione della “Giornata mondiale delle Api”, proclamata nel 2018 dall’Organizzazione delle Nazioni Unite, su iniziativa della Repubblica Slovena e con il sostegno e il voto favorevole dell’Italia. L’apicoltura italiana costituisce un importante settore del comparto agricolo nazionale, per la capacità produttiva raggiunta e per la funzione impollinatrice che le api svolgono a favore degli ambienti rurali, naturali e urbani. La Fai ricorda che la categoria apistica, grazie anche all’impegno con Confagricoltura ha conseguito, dal 2004, lo status di “produzione agricola” riconosciuto dal nostro Codice civile.

Gli apicoltori censiti sono circa 55.000, cui se ne aggiungono almeno altri 5.000 che, specie tra i giovani, stanno manifestando entusiasmo e propositi di investimento in questo settore. Il patrimonio apistico nazionale è in crescita e, nonostante le numerose avversità, nel 2018 ha raggiunto 1.500.000 alveari, con una produzione potenziale di circa 23.000 tonnellate e un volume d’affari stimato in 150 milioni di Euro, cui sono da aggiungere 2 miliardi di Euro di valore della produzione delle sole colture di interesse agro-alimentare.

La Giornata Mondiale delle Api, rimarcano Confagricoltura e FAI, deve essere l’occasione per promuovere presso l’opinione pubblica iniziative per far conoscere di più la vita delle api, il loro ruolo nel preservare la biodiversità e la necessità che – gli agricoltori per primi, come tutti i cittadini del pianeta – si attivino ulteriormente per aiutare l’ape spargendo semi di fiori utili alla produzione di nettare e polline, le matrici alimentari che sono alla base della più grande e preziosa simbiosi naturale che rende vitale il mondo in cui viviamo.

venerdì 17 maggio 2019

Alimentazione e ricerca, contraffazione: arriva il test per smascherare il latte straniero nella mozzarella di bufala

Un test per scoprire la presenza di latte importato in un prodotto derivante da materie prime italiane, come la mozzarella di bufala campana Dop. È quanto elaborato dall’Istituto per il sistema produzione animale in ambiente mediterraneo del Consiglio nazionale delle ricerche e pubblicato su Food Chemistry.





I ricercatori dell’Istituto per il sistema produzione animale in ambiente mediterraneo del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ispaam) hanno messo a punto un sistema in grado di rilevare una delle forme di adulterazione più comuni della mozzarella di bufala campana DOP. Lo studio, pubblicato su Food Chemistry, attraverso l’analisi proteomica delle caseine, ha permesso di riconoscere dei marcatori molecolari indicatori della presenza di latte e/o cagliata di bufala di provenienza straniera, miscelati con latte prodotto in Italia.

Una scoperta che consentirà di realizzare test di routine veloci ed economici per individuare eventuali adulterazioni di latte e formaggi da bufala campana con materie prime provenienti al di fuori dell’area di produzione. “Il latte delle nostre bufale ha caratteristiche genetiche che lo differenziano da quello proveniente da altri paesi. Grazie a questo studio si potrà finalmente smettere di dubitare circa la provenienza della tanto apprezzata mozzarella di bufala Campana DOP”, afferma Simonetta Caira, ricercatrice Cnr-Ispaam e coordinatrice dello studio. “La metodica analitica messa a punto potrà essere applicata sia sul latte o cagliata in arrivo al caseificio sia sul prodotto finale presente sui banchi del supermercato. In tal modo si potrà garantire la qualità e la genuinità delle merci lungo tutta la filiera di produzione”.

Questo lavoro si inserisce nella più ampia attività dell’istituto Cnr nell’ambito dell’applicazione di approcci proteomici alle produzioni agroalimentari. “Il Cnr-Ispaam partecipa alla nuova infrastruttura di ricerca europea per il settore Health & Food denominata Metrofood (Infrastructure for promoting Metrology in Food and Nutrition)”, conclude Andrea Scaloni, direttore f.f. del Cnr-Ispaam. “Lo scopo è quello di sviluppare tecnologie e servizi metrologici nel settore agroalimentare per garantire il valore della filiera produttiva, la sicurezza-qualità-tracciabilità-autenticità delle produzioni e, conseguentemente, contribuire allo sviluppo sostenibile dei territori di produzione e alla salute dei consumatori”.

giovedì 16 maggio 2019

Agricoltura in cifre, nasce CREAgritrend, il trimestrale dedicato all’andamento congiunturale del settore agroalimentare

CREAgritrend è uno strumento di facile consultazione messo a punto dal CREA, con il suo centro Politiche e Bioeconomi. Online il primo numero.





Avere un quadro più aggiornato sul settore agroalimentare, dalla produzione all’occupazione, dalle imprese al commercio estero: questo lo scopo di CREAgritrend, uno strumento di facile consultazione messo a punto dal CREA, con il suo centro Politiche e Bioeconomia, da oggi on line. 

Il bollettino ha l’obiettivo di descrivere, su base trimestrale, l’andamento del settore agroalimentare italiano attraverso l'analisi delle principali variabili macroeconomiche e del commercio estero.

Dal primo numero emerge la prevalenza di un clima di fiducia generale nel settore agricolo con il 47% giudizi positivi, sulla base dei dati raccolti su twitter, tra gennaio e febbraio 2019, ed elaborati con applicazione della tecnica della “sentiment analysis”: un metodo in grado di estrarre informazioni soggettive da diverse fonti online, attraverso l’applicazione di tecniche di analisi automatica del linguaggio, come ad esempio l’assegnazione di punteggi (positivo, negativo, neutrale) alle parole.

Nonostante ciò, la fotografia dell’agricoltura scattata nel IV trimestre 2018 ci restituisce un quadro del settore in bianco e nero, con una caduta del valore aggiunto a prezzi di base, pari al -1,1% rispetto al trimestre precedente e a -0,3% rispetto allo stesso trimestre del 2017, ma, al contempo, un lieve aumento degli investimenti (+0,1% congiunturale e + 0,3% tendenziale). Scende anche l’occupazione agricola sia rispetto al III trimestre 2018 (-1,7%) sia rispetto al IV trimestre 2017 (-0,9%).

Infine, l’indice del fatturato dell’industria alimentare e delle bevande cresce, trainato dal mercato estero. Le esportazioni agroalimentari registrano un aumento dell’1,8%, a fronte di una riduzione delle importazioni dell’1,7%, rispetto al IV trimestre del 2017.


Ulteriori informazioni sono contenute nella nota trimestrale CREAgritrend.

mercoledì 15 maggio 2019

Vino e cultura, apre il MIMA: la storia della cantina simbolo della vitivinicoltura Irpina

Nello spazio espositivo, allestito nelle antiche cantine di Atripalda (AV), apre al pubblico il MIMA: l’appassionante liaison tra i vini d’Irpinia e la sua cantina simbolo rivive attraverso documenti originali, racconti epistolari e atti ufficiali.


Il MIMA, ovvero il Museo d'Impresa Mastroberardino Atripalda, apre i battenti al pubblico in un percorso che narra le vicende di una delle più antiche dinastie dell’enologia nazionale attraverso tre secoli di storia d’Italia e del mondo.



La riforma del sistema agricolo del Regno di Napoli; la Grande Guerra; il varo del proibizionismo negli Stati Uniti e gli anni violenti del gangsterismo; la salita al potere di Mussolini; lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Nel mezzo, i dirottamenti dei legionari di Gabriele D’Annunzio, durante l’impresa di Fiume, a danno del piroscafo “Cogne” (la “nave fantasma” che trasportava un carico di vini aziendali verso Buenos Aires); le traversate atlantiche verso l’America del Nord; gli episodi di sabotaggio dei servizi segreti britannici che affondano, nel porto di Massaua, il vapore Cesare Battisti con i pregiati vini di famiglia; il blocco della navigazione a causa della guerra che colpisce i carichi in viaggio sui piroscafi Adua e Praga; le relazioni commerciali alle prese con le censure delle occupazioni naziste in Cecoslovacchia o in Norvegia, o dei britannici a Malta; la realizzazione, per sfuggire ai bombardamenti alleati, di un rifugio antiaereo nella grotta oggi destinata all’affinamento dei vini.

Sono solo alcuni dei momenti salienti che hanno caratterizzato la storia della famiglia Mastroberardino, una delle dinastie più antiche dell’enologia italiana, che ora prende vita all’interno di uno spazio espositivo allestito dentro le antiche cantine di Atripalda, in provincia di Avellino, e inaugurato oggi.

Si chiama infatti MIMA - Museo d’Impresa Mastroberardino Atripalda, ed è il nuovo progetto culturale, fortemente voluto da Piero Mastroberardino, attualmente al timone dell’azienda, che quasi come la trama di un romanzo racconta tre secoli di storia d’Italia e del mondo intimamente legate alle vicende personali e alle scelte aziendali dei suoi avi, scavando a ritroso attraverso dieci generazioni. 

“La scelta del nome del museo – spiega Piero Mastroberardino – rappresenta un segno distintivo con cui sono cresciuto e che oggi vive di nuovo vigore. Sono infatti le iniziali di mio nonno, Michele Mastroberardino, che coniò questa sigla a cavallo degli anni Trenta, durante uno dei momenti decisivi della nostra impresa. E proprio il racconto del suo mito mi ha spinto a ricostruire le vicende generazionali che hanno attraversato tre secoli, segnando in modo indelebile la storia del vino italiano e di quello irpino. Grazie a mio padre Antonio e al suo amore per i reperti storici, custoditi gelosamente, oggi prende quindi forma questo tesoro che ho voluto restituire alla memoria dei giovani membri della nostra famiglia e di un pubblico più ampio”.   

Inizia dal 1700, in particolare, l’appassionate ricostruzione, resa possibile grazie alla raccolta di oltre 10mila documenti, tra atti ufficiali, documenti originali e lettere di famiglia, esposti lungo tre sezioni suddivise per periodi. La prima, in un arco di tempo che arriva fino al 1914, ripercorre gli albori dell’azienda e i primi passi mossi sul fronte dell’internazionalizzazione, grazia alla lungimiranza di Angelo Mastroberardino, nominato Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia dal Re Vittorio Emanuele III.

Spazia dal 1914 al 1932 invece la seconda sezione, incentrata sulla prima fase dell’esperienza professionale del figlio di Angelo, Michele Mastroberardino, che agli inizi del Novecento, nel ruolo di ambasciatore degli affari internazionali di famiglia, sviluppa relazioni commerciali in vari paesi d’Europa, in Nord America e nell’Africa coloniale. Sullo sfondo, la mobilitazione della Grande Guerra, la prima versione del fascismo al potere, l’entrata in vigore del proibizionismo negli Stati Uniti sotto la presidenza Wilson, l’apertura dei traffici commerciali in America Latina, la capillarizzazione della distribuzione sui mercati europei, l’apertura di mercati sempre nuovi in Asia, Africa e Oceania, con un’espansione che porta in questo periodo i vini irpini a toccare tutti i continenti.

A chiudere l’affascinante percorso dell’impresa familiare è il racconto delle vicende comprese tra il 1933 e il 1945, quando Michele, ormai maturo, coglie l’opportunità della caduta del proibizionismo americano ad opera di Roosevelt, prosegue l’opera di consolidamento della presenza dei propri vini su un vasto numero di mercati esteri, mentre all’interno fronteggia il consolidamento del modello corporativo fascista, la fase dell’autarchia e l’organizzazione dei rapporti interni all’Impero Coloniale Italiano, lo scoppio della II Guerra Mondiale, la fase più critica dei bombardamenti del ’43.

La morte di Michele e la fine della guerra, segna il solco di una faticosa e caparbia opera di ricostruzione post bellica portata avanti con grande determinazione da Antonio Mastroberardino (padre di Piero), non a caso nominato Cavaliere al Merito del Lavoro novant’anni dopo suo nonno. A lui va il merito di aver riportato in auge una famiglia e un brand, oggi riconosciuti in tutto il mondo.   


MIMA – Museo d’Impresa Mastroberardino Atripalda
Cantine Mastroberardino, via Manfredi 75/81, 83042 Atripalda (AV)
www.museomima.it

Agricoltura e alimentazione sostenibile, Slow Food lancia il manifesto in vista delle elezioni europee

Votiamo un’Europa sostenibile, così in vista delle elezioni europee Slow Food Europa lancia il manifesto L'Europa che vogliamo. 





L'Europa che vogliamo è il manifesto con cui l’associazione della Chiocciola esorta i candidati al Parlamento europeo e i cittadini dell'Unione europea ad assumersi la propria responsabilità per il futuro dell'Europa. Al centro del documento la necessità di garantire sistemi alimentari e agricoli sostenibili.

Purtroppo siamo ancora ben lontani da questo risultato, come dimostrano alcuni dati. Nel 2016, ad esempio, ogni due giorni il 9,1% della popolazione dell'Ue non  è riuscita a garantirsi un pasto di qualità (Eurostat 2016); tra il 2003 e il 2013 oltre un'azienda agricola su quattro è scomparsa in Europa (Eurostat 2016); il 20% del cibo prodotto nell'Ue viene perso o sprecato ogni anno.

Il manifesto di Slow Food Europa fornisce suggerimenti concreti ai futuri decisori su come affrontare questi problemi, concentrandosi su sei temi:

- la transizione verso una politica alimentare comune, coinvolgendo il maggior numero di interlocutori per mettere fine a politiche ineguali e inefficienti;

- la Politica Agricola Comune, affinché sostenga davvero le aree marginali, assicurando che i fondi siano utilizzati per proteggere i territori;

- la lotta al cambiamento climatico, mettendo al centro la tutela dei sistemi agricoli tradizionali e dando vita a una politica comune di riduzione dello spreco di cibo;

- la promozione della biodiversità, con norme che tutelino i suoli, gli organismi animali e vegetali dai brevetti, e sostengano il divieto di coltivazione degli Ogm;

- la tutela degli ecosistemi marini, promuovendo una gestione collettiva delle risorse;

- il rispetto delle persone e dell'ambiente, due diritti fondamentali per assicurare un futuro alle prossime generazioni.

«Sono questioni al centro della missione di Slow Food e sulle quali i decisori europei avranno voce in capitolo nei prossimi anni. È fondamentale che i candidati al Parlamento europeo e gli elettori prendano posizione a favore della sostenibilità dei sistemi alimentari in Europa e nel mondo» afferma Marta Messa, direttrice dell'Ufficio europeo di Slow Food.

Ecco qui il manifesto completo

martedì 14 maggio 2019

Grande distribuzione, Conad rileva supermercati Auchan Italia

Siglato accordo per l'acquisizione della quasi totalità delle attività della catena francese in Italia. Conad rileva 1.600 punti vendita di Auchan Retail Italia. "Oggi nasce una grande impresa italiana, che porterà valore alle aziende e ai consumatori italiani", ha commentato l'ad di Conad, Francesco Pugliese. Per il perfezionamento dell'acquisizione servirà il via libera dell'Antitrust.





Conad rileva i supermercati Auchan Italia, considerata una delle principali aziende operanti nel settore della grande distribuzione a livello internazionale. Una storica inversione di tendenza in un settore vitale per la valorizzazione del Made in italy agroalimentare dopo che lo shopping straniero ha portato all’estero tre marchi storici su quattro. E’ quanto afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel commentare positivamente l’accordo siglato da Conad per l'acquisizione di circa 1.600 punti vendita della catena francese Auchan Retail Italia, ipermercati, supermercati, negozi di prossimità con i marchi Auchan e Simply, disposti sul territorio italiano della quasi totalità delle sue attività in Italia.

La Conad si assicura il ruolo di leader nazionale della distribuzione organizzata attraverso la quale oggi viene commercializzato circa il 74% dei prodotti agroalimentari e dunque rappresenta - sottolinea Prandini - un fattore determinate per garantire sbocchi e competitività al Made in Italy.

“Un intervento strategico per il Paese realizzato da un Gruppo che nel tempo ha testimoniato il proprio impegno nella valorizzazione dell’italianità e della territorialità delle produzioni” precisa Prandini nel ricordare “i recenti interventi per garantire un equo compenso a pastori e allevatori colpiti da una drammatica crisi ma anche l’impegno comune contro le aste al doppio ribasso che strozzano le imprese agricole”. 

Un punto a favore dell’Italia – continua la nota di Coldiretti - nella storica rivalità con i cugini francesi che nel tempo sono riusciti a mettere le mani su brand importanti che hanno fatto la storia del made in Italy.  Se la punta di diamante è la Parmalat  nel “carniere” sono finite aziende  del calibro di Invernizzi, Galbani e Locatelli e una presenza francese è anche nella Fattoria Scaldasole e nella Ferrari Giovanni.

Anche la Orzo Bimbo è stata acquisita dalla francese Nutrition&Santè S.A. mentre nello zucchero italiano c’è la mano francese su Eridania e oggi 4 pacchi di zucchero su 5 consumati in Italia sono stranieri, soprattutto francesi e tedeschi. Una presenza forte  nell’agroalimentare sostenuta – conclude la Coldiretti - fino ad ora anche dalle potenti catene distributive, con Carrefour e Auchan,  che con una presenza capillare sul territorio italiano hanno gioco facile nel promuovere il made in France, soprattutto in settore come i formaggi  e i vini dove è forte la competizione.

lunedì 13 maggio 2019

Fascination of Plants Day: il ruolo della ricerca sull'affascinante mondo delle piante

Il CREA celebra la quinta edizione del Fascination of Plants Day, la manifestazione internazionale di chi studia e ama le piante promossa dalla Epso, la European Plant Science Organization, che si terrà il 18 maggio 2019.




Il Fascination of Plants Day è promosso in tutto il mondo per avvicinare quante più persone possibili all'affascinante mondo delle piante e far conoscere quanto è importante la ricerca in questo settore. L’obiettivo dell’evento è quello di sensibilizzare il maggior numero di persone nel mondo sull'importanza e il valore fondamentale delle piante per la società, l’ambiente e l’economia. In tutta Italia laboratori, orti botanici, enti di ricerca, musei e scuole aprono le porte al grande pubblico per far conoscere le piante in tutti i loro aspetti.

Il CREA partecipa aprendo le porte dei suoi centri di ricerca, presenti su tutto il territorio nazionale, per permettere ai cittadini di conoscere le ricerche e le innovazioni nel campo dello studio delle piante. I ricercatori coinvolti, attraverso seminari divulgativi per il pubblico e visite guidate a laboratori, serre e campi sperimentali, illustreranno i risultati degli studi in corso.

Inoltre, poiché frutta e verdura provengono dalle piante e non è mai abbastanza presto per iniziare a conoscerle e ad apprezzarle, sempre per il Fascination of Plants Day, nell’ambito delle misure educative di accompagnamento al Programma europeo Frutta e verdura nelle scuole, il CREA organizza i “Frutta day 2019”: giornate di sensibilizzazione su un’alimentazione sana ed equilibrata, con il giusto apporto di frutta e verdura, per alunni, insegnanti e famiglie, con giochi e attività nell’orto e distribuzione di snack salutari ai bambini delle scuole primarie.

Per maggiori informazioni sulle iniziative italiane: www.plantday.it

Ricerca, Xylella fastidiosa: nasce il test genetico più accurato per la diagnosi precoce del batterio

Al via una innovativa analisi genetica, la più sensibile fino ad oggi, in grado di rilevare i batteri che causano questa malattia con la massima affidabilità, anche in alberi e piante che non mostrano sintomi di infezione. L'uso di questo test consente di ottenere risultati conclusivi in ​​sole 12 ore.





Il batterio Xylella fastidiosa è diventato una delle malattie più temibili per l'agricoltura di oggi. Questa infezione, che mette a rischio la coltivazione di specie come ulivo, mandorla, agrumi e viti, ha costretto a schierare in tutta Europa misure eccezionali. Una delle soluzioni più innovative per combattere questa minaccia proviene dai laboratori spagnoli ASCIRES-Sistemas Genómicos, sviluppatori di un test genetico, basato sui protocolli stabiliti dall'Organizzazione europea e mediterranea per la protezione delle colture EPPO, in grado di rilevare precocemente la presenza di questo batterio.

Questo test di rilevazione molecolare, risulta essere fino ad oggi il più sensibile fino ad oggi, permettendo di scoprire con grande affidabilità la presenza di Xylella fastidiosa in qualsiasi albero o pianta, attraverso un'analisi del DNA che conferma l'infezione in sole 12 ore. Questa precisione è resa possibile grazie all'uso del cosiddetto sistema PCR in tempo reale, una tecnica che si rivolge a specifiche aree del genoma di questo batterio, che facilita il suo rilevamento anche in piante che non mostrano ancora sintomi.

"La Xylella fastidiosa agisce distruggendo lo xilema, ovvero i vasi che trasferiscono acqua e sostanze nutritive alla pianta, che a tal fine non può nutrirsi correttamente innescando l'ingiallimento delle foglie, i processi di clorosi, fino all'avvizzimento", spiega Lucia Bernad Palomares, responsabile dell'area agro-economica di ASCIRES, precisando che "il problema è che i sintomi dell'infezione causata da questo batterio non sono specifici, in modo che un contadino possa osservarli e pensare che sia un semplice deficit di acqua o mancanza di minerali. In questa situazione, solo un test genetico che analizza l'estratto di DNA della pianta può assicurare la presenza di questa infezione batterica."

In questo modo, il progetto promosso dai laboratori spagnoli si è concentrato sulla prevenzione, adottando le raccomandazioni dell'Unione Europea per isolare questa malattia e prevenirne la diffusione. "Volevamo sviluppare un test per identificare questo batterio dannoso seguendo le raccomandazioni stabilite a livello europeo, dal momento che l'UE ha impostato un sistema di allarme specifico per questa malattia. Intendiamo offrire agli agricoltori un test semplice e accessibile per il suo basso costo , in modo che possano rilevare questa malattia il più rapidamente possibile ", afferma Bernad.

Un firewall per il campo spagnolo

Questo test genetico è nato con l'emergere di nuovi casi di Xylella fastidiosa in Spagna, situati nella Comunità Valenciana, a Madrid e in Andalusia, che si aggiungono al primo focolaio rilevato nel  paese nel 2016, nelle Isole Baleari.

Bernard precisa che il test progettato utilizza due diversi sistemi di rilevamento basati sulla tecnica chiamata PCR in tempo reale, che ci consente di identificare praticamente tutte le sottospecie di Xylella fastidiosa attualmente note. sottospecie Xylella fastidiosa subsp multiplex che causa le infezioni presenti nella Comunità Valenciana. Poiché il batterio ha una grande variabilità genetica è essenziale che il test consenta di rilevare la maggior parte delle sottospecie associate, quindi abbiamo dedicato particolare attenzione a questo aspetto.

giovedì 9 maggio 2019

Uomini e vino, Alois Lageder: premio alla carriera per il pioniere del vino altoatesino

Alois Lageder quest’anno è tra le otto personalità internazionali del mondo del vino che sono state premiate durante la 17° edizione degli “Oscar del vino”, importante appuntamento realizzato dalla rivista Der Feinschmecker.

La prestigiosa rivista enogastronomica tedesca - Der Feinschmecker - celebra Alois Lageder in occasione dei Wine Awards 2019. Durante la serata di gala, che si è tenuta a fine aprile presso l’Althoff Grandhotel Schloss Bensberg (Bergisch Gladbach), di fronte a una platea di circa 650 ospiti, la conduttrice tedesca, Barbara Schöneberger, ha consegnato ad Alois Lageder il premio "Lebenswerk–Lifetime Achievement 2019". 

Il vino genuino corrisponde in qualche modo a un atto di fede, a una religione segreta. Così scriveva Mario Soldati nel suo indimenticabile viaggio attraverso il nostro Paese alla scoperta dei vini tipici e dei produttori che si dedicavano con passione all'arte enologica. Una frase che rispecchia in pieno il lavoro sin qui svolto da uno degli uomini del vino che fanno onore al nostro Paese.

Ben sei generazioni si sono avvicendate nella tenuta Lageder, contribuendo a raggiungere molti obiettivi, tra questi proprio questo ricevuto dalle mani amiche del Der Feinschmecker. Grande apprezzamento anche perché, quest'anno, per la prima volta, la maggior parte delle aziende vinicole premiate sono realtà biodinamiche. La speranza è che questo premio possa motivare altri viticoltori a intraprendere la stessa strada. Ha affermato Alois alla cerimonia.

“Alois Lageder, pioniere del vino altoatesino, ha contribuito a scrivere la storia del vino dell'Alto Adige negli ultimi quarant'anni. Non solo con i suoi eccezionali vini di punta - Chardonnay "Löwengang", Cabernet Sauvignon "Cor Römigberg" e Pinot Nero "Krafuss" - ma anche con la sua continua implementazione della biodinamica in viticoltura e vinificazione", motivano con queste parole, dalla rivista enogastronomica, la scelta di consegnargli quindi il premio.

I premi assegnati nelle altre categorie sono:

Collection of the year: Julian Huber, Weingut Bernhard Huber, Baden, Germania

Newcomer of the year: Marie e Matthieu Boesch, Domaine Léon Boesch, Alsazia, Francia

Award for Friends: Respect-BIODYN, Germania/Austria/Italia/Ungheria

Award of Honour: Silvio Nitzsche, Sommelier, Germania

Winemaker of the year: Julia e Klaus Peter Keller, Weingut Keller, Rheinhessen, Germania

Wine Legend:”Bricco dell´Uccellone“, Tenuta Braida di Giacomo Bologna, Piemonte, Italia

Wine Gourmet of the year: Sebastion Koch, Attore, Germania

Agricoltura e ricerca, Diversfarming: le migliori strategie di diversificazione colturale in risposta ai cambiamenti climatici

Al Regional Meeting 2019 per il Nord Mediterraneo il CREA in campo con Diversfarming per un'agricoltura innotiva, sostenibile e resiliente.





Quali sono le migliori strategie di diversificazione colturale in risposta ai cambiamenti climatici? E quali le innovazioni nella gestione agronomica in un contesto ambientale alterato dal clima? Di questo si è discusso oggi in occasione del primo Regional Meeting del progetto DIVERFARMING, che si è svolto presso l’azienda Ferrari (stabilimento di Gariga, Piacenza), uno dei casi studio dove vengono testate la rotazione delle colture leguminosa – frumento duro – pomodoro e la fertilizzazione mediante digestato anaerobico (un fertilizzante naturale derivante dalla produzione di biogas).

Si tratta di tecniche impiegate per aumentare il sequestro del carbonio nel suolo, migliorandone in questo modo la fertilità e la biodiversità microbica, nonché per ridurre l'emissione dei gas serra.

La giornata di oggi, cui ne seguiranno altre due (a Mantova ed a Cremona), è stata un’occasione di ascolto e di confronto con gli agricoltori, i produttori e i rappresentanti delle amministrazioni locali, che hanno potuto toccare con mano i vantaggi dei metodi di diversificazione delle colture.

Alla visita in campo è seguito un “fishbowl” (letteralmente “la vaschetta dei pesci”, un momento di discussione fra partecipanti e relatori) in cui si è cercato di identificare le migliori strategie per mitigare gli impatti ambientali. Tra queste ricoprono un ruolo rilevante gli approcci agronomici diversificati alternativi alla monocoltura, come ad esempio la rotazione delle colture (avvicendamento temporale di colture diverse), l’intercropping (la possibilità cioè di introdurre colture intercalari tra diverse colture principali) e il multicropping, o coltivazione multicolturale (la coesistenza di colture diverse in una stessa area).

DIVERFARMING

E' un progetto europeo quinquennale di cui il CREA è il referente per l’Italia ed il Nord-Mediterraneo, mira a costruire sistemi colturali diversificati a bassi input chimici, in grado di garantire la resa delle colture e ridurre gli impatti ambientali, cercando di offrire, quindi, una possibile soluzione alle criticità agro-climatiche. Il CREA, con i suoi centri di Agricoltura e Ambiente, Cerealicoltura e Colture Industriali e Genomica e Bioinformatica, si occupa nello specifico di valutare gli effetti delle tecniche adottate in aree con condizioni pedoclimatiche differenti sui principali parametri fisico-chimici e biologici del terreno, sulla microbiodiversità e sulle emissioni, individuando, attraverso un modello previsionale, la migliore gestione in termini di conservazione della sostanza organica, di incremento della biodiversità, di mantenimento della fertilità del suolo e di resilienza dell’agroecosistema (cioè la sua capacità di rispondere ai cambiamenti repentini). Gli altri partner italiani del progetto sono l'Università della Tuscia, Barilla e il Consorzio Casalasco.

Vino e territori, al via il viaggio in quattro tappe dedicato ai vini d’Alsazia

#DrinkAlsace in Tour: Riesling, Gewurztraminer, Crémant d’Alsace: è partenza il viaggio in quattro tappe alla scoperta dei grandi bianchi d’Alsazia.   





#DrinkAlsace in Tour è il percorso alla scoperta dei vini d’Alsazia che si organizzerà in quattro tappe in altrettante città italiane con l’obiettivo di far scoprire i meravigliosi vini di questa regione, i terroir che la caratterizzano, le tradizioni e le storie ad essi legate.

Un viaggio, quello dei bianchi alsaziani, condotto da Andrea Zarattini – Ambasciatore dei Vini d’Alsazia in Italia, che avrà il compito di guidare i professionisti locali durante le masterclass e il pubblico al momento dell’aperitivo nella degustazione dei vini che spazieranno dalle AOC ai Lieu – Dit sino ai Grands Crus.

Ogni appuntamento si caratterizza per tre momenti forti che avranno il compito di coinvolgere un pubblico diverso: due masterclass rivolte ai professionisti di settore, enotecari e ristoratori, ma anche i sommelier delle diverse associazioni di sommellerie italiane, per proseguire con l’aperitivo, il momento conviviale della giornata, in cui i wine – lover potranno curiosare tra le diverse referenze proposte accompagnati nell’assaggio dai consigli di tutta la squadra del #DrinkAlsace in tour.

Si comincia da Torino martedì 14 maggio presso l’Enoteca e Osteria Rabezzana in Via Francesco d’Assisi 23/C: due masterclass, una alle ore 15.00 e una alle ore 17.00 guideranno i presenti alle scoperta del Riesling, del Gewurztraminer e del Crémant d’Alsace del Domaine Charles Frey, del Domaine Sipp Mack e del Domaine Willm.

Si prosegue con Verona lunedì 17 giugno e a seguire il 1 luglio nuovamente in Piemonte, mentre il 9 settembre i Vini d’Alsazia saranno in Veneto a Padova. Tutti i rendez – vous si caratterizzeranno per vini di produttori alsaziani diversi già distribuiti sul mercato italiano.

L’iniziativa #DrinkAlsace in Tour poggia le sue basi proprio su un mercato, quello italiano, che da sempre è di grande interesse per la regione francese. I dati export sull’Italia sono decisamente positivi: ad oggi per tutte le AOC si riscontra un + 16,2% in volume rispetto al 2017 con 4 500 hl tradotto in bottiglie siamo a 600 000 ossia 50 000 casse da 12 bottiglie esportate di cui 3 300 hl (+ 21,4%) di vino fermo e 1 200 hl (+ 4,2%) di Crémant d’Alsace. Il tutto tradotto in valore si aggira intorno a + 15,7% per tutte le AOC.

Senza dimenticare il seguito di fan italiani sulla pagina Facebook, AlsaceWines Official: oltre 13.100 in tutto, un dato che si traduce nella seconda community internazionale che segue i vini d’Alsazia. Sicuramente un numero destinato a crescere.


#DrinkAlsace
FB /AlsaceWinesOfficial – TW @AlsaceWines
YT /WinesofAlsace – IN @VinsAlsace
www.vinsalsace.com

Vino e sostenibilità, i comuni approvano il modello di gestione avanzata del vigneto Soave

Approvato da sindaci e associazioni di categoria il modello di Gestione avanzata del vigneto Soave. Maltempo: si attende per stimare i danni della grandine del 5 maggio.





Approvato all'unanimità da Sindaci e tecnici il Modello di Gestione Avanzata del vigneto Soave che potrà essere pronto per essere recepito nei vari regolamenti comunali già da questa stagione vendemmiale. Un documento fortemente voluto sia dai vertici del Consorzio Tutela Vino Soave, sia dalle amministrazioni comunali, che di concerto con i tecnici agronomi che seguono la denominazione e le associazioni di categoria che rappresentano i viticoltori, hanno lavorato in questi mesi per la condivisione delle regole di utilizzo dei prodotti fitosanitari in vigneto.

Il modello di gestione avanzata, che diverrà un vero e proprio regolamento personalizzato per ogni comune, pone il focus sull'obiettivo di conciliare le esigenze della difesa fitosanitaria con la tutela della salute pubblica. Attenzione quindi alle misure di protezione dell’operatore e sull'irrorazione dei prodotti, con relativa riduzione dei dosaggi.

Grande spazio infine alla tutela della biodiversità funzionale con l’applicazione del Protocollo Biodiversity Friends (WBA) per la misurazione dello stato di salute del vigneto. Nel regolamento sono state inserite le linee guida per il monitoraggio di suolo, acqua e aria attraverso gli indici BF, come richiesto nell’ultimo documento sulla sostenibilità ambientale emesso dalla Regione Veneto e che è servito come traccia per la stesura finale del modello di gestione avanzata.

Intanto a Soave si stanno facendo anche i conti con i danni del maltempo del 5 maggio che ha colpito alcune aree della denominazione, in particolar modo nel comune di Soave. Un evento anomalo per il periodo, che ha portato forti folate di vento accompagnate da piccoli chicchi di grandine alternati a precipitazioni intense. Ancora presto per una stima definitiva dell’entità dell’evento; sebbene l’aspetto quantitativo può in parte essere stato compromesso, il profilo qualitativo non è stato toccato in quanto la Garganega, varietà tardiva, aveva appena iniziato la sua fase vegetativa e si conta sulla capacità di recupero della varietà. La valutazione definitiva dei tecnici verrà effettuata comunque nelle prossime settimane. Le basse temperature inoltre stanno tenendo lontane alcune malattie di carattere fungino e questo facilita le operazioni di protezione dei vigneti.

«Eventi estremi e fuori stagione come l’ultimo accaduto – dice Sandro Gini, presidente del Consorzio – rendono ancora più necessario un controllo e una gestione della denominazione più attenta sia alla salvaguardia dell’ambiente sia a quella della produzione. Avere un gruppo di lavoro così coeso e professionale ci permette di raggiungere obiettivi condivisi importanti come quello dell’applicazione del modello di gestione avanzata del vigneto Soave nei 13 comuni appartenenti alla denominazione.»

lunedì 6 maggio 2019

Il grande inganno, il fenomeno del falso made in Italy

A Tuttofood in mostra le imitazioni più eclatanti nei diversi continenti. Il dato Coldiretti: 100 miliardi di falso cibo made in Italy nel mondo.




Sale ad oltre 100 miliardi il valore del falso Made in Italy agroalimentare nel mondo con un aumento record del 70% nel corso dell’ultimo decennio, per effetto della pirateria internazionale che utilizza impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che richiamano all’Italia per alimenti taroccati che non hanno nulla a che fare con il sistema produttivo nazionale.

E’ quanto emerge dall’analisi Coldiretti e Filiera Italia in occasione dell’apertura di Tuttofood la World Food Exibition che si svolge alla Fiera di Milano fino al 9 maggio con le due organizzazioni presenti in uno spazio innovativo nel Padiglione 1 – Stand A02 – B01 dove sono smascherati gli ultimi casi più eclatanti di falso Made in Italy a tavola, con l’anteprima della mostra su “L’inganno del falso Made in Italy nel piatto”.

Un fenomeno che rischia di moltiplicarsi con le nuove guerre commerciali a partire dai dazi Usa nei confronti dell’Unione Europea con l’avvio, proprio in occasione dell’apertura di Tuttofood, dell’indagine da parte del Dipartimento del Commercio Usa (USTR) che prevede l’audizione pubblica delle parti interessate e il successivo invio di considerazioni scritte sulle misure proposte dall’Amministrazione Trump entro la fine del mese.

A far esplodere il falso, che ruba all'Italia trecentomila posti di lavoro, è stata paradossalmente la “fame” di Made In Italy  all’estero con la proliferazione di imitazioni low cost ma anche le guerre commerciali scaturite dalle tensioni politiche, come dimostra l’embargo russo, con un vero boom nella produzione locale del cibo Made in Italy taroccato, dal salame Italia alla mozzarella “Casa Italia”, dall’insalata “Buona Italia” alla Robiola, ma anche la mortadella Milano, Parmesan o burrata tutti rigorosamente realizzati nel Paese di Putin.

A preoccupare è ora l’emergere di misure protezionistiche e la chiusura delle frontiere a partire dalla minaccia di Trump che mettere i dazi sui prodotti europei con la pubblicazione di un black list dei prodotti europei da colpire per un importo complessivo di 11 miliardi di dollari che comprende anche importanti prodotti agroalimentari di interesse nazionale come i vini tra i quali il Prosecco ed il Marsala, formaggi, ma anche l’olio di oliva, gli agrumi, l’uva, le marmellate, i succhi di frutta, l’acqua e i superalcolici tra gli alimentari e le bevande colpite.

Con i dazi aumenterebbero i prezzi dei prodotti italiani sul mercato americano e sarebbero più competitive le falsificazioni ottenute sul territorio statunitense e quelle provenienti da Paesi non colpiti dalle misure di Trump. Basta pensare che il 90% dei formaggi di tipo italiano in Usa – sottolinea la Coldiretti – sono in realtà realizzati in Wisconsin, California e New York, dal Parmesan al Romano senza latte di pecora, dall’Asiago al Gorgonzola fino al Fontiago, un improbabile mix tra Asiago e Fontina. 

Ma il problema riguarda tutte le categorie merceologiche come l’olio Pompeian made in Usa, i salumi più prestigiosi, dalle imitazioni del Parma e del San Daniele alla mortadella Bologna o al salame Milano, senza dimenticare i pomodori, come il San Marzano che viene prodotto in California e venduto in tutti gli Stati Uniti. Un pericolo che riguarda anche la Brexit poiché nel caso di uscita della Gran Bretagna senza accordo con l’Unione Europea non sarebbe garantita la stessa tutela giuridica dei prodotti a denominazione di origine che, senza protezione europea, rischiano di subire la concorrenza sleale dei prodotti di imitazione. Basta pensare ai casi, smascherati in passato in Gran Bretagna, della vendita di falso prosecco alla spina o in lattina fino ai wine kit o ai parmesan kit.

Nonostante il record fatto segnare nelle esportazioni agroalimentari Made in Italy che nel 2018 hanno raggiunto il valore di 41,8 miliardi, oggi più di due prodotti di tipo italiano su tre venduti nel mondo sono falsi con il fenomeno del cosiddetto italian sounding che colpisce in misura diversa tutti i prodotti, dai salumi alle conserve, dal vino ai formaggi ma anche extravergine, sughi o pasta e riguarda tutti i continenti.

In realtà a differenza di quanto avviene per altri articoli come la moda o la tecnologia, a taroccare il cibo italiano non sono i Paesi poveri, ma soprattutto quelli emergenti o i più ricchi a partire proprio dagli Stati Uniti e dall’Australia. In testa alla classifica dei prodotti più taroccati secondo la Coldiretti ci sono i formaggi, a partire dal Parmigiano Reggiano e dal Grana Padano, con la produzione delle copie che ha superato quella degli originali, dal parmesao brasiliano al reggianito argentino fino al parmesan diffuso in tutti i continenti.

Ma ci sono anche le imitazioni di Provolone, Gorgonzola, Pecorino Romano, Asiago o Fontina. Tra i salumi sono clonati i più prestigiosi, dal Parma al San Daniele, ma anche la mortadella Bologna o il salame cacciatore e gli extravergine di oliva o le conserve come il pomodoro San Marzano che viene prodotto in California e venduto in tutti gli Stati Uniti. Dal Bordolino argentino nella versione bianco e rosso con tanto di bandiera tricolore al Kressecco tedesco, oltre al Barbera bianco prodotto in Romania e al Chianti fatto in California, il Marsala sudamericano e quello statunitense sono invece solo alcuni esempi delle contraffazioni e imitazioni dei nostri vini e liquori più prestigiosi.

Sulle nuove sfide dell’agroalimentare nazionale domani martedì 7 maggio 2019 alle ore 14,30 all’Auditorium della Fiera di Milano a Rho parteciperà al Forum organizzato da Filiera Italia e Coldiretti a Tuttofood il premier Giuseppe Conte che in più occasioni ha ricordato l'importanza della tutela e promozione delle indicazioni geografiche l Made in Italy.

Le imprese agricole italiane e i principali marchi dell’industria alimentare nazionale, riuniti in una storica alleanza, presentano al presidente del Consiglio una realtà da primato del Made in Italy nel mondo ma anche le criticità da affrontare ed i progetti di crescita da realizzare in Italia e all’estero.

Sarà illustrato il primo studio sul valore della filiera agroalimentare italiana dal presidente del Censis Giuseppe De Rita. All’incontro partecipano, tra gli altri, il Presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, l’Assessore agricoltura e alimentazione della regione Lombardia Fabio Rolfi, il Presidente Fondazione Fiera Milano Giovanni Gorno Tempini, il Presidente dell’ICE Carlo Ferro, il Presidente Confindustria Lombardia Marco Bonometti, Nunzio Tartaglia responsabile direzione CDP imprese,  Paolo De Castro Presidente Comitato Scientifico Filiera Italia oltre al Consigliere delegato Filiera Italia Luigi Scordamaglia e al Presidente di Coldiretti Ettore Prandini.

Alimentazione e ricerca, frumento tenero: ricostruita geneticamente la storia evolutiva per preservarne la biodiversità e migliorarne il futuro

Un nuovo studio sull’evoluzione dei frumenti teneri pubblicato su “Nature Genetics”. Ricercatori CREA unici italiani tra gli autori. 





Il nuovo studio vede il CREA unico partner italiano del consorzio internazionale, finanziato dal progetto europeo WHEALBI, che ha parzialmente risequenziato per la prima volta ben 500 linee di frumento, per capire come 10.000 anni di selezione naturale, adattamento all’ambiente e selezione umana hanno portato oggi al cereale più coltivato al mondo, così come lo conosciamo.

Lo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista “Nature Genetics” è firmato da oltre 29 autori di 8 diversi paesi, tra cui, appunto, due ricercatori italiani, Alessandro Tondelli e Luigi Cattivelli, del CREA Genomica e Bioinformatica, che hanno organizzato la caratterizzazione di campo ed analizzato i relativi dati di tutti frumenti utilizzati nel lavoro.

La premessa 

Il grano tenero ha un “supergenoma” - responsabile della sua straordinaria capacità di adattamento ambientale - e si è evoluto tramite due eventi di ibridazione naturali. Il primo, circa mezzo milione di anni fa, da cui si sono originati tutti i frumenti duri, è il risultato di un incrocio tra due specie di frumento selvatico: una del genere Aegilops, oggi probabilmente estinta, e il Triticum urartu. Il secondo, risale a circa 10.000 anni fa, e coinvolge un discendente del primo incrocio e un altro frumento selvatico (Aegilops tauschii) ed è proprio allora che ha origine il grano tenero.

Il lavoro 

I ricercatori hanno sequenziato parzialmente il genoma dei circa 500 frumenti che rappresentano la diversità genetica globale dei frumenti (monococchi, farri, duri, teneri, spelta, moderni, antichi, popolazioni locali, coltivati e selvatici) per capire da quale frumento antico, selvatico, monococco o farro derivano i geni che abbiamo nei frumenti moderni e come sono giunti sino a noi. In generale, viene confermato quanto già noto sulla storia evolutiva dei frumenti, anche se si chiariscono alcuni dettagli sinora molto controversi. E’ emerso che il farro ed il frumento duro sono stati selezionati a partire dai farri selvatici in parallelo ed indipendentemente l’uno dall’altro e non uno successivamente all’altro (il farro coltivato dal farro selvatico e poi il duro a partire dal farro coltivato), come si era sempre creduto. Allo stesso modo, il frumento tenero deriva da un incrocio tra un frumento duro (e non un farro) e A. tauschsii e, solo successivamente, dal frumento tenero si evolve il frumento spelta che, di conseguenza, è il frumento di più recente origine.

Infine, un’analisi accurata dei frumenti teneri moderni suggerisce una suddivisione genetica tra i frumenti dei paesi dell’Europa occidentale e quelli dell’Europa orientale, un effetto collaterale della guerra fredda, che ha bloccato per decenni lo scambio di germoplasma tra paesi NATO e paesi del patto di Varsavia.

Le ricadute

“Abbiamo individuato i geni che hanno reso e rendono differente una varietà o una popolazione locale di grano tenero dall’altra – spiega Luigi Cattivelli, uno dei due autori italiani della ricerca nonchè direttore del CREA Genomica e Bioinformatica - un risultato importante che ci permette di conoscere a fondo la biodiversità e quindi di preservarla al meglio, fornendoci anche un prezioso patrimonio di informazioni genetiche da utilizzare per migliorare in modo sostenibile una coltura che costituisce l'alimento base per oltre un terzo della popolazione umana mondiale”.

Vino e cultura, Ciliegiolo for Art: l'eccellenza di un territorio per il progetto Sant'Agostino

Il vino sposa arte e cultura, al via il progetto condiviso Ciliegiolo for Art. A Narni tornano a rivivere gli affreschi del chiostro di Sant’Agostino grazie al contributo della cantina di Leonardo Bussoletti.




Il vino come opera d'arte e l'arte come mezzo per comunicare il vino. Questa la sinergia che ha dato vita al progetto Ciliegiolo for Art. Per recuperare il ciclo pittorico del chiostro all'interno del Complesso Monumentale di Sant’Agostino la cantina Leonardo Bussoletti ha deciso di contribuire al finanziamento dei restauri per riqualificare un bene culturale di primo piano. I fondi per restaurare gli affreschi arriveranno nello specifico dalla vendita del Ciliegiolo di Narni 05035: il 10 per cento del ricavato andrà per il recupero dei dipinti.

Protagonista del progetto Ciliegiolo for Art è quindi il Ciliegiolo di Narni 05035, uno dei prodotti di punta di Leonardo Bussoletti, viticoltore illuminato che, in un percorso di studio e di ricerca incentrato su questo vitigno, in pochi anni è diventato a merito uno degli ambasciatori di eccellenza di questo territorio che ha notevolmente contribuito a far crescere l'Umbria del vino, in un percorso qualitativo costante e rinnovata capacità di realizzare bottiglie originali e giustamente "bevibili".

Tengo a sottolineare che la sua produzione annovera anche vitigni storici come il Grechetto con il quale firma il Colle Ozio e che, insieme al già citato Ciliegiolo di Narni 05035 e ad un altro capolavoro quale è il Brecciaro, hanno conquistato i tre bicchieri del Gambero Rosso. Leonardo Bussoletti si avvale del prezioso supporto dell'agronomo Federico Curtaz. Tutti i prodotti dell'azienda vengono rigorosamente realizzati utilizzando metodi di viticoltura biologica e, ad oggi, l'azienda ha 7 ettari di vigna, composti principalmente da Ciliegiolo, poi Grechetto e Trebbiano Spoletino. Seguendo i principi del biologico certificato da Suolo e Salute, si prediligono fermentazioni spontanee, senza lieviti selezionati, ma con il sistema del pied de cuve, ovvero con l'utilizzo delle proprie uve

L'evento nel corso del quale sono stati resi noti in dettaglio gli sviluppi del progetto, si è svolto lo scorso venerdì proprio all'interno del Chiostro dell'ex Convento di Sant'Agostino di Narni (Tr), dove in conferenza stampa è stata presentata, dopo un anno di lavori, la prima delle 33 lunette che decorano il Chiostro, restaurata a cura di Simone De Turres.

Il chiostro

Come ci ha ben spiegato Giuseppe Fortunati, esperto di storia locale, il chiostro del convento di Sant’Agostino di Narni fu ampliato nell’anno 1693 sulla base di una struttura preesistente, probabilmente coincidente con il lato sul quale sono tuttora visibili lacerti di affreschi del 1400  raffiguranti una santa martire e san Leonardo di Tongres protettore dei carcerati, per volontà e spese di padre Giovenale Sisti, Vicario Generale dell’ordine agostiniano, come si legge in una targa sormontata da stemma araldico presente tra due archi “CLAVSTRVM HOC FVNDITVS SVIS SVMTIBVS  EREXTIT P.B. IVVENALIS SISTI NARN. AD 1693”.

L’apparato decorativo del chiostro dell’ex convento di Sant’Agostino di Narni è costituito da 33 grandi lunette affrescate, forse opera dello stesso artista che ha realizzato molte pitture all’interno della chiesa da più studiosi individuato nel narnese Federico Benincasa. Le lunette rappresentano gli episodi più importanti della vita di san Nicola da Tolentino e di Sant’Agostino, oltre ad una serie di raffigurazioni di altri santi come Santa Rita da Cascia e beati cari all’ordine agostiniano.

Il progetto "Ciliegiolo for Art"

Si tratta dell’avvio di un lavoro articolato che prevede il restauro delle lunette eseguite nel corso del sec. XVIII che non sono propriamente affrescate bensì eseguite con la tecnica ad olio su intonaco, da qui la loro scarsa durata nel tempo che l'accomuna ad esempio con l'Ultima di cena di Leonardo da Vinci, opera anch'essa eseguita con la stessa tecnica, in questo caso tempera, che di fatto è stata la causa del precoce degrado. Ogni anno, grazie al contributo delle vendite dello 05035 Iuvenali Sisti­, di Leonardo Bussoletti, si potrà così ripristinare la lettura di una lunetta fino al completamento dell’intero ciclo decorativo. Chi acquista la bottiglia diventa dunque parte del progetto e potrà seguire l’avanzamento dei lavori tramite un QR Code posto nella retro etichetta.

Il restauro ha interessato, inoltre, le antiche cantine dove già gli Agostiniani facevano il vino, luoghi che sono  diventati la cantina storica di Leonardo Bussoletti, prezioso ricovero per tutte le annate dell’azienda fin dalla sua fondazione.

Alla presentazione, oltre al sottoscritto, molti esperti del settore enologico regionale ed altri giornalisti specializzati, era presente anche il sindaco di Narni Francesco De Rebotti, che ha parlato della cantina Bussoletti come di un’eccellenza narnese che ha ormai varcato i confini comunali.

A conclusione dell'evento una degustazione di vecchie annate di Grechetto e Ciliegiolo di Narni Leonardo Bussoletti guidata da Antonio Boco, ha voluto mettere in risalto le peculiarità dei vini dell'azienda e la loro evoluzione nel tempo. Grande apprezzamento e ammirazione, per le eccezionali doti di finezza ed eleganza del Brecciaro 2013, prodotto da vecchie vigne.

lunedì 29 aprile 2019

Vino, il consumatore tedesco guarda a quello alcol free

Ad evidenziarlo un nuovo studio dalla Germania, oltre alla birra il consumatore tedesco inizia ad avere un approccio positivo anche con il vino non alcolico. 





Recenti studi avevano già rivelato atteggiamenti positivi dei consumatori tedeschi nei confronti delle bevande non alcoliche. Dal nuovo studio emerge che i tempi sono maturi affinché anche l'industria vinicola prenda seriamente in considerazione questo segmento come per la birra.

Quasi otto bicchieri di birra consumati in Germania non contengono alcool. La cifra per il vino è solo di sei su mille. Ma, secondo un nuovo studio, questo trend potrebbe a breve cambiare. Ricercatori dell'agenzia Carta di Speyer, in collaborazione con l'Heilbronn Università di Scienze Applicate e l'Heilbronn, Instituto per le Ricerche Applicate di Mercato, hanno chiesto a 1001 consumatori quali fossero le loro preferenze riguardo alle bevande analcoliche, quasi tre quarti di questi hanno dichiarato di aver sentito parlare di vino non alcolico e che quasi il 30% degli intervistati lo ha provato. Di questi poco più della metà - il 51% - lo ritenevano "buono" o "molto buono", sebbene un terzo lo descrivesse come mediocre, tra questi molti si sono ricreduti e sorprendentemente disponibili a provarlo di nuovo. Infatti, solo il 14% degli intervistati che avevano bevuto vino non alcolico ha dichiarato che non avrebbero voluto farlo di nuovo. Questo atteggiamento di apertura mentale era quasi evidente tra i partecipanti al sondaggio che non avevano ancora sperimentato un vino senza alcol. Più della metà ha dichiarato che ci avrebbero provato volentieri.

Quando agli intervistati è stato chiesto di spiegare perché pensavano che il vino non alcolico potesse avere un posto nella loro vita, il voto maggiore - il 34,4% - è andato alla sua capacità di permettere loro di bere vino e guidare in sicurezza le proprie auto. Quasi un quarto degli intervistati ha citato l'aspetto "salute", mentre quasi tutti hanno pensato che berlo sarebbe stato ideale durante la gravidanza o l'allattamento.

Per Ulrich Zehfuss, proprietario dell'agenzia Carta, i risultati del sondaggio sollevano una serie di domande. Se i consumatori tedeschi sono disposti a sperimentare e possibilmente a comprare regolarmente vino non alcolico, l'industria non dovrebbe prendere sul serio il settore? Non dovrebbe esserci una più ampia disponibilità dei prodotti, più comunicazione fattuale e più pubblicità e promozione?

Zehfuss ritiene inoltre che il commercio vinicolo tedesco debba prendere in considerazione il potenziale ruolo dei vini non alcolici nel contesto della campagna "SAFER" lanciata dall'Organizzazione mondiale della sanità nel settembre 2018, che fissa un obiettivo globale di riduzione del consumo nocivo di alcol del 10% entro il 2025.

Con questo studio come dichiarato dall'Agenzia Carta, si vogliono gettare le basi per ulteriori sviluppi in questo settore. Di fatto il trend del vino senza alcol è in crescita anche perché trova una strada aperta dal grande successo che la birra analcolica o a bassa gradazione sta avendo in Germania, che è sì parzialmente attribuito alla tendenza salutistica particolarmente presente in tutta l’Europa occidentale, ma anche perché decisamente influenzato da fattori legislativi ed economici: diversi Paesi europei hanno di fatto implementato restrizioni più severe riguardanti la guida per prevenire gli incidenti causati dall’assunzione di alcool. Questo ha incoraggiato i consumatori a scegliere la birra analcolica o a bassa gradazione che, peraltro, è anche meno cara rispetto alla birra tradizionale.

martedì 23 aprile 2019

Agricoltura 4.0, dal gps ai droni, robot nei campi per 400 mln

Dai sistemi gps all’utilizzo dei droni, dai sensori nei campi alle etichette intelligenti fino ai sistemi di avanguardia nella produzione ecocompatibile, il mercato dell’agricoltura precisione in Italia vale già 400 milioni di euro con una crescita del 270% in un anno. 





E’ quanto emerge dall’analisi Coldiretti su dati dell’Osservatorio Smart AgriFood in occasione del primo Milano Agrifood & Travel Global Summit con il Presidente Coldiretti Ettore Prandini. L’obiettivo dell’Italia è arrivare entro il 2021 ad avere il 10% della superficie coltivata con applicazioni intelligenti sempre più evolute e adatte alle produzioni nazionali considerato che i vantaggi dell’agricoltura 4.0 vanno dalla maggior efficienza produttiva e qualitativa alla riduzione dei costi e dell’impatto ambientale con minor utilizzo di sementi, fertilizzanti, agrofarmaci, acqua di irrigazione, carburanti, lubrificanti.

L’agricoltura 4.0 coinvolge di più imprenditori di età inferiore ai 40 anni e laureati, anche se la scelta di utilizzare applicazioni innovative è sempre più legata a fattori come la superficie da coltivare o il settore produttivo di riferimento.

Con l’agricoltura di precisione si riesce a stabilire con esattezza quanta acqua e quante sostanze nutritive servono per una determinata coltura, qual è la giusta razione alimentare per un animale, ma anche eliminare infestanti attraverso interventi mirati, prevenire patologie, migliorare la resa delle coltivazioni e la stessa qualità dei prodotti, oltre a rendere più facile il lavoro ad esempio con la guida satellitare presente ormai sull’8% dei trattori.

Esiste però in Italia un pesante “digital divide” tra città e campagna dove le nuove tecnologie sono uno strumento indispensabile per sviluppare le risorse che il territorio può offrire, ma le opportunità offerte dall’agricoltura 4.0, con l’utilizzo dei Big Data Analytics e del cosiddetto “Internet delle cose” rischiano spesso di non essere colte a causa dei ritardi nell’espansione della banda larga nelle zone interne e montane.

Coldiretti è particolarmente attiva sul fronte dell’adozione e diffusione delle innovazioni tra le imprese agricole con attività di supporto per lo sviluppo di progetti di innovazione, basti pensare alla nuova figura professionale dell’innovation advisor per favorire lo sviluppo di progetti di innovazione o al portale del socio di Coldiretti strumento on line per la gestione semplificata e veloce dell’amministrazione aziendale dalle fatture elettroniche al quaderno di campagna. L'impegno di Coldiretti si estende ai temi della tracciabilità alimentare e l’informazione ai consumatori a partire dalla blockchain, che è una delle ultime applicazioni dell’agricoltura di precisione per migliorare trasparenza, sicurezza, affidabilità dei prodotti.