giovedì 21 novembre 2019

Vino e sostenibilità, la risposta di Franciacorta, Cava e Champagne

Adattamento ai cambiamenti climatici, cura del territorio, innovazione. Franciacorta, Cava e Champagne - bollicine di eccellenza - rispondono alla crescente esigenza di una produzione di vino sostenibile. A Simei tre best practice a confronto e le prospettive delle politiche nazionali ed europee per una gestione green delle pratiche in vigneto e dei processi di cantina.






Sostenibilità a tutto campo al centro del convegno a cura di Unione Italiana Vini “Bollicine e sostenibilità: la risposta di Franciacorta, Cava e Champagne”, svoltosi ieri nell'ambito di Simei, la più importante fiera internazionale dedicata alle tecnologie del vino, in corso dal 19 al 22 novembre 2019 a Fiera Milano-Rho.

“La sostenibilità è un argomento centrale nel mondo viticolo ed enologico, anche perché questo settore si sta dimostrando il più sensibile, il più pronto e preparato ad affrontare un percorso così complesso. Il concetto di “sostenibile” va visto dal punto di vista ambientale, sociale ed economico. Questa è la sfida che abbiamo di fronte e che molte realtà italiane ed estere stanno già affrontando con i giusti strumenti, anche in vista della nuova politica agricola comunitaria (PAC), che mette la sostenibilità, misurabile a livello di performance, al centro degli obiettivi da perseguire e che legherà gli interventi finanziari al raggiungimento dei medesimi. Per questo motivo Unione Italiana Vini continua a lavorare con le istituzione per la definizione di uno standard unico nazionale sulla sostenibilità del comparto vitivinicolo”.

Così Paolo Castelletti, Segretario Generale di Unione Italiana Vini, ad introdurre il workshop che ha visto confrontarsi sul tema Arturo Ziliani - Amministratore Delegato Guido Berlucchi; Eva Plazas Torné - Enologo di Cavas Vilarnau; Pierre Naviaux - Responsabile del progetto per lo sviluppo sostenibile del Comitato interprofessionale per il vino champagne; Roberta Sardone - Ricercatrice Centro Politiche e Bio-Economie del CREA e Michele Alessi - Dirigente Ufficio Vitivinicolo del Mipaaft.

Ad aprire il dibattito Arturo Ziliani, che ha raccontato le azioni messe in campo dalla sua azienda, con l’apertura all’agricoltura biologica, e spiegato l’innovativo progetto ACADEMIA BERLUCCHI, moderna agorà dove personalità provenienti da ambiti diversi si confrontano per stimolare e condividere pensieri e proposte su tematiche legate alla sostenibilità, alla cura del territorio ed all’innovazione, per una visione di un domani più sensibile e resiliente.

L'adattamento ai cambiamenti climatici nell'agricoltura mediterranea vista dal campo è stato il tema affrontato da Eva Plazas Torné, che ha raccontato la serie di misure sostenibili messe in atto a Vilarnau - dalla riduzione dei consumi di energia e acqua all’eliminazione della plastica - e che hanno valso alla cantina la certificazione di “Wineries for Climate Protection” (WfCP) da parte della Federazione spagnola del vino (FEV), riconoscendo l’impegno dell’azienda allo sviluppo sostenibile e alla lotta ai cambiamenti climatici.

Dalla Spagna alla Francia, Pierre Naviaux ha raccontato come sin dagli anni ‘80, convinti che produrre nel pieno rispetto dell’ambiente sia un dovere per una denominazione di origine controllata di così grande notorietà, Champagne si sia mobilitata per mettere in atto soluzioni volte a proteggere l'ambiente, sviluppando tre piani d'azione per orientare la filiera verso una viticoltura ecologica: il piano acqua, il piano biodiversità e il piano carbonio.

La sostenibilità per il settore vitivinicolo a livello normativo e istituzionale è stato al centro dell’intervento di Roberta Sardone del CREA, che ha posto l’accento su quali sono i vincoli e le opportunità sul tema rispetto alla nuova PAC. Tutte le politche UE, per il periodo post 2020, si dovranno infatti ispirare a un approccio di sostenibilità e la politica agricola europea sta diventando un banco di prova di questo approccio.

A chiudere il convegno Michele Alessi che ha spiegato come il MIPAAF stia lavorando alla definizione di una norma nazionale unica sul vino che stabilisca regole certe e condivise in termini di sostenibilità e che copra tutto il ciclo produttivo, dalle operazioni colturali in vigna alla commercializzazione. L’obiettivo è la creazione di un standard unico, che integri il sistema di qualità nazionale di produzione integrata (SQNPI) con “best practices” in vigna e in cantina e il monitoraggio delle emissioni di CO2 (impronta carbonica) e i consumi di acqua (impronta idrica). Le aziende saranno valutate e certificate da un Ente terzo accreditato.

lunedì 18 novembre 2019

UE: approvato il disciplinare del Vermouth di Torino. Tutelerà lo storico aperitivo in tutti i Paesi Europei

L’Unione Europea approva il disciplinare del Vermouth di Torino. A due anni dalla pubblicazione in Italia, la Commissione Europea ha terminato la valutazione del fascicolo tecnico dell’Indicazione Geografica “Vermut di Torino / Vermouth di Torino”.






Il Vermouth di Torino supera l’esame di Bruxelles: il fascicolo tecnico che tutela l’Indicazione Geografica del “Vermuth di Torino / Vermouth di Torino” ha, infatti, concluso in questi giorni l’iter tecnico con parere favorevole da parte della Commissione Europea. Nei prossimi mesi, quindi, dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, il disciplinare avrà piena applicazione e tutelerà lo storico aperitivo torinese in tutti i Paesi Europei.

Il percorso, che ha condotto a questa importante tappa, è frutto di un’esigenza rilevata dai produttori di Vermouth per coprire un vuoto normativo, tutelando con un disciplinare moderno i produttori e, ancora di più, i consumatori dal rischio di imitazioni, salvaguardando la qualità del prodotto e la rinomanza storica della bevanda. L’iter è durato circa vent’anni e ha trovato il suo primo compimento il 22 marzo 2017 quando il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha accolto la richiesta della Regione Piemonte e ha riconosciuto l’Indicazione Geografica “Vermouth di Torino / Vermut di Torino”, che ha portato alla nascita dell'Istituto del Vermouth di Torino, l’associazione costituita da 18 produttori che valorizza, promuove ed eleva la qualità del Vermouth di Torino. Nell’aprile di quest’anno, poi, a ulteriore conferma di questa esigenza, è nato il Consorzio del Vermouth, che ha il compito di tutelare l’indicazione geografica del Vermouth di Torino.

«L’obiettivo di questo percorso – spiega Roberto Bava, Presidente dell’Istituto del Vermouth di Torino – era posizionare il Vermouth in cima alla piramide qualitativa, tutelandone anche gli aspetti di origine, dal campo di coltivazione delle erbe officinali fino all’imbottigliamento. Abbiamo voluto realizzare un disciplinare coraggioso che distinguesse il Vermouth di Torino dagli altri vini aromatizzati, dettagliandone il grado alcolico e la provenienza geografica degli ingredienti, distaccandolo completamente dagli altri Vermouth. Siamo orgogliosi di questo ulteriore riconoscimento, raggiunto grazie al lavoro congiunto dei produttori, di Federvini, della Regione Piemonte, del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali e della Commissione Europea. È stato un lavoro corale iniziato diversi anni fa che finalmente possiamo dire di aver portato a pieno compimento».

venerdì 15 novembre 2019

Vino e tecnologia, SIMEI: quando l'innovazione incontra architettura, design e sostenibilità

Architettura, design, packaging, sostenibilità sposano il meglio della tecnologia alla 28esima edizione di SIMEI, il salone leader a livello internazionale nel comparto delle tecnologie per l'enologia e l'imbottigliamento, che si terrà dal 19 al 22 Novembre 2019 a Fiera Milano. L'evento sarà inoltre animato da convegni, eventi, incontri di formazione e aggiornamento in tema di ricerca enologica. Focus sulla viticoltura eroica.






Prende il via SIMEI 2019, edizione questa che come evidenziato da Ernesto Abbona, Presidente di Unione Italiana Vini, si preannuncia ancora più innovativa, globale e trasversale. Oltre all’eccellenza tecnologica, che resta il cuore della fiera biennale che Unione Italiana Vini organizza dal 1963, è stato rivisto l’impianto generale della manifestazione che si apre a nuovi settori produttivi del ‘liquid food’ vicini al vino e introduce tematiche di eccezionale attualità come l’architettura e il design legandoli al settore. Sarà, inoltre, un’edizione ancora più internazionale: grazie infatti ad una vasta operazione di incoming di operatori e produttori provenienti dai cinque continenti, a nuove partnership con le associazioni di categoria e importanti istituzioni quali Ministero dello Sviluppo Economico, ICE-Agenzia, SIMEST e Fiera Milano, SIMEI conferma la sua leadership diventando un tavolo di confronto mondiale.

Forti prospettive di crescita in termini di presenze internazionali, con già confermati oltre 150 delegati da tutto il mondo, ed eccezionali novità in termini di eventi e convegni caratterizzano questa edizione che lancia una nuova sfida al settore, allargandosi ad aree complementari a quelle del mondo del vino e affrontando, con esperti internazionali, tematiche trasversali che abbracciano il visual design, l’architettura e la sostenibilità.

Sei i temi principali del programma convegnistico, che quest’anno proietta SIMEI oltre la dimensione espositiva per diventare sempre di più uno spazio d’incontro e confronto, aprendosi ad un dialogo internazionale di reciproco scambio tra gli operatori del settore vitivinicolo, gli esperti di nuove tendenze e le aziende produttrici di macchine e prodotti per l’enologia e il beverage.

“Il ruolo dell’architettura nel progetto e nel marketing di una cantina” aprirà la serie di convegni: a condurlo uno dei più celebri architetti mondiali, Olivier Chadebost, che indagherà su come è cambiato, ma soprattutto, come può cambiare il rapporto tra architettura e cantine, che pur mantenendo la loro utilità e funzionalità come base non devono trascurare il fattore bellezza e rappresentare l’identità e l’unione tra la terra e l’uomo. Chadebost, nei suoi incontri, parlerà di come sia essenziale nel futuro creare cantine vere, sostenibili, rispettose dell’ambiente che siano piena espressione del territorio.

Sul palco del SIMEI un altro tema d’avanguardia sarà coordinato dal master of WINE Justin Knock e da Andrea Lonardi, direttore operativo della Bertani: con “Le nuove frontiere dell’utilizzo del legno nella produzione e affinamento dei vini” si analizzerà l'evoluzione dell'uso del legno (botti e barriques) nel vino negli ultimi 30 anni, partendo da una ricerca presso alcune delle aziende vinicole più importanti di Francia, Italia, Stati Uniti, Australia, Spagna, Sud Africa, Cile e Argentina e interviste con produttori selezionati e bottai. A completare l’incontro una esclusiva degustazione di 16 vini di quattro cantine selezionate per scoprire l’influenza dell’uso del legno sulla composizione e il gusto del vino.

Novità assoluta 2019 sarà anche la prima convention mondiale delle Donne del Vino, associazione nata a Firenze da un’idea di Elisabetta Tognana e attiva dal 1988. Fare rete, scambiarsi conoscenze, misurare le competenze aumentando il proprio bagaglio culturale, studiare i mercati e gli stili di consumo al femminile saranno i temi sul tavolo di questo importante momento di confronto tra le donne del vino che in tutto il mondo lavorano per dare alla categoria più opportunità e dare al vino più vantaggi dalla presenza femminile.

“Vestire gli oli extra-vergini di oliva per essere vincenti sul mercato” a cura di Luigi Caricato e Juan A. Peñamil, approfondirà, in un confronto tra Italia e Spagna, l’importanza del packaging nel mondo dell’olio per esprimere al meglio la sua pregevolezza, con focus su contenitori, tessuto, finezza stilistica e etichette, tappi, versatori e imballaggio.

Per la prima volta, inoltre, approda a SIMEI la SPIRITS VALLEY, la “Silicon Valley” dei distillati: una delegazione proveniente dalla valle del fiume Charente in Francia, dove si trova metà della produzione mondiale di alcolici Super-Premium, offrirà, in un convegno dedicato, una panoramica della più importante tradizione produttiva e culturale del “saper fare” legata all’eccellenza nell’industria dei distillati.

“Bollicine e cambio climatico: spumanti cava e champagne nella sfida del riscaldamento globale” sarà il tema che verrà affrontato nel panel curato da Nicola Tinelli di Unione Italiana Vini: partendo da un’analisi su come il riscaldamento globale influirà sul gusto e la caratterizzazione dei vini con le bollicine e su come la spumantistica affronterà l’impegno per ridurre l’impatto ambientale, si fotograferà la nuova realtà spumantistica che vede la “migrazione” della viticoltura verso climi più freschi e territori più elevati “rilocalizzando” verso nord realtà produttive che, fino ad oggi, sono rimaste concentrate principalmente tra Francia Italia e Spagna.

Tra gli immancabili appuntamenti 2019 anche la tradizionale proclamazione dei vincitori dell’Innovation Challenge, il concorso che valorizza e premia le migliori innovazioni di prodotti o processi presentati dalle imprese espositrici di SIMEI, che quest’anno si arricchisce della collaborazione di Vinidea. Accanto al comitato tecnico-scientifico, composto da docenti universitari, tecnici e rappresentanti delle aziende utilizzatrici, che ha già operato la prima selezione delle candidature, un panel tecnico di esperti internazionali sceglierà le innovazioni più meritevoli. Le indicazioni del panel verranno, infine, combinate nella classifica finale con i punteggi che i finalisti del concorso otterranno dalla votazione popolare del pubblico di Enoforum.

E proprio a ENOFORUM, il maggiore congresso tecnico-scientifico d’Europa per il settore vitivinicolo, organizzato da Vinidea, verrà dato uno spazio importante all’interno di SIMEI con un evento che fornirà una sintesi delle acquisizioni scientifiche più applicabili e delle innovazioni tecnologiche di maggiore impatto per il settore.   

mercoledì 13 novembre 2019

Vino e scienza, rivive Nesos il vino marino degli antichi greci

Grazie alla scienza rivive Nesos il vino marino degli antichi greci. L’università di Pisa partner dell’esperimento condotto dall'Azienda Agricola Arrighi dell'isola d'Elba.






Stappare una bottiglia di vino e tornare indietro nel tempo, è possibile grazie ad un esperimento scientifico unico al mondo condotto all'isola d'Elba. Nesos, il vino marino, è stato presentato oggi a Firenze in un convegno organizzato in collaborazione con Regione Toscana, Toscana Promozione Turistica, Vetrina Toscana, Fondazione Sistema Toscana.

L'esperimento enologico è stato realizzato dall'Azienda Agricola Arrighi dell'isola d'Elba in collaborazione con il Professor Attilio Scienza, Ordinario di Viticoltura dell’Università degli Studi di Milano e Angela Zinnai e Francesca Venturi del corso di Viticoltura ed Enologia dell'Università di Pisa.

Le 40 bottiglie di vino presentate in anteprima assoluta a Firenze sono state prodotte secondo una tecnica utilizzata nell’isola di Chio ai tempi dell’antica Grecia e che prevede di immergere i grappoli integri in mare aperto. Dopo circa 2500 anni questo metodo è stato riproposto all’Elba utilizzando l’ansonica, un'uva bianca coltivata sull’isola, con caratteristiche simili a quelle di due antiche uve dell’Egeo, il Rhoditis ed il Sideritis, e caratterizzata da una polpa croccante e una buccia resistente che ne ha permesso la permanenza in mare.

Le uve sono state immerse in mare per 5 giorni a circa 10 metri di profondità, all’interno di nasse di vimini. Questo processo ha consentito di eliminare parte della pruina superficiale, cioè il velo ceroso che riveste gli acini, mentre il sale marino per “osmosi” è parzialmente penetrato all’interno. Nella vinificazione delle uve sono state impiegate anfore di terracotta ottenendo, dopo un anno di affinamento in bottiglia, un vino estremamente naturale, molto simile a quello prodotto 2500 anni fa.

“Il contributo alla ricerca dell’Università di Pisa è stato importante – dice la professoressa Angela Zinnai – a partire da quello di una mia studentessa, Naomi Deaddis, che ha dedicato la sua tesi di laurea all’esperimento e che ha reperito le particolari nasse che sono servite per immergere l’uva sino alla definizione del protocollo sperimentale e delle verifiche sia chimiche che sensoriali del vino che ho realizzato con la collega Francesca Venturi”.

Dalle analisi svolte è emerso che il contenuto in fenoli totali del vino marino è il doppio rispetto a quello prodotto tradizionalmente, e questo grazie alla maggiore estrazione legata alla parziale riduzione della resistenza della buccia. Dal punto di vista sensoriale il vino mostra infine abbondanti “riflessi dorati” con sentori di frutta matura a polpa bianca e gialla con un’evidente punta di salinità e una minore acidità titolabile legata all’incremento delle ceneri del vino.

Durante il convegno a Firenze è stato proiettato in anteprima italiana il documentario Vinum Insulae diretto e prodotto da Stefano Muti (Cosmomedia), che racconta l'esperimento enologico di Nesos e che ha vinto primo premio come Miglior Cortometraggio al 26° Festival International Œnovidéo di Marsiglia. Il documentario è attualmente in concorso anche alla IX edizione del Most Festival 2019, Festival internazionale del cinema del vino e della cava, che si sta svolgendo in Spagna a Vilafranca del Penedès, durante la celebrazione della Giornata europea del turismo del vino.

venerdì 8 novembre 2019

Vino e tutela, Cina: raggiunto accordo protezione denominazioni italiane

Nell'accordo tra Unione Europea e Cina sono 14 i vini italiani nella lista delle 100 Ig europee e cinesi contro imitazioni e contraffazioni. 







Unione Europea e Cina hanno appena concluso i negoziati sulla protezione di cento indicazioni geografiche (Ig) europee in Cina e cento cinesi nella Ue. 14 vini italiani tra i 26 prodotti di eccellenza del Made in Italy saranno coperti dall'accordo: Asti, Barbaresco, Bardolino superiore, Barolo, Brachetto d'Acqui, Brunello di Montalcino, Chianti, Toscano/Toscana, Prosecco Conegliano-Valdobbiadene, Dolcetto d'Alba, Franciacorta, Montepulciano d'Abruzzo, Soave e Vino nobile di Montepulciano, che si vanno ad aggiungere agli prodotti dell'agroalimentare come Asiago, Aceto balsamico di Modena,  Bresaola della Valtellina, Gorgonzola, Grana Padano, Grappa, , Mozzarella di bufala campana, Parmigiano Reggiano, Pecorino Romano, Prosciutto di Parma, Prosciutto San Daniele e Taleggio. Questi prodotti godranno di una particolare attenzione e protezione contro imitazioni e falsi da parte del governo centrale di Pechino che si impegnerà a dare un giro di vite su controlli interni, agevolando il mercato e le azioni di promozione relative ai prodotti inseriti nella lista.

Il presidente del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano Andrea Rossi ha voluto comunicare in una nota la sua soddisfazione, in quanto l'accordo è un obiettivo raggiunto grazie all'impegno profuso nella registrazione dei marchi e nella promozione nei cosiddetti Paesi Terzi. Il risultato dimostra in maniera chiara come solo tenendo unita una denominazione, che in questo caso è rappresentata dal Consorzio, si può competere ed essere tutelati all'interno di un sistema internazionale dove la globalizzazione rischia sempre di più di indebolire marchi storici come il nostro e come quelli inseriti in questa lista.

Il Vino Nobile di Montepulciano è una delle tre eccellenze toscane nella lista dei 14 vini italiani che rientrano nella protezione di 100 marchi europei a denominazione da parte del governo cinese. Il traguardo è sempre più importante considerato che il Vino Nobile in Cina, e in generale nei paesi asiatici, ha visto un incremento delle presenze notevole toccando quota 10% (solo nel 2010 era sul 3%). Insomma un ottima notizia per la Docg toscana, all'indomani della Prowein di Shanghai dove il Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano sarà tra le denominazioni italiane protagoniste, dal 12 al 14 novembre prossimi. Il riconoscimento da parte di Pechino delle prime indicazioni geografiche europee rappresenta una grande opportunità per quelle eccellenze alimentari italiane ma anche un importante riconoscimento, da parte del più grande mercato di consumatori al mondo, della tradizione e della qualità dei prodotti agroalimentari italiani ed europei.

L'accordo deriva dal "progetto-test" Ue-Cina, avviato qualche anno fa, che prevedeva inizialmente il riconoscimento di 10 denominazione d’origine e indicazioni geografiche da parte di Pechino e di altrettanti alimenti di qualità d’origine cinesi da parte di Bruxelles. Il completamento del progetto ha portato a 100 i prodotti nella lista, di questi come detto 14 sono vini italiani. La Cina è la seconda destinazione delle esportazioni agroalimentari Ue: nel periodo settembre 2018-agosto 2018 è un mercato che valeva 12,8 miliardi. Ed è anche la seconda destinazione di prodotti Ue protetti da indicazioni geografiche (9% del valore complessivo inclusi vini, prodotti agroalimentari, liquori).

Formazione. Vinificazione: Prevenzione del rischio microbiologico in cantina

Un corso pratico di formazione a cura del CREA e Vinidea su come prevenire il rischio microbiologico in cantina. Sabato 14 dicembre 2019 presso l'aula magna del CREA di Velletri (RM)- Via Cantina Sperimentale, 1.





I cambiamenti climatici, unitamente alla maggiore attenzione dei consumatori verso la qualità dei vini, impongono ai vignaioli ed agli enologi una rinnovata consapevolezza circa i rischi di alterazioni microbiologiche che accompagnano il processo di vinificazione, dall'uva alla bottiglia.

Frequentemente gli strumenti “curativi” verso questi problemi si rivelano poco efficaci per limiti tecnologici o a causa dell’avversione dei consumatori a pratiche eccessivamente invasive nel processo di vinificazione. La consapevolezza e la prevenzione son dunque le migliori “armi” per ottenere vini di qualità e sostenibili dal punto di vista economico ed ambientale.

Il corso si propone di aggiornare gli utenti sulle conoscenze più recenti, maturate riguardo l'attività dei microrganismi alterativi, Brettanomyces, altri lieviti, batteri lattici e batteri acetici, nella filiera vitienologica e alle strategie più corrette per prevenirne gli effetti, sia in protocolli di vinificazione convenzionale che biologica o biodinamica.

Saranno fornite informazioni riguardo agli strumenti di monitoraggio applicabili in cantina o presso laboratori specializzati. La sessione terminerà con una degustazione guidata, focalizzata sulle principali molecole responsabili di deperimenti qualitativi dei vini ed imputabili all'attività microbica.

A complemento della sessione frontale è prevista una sessione pratica, che prevede da una parte l’illustrazione delle tecniche analitiche di base, utili anche al monitoraggio di processo in cantina, e dall'altra la degustazione di numerosi campioni contaminati artificialmente coi metaboliti prodotti da batteri lattici e da Brettanomyces, sia in soluzione acquosa che su matrice vino.

Info: www.vinidea.it

giovedì 7 novembre 2019

Vino e export, Europa: l'internazionalizzazione passa attraverso la forza della cooperazione

L’importanza dell’export per il settore vitivinicolo europeo al centro del workshop The future of viticolture organizzato dalle organizzazioni degli agricoltori e delle cooperative di Europa.





Quando si parla d’internazionalizzazione nel settore vitivinicolo la modalità privilegiata, nonché più proficua, è quella dell’esportazione. Dati alla mano, l’export di vino europeo, che nel 2018 ha superato i 12,2 miliardi di euro, rappresenta il 9% (insieme al sidro e all’aceto) in valore di tutto l’export agroalimentare europeo. Oltre ad essere il primo settore per contributo all’export del comparto, il vino europeo presenta una bilancia commerciale in attivo di quasi 9 miliardi di euro, con un incremento continuo ed importante negli ultimi dieci anni (+275% rispetto al 2007).

Di questo se ne è discusso al workshop The future of viticolture organizzato a Bruxelles da Copa-Cogeca, la sigla che raggruppa le organizzazioni degli agricoltori e delle cooperative di Europa. I dati sono stati presentati da Luca Rigotti, intervenuto nella sua nuova veste di Coordinatore del Settore Vitivinicolo di Alleanza Cooperative Agroalimentari.

Nello specifico, Rigotti è intervenuto nella sessione Harvest forecast and market trends parlando dell’importanza dell’export per il settore vitivinicolo europeo. “Oggi per chi produce vino – ha dichiarato Rigotti - i mercati esteri sono fondamentali. L’export non è più una scelta, ma una necessità: esportare è quanto mai indispensabile per la competitività delle imprese e diventa fondamentale anche come contributo all’economia in generale nei nostri paesi. In questo senso le risorse comunitarie per la promozione nell’ambito della OCM vino ci hanno aiutato molto e molto ancora potranno aiutarci specie in un contesto geopolitico di forte instabilità”.

Il presidente ha poi evidenziato come per le imprese sia di fondamentale importanza “che si aprano nuovi accordi commerciali tra l’Europa e i Paesi terzi per azzerare dazi e tariffe ed eliminare gli ostacoli tecnici che frenano le esportazioni. L’accordo siglato tra l’UE ed il Giappone è in tal senso una esperienza che va incoraggiata e ripetuta”.

Dai dati del commercio mondiale elaborati dall’OIV (Organizzazione internazionale della vigna e del vino) emerge che se nel 2000 il 27% di tutto il vino consumato nel mondo era importato, nel 2018 questa quota ha raggiunto il 44%. Gli scambi mondiali sono in crescita e i paesi in cui si registrano incrementi nel consumo di vino sono per lo più i paesi terzi. Si sta creando pertanto una “nuova geografia dei consumi”: le imprese vitivinicole sono chiamate ad intercettare tale domanda, sfruttando le opportunità che i mercati internazionali offrono. Per far questo, ammonisce Rigotti “occorrono però risorse umane e finanziarie importanti e non si può quindi prescindere dalla dimensione aziendale: in tal senso la cooperazione gioca un ruolo di primo piano perché è quel modello di impresa che consente a tanti piccoli e piccolissimi produttori di diventare, unendosi in un patto associativo forte, soggetti imprenditoriali significativi anche nelle dimensioni e di beneficiare al meglio delle economie di scala ottenute”.

Nell’ultima parte del suo intervento il Coordinatore del settore Vino dell’Alleanza si è detto “fermamente convinto del peso crescete sostenibilità anche in tema di mercati esteri: i consumatori di vino, in tutto il mondo sono sempre più attenti alla sostenibilità, che è prima di tutto ambientale, ma anche sociale nella sua attenzione alla tutela del lavoro delle persone e l’attenzione per la comunità in cui l’azienda, specie cooperativa, opera”.

“Sono sicuro – ha concluso - che la cooperazione, che ha nel suo Dna essere soggetto economico e contemporaneamente soggetto sociale, riuscirà ad interpretare al meglio questa straordinaria opportunità che ci troviamo davanti, consolidando mercati esistenti e aprendone di nuovi”.

lunedì 4 novembre 2019

“Vinitaly Pavilion” e “Sol Int’l Evo Oil Show”portabandiere del miglior made in Italy all’Hong Kong International Wine & Spirits Fair

Dal 2010 Vinitaly è il logo ufficiale del vino italiano all’Hong Kong International Wine & Spirt Fair (HKIWSF) e per la decima edizione della più importante fiera asiatica di settore, in programma dal 5 al 7 novembre.





Veronafiere rilancia la sua mission di piattaforma di servizi per le aziende italiane, forte del rinnovo dell’accordo siglato con l’Hong Kong Trade Development Council (HKTDC) nei mesi scorsi. Un accordo triennale che, visto il successo della prima edizione nel 2018, comprende e rafforza anche la presenza dell’olio extravergine di oliva nel Sol Int’l Oil Show, realizzato grazie al know how di Sol&Agrifood.

Produzione mondiale di vino. OIV presenta le stime ufficiali 2019

Arrivano le stime ufficiali della produzione mondiale di vino da parte dell'Organizzazione internazionale della vigna e del vino (OIV). Dopo un 2018 da record si torna nella media degli ultimi anni. 



Pau Roca, direttore generale dell'OIV, ha presentato le prime stime sulla produzione vinicola mondiale del 2019 durante la conferenza stampa che si è tenuta a Parigi presso la sede dell'Organizzazione internazionale della vigna e del vino.



Dopo una produzione mondiale di vino eccezionalmente alta nel 2018, la produzione 2019, stimata in 263 Mio hL, torna al livello medio degli ultimi anni. Un calo del 10% rispetto allo scorso anno. La differenza si aggira intorno ai 30 Mio hL, che sebbene possa sembrare importante, è in linea con i livelli osservati nel periodo 2007-2016 (ad eccezione del 2013).

giovedì 31 ottobre 2019

Vino e export, Vinitaly Russia: Italia leader di mercato a Mosca

L'Italia, con una quota di mercato di poco inferiore al 30% del totale, si conferma il primo Paese esportatore di vino in Russia, dove nei prossimi tre anni si attende un’ulteriore crescita del 5% della domanda. 







L’Italia si conferma leader di mercato nell’export di vino a Mosca: è quanto emerso nel corso della 16° edizione di Vinitaly Russia, andata in scena nei giorni scorsi con i due appuntamenti di Mosca, il 28 ottobre, e di San Pietroburgo, il 30 ottobre.

venerdì 25 ottobre 2019

Vino e scienza, nasce a Torino il primo vigneto sperimentale a controllo condiviso

Sarà inaugurato al Politecnico di Torino il primo vigneto urbano a carattere sperimentale con piattaforma per il monitoraggio condivisa.







Condividere la conoscenza per migliorare la sostenibilità in viticoltura. E' questo l'obbiettivo primario del progetto iXemWine che nasce nel Dipartimento di Elettronica e Telecomunicazioni del Politecnico di Torino. Al prestigioso ateneo, negli iXem Labs del DET, è dal 2013 che viene sviluppata tecnologia per l’agricoltura 4.0. Il vigneto sperimentale è stato realizzato proprio sui terrazzi dello scavalco della Cittadella Politecnica e verrà inaugurato con una cerimonia ufficiale dal Rettore del Politecnico Guido Saracco.

Vino e mercati, barriere commerciali e tutela del consumatore: la risoluzione al congresso della The Wine Origins Alliance

Le principali regioni vinicole della The Wine Origins Alliance si sono riunite a Washington per promuovere l'eliminazione delle barriere commerciali ed una protezione efficace sulla vera origine del vino.







L'introduzione della risoluzione congressuale bipartisan è stato un passo importante verso l'eliminazione delle barriere tariffarie e non sul vino grazie all'incontro organizzato da The Wine Origins Alliance, coalizione di 26 aziende vinicole e organizzazioni vitivinicole di 11 paesi sparsi in Nord America, Europa, Africa, Asia e Australia.

lunedì 21 ottobre 2019

Export, Cina: un futuro roseo per i vini italiani

In Cina cresce l'appetito per il vino italiano. Rapporto qualità prezzo ed ampia offerta sono i parametri che spingono i consumatori cinesi a guardare oltre le classiche referenze francesi e australiane, tradizionalmente più popolari nel Paese del Dragone. Grande successo per le produzioni del sud Italia.






Se in passato, i consumatori cinesi avevano meno familiarità con i vini italiani rispetto ai loro concorrenti francesi e australiani, entrati nel mercato cinese molto prima di noi, oggi stiamo assistendo ad un cambio di tendenza che premia una gamma di vini più diversificata che solo l'Italia sa offrire.

Guide, Soave: premiata qualità e serietà di tutti i produttori della denominazione

Nel Soave si raccolgono i premi di un’ottima annata. Stagione delle guide in grande luce per la denominazione scaligera. Da Slow Wine a l’Espresso, dal Gambero Rosso ai Vini Buoni d’Italia, ecco tutti i premi del Soave. 






La raccolta dei premi nazionali e internazionali quest’anno per il Soave è stata molto positiva, e a dimostrarlo sono le numerose segnalazioni che stanno pervenendo da guide e prestigiose riviste internazionali che confermano il momento positivo per la denominazione.

giovedì 17 ottobre 2019

Agroalimentare e ricerca. Innovazione e tecnologia: il CREA al Maker Fair

Irrigazione di precisione, pasta, birra, distillati, il CREA (Centro di ricerca per l'agricoltura) sarà presente al Maher Fair, il più importante salone internazionale delle innovazioni tecnologiche, illustrando i prototipi open-source per il settore agroalimentare.





Dalla tracciabilità elettronica alle applicazioni digitali ed IoT (Internet of Things) per la produzione di birra e distillati, passando per essiccatori solari gestiti tramite l’IoT per la produzione di pasta, fino ai sistemi digitali per l’'irrigazione di precisione.

Queste e molte altre innovazioni vengono presentate dal CREA al Maker Faire, il più importante salone internazionale delle innovazioni tecnologiche, che si svolge a Roma dal 18 al 20 ottobre. Il CREA ha, infatti, raccolto la sfida tecnologica dell’agricoltura 4.0 per far fronte alle esigenze di un consumatore sempre più esigente ed attento alla qualità dei prodotti e alla tutela dell’ambiente.

Proprio per questo i ricercatori saranno a disposizione per rispondere alle domande e alle curiosità dei visitatori, illustrando i prototipi open-source (a sorgente aperta, prodotti con licenze libere) presenti nello spazio espositivo e realizzati negli ultimi anni per i settori agro-alimentare e forestale.

L’essiccatore per la trasformazione alimentare è dotato di un’avanzata sensoristica in grado di standardizzare e controllare l’intero processo, inclusi i parametri fisici; le informazioni e i dati raccolti sugli alimenti essiccati e disidratati sono utilizzate per assicurare la tracciabilità di filiera e saranno resi disponibili in rete per tutti gli attori della filiera.

L’essiccatore per la pasta con l’uso esclusivo dell’energia solare è gestito tramite l’IoT, che permette di controllare in remoto i componenti elettronici (microprocessori, ventole, sensori, pompa, ecc.) dell’intero impianto sperimentale.

Sono, inoltre, presenti anche due impianti pilota ad alta accuratezza, sensorizzati per la produzione di birra e distillati.  L'ausilio di sensori e sistemi IoT rende i processi da un lato estremamente precisi e ripetibili e dall'altro consente il monitoraggio real-time dei parametri di processo. In un’ottica di sostenibilità ambientale saranno esposti due sistemi sensorizzati per ridurre l’utilizzo dell’acqua in agricoltura, aumentando al contempo le rese. In particolare, la Centralina LoRa, alimentata con batteria e pannello solare e basata su tecnologia open-source per l’irrigazione di precisione in remoto, consente di monitorare i parametri misurati e di operare delle decisioni basate su un modello previsionale addestrato con algoritmi di intelligenza artificiale. Il sistema consente di ottimizzare l'irrigazione in campo agricolo riducendo gli apporti idrici.

Durante l’intensa tre giorni i ricercatori del CREA interverranno in mini conferenze i cui temi spaziano dall’educazione alimentare, ai fiori edibili, alla valorizzazione dei sottoprodotti e degli scarti di lavorazione attraverso il loro recupero e la produzione di bio-prodotti (integratori alimentari, bioplastiche, nanomateriali, film edibili) e alle innovazioni tecnologiche nell’ambito dell’agricoltura di precisione.

Ci sarà, infine, anche un momento dedicato ai bambini della scuola primaria, che potranno imparare, attraverso il gioco, una nuova prospettiva, che integri il consumo equilibrato dei cibi con il minimo impatto ambientale.

mercoledì 16 ottobre 2019

Vino e territori, Bolivia: astro nascente nell'America vitivinicola del sud

La Bolivia è uno dei paesi meno conosciuti in ambito vitivinicolo, eppure la sua produzione di vino è unica al mondo: a Tarija, centro dell'industria vinicola boliviana l'uva viene coltivata a oltre 2.500 metri sul livello del mare, in un contesto climatico che fa acquisire ai vini una straordinaria ricchezza aromatica. Sono i premiati "vini d'alta quota" che oggi fanno parlare di sé e attirano sempre più consensi grazie al lavoro di un numero crescente di aziende che si affidano alla ricerca e a moderne tecniche sia in vigneto che in cantina. 






La Bolivia rappresenta un contesto naturale e umano rimasto ancora integro. Caratterizzata da un paesaggio affascinante e dai forti contrasti, questa terra è senza dubbio la più indigena ma anche purtroppo la più povera dell'America latina. L'agricoltura può contare su appena il 2% della superficie territoriale e questo è dovuto alla sua geografia. La Bolivia infatti si trova più vicino all'equatore ed è dominata dalla giungla amazzonica e dalle Ande, un contesto evidente che lascia relativamente poco spazio alla coltivazione dell'uva. 

Ma la vitivinicoltura si sta facendo strada in termini di qualità ed il settore sta apportando nuovo valore e crescita all'economia del Paese. Il vino della Bolivia, di fatto, ha una lunga tradizione che risale all'inizio del XVI secolo. La sua storia inizia con l'arrivo delle prime barbatelle attraverso il Perù, ad opera dei gesuiti e religiosi agostiniani che realizzarono i primi vigneti proprio nel dipartimento di Tarija. Nel 1925 fu fondata la prima azienda vinicola a San Pedro, vicino alla città di Camargo, i cui proprietari erano le famiglie Ortiz e Patiño. Poi successivamente arrivarono le cantine El Rancho, San Remo ed altre. L'uva a quel tempo veniva utilizzata solo per la produzione del Singani, distillato molto apprezzato che assurge a bevanda nazionale.

Il processo di industrializzazione del vino iniziò negli anni '70 e principalmente nel sud del paese dove veniva prodotto un vino comune rosso e bianco. Nel 1982 il settore vitivinicolo boliviano si affossò a causa dell'importazione di varietà di vite soggette a malattie e solo nel 1986, grazie agli sforzi del governo e di altre organizzazioni, fu creato il Centro Vinificazione nazionale. Nel 2018, il vino boliviano è entrato per la prima volta nella collezione del Museo Cité du Vin di Bordeaux, considerato il sito più importante dei vini del mondo.

Negli ultimi anni sono stati fatti importanti investimenti per portare le migliori varietà di vite nel paese. Oggi si produce vino da varietà quali Cabernet Sauvignon, Malbec, Barbera e Merlot, Riesling, Franc Colombard e Chardonnay. In Bolivia la produzione di vino convive con quella del Singani generando oltre 200 milioni di dollari all'anno e mano d'opera ad oltre 5.000 lavoratori diretti e indiretti. Come accennato la qualità del vino boliviano ha una caratteristica unica propria dell'area di produzione la cui l'altezza varia da 1.500 a 3.000 metri sul livello del mare. Ciò consente di sfruttare una maggiori aromi, sapori e concentrazione di flavonoidi.

Il vero e proprio boom del settore vinicolo nel paese si è verificato circa dieci anni fa, con le prime attività nella valle centrale di Tarija, dedicate all'enoturismo, che prevedevano la visita e il tour di cantine diverse, siano esse con tecnologia all'avanguardia o quelle che mantengono ancora le tradizionali tecniche di vinificazione, sia di singani sia di vino o entrambe. Su iniziativa di diverse aziende vinicole, furono costituite le strade del vino e le Singani de Altura.

Per sfruttare l'altitudine, molte cantine hanno iniziato a coltivare uva Tannat. Questa varietà, originaria della Francia e oggi coltivata in molte regioni vinicole di tutto il mondo, ha una buccia più spessa per resistere all'intensa luce solare delle alte quote e regala vini vibranti, raffinati e con una complessità impressionante.

La crescente importanza dell'industria vinicola della Bolivia porta ogni anno migliaia di visitatori a Tarija. Oggi è ancora difficile trovare vino boliviano all'estero ed è disponibile solo in una manciata di negozi negli Stati Uniti. Quasi tutto viene venduto in Bolivia. Lo sforzo dei vitivinicoltori è grande per produrre più vino destinato all'esportazione a causa dell'esiguo terreno coltivabile. Questo comunque non deve scoraggiare i produttori in quanto è la qualità dei vini a dominare sul mercato e che si equiparano ormai a quelli di Argentina e Cile, i due colossi del vino dell'America latina.

martedì 15 ottobre 2019

Agroalimentare Made in Italy, nasce ITA0039: certificherà l'autenticità dei ristoranti italiani all'estero

Il valore dell’agroalimentare Made in Italy grazie a “ITA0039 | 100% Italian Taste Certification” protocollo che tutela e sostiene gli esercenti che promuovono l’autenticità della tradizione culinaria del nostro Paese oltre i confini nazionali. La certificazione di ristorante italiano autentico salvaguarderà non solo il consumatore ma anche l’intera filiera produttiva. 





L’agroalimentare Made in Italy per essere valorizzato deve essere tutelato. Secondo fonti Coldiretti sale ad oltre 100 miliardi il valore del falso Made in Italy agroalimentare nel mondo con un aumento record del 70% nel corso dell’ultimo decennio. Questo per effetto della pirateria internazionale che utilizza impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che richiamano all’Italia alimenti taroccati che non hanno nulla a che fare con il sistema produttivo nazionale.

A far esplodere il falso è stata paradossalmente la “fame” di Italia all’estero con la proliferazione di imitazioni low cost ma anche le guerre commerciali scaturite dalle tensioni politiche, come l’embargo russo, con un vero boom nella produzione locale del cibo Made in Italy taroccato. A preoccupare è anche la nuova stagione degli accordi commerciali bilaterali inaugurata con il Canada (Ceta) che per la prima volta nella storia l’Unione Europea legittima in un trattato internazionale la pirateria alimentare a danno dei prodotti Made in Italy più prestigiosi, accordando esplicitamente il via libera alle imitazioni che sfruttano i nomi delle tipicità nazionali.

All’estero più di due prodotti di tipo italiano su tre sono falsi ed un maggiore rigore a livello nazionale, come le nuove norme sull’etichettatura di origine Made in Italy degli alimenti, è importante per acquisire maggiore credibilità nei negoziati internazionali e battere il cosiddetto “Italian sounding”. Fenomeno questo che colpisce in misura diversa tutti i prodotti, dai salumi alle conserve, dal vino ai formaggi ma anche extravergine, sughi o pasta e riguarda tutti i continenti.

Sta di fatto però che nonostante numerose difficoltà strutturali l’export agroalimentare italiano è in crescita continua confermandosi uno dei settori più attivi dell’economia nazionale. E, secondo i dati raccolti da Filiera Italia, circa il 15% degli introiti derivanti dall’export del Made in Italy alimentare proviene dal settore della ristorazione, vera e propria punta di diamante per l’economia italiana all’estero.

Il Presidente di Federalimentare Ivano Vacondio ha di recente affermato che il settore dell’esportazione agroalimentare è cresciuto dell’81% negli ultimi 10 anni; tuttavia per riuscire a raggiungere la quota auspicata dei 50 miliardi di export dei prodotti alimentari servono nuovi accordi bilaterali con i maggiori partner commerciali della Penisola e soprattutto c’è bisogno di prese di posizione anche politiche a favore della produzione più autentica e contro il fenomeno dell’Italian Sounding e delle contraffazioni. Secondo alcune delle più importanti associazioni del settore food & beverage, tra le quali Federalimentare e Filiera Italia (realtà associativa nata sotto l’egida di Coldiretti), per sostenere la crescita economica dell’export agroalimentare servono misure immediate che permettano una più facile gestione degli scambi commerciali fra i diversi Paesi interessati.

Una delle richieste più pressanti riguarda la facilitazione dell’accesso ai mercati internazionali che andrebbe semplificato in modo tale da permettere anche alle imprese più piccole di rispondere in modo esaustivo alla domanda di esportazione. Nonostante le numerose difficoltà con le quali il settore dell’export si trova a combattere, è chiaro che un progetto condiviso anche dalle autorità competenti che punti alla promozione del Made in Italy potrebbe rappresentare la risposta più adatta alla stagnazione interna del settore.

Complice anche la recente rivalutazione della dieta mediterranea – classificata al primo posto nel ranking Best Diet 2019 dallo U.S. News & World Report – l’attenzione per il mondo agroalimentare italiano è cresciuta ulteriormente. All’estero, il nostro patrimonio enogastronomico è un’istituzione, come ha evidenziato Luigi Scordamaglia, Presidente del Centro Studi di Filiera Italia, focalizzando l’attenzione sull’importanza e il prestigio che la tradizione culinaria italiana detiene a livello internazionale e su come questo riconoscimento del “saper fare” possa rappresentare un vero e proprio volano per il brand enogastronomico italiano.

Per tutelare e sostenere gli esercenti che promuovono l’autenticità della tradizione culinaria del nostro Paese oltre i confini nazionali, ASACERT, ente riconosciuto dal mercato per l’erogazione dei servizi di valutazione, ispezione e certificazione, ha elaborato “ITA0039 | 100% Italian Taste Certification”, un protocollo specificamente pensato per salvaguardare non soltanto i consumatori – che grazie alla certificazione hanno la sicurezza di trovarsi in un ristorante italiano autentico – ma anche l’intera filiera produttiva.

Tra gli elementi della check list analizzati dagli auditor di ASACERT, infatti, particolare rilievo viene dato alle materie prime utilizzate per la produzione dei piatti serviti e alla lista dei vini, ingredienti fondamentali per comporre il giudizio di autenticità che condurrà al conseguimento della certificazione.

venerdì 11 ottobre 2019

Vino e marketing, Vinitaly: digitale, globale, educativa e sempre più incubatore di tendenze. Ecco tutte le novità della prossima edizione

Vinitaly prosegue nello sviluppo delle proprie direttrici: digitale, globale, educativa. La 54^ edizione della manifestazione veronese si presenta sempre più incubatore di tendenze, con nuove forme di linguaggio e di racconto multitarget. In programma nuove fiere in Sudamerica e Cina. 113 mila chilometri il business tour nel 2020.






Archiviata l’ultima edizione con un gradimento complessivo al 95,1% (fonte: customer satisfaction 2019, rilevazione indipendente) e con la nuova impostazione 4.0, il prossimo Vinitaly (dal 19 al 22 aprile) prosegue nello sviluppo delle proprie direttrici - digitale, globale, educativa - aggiungendo nuove caselle a un mosaico che anche nel 2020 supererà se stesso.

Il presidente di Veronafiere, Maurizio Danese, in occasione dello scorso incontro a Milano con gli stakeholder di Vinitaly, ha dichiarato che al netto di accorpamenti e uscite dal mercato, negli ultimi 5 anni la manifestazione veronese ha visto immutati il 95% dei suoi espositori. Un’alta fedeltà, unica nel panorama fieristico internazionale, che rappresenta il miglior biglietto da visita per una manifestazione che non cambia i propri protagonisti ma punta a renderli sempre più smart e globali.

L'intervento del direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani, ha messo in risalto la maturata consapevolezza di poter contribuire alla crescita del business anche con nuove forme di linguaggio e di racconto multitarget. Vinitaly sarà inoltre sempre più incubatore di tendenze attraverso la rappresentazione fisica e virtuale dei trend emergenti nel panorama del vino made in Italy. Insomma anche il prossimo anno il mondo del vino sarà da noi e noi saremo nel mondo.

Da qui la crescita prevista per la 54^ edizione della manifestazione veronese dell’area Organic hall, l’ingresso degli Orange wine, la crescita della presenza di nuovi produttori esteri (Centro ed Est Europa, area Balcani), ma anche il nuovo spazio curato da Ian D’Agata Micromega wine, dedicato ad aziende con piccole produzioni a varietà indigena ad alto tasso qualitativo. Ad attraversare trasversalmente le tendenze del vino penserà poi anche la tecnologia: grazie all’indicizzazione di tutti i dati anche con tecniche ugc (user generated content) della Vinitaly directory, sarà possibile effettuare percorsi tematici attraverso un’app a portata di smartphone, il device più utilizzato per le info dagli operatori in fiera (60% dei casi).

Confermata anche l’Enoteca bio e Vinitaly Design, mentre ulteriori novità arriveranno da Enolitech, lo storico salone internazionale sulle tecnologie per la produzione che grazie all’interlocuzione con le imprese ha definito un percorso strutturato di presenza anche alle principali iniziative estere di Vinitaly, oltre a un prologo contenutistico previsto a Fieragricola.

Sul fronte commerciale, per il 2020 si annuncia infine un nuovo record dopo i primati registrati lo scorso anno (4.692 espositori in oltre 100mila mq netti e 33mila buyer esteri). Il punto più esaustivo sulla partecipazione, anche estera, sarà fatto al prossimo a wine2wine a Verona il 25 e 26 novembre. Al business forum targato Vinitaly, focus sulla sostenibilità sociale e sui mercati della domanda, su blockchain e innovazione digitale, ma anche l’annuncio di Wine Spectator dei 100 produttori italiani protagonisti a OperaWine 2020.

Lavori in corso, inoltre, per Vinitaly and the City e le sue contaminazioni tra vino, arte, musica e spettacolo pensate per i winelover a Verona e in provincia (80mila presenze lo scorso anno).

Vinitaly punta sulle sue nuove manifestazioni fieristiche internazionali, oltre che sulle diverse tappe estere in programma nel 2020. Obiettivo, crescere ancora con Wine South America, che ha visto la sua recente ultima edizione chiudere in aumento del 30% dei partecipanti internazionali, con più di 300 aziende espositrici da tredici Paesi e 6.600 operatori professionali da 21 nazioni. In Asia è già notevole l’interesse dimostrato per l’esordio di Wine to Asia a Shenzhen (9-11 novembre del prossimo anno), considerata la Silicon Valley del Dragone e piazza strategica per il business del vino, con il 30% degli importatori totali cinesi e città chiave della Guangdong-Hong Kong-Macao Greater Bay Area, che conta oltre 100 milioni di persone. Qui, per il lancio del nuovo salone realizzato in partnership con il socio cinese Pacco Communication Group, Veronafiere prevede la presenza di 400 espositori su una superficie di 40 mila mq lordi. L’evento b2b si configura fin da subito con un respiro internazionale, con una presenza di aziende italiane, europee ma anche dalla Cina e dal Nuovo Mondo. E con la partecipazione delle principali imprese delle tecnologie protagoniste a Enolitech. Complessivamente, il viaggio attorno al mondo del Food & Wine di Veronafiere nel 2020 sarà lungo oltre 113 mila chilometri (e ritorno). Stati Uniti, Russia, Cina, Brasile, Hong Kong, Thailandia, Olanda, Canada, Polonia, Germania, Messico, Regno Unito sono le tappe in calendario.

mercoledì 9 ottobre 2019

Vino e sostenibilità, Champagne: zero erbicidi entro il 2025 e certificazione ambientale per tutti entro il 2030


Viticoltura di precisione. Il vantaggio di dialogare con la pianta: arriva il robot per la gestione sostenibile ed efficiente del vigneto

Arriva il robot autonomo che sfrutta un software DSS (Decision Support System) in grado di elaborare i dati e decidere le operazioni agronomiche da svolgere. Il sistema è in grado di fornire al viticoltore informazioni veloci e sicure per la gestione sostenibile ed efficiente del vigneto. Il Veneto è la prima regione ad utilizzarlo.






Più che un sistema, un ecosistema. Si chiamano DSS, in ambito vitivinicolo fanno parte delle numerose nuove tecnologie al cui sviluppo si è assistito negli ultimi decenni, in quanto producono una grande quantità d’informazioni veloci, sicure e ad un costo accessibile. Questi sistemi lavorando in sinergia hanno portato allo sviluppo di una gestione agricola su scala fine o sito-specifica, definita Agricoltura di Precisione o Precision Agriculture (PA). In tal senso, il robot, che nasce nell'ambito del progetto Rovitis 4.0, è connesso appunto a DSS, un sistema di supporto alle decisioni che il viticoltore deve intraprendere nella gestione efficiente del vigneto in chiave sostenibile.

DSS (Decision Support System)

I DSS si configurano come veri e propri ecosistemi, in quanto ogni dato rilevato dal sistema si “relaziona” con gli altri, entrando a far parte di un complesso eterogeneo di dati che va a comporre l’informazione finale in mano all’utente che potrà sapere in ogni momento qual è, non solo lo stato di salute della pianta, ma dell’intero sistema in cui sta crescendo, dalle condizioni del meteo a quelle del suolo, e a correggere le nostre azioni di conseguenza; insomma un vero e proprio “dialogo” con la pianta. Ma non solo, in un contesto climatico come quello attuale con l’alternarsi di gelate e siccità, è ormai diventato imperativo essere in grado di prevedere il comportamento delle colture in relazione ad ogni scenario e di agire tempestivamente per arginare i possibili danni. In altre parole, i DSS sono in grado di rendere le colture più resilienti e le nostre azioni più intelligenti.

Il Veneto e la viticoltura di precisione

Nel comparto vino il Veneto è la prima regione produttrice d’Italia (10.208.920 ettolitri di vino) e con i suoi 87.000 Ha a fine 2016 si avvia ad essere anche la prima regione in termini di superficie vitata. Il settore vitivinicolo veneto però, per poter rimanere competitivo, deve puntare in futuro a pratiche agronomiche e di precision farming più attuali, che includano l’applicazione dei principi della viticoltura di precisione. Nel corso degli ultimi anni, nel settore vitivinicolo, sono state sviluppate e adattate molte tecnologie volte a migliorare la gestione aziendale (razionalizzazione delle concimazioni, riduzione dei consumi idrici, dei fitofarmaci, ecc.), basate su sistemi di raccolta di informazioni che abbinano hardware e software innovativi in grado di analizzare dati da fonti multiple (immagini e sensori di ultima generazione), in tempo reale. Con tali tecniche è possibile effettuare interventi mirati di concimazione, irrigazione e protezione delle piante diversificati su singole parcelle nell’ambito di uno stesso appezzamento, permettendo al viticoltore di migliorare
le rese qualitative del proprio vigneto. Tuttavia molte delle soluzioni attualmente proposte sul mercato hanno forti limiti di costo o applicabilità. Solo le aziende viticole con almeno qualche decina di ettari possono pensare di dotarsi di questi impianti, mentre tutte le altre piccole-medie aziende Venete si troverebbero in difficoltà nell'adeguamento tecnologico, restando escluse dai processi di innovazione. Da queste considerazioni è nata l'idea del progetto Rovitis 4.0.

Il progetto Rovitis 4.0

Rovitis 4.0 intende realizzare il concetto di azienda autogestita, basata su mezzi autonomi che navigano nel vigneto senza la presenza dell'operatore e che sappiano riconoscere come intervenire in campo rispetto alle reali esigenze delle colture. Ciò verrà realizzato attraverso il dialogo tra mezzo robotico, sensoristica e DSS che sarà presente sia a bordo del mezzo, sia localizzata in campo. L’interfaccia fra queste due realtà operative verrà realizzata attraverso un software DSS (Sistema di Supporto alle Decisioni) in grado di elaborare i dati e decidere le operazioni agronomiche da svolgere.

L’intervento dell’operatore sarà limitato alla conferma degli interventi suggeriti dal DSS, alle operazioni di carico dei fitofarmaci, ed alle operazioni di rifornimento dl carburante. Il risultato atteso è pertanto la realizzazione di un robot di piccole dimensioni progettato per contenere i costi ed essere facilmente ammortizzabile anche per le piccole aziende. L’utilizzo coordinato di più macchine rende tuttavia applicabile tale soluzione anche per le aziende di medio-grandi dimensioni.

I vantaggi sono: economici (riduzione manodopera, ottimizzazione risorse, migliore produzione), ambientali (riduzione fitofarmaci) e sociali (riduzione rischi). Costi di realizzazione contenuti consentiranno l'accessibilità anche alle piccole aziende (tipiche in Veneto). L'effettiva convenienza sarà definita sperimentando sia in azienda convenzionale che biologica.

Il progetto prevede lo sviluppo di 2 robot prototipali che verranno messi a punto con verifiche tramite 3 test in vigneto di: sicurezza e performance guida automatica, sicurezza e corretta interazione robot-DSS e robot-robot, efficacia interventi in vigneto; capacità del sistema robot+DSS di gestire in autonomia i trattamenti fitosanitari attraverso la circolarità dell’informazione; confronto tra le pratiche di gestione tradizionali in vigneto versus i benefici legati all’innovazione introdotta dal progetto, dimostrando l’efficacia di questi ultimi e quantificandone la convenienza economica dell’investimento considerando la riduzione dei costi di manodopera, razionalizzazione di costi e materie prime dovuti all’automazione dei processi, infine l'aspetto ambientale determinato dalla capacita dei robot di riconoscere lo stato della coltura e le zone sensibili per tarare in autonomia la dose dei fitofarmaci adeguata.

venerdì 4 ottobre 2019

Formazione, il Master of Science in Wine Management OIV per futuri quadri e decision makers della filiera del vino

L'OIV, Organizzazione internazionale della vigna e del vino, ogni anno permette il conseguimento del diploma internazionale in Management nel settore vitivinicolo attraverso AUIV l'Associazione Universitaria Internazionale del Vino.






Creato nel 1986, ll Master of Science in Wine Management, nasce su iniziativa dell'Organizzazione internazionale della vigna e del vino che ha individuato l'importante necessità di un programma di formazione di alto livello internazionale che preveda tutti gli aspetti della gestione del settore vitivinicolo (marketing, gestione, economia, diritto, risorse umane, comunicazione) a livello internazionale e rivolto esclusivamente a futuri quadri e decision makers della filiera del vino, pronti per essere collocati in una posizione di responsabilità e di decisione nelle organizzazioni e aziende di settore.

Il diploma internazionale, si inserisce nel terzo ciclo universitario per dottorati di ricerca e scuole di specializzazione e costituisce il quadro operativo per una formazione multi-sites. I candidati di tutte le nazionalità sono selezionati dopo aver completato con successo 4 anni di istruzione superiore nel campo scienze del management, scienze umane e tecniche.

La formazione, in lingua inglese e francese, si svolge nell'arco di 16 mesi ed è organizzato in 30 moduli ciascuno dedicato a un tema specifico e ad un paese di accoglienza oggetto di studio (pedagogia esperienziale transnazionale). Per ogni modulo, un'università o un centro professionale costituisce il polo organizzativo. In Italia, Università degli Studi di Bologna, Università degli Studi di Milano, Università degli Studi di Basilicata.

La sua dimensione internazionale si esprime attraverso un percorso accademico che conduce ogni anno gli studenti alla scoperta di oltre 20 paesi interessati da produzione, commercio e consumo di vino. Con i suoi membri di 35 nazionalità diverse, infatti, l'Associazione Universitaria Internazionale del Vino costituisce una concreta rete di informazioni e cooperazione manageriale mondiale, caratterizzata dalla mobilità dei suoi attori e dalla ricchezza del suo intranet.

OIV MSc & Alumni Network svolgono inoltre un ruolo particolarmente attivo e determinante nell'accompagnamento dei progetti degli studenti e nell'inserimento professionale dei nuovi diplomati.

Quest'anno la 32ª edizione del Master dell'OIV "MSc in Wine Management" ha preso il via il primo di ottobre. Gli studenti provenienti da Cina, Stati Uniti, Corea del Sud, Francia, Russia, Lettonia, Germania, Taiwan e Canada, attraverso progetti internazionali di vario tipo, hanno iniziato il loro anno accademico a Parigi, presso la nuova sede dell'OIV. Dopo una presentazione dell'Organizzazione e delle sue attività a cura dei diversi capi unità, gli studenti sono stati accolti dal direttore generale, Pau Roca, che ha esposto il prossimo Piano strategico dell'OIV e le principali sfide del settore vitivinicolo.

Dossier completo di presentazione [FR] [EN]
Scheda di candidatura [FR]
Calendario [FR]

Per maggiori informazioni: OIV MSc & Alumni Network - Montpellier SupAgro website

Vino e ricerca, gestione sostenibile del suolo e valorizzazione del paesaggio, il Soave lancia il progetto Soilution System

Soilution System è un progetto innovativo attivato dal Consorzio Tutela Soave per la gestione sostenibile del suolo e la valorizzazione del paesaggio.  Al centro il viticoltore effettivo custode di un territorio Patrimonio agricolo Globale. 






Lotta all’erosione del suolo, prevenzione dei rischi idrogeologici e ricerca di nuove soluzioni per ridurre la meccanizzazione a favore di pratiche meno impattanti sull’ambiente. Questi sono gli obiettivi principali di Soilution System, un progetto innovativo attivato dal Consorzio Tutela Soave, che ha ottenuto uno dei punteggi più alti mai realizzati in fase di valutazione.

Alla base di tutto vi è la mitigazione degli effetti del cambiamento climatico e la riduzione del rischio di erosione. Il progetto prevede l’impiego di droni per la creazione di modelli 3D ad alta risoluzione  di vigneti situati in aree a forte pendenza, al fine di una migliore comprensione dei processi di instabilità (erosione e frane). Queste informazioni verranno poi migliorate mediante un monitoraggio effettuato a terra dei fenomeni di dissesto, con rilievi post-evento e, quando possibile, analisi in tempo reale. Il progetto è seguito da Paolo Tarolli (Coordinatore Scientifico del progetto) e Andrea Pitacco dell’Università di Padova: il risultato è quello di individuare le principali forme di instabilità e prevenire quindi il dissesto, evidenziando le aree di maggiore criticità per potere intervenire in maniera puntuale sia in fase di progettazione di vigneto sia per la sua sistemazione.

La lavorazione di vigneti in forte pendenza è infatti una delle caratteristiche principali della viticoltura del Soave, e non sempre gli attuali macchinari si dimostrano adeguati, in quanto pesanti o poco manovrabili. Il progetto si prefigura lo sviluppo di prototipi dimostrativi attraverso operatrici elettriche leggere per i vigneti in collina, che non compattano il suolo e permettano di operare in sicurezza su forti pendenze per le operazioni di sottofila.

Anche i muretti a secco e ciglioni sono oggetto di studio e intervento, in quanto il ripristino di questi manufatti è sempre molto oneroso per il viticoltore. Il progetto mira infatti alla ricerca di soluzioni “low cost”, con barre vibroinfisse che stabilizzino e consolidino le strutture esistenti e prevenirne quindi i crolli.

L’erosione si contrasta infine con l’inerbimento, con un occhio di riguardo ai miscugli autoctoni di specie erbacee, che diventano anche un supporto operativo per la lotta integrata contro gli insetti nocivi. Il progetto è seguito da Nicola Tormen di WBA e Enrico Marchesini di AGREA.

Il progetto coinvolge oltre il Soave, il Consorzio del Lessini Durello, l’Università di Padova, WBA (World Biodiversity Association), AGREA, il Consorzio di Bonifica dell’Alta Pianura Veneta e IRECOOP Veneto, oltre ad alcune aziende agricole del territorio e rientra nella misura 16 della Regione Veneto con lo scopo di trovare soluzioni, valutarle e testarle per stimolare l’innovazione nelle aziende. Una conservazione dinamica del sito GIAHS-FAO del Soave come previsto nell’Action Plan che il Consorzio ha presentato con la candidatura.

Durante l’autunno lo stesso progetto, che sta suscitando grandissimo interesse nel mondo accademico, verrà presentato anche in Inghilterra a Brighton e in Cina a Shangai, oltre che in varie tappe nel territorio nazionale.

«Soilution System è probabilmente uno dei progetti più complessi che abbiamo mai implementato – spiega Aldo Lorenzoni, direttore del Consorzio Soave – gli obiettivi sono l’aumento della sostenibilità ambientale attraverso tecniche con un alto grado di applicabilità ed economicità che non siano impattanti sulle aziende dal punto di vista finanziario ma che siano innovative dal punto di vista del risultato finale. I viticoltori potranno operare una sorta di rivoluzione dal basso a favore dell’ambiente, trasformandosi effettivamente nei custodi di un territorio che è Patrimonio agricolo Globale.»

mercoledì 2 ottobre 2019

Vino e territori, Pinot Grigio delle Venezie: il primo convegno dedicato alla varietà

I valori del Pinot Grigio delle Venezie Doc al centro del primo convegno interamente dedicato alla varietà. A Venezia, il prossimo 14 ottobre.






Identità, Valorizzazione e Tutela per la DOC del Pinot grigio in scena nel cuore della città lagunare a tracciare il futuro di una giovane grande Denominazione. Il Consorzio del Pinot grigio delle Venezie DOC coordina il primo convegno internazionale dedicato ai valori del Pinot grigio. Al centro del dibattito e delle degustazioni, il vino bianco italiano tranquillo più venduto al mondo proveniente da Friuli Venezia Giulia, Trentino, Veneto, si presenterà a stampa specializzata italiana ed estera e a operatori di settore in un importante momento di confronto per fare il punto su presente e prospettive future di questo vino di indiscusso successo.

Una denominazione unica quella del Pinot Grigio delle Venezie a rappresentanza di un Triveneto protagonista di questo importante evento: la sfida del Consorzio è partita nel 2016 con il riconoscimento della nuova DOC e l’obiettivo ora diventa il riposizionamento del Pinot grigio italiano sul mercato internazionale attraverso lo sviluppo di una denominazione dal profilo unitario e dalle caratteristiche ben distinte.

Quasi la metà della produzione mondiale di questo vitigno proviene dall’Italia, dove l’85% si concentra proprio nell’areale del Triveneto. Non tanto un primato nazionale quanto un “fenomeno Nordest”: un’area produttiva molto vasta che unisce, climaticamente e culturalmente, la Provincia Autonoma di Trento, il Veneto e il Friuli Venezia Giulia. Oltre 26 mila ettari gli ettari oggi finalmente riuniti sotto il cappello “delle Venezie”.

“La campagna di comunicazione del Consorzio esprime l’idea dello “Stile Italiano”: una grande sfida dell’eccellenza nel trasmettere una forte identità territoriale legata alla storia di questo vitigno” – dichiara Albino Armani, Presidente del Consorzio – “La quasi totalità del prodotto Doc viene venduta oltre confine. In particolare negli Stati Uniti con il 37% delle quote export, a seguire, Gran Bretagna con il 27% e Germania, il 10%”. “Il nostro lavoro vuole garantire un Pinot grigio nazionale capace di distinguersi per personalità e qualità, grazie a una riduzione delle rese per ettaro e a una meticolosa attività di controlli e analisi organolettiche. L’obiettivo è di offrire un vino che vada oltre il vitigno per mostrarsi con un’immagine diversa, in cui emergano territorio e uva di eccellenza”.

Al convegno di Venezia saranno presenti alcuni noti esperti provenienti dai principali mercati stranieri di riferimento, tra cui Emma Dawson MW (buyer Berkmann Wine Cellars, Londra), per il mercato inglese, sul tema “In UK è una questione di stile”, Christy Canterbury MW (giornalista di New York), per il mercato americano, “Un fenomeno Born in the USA”. Tra le autorevoli testimonianze italiane, Ettore Nicoletto (AD Gruppo Santa Margherita) “La forza del brand, la responsabilità dei pionieri”, Sandro Sartor (MD Constellation Brands Europe, Middle East, Africa and Ruffino) “Una nuova DOC e la tutela dei valori sui mercati globali”, Alberto Marchisio (DG Cantine Vitevis) “Da commodity a progetto di territorio”, Flavio Innocenzi (DC Veronafiere) “Interpretare, promuovere e difendere l’origine italiana nel mondo”. 

martedì 1 ottobre 2019

Vino e mercati, Brasile: crescono le vendite online con grandi prospettive di crescita

Brasile terzo mercato del vino più grande attraverso i canali online. L'E-commerce nel Paese è rappresentato da aziende come Wine.com.br e Evino.com.br che coprono circa il 95% delle vendite. Le sfide, le opportunità e la crescita del mercato sono state discusse alla tavola rotonda nell'ambito del Wine South America.


Il Brasile diventa il terzo più grande mercato del vino attraverso i canali online con quasi un terzo delle bottiglie commercializzate secondo solo a Cina e Regno Unito. 



Si è svolto a Bento Gonçalves, il convegno nell'ambito del Wine South America che ha visto presenti i due principali attori del mercato di vendite online di vino in Brasile: Wine.com.br e Evino.com.br, che hanno presentato tendenze e prospettive di crescita di un grande mercato come quello brasiliano.

Anche se il consumo pro capite di vino in Brasile è basso - poco più di due litri, secondo l'OIV - c'è una grande opportunità per i canali online di crescere ancora di più nei prossimi anni.

Rogério Salume, fondatore e presidente di Wine.com.br, società di vendite di vino online considerata il precursore di questo modello di business in Brasile attiva da 11 anni, con 140.000 partner e oltre 1 milione di clienti, ha evidenziato l'importanza di unire le forze per espandere il mercato del vino in Brasile attraverso un accordo comune che è fondamentale per sviluppare questo segmento. Sicuramente nei prossimi anni si assisterà ad un miglioramento dell'economia brasiliana e il mercato del vino deve essere preparato per questo momento. Importante sarà l'abbattimento di alcune barriere che ostacolano questa crescita, come la percezione del prezzo ed i vantaggi in termini di costi.

L'e-commerce è legato alla distribuzione insieme ad una tecnologia che permetta di offrire informazioni al consumatore. Un aspetto difficile è la fidelizzazione del cliente, ovvero le strategie affinché tornino ad acquistare sul sito e sull'app. Un'altra sfida è quella di espandersi ad altri canali, seguendo il concetto di "Omni Channel" ovvero la capacità di orchestrare sotto un'unica regia le interazioni del cliente con il brand automatizzandole attraverso tutti i canali di contatto disponibili, come appunto i negozi online ma anche quelli fisici, il direct marketing via social, email, sms, app, in sostanza allargare una sempre più ampia gamma di canali collegati tra loro. Attualmente Wine.com.br ha già sei negozi in Brasile con l'obiettivo di raggiungerne cento. E questo in considerazione del fatto che in Brasile vive una popolazione di 211 milioni di persone ed il potenziale da sfruttare è enorme.

Ari Gorenstein, CEO di Evino.com.br, un'azienda attiva da sei anni con 950.000 clienti e circa 1,3 milioni di download in-app, sostiene che le barriere da abbattere sono sì il prezzo dei vini ma facendo però aumentare la percezione del costo-beneficio. L'industria del vino sta facendo un ottimo lavoro nel comunicare un prodotto che resta ancorato come status symbol o comunque ancora di nicchia. E lo fa rendendo più semplice un linguaggio che ancora lo vede rappresentato da gerghi o comunque parole molto tecniche, in tal senso il cliente medio può capire ed essere attratto dall'acquisto. Oltre all'aspetto economico inoltre bisogna stimolare la cultura e l'educazione al vino. I consumatori devono essere influenzati continuamente con l'aiuto dei canali di vendita online e quelli tradizionali.

La crescita delle vendite attraverso app è stata molto rapida. Attualmente raggiunge il 40% delle vendite dell'azienda con preferenze per i vini rosati, gli spumanti e sempre più attenzione verso prodotti biologici.

Importanza del commercio elettronico nel mercato brasiliano

- Ci sono oltre 8 milioni di consumatori di vino online in Brasile, di cui 1,7 milioni effettuano acquisti regolari su Internet. Le vendite online sono cresciute del 40% nell'ultimo anno, secondo un sondaggio della società di marketing Wine Intelligence.

- Il profilo dell'acquirente online è giovane, più disposto a provare nuovi prodotti, ad alto reddito e consuma vini più regolarmente

- Le fonti di informazione più comunemente utilizzate per i consumatori di vino online sono le app, i siti di e-commerce e i produttori di vino.

Distillati, in crescita la grappa bio. Istituto Tutela Grappa del Trentino fa il punto della situazione dell’annata in corso

Produzione in lieve calo rispetto allo scorso anno, nessun particolare problema in distilleria grazie alla qualità delle vinacce. La Grappa del Trentino, quella col tridente, si avvia verso un’ottima annata con grappe bianche profumate, rosse equilibrate, ottime le basi per le invecchiate. Il fenomeno: cresce la grappa “biologica” grazie all’incremento di vinacce da uve bio.






Gli alambicchi del Trentino sono ufficialmente accesi. Con la vendemmia leggermente posticipata rispetto allo scorso anno, anche l’attività di distillazione nelle oltre venti distillerie dell’Istituto di Tutela Grappa del Trentino è cominciata e ormai da una ventina di giorni; giorno e notte si lavora per ottenere uno dei prodotti più rappresentativi d’Italia nel panorama dei distillati.

L’Istituto di Tutela, il più longevo e il primo in Italia per il settore, fa il punto della situazione sull’annata in corso. «Come sempre un commento più specifico può essere fatto soltanto a fine lavoro, tuttavia la materia prima che sta arrivando in distilleria è di ottima qualità e fa presagire a una annata di grande livello per la grappa del Trentino – spiega il presidente dell’Istituto di Tutela Grappa del Trentino, Mirko Scarabello – in questo momento siamo all’inizio del lavoro, anche se  come noto il nostro disciplinare rispetto agli altri in Italia prevede la chiusura degli alambicchi entro il 31 dicembre, ma per novembre le vinacce trentine saranno senz’altro già distillate».

L’annata che verrà

Sarà leggermente in calo la produzione, di circa il 10-15% rispetto al 2018 quando invece si era avuto un importante incremento rispetto alla precedente, il 2017, annata in linea con quella di quest’anno. I presupposti per un’ottima annata ci sono in quanto si è verificata una acidità delle uve mediamente alta, fattore questo che determina la sanità e qualità delle vinacce in fase di fermentazione e conservazione e come sempre sarà la mano del distillatore a dare il plus che la grappa col Tridente riserva. Dopo circa due mesi dalla fine della distillazione la grappa si sarà “riarmonizzata” e a quel punto sarà possibile fare un bilancio organico. L’annata è particolarmente favorevole per le uve a bacca rossa, visto l’andamento climatico e il buon grado di maturazione raggiunto, ma anche nelle valli dove si vendemmiano in prevalenza vitigni a bacca bianca le rese sono buone e la qualità della vinaccia notevole, con profumi di grande livello. Rispetto agli anni precedenti è in continua crescita la disponibilità di vinaccia da uve biologiche che quindi daranno origine a grappa bio, un fenomeno questo dato soprattutto dalla conformità del territorio che prevede un clima che agevola questo tipo di coltivazione. Il KM 0 previsto dal disciplinare, insieme all’obbligo di utilizzare vinacce trentine ed entro il 31 dicembre per le grappe a marchio Grappa del Trentino, resta un sinonimo di unicità e qualità assoluta della grappa prodotta in questa provincia d’Italia, unico caso nel mondo.

L’Istituto

L'Istituto di Tutela della Grappa del Trentino è stato fondato nel 1960 con l’obiettivo di tutelare e promuovere il prodotto. Oggi conta 25 soci dei quali 22 sono distillatori e rappresentano la quasi totalità della produzione trentina ed ha il compito di valorizzare la produzione tipica della Grappa ottenuta esclusivamente da vinacce prodotte in Trentino e di qualificarla con un apposito marchio d’origine: il tridente con la scritta “Trentino Grappa”. Quello della grappa in Trentino è un settore di non piccolo conto, soprattutto se calato nell’economia locale. Ogni anno vengono prodotti in Trentino circa 7.500 ettanidri di grappa (il 10% del totale nazionale in bottiglie da 70 cl) vale a dire circa 2,5 milioni di bottiglie equivalenti, distillando 130 mila quintali di vinaccia. Tre le tipologie principali di grappa prodotta: quella da uve bianche e aromatiche (60% del totale) e il restante 40% uve a bacca rossa.

Vino e export, non c’è competitività senza sostenibilità

Stimolare il dibattito sulla visione globale della sostenibilità e sull'importanza di certificarla nonché arrivare alla condivisione di regole comuni valide nell'ambito vitivinicolo. Sono queste le tematiche dell'incontro “Sustainable Wine: Going Glocal” di Equalitas alla Milano Wine Week 2019.


La sostenibilità rappresenta un driver strategico di sviluppo per il settore vitivinicolo e allo stesso tempo un fattore indispensabile per poter presidiare i mercati. L’ente di normazione Equalitas propone un modello unico e condiviso per il settore vitivinicolo italiano, in linea con le richieste di mercato sempre più green oriented.




Riflettori accesi sul binomio vino e sostenibilità alla Milano Wine Week 2019, la kermesse vitivinicola che mira a diffondere la cultura enologica. Non c’è competitività senza sostenibilità, nel mondo vitivinicolo così come in altri settori. Partirà da questo pensiero l’incontro promosso da Equalitas - l’ente di normazione controllato da Federdoc insieme a Gambero Rosso, Valoritalia, Csqa e 3A Vino – e in programma il prossimo giovedì 10 ottobre alle ore 9.30 presso Palazzo Bovara (Corso Venezia, 51 – Milano) nell’ambito della Milano Wine Week 2019.

Un convegno, dal titolo Sustainable Wine: Going Glocal. Verso una contaminazione incrociata, globale e locale, che vedrà il coinvolgimento di produttori, mondo politico, stakeholder, unioni di imprese e grandi buyer per fare il punto su un tema quanto mai decisivo e strategico per il comparto vitivinicolo a livello locale, territoriale ma anche mondiale. Sarà inoltre l’occasione per sottolineare l’impegno di Wine Institute, Legambiente e Eataly, in prima linea per raggiungere l’obiettivo del miglioramento delle condizioni di vita e di conservazione del pianeta.

“Il cambiamento climatico – spiega Riccardo Ricci Curbastro, presidente di Federdoc e titolare dell’omonima azienda certificata Equalitas – ci sta imponendo di riesaminare le logiche che stanno alla base del nostro modo di agire per mantenere la qualità del prodotto ed essere competitivi. Oggi infatti la sostenibilità rappresenta un driver strategico di sviluppo per il settore vitivinicolo e allo stesso tempo un fattore indispensabile per poter presidiare i mercati. In questo senso, lo standard Equalitas per le cantine è un protocollo di sostenibilità virtuoso non solo perché abbraccia tre pilastri (sociale, ambientale ed economico), si muove su tre dimensioni produttive (impresa, prodotto finito e territorio) e si regge su requisiti oggettivi, ma anche perché rappresenta uno standard di riferimento per la gestione e la promozione del vino sostenibile nelle principali piazze produttive mondiali. L’incontro che terremo a Milano avrà dunque un duplice obiettivo. Da una parte stimolare il dibattito sulla visione globale della sostenibilità e sull’importanza di certificarla e dall’altra arrivare alla condivisione di regole comuni valide nell’ambito vitivinicolo così come in altri settori”.     

In un momento in cui il valore delle esportazioni enoiche a livello globale vale più di 84 miliardi di euro e dove le emissioni di gas serra di un singolo paese hanno effetti sul clima dell’intero pianeta, è essenziale infatti lavorare sinergicamente per avere regole condivise e ottenere protocolli di sostenibilità allineati, in grado di sintetizzare le istanze delle imprese, della società e del mercato.

“Oggi - aggiunge il presidente di Equalitas, Stefano Zanette - possiamo ritenerci pienamente soddisfatti della capacità dello standard Equalitas di essere un concreto strumento di lavoro per aziende e territori, come il sistema Prosecco di cui sono anche presidente. Ma dobbiamo continuare a lavorare al fine di garantire la crescita di una cultura omogenea della sostenibilità a livello mondiale, non solo perché i nostri mercati sono strettamente collegati tra loro, ma perché lo sono anche gli impatti e le conseguenze del nostro fare impresa quotidiano”.

lunedì 30 settembre 2019

Formazione, il vino investe sui professionisti del settore. Al via il progetto pilota di Enoteca Regionale Emilia Romagna

Enoteca Regionale Emilia Romagna avvia un progetto pilota a livello nazionale. Responsabili di ristoranti, enoteche, wine bar e alberghi tornano sui banchi di scuola per perfezionare la propria preparazione.





Il futuro del vino sta nei professionisti dell’accoglienza, del turista così come del cliente abituale. Da questa consapevolezza nasce il progetto “Carta Canta Academy”, primo corso di formazione ideato per perfezionare la preparazione dei professionisti che si occupano del servizio del vino.

Quattro incontri a partire dal 7 ottobre, per un totale di 16 ore di lezione, saranno offerti da Enoteca Regionale Emilia Romagna a titolari o responsabili di sala dei pubblici esercizi. “Obiettivo del corso è approfondire la conoscenza dei vini emiliano-romagnoli, ma anche e soprattutto contribuire al miglioramento della qualità dell’accoglienza italiana – afferma Ambrogio Manzi, direttore di Enoteca Regionale - Abbiamo voluto realizzare un corso di marketing e comunicazione unico a livello nazionale”. 

Durante le lezioni saranno affrontati temi centrali come la conoscenza dei vini regionali, ma anche la relazione con il cliente, la gestione dell’impresa ristorante, la comunicazione attraverso i social network e l’organizzazione di eventi. Il vino contribuirà, quindi, alla crescita professionale dei gestori in qualità di “ambasciatori” del territorio, fornendo loro contenuti unici e innovativi in linea con le nuove esigenze del cliente.

Lo scopo è mettere al centro il cliente e offrire una vera e propria esperienza indimenticabile per renderlo ambasciatore dello stile dell’Emilia-Romagna. Le prime due lezioni approfondiranno la conoscenza dei vini dell’Emilia e della Romagna, rispettivamente con la docente Ilaria Di Nunzio di Ais Romagna e Annalisa Barison, presidente di Ais Emilia.

La terza sarà condotta da Noi di Sala, la prima e più importante associazione nazionale che riunisce maitres di alcuni dei più prestigiosi ristoranti italiani. Docente sarà Rudy Travagli sommelier dell’Enoteca La Torre di Roma, con all’attivo esperienze all’Enoteca Pinchiorri di Firenze al ristorante britannico The Fat Duck. Il tema sarà la gestione dell’impresa ristorante.

L’ultimo incontro sarà, invece, dedicato al tema della comunicazione e del marketing e sarà condotto da Silvia Baratta, titolare di Gheusis, una delle principali agenzie di comunicazione italiane nel settore enogastronomico.

Le lezioni si terranno il 7-14-21-28 ottobre dalle 14 alle 18 al Best Western Plus Tower di Bologna.

Per informazioni: Tel. 0422 928954 e-mail: formazione@gheusis.com

venerdì 27 settembre 2019

Vino e ricerca, la termoterapia per il trattamento della Xylella fastidiosa nei portinnesti della vite

Un primo studio che utilizza la termoterapia su portainnesti della vite. Si tratta del progetto TERMOXYVID condotto nell'Università De Leon in Spagna rivolto al trattamento della Xylella fastidiosa attraverso l'uso di acqua calda. Il processo non danneggia il materiale vegetale.






La Xylella fastidiosa è un batterio fitopatogeno capace di attaccare diversi tipi di piante fra le quali, tra le più importanti, oltre all'olivo, anche la vite che, per quest'ultima specie, era conosciuto esclusivamente come agente della ben nota malattia di Pierce (PD). Gli effetti di questo patogeno sono devastanti: parte della foglia verde si secca improvvisamente interessando l'intera chioma, anche gli steli infetti mostrano una maturazione irregolare e chiazze di tessuto marrone e verde. Quando l'infezione diventa cronica, le foglie diventano deformi con clorosi internervale, mentre i germogli hanno internodi più corti. Le viti infette alla fine muoiono. Ciò avviene più rapidamente nei vigneti più giovani rispetto a quelli più vecchi e nelle cultivar sensibili (entro 2-3 anni) rispetto alle cultivar più tolleranti, che possono sopravvivere per oltre cinque anni.

Analisi dell'efficacia a livello industriale del trattamento dell'acqua calda (termoterapia) per il controllo della Xylella fastidiosa (malattia di Pierce) nei vivai di piante di vite utilizzando un microrganismo bioindicatore non patogeno. Questo il nome del progetto che ha l'obiettivo primario di attuare metodiche efficaci per la lotta alla Xylella. Lo studio mira di fatto a verificare, l'efficacia di questa nuova tecnica per il controllo del batterio nei portinnesti della vite.

Sono tre le fasi del progetto: la prima è stata completata con risultati positivi. Il processo di termoterapia garantisce che tutto il materiale vegetale sia sano e privo di agenti patogeni all'uscita del vivaio. Questo tipo di trattamento era già stato utilizzato a livello industriale per controllare i funghi nelle malattie del legno della vite, ma non con questo specifico agente patogeno applicato nei portinnesti della vite.

Nella prima fase è stata raggiunta la selezione del microrganismo bioindicatore. In tal senso volevo sottolineare che questa metodologia, che prende il nome di biomonitoraggio, si è affiancata con successo ai comuni metodi di indagine strumentale di tipo biologico e si basa sull'impiego di organismi viventi “sensibili”, in grado cioè di fungere da indicatori come in questo caso, per il controllo dei batteri Xylella fastidiosa nei portainnesti. I primi esperimenti risalgano all’inizio del secolo scorso, ed il suo sviluppo e perfezionamento ha subito un’accelerazione solo negli ultimi anni, proprio con la ricerca di bioindicatori, il cui campo di indagine, come nello specifico in questo studio, è l'osservazione di una variazione biochimica e/o fisiologica all’interno del portainnesto attraverso l'utilizzo di biomarker.

Lo studio è stato condotto presso il Vineyard and Wine Research Institute (IIVV) dell'Università di León (ULE), dove precedentemente era stata identificata la popolazione di batteri endofitici che vivono nello xilema del portainnesto della vite. Questa analisi è servita per selezionare il microrganismo bioindicatore come modello di studio. Inoltre, è stata selezionata la migliore metodologia di inoculazione per determinare la capacità di colonizzazione all'interno del portainnesto della vite.

Il primo prototipo di portainnesto è stato selezionato presso il vivaio Enrique Bravo, che guida questo progetto, dove verrà effettuato il trattamento di termoterapia con acqua calda. Le successive analisi serviranno ad ottenere conclusioni più affidabili in modo da procedere poi alle fasi successive del progetto.

Il progetto ha un budget globale di 443.876 € ed è cofinanziato dal CDTI con fondi FESR dell'Unione Europea attraverso il Programma operativo multiregionale per la crescita intelligente 2014-2020.

Le azioni previste da TERMOXYVID che hanno una durata stimata di 36 mesi, sono iniziate il 1° marzo 2018 e si concluderanno entro il 28 febbraio 2021.