giovedì 13 febbraio 2020

Vino biologico, due studi sulle cause di contaminazione da fosfiti

Due studi del gruppo di ricerca del Crea per trovare le cause dei residui di solfiti nel vino biologico. Al Biofach, la più importante fiera mondiale sul bio, i primi risultati del progetto Biofosf-Wine.


I consumatori che scelgono il bio, si aspettano un prodotto sicuro e privo di residui. Per questo, sta crescendo sempre di più l’attenzione al tema dei fosfiti (sali dell’acido fosforico), residui talvolta inaspettatamente presenti nel vino ma anche nell'ortofrutta biologici, pur essendo in realtà, ammessi solo in agricoltura convenzionale. 



Sul tema fosfiti in agricoltura biologica se ne è discusso oggi, in occasione del Workshop internazionale del CREA, dal titolo “Why phosphonic acid residues in organic wine? The Italian BIOFOSF-WINE project” (Perché residui dell’acido fosfonico nel vino biologico? Il progetto italiano BIOFOSF-WINE) nell'ambito del Biofach 2020 a Norimberga. Nello specifico sono stati presentati due progetti coordinati dal CREA: il primo BIOFOSF, conclusosi nel 2018, il secondo, a cui tra l’altro è dedicato il workshop, focalizzato sul vino e ancora in corso.

I ricercatori del CREA hanno indagato prima di tutto le possibili cause di questa presenza indesiderata nei prodotti bio: dall’uso improprio di fosetyl e/o di fosfito di potassio/sodio per la difesa fitosanitaria, all’aggiunta non dichiarata di fosfiti o fosetyl-Al ai mezzi tecnici, alla naturale presenza di fosfiti nei concimi e negli ammendanti o, infine, alla loro produzione spontanea da parte delle colture arboree.

Nel progetto BIOFOSF, dedicato alle contaminazioni da fosfito delle colture orticole e frutticole, sono state realizzate prove sperimentali di campo su colture bio (patata, uva, rucola, pere, pomodoro e kiwi), applicando concimi organici, inorganici e prodotti per la protezione ammessi in biologico, valutandone la potenziale fonte nascosta di acido fosfonico. E’ stato, quindi, effettuato uno screening dei mezzi tecnici (fertilizzanti) ammessi in bio, per verificare l’assenza di acido fosfonico/etilfosfonico ed uno studio sulla degradazione dei prodotti a base di fosetyl.

È emerso che, nelle colture considerate, l’acido fosfonico non viene prodotto spontaneamente dalla pianta, ma si rileva esclusivamente in seguito ad applicazioni di fosetyl-derivati o sali di fosfito, che possono essere effettuate anche inconsapevolmente, tramite l’uso di mezzi tecnici ammessi in biologico, ma contaminati in fase produttiva o irregolari per aggiunte non dichiarate di fosfito o di fosetyl. Inoltre, a causa di diversi tempi di degradazione, è possibile riscontrare o entrambi gli acidi, etilfosfonico e fosfonico insieme, o, se trascorre più tempo, solo quest’ultimo, che degrada più lentamente. La rilevazione del solo acido fosfonico, pertanto, è di per sé sufficiente per indurre a verificare l’applicazione di sali di fosfito, non ammessi in biologico, e, quindi, di eventuali irregolarità.

“La contaminazione da fosfonato – ha dichiarato Alessandra Trinchera, ricercatrice del CREA Agricoltura e Ambiente e coordinatrice di entrambi i progetti - è un problema molto sentito dai produttori biologici italiani, penalizzati per la contaminazione di alcuni loro prodotti, pur avendo seguito correttamente i disciplinari. BIOFOSF ha, di fatto, chiarito sia la dinamica di degradazione del fosetyl, un fitosanitario con ampi residui di acido fosfonico, sia la capacità delle specie frutticole di accumulare il fosfonato nelle loro parti legnose per rilasciarlo successivamente alle foglie ed ai frutti, impattando sui tempi di conversione degli arboreti in bio. Vista la presenza di fosfonato in prodotti a base di rame e di alghe, è, inoltre, necessario implementare adeguatamente il sistema di registrazione e di controllo qualità dei mezzi tecnici per la protezione e la fertilizzazione in biologico. I risultati presentati oggi al Biofach 2020 del progetto BIOFOSF-WINE hanno dimostrato come a volte i 3 anni di conversione in biologico non sono sufficienti a garantire la decontaminazione da fosfiti di un vigneto convenzionale. Nel vino, poi, giocano un ruolo determinante anche i coadiuvanti di fermentazione: abbiamo infatti verificato che il fosfato biammonico e alcuni lieviti possono contenere fosfito, elemento che sottolinea ulteriormente l'importanza di prevedere ulteriori restrizioni per i mezzi tecnici da utilizzare in biologico non solo in campo, ma anche in cantina”.

I due progetti di ricerca dedicati, ossia BIOFOSF “Strumenti per la risoluzione dell’emergenza fosfiti nei prodotti ortofrutticoli biologici” e BIOFOSF-WINE “Strumenti per la risoluzione dell’emergenza fosfiti in uve e vini biologici”, finanziati dal Mipaaf e coordinati dal Crea, con il suo centro Agricoltura e Ambiente, hanno entrambi operato seguendo un approccio ampiamente partecipato. Nel progetto BIOFOSF sono stati coinvolti altri centri CREA (Cerealicoltura e Colture Industriali e Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura), le associazioni del biologico (Federbio), produttori del comparto (BRIO, Apofruit, BioTropic) e la principale associazione italiana di produttori di fertilizzanti (Federchimica- Assofertilizzanti).  Nel progetto BIOFOSF-WINE invece collaborano a vario titolo con il CREA - Agricoltura e Ambiente - la Fondazione E. Mach, Federbio, Alleanza Cooperative, l'Unione Italiana Vini, con l'importante supporto dei Laboratori Vassanelli.

Vino 4.0: distribuzione, comunicazione, promozione, strategie e protagonisti a confronto. Al via il Global Summit di Gambero Rosso

Organizzato da Gambero Rosso, il Global Summit vuole approfondire le strategie da mettere in atto per promuovere il vino italiano in Italia e nel mondo.







Si svolgerà lunedì 17 febbraio prossimo, presso lo Sheraton Hotel & Conference Center di Roma il Global Summit Vino 4.0 Distribuzione, Comunicazione, Promozione Strategie E Protagonisti A Confronto. Un incontro con i canali di distribuzione, tradizionali e innovativi, sulle nuove strategie per promuovere il vino italiano in Italia e nel mondo con l’obiettivo di incrementare i prezzi di vendita, aumentando così il margine per l’intero settore. 

I produttori e i consorzi si confronteranno con le migliori espressioni delle enoteche, i migliori sommelier dell’Ho.Re.Ca. che continuano ad avere un ruolo fondamentale nell’introduzione al vino, con i maggiori esponenti della GDO che hanno un ruolo sempre più importante nella vendita del vino. E ancora, con le realtà più importanti dell’E-commerce e del Trade internazionale. 

L’obiettivo comune delle tavole di discussione è la massima valorizzazione del prodotto sia in termini di quantità, sia in termini di prezzi di vendita: il vino italiano per conquistare il mercato deve essere raccontato bene.

Seguirà la presentazione della prima Guida Enoteche di Gambero Rosso e il Grande Wine Tasting di presentazione di “Anteprima Fiere Vino”, il Tour di degustazioni e seminari organizzato per il settimo anno da Gambero Rosso in oltre 30 enoteche su tutto il territorio nazionale per presentare un nutrito gruppo di cantine ed etichette della Guida Vini d’Italia di Gambero Rosso.


Info: www.gamberorosso.it

martedì 11 febbraio 2020

Vino e ricerca, la conservazione dei paesaggi terrazzati come possibile risposta ai cambiamenti climatici e sociali. Il modello Soave

La conservazione dei paesaggi terrazzati al centro di uno studio internazionale che coinvolge sei stati. Ricercatori di tutto il mondo si incontrano a Soave per il meeting TerrACE.






Prenderà il via a Soave il primo meeting di TerrACE, progetto nell’ambito del programma europeo Horizon 2020, inerente allo studio e alla conservazione dei terrazzamenti agricoli su scala europea. I vigneti terrazzati del Soave, patrimonio agricolo globale GIAHS – FAO, sono stati scelti come luogo di studio e di incontro, una scelta questa presa non a caso, in quanto i terrazzamenti e i muretti a secco fanno parte della storia del Soave, dove i viticoltori con fatica da sempre hanno preservato e sfruttato ogni centimetro di terreno fertile per coltivare le uve. Nel tempo il ruolo di questo sistema di coltivazione si è dimostrato sempre più fondamentale nel ricostituire il suolo e proteggere il pendio, oltre a donare un alto valore estetico a livello paesaggistico.

La ricerca ha l'obiettivo di individuare le antiche aree terrazzate europee e studiare quali sono stati gli effetti nel passato, in particolare sull’erosione e degrado del suolo e sullo stoccaggio del carbonio e di altra materia organica. Questo per capire quali possono essere gli eventuali effetti dei cambiamenti climatici e sociali, e se i terrazzamenti sono una risposta efficace ad essi.

Il progetto, della durata di 5 anni è stato finanziato per 2.5 milioni di euro dall’European Research Council (ERC), la più prestigiosa agenzia europea per il finanziamento della ricerca, con la missione di mantenere e attrarre in Europa i migliori ricercatori, selezionati esclusivamente in base al criterio dell'eccellenza scientifica.

Il 14 e il 15 febbraio i ricercatori delle Università di Tromsø (Norvegia)(capofila del progetto, guidato dal noto geografo Prof. Antony Brown), Università di Padova (Italia), Università Cattolica di Louvain (Belgio), Università di York (Inghilterra), Università di Salisburgo (Austria) e Università di Barcellona (Spagna) si troveranno presso il Consorzio Tutela Soave per un incontro a un anno dall’inizio di questo progetto quinquennale.

A coordinare il gruppo italiano il Prof. Paolo Tarolli, già impegnato nel progetto PSR Soilution System (Soluzioni innovative di sistema per la riduzione del rischio erosivo e una migliore gestione dei suoli in vigneti di collina e di montagna) che, coadiuvato dalla ricercatrice Sara Cucchiaro, avranno il compito di creare, mediante l’impiego di dati topografici ricavati da drone e laser scanner terrestre, modelli 3D ad altissima risoluzione di aree terrazzate attuali ed abbandonate.

Nel comprensorio del Soave si concentreranno gran parte dei rilievi italiani, e i ricercatori hanno individuato aree con terrazzamenti di più di 200 anni, testimonianza dell’attività viticola centenaria nella zona, che ha permesso al Soave di entrare nell’élite dei paesaggi rurali riconosciuti dalla FAO.

«I terrazzamenti e i muretti a secco fanno parte della storia del Soave, dove i viticoltori dovevano con fatica preservare e sfruttare ogni centimetro di terreno fertile per coltivare le uve – spiega Sandro Gini, presidente del Consorzio – quindi non ci può che rendere orgogliosi essere stati scelti per un così prestigioso progetto, per portare la nostra testimonianza sulla ribalta mondiale. Stiamo assistendo di anno in anno a stravolgimenti a livello globale delle pratiche agricole che sono alla base non solo dell’alimentazione e quindi del vivere delle popolazioni, ma anche della tenuta del tessuto sociale e delle comunità, fili che si intrecciano e che con forza mantengono le persone nel luogo in cui sono nate, sia permettendo una continuità e una affidabilità nei mercati mondiali di un prodotto che fa sentire forte la sua identità»

lunedì 10 febbraio 2020

Vino e territori, il vigneto toscano sempre più verde alla sfida dei mercati mondiali

La Toscana del vino sempre più verde: su un totale di 59mila ettari vitati 16.720 sono bio e biodinamici. Il dato emerso a BuyWine, decima edizione della più grande vetrina internazionale del vino made in Tuscany incentrata su sostenibilità, bio e dazi. Oltre il 60% delle 260 aziende partecipanti considera il cambiamento climatico un fattore decisivo, seguito dai cambiamenti nei comportamenti dei consumatori, sempre più attenti a marchi green.






Il vino toscano alla sfida dei mercati mondiali, con un vigneto sempre più verde: su un totale di 59mila ettari vitati in Toscana 16.720 sono coltivazioni bio e biodinamiche. Il dato emerge dalla decima edizione di BuyWine, la più grande vetrina internazionale del vino made in Tuscany, che si è svolto alla Fortezza da Basso il 7-8 febbraio 2020 e organizzata dalla Regione Toscana insieme a Camera di Commercio di Firenze con il supporto di PromoFirenze, Azienda Speciale della Camera di Commercio di Firenze e Fondazione Sistema Toscana. 

Oltre 4mila gli appuntamenti b2b organizzati tra 260 aziende vitivinicole e circa 220 buyers da tutto il mondo, compresi paesi emergenti nel mercato del vino quali Angola, Romania, Malesia, Repubblica Dominicana.

Il posizionamento del vino toscano sui mercati globali passa sempre più attraverso la sfida della sostenibilità, in grado di contrastare le incertezze derivanti da dazi e imposizioni tariffarie di uno degli importatori storicamente più importanti, gli Stati Uniti. Novantasei le aziende organiche e biodinamiche presenti in Fortezza da Basso nei due giorni di BuyWine. Secondo una ricerca condotta dall’Università di Pisa sui partecipanti alla manifestazione, il 62% delle aziende vitivinicole considera le condizioni climatiche avverse come un fattore significativo per le decisioni produttive, seguito dai cambiamenti nei comportamenti dei consumatori (57,7%), sempre più attenti a marchi green e produzioni sostenibili. L’innovazione e le nuove tecnologie vengono considerate alleate delle aziende in tal senso.

Nel settore vinicolo da tempo l’attenzione è riposta nel bilanciare la sostenibilità ambientale con la redditività economica e l'equità sociale: non mancano tra le aziende partecipanti a BuyWine quelle certificate anche dal punto di vista della sostenibilità sociale oltre che ambientale.

Tra i driver esterni che possono influenzare la decisione di adottare pratiche più sostenibili il cambiamento climatico, le pressioni normative e gli incentivi come i pagamenti agro-ambientali e le misure di supporto agli investimenti e quindi un miglior accesso al credito. In linea generale la sostenibilità viene percepita come un vantaggio strategico in grado di assicurare maggiori possibilità di penetrazione sul mercato e una migliore reputazione. Un altro fattore vitale sono i cambiamenti nel comportamento dei consumatori, in grado di motivare gli agricoltori a migliorare le loro pratiche agricole per massimizzare i profitti e rimanere competitivi nel settore vitivinicolo.

venerdì 7 febbraio 2020

Vino e ricerca, affinamento “sur lies”, vini rossi: l'utilizzo degli ultrasuoni migliora qualità e riduce tempi di invecchiamento

Uno studio condotto da un team di ricerca del Politecnico di Madrid ha messo in luce che l'utilizzo degli ultrasuoni, nella fase di affinamento sulle fecce dei vini rossi, riduce tempi di invecchiamento e costi di produzione, anche la qualità è migliorata. Il lavoro, pubblicato sulla rivista Food Chemistry.







Un recente studio, finanziato dal Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) attraverso il Centro per lo sviluppo tecnologico industriale (CDTI), a cura del team di ricercatori della Higher Technical School of Agronomic, Food and Biosystems Engineering (ETSIAAB) del Politecnico di Madrid (UPM), ha dimostrato che l' applicazione degli ultrasuoni nei vini destinati all'affinamento sui lieviti o su fecce o se vogliamo utilizzare il moderno ed elegante francesismo “sur lies”, offre diversi vantaggi, come la riduzione dei tempi di invecchiamento, che si traduce in minori costi di produzione, una maggiore estrazione dei composti dal legno di quercia (osmosi), responsabili dell'aroma di vaniglia e di qualità in generale.

Un tempo diffusa in Borgogna sui vini bianchi e tradizionalmente utilizzata nella produzione di spumanti, questa tecnica consiste nel conservare il vino sulle proprie fecce di fermentazione per un certo periodo di tempo. Questo processo si è oggi allargato anche ai vini rossi, al fine di sfruttare gli innumerevoli vantaggi che in grado apportare. Le fecce, composte principalmente da lieviti morti, durante il periodo di invecchiamento subiscono la cosiddetta "autolisi cellulare" che provoca il trasferimento nel vino di alcuni composti che modificheranno le loro proprietà con il conseguente miglioramento della qualità del prodotto finale.

Le fecce di lievito, chiamate fecce fini, sembrano di fatto avere un ruolo centrale nella maturazione dei vini rossi. Grazie al loro apporto di composti azotati, durante il processo autolitico, partecipano all’evoluzione ossidativa dei vini come riduttori, limitando l’impatto dell’ossigeno. Globalmente, i vini affinati in condizioni ossidative ma sotto riduzione, grazie all’apporto abbondante di fecce o di prodotti a base di derivati di lieviti, vengono giudicati più aromatici, più equilibrati, più rotondi e grassi, ma anche più fruttati; questo è un criterio di base per la valutazione del valore commerciale dei vini sul mercato internazionale.

L'invecchiamento sui lieviti (AOL) per la produzione di vini rossi di qualità ha però lo svantaggio principale di essere un processo lento. Sono necessari diversi mesi per ottenere effetti percepibili nei vini. Il presente studio ha quindi valutato l' applicazione di ultrasuoni per accelerare la lisi cellulare. I ricercatori hanno quindi misurato analiticamente alcuni composti che hanno un impatto diretto sulla qualità dei vini e sulle loro proprietà sensoriali, dimostrando che la sonicazione diretta del vino non influenza l'intensità del colore o il contenuto di proantocianidine (responsabili dell'astringenza dei vini). Tuttavia, riduce gli antociani totali ed i piranoantocianini (coinvolti nella colorazione) ed  aumenta le aldeidi fenoliche del legno di quercia, responsabili dell'aroma alla vaniglia.

In sostanza quello che accade durante il lungo e dispendioso processo di maturazione e invecchiamento, è il verificarsi di diverse reazioni in cui le molecole sono soggette a cambiamenti a seconda delle interazioni che si verificano tra di loro, e questo in base all'energia che, in condizioni normali, è troppo bassa per supportare tutte le reazioni che naturalmente si verificano lungo il processo; molte di esse rimangono infatti incompiute. Ma quando il vino è soggetto al processo di sonicazione (input esterno di energia nel liquido), gli ingredienti sono soggetti a un grado di dispersione nel liquido più uniforme, il vino di fatto diventa un liquido molto più omogeneo. E' questa omogeneità a permettere una maggiore interazione tra le molecole e quindi un cambiamento molecolare più completo. Questo in definitiva significa un miglioramento nel gusto e nella qualità dello stesso.

martedì 4 febbraio 2020

Vino e ricerca, identificati 17 composti chiave dell'aroma durante il processo di invecchiamento

Un nuova ricerca dell'UCO e dell'Università Gheorghe Asachi, ha identificato 17 composti chiave nell'aroma del vino durante il processo di invecchiamento con legno di quercia. Lo studio su un vitigno a bacca rossa. I risultati utilizzati per la produzione di vini con un determinato profilo aromatico.






Alla ricerca di metodi alternativi nel processo di invecchiamento del vino. Un recente ricerca pubblicata dall'UCO (Università di Cordoba) in Spagna e dall'Università tecnica Gheorghe Asachi in Romania ha identificato un totale di 17 composti chiave responsabili dell'aroma del vino. Lo studio su un vitigno a bacca rossa della regione vitivinicola nel nord-est della Romania. I risultati utilizzati per la produzione di vini più convenienti e con un determinato profilo aromatico basato sui gusti di chi li beve.

Come noto, il periodo di maturazione del vino in contenitori in legno di quercia ne modifica profondamente bouquet e gusto, sia per la moderata ossidazione dei composti del vino sia per il rilascio di molecole da parte del legno. Nel presente studio, sono stati analizzati oltre 80 composti volatili. Questi composti sono sostanze chimiche che influenzano notevolmente le caratteristiche sensoriali del vino e sono anche responsabili della produzione di alcuni profumi. Secondo i risultati, tra tutti gli elementi analizzati, 17 costituiscono il 95% dell'aroma totale rilevato e responsabili di svolgere un ruolo cruciale per il profilo organolettico e sensoriale del vino.

Tengo a precisare che i risultati di questo studio saranno utilizzati per la produzione di vini più convenienti e con un determinato profilo aromatico basato sui gusti di chi li beve. Questo significa, possa piacere o no, che questo lavoro è stato condotto con metodi di invecchiamento alternativi, attraverso l'utilizzo di frammenti di legno di quercia, come chips (trucioli) e staves (doghe), resta in tal senso evidente che la ricerca tout court, nel raggiungere uno scopo, si muove anche in questo senso, ovvero senza privilegiare una tecnica piuttosto che un altra.

L'aspetto economico che si affianca alla scelta del produttore di vinificare andando incontro al gusto del consumatore, ha mosso lo studio nella considerazione che, sebbene la maggior parte del vino prodotto in tutto il mondo sia affinato in botti di legno, questo processo di invecchiamento presenta alcuni svantaggi rispetto ad altri metodi alternativi. Il processo di invecchiamento in botte significa di fatto conservare il vino per lunghi periodi di tempo, da sei mesi a diversi anni. Inoltre, la manutenzione, la movimentazione delle botti e l'estrazione del vino sono tutte attività ad alta intensità di lavoro che incidono sul prezzo finale del vino. Per molti produttori quindi l’utilizzo enologico degli oak chips come alternativa boisé alla barrique e alla botte è ritenuta una soluzione da un lato più sostenibile e dall'altro economicamente più vantaggiosa.

Nel nostro paese, ad esempio, viene espressamente vietato l’uso dei pezzi di legno di quercia nell’elaborazione, nell’affinamento e nell’invecchiamento dei vini DOP e che sono ammessi solo per la produzione di vino da tavola e su quelli IGP aggiungendoli in cisterna. Fatta questa parentesi, la ricerca, condotta in collaborazione con il gruppo VITENOL dell'Università di Cordoba, si è concentrata su questa tipologia di vini attraverso l'applicazione di tecniche di gascromatografia di massa. Questo metodo che consente di separare e identificare i componenti volatili presenti in miscele complesse, ha permesso l'idividuazione dei 17 composti chiave risultati maggiormente legati ad aromi fruttati, legnosi, tostati e citrici. Durante lo studio inoltre, è stata trovata una sorta di impronta digitale dei diversi tipi di vino che sono stati analizzati mediante il raggruppamento di questi volatili in famiglie di aromi.

Nieves López de Lerma, uno dei ricercatori a capo dello studio, ha reso noto che il progetto è stato in grado di stabilire una relazione tra tipo di aroma del vino e fattori come il tempo di invecchiamento e le caratteristiche dei pezzi di legno. I risultati hanno mostrato che i vini con la più alta concentrazione di composti aromatici sono stati quelli invecchiati con doghe di rovere con un più alto grado di tostatura del legno. Va da se che i risultati ottenuti si riferiscono ad un solo specifico vitigno e quindi non applicabili a qualsiasi tipo di vino.

lunedì 3 febbraio 2020

Vino e ricerca, utilizzo del polline d'api per migliorare la fermentazione alcolica

Un gruppo di ricerca dell'Università di Cadice in Spagna ha avviato uno studio che prevede l'utilizzo del polline d'api per migliorare la fermentazione alcolica del vino. 





Sviluppare uno strumento che aiuti il ​​settore vitivinicolo ad adattarsi ai cambiamenti climatici. Questo è l'obiettivo del progetto ViPolen, lanciato da ricercatori dell'Università di Cadice in collaborazione con INCAVI, che mira ad approfondire i composti bioattivi presenti nel polline d'api da utilizzare come integratore nel processo di fermentazione alcolica del vino.

Il progetto nasce dall'esigenza di trovare nuovi strumenti per affrontare gli effetti dei cambiamenti climatici sull'industria vinicola. Il gruppo di ricerca dell'Università di Cadice, guidato dal professor Víctor Palacios in collaborazione con l'Istituto catalano della vite e del vino (INCAVI), ha lanciato uno studio che cerca attivatori di origine naturale nella produzione di vino.

Il cambiamento climatico è una delle grandi sfide che la società sta attualmente affrontando, interessando direttamente l'agricoltura e, in particolare, il settore vitivinicolo. Il generale aumento delle temperature e la mancanza di risorse idriche stanno causando alterazioni nella fenologia della vite, modificando il processo di maturazione dell'uva.

Di conseguenza, si ottengono mosti con significative carenze nutrizionali, che tendono ad avere difficoltà per l'avvio e lo sviluppo completo della fermentazione. Questo produce difetti sensoriali nei vini finali. Attualmente le cantine completano sistematicamente i mosti con fosfato diammonico e altri attivatori fermentativi commerciali che trasportano diversi nutrienti nella loro composizione come ammonio, amminoacidi, lieviti secchi inattivi, acidi grassi insaturi e alcune vitamine, come la tiamina. Tuttavia, in questo ampio elenco non esiste attualmente alcun prodotto attivatore di origine naturale, che può contenere una composizione nutrizionale ottimale ed equilibrata, in grado di dare una risposta completa a tutte le esigenze del lievito.

In questo contesto, studi precedenti condotti da ricercatori dell'Università di Cadice hanno dimostrato che il polline d'api multiflorale, usato a basse dosi come integratore alimentare nella fermentazione alcolica, migliora la capacità di fermentazione dei lieviti e le caratteristiche sensoriali del vino.

Esperienze sull'utilizzo del polline d'api sono state fatte nella produzione di vino DOP Montilla-Moriles e Jerez in cui il processo caratteristico durante l'invecchiamento è la formazione di un velo sulla superficie del vino grazie ai lieviti flor, dovuto alla moltiplicazione dei lieviti. Il tipico “velo de flor” è un biofilm naturale, che ricopre completamente la superficie del vino e impedisce il contatto dello stesso con l'aria e quindi l'ossidazione. Questo velo interagisce permanentemente con il vino consumando non solo alcol ma anche altri composti come glicerolo, prolina e naturalmente ossigeno disciolto nel vino, dando luogo a diversi altri composti e provocando cambiamenti significativi nelle caratteristiche organolettiche del vino. Tuttavia, quando vengono utilizzate alte dosi di polline, se da un lato la capacità di fermentazione dei lieviti è migliorata, dall'altro si nota un effetto negativo sul profilo sensoriale del vino. Di conseguenza, si è ritenuto necessario lo studio della natura dei composti che fanno parte del polline, per individuare quelli che influenzano positivamente la crescita dei lieviti e il miglioramento sensoriale dei vini. 

Il primo step sarà quello di analizzare la fattibilità dell'utilizzo di queste frazioni buone estratte dal polline. La ricerca verrà condotta con l'utilizzo di uve Palomino Fino e Tintilla de Rota (uvaggio tipico dei vini di Cadice) e Xarello e Pinot nero (per i vini Penedés. Altri saranno effettuati inoltre anche con uve Merlot e Cabernet Sauvignon. 

Attraverso i test i ricercatori valuteranno le varie potenzialità di diversi estratti di polline nell'attivare la crescita del lievito e delle loro possibili combinazioni, sia per quanta riguarda la fermentazione alcolica, sia per l'invecchiamento biologico, nonché l'analisi della loro influenza su diversi ceppi di lieviti fermentativi tra cui colture industriali flor. Gli estratti che avranno dato i migliori risultati saranno utilizzati per la produzione di vini bianchi, rossi, frizzanti e biologici.

Vino e territori, progetto integrità: nel Soave si valorizza la produzione attraverso parametri estetici, ambientali e di biodiversità funzionale

Nuove proposte per valorizzare la produzione attraverso parametri estetici e ambientali e biodiversità funzionale nel futuro del Soave. I risultati finali del progetto integrità saranno presentati in un convegno il 5 febbraio 2020 a Verona.






Un vigneto sano, ricco di vita ed esteticamente bello per valorizzare paesaggio, produzione e lavoro umano. Questi gli obiettivi del progetto Integrità, finanziato dal GAL Baldo Lessinia e realizzato dal Consorzio del Soave assieme all’Università IUAV di Venezia, la World  Biodiversity Association e l’azienda agricola Balestri Valda. Integrità nasce nell’ambito dei progetti di cooperazione, per creare sinergie tra vari soggetti e trovare nuove soluzioni innovative per la gestione dei paesaggi rurali, utili non solo dal punto di vista agronomico ma anche da quello dell’attrattività turistica, per diversificare i redditi dell’intero comprensorio.

I risultati finali verranno presentati il 5 febbraio 2020 alle ore 17.00 presso l’Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere di Verona, dove interverranno Viviana Ferrario dello IUAV di Venezia, Gianfranco Caoduro della WBA, Laura Rizzotto dell’Azienda Balestri Valda e Aldo Lorenzoni, direttore del Consorzio del Soave. Indirizzi di saluto di Ermanno Anselmi del GAL Baldo Lessinia e del Presidente del Consorzio del Soave Sandro Gini.

Il Soave, primo paesaggio storico rurale italiano e Patrimonio agricolo globale della FAO, è un mosaico di piccoli appezzamenti di vigne gestiti da 3000 viticoltori e questo porta a tante visioni di come mantenere il vigneto e di come gestirlo, sia in termini estetici sia in termini agronomici. Il progetto Integrità, come dice il nome, prevede delle linee guida che si possono tradurre in una maggiore valorizzazione delle uve, nel caso questi suggerimenti vengano seguitii dal viticoltore.

Oltre a questo, uno studio approfondito di come sfruttare sovesci con essenze nettarifere e mellifere che possano essere di richiamo per gli  ‘insetti predatori’, ovvero dei veri e propri difensori del vigneto nei confronti di altri insetti considerati specie invasive che creano danno alle strutture fogliari o sono veicolo di virus. Una sorta di scudo naturale a basso costo e a basso impatto ambientale, che mira ad aumentare la struttura biologica del suolo e ridurne il compattamento, comportando un miglioramento sostanziale del sistema vigneto.

Il Soave è costantemente monitorato sotto il punto di vista della conservazione della biodiversità e da ormai 5 anni la World Biodiversity Association verifica, alla fine del periodo vendemmiale, l’impatto ambientale della viticoltura. Quest’anno, complice anche una stagione ottimale dal punto di vista fitosanitario, i risultati sono molto incoraggianti con alcuni degli vigneti che hanno addirittura raddoppiato gli indici di biodiversità e ciò significa che il viticoltore sta correttamente adottando pratiche atte ad aumentare la ricchezza di vita nel vigneto, portando a un sostanziale miglioramento dell’ambiente in cui opera.

domenica 2 febbraio 2020

Il Lazio del vino, nasce "Piccoli Vignaioli Pontini", pionieristica "collettiva" degli artigiani del vino

Nasce "Piccoli Vignaioli Pontini", pionieristica "collettiva" di sette aziende vitivinicole che rappresenta il vino artigianale della Provincia di Latina. Primo obiettivo Vinitaly 2020.





Si è da poco costituita la prima collettiva del vino artigianale della Provincia di Latina. Un gruppo di piccoli viticoltori che rappresentano quella fascia produttiva che si ispira a una filosofia di fondo fatta di grande attenzione alla sostenibilità ambientale, al non utilizzo di chimica di sintesi, al rispetto del territorio e a un metodo di lavoro che riduce al minimo gli interventi in cantina, accompagnando un'uva necessariamente sana dalla vigna alla sua massima espressione in bottiglia.

"Piccoli Vignaioli Pontini" nasce in maniera spontanea, in un territorio unico che merita di essere valorizzato, attraverso una collettiva, oserei dire, oltremodo necessaria, ed opportuna a rappresentarlo. Sembra un miracolo, nel Lazio, non particolarmente avvezzo a fare squadra per un progetto comune. Così ecco che arrivano loro, tanti piccoli viticoltori e un'unica grande forza per affermare qualità e unicità dei vini prodotti.

Un territorio unico, dicevo, che grazie ai differenti microclimi e ad un terreno generoso, dalle differenti morfologie e peculiari caratteristiche, genera vitigni che rappresentano il vero punto di forza di queste realtà contadine: dalle varietà internazionali agli emergenti autoctoni (Abbuoto, Bellone, Cesanese, Moscato di Terracina e Nero Buono) che di fatto esprimono l'identità di questo territorio.

Le aziende vinicole che compongo questa importante iniziativa rappresentano diverse aree geografiche e comuni che narrano anche l'antichissima storia e tradizione vitivinicola della Provincia di Latina. Vite di piccoli vignaioli si mescolano quindi ai filari che in luoghi d'incanto pettinano la Pianura Pontina, le pendici dei Lepini, le sponde del lago di Fondi o che sulla costa godono dell'influenza benefica del mare. Aprilia, Cisterna, Cori, Latina, Terracina, Fondi ed Itri vengono così rappresentati da queste straordinarie attività produttive ricche di passione ed autenticità.

I sette piccoli vignaioli "fondatori" sono: Casal De Luca, G. Iachetti, Il Quadrifoglio, I Pàmpini, Le Anfore, Monti Cecubi e Tenute Filippi. Piccoli Vignaioli Pontini rimane aperto a tutte le micro aziende vitivinicole del territorio al fine di condividere, in amicizia e stima reciproca, progetti, percorsi e aspettative di un sempre auspicabile maggiore interesse del pubblico per il prodotto autentico locale.

L'entusiasmo trapela da questa pionieristica "collettiva" di cui sì, la regione Lazio sentiva il bisogno. Primo grande obiettivo sarà Vinitaly 2020 dove i "Piccoli Vignaioli Pontini" sbarcheranno insieme e si rappresenteranno in uno stand che presenterà l'eccellenza produttiva delle sette aziende vinicole fondatrici.

venerdì 31 gennaio 2020

Agroalimentare, "Per fare un... ci vuole un seme": stabilite le procedure per la certificazione varietale delle sementi. Si promuove una qualità sempre più elevata

Stabilite le procedure per la certificazione varietale delle sementi alla riunione OCSE organizzata per la prima volta in Italia dal CREA e patrocinata da Regione Lombardia.



Tutto inizia dal seme, e da questo dipende in gran parte il successo di una coltivazione e di un sistema agricolo. Per questo, a livello internazionale, l'OCSE stabilisce per i 61 Paesi membri le procedure per la certificazione varietale delle sementi, con l’intento di promuovere una qualità sempre più elevata.




Si chiude oggi a Milano, la riunione OCSE organizzata per la prima volta in Italia dal CREA che, con il suo Centro di Ricerca Difesa e Certificazione, è l’ente di riferimento in materia per il nostro Paese. All’incontro, patrocinato dalla Regione Lombardia, hanno partecipato 70 delegati da 30 paesi. Ha affermato Fabio Rolfi, Assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi Verdi, aprendo i lavori: “In un’agricoltura sempre più specializzata e attenta alla sostenibilità delle produzioni, il materiale di moltiplicazione rappresenta un aspetto chiave.

Il settore sementiero in Lombardia ha una lunga tradizione e rappresenta uno dei settori di eccellenza dell’agricoltura regionale. Per il riso, la Lombardia produce più del 30% della produzione nazionale di sementi, per il mais il 25%. Abbiamo 250 aziende agricole che moltiplicano sementi e 12 ditte sementiere. L’aeroporto di Malpensa è un punto nevralgico a livello nazionale per sementi provenienti da paesi terzi destinate alla sperimentazione, alla lavorazione e al confezionamento”.

Anche il Ministero delle Politiche Agricole ha patrocinato l’iniziativa, riconoscendo – come ha sottolineato Federico Sorgoni, il delegato Mipaaf – “ l’importanza della standardizzazione internazionale condotta dall’OCSE nel settore delle sementi”. Dalla 2 giorni sono emersi in via preliminare i criteri per affiancare le moderne tecnologie di laboratorio basate sulla diagnosi molecolare alle tradizionali metodologie di verifica delle varietà in campo e in parcella. Questi dovrebbero essere definitivamente approvati in giugno alla riunione annuale delle autorità designate OCSE che si terrà in Bulgaria. Inoltre, un altro rilevante tema trattato è costituito dalle prospettive che la tecnologia blockchain potrà dare alla tracciabilità delle sementi commercializzate a livello internazionale.

Il CREA Difesa e Certificazione sulla base della sua esperienza di certificazione in campo e in laboratorio ha apportato significativi contribuiti alla messa a punto degli standard OCSE.

“L’Italia è un paese dalla riconosciuta qualità per la produzione di sementi di diverse specie e ha tutto l’interesse che il commercio internazionale avvenga in un quadro definito di norme che tengano conto delle esigenze e delle specificità di un settore così specialistico” ha affermato Pio Federico Roversi, direttore CREA Difesa e Certificazione. 

Vino Nobile di Montepulciano: “Toscana” diventa obbligatorio in etichetta

Il Mipaaf ha accolto la delibera regionale dell’8 luglio per il cambio di disciplinare. Maggiore tutela, più chiarezza per il mercato: dopo il via libera della Regione Toscana per la modifica del disciplinare del Vino Nobile, Rosso e Vinsanto di Montepulciano arriva quello definitivo del Ministero dell’Agricoltura. Il presidente del Consorzio, Andrea Rossi: «Un percorso virtuoso nel quale politica, associazioni di categoria e mondo produttivo hanno condiviso un obiettivo unico»





Vino Nobile di Montepulciano: “Toscana” è obbligatorio in etichetta. La dicitura riguarda non solo il Vino Nobile di Montepulciano Docg, ma anche il Rosso e il Vin Santo di Montepulciano Doc. Nello specifico, la modifica proposta riguarda l'articolo 7 del disciplinare di produzione delle tre denominazioni (Vino Nobile di Montepulciano, Rosso di Montepulciano e Vin Santo di Montepulciano) e consiste nella introduzione dell’obbligo di inserire in etichetta il termine geografico più ampio, “Toscana”, in aggiunta alla denominazione. Le modifiche consentiranno di aumentare la tutela nei confronti del consumatore finale e permetteranno al Consorzio di intensificare l'attività di promozione del territorio per una migliore e più puntuale comunicazione.

Vino Nobile di Montepulciano. Docg. Toscana. Il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali ha approvato all’unanimità a Roma, il 30 gennaio, il cambio di disciplinare che determina la dicitura obbligatoria per il Vino Nobile di Montepulciano che nell’etichetta dovrà inserire “Toscana”. L’approvazione arriva da un lungo percorso intrapreso dapprima con la Regione Toscana che lo scorso 8 luglio aveva approvato le modifiche al disciplinare della prima Docg italiana che da oggi avrà, tra le prime della regione, l’obbligatorietà di indicare la dicitura “Toscana”. Delibera che accoglie la richiesta unanime dell’interprofessione rappresenta dal Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano. 

«Una svolta importante per la nostra denominazione, frutto di un percorso nato con il mio predecessore, Piero Di Betto,  portato avanti con tenacia dal Consorzio e condiviso con la Regione Toscana, che fin da subito ha saputo interpretare le esigenze dei produttori – spiega il Presidente del Consorzio del Vino nobile di Montepulciano, Andrea Rossi – oltre alla Regione nella figura dell’Assessore Marco Remaschi che per primo ci ha creduto, devo ringraziare le associazioni di categoria e tutti coloro che ognuno per la propria parte hanno permesso questo raggiungimento».  «Quello che auspichiamo con queste azioni è da un lato l’aumento della tutela nei confronti del consumatore finale, dall’altro la crescita delle vendite all’Estero e nel mercato domestico. Infine per il Consorzio una rinnovata possibilità di intensificare l'attività di promozione del territorio per una migliore e più puntuale comunicazione».

«Un successo non solo per la denominazione Vino Nobile di Montepulciano, ma per tutto il sistema vino Toscana - è stato il commento dell’Assessore all’Agricoltura della Regione Toscana, Marco Remaschi – un traguardo che abbiamo raggiunto tutti insieme, da parte nostra con un buon lavoro in commissione agricoltura per una causa che auspico possa prima di tutto contribuire al mercato di questo importante vino toscano, che come gli altri della nostra regione rappresenta un traino per il nostro brand, appunto “Toscana” e anche per questo ne sono particolarmente orgoglioso».

La richiesta di modifica dei disciplinari di produzione avanzata dal Consorzio parte dal Protocollo d'Intesa siglato nel 2012 dal Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano e dal Consorzio Vini d'Abruzzo, dalla Regione Toscana e dalla Regione Abruzzo, nonché dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali e da Federdoc. Con quel Protocollo d'Intesa, i due Consorzi si erano impegnati ad intraprendere iniziative che favorissero la corretta identificabilità dei due vini ed in particolare dei rispettivi territori di origine.

giovedì 30 gennaio 2020

Enoturismo, OIV e UNWTO firmano accordo per lo sviluppo del settore agricolo e rurale

Firmato un protocollo di intesa tra l'Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino (OIV) e l'Organizzazione Mondiale del Turismo (UNWTO), per la promozione dell'enoturismo come strumento per lo sviluppo del settore agricolo e rurale.





Promozione dell'enoturismo come strumento di sviluppo del settore agricolo e rurale e la creazione di nuovi posti di lavoro, questo in sintesi è quanto viene descritto nel Memorandum of Understanding (MoU), documento legale contenente i principi dell'accordo appena sottoscritto dal direttore generale dell'Organizzazione internazionale della vigna e del vino, Pau Roca e il segretario generale dell'Organizzazione mondiale del turismo, Zurab Pololikashvili, il cui obiettivo è la promozione dell'enoturismo a livello mondiale, coerentemente con il nuovo piano strategico 2020-2024.

Le due organizzazioni intergovernative si sono incontrate il 24 gennaio scorso presso la sede dell'UNWTO, a Madrid, in Spagna, per firmare questo principio di accordo al fine di promuovere orientamenti e azioni concrete finalizzate alla promozione dell'enoturismo. Pau Roca ritiene che questo lavoro congiunto consentirà la conformità con gli obiettivi del piano strategico dell'OIV per promuovere lo sviluppo dell'enoturismo, dei paesaggi e i terroir viticoli che ne sottolineano l'importanza e partecipare a detto sviluppo, congiuntamente a quello di sviluppo sostenibile (OSS) delle Nazioni Unite.

L'accordo è stato firmato nell'ambito della Fiera Internazionale del Turismo (FITUR) che ha avuto luogo nella capitale spagnola. La fiera di Madrid è il punto d'incontro globale per i professionisti del settore e che rappresenta una cornice privilegiata per l'industria turistica globale e uno strumento di business per promuovere accordi e contatti commerciali.

Durante il suo intervento, il direttore generale dell'OIV ha sottolineato che OIV e UNWTO attraverso questo accordo cercano una "sinergia di azioni congiunte" per moltiplicarne la sua efficacia, con la volontà di mettere i mezzi tecnici in comune per raggiungere questo obiettivo. Uno scambio di esperienze che si andrà ad accumulare prima di nuove sfide come la digitalizzazione del settore.

Al centro dell'intesa c'è un obbiettivo importante che è quello di trasferire all'enoturista conoscenza, esperienza e rispetto della realtà del vino, per gli uomini e le donne che lavorano nel settore e legittimare la valenza del vino come prodotto non esclusivamente alimentare, ma altresì quella di bene culturale. L'enoturismo, in questa direzione, identifica e porta con sé questi valori, approvati da entrambe le organizzazioni. E questo a partire dallo stesso paesaggio agrario che, con i suoi tratti unici e inconfondibili, fatti di filari, terrazzamenti, cantine ecc., ne ha plasmato e connotato tradizioni, linguaggi, valori e simboli consentendo di valutare quel collegamento con la terra che permette di conoscere da vicino il lavoro svolto che si cela dietro un'etichetta: difficoltà di gestione del vigneto, condizioni atmosferiche avverse a causa dei cambiamenti climatici. Tutto ciò di fatto va a generare nel visitatore il giusto rispetto per il prodotto finale. Queste esperienze, saranno la base per un consumo di vino moderato e intelligente.

martedì 28 gennaio 2020

Agroalimentare, Prosciutto di San Daniele: il Consorzio aggiorna le regole di lavorazione della Dop

Consumatori, welfare degli animali e tutela del marchio al centro dei cambiamenti che regoleranno la lavorazione del Prosciutto San Daniele. Definiti parametri più stringenti per tutelare l’assoluta qualità di uno dei prodotti simbolo del made in Italy agroalimentare. La revisione arriva dopo un lungo confronto avviato dal Consorzio a partire dal 2018 con tutti i soggetti di filiera.





La proposta di modifica del Disciplinare di produzione, approvata dalla Regione Friuli-Venezia Giulia, è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana dal Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali. Consumatori, welfare degli animali e tutela del marchio al centro dei cambiamenti che regoleranno la lavorazione del Prosciutto San Daniele DOP.

Ad annunciare a Roma le novità è stato lo stesso Consorzio di tutela, che ha scelto Palazzo Rospigliosi come sede privilegiata per presentare il nuovo Disciplinare di produzione della Dop aggiornato con l’obiettivo di specificare ancora meglio alcuni aspetti determinanti nella produzione della DOP a garanzia della tutela del marchio e del consumatore. Un risultato frutto di un lungo iter di confronto e di un tavolo di lavoro interprofessionale avviato a partire dal 2018 dal Consorzio con tutti i soggetti che compongono la filiera per condividere e definire parametri più stringenti in un’ottica di ulteriore innalzamento qualitativo.

Pur mantenendo i principi di base originari stabiliti nel documento risalente al 1994 (e rivisto con modifiche minime nel 2007), il nuovo testo dei Disciplinare è stato infatti rivisitato sia sul fronte degli aspetti scientifici che in alcune fasi del processo produttivo, senza tralasciare le regole legate al benessere dell’animale, le modalità di etichettatura e la regolamentazione dell’utilizzo del logo consortile. La proposta di modifica, in seguito al via libera dell’Assemblea del Consorzio del Prosciutto di San Daniele e della Commissione di gestione della filiera, ha già ricevuto l’approvazione ufficiale da parte della Regione Friuli-Venezia Giulia ed è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana da parte del Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali (GU Serie Generale n.299 del 21-12-2019). L’ultimo passaggio è previsto in Commissione Europea per l’approvazione e la pubblicazione nella relativa Gazzetta ufficiale dell’Unione Europea.

“La revisione del Disciplinare - spiega Mario Cichetti, direttore generale del Consorzio del Prosciutto di San Daniele - è frutto di un processo lungo e doveroso di cui il Consorzio si è fatto promotore attivo in relazione ai cambiamenti sempre più importanti che l’intera filiera si trova ad affrontare. L’obiettivo, fin dalla nostra istituzione, è sempre stato quello di promuovere, valorizzare e tutelare il Prosciutto di San Daniele. Ancora oggi, quindi, continuiamo a lavorare nella direzione della trasparenza e chiarezza attraverso azioni concrete quali l’intervento sul Disciplinare e il nuovo sistema di tracciabilità delle vaschette di preaffettato”.

Nuova è, ad esempio, l’introduzione nel Disciplinare di un peso massimo di 17,5 kg e di un peso minimo di 12,5 kg per le cosce fresche impiegate nella preparazione del Prosciutto di San Daniele; altrettanto nuovo è il limite fissato per il peso del prosciutto stagionato (massimo 12,5 kg, minimo 8,3 kg). Anche il periodo di stagionatura viene aggiornato, passando da 12 mesi a 400 giorni; ristretto inoltre il range del contenuto di sale (non inferiore a 4,3% e non superiore a 6%).

Quale requisito preliminare di conformità, il nuovo Disciplinare esplicita con maggiore chiarezza le caratteristiche genetiche dei suini ammessi alla Dop con indicazione delle liste di tipi genetici idonei e non idonei. Questa precisazione si è resa necessaria alla luce dei recenti sviluppi nel campo della ricerca genomica e ha l’obiettivo di operare un controllo sempre più stringente di tutte le possibili combinazioni per l’incrocio riproduttivo, nonché specificare il divieto di utilizzo di tipi genetici non indicati nel Disciplinare. Contestualmente, è stata introdotta una banca dati genetica stilata direttamente dal MIPAAF per una più efficace azione di controllo con finalità antifrode e anticontraffazione del tipo genetico.

E’ stato inoltre necessario aumentare i pesi massimi delle carcasse (e, di conseguenza, il peso dei suini da vivi) in seguito all’evoluzione avvenuta nel corso degli anni della popolazione dei suini allevati in Italia, la cui massa corporea è cresciuta naturalmente in seguito al miglioramento delle condizioni di allevamento, ad una più appropriata alimentazione e a condizioni sanitarie ottimali per la loro crescita. Pertanto, il nuovo Disciplinare chiarisce i concetti di “suino pesante” e “pesi elevati”, con modifiche che riflettono oggi le classi di peso ottenibili sulla base della Tabella dell’Unione Europea. Per la conformità delle cosce destinate al San Daniele si è quindi introdotto ex-novo il parametro del peso della singola carcassa di ogni suino abbattuto, da 110,1 kg a 168 kg, rispetto a quello della carcassa valutata a “peso morto” e a partita, al macello.

Altro aspetto rilevante di questo innovativo aggiornamento delle norme che regolamentano la produzione del Prosciutto di San Daniele riguarda infine l’alimentazione dei suini che rientrano nel circuito della Dop: l’ulteriore attenzione verso il loro benessere si traduce in una dieta a base vegetale e ricca di cereali nobili, ma anche nell’incremento delle quantità di cereali e soia, utili al miglioramento della salute degli animali.

La revisione del Disciplinare è un atto volontario unilaterale voluto dal Consorzio del Prosciutto di San Daniele nonché una nuova pietra miliare per il miglioramento qualitativo del San Daniele che ha l’obiettivo di garantire al consumatore standard sempre più elevati.

Un fatturato di 330 milioni di euro con una produzione che sfiora i 2,8 milioni di prosciutti nel 2018; una crescita stabile delle vendite oltreconfine, con un complessivo aumento dell’export a doppia cifra (10%) nei Paesi extra UE nei primi sei mesi del 2019, soprattutto in Canada e Giappone; una filiera produttiva che conta 3.927 allevamenti, 116 macelli e 31 stabilimenti; un prodotto a Denominazione di Origine Protetta che rappresenta al meglio lo stile italiano. Questo è l’identikit del Prosciutto di San Daniele DOP, uno dei simboli più conosciuti del made in Italy agroalimentare nel mondo, il cui processo di lavorazione, frutto di una tradizione che affonda le radici tra XI e VIII secolo a. C., è giunto a un punto di svolta.


Consorzio del Prosciutto di San Daniele
Costituito nel 1961, il Consorzio del Prosciutto di San Daniele detiene il Disciplinare di Produzione, vigila sulla sua corretta applicazione, protegge, tutela e promuove il marchio ‘Prosciutto di San Daniele’. Il prosciutto di San Daniele è un prodotto a denominazione di origine protetta – DOP, un alimento naturale, fatto solo con carne di suini italiani e sale marino, assolutamente privo di additivi o conservanti, che viene prodotto dalle 31 aziende aderenti al Consorzio, localizzate solo ed esclusivamente a San Daniele del Friuli (Udine). Il particolare ambiente geografico che include fattori climatici e umani, determina le caratteristiche naturali, uniche e irripetibili del Prosciutto di San Daniele.

giovedì 23 gennaio 2020

Vino e cultura, Raccontare il vino attraverso un viaggio. Il bando per partecipare al concorso

Al via la nuova edizione del concorso letterario Bere il territorio, il progetto culturale ideato dell'Associazione Go Wine invita tutti a farsi idealmente viaggiatori, indicando come tema un percorso in un territorio del vino italiano. Il termine per partecipare scade il 10 marzo 2020.





Al via la diciannovesima edizione del Concorso Letterario Nazionale "Bere il territorio", ovvero raccontare il vino attraverso un viaggio, un progetto culturale che ha sempre accompagnato la vita dell’associazione Go Wine fin dalla sua costituzione, caratterizzandosi come un’iniziativa sempre molto partecipata.

Il Bando viene lanciato con il nuovo anno 2020 e in occasione del periodo invernale. Il Concorso rimane sostanzialmente fedele all'idea che l’ha originato; presenta nel Bando differenti forme di partecipazione: la sezione generale si divide in due categorie: una riservata agli over 24 anni senza distinzioni, una riservata a giovani dai 16 ai 24 anni. Il tema del viaggio caratterizza anche questa edizione.

Il Bando invita infatti i partecipanti a farsi idealmente viaggiatori, indicando come tema un percorso in un territorio del vino italiano, raccontando un’esperienza, evidenziando il rapporto con i valori cari all’enoturista: paesaggio, ambiente, cultura, tradizioni e vicende locali. Il tema del concorso si lega da alcuni anni in modo più diretto all'idea che ha ispirato fin dalla costituzione l’associazione Go Wine: ovvero guardare ad una figura qualificata di consumatore che non ama solo conoscere e degustare i vini, ma avverte il desiderio di farsi viaggiatore per scoprire i luoghi dove ciascun vino si afferma e dove uomini e donne del vino operano.

A fianco delle due categorie della sezione generale è prevista la sezione speciale riservata agli studenti degli Istituti Agrari: in questa sezione il Bando intende valorizzare e premiare lavori di ricerca rivolti al tema dei vitigni autoctoni, anche tenendo conto di interessanti contributi che in ogni edizione pervengono.

Il Concorso conferma gli obbiettivi di sempre che si rinnovano nell'attualità del tema: contribuire, mediante un’iniziativa culturale, a far crescere la cultura del consumo dei vini di qualità, mirando ad un consumatore sempre più consapevole sia nelle scelte, sia nell’attribuire il giusto valore e significato ad una bottiglia di vino.

Il richiamo all'idea del viaggio offre una speciale caratterizzazione, tenendo conto della dimensione reale e simbolica che contraddistingue sempre la figura del viaggiatore nel percorso della letteratura.
Si mantiene peraltro inalterato lo spirito di fondo che anima l’iniziativa culturale. Storia, tradizioni, paesaggio e vicende culturali: sono diversi i fattori che distinguono il vino da una qualsiasi bevanda e che si esaltano nel percorrere un territorio del vino.

Di seguito il Bando contenente tutte le informazioni per la partecipazione. I testi dovranno pervenire entro il 10 marzo 2020 presso la sede nazionale di Go Wine in Alba; la cerimonia di premiazione è prevista ad Alba sabato 4 aprile 2020.

Oltre ai premi riservati ai giovani scrittori, Bere il territorio conferma il riconoscimento a “Il Maestro” e il Premio Speciale a favore di un libro, edito durante l’anno 2019, che abbia come tema il vino o che, comunque, riservi al vino una speciale attenzione. Gli elaborati saranno sottoposti al vaglio della giuria composta da Gianluigi Beccaria e Valter Boggione (Università di Torino), Margherita Oggero (scrittrice), Bruno Quaranta (La Stampa-Tuttolibri), Massimo Corrado (Associazione Go Wine).

I premi: 500 euro ciascuno per i due vincitori della sezione generale; 500 euro per il premio riservato agli studenti agli Istituti agrari; 500 euro per il premio speciale riservato libro dedicato al vino.

Clicca qui per scaricare il Bando di Concorso

Per informazioni:
Associazione Go Wine tel. 0173 364631 gowine.editore@gowinet.it - www.gowinet.it

lunedì 20 gennaio 2020

Vino e consumi, continua trend positivo per le bollicine

Il consumo di spumante italiano è in continua crescita, un trend positivo che conferma l'apprezzamento della qualità made in Italy all'estero. Cresce bene anche il consumo interno grazie agli autoctoni del centro-sud Italia. Ecco il rapporto annuale di Ovse-Ceves.






Arrivano i dati sintetici riassunti e schematici delle spedizioni, consumi e mercati di distribuzione dei vini spumanti italiani in Italia e nel Mondo, divisi per tipologia, denominazione e metodo produttivo. A fare il punto sul mercato spumantistico 2019 è Giampietro Comolli, storico (dal 1991) presidente di Ovse-Ceves (Osservatorio Centro Studi Economici Vini Speciali).

Nel 2019 la produzione nazionale di vino spumante è cresciuta ancora: 750 milioni di bottiglie. Poco oltre 200 destinate al mercato interno e 550 milioni verso l’estero. Un valore in cantina di circa 1,9 mld/€. Rispetto al 2018 una crescita in volume del +8,5% e un +3,9% in valore. “ Il punto dolente resta il valore marginale all’origine delle bottiglie, di conseguenza al consumo anche se, soprattutto sui mercati esteri, il sentiment qualità e made in Italy spuntano un  giro d’affari globale al consumo di 6,1 mld/euro, oltre 3 volte tanto il prezzo alla produzione. Ma per crescere in valore occorre puntare al nuovo e miglior rapporto valore/identità abbandonando il mix qualità/prezzo che spinge al ribasso.

Il mercato si divide fra 720-725 mio/bott di metodo italiano e 27,5/28 milioni di metodo tradizionale. Il metodo italiano ha come leader nazionale e mondiale il sistema Prosecco nelle diverse denominazioni docg e doc con 600 mio/bott  e un valore all’origine di 1,2 mld/euro per un fatturato al consumo di 3,9 mld/euro, di cui oltre 105 milioni di bott dei Docg trevigiani. Exploit dell’Asolo Superiore Docg.  Poi 55 milioni sono di Asti Docg dolce e secco, altre 30 di etichette Docg-Doc, altre 35 milioni sono Vsq&vitigni, prodotte in tutte le regioni. La produzione di metodo tradizionale-classico vede sempre il primato della Franciacorta con 17,1 mio/bott spedite/consumate, poi il Trento con 8,7 mio/bott che fa registrare la miglior performance anno su anno (+9%), l’Oltrepò Docg e l’Alta Langa si dividono circa 0,9 mio/bott con crescita e vantaggio dei piemontesi; infine un altro milione è spedito da quasi tutte le Regioni fra Do e Vsq.  Comolli : “Il mercato interno cresce ma più differenziato, consolida vendite nella gda, aumenta l’horeca, più acquisti in cantina, più selezione nei pacchi regalo all’insegna del “locale”, fatica invece sempre l’e-commerce. Molto bene i Nebbiolo brut rosè, l’Alto Adige metodo tradizionale e i Monti Lessini Durello nelle versioni italiano e classico. Boom 2019 (+18%) di etichette di medio-piccole cantine, soprattutto uve autoctone spumantizzate con metodo tradizionali,  per l’ horeca locale e consumi prossimali. 

L’export si conferma la destinazione con la maggiore crescita, nessuna influenza di dazi e cambi moneta: a parte la Germania che segna ancora un anno in calo (-8%) a vantaggio di un incremento di vino-base tranquillo e un leggero freno in Usa (solo +5%), tutti gli altri paesi crescono ancora, dal 6% di Uk al 26% del Giappone, fino al 15-16% di Russia e Francia. Cresce e si posizione a 2,9 mio/bott (+3% rispetto al 2018) l’export di metodo tradizionale grazie ai marchi leader di Franciacorta e Trento, in crescita del 2 e 3%.  L’Italia è il primo produttore al mondo con una quota del 27%, primo esportatore e primo al mondo per i vini con metodo charmat o italiano. Comolli: “Bisogna non dare per scontato nulla, puntare su canali innovativi e nuovi paesi oltre gli attuali 115. In soli 5 Paesi va il 61% dell’export. Urgono azioni di formazione e valorizzazione, una casa e un percorso unitario che esalti le differenze, che spieghi al consumatore straniero (e anche nazionale) la grande biodiversità enologica: l’Italia vale di più di altri paesi se esalta la ricchezza patrimoniale, se la piramide è territoriale e non aziendale, se la formazione è legata stretta alla commercializzazione.

La performance d’anno migliore è del Trento Doc e dell’Alta Langa. Mantengono una certa difficoltà di diffusione e di penetrazione  il Cruasè e l’Oltrepò Pavese Docg e Doc. Viceversa invece crescono, certo con numeri piccoli, le diverse etichette di aziende vitivinicole del centro-sud (compreso Emilia e isole) che spumantizzano uve autoctone come Grillo, Aleatico, Fiano, Verdicchio, Marsanne, Asprinio, Falanghina, Cataratto, Bombino, Susumaniello, Monica Sarda, Nerello Mascalese, Moscato di Trani, Bellone, Biancolella, Frappato, Zibibbo, Passerina ma anche Sangiovese, Lambrusco, Ortrugo, Vermentino, Pigato, Inzolia, Erbaluce di Caluso e Malvasia.

Il mercato interno risulta sempre più differenziato, con un consolidamento delle vendite nella gda, un interessante incremento nell’horeca rispetto agli passati, più vendite dirette in cantina, mentre fatica sempre l’e-commerce. Bene i consumi diurni e nell’off-premise.  In bottiglie il Franciacorta cresce nei consumi sia domestici che in horeca con prezzi stabili, sfiorando i 15 mio/bott contro i 7,8 mio/bott del Trento doc, l’Alta langa sfiora 0,4 mio/bott, bene anche l’Alto Adige, benissimo ed eccezionali performance per le piccole cantine soprattutto del centro-sud Italia con bollicine tradizionali ottenute da vitigni autoctoni, sconosciuti. Un successo nell’horeca locale, assai identitari. Anche in Italia il Prosecco doc è il più consumato con 100 mio/bott, il Valdobbiadene Conegliano Superiore si consolida sempre più e con un numero maggiore di etichette nell’horeca con 45 mio/bott, exploit per l’Asolo Superiore a quota 5 mio/bott spedite (10 mio/bott vanno all’estero), infine 20 mio/bott circa di Docg-Doc-Vsq e vini di vitigno soprattutto metodo italiano. 

20-22 milioni di italiani sono consumatori di vino, circa 14 milioni sono appassionati, gli stessi quasi che sono assidui frequentatori di “cantine aperte”. Un punto fermo per conoscere il consumatore tipo: come il giovanissimo punta alle bollicine e anche le donne più mature, il maschio di mezza età confida nei vini rossi soprattutto di pregio con qualche fuga verso il top delle bollicine italiane e straniere, mentre il consumatore della terza età è più infedele e spazia dalle bollicine tricolori, ai vini rossi leggeri, ai frizzanti ma anche, portafoglio permettendo, qualche grande bolla e rosso impegnato.

Il consumatore  – chiosa Comolli – chiede sempre un vino della produzione locale, che conosce. In  Spagna c’è 1 sola doc  spumante, la Francia che ne ha 4 fondamentali tutte di metodo tradizionale classico. La biodiversità produttiva  orizzontalità nazionale  è un patrimonio formidabile, ma presenta difficoltà di penetrazione, di conoscenza, di rappresentanza. Sono produzioni di nicchia che restano tali, ma valorizzano ospitalità, accoglienza. Quindi le bollicine tricolori sempre più attrazione, buongusto e bellezza per i turisti stranieri. Non solo vino da bere. Per questo una grande proposta-politica nazionale, senza nuovi brand cappello, che esalti la origine ma “formi” una cultura della conoscenza per scegliere fra più proposte è l’unica strada di valorizzazione e promozione. Puntare solo su vendere e piazzare pallet di bottiglie non è lungimirante.

E’ vero che il boom delle bollicine tricolori ha inizio nel 2005 con la nascita del Forum Spumanti d’Italia a Valdobbiadene che per 10 anni ha parlato con una voce unica,  evidenziando le differenze tipologiche e esaltando diversità identitarie e di metodo, coinvolgendo e informando centinaia di MW, sommelier, opinion leader del mondo che così hanno “conosciuto” la varietà e qualità dei vini spumeggianti italiani.

E’ da li che è partita anche la scelta di puntare su Valdobbiadene/Cartizze/Asolo Docg e sulla grande Doc Prosecco per creare un simbolo-prodotto nazionale trainante e diverso. Ora occorre che la corazzata Prosecco sia un mezzo per far conoscere altre etichette. Sono anni che Comolli lo ripete in vari consessi. A lui si deve l’idea di un nome unico nazionale per tutte le bollicine come “metodo italiano”, ma è solo una specificazione di metodo, bisogna andare oltre e puntare solo su territori Docg-Doc. Come ebbe a scrivere: “Il metodo è solo una prima tappa, poi a breve bisogna cambiare. Non si può identificare un vino con il solo metodo produttivo”.

Ceves-Ovse, fondato nel 1991 da Mario Fregoni, Antonio Niederbacher e Giampietro Comolli presso l'Università cattolica di Agraria di Piacenza, è oggi l’istituto più affidabile con il maggior numero di dati raccolti e di contatti nel mondo come informatori, utilizzando documenti fiscali cartacei di transazioni reali.

mercoledì 15 gennaio 2020

Agricoltura biologica, The Organic Trade Fairs Alliance: a Verona Fiere debutta B/Open, manifestazione rivolta ai professionisti

Agroalimentare bio e benessere naturale, nasce l'Alleanza Internazionale delle Fiere B2B. Tra i membri della partnership anche Bio-Beurs (Olanda), Organic&Natural Products Expo (Sudafrica) e Natexpo (Francia).





Nasce The Organic Trade Fairs Alliance, una nuova alleanza a livello internazionale che unisce le fiere b2b del biologico italiane ed estere. In prima fila nel promuovere il progetto, B/Open, la manifestazione organizzata da Veronafiere (1-3 aprile 2020), insieme a Bio-Beurs (Zwolle-Olanda, 22-23 gennaio 2020), Organic&Natural Products Expo (Johannesburg-Sudafrica, 8-10 maggio 2020) e Natexpo (Lyon-Francia, 21-22 settembre 2020).

The Organic Trade Fairs Alliance è una piattaforma globale e un forum di scambio di conoscenze, che mira a fornire sostegno al settore dell’agricoltura biologica, dell’industria alimentare biologica e dei cosmetici naturali. Con un obiettivo ben definito: diffondere e supportare un modello di nutrizione e di personal care focalizzato su tutto ciò che è sano e salutare, sull’attenzione all’ambiente, al clima globale e al rispetto dei lavoratori.

«Veronafiere, attraverso B/Open, ha intercettato uno spazio di mercato rivolto al segmento b2b del mondo biologico, che risultava ancora scoperto e andava presidiato», è il commento del direttore commerciale di Veronafiere Flavio Innocenzi. «Questa alleanza internazionale, che ha mosso i suoi primi passi nel 2019 e si consoliderà nel 2020, vuole supportare il settore del biologico attraverso azioni sinergiche di promozione, in chiave professionale e mettendo a sistema le competenze e le conoscenze trasversali, acquisite dai vari partner internazionali».

B/Open, in programma a Verona dall’1 al 3 aprile 2020, è la prima fiera in Italia esclusivamente b2b, rivolta agli operatori del food certificato biologico e del natural self-care. Dalle materie prime al prodotto finito al packaging, la nuova manifestazione di Veronafiere presenta tutta la filiera, frutto di un’accurata selezione delle aziende espositrici studiata sulle esigenze dei compratori professionali. Tra le tante conferme, nell’organic food, Cereal Docks, Agricola Grains, Altalanga oltre al gruppo Specchiasol (con i marchi Larico e San Demetrio) e Chiara Cantoni, partner di Ringana, per la cosmesi naturale e il settore fitoterapico.

Patrocinata da Aiab (Associazione Italiana Agricoltura Biologica) e da Regione Veneto e supportata da Ass.O.Cert.Bio (Associazione Organismi di Certificazione del Biologico italiani), Bioagricert (Organismo di controllo e certificazione biologica), Ccpb (Consorzio Controllo Prodotti Biologici ), la rassegna si svolgerà nei padiglioni 1 e 2 di Veronafiere. Più specificatamente, nel segmento dell’alimentazione biologica saranno rappresentati anche i prodotti nutraceutici, dietetici, integratori, pet food, servizi, packaging ecologici; ingredientistica per prodotti bio, ma anche prodotti per il benessere; bellezza e cura della persona comprenderanno cosmesi, trattamenti naturali, piante officinali e derivati, prodotti per la salute e la cura della persona, servizi. B/Open sposa inoltre un format interattivo, con numerosi momenti di networking e formazione, esclusivamente dedicati a produttori, trasformatori e operatori professionali.

I NUMERI DEL SETTORE

Secondo gli ultimi dati disponibili diffusi dal Fibl (istituto di ricerca tedesco dell’agricoltura biologica) e relativi al 2017, la filiera «organic» mondiale ha raggiunto un fatturato di 92 miliardi di euro, con 70 milioni di ettari coltivati da 2,9 milioni di produttori. In Italia il comparto bio dà lavoro a 76mila aziende, sviluppa un fatturato di 3,6 miliardi di euro e rappresenta circa il 4% della spesa alimentare globale degli italiani. Accanto al settore dell’agro-alimentare, anche il mercato della cosmesi biologica sta vivendo un periodo di crescita economica. Secondo gli ultimi dati di Cosmetica Italia, il fatturato green nel 2017 delle aziende intervistate tocca 1 miliardo di euro, pari al 9,5% del fatturato cosmetico italiano (10,9 miliardi di euro).

giovedì 9 gennaio 2020

Vino e ricerca, la progettazione delle infrastrutture verdi come elemento strategico al potenziamento della biodiversità nei vigneti

La ricerca in ambito vitivinicolo si sta focalizzando nella progettazione delle cosiddette infrastrutture verdi come elemento strategico e funzionale per mantenere alto il livello di biodiversità nei vigneti. Lo studio della Lincoln University in Nuova Zelanda.






Le infrastrutture verdi si basano sul principio che l’esigenza di proteggere e migliorare la natura ed i processi naturali, nonché i molteplici benefici che la società umana può trarvi in termini ambientali ed economici, sia consapevolmente integrata nella pianificazione e nello sviluppo territoriali. Nel 2001 il loro utilizzo viene inserito tra le linee guida stabilite secondo le norme dell’IOBC per la produzione integrata degli agro-ecosistemi e, in particolare, per i vigneti che, essendo sistemi perenni, si prestano molto bene alla progettazione e al mantenimento di tali aree per un periodo di tempo più lungo rispetto ad altre colture.

Olaf Schelezki, Wendy McWilliam e Anna-Kate Goodall, della Lincoln University in Nuova Zelanda, con il presente studio hanno illustrato alcuni dei problemi e delle opportunità intorno a queste strategie in vista di un simposio che si terrà in Australia sul tema dei vigneti verdi che avrà l'obbiettivo di migliorare la biodiversità nei vigneti come mezzo sempre più riconosciuto per rimediare ad alcune delle sfide in corso, come il cambiamento climatico e lo sviluppo di tutta una serie di malattie della vite.

Numerosi studi precedenti a questo, hanno documentato gli impatti ambientali e la perdita di resilienza associati ad una gestione convenzionale del vigneto: pratiche che di fatto comportano un significativo apporto esterno di acqua, fertilizzanti, pesticidi e / o combustibili fossili. In tal senso in Nuova Zelanda, prese vita con successo, grazie all'impegno di Sustainable Winegrowers NZ (SWNZ), un protocollo per definire le migliori pratiche nel vigneto. Tuttavia, queste pratiche si concentravano principalmente sul monitoraggio e sulla riduzione al minimo dell'uso di sostanze chimiche nocive, combustibili fossili e rifiuti, Nel tempo altre sfide si sono rese urgenti, come ad esempio l'elevata suscettibilità dei vigneti agli attacchi di parassiti e malattie e il declino delle qualità dei suoli che richiedono molta attenzione in quanto aumentano anche la vulnerabilità dei vigneti a gravi eventi meteorologici avversi, sempre più frequenti a causa dei cambiamenti climatici. Ed è appunto oggi che proprio il potenziamento della biodiversità nei vigneti viene sempre più visto come un rimedio a lungo termine a queste problematiche, che scienziati, certificatori sostenibili e agricoltori di tutto il mondo tendono a promuovere come strategia atta ad integrare e talvolta sostituire completamente, quelle associate ai sistemi di gestione convenzionali del vigneto.

Il presente studio della Lincoln University Center for Viticulture and Oenology e della School of Landscape Architecture, mira a definire perciò i modi in cui la biodiversità può contribuire alla progettazione di agroecosistemi in un ambito di strategia di difesa che mantenga alto il livello di biodiversità. La ricerca si è focalizzata sull'utilizzo delle infrastrutture ecologiche o aree di compensazione ecologica, cioè siepi o fasce di vegetazione adiacenti al campo coltivato o al suo che forniscono ospiti alternativi e siti rifugio per predatori e parassitoidi di insetti dannosi, aumentando in tal modo l’abbondanza dei nemici naturali e la colonizzazione delle colture confinanti.

La composizione delle specie costituenti la vegetazione circostante e la distanza alla quale i nemici naturali si disperdono nella coltura, hanno infatti grande influenza sull'abbondanza e diversità di insetti entomofagi. Lo studio ha infatti dimostrano che le Infrastrutture Verdi (IG) forniscono una maggiore resilienza attraverso un approvvigionamento idrico e un habitat sostenibili migliorati per gli insetti benefici e nel controllo dei parassiti migratori. Risulta quindi rilevante, nell'ambito del vigneto, l'importanza della gestione degli habitat, come forma di controllo della conservazione biologica. L’incremento della diversità botanica ha apportato benefici soprattutto rilevabili nelle relazioni tra tignole e antagonisti, tra cicaline e i parassitoidi. All'interno dei vigneti, le IG possono essere costituite da qualsiasi vegetazione non viticola, comprese colture di copertura, cinture di sicurezza, cespugli residui, inerbimento naturale lungo i filari. Si posso includere anche corsi d'acqua, fossati o zone umide. Le  IG possono anche essere progettate per ridurre l'inquinamento da nitrati nelle acque superficiali e sotterranee, per migliorare la biodiversità indigena. In Nuova Zelanda, alcuni di questi elementi sono stati progettati con successo, nella regione di Waipara attraverso il Greening Waipara Program.

Il primo passo verso un vigneto sempre più verde, sarà, come accennato, il simposio australiano  Vineyard Greening 2020 in collaborazione con il Bragato Research Institute. www.vineyardgreening.com, allo scopo di far riunire ricercatori e professionisti del vino della Nuova Zelanda e dell'Australia presso la Lincoln University nel prossimo mese di luglio, per esplorare e valutare la scienza, la progettazione e la gestione dell'ecologia dei vigneti a supporto di sistemi di produzione vinicola redditizia, sostenibile e resiliente.

Fornendo questa piattaforma, le organizzazioni sperano di incoraggiare nuove partnership tra scienziati australiani, proprietari e gestori di vigneti, per catalizzare il passaggio dai sistemi di produzione di vigneti tradizionali a quelli con biodiversità, il cui potenziamento nel vigneto viene sempre più visto come un rimedio a lungo termine.

Faccio presente che la Commissione Europea ha adottato, nel 2011, una nuova strategia per la biodiversità che ha quale obiettivo chiave “Porre fine alla perdita di biodiversità e al degrado dei servizi ecosistemici nell’UE entro il 2020 e ripristinarli nei limiti del possibile, intensificando al tempo stesso il contributo e dei servizi ecosistemici”. La nuova strategia si articola in 6 obiettivi principali, ognuno dei quali si traduce in una serie di azioni (in totale 20 azioni) per la loro attuazione:

Obiettivo 1 Dare piena attuazione alla legislazione UE sulla natura per proteggere la biodiversità
Obiettivo 2 Preservare e valorizzare gli ecosistemi ed i relativi servizi mediante le infrastrutture verdi ed il ripristino di almeno il 15% degli ecosistemi degradati
Obiettivo 3 Rendere l'agricoltura e la gestione forestale più sostenibili
Obiettivo 4 Garantire la gestione sostenibile degli stock ittici
Obiettivo 5 Rendere più severi i controlli sulle specie esotiche invasive
Obiettivo 6 Intensificare l'azione dell'UE alla prevenzione della perdita di biodiversità a livello mondiale

ec.europa.eu/environment/nature/biodiversity/strategy/

Vino e ricerca, olio essenziale di origano nel controllo biologico delle malattie della vite. I risultati di una ricerca svizzera

Una ricerca svizzera ha scoperto che l'applicazione di olio essenziale di origano può aiutare a prevenire le infezioni fungine della vite. Lo studio preliminare pubblicato su PLoS One.







Le infezioni fungine rappresentano un problema assai diffuso in viticoltura, tra queste, come noto la Plasmopara viticola, agente patogeno della peronospora della vite europea, malattia fungina diffusa in tutto il mondo e fra le più temibili per la vite, che, se non prevenuta, può essere distruttiva per il raccolto. Il controllo di questa malattia prevede un ricorrente utilizzo di prodotti fitosanitari, spesso eseguito sulla base di una percezione soggettiva del rischio di infezione, non guidata da dati oggettivi rilevati in campo. In tal senso la ricerca si sta muovendo cercando nuove strade possibili per una gestione sempre più sostenibile del vigneto.

E' noto che in natura esistono già molti rimedi ancora non del tutto inesplorati. Questi composti, che agiscono in modo ottimale quando sono rispettati i sottili equilibri sinergici della pianta, risultano essere un’arma in più capace di combattere infezioni resistenti ai comuni prodotti antifungini ricavati dalla chimica. In considerazione dei risultati ottenuti, quindi, gli oli essenziali sembrano possedere un potenziale applicativo promettente nei confronti di numerosi miceti.

Il presente studio preliminare a cura dei ricercatori svizzeri della Scuola viticola di Changins e la Scuola del Paesaggio di Ginevra, ha messo in luce le proprietà antifungine dell'olio essenziale di origano nel controllo biologico di alcune malattie della vite. I test sono stati effettuati in camere di coltura convenzionali su dodici viti della varietà Chasselas attraverso spruzzatura vaporizzata. Precedentemente le piante sono state trattate, nello specifico, con inoculazione del patogeno Plasmopara viticola, in modo da innescare una risposta immunitaria nella pianta. La fumigazione continua delle piante così infettate ha previsto l'utilizzo di numerosi oli essenziali commerciali (origano, timo, assenzio, ecc.), per una durata variabile dalle 24 ore ai 10 giorni (immediatamente dopo l'infezione). Solo l'olio essenziale di origano ha mostrato un effetto convincente, essendo  capace nelle prime 24 ore dopo l'infezione di ridurre lo sviluppo di peronospora del 95%. Ciò ha dimostrato che il suo effetto antifungino è molto forte già ai primi stadi dell'infezione e quindi preventivo allo sviluppo della malattia.

Gli scienziati svizzeri hanno studiato i meccanismi molecolari che consentono alla vite di contenere l'infezione da muffa attraverso la fumigazione, rilevando l'attivazione e l'espressione di una dozzina di geni del sistema immunitario delle piante. Questi geni rilasciano ormoni, portando alla sintesi di fenilpropanoidi, inclusi flavonoidi, stilbeni e resveratrolo. L'accumulo di queste molecole nella vite è un segno di resistenza agli stress biotici o abiotici.

Lo studio, dicevo, è preliminare, ed altri test sulle piante si rendono necessari prima che la pratica possa essere inserita in un protocollo di gestione della malattia. Ad oggi la ricerca ha dimostrato che una fumigazione continua consente un controllo efficace della peronospora sul ceppo di vite e che il l'olio essenziale di origano risulta essere più efficiente in fase vaporizzata piuttosto che in quella liquida. Inoltre, se il tempo di contatto diventa troppo lungo, l'olio essenziale può avere effetti fitotossici, con un disturbo nell'attività fotosintetica.

Il trattamento inoltre, deve essere considerato non come alternativa alle attuali pratiche, in quanto è dimostrato che la fumigazione non inibisce completamente le infezioni di muffe, ma sicuramente potrebbe aiutare a ridurre l'uso di fungicidi sistemici. Sono in corso altri studi sulla sua efficacia anche contro altre malattie criptogamiche e per Botrytis cinerea, nonché, cosa non da poco conto, sull'assorbimento dei composti aromatici da parte delle uve sottoposte a fumigazione ed eventuale rilascio in fase di vinificazione.

martedì 31 dicembre 2019

Vino e clima, Riscaldamento globale: i vigneti scandinavi emergono grazie ai cambiamenti climatici

Mappa globale del vino trasformata entro il 2050. A causa del riscaldamento globale, Danimarca, Norvegia e Svezia si apprestano a divenire i paesi nascenti dell'industria vinicola. 





I climatologi ribadiscono che la mappa globale del vino potrebbe essere trasformata entro il 2050. I paesi produttori principali in Europa e America Latina, insieme a parti della California e dell'Australia, potrebbero andare incontro al surriscaldamento, mentre aree non tradizionalmente vocate alla vitivinicoltura si apprestano ora a decollare.

Solo un decennio fa, la viticoltura in Scandinavia, territorio tipicamente caratterizzato da clima ostile allo sviluppo della viticoltura, sembrava impossibile, ma con l'aumentare delle temperature dovute al cambiamento climatico, si sta affacciando la concreta possibilità che in paesi come Danimarca, Svezia e Norvegia, l'avvio di una produzione vinicola a livello industriale. Così gli imprenditori stanno investendo in questo settore, trasformando il riscaldamento globale in un beneficio economico.

Rispetto a soli 5 anni fa, oggi in Danimarca si trovano 90 vigneti a livello commerciale e circa 40 in Svezia. Circa una dozzina sono presenti invece al nord della Norvegia. Ma molti altri sono in fase di avvio. Le previsioni parlano chiaro: entro 50 anni, il clima della Scandinavia sarà più simile a quello della Francia settentrionale, in quanto le temperature saliranno di 6 gradi Celsius e questo è reso evidente dal fatto che negli ultimi dieci anni, il riscaldamento in questi territori, ha prodotto inverni più miti con una stagione di crescita più lunga, che ha potuto dare vita ad un numero crescente di vini di qualità.

In un articolo del New York Times, Tom Christensen, fondatore della Dyrehoj Vingaard, la più grande azienda vinicola della Danimarca, parla già di una definizione di "stile del vino nordico". Il che significa investimenti in vitigni con una qualità acida e fresca e una produzione biologica. Attualmente l'azienda produce 50 mila bottiglie di vini bianchi e spumanti di altissima qualità e Christensen ha in programma di espandersi.

Di fatto, la quantità di vino nordico prodotto è ancora piccola, e la maggior parte viene consumata all'interno della regione, lasciando così poco all'esportazione. Le entrate del vino in Danimarca, Norvegia e Svezia sono state di circa 14 milioni di euro (circa 15,6 milioni di dollari) quest'anno, rispetto ad esempio ai 28 miliardi di euro in Francia.

Odd Wollberg, enologo norvegese che lo scorso anno ha rilevato Lerkekasa Vingard, un tempo considerato il vigneto più settentrionale d'Europa, afferma che sarà necessario produrre più vino affinché l'industria possa crescere sempre e sopratutto in chiave sostenibile. Anche il prezzo deve scendere per attirare i consumatori. Le bottiglie nordiche in media costano dai 30 ai 40 euro , un prezzo sostenuto a causa del costo del lavoro che è tre volte superiore a quello di Francia, Italia e Spagna. 

Si pensa che in futuro le case vinicole francesi, tra cui Taittinger, che hanno investito nel sud dell'Inghilterra proprio per ridurre al minimo i rischi dei forti aumenti di temperatura nella Champagne, un giorno faranno lo stesso in queste regioni.

Vino e ricerca, la più grande collezione ampelografica mondiale per la conservazione e la salvaguardia del patrimonio genetico della vite

Risiede in Francia la più grande collezione ampelografica del mondo presso il Centro di Risorse Biologiche della Vite a Montpellier. Con 8000 accessioni provenienti da tutti i paesi viticoli, questa collezione preserva una grande varietà di vitigni oltre che di portinnesti, ibridi e specie imparentate con Vitis vinifera.






Iniziata 140 anni fa e costituita oggi da 8000 accessioni provenienti da tutti i paesi viticoli, questa collezione preserva una grande diversità di vitigni oltre che di portinnesti, ibridi e specie imparentate con Vitis vinifera. La collezione è interamente volta alla conservazione, alla caratterizzazione e alla valorizzazione delle risorse genetiche della vite.

Il Centro di Risorse Biologiche della Vite (CRB-Vigne), unità sperimentale dell’INRA a Montpellier è stato recentemente visitato dal Gruppo di esperti del Comitato scientifico e tecnico dell’OIV (Organizzazione internazionale della vigna e del vino) “Risorse genetiche e selezione della vite” (GENET), facente parte della Commissione “Viticoltura”.

Nel corso della visita Alejandro Fuentes Espinoza a capo dell’unità viticoltura, Pau Roca, direttore OIV ed il presidente del Gruppo GENET, Luigi Bavaresco, hanno incontrato Cécile Marchal, responsabile del CRB-Vigne e gli esperti Jean-Michel Boursiquot (Montpellier SupAgro, UMR AGAP) e Thierry Lacombe (INRA Montpellier, UMR AGAP). Alla tavola rotonda è stato messo in evidenza il ruolo essenziale che l’OIV deve assumere a livello internazionale nella conservazione e nella salvaguardia del patrimonio genetico della vite, in quanto gli obiettivi del CRB-Vigne sono una priorità anche per l’OIV, in particolare per quanto riguarda alcune attività intraprese dalla Commissione “Viticoltura” attraverso il suo Gruppo di esperti GENET. In tal senso, sono stati messi in evidenza i seguenti punti:

La sottospecie Vitis vinifera subsp. sylvestris o Lambrusche.

In Francia questa sottospecie, considerata l’antenata di Vitis vinifera, è minacciata e per questo inserita tra le specie protette. Anche in altri paesi si riscontra questo rischio di estinzione. Oggi la Lambrusca rappresenta un serbatoio di geni cruciale per il mantenimento della diversità biologica del vigneto mondiale, in particolare a fronte della pressione esercitata dalle malattie e/o dall’adattamento ai futuri shock climatici. L’OIV intende agire dunque al fine di favorire il mantenimento e la preservazione delle Lambrusche a livello internazionale.

Ruolo essenziale dell’OIV nel mantenimento/preservazione delle risorse documentarie di collezioni ampelografiche a livello mondiale.

In quest’ottica di salvaguardia l’OIV si propone anche di agire per rendere il formato delle risorse documentarie delle collezioni ampelografiche più adatto alle nuove pratiche derivate dalla rivoluzione digitale, al fine di facilitare a tutti l’accesso alla totalità di queste conoscenze e di offrire così nuove opportunità agli attori della filiera.

Attività in corso del Gruppo GENET sui descrittori dell’OIV per la specie Vitis. 

Questo ultimo punto menzionato è molto importante in quanto concerne il lavoro che viene svolto dal Comitato scientifico e tecnico. L’OIV, storico leader tecnico e scientifico nella descrizione delle varietà di Vitis, si occupa attualmente di aggiornare questi descrittori. La descrizione delle varietà e soprattutto l’ampelografia restano di fatto oggi uno strumento fondamentale nel campo della viticoltura per consentire ai diversi attori del settore vitivinicolo di scegliere le varietà produttive più adatte a far fronte alle nuove sfide ambientali e legate al cambiamento climatico.

martedì 24 dicembre 2019

Vino e ricerca, viticoltura sostenibile: un approccio innovativo alla gestione del suolo nel paesaggio viticolo

Presentati i risultati di SOil4WINE rivolto al miglioramento della gestione del suolo. Il progetto con un approccio innovativo guida i viticoltori nella scelta di strumenti e metodologie per supportare le funzioni del suolo e dei servizi ecosistemici. 






Il settore vitivinicolo è sempre più consapevole dell’importanza del suolo del vigneto come risorsa naturale da preservare e come fattore produttivo di grande rilevanza economica e qualitativa. Scopo di SOil4WINEL è lo sviluppo di buone pratiche in grado di aumentare la qualità dei suoli in termini di aumento della sostanza organica, miglioramento dell’attività microbica (QBS-ar), riduzione della compattazione e dei nitrati nel terreno. Il progetto inoltre intende proporre un’attività dimostrativa che contribuirà all’attuazione degli obiettivi di “EU Thematic Strategy for Soil Protection and of the Roadmap to a Resourse Efficient Europe”, come previsto nel sotto-programma LIFE “Environment and Resource Efficiency”.

I principali risultati del progetto presentati dal gruppo di ricerca dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, diretto dal Prof. Stefano Poni, coordinatore del progetto, interessano le pratiche d’inerbimento e sovescio in vigneto, pacciamatura e agricoltura conservativa. Le azioni dimostrative sono state realizzate nell’ambiente collinare piacentino e parmense presso 9 aziende DEMO, allo scopo di contrastare i fenomeni di erosione e compattamento che in questa area possono assumere caratteri preoccupanti.

Le azioni proposte coordineranno la gestione del suolo in modo da promuovere la valorizzazione dell’ecosistema suolo e avranno un ulteriore vantaggio nel descrivere e sostenere la biodiversità terrestre. I risultati del progetto forniscono anche informazioni utili per definire le future decisioni politiche.

Azioni previste

AZIONE 1
• Linee guida per le buona pratiche di salute del suolo in grado di affrontare i problemi del suolo in vigneto.

AZIONE 2
• Strumento decisionale per l’autovalutazione dei problemi che affliggono il suolo, scelta e attuazione delle migliori soluzioni.
• Strumento decisionale sul web per: i) applicazione autonoma accessibile attraverso il sito web SOIL4WINE e ii) componente di un DSS esistente sul web per la viticoltura sostenibile.

AZIONE 3
• Dati sull’efficacia e la fattibilità (in termini tecnici ed economici) di soluzioni innovative.
• Aumento della qualità dei suoli nelle demo farms: sostanza organica + 10%; stabilità degli aggregati in acqua e attività microbica (QBS-ar) + 50%; compattazione del suolo -10%; nitrati nel terreno – 25%.
• Aumentare lo status dell’ecosistema e dei relativi servizi da inadeguato a favorevole.

AZIONE 4
• Valutazione (in termini fisici e monetari) dei servizi dell’ecosistema suolo e degli effetti indiretti sul valore paesaggistico delle soluzioni proposte nell’area di studio.
• Studio di fattibilità di strumenti di politica su Payments for Ecosystem Services (PES) per garantire il finanziamento sostenibile della difesa del suolo e delle soluzioni di protezione.

AZIONE 5
• Metodologia per il coinvolgimento partecipativo e promozionale delle tre diverse parti interessate al processo di trasferimento dell’innovazione (3 gruppi interessati).


Info progetto: www.soil4wine.eu/