venerdì 18 settembre 2020

Lotta sostenibile ai patogeni fungini della vite: il ruolo degli induttori di resistenza

Uno studio italiano ha indagato sul ruolo degli induttori di resistenza, noti anche come elicitori, nella lotta sostenibile contro l'Oidio, patogeno fungino della vite. Nello specifico il lavoro si è focalizzato sulle modificazioni trascrizionali e metaboliche su varietà Moscato e Nebbiolo.





Cosa nota è che le piante nel corso della loro evoluzione, hanno sviluppato i più svariati meccanismi di difesa contro funghi, batteri, virus, insetti ed anche animali erbivori. Le sostanze chimiche riconosciute dalla pianta e che ne inducono le reazioni di difesa, vengono chiamate induttori di resistenza che hanno lo scopo di promuovere nella pianta meccanismi di difesa in grado di proteggerla dagli attacchi di microorganismi patogeni.

Il cambiamento climatico ha avuto un grave impatto sulla produttività degli ecosistemi agricoli nel mondo. Nell'Europa meridionale, Italia compresa, la frequenza e la durata degli eventi di siccità e delle ondate di calore sono aumentate drasticamente negli ultimi anni, battendo nuovi record in termini di anomalie di temperatura e precipitazioni causando l'intensificazione della diffusione di parassiti e patogeni, con effetto devastante sul potenziale di resa delle colture. L'intensificazione delle malattie fungine dovute alle alterazioni climatiche ed il conseguente uso massiccio di fungicidi chimici nella maggior parte dei paesi europei, ha inevitabilmente portato a problemi di sostenibilità ambientale ed al fenomeno della resistenza da parte dei patogeni della vite, con la perdita di efficacia del prodotto fitosanitario dopo un suo impiego intenso e prolungato. Da qui nasce la necessità di ridurre progressivamente i trattamenti chimici, come stabilito dalla normativa della Commissione Europea (CE) (Direttiva 2009/128 / CE). vietando l’utilizzo di numerosi prodotti fitosanitari, compresi i fungicidi rameici ammessi anche in viticoltura biologica.

Tenendo presente quindi che la gestione delle malattie fungine in vigneto (peronospora e oidio in primis) comportano un costo notevole sia dal punto di vista economico che ambientale, il presente ed innovativo studio, che prende piede nell'ambito del progetto SAFEGRAPE: approcci di lotta sostenibile ai patogeni fungini della vite, ha messo in atto un lavoro di ricerca che si propone di valutare l’efficacia di soluzioni non convenzionali da inserire in strategie di difesa integrate, allo scopo di migliorare la sostenibilità ambientale della gestione del vigneto, mediante approcci integrati agronomici, metabolici, genetici e molecolari per individuare induttori di resistenza a basso impatto ambientale nei confronti dell'Oidio o Mal bianco della vite. In tal senso un gruppo di ricerca italiano ha indagato sulle modificazioni trascrizionali e metaboliche in seguito all'applicazione di elicitori di resistenza contro questo patogeno, attraverso l'intero sequenziamento del trascrittoma in combinazione con analisi di ormoni e metaboliti, in modo da sezionare i meccanismi di difesa a lungo termine indotti da eventi di riprogrammazione molecolare nelle foglie di vite infettate.

Le foglie sono state trattate con tre induttori di resistenza: acibenzolar-S- metile, fosfonato di potassio e laminarina, su due cultivar di V. vinifera, Nebbiolo e Moscato. La loro specificità è stata valutata anche monitorando i cambiamenti nella comunità microbica fungina che abita la superficie fogliare. L'impatto degli stessi principi attivi sull'ecologia microbica e sulla qualità dell'uva è stato studiato anche in una sperimentazione sul campo, in un vigneto di Nebbiolo, dimostrando che la resa e il vigore delle viti non sono stati influenzati dai trattamenti, né la produzione di metaboliti primari e secondari.

I risultati dei test hanno evidenziato che, sebbene tutti i composti fossero efficaci nel contrastare la malattia, l'acibenzolare-S-metile è stato in grado di causare le modificazioni trascrizionali più intense in entrambe le varietà. Questo ha comportato una forte sotto-regolazione della fotosintesi e del metabolismo energetico e cambiamenti nell'accumulo e nel partizionamento dei carboidrati che molto probabilmente hanno spostato il compromesso tra crescita e difesa delle piante verso l'instaurazione di processi di resistenza alle malattie.

È stato anche dimostrato che i segnali metabolici associati al genotipo, hanno influenzato in modo significativo il meccanismo di difesa delle cultivar. In effetti, Nebbiolo e Moscato hanno sviluppato strategie di difesa diverse, spesso migliorate dall'applicazione di uno specifico elicitore, che hanno portato a uno dei rinforzi dei meccanismi di difesa precoci (ad esempio, deposizione di cera epicuticolare e sovraespressione di geni correlati alla patogenesi nel Nebbiolo) o accumulo di ormoni endogeni e composti antimicrobici (ad esempio, alto contenuto di acido abscissico, acido jasmonico e viniferina nel Moscato).

L'applicazione di prodotti ecocompatibili in sostituzione di composti chimici è di fatto l'azione più adatta da intraprendere ora. Questi elementi bioattivi, prodotti di derivazione naturale e sali, come il silicio, laminarine e fosfonati di potassio, risultano essere efficaci come stimolatori di resistenza, stimolando le risposte di difesa endogena delle piante e / o inibendo la colonizzazione e la proliferazione dei funghi. In particolare risulta essere promettente visti i risultati ottenuti, l'utilizzo dell'acibenzolare-S-metile, un benzotiadiazolo analogo all'acido salicilico che ha suggerito di indurre resistenza acquisita sistemica, (SAR - Systemic Activated Resistance), imitando reazioni ospite-patogeno; un vero e proprio sistema immunitario della pianta che si attiva a seguito di una precedente esposizione localizzata ad un agente patogeno. Questo prodotto è il primo rappresentante di una nuova categoria di fitofarmaci che agiscono attivando le difese naturali della pianta. Altamente sistemico, produce nella pianta le stesse modificazioni biochimiche osservate nell'attivazione biologica naturale ma con modalità nettamente più efficienti che garantiscono una protezione superiore e più rapida della pianta.

Concludendo, studi molecolari delle interazioni pianta/patogeni come questo mettono a disposizione un panel di informazioni fondamentali per approfondire i meccanismi di difesa della vite nei confronti dei patogeni. Queste conoscenze integrate contribuiranno alla messa a punto di soluzioni efficaci ed innovative per una viticoltura maggiormente rispettosa dell’ambiente.

The Molecular Priming of Defense Responses is Differently Regulated in Grapevine Genotypes Following Elicitor Application against Powdery Mildew

giovedì 17 settembre 2020

Rotundone, l'aroma pepato dei vini si ottiene in vigna

Una ricerca francese ha dimostrano che la vinificazione può solo limitare e non aumentare la concentrazione di rotundone, molecola responsabile delle desiderate note pepate di alcuni vini. Mentre è in vigna che si ottengono i risultati migliori. Gli studi su Malbec, Duras, Gamay, Mondeuse, Mourvèdre/Pineau d'Aunis.



Tipicità, personalità e complessità, sono i caratteri che dovrebbe presentare un buon vino di qualità. Tra le note olfattive che maggiormente contribuiscono a donare tali caratteri c’è quella pepata e piccante, caratteristica di molti rossi di grande lignaggio. Il Rotundone, chimicamente un sesquiterpene ossigenato appartenente alla famiglia dei guaianolidi, viene ritenuto il maggior responsabile di queste note in alcuni vini. 

Il composto è caratterizzato da una soglia di percezione molto bassa: è percepito dal 75% dei degustatori a partire da 16 ng/L nel vino rosso e 8 ng/L in acqua, caratteristica che gli permette di essere un forte descrittore aromatico. Questo significa che il rotundone è in grado di dare un aroma caratteristico di per sé, un caso eccezionale nel vino, poiché, come dimostrato da Mattivi et al., nel 2011, nella maggior parte dei casi l’aroma varietale è associato alla concentrazione relativa di svariati composti volatili.

Fu individuato nel 2008 da un team di ricercatori australiani nel vino Syrah. Lo studio mostrò la grande variabilità spaziale del composto, che è determinata, nello specifico, proprio dalle caratteristiche del suolo e dalla topografia. Fu osservato in tal senso, che la variazione topografica è più legata alla temperatura e/o gli effetti della radiazione solare che al vigore della pianta. Quello australiano è il primo studio che si è occupato della variabilità spaziale all'interno di un vigneto di un composto chiave per l'aroma di vini derivato dall’uva. Lo studio evidenziò così le potenziali possibilità di vendemmiare selettivamente le uve allo scopo di influenzare lo stile di vino, in questo caso l’aroma di pepe dei vini Shiraz.

Uno studio francese della Purpan School of Engineering, ha indagato sull'impatto delle diverse tecniche di vinificazione sul contenuto di rotundone dei vini. I risultati, pubblicati sul sito web della International Viticulture and Enology Society (IVES), hanno dimostrato che nessuna delle tecniche testate, compreso l'uso di enzimi pectolitici durante la macerazione o l'implementazione della macerazione a freddo prefermentativa, ha aumentato l'estrazione del rotundone rispetto, ad una vinificazione base a 25°C. Si è invece osservata una riduzione del composto del 20% con una vinificazione con macerazione semicarbonica e su fermentazione prolungata per 6 giorni dopo la fine della fermentazione alcolica. Anche attraverso termovinicazione, le concentrazioni rotundone nei vini rossi e rosati non superano il 20% e il 13% dei valori riscontrati nei vini di controllo. Tutti questi risultati sottolineano che è quindi fondamentale fare un ottimo lavoro in vigna e raccogliere uve provviste di rotundone in grado di produrre un vino ricco di questo composto.

Una cosa interessante scoperta è che l'oidio, una malattia trofica della vite causata da alcuni funghi, può promuovere il rotundone. Di conseguenza, lo stripping delle foglie appare consigliabile solo sul lato della fila rivolto a est o nord (più fresca e umida, quindi favorevole all'oidio). Il carico e il diradamento non sembrano avere poi un impatto sul rotundone. È anche essenziale raccogliere uve perfettamente mature, perché il rotundone si accumula tardi nell'uva. Inoltre una temperatura superiore ai 25°C influisce negativamente sull'accumulo del composto e che la luce può stimolarne la biosintesi. 

Un altra pratica favorente l'accumulo di Rotundone negli acini è quella di irrigare prima dell'invaiatura, che può essere abbinato ad un "passerillage eclaircissage sur souche", che consiste nel praticare un taglio sul tralcio fruttifero su una vite potata a guyot, due o tre settimane prima della vendemmia, e lasciare che i grappoli appassiscano sul posto. La disidratazione degli acini porta di fatto ad una concentrazione dei vari costituenti dell'uva, con conseguente aumento del contenuto zuccherino, dell'acidità totale, e una maggiore ricchezza di composti fenolici e antociani. Faccio presente che questa tecnica è stata sviluppata in Italia e adottata con successo da IFV Sud-Ouest su vitigni locali tra cui Loin de l'œil e Fer Servadou.

I ricercatori raccomandano infine ai viticoltori, vista la grande variabilità nella concentrazione di rotundone, di effettuare sempre campionamenti e vendemmie selettive, per ottenere vini più o meno caratterizzati da note pepate.

martedì 15 settembre 2020

Testo unico, la filiera del vino: bene le semplificazioni votate in Parlamento. Apprezzamento per nuovo iter Docg

Modifica del Testo Unico in occasione della conversione in legge del DL "Semplificazioni" e del percorso per l'ottenimento della Docg (Denominazione di origine controllata garantita).  




Le organizzazioni della Filiera Vitivinicola Cia, Confagricoltura, Aci - Alleanza delle Cooperative italiane, Copagri, Unione Italiana Vini, Federvini, Federdoc, Assoenologi, accolgono "con soddisfazione" le modifiche alla legge 238/2016, votate dal Parlamento in occasione della conversione in legge del DL "Semplificazioni".  Apprezzamento inoltre per la modifica al percorso di ottenimento della Docg (Denominazione di origine controllata garantita) per valorizzare ulteriormente questa categoria, riconosciuta dai consumatori di tutto il mondo.

La filiera inoltre "apprezza le ulteriori forme di innovazione ottenute, in particolare in materia di etichettatura e presentazione, comunicazioni, agenti vigilatori e periodo vendemmiale e ringrazia il governo e le Commissioni Agricoltura di Camera e Senato per l'accoglimento e il sostegno alle istanze del mondo produttivo". 

È vivo auspicio che queste modifiche non siano considerate un traguardo finale: ma siano di stimolo per continuare, concludono le organizzazioni del settore vitivinicolo, un dialogo aperto ed incisivo fra le Istituzioni e la Filiera per aiutare il settore a superare la complessità del momento.

In particolare le semplificazioni riguardano:

  • Modiche alla Legge n. 238/2016 (TU vino): anticipo del periodo vendemmiale (15 luglio anziché 1° agosto;
  • Uso della menzione “superiore”, nuova definizione di DOCG, abolizione art. 46 (obbligo di riportare sul sistema di chiusura degli estremi dell’imbottigliatore);
  • Nuove norme per l’accreditamento degli organismi di controllo “pubblici”.

Ricordo che la legge 238/2016,  "Disciplina organica della coltivazione della vite e della produzione e del commercio del vino", pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 302 del 28 dicembre 2016, rivede, aggiorna e razionalizza, la normativa nazionale vigente nel settore, raggruppandola in 90 articoli.

La legge, conosciuta come "Testo Unico della vite e del vino", nel rispondere all'esigenza di semplificazione burocratica, introduce numerose novità per quel che riguarda, tra l'altro,  la produzione, la commercializzazione ed il sistema dei controlli nel settore vinicolo.

Vino e cultura, OIV: premi e menzioni speciali, ecco i vincitori

La Giuria internazionale dell'OIV, composta dall'élite scientifica e tecnica di numerosi Stati membri dell'Organizzazione, ha attribuito lo scorso 8 settembre 19 Premi e 10 Menzioni Speciali dell'OIV tra le 30 pubblicazioni selezionate, di cui 27 opere e 3 siti web. Le iscrizioni per l'edizione 2021 sono aperte a partire dal 1º settembre 2020 fino al 28 febbraio 2021.





Come ogni anno l'OIV (Organizzazione Internazionale della vigna e del vino) attraverso una giuria, attribuisce un Premio alle migliori opere pubblicate nel corso dei due anni precedenti e che rientrano in una delle 10 categorie stabilite e relative al settore vitivinicolo. Le opere sono state valutate da un panel di lettori specializzati: professori universitari, giornalisti, scienziati, storici, sommelier, enologi, avvocati e da altri professionisti del settore provenienti da paesi diversi.

L'edizione 2020, che celebra i 90 anni dalla creazione dei Premi dell'Organizzazione internazionale della vigna e del vino, è stata particolarmente ricca, con candidature provenienti da 25 paesi e 4 continenti, suddivise tra le 11 categorie di questo Premio di fama internazionalmente riconosciuta nel settore vitivinicolo. E' infatti dal 1930 che i Premi OIV ricompensano le migliori opere pubblicate il cui contenuto rappresenta un contributo scientifico originale, pertinente e di portata internazionale per il settore della vite e del vino.

In occasione di questa ricorrenza, la Giuria ha voluto congratularsi e incoraggiare gli editori (imprese e case editrici) di questa edizione, che hanno permesso di valorizzare il lavoro degli autori, dei fotografi e degli illustratori grazie a un'alta qualità editoriale. È per questo che è stato attribuito il Riconoscimento della Giuria dei Premi dell'OIV a 4 Case Editrici. Le pubblicazioni (libri o siti web del mondo intero, di Stati membri e non membri dell'OIV), sono attese per proseguire la lunga storia dei Premi dell'OIV, il cui scopo è quello di promuovere la diffusione delle conoscenze sulla vite e sul vino.

Lotta agli insetti alieni, Lycorma delicatula: un nuovo flagello della viticoltura mondiale. Uno studio indaga su comportamento e dispersione nell'ambiente

Uno nuovo studio statunitense per contrastare l'avanzata di un nascente insetto alieno candidato a diventare il nuovo flagello della viticoltura mondiale. Si tratta della Lycorma delicatula, un insetto dall'aspetto simile alla coccinella ma che a differenza di questa provoca danni consistenti ai vigneti. La Lanterna macchiata, così come viene chiamata dagli agricoltori, si è diffusa per la prima volta in Corea anche se originaria della Cina e ha già raggiunto, infestandoli, i vigneti della Pennsylvania.




La lotta agli insetti alieni non permette soste, la ricerca si sta muovendo velocemente nel contrastare un nuovo flagello destinato a mettere sotto scacco la viticoltura mondiale. Si tratta della Lycorma delicatula, un insetto dall'aspetto simile alla coccinella, gli agricoltori la chiamano Lanterna macchiata, in inglese Spotted Lanternfly. Si è diffusa per la prima volta in Corea anche se è originaria della Cina. Nel 2014 ha raggiunto i vigneti della contea di Berks, in Pennsylvania, provocando danni così consistenti che a distanza di cinque anni, i viticoltori hanno dovuto espiantarli sostituendo le viti con piante di mais. A subire danni considerevoli sono stati anche Delaware, Maryland, New Jersey,  Virginia e West Virginia. Unica arma a disposizione sono attualmente alcuni insetticidi, efficaci ma costosi e sopratutto di uso limitato a causa della costante reinfestazione dell'insetto che migra velocemente nei vigneti circostanti.

La presente ricerca a cura dell'ARS, Agricultural Research Service, ha l'obiettivo di trovare soluzioni alternative ai fitofarmaci e al contempo più efficaci e sostenibili. I ricercatori hanno indagato sul meccanismo di azione dell'insetto che è quello di arrampicarsi e saltare da una pianta all'altra. Sono state raccolte ninfe e adulti di Lycorma delicatula già presenti su piante di vite in un vigneto posto a quarantena in Virginia. Ne hanno quindi misurato la capacità di arrampicata verticale e di salto orizzontale. Gli insetti campione sono stati marcati con polveri fluorescenti, allo scopo di valutarne mobilità e capacità di sopravvivenza. Ogni colore di polvere (verde, blu, arancione e rosa) è stato testato almeno due volte per pianta ospite. Quando la presenza di polvere fluorescente non era visibile, una torcia UV veniva puntata su una ninfa per confermare la fluorescenza. Per stabilire la capacità di dispersione della camminata verticale e del salto orizzontale di base, gli studiosi hanno anche valutato tutte le fasi della vita mobile utilizzando saggi biologici condotti in condizioni di campo nella zona di quarantena.

I risultati sono stati sorprendenti. Le ninfe di Lycorma delicatula si sono arrampicate su distanze verticali significativamente più lunghe rispetto agli adulti, mentre i primi adulti (periodo di pre-deposizione delle uova) hanno saltato su distanze orizzontali più lunghe rispetto alle ninfe o agli adulti in ritardo (periodo di deposizione di uova) sulla base delle misurazioni del salto singolo. La ricerca ha anche dimostrato che marcare ninfe e adulti con polvere fluorescente non ha alcun effetto significativo sul movimento verticale o orizzontale e non ha influenzato la loro mortalità. Piuttosto, la ricerca ha dimostrato che il parassita può essere contrassegnato con polveri fluorescenti e recuperato da piante ospiti in vaso entro 24 ore. Ciò significa che contrassegnare la Spotted Lanternfly con polvere fluorescente può servire come metodo appropriato per misurare la loro dispersione nell'ambiente.

Attraverso questi risultati potranno essere condotte ulteriori indagini sul comportamento di dispersione di Lycorma delicatula in modo da poter continuare a fornire soluzioni scientifiche per affrontare efficacemente le sfide che la viticoltura mondiale dovrà sostenere.

L'Agricultural Research Service è la principale agenzia di ricerca scientifica interna del Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti. Ogni giorno, ARS si concentra sulle soluzioni ai problemi agricoli che colpiscono l'America. Ogni dollaro investito nella ricerca agricola si traduce in 20 dollari di impatto economico. 

Volevo segnalare che in Italia ad avere un ruolo da protagonista nella lotta agli insetti alieni è la Fondazione Mach, che proprio quest'anno ha sperimentato esemplari di vespe samurai come ultima speranza contro le cimici asiatiche che hanno invaso i frutteti del Nord Italia causando nel 2019 danni per oltre 350 milioni di euro. Claudio Ioriatti, direttore del Centro trasferimento tecnologico della Fondazione ha dichiarato inoltre che a San Michele all’Adige si lavora al piano B, un altro modo per neutralizzare gli insetti, con l'utilizzo della tecnica del maschio sterile, ovvero sterilizzare i maschi con i raggi Gamma per poi reimmetterli in natura, in modo che alla lunga non ci siano più nascite. Dal 2010 a oggi il tasso di arrivo di insetti alieni invasivi in Italia è stato di 13 specie nuove all’anno.

lunedì 14 settembre 2020

Vitigni più diffusi nel mondo: ascesa e declino delle varietà d'uva da vino più coltivate

Uno studio dell'Università di Adelaide ha censito le principali varietà di vite coltivate nel mondo con i dati aggiornati di quelle che hanno avuto una maggiore ed una minore espansione durante il 21° secolo.




E' di prossima la pubblicazione la nuova edizione del libro Which Winegrape Varieties are Grown Where, un compendio unico con una panoramica aggiornata e completa delle piantagioni di uva da vino nel mondo. Lo studio censimento a cura dell’Università australiana di Adelaide va formare un database di queste aree a vocazione vitivinicola che include dati dal 1960 al 2016. Il lavoro include inoltre anche nuove statistiche sull'internazionalizzazione dei vitigni, che mostrano sia la misura in cui le varietà autoctone del paese di origine sono state adottate all'estero sia la diversità delle uve trovate in ciascun paese.

La pubblicazione mostra ascesa e declino delle principali varietà di vite coltivate nel mondo con dati aggiornati al 2016. Lo studio mette in luce il cambiamento radicale intercorso in questi ultimi anni in termini di diffusione di varietà d'uva da vino: quelle prima più coltivate ed ora in declino e quelle ora emergenti in ascesa. Tra i fattori che hanno favorito questo cambiamento in primo piano vi è il cambiamento climatico, insieme a mode ed evoluzione dei gusti.

Gli autori dello studio, Kym Anderson e Signe Nelgen affermano che "la portata della diversità varietale si è ridotta sia a livello nazionale sia globale", attribuendola a "cambiamenti radicali" nella composizione dei vitigni all'interno di alcuni paesi e al declino delle varietà di qualità inferiore una volta ampiamente coltivate.

In termini di origine dei vitigni, lo studio ha mostrato che i vigneti nel Nuovo Mondo al 2016 comprendono in media il 68% di varietà di origine francese, rispetto al 59% nel 2000, le piantagioni di varietà di origine spagnola sono diminuite dal 5% al ​​3%, e quelle italiane hanno continuato a costituire il 2% degli impianti.

A livello globale, quindi, le varietà di origine francese rimangono dominanti. Nel 2000, le varietà francesi e spagnole rappresentavano quasi i tre quinti della superficie vitata mondiale. Tra il 2000 e il 2016, le piantagioni di varietà di origine francese sono aumentate dal 29% al 39%, mentre quelle spagnole sono diminuite dal 29% al 21%.

Lo studio mostra che la varietà spagnola Tempranillo è quella che più si è diffusa dal 2000. Anderson e Nelgen affermano che a differenza del Syrah, che si trova al terzo posto, ciò non è dovuto all'internazionalizzazione del Tempranillo, (l'80% dei vigneti di Tempranillo sono coltivati in Spagna), ma piuttosto dal fatto che ha sostituito l'Airén, che nel passato era la varietà più coltivata nel paese. Tra il 2000 e il 2016, i vigneti di Tempranillo sono aumentati di 114.000 ettari, mentre quelli di Airén sono diminuiti di 184.000 ettari. 

A tal proposito, se analizziamo più da vicino questo grande mercato, quello che risulta è che la Spagna è di fatto un gigante fragile. L’agenzia di rating Axesor ha recentemente pubblicato un’analisi sul settore vitivinicolo spagnolo, classificandolo con B +, ammonendo che solo attraverso l'internazionalizzazione il settore vitivinicolo spagnolo può essere competitivo. In Spagna, di fatto, è in atto un calo dei consumi che da dieci anni a questa parte si sono ridotti del 40%. Secondo l’OEMV il procapite 2013 è stato di 19,9 litri, tra i più bassi d’Europa e metà di quanto registrato in Italia, Francia e Portogallo. Le tre società produttrici di vino prese in considerazione da Axesor per la sua ricerca sono state la CVNE (Compañia Vinicola del Norte España) cui è stato assegnato un rating A con outlook stabile, Baron del Ley, BBB con un trend stabile, e Bodegas Riojas, B+ con outlook stabile. I tre produttori sopra citati concentrano tutti la più gran parte del loro fatturato nel mercato locale, sebbene stiano cercando di espandersi oltreconfine.

PRINCIPALI VITIGNI IN ASCESA (2000-2016)

Tempranillo (93.370ha - 219.379ha) + 126.009ha

Cabernet Sauvignon ( 223.074ha - 310.671ha) + 87.597ha

Syrah (102.490ha - 181.185ha) + 78.695ha

Sauvignon Blanc (65.190ha - 124.700ha) + 59.510ha

Chardonnay (145.543ha - 201.649ha) + 56.106ha

Merlot (213.368ha - 266.440ha) + 53.072ha

Pinot Nero (68.810ha - 105.480ha) + 36.670ha

Pinot Grigio (18.893ha - 48.570ha) + 29.677ha


PRINCIPALI VITIGNI IN DECLINO (2000-2016)

Airén (387.978ha - 203.801ha) -184.177ha

Mazuelo (127.692ha - 47.312ha) -80.380ha

Graševina (92.306ha - 24.384ha) -67.922ha

Garnacha Tinta (216.349ha - 150.096ha) -66.253ha

Bobal (100.128ha - 59.189ha) -40.939ha

Monastrell (76.304ha - 51.930ha) -24.374ha

Catarratto Bianco (50.711ha - 28.613ha) -22.098ha

Cayetana Blanca (55.776ha - 36.401ha) -19.375ha


Nella sua prima edizione, nel dicembre 2013, la pubblicazione si è basata sul database Anderson e Aryal, che copriva 48 paesi per gli anni 2000 e 2010 con dati meno completi, nello specifico per gli anni 1990, 1980, 1970 e 1960. In tal senso il database ed il libro, sono stati poi rivisti, ampliati e aggiornati al 2016. La prima versione del libro è stata insignita del Premio OIV (Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino) nel 2014 come miglior libro sulla viticoltura pubblicato nel 2013. È stato scaricato più di 100.000 volte entro la fine del 2018. La versione rivista è scaricabile come ebook gratuito sul sito dell'Università di Adelaide. È anche acquistabile come brossura di 800 pagine da librerie online come Amazon.

Promozione vino italiano, Vinitaly riparte dall'Asia con primo evento in presenza per il settore

Nell'anno segnato dall'emergenza sanitaria a causa del Covid-19, Vinitaly riparte dall'Asia con il primo evento internazionale in presenza per il settore. Da oggi a venerdì 18 settembre la terza edizione del roadshow b2b. Tre le città cinesi interessate Shanghai (14 settembre), Xiamen (16 settembre), Chengdu (18 settembre). Un’attività che convoglia l’attenzione anche sulla prima edizione di Wine To Asia, in programma a Shenzhen dal 9 all’ 11 novembre.




Cresce l’attività del sistema Paese in Cina che mette a servizio dell’export made in Italy la lunga esperienza di Veronafiere in Asia con Vinitaly, di ICE tramite “I Love ITAlian Wines” e dell’intera Rete della Farnesina per la terza edizione, al via oggi, del Vinitaly roadshow, il b2b organizzato dalla spa veronese in collaborazione con il partner Pacco Communication Group.

Tre le città cinesi interessate: Shanghai (14 settembre), Xiamen (16 settembre) e Chengdu (18 settembre), per le cui tappe è stata intessuta una fitta rete di relazioni commerciali e partnership che includono Design Shanghai del gruppo Clarion Events, Xiamen Valued Show, Chengdu Bucciano, la Camera di commercio italiana in Cina, Grapea e gli esperti formati dalla Vinitaly International Academy, Florentia Village, Campari Group e De Longhi Caffè. Nell’ambito del road show, sarà promossa anche l’attività della Fondazione Arena di Verona. Nella città di Shanghai è stata inoltre organizzata dal 13 al 19 settembre la prima settimana del vino italiano – “Italian Wine Week” – in 20 wine bar e bistro e la più grande piattaforma di e-commerce dedicata ai vini naturali, Bruto, nella stessa settimana, aprirà una sezione speciale dedicata ai produttori italiani.  

All’edizione 2020 prendono parte 65 aziende espositrici (10 in più della edizione precedente) e 700 etichette di vini italiani e, tra le numerose iniziative, sono previsti: incontri b2b per importatori e canale horeca, sia in forma fisica, sia digitale; iniziative rivolte a titolari di gallerie d’arte, wine bar, ristoranti fine dining, studi di architettura; walk-around tasting e masterclass dedicate al tema “donne cinesi e vino italiano”, curata dal Premio Internazionale Vinitaly 2019 Leon Liang e dalla prima VIA Academy Expert, Lingzi He, e al tema del “vino italiano e ristorazione cinese”, tenuta dall’unico Master of Sommelier cinese, Yang LV. È prevista, infine, anche la presenza di buyer e formatori del vino con la partecipazione delle più importanti scuole di educazione al vino in Cina delle province del Sichuan, di Guizhou e dalla Municipalità di Chongqing. 

Come lo scorso anno, a supporto di tutte le iniziative di promozione pre-evento e durante lo stesso, è stata realizzata una miniapp su WeChat che, insieme a collaborazioni mirare con i principali media e influencer tra cui Julie Tu, la più importante KOL degli spirits in Cina, contribuisce a creare un engagement mirato e profilato di partecipanti alle tre iniziative. 

«È un passo importante e un momento significativo per l’attività del Gruppo Veronafiere in un anno segnato a livello mondiale dalla pandemia. Ripartiamo dall’Asia, in Cina, con un evento di sistema che prevede la presenza fisica a supporto del vino, uno dei prodotti di punta del made in Italy che, come altri, sta risentendo degli effetti del lockdown internazionale. Il road show di Vinitaly servirà anche da leva per promuovere Wine To Asia, la rassegna internazionale per il vino che Veronafiere, tramite la società compartecipata Shenzhen Baina International Ltd., organizza dal 9 all’11 novembre a Shenzhen», sottolinea Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere. 

«Siamo particolarmente lieti di dare avvio al ciclo di eventi di promozione del vino italiano in Cina, primo appuntamento successivo all'emergenza Covid-19, che si svolgeranno a Shanghai, Xiamen e Chengdu, grazie alla consolidata collaborazione tra Agenzia ICE e Veronafiere-Vinitaly, con il supporto dei Consolati di Shanghai, Chongqing e Canton. Tale eventi prevedono la realizzazione di corsi di formazione e cicli di degustazione di prodotti enologici di qualificate cantine italiane, destinati a importatori, distributori e media specializzati di settore con l'obiettivo di favorire la conoscenza delle eccellenze vitivinicole del nostro paese e sostenere la proiezione dei marchi italiani sul mercato cinese nell'attuale fase di rapida accelerazione dei consumi interni», Gianpaolo Bruno,  direttore ufficio ICE Pechino e coordinatore uffici ICE in Cina e Mongolia.

Una presenza, quella di Vinitaly in Cina con ICE, che ribadisce la forte attenzione della Spa veronese anche in una difficile congiuntura del mercato, determinata in particolare dall’emergenza sanitaria. Secondo le analisi dell’Osservatorio Unione italiana vini su base dogane, nei primi 6 mesi di quest’anno il Dragone ha infatti registrato un forte calo delle importazioni enologiche made in Italy sia nei fermi imbottigliati (-29,4%), che negli sparkling (-36,2%). Dati questi in linea con le importazioni complessive di vino in Cina: nel primo semestre i fermi sono a -32,4% (oltre 750 milioni di dollari) sul pari periodo 2019, mentre gli sparkling perdono il 30,8%. 

venerdì 11 settembre 2020

Alimentazione e ricerca, biodiversità del pomodoro: dal miglioramento genetico varietà più resistenti ai patogeni, ai cambiamenti climatici e più ricche di vitamina C

Uno studio internazionale, che vede come partner il CREA, si propone di identificare nuove varianti genetiche di varietà di pomodoro più resistenti ai patogeni, ai cambiamenti climatici e più ricche di vitamina C. La ricerca pubblicata su “Horticulture Research” del gruppo Nature. 




Un pomodoro simile al ciliegino, molto resistente agli ambienti caldi e aridi, all’attacco dei patogeni e molto ricco di vitamina C. Questo l’oggetto e i primi risultati di uno studio in corso, realizzato dal CREA Orticoltura e Florovivaismo e l’Università Politecnica di Valencia nell’ambito del progetto HORIZON 2020 – BRESOV, coordinato dall’Università di Catania e che vede coinvolti 22 Istituzioni di Ricerca di 13 Paesi.   

Lo studio si propone di identificare nuove varianti genetiche responsabili delle caratteristiche di lunga conservazione nelle tipologie di pomodoro “da serbo” e in grado di conferire resistenze all’attacco di malattie e adattabilità a condizioni di coltivazione in zone con scarsa disponibilità di acqua.  

Sono state studiate circa 150 varietà da serbo, pomodorini con forme a ciliegino ovoidale e piriforme, cuticola spessa e colore variabile dal rosso al giallo. Dal punto di vista qualitativo, studi precedenti hanno dimostrato che questi pomodori hanno elevato contenuto in vitamina C, beta-carotene, e spiccate proprietà organolettiche.  

I pomodori da serbo sono tipiche varietà autoctone, poi diversificatesi nel tempo, tradizionalmente coltivati nel sud Italia e in Spagna, dove sono state selezionate negli anni per la loro elevata qualità e conservabilità nonché per la loro capacità di adattarsi agli ambienti caldi e allo scarso regime irriguo. 

Responsabili del progetto per il CREA sono il direttore Teodoro Cardi e il ricercatore Pasquale Tripodi. Nell’ambito dello studio, il centro di ricerca Orticoltura e Florovivaismo, coadiuvato dalle unità operative dei centri di Ingegneria e Trasformazioni Agroalimentari e Cerealicoltura e Colture Industriali, ha coordinato le analisi sui geni mettendo in condivisione le collezioni di pregio che sono state selezionate nel corso degli anni. In tal modo è stata svolta un’attività fondamentale di valorizzazione delle risorse genetiche, per cui il CREA è riconosciuto come eccellenza Internazionale. 

 “L’aspetto principale della ricerca – afferma Pasquale Tripodi – è la possibilità di ottenere pomodori che sappiano adattarsi alle condizioni ambientali provocate dai mutamenti climatici in atto. Pertanto, oggi è fondamentale selezionare varietà produttive in grado di tollerare condizioni di stress dovute a scarso regime idrico, elevate temperature climatiche e attacchi di patogeni. Ciò permette di ampliare gli areali di coltivazione e allo stesso tempo di assicurare una maggiore sostenibilità ambientale”.  

La ricerca è stata condotta su un'ampia gamma di varietà autoctone per il consumo fresco, tipologie da serbo recuperate dal bacino del Mediterraneo, cultivar tradizionali e d'élite di pomodoro coltivato (S. lycopersicum) diffuse in tutto il mondo. Mediante metodi “next generation sequencing”, consistenti in tecniche di sequenziamento su larga scala di piccoli frammenti di DNA, sono stati identificati i geni soggetti a pressione selettiva e presumibilmente responsabili delle caratteristiche fenotipiche delle cultivar da serbo.   

Lo studio, che ha incluso anche varietà di pomodoro da mensa e da industria, ha permesso di identificare nelle cultivar da serbo i geni coinvolti nelle risposte di resistenza a patogeni e siccità. Inoltre, sono stati evidenziati i cromosomi che regolano i meccanismi di maturazione del frutto. Grazie alle analisi genomiche e alle prove di coltivazione, sono state selezionate varietà migliorate, in grado di tollerare carenze idriche, stress da caldo e con un buon livello di resistenza a patogeni fungini. Attualmente le selezioni sono in fase di valutazione in diversi ambienti del bacino del Mediterraneo, con l'obiettivo di valutare le performance produttive nei più ampi areali e studiare il contenuto di sostanze antiossidanti.  

Le nuove conoscenze potranno essere utili nell’ambito dei programmi di miglioramento genetico e per la valorizzazione delle cultivar studiate sui mercati globali. Nuovi esperimenti per identificare potenziali geni di interesse agronomico e qualitativo sono attualmente in via di svolgimento.  

Lo studio è stato pubblicato il 1° settembre scorso sulla rivista Horticulture Research del gruppo “Nature” (la prima secondo gli indici bibliometrici impact factor 2019 per quanto riguarda il settore orticoltura) al seguente link: www.nature.com/articles/s41438-020-00353-6 

mercoledì 9 settembre 2020

Formazione, Unito diventa punto di riferimento in Europa per futuri professionisti del settore Food

L'Università di Torino sarà punto di riferimento in Europa per l'istruzione superiore e la formazione professionale nel Food. Due docenti dell'Unito scelti dalla UE come coordinatori dei progetti di Professional Development e delle Summer School di EIT Food.



L'Istituto Europeo per l'Innovazione e la Tecnologia (EIT) dell'Unione Europea ha attribuito il ruolo di coordinatori dei consorzi europei del settore Food a due docenti dell’Università di Torino: il Prof. Luca Cocolin, del Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentarie e il Prof. Dario Peirone, del Dipartimento di Giurisprudenza. UniTo sarà coordinatrice sia dei progetti di Professional Development che delle Summer School nei Paesi e le Regioni RIS.

L’Università di Torino è partner molto attivo nell’ambito del progetto EIT Food sin dall’inizio della sua attività nel 2017. Il Sistema di Innovazione Regionale (RIS) dell'EIT è stato progettato per gli Stati membri dell'UE e per i Paesi associati al programma Horizon 2020 in Europa che sono, secondo lo European Innovation Scoreboard, innovatori moderati in cui è necessario potenziare la rete internazionale degli ecosistemi locali dell'innovazione. Tra questi anche il Centro-Sud Italia e la Valle d'Aosta.

I due progetti presentati dall’Università di Torino sono stati giudicati i più solidi e innovativi, arrivando quindi a essere investiti del coordinamento generale delle linee progettuali nei Paesi RIS. Un ruolo di forte prestigio e responsabilità, visto che i programmi EIT Food coinvolgeranno centinaia di studenti e aziende in molti paesi d’Europa. La creazione e lo sviluppo di laboratori di didattica innovativa come lo Startup Creation Lab e il coordinamento e la partecipazione in progetti quali il Master in Food Systems e l’European food system education and training (EFSET) hanno permesso all’Università di Torino di acquisire competenze ed esperienze che sono state giudicate all’avanguardia nel contesto europeo. Ai consorzi partecipano, tra le altre, Università come Cambridge, Technion, Varsavia e Aarhus, oltre a importanti imprese nel settore del food.

Il programma delle RIS Summer School fornirà tre contesti esperienziali incentrati sull'imprenditorialità e la creazione di idee imprenditoriali e innovative sui temi della Nutrizione, dell’Economia Circolare e sul Tracciamento Digitale della catena di produzione degli alimenti. Il percorso è composto da una serie funzionale e progressiva di moduli, in cui gli studenti acquisiranno competenze attraverso un approccio pratico alla risoluzione dei problemi, lavorando in team e collegando la fase di Idea Generation con le Smart Specialization Strategies nazionali e regionali sull'industria alimentare. La formazione si concentrerà sulla creazione di mentalità imprenditoriali, sviluppando capacità di lavoro di gruppo tra studenti con background molto diversi.

Il progetto Professional Development mira, con un approccio integrato e il coinvolgimento, oltre al mondo universitario, di agricoltori, imprenditori, start-up, professionisti del settore, a portare le tecnologie più innovative direttamente sui campi e negli allevamenti. Sarà pratico e utile ad abbattere le barriere e i pregiudizi legati all’innovazione, toccando anche temi caldi come i novel food e la produzione di proteine alternative, dagli insetti alle alghe. 

martedì 8 settembre 2020

Vino e territori, cambiamento climatico: al via il progetto di valorizzazione e salvaguardia della biodiversità viticola piacentina

Prende il via il progetto SalViBio per valorizzare e salvaguardare la biodiversità viticola del comprensorio dei Colli Piacentini con l'obiettivo di migliorare la competitività delle produzioni vitivinicole del territorio fortemente condizionata dal cambiamento climatico.



Vitigni autoctoni, minori o di territorio si pongono come strumenti di innovazione per l’identificazione di nuove tipologie di prodotto, sfruttando la diversa resilienza dei genotipi a disposizione alle mutate condizioni ambientali, nonché mettendo a punto protocolli gestionali volti a massimizzare il valore aggiunto del processo vitivinicolo. 

Nasce in tal senso SalViBio, progetto finanziato dalla misura 16.1.01 Focus Area 2° del PSR Emilia-Romagna 2014-2020 che coinvolge 8 partner italiani ed è coordinato dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza. L’obiettivo principale è valorizzare la biodiversità viticola del comprensorio dei Colli Piacentini per migliorare la competitività delle produzioni vitivinicole del territorio, oggi fortemente condizionata dal cambiamento climatico. Il Piano prevede il rinnovamento e l’ampliamento della piattaforma ampelografica come strumento di innovazione.

Il progetto propone una serie di azioni finalizzate a:

  • Valorizzare i vitigni minori del comprensorio dei Colli Piacentini, identificandone le potenzialità e le performances alla luce delle moderne esigenze del comparto;
  • Ampliare e migliorare la biodiversità viticola attraverso il reperimento sul territorio di nuove accessioni di vite di potenziale interesse;
  • Verificare la resilienza al cambio climatico dei vitigni minori coltivati in diversi contesti pedo-climatici e valorizzarli per conservare la tipicità e la sostenibilità delle produzioni vitivinicole
  • Valutare le potenzialità enologiche dell’Ervi per la messa a punto di nuove tipologie di prodotto ad alto valore aggiunto;
  • Verificare i protocolli di produzione e appassimento delle uve per migliorare la qualità e la sanità delle uve destinate alla produzione di vini passiti/vin santo.
  • Sensibilizzare i giovani studenti e disoccupati su tematiche inerenti la biodiversità viticola

 

Novità e fasi del progetto potranno essere seguite sul sito ufficiale e sulla pagina facebook.

mercoledì 2 settembre 2020

Soave Terroir: un libro e un progetto per raccontare il Soave

Si chiama Soave Terroir l’innovativo progetto multimediale del Consorzio Tutela Vino Soave attivato nel 2020 dopo l’inserimento ufficiale delle 33 Unità Geografiche Aggiuntive nel disciplinare di Produzione. La presentazione il prossimo 5 settembre.






Soave Terroir è un progetto di ampio respiro che si sviluppa sia on line che off line e ha preso vita dall’esigenza di comunicare a un pubblico più vasto possibile la rivoluzione del sistema Soave, coinvolgendo nel racconto sia i produttori che tutti gli esperti che negli anni hanno affiancato il Consorzio nello studio del territorio.

Questo lavoro si sviluppa a partire dal nuovo volume edito dal Consorzio del Soave con il sostegno della Fondazione Banca Popolare di Verona (Banco BPM). Il libro raccoglie 20 anni di studi effettuati dal Consorzio sui territori e i vini del comprensorio del Soave, che sono stati propedeutici al riconoscimento nel disciplinare di produzione delle 33 Unità Geografiche aggiuntive, aprendo così un nuovo capitolo nella storia moderna del Soave.

SOAVE TERROIR – IL LIBRO

La conoscenza di un territorio, la lettura della sua vera anima non è un lavoro che si conclude solo con ciò che si vede con gli occhi attraverso uno sguardo fugace ma è bensì un profondo studio di tutto ciò che lo compone, del perché delle cose, in un contesto in cui ogni cosa è collegata a un’altra. Nasce da questo presupposto il libro Soave Terroir. Un’opera omnia, corale, scritta a più mani da vari autori che hanno potuto conoscere il Soave nel suo profondo, trovando chiavi di lettura sempre nuove per un territorio dalle mille sfaccettature. Il libro è stato tradotto sia in inglese che in giapponese, per essere presentato anche nei mercati di riferimento del Soave.

E' Aldo Lorenzoni, direttore del Consorzio, ad aprire il libro, raccontando il lungo processo che ha portato alla definizione delle Unità Geografiche aggiuntive, seguito poi da Chiara Mattiello che spiega il complesso percorso che ha portato il Soave a essere un Patrimonio Agricolo Globale. La parola passa poi a Giuseppe Benciolini e Roberto Zorzin, geologi e paleontologi di fama mondiale, che sottolineano perché Soave è un luogo unico per quanto riguarda i suoli e la loro interazione con la viticoltura. Dai suoli alle unità geografiche aggiuntive. Un’analisi approfondita di tutti gli aspetti pedoclimatici ma anche storici legati a queste 33 elette aree per le uve del Soave, la Garganega e il Trebbiano di Soave, alle quali sono legati i capitoli successivi, scritti da Ermanno Murari e Giovanni Ponchia che fanno una disamina quasi intima delle due uve. Originale e innovativo è invece lo studio di Gianfranco Caoduro e Andrea Laperni che hanno analizzato quello che è l’ecosistema forestale del Soave, quindi le essenze dei boschi che persistono nell’area e che sono in stretta connessione con il vigneto. Infine un’analisi metabolomica effettuata da Luigi Bavaresco, Luigi Odello, Laura Salomone per svelare segreti legati al patrimonio polifenolico del Soave.

SOAVE TERROIR – IL PROGETTO MULTIMEDIALE

Dal libro è partito un progetto video dove i produttori delle Unità Geografiche rivendicate nell’anno 2019, ne descrivono le peculiarità attraverso il racconto dei propri vigneti e vini. I video continuano con le Soave Pills, dove i contenuti del libro sono estrapolati e animati con una grafica giovane e fresca per parlare al pubblico dei social in maniera innovativa. Questi video verranno caricati sul nuovo sito del Soave www.ilsoave.com e utilizzati nei canali social per presentare e raccontare il libro.

«Queste Unità Geografiche del Soave sono un pilastro fondamentale dell’economia del territorio, rappresentando quei luoghi in cui questo vino bianco può esprimere al meglio tutta la sua variegata espressività – spiega Sandro Gini, presidente del Consorzio Tutela vino Soave - la volontà di riconoscerle nel disciplinare di produzione, come fosse una pietra miliare nella storia della nostra denominazione è stata presa per due motivazioni: la prima per dimostrare al mondo l’eccezionale diversità e creatività di una piccola storica regione come quella del Soave; la seconda per creare consapevolezza sul valore e sulla qualità di un prodotto che cresce di anno in anno e in grado di esprimere vini di eleganza e finezza»

“Il sostegno della Fondazione BPV alla nascita di questo libro è segno tangibile della vicinanza che da sempre ci lega a questo territorio e al Consorzio Tutela Vini Soave. Un libro come questo - sottolinea Maurizio Marino, Presidente della Fondazione BPV - ha un grande valore in quanto rappresenta un segnale di incoraggiante fiducia in un prodotto, il vino Soave, che senza dubbio è un’eccellenza dei nostri territori che va sostenuta e salvaguardata con l’impegno e la partecipazione di tutti.”

lunedì 31 agosto 2020

Gestione del vigneto: protezione e prevenzione dei danni provocati dagli uccelli. Lo stato dell'arte sulle strategie da adottare

La protezione del vigneto contro i danni degli uccelli è un tema che si ripropone ogni anno nel periodo dell'invaiatura, quando l'uva inizia ad accumulare zucchero e colore, e continua fino alla raccolta. Un problema comune che si verifica, in particolare, presso coltivazioni circondate da boschi o altra vegetazione.





Una ricerca della Michigan State University Extension, ha indagato sulle strategie attualmente adottate nella protezione del vigneto dai danni provocati dagli uccelli. Un problema che inizia al momento dell'invaiatura fino alla vendemmia ed oltre, come nel caso di uve raccolte nel tardo autunno / inverno destinate alla produzione di particolari vini dolci.

È estremamente difficile fermare gli uccelli una volta che hanno assaggiato la dolcezza dell'uva. Basti pensare che uno stormo di 5mila stornelli può inghiottire fino a una tonnellata di uva in una decina di giorni! Un banchetto a cui partecipano anche tordi, merli e passeri, specie quest'ultima che ha la brutta abitudine di intaccare gli acini con becco e zampette, creando aperture che aprono facilmente la porta per lo sviluppo di marciume grigio e acido. Si stima che le perdite di raccolto possono raggiungere rispettivamente il 95% e il 60% nelle varietà rosse e bianche.

Attualmente le strategie adottate per arginare questo danno sono diverse. Esmaeil Nasrollahiazar, Paolo Sabbatini e Timothy Miles, ricercatori presso la Michigan State University Extension, hanno analizzato le protezioni più comuni sia in termini di efficacia che di costi. Nell'allestimento delle misure di lotta è indispensabile mettere in esercizio il metodo scelto prima dell'apparizione dei primi danni. Gli uccelli dopo aver assaggiato l'uva, hanno la tendenza a ritornare sui luoghi del loro ultimo pasto. Conveniente è quindi essere operativi in anticipo, sopratutto in vigneti isolati o situati in prossimità di boschi o altra vegetazione. I metodi di lotta attualmente a disposizione sono:

Sistemi acustici

Tra i sistemi acustici più propriamente definiti ad intimidazione acustica, troviamo gli apparecchi a ultrasuoni o quelli che diffondono rumori o che trasmettono gridi di disperazione; i cannoni a gas che non tengono alla larga solo gli uccelli, ma anche cinghiali, ungulati e lupi. Il loro meccanismo di azione è quello di produrre violenti scoppi superiori al suono di una fucilata. Cosa importante per il corretto utilizzo di questa tipologia di dissuasori è quella di procedere ad un regolaggio di modo che l'innesco parta solo una volta ogni 10 minuti. E' consigliato ridurre l'intervallo medio tra due detonazioni di un minuto alla settimana. Tuttavia, per questioni di efficacia, lo spazio temporale tra un colpo e l'altro non deve essere inferiore a 3 minuti.

Sistemi ottici

Le strategie visive di controllo degli uccelli sono abbastanza efficaci in quanto gli uccelli rispondono ai movimenti e agli oggetti interpretandoli come loro nemici. I deterrenti visivi non sono protezioni adeguate per le colture se usati da soli e sono tipicamente combinati con i sistemi acustici per risultati migliori. I deterrenti visivi volanti includono nastri e stelle filanti, aquiloni a forma di uccelli rapaci, modellini di aerei e droni UAV (Unmanned Aerial Vehicle). Il laser robotico infine è un il repellente a più alta tecnologia. Questo repellente sfrutta gli istinti naturali degli uccelli che vedono il raggio laser come un predatore e quindi dandosi alla fuga per cercare sicurezza quando il raggio laser passa. Questa tecnica potrebbe essere una strategia di controllo tra le più affidabili in quanto non distruttiva, sostenibile dal punto di vista ambientale ed economico, semplice e facile da installare. Il repellente laser per uccelli ha fornito risultati importanti in un vigneto di circa 9 ettari, nella contea di Sonoma, in California. Il vigneto con quattro unità laser ha ottenuto una riduzione degli uccelli del 99,8% con un risparmio, in termini di raccolto, per un valore di 25.000 dollari.

Sistemi chimici

I repellenti chimici per uccelli sono tra i sistemi più efficaci e più utilizzati dai viticoltori sopratutto per il costo modesto e per il fatto che non richiedono particolari competenze né l’utilizzo di sofisticate apparecchiature: caratteristiche queste che hanno grandemente favorito il loro impiego. I prodotti più recenti disponibili in commercio garantiscono un’azione repellente fino a due settimane. I principali vantaggi di questi prodotti approvati dall'EPA, Agenzia statunitense per la protezione dell'ambiente, sono quelli di essere in primis non tossici e di essere efficaci verso molte specie di uccelli tra cui oche, storni, piccioni e merli.

Sistemi fisici


Uno dei sistemi fisici più comuni è l'utilizzo di reti come barriere per proteggere le colture. Sebbene questa strategia sia molto efficace nella prevenzione dei danni provocati dagli uccelli, è d'altro canto molto costosa. Inoltre l'installazione e la rimozione delle reti è un'operazione che richiede tempo. Non ultimo, il viticoltore ha il dovere di fare tutto il possibile per evitare che le reti posate nel vigneto si trasformino in una trappola mortale per gli uccelli e non solo. Doverosa quindi una posa corretta delle reti che dovranno essere inoltre di qualità e con maglie tessute, e non saldate in quanto causa di ferimento dei volatili, con buchi che misurano al massimo 40 mm di lato. Ci sono comunque apposite direttive per la posa di questo sistema a reti.

Infine la ricerca ha messo in evidenza che i danni provocati dagli uccelli possono anche consentire ad altri parassiti di contribuire alla perdita di resa. Come accennato, alcune specie come ad esempio i passeri, intaccano l'uva con becco e zampette, creando aperture che aprono facilmente la porta ad agenti patogeni fungini come il marciume grigio ed il marciume acido, ed insetti nocivi. Nello specifico per quanto riguarda il marciume del grappolo causato da botrytis, è disponibile una nuova scheda informativa per la gestione di questo patogeno sviluppata dalla Michigan State University Extension. In particolare sono elencate strategie per le varietà a grappolo stretto, come ad esempio il Vignoles, varietà ibrida utilizzata nello stato di New York nella produzione del ricercato Ice Wine quando le uve raggiungono un grado zuccherino di 13-15 Brix.

giovedì 27 agosto 2020

Percorso di alta formazione professionale per la produzione, trasformazione e valorizzazione della filiera agri-food (comparto bevande)

Sono aperte le iscrizioni alla 3^ edizione del corso di alta formazione professionale post diploma FEM per aspiranti esperti di grappa, birra, succhi di frutta. L'adesione alla valutazione in ingresso si può effettuare accedendo al Portale dei servizi online della Provincia autonoma di Trento. Scadenza il 22 ottobre. 





Per gli aspiranti esperti delle bevande, dalla grappa alla birra, passando per succhi di frutta, caffè, tè e cioccolata, sono aperte fino al 22 ottobre le iscrizioni al corso post diploma organizzato dalla Fondazione Edmund Mach. Si tratta del percorso di alta formazione professionale per la produzione, trasformazione e valorizzazione della filiera agri-food (comparto bevande) che partirà nel gennaio 2021 e giunge alla sua terza edizione. 

Il corso mira allo sviluppo di conoscenze e competenze operative e di controllo negli ambiti della sicurezza alimentare all’interno delle filiere produttive che riguardano i principali prodotti bevibili escluso il comparto enologico, della progettazione alimentare, dell’organizzazione e gestione del processo produttivo, della gestione della qualità dei processi e dei prodotti, nonché della valorizzazione e commercializzazione.

Aree di competenza

Il tecnico superiore della produzione, trasformazione e valorizzazione della filiera agri-food è esperto nella gestione dei processi produttivi, trasformativi e di valorizzazione di questa filiera; è una figura specializzata nella produzione di bevande quali: distillati, sidro, birre artigianali e da produzione industriale, bevande nervine come caffè e tè, bevande da prodotti solidi fusi come cioccolate, succhi di frutta da diverse materie prime, e bevande innovative a base di prodotti emergenti nei mercati e negli sui locali quali bevande con aloe e zenzero. E’ una figura in grado di gestire l’intera filiera, dalla scelta delle materie prime, passando per la trasformazione fino alla promozione e valutazione dei prodotti ottenuti.

Sbocco professionale

E’ rappresentato da distillerie, birrifici e aziende produttrici di bevande, sia alcoliche che non, a conduzione artigianale o a carattere industriale. All'interno di queste aziende il tecnico può operare a livello di trasformazione oppure di valorizzazione dei prodotti finiti attraverso il marketing e la comunicazione. E' anche una figura atta ad eseguire semplici analisi qualitative dei prodotti avendo le competenze di base per sapere valutare le materi prime. Può anche intervenire come consulente in piccoli impianti ed essere promotore dei prodotti ottenuti. Infine può mettersi in proprio e aprire (seguendo un corretto iter legale) piccole realtà imprenditoriali per creare e divulgare i propri prodotti.

A chi si rivolge

Possono accedere alla valutazione in ingresso coloro che soddisfano uno dei seguenti requisiti formali: persone occupate, in possesso di qualsiasi titolo di diploma di scuola secondaria superiore con propensione al settore; diploma di scuola secondaria superiore con esperienza professionale e/o formativa nel settore; giovani in possesso del diploma di scuola secondaria superiore con propensione al settore (per giovani si intende coloro che non hanno superato il 29° anno di età).

Per info: www.fmach.it - 0461/615658 - 0461/615213
Iscrizioni: www.servizionline.provincia.tn.it/portale/portale_dei_servizi

Fine wines, l'Italia guida il mercato dei vini d'eccellenza

Il Liv-ex, la borsa del vino pregiato da investimento, ha aggiornato i dati sugli scambi commerciali dei fine wines. In testa alla classifica si posiziona l'Italia con un tasso di crescita negli ultimi 10 anni del 28,5%.






Un dato storico quello riferito ai fine wines made in Italy; se negli ultimi 10 anni, il valore commerciale del mercato secondario è cresciuto ad un tasso annuo composto del 9,0%, quello dei vini d'eccellenza italiani nello stesso periodo, sale del 28,5%. Così mentre il mercato del vino continua ad espandersi nel 2020, l'Italia è ancora una volta in prima linea nella crescita.

Il Liv-ex (London International Vintners Exchange), è la borsa che offre le quotazioni dei vini pregiati da investimento e la loro compravendita in tutto il mondo. La crescente domanda di questa tipologia di bene, ha portato anche alla nascita di un suo mercato elettronico, basato a Londra e diventato oggi il punto di riferimento mondiale per lo scambio e la quotazione di vini da collezione.

Fondato a Londra nel 2000 dai broker James Miles e Justin Gibbs, il Liv-Ex, in pochi anni, è cresciuto a dismisura ed oggi conta oltre 435 membri da più di 40 paesi che, tutti i giorni, scambiano milioni di sterline in vino pregiato in modo trasparente, efficiente e standardizzato.

Uno dei punti di forza del Liv-Ex è infatti dato dal fatto che i dati del vino, oggetto di scambio, si basano su transazioni commerciali reali, piuttosto che su prezzi pubblicizzati che possono essere inaccurati e non aggiornati. Il Liv-Ex mette a disposizione una serie di indici consultabili sul sito Web dedicato e generalmente ripresi come fonte quando si parla di investimenti nel mondo del vino. Tra questi il LWIN (Liv-ex Wine Identification Number), un codice numerico di 7 cifre che permette di identificare in modo univoco il tipo di vino che si sta scambiando, senza dover ricorrere a lunghe descrizioni con il rischio di commettere errori di identificazione. A queste sette cifre base, se ne possono aggiungere anche altre per indicare con esattezza l’annata, la quantità delle bottiglie oggetto dello scambio e la dimensione delle bottiglie.

Secondo il codice LWIN, gli scambi commerciali di vino per l'Italia sono aumentati del 153,6% da gennaio a fine luglio di quest'anno. Inoltre, in questi primi sette mesi, il valore del commercio italiano è aumentato di oltre il 70%, superando quello di tutto il 2019. In dettaglio Barolo, Brunello di Montalcino e il Chianti Classico hanno visto una crescita superare il 300% nei primi sette mesi del 2020. Da notare che se i Super Tuscan hanno dominato il commercio in valore nel 2019, ora vengono sorpassati da Barolo e Barbaresco con Giacomo Conterno, Barolo Riserva Monfortino 2013 che ha di fatto superato di gran lunga il Sassicaia 2017, secondo in graduatoria. Il più scambiato in volume è stato Produttori Barbaresco, Barbaresco 2016. Questa è stata la prima volta che due vini piemontesi hanno ottenuto questi riconoscimenti.

Questo certo non significa una perdita di appeal per i Super Tuscans. Il Fine Wine 100, indice composto dai 100 vini pregiati più scambiati e che rappresenta il vero benchmark di riferimento dell’interno mercato, per l'Italia è cresciuto del 2,37% da inizio anno e del 4,29% su un periodo di un anno, rappresentando il secondo indice con la migliore performance nei due periodi. Bene, all'interno del Fine Wine 100, i Super Tuscan sono cresciuti del 4,2% da inizio anno e dell'8,8% su un anno.

Ci sono diversi motivi per cui l'Italia ha fatto così bene nel 2020, e non ultimo essere immune dagli effetti delle tariffe statunitensi del 25% sui vini dell'UE con un alcol 14% e inferiore. I vini italiani continuano ad offrire un valore relativo rispetto ai migliori vini di Bordeaux e Borgogna e le annate recenti (2015, 2016 e 2017) sono considerate nuovi parametri di riferimento per molti produttori. Con pochi segnali di vento contrario in vista, l'Italia sembra di fatto rimanere al centro dell'attenzione degli investitori per tutto l'anno in corso.

martedì 25 agosto 2020

Vino e territori, Soilution System: lotta all’erosione nelle terre del Lessini Durello

La Tutela attiva della Val d’Alpone è il titolo del convegno organizzato dal Consorzio tutela vino Durello, in collaborazione con TESAF, Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-forestali dell’Università di Padova. Presentati i primi risultati dell’innovativo progetto sulla prevenzione del dissesto idrogeologico.





Arrivano i primi risultati di un innovativo progetto sulla prevenzione del dissesto idrogeologico. Al convegno "La Tutela attiva della Val d’Alpone", è stato presentato al pubblico l’andamento dei lavori del progetto Soilution System che coinvolge il Consorzio del Lessini Durello, quello del Soave, l’Università di Padova, WBA (World Biodiversity Association), AGREA, il Consorzio di Bonifica dell’Alta Pianura Veneta e IRECOOP Veneto ed anche alcune aziende agricole del territorio.

Il progetto rientra nella misura 16 della Regione Veneto con lo scopo di valutare e testare soluzioni, per stimolare l’innovazione nelle aziende, in particolar modo per il fenomeno dell’erosione dei suoli che crea fenomeni di dissesto, un problema questo, che può diventare un grosso problema per territori rurali come la Val D’Alpone e per i quali trovare soluzioni è vitale nel processo di sviluppo dell’economia locale.

Il progetto prevede l’impiego di droni per la creazione di modelli 3D ad alta risoluzione di vigneti situati in aree a forte pendenza, al fine di una migliore comprensione dei processi di instabilità (erosione e frane). Queste informazioni migliorate mediante un monitoraggio effettuato a terra dei fenomeni di dissesto, ha dato modo di costruire una “mappa dell’erosione” di alcuni versanti collinari permettendo quindi di segnalare interventi preventivi al dissesto stesso.

Si prefigura inoltre lo sviluppo di prototipi dimostrativi attraverso operatrici elettriche leggere per i vigneti in collina, che non compattano il suolo e permettano di operare in sicurezza su forti pendenze per le operazioni di sottofila.

Anche i muretti a secco e ciglioni sono oggetto di studio e intervento, in quanto il ripristino di questi manufatti è sempre molto oneroso per il viticoltore. Il progetto mira infatti alla ricerca di soluzioni “low cost”, con barre vibroinfisse che stabilizzino e consolidino le strutture esistenti e prevenirne quindi i crolli.

L’erosione si contrasta infine con l’inerbimento, con un occhio di riguardo ai miscugli autoctoni di specie erbacee, che diventano anche un supporto operativo per la lotta integrata contro gli insetti nocivi. Il progetto è seguito da Nicola Tormen di WBA e Enrico Marchesini di AGREA.

lunedì 24 agosto 2020

Apocalisse California, sotto assedio degli incendi i pregiati vigneti della Napa Valley e di Sonoma County

L’apocalisse in California, gli incendi mettono ancora una volta sotto assedio in piena vendemmia una regione che è produttrice del 10% del vino mondiale insieme ai pregiati vigneti della Napa Valley e di Sonoma County. Come ogni anno si ripresentano lacune enormi nella cura delle infrastrutture collettive, nella tutela dell’assetto idreologico e nella prevenzione dei disastri.






Tornano in California i consueti devastanti incendi con vittime, evacuazioni e danni economici e ambientali incalcolabili. Come ogni anno in questa stagione sono centinaia gli ettari di vigna che vanno in fumo nella regione dei pregiatissimi vini di Napa e Sonoma. Il presidente Usa Donald Trump dichiara lo stato di disastro nazionale.

Come riportato da Coldiretti in una nota, in tutta la zona colpita dal fuoco è stata bloccata la vendemmia e sospese le visite turistiche ma anche chi riesce a restare aperto deve fare i conti con la mancanza di corrente, per cui a “sopravvivere” è solo chi entra in possesso di generatori di emergenza. 

Il risultato di una crescita vorticosa delle coltivazioni che hanno consentito agli Usa di diventare il quarto produttore di vino a livello globale dopo Italia, Francia e Spagna con una quantità di 24 milioni di ettolitri. 

I primi vigneti negli Usa sono stati piantati proprio nella Napa Valley negli anni 60 e da allora si è verificata una crescita ininterrotta nella produzione e nella domanda tanto che gli Stati uniti sono diventati il primo consumatore mondiale di vino con 33 milioni di ettolitri che solo in parte vengono soddisfatti dalle importazioni. 

La California è la zona vitivinicola più famosa di tutti gli Stati Uniti d’America, tanto da essere considerata come sinonimo di vino americano con una produzione basata soprattutto su vitigni “internazionali” e tecnologie avanzate. E' allarmante però, che proprio una delle zone più ricche del pianeta, e ripeto, così tecnologicamente avanzata, sia ancora così vulnerabile. Il Golden State della West Coast riuscirà una buona volta a colmare lacune enormi nella cura delle infrastrutture collettive, nella tutela dell’assetto idreologico e nella prevenzione dei disastri?

mercoledì 12 agosto 2020

Ricerca, uno studio studio amplia l'attuale conoscenza sul contributo delle caratteristiche regionali alla composizione dei vini Sangiovese

Uno studio dell'Università di Firenze e dell'Università della California, Davis, ha valutato la qualità intrinseca e percepita dei vini Sangiovese italiani e californiani. I risultati dei test comparativi hanno mostrato che il vitigno lascia un'impronta riconoscibile anche se coltivato al di fuori del suo terroir di origine.






Il Sangiovese è il vitigno a bacca rossa più coltivato in Italia dove è certificato per la produzione di diversi vini a Denominazione di Origine Protetta (DOP), ed è uno dei vitigni a bacca rossa più coltivati ​​in California. Nonostante la distribuzione globale di questa varietà, mancano studi internazionali sull'uva e sui vini Sangiovese. Per questo motivo, il presente studio mira a confrontare 20 vini Sangiovese commerciali della vendemmia 2017, 9 prodotti in Italia (Toscana) e 11 in California, al fine di valutarne la qualità intrinseca e percepita.

Sono state valutate l'idoneità, l'identità e le proprietà di stile (la qualità intrinseca) dei vini. Un gruppo di 11 esperti italiani ha valutato la qualità percepita valutando la tipicità dei vini. I dati sperimentali hanno mostrato che la qualità intrinseca dei campioni di vino Sangiovese è stata influenzata dalla zona di coltivazione; in particolare il vino è risultato molto diverso per indici di colore e composizione polifenolica.

Le differenze nei livelli di qualità intrinseca non hanno portato a una diversa valutazione della qualità percepita (tipicità) da parte del panel di assaggiatori. I risultati hanno evidenziato che la varietà Sangiovese è riconoscibile anche se coltivata al di fuori del suo terroir di origine, e sono stati considerati più tipici i vini freschi e fruttati.

Uno dei principali obiettivi di questo studio è stato quello di esaminare la qualità intrinseca dei campioni, valutando come le differenze chimiche nei vini provenienti da Italia e California, in termini di ammissibilità (attributi comuni a tutti i vini) e profili di identità (attributi che distinguono le diverse identità territoriali), potrebbe riflettere sulla percezione sensoriale dei vini. In questo contesto, il profilo di idoneità chimica dei vini era rappresentato dai parametri chimici standard (pH, acidità titolabile, contenuto alcolico, acidità volatile, acido malico e zucchero residuo), indici di colore (intensità del colore, tonalità e indice fenoli totali) e la composizione dei polifenoli, mentre il profilo di identità chimica era rappresentato dai composti volatili originari dell'uva e dalle fermentazioni alcoliche e malolattiche (terpeni, norisoprenoidi, acetati, esteri).

I dati sperimentali hanno mostrato che i vini Sangiovese dall'Italia e dalla California hanno prodotto differenze principalmente per il profilo di ammissibilità chimica. In particolare, era molto evidente che i vini italiani e californiani differivano per indici di colore e composizione polifenolica (ammissibilità). Infatti, i vini italiani erano più alti nei composti polifenolici e nell'intensità del colore. Questi risultati erano in accordo con la caratterizzazione chimica dei vini Sangiovese provenienti da Italia e California per la vendemmia 2016 dove i vini italiani hanno portato ad una maggiore intensità di colore e indice di fenoli totali rispetto a quelli californiani, che hanno invece mostrato una tonalità più alta. I valori di questi indici erano coerenti con altri risultati per i vini Sangiovese. Le differenze negli indici di colore erano meglio spiegate dai composti polifenolici dei vini che risultavano in quantità maggiori per i vini italiani.

L'uva rossa di Sangiovese è considerata una varietà dall'aroma neutro poiché la quantità totale di terpeni è inferiore a 1 mg / L, e questa varietà non dipende dai monoterpeni per il suo sapore varietale. Nella polpa e nella buccia del Sangiovese vengono rilevati alcuni precursori dei norisoprenoidi come TDN, riesling acetale, damascenone e vitispirane. I suddetti composti varietali volatili sono stati determinati sia nei vini italiani che in quelli californiani, indicando che gli aspetti varietali dell'uva Sangiovese sono stati mantenuti in entrambe le regioni. Importanti differenze sono state invece evidenziate nei vini di entrambe le regioni per quanto riguarda i composti volatili fermentativi: i vini californiani sono risultati più ricchi nella composizione rispetto ai vini italiani. Sulla base delle differenze chimiche nella composizione dei vini delle due regioni, si evince come la qualità intrinseca, in termini di differenze chimiche, possa riflettersi sull'idoneità e sui profili sensoriali di identità dei vini.

Il secondo obiettivo dello studio ha riguardato la qualità percepita. Attraverso il panel di assaggio degli esperti di vino toscano si è quindi proceduto a verificare se la percezione della peculiarità / tipicità dei vini Sangiovese provenienti dall'Italia e dalla California, poteva essere collegata con i descrittori sensoriali associati alla tipicità dei vini. I profili sensoriali dei campioni californiani e italiani sono stati separati tra loro e l'analisi della correlazione con gli attributi descrittivi ha consentito di interpretare questa separazione in termini di differenze sia di eleggibilità che di profili di identità.

I risultati hanno evidenziato che il vitigno Sangiovese è riconoscibile anche se coltivato molto lontano dal suo terroir originario. Ciò è supportato dal fatto che i volatili varietali sono stati trovati in entrambi i vini di entrambi i paesi, anche se i vini californiani erano più intensi nei volatili fermentativi rispetto ai vini italiani. Nonostante ciò, le principali differenze sembravano legate più alla qualità intrinseca in termini di idoneità ai profili chimici e sensoriali. Importanti e significative differenze sono state riscontrate nei vini per la composizione dei polifenoli poiché i vini italiani avevano una maggiore intensità di colore, tannini, antociani monomerici e contenuto di polimeri pigmentati. Di conseguenza, sono stati percepiti più intensi nel colore e nell'astringenza. D'altro canto i vini californiani erano più alti in contenuto alcolico e pH e più bassi in acidità titolabile rispetto ai vini italiani.

Questi risultati riflettono la percezione sensoriale di ammissibilità dei vini in cui quelli italiani tendono ad essere più acidi, meno dolci e più astringenti rispetto ai loro omologhi californiani. Ciò mette in evidenza che è il terroir ad influenzare le caratteristiche di ammissibilità del vitigno Sangiovese, in particolare per la composizione polifenolica. In Italia, i vini con una denominazione di origine sono soggetti a requisiti di produzione che determinano molti aspetti della produzione del vino come la resa massima dell'uva, il livello di alcol, l'irrigazione e altri fattori di qualità, prima che il nome di una denominazione possa apparire legalmente sull'etichetta di una bottiglia di vino. Negli Stati Uniti invece, la normativa è molto più generica e permissiva e l'unico requisito per utilizzare il nome AVA (American Viticultural Areas) sull'etichetta del vino è che l'85% del mosto provenga da uve coltivate entro i confini geografici delle AVA.

Questo aspetto potrebbe avere un'influenza importante sulle caratteristiche di ammissibilità come la composizione dei polifenoli. Infatti, il contenuto di polifenoli nell'uva è chiaramente influenzato da quattro fattori agroecologici: la cultivar, l'anno di produzione (cioè la condizione climatica di anno in anno), il luogo di produzione (l'effetto dell'origine geografica delle uve, chimica del suolo e fertilizzazione) e il grado di maturazione. Inoltre, le modalità di vinificazione e le procedure tecnologiche applicate (macerazione, fermentazione, chiarifica, invecchiamento, ecc.), possono modificare in modo significativo sia la concentrazione e la composizione dei polifenoli e, di conseguenza, anche l'intensità del colore e la tonalità dei vini rossi.

In conclusione, i vini Sangiovese provenienti dall'Italia e dalla California hanno mostrato diverse differenze chimiche significative in termini di profili ammissibili e di identità (qualità intrinseca), come la composizione dei polifenoli e le sostanze volatili che non hanno influenzato completamente la qualità sensoriale intrinseca. Per quanto riguarda la qualità percepita, nonostante gli esperti toscani percepissero differenze tra i vini californiani e italiani, li consideravano simili quando ne valutavano la tipicità.

I risultati di questo studio confermano che la qualità percepita in termini di tipicità del Sangiovese era ancora legata non solo ai sapori fruttati e floreali ma anche a leggerezza e freschezza, nonostante l'aspetto qualitativo intrinseco della “struttura” del vino e confermano inoltre che il Sangiovese mostra una flessibilità in termini di modificazione chimica e sensoriale, a seconda della zona di produzione e che, di fatto, può essere considerato tipico anche se proviene da una zona lontana da quelle tradizionali.

Covid-19, export vino italiano: calo di vendite per la prima volta dopo 30 anni

Vendite di vino italiano nel mondo in calo con una storica inversione di tendenza che non ha precedenti negli ultimi 30 anni. Coldiretti: alleggerire le scorte, ridurre i costi e tagliare la burocrazia, tra gli interventi per superare le difficoltà.






Cina, Regno Unito, Francia, Germania, Stati Uniti, la pandemia colpisce con forza i principali mercati importatori di vino italiano. Le vendite registrano un calo del 4% nel 2020 con una storica inversione di tendenza che non ha precedenti negli ultimi 30 anni a causa delle difficoltà registrate dalla ristorazione in tutto il mondo per l’emergenza coronavirus.

E’ quanto emerge da una analisi di Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi ai primi cinque mesi dell’anno in occasione del distacco del primo grappolo di uva nell’azienda agricola Faccoli in via Cava a Coccaglio, nella provincia di Brescia in Franciacorta che inaugura l’inizio della vendemmia lungo la Penisola.

Un dato preoccupante dopo il record storico di 6,4 miliardi fatto segnare lo scorso anno per le esportazioni di vino Made in Italy. La vendemmia 2020 infatti è la prima segnata dagli effetti della pandemia mondiale, delle tensioni commerciali internazionali con la minaccia dei dazi e della Brexit con l’uscita dall’Unione Europea della Gran Bretagna che è stata per lungo tempo il principale cliente del prosecco, il vino italiano più esportato nel mondo.

In Cina, dove il virus ha colpito per primo, il consumo di bottiglie tricolori fra gennaio e maggio 2020 è crollato in valore del 44%, nel Regno Unito le vendite sono scese di quasi il 12% anche a causa delle incertezze e delle tensioni legate alla Brexit, la Francia ha ceduto il 14% mentre l’export in Germania e Stati Uniti, due dei principali mercati per l’Italia, è in leggero calo (- 1%). Ma sul commercio con gli Usa pende la scure dei dazi del presidente degli Stati Uniti Donald Trump il cui verdetto sarà noto a breve e potrebbero colpire proprio il vino con un valore delle esportazioni di oltre 1,5 miliardi di euro, è il prodotto agroalimentare italiano più venduto negli States.

Gli Stati Uniti sono il principale consumatore mondiale di vino e l’Italia è il loro primo fornitore con gli americani che apprezzano tra l’altro il Prosecco, il Pinot grigio, il Lambrusco e il Chianti che a differenza dei vini francesi erano scampati alla prima black list scattata ad ottobre 2019. Se entrassero in vigore dazi del 100% ad valorem sul vino italiano una bottiglia di Prosecco venduta in media oggi al dettaglio in Usa a 10 dollari ne verrebbe a costare 15, con una rilevante perdita di competitività.

La vendemmia 2020 in Italia è influenzata anche dalle misure di sicurezza anti contagio e dalle difficoltà di spostamento degli stagionali agricoli stranieri che in passato contribuivano in modo significativo alla raccolta delle uve. Infatti il necessario vincolo della quarantena per i Paesi più a rischio ha frenato gli arrivi di lavoratori dall’estero e in questo contesto almeno 25mila posti di lavoro occasionali tra le vigne potrebbero essere disponibili per la vendemmia con una radicale semplificazione del voucher “agricolo”.

“Con quasi 4 cantine italiane su 10 (39%) che fanno registrare difficoltà a seguito dell’emergenza occorre intervenire rapidamente per sostenere le esportazioni, alleggerire le scorte, ridurre i costi e tagliare la burocrazia” afferma il presidente la Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “bisogna ripensare per la vendemmia in corso ad uno strumento per il settore che semplifichi, sia agile e flessibile rispondendo soprattutto ad un criterio di tempestiva disponibilità all’impiego e dall’altra generi opportunità di integrazione al reddito per giovani studenti, pensionati e cassa integrati”.

martedì 11 agosto 2020

Ricerca, Erigeron: la malerba che contamina il vino

Saeppola canadese, nome scientifico Conyza canadensis o anche Erigeron canadensis, è una pianta di origine nordamericana divenuta oggi subcosmopolita e presente come avventizia in tutte le regioni d’Italia. Una malerba che se presente nel vigneto può contaminare il vino. Uno studio francese spiega il perché.







Uno studio del laboratorio Excell di Bordeaux in Francia ha messo in evidenza che Erigeron canadensis, una pianta infestante presente nel vigneto, ha la caratteristica di rilasciare nelle uve e di conseguenza nel vino un composto solforato che causa indesiderati odori di cipolle marce e cavolo cotto.

Lo studio ha preso piede in quanto alcuni viticoltori della zona di Bordeaux avevano riscontrato questo problema e, come spiega Tommaso Nicolato, responsabile enologico del laboratorio, attribuito proprio alla presenza dell'erigeron nei vigneti.

Per dimostrarlo il team di ricerca ha macerato l'erigeron in una soluzione idroalcolica, osservando che questa pianta è ricca di terpeni che trasportano note vegetali sporche, alcune delle quali si trovano in molti vini contaminati, associate alla massiccia presenza di metionolo, un composto che viene sintetizzato durante la fermentazione alcolica a partire dalla metionina, un altro composto di cui l'erigeron è ricchissimo.

Il metionolo, fu scoperto negli anni '70 da Carlos J. Muller, Richard E. Kepner e A. Dinsmoor Webb del Dipartimento di viticoltura ed enologia dell'Università della California Davis, come costituente aromatico presente in piccolissime quantità nei vini "Cabernet Sauvignon" e "Ruby Cabernet" ed identificato come 3-metiltio-propanolo o metionolo. 

Come ha tenuto a precisare Vincent Renouf, direttore generale del laboratorio, il prossimo step sarà quello di trovare una soluzione per eliminare il difetto nei vini. Il laboratorio ha inizialmente testato due tecniche deodoranti per assorbire la molecola responsabile, ma con risultati deludenti. Quello che viene consigliato all'enologo è di miscelare i vini contaminati per diluirli. Utilizzare i canonici diserbanti, oltre che nocivo è anche inutile, visto anche che sono in aumento i casi di resistenza dell'erigeron al glisofato.

E' bene ricordare che le erbe infestanti fanno parte dell’agroecosistema e vanno di conseguenza gestite al meglio, per mantenere la sostenibilità. Il viticoltore in tal senso dovrà porre quindi particolare attenzione alle tecniche preventive con l’obiettivo di creare condizioni colturali sfavorevoli alla crescita delle malerbe e favorevoli allo sviluppo ed alla crescita del vigneto. Ad esempio, in regime biologico, questo tipo di gestione prevede un approccio integrato basato su tre strategie differenti: tecniche legate alla prevenzione (pre-emergenza), strategie per migliorare la competitività delle colture, strategie post-emergenza mirate al contenimento delle malerbe.

lunedì 10 agosto 2020

Vino e ricerca, prevedere la morte cellulare dell'uva con sensori di etanolo

Al via la sperimentazione di sensori di etanolo in grado di prevedere l'inizio di morte cellulare dell'uva. Il progetto di Wine Australia per monitorare la salute del grappolo e la sua potenziale maturazione. 






Iniziata la fase sperimentale per la messa a punto di sensori di etanolo sia in laboratorio che in vigna in grado di rilevare la concentrazione di alcol prodotto dalla fermentazione all'interno dell'acino d'uva in condizioni di carenza di ossigeno.

Un precedente progetto denominato Incubator Initiative finanziato da Wine Australia, ha indagato sul fenomeno della morte cellulare dell'uva se sottoposta a carenza di ossigeno durante la maturazione su varietà Cabernet Sauvignon. Questo fenomeno, associato ad avvizzimento delle bacche, è dovuto da una disidratazione mediata da cambiamenti nella permeabilità della membrana cellulare dell'uva che viene accelerata da stress abiotici, ovvero quelli legati ai fattori ambientali come stress idrico e temperatura elevata. Sulla morte cellulare dell'uva ho scritto anche qui.

Lo studio sperimentale, che fa parte di un progetto più ampio sempre supportato da Wine Australia, ha preso vita dall'esigenza di trovare un metodo per monitorare rapidamente in vigna lo stato ed i cambiamenti della bacca. L'obiettivo è quello di prevenire perdite importanti che in alcuni anni possono raggiungere il 30% dell'intero raccolto. Tra le diverse varietà, quella dello Shiraz è la più colpita, a causa di una maggiore resistenza al flusso di ossigeno nel peduncolo dell'acino. Ciò aumenta la respirazione nella bacca, con conseguente maggiore richiesta di ossigeno, che sfortunatamente non può entrare abbastanza velocemente, provocando di fatto il soffocamento della bacca.

Bisogna considerare che questo è in parte naturale nel processo di maturazione dell'uva, e che si verifica, in condizioni ottimali, entro un paio di settimane prima della vendemmia. Ma come spiega  il professor Tyerman, a capo del team di ricerca dell'Università di Adelaide, se in passato il fenomeno iniziava a verificarsi 100 giorni dopo la fioritura, oggi lo stesso inizia molto prima, e questo a causa del cambiamento climatico con ondate di caldo sempre più frequenti e più intense all'inizio della stagione.

Il consiglio che viene dato ai coltivatori nel frattempo, è quello di attenersi alle procedure standard, come ad esempio mantenere le bacche più fresche possibile durante le ondate di caldo e gestire gli stress idrici. Il progetto sta esplorando anche l'effetto dei portinnesti, in particolare quelli più resistenti alla siccità e / o in grado di conferire più vigore in modo che la chioma possa fornire più ombreggiatura dei frutti.


Wine Australia: Ethanol the warning the warning signal fo berry shrivel

venerdì 7 agosto 2020

Covid-19 e l'impatto sulle macro tendenze chiave che guidano e plasmano l'industria del vino e distillati

Uno studio dell'IWSR valuta l'impatto del Covid-19 su sei macro tendenze chiave che guidano e plasmano l'industria globale di vino e distillati.





Una ricerca dell'IWSR, una delle principali società internazionali di ricerca e consulenza nel mondo delle bevande alcoliche, ha identificato sei macro tendenze chiave che stanno guidando e plasmando il settore: digital ed e-commerce; premiumizzazione; evoluzione delle tradizioni; pressioni esterne; salute e consumo etico; abitudini e pratiche associate al consumo di bevande alcoliche.

Le macro tendenze hanno un’impronta culturale e sociologica ed analizzano uno scenario ampio che può estendersi fino a cinque anni in avanti. Nell'ambito del report IWSR Global Trends 2020 pubblicato di recente, gli analisti di IWSR valutano l'impatto che Covid-19 avrà su queste macro tendenze a breve, medio e lungo termine e nei principali mercati globali. Tra quelle elencate si evidenziano tre macro tendenze:

Premiumizzazione

La premiumizzazione è legata all'attenzione dei consumatori che preferiscono nei loro calici prodotti artigianali e locali, a conferma del valore della territorialità. Si prevede che gli alcolici di qualità superiore aumenteranno la loro quota di mercato globale del volume del 13% entro il 2024, poiché i consumatori continuano a privilegiare la qualità rispetto alla quantità, compresi i cocktail. In termini di valore sono la Cina ed a seguire gli Stati Uniti i più grandi mercati di vini e liquori premium al mondo. In entrambi i paesi, i marchi premium, dovrebbero aumentare la loro quota di mercato in volume di circa un punto percentuale tra il 2020 e il 2024, proprio a ragione che la tendenza alla premiumizzazione continua a influenzare gli sviluppi del mercato.

Evoluzione delle tradizioni

I cambiamenti generazionali modificano il comportamento dei nuovi consumatori. I prodotti e le esperienze locali - accelerati dalle restrizioni di viaggio e dai confini chiusi durante la pandemia - continueranno a guadagnare popolarità. L'adattamento alle restrizioni e alle chiusure dei bar e dei ristoranti all'aperto ha costretto i consumatori - in particolare tra le generazioni più giovani - a sviluppare nuove abitudini di consumo che probabilmente persisteranno in futuro. Le categorie di alcolici che dovrebbero continuare a guidare la tendenza della globalizzazione includono la tequila premium e gli aperitivi a base alcolica, che dopo il crollo a causa del Covid-19, dovrebbero tornare ad una crescita sostenuta già entro il 2021, con volumi in aumento di quasi il 16% rispetto ai livelli del 2019.

Salute e consumo etico

Maggiore attenzione alla salute, al benessere personale e all'impatto delle scelte sull'ambiente e sulla società in generale. I bevitori attenti alla salute adottano generalmente una politica di moderazione, riducendo il volume o riducendo le occasioni. Vini naturali, basso contenuto alcolico, minor quantità di calorie, sugar e gluten free sono sempre più ricercati, sulla scia degli effetti della pandemia. I principali mercati di vino biologico saranno Germania, Francia, Regno Unito, Stati Uniti, Svezia e Giappone. Il consumo di birra a basso contenuto di alcol e senza alcol, nei principali paesi,  sarà destinato ad aumentare del 4,45% entro il 2024