mercoledì 27 luglio 2022

La sfida “ALL Organic” per rendere resiliente e autonoma la produzione alimentare dell’Unione europea

Partito il progetto internazionale guidato dal CREA che mira a promuovere sistemi produttivi biologici diversificati e robusti attraverso una rete di Laboratori Viventi di Agroecologia (Agroecology Living Lab -ALL). 



Il progetto di ricerca ALL Organic, coordinato dal CREA, il maggiore ente di ricerca italiano in agroalimentare, intende promuovere e mettere a rete esperienze e modelli in grado di supportare lo sviluppo di sistemi alimentari biologici diversificati, con l'obiettivo di attivare e sostenere le produzioni biologiche in condizioni di resilienza, coinvolgendo gli attori del sistema alimentare, dal campo alla tavola.

"La pandemia e la crisi geopolitica che stiamo vivendo stanno mostrando la fragilità dei sistemi alimentari specializzati e intensivi dell'UE e del Mediterraneo. Il nostro progetto di ricerca, promuovendo la diversificazione agricola e facendo affidamento su una rete di Laboratori Viventi di Agroecologia (ALLs, l’acronimo inglese di Agroecology Living Labs), attiva iniziative di riprogettazione del sistema colturale in biologico mediante approcci  trans-disciplinari e multi-attoriali, contribuendo a migliorare l'autonomia e l'indipendenza delle produzioni alimentari europee" afferma Stefano Canali, dirigente di ricerca del CREA e Coordinatore di ALL-Organic.

Sette partner di 5 nazioni dell’Europa e del Nord Africa (Estonia, Polonia, Romania, Italia e Algeria) uniranno i loro sforzi per testare le ipotesi che lo sviluppo di sistemi di coltivazione biologica diversificati, co-progettati, adattati localmente, sia una strategia efficace per migliorare la biodiversità, per ridurre l'impatto di parassiti e malattie diminuendo la dipendenza dai prodotto per la difesa fitosanitaria, per utilizzare in modo efficiente le risorse e i sottoprodotti agricoli, riducendo gli sprechi e le perdite di nutrienti e per mitigare l'impatto dei cambiamenti climatici, garantendo la stabilità delle rese.

In Italia, il Living Lab agroecologico è attivo in Basilicata, aggregando aziende biologiche di produzione e della trasformazione con la facilitazione di ricercatori Crea e della Fondazione Italiana per la Ricerca in Agricoltura Biologica e Biodinamica (FIRAB). A seguito di un primo incontro promosso a fine aprile presso la stazione sperimentale del Crea a Metaponto, al quale hanno partecipato una trentina di operatori biologici, è stato appena attivato un percorso di confronti con singole aziende biologiche e attori territoriali per far emergere competenze, esperienze e saperi che potranno arricchire il bagaglio informativo collettivo all’interno del Living Lab e l’identificazione di persone/aziende risorsa su tecniche e approcci rilevanti sui temi della diversificazione. Il primo giro di incontri ha messo in evidenza una grande ricchezza di esperienze sui fronti dell’autoproduzione di mezzi tecnici (quale il vermicompost), della coltivazione e selezione di materiale genetico eterogeneo (come le popolazioni evolutive di frumenti, fagioli e pomodori) e della integrazione consociativa di colture erbacee ed arboree in seno alle aziende biologiche e a un’azienda pubblica del territorio quale quella dell’ALSIA di Rotonda.

È a partire da queste esperienze che si nutrirà il Living Lab nel corso di una serie di scambi socio-tecnici e di approfondimenti scientifici ed esperienziali conseguenti. Attraverso il coinvolgimento attivo di agricoltori, ricercatori e gli altri attori del sistema agroalimentare interessati nella co-progettazione, monitoraggio e valutazione di pratiche e tecnologie agricole, la comunità dei living lab potrà infatti identificare e affrontare gli ostacoli in modo più efficace.

martedì 26 luglio 2022

Valutazione efficiente e conservazione su larga scala della diversità intravarietale delle antiche varietà di vite. Il caso studio del Portogallo

Uno studio ha implementato una metodologia di conservazione della diversità intravarietale di antiche varietà di vite in Portogallo. Il lavoro si è svolto con prove sul campo di varietà presenti nel Paese a cura del Centro Sperimentale per la Conservazione della Diversità della Vite (Porvid). Attualmente sono conservate più di 30.000 accessioni di almeno 218 varietà.

Credits: Associação de Viticultores do Concelho de Palmela – AVIPE


Il presente studio fa capo al progetto "Conservazione e selezione di vitigni antichi" a cura dell'Associazione portoghese per la diversità della vite (Porvid) ed ha l'obiettivo principale di finalizzare i processi di conservazione e miglioramento di un gran numero di vitigni di grande interesse viticolo ed enologico presenti in Portogallo.

Esistono migliaia di antiche varietà di vite in Europa, ognuna con un elevato livello di diversità intravarietale per quanto riguarda importanti caratteristiche economiche (resa, contenuto di solidi solubili, acidità, antociani e altri). Tuttavia, questo potenziale è stato esposto a un processo di erosione genetica dalla metà del secolo scorso. L'obiettivo principale di questo lavoro è presentare strategie sperimentali per la conservazione e l'utilizzo della diversità intravarietale. Viene fornito un esempio concreto delle azioni svolte in Portogallo dal 1978. Sono stati attuati due approcci principali per la conservazione della diversità intravarietale: conservazione rigorosa (in vaso e in campo senza disegno sperimentale) per le generazioni future; e conservazione e, contemporaneamente, valutazione della variabilità intravarietale per la selezione per soddisfare i bisogni immediati del settore vitivinicolo (in campo con disegno sperimentale). Sono conservate più di 30.000 accessioni di varietà autoctone portoghesi. Utilizzando la teoria dei modelli misti, è stata trovata la diversità intravarietale della resa per le 59 varietà studiate. La conservazione e la valutazione della diversità intravarietale per i caratteri quantitativi consentirà di estrarne un elevato valore economico, nonché di garantirne l'utilizzo per raggiungere gli obiettivi del settore vitivinicolo.

Sono pochi i riferimenti sulle strategie di conservazione della diversità intravarietale contrariamente a quanto sarebbe auspicabile data l'importanza della materia. Alcuni passi in tal senso sono stati fatti da i centri di ricerca di Francia, Spagna, Italia e Germania. Differentemente ora in Portogallo è stato adottato un approccio pianificato e su larga scala per la conservazione della diversità intravarietale, consistente nella conservazione di campioni rappresentativi dei genotipi di tutte le varietà di vite autoctone portoghesi in vaso e/o in campo. La natura strategica e la proiezione a lungo termine della conservazione hanno portato alla creazione di una fattoria dedicata a questo scopo: il Centro sperimentale per la conservazione della diversità della vite dell'Associazione portoghese per la diversità della vite (PORVID). In 4 anni si prevede la conservazione di un totale di 50.000 accessioni di tutte le varietà autoctone portoghesi.

Il progetto prevede la  caratterizzazione morfologica, agronomica, biochimica e biomolecolare di cloni di 13 varietà; valutazione agronomica e tecnologica di cloni di altre 16 varietà; e la registrazione nel Catalogo Nazionale delle Varietà di 7 cloni di ciascuna delle 9 varietà (Avesso, Azal Branco, Borraçal, Moscatel Galego, Moscatel Graúdo, Rabigato, Touriga Nacional, Viosinho, Vital), per un totale di 63 cloni.

La validazione dell'utilità della conservazione nelle prove in campo per rispondere ai bisogni immediati del settore vitivinicolo è stata effettuata dal riconoscimento della diversità intravarietale della resa per le 59 varietà studiate ed è stata supportata anche dall'ampio range di variazione osservato attraverso l'applicazione dello stimatore EBLUP, il che mostra chiaramente che esiste una materia prima per eseguire la selezione con alti guadagni genetici.

Lo studio in sostanza ha dimostrato che è possibile implementare una metodologia attraverso un approccio coerente per la conservazione e l'esplorazione della diversità intravarietale di antiche varietà di vite. La conservazione e lo sfruttamento della diversità intravarietale sono fondamentali per la conoscenza dell'origine e dell'evoluzione delle varietà antiche, per la selezione e il raggiungimento di elevati guadagni genetici in termini di resa e qualità del mosto, l'adattamento a fattori biotici e abiotici e la prevenzione di erosione genetica. Cioè, la conservazione e lo sfruttamento della diversità intravarietale è essenziale per la sostenibilità del settore vitivinicolo.

venerdì 8 luglio 2022

Oeno-vation, nasce un nuovo centro di ricerca e formazione per la viticoltura e l’enologia in ambiente mediterraneo

Il Salento del vino in prima fila nella ricerca vitivinicola con un nuovo centro di formazione per la viticoltura e l’enologia in ambiente mediterraneo, con una particolare attenzione al territorio pugliese.




Denominato “Oeno-vation” (oeno per riferirsi a vino ed enologia e innovation), il progetto è tra le prime 10 idee ammesse a finanziamento da parte dell’Agenzia per la Coesione Territoriale attraverso i fondi del PNRR: i 12 milioni di euro copriranno l’intero intervento, che riqualificherà così un bene di archeologia industriale attualmente in stato di degrado e posto sotto la tutela della Soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le Province di Brindisi e Lecce. 

Il progetto è stato messo a punto da un partenariato composto da Università del Salento (capofila), Comune di Campi Salentina (proprietario dell’immobile), DAJS – Distretto Agroalimentare di Qualità Jonico Salentino, CNR ISPA – Istituto di Scienze delle Produzioni Alimentari, GAL Terra d’Arneo, Associazione Assoenologi Puglia, Consorzio di tutela e valorizzazione dei vini Salice Salentino DOP e dei vini Salento IGP, Consorzio per la tutela dei vini DOP Brindisi e DOP Squinzano, Consorzio di tutela del Primitivo di Manduria DOC, Consorzio di tutela e valorizzazione del vino “DOC Nardò”, Cantina Cooperativa Campiense.

«Un progetto coerente con la vocazione del nostro territorio, ma capace di interpretarla in termini innovativi, facendo leva su un partenariato che è la vera forza propulsiva del progetto e che, sotto la guida dell’Università del Salento, aggrega attori pubblici e privati in rappresentanza dell’intera comunità salentina che torna a essere il vero driver del cambiamento. Un’iniziativa che rafforza e integra il Piano di rigenerazione dell’agricoltura del paesaggio dei territori colpiti dalla xylella, che stiamo portando avanti con il DAJS», sottolinea il Rettore Fabio Pollice, «Il cuore del progetto non è semplicemente nel recupero di un bene monumentale, che pure è azione meritoria, consideratone il valore identitario, ma soprattutto nella sua rifunzionalizzazione, volta a farne un laboratorio integrato in grado di sostenere lo sviluppo competitivo della vitivinicoltura salentina, un open innovation lab capace di integrare al proprio interno ricerca pubblica e privata, ma anche di promuovere il trasferimento tecnologico e l’alta formazione in un settore strategico per l’economia del nostro territorio e per la proiezione internazionale dei suoi saperi e delle sue produzioni. È questo il nostro obiettivo ed è alla sua realizzazione che lavoreremo tutti insieme a partire da questo momento».

«Questo progetto, premiato con un finanziamento di 12 milioni di euro, ha in sé numerosi elementi che lo rendono fondamentale sia per la comunità di Campi sia l’intero Salento», dichiara l’Assessore allo Sviluppo economico della Regione Puglia Alessandro Delli Noci, «Intanto la grande capacità di coniugare innovazione e tradizione, di valorizzare la nostra storia attraverso le nuove tecnologie e la ricerca per essere al passo coi tempi e guardare al futuro. E poi la capacità di mettere insieme attori diversi, ciascuno con le proprie competenze, in un territorio, Campi salentina, che ha dato prestigio alla vitivinicoltura dell’intera provincia. Infine, il recupero di un luogo in stato di degrado che non solo verrà recuperato e riqualificato ma che diventerà luogo di sperimentazione e ricerca avanzata».

«È un successo che parte da lontano e da una studiata programmazione», afferma il Sindaco di Campi Salentina Alfredo Fina, «e oggi raccogliamo i frutti del lavoro svolto. Faccio i complimenti a tutti i partner per il prezioso contributo offerto, ai professionisti coinvolti, all’Assessore ai Lavori Pubblici Andrea Grasso e all’ufficio tecnico del Comune, che con grande attenzione e lodevole spirito di abnegazione hanno garantito la gestione tecnico amministrativa di tutto l’iter progettuale».

«Avevamo posto già da tempo la nostra attenzione sull’ex Manifattura Tabacchi», sostiene l’Assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Campi Salentina Andrea Grasso, «Un edificio che ha fatto la storia della nostra cittadina ma da troppo tempo abbandonato a sé stesso e al degrado. Avere l’opportunità oggi di poterlo riqualificare grazie al lavoro di tutti i soggetti coinvolti in questo progetto è un importante risultato che ci permetterà di riconsegnare alla comunità un nuovo spazio a beneficio di tutto il territorio».

«La vitivinicoltura diventa ora una grande opportunità nella rigenerazione del Salento», aggiunge Pantaleo Piccinno, Presidente del DAJS, «Grazie alla forte sinergia instaurata con l’Università del Salento è stato tracciato un progetto di sviluppo strategico per il settore. UniSalento ha, dapprima, avviato con grande coraggio il corso di laurea in “Viticoltura ed enologia” e ora, grazie a questo centro di ricerca di eccellenza, potrà rafforzare le relazioni con il territorio e le imprese, determinando un salto di qualità della vitivinicoltura del Salento».

L’ex Manifattura Tabacchi di Campi Salentina è un imponente complesso edilizio, edificato ex novo nel 1925, composto da un fabbricato principale, adibito in origine a magazzino per la prima lavorazione del tabacco in foglia, e da un piccolo fabbricato secondario, ex abitazione del custode.

L’intervento di riqualificazione previsto porterà l’infrastruttura a essere dotata, al piano terra, di una cantina sperimentale per micro-vinificazioni e meso-vinificazioni, di impianti per l’elaborazione, l’affinamento e l’imbottigliamento e di una sezione di impianti pilota per l’impiego di tecnologie innovative in enologia. Al primo piano vi saranno un impianto di produzione di biomasse microbiche, laboratori di analisi chimica, di analisi microbiologica e molecolare, di analisi sensoriale e di analisi vegetali, mentre il secondo piano ospiterà aule per seminari e attività di formazione, una sala convegni e uffici amministrativi. All’esterno troveranno spazio una mini-serra con coltivazione in suolo, fuori-suolo, idroponica, con sensoristica, un micro-vigneto per selezione varietale e prove tecniche e un impianto sperimentale di gestione scarti e reflui.

L’intera infrastruttura sarà inoltre dotata di un sistema integrato per il monitoraggio e controllo remoto e continuo di parametri ambientali (temperatura, radiazioni, precipitazioni, umidità, vento, CO2) e di processo (flussi energetici, temperatura, pH, potenziale redox, indice di rifrazione).

«Un insieme formato da una comunità di organismi viventi e dall’ambiente fisico nel quale essi vivono: questo è un ecosistema», conclude il professor Vito Michele Paradiso, responsabile del progetto, «Oeno-vation è il cuore di un ecosistema dell’innovazione, e quindi di una comunità e della fitta rete di relazioni e azioni con cui essa abita il proprio territorio e costruisce il proprio futuro. A questa comunità appartengono ricercatori e docenti, giovani in formazione, aziende e tecnici, consorzi ed enti pubblici. Ovvero quanti, operando nel comparto vitivinicolo, contribuiscono alla generazione di un bene comune e allo sviluppo di un territorio».

mercoledì 29 giugno 2022

Müller Thurgau, sono i "tioli varietali" a renderne unico l'aroma

A rendere unico l'aroma del Müller Thurgau sono i "tioli varietali", composti volatili solforati che risultano essere i responsabili del profilo aromatico che in questo vino hanno concentrazioni superiori anche di molto alle soglie sensoriali.



Frutto della passione, pompelmo, bosso: il Müller Thurgau possiede questi aromi caratteristici che sono determinati dai "tioli varietali". A  scoprirlo è una ricerca curata dalla Fondazione Edmund Mach in collaborazione con sei atenei (Bologna, Napoli, Padova, Torino, Trento e Verona) che ha riguardato lo studio sui composti solforati varietali e il loro ruolo contributo all'aroma dei vini bianchi italiani e che giovedì 30 giugno sarà presentata in apertura della "35^ Rassegna Internazionale Müller Thurgau: Vino di montagna" in programma in Trentino nella Val di Cembra, luogo di elezione di questo vitigno, la cui origine si deve ad un incrocio, confermato attraverso l'analisi del DNA, di Riesling e Madeleine royale, ad opera del botanico e ricercatore svizzero Hermann Müller-Thurgau.

Importanza della ricerca

Il lavoro, pubblicato in questi giorni sulla rivista Food Research International, definisce in modo dettagliato le caratteristiche aromatiche di alcune varietà tra cui spicca il caso del Müller Thurgau. Il carattere tiolico è ben presente nelle uve di questo vitigno come pure nei vini, grazie a vinificazioni di precisione. Una evidenza che conferma come gli enologi abbiano saputo sfruttare nella vinificazione le caratteristiche del vitigno, portando in bottiglia queste note sensoriali “identitarie” e  particolarmente apprezzate da parte dei consumatori.

Il progetto "D-Wines": analizzati 246 vini di 18 diversi vini monovarietali italiani

Il progetto "D-Wines" ha riguardato l'analisi e la degustazione di 246 campioni di vino appartenenti a 18 diversi vini monovarietali italiani rappresentativi delle regioni italiane e selezionati in raccordo con le associazioni dei produttori.

I tioli varietali, composti determinanti nella definizione delle caratteristiche aromatiche dei vini 

I tioli varietali fanno parte dei composti volatili responsabili del profilo aromatico del vino e si caratterizzano per essere ben riconoscibili e di elevato impatto sensoriale anche a basse concentrazioni.

Fanno parte di quelle classi di composti volatili “identitari”, presenti in quantità inferiori rispetto agli aromi di fermentazione, ma determinanti nella definizione delle caratteristiche aromatiche dei vini e della loro specificità e riconoscibilità sensoriale. Essi costituiscono la componente aromatica del vino più direttamente influenzata dalla varietà di uva impiegata per la vinificazione; per questo motivo sono definiti «varietali». Includono terpeni, norisoprenoidi, pirazine e alcuni composti solforati, come i tioli varietali.

Questi composti sono presenti in forma di precursori non odorosi nelle uve e vengono rilasciati nel corso della vinificazione, quando le condizioni di fermentazione impostate dall’enologo lo permettono, e contribuiscono ad accrescere l’intensità e complessità aromatica del vino.

Utilità della ricerca: sviluppato un nuovo metodo per l'analisi dei tioli

Nonostante il loro ruolo preponderante nella definizione dell’aroma del vino, la quantificazione dei tioli varietali risulta un’operazione complessa, essendo influenzata da innumerevoli fattori ascrivibili alla natura del vino e dei tioli stessi. La ricerca realizzata dal consorzio D-Wines, che alla FEM ha contato sulle competenze e strumentazioni altamente qualificate dell'Unità di Metabolomica, ha permesso di raggiungere tre obiettivi:

1) La messa a punto di un metodo ad altissima sensibilità, utilizzato per l’analisi dei tioli varietali, da parte dei ricercatori di FEM ed UniTN, in circa 300 vini. Tra cui 246 vini bianchi (tra cui 13 Müller Thurgau del Trentino) del 2019 e altri 50 Müller Thurgau del 2019 e 2020. Ha scoperto che nella grande maggioranza dei vini Müller Thurgau tutti i tioli varietali analizzati sono a concentrazioni superiori, anche di molto, alle soglie sensoriali. Che infatti vengono superate fino a 12 volte per 4- metil-4-sulfanil-pentanone (4-MSP), fino a 66 volte per 3-sulfanil-esanolo (3-SH).

 2) L’analisi sensoriale descrittiva dei 249 campioni di 18 varietà, da parte di un panel di enologi, presso l’Università di Napoli, ha scoperto come sia possibile evidenziare sensorialmente le particolari note olfattive del Müller Thurgau, con un caratteristico "carattere tiolico", con sentori di frutto della passione, bosso/urina di gatto e pompelmo.

 3) L’analisi di ordinamento sensoriale, da parte di un secondo panel di enologi presso l’Università di Bologna, ha mostrato anche in questo caso che questi descrittori “tiolici” erano ben rappresentati nell'insieme dei vini Müller Thurgau analizzati. 

lunedì 20 giugno 2022

Vigneti ecosostenibili: piccoli accorgimenti gestionali favoriscono farfalle e uccelli, a beneficio anche della viticoltura

Uno studio dell’Università Statale di Milano, pubblicato sul Journal of Applied Ecology, illustra una sperimentazione durata tre anni in Oltrepò pavese: applicando una gestione alternata della vegetazione al suolo dei vigneti si favorisce la ricchezza di uccelli, insettivori e granivori, e farfalle. Il metodo, di semplice applicazione, ha riscontrato l’apprezzamento dei viticoltori coinvolti.


Farfalla del complesso Hipparchia fagi @Francesco Gatti



A livello globale, l’intensificazione dell’agricoltura rappresenta una grave minaccia per la biodiversità e per gli ecosistemi e, in questo contesto, la viticoltura appare particolarmente rilevante. Le superfici vitate sono infatti in costante incremento, e la stragrande maggioranza dei vigneti è contraddistinta da un’intensità di gestione che generalmente lascia poco spazio a forme di vita diverse dalla vite stessa, con ovvi impatti sulla biodiversità e sugli ecosistemi locali. Un recente lavoro di Mattia Brambilla, ricercatore in Ecologia presso il Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali dell’Università Statale di Milano, e Francesco Gatti, entomologo presso Fondazione Lombardia per l’Ambiente e associazione Iolas, pubblicato sul Journal of Applied Ecology, apporta nuove prospettive in questa direzione. Lo studio, realizzato con il sostegno di Fondazione Lombardia per l’Ambiente e di Fondazione Cariplo, è stato condotto in Oltrepò pavese, una delle aree viticole più importanti dell’Italia settentrionale, ma anche una delle aree caratterizzate dalla maggiore diversità biologica. Nel corso di tre anni, la ricerca ha valutato come una semplice misura gestionale, individuata sulla base dei risultati di ricerche pregresse, possa contribuire all’ambizioso e importante obiettivo di rendere i vigneti più ospitali per la biodiversità e più “funzionanti” da un punto di vista ecosistemico, a beneficio anche della viticoltura stessa.

Lo studio ha condotto un esperimento per verificare l’effetto della gestione alternata della vegetazione al suolo nei vigneti sulla biodiversità. La gestione alternata implica il taglio dell’erba o la lavorazione del suolo (a seconda del sistema adottato dal viticoltore) in una interfila (lo spazio tra due file di viti) ogni due, anziché in tutte le file. Durante la sperimentazione, gli agricoltori tagliavano l’erba o lavorano il suolo (attraverso fresatura o altre lavorazioni superficiali) a file alterne, per poi tagliare o lavorare le file precedentemente non trattate dopo un periodo di alcune settimane. Dopo un primo anno senza interventi, la gestione alternata dell’interfila è stata adottata in un numero variabile di siti in primavera-estate nei due anni successivi, secondo un disegno sperimentale di tipo BACI (Before and After Control-Impact), quello più indicato per la valutazione dell’effetto di trattamenti e sperimentazioni. Come gruppi biologici target, per la loro sensibilità alle variazioni ambientali sono stati scelti uccelli e farfalle, che sono stati censiti lungo transetti lineari di 200 m di lunghezza, ricadenti in vigneti sia convenzionali che biologici, con e senza gestione alternata.

I risultati dei censimenti in relazione all’adozione della misura sperimentale hanno mostrato un effetto positivo della gestione alternata dell’interfila sul numero di specie per transetto, sia per quanto riguarda gli uccelli che le farfalle. La gestione alternata inoltre favorisce la ricchezza specifica e l’abbondanza di uccelli insettivori (importanti per limitare specie potenzialmente dannose per le coltivazioni) e granivori (che contribuiscono a contenere le cosiddette “erbacce”), mentre mostra un effetto più debole sulle specie che potrebbero eventualmente arrecare danni alla produzione, in quanto potenziali consumatori di uva. Parallelamente, i ricercatori hanno valutato gli effetti della tipologia di uso del suolo su questi stessi gruppi di uccelli: quella più importante per i potenziali servizi ecosistemici forniti dagli uccelli è la copertura di cespugli, che aumenta ricchezza e abbondanza di insettivori e granivori, ma non quelle dei potenziali consumatori di uva.

I ricercatori spiegano così l’effetto positivo della gestione alternata dell’interfila su uccelli e farfalle. “Si può immaginare l’alternanza di interfila con erba alta e con erba bassa o suolo lavorato” dice Mattia Brambilla, primo autore dello studio, “come un sistema cucina-sala da pranzo per gli uccelli insettivori: le fasce con abbondante vegetazione erbacea consentono la presenza di invertebrati e, in particolare, di insetti, che vengono predati molto più facilmente dagli uccelli dove l’erba è bassa o assente. Anche per alcune specie granivore, è sicuramente più facile reperire i semi dove la copertura del suolo è più scarsa”. Francesco Gatti spiega le ragioni dell’effetto favorevole per le farfalle: “Dove l’erba è tagliata in modo uniforme, o il suolo è interamente lavorato, è più difficile trovare piante fiorite e il periodo di disponibilità di risorse alimentari per le farfalle (e per molti altri impollinatori) è molto più ridotto. La gestione alternata assicura una più regolare e frequente presenza di fiori, in grado di offrire alle farfalle le risorse trofiche che esse necessitano”.

Ma cosa cambia per gli agricoltori? “I viticoltori coinvolti non hanno riportato effetti negativi dovuti alla gestione alternata. Al contrario, diversi di loro hanno notato un impatto positivo sulla percezione delle proprie aziende da parte dei consumatori, che si sono mostrati molto interessati alle iniziative per la biodiversità, illustrate da apposito materiale divulgativo messo a punto nell’ambito del progetto e spiegate attraverso incontri partecipativi organizzati dall’associazione Eliante con gli stakeholder locali”, spiegano gli autori.

La gestione alternata dell’interfila del vigneto, molto facile da adottare, può quindi contribuire ad aumentare rapidamente l’idoneità dei vigneti per la biodiversità. Al tempo stesso, essa può incrementare anche i servizi ecosistemici (“offerti” dagli uccelli e importanti anche per gli agricoltori) e l'attrattiva delle aziende per attività ricreative in natura, contribuendo così alla loro multifunzionalità. “La gestione alternata può diventare parte di interventi e strategie per la biodiversità (tra cui quelle legate alla nuova Politica Agricola Comune), ma dovrebbe essere idealmente associata a concomitanti strategie a livello di paesaggio per massimizzarne i benefici e la portata: mantenere o ricreate fasce arbustate e porzioni di prato, per esempio, è fondamentale per molte specie di uccelli e farfalle” concludono gli autori.

giovedì 26 maggio 2022

La sostenibilità fattore di crescita delle aziende nel settore agroalimentare. Il Global Summit del Gambero Rosso

Si è tenuto in questi giorni il Global Summit “La sostenibilità fattore di crescita delle aziende nel settore agroalimentare” organizzato da Fondazione Gambero Rosso. Esperienze e strategie di sostenibilità: 25 relatori a confronto. L'evento progettato per confrontarsi su questi principi che sono diventati imprescindibili sia per le scelte di mercato sia per i singoli consumatori.



La Sostenibilità è oggi uno dei temi più dibattuti e analizzati dalle Aziende, dalle Istituzioni e dall’opinione pubblica. Un’attenzione che ha chiuso il gap tra ecologia ed economia. La Sostenibilità rappresenta infatti un’esigenza di equilibrio ambientale, sociale ed economico. Aumentano le richieste e le aspettative del mercato: dai sistemi creditizi alla grande distribuzione senza dimenticare ovviamente i consumatori finali, sempre più attenti e orientati a scelte di consumo consapevoli, che guardano al biologico e al sostenibile. Scelte non solo in un’ottica di salvaguardia della natura ma anche come etica economica e sociale. Un fenomeno che riguarda soprattutto le giovani generazioni, dai millennial alla generazione Z la cui preferenza richiama l’attenzione delle aziende produttive. Sostenibilità è oggi qualità.

Il Global Summit “La sostenibilità fattore di crescita delle aziende nel settore agroalimentare” è stato progettato per confrontarsi su questi principi che sono diventati imprescindibili sia per le scelte di mercato sia per i singoli consumatori. L’esperienza del Gambero Rosso in quest’ambito nasce nel 2014 con il Primo Rapporto Sostenibilità del Vino e che è proseguita fino alla nascita di Equalitas,  società fondata da Federdoc, Csqa Certificazioni, Valoritalia, Fondazione Gambero Rosso e 3A Vino, che è proprietaria dello Standard per la certificazione della sostenibilità in ambito vitivinicolo. Un sistema di certificazione che da marzo di quest’anno ha un suo disiplinare approvato dal Ministero delle Politiche Agricole, Ambientali e Forestali. L’attenzione del Gambero Rosso si è estesa, nel tempo, a tutto il comparto agroalimentare per promuovere, sostenere e accompagnare le aziende eccellenti in percorsi di sviluppo. Da 6 anni pubblichiamo Top Italian Food la guida che premia le migliori imprese agroalimentari del Made in Italy. Sono proprio queste le aziende che abbiamo coinvolto nel sistema di autovalutazione nato in collaborazione con Santa Chiara Next, società benefit spin-off dell’Università di Siena. Per questa prima edizione, sono state 47 le aziende che hanno avuto un punteggio positivo di sostenibilità. Un buon risultato che siamo certi che vedrà negli anni a venire molti più partecipanti. Sono stati inoltre presentati i risultati  del Food&Beverage Sustainability Italian Benchmark, un’indagine condotta da Standard Ethics, Self-Regulated Sustainability Rating Agency.

Per Intesa Sanpaolo, main partner del Global Summit, è fondamentale promuovere lo sviluppo di una economia sostenibile, favorendone la cultura in particolare nelle piccole e medie imprese e riconoscendo la rilevanza degli investimenti coerenti con i ESG. In quest’ottica la banca ha già erogato 2 miliardi di euro per i nuovi S-Loans, una linea specifica di finanziamenti, che si affianca al plafond di 8 miliardi di euro destinato a investimenti in Circular Economy, volti a supportare le iniziative delle imprese verso la transizione sostenibile. Per l’agro-alimentare in particolare, Intesa Sanpaolo ha creato un centro di eccellenza dedicato, la Direzione Agribusiness, per cogliere le opportunità di questo settore e rilanciarlo, in coerenza con il PNRR.

Paolo Cuccia, in rappresentanza di Fondazione e Gambero Rosso Spa, ha ringraziato il main partner Intesa Sanpaolo nonché Ismea, Gruppo FS Italiane, Coldiretti e insieme a tutti gli Sponsor del Global Summit. Dal Convegno che ha visto la partecipazione delle Istituzioni, delle Associazioni e dei protagonisti del mondo dei Servizi del settore agroalimentare è emersa la conferma dell’importanza della certificazione della Sostenibilità per le eccellenze del Made in Italy e l’esigenza quindi di pervenire in tempi brevi, così come avvenuto per il mondo del vino, a protocolli condivisi e al riconoscimento degli stessi da parte del Governo e delle Istituzioni del nostro Paese.

Un vitigno antico sul Palatino. Il Parco archeologico del Colosseo avvia il progetto di coltivazione dell’uva "pantastica”

L’iniziativa, che rientra nel più ampio programma “PArCo Green” che prevede differenti iniziative per la valorizzazione dell’eccezionale ambiente monumentale e paesaggistico del PArCo, nasce per presentare il progetto della messa a dimora di barbatelle della varietà Bellone, un antichissimo vitigno autoctono che lo storico Plinio il Vecchio chiamava "uva pantastica", coltivato ancora oggi nei territori intorno a Roma.


Matteo Gregorio De Rossi, 1668 Nuova pianta di Roma presente. (1668), Dettaglio



Nel Parco archeologico del Colosseo è stato avviato un progetto per l’impianto di un piccolo vigneto nell’area della Vigna Barberini, sul colle Palatino, così denominata dall’omonima famiglia romana che nel XVII secolo ne deteneva la proprietà.

Organizzato in collaborazione con l’Azienda vitivinicola Cincinnato, sponsor del progetto, l’evento di presentazione ha previsto una degustazione guidata del vino Bellone, che Cincinnato produce ancora oggi nel territorio di Cori sui monti Lepini, e il racconto di tutti gli stadi di lavorazione nell'ambito della produzione da agricoltura biologica.

Un vitigno antico: l’uva “pantastica” a Vigna Barberini

La ricerca storica e archeologica sui vini di eccellenza nell’antica Roma ha portato alla conoscenza di un antichissimo vitigno autoctono che Plinio chiama “uva pantastica”, da cui deriva il vino Bellone, coltivato ancora oggi nei territori intorno a Roma.

La coltivazione della vite è sempre stata di rilevante importanza per tutte le civiltà che si sono susseguite nel corso della storia ed ebbe un ruolo molto importante anche nel corso della civiltà romana. I Romani furono eccellenti viticoltori: sono state infatti ritrovate tracce archeologiche di trincee della coltivazione della vite, per lo più a filari, spesso anche ad alberello per la vite così detta “maritata”.

Il Parco archeologico del Colosseo conserva ancora nella sua toponomastica delle aree chiamate “vigna”, nel senso più esteso del termine, ovvero orti, e nelle indagini archeologiche e nelle carte storiche la presenza dei vigneti è ben documentata.

Da qui l’idea di impiantare una piccola vigna, in un ambito del Colle Palatino denominato appunto “Vigna Barberini”, dall’omonima famiglia romana che nel XVII secolo ne deteneva la proprietà.
Attualmente una piccola area della terrazza accoglie già delle piante da frutto, il fico sacro delle origini e altre tra le più antiche specie.

Parco archeologico del Colosseo

Il Parco archeologico del Colosseo non è solo un sito archeologico, ma anche una grande area verde che si estende per più di 40 ettari (considerando solo il territorio del Foro Romano e del Palatino) nel cuore della città di Roma. Un “parco naturale” in cui la vegetazione spontanea, tipica dell’area mediterranea, convive con i grandi alberi piantati negli ultimi secoli, allo scopo di far rivivere lo spirito dei giardini imperiali e dei rinascimentali Horti Farnesiani che, in fasi successive, hanno abbellito la sommità dell’antico colle. Quest’area verde è stata scelta come habitat da una nutrita fauna di piccoli mammiferi, rettili, insetti e uccelli.

Per valorizzare al massimo l’eccezionale ambiente naturale che ci è stato affidato e per dare un contributo allo sviluppo dell’economia sostenibile nei suoi diversi aspetti, il Parco archeologico del Colosseo ha lanciato il progetto “Parco Green”.

Il progetto prende spunto dal concetto molto ampio di “Green Economy” o “Economia Verde” e comprende molte iniziative differenti, accomunate dallo scopo di ridurre l’impatto ambientale, quindi di diminuire l’inquinamento, di conservare l’ecosistema e la biodiversità, promuovendo un modo di vivere maggiormente “in accordo” con il nostro ambiente naturale, utilizzandone le risorse in maniera corretta e senza danneggiarlo.

Le attività all'interno del parco spaziano dal riciclo dei rifiuti e dei materiali alla realizzazione di progetti pilota di restauro ecosostenibile; dalla raccolta delle piante e dei frutti spontanei del Parco alla messa a dimora di essenze antiche e rinascimentali legate alla storia del nostro sito, e ancora molto altro. In collaborazione con il Servizio Educazione Didattica e Formazione sono stati inoltre realizzati progetti di educazione alla green economy, rivolti ai nostri visitatori di tutte le età… e oggi più che mai anche ai nostri visitatori virtuali.


mercoledì 25 maggio 2022

Vino e sostenibilità, il Nobile di Montepulciano è il primo distretto vitivinicolo italiano certificato

Il Vino Nobile di Montepulciano è la prima Denominazione italiana a fregiarsi del marchio di sostenibilità dopo un percorso lungo un triennio. Ancora pioniere il Consorzio della prima Docg d’Italia che grazie al marchio di certificazione secondo la norma Equalitas è il primo distretto vitivinicolo italiano in questa direzione. 




E’ ora ufficiale: il Vino Nobile di Montepulciano è la prima denominazione italiana ad aver ricevuto il marchio di certificazione di sostenibilità secondo lo standard Equalitas. La notizia è stata annunciata nella sede di Federdoc, tra i partner del percorso, in occasione della presentazione del traguardo che ha riguardato la denominazione toscana come la prima in Italia in questo senso. «L’obiettivo che ci siamo posti fin dall’inizio del percorso - dichiara Andrea Rossi, presidente del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano – lo abbiamo ritenuto da subito strategico poiché per raggiungerlo abbiamo  favorito “un cambiamento culturale” nelle nostre imprese con l’obiettivo di modificare progressivamente il profilo produttivo e organizzativo con metodi e tecniche di produzione più rispettosi dell’ambiente e del paesaggio, ma soprattutto nella direzione di garantire un elevato standard di valori etici, sociali ed economici, che rafforzeranno la coesione tra le nostre imprese e tra queste e il territorio guardando quindi a una dimensione ambientale, economica e etico-sociale dove il rispetto dei valori e dei diritti collettivi gioca un ruolo centrale in questo processo».

«Quello dato dal Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano è un segnale importante per l’intero settore delle denominazioni del vino del nostro Paese – sottolinea Riccardo Ricci Curbastro, Presidente Equalitas – e giunge a conferma che il percorso intrapreso da Federdoc ha nello standard Equalitas un punto di riferimento di assoluto valore. Il viaggio verso un Italia del vino sempre più sostenibile prosegue spedito e, soprattutto, rappresenta ormai di fatto un valore etico ed economico fondamentale nel posizionamento delle nostre etichette sui mercati mondiali».

Sostenibilità: un percorso che parte da lontano a Montepulciano. La visione di sostenibilità a Montepulciano nasce in tempi non sospetti. Negli anni 1985/1990, grazie alla sensibilità del Consorzio ed al sostegno del Comune di Montepulciano, fu creata una rete di stazioni meteorologiche installate su tutto l’areale di produzione per la rilevazione dei dati meteo. In base alle condizioni riscontrate, a cadenza settimanale gli esperti agronomi emanavano il “messaggio verde”. Di fatto uno strumento operativo a favore delle aziende che permetteva di razionalizzare gli interventi di difesa fitosanitaria con la conseguente limitazione dell’utilizzo di presidi chimici.

Nei primi anni ’90 il Consorzio fu tra i primi in Italia ad indagare i terreni produttivi tramite un progetto di zonazione denominato “Vino Nobile Di Montepulciano Zonazione e Valorizzazione Del territorio” che interessò i vigneti di produzione nel triennio 1992/1994. Fu condotto dal gruppo di ricerca in viticoltura presso l’Istituto Agrario di San Michele all’Adige con il fondamentale apporto dell’allora Istituto Sperimentale per lo studio e la difesa del Suolo di Firenze. La sezione clima fu trattata dall’Istituto Sperimentale per la viticoltura di Arezzo. Il progetto ha prodotto una carta tematica per la gestione del territorio di produzione ancora oggi attuale e basilare per gli studi che si sono susseguiti. Intorno al 2006, in collaborazione con l’Amministrazione Comunale, è nato un progetto per lo smaltimento di scarti biologici dalle vigne per la realizzazione di biomassa da combustione per il sostegno energetico a plessi scolastici e amministrativi.

Nel 2015 il progetto della Carbon Footprint del Vino Nobile di Montepulciano diventa un modello su scala nazionale. Il sistema che calcola l’“impronta di carbonio” del ciclo produttivo di una bottiglia di Vino Nobile, ovvero le emissioni di CO2 derivanti dalla realizzazione del pregiato vino a Denominazione di Origine Controllata e Garantita, è stato infatti riconosciuto da un gruppo di istituzioni ed aziende che operano ai massimi livelli nel campo della qualità e delle relative certificazioni e che abbineranno quindi il proprio nome a quello del progetto. L’idea di misurare la Carbon Footprint della DOCG di Montepulciano e di attivare una serie di pratiche per la diminuzione o la compensazione della emissioni di anidride carbonica è stata presentata in occasione dell’Anteprima del Vino Nobile 2014 dal Comune di Montepulciano (che ha finanziato il progetto), dal consorzio dei produttori e dall’Università Marconi di Roma, incaricata della realizzazione tecnico-scientifica. Il programma, che ha ricevuto il patrocinio della Regione Toscana, della Provincia di Siena e della Camera di Commercio provinciale, in circa un anno è passato dalla fase progettuale a quella sperimentale grazie a una piattaforma di raccolta dati testata con l’Università Marconi di Roma. I produttori hanno all’epoca prontamente compreso la portata rivoluzionaria del progetto, esprimendo convincimento ed entusiasmo; stesso atteggiamento ha manifestato il Gambero Rosso, voce leader a livello internazionale nell’informazione eno-gastronomica, che ha ugualmente garantito il proprio appoggio per il “lancio” della notizia e per la relativa campagna. Questo progetto è stato premiato nel 2015 alla Smau di Milano come “Smart Communities”.  

La presenza in Montepulciano di una cantina che è diventata simbolo e modello di queste pratiche, Salcheto, e la vicepresidenza del marchio Equalitas, Michele Manelli, suo titolare, hanno dato un’ulteriore spinta alle attività che hanno oggi portato a questo riconoscimento.

Lo standard Equalitas (www.equalitas.it), elaborato dall’omonima società italiana controllata da Federdoc, consente la certificazione di sostenibilità dell’Organizzazione, ovvero della singola impresa vitivinicola, dei prodotti vitivinicoli e delle Denominazioni di Origine. Lo standard è studiato espressamente per il settore vitivinicolo ed è certamente tra i più all’avanguardia a livello internazionale, l’unico a prevedere anche la certificazione delle denominazioni di origine. Equalitas è un protocollo molto impegnativo che implica il rispetto di un numero elevato di requisiti ambientali, come la misurazione dell’impronta carbonica e dell’impronta idrica, e socio economici, come la verifica del rispetto delle libertà sindacali e delle pari opportunità. Inoltre, Equalitas prevede anche il raggiungimento di obiettivi progressivi e la stesura di un bilancio di sostenibilità nel quale presentare e comunicare i risultati ottenuti.

Il patrimonio “Nobile”. Un miliardo di euro circa. E’ questa la cifra che quantifica il Vino Nobile di Montepulciano tra valori patrimoniali, fatturato e produzione. Circa 65 milioni di euro è il valore medio annuo della produzione vitivinicola, senza contare che circa il 70% dell’economia locale è indotto diretto del vino. Una cifra importante per un territorio nel quale su 16.500 ettari di superficie comunale, circa 2.000 ettari sono vitati, ovvero il 16% circa del paesaggio comunale è caratterizzato dalla vite. Di questi 1.210 sono gli ettari iscritti a Vino Nobile di Montepulciano Docg, mentre 305 gli ettari iscritti a Rosso di Montepulciano Doc. A coltivare questi vigneti oltre 250 viticoltori (sono circa 90 gli imbottigliatori in tutto dei quali 75 associati al Consorzio dei produttori). Circa mille i dipendenti fissi impiegati dal settore vino a Montepulciano, ai quali se ne aggiungono altrettanti stagionali. Nel 2021 sono state immesse nel mercato 6,8 milioni di bottiglie di Vino Nobile (+21,4% rispetto al 2020) e 2,6 milioni di Rosso di Montepulciano (+6,4% rispetto al 2020).

martedì 24 maggio 2022

Cover Crops nel vigneto: aumentano il carbonio organico nel suolo, mitigano gli effetti dei cambiamenti climatici e migliorano la sostenibilità del territorio

Una ricerca australiana dell'Università di Adelaide ha scoperto che le Cover Crops, ovvero le “colture di copertura”, oltre a proteggere il terreno dall’erosione ed evitare la perdita di nutrienti per lisciviazione, aumentano il livello di carbonio organico nel suolo, mitigando gli effetti dei cambiamenti climatici e migliorando la sostenibilità del territorio. I risultati della ricerca sono stati pubblicati su Science of The Total Environment.




Piantare colture di copertura direttamente sotto le viti può aiutare a mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici e migliorare la sostenibilità del territorio. Lo ha scoperto una ricerca condotta dall'Università di Adelaide. I risultati dello studio hanno dimostrato che il livello di carbonio organico nel suolo (SOC) era quasi il 23% più alto nelle aree che avevano colture di copertura direttamente al di sotto delle viti, rispetto a un metodo standard di irrorazione di erbicidi sul suolo.

A condurre la ricerca è stato Joseph Marks, uno studente di dottorato presso l'Università di Adelaide, che ha avviato il suo studio in funzione al fatto che, se i vantaggi di piantare colture di copertura tra i filari di vigneti erano ben noti, meno lo erano le ricerche condotte sugli effetti delle colture di copertura interrate sotto la vite. Il suolo sotto la vite gestito dalle colture di copertura trattiene fino al 23% in più di carbonio organico del suolo (SOC) come pratica erbicida tradizionale in un periodo di crescita di cinque anni.

Lo studio è stato condotto su due vigneti sperimentali allestiti nel 2014, esaminando il terreno da quattro diversi trattamenti, tra cui due combinazioni di colture di copertura, un pacciame di paglia e un controllo gestito da erbicida. I terreni sono stati campionati sotto la vite fino a una profondità di 30 cm e sono stati analizzate le concentrazioni di carbonio organico del suolo e la densità apparente, per determinare il livello di carbonio organico nel suolo.

L'attività microbica è aumentata di oltre il doppio nei suoli con colture di copertura, e proprio a ragione di un aumento del carbonio organico disciolto. Questi risultati suggeriscono che la gestione delle cover crops sotto la vite è una potenziale soluzione per aumentare gli stock di SOC nei terreni destinati a vigneto.

Aumentare i livelli di SOC quindi può promuovere la struttura del suolo, migliorare l'aerazione del suolo, il drenaggio e la ritenzione dell'acqua, oltre a rimuovere l'anidride carbonica dall'atmosfera con l'obiettivo di incrementare la biodiversità, per consentire autoregolazione e sostenibilità degli agroecosistemi che devono essere considerati come un'unica entità, che è poi uno dei principi cardine dell'agroecologia che appunto mira a stabilire un equilibrio per avere terreni produttivi, resilienti, efficienti, biodiversi e sostenibili.

Importante sottolineare che la ricerca non sarebbe stata possibile senza Wine Australia, che ha fornito supporto attraverso il suo programma di borse di studio integrative.

lunedì 16 maggio 2022

Enologia: modelli matematici per simulare digitalmente il processo di fermentazione del vino e le sue variabili

DTWINE è un progetto spagnolo del Consiglio superiore per la ricerca scientifica che prevede l'utilizzo dell'Internet delle cose per gestire modelli matematici in grado di simulare digitalmente il processo di fermentazione del vino e le sue variabili.


 


Nell'ambito del Piano di Recupero, Trasformazione e Resilienza .dall'Agenzia di Stato per la Ricerca (AEI) grazie ai fondi "Next Generation" dell'Unione Europea, ha preso il via il progetto denominato DTWINE, guidato dall'Istituto di Agrochimica e Tecnologie Alimentari (IATA-CSIC). Scopo del progetto è quello di applicare e consolidare la tecnologia del "gemello digitale" (Digital Twin) nel settore vitivinicolo per ottenere una produzione di vino più sostenibile e rispondere alle nuove tendenze nel consumo di vini a bassa gradazione alcolica e ricchi profili aromatici.

Un “gemello digitale” è un programma per computer che permette di simulare e prevedere il comportamento di un sistema reale e per questo utilizza modelli matematici; nel settore vitivinicolo, consentirà la simulazione e la previsione del processo di fermentazione del vino. Inoltre, in combinazione con sensori e metodi di ottimizzazione computazionale, faciliterà il lavoro dei produttori di vino nel prendere decisioni nel funzionamento quotidiano delle cantine.

Il concetto di digital twin fu usato per la prima volta nel 2001 da Michael Grieves, oggi Chief Scientist for Advanced Manufacturing presso il Florida Institute of Technology, che durante un corso di Product Lifecycle Management (PLM) presso l’Università del Michigan descriveva il gemello digitale come l’equivalente virtuale e digitale di un prodotto fisico.

In sostanza, applicato in enologia, un gemello digitale è una replica virtuale del processo di vinificazione con il grande valore di predire tutti i passaggi chiave per arrivare ad un prodotto voluto. Strettamente legata alla diffusione crescente di progetti che prevedono lo IoT (Internet of Things), questa tecnologia si inquadra come modello di sviluppo che ha il potenziale per cambiare radicalmente la progettazione, la produzione, fino alle vendite e la manutenzione di prodotti complessi in molti altri settori.

L'iniziativa, che avrà una durata di 36 mesi, troverà la sua applicazione in quattro zone vinicole della Spagna: Galizia, Rioja, Paesi Baschi (Rioja Alavesa) e Comunità Valenciana e avrà un approccio multi e interdisciplinare. I risultati del progetto intendono promuovere il rinnovamento del settore vitivinicolo spagnolo, l'ammodernamento dei sistemi di produzione, la protezione dell'ambiente e il miglioramento della qualità del prodotto nelle cantine. Lo sviluppo di un software di facile utilizzo supporterà e renderà automatizzato l'utilizzo dei gemelli digitali nel delicato processo decisionale nelle aziende vinicole.

martedì 10 maggio 2022

Francia e Italia unite per sviluppare la ricerca in viticoltura ed enologia

Al via un importante collaborazione tra FEM e l'Istituto di Bordeaux due istituti di eccellenza per sviluppare la ricerca in viticoltura ed enologia.




È stato siglato un accordo quadro tra la Fondazione Edmund Mach e l' Istituto delle Scienze della Vite e del Vino di Bordeaux (ISVV), due importanti realtà scientifiche che condividono un ruolo di eccellenza nella ricerca in materia viticola ed enologica con lo scopo di creare sinergie per affrontare le sfide di questi comparti a livello europeo.

Il protocollo, siglato tra il Direttore Generale della FEM, Mario Del Grosso Destreri, e il direttore dell' Istituto delle Scienze della Vite e del Vino di Bordeaux, prof. Alain Blanchard, è il risultato di due giorni di reciproche presentazioni dell'attività di ricerca dei due istituti, di visita ai laboratori e ai campi sperimentali di San Michele, di confronto scientifico condotto in tavoli di lavoro tematici, di pianificazione delle linee di ricerca da svolgere in collaborazione.

L'accordo spazia a 360° nei settori delle viticoltura e dell'enologia, senza trascurare le ricadute di tipo ambientale e sociale, come ha rimarcato il direttore dell'istituto francese, Alain Blanchard, dato che il settore vitivinicolo, sia in Italia che in Francia, porta con sé un indotto che è spesso trainante nelle economie e nelle società delle regioni produttive più importanti dei due paesi.

La Fondazione Edmund Mach e l'Istituto delle Scienze della Vite e del Vino di Bordeaux si trovano dunque, allineati, nel perseguimento di obiettivi comuni per promuovere la sostenibilità della filiera viti-enologica: dall’obiettivo della riduzione della chimica e degli apporti fitosanitari perseguito attraverso il monitoraggio delle principali fitopatie, lo studio dell’adattamento della vite ai cambiamenti climatici e alle diverse malattie e l’utilizzo di tecniche di genome editing, all’uso razionale delle risorse naturali passando al tema della tipicità e qualità del vino attraverso lo studio dei determinati chimici e sensoriali che contribuiscono a rendere un vino unico e di qualità.

"Abbiamo l'onore di ospitare un’eccellenza internazionale di ricerca, istruzione superiore e sviluppo che raccoglie le sfide dell'industria vinicola di domani - ha spiegato il presidente FEM-. La complessità del mondo del vino ci unisce e di conseguenza ci porta ad agire con maggiore efficienza. Alla FEM la ricerca in ambito viticolo è di alto livello, arricchita da numerosi contatti con la professione vitivinicola, con gli attori del territorio e le loro richieste, e dall’istruzione e formazione e dal trasferimento tecnologico. Auspico che questa visita possa essere un punto di partenza per una proficua collaborazione, suggellata con la firma di un accordo quadro di cooperazione fra le nostre due prestigiose Istituzioni per rinsaldare i legami tra regioni vitivinicole di eccellenza".

L'attività di ricerca in ambito viticolo-enologico è radicata nel DNA della FEM e risulta arricchita dai numerosi contatti con il mondo dei professionisti, dalle attività di trasferimento tecnologico e di istruzione e formazione. E proprio nel contesto dell'istruzione va sottolineato che fino 2019 i migliori diplomati del corso per enotecnici hanno svolto diversi stage nel Bordolese. A causa l'emergenza COVID-19 queste esperienze didattiche sono state sospese ma l'auspicio è di poter riprendere queste attività, proprio anche grazie alle nuove opportunità di collaborazione che questa visita anticipa. 

"Nei due giorni di visita della delegazione francese abbiamo approfondito i principali problemi che affliggono la viticoltura e l’enologia dell'intera Europa e abbiamo definito i contesti scientifici per realizzare soluzioni innovative nel rispetto della transizione ecologica e della sostenibilità ambientale ed economica - spiega il dirigente del Centro Ricerca e innovazione, prof Mario Pezzotti-. L'obiettivo è collaborare in maniera proficua, sistemica e complementare, mettere insieme le forze, i materiali sperimentali e le competenze per fare massa critica ed affrontare uniti le sfide future".

Soddisfatto della visita anche il prof. Alain Blanchard, direttore dell’Istituto delle Scienze della Vite e del Vino di Bordeaux, che ha evidenziato: "La Fondazione Edmund Mach è un istituto che ha mostrato di essere all’avanguardia scientifica in Europa, con molteplici e importanti risultati ed interazioni in tutto il mondo; si tratta di rispondere alle necessità principali della viticoltura europea di oggi, includendo anche le questioni ambientali e volto ad assicurare la continuità di un sistema che è oggi reso fragile nei nostri rispettivi territori. Dunque oggi siamo qui per concludere un percorso di collaborazione di ricerca su progetti dalla viticoltura fino all’enologia, includendo anche gli aspetti sociali, ugualmente sottesi alla realtà della viticoltura nei nostri territori"

lunedì 9 maggio 2022

Viticoltura rigenerativa, al via il secondo convegno per affrontare gli effetti del cambiamento climatico

Si svolgerà oggi lunedì 9 maggio a Vilafranca del Penedès la seconda conferenza sulla viticoltura rigenerativa, che riunirà esperti e produttori di vino di tre continenti per discutere sui pilastri dell'agricoltura rigenerativa, applicata alla viticoltura, e dimostrare i vantaggi di questo modello per i vigneti e il pianeta.




Esperti e viticoltori nazionali e internazionali si danno appuntamento oggi al secondo simposio sulla viticoltura rigenerativa per condividere conoscenze ed esperienze relative a questo modello di produzione vinicola. 

L'obiettivo dell'evento, intitolato "La viticoltura dei cambiamenti climatici" e organizzato dall'Associazione per la viticoltura rigenerativa, è quello di sensibilizzare i viticoltori e i produttori di vino sulla necessità di un cambio di paradigma nella gestione del vigneto e sull'adozione della viticoltura rigenerativa per rallentare il riscaldamento globale.

La viticoltura rigenerativa si basa sulla rigenerazione del suolo e sulla corretta nutrizione delle piante, incrociando le buone pratiche con le moderne conoscenze scientifiche. Importanti fenomeni come le fermentazioni, la solubilità degli elementi minerali e la degradazione della sostanza organica vengono studiati da questo metodo agronomico e presentati in forma semplificata agli agricoltori. La viticoltura rigenerativa è l'unico modello di vigneto basato sul ciclo del carbonio, massimizzando la capacità delle viti di assorbire la CO2 atmosferica e trasformandole in enormi pozzi di carbonio. Questa CO2 immagazzinata nel terreno fa recuperare al suolo la sua naturale fertilità ed equilibrio, lo rende più resistente alla siccità, ne impedisce l'erosione e promuove la biodiversità.

Saranno circa 150 partecipanti, tra viticoltori, agricoltori, produttori di vino, enologi e sommelier, tutti impegnati nella lotta al cambiamento climatico.

L'evento sarà trasmesso in streaming sul sito web della Regenerative Viticulture Association  www.viticulturaregenerativa.org

lunedì 25 aprile 2022

Fermentazione malolattica: un processo microbiologico complesso, al via un progetto di ricerca che mira a controllarla per migliorare le caratteristiche sensoriali dei vini

Prende il via Inoculbact un progetto di ricerca e sviluppo che mira a migliorare e controllare la diffusione dei batteri malolattici al fine di risolvere uno dei problemi più complessi nel processo di produzione del vino: la fermentazione malolattica.





Guidato da Enartis in collaborazione del Gruppo di ricerca Enolab dell'Università di Valencia, il progetto di ricerca, che avrà una durata di 28 mesi, ha lo scopo di controllare la fermentazione malolattica, uno dei passaggi più complessi di tutto il processo produttivo del vino. I risultati dello studio permetteranno di modulare e migliorare le caratteristiche sensoriali dei vini.

Inoculbact R&D è cofinanziato con fondi FESR dell'Unione Europea. Grazie a questo progetto, l'enologo sarà in grado di inoculare batteri al momento giusto del processo al fine di migliorare e controllare la fermentazione malolattica dei vini (uno dei problemi più difficili per la produzione del vino), consentendo di ottenere cellule in uno stato di crescita attiva e adattato alle diverse condizioni del vino.

L'idea è quindi di inoculare batteri selezionati con una manipolazione minima. Ciò garantirà il successo della fermentazione malolattica, fornendo ai batteri una crescita e uno stato metabolico ottimali. Inoltre, il progetto propone l'utilizzo di prodotti enologici che favoriscono la crescita dei batteri selezionati e la loro capacità di crescere nel vino e di imporsi alla popolazione autoctona una volta inoculati in esso.

Fermentazione malolattica: un processo microbiologico complesso

Tecnicamente nel processo di vinificazione la fermentazione malolattica segue di solito la fermentazione alcolica e consiste principalmente nella conversione dell’acido Lmalico in acido L-lattico ed anidride carbonica ad opera di alcune specie di batteri lattici. La diretta conseguenza di tale reazione è la riduzione dell’acidità in vino e il conferimento di un gusto più morbido esaltato dalla sostituzione dell’anione malico, di sapore aspro, con l’anione lattico, molto più dolce. Questa azione è decisiva nel conferire al vino una maggiore complessità di gusto e di aroma grazie ad attività metaboliche dei batteri lattici a carico di substrati diversi dall’acido malico, quale ad esempio l’acido citrico, e nei confronti di componenti non solo di origine fermentativa, ma anche di origine vegetale-varietale, con conseguenti effetti sul profilo sensoriale del prodotto finito apprezzati dal mercato. Questi aspetti hanno reso la fermentazione malolattica particolarmente desiderata e sempre più ricercata sia nei vini rossi che nei vini bianchi.

L'obiettivo di Inoculbact è quello di risolvere gli aspetti più difficili e con meno facilità di controllo di questa particolare fermentazione specialmente quando questa avviene in determinate regioni, in cui la gradazione alcolica dei vini è più alta e con un pH basso; situazione questa che ne rende difficile lo sviluppo ottimale. Pertanto, si rende necessario studiare alternative e nuovi protocolli per la produzione di batteri lattici che riducano al minimo altri tipi di manipolazione per ovviare al problema e che, inoltre, consentano il controllo e il completamento di questo processo. Bisogna considerare in tal senso, che oltre alla riduzione dell’acidità e alle modificazioni di altre proprietà organolettiche, tradizionalmente la fermentazione malolattica contribuisce ad un aumento della stabilità microbiologica del vino. Alla luce di questi aspetti si può facilmente evincere quanto la fermentazione malolattica sia un processo microbiologico complesso e la scelta del ceppo di batteri lattici e il momento dell'inoculazione batterica sono due fattori cruciali per poterla svolgere correttamente. 

martedì 12 aprile 2022

Vinitaly, Federdoc e i Consorzi. Il "quarto" pilastro della sostenibilità

A Vinitaly approfonditi i temi nel corso di un convegno dal titolo, “Federdoc e i Consorzi. Il “quarto” pilastro della sostenibilità”. In evidenza  l’importanza di una sfida dalla quale dipendono gli equilibri del nostro pianeta e del ruolo fondamentale dei Consorzi di Tutela.




Sul fatto che la sostenibilità sia, giustamente, il tema del momento non ci sono dubbi. Che l’Italia del vino in tal senso si sia mossa prima e meglio di molti altri Paesi, è un altro dato di fatto. Era il 2015 quando Federdoc e Gambero Rosso, in partnership con altri soggetti sensibili all’argomento, davano vita a Equalitas, una società con il compito preciso di predisporre uno standard di sostenibilità basato sui tre pilastri fondamentali della sostenibilità stessa: sociale, ambientale ed economico.

L’edizione Vinitaly 2022, ha offerto la possibilità di approfondire i temi nel corso di un convegno che già dal titolo, “Federdoc e i Consorzi. Il “quarto” pilastro della sostenibilità”, ha evidenziato non solo l’importanza di una sfida dalla quale dipendono gli equilibri del nostro pianeta ma anche il ruolo che in questo contesto è stato e continua ad essere svolto dai Consorzi di Tutela, autentici guardiani del territorio e fondamentali veicoli in termini sociali ed economici.

“I Consorzi di Tutela hanno un ruolo significativo nella promozione, valorizzazione e tutela dei nostri vini, sia in Italia che all’estero - ha ricordato il Sottosegretario alle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, il Sen. Gian Marco Centinaio -. Il loro lavoro mantiene alti gli standard qualitativi e rappresenta una garanzia per i consumatori. Sono uno strumento per contrastare frodi e fenomeni come l’italian sounding. Hanno subito compreso l’importanza della sostenibilità, non solo ambientale ma coniugata anche con quella economica e sociale, un percorso virtuoso che aiuterà il settore a mantenere la propria leadership a livello internazionale”.

L’incontro ha offerto ovviamente l’opportunità di sottolineare il compito dei Consorzi in questo percorso che vede nel rispetto dei principi della sostenibilità un obiettivo irrinunciabile.

“Le Denominazioni di Origine italiane continuano a rappresentare un unicum in termine di qualità, varietà e tracciabilità – ha spiegato Riccardo Ricci Curbastro, Presidente Federdoc – e anche un riferimento per i consumatori di tutto il mondo che evidenziano sempre più la loro propensione per l’acquisto di prodotti sostenibili. I Consorzi si sono mossi in questa direzione virtuosa e continuano a farlo con crescente impegno. Anche per questo colpiscono in modo negativo alcune recenti riforme che depotenziano di fatto il legame tra le IG e le politiche di sviluppo rurale”.

Del resto che la sostenibilità abbia assunto un ruolo di fondamentale endorsement è stato in qualche modo certificato anche dall’intervento degli altri ospiti del convegno.

“In questi anni è stato svolto un lavoro importantissimo - ha sottolineato Giuseppe Blasi, Capo Dipartimento delle politiche europee e internazionali e dello sviluppo rurale – ma bisogna ricordare che la sostenibilità è una realtà in continua evoluzione. Oggi abbiamo unificato i sistemi, abbiamo obiettivi comuni e quindi, adesso più che mai, la pubblica amministrazione e i Consorzi di Tutela dei Vini a Denominazione hanno l’onore e l’onere di proseguire in questo percorso di crescita costante.”

“Oggi essere buoni conviene – ha commentato Ermete Realacci, Presidente Fondazione Symbola – non solo è bello e giusto muoversi nei parametri della sostenibilità ma tutto questo offre anche un ritorno in termini di immagine ed economici. In questo momento il consumatore mondiale collega il concetto di sostenibiliità a quello di qualità e questo rappresenta una chance enorme per il nostro Paese che, in effetti, è all’avanguardia su questi temi.”

Ma se il pilastro ambientale è stato, in ordine cronologico, il primo a essere attenzionato anche dal punto di vista mediatico, non sfugge ormai la necessità di rispettare anche quello sociale e quello economico.

“Per un Consorzio, così come anche per un’impresa, il rispetto di requisiti di sostenibilità sociale ed economica è ormai un must – ha dichiarato Michele Manelli, Vice Presidente Equalitas – Concetti come parità di genere e di razza, benessere aziendale e attenzione per i soggetti meno forti, sono ormai entrati di diritto nei programmi delle imprese. E possiamo dire con orgoglio che lo standard Equalitas, in tal senso, ha fornito e continua a fornire una straordinaria spinta propulsiva”.

“Abbiamo aderito sin da subito alla stesura del “Primo Rapporto sulla Sostenibilità del Vino – ha concluso Paolo Cuccia, Presidente Gambero Rosso – da cui è nata Equalitas. In meno di un decennio, anno dopo anno, abbiamo visto aumentare le adesioni da parte del comparto produttivo. A oggi sono 120 le aziende che aderiscono a questo sistema di rating, da molti giudicato il più avanzato a livello internazionale. Un primato importante per il Made in Italy su un tema determinante per il futuro del mondo”.

Loira, rinasce antico vitigno scomparso. E' un lontano parente del Pinot Nero

Le sue origini risalgono al Rinascimento. Si tratta del Lignage, lontano parente del Pinot Nero. Vitigno sensibile alle malattie ma con notevoli qualità organolettiche. Parte un progetto sperimentale per farlo rinascere a favore del patrimonio storico e della biodiversità del territorio della Loira.



Rinasce il Lignage, nome di un antico vitigno coltivato probabilmente nel tardo medioevo in alcuni vigneti intorno a Orleans nella Valle della Loira. Il vitigno ha una lunga storia nella regione, con i primi resoconti scritti della varietà risalenti al 1427. Era anche conosciuta come Macé Doux, Macédoux, Massé Doux o Lignage de Blois. Si trovava generalmente nella regione intorno a Blois e all'inizio e alla metà del XIX secolo era conosciuta in una zona vinicola nota come Côte des Grouëts.

Thierry e Zoë Puzelat di Clos du Tue-Boeuf ha intrapreso la sperimentazione di questo vitigno a bacca rossa, un tempo presente nella sua proprietà nel 19° secolo. I Puzelat pianteranno 82 giovani viti di Lignage nella loro tenuta questa settimana, iniziando così una prova decennale di questa varietà.

L'uva Lignage è così rara che diversi anni fa l'unico materiale vegetale rimasto (una sola vite) è andato quasi distrutto nel vivaio INRA a Montpellier, dopo essersi infettato. La rinascita di Lignage fa parte di un progetto più ampio supervisionato dall'Unione per le risorse genetiche del Centro-Val de Loire (URGC), guidato da François Bonhomme.

La varietà è simile al Pinot Nero in quanto produce un vino rosso di colore relativamente chiaro e può anche essere vinificato in bianco. La pianta germoglia tardivamente ed è particolarmente suscettibile all'oidio. Produce grappoli relativamente piccoli con bacche ovoidali viola. Come vino, si sa relativamente poco. Secondo la letteratura, il Lignage produceva un vino rosso fine, delicato, leggermente colorato, con aromi fini e una bassa gradazione alcolica.

Se ne saprà di più nel 2024, quando dovrebbero essere prodotti i primi vini di prova. Entro il 2026-28, si spera che la varietà entri nei cataloghi ufficiali della vite e che sia disponibile materiale vegetale sufficiente per piantagioni più ampie.

Ci sono altre varietà rare nella regione della Loira tra queste il rosso Guascone, di cui ne è rimasto un ettaro, il Genouillet, quattro ettari, il Gouget Noir, sette ettari e il Meslier-Saint-François, nove ettari.

lunedì 11 aprile 2022

Vinitaly, la ricerca presente con studi, progetti ed esperienze per la ripartenza del settore vitivinicolo. Ecco tutti gli appuntamenti

Dall’innovazione alla biodiversità, senza dimenticare uno specifico focus sull’olio extravergine di oliva, la ricerca italiana rappresentata dal CREA, il più importante Ente italiano di Ricerca sull’Agroalimentare, presenterà al Vinitaly 2022, studi, progetti ed esperienze per la ripartenza del settore vitivinicolo. In programma il Concorso Enologico in collaborazione con il Mipaaf, il consueto appuntamento dedicato ai ragazzi degli Istituti Agrari, giunto ormai alla sua sesta edizione. Diretta streaming YouTube e Facebook.




Anche quest’anno il CREA vola a Vinitaly con un calendario ricco di appuntamenti all’interno dello spazio espositivo del Mipaaf al Palaexpo. Martedì 12 Aprile, alle 13 presso la sala conferenze si svolgerà il workshop organizzato dal CREA Politiche e Bioeconomia “I distretti vitivinicoli: esperienze a confronto” , in un’ottica di sviluppo sostenibile del territorio, incentivato dalle politiche pubbliche nazionali e regionali. Alla relazione della ricercatrice Serena Tarangioli, seguirà una tavola rotonda moderata dal dirigente di ricerca Alessandro Monteleone, a cui parteciperanno Luca Fabbri del Coordinamento Tecnico Consulta Distretti del Cibo, Carlo Dalmonte, presidente del Gruppo Caviro e Giorgio Mercuri, presidente Alleanza delle cooperative italiane agroalimentari, Guido Rambelli della Rete Vinità Italia e Luigi Bonifazi del 3a-PTA. Chiuderanno i lavori Donato Pentassuglia, Assessore all’agricoltura della Regione Puglia e Giuseppe Blasi, Capo Dipartimento Mipaaf.

Alle ore 14 avrà luogo la presentazione del progetto “Oleario. Dove l’Italia lascia il segno”, frutto della collaborazione tra i centri di ricerca CREA Politiche e Bioeconomia, Olivicoltura Frutticoltura e Agrumicoltura e Alimenti e Nutrizione, che ha l’obiettivo di diffondere la conoscenza sul nostro patrimonio olivicolo e rappresentare la sua enorme ricchezza, valorizzando il legame tra cibo, agricoltura, territorio, cultura e tradizione. Il progetto intende fornire al consumatore tutte le conoscenze necessarie a riconoscere un olio di qualità per migliorare la consapevolezza sulle scelte d’acquisto, sottolineando il rapporto tra biodiversità, varietà di ulivi e peculiarità territoriale degli oli di eccellenza italiani. Interverranno: i Direttori dei centri Politiche e Bioeconomia, Alessandra Pesce e Olivicoltura Frutticoltura e Agrumicoltura, Enzo Perri, le ricercatrici Milena Verrascina ed Emilia Reda e la collaboratrice tecnica, Gabriella Lo Feudo.

Alle 15 si terrà l’incontro “La viticoltura eroica e la tutela della biodiversità”, organizzato dal CREA Politiche e Bioeconomia, dalla Rete Rurale Nazionale e dalla Rete Leader, per raccontare le esperienze esemplari della viticoltura eroica italiana,  condotta dai vignaioli estremi, che coltivano e producono grandi vini nei pendii più impervi come nei territori più marginali, valorizzando l’unicità del nostro clima, dei suoli, dei vitigni e tutelando con la biodiversità della rizosfera e dell’ambiente vegetale anche paesaggi irripetibili, valori culturali e identitari. All’evento, introdotto e moderato dalla Direttrice del CREA Politiche e Bioeconomia, Alessandra Pesce, parteciperanno Roberto Gaudio del CdA CERVIM, Francesca Cupello della Cooperativa Terre dell'Etruria, Alice Bertolusso di Sevinovà, Raffaella Di Napoli, ricercatrice del centro Politiche e Bioeconomia - Rete Rurale Nazionale, Nicoletta Piras e Francesca Murgia del GAL Sulcis Iglesiente, Mirko Muraro del GAL Patavino, Paolo Minella di Coldiretti, Mara Lona del Consorzio Cembrani D.O.C. - Trentino Centrale e Carlo Hausmann di Agrocamera – Azienda speciale camera di Commercio di Roma.

Alle 16 ci sarà il workshop “Innovazione digitale in viticoltura” che illustrerà i progetti regionali, nazionali ed europei del CREA dedicati allo sviluppo delle applicazioni e dei prototipi della viticoltura di precisione. Ai lavori, che saranno chiusi dal Direttore del CREA Viticoltura ed Enologia, Riccardo Velasco, prenderanno parte i ricercatori Paolo Storchi, Luigi Tarricone, Luca Masiero, Gianvito Masi, Giuseppe Vitale e Alberto Cagnin.

Mercoledì 13 aprile, alle 11 presso l’Area Talk Show si terrà la Cerimonia di Premiazione del 6° Concorso Enologico Istituti Agrari d’Italia, organizzata da Mipaaf e CREA in collaborazione con Re.N.Is.A. Il sottosegretario Mipaaf con delega al vino, Gian Marco Centinaio, premierà le classi vincitrici della ormai tradizionale competizione, giunta alla sua sesta edizione, in cui gli studenti degli istituti agrari italiani imparano l’arte di sapere fare il vino, conoscerlo, amarlo, ma anche saperlo comunicare per poterlo vendere meglio. Parteciperanno Patrizia Marini, Dirigente scolastico e presidente Re.N.Is.A - Rete Nazionale Istituti Agrari, Andrea Squarcia e Maria Grazia Saporito, Funzionari MiPAAF – Direzione Generale per la promozione della qualità agroalimentare e dell’ippica. I premi saranno consegnati dal Sottosegretario Mipaaf Gian Marco Centinaio e da Stefano Vaccari, Direttore Generale del CREA. Moderano Riccardo Velasco, direttore del CREA Viticoltura ed Enologia e Cristina Giannetti, capo ufficio stampa CREA.

Le Regioni del Vino: performance di mercato, scenari evolutivi e prospettive

Continua il percorso di analisi sul posizionamento competitivo delle filiere agroalimentari a cura di Nomisma-Unicredit: dopo la presentazione a Vinitaly Special Edition di ottobre 2021 del rating della filiera vitivinicola italiana, è la volta della declinazione territoriale, con lo scoring delle Regioni del Vino.




Presentati al Vinitaly gli esiti del percorso di analisi e ascolto sulle esigenze di sviluppo delle filiere vinicole regionali che ha visto, la realizzazione di 8 tavoli di confronto con imprenditori, esperti del settore, referenti di Consorzi di Tutela e associazioni di rappresentanza Veneto, Toscana, Trentino Alto Adige, Piemonte, Sicilia le regioni ai vertici della graduatoria per competitività della filiera vitivinicola

Continua il percorso di analisi sul posizionamento competitivo delle filiere agroalimentari avviato da Unicredit e Nomisma, che dopo aver presentato nel corso del Vinitaly Special Edition di ottobre 2021 il super-indice Agri4Index dedicato al rating della filiera vitivinicola italiana rispetto ai competitor europei, illustrano oggi la declinazione territoriale della ricerca, focalizzata sullo scoring delle Regioni del Vino.

L’iniziativa si inserisce nel più ampio quadro di interventi della banca a supporto del settore vitivinicolo italiano: nel corso dell’evento organizzato oggi presso il Vinitaly verranno presentate anche le evidenze emerse nel percorso “Road to Vinitaly” organizzato dalla banca con la realizzazione di 8 tavoli di confronto territoriali con imprenditori, esperti del settore, referenti di Consorzi di Tutela e associazioni di rappresentanza.

L’evento di oggi ha visto l’intervento introduttivo di Niccolò Ubertalli (Responsabile UniCredit Italia) e la presentazione dello studio a cura di Denis Pantini (Responsabile Agroalimentare e Wine Monitor di Nomisma); sono poi seguiti due momenti di confronto, il primo dedicato al ruolo delle istituzioni, con la partecipazione di Stefano Bonaccini (Presidente Regione Emilia Romagna), Luca Zaia (Presidente Regione Veneto) e Paolo De Castro (Europarlamentare e Presidente Comitato Scientifico di Nomisma), e il secondo animato direttamente da protagonisti del comparto vinicolo italiano Luca Giavi (Direttore Consorzio di Tutela del Prosecco Doc), Alberto Tasca (A.D. Tasca d’Almerita), Sandro Cavicchioli (Cantine Riunite & CIV) e Francesca Poggio (Il Poggio di Gavi).

Dichiara Niccolò Ubertalli, Responsabile UniCredit Italia: “Il settore vitivinicolo italiano si trova oggi ad affrontare nuove, e imprevedibili sfide, come testimoniato dagli imprenditori con cui ci siamo confrontati in 8 tavoli regionali in un percorso di avvicinamento al Vinitaly. Penso al contesto geopolitco, che ha prodotto un impatto per l’export di vino di oltre 400 milioni di euro per le imprese del nostro Paese, o all’impennata dei prezzi delle commodity. Per questo UniCredit ha deciso di intensificare il proprio sforzo a supporto del mondo del vino italiano che già oggi sosteniamo con impieghi per 900 milioni di euro. In questa logica rientra il plafond straordinario di 1 miliardo di euro da noi stanziato per aiutare le imprese agricole a far fronte alle crescenti spese correnti. Oltre a ciò, abbiamo elaborato soluzioni specifiche per il settore e per le singole realtà territoriali, come il programma 'Basket Bond di filiera', che ha portato UniCredit nei mesi scorsi a sottoscrivere, come prima tranche di un piano da 200 milioni di euro, obbligazioni emesse da imprese vitivinicole”.

Per quanto riguarda Denis Pantini, Responsabile Agroalimentare e Wine Monitor di Nomisma “ lo studio che abbiamo realizzato sulle regioni italiane del vino ha messo in luce le diversità e specificità che connotano i modelli produttivi a livello territoriale ma che si trovano oggi ad affrontare un medesimo scenario di mercato, sempre più complicato e dominato da numerose incertezze. Uno scenario che richiede maggiori competenze, cambi nella cultura aziendale delle imprese e soprattutto nuovi strumenti a supporto dei produttori per affrontare questi cambiamenti”.

E in merito a nuovi strumenti a supporto delle imprese vinicole, Paolo De Castro, europarlamentare e Presidente del Comitato Scientifico di Nomisma ricorda che “con la nuova PAC e il riconoscimento delle Organizzazioni Interprofessionali per area economica, abbiamo messo in sicurezza le norme sulla gestione dell’offerta, dando ai Consorzi di Tutela e ai territori vinicoli italiani importanti strumenti di programmazione produttiva; in questo modo, i produttori regionali di vini ad indicazione geografica avranno uno strumento in più a disposizione per affrontare le incertezze dei mercati”.

L’analisi

L’analisi di oltre 60 indicatori (produttivi, strutturali, economici e di mercato) necessari alla formulazione dello scoring, ha messo in luce vocazione e specificità delle regioni vinicole italiane che rappresentano un patrimonio di valori socio-economici in grado di generare benessere per le comunità locali e nello stesso tempo rappresentare fattori di competitività e distintività nel mercato globale.

A valle della ricerca è emerso come, rispetto ad uno scoring di competitività della filiera vitivinicola italiana pari a 68, siano 6 le regioni che si posizionano sopra a tale media: Veneto (89), Toscana e Trentino Alto Adige (77), Piemonte (72), Sicilia (69) ed Emilia Romagna (68, valore analogo alla media nazionale).

Più nel dettaglio si può rilevare che, se il Veneto primeggia nelle dimensioni strutturali e produttive (prima regione per estensione del vigneto, produzione di vino, numero di viticoltori) oltre che nel contributo al fatturato complessivo del settore (36%), la Toscana presenta la percentuale di valore aggiunto su fatturato più alta (31%) tra le regioni, indicatore che esprime una maggior integrazione verticale delle imprese vinicole (produzione sia di uva che di vino).

Ancora, rispetto ai modelli imprenditoriali ed organizzativi, l’Emilia Romagna esprime il fatturato medio per cooperativa vinicola più elevato (circa 37 Milioni di euro per cooperativa) mentre va alle Marche il primato per le aziende viticole specializzate con l’estensione media più rilevante (17 ettari di vigneto) e restando in ambito agricolo, Veneto e Liguria rappresentano invece le regioni con l’incidenza più alta di aziende viticole condotte da giovani (rispettivamente 17% e 13% del totale).

Le regioni dell’arco alpino (Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige e Piemonte) sono quelle con la percentuale più alta di produzione di vini Dop sul totale regionale (oltre l’80%), mentre spetta a Calabria e Marche l’incidenza più elevata del vigneto bio su quello regionale (39% e 36%).

Sul fronte delle performance di mercato, il Veneto si conferma prima regione esportatrice con 2,5 miliardi di euro di vino venduto all’estero (il 35% del totale Italia), ma sono Lazio e Puglia (tra le regioni con almeno 50 Milioni di valore all’export) a registrare l’incremento più significativo nel corso degli ultimi cinque anni (rispettivamente +53% e +46%).

Nel mercato nazionale, invece, la Toscana primeggia per incidenza nelle vendite di vini fermi Dop in GDO (16% del valore totale) anche se è la Valle d’Aosta ad evidenziare il prezzo medio più elevato a scaffale (12,3 euro/litro contro una media nazionale di 5,65 euro).

Le voci delle Regioni

Queste distintività territoriali si trovano oggi ad affrontare uno scenario di mercato molto complicato e in continua evoluzione. Dopo un 2021 brillante dove l’export vinicolo italiano ha superato la barriera dei 7 miliardi di euro e il mercato nazionale è riuscito a recuperare in parte il valore nei consumi di vino perso durante l’annus horribilis della pandemia (nel 2020 si erano persi 2,4 miliardi di euro di valore a causa della chiusura di bar e ristoranti, nel 2021 se ne sono recuperati 1,4), l’anno in corso è contrassegnato da forti criticità, legate in primis a tensioni geopolitiche internazionali, fiammate inflazionistiche e a difficoltà nell’approvvigionamento di materiali e componenti produttivi.

Problematiche note che sono emerse dalla voce dei partecipanti ai tavoli regionali a cui però si sono affiancate anche obiettivi di crescita, nella consapevolezza di ambiti di intervento che in questo periodo possono anche contare su strumenti a supporto come la nuova PAC e il PNRR.

Tra le evidenze emerse si segnalano realtà, come la Sicilia, che hanno rimarcato l’importanza di obiettivi di sostenibilità ambientale e sociale per la filiera, traguardi che non sono a “costo zero” per le imprese e devo essere accompagnati anche da un equilibrio economico. Numerosi gli operatori che hanno ribadito – come nel caso delle imprese pugliesi – la difficoltà di arrivare ad una transizione digitale quando molte aree rurali sono ancora sprovviste del 4G; ma le imprese vinicole devono anche crescere nella “cultura aziendale”, in particolare evolvendosi in un orientamento al mercato che da B2B deve passare a B2C (evidenziato dagli stakeholder della filiera lombarda). 

Altrettanto importante la diversificazione di mercato, particolarmente sentita dai produttori veneti il cui export finisce per la metà in appena 3 paesi esteri (Usa, Germania e UK), così come la sinergia tra vino e turismo e l’investimento nel brand regionale per una valorizzazione della stessa identità regionale.

lunedì 4 aprile 2022

Vinitaly, torna in presenza, dopo due anni di stop forzato, l’evento più atteso dal mondo del vino che si conferma sempre più internazionale

Torna Vinitaly, in presenza e nel rispetto delle vigenti norme anticovid. L'evento si presenta come di consueto un quartiere espositivo al completo, crocevia internazionale delle tendenze e del business per 4.400 aziende da 19 nazioni. Dal 10 al 13 aprile.




Vinitaly 2022, la rassegna numero 54 incrementa ulteriormente il proprio posizionamento sui principali mercati della domanda di vino italiano, a partire da quelli più maturi fino agli emergenti. Infatti, i top buyer da 50 Paesi accreditati a Vinitaly sfiorano quota 700, con in testa la delegazione dal Nord America. Una mappa, quella prevista dell’ingente piano di incoming realizzato da Veronafiere e da Ice Agenzia, che copre le aree più strategiche dall’Atlantico al Pacifico fino all’Europa e, da quest’anno, anche all’Africa; una campagna che nel corso dei mesi ha dovuto tener conto sia dell’evoluzione sanitaria che dell’inaspettato scenario geopolitico.

Per il presidente di Veronafiere, Maurizio Danese, dopo due anni di assenza, Vinitaly ritorna alla sua collocazione originale, con un quadro espositivo che lo riporta idealmente alle edizioni pre-pandemia. Un risultato non scontato che, nel confermare la centralità della manifestazione, premia il piano di sviluppo di Vinitaly iniziato già nel 2018 e perfezionato proprio in questi ultimi due anni. Infatti potenziamento del business in fiera, selezione degli operatori e incremento della quota estera sono le direttrici di lavoro che impegneranno ulteriormente la fiera di Verona anche nel medio termine, ovviamente al netto di contesti emergenziali.

Priorità, queste, confermate anche da Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere. In questi due anni, con le aziende, è stato definito l’outlook del Vinitaly del futuro. Un progetto strategico che ha avuto il suo banco di prova nell’edizione speciale dell’ottobre scorso e che funge da discriminante rispetto al passato. In particolare, si registra un’alleanza ancora più stringente con le aziende di Vinitaly, che già da quest’anno hanno aderito all’iniziativa di incoming di buyer tailor made, ossia selezionati direttamente dai produttori e invitati dalla fiera. Uno sforzo, anche in termini economici, che consente di centrare l’obiettivo e di ampliare ancora di più la platea professionale internazionale, che rappresenta uno dei punti di forza della manifestazione. Non solo internazionalità e mercato per il brand fieristico a livello globale. Le tendenze di consumo entrano a pieno titolo nell’agenda di Vinitaly, in questo senso a Verona verrà siglata una partnership pluriennale con gli organizzatori dell’Orange Wine Festival di Izola, in Slovenia.

Tra le start-up novità nei 17 padiglioni, fissi e temporanei, specificamente dedicati alla 54ª edizione di Vinitaly, oltre all’area del ‘quarto colore del vino’ sugli Orange wine, quelle di “MicroMegaWines- Micro Size, Mega Quality”, la nuova sezione riservata alle produzioni di nicchia a tiratura limitata e di altissima qualità, di Organic Hall che implementa l’offerta di Vinitaly Bio e della Mixology, che dopo il numero zero di ottobre 2021, debutta ufficialmente con un proprio format.

Per quanto riguarda gli eventi, sono circa 30 i convegni in programma a Verona e 76 le super degustazioni che portano la firma anche di Vinitaly. In apertura di calendario (10 aprile), “Iconic Women in Italian Wine”, il tasting più inclusivo dell’anno guidato da una inedita coppia di giornaliste e critiche della stampa internazionale: Monica Larner e Alison Napjus, rispettivamente di Wine Advocate e Wine Spectator, per la prima volta insieme per raccontare la storia di 6 cantine italiane al femminile, oltre al walk around tasting dei Tre Bicchieri 2022 del Gambero Rosso.

“Rossi autoctoni italiani, la forza della leggerezza. Un’opportunità contemporanea per un rinnovato successo sui mercati internazionali” è, invece, il tema scelto dal primo Master of Wine italiano, Gabriele Gorelli (11 aprile) che condurrà in tandem con la spagnola Almudena Alberca, MW. Il cambio generazionale è invece il focus del grand tasting “Di padre in figlio: il futuro del vino italiano”, la degustazione di Riccardo Cotarella e Luciano Ferraro che porta nei calici la storia di alcune tra le aziende più rappresentative del Belpaese in cui è in corso il passaggio del testimone e di “Young to Young”, le tre sessioni di degustazione organizzate da Paolo Massobrio e Marco Gatti. Confermato anche Vinitaly Tasting – The DoctorWine Selection (Daniele Cernilli – 10,11 e 12 aprile). Il giro del mondo nei calici prosegue con Tasting Ex… Press, gli appuntamenti con la stampa estera in collaborazione con Vinitaly. Tra questi la degustazione delle varietà di Champagne a cura della rivista francese Gilbert&Gaillaird mentre le grandi annate delle bollicine d’oltralpe sono interpretate da Sarah Heller, la più giovane Master of Wine asiatica, nel tasting di International Wine & Spirits Competition (programma e informazioni sulle degustazioni su www.vinitaly.com).

A Vinitaly spazio anche agli espositori esteri nell’International Wine Hall, il padiglione riservato alle produzioni internazionali. Presenti quest’anno Francia, Brasile, Slovenia, Argentina, Spagna, Serbia, Macedonia, Libano e Sud Africa. A queste si aggiungono le degustazioni nei 4.400 stand delle imprese che, ad oggi, hanno iscritto complessivamente oltre 17mila etichette su VinitalyPlus, la piattaforma business di Veronafiere aperta tutto l’anno.

Di scena il 9 aprile anche OperaWine, l’evento di Vinitaly alle Gallerie Mercatali organizzato con Wine Spectator. Sono 130 i top produttori italiani in rappresentanza da tutte le regioni, selezionati dalla rivista americana per l’11^ tradizionale preview che annuncia il Salone internazionale dei vini e distillati.

In contemporanea a Vinitaly (inaugurazione domenica 10 aprile alle ore 10.30, con focus dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly “Il vino italiano è pronto per le sfide del mercato americano?”) anche Sol&Agrifood, Enolitech e Vinitaly Design, mentre i wine lover sono attesi al fuorisalone Vinitaly and the city, in programma dall’8 all’11 aprile con un palinsesto di eventi e degustazioni nelle vie del centro e nei set più esclusivi di Verona.