giovedì 1 dicembre 2022

“Cats”, al Sistina arriva il Musical per eccellenza ambientato a Roma

Al Sistina uno dei musical che hanno cambiato la storia di questo genere di show, riunendo a teatro intere generazioni di famiglie grazie anche alle celebri musiche firmate da Sir Andrew Lloyd Webber nel 1981 e ai testi basati sui libri del Premio Nobel T.S. Eliot. Dal 7 al 31 Dicembre 2022. 




Prodotto da Peeparrow, il “musical per eccellenza” arriva al Teatro Sistina con la regia e l’adattamento di Massimo Romeo Piparo e con la cantante Malika Ayane nel ruolo di Grizabella. Su autorizzazione degli autori, per la prima volta al mondo la meravigliosa miscela di fantasia, dramma e romanticismo che vede protagonisti i gatti Jellicle, con il loro saggio e benevolo capo il Old Deuteronomy, è ambientata a Roma, città famosa anche per le sue colonie feline. In particolare, la versione italiana sarà ambientata in una ipotetica e futuristica “discarica” di opere d’arte e reperti archeologici, colonne, capitelli, statue di Marco Aurelio e frammenti di Bocca della Verità, con il Colosseo sullo sfondo. Il tutto di misura “gigante” per rendere ancora più spettacolare e magica l’umanizzazione dei gatti.

A 40 anni dal suo debutto a Broadway (1982), dove ha fatto registrare fino al 2006 il record mondiale di repliche consecutive, restando ancora oggi, tra i primi quattro Musical più rappresentati della Storia, il “Cats” di Piparo oltre alla protagonista Malika Ayane riunirà un grande cast di artisti e l’Orchestra dal vivo diretta dal Maestro Emanuele Friello. Musica e danza, ma anche illusionismo e magia con gli effetti speciali affidati al gatto-mago Mr.Mistoffelees. 

Cats, musical di Andrew Lloyd Webber del 1981, è uno dei più famosi musical nel mondo: ha battuto tutti i record di longevità, spettatori e incassi. È  stato visto da oltre 73 milioni di persone e ha affascinato il pubblico in oltre 300 città in tutto il mondo. La trama è basata sul libro di Thomas Stearns Eliot “Old Possum’s Book of Practical Cats”, raccolta di poesie nella quale i gatti sono i protagonisti. È una meravigliosa miscela di fantasia, dramma e romanticismo: in una speciale notte dell’anno, tutti i gatti Jellicle si incontrano al Ballo Jellicle dove Old Deuteronomy, il loro saggio e benevolo capo, sceglie e annuncia chi di loro potrà rinascere ad una nuova vita da Jellicle. 

Un incredibile colonna sonora che include l’indimenticabile “Memory”, scenografie spettacolari, splendidi trucchi e costumi, coreografie mozzafiato, Cats è un spettacolo di magia pura.

lunedì 28 novembre 2022

Vino e territori, a rischio l’identità pantesca del vitigno e del vino Zibibbo

Politiche agricole in contrasto con identità territoriale e difesa delle denominazioni. All'assemblea dei  “Sindaci del Vino” al cento del dibattito il “ Caso Pantelleria” a seguito dell'inserimento della menzione “speciale e distintiva” nella Doc Sicilia che non ha nulla a che fare con l’identità di un vino che nasce da millenni sulle rocce vulcaniche e ossidane. A rischio la viticoltura pantesca, tutelata dall’UNESCO, l’occupazione generale e l’economia delle cantine, quasi tutte a conduzione familiare con il rischio di abbandono dei giovani agricoltori. I sindaci devono tornare ad essere protagonisti delle scelte strategiche sulle denominazioni di origine, non in chiave di richieste di nuove Doc, quanto piuttosto a tutela delle Denominazioni stesse.





Si è svolta in Friuli con grande partecipazione l'assemblea dei “Sindaci del Vino”. Al centro del dibattito il “ Caso Pantelleria” che stimola l’impegno in prima linea dei comuni per le Do-Ig (vino e cibo). Non linea politica o partitica, ma come gestori e garanti dell’uso, tutela, prevenzione, controllo dell’intero territorio produttivo all’interno delle zone vocate alla qualità, soprattutto con le esigenze di no spreco e no abusi di suolo, cambio climatico, situazione idrica, controllo di malattie e infezioni, transizione e tutela ecoambientale.

Una due giorni per la Convention d’Autunno 2022 dell’Associazione nazionale Città del Vino che segna anche il passaggio del testimone di “città annuale 2023 del vino” da Duino Aurisina a Menfi in Sicilia. Saluti di benvenuto e apertura dei due incontri culturali da parte di Igor Gabrovec sindaco di Duino Aurisina - Devin Nabrežina. La prima giornata ha riguardato la presentazione di uno studio sul regolamento intercomunale di Polizia Rurale dell'Università degli studi di Udine per definire le buone pratiche sostenibili all’interno dell’iniziativa Vite FVG 2030. Tiziano Venturini, coordinatore FVG, ha presentato lo studio e sottolineato l’obbligo della corale partecipazione di tutti gli attori; Luca Iseppi docente a Udine ha presentato il piano di lavoro e gli obiettivi scientifici. Presenti Stefano Zannier assessore regionale all’agricoltura, Roberto Marcolin del consorzio doc FVG e presidente della doc Friuli Aquileia. E’ seguito il convegno "Innovare in vigna”, incentrato sulle buone pratiche fra cambiamenti climatici, stress viticoli per carenza d’acqua, macchinari innovativi, vita ed età della vite e risposte certe alla necessità di eliminazione degli agro-fitofarmaci in vigna mantenendo alto la stessa qualità dei vini. Hanno partecipato i docenti Francesco Marangon, Paolo Sivilotti, Sandro Sillani dell’Università di Udine, oltre ai tecnici Giovanni Bigot, Demis Ermacora e Diletta Covre. Coinvolti tutti e 32 i comuni del Friuli Venezia Giulia associati alla Città del Vino.

Il presidente Angelo Radica punta sul coinvolgimento dei comuni in modo sinergico, fare rete per iniziative a sostegno della viticoltura di qualità nei vari comuni italiani associati. Aderiscono quasi 500 associati. I coordinatori regionali punto di riferimento per tutti i sindaci. i sindaci devono essere custodi e gestori dei distretti delle produzioni DO-IG in dialogo con le funzioni di ogni Regione.

L'assemblea ha significato il passaggio di testimone dalla città del vino di Duino Aurisina a Menfi, molto partecipata e ricca di spunti. Ampia la relazione del presidente Angelo Radica sulle attività in un anno di piena ripresa. Ha elogiato i comitati e coordinatori regionali, in primis quello del Friuli Venezia Giulia, il grande lavoro di chiarezza svolto dal predecessore Floriano Zambon e ha evidenziato l’importanza di aumentare le adesioni di comuni per fare sistema e avere peso, l’impegno fondamentale delle figure degli ambasciatori per portare progetti, i diversi incontri europei e nazionali con altre associazioni e enti pubblici del settore.

Significativi gli interventi del sindaco di Bosa e di Pantelleria improntati sull’importanza della identità territoriale e difesa della denominazione. In particolare Vincenzo Campo, sindaco di Pantelleria, ha illustrato e denunciato come il termine “Zibibbo” sia stato spolpato della sua identità, storia, cultura, origine inserendo la menzione “speciale e distintiva” nella Doc Sicilia, insieme a altri vini di qualità, ma nulla a che fare con l’identità di un vino che nasce da millenni sulle rocce vulcaniche e ossidane. Campo ha lanciato un appello all’associazione Città del Vino perché sostenga il territorio pantesco e la difesa della Doc Zibibbo e Pantelleria, nota e apprezzata in tutto il mondo. Con l’estensione a tutta l’isola grande siciliana, tramite il disciplinare della Doc Sicilia, dell’utilizzo del vitigno Zibibbo, si andrà a svalutare la produzione isolana che rischia di diventare marginale, mettendo a rischio la viticoltura pantesca, tutelata dall’UNESCO, l’occupazione generale e l’economia delle cantine, quasi tutte a conduzione familiare con il rischio di abbandono dei giovani agricoltori.

Giampietro Comolli, esperto di costituzione e leggi sui consorzi di tutela, portando i saluti alla assemblea del presidente e Cda del Cervim e del presidente onorario Mario Fregoni dell’OIV, sollecitato ad intervenire, ha proposto che una priorità del 2023 dell’associazione sia una proposta di legge che riporti la figura del Sindaco al tavolo decisionale e costituito delle DO-IG, non per motivi politici, ma perché i “cambiamenti e modelli” in atto richiedono la voce del responsabile della gestione del territorio in senso lato, cioè una presenza vincolante nelle Regioni e Province su difesa del suolo, ambiente, no spreco, no abusi. Comolli ha portato l’esempio della associazione Altamarca Trevigiana, quando dal 2004 al 2014 la sinergia fra 35 sindaci-città e 250 operatori del territorio compreso i Consorzi e Proloco e Gal, garantì una piattaforma unitaria fra produzione, enti pubblici e privati, imprese agricole e turistiche. Oggi una “ rete di distretto” è chiave vincente anche per occupazione e presenza attiva e lavorativa in quei territori difficili montani e di alta collina.

Il presidente Radica ha indirizzato un messaggio chiaro alla neo ministra del turismo Daniela Santanché con la richiesta di sostenere il settore enoturistico partendo dai dati e dalle considerazioni dell’osservatorio sul turismo del vino delle Città del Vino, un bagaglio esistente da 20 anni. Altro messaggio al ministro agricoltura e sovranità alimentare Francesco Lollobrigida in cui si chiede di far tornare i sindaci protagonisti delle scelte strategiche sulle denominazioni di origine, non in chiave di richieste di nuove Doc, quanto piuttosto a tutela delle Denominazioni stesse. Chiediamo al Governo Meloni di dare più valore ai tavoli ministeriali permanenti sul tema univoco agro-eno-alimentare-turistico-ambientale coinvolgendo tutti gli attori del Patto di Spello, per una crescita economica virtuosa a vantaggio dei territori rurali”. Radica, in chiusura di convention difronte a 130 sindaci, ha sottolineato come oggi il ruolo di ogni Sindaco sia centrale anche per il mondo viti-vinicolo in quanto responsabile nella gestione delle problematiche ambientali ed energetiche del territorio. Favorire l’uso di energie alternative, il rispetto suolo, il fattore idrico, i servizi alle imprese, l’occupazione, la protezione civile, la polizia rurale…sono tutte attività che vedono legami con le imprese agricole, difesa paesaggio, promozione produzioni enogastronomiche di qualità.

Il vitigno Zibibbo sull’isola di Pantelleria secondo alcuni autori, risale alla dominazione Araba (835 d.c.) tratto dal Capo Zebib in Africa dal quale discenderebbe il nome. Altro possibile etimo è la parola araba “Zaibib” che significa “uva essiccata”. I vini a denominazione d'origine di quest'isola sono merito di una agricoltura ancora eroica: basta considerare che, nelle suddette terrazze delimitate dai muretti in pietra lavica, le pratiche di coltivazione sono ancora tutte manuali. E' la stessa tipologia umana del contadino pantesco che va considerata come una razza in via di prossima scomparsa. E, dunque, come una specie da proteggere: e ciò per il suo legame indissolubile con le secolari tradizioni vitivinicole pantesche. 

Gli strumenti a cui si deve la sopravvivenza della coltivazione del vigneto ad alberello sono costituiti certamente e quasi solamente dalla zappa. Ma anche l’aratro trainato dal caratteristico asino pantesco (anch’esso minacciato di estinzione) idoneo a scalare le impervie pendenze di quest’isola scoscesa. Quanto agli artefatti, in nessun altro luogo al mondo si possono rinvenire altrettanti inconfondibili vigneti a terrazzamenti, ognuno dei quali è delimitato da muretti a secco di pietra lavica: chi si peritasse di misurarli, scoprirebbe che nell’insieme si estendono per oltre 7.000 chilometri! 

Del pari unici ed inimitabili sono gli innumerevoli “giardini arabi” (costruzioni circolari scoperchiate, per dare rifugio anche ad una sola pianta di agrume) spesso incastonati negli stessi vigneti e diffusi in tutte le contrade dell’isola. L'orografia per la maggior parte collinare dell'areale di produzione e l'esposizione favorevole dei vigneti, concorrono a determinare un ambiente adeguatamente ventilato, luminoso e con un suolo naturalmente sgrondante delle acque reflue, particolarmente vocato alla coltivazione della vite. Anche il clima dell'areale di produzione, caratterizzato dalla temperatura costantemente al di sopra dello zero termico anche nel periodo invernale; periodi caldo asciutti per almeno 5 mesi all'anno (maggio settembre) con concentrazione delle piogge nei mesi autunnali ed invernali sono tutte caratteristiche che si confanno ad una viticoltura di qualità.

La pratica agricola della coltivazione della vite ad alberello di Pantelleria è stata dichiarata dall’Unesco Patrimonio Mondiale dell’Umanità che ha riconosciuto come questo elemento, oltre a svolgere una significativa funzione economica, essendo le uve ricavate da questi vigneti materia prima per la vinificazione del pregiato Zibibbo di Pantelleria, assolva ad una importante funzione sociale, essendo un elemento identitario che rappresenta la cultura e la storia degli isolani.

sabato 26 novembre 2022

Roma Festival Barocco, alla Basilica di San Lorenzo in Lucina in scena il raro Mattutino de' morti per soli, coro e orchestra di Davide Perez

Sarà di scena venerdì 2 dicembre alle ore 21,00 presso la Basilica di San Lorenzo in Lucina, il raro Mattutino de’ morti di Davide Perez per soli, coro e orchestra. Il concerto nell'ambito del Roma Festival Barocco. 




Un evento da non perdere quello in programma venerdì 2 dicembre presso quel gioiello che è la Basilica di San Lorenzo in Lucina. Il concerto nell'ambito del Roma Festival Barocco, alla sua XV edizione, prevede la messa in scena del raro Mattutino de’ morti di Davide Perez per soli, coro e orchestra. Protagonisti della serata l'Orchestra Nazionale Barocca dei Conservatori Italiani, il Coro Città di Roma e Claudio Astronio, maestro concertatore e direttore.

Compositore d’opere e di musica sacra, Davide Perez (1711-1778) è ricordato in particolare per l’attività svolta per oltre un ventennio alla corte portoghese dove trovò fortuna e considerazione con il merito di portare sulle scene di Lisbona la fastosità degli spettacoli napoletani, associando alle meraviglie scenografiche quelle canore ricorrendo, a tale scopo, alle migliori voci a quel tempo disponibili. 

Il Mattutino de’ Morti, opera di produzione sacra, assume particolare rilievo. Questo Requiem composto nel 1770 per un organico di cinque cantanti solisti, coro e orchestra, fu scritto per il santuario di Nostra Signora del Capo in omaggio ai pellegrini e ai musicisti defunti e che divenne a ragione molto rapidamente un’istituzione – era eseguito ogni anno in onore di Santa Cecilia – e la quantità di edizioni a stampa diffuse in tutta Europa testimonia della fama che si era guadagnato. 

A Lisbona, dove visse dal 1752 sino alla sua morte, il suo terzo Mattutino de’ morti (1770) continuò a essere eseguito nel secolo XIX ed ebbe illustri ammiratori. Naturalmente questa musica ha caratteri del tutto diversi da quelli di un oratorio o di un’opera teatrale e si rivela ricca di sorprese, oltre che solenne e commovente. Con il Mattutino de’ morti Perez riversa il sontuoso linguaggio musicale del teatro barocco nella musica sacra. Il risultato come potrete ascoltare è un’opera di grande fascino, commovente e solenne quanto raramente eseguita. Grande musica, assolutamente da conoscere.

Mattutino de' morti

Maddalena De Biasi, soprano I

Marta Pacifici, soprano II

Antonia Salzano, alto

Valerio Ilardo, tenore

Maurizio Muscolino, basso I

Antonino Arcilesi, basso II

Orchestra Nazionale Barocca dei Conservatori Italiani

Coro Città di Roma – Mauro Marchetti, maestro del coro

Claudio Astronio, maestro concertatore e direttore

L’Orchestra Barocca dei Conservatori Italiani i affronta repertori che spaziano dalla musica profana a quella sacra del barocco europeo di grandi autori come di alcuni compositori meno noti, con rare se non prime esecuzioni con un costante riscontro di pubblico. Dalla sua costituzione prosegue con successo la sua attività concertistica, invitata a festival e stagioni musicali come il Festival dei Due Mondi, i Pomeriggi musicali di Milano, il Festival Barocco di Roma, tra gli altri, ed è stata guidata da direttori di grande prestigio tra i quali Enrico Onofri, Rinaldo Alessandrini, Enrico Gatti, e Toni Florio. L’Orchestra Nazionale Barocca dei Conservatori è un progetto sostenuto dal Ministero dell’Università e Ricerca, Segretariato generale.

Il Coro Città di Roma, Nato nel 1979, il Coro Città di Roma ha svolto nel corso della sua lunga storia un’intensa attività artistica, partecipando ad innumerevoli concerti e festival in ambito nazionale ed internazionale. Tra i tanti, il concerto di apertura del Giubileo nel 2000; quello in Campidoglio per l’apertura della prima “Notte Bianca” nel 2004 con il M° Morricone – con il quale il Coro ha poi collaborato a lungo per concerti, tournée ed incisioni di colonne sonore; il Concerto di Natale del Comune di Roma con Monserrat Caballè nel 2008; quello di chiusura del 36° Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano nel 2011; il festival Nuit des Choeurs a Villers-la-Ville (Belgio); la Messa degli Sportivi del CONI in San Pietro in Vaticano nel 2015 e 2016; il festival MITO SettembreMusica a Milano e Torino nel 2016, il MusArt Festival nel 2017 a Firenze, dove ha eseguito i “Carmina Burana” con l’Orchestra della Toscana, sotto la direzione del M° Daniele Rustioni, lo spettacolo “William’s Stars’ al Globe Theatre di Roma . Ha partecipato inoltre alle più importanti competizioni del settore, aggiudicandosi numerosi premi: Concorso Nazionale Guido d’Arezzo (1° nel 1997; premio Feniarco nel 2002; 1° e premio Feniarco nel 2004; 1° nel 2009; 2° Cori Misti e 2° Voci Pari nel 2018); Concorso Internazionale Guido d’Arezzo (1° Musica Rinascimentale nel 2004; 2° Gruppi Vocali e Miglior Direttore nel 2009); Concorso Internazionale di Maribor, Slovenia (3° nel 2004); Concorso Internazionale di Varna, Bulgaria (1° Cori Misti, 1° Gruppi Vocali, 1° Brano d’obbligo, Miglior Direttore e Gran Premio Città di Varna nel 2010; 2° Gruppi Vocali e 3° Cori Misti nel 2017); Gran Premio Europeo di Canto Corale, Tolosa, Spagna (finalista nel 2011 e 2° ex aequo); Concorso Internazionale Città di Matera (1° nel 2015). Ha inciso numerosi CD e colonne sonore, tra cui Ventesimo (1999), Il Papa buono (2003), Musashi (2005), Novecænto (2006), Dalvivo (2009), Dedicantum (2015), la Missa Salvatoris Mundi di C. Cortellini per Tactus (2016), InCantus (2018). Il Coro Città di Roma è diretto dal M° Mauro Marchetti dal 1992.

Mauro Marchetti è nato a Roma. Ha fatto parte del Coro di voci bianche dell’ARCUM, partecipando in qualità di solista ad opere liriche presso la Piccola Scala di Milano, il Teatro Comunale di Treviso, l’Accademia Nazionale di S. Cecilia, il Teatro dell’Opera di Roma, sotto la direzione di Bernstein, Sawallisch, Sinopoli, Pretre. Diplomato in arpa, si è esibito come solista e in gruppi da camera, in collaborazione con l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, il teatro dell’Opera di Roma, l’Istituzione Sinfonica Abruzzese. Come direttore di coro, si è formato sotto la guida dei maestri Paolo Lucci, Gerhard Schmidt-Gaden, Peter Neumann, Gary Graden, Stojan Kuret. Dal 1992 è direttore del Coro Città di Roma. Ha fondato e diretto diversi cori, tra i quali: il Coro XXIV Liceo Sperimentale dal 1983 al 1987 (primo coro liceale in Italia), il Coro di Voci Bianche Musica per Roma dal 2000 al 2002, il Laboratorio Voci Bianche dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia (primo direttore dalla fondazione del coro) dal 2003 al 2005, il Modus Ensemble dal 2013. È stato membro della commissione artistica della Feniarco, ha partecipato a numerosi festival e concorsi in Italia e in Europa, ed è spesso invitato come giurato in concorsi corali nazionali ed internazionali. Conduce inoltre regolarmente masterclass sulla direzione di coro. Ha ottenuto riconoscimenti in concorsi corali regionali, nazionali e internazionali (Varna, Gorizia, Arezzo, Maribor, Roma, Vallecorsa, Rieti), ha vinto il premio “Mariele Ventre” come Miglior Direttore al 57° Concorso Internazionale Guido d’Arezzo e il Premio come Miglior Direttore al 32° Concorso Internazionale di Varna (Bulgaria). Attualmente è docente di Direzione di Coro nel dipartimento di Didattica della musica al conservatorio “C. Pollini” di Padova. Ha al suo attivo circa 20 CD ed è Direttore Artistico dell’etichetta discografica Armel Music-CNI.

Musicista poliedrico, Claudio Astronio affianca l’attività di solista all’organo ed al clavicembalo a quella di direttore d’orchestra e dirige il gruppo “Harmonices Mundi” con strumenti originali. E’ stato solista invitato e direttore di varie orchestre internazionali tra le quali Mahler Chamber Orchestra, Moskow Symphonic e tiene concerti e recitals in prestigiose sale e festivals tra Europa, Canada, USA, Sudamerica e Giappone.

Ha collaborato con artisti come Emma Kirkby, Gustav Leonhardt, Gemma Bertagnolli, Susanne Rydèn, Yuri Bashmet. Ha inciso per l’etichetta “Stradivarius” ed attualmente incide per “Brilliant Classics”: i suoi oltre 50 Cds sono stati insigniti da numerosi premi ( Diapason d’Or, Choc Le monde de la Musique, Fanfare, Amadeus 3 dischi del mese) presso le più importanti riviste specializzate italiane ed estere come Gramophone, Musica, CD Classica, Amadeus, Classic Voice, Alte Musik Aktuell, Diapason, Repertoire, El Paìs, Ritmo, Diverdi, Goldberg, Le Monde de la musique, Continuo e Fanfare (USA).

Ha tenuto masterclasses e corsi in vari Conservatori e Università italiane ed estere tra le quali Oberlin College (Ohio), Conservatorio di Tokyo, Universidad de Mexico, ed è stato docente invitato presso la Sibelius Academy Helsinki ed il Royal College of Music di Londra.

venerdì 25 novembre 2022

Mostre in mostra, al Palazzo delle Esposizioni Mario Merz. Balla, Carrà, de Chirico, de Pisis, Morandi, Savinio, Severini. Roma 1978

Il Palazzo delle Esposizioni presenta dal 29 novembre 2022 al 26 febbraio 2023, Mario Merz. Balla, Carrà, de Chirico, de Pisis, Morandi, Savinio, Severini. Roma 1978, un progetto espositivo promosso da Roma Culture e Azienda Speciale Palaexpo, a cura di Daniela Lancioni. 




L’esposizione fa parte del ciclo Mostre in mostra con il quale il Palazzo delle Esposizioni propone la ricostruzione di alcune tra le più significative vicende espositive che hanno caratterizzato il panorama artistico a Roma a partire dal secondo Novecento.

Per questa seconda edizione viene riproposta la mostra “Mario Merz. Balla, Carrà, de Chirico, de Pisis, Morandi, Savinio, Severini” inaugurata alla storica Galleria dell’Oca di Roma il 15 marzo del 1978, e frutto della collaborazione tra Luisa Laureati Briganti, fondatrice della galleria, e i galleristi Luciano Pistoi e Gian Enzo Sperone.

Da annoverare tra le pietre miliari nella storia delle esposizioni contemporanee, la mostra colpisce per l’accostamento, all’epoca del tutto inusuale, tra i lavori di Mario Merz figura di spicco dell’Arte Povera, e i principali pittori italiani del Novecento. 

La riproponiamo oggi proprio in virtù del fatto che questa esposizione è riuscita ad abbattere barriere stilistiche, cronologiche e persino ideologiche, facendo convivere un acclamato interprete di quelle Neoavanguardie che in nome di un rapporto autentico con il mondo avevano rinunciato alla pittura, con i più celebri tra gli artisti che il mondo lo avevano riversato nei loro quadri rendendo incandescente la pittura italiana della prima metà del XX secolo. 

Il connubio venne celebrato in assenza totale di attriti o di contrastanti prese di posizione. A congegnarlo furono tre galleristi, che possono considerarsi a tutti gli effetti dei curatori, e un artista, Mario Merz, eccezionalmente aperto verso gli altri. Il fil rouge che portarono alla luce con “naturalezza” è quello della storia dell’arte e della qualità delle opere, espressione matura di un processo di contaminazione tra arte concettuale e tradizione della pittura al quale concorsero più voci.

Riproporre oggi questa mostra permetterà di ragionare su alcuni snodi della cultura recente, sullo sbiadire, in particolare, di alcune rigide “compartimentazioni” che segnarono gli anni Settanta e sul fenomeno definito, in maniera inadeguata, del “ritorno alla pittura”. 

Rispetto all’attualità, il felice e all’epoca inusuale accostamento può essere interpretato come una delle espressioni sorgive della liberatoria, quanto complessa, fluidità che segna il tempo presente.

Le tre opere di Mario Merz esposte nel 1978 alla Galleria dell’Oca sono in mostra al Palazzo delle Esposizioni e a queste ne è stata aggiunta una che venne presentata contemporaneamente nella sede romana della galleria di Gian Enzo Sperone. Nel loro insieme questi lavori, rilevanti al punto da essere conservati ora nei musei o presso importanti collezioni internazionali, rappresentano una sintesi altamente significativa dei tratti essenziali del lavoro dell’artista e dei materiali e dei temi che con maggiore frequenza appaiono nella sua opera: i neon, i numeri di Fibonacci, l’igloo, la cera, l’animale tassidermizzato, le fascine e le immagini dipinte su tele non intelaiate. 

Nella mostra dell’Oca, Giacomo Balla, Carlo Carrà, Giorgio de Chirico, Filippo de Pisis, Giorgio Morandi, Alberto Savinio e Gino Severini furono tutti rappresentati con opere realizzate nell’arco dei loro anni più felicemente prolifici, alcune provenienti da leggendarie collezioni – come quella di Léonce Rosenberg dalla cui collezione proviene Chevaux se cabrant di de Chirico – o appartenute a importanti storici dell’arte come Vele nel porto di Carrà tutt’oggi nella Fondazione Roberto Longhi di Firenze. Al Palazzo delle Esposizioni sono esposte molte di quelle stesse opere, mentre per i dipinti di cui non è stato possibile rintracciare l’attuale collocazione si è scelto di sostituirli con altri affini per qualità e datazione.

Come nella prima edizione, i criteri adottati per la ricostruzione della mostra comportano al tempo stesso un approccio filologico e un certo grado di approssimazione. Il primo sta a fondamento dell’iniziativa e permette di ricostruire le circostanze e l’entità della mostra originaria. L’approssimazione, invece, è quella nella quale il progetto si distende affinché la mostra attuale abbia una sua completezza e sia godibile. Nelle parole della curatrice: “si tratta, pur sempre, di un segmento di ricerca da consegnare ad altri studiosi con la speranza che lo possano completare e arricchire”.

I principali documenti, provenienti dall’archivio di Luisa Laureati Briganti, su cui si è basata la ricostruzione della mostra saranno “consultabili” al Palazzo delle Esposizioni. 

La mostra è accompagnata da un catalogo edito dall’Azienda Speciale Palaexpo, pubblicato con un ampio apparato iconografico, con i contributi, oltre che della curatrice, di Paola Bonani e di Francesco Guzzetti e completato dalla cronologia, redatta da Giulia Lotti, sull’intera attività della Galleria dell’Oca, dall’anno della sua fondazione nel 1965 sino alla chiusura nel 2008.

Inoltre alcuni fattori mettono in dialogo questa mostra con quella di Pier Paolo Pasolini allestita contemporaneamente al Palazzo delle Esposizioni e ai relativi rimandi che interessano le altre sedi dell’Azienda Speciale Palaexpo. La presenza di due tra i pittori maggiormente amati dal poeta, Filippo de Pisis e Giorgio Morandi, e il fatto che Pasolini fu tra coloro che resero l’Oca uno dei luoghi effervescenti della mitica stagione romana, quando straordinari artisti, scrittori, musicisti, registi, giornalisti e galleristi condividevano il proprio tempo con quotidiana assiduità, creando nei luoghi da loro abitati una qualità di vita che ebbe del prodigioso. A confermare la presenza di Pasolini all’Oca, una serie di fotografie scattate all’inaugurazione di una mostra di Gastone Novelli del 1967, anch’essi esposti in omaggio al poeta, accanto al materiale documentario relativo alla mostra.  

La mostra Mario Merz. Balla, Carrà, de Chirico, de Pisis, Morandi, Savinio, Severini. Roma 1978 si inserisce in un più ampio progetto portato avanti dall’Azienda Speciale Palaexpo, quello di studiare e valorizzare l’arte contemporanea attraverso le mostre che si sono tenute a Roma. Rientra in questo programma il database Mostre a Roma 1970-1989 liberamente consultabile nel sito del Palazzo delle Esposizioni – progressivamente implementato con la preziosa collaborazione della Fondazione la Quadriennale di Roma e con i materiali messi generosamente a disposizione da numerosi archivi privati – che permette di accedere ai dati e ai materiali relativi alle mostre – allestite nelle gallerie, negli spazi pubblici o “alternativi” – che si sono tenute a Roma nel corso degli anni Settanta e Ottanta.

Anniversari, 150 anni fa nasceva il riferimento nazionale per la ricerca enologica

 La ricerca del CREA compie 150 anni. Nasceva ad Asti nel 1872 il riferimento nazionale per la ricerca enologica.




Un anniversario da celebrare per la ricerca italiana nel campo della vitivinicoltura. Nel 1872 fu infatti istituita con Decreto Regio da Vittorio Emanuele II, la Regia Stazione Enologica di Asti, in seguito poi chiamato, nel 1967, Istituto Sperimentale per l’enologia e nel 2008 Centro di Ricerca per l’Enologia. Attraverso gli anni anni l'Istituto, ha contribuito alla nascita e al progresso dell’enologia italiana e non solo, affrontando problemi e sfide del mondo del vino, un settore moderno e dinamico, ma con radici ben salde nella tradizione. Dal 2017, è entrato poi a far parte del CREA come Centro di Ricerca Viticoltura ed Enologia. 

Nel 1967, in seguito alla riforma delle stazioni sperimentali del Ministero dell’Agricoltura, la Stazione, divenuta Istituto Sperimentale per l’Enologia, ha incluso gli uffici della direzione, la cantina sperimentale dotata di moderne attrezzature per la microvinificazione delle uve, l’Ispettorato Repressione Frodi e il Servizio Revisione Analisi, nonché nuovi laboratori di chimica, tecnologia, microbiologia enologica, biologia molecolare e analisi sensoriale.

Nata con una forte vocazione per l’enologia, la Regia Stazione ha sin dagli albori implementato un’intensa attività legata anche alla viticoltura, essendo dotata di un campo sperimentale di 8.000 m2, con circa duecento varietà di viti. Durante la famigerata crisi della fillossera , nella seconda metà dell’800, sono state distribuite quasi 200.000 talee ai viticoltori bisognosi. Da ricordare, infine, la creazione del cosiddetto “metodo Martinotti”, il processo di spumantizzazione in autoclave (grandi vasche resistenti alle pressioni) che riduce tempi e costi di produzione, senza pregiudicare la qualità del prodotto.

Come ben ci spiega Carlo Gaudio, Presidente del CREA, in apertura dell’anniversario della nascita del centro di Ricerca CREA Viticoltura ed Enologia (CREA VE), il Centro Viticoltura ed Enologia rappresenta l’eredità scientifica della Regia Stazione Enologica Sperimentale di Asti, istituita da Re Vittorio Emanuele II nel 1872. L’evoluzione delle sue ricerche rispecchia quella stessa del vino italiano. 

I recenti studi sugli aromi del vino e delle uve permettono di individuare le relazioni tra composizione chimica e caratteristiche olfattive, di stabilire l’effetto delle cultivar nonché delle pratiche agronomiche ed enologiche sulla composizione aromatica dei vini, di sviluppare nuovi metodi analitici orientati al riconoscimento varietale, dell’origine geografica o finalizzati alla individuazione di sofisticazioni in campo enologico. 

Il CREA guarda anche al futuro, verso ambiti di grande attualità: dalla conservabilità alle innovazioni di cantina, dalla tipicità e salubrità alla sostenibilità, mirando ad un’economia circolare, con il recupero e la valorizzazione degli scarti di lavorazione. Insomma il CREA si afferma a pieno diritto, un punto di riferimento per la ricerca in enologia e viticoltura. Proprio oggi, 25 novembre, si terrà ad Asti, un evento dedicato, con la partecipazione, tra gli altri, di Maurizio Rasero, Sindaco di Asti e Presidente della Provincia di Asti e Marco Protopapa, Assessore all’agricoltura, cibo, caccia e pesca Regione Piemonte. A fare gli onori di casa, oltre a Riccardo Velasco, direttore del CREA Viticoltura ed Enologia, anche Stefano Vaccari, direttore generale CREA.

Ma guardiamo ai principali risultati. Le attività svolte all’interno della Stazione di Asti si sono diversificate sempre più nel corso dei 150 anni, accompagnando la crescita di una filiera, oggi leader indiscussa nel mondo, che simboleggia l’eccellenza del made in Italy, la ricchezza dei suoi territori vinicoli e l’unicità del nostro patrimonio enogastronomico. Davvero a 360° gli studi condotti: dall’influenza degli agenti atmosferici sulla maturazione dell’uva alla composizione chimico-fisica (in particolare il contenuto di polifenoli), dall’applicazione della chimica analitica in enologia all’impiego dei fertilizzanti, fino all’analisi chimica e sensoriale di uve, mosti e vini per il raggiungimento di elevati standard qualitativi. Da sottolineare, inoltre: Il miglioramento delle tecniche di vinificazione, incluso l’impiego di coadiuvanti ed additivi enologici, la caratterizzazione e selezione di ceppi microbici ad uso enologico, l’analisi dei terreni, i sistemi di coltivazione della vite e le sue malattie, la certificazione, la prevenzione e il controllo delle frodi e la valorizzazione dei vitigni autoctoni.

Il Direttore del CREA Viticoltura ed Enologia Riccardo Velasco, ha affermato che l'attività di ricerca è orientata a migliorare la gestione del processo di vinificazione, anche attraverso l’enologia di precisione, ottimizzando l’impiego delle risorse  in un’ottica di sostenibilità economica, per  mettere a disposizione delle cantine strumenti flessibili in grado di affrontare le complesse sfide imposte dal mercato, dalla società e dai cambiamenti climatici. In particolare, il monitoraggio con i sensori delle condizioni ambientali e del ciclo di vinificazione e conservazione; la stabilizzazione tartarica e proteica dei vini per sopportare trasferimenti su grandi distanze e in condizioni ambientali non favorevoli; l’impiego delle membrane, per abbassare il pH dei vini e ridurre il tenore alcolico, in crescita a causa dei mutamenti climatici. Infine, alcuni procedimenti fisici, come gli ultrasuoni, i campi elettrici pulsati e le alte pressioni, utilizzati inizialmente per l’estrazione della componente polifenolica, ma oggi anche per il controllo microbiologico di uve e mosti, finalizzato a ridurre l’impiego dell’anidride solforosa in alcuni processi produttivi.

giovedì 17 novembre 2022

Roma Arte in Nuvola, al via la seconda edizione della fiera d'arte moderna e contemporanea

Dopo lo straordinario successo della prima edizione, chiusa con oltre 30.000 visitatori e con grande apprezzamento di pubblico, torna nella Capitale “Roma Arte in Nuvola”, la grande fiera internazionale di arte moderna e contemporanea in programma dal 17 al 20 novembre 2022 presso la suggestiva cornice della Nuvola di Fuksas. 




La nuova edizione, nel segno di una proposta espositiva integrata di qualità sempre crescente nonché dalla forte impronta divulgativa. Con oltre 140 gallerie italiane ed internazionali partecipanti - tra cui molte nuove - e grazie ad una proposta innovativa e dinamica, Roma Arte in Nuvola 2022 consolida il proprio ruolo di punto di riferimento del collezionismo italiano del Centro e del Sud Italia, andando a valorizzarne l’alto potenziale e, al contempo, colma una mancanza decennale di simili iniziative nella Capitale ponendosi come veicolo sinergico di incontro tra arte moderna e contemporanea ed intercettando le esigenze di una vivace scena artistica romana emersa negli ultimi anni. Un’offerta artistica poliedrica in grado di dar voce a tutte le discipline - dalla pittura alle installazioni, dalla scultura alle performance, dalla video arte alla digital art fino alla street art – e di intercettare la migliore proposta espositiva dell’intero panorama nazionale.

Oltre all’alto livello qualitativo delle gallerie espositrici italiane ed internazionali, punto di forza del progetto fieristico – ideato e diretto da Alessandro Nicosia, organizzatodalla società C.O.R Creare Organizzare Realizzare, con la direzione artistica di Adriana Polveroni con la collaborazione di Valentina Ciarallo - è il ricco programma di progetti speciali, performance e talk volto ad intercettare non solo specialisti ed addetti ai lavori ma anche un pubblico più ampio di giovani e semplici appassionati. Una grande festa dell’arte, partecipata ed inclusiva, in grado di offrire un’esperienza artistico-culturale emozionante e condivisa, all’interno di uno scenario d’eccezione, quale La Nuvola di Fuksas.

Il suggestivo spazio, di oltre 14.000 metri quadri, ospiterà l’arte moderna al General Floor (piano terra) mentre il contemporaneo al Forum (primo livello), creando un dialogo che rappresenta una straordinaria offerta di proposta integrata fra le diverse espressioni artistiche. A sottolineare la vocazione internazionale della manifestazione, l’edizione di quest’anno ha scelto di ospitare l’Ucraina come Paese straniero con la forte volontà di esprimere una posizione chiara a favore dei valori di scambio, inclusione e convivenza pacifica tra i popoli. 

Per l’occasione, viene presentato il progetto “SI VIS PACEM”, curato da Yevhen Bereznitsky, Direttore della Bereznitsky Art Foundation, dedicato all’arte ucraina della seconda metà del XX secolo, a quella contemporanea dell'Ucraina indipendente ed alle opere create come diretta reazione all'aggressione militare russa. Il padiglione presenta, dunque, le opere di Vasyl Yarych, Yuri Smirnov, Viktor Kravtsov per descrivere l'Ucraina pacifica, nonché le tele di Viktor Sydorenko, Yuri Sivirin, Vladislav Mamsikov con le riflessioni sulla guerra.

Gli ampi spazi della Nuvola costituiranno il palcoscenico di oltre 15 progetti speciali, a cominciare da due grandi mostre che, per qualità ed originalità della proposta artistica, occupano un ruolo di primo piano nell’ambito della manifestazione. Dalla connessione sinergica fra territorio ed arte nasce “I grandi capolavori dell’Eur. Una apparizione di valori”, mostra dedicata alle opere d’arte di proprietà di Eur S.p.A., per la prima volta riunite insieme al di fuori del loro usuale contesto. L’esposizione, promossa da Eur S.p.A. in collaborazione con C.O.R. è volta a valorizzare importanti capolavori realizzati da artisti, designer e progettisti custoditi in alcuni luoghi-simbolo del quartiere.

Inoltre, sarà presentata una importante mostra con oltre 30 opere di Piero Dorazio, uno dei massimi esponenti dell’astrattismo europeo. L’esposizione, ospitata al General Floor della Nuvola sarà organizzata con la collaborazione di Tornabuoni Arte. Sulla scia del grande apprezzamento manifestato dal pubblico durante lo scorso anno, torna il programma dei Talk a cura di Adriana Polveroni, ospitati al piano N3 della Nuvola dove si confronteranno voci diverse, alcune italiane e straniere, tra artisti, curatori, collezionisti e direttori di museo. Quattro i premi che saranno assegnati nell’ambito della fiera (“The Best”, “Rock”, “Young” e “Absolute Modern”) a testimonianza della grande attenzione che la fiera riserva nei confronti della cura e dell’originalità con cui le gallerie allestiscono i propri stand, riconoscendone la professionalità e la capacità di reinventare la propria proposta. Un’ulteriore dimostrazione dell’alto riconoscimento che Roma Arte in Nuvola manifesta nei confronti delle gallerie, da sempre i primi interlocutori di una fiera.


La Nuvola

17 novembre – 20 novembre 2022

Orari

17 novembre

Dalle ore 15.00 alle ore 20.30

18 – 20 novembre

dalle ore 10.30 alle ore 20.30

Ricerca, il ruolo della genetica per un nuovo modello di viticoltura

Guardare e sostenere con coraggio alla genetica applicata alla viticoltura. Alleanza lancia l'appello per un nuovo modello da applicare al settore. Il 19 novembre a Mezzacorona un convegno metterà in luce gli strumenti messi in campo dalla ricerca genetica ma anche gli ostacoli normativi e le tempistiche.




Le sfide imposte dal cambiamento climatico in atto e dagli orientamenti della politica europea in materia ambientale impongono una riflessione per promuovere, anche rispetto al ruolo della ricerca genetica nel settore vitivinicolo, un approccio innovativo e strategico. 

I produttori sono già impegnati a mitigare l'impatto dei cambiamenti climatici e preservare l'ambiente ma serve un rapido cambio di passo e scelte politiche coraggiose che consentano di avviare programmi di ricerca e di sperimentazione in campo delle tecnologie di evoluzione assistita, come genome editing e cisgenesi.

Sono temi strategici per il futuro della viticoltura e occorre sollecitare il dibattito a tutti i livelli anche considerando gli obiettivi indicati dal Green Deal, dalla strategia Farm to Fork e da ultimo dalla proposta di regolamento sull’uso sostenibile dei fitofarmaci. La Commissione Ue chiede ai produttori di ridurre l’impiego dei fitofarmaci ma gli obiettivi indicati sono di fatto non realizzabili, perché, oltre ad un calendario adeguato per raggiungere i nuovi e ambiziosi traguardi, non è possibile percorrere questa strada senza strumenti innovativi e alternativi così come è indispensabile una ricerca scientifica mirata e la possibilità di sperimentare le nuove tecnologie in campo.

Così Luca Rigotti, Coordinatore del settore vino di Alleanza Cooperative, in vista del convegno dal titolo “Il ruolo dell’innovazione genetica per un nuovo modello di viticoltura: strumenti, ostacoli e tempistiche” che si terrà presso il Gruppo Mezzacorona il prossimo 19 novembre (l’evento potrà essere seguito anche in diretta sulla pagina facebook https://www.facebook.com/alleanzacooperative.it

Durante il convegno – organizzato dal settore vitivinicolo di Alleanza Cooperative Agroalimentari e da UGIVI, l’Unione dei Giuristi della Vite e del Vino – saranno discussi, sotto il profilo politico, tecnico e giuridico, i due spazi di lavoro considerati strategici per migliorare il patrimonio genetico della vite: il primo è relativo all’ottenimento delle nuove varietà resistenti/tolleranti alle principali malattie della vite, un ambito già concretamente applicabile per la produzione dei vini Igp ma che potrà essere promosso anche per i vini Dop, nonché la possibilità di poter andare avanti anche sul fronte delle tecnologie genetiche.

Programma

Il ruolo dell’innovazione genetica per un nuovo modello di viticoltura: strumenti, ostacoli e tempistiche 

Saluti introduttivi

Luca Rigotti | Coordinatore settore Vitivinicolo Alleanza Cooperative Italiane-Agroalimentari

Carlo Piccinini | Presidente Alleanza Cooperative Italiane-Agroalimentari

Stefano Dindo | Presidente Unione Giuristi della Vite e del Vino (UGIVI)

Giulia Zanotelli | Assessore all’agricoltura, foreste, caccia e pesca della Provincia autonoma di Trento

1^ sessione – Tavola Rotonda

Il ruolo ed il potenziale contributo delle varietà resistenti

Paolo De Castro | Commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale Parlamento Europeo (videomessaggio)

Attilio Scienza | Presidente Comitato nazionale vini Dop e Igp

Riccardo Velasco | Direttore CREA Viticoltura Enologia

Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi | Presidente Federdoc

Riccardo Cotarella | Presidente Assoenologi

Marco Giuri | Foro di Firenze (UGIVI)

2 ^ sessione – Tavola Rotonda

Tecniche di evoluzione assistita (Tea): tema etico, scientifico o normativo?

Herbert Dorfmann | Commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale Parlamento Europeo

Giuseppe Blasi | Capo Dipartimento delle politiche europee e internazionali e dello sviluppo rurale (MiPAAF)

Stefano Vaccari | Direttore Generale CREA

Mario Pezzotti | Direttore Centro ricerca innovazione della Fondazione E. Mach

Sara Zenoni | Università degli Studi di Verona

Diego Saluzzo | Presidente Commissione UIA sul Diritto Agroalimentare, Foro di Torino (UGIVI)

mercoledì 16 novembre 2022

Vino in anfora, il ritorno dell'argilla da retaggio del passato a trend commerciale

Da passato remoto del vino a fenomeno di nicchia declinato al futuro. È l’anfora, antico contenitore del nettare di Bacco protagonista al Simei di Unione italiana vini.

Credits: Associazione culturale La terracotta e il vino



Si è svolto oggi il convegno “Vino e anfore: il ritorno all’argilla”, un focus che ne ha ripercorso la storia e ne ha indagato prospettive e sviluppi commerciali. La vinificazione in anfora è una tecnica che affonda radici lontane nel tempo. I contenitori di terracotta sono fra i più antichi vasi enologici utilizzati sia per la fermentazione che per la conservazione. Chi recupera oggi tecniche di vinificazione come quelle in anfora, sceglie di guardare al passato per dare una nuova interpretazione del futuro. Il futuro antico del vino in anfora porta con sé la riscoperta di sapori e profumi antichi.

Il ritorno della vinificazione in argilla è ormai un fenomeno commerciale ben consolidato. In Italia lo scorso mese di giugno, nella magnifica location della Certosa di Firenze, si è svolta la 4° edizione de “La Terracotta e il Vino 2022”, la più importante manifestazione al mondo dedicata ai vini in anfora. Espositori da tutto il mondo hanno preso parte a uno dei momenti più esclusivi di riflessione sul rapporto tra la terracotta e il vino mettendo a confronto esperienze e scelte stilistiche di produttori che hanno fatto della vinificazione in anfore di terracotta una consapevole pratica enologica.

La terracotta è un materiale naturale, mantiene intatte nel bicchiere le caratteristiche del vitigno, consentendo al vino di rimanere fedele al terroir. Per questo chi utilizza la terracotta, fa una scelta in termini di sostenibilità e benessere, facendo dell’anfora, in questo ritorno alla terra e agli elementi naturali, un prodotto “romantico”.

Al convegno sono intervenuti l’international editor del Gambero Rosso Lorenzo Ruggeri. I vini in anfora stanno vivendo un momento di forte sperimentazione, ha spiegato. Si tratta di un fenomeno dal futuro roseo, in particolare perché sfrutta una dinamica di comunicazione orizzontale che coinvolge da un lato i giovani produttori, molto interessati alla ricerca delle potenzialità di questa pratica di vinificazione, e dall’altro i giovani consumatori, che rispondono con interesse. 

Lo sviluppo dei contenitori in argilla si osserva bene anche in Paesi come il Portogallo, come ha sottolineato il produttore Paulo Amaral (José Maria da Fonseca – Vinhos SA). La produzione in anfora della Doc Alentejo è cresciuta tra il 2014 e il 2021 più di sette volte, con buone performance anche sul fronte export. 

L’anfora di fatto è stato non solo il primo contenitore, ma anche uno dei primi strumenti di marketing per il vino, con le incisioni che rappresentavano il commerciante e la forma che ne svelava la provenienza, ha fatto notare Attilio Scienza, docente universitario e tra i maggiori esperti mondiali di viticoltura. L’anfora rappresenta un ‘iconema’, l’immagine di un luogo o di un oggetto che si fissa nella memoria e che trasforma il paesaggio in monumentum attivando un processo di sinestesia: lo stimolo visivo dell’anfora viene associato alle sensazioni del vino e al desiderio di ripetere l’esperienza gustativa, facendola divenire un’espressione estetica

Un trait d’union con il territorio osservato anche dalla produttrice Elena Casadei, che da anni investe e sperimenta in questo campo. L’anfora rappresenta il ritorno alla terra dopo la lavorazione in cantina. Un contenitore che, come una cassa acustica, fa risuonare la qualità delle uve che ci mettiamo dentro. 

La varietà dall’uva è cruciale per determinare la qualità del prodotto – ha detto il capo redattore della casa editrice Meininger, Robert Joseph –, ma bisogna ricordare che, nonostante le evocazioni che l’argilla suscita, i vini in anfora non sono necessariamente biologici o sostenibili.

Concludendo il Master of Wine Gabriele Gorelli, ha sottolineato che il ritorno all’anfora rappresenta oggi una novità destinata a crescere ed affermarsi, anche se bisogna ricordare che, al di là del marketing, questa vinificazione non rappresenta in sé una garanzia di piacevolezza o di stile. I produttori dovranno trovare il modo di differenziare le loro etichette dandone un’interpretazione soggettiva e distintiva.

lunedì 14 novembre 2022

Vino e tutela, nuovo corso del Consorzio per valorizzare il marchio "Marsala" nel mondo

Un nuovo corso per il Consorzio per la Tutela del Vino Marsala. Tra gli obiettivi primari il riconoscimento erga-omnes, la tutela e valorizzazione dei territori vocati alla produzione di vino Marsala, e modifica del disciplinare di produzione, con l’inserimento della menzione unità geografica aggiuntiva “Sicilia”.




A sessant’anni dalla sua fondazione, il Consorzio per la Tutela del Vino Marsala rende noto il suo nuovo corso, con la partecipazione di 16 produttori, tra case vinicole e cooperative del territorio. Tra i primi obiettivi il riconoscimento erga-omnes, la tutela e valorizzazione dei territori vocati alla produzione di vino Marsala, oltre che del territorio stesso e l’importante modifica del disciplinare di produzione, con l’inserimento della menzione unità geografica aggiuntiva “Sicilia”, al fine di valorizzare ancora di più il marchio "Marsala" nel mondo.

Il percorso verso la tutela del vino Marsala inizia il 27 dicembre 1962 quando alcuni produttori locali che avevano a cuore il futuro e la qualità del vino tipico del territorio di Marsala, fondarono quello che rappresenta uno dei più antichi Consorzi di tutela d’Italia. La Denominazione di Origine Controllata fu poi riconosciuta nel 1969, rendendo così il Marsala tra i primi vini DOC d'Italia.

L’11 novembre 2022, in concomitanza della chiusura dell’annata agraria 2022, si è riunita a Marsala la nuova assemblea, al fine di approvare l’ingresso di nuovi soci, la modifica dello Statuto, l’elezione del consiglio di amministrazione e la nomina del Presidente. All’assemblea hanno partecipato e sottoscritto l’adesione le cantine: Pellegrino, Florio-Duca di Salaparuta, Lombardo, Intorcia, Curatolo Arini, Fici, Alagna Giuseppe, Martinez, Vinci, Frazzitta, Birgi, Paolini, Casale, Colomba Bianca, Europa, Petrosino.

Sono stati nominati il Presidente del Cda Benedetto Renda, unitamente ai due vicepresidenti Roberto Magnisi e Giuseppe Figlioli e ai Consiglieri Francesco Intorcia e Orazio Lombardo.

“Rinasce il Consorzio per la tutela del vino Marsala - sottolinea il neo Presidente del Consorzio Benedetto Renda - e unitamente al Consorzio rinasce la DOC Marsala, marchio che ha reso celebre la nostra città in tutto il mondo. Ciò è reso possibile grazie alla partecipazione di tutti i produttori, riuniti attraverso la forma consortile per collaborare e seguire regole comuni per la produzione del vino Marsala”.

Insomma a duecento e più anni dal fortunoso arrivo di Woodhouse in questa parte di Sicilia, il Marsala conserva ancora intatto il suo fascino, in perfetto equilibrio tra il ripetersi di una tradizione millenaria e l'evolversi delle tecniche di coltivazione e di produzione. Ancora oggi, questo vino liquoroso nasce coniugando la sapienza contadina delle antiche pratiche di vinificazione, conciatura ed invecchiamento in perpetuum, con l'adozione di tecnologie avanzate, le migliori possibili per conservare ed arricchire il grande patrimonio di aromi e profumi di questo territorio che merita di essere tutelato sempre di più. 

Cantine storiche d’Italia, un viaggio tra architettura ed enologia

Alla scoperta di 38 cantine italiane per conoscerne l’architettura, la storia e i vini. Il volume sarà presentato sabato 19 novembre alle ore 12.00 presso Cascina Cuccagna all'interno del palinsesto di BookCity Milano.




Il 18 novembre esce in libreria, edito da 24 ORE Cultura, “CANTINE STORICHE D’ITALIA. Un viaggio tra architettura ed enologia”, un volume illustrato di grande formato dedicato al racconto di una selezione di trentotto cantine storiche d’Italia.

Margherita Toffolon, architetto e giornalista, e Paolo Lauria, sommelier professionista, accompagnano il lettore in un appassionante viaggio attraverso l’architettura e la storia di alcune delle più antiche cantine d’Italia, per conoscerne i vini più rappresentativi e i loro luoghi di produzione e conservazione.

Un lungo lavoro di indagine che ha portato all’individuazione di oltre cinquecento antiche cantine fino alla selezione delle trentotto che meglio testimoniano il genius loci del loro territorio e che caratterizzano questo libro come un unicuum nel panorama dell’editoria italiana.

Il racconto di questi luoghi spesso segreti, datati tra il X e il XIX secolo, diventa l’occasione per omaggiare le abilità dei nostri antenati e per esaltare il savoir-faire italiano che, creando una perfetta armonia tra pietre e frutti, terroir e rapporto con il paesaggio, permette la realizzazione di vini d’eccellenza.

La storia di famiglie, ordini religiosi, produttori spesso sperimentatori o visionari e altre volte veri imprenditori, non solo legati al mondo del vino, è strettamente intrecciata a quella degli edifici che ne sono ancora oggi l’abitazione o la sede aziendale.

Vicende umane, tecniche di costruzione e viticultura si intrecciano così per dare vita a un itinerario alla scoperta di piccole e grandi cantine che contribuiscono a rendere il nostro territorio una fonte inesauribile di ricchezza e bellezza a livello internazionale.

Il volume, accanto al racconto di queste straordinarie realtà della produzione vinicola, è corredato da un ricco apparato di immagini che permette ai lettori di scoprire anche la bellezza architettonica di questi luoghi in cui storia, architettura ed enologia si fondono e trovano una perfetta sintesi.

Nel palinsesto di BookCity Milano, sabato 19 novembre alle ore 12.00 presso l’Area Eventi di Cascina Cuccagna sarà presentato il volume “CANTINE STORICHE D’ITALIA. Un viaggio tra architettura ed enologia”.

venerdì 11 novembre 2022

Vino e territori, Ucraina nuovo Stato membro dell’OIV

Ritorno dell’Ucraina nell’Organizzazione internazionale della vigna e del vino. La cooperazione tra gli Stati membri nell’ambito dell’OIV per una comunicazione migliore, una legislazione più efficace e  trasparente e un commercio più proficuo nel settore vitivinicolo.




Un ritorno all'OIV per l'Ucraina, in quanto già stato membro attivo dal 1997 al 2008. Un passo di fondamentale importanza per il settore vitivinicolo in un momento in cui la guerra sta generando effetti pesanti sulle imprese agroalimentari. Il Paese con una lunga storia vitivinicola e grandi potenzialità, si prepara quindi per una ripartenza nella speranza di una cessazione e risoluzione del conflitto.

La cultura del vino in Ucraina è tornata in auge solo di recente in quanto durante l'era sovietica è andata incontro ad una progressiva perdita di tutte le viti. Solo negli anni '90, ripartendo da zero, il Paese ha inizato a fare progressi incredibili. Oggi l’Ucraina ha una superficie vitata di 41.800 ettari, che la rende il 31º paese al mondo per estensione del vigneto, e nel 2021 ha prodotto 660.000 ettolitri di vino. Il tasso di consumo ha avuto un andamento in lieve crescita fino allo scoppio della guerra.  

In Ucraina vengono coltivate quasi 180 varietà di uva, tra cui diverse tipologie autoctone. Tra queste troviamo quelle a bacca nera come Magarachsky, Cevat Kara, Kefesyia e Odessa Black, e tra le bianche, Telti Kuruk, Kokur Bely, Sary Pandas e Sukholimansky, un incrocio tra Chardonnay e Plavaï. L'uva bianca georgiana, Rkatsiteli, che un tempo costituiva il 40% di tutti gli impianti, cresce insieme a diverse uve internazionali come Aligote, Cabernet Sauvignon, Chardonnay, Gewurztraminer, Merlot, Muscat, Pinot Nero e Riesling.

Tradizione ben radicata è quella dello spumante o "shampanskoye", introdotto dal principe Leo Golitsyn, educato a Parigi, uno dei padri del vino dell'Ucraina, dopo la guerra di Crimea nel XIX secolo. Prodotto principalmente nella regione di Odessa, lo spumante rimane popolare ancora oggi, ed è fatto con Pinot Bianco, Aligoté, Riesling e Chardonnay..  

In quanto membro dell’OIV, l’Ucraina potrà avvalersi delle informazioni, della cooperazione e dei servizi offerti da una rete di circa 1.000 esperti. Tale rete le consentirà di partecipare a decisioni fondamentali relative all’evoluzione di questo settore così rilevante e di esprimere le proprie posizioni in qualità di 49º decisore. 

La cooperazione tra gli Stati membri nell’ambito dell’OIV è un elemento fondamentale per una comunicazione migliore, una legislazione più efficace e quindi più trasparente, e un commercio più proficuo nel settore vitivinicolo, inoltre potrà partecipare ai futuri congressi mondiali della vigna e del vino ed essere rappresentata nell’Assemblea generale.

Accordo Crea e Cia per avvicinare più giovani alla ricerca. Al via road map nei 72 Centri di tutta Italia

Presentato ieri il protocollo d’intesa a Eima, l'Esposizione Internazionale che quest'anno ha come tema  innovazione e sostenibilità per l'Agricoltura. L’evento dal titolo “Agricoltori e ricerca pubblica, un’alleanza per il futuro” a cura di Agia-Cia, per avvicinare più giovani alla ricerca. 

Credits: CREA - RICERCA


L’accordo mette a fattor comune know-how e competenze, formazione, ricerca e sperimentazione in campo. Primo step, la road map che permetterà ai 41 mila giovani imprenditori agricoli di Agia-Cia di accedere ai 72 Centri del Crea in 19 regioni d’Italia. Iniziativa già al via in Emilia-Romagna, Marche e Sicilia. Al centro, nel dettaglio, una fattiva collaborazione per programmare iniziative comuni e che promuovano l’interazione, a livello territoriale, degli imprenditori agricoli, giovani e donne in particolare, con le strutture di ricerca e i ricercatori del Crea, delle innovazioni prodotte con i bisogni di ricerca, nonché la formazione continua per creare un reale “ecosistema della conoscenza.

Nell’arco di pochi mesi, da qui a febbraio 2023, gli under 40 di Cia potranno già conoscere più da vicino le strutture del Crea, gli studi e le innovazioni in campo, oltre che partecipare al confronto con tecnici ed esperti.

Obiettivi condivisi nell’accordo, arrivare a realizzare innovazioni utili al sistema agroalimentare, forestale e ambientale; mettere a punto interventi per una migliore qualità, resa e valorizzazione delle produzioni agricole, soprattutto nelle aree rurali del Paese; promuovere il diretto coinvolgimento delle imprese e delle organizzazioni di riferimento per innescare processi di co-progettazione. Infine, supportare le aziende anche nella gestione e valutazione economica delle scelte operative, di fronte alle innumerevoli sfide in atto. A supporto, un approccio di sistema che favorisca l’aggregazione tra territori e soggetti delle filiere agroalimentari e rilanci il ruolo della divulgazione scientifica quale tassello imprescindibile per la crescita del comparto in chiave green e digitale.

“L’attuale fase di mercato richiede un’accelerazione nella competitività delle imprese agricole. Migliorare la produttività è il nostro impegno principale e insieme ad Agia-Cia svilupperemo incontri nelle singole regioni italiane per raggiungere il maggior numero di imprenditori sul territorio e favorire l’innovazione. Molte delle ricerche presentate hanno già applicazioni pratiche, dal simulatore del trattore alla sensoristica in campo e nelle serre, dalle nuove varietà frutto del miglioramento genetico ai modelli predittivi aziendali su malattie e stress idrici. Ricerca e giovani imprenditori agricoli insieme possono veramente dare un contributo chiave per l’economia del Paese”. Così il direttore generale del CREA, Stefano Vaccari, in occasione dell’accordo siglato fra Crea e Cia-Agricoltori Italiani, Agia-Cia, Associazione Agricoltura è Vita-Cia, presentato alla 45° edizione di Eima International, in corso a Bologna Fiere. 

“Accompagnare e realizzare la transizione verde e digitale dell’agricoltura, vuol dire anche incentivare lo scambio, puntuale e costante, tra mondo della ricerca e imprese del settore. Farlo coinvolgendo i nostri giovani è dirimente -ha detto il presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini-. Siamo, quindi, soddisfatti di essere riusciti a concretizzare, grazie al grande contributo delle nostre associazioni, come Agricoltura è Vita, un progetto che si avvale del grande ruolo del Crea per offrire a giovani imprenditori agricoli di Agia percorsi di conoscenza dell’innovazione organici, con obiettivi definiti e valorizzanti”.

“Il grande interesse e l’immediata proattività, rispetto al progetto, da parte di tanti presidenti regionali di Agia-Cia, sono stati da subito la conferma che c’era un estremo bisogno di interventi concreti e qualificanti -ha commentato il presidente nazionale di Agia-Cia, Enrico Calentini-. L’opportunità offerta dal Crea è innegabile e contiamo di lavorare proficuamente insieme per rendere il settore agricolo sempre più protagonista nei processi di ricerca e sperimentazione”.

“Ricerca, Formazione e divulgazione -è intervenuto il presidente nazionale di AèV-Cia, Stefano Francia- sono e saranno sempre più strategici nei processi di avvicinamento delle imprese alle innovazioni e alle nuove tecnologie. Dobbiamo fare in fretta e bene perché strumenti e soluzioni, forniti da Università e aziende produttrici, non finiscano per essere meramente dei mezzi e, peggio ancora, a vantaggio di pochi. La rivoluzione che deve compiere l’agricoltura, grazie anche ai giovani, deve essere di tutti e per tutti”.

Jago, Banksy, TVboy e altre storie controcorrente, la mostra a Palazzo Albergati, Bologna

Da oggi fino al 7 maggio 2023 a Palazzo Albergati, Bologna la mostra “Controcorrente”, con circa 60 opere degli artisti più provocatori del momento: Jago, Banksy, TvBoy e molti altri saranno i protagonisti dell’autunno bolognese con le loro opere più iconiche.




Circa 60 opere allestite in un percorso unico e sorprendente alla scoperta degli “enfants terribles” dell’arte, che non poteva che essere ospitata a Bologna, città della controcultura per eccellenza.

La mostra accoglie le opere più provocatorie, anticonformiste e rivoluzionarie del nostro tempo: la mostra Jago, Banksy, TvBoy e altre storie controcorrente propone un percorso espositivo che ruota intorno ai tre artisti che hanno fatto più discutere negli ultimi anni. Un evento che racconta alcune delle storie più estreme e trasgressive della public art italiana ed internazionale, attraverso il dialogo tra il misterioso artista inglese e i più influenti artisti italiani del momento, ma anche presentando quelli che sono con lavori che sono i nuovi orizzonti della cultura figurativa.

Jago, Banksy e TvBoy hanno sovvertito le regole dell’arte, rifiutando di entrare a far parte di un sistema imbrigliato ed escludente; sono tre artisti hanno “creato un precedente” e fatto parlare della loro arte arrivando al cuore del grande pubblico.

“Controcorrente” si presenta, appunto, come una tripla monografica che mostra le opere più significative di ognuno di loro: dalla Girl with Baloon a Bomb Love di Banksy; Apparato circolatorio e Memoria di sé di Jago; la serie dei baci e quella degli eroi di TvBoy, oltre a pezzi iconici dell’artista come la coppia “modernizzata” che ha dato vita alla enorme opera che dà il benvenuto all’aeroporto di Roma Fiumicino oppure il Gino Strada con il cartello “stop war” comparso una notte di qualche mese fa sui muri di Milano.

A questi tre nuclei si uniscono poi molte opere di varie generazioni di artisti che da loro hanno preso ispirazione e spunto, o che semplicemente si inseriscono nel percorso controculturale che li caratterizza: da Obey – in mostra con il celebre manifesto Hope, realizzato nel 2008 per sostenere la campagna presidenziale di Barak Obama – a Mr. Brainwash (di cui, tra gli altri, un esemplare della sua Mona Linesa), da Ravo e La ragazza con l’orecchino di perla a Laika e il suo celeberrimo Not this “game” fino a Pau con la sua serie delle Santa Suerte.

Un dialogo – suddiviso in 4 sezioni – che porta il visitatore a cogliere le corrispondenze esistenti tra i diversi orientamenti nell’elaborazione delle tendenze legate alla Street Art europea che, in questo momento, è un punto di riferimento internazionale.

La mostra, con il patrocinio del Comune di Bologna, è organizzata da Piuma e Arthemisia con Pop House Gallery, in collaborazione con Apapaia ed è curata da Piernicola Maria Di Iorio.

La mostra vede come sponsor Poema, mobility partner FrecciaRossa Treno ufficiale e Cotabo, come media partner Urban Vision ed è consigliata da Sky Arte.

Il catalogo è edito da Skira.

Vini vulcanici, Etna: realizzata la prima mappa aggiornata delle Contrade

Si è da poco concluso un lungo e minuzioso lavoro per identificare con chiarezza e precisione i confini e la posizione esatta delle Contrade presenti all’interno del territorio di produzione dell’Etna DOC. Una vera e propria mappa, predisposta dal Consorzio Tutela Vini Etna DOC e realizzata grazie al contributo del Dipartimento Agricoltura dell’Assessorato all’Agricoltura della Regione Siciliana.

Credits: Strada del vino dell'Etna


La nascita delle Contrade dell'Etna, zona di produzione di vini su suolo vulcanico tra i più prestigiosi a livello mondiale, si deve al compianto Andrea Franchetti, eclettico pioniere del vino che ha trasformato un’idea visionaria nella più importante rassegna di vini esistente sull’Etna. E’ sulle pendici del vulcano attivo più grande d’Europa che sorgono infatti tutte le Contrade, ciascuna caratterizzata da proprietà e peculiarità uniche e inimitabili, determinate dalle differenti composizioni del terreno.

Le caratteristiche organolettiche, i differenti microclimi e l’inedita composizione stratificata del terreno fanno sì che ciascun vigneto etneo acquisisca una propria identità, dall’anima forte e ineguagliabile, che rende unico e irripetibile il fascino dirompente del Vulcano che esplode potente, dentro ogni sorso di vino. L’Etna, “a Muntagna” per gli abitanti, con i suoi 3.300 metri di altitudine per 45 km di diametro, assicura una produzione vinicola esclusiva e in costante evoluzione grazie all’attività vulcanica in perenne movimento, che trasforma continuamente il suolo, garantendo unicità e carattere ai vigneti delle Contrade limitrofe.

In questo contesto il bisogno di identificazione delle contrade, che sino ad oggi si basava sull'interpretazione di vecchie carte catastali, con curve di livello mai aggiornate e limiti territoriali che oggi non esistono più, anche a causa della continua attività eruttiva dell’Etna, in una nuova mappa realizzata a partire da recenti rilievi topografici che sono stati poi sovrapposti a layer cartografici costruiti attraverso più rilevamenti con strumentazioni GIS (Geographic Information System). 

 «Si tratta di un lavoro impegnativo giunto finalmente al termine e che rappresenta solo il primo tassello di un progetto ancor più articolato di studio del territorio etneo» commenta Francesco Cambria, presidente del Consorzio Tutela Vini Etna DOC. «Non era mai stato fatto uno studio di questo tipo. L'obiettivo è quello di fare, definitivamente, chiarezza sugli esatti confini delle 133 Contrade dell’Etna presenti all’interno del disciplinare di produzione e di individuare le nuove che verranno ufficialmente introdotte nei prossimi mesi. L'incredibile biodiversità che l’Etna custodisce, infatti, si esprime non solo all’interno dei diversi versanti del vulcano dove è presente la nostra viticoltura, ma anche nelle tante Contrade a partire dalle diverse stratificazioni delle colate laviche e dall’esposizione dei vigneti. Tutti fattori che rendono ogni Contrada quasi un unicum all’interno dell’areale etneo, in grado di donare sfumature differenti poi ai suoi vini». 

Il Disciplinare di produzione della Denominazione di Origine Controllata Etna, la più antica presente in Sicilia nata nel 1968, riconosce a partire dal 2011 all’interno della sua area, che si estende nel territorio di 20 comuni, la presenza di 133 contrade, legalmente equiparate a Unità Geografiche Aggiuntive. Nel lungo lavoro di ricognizione del territorio, l'aggiornamento dei confini ha portato all’individuazione di 9 nuove contrade, grazie alla collaborazione dei produttori aderenti al Consorzio, che saranno ufficialmente inserite nel prossimo aggiornamento del disciplinare di produzione. La nuova Mappa delle Contrade prende in considerazione anche queste ultime, arrivando al numero di 142 Contrade, suddivise nel territorio di 11 comuni: 25 a Randazzo, 41 a Castiglione di Sicilia, 10 a Linguaglossa, 13 a Piedimonte Etneo, 8 a Milo, 4 a Santa Venerina, 20 a Zafferana Etnea, 9 a Trecastagni, 6 a Viagrande, 1 a Santa Maria di Licodia, 5 a Biancavilla. 

mercoledì 9 novembre 2022

Diversificazione delle colture, cosa ne pensano gli agricoltori? Pro e contro nella consultazione del progetto DIVERFARMING

Diversificazione colturale e riduzione degli input esterni sono stati i capisaldi del progetto H2020 DIVERFARMING, appena concluso dopo 5 anni di attività. 




Il progetto, che ha coinvolto otto Paesi e di cui il CREA è stato il referente per l’Italia ed il Nord-Mediterraneo, ha avuto come obiettivo quello di costruire sistemi colturali diversificati e a bassi input chimici, in grado di garantire la resa delle colture, ridurre gli impatti ambientali e migliorare l’organizzazione dell’intera filiera produttiva. Nel dettaglio, in Italia i ricercatori del CREA - centri di Agricoltura e Ambiente, Cerealicoltura e Colture Industriali e Genomica e Bioinformatica -, in collaborazione con l’Università della Tuscia, il Consorzio Casalasco del Pomodoro e il Gruppo Barilla, hanno coinvolto gli attori chiave delle filiere di pomodoro, pasta e prodotti da forno, per definire le strategie di gestione maggiormente innovative e più adeguate da introdurre nelle aree pilota - Pianura Padana (Cremona, Mantova e Piacenza) e Capitanata (Foggia).

Ma cosa ne pensano gli agricoltori, i tecnici e le amministrazioni? Quali difficoltà hanno incontrato nell’adozione di prassi innovative? Per rispondere a tali domande è stata avviata una consultazione pubblica, recentemente pubblicata sulla rivista Frontiers in Environmental Science.  La consultazione è stata effettuata nelle aree pilota italiane, indentificate quindi come casi studio rappresentativi dell’intero progetto per il Nord Mediterraneo, e ha visto in coinvolgimento di 50 intervistati, tra agricoltori (12), tecnici del settore operanti in ONG (4), ricercatori (10), agronomi del settore operanti nelle amministrazioni pubbliche (10) e consulenti privati (14), esperti dei sistemi colturali erbacei nelle aree irrigue e non irrigue.

I risultati

Il timore di perdere la redditività e la limitata formazione professionale di molti agricoltori sulla consociazione sono stati identificati come i problemi principali, mentre un punto di forza consiste nel fatto che le colture leguminose scelte come colture multiple da inserire nelle rotazioni di cereali e pomodori non sono solo adatte alle condizioni pedoclimatiche locali, ma sono anche ampiamente conosciuta dagli agricoltori. Inoltre, le pratiche di lavorazione minima - mantenendo la copertura delle colture, le rotazioni, l'applicazione di letame e il sovescio – sono risultate adeguate ed efficaci, senza aggravio di ulteriori costi, né di grandi investimenti in macchinari, né di agricoltori altamente qualificati. Occorre però rendere tali pratiche sempre più diffuse e condivise, integrandole strategicamente nelle politiche nazionali e impegnandosi sulla formazione degli agricoltori.

Vino, donne e leadership, la rivoluzione rosa del mondo del vino

Le donne del vino, le pioniere di un nuovo modo di interpretare e raccontare il vino, una rivoluzione rosa che ha contribuito a realizzare un cambiamento che è ormai internazionale e diffuso. Da poco pubblicato, il libro Vino, donne e leadership, con più di 30 interviste inedite a grandi protagoniste, in Italia e all’estero, per investigare la guida al femminile nel mondo del vino. Prefazione a cura di Donatella Cinelli Colombini, Presidente Nazionale Associazione Donne del Vino. In edicola, in libreria ed anche in formato ebook.




Un mondo ancestrale, quello del vino, legato a culture millenarie. E in parte arroccato su questioni di genere. Fino a qualche decennio fa era impensabile vedere una donna enologa, ad esempio. Negli ultimi anni, però, è in corso una rivoluzione, forse ancora lenta, ma inarrestabile. Il Sole 24 Ore ci propone in edicola, il volume “Vino, donne e leadership” di Barbara Sgarzi, giornalista e sommelier. 

Il libro raccoglie più di 30 interviste inedite a grandi protagoniste, in Italia e all’estero, per investigare la guida al femminile nel mondo del vino: produttrici, wine writer e comunicatrici, donne a capo di grandi aziende notissime o di realtà da pochi ettari, con decenni di esperienza o affacciate da poco in questo mondo.

Quali sono i valori collegati alla nuova leadership - meno autoritaria, più inclusiva, flessibile, empatica - che hanno interpretato per farsi strada in un mondo complesso? Quali gli accorgimenti per superare il periodo della pandemia? Dalla sostenibilità alla mentorship, fino alla capacità di rialzarsi dopo un fallimento, il testo riunisce la narrazione di storie che ispirano a una parte più pratica, per utilizzare i suggerimenti di leadership e applicarli a qualunque settore. Ecco quindi “nove capitoli, dedicati ognuno a un aspetto, un valore, un pilastro che ha contribuito a formare la leadership di queste grandi protagoniste del vino mondiale, narrati attraverso aneddoti e ricordi di vita che sono stati condivisi con calore, trasparenza e generosità”, spiega l’autrice nell’introduzione.

Sono sempre di più le donne che stanno conquistano il mondo del vino. Ma chi sono queste donne che tracciano la strada del futuro del vino al femminile? “Ci sono le discendenti di famiglie storiche, che dall’esterno sembrano aver avuto la strada spianata e invece magari hanno dovuto lottare contro il pregiudizio di chi diceva loro ‘non sono più i vini di tuo padre’. Ci sono quelle arrivate al vino dopo mille esperienze diverse e lavori anche lontanissimi da quello in vigna o in cantina, come in una lunga storia d’amore tormentata, ma con il lieto fine. Quelle, ancora, che non potevano contare né sul nome né sulla famiglia, ma solo su una grande passione e hanno costruito una nuova realtà negli anni, barbatella dopo barbatella”, si legge ancora nell’introduzione.

“Le pioniere di cui Barbara ci racconta hanno contribuito in prima persona a un cambiamento che è ormai internazionale e diffuso – spiega nella prefazione al libro Donatella Cinelli Colombini, Presidente Nazionale Associazione Donne del Vino - un protagonismo femminile che in Italia prende connotati particolarmente positivi e sta aiutando le cantine a diventare più forti dove storicamente non lo erano: nell’immagine e nell’apprezzamento commerciale delle loro bottiglie. Sono infatti le donne a trasformare il vino italiano in Euro, Dollari, Yen”.

L’autrice

Barbara Sgarzi è giornalista, sommelier e studente WSET. Pioniera del web, ha lavorato per diverse testate cartacee e online e osserva da più di vent’anni l’evoluzione del giornalismo e della comunicazione digitale. Lavora come consulente per varie aziende e insegna in alcuni Master universitari, tra i quali quello in Comunicazione per il settore enologico e il territorio dell’Università Cattolica di Brescia. Socia delle Donne del Vino, scrive di vini e lifestyle per Il Sole 24 Ore e ha recentemente conseguito un Post-Grad in Social Innovation Management. Adora le bollicine e fare interviste, perché è affascinata dalle storie delle persone.

martedì 8 novembre 2022

Responsibility In Education, al via il progetto per promuovere il consumo di alcol responsabile e moderato

Responsibility In Education è il progetto di Fondazione Moretti per promuovere il consumo di alcol responsabile e moderato tra i giovani. 




Responsibility In Education è un progetto aperto che si pone l’obiettivo di stimolare comportamenti consapevoli e positivi educando le prossime generazioni di professionisti dell’Ho.Re.Ca., che a loro volta saranno la prima interfaccia con i consumatori del futuro.

L’obiettivo è che i professionisti del fuori casa, già figure centrali nei luoghi della socialità per l’educazione al gusto, diventino promotori di una cultura del bere moderato e consapevole che ci appartiene, e che va portata avanti. Il progetto, avviato a marzo 2022, nasce su iniziativa di Fondazione Birra Moretti che, in partnership con ASPI (Associazione Sommellerie Professionale Italiana) e con il supporto della Regione Lombardia, si rivolge alle classi 5^ delle scuole alberghiere.

Sono 10 gli istituti – in Lombardia e in Puglia – per un totale di circa 750 ragazzi coinvolti nel 2022. Le scuole selezionate per partecipare al progetto in questo primo anno sono: Iath - International Academy of Tourism and Hospitality - di Cernobbio (CO); Istituto Superiore Giovanni Falcone di Gallarate (VA); Istituto Istruzione Superiore Giuseppe Luigi Lagrange di Milano; Collegio Arcivescovile Castelli (collegi FACEC) di Saronno (VA); Collegio Ballerini (collegi FACEC) di Seregno (MB); Istituto Olmo di Cornaredo (MI),Istituto Paolo Frisi di Milano, Istituto Alberghiero Cossa di Pavia, Centro di Formazione Professionale della Fondazione Luigi Clerici di Pavia, e IPSSEOA di Polignano a Mare (BA).

“Nel lungo periodo l’educazione può essere uno strumento molto potente, soprattutto se portato avanti da chi opera nel settore, da pari a pari, con linguaggi freschi e coerenti. Nei primi mesi di sperimentazione abbiamo riscontrato un interesse genuino e spontaneo in centinaia di studenti e abbiamo deciso di proseguire il percorso per sensibilizzare i prossimi operatori del fuori casa sul tema del consumo responsabile – ha dichiarato Alfredo Pratolongo, Presidente Fondazione Birra Moretti – non tutti sono consapevoli che l’Italia è storicamente il Paese europeo con il minor consumo di alcol pro-capite, con consumi prevalenti durante i pasti e inseriti in un contesto generale di moderazione, che ancora oggi distingue la nostra società da altre culture come quelle del centro e nord Europa. Ovviamente anche la nostra società, sempre più aperta e integrata, sta acquisendo, sebbene in misura ancora modesta, modalità di consumo non proprie della cultura alimentare italiana, che va difesa. È per noi quindi importante spiegare i rischi dell’abuso di alcol ai giovani che rappresentano il futuro del mondo dell’Ho.Re.Ca., dove si affermano le tendenze”.

“La cultura del consumo responsabile è parte integrante della formazione tecnica dei professionisti del settore dell’Ospitalità - ha affermato Anita Longo, Direttore IATH (International Academy of Tourism and Hospitality) – Abbiamo deciso di far parte di questo progetto per il valore educativo, la qualità del lavoro di ricerca e il contributo positivo sulla società di oggi e di domani”.

Come è strutturato il progetto 

Il programma del progetto Responsibility in Education è strutturato in due momenti: la formazione in aula e quella online. Nella prima fase è previsto un momento di formazione focalizzato sul consumo responsabile e moderato. Con il supporto dei docenti delle scuole coinvolte e del partner ASPI, gli studenti affrontano il tema, con un confronto attivo in aula. Nella seconda fase, gli studenti accedono ad una piattaforma web dedicata dove hanno a disposizione i contenuti affrontati in aula, ma anche  contenuti di cultura birraria e contenuti formativi per sviluppare le proprie competenze manageriali. Per gli studenti che hanno partecipato alle lezioni in aula, nel 2023, sarà disponibile una serie di podcast con approfondimenti dei temi affrontati in classe e racconti di esperienze reali sul rapporto con l’alcol. L’obiettivo è di proseguire un dialogo diretto e continuo con i ragazzi, per dare loro un supporto in un percorso di consapevolezza, tramite il confronto su storie personali e da pari a pari.

Il progetto evolverà negli anni coinvolgendo sempre più scuole e studenti ampliandosi su nuove regioni. Gli istituti che vorranno aderire possono registrarsi compilando il format al seguente link: Responsibility in education - Fondazione Birra Moretti.

La birra è la più leggera fra le bevande alcoliche e inoltre ha una ricca scelta di varianti analcoliche che sono migliorate molto nel gusto negli ultimi anni grazie alla ricerca e all’affinamento dei processi produttivi. Questo rende possibile un crescente impegno nella promozione del bere moderato e responsabile.

Più in generale, la Fondazione Birra Moretti ha l’obiettivo di migliorare la conoscenza della birra in Italia, attraverso la diffusione della cultura della birra a tavola, lavorando sui fattori che generano un impatto positivo sulla vita culturale, economica e sociale del nostro Paese.

Il consumo responsabile è un elemento cardine della missione della Fondazione Birra Moretti che si concretizza nella volontà di:

• accrescere la cultura della birra in Italia;

• diffondere la cultura della birra a tavola, coerentemente con lo stile alimentare italiano;

• favorire la promozione di un consumo di birra responsabile e moderato;

• incentivare l’occupazione nel settore birrario, nella filiera e nell’indotto;

• posizionare la birra in un contesto positivo legato alla convivialità e socialità

Archeologia, Toscana: a San Casciano ritrovate statue di bronzo etrusche e romane intatte. Scoperta più importante dei Bronzi di Riace

 A San Casciano dei Bagni in Toscana riemergono da alcuni scavi 24 statue di bronzo etrusche e romane intatte. La scoperta è più importante del ritrovamento dei Bronzi di Riace.



24 statue di bronzo, 5 delle quali alte quasi un metro, e perfettamente integre. L'eccezionale scoperta è avvenuta a San Casciano dei Bagni in Toscana, piccolo borgo nella provincia di Siena noto per le sue affascinanti terme. In queste ore i tecnici del laboratorio sono già al lavoro per il restauro delle opere.

Il ritrovamento grazie ad un progetto in cui gli archeologi sono impegnati da tre anni. Gli scavi furono intrapresi infatti nel 2019 con la concessione del ministero della Cultura e il sostegno anche economico del comune toscano. Alla guida del progetto l’archeologo Jacopo Tabolli, docente dell’Università per Stranieri di Siena. I lavori nel sito hanno fatto già fatto parlare di sé. Dalle acque delle terme infatti emergono oggetti straordinari, come la grande vasca, svariate offerte votive, altari e persino un bassorilievo con un grande toro, tradizionalmente collegato a Giove, e un meraviglioso putto in bronzo, risalente all’età ellenistica. 

Il team di Tabolli è giunto alla scoperta delle reali dimensioni del sito, in primis appartenuto e costruito dagli etruschi, e poi rifondato dai romani nei primi secoli dell’Impero, rendendolo fastoso e unico. Unico, come il tesoro di monete, fresche di conio come riferiscono gli operatori, ritrovate in gran copia e portate direttamente dal conio romano al santuario, forse per una sfavillante offerta da parte dell’imperatore. Monete d’argento, oricalco e bronzo, che forse dovevano essere offerte agli dèi per propiziare la salute dell’impertore, dei nobili, di tutto il popolo romano.

Tabolli aveva descritto il ritrovamento come una scoperta che riscriverà la storia e sulla quale sono già al lavoro oltre 60 esperti di tutto il mondo. Igea, la dea della salute che fu figlia o moglie di Asclepio, Apollo e poi ancora divinità, matrone, fanciulli, imperatori protette per 2300 anni dal fango e dall’acqua bollente delle vasche sacre, sono state realizzate con tutta probabilità da artigiani locali si possono datare tra il II secolo avanti Cristo e il I dopo, mentre il santuario, con le sue piscine ribollenti, le terrazze digradanti, le fontane, gli altari, esisteva almeno dal III secolo a.C. e rimase attivo fino al V d.C quando in epoca cristiana venne chiuso ma non distrutto.

Le statue arrivano da grandi famiglie del territorio, esponenti delle élite del mondo etrusco e poi romano, proprietari terrieri, signorotti locali, classi agiate di Roma e addirittura imperatori. Ora le statue verranno ospitate all’interno di un palazzo cinquecentesco nel borgo di San Casciano: un museo al quale si aggiungerà in futuro un vero e proprio parco archeologico.

L’Italia è un paese fatto di tesori immensi e unici, così il ministro della cultura Sangiuliano alla notizia di questo ritrovamento ritrovamento eccezionale. Anche l'ex ministro della Cultura Franceschini intervenne, commentando sull’importanza di questo scavo e del lavoro egregio portato avanti in questi anni, promettendo a breve la realizzazione di un museo dedicato.