lunedì 17 dicembre 2018

Natale, lo spumante Made in Italy fa il boom, in Italia 66 milioni di bottiglie stappate, all'estero 181 milioni

La stima dell'Osservatorio del Vino UIV-ISMEA sui consumi dei spumanti italiani durante festività, con un aggiornamento dei dati export. Secondo Abbona (presidente UIV), il 2018 è un anno positivo e l'accordo UE-Giappone dà ottimismo per crescita export 2019.




Come da tradizione gli Spumanti italiani sono protagonisti durante il periodo Natalizio nel bel Paese: in Italia durante le festività verranno stappate più di 66 milioni di bottiglie, mentre all’estero saranno circa 181 milioni.

I dati ISTAT elaborati da ISMEA, partner dell’Osservatorio del Vino, danno un quadro molto positivo per il comparto nazionale dei vini spumanti, che chiuderà il 2018 con vendite totali superiori a 700 milioni di bottiglie (+5% rispetto al 2017), di cui 190 milioni in Italia (+4%) e oltre 500 esportate (+6%).

“Come da tradizione, i nostri vini spumanti troveranno un posto di primo piano sulle tavole degli italiani durante le festività – commenta Ernesto Abbona, presidente di Unione Italiana Vini. I dati sui consumi interni dimostrano quanto i nostri connazionali siano consapevoli dell’elevata qualità dei prodotti vinicoli del Paese e questa consapevolezza, che senza mezzi termini possiamo definire una positiva crescita culturale e una vittoria per il comparto, trova quindi riscontro al momento dell’acquisto. Ottimi risultati vengono registrati anche per quanto riguarda le esportazioni, a dimostrazione che il vino italiano riesce riscuotere grande apprezzamento anche all’estero. Il vino italiano nel suo complesso sta per chiudere un anno positivo, pur sapendo di dover lavorare sodo per continuare a crescere ed aumentare la propria penetrazione nei mercati extra europei. Da questo punto di vista – conclude Ernesto Abbona – abbiamo appena ricevuto l’ottima notizia riguardante la ratifica da parte del Parlamento Europeo dell’Accordo di Libero Scambio con il Giappone, che entrerà in vigore il prossimo 1 febbraio, trattato che darà nuovo slancio al vino italiano e che ci permette di guardare al 2019 con ottimismo”.

L’export di vini spumanti italiani si conferma principale traino del settore, con un consuntivo 2018 previsto in ulteriore crescita, soprattutto sul fronte valori, dove sono attesi 1,5 miliardi di euro (+13%). Il Prosecco DOC e DOCG anche nel 2018 primeggia nelle esportazioni: da solo rappresenta infatti circa il 15% a valore dell’intero comparto vinicolo italiano e il 61% rispetto all’intero settore spumantistico.

Tra i principali Paesi clienti, il Regno Unito, nonostante un calo del 4% a volume, si conferma il primo Paese di destinazione dello spumante italiano, con oltre 100 milioni di bottiglie vendute nel periodo gennaio-settembre. Crescono del 9% le esportazioni verso gli Stati Uniti, con quasi 80 milioni di bottiglie, e segue la Germania con circa 32 milioni.

“In questo 2018 – aggiunge Paolo Castelletti, segretario generale di Unione Italiana Vini – abbiamo registrato con grande soddisfazione l’aumento generalizzato in termini di vendite di tutte le principali denominazioni, non solo all’estero, ma anche in Italia, con buone performance anche da parte delle bollicine dolci. Il Prosecco si è dimostrato ancora una volta il leader e principale traino sia del settore che dell’intero comparto vinicolo del nostro Paese. Per quanto riguarda le esportazioni, subiscono un lieve calo le vendite nel Regno Unito, che resta comunque uno dei nostri principali clienti, ma questa può essere considerata la dimostrazione delle potenziali conseguenze di una Brexit che nei fatti sta già avendo degli effetti negativi sul vino italiano”.

lunedì 10 dicembre 2018

Situazione vitivinicola mondiale: il bilancio dell'OIV

In occasione del 41º Congresso mondiale della vigna e del vino, il direttore generale dell’OIV, Jean-Marie Aurand, ha presentato il bilancio complessivo del settore vitivinicolo globale.




Il presente rapporto come di consueto verte sul potenziale di produzione vitivinicola, la superficie vitata, la produzione e il consumo mondiale di vino, i volumi esportati e importati di vino, nonché la produzione di uva destinata a qualsiasi uso.

Nel 2017 la superficie viticola mondiale raggiunge i 7.534 mha. La produzione mondiale di uva del 2017 si attesta a 73 Mio t. La produzione mondiale di vino 2018 (esclusi succhi e mosti) è stimata in 279 Mio hl. Nel 2017 il consumo mondiale di vino è stimato in 244 Mio hl.

Superfici vitate

La dimensione del vigneto mondiale (indipendentemente dalla destinazione d’uso finale delle uve e comprese le vigne non ancora in produzione) nel 2017 si attesta a 7.534 mha, ovvero in leggero calo rispetto a quella del 2016 (-24 mha).

La Spagna rimane saldamente in testa per quanto riguarda le superfici coltivate, con 967 mha, davanti alla Cina (870 mha) e alla Francia (786 mha). La superficie viticola cinese continua a crescere (+6 mha tra 2016 e 2017). Il vigneto comunitario invece riduce il suo tasso di erosione, e si dovrebbe stabilire a 3.304 mha nel 2017.

Uva

Nel 2017 la produzione mondiale di uva (destinata a qualsiasi uso) è di circa 73 Mio t. La produzione di uva conosce ormai dal 2000 una tendenza alla crescita (+9%), nonostante la riduzione della superficie a vigneto: ciò può spiegarsi principalmente con un aumento delle rese e con il continuo miglioramento delle tecniche viticole.

La Cina, con 13,7 Mio t, nel 2017 è il 1º produttore (19% della produzione mondiale di uva), seguita  dall’Italia  (6,9  Mio t),  dagli  Stati  Uniti  d’America (6,7 Mio t),  e  dalla  Francia (5,5 Mio t).

Produzione di vino

La produzione mondiale di vino (esclusi succhi e mosti) nel 2018 si stima in 279 Mio hl, segnando un aumento del 13% rispetto al 2017. La produzione 2018 dovrebbe risultare una delle più alte dal 2000. Ricordiamo che l’annata 2017 è stata segnata da condizioni climatiche difficili di cui hanno risentito le produzioni di molti paesi. Inoltre, il dato della produzione di vino del 2017, ancora provvisorio, è stato rivisto al ribasso, sulla base gli ultimi dati registrati.

L’Italia (48,5 Mio hl) si conferma 1º produttore mondiale, seguita dalla Francia (46,4 Mio hl) e dalla Spagna (40,9 Mio hl). Il livello di produzione rimane ancora elevato negli Stati Uniti d’America (23,9 Mio hl). In America del Sud le produzioni aumentano in modo significativo: in Argentina (14,5 Mio hl), in Cile (12,9 Mio hl) e in Brasile (3,4 Mio hl). Infine, il Sud Africa (9,4 Mio hl) ha sofferto per una sfavorevole siccità.

Consumo di vino

I dati disponibili mostrano una leggera crescita del consumo mondiale 2017, stimato in circa 244 Mio hl. I paesi tradizionalmente consumatori proseguono la loro recessione (o stagnazione), a favore dei nuovi poli di consumo. Il periodo compreso tra il 2000 e il 2017 è stato caratterizzato da uno spostamento del consumo di vino. Il vino viene consumato sempre più spesso al di fuori del paese di produzione.

Gli Stati Uniti d’America, con 32,6 Mio hl, si confermano i maggiori consumatori mondiali dal 2011, seguiti da Francia (27,0 Mio hl), Italia (22,6 Mio hl), Germania (20,1 Mio hl) e Cina (17,9 Mio hl).

Commercio internazionale di vino

Nel 2017, gli scambi mondiali di vino sono cresciuti del 3,4% in volume (108 Mio hl) e del 4,8% in valore rispetto al 2016, attestandosi a 30 Mrd EUR.

www.oiv.int

venerdì 7 dicembre 2018

Vino e territori. Il Soave è patrimonio dell'umanità per l'agricoltura, il primo in Italia legato alla viticoltura

Approvato dal comitato scientifico della FAO l'inserimento del Soave come 53simo sito mondiale riconosciuto come patrimonio dell'umanità dell'agricoltura secondo il programma GIAHS.





Un percorso lungo più di 10 anni che si è concluso con il riconoscimento come sito GIAHS - FAO del Soave. Un lavoro portato avanti dal Consorzio Tutela attraverso studi, pubblicazioni e altri riconoscimenti, come Primo Paesaggio Storico Rurale Italiano, coronato oggi con la dichiarazione di  53simo sito mondiale, il primo in Italia legato alla viticoltura.

Con questo riconoscimento sono tutelati come patrimonio dell'umanità i tratti distintivi di questo territorio che sono la pergola veronese, il sistema delle sistemazioni idrauliche fatto di muretti a secco e terrazzamenti (riconosciuti ieri tra l'altro dall'Unesco come patrimonio immateriale), l'appassimento e il Recioto di Soave e l'organizzazione sociale fatta dai 3.000 viticoltori riuniti in una cooperazione virtuosa , che ogni giorno con fatica coltivano le uve che crescono sui suoli vulcanici e calcarei della denominazione. Valori e tradizioni centenari, tramandati di generazione in generazione e che oggi sono ancora vivi e portati avanti dai giovani che si stanno affacciando su questo mondo.

Un lavoro iniziato nel 2006 con la pubblicazione di "Un paesaggio Soave" che prima di tutti ha riconosciuto come valore intrinseco tutti quegli elementi distintivi e identitari di un territorio che da più di 200 anni è dedito alla viticoltura; nel 2015 l'edizione di "origine, stile e valori" pone le basi al lavoro coordinato dal Consorzio, che ha portato al riconoscimento come Primo Paesaggio Storico Rurale Italiano; infine la scrittura della candidatura GIAHS, redatta da Aldo Lorenzoni in collaborazione con Chiara Mattiello e tutto il team del Consorzio che ha lavorato alacremente in questi anni per raggiungere questo risultato

"E' una grande, grandissima soddisfazione - spiega Sandro Gini, presidente del Consorzio Tutela Vino Soave - che mette Soave tra i più importanti sistemi agricoli e vitivinicoli al mondo, per la sua capacità di mantenere tradizioni centenarie, pur nella innovazione che deve contraddistinguere un sistema produttivo moderno, efficiente e capace di produrre reddito. Soave diventa esempio per l'intera umanità e di questo non possiamo che essere felici."

"Il riconoscimento non è un traguardo ma un punto di partenza, - dice Aldo Lorenzoni, direttore del Consorzio - fatto dai tanti progetti che stiamo impostando per la conservazione dinamica di questo sito che è considerato unico al mondo. Tutto il sistema produttivo, attraverso questi progetti sta andando nella stessa direzione, fatta di sostenibilità e di fiducia nel futuro."

giovedì 6 dicembre 2018

Vino e ricerca. Lo stato dell'arte sulle malattie del legno della vite al centro del convegno internazionale ICGTD

Si svolgerà in Canada l'XI° workshop internazionale sulle malattie del legno della vite. Scienziati e membri del settore della vitivinicoltura di tutto il mondo si riuniscono per presentare, condividere e discutere gli ultimi risultati della ricerca nella lotta contro questa temibile calamità.




L'XI° workshop internazionale sulle malattie del legno della vite si terrà a Penticton, nella British Columbia in Canada dal 7 al 12 luglio 2019. Organizzato dall'International Council on Grapevine Trunk Diseasese (ICGTD) e patrocinato dall'International Society for Plant Pathology, (ISPPl), l'evento che si svolge a cadenza biennale riunisce scienziati e membri del settore vitivinicolo di tutto il mondo tra cui il Dr José Ramón Úrbez Torres, di Agricoltura e Agri-Food Canada, uno dei principali ricercatori mondiali contro queste malattie. Argomenti trattati al convegno saranno eziologia, rilevamento e identificazione dei patogeni, biologia, epidemiologia, interazioni ospite-patogeno e gestione della malattia del legno della vite.

In ambito scientifico con l’acronimo GTD (grape trunk diseases) si distinguono malattie fungine causate da patogeni molto diversi tra loro. Alcune di queste sono ben note da tempo, come per esempio il mal d'esca, che è attualmente la più diffusa e grave malattia in molte zone viticole del mondo e in particolare in Europa. Queste malattie non sono realmente curabili. L'unica possibilità per ridurre l'incidenza di questi patogeni è la prevenzione, attraverso un complesso di attenzioni da osservare in tutta la vita del vigneto. La regressione dei sintomi sulle singole piante può essere perseguita, sebbene con risultati non sempre certi, attraverso il rinnovo del tronco, il reinnesto o la dendrochirurgia. Le GTD sono considerate uno dei principali fattori biotici che riducono sia la resa che la durata della vita dei vigneti, il che si traduce in sostanziali perdite economiche insostenibili per l'industria vinicola e vinicola mondiale.

L'emergere di queste malattie all'inizio degli anni '90 e l'urgente bisogno da parte dei coltivatori e dell'industria di strategie di gestione efficaci hanno focalizzato l'attenzione degli scienziati di tutto il mondo. Di conseguenza, in un incontro in California svoltosi nel luglio del 1998 partecipanti e membri fondadtori hanno concordato e sviluppato struttura e obiettivi del Consiglio internazionale sulle malattie della patologia della vite. Da allora, l'obiettivo principale dell'ICGTD è stato quello di promuovere la scienza e incoraggiare collaborazioni e scambi di informazioni tra scienziati e partner industriali, su questioni relative alla GTD.

Una sessione dedicata del convegno dal titolo "Gestione delle malattie del tronco della vite" si terrà venerdì 12 luglio. Specificamente indirizzata a vivaisti e viticoltori, fornirà risposte concrete attraverso le ultime ricerche sulle strategie di gestione e le prospettive future per questa temibile calamità. Inoltre, il workshop includerà un tour in campo per mostrare l'industria vitivinicola della Okanagan Valley.

Storico dei convegni ICGTD:

1999 Siena, Italy

2001 Lisbon, Portugal

2003 Christchurch, New Zealand

2005 Stellenbosch, South Africa

2006 Davis, California, USA

2008 Florence, Italy

2010 Santa Cruz, Chile

2012 Valencia, Spain

2014 Adelaide, Australia

2017 Reims, France

2019 Penticton, British Columbia, Canada

Ulteriori informazioni comprese le scadenze per la presentazione degli abstract, la registrazione e la prenotazione di alloggi su: icgtd.ucr.edu/

mercoledì 5 dicembre 2018

Vino e mercati. Brexit: le conseguenze per il settore vitivinicolo italiano

Il convegno organizzato da Unione Italiana Vini ha analizzato le conseguenze per il settore vitivinicolo ed i possibili scenari dell'uscita della Gran Bretagna dall'UE. 





 “Il tema della Brexit è di estrema attualità per la politica e l’economia dell’Unione Europea. La piazza anglosassone, per il vino italiano ha una valenza particolare, in quanto è il terzo sbocco di mercato con circa 3 milioni di ettolitri esportati e un fatturato di circa 800 milioni di euro ogni anno. Al di là del valore economico, il commercio del vino rappresenta una buona pratica di scambio che non riguarda solo merci e servizi, ma i suoi flussi veicolano e permettono la circolazione anche di valori, cultura e tradizione. Garantire un mercato fluido e senza ostacoli è perciò di vitale importanza sia per l’Unione sia per la Gran Bretagna stessa. Alle nostre imprese servono risposte e questo seminario si pone l’obiettivo di approfondire alcuni temi cruciali, proponendo possibili scenari post-Brexit nei quali tutti noi dovremo abituarci a pensare al Regno Unito come a un Paese extra UE”.

Con queste parole Ernesto Abbona, presidente di Unione Italiana Vini, ha aperto il Convegno dal titolo: “BREXIT: le conseguenze per il settore vitivinicolo italiano” svoltosi alla Luiss School of Law di Roma. Durante l’incontro, organizzato da UIV e Luiss, sono intervenuti Jill Morris (Ambasciatore britannico a Roma), Simon Stannard (Direttore Affari Europei della Wine and Spirit Trade Association del Regno Unito),  Ignacio Sanchez Recarte (Segretario Generale del Comité Européen Entreprises Vins), Luciano Nieto (capo segreteria tecnica Ministero Politiche Agricole, Alimentari, Forestali e del Turismo), Lamberto Frescobaldi (vicepresidente di Unione Italiana Vini), Beatrice Covassi (Capo della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea) e Daniela Corona (Responsabile accademica Master in Food Law della Luiss School of Law), che ha moderato il seminario con Paolo Castelletti (Segretario Generale di Unione Italiana Vini).

“La speranza di tutto il settore vitivinicolo – continua Ernesto Abbona – è che con l’accordo siano definiti scenari certi, perché le imprese possano investire in contesti economici stabili, nei quali le regole e le procedure siano chiare, consolidate e condivise. Pertanto, auspichiamo si giunga ad un testo che assicuri un periodo di transizione di due anni, in modo tale che le norme d’esportazione non cambino repentinamente e il comparto possa arrivare preparato ad affrontare la nuova situazione. In generale, però, indipendentemente da quale sarà lo scenario post-Brexit, UE e UK dovranno cercare di rafforzare i legami mantenendo un dialogo costruttivo utile ad assicurare un sistema favorevole al business. In questo senso, gli strumenti e le soluzioni necessarie – termina il presidente Ernesto Abbona – dovranno essere sviluppate attraverso un confronto aperto fra le diverse parti coinvolte in un’ottica di ‘win-win’ approach, un metodo di lavoro tanto caro alla cultura anglosassone e simbolicamente vicino al nostro motto ‘wine-wine’ approach, ovvero quella capacità di sedersi attorno ad un tavolo per trovare insieme le migliori strategie di risposta alle domande complesse”.

“Il Regno Unito – spiega Jill Morris, Ambasciatore britannico in Italia – è un grande sbocco di mercato per i vini italiani e la forte ammirazione che i britannici nutrono per l’Italia è dimostrata anche dal crescente numero di turisti britannici alla ricerca di esperienze eno-gastronomiche sopraffine verso il ‘bel Paese’. La cultura eno-gastronomica è solo un aspetto della forte partnership che lega la Gran Bretagna e l’Italia, un rapporto che di certo Brexit non potrà recidere. La scelta del popolo britannico di lasciare l’Unione Europea non si tradurrà in un voltare le spalle ai partner europei. A prova di ciò, basti considerare l’impegno profuso dai negoziatori e dal governo britannico relativamente al testo dell’accordo di recesso. In attesa del voto decisivo sul trattato di separazione da parte dei parlamenti britannico ed europeo, il testo ha ricevuto l’avallo dei leader dei 27 Stati Membri durante il Summit straordinario dello scorso 25 novembre. Il Regno Unito è pronto a lavorare al fianco dell’UE per definire la struttura della futura partnership affinché renda giustizia e traduca un documento la profonda e storica relazione tra Regno Unito e Unione Europea. Restiamo europei – assicura Jill Morris – pur lasciando le istituzioni di Bruxelles, e lavoreremo in piena armonia con i partner del vecchio continente per assicurare stabilità, sicurezza e prosperità all’Europa.”

martedì 4 dicembre 2018

Giornata Mondiale del Suolo: più cibo da un suolo più nutrito e più sano

Il Convegno Assofertilizzanti e CREA su “Fertilizzazione sostenibile per la sicurezza alimentare”.





In occasione della Giornata Mondiale del Suolo, che si celebra il 5 dicembre per valorizzare una risorsa preziosa, fragile e non rinnovabile, da cui dipende la vita dell’uomo, Federchimica Assofertilizzanti e CREA in collaborazione con UNIBO, UNITE e le società scientifiche SISS, SICA e SIA propongono un seminario di approfondimento sulle tematiche connesse all’uso sostenibile dei fertilizzanti per la sicurezza alimentare.

L’incontro che si terrà a Roma presso la Società Geografica Italiana (dalle ore 09:00 alle ore 13:00), intende stimolare la riflessione su un tema caldo per un’opinione pubblica disorientata che, da una parte è abituata a contare su una disponibilità illimitata di cibo senza porsi troppe domande, mentre dall’altra è vittima di luoghi comuni e disinformazione.

“Chimica non è sinonimo di veleno – spiega Anna Benedetti, dirigente di ricerca CREA, presidente SISS e National Focal Point della Global Soil Partnership FAO - Tutti gli organismi viventi sono basati sulla chimica, tutte le reazioni metaboliche che avvengono in un organismo vivente sono chimica, nel suolo abbiamo i processi che regolano i servizi ecosistemici che si basano su processi chimici.  È impensabile non fertilizzare un suolo da destinare ad agricoltura, nel lungo periodo porterà alla perdita della fertilità e della produttività stessa, compromettendo quindi sia la possibilità di avere cibo sufficiente sia la biodiversità definita come il capitale naturale pro capite”.

Il suolo in cifre.

·    Da esso dipende oltre il 95% della produzione di cibo.

·    Nel mondo ogni mezz’ora se ne perdono 500 ha per le cause più diverse (erosione, inquinamento, cementificazione, ecc).

·    Oggi oltre il 33% dei suoli mondiali è affetto da forti limitazioni per la produzione di alimenti e nei paesi industrializzati le terre da destinare all’agricoltura sono ormai limitatissime.

·    Per formare 1 cm di suolo fertile necessitano dai 100 ai 1000 anni a seconda del clima, del substrato litologico (cioè della roccia sottostante al suolo), dell’impatto antropico, ecc.

·    La biodisponibilità per le colture di elementi nutritivi viene regolata dai microrganismi del suolo che mineralizzano la frazione organica ed essi vivono nei primi 5 cm di suolo.

·    Nel suolo troviamo oltre il 90 % della biodiversità del pianeta in termini di organismi viventi.

·    Se la biodiversità viene definita come il capitale naturale pro capite dal quale trovare approvvigionamento di cibo per le popolazioni della terra, mal gestire il suolo e perderne la fertilità significa perdere o limitare fortemente la capacità produttiva.

·    La FAO ha stimato che se da oggi, a livello mondiale, si iniziasse a praticare una gestione sostenibile del suolo, si otterrebbe un incremento del 56% delle produzioni, a fronte di una popolazione che nel 2050 sarà aumentata del 60% rispetto all’attuale.

Una Gestione sostenibile della fertilizzazione tutela l’ambiente e l’agricoltore, ma al tempo stesso assicura rese elevate e risparmi energetici ed economici. Conservare il suolo significa anche utilizzare fertilizzanti di qualità, controllati e sicuri per l’operatore e che restino fuori dalla catena alimentare. Una fertilizzazione sostenibile, nell’ottica dell’economia circolare, è vantaggiosa sia per l’ambiente – grazie ai prodotti di nuova generazione ottenuti dal riciclo delle biomasse agricole e dagli scarti delle produzioni primarie - sia per l’occupazione in quanto si crea una filiera positiva, attraverso il riutilizzo degli elementi nutritivi, con costi decisamente inferiori nella produzione del fertilizzante rispetto alla sintesi di molecole a livello industriale.

“Il suolo è una risorsa indispensabile e va lavorato e coltivato senza depauperarlo. Per questo è necessario reintegrare gli elementi nutritivi che vengono consumati. I fertilizzanti sono fattori fondamentali per nutrire la terra e per ottenere raccolti di qualità. Prendersi cura della terra e dell’ambiente che da essa trae vita è il principale monito che guida il pensiero e l’agire della nostra associazione.” dichiara Giovanni Toffoli, Presidente di Federchimica Assofertilizzanti.

lunedì 3 dicembre 2018

Vitivinicoltura e ricerca, l'utilizzo dei lieviti selvaggi migliora la qualità del vino in presenza di climi più caldi

Alcuni ricercatori dell'Università di Adelaide hanno scoperto che l'utilizzo dei lieviti naturalmente presenti sull'uva possono migliorare i vini prodotti in presenza di climi più caldi. Lo studio, pubblicato su Scientific Reports della rivista Nature, si concentra sugli effetti del lievito Lachancea thermotolerans.




L'importante ricerca a cura di Vladimir Jiranek, professore di enologia e capo del Dipartimento di Scienze enogastronomiche presso l'Università di Adelaide e Ana Hranilovic, dottoranda presso l'ARC Training Center for Innovative Wine Production, con il supporto dell'Università di Bordeaux, Charles Sturt University, CSIRO e Laffort Oenology, ha mostrato un potenziale nuovo modo per gli enologi di migliorare la qualità del vino con uve coltivate in presenza di climi caldi utilizzando diversi ceppi di lieviti naturali.

L'eccessiva maturazione delle uve dovuta all'aumento delle temperature globali a causa dei cambiamenti climatici, produce zucchero in eccesso che viene così convertito in etanolo durante la fermentazione. Ciò significa vini altamente alcolici e con livelli scarsi in acidità. Questo sbilanciamento non è un buon presupposto nella produzione di vini di qualità e che di fatto non va incontro ai gusti di mercato, sempre più attento e consapevole.

Lo studio in tal senso ha evidenziato che alcuni ceppi di lieviti naturali hanno effetti benefici sulla produzione di vino concentrandosi principalmente su Lachancea thermotolerans conosciuto per le sue capacità di produrre alti livelli di acido lattico. Questo lievito però, così come altri della stessa specie, non può essere utilizzato da solo, perché non in grado di consumare tutti gli zuccheri dell'uva. Devono essere usati quindi in combinazione con i tipici lieviti del vino, ovvero quelli comunemente chiamiati Saccharomyces cerevisiae.

Ulteriori ricerche quindi si focalizzeranno sullo studio di queste diverse miscele di lieviti e la loro influenza sul gusto e la qualità del vino.

venerdì 30 novembre 2018

Mercato del vino, Deloitte: l'Italia è il paese più competitivo del mondo

L'analisi di Deloitte per conto di FranceAgriMer, ha messo in evidenza l'Italia come Paese più competitivo del mondo. La ricerca presentata lo scorso novembre a Vinitech.




Lo studio a cura di Deloitte, una delle più grandi aziende di servizi di consulenza e revisione del mondo, ha preso in considerazione tredici paesi produttori di vino utilizzando 70 indicatori suddivisi in sei temi diversi da Deloitte per conto di FranceAgriMer per produrre una panoramica della concorrenza nel mercato mondiale del vino nel 2017.

Basando la sua ricerca sulle statistiche 2016, l'azienda ha presentato la sua 20a analisi macroeconomica. Sebbene la metodologia della versione 2017 sia cambiata, la classifica è praticamente la stessa, posizionando l'Italia al primo posto con un totale di 659 punti, seguita da vicino dalla Francia con un punteggio di 653. Al terzo posto la Spagna che, con 602 punti, scala la classifica dopo essere scesa al 5° posto nel 2016.

I tre paesi europei e i principali produttori mondiali sono sfidati da tre paesi dell'emisfero meridionale: Australia, Cile e Stati Uniti (rispettivamente terzo, quarto e quinto). Per il resto della classifica, FranceAgriMer mette in evidenza due paesi: la Cina, che ha uno dei più grandi vigneti del mondo, e la Germania, che è salita di tre posizioni rispetto alla classifica del 2016.

Il nostro Paese mantiene la sua posizione di leadership a livello mondiale grazie alla produttività dei vigneti, in particolare quelli del Prosecco. Altri fattori considerati sono l'ampiezza della gamma di vini in termini di categorie di prodotto, il packaging, i servizi e l'adattamento dei profili del prodotto per soddisfare la domanda. Inoltre, le vendite sono sostenute da una significativa quota di mercato delle esportazioni - pari al 40% della produzione - e da una ripresa dei consumi interni. Infine, l'adattamento al marketing e al packaging è considerato molto dinamico e come evidenziato da FranceAgriMer, i prezzi competitivi.

Lo studio mostra però alcuni punti deboli, vale a dire la dipendenza dell'Italia da tre mercati principali (Stati Uniti, Germania e Regno Unito), i suoi bassi margini di vendita e le dimensioni delle sue PMI, troppo piccole per essere realizzate in determinati mercati di esportazione.

giovedì 29 novembre 2018

Mercato mondiale del vino: le tendenze nascono nelle grandi città

Le tendenze del mercato mondiale del vino sono trainate dai grandi agglomerati urbani. In uno studio emerge la Francia con Parigi prima in classifica. In Italia Milano al quarto posto.




In vista della prima edizione nella capitale francese, Wine Paris, grande evento inedito nato dall’unione di Vinisud, fiera mondiale dei vini meridionali e VinoVision Paris, salone internazionale dei vini settentrionali, ha commissionato uno studio sul consumo e la distribuzione del vino nei grandi agglomerati urbani a livello mondiale con il supporto del JFL Conseil/XJ Conseil, analyses et décisions. Nella classifica, oltre a Milano, emerge anche la posizione di Roma che si piazza all’ottavo posto.

Lo studio ha messo in risalto che una grande fetta di mercato e di consumo si concentra nelle grandi città. In totale, il 54,9% della popolazione mondiale vive in città, una percentuale che tende a crescere nei principali paesi consumatori di vino: l’83 % degli inglesi, l’82 % degli americani, l’80 % dei francesi, l’80 % degli spagnoli e il 77 % dei tedeschi vivono, comprano e consumano il loro vino in città.

Con un consumo di vino equivalente a 5,3 milioni di ettolitri nel 2017, equivalente a 709 milioni di bottiglie, l’agglomerazione di Parigi precede la conurbazione della Ruhr (Essen, Dortmund, Duisbourg), in Germania, il cui consumo lo stesso anno è stato di 4 milioni di ettolitri (537 milioni di bottiglie). Sul podio, al terzo posto, si piazza Buonos Aires con 3,6 milioni di hl.

Seguono Milano (3,3 milioni di hl) e Londra (2,95 milioni di hl), rispettivamente in quarta e quinta posizione. La classifica prosegue poi con New York (2,8 milioni di hl), Los Angeles (2,2 milioni di hl), Roma (1,7 milioni di hl), Berlino (1,95 milioni di hl) e Tokyo (1,2 milioni di hl), unica città asiatica di questo ranking. Interessante notare il fatto che l’Italia ha ben 2 città presenti all’interno di questa classifica che conta appena 10 posizioni.

Consumatori, opinion leader e distributori scandiscono tempo e tendenze. New York, Parigi e Londra annoverano numerosi punti di distribuzione on e off-trade, rispettivamente 38.900, 23.750, 17.500, mentre solo 13.350 nella Ruhr. Se rapportato alla popolazione, questo dato fa di Parigi l’area di distribuzione più densa al mondo.

La posizione leader della capitale francese è animata da una rete importante di opinion leader (20.000 hotel e ristoranti, wine bar, caffé, 1.100 enoteche, 1.990 grossisiti, 142 stellati della Guida Michelin…). Parigi offre ai consumatori francesi così come ai milioni di turisti e uomini d’affari internazionali che accoglie (33,8 milioni nel 2017) una vetrina eccezionale per i grandi vini, con una diversità ineguagliabile di territori e produzioni.

I grandi agglomerati urbani, con in testa Parigi, sono inoltre il luogo dove nascono le tendenze e le mode relative al consumo. La domanda di vini naturali, di vini bio o l’interesse per il vino rosato sono fenomeni il cui inizio può essere tracciato proprio a Parigi.

Wine Paris è il primo grande evento internazionale rivolto ai professionisti del vino a Parigi e avrà luogo dall’11 al 13 Febbraio 2019 all’Expo Porte de Versailles, Parigi. 2.000 espositori, 25.000 visitatori, di cui il 35% internazionali. Un’opportunità per degustare le nuove annate, condividere esperienze, fare nuove scoperte e osservare le tendenze internazionali.

martedì 27 novembre 2018

Vino e territori, nasce “San Casciano Classico”

Formalizzata la costituzione dell’Associazione San Casciano Classico da parte di alcune aziende del territorio con lo scopo di promuovere e tutelare le aziende vitivinicole del Comune di San Casciano in Val di Pesa, situate all’interno del territorio di produzione del Chianti Classico, e la loro millenaria tradizione.





Il nome San Casciano Classico è stato scelto per sottolineare attraverso il termine “Classico” l’appartenenza dei vini ad una famiglia ben più grande: quella appunto del Chianti Classico Gallo Nero.

L'Associazione senza finalità di lucro, nasce dalla comune volontà delle aziende fondatrici di promuovere, tutelare e valorizzare il vino prodotto in questo particolare territorio, sviluppandone le tradizioni rurali e mettendo in risalto le sue particolarità geologiche e climatiche, che danno forma a vini di grande personalità e diversità.

L’idea di creare un’associazione di viticoltori è nata oltre 5 anni fa e si è conclusa proprio in questi giorni con la sottoscrizione dell’atto costitutivo da parte di più di 20 aziende del territorio, un insieme complesso e, a volte, eterogeneo ma con obbiettivi comuni. Aziende che si sono trovate già più volte in passato a collaborare, sia nella creazione e nella partecipazione ad eventi promozionali sul territorio, che nello scambio di conoscenze tecniche e scientifiche.

Il Consiglio Direttivo dell’associazione neoformata è così composto: Presidente Antonio Nunzi Conti (Tenuta Villa Barberino – Famiglia Nunzi Conti), Vicepresidente Niccolò Montecchi (Az. Agr. Villa del Cigliano), Tesoriere Maddalena Fucile (Az. Agr. Fattoria Cigliano di Sopra) e i Consiglieri Duccio Corsini (Az. Agr Villa Le Corti) e Alessandro Palombo (Az. Agr Fattoria di Luiano).

Nel raggiungimento di questi obbiettivi l'associazione si propone di organizzare una serie di eventi ed iniziative, in programma dal 2019, per far conoscere, valorizzare e promuovere i vini Chianti Classico del Comune di San Casciano in Val di Pesa. Inoltre, in collaborazione con la comunità scientifica, sarà compito dell’associazione portare avanti uno studio approfondito delle caratteristiche pedologiche e climatiche del territorio sancascianese e la loro relazione con i vini prodotti, per poterne poi comunicare i risultati alla stampa e al grande pubblico.

ELENCO SOCI FONDATORI

AZ. AGR. MORI CONCETTA DI BECCATTELLI MASSIMO
TENUTA VILLA BARBERINO DELLA FAMIGLIA NUNZI CONTI
SOCIETA’ AGRICOLA BRUSCOLA
BERINGER BLASS ITALIA – CASTELLO DI GABBIANO
CONTE GUICCIARDINI DI FERDINANDO GUICCIARDINI
SOCIETA’ AGRICOLA FATTORIA DI LUIANO DI ANTONIO PALUMBO E C.
FATTORIA POGGIOPIANO DI BARTOLI STEFANO
FATTORIA VALLACCHIO DI CAINI ALBERTA
IL TORRIANO DI FRANCECO ROSSI FERRINI
LE CORTI SPA
SOCIETA’ AGRICOLA IL PALAGIO WINE ESTATE
AZ. AGR. CIGLIANO DI SOPRA
AZ. AGR. PODERE LA VILLA DI TACHIS ILARIA
SOCIETA’ AGRICOLA VILLA S. ANDREA
AZ. AGR. SOLATIONE
TERRE DI PERSETO AZ. AGR. DI MARTELLI NICCOLO’
VILLA DEL CIGLIANO DI ANNA BERNABEI MONTECCHI
BERNABEI NICCOLO’
FATTORIA SAN MICHELE A TORRI
AZ. AGR. DI MONTEPALDI
AZ. AGR. POGGIO BORGONI DI PAOLO SALVINI
CARUS VINI SOCIETA’ AGRICOLA
ANTINORI SOCIETA’ AGRICOLA
POGGIO TORSELLI SOCIETA’ AGRICOLA
VILLA MANGIACANE

lunedì 26 novembre 2018

Berebene, in crescita i vini con il miglior rapporto qualità prezzo. I premiati sulla guida del Gambero Rosso

Ventinovesima edizione per la guida Berebene 2019 di Gambero Rosso, che recensisce le migliori etichette italiane al di sotto dei 13 euro. 895 i vini che si sono aggiudicati il Premio rapporto qualità/prezzo, in netto aumento rispetto all’edizione precedente che vantava 773 etichette.






Valutare l’eccellenza del prodotto vinicolo anche in rapporto al proprio valore: è questo lo scopo della guida Berebene di Gambero Rosso, che da oltre 30 anni accompagna nella crescita le migliori aziende del comparto con un fitto calendario di eventi nazionali ed internazionali per ampliare la cultura del vino in Italia e nel mondo coinvolgendo esperti, trade e appassionati.

“Gambero Rosso conferma nuovamente e con forza il suo supporto al comparto vitivinicolo italiano” dichiara il Presidente Paolo Cuccia “Berebene è una guida completa in cui sono presenti tutte le tipologie delle produzioni vinicole, simbolo delle eccellenze e dell’autenticità della nostra penisola con la caratteristica, tutta italiana, di offrire vini di altissima qualità a prezzi competitivi; di ciò potranno giovare sia i consumatori appassionati che il mondo della distribuzione e della ristorazione.”

Protagonisti della guida Berebene sono i vini acquistati con attenzione in enoteca o al supermercato per aiutare i fruitori nella scoperta delle denominazioni da quelle più conosciute, prodotte dalle grandi cantine cooperative, a quelle delle piccole realtà che solo il panorama vitivinicolo italiano è in grado di offrire. Da quest’anno una novità: insieme alle enoteche classiche, alla fine di ogni regione sarà possibile trovare anche wine bar, luoghi dove accompagnare grandi bottiglie a varie offerte gastronomiche.

I Premi Nazionali miglior rapporto qualità/prezzo vanno quest’anno per i bianchi al Lugana Tre Campane ’16 di Marangona, al Verdicchio dei Castelli di Jesi Cl. Sup. La Staffa ’17 dell’azienda La Staffa e al Sicilia Bianco Adènzia ’17 di Baglio del Cristo di Campobello; mentre per i rossi al Trentino Marzemino Castel Frimian’16 di Mezzacorona, al Morellino di Scansano Vignabenefizio ’17 dei Vignaioli del Morellino di Scansano e al Primitivo di Manduria Lirica ’16 dei Produttori di Manduria. Senza escludere il vasto patrimonio dei vini rosati; quindi un plauso va al Valtènesi Riviera del Garda Cl. Chiaretto Rosagreen ’17 di Pasini San Giovanni, al Cerasuolo d’Abruzzo Baldovino ’17 de I Fauri e al Cirò Rosato ’17 dell’azienda Malena.

I Premi Regionali miglior rapporto qualità/prezzo vanno a Valle d’Aosta Nebbiolo Barmet ’17 di Caves Cooperatives de Donnas per la Valle d'Aosta, al Grignolino del M.to Casalese ’17 di Vicara per il Piemonte, al Riviera Ligure di Ponente Pigato ’17 di Fontanacota per la Liguria, all’OP Buttafuoco Cerasa ’17 di  Andrea Picchioni per la Lombardia, al Trentino Marzemino Heredia ’16 della Cantina Sociale di Trento per il Trentino, a A. A. Pinot Bianco Plötzner ’17 della Cantina Produttori San Paolo per l’Alto Adige, al Valpolicella Sup.Case Vecie ’16 di Brigaldara per il Veneto, al FCO Chardonnay ’17 di Ronchi di Manzano per il Friuli Venezia Giulia, al Romagna  Albana Secco Arlùs ’17 di Trerè per l’Emilia Romagna, al Vermentino ’17 di San Ferdinando per la Toscana, al Verdicchio di Matelica ’17 di Bisci per le Marche, Rubicola ’17 di Pomario per l’Umbria, ad Cesanese di Olevano Romano Sup. Silene ’16 di Damiano Ciolli per il Lazio, all’Abruzzo Pecorino ’17 di Antonio Costantini per l’Abruzzo, al Molise Rosso Monterosso I Costali ’16 di Tenimenti Grieco per il Molise, alla Falanghina del Sannio ’17 di Mustilli per la Campania, al Verbo Malvasia ’17 di Cantina di Venosa per la Basilicata, al Castel del Monte Rosso Pezzalaruca ’15 di Conte Spagnoletti Zeuli per la Puglia, al Libìci ’15 di Casa Comerci per la Calabria, al Peloro Rosso ’16 di Le Casematte per la Sicilia e al Vermentino di Gallura Petrizza ’17 di Masone Mannu per la Sardegna.

giovedì 22 novembre 2018

La Cina introduce un suo proprio sistema di rating per il vino

La notizia riportata da The Drink Business: la Cina adotterà un nuovo sistema di rating per giudicare la qualità del vino prodotto sia all'interno del Paese sia quello di importazione che non si baserà più sui tradizionali sistemi di rating in centesimi e ventesimi, usati da molti critici a livello internazionale, ma su quello dei gusti del consumatore cinese.




Il sistema di fatto è stato ufficialmente introdotto il 18 Novembre scorso a Shanghai dalla China Alcoholic Drinks Association (CADA) - organizzazione che supervisiona il settore degli alcolici controllata dal ministero degli Interni -, la China National Food Industry Association e la Chinese Society for Horticultural Science.

Il nuovo sistema di rating, secondo il CADA, è stato presentato come una “dimostrazione di fiducia" verso la capacità produttiva di vino del Paese, la sua industria vinicola e mercato di consumo. Questo in sostanza sembra essere in linea con il tono generale della Cina, più sicuro e assertivo nella scena globale, poiché il peso del paese cresce nei campi della politica globale, dell'economia e della cultura. Il settore vitivinicolo si rispecchia in questo con la spinta a produrre vini cinesi "di livello mondiale", con cantine supportate dallo stato o progetti supportati, e che ora lancia "un sistema di classificazione del vino con caratteristiche cinesi" rivolto a tutti i vini venduti in Cina.

Come spiegato a dbHK, Wang Zuming, segretario generale della divisione vini del CADA che ha il compito di formulare la valutazione del vino, "la valutazione dei vini sarà basata principalmente su colore, aroma, gusto e corpo, similmente ai criteri universali. Il sistema di valutazione utilizzerà una scala di punteggio di 10 punti, diversa dal più popolare sistema a 100 punti comunemente utilizzato  dalla critica internazionale". In questa prima fase di lancio, il sistema di classificazione non è ancora obbligatorio per tutti i vini venduti in Cina. Ma Wang ha aggiunto che in futuro "il sistema potrebbe servire come base per la formulazione di un sistema di raccomandazione nazionale ed a quel punto, la maggior parte dei vini venduti in Cina adotterà questo sistema".

Ancora non sono chiari i nomi responsabili del rating, ma all'evento di presentazione del progetto è stato annunciato che ci sarà una giuria composta principalmente da membri di CADA e China Wine & Viticulture Technology Association. Maggiori dettagli sul sistema di valutazione seguiranno mentre il CADA prevede di pubblicare ulteriori materiali esplicativi.

Secondo l'associazione, il sistema è stato creato per soddisfare i gusti e i palati dei consumatori di vino cinesi, tenendo conto delle tradizioni culinarie del Paese. Di fatto le preferenze di gusto sono davvero diverse in Cina. Alla Prowine China della scorsa settimana, Li Demei, il più esperto enologo cinese, ha delineato le differenze regionali nelle preferenze del vino basate su diversi tipi di cibo cinese, e Simon Zhou di Ruby Red è andato oltre affermando che il concetto di abbinamento vino e cibo è "inesistente" in Cina e ad tutt'oggi è ancora un argomento difficile da affrontare.

La tradizione gastronomica in Cina è quella che si definisce "cultura della tavola rotonda", in cui tutti si siedono attorno a un tavolo da pranzo rotondo e condividono una serie di piatti senza un ordine particolare, rendendo l'abbinamento con il vino un compito difficile. Ma la Cina è destinata a diventare il secondo maggior consumatore di vino al mondo entro il 2021 ed il successo dei vini per produttori e importatori sarà legato alla comprensione dei diversi consumatori di vino regionali e delle loro abitudini culinarie.

Il richiamo del lucroso mercato dei consumatori in Cina è anche rafforzato nelle ultime ricerche dei ricercatori della Geisenheim University in Germania. La Cina è classificata come il mercato di esportazione di vino più attraente al mondo sulla base di un'indagine di oltre 2.300 esperti nel commercio del vino durante Prowein a Dusseldorf. Ma quanto sarà efficace il nuovo rating e in che modo il mercato e i produttori risponderanno ad esso, in un clima in cui il ruolo dei critici del vino sta gradualmente diminuendo, è ancora da vedere.

Vino e export. Confagricoltura: incontri b2b per promozione settore vitivinicolo italiano paesi terzi

Confagricoltura, attraverso Confagri Promotion, dedicato alla internazionalizzazione delle aziende vitivinicole, organizza, in questi giorni, un doppio appuntamento di incontri b2b - il primo nell’Oltrepo Pavese e il secondo a Verona - , con operatori provenienti da Usa, Canada, Singapore, Taiwan e Vietnam.  




I vini italiani sono sempre più apprezzati nel mondo e mercati come Usa, Canada, Singapore, Taiwan e Vietnam sono molto interessanti per il vino italiano, in cui le aziende possono trovare nuovi sbocchi commerciali grazie al progetto promosso dall’Organizzazione degli imprenditori agricoli.

"Il vino italiano è trendy, sinonimo di qualità ed è il prodotto agroalimentare più venduto in assoluto. Obiettivo di questi nostri appuntamenti d’affari è quello di offrire nuove opportunità alle nostre imprese proprio in quei Paesi dove si aprono spazi importanti di business", ha sottolineato Confagricoltura.

Il mercato degli Stati Uniti, ha ricordato Confagricoltura, è fondamentale per i nostri vini. E’ un Paese con cui l’Italia vanta ottimi rapporti commerciali, che negli ultimi anni si sono ulteriormente rafforzati. Gli americani hanno una buona cultura del vino e i consumi sono in crescita costante, grazie all’ampiezza della popolazione e al suo elevato potere di acquisto. Il Canada è la quinta destinazione internazionale per i vini italiani. L’Italia è il terzo maggiore fornitore di vino, dopo USA e Francia, e il 34% del vino italiano è diretto proprio in Ontario ($160milioni). 

Ottime prospettive di crescita, che si attestano sul 3% annuo, per il nostro vino anche a Singapore. La popolazione, a maggioranza cinese, ama le nostre etichette. Taiwan è un mercato piccolo, ma potenzialmente molto interessante: 23 milioni di abitanti con una elevata capacità di spesa. Quello vietnamita, infine, è tra i Paesi asiatici, a parere di Confagricoltura, il mercato dalle maggiori potenzialità, grazie alla sua stabile velocità di crescita, pari al 7%.

L´iniziativa di Confagricoltura ha previsto un doppio appuntamento b2b. Il primo nell’Oltrepo Pavese e il secondo a Verona. In ognuna delle tappe, oltre agli incontri sono previste visite alle cantine. Le aziende dell'Oltrepo Pavese che hanno partecipato sono: Molino di Rovescala, Vini fratelli Tosi, Tenuta Riccardi, Giorgi Pierluigi e Franco, Castel de Lupo, Fratelli Pastore, Vini Doria, Piccolo Bacco dei Quaroni, Torre degli alberi, Isimbarda, Villa Antica, Dezza Ottavio, Tenuta Mazzolino, Ca del Gè, Castello di Luzzano, Cantina Vercesi Nando e Conte Vistarino.

A Verona, invece, le 20 aziende intervenute provengono da tutto il territorio italiano: Rossovermiglio (Bn), Busio Vini (At), Mirabella (Bs), Tenuta Borgo Conventi (Go), Azienda agricola Bertarole (Vr), Tenute Nardi (Si), Cormòns (Go), Enotria (Kr), Cantine Bonacchi (Pt), Vini Elisabetta Abrami (Bs), Cà De Rocchi-Tinazzi (Vr), San Salvatore 1988 (Sa), Cà del Monte (Vr), Le Fraghe (Vr), Bonazzi (Vr), Villa Erbice (Vr), Villa Medici (Vr), Fattoria Le Fonti (Fi),Adalia (Vr) e Poggio Bonelli (Si).

martedì 20 novembre 2018

Vino e ricerca. Luigi Manzoni, Conegliano celebra il pioniere della ricerca genetica in ambito enologico

Conegliano celebra i 50 anni dalla sua scomparsa con il "Manzoni 50 Anniversary". Pioniere della ricerca genetica e padre dei famosi Incroci Luigi Manzoni deve la sua celebrità in ambito vitivinicolo per aver creato i rinomati vini che portano il suo nome.




In suo nome il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali ha autorizzato un concorso nazionale: prima edizione e oltre 80 campioni in lizza da tutto il Veneto e da altre 4 regioni d’Italia. Sabato 24 novembre la città che lo ha visto Sindaco (1946-49) si ferma e ne ricorda la poliedrica figura, tanti eventi aperti alla cittadinanza e agli addetti ai lavori. In programma il convegno scientifico per ricordare gli studi condotti dal Professore sull’anatomia della vite e sulle relazioni con la potatura e il mal dell’Esca.

A 50 anni dalla sua scomparsa quella di Luigi Manzoni (1888-1968) è una figura ancora viva e attuale. Un umanista novecentesco per la sua natura poliedrica, è stato professore di Scienze Naturali e Patologia vegetale, Preside della Scuola Enologica (attuale Istituto Statale di Istruzione Secondaria Superiore “G.B. Cerletti” di Conegliano), primo Sindaco di Conegliano dopo la nascita della Repubblica, dal 1946 al 1949. Manzoni è stato infatti ricercatore per 50 anni dando vita a esiti oggi ancora attualissimi, come le misure sperimentali dei consumi d'acqua delle piante in rapporto alle esigenze per le irrigazioni.

"Il frutto delle sue ricerche è diventato patrimonio della nazione attraverso la ricerca che ha portato e prodotto quei vitigni oggi conosciuti con il suo nome - spiega il presidente nazionale delle città del vino, Floriano Zambon, membro del Comitato d'onore delle celebrazioni - sulle sue orme si sta proseguendo quel percorso di rafforzamento delle piante di vite in modo da renderne la coltivazione sostenibile di fronte all'insidia delle diverse patologie".

La Scuola enologica di Conegliano (la più antica d'Italia, fondata nel 1876), in collaborazione con il CREA-VE (centro di ricerca ministeriale sulla vite ed il vino), ha creato un evento speciale in suo ricordo "Manzoni 50 Anniversary" che si terrà sabato 24 novembre nel campus enologico di Conegliano per ricordare e dare merito al suo impegno civile, alla continua e appassionata dedizione allo studio della vite e della ricerca scientifica.

"E' stato un importante punto di riferimento per tutto il settore scolastico e vitivinicolo - spiega il dirigente scolastico, Mariagrazia Morgan - per aver saputo esplorare come illustre e poliedrico ricercatore scientifico i campi della Fisiologia, della Fitopatologia, della Botanica, dell’Anatomia della vite e del Miglioramento Genetico".

Dove il suo nome è rimasto impresso nel marmo è proprio nelle attività filo genetiche, che lo hanno ascritto a inventore, padre e produttore di nuove pregevoli varietà vitivinicole, dando vita a vitigni autoctoni italiani che portano il suo nome.

Per l'occasione si è costituito un Comitato d'onore che vede al suo interno figure di spicco come quelle del Ministro dell'istruzione, Università e Ricerca Marco Bussetti, del Governatore del Veneto Luca Zaia e del Sottosegreterio alle politiche agricole Franco Manzato, un comitato organizzatore con ben 22 elementi del mondo scientifico, della ricerca ed accademico, presieduto da Damiana Tervilli, già preside della Scuola enologica e numerosi partner tecnici ed economici, ben 25 aziende .

In suo nome il Ministero delle politiche agricole ha autorizzato un concorso nazionale: quest'anno si tiene la prima edizione, con un partecipazione di 83 campioni di 61 aziende produttrici in lizza da tutto il Veneto e da altre 4 regioni (Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Lombardia e Lazio) regioni d’Italia.

La giuria arriverà alla scuola enologica  di Conegliano venerdì 16 novembre, esperti da tutta Italia divisi per categorie (vini Bianchi doc, Bianchi Igt, Rossi Igt, Rosati Igt, Spumanti Igt e Vsq, dolci, passiti e liquorosi Doc e Igt) e punteggio in centesimi. Sabato 24 novembre presso l'enoteca veneta i vini campioni saranno premiati nel corso di una cena d'onore con abbinamenti a piatti della tradizione veneta. La serata d'onore su invito sarà accompagnata dalle esibizioni musicali dell'enocoro diretto dal maestro Renato Gava

La modernità della sua ricerca in un convegno. Sabato 24 novembre con inizio alle 9.30 esperti internazionali si troveranno nell'Aula Magna ISISS “G.B. Cerletti” per un Convegno scientifico dal titolo "L’Anatomia della vite e i suoi legami con il complesso del Mal dell’Esca". Organizzato in collaborazione con il CREA-VE, vuole ricordare gli studi condotti dal Professore sull’anatomia della vite e sulle relazioni con la potatura e il mal dell’Esca; proprio collegandosi a questa seconda area di studio si analizzeranno i legami tra il complesso del Mal dell’Esca e il sistema di trasporto della vite. I relatori: Diego Tomasi CREA-VE Federico Caicci UNIPD Dipartimento di Biologia Oliver Viret Centre de compétence vitivinicole et cultures spéciales - Morges Svizzera Michele Borgo Consulente fitopatologo Eugenio Sartori Vivai Cooperativi Rauscedo Moderatrice: Clementina Palese giornalista de “L’Informatore Agrario”. Al termine visita al Museo Luigi Manzoni. Nella storica Bottega del Vino, buffet a cura dell’Istituto Alberghiero “M. Alberini” di Treviso con degustazione dei vini Incroci Manzoni della Scuola Enologica. Si potrà seguire il Convegno in diretta streaming dal sito cerletti.gov.it .

Compie due anni il Museo Luigi Manzoni che trova degna collocazione nello storico reparto di Scienze Naturali all’interno dell’Istituto “Cerletti” dove operò per quasi cinquant’anni. Migliaia di visitatori, anche dall’estero (es. Cina e Giappone). Il percorso museale, nato per volontà di un gruppo di insegnanti e col contributo di centinaia di ex studenti, parla di storia naturale ma anche di innovazione nella fotografia (ricerca scientifica, catalogazione, ingegneria meccanica e fotografia). Curato dai docenti Giuliano Mocchi e Beatrice Raco, affiancati dal Prof. Giovanni Follador, è nato nell'ambito di un lavoro di catalogazione iniziato alcuni anni fa: All'interno pezzi unici come macchine fotografiche dei primi del ‘900, microscopi, vetrini originali, collezioni botaniche vastissime, addirittura un banco ottico lungo più di due metri, che testimoniano la visione pionieristica di Luigi Manzoni nella conduzione delle sue ricerche.

Il suo obiettivo, che culminò nella genetica, era infatti di realizzare vigneti più resistenti, senza rinunciare però alla personalità di un grande vino. Fu così che nacquero i celebri Incroci Manzoni. Tra i più noti incroci: 6.0.13 (Riesling x Pinot bianco), 2.15 (Glera x Cabernet-sauvignon), 13.0.25 (Raboso Piave x Moscato d’Amburgo) e 1.50 e 2.30 (Trebbiano x Traminer). Il 6.0.13 è senza dubbio il più coltivato, dà vini bianchi molto fini con un buon potenziale d’invecchiamento.

A partire dalle ore 14 di sabato 24 novembre si terranno le visite guidate gratuite al “Museo Luigi Manzoni” e ai Vigneti Manzoni, degustazione degli Incroci Manzoni all’Enoteca Veneta.  Le visite saranno animate dagli studenti e dai docenti della Scuola Enologica. Partiranno scaglionate alle ore 14.00-15.00-16.00-17.00-18.00 Gruppi massimo di 15 persone. Prenotazioni: ufficio IAT di Conegliano tel. 0438 21230 - iat@comune.conegliano.tv.it

Manzoni fu uno dei massimi interpreti italiani degli incroci in viticoltura nei primi del '900. 3 i Paesi in Europa dove è testimoniata la produzione: Italia, Russia e Slovacchia. All'interno del campus enologico di Conegliano è presente la collazione completa dei vitigni incroci Manzoni con una superficie vitata di 12 ettari. I vigneti esistenti sono cloni naturali ricreati attraverso i gemmari dei vigneti che ex ellievi, negli anni ’90, hanno recuperato da aziende con cui il professor Manzoni aveva collaborato. Nell'ambito del convegno di sabato 24 novembre saranno pubblicati i numeri aggiornati del Manzoni nel Mondo.

A partire dalle ore 14.30 alle ore 19.30 presso l'Enoteca Veneta sarà possibile effettuare la degustazione guidata delle migliori produzioni nazionali che hanno partecipato al Concorso Enologico e che quindi avranno superato gli 80 centesimi di votazione. Gli spazi saranno gestiti direttamente dalle Aziende produttrici o dagli studenti della Scuola Enologica. In tutte le attività vi sarà la collaborazione dei sommeliers Ais e Fisar.

La partecipazione è libera e gratuita.

lunedì 19 novembre 2018

Morellino di Scansano: primo vino PEF per la sostenibilità ambientale di prodotto

Dai Vignaioli del Morellino di Scansano, il primo vino con la certificazione europea PEF per la sostenibilità ambientale di prodotto.






La Product Environmental Footprints (PEF) è una metodologia messa a punto nel 1990 da due ricercatori dell’Università della British Columbia, Mathis Wackernagel e William Rees. Denominata “Impronta Ambientale”, si è rivelata un importante indicatore in quanto consente di monitorare l’utilizzo delle risorse naturali disponibili sul nostro pianeta e, indirettamente, promuovere azioni finalizzate allo sviluppo sostenibile. L’idea di mettere a punto un’impronta ambientale nasce dalla considerazione che, specie nei Paesi Industrializzati, l’attuale modello di sviluppo comporta un consumo di risorse superiore a quello che il Pianeta Terra è in grado di fornire e/o di rigenerare.

Con l'ottenimento della certificazione PEF, la Cantina Cooperativa dei Vignaioli del Morellino di Scansano continua il suo percorso verso la sostenibilità ambientale dei propri vini. Dopo la Carbon Footprint e l'etichettatura VIVA Sustainable Wine, è la prima cantina italiana a certificare un proprio vino con la nuova norma europea Product Environmental Footprint.

La Cantina ha infatti ottenuto per il Morellino di Scansano DOCG destinato alla grande distribuzione organizzata, la certificazione europea PEF Product Environmental Footprint (Racc. UE 179/2013), che misura l’impatto ambientale dei prodotti. È il primo vino in Italia a ottenere questa certificazione.

Come accennavo la PEF è di fatto una misurazione multi-criterio delle prestazioni ambientali di un prodotto o di un servizio lungo tutto il suo ciclo di vita – per il vino quindi si intende dalla coltivazione dell’uva, all’imbottigliamento e trasporto, fino alla mescita e recupero degli imballaggi. In particolare nel caso del vino, i parametri di cui si è tenuto conto sono: cambiamento climatico, uso di risorse fossili e minerali, inquinamento (particolati), acidificazione, uso del suolo.

Sebbene la norma tecnica di riferimento per il vino (PEFCR wine) sia stata emessa solamente ad aprile 2018, è stato possibile raggiungere rapidamente questo risultato grazie all'impegno del gruppo di lavoro e alle azioni già messe in atto dalla Cantina attraverso la certificazione della Product Carbon Footprint ISO14067 ottenuta nel 2014 e l’etichettatura VIVA Sustainable Wine del Ministero dell’Ambiente, nel 2015.

Come scrissi su "Scienza del vino", è il progetto di ricerca e innovazione che ha visto impegnati i Vignaioli del Morellino di Scansano, che di fatto ha contribuito nell’ottenimento della certificazione, proprio partendo da una gestione del vigneto rivolta a minimizzare l’impatto ambientale. L’adozione sperimentale dell’ozono in vigna e cantina, che sta permettendo di ridurre l’uso di altre sostanze chimiche (progetto SOS Wine cofinanziato dalla Regione Toscana); l’adozione sperimentale delle tecnologie Internet of Things, che permettono, attraverso un monitoraggio attento del vigneto, di ottimizzare l’uso dei trattamenti in vigna andando ad agire solo quando e dove necessario; la riduzione dell’impatto ambientale in termini di packaging gli interventi per il risparmio energetico in cantina in fase di vinificazione; l’impianto fotovoltaico per la produzione di energia elettrica rinnovabile. Tutte azioni che la cantina ha già messo in atto e su cui continuerà a lavorare anche nei prossimi anni. Insomma il riconoscimento è un altro tassello nel percorso che vede da anni la Cantina all’opera in tema di sostenibilità, sia sociale, come è implicito in una realtà cooperativa che coinvolge 160 famiglie all’interno del territorio di Scansano, sia ambientale, come provato dalle strategie messe in atto finora.

“Si tratta di un percorso in divenire,” ha dichiarato Sergio Bucci, direttore della Cantina dei Vignaioli del Morellino di Scansano, “che vedrà un ulteriore sviluppo attraverso l’estensione delle azioni adottate nei filari sperimentali a tutti i vigneti della cantina, e attraverso l’ulteriore riconoscimento, a cui stiamo già lavorando, per il rilascio della nuova etichettatura Made Green in Italy,” adottata dal Ministero dell’Ambiente tramite il Decreto del 21 marzo 2018.

Di che cosa si tratta? “La nuova etichettatura Made Green in Italy” spiega Fabrizio Cananzi, presidente di ICStudio Srl, la società di consulenza a cui sono stati affidati lo studio LCA e sviluppo ambientale di prodotto, “è uno schema nazionale volontario che può essere richiesto per prodotti rappresentativi del territorio nazionale e che presentano alte prestazioni ambientali, valutate attraverso la PEF". Uno strumento che contribuirà a migliorare la riconoscibilità e la valorizzazione dei prodotti enogastronomici italiani all’estero, andando incontro alle esigenze crescenti dei consumatori, sempre più attenti all’origine dei prodotti, alla loro sicurezza e sostenibilità ambientale.

venerdì 16 novembre 2018

Vino e territori, Romania: Însurăţei ottiene la denominazione di origine protetta dalla UE

La Commissione europea ha approvato, con la pubblicazione del relativo disciplinare, la richiesta di registro da parte della Romania della denominazione di origine protetta (DOP) «Însurăţei». 




La Romania del vino ottiene il riconoscimento da parte della UE del marchio DOP per i vini prodotti nell'area territoriale denominata Însurăţei. Tale riconoscimento è concesso ai prodotti agroalimentari le cui caratteristiche di qualità dipendono del tutto o in parte dall’ambiente geografico in cui sono prodotti ed il territorio dove appunto ricade la denominazione Însurăţei che unisce fattori naturali, come il clima e le risorse, a quelli umani, come le tecniche di produzione e trasformazione tipiche di quest’area delimitata ed al cui interno si svolgono tutte le fasi produttive conformi al disciplinare di produzione.

Il vino viene prodotto, nello specifico, esclusivamente nella contea di Brăila, nel sud-est della Romania. I vini a denominazione di origine controllata «Însurăței» sono prodotti da uve Băbească, Pinot gris, Fetească neagră, Băbească neagră, Cabernet Sauvignon, Aligote, Fetească regală, Fetească albă, Chardonnay, Syrah, Riesling italico e Riesling renano, nella tipologia bianchi, rossi o rosati e commercializzati al consumatore finale solo in bottiglia, anche come «vino biologico» o «vino ottenuto da uve biologiche», prodotto con l'uso di specifiche tecniche di agricoltura biologica rispettose dell’ambiente che contribuiscono a mantenere l’equilibrio tra flora e fauna nella regione. Tali tecniche hanno di fatto l’effetto di aumentare il numero di insetti predatori che si nutrono delle larve di insetti nocivi (tignoletta dell’uva), limitandone lo sviluppo e il conseguente danno che infliggono alle piante.

I fattori climatici e pedologici sono i principali elementi caratterizzanti della zona vitivinicola, come ad esempio l'influenza del Danubio, che lasciano una chiara impronta sulla composizione e sulla struttura dei vini, conferendo loro un carattere fresco e fruttato, dovuto alla marcata acidità e al livello elevato di sostanze aromatiche e di antociani. Altro fattore determinante peculiare di quest'area è la vicinanza della foresta che gioca un ruolo fondamentale sulla fisiologia della pianta in quanto determina un microclima specifico, particolarmente favorevole all’accumulo di antociani e aromi. 

Negli ultimi anni i produttori hanno adattato le tecniche di vinificazione in modo da mantenere quanto più possibile le caratteristiche della regione vitivinicola di Însurăței, in particolare per quanto riguarda le varietà quali la Babească neagră. I vini di qualità risultano dal modo in cui gli enologi armonizzano le caratteristiche specifiche del vigneto e delle varietà di uve con le tecniche di vinificazione e i metodi specifici di stabilizzazione e condizionamento del vino, conferendo ai vini un’identità propria e che rispecchia quella della materia prima ovvero uve esclusivamente sane a piena maturazione, in termini sia di zuccheri sia di fenoli. 

giovedì 15 novembre 2018

E-commerce. Tutela del made in Italy agroalimentare e vinicolo: rinnovato accordo tra MIPAAFT, IICQRF, Consorzi di Tutela ed eBay

È stato siglato ieri dal Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo il protocollo d’intesa tra eBay e l'Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi (ICQRF), l'Associazione Italiana Consorzi Indicazioni Geografiche (AICIG), la Confederazione Nazionale dei Consorzi volontari per la tutela delle denominazioni dei vini italiani (Federdoc), per la difesa del Made in Italy agroalimentare sul web.





L’accordo, della durata di due anni, ha come obiettivo quello di proteggere dalle contraffazioni sul sito web eBay le indicazioni geografiche italiane Dop e Igp, tutelare il made in Italy agroalimentare e vitivinicolo, e favorire la presenza nel mercato online dei prodotti italiani autentici e di qualità.
L’intesa prevede anche una nuova collaborazione, tra Mipaaft, ICQRF ed eBay, per garantire la protezione dei consumatori online anche sotto il profilo delle corrette informazioni in etichetta di tutti prodotti agroalimentari in vendita.

“Dobbiamo difendere la qualità dei nostri prodotti Made in Italy e fare il più possibile per contrastare l’italian sounding. Il rinnovo dell'intesa di oggi va proprio in questa direzione. In questi anni, l’accordo con eBay ha portato a ottimi risultati. Non bisogna abbassare la guardia. Insieme all’ICQRF, che si cura della tutela delle eccellenze italiane in giro per il mondo, stiamo lavorando con tutti, sotto ogni punto di vista, affinché i nostri prodotti di qualità vengano apprezzati così come sono e non ci siano contraffazioni”. – Ha dichiarato il Ministro delle Politiche Agricole alimentari, forestali e del turismo, sen. Gian Marco Centinaio. “In questa direzione va l’allargamento dell’intesa con eBay anche sul controllo delle etichette. I cittadini devono essere messi nella condizione di scegliere con la massima trasparenza ciò che mangiano, la provenienza del prodotto, le materie prime con cui il l'articolo è composto per poter acquistare consapevolmente e al sicuro da ogni tipo di frode".

“Il rinnovo dell’accordo con Mipaaft, AICIG e Federdoc conferma l’impegno costante di eBay per la promozione del Made in Italy e rappresenta un’altra tappa importante nel percorso intrapreso per la tutela e promozione delle eccellenze italiane sulla nostra piattaforma”, spiega Andrea Moretti, Direttore Affari Legali di eBay in Italia. “In particolare, questo protocollo d’intesa non solo costituisce uno strumento prezioso per fare rete con istituzioni e consorzi - sottolinea Moretti – ma conferma il nostro impegno nella lotta alla contraffazione, da sempre uno dei temi chiave per eBay”.​

“AICIG - commenta il Presidente dell'Associazione Italiana dei Consorzi della Indicazioni Geografiche Cesare Baldrighi - esprime la massima soddisfazione per il rinnovo del Protocollo, siglato con l’intento di tutelare le Indicazioni Geografiche online attraverso la rimozione di annunci di vendita posti a violazione dei prodotti. Un accordo che condividiamo in ogni sua parte, compreso l’allargamento dell’Intesa al controllo sulle etichette introdotto in questo Protocollo e annunciato dal Ministro Centinaio. La nostra Associazione, in rappresentanza dei Consorzi plaude quindi al rinnovo e auspica di continuare con fattiva collaborazione di tutte le parti a tutelare in rete sia i prodotti evocati fraudolentemente, sia i consumatori che in questo modo avranno la garanzia di acquistare solo denominazioni originali”.

"Il commercio elettronico è una realtà in continua crescita, caratterizzato dall'estrema rapidità nella formulazione degli ordini e nella consegna dei prodotti. È poi una pratica commerciale con una dimensione globale. Questo lascia prefigurare la necessità di intervenire con immediatezza  per le attività di tutela dei prodotti DOP ed IGP", cosi il Presidente di Federdoc, Riccardo Ricci Curbastro. "La collaborazione fra il fornitore del servizio e-Bay, l'autorità nazionale di riferimento Mipaaf e le associazioni dei Consorzi dei prodotti DOP ed IGP, - conclude Ricci Curbastro - permette di intervenire prontamente ed in sinergia per assicurare la tutela  dei consumatori e favorire la commercializzazione dei prodotti".​

lunedì 12 novembre 2018

Vino e mercati. Nasce il Wine Permanent Observer, un nuovo strumento di analisi e sviluppo del mercato del vino

Presentato presso la sede di Alba di Confindustria Cuneo, il Wine Permanent Observer (WPO), l’osservatorio permanente sull’andamento del mercato vitivinicolo curato dal Centro Studi di Confindustria Cuneo. L’Osservatorio raccoglierà e analizzerà i dati di settore su produzione e distribuzione a livello nazionale e internazionale.




La piattaforma raccoglierà e analizzerà le informazioni di settore su produzione e distribuzione sui mercati interni ed internazionali. Il Wpo, co-finanziato dalla Camera di Commercio di Cuneo, nasce dall’esigenza dei produttori di avere informazioni aggiornate e puntuali sui trend della filiera vitivinicola, per poter operare più consapevolmente in un contesto sempre più dinamico, e per adeguare prontamente le strategie produttive e di marketing alle richieste del mercato.

Tra i risultati attesi, un attento monitoraggio della filiera in particolare per quel che riguarda i prezzi sui mercati e sulla domanda-offerta, lo sviluppo di iniziative di promozione e di valorizzazione dell’eccellenza e della qualità dei vini piemontesi e la creazione di sinergie tra i vari attori della filiera vino. Nel merito, il Wpo si occuperà di raccogliere e monitorare i prezzi dei vini sfusi grazie al supporto delle Camere di Commercio del Piemonte; i dati sulla produzione attraverso i Consorzi di tutela delle denominazioni piemontesi, i prezzi dei vini sugli “scaffali Italia” tramite la collaborazione in alternanza scuola-lavoro con l’istituto Umberto I di Alba, il prezzo dei vini sugli “scaffali Estero” utilizzando le rilevazioni di Expnol Ltd di Londra, le superfici vitate monitorate della Regione Piemonte e la quantità di vini in giacenza elaborate dal Mipaaf.

“Un progetto coraggioso, fortemente voluto dalla nostra sezione Vini – afferma il direttore di Confindustria Cuneo, Giuliana Cirio -. Crediamo che lo sviluppo dell’impresa sia una questione imprescindibile per non perdere competitività ed il WPO è da considerarsi uno strumento di sviluppo, poiché consente di prendere decisioni aziendali consapevoli. Grazie al coordinamento del nostro Centro Studi verranno convogliati in un’unica piattaforma tanti dati e informazioni che già esistono, ma che fino a ieri erano reperibili in posti diversi. Un lavoro organizzativo affinché le imprese possano decidere consapevolmente le loro strategie produttive, il loro posizionamento di prezzo e di mercato”.

“Dopo un lavoro lungo due anni, presentiamo questo osservatorio che aiuterà le nostre 40 imprese associate che accolgono 1.500 addetti a stare al passo con il mercato – aggiunge Paolo Sartirano, presidente sezione Vini di Confindustria Cuneo -. Sono numerosi i soggetti che abbiamo voluto coinvolgere nella sua realizzazione. Raccogliere dati in tutto il mondo non è così semplice, ma abbiamo mappato tutte le possibili fonti disponibili e cercheremo di rendere il database il più completo possibile. C’è la volontà di creare una consapevolezza dei costi di produzione, spiegando il perché di certe situazioni commerciali, che a volte dall’esterno sono difficili da comprendere. I dati saranno utili alle aziende per indirizzare le proprie strategie”.

Contribuisce a fornire i dati sulla produzione il Consorzio di tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani: “Già oggi conosciamo perfettamente i dati della produzione, la superficie, i quintali di uva prodotti, l’imbottigliato e le fascette vendute – spiega Andrea Ferrero, direttore del Consorzio -. Questa collaborazione chiude il cerchio: condivideremo i nostri dati con tutti gli attori coinvolti in questo osservatorio con la speranza che anche gli altri consorzi possano entrare a far parte del Wpo, perché tutte le denominazioni e tutti i produttori possano beneficiarne”. Un lavoro che si è avvalso della collaborazione dell’istituto Umberto I di Alba, in particolare per la rilevazione dei prezzi dei vini sul web e nella Gdo: “I nostri studenti hanno operato direttamente nei punti vendita della Gdo e sulle piattaforme web sotto la guida del Centro Studi di Confindustria Cuneo – conclude Giuseppe Dacomo dell’Istituto Umberto I -. Sono andati a rilevare tantissimi dati. Un lavoro significativo da un punto di vista statistico e progettuale, ma anche utile al nostro territorio, per istruire un settore nell’ambito di una filiera. Per noi significa orientare gli studenti in un senso di programmazione non solo della produzione, ma anche della commercializzazione dei vini”.

giovedì 8 novembre 2018

Agricoltura e ricerca, la biodiversità del riso italiano. Lo studio pubblicato dal CREA

Su “SCIENTIFIC REPORTS” lo studio sulla biodiversità del riso italiano dal 1850 ad oggi, condotto dal CREA, in collaborazione con l’Università di Milano.




Il riso è una bandiera della nostra tradizione gastronomica e agricola. Il panorama delle varietà di riso italiano è una fonte inestimabile di geni che, per essere sfruttato a dovere, deve innanzitutto essere studiato in modo approfondito. Questo perché i geni, interagendo con l’ambiente, sono in grado di determinare l’eccezionale variabilità di forme del chicco (molto affusolato, affusolato, semi-affusolato, semi-arrotondato, arrotondato), delle pigmentazioni (nero, viola, bruno, arancione, bronzo) e degli aromi, insieme a tutte quelle altre caratteristiche morfologiche, strutturali e fisiologiche, che, nel loro insieme, costituiscono il fenotipo (ossia l’espressione dei geni) di un organismo vivente. Proprio una conoscenza completa della diversità fenotipica disponibile che completi le precedenti descrizioni genetiche è l’obiettivo dello studio pubblicato dal CREA, in collaborazione con l’Università di Milano, sulla prestigiosa rivista internazionale Scientific Reports.

Lo studio condotto presso il Laboratorio di Vercelli del Centro di Ricerca CREA Difesa e Certificazione, di concerto con CREA Agricoltura ed Ambiente, presenta la descrizione di 351 varietà di riso italiano, costituite dal 1850 a oggi e conservate nella banca del germoplasma del CREA, con particolare attenzione dedicata all’evoluzione temporale e all’integrazione con gli studi molecolari disponibili in letteratura scientifica.

Le varietà sono state analizzate per sette caratteristiche morfologiche di primaria importanza agronomica e di cui è stata riscontrata una considerevole variabilità, con chiare tendenze evolutive verso taglia ridotta, precocità e preferenza di cariossidi, cioè chicchi, adatte alla vendita sui mercati internazionali.

Risultati precedenti che indicavano il mantenimento della diversità genetica nelle varietà di riso Italiano non sono stati confermati, in quanto negli ultimi 20 anni si è assistito a una notevole riduzione della variabilità fenotipica, che è oggi al minimo storico per tutte le caratteristiche considerate.

Lo studio fornisce una serie di informazioni quantitative e spendibili a supporto di nuovi programmi di miglioramento genetico ed inoltre costituisce la base per sviluppare modelli previsionali eco-fisiologici, utilizzabili per sviluppare strategie di adattamento della risicoltura italiana ai cambiamenti climatici.

Articolo www.nature.com/articles/s41598-018-31909-1

mercoledì 7 novembre 2018

Europa, dove la qualità è di casa, al via la campagna di comunicazione che promuove i prodotti a denominazione DOP, IGP e DOC

Europa, dove la qualità è di casa è il programma di promozione, della durata triennale, che prevede azioni di informazione in quattro paesi con l’obiettivo di ribadire l’importanza dei marchi europei che garantiscono l’origine e la qualità dei prodotti agroalimentari. Protagonisti della campagna: i Vini Alto Adige DOC, la Mela Alto Adige IGP, lo Speck Alto Adige IGP e il Formaggio Stelvio DOP.




È ufficialmente iniziata la nuova campagna di comunicazione "Europa, dove la qualità è di casa" che mira a promuovere i prodotti contraddistinti dai marchi di qualità europei. Attraverso attività di informazione, il programma è mirato a valorizzare la garanzia di qualità dei prodotti a marchio DOP (Denominazione di Origine Protetta), IGP (Indicazione Geografica Protetta) e DOC (Denominazione di Origine Controllata).

Accompagnata dal messaggio "Sapori autentici e garantiti dall’origine", dal 2018 al 2020 la campagna sensibilizzerà, attraverso i prodotti Vini Alto Adige DOC, Mela Alto Adige IGP, Speck Alto Adige IGP e Formaggio Stelvio DOP, esperti operanti nei settori del commercio e della gastronomia oltre che consumatori, sulle garanzie fornite dai marchi di qualità europei e sul valore aggiunto che rappresentano per consumatori e produttori.

I promotori della campagna sono il Consorzio Mela Alto Adige, il Consorzio Formaggio Stelvio, il Consorzio Tutela Speck Alto Adige e il Consorzio Vini Alto Adige. Il programma, co-finanziato dall'Unione europea, prevede iniziative sul mercato interno italiano e nei mercati di esportazione rappresentati da Germania, Paesi Bassi e Svezia.

Informazione e degustazione al centro dell'iniziativa

Cuore della campagna saranno le attività di informazione e degustazione dei quattro prodotti. In Italia, un testimonial d’eccezione condurrà l’evento di presentazione dell’iniziativa previsto nei primi mesi del 2019, portando gli ospiti alla scoperta dei quattro prodotti caratterizzati dai marchi di qualità europei.

Sono in programma, sui 3 anni di campagna in Italia, un totale di 540 giorni dedicati alla degustazione delle Mele Alto Adige IGP, dello Speck Alto Adige IGP e del Formaggio Stelvio DOP, ossia per ogni annualità sono previste 180 giornate di promozione nella Grande Distribuzione, durante le quali i consumatori finali avranno la possibilità di provare il gusto unico che contraddistingue i prodotti controllati all’origine e conoscere in prima persona i benefici dei marchi europei sinonimo di qualità, sicurezza, tracciabilità, provenienza originale del prodotto e tipicità.

Sono inoltre in programma 12 seminari per la formazione di sommelier su tutto il territorio della penisola, di cui 4 durante il primo anno. Tutte le iniziative saranno accompagnate da materiale pubblicitario originale e brochure informative con ricette, pubblicità cartacea e online nelle testate specialistiche e generaliste, attività di comunicazione su social network e relazioni con la stampa. La campagna punta anche sulla collaborazione di vari influencer: diversi food e wine blogger avranno infatti l'occasione di conoscere i quattro prodotti contraddistinti dal marchio di qualità e di sperimentare, attraverso viaggi studio in Alto Adige, i metodi di produzione tradizionali e controllati.

Tutte le informazioni sulla campagna, sui marchi di qualità europei e sui quattro prodotti altoatesini cui sono stati conferiti o sono consultabili visitando il sito www.europaqualita.eu

Marchi di qualità europei: sinonimo di origine e qualità garantite

I marchi di qualità dell'Unione europea caratterizzano prodotti agricoli ed alimenti che sono strettamente legati alla zona di origine, alle tradizioni artigianali e alle persone che li producono. Garantiscono ai consumatori l'acquisto di un prodotto di qualità autentico e controllato. Il marchio DOP (Denominazione di Origine Protetta) garantisce il rispetto, in tutte le fasi produttive, dei metodi tradizionali della zona di origine. Il marchio IGP (Indicazione Geografica Protetta) attesta che almeno una fase produttiva è stata svolta sulla base di criteri riconosciuti nella zona di origine. I prodotti sono quindi tracciabili, un aspetto sempre più importante per i consumatori. Queste condizioni si applicano anche ai Vini Alto Adige DOC, alla Mela Alto Adige IGP, allo Speck Alto Adige IGP e al formaggio Stelvio DOP. Questi prodotti, contrassegnati dai marchi di qualità europei, sono sinonimo della qualità alimentare in Alto Adige e in Europa.

Vini, mele, speck e formaggio: prodotti di qualità

La denominazione Vini Alto Adige DOC esiste dal 1971. Oggi più del 98% dell'intera superficie viticola dell'Alto Adige ha la certificazione DOC. Tutti i vini della zona DOC sono sottoposti a rigorosi controlli di qualità, ad esempio limitazioni alla vendemmia, valori minimi per il tenore di alcol e acidità e molto altro ancora. Grazie alla posizione geografica e al clima mite, alla confluenza tra le zone alpina e continentale, l'Alto Adige rappresenta una regione viticola estremamente variegata, dove su 5.400 ettari di superficie coltivata a vite crescono 20 vitigni diversi, di cui 60% uve bianche e 40% uve rosse.

Nel 2005 l'Unione europea ha riconosciuto alla Mela Alto Adige IGP l’Indicazione Geografica Protetta. 300 giorni di sole l'anno, abbondanti piogge primaverili, un'estate e un autunno solitamente miti regalano alla regione le condizioni ideali per la coltivazione di mele fino a 1.000 metri di altitudine. Questo clima assolutamente unico, abbinato a pratiche agricole controllate, naturali ed ecologiche, conferisce alle mele dell'Alto Adige la tipica qualità succosa e croccante. Al momento sono 13 le varietà con il marchio IGP Braeburn, Elstar, Fuji, Gala, Golden Delicious, Granny Smith, Idared, Morgenduft, Jonagold, Pinova, Red Delicious, Topaz, Winesap.

Lo Speck Alto Adige IGP ha ricevuto l'Indicazione di Origine Protetta nel 1996. L'accurata selezione della carne di maiale, linee guida chiare e rigorosi controlli rendono lo Speck dell'Alto Adige assolutamente inconfondibile. Il motto dei produttori "Poco sale, poco fumo e tanta aria fresca" fa parte della tradizione viva e vissuta, tramandata di generazione in generazione. Le tipicità dello Speck dell'Alto Adige sono il gusto saporito e leggermente affumicato: solo lo speck migliore riceve lo storico marchio a fuoco.

Il Formaggio Stelvio DOP ha ricevuto nel 2007, unico formaggio dell'Alto Adige a vedersi riconoscere il marchio di qualità, la denominazione di origine protetta dall'Unione europea. Il marchio garantisce qualità nel rispetto della tradizione e delle origini storiche e geografiche: la produzione dello Stelvio è documentata sin dal 1914. Si tratta di un formaggio tipico della regione, stagionato per almeno 60 giorni. Per ottenerlo viene lavorato latte vaccino fresco proveniente da masi alpini, la maggior parte dei quali è situata a oltre 1.000 metri di altitudine, entro 48 ore. Attualmente lo Stelvio viene prodotto dalla Mila/Bergmilch nello stabilimento di Brunico e nella Latteria Burgusio.

martedì 6 novembre 2018

Malattie della vite, nelle terre del Prosecco, due giornate di formazione sul Mal d'Esca

Il Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore organizza “Mal dell’Esca: metodi di contenimento”. Caratteristiche e tecniche di prevenzione di una fitopatologia diffusa in viticoltura.




Giovedì 8 novembre presso l’Auditorium della Banca di Credito Cooperativo delle Prealpi a Tarzo e venerdì 9 novembre presso l’azienda L’Antica Quercia a Conegliano, il Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore, ospitato dalla Banca di Credito Cooperativo delle Prealpi, organizza per giovedì 8 novembre e venerdì 9 novembre, una due giorni di approfondimento sul tema Mal dell’Esca, una fitopatia pericolosamente diffusa e ancora difficile da combattere per tanti vignaioli Italiani.

Per questo il Consorzio di Tutela insieme a Uva Sapiens, società di consulenza vitivinicola, hanno coinvolto professionisti esperti di questi interventi sulla pianta per formare tutti i viticoltori del territorio.

“Dopo l’esperienza positiva di luglio con l’incontro: Strategia di difesa fitosanitaria nella seconda parte della fase vegetativa - proseguiamo con quest’altro appuntamento dedicato a un tema altrettanto delicato e urgente nell’ambito delle tecniche di difesa” afferma Innocente Nardi, Presidente del Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore “La formazione a favore di tutti gli attori del settore viticolo del territorio è un impegno che assumiamo con serietà e che portiamo anche oltre i nostri associati proprio per aumentare e rafforzare la cultura viticola in un territorio come il nostro, in cui ha sempre avuto grande rilevanza in particolare dalla fondazione della prima Scuola enologica italiana”.

“L’incidenza del Mal dell’esca nei territori vitivinicoli europei è in continuo aumento da ormai dieci anni” evidenza François Dal, consulente viticolo del SICAVAC (Sancerre, Loira) “Mi preme sottolineare che questa fitopatia non rappresenta un’emergenza. Però è cresciuta in maniera così significativa da diventare preoccupante, in particolare per alcune varietà di non poco conto, come il Sauvignon blanc e il Cabernet sauvignon. Il Mal dell’esca può essere tenuto sotto controllo. Le tecniche ci sono e si sono affinate nel corso degli anni. Prima di tutto è importante la prevenzione, che consiste nell’eseguire operazioni di potatura il più possibile rispettose della struttura della pianta”.

“Dopo anni di esperienze e prove in campo, di cui gli ultimi 5 avvalorati da valutazioni scientifiche, vogliamo condividere le soluzioni più valide per gestire il Mal dell’esca. Durante queste due giornate di formazione eseguiremo in particolare interventi di curetage, tecnica che si è dimostrata efficace al di là di ogni aspettativa. Ci sarà spazio per soffermarsi su alcuni aspetti fondamentali legati alla potatura, poiché è accertato sia una delle tecniche viticole principalmente responsabili dello sviluppo della malattia”, commenta Roberto Merlo, consulente viticolo del team tecnico Uva Sapiens Srl.

Aprirà l’incontro il benvenuto agli ospiti da parte di Innocente Nardi, Presidente del Consorzio di Tutela Presidente e a seguire i partecipanti potranno approfondire il tema grazie agli interventi di:

Enrico Battiston, agronomo e Collaboratore esterno del Dipartimento di Scienze delle Produzioni Agroalimentari e dell’Ambiente (DiSPAA) Sez. Patologia vegetale ed Entomologa - Università di Firenze;

Laura Mugnai, Dipartimento di Scienze delle Produzioni Agroalimentari e dell’Ambiente (DiSPAA) Sez. Patologia vegetale ed Entomologa - Università di Firenze;

François Dal, Consulente Viticolo del SICAVAC in Sancerre Service interprofessionnel de Conseil Agronomique, de Vinification et d’Analyses du Centre;

Roberto Merlo, Consulente Viticolo Uva Sapiens

L’appuntamento è per giovedì 8/11 alle 16.30 presso Auditorium Banca di Credito Cooperativo delle Prealpi Via La Corona, 45 3102 Tarzo (TV).

Il giorno successivo, venerdì 9 novembre, invece avrà luogo la prova pratica in vigneto, a cura di François Dal e del team tecnico Uva Sapiens, presso l’azienda L’Antica Quercia via Cal di Sopra 8 – 31015 Scomigo di Conegliano.

Per partecipare all’iniziativa occorre iscriversi entro il 4 novembre. È previsto un numero massimo di 50 partecipanti.

www.prosecco.it/it/

mercoledì 31 ottobre 2018

Vino e mercati emergenti, Romania Paese leader nella crescita della produzione europea

La produzione vinicola della Romania cresce del 21%. L'Organizzazione internazionale della vigna e del vino (OIV) stima che raggiungerà 5,2 milioni di ettolitri quest'anno e supererà il precedente massimo registrato nel 2013.




Romania, un chiaro mercato emergente che ha preso il suo posto al tavolo dei Paesi leader della produzione vinicola europea. Il Paese della penisola balcanica nel 2017, con 5,2 mhl di vino, il 21% in più rispetto allo scorso anno, si conferma sesto produttore di vino in Europa, dopo l'Italia che, secondo gli ultimi dati sulla congiuntura vitivinicola mondiale trasmessa dall'OIV, raggiunge i 48,5 mhl, la Francia con 46,4 mhl, la Spagna con 40,9 mhl, la Germania 9,8 mhl e il Portogallo con 5,3 mhl.

Ricordo che la Romania è tra i paesi dalla più lunga tradizione vinicola al mondo (ci sono testimonianze di vino fino a 6000 anni fa, quindi ben precendenti all’Impero Romano) e si spiega facilmente guardando la posizione centrale del paese e direttamente contigua alla Georgia, Paese simbolo di origine della Vitis Vinifera. Secondo gli ultimi studi, la Romania è il quarto produttore a livello europeo per ciò che riguarda la superficie coltivata a vite ed il quinto per quantità di uva prodotta ed il sesto, appunto, per produzione totale di vino.

Negli ultimi anni si è avuto un netto miglioramento della qualità dei vini rumeni che hanno inoltre un costo di produzione molto basso. I vini prodotti sono principalmente destinati al mercato interno, tanto che solo il 3% è destinato all’export in Germania, Cina, Stati Uniti ed Inghilterra. Per ciò che riguarda i consumi, il 60% circa sono vini bianchi, il 4% rosato e la parte restante vini rossi. A fronte di tanti piccoli produttori vi sono cinque aziende che controllano quasi il 40% del mercato.

Le prospettive per il mercato vinicolo della Romania sono di fatto decisamente ottimiste. Da quando il Paese è entrato a far parte della Comunità Europea, infatti, gode degli stessi finanziamenti di cui hanno goduto e godono molti dei produttori italiani. I fondi sono stati spesi principalmente per costruire nuove cantine moderne, formare i nuovi tecnici, e dunque iniziare a produrre “in un certo modo”.

La Romania è sostanzialmente terra di vini bianchi, anche dolci muffati che hanno di per se una certa storia e blasone, e di promettenti vini rossi a base Merlot e altre uve internazionali. Nel 1998 è stata istituita una classificazione basata sul modello Europeo con vini da pasto, vini di qualità superiore (VS), di qualità con denominazione di origine (VSO) e di qualità speciale e grado di qualità (VSOC).