lunedì 15 aprile 2019

Lo stato dell'arte del settore vitivinicolo mondiale. Il rapporto OIV presentato a Parigi

Crescita record della produzione mondiale di vino e consumi stabili è quanto emerge dal rapporto presentato a Parigi presso la sede OIV, da Pau Roca, direttore generale dell’Organizzazione internazionale della vigna e del vino, che ha fatto il punto sulla congiuntura vitivinicola mondiale.




Consumi stabili e produzione mondiale di vino nel 2018 che sale ai massimi con un aumento del 17% a 292,3 milioni di ettolitri (mhl) rispetto allo scorso anno, un dato da record dopo quello registrato lo scorso anno che, a causa delle condizioni climatiche estreme, ha visto uno dei peggiori raccolti degli ultimi 60 anni. Ma quello del 2017 non sarà certo un caso isolato, e ci fa intendere quanto il futuro del vino sia legato al cambiamento climatico e che renderà molto probabilmente le cose peggiori per i tradizionali leader del mondo del vino, favorendo chissà regioni più lontane dall'Equatore. In tal senso prima di parlare di numeri, volevo ricordare che i leader del settore vitivinicolo mondiale si sono recentemente riuniti per trovare nuove strategie atte ad affrontare le sfide del cambiamento climatico.

La conferenza Climate Change Leadership 2019, si è svolta in Portogallo lo scorso marzo scorsi ed ha riunito produttori di vino, climatologi e ricercatori di fama mondiale il cui lavoro è pionieristico nel settore dell'economia sostenibile. All'evento patrocinato dall'OIV hanno partecipato oltre 30 paesi e sono state discusse e presentate soluzioni per mitigare il cambiamento climatico. Il direttore generale dell'OIV, Pau Roca, ha partecipato alla cerimonia di inaugurazione ufficiale, durante la quale ha lanciato un messaggio di ottimismo, considerando il cambiamento climatico come un'opportunità che condurrà alla creazione di un nuovo modello di economia, non basato sulla crescita, ma sulla sostenibilità che sarà in futuro il nuovo valore dell'economia mondiale. L'industria vitivinicola a differenza di altri settori, ha una grande capacità di adattamento e ha già dimostrato le sue performance e la sua resilienza.

Tornando alle cifre, queste confermano, anche se in leggero rialzo, la prima stima OIV presentata lo scorso novembre, un bilancio provvisorio che riguardava superficie vitata, produzione di uva, produzione, consumo, volumi delle importazioni ed esportazioni di vino. E da queste si evince che la crescita è stata trainata, con forti aumenti, da Italia, Francia e Spagna - tre dei principali produttori mondiali - che hanno registrato una produzione di almeno il 13% superiore alle medie quinquennali. Bene anche Est Europa e Stati Uniti con un massimo dal 2004. Ottimi i risultati dell'Emisfero Australe con una produzione di vino, escludendo succhi e vino novello, balzata del 22,8% in Argentina a 14,5 mhl e del 35,9% in Cile a 12,9 mhl.

Per quanto riguarda i consumi l'OIV ha evidenziato che il consumo mondiale è rimasto stabile nell'arco del 2018 a 246 mhl, rispetto ai 246,7 mhl del 2017 e la leggera flessione potrebbe essere collegata al calo della produzione dell'anno precedente ed alle stime di consumo ancora incerte a causa di dati limitati.

La Cina continentale tra i 20 maggiori paesi consumatori mondiali di vino ha registrato il più grande calo di consumi, con una flessione del 6,6% annuo a 18 milioni di hl. Gli esportatori francesi stimano che le esportazioni di vino e alcolici in Cina sono crollate del 14,4% nel 2018 dopo una crescita del 24,5% un anno prima.

In Gran Bretagna, il consumo è sceso del 3,1 percento a 12,3 mhl. Al contrario, la domanda russa è balzata del 6,9% lo scorso anno a 11,9 mhl.

Il commercio mondiale di vino è aumentato a 108 mhl, grazie all'aumento dei volumi esportati dall'emisfero meridionale che ha di fatto contribuito a compensare i volumi più bassi dei paesi leader storici europei che, sul fronte del valore, hanno invece visto un aumento delle esportazioni anche rispetto agli Stati Uniti.

Le esportazioni globali complessive sono aumentate dell'1,2% in valore lo scorso anno a 31,3 miliardi di euro (35,25 miliardi di dollari). Con la Francia capofila per un totale di 9,3 miliardi di euro nel 2018, in aumento del 2,8% rispetto all'anno precedente.

Un ettolitro ammonta a 100 litri, o l'equivalente di 133 bottiglie di vino standard.

venerdì 12 aprile 2019

Vino e sostenibilità, il Prosecco verso la certificazione territoriale

Presentato a Vinitaly il nuovo progetto PRO.S.E.C.CO. DOC. Obiettivo del Consorzio arrivare alla sostenibilità certificata a livello territoriale. Anche Tedeschi, Allegrini e Arnaldo Caprai conquistano la certificazione Equalitas, nata con l’obiettivo di promuovere un modello unico e condiviso per il settore vitivinicolo italiano che guarda alla sostenibilità di tutta la filiera in un’ottica ambientale, economica e etico-sociale.





Si ispira al protocollo Equalitas la nuova sfida a tema ambientale messa in campo dal Consorzio di Tutela del Prosecco DOC. Si chiama infatti PRO.S.E.C.CO. DOC (PROgramma della Sostenibilità E del Controllo della COmpetitività della filiera vitivinicola ProseccoDOC – Mis. 16 PSR Regione Veneto) ed è il prototipo di sistema di gestione sostenibile della Denominazione che, come per la certificazione creata dalla società Equalitas (controllata da Federdoc e partecipata da CSQA-Valoritalia, 3A vino e Gambero Rosso), si muove sui pilastri ambientale, etico-sociale ed economico. Il tutto con l’obiettivo di arrivare in futuro ad avere una sostenibilità certificata a livello territoriale.

A presentare il nuovo progetto sono stati il presidente e il direttore del Consorzio di Tutela del Prosecco DOC, Stefano Zanette e Luca Giavi, insieme al presidente di Equalitas e Federdoc, Riccardo Ricci Curbastro, che per l’occasione ha premiato le aziende Tedeschi, Allegrini e Arnaldo Caprai, anche loro entrate ufficialmente nella famiglia Equalitas, e al contempo fornito un primo bilancio sul lavoro svolto a distanza di un anno dalle prime certificazioni.

All’incontro, moderato dalla conduttrice di Linea Verde Life su Rai1, Chiara Giallonardo, hanno partecipato inoltre l’assessore all’Agricoltura, caccia e pesca della Regione Veneto, Giuseppe Pan, l’assessore all’Agricoltura della Regione Toscana, Marco Remaschi e i rappresentanti dei componenti del Gruppo Operativo di PRO.S.E.C.CO. DOC. (Consorzio di Tutela del Prosecco DOC, Cantina di Conegliano e Vittorio Veneto, Azienda Le Carline di Piccini, Le Rive di Bonato Andrea & Luigi, Santa Margherita, Villa Sandi, Università di Padova – Cirve e Impresa Verde Treviso-Belluno).

“Durante lo scorso Vinitaly - ha detto Riccardo Ricci Curbastro – abbiamo premiato i primi pionieri di Equalitas, consapevoli della necessità di porre l’accento su un tema prioritario per il settore. Oggi invece ci presentiamo a Verona con una compagine ulteriormente rafforzata e soprattutto con la ferma convinzione che la sostenibilità sia ormai un volano indispensabile per il futuro del nostro comparto. Con questa certificazione, dal canto nostro, indirizziamo le aziende a intraprendere dinamiche produttive basate su un approccio orientato alla salvaguardia a tutto tondo, quindi dalla cantina alla bottiglia, e soprattutto integrato nelle dimensioni ambientale, sociale ed economica. Un percorso sicuramente impegnativo ma fondamentale per essere competitivi sui mercati internazionali. Non è un caso, dunque, se sono sempre di più gli attori che aderiscono o guardano con interesse al modello Equalitas”.

Parte infatti dall’effettiva praticabilità degli standard di sostenibilità proposti da Equalitas il nuovo progetto del Consorzio di Tutela del Prosecco DOC che, nella fase iniziale, vedrà il coinvolgimento di un gruppo rappresentativo di aziende, che opereranno a vari livelli in ambito agricolo, ambientale e di prodotto uva/vino, ma anche sul fronte degli indicatori della biodiversità, dell’impronta carbonica e idrica, in un’ottica di inclusione sociale ed economica.

“Questa iniziativa – ha spiegato il presidente del Consorzio di Tutela del Prosecco DOC, Stefano Zanette -  per noi è molto importante, perché ci consente di verificare direttamente, sia con le aziende agricole sia con le cantine che potranno certificare il prodotto, quelle che sono le eventuali criticità e le reali possibilità di miglioramento, compresa la gestione dei costi a livello aziendale. Ciò è fondamentale per poter implementare il progetto e renderlo fruibile per tutto il nostro sistema produttivo, con l’intento di arrivare in futuro ad avere una sostenibilità certificata a livello territoriale. La sostenibilità oggi non è più solo un’esigenza della comunità, è anche una necessità per le aziende, perché richiesta dal mercato. Quindi partire per tempo e creare questa nuova mentalità è importantissimo. Il futuro è quello. Io sono un grande sostenitore di Equalitas e PRO.S.E.C.CO. DOC utilizza non a caso tutti i protocolli da essa proposta. Ciò anche per permettere alle cantine di ottenere questa stessa certificazione. Bisogna passare infatti attraverso la sostenibilità dell’azienda e del prodotto, però quello che vogliamo raggiungere come denominazione è l’aspirazione più alta, cioè la certificazione territoriale”.

Equalitas (www.equalitas.it)

Equalitas Srl nasce nel 2015 da una iniziativa di Federdoc ed Unione Italiana Vini, raccogliendo l’eredità tecnica e culturale di un movimento di stakeholder per la sostenibilità del vino riuniti attorno al Forum per La Sostenibilità del Vino e al progetto UIV-Tergeo.
La compagine sociale si completa e rafforza con la partecipazione di CSQA Certificazioni, leader italiano nella certificazione agroalimentare, Valoritalia, primo ente certificatore delle Denominazioni di Origine del Vino, Gambero Rosso, il più grande gruppo editoriale italiano dell’Agrifood, e 3AVino, società specializzata nella finanza vitivinicola. Una compagine eterogenea per competenze e rappresentatività, in grado di garantire un approccio alla sostenibilità laico ed integrato nelle sue dimensioni economiche, sociali ed ambientali.

Promozione vino italiano, Veronafiere lancia la piattaforma Wine To Asia

Wine To Asia la nuova piattaforma multicanale di Veronafiere ha l’obiettivo di essere un riferimento permanente per il Far East, mercato che vale 6,4 miliardi di euro, prossimo ad eguagliare quello del Nord America (Stati Uniti e Canada). Vinitaly bandiera del made in Italy nell’Asia Orientale, frutto di oltre vent’anni di lavoro e iniziative.





È Wine To Asia la nuova piattaforma multicanale di Veronafiere, creata attraverso una newco di cui la spa veronese detiene la quota di maggioranza. Partner unico è la Shenzhen Taoshow Culture & Media, società che fa parte della Pacco Communication Group Ltd con sede a Shenzhen e attiva anche a Beijing, Chengdu, Xi’an e Shanghai. L’iniziativa, in programma nel 2020, è stata presentata  nella giornata conclusiva del 53° Vinitaly.

«Il Far East È un’area da presidiare costantemente e per la quale abbiamo creato un’iniziativa permanente, come previsto dal nostro piano industriale, dopo oltre vent’anni di attività continuativa. Basti dire che la domanda globale di vino dell’Asia Orientale vale 6,45 miliardi di euro di import ed è prossima all’aggancio del Nord America che somma 6,95 miliardi di euro – spiega Maurizio Danese, presidente di Veronafiere –. Nella corsa al vino, l’Asia Orientale sta facendo gara a sé con un balzo a valore negli ultimi dieci anni del 227%: undici volte in più rispetto ai mercati Ue e quasi il quadruplo sull’area geoeconomica Nordamericana».

«Congratulazioni a Veronafiere e Pacco Communication Group per aver realizzato un nuovo brand di promozione del vino attraverso la piattaforma Wine To Asia – commenta Michele Geraci, sottosegretario del ministero allo Sviluppo economico –. Si tratta di una modalità di approccio innovativa al crescente mercato asiatico. Come Italia dobbiamo approfittare di questo momento di grande attenzione per il nostro Paese da parte dei media e dei consumatori cinesi. Il Governo, dopo la firma del memorandum sulla Via della Seta e la creazione della Task force Cina, conferma una volta di più il suo sostegno alle PMI che necessitano di guida e assistenza».

La città scelta per la nuova iniziativa è una delle aree più dinamiche della Cina, crocevia della Guangdong-Hong Kong-Macao Greater Bay Area che conta oltre 100 milioni di abitanti.

«Shenzhen ha il più alto tasso di crescita economica in Cina negli ultimi venti anni e sono presenti il 30% degli importatori totali di vino – sottolinea Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere – Inoltre, è la terza città per importanza economica dopo Pechino e Shanghai ed è considerata la città dell’innovazione e della comunicazione digitale. Vinitaly è il brand forte del vino italiano in Cina, un marchio riconosciuto su cui stiamo costruendo un modello di stile tutto italiano di promozione in Asia. L’evento è b2b, prevede nella fase di start up la presenza di 400 espositori e si configura fin da subito con un respiro internazionale».

La società prescelta per l’accordo è stata fondata nel 2009 si occupa di strategie online e offline di promozione in Cina nei settori wine&food e lifestyle e collabora con Veronafiere-Vinitaly già da sei anni, col quale promuove il fuori salone di Chengdu e i road show promozionali e culturali nelle città di prima e seconda fascia della Cina.

«Stiamo lavorando con Veronafiere dal 2014. Siamo partiti da Chengdu con il fuori salone, la più antica manifestazione dedicata ai vini e ai distillati in Cina e luogo simbolo della distribuzione che punta ad esaltare il segmento dei fine wine. Poi abbiamo contribuito ad ampliare il presidio di Vinitaly attraverso l’attività di roadshow in città di prima e seconda fascia. Questa lunga collaborazione ci ha permesso di conoscerci bene e raggiungere oggi questo accordo con l’obiettivo di cogliere nuove opportunità per il settore vitivinicolo sia in Cina che in Asia, mercati con la maggiore crescita potenziale al mondo», evidenzia Alan Hung, CEO di Shenzhen Pacco Cultural Communication Co., Ltd.

Pacco Group Ltd è co-organizzatore, inoltre, di CFDF-China Food & Drink Fair e organizzatore del TAO Show, il fuori salone del vino di Chengdu, due tra le più importanti manifestazioni b2b su vino e spiriti in Cina. Nel comparto wine ha una rete di contatti di oltre 60mila produttori internazionali, importatori e distributori cinesi. Tra i partner e i clienti, anche Agenzia ICE, Vinexpo, JamesSuckling.com, Rhône Valley, Bordeaux Wine School, French Dairy Inter Branch Organization.

Un’operazione a cui plaude anche il sindaco di Verona, Federico Sboarina: “Verona è stato il primo comune italiano a stipulare un gemellaggio con la città cinese di Hangzhou su un palcoscenico incredibile come quello della Via della Seta. Il rapporto con la Cina deve essere culturale, ma devono anche crescere gli scambi in ambito commerciale, soprattutto nel settore vitivinicolo dove possediamo ora un nuovo importante asset come Wine To Asia, primi in Italia. Insieme alla Fiera e alle categorie economiche del territorio dobbiamo lavorare per mettere in rete fin da subito tutte le eccellenze che possono interessare al mercato cinese, non soltanto quelle agroalimentari. Penso ad esempio all’offerta turistica o a quella della stagione lirica in Arena”. 

Formazione. Digitali e internazionali: ecco chi sono le wine manager del futuro

Battezzati dai vertici di Veronafiere alla festa di fine Vinitaly i nuovi progetti di formazione "Future" e "E-Learning" promossi dalle Donne del Vino.





A Vinitaly le Donne del Vino e i vertici di VeronaFiere danno il via libera a due progetti destinati a potenziare le carriere e il talento femminile nel marketing e nella comunicazione del vino, due settori questi, di cui le cantine italiane hanno bisogno per allargare i loro orizzonti commerciali. 

I progetti sono una scommessa sul contributo che le donne del vino possono dare all’intero comparto enologico in termini di gestione delle imprese, di capacità comunicative e di relazione. Il lancio è stato fatto alla cena di fine Vinitaly, al Palazzo della Gran Guardia, dalla presidente delle Donne del Vino Donatella Cinelli Colombini e dal presidente di Veronafiere Maurizio Danese con il direttore Giovanni Mantovani, il brand manager Gianni Bruno e Stevie Kim, managing director of Vinitaly International.

Due i progetti con obiettivi diversi: il primo, «Future», è pensato come opportunità di formazione per le under 30; l’altro, «E-Learning», è rivolto alle wine business manager.

FUTURE è un archivio telematico con tutte le opportunità formative in cantine, enoteche, ristoranti, agenzie giornalistiche e di pr, studi di consulenza enologica cioè in ogni segmento della filiera del vino. Sono proposte dalle aziende delle Donne del Vino alle under 30. Il progetto parte da un’idea di Alessandra Boscaini, delegata del Veneto. Lezioni, stage, corsi, visite didattiche, borse di studio: l’obiettivo è di offrire ogni anno un calendario di centinaia di opportunità formative diversificate e distribuite in ogni parte d’Italia. Mira a riunire in un solo database le attività esistenti in modo che servano da stimolo per le Donne del Vino, convincendole a dare un contributo alla crescita professionale delle nuove generazioni. La creazione di un’offerta complessiva renderà più agevole, alle giovani leve, la ricerca di opportunità formative adatte alle loro esigenze in base alla tipologia di lavoro, la data e la regione. Le offerte formative verranno pubblicate in uno spazio del sito web www.ledonnedelvino.com.

E-LEARNING è un progetto di formazione a distanza creata dalla società veronese WineMeridian-WinePeople per accrescere le performance degli addetti alla vendita del vino e specificamente delle donne.  Punta a potenziare il naturale talento femminile nella comunicazione, nello storytelling e nel «procedere creando relazioni» come dice il professore di neuromarketing della IULM Vincenzo Russo descrivendo quel sistema di rapporti che consolida i rapporti di business trasformandoli in relazioni commerciali stabili. Due le proposte: un corso on line sarà rivolto a chi sta già lavorando nel mondo vitivinicolo e l’altro a chi desidera entrarci, sia come prima esperienza professionale sia come evoluzione, cambiamento della propria attuale attività lavorativa. I docenti sono: Fabio Piccoli, direttore responsabile di Wine Meridian, esperto di marketing del vino e di comunicazione internazionale; Lavinia Furlani, fondatrice di Wine People, counselor e coach aziendale, esperta di comunicazione e di percorsi identitari; Andrea Pozzan, fondatore di Wine People, esperto di risorse umane e di percorsi di vendita.

«È un tassello importante nell’ottica di una sempre maggiore internazionalizzazione delle cantine italiane guidate da donne – dicono Donatella Cinelli Colombini e Antonella Cantarutti, rispettivamente presidente e vice nazionali delle Donne del Vino –  Stiamo lavorando per creare un network mondiale di donne che lavorano nel vino. A novembre, si terrà il primo Forum internazionale di donne del vino a Simei 2019, in programma dal 19 al 22 novembre 2019 a Fiera Milano-Rho. Ci sta lavorando una commissione che avrà il compito di contattare e creare una rete con le associazioni femminili del vino di tutto il mondo: dalla Francia agli Usa, dalla Grecia all’Argentina fino in Australia sono tantissime le unioni di donne occupate nel mondo vitivinicolo con cu scambiare opportunità, canali di comunicazione per diffondere notizie sulle rispettive attività, viaggi del vino».

Una scommessa che mette in gioco le Donne del Vino e riconosce i loro risultati: secondo gli ultimi dati Censis, le donne a capo di aziende agricole coltivano il 21% del SAU, ovvero la superficie agricola utilizzabile ma producono il 28% del PIL agricolo. Dal 2003 al 2017 le donne manager rurali sono cresciute del 2,3%, l’unico comparto economico tradizionale con questa variazione positiva, portando un pensiero differente e orientato all’accoglienza e alla diversificazione. Un rinnovamento che ha contribuito, insieme alla crescita di stranieri e tecnologia, in modo positivo alla crescita dell’intero settore.

giovedì 11 aprile 2019

Vino e ricerca, avversità non parassitarie della vite e cambiamento climatico

Avversità non parassitarie della vite e cambiamento climatico, è il nuovo libro edito da Edagricole. Il testo fornisce un analisi ed una guida pratica a soluzioni tecniche nella gestione ed ottimizzazione del vigneto.




È in libreria il nuovo volume pubblicato da Edagricole, la più importante casa editrice italiana specializzata in tematiche legate all’agricoltura. Il libro, dal titolo “Avversità non parassitarie della vite e cambiamento climatico” porta la firma di Alberto Palliotti professore associato presso il dipartimento di scienze agrarie, alimentari ed ambientali dell'Università degli studi di Perugia, Stefano Poni professore ordinario presso il dipartimento di scienze delle produzioni vegetali sostenibili (DI.PRO.VE.S.) alla Cattolica e Oriana Silvestroni, ricercatrice presso l'Università Politecnica delle Marche.
I fattori meteorologici e relativi alla natura del terreno rivestono da sempre un ruolo determinante sulle performance vegeto-produttive della vite e il cambiamento climatico in atto li sta rendendo ancora più critici di un tempo.

Gran parte del benessere dei vigneti odierni dipende dalla possibilità di saper prevedere e controllare deviazioni dal regolare decorso di crescita e maturazione.

In questo testo vengono analizzati gli effetti sulla produttività delle piante e sulla qualità delle uve dei fattori ambientali (clima e suolo agrario) più aleatori e incerti e si evidenziano possibili soluzioni tecniche – alcune semplici e prontamente attuabili, altre più complesse ed articolate – da utilizzare al fine di salvaguardare l’efficienza dei vigneti e produrre uve sane, equilibrate e con una composizione ottimale.

Indice: Clima: come è cambiato in questi ultimi decenni - Gelo ed eccessi idrici - Stress estivi - Rischio eolico ed inquinanti - Gestione passiva dei rischi atmosferici - Carenze ed eccessi nutrizionali - Avversità di natura edafica.


Avversità non parassitarie della vite e cambiamento climatico
I Edizione
€ 18,00 - 2019 Edagricole di New Business Media srl
ISBN: 978-88-506-5578-6
Pagine 134 - formato 17 x 24 cm
Tel. 051.65751 -  e-mail: libri.edagricole@newbusinessmedia.it   -  www.edagricole.it

Vinitaly 2019, qualità e numero di buyer in costante aumento, la 53ª edizione chiude con 125mila visitatori da 145 nazioni

I buyer esteri accreditati crescono crescono del 3% per 33 mila presenze presentata la nuova piattaforma Veronafiere Wine to Asia dal 2020 a Shenzehen. La prossima edizione in programma dal 19 al 22 aprile 2020.


Il 53° Vinitaly ha chiuso ieri a Verona registrando 125mila presenze da 145 nazioni, in linea con l’edizione precedente ma aumentando invece la qualità e il numero dei buyer esteri accreditati che quest’anno registrano ancora un aumento del 3% per un totale di 33 mila presenze.


Nella top five di Vinitaly delle provenienze degli operatori da Stati Uniti (+2% sul 2018) seguiti da Germania (+4%), Regno Unito (+9%), Cina (+3%) e Canada (+18%). Mentre il Giappone incrementa dell’11% il numero dei buyer. Alla edizione più grande di sempre, per quattro giorni sono stati presenti 4.600 aziende espositrici (130 in più dello scorso anno) da 35 nazioni su 100mila metri quadrati netti espositivi. A Vinitaly and the City 80 mila appassionati e wine lover tra Verona (70 mila) e i tre borghi storici della provincia: Bardolino, Valeggio sul Mincio e Soave (in tutto 10 mila presenze). Vinitaly Directory, la business guide online in 9 lingue, supera le 18mila etichette (+20%); boom di visite del portale: in due settimane oltre 1 milione di pagine visualizzate.

«È stato il Vinitaly più grande di sempre con 4.600 aziende, 130 in più dell’anno scorso, e 100mila metri quadrati espositivi netti, ma da domani saremo già al lavoro per migliorare ancora – commenta Maurizio Danese, presidente di Veronafiere –. Continua la focalizzazione sulla selezione di visitatori verso una presenza sempre più professionale e internazionale. A riprova, sono aumentate di 20mila, per un totale di 80 mila, le presenze di wine lover al fuori salone di Vinitaly and the City. Registriamo molta soddisfazione da parte degli espositori e questo significa che la svolta intrapresa nel 2016 è la direzione da seguire. Dopo quella in Brasile, abbiamo lanciato la nuova piattaforma di promozione Wine To Asia attiva dal 2020 in Cina, a Shenzhen. Inoltre, il ruolo guida per il sistema vitivinicolo è stato confermato dall’attenzione istituzionale, con la visita del presidente del Consiglio, dei due vicepremier, del presidente del Senato, del ministro delle Politiche agricole e del Turismo, e a livello europeo con il commissario per l’Agricoltura».

«Una delle cifre anche di questa edizione di Vinitay è stata di sicuro l’internazionalità, con l’ulteriore incremento del 3% dei top buyer presenti tra i padiglioni – spiega Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere –. Merito delle ulteriori risorse investite sull’attività di incoming, con la selezione e gli inviti da 50 paesi target e la collaborazione con Agenzia ICE.  Nella top five delle provenienze degli operatori primeggiano gli Stati Uniti (+2% sul 2018), seguiti da Germania (+4%), Regno Unito (+9%), Cina (+3%) e Canada (+18%). Su questo fronte molte bene il Giappone (+11%): un risultato che, sommato agli altri registrati dal Far East, supporta la nostra scelta di creare un nuovo strumento di promozione permanente dedicato all’Asia. Ma questo è stato anche un Vinitaly sempre più digital e connesso che ha certificato la centralità nella nostra community globale della Directory online in nove lingue che conta più di 4.500 aziende e 18mila vini (aumentati del 20%) e ha registrato oltre 1 milione di visite nelle ultime due settimane, senza dimenticare il debutto della geolocalizzazione nei padiglioni, per facilitare l’incontro tra domanda e offerta». 

Ad integrare e ampliare l’offerta di Vinitaly, si sono svolte come ogni anno in contemporanea Sol&Agrifood, la manifestazione di Veronafiere sull’agroalimentare di qualità ed Enolitech, rassegna su accessori e tecnologie per la filiera oleicola e vitivinicola, a cui quest’anno si è affiancata Vinitaly Design  che ha proposto prodotti e accessori che completano l’offerta legata alla promozione del vino e all’esperienza sensoriale: dall’oggettistica per la degustazione e il servizio, agli arredi per cantine, enoteche e ristoranti, sino al packaging personalizzato.

mercoledì 10 aprile 2019

Lessini Durello, bollicina protagonista a Vinitaly vince il premio miglior spumante d'Italia

Il Settecento33 di Cantina di Soave sbaraglia la concorrenza e viene eletto miglior spumante dalla guida 5StarWines.




Con 93 punti il Lessini Durello Settecento33 della Cantina di Soave si aggiudica il premio come miglior spumante d’Italia. È stato un selezionato panel di esperti internazionali, capitanati da Lynne Sherriff MW a decretare i vincitori della guida. Ben 2.700 i campioni presentati dai 5.600 espositori della fiera veronese; una lunga selezione che ha portato a una scelta di 100 vini, premiati poi per le categorie di appartenenza; primo per i vini spumanti, il Lessini Durello.

"Una grande soddisfazione per la nostra piccola ma esclusiva denominazione - dice Paolo Fiorini, neo presidente del Consorzio - che premia il duro lavoro che stanno facendo i nostri produttori sul fronte dell’identità di questo spumante, unico nel panorama italiano".

Da inizio anno riflettori puntati infatti sulla denominazione berico/scaligera. Kerin O’Keefe, di Wine Enthusiast, tra i nomi più influenti del mondo del vino ha definito il Lessini Durello la sua più bella scoperta del 2018, mentre il noto sommelier Luca Gardini ha decretato il Lessini Durello Metodo classico IoTeti tra i migliori assaggi di Vinitaly. La crescita della denominazione si attesta anche con l’entrata di un nuovo socio, la Tenuta Natalina Grandi di Gambellara.

"Ci aspetta un grande Vinitaly - dice Matteo Fongaro, vice presidente del Consorzio - dove le nostre bollicine saranno protagoniste nei 4 giorni di evento. Attendiamo ora la definitiva modifica del disciplinare che chiuderà un iter iniziato lo scorso anno, e siamo pronti per un anno di importante promozione".

Formazione, eccellenza, enologia: premiati a Vinitaly i grandi nomi della vitivinicoltura internazionale

Premio internazionale Vinitaly 2019: a Ornellaia per l'eccellenza, Leon Liang per la formazione e Demi Li per l'enologia.





Istituito nel 1996, il Premio Internazionale Vinitaly viene attribuito a personalità o aziende o istituzioni italiane ed estere che si sono distinte per il loro impegno nel campo enologico. La consegna del riconoscimento durante la cena di Gala che precede il primo giorno di fiera, dove Madeline Puckette è stata proclamata Communicator of the Year 2019.

Altri tre importanti nomi si aggiungono all’albo d’oro del Premio Internazionale Vinitaly, destinato ad aziende o professionisti che si siano particolarmente distinti per lo sviluppo qualitativo della viticoltura e dell’enologia, in Italia e all’estero, istituito da Veronafiere nel 1996 in occasione del trentennale della rassegna.

Si tratta della cantina Ornellaia come riconoscimento dell’eccellenza dei suoi vini, di Leon Liang, tra i fondatori della più importante e innovativa scuola di educazione al vino in Cina, e di Demei Li, l’enologo che per primo ha portato un vino cinese a vincere un premio internazionale.

Sempre durante la cena di Gala l’americana Madeline Puckette è stata proclamata vincitrice dell’edizione 2019 del prestigioso premio “The Wine Communicator of the Year”, sponsorizzato da Vinitaly.

Queste le motivazioni dei premi.

Ornellaia è un nome simbolo del Made in Italy. Nata nel 1982, quindi solo in tempi recenti, ha raggiunto l'eccellenza con una gamma di prodotti di indiscusso valore che tutto il mondo ci invidia. Il vino bandiera dell’azienda, l’Ornellaia Bolgheri Rosso, è un vero cult wine italiano, come anche il 100% Merlot Masseto. Guidata da Giovanni Geddes da Filicaja, amministratore delegato, e appartenente al gruppo toscano Frescobaldi, Ornellaia ha contribuito, insieme ad altre aziende locali di grande fama e valore, a dare vita a una denominazione – Bolgheri – dove prima esisteva per lo più una Toscana selvaggia e costiera. Giovanni Geddes da Filicaja ha saputo inoltre creare un vero e proprio brand trasformando la tenuta in uno scrigno di opere d’arte, chiamando ogni anno un artista di fama internazionale a creare l’etichetta e a firmare una serie unica di 111 bottiglie di grande formato, battute all’asta e contese da appassionati e collezionisti di tutto il mondo.

Leon Liang da oltre 10 anni è un grande cultore e appassionato del vino italiano che conosce a fondo dopo molti soggiorni di studio e approfondimento nel nostro paese. Insieme a Yang Lv, unico Master of Sommelier cinese, ha fondato Grapea, la più importante e innovativa scuola di educazione al vino del Paese. Con tale struttura, ricca di un team di oltre 20 persone che solo nel 2018 ha condotto più di 150 seminari e wine tasting in 14 città locali, operano le più importanti associazioni internazionali nel mondo del vino e un numero crescente di consorzi italiani. Leon Liang, proprio per questo, sta diventando un punto di riferimento essenziale del mercato del vino in Cina, anche attraverso la sua straordinaria capacità di saper raggiungere sia il mondo del trade che quello degli end-consumer cinesi e di evidenziare al contempo le specificità uniche del prodotto di qualità italiano, dove diversità e talento imprenditoriale si fondono in uno straordinario “unicum”. Leon Liang rappresenta quindi l’esponente più significativo della rinascita dei fine wine importati nel paese e risulta un interlocutore indispensabile per capire i trend di sviluppo e i futuri scenari del vino in Cina.

Demei Li è professore associato di Scienze e Tecnologie Alimentari all’Università dell’Agricoltura di Pechino e uno dei docenti in visita all’ESA, Ecole Superieur d’Agriculture a Angers, in Francia. È uno dei più importanti enologi cinesi ed è stato più volte riconosciuto come uno dei motori trainanti del miglioramento delle cantine del Paese. È stato il primo responsabile di produzione (nonché direttore del reparto tecnico) del progetto franco-cinese Domaine Franco Chinois. È consulente per svariate cantine in Cina, comprese Helan Qingxue, Leirenshou in Ningxia, Tiansai e Zhongfei in Xinjiang. Proprio mentre lavorava per la Helan Qingxue, il vino Jia Bei Lan vinse l’International Trophy del Decanter World Wine Awards nel 2011: grazie a lui, per la prima volta un vino cinese si è aggiudicato l’ambito premio. Li è ormai diventato uno dei più bravi viticoltori della Cina e da tanti è considerato l’equivalente cinese di Michel Rolland. Grazie alla sua attività di consulente, in particolare nelle province di Ningxia e Xinjiang, a Li Demei si deve l’alto standard dei vini cinesi sul mercato globale. Nel 2012 ha vinto il Wine Intelligence 10-for-10 Business Award. Nel 2013 ha conseguito invece il Decanter Power List ed è stato nominato Top 10 Most Influential Wine Consultants da Drinks Business. Come cronista, Demei scrive per molte testate enologiche tra cui DecanterChina.com. È stato anche uno degli editorialisti per la quarta edizione dell’Oxford Companion to Wine.

Madeline Puckette, giovane wine writer e blogger statunitense, è co-fondatrice di WineFolly.com, blog di grande successo, che offre informazioni e contenuti accessibili sul vino sia per i principianti che per gli esperti grazie a un’infografica educativa e una scrittura accattivante. Nel 2013 Puckette ha vinto il titolo The Wine Blogger of the Year e da allora pubblica su The Washington Post, The Wall Street Journal e The New York Times. Nel 2018 il suo Wine Folly: Magnum Edition, The Master Guide, si è classificato tra i top 5 libri di food&wine pairing venduti da Amazon. Oltre che negli Stati Uniti, il libro Wine Folly è stato lanciato in Gran Bretagna, Olanda, Cina, Giappone e Russia. Il Premio Communicator of the year, istituito in collaborazione con l’IWSC – International Wine and Spirit Competition verrà consegnato a Londra il 13 novembre.

Benemeriti della Vitivinicoltura Italiana, il premio Angelo Betti a Vinitaly

Intitolato ad Angelo Betti, ideatore di Vinitaly, il Premio “Benemeriti della Vitivinicoltura Italiana” viene assegnato fin dal 1973 ai grandi interpreti del mondo enologico italiano e tradizionalmente consegnato il giorno dell’inaugurazione del Salone Internazionale del Vino e dei distillati.




I Benemeriti vengono segnalati dagli Assessorati regionali all’agricoltura indicando coloro che, con la propria attività professionale o imprenditoriale, hanno contribuito e sostenuto il progresso qualitativo della produzione viticola ed enologica della propria regione e del proprio Paese.

Per il 53° Vinitaly, le insegne del Premio Angelo Betti vengono attribuite a:

Francesca Margiotta (Abruzzo);
Paride Leone (Basilicata);
Ciro Giordano (Campania);
Roberto Ceraudo (Calabria);
Pierluigi Sciolette (Emilia-Romagna);
Manlio Collavini (Friuli Venezia Giulia);
Giovanni Terenzi (Lazio);
Viticoltori Ingauni Societa' Agricola Cooperativa (Liguria);
Luca Formentini (Lombardia);
Adriano Lorenzi (Marche);
Azienda Vitivinicola Terresacre (Molise);
Vincenzo Gerbi (Piemonte);
Franz Pratzner (Provincia Autonoma Di Bolzano);
Enrico Zanoni (Provincia Autonoma Di Trento);
Giuseppe Baldassarre (Puglia);
Giovanna Chessa (Sardegna);
Nino Caravaglio (Sicilia);
Ferdinando Guicciardini (Toscana);
Roberto Di Filippo (Umbria);
Agostino Buillas (Valle D’aosta); Armando De Zan (Veneto).

I nomi di questi professionisti ed imprenditori vanno ad arricchire un Albo d’Oro composto da personalità che hanno fortemente contribuito alla crescita del sistema viticolo ed enologico italiano, tanto da farne un modello di riferimento internazionale.

Pink different! Arriva la guida ai migliori 100 vini rosa d’Italia di Slow Food Editore

Conoscere, assaggiare ed apprezzare i vini rosati d'Italia: presentata a Vinitaly la guida ai migliori 100 vini rosa d’Italia a cura di Slow Food Editore.




Stagionali, sottovalutati, dimenticati, relegati a categoria a parte, spesso denigrati. Eppure il nostro Paese offre una biodiversità varietale e cromatica così grande da far impallidire qualsiasi altra nazione, anche la Francia, maestra assoluta della tipologia, con un export che cresce a doppia cifra da qualche anno a questa parte.

Per questo Slow Food Editore ha presentato a Vinitaly I migliori 100 vini rosa d’Italia. Un volume agile e istruttivo che definisce il nome, racconta i colori, descrive le tecniche di produzione e analizza il mercato dei vini rosa italiani.

I vini rosa - e non “rosati” in questa guida per volontà dei curatori della redazione Slow Wine, Giancarlo Gariglio e Fabio Giavedoni - in Italia sono visti da molti produttori come un semplice completamento di gamma e dai consumatori come la bottiglia da abbinare al pesce in estate in alternativa al solito bianco ghiacciato. Eppure rappresentano una grande opportunità per chi li concepisce con la volontà di produrre qualità.

Dalle pagine della guida traspare anche il desiderio e l’ambizione di far crescere la cultura degli appassionati, per esempio attraverso le sezioni dedicate ai differenti metodi di produzione e ai principali territori e denominazioni, come Castel del Monte Rosato, Cerasuolo d’Abruzzo, Chiaretto di Bardolino, Cirò Rosato, Salice Salentino Rosato, Valtènesi Chiaretto. Il libro si chiude con le schede delle migliori 100 etichette di vini rosa italiani, scelte dalla redazione di Slow Wine.

«Siamo ottimisti - sottolineano Gariglio e Giavedoni nell’introduzione - qualcosa si sta muovendo, c’è una volontà comune a molti produttori e a differenti consorzi di unirsi e fare gruppo, per arricchire il mercato, la qualità e soprattutto la cultura in materia. Tutte cose che attendevamo da tempo. Fortunatamente i tempi sono maturi, chissà che anche il volume che avete tra le mani non possa dare un piccolo contributo a questo forte movimento di rinascita dei vini rosa italiani».

Il volume è attualmente disponibile su Amazon a prezzo speciale a questo link:  https://amzn.to/2uYkL50 e può anche essere acquistato con il Bonus Cultura e con il Bonus Carta del Docente quando venduto e spedito direttamente da Amazon.

martedì 9 aprile 2019

Vino e territori, Bhutan: nasce tra le vette dell'Himalaya il primo vigneto del Paese della Felicità Interna Lorda

Vino senza confini e altezze, sulle montagne dell’Asia, tra Tibet e India, precisamente sulla catena dell’Himalaya, nasceranno i primi vigneti del Regno del Bhutan. Ricco di risorse naturali e conosciuto per la FIL, il tasso di felicità interna lorda usato come parametro per calcolare lo stato di benessere del popolo, il Paese, regno Buddista per eccellenza, ora guarda al mondo di Bacco.





Tra India e Cina, due tra i paesi più inquinati e popolosi del mondo, il Bhutan è da considerarsi un’anomalia perché invece di sfruttare le sue risorse naturali, le protegge, a partire dai parchi e dalle foreste, guadagnandosi altresì l'attenzione da parte dei media per il suo ambizioso obiettivo di diventare il primo paese completamente votato all’agricoltura biologica entro il 2020. Ora il Paese della Felicità Interna Lorda, guarda al mondo di Bacco, piantando il suo primo vigneto.

La produzione di vino nel Bhutan era già stata tentata negli anni '90, con l'introduzione di un vigneto sperimentale a Paro, a 2300 metri di altezza, vicino a Thimpu, la capitale del Bhutan, con l'aiuto tecnico della società vinicola australiana Taltarni, ma non ci è noto se un vino sia stato prodotto con successo.

Lo scorso 2 aprile, la Bhutan Wine Company, con sede negli Stati Uniti, in collaborazione con i collaboratori bhutanesi, ha piantato il primo vigneto per la produzione di vino pregiato in Bhutan e precisamente a Yusipang, con la varietà Merlot.

Il 4 aprile 2019, la società vinicola del Bhutan ha piantato un secondo piccolo vigneto a Bajo, con varietà, oltre al Merlot, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Syrah, Pinot Noir, Chardonnay, Sauvignon Blanc, Malbec e Petit Manseng. Tutte le viti provengono da Sunridge Nurseries in California.

I vigneti sono situati in vari luoghi del paese proprio per approfittare delle varie situazioni climatiche: come paese di montagna, infatti, il Bhutan offre elevazioni dai 300 ai 7.000 metri, con un clima che va da temperato a tropicale.

Il vigneto più alto piantato è a 2.700 metri sul livello del mare, non proprio il più alto del mondo in effetti se si pensa a quelli piantati in Argentina.

Cultura e inserimento del vino italiano nel mercato cinese. Nasce il dizionario dei vini e vitigni d'Italia

Presentata a Vinitaly la pubblicazione in duplice lingua italiano e cinese nata dalla collaborazione tra Gambero Rosso e l’Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano.





Presentato al Vinitaly il primo Dizionario dei Vini e Vitigni d’Italia in duplice lingua, italiano e cinese. La pubblicazione nasce da una collaborazione tra Gambero Rosso e l’Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano, che è stato il perno del gruppo di lavoro costituito dai Dipartimenti di Scienze della Mediazione Linguistica e di Studi Interculturali, di Scienze per gli Alimenti, la Nutrizione, l’Ambiente e di Scienze Agrarie e Ambientali – Produzione, Territorio, Agroenergia, dal Contemporary Asia Research Centre del nostro Ateneo, e dall’Università Normale del Liaoning.

Il Dizionario, in versione cartacea e presto anche in versione digitale (web-app), conta al suo interno oltre 1.200 voci, suddivise in quattro sezioni che comprendono le definizioni italiane di Vitigni, DOCG, DOC e IGT, con le traduzioni in cinese. Ogni voce è stata definita in italiano attraverso la consultazione di testi settoriali e dei disciplinari; il lavoro di traduzione, grazie all’uso di fonti cinesi autorevoli e a un originale lavoro di standardizzazione, ha stabilito il termine più adatto a identificare un vino o un vitigno nel rispetto della corretta pronuncia italiana e delle migliori tradizioni culturali cinesi.

All’incontro di presentazione sono intervenuti Paolo Cuccia, Presidente di Gambero Rosso, per l’Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano Alessandra Lavagnino, Jin Zhigang, Marta Valentini, Franca Bosc e Natalia Riva; Edward Liu General Manager Shanghai SinoDrink Trading Co, Amedeo Scarpa, Direttore della Rete Estera ICE in Cina moderati dal giornalista di Italia Oggi Luigi Chiarello. Il dibattito ha inoltre visto la partecipazione di Riccardo Ricci Curbastro, Presidente FederDoc; Giovanni Busi, Presidente Consorzio Chianti; Damiano Reale, Presidente Consorzio Salice Salentino; Ernesto Abbona e Paolo Castelletti, Presidente e Segretario Generale UIV.

GLI OBIETTIVI

La pubblicazione costituisce lo strumento base indispensabile per la cultura e l’inserimento del vino italiano nel mercato cinese. Dall’apertura dei mercati orientali, la Cina ha subito mostrato curiosità nei confronti dei prodotti di eccellenza del nostro Paese. Favorire quindi una conoscenza approfondita del settore vitivinicolo made in Italy, focalizzando l’attenzione sulla biodiversità italiana, magistralmente rappresentata dalle produzioni, diventa in questo contesto un plus necessario per operatori di settore ed appassionati.

I CORSI DI FORMAZIONE

Corsi di formazione per la figura di “Export Manager del vino italiano in Cina”.  Partiranno da Giugno corsi di specializzazione rivolti ad eno-appassionati, imprenditori e operatori di settore che intendono specializzarsi nelle strategie di comunicazione, promozione vendita e commercializzazione del vino italiano in Cina. 

«Il Dizionario Dei Vini e Vitigni d’Italia costituisce un punto di partenza estremamente rilevante per colmare le lacune linguistiche e per valorizzare le nicchie di produzione e lo smisurato scenario vitivinicolo italiano nel mercato cinese.» dichiara il Presidente di Gambero Rosso Paolo Cuccia «Abbiamo raccolto questa sfida assieme all’Istituto Confucio con grande consapevolezza ed entusiasmo, certi che una migliore diffusione della cultura del vino, di cui la Cina sta diventando un produttore di rilievo, favorirà ulteriormente le opportunità di espansione delle produzioni made in Italy.» 

«Questo progetto costituisce per noi la prosecuzione del Dizionario dell’alimentazione, già pubblicato in occasione di Expo Milano 2015.» dichiara Alessandra Lavagnino, direttore dell'Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano «Abbiamo voluto ancora una volta affrontare uno dei temi importanti per la comunicazione tra la cultura italiana e quella cinese, proprio costruendo grazie a esperti e specialisti dell’Università degli Studi di Milano e della Liaoning Normal University, un prodotto unico che colma una lacuna importante per far conoscere al meglio il vino italiano in Cina. Abbiamo finalmente le definizioni italiane di Vitigni, DOCG, DOC e IGT, con una traduzione in cinese corretta e standardizzata In questa maniera, grazie anche alla collaborazione del Gambero Rosso, il vino italiano troverà una migliore strada per raggiungere il cuore dei cinesi.» 

Alimentazione e ricerca, pubblicato lo studio del genoma del frumento duro

Pubblicato su “Nature Genetics” il genoma del frumento duro. Un passo fondamentale per sostenere il futuro della filiera nazionale del frumento duro e della pasta.





Un consorzio internazionale ha pubblicato oggi sulla rivista scientifica Nature Genetics la sequenza completa dei 14 cromosomi della varietà di frumento duro ‘Svevo’. Il genoma studiato contiene 66.000 geni e la sua analisi ha consentito di identificare decine di migliaia di marcatori molecolari che potranno essere utilizzati per la selezione di varietà migliorate.

Un lavoro fondamentale, che costituirà un riferimento per tutta la futura attività di miglioramento genetico e per l’identificazione e la tutela delle diverse tipologie di frumento attraverso tecniche di tracciabilità molecolare.

Il frumento duro, la materia prima della pasta, icona del “Made in Italy” alimentare, è stato selezionato dall’uomo a partire dal farro alcune migliaia di anni fa in Mesopotamia, ma si è diffuso in Italia alla fine del dell’impero romano ed oggi viene coltivato in tutti i continenti.

Nel bacino del Mediterraneo è la principale fonte di reddito per molti piccoli agricoltori nelle aree marginali dell’Africa settentrionale e del Medio Oriente, ma deve fare i conti con i preoccupanti cambiamenti climatici in atto e con una forte pressione demografica in grado di provocare tensioni sociali e flussi migratori. Solo una efficace azione di miglioramento genetico potrà consentire di selezionare varietà più produttive ed ecosostenibili in grado di garantire un reddito adeguato in regioni così a rischio.

Nel corso del lavoro, le conoscenze sul genoma sono state utilizzate per comprendere il processo evolutivo che ha portato dal farro selvatico (il progenitore del farro coltivato) al moderno frumento duro e per isolare un nuovo gene capace di limitare l’accumulo di cadmio nei semi, un chiaro esempio di come lo studio dei genomi consente la scoperta di fattori che aumentano ulteriormente la salubrità e la qualità del frumento duro e della pasta.

Lo studio è firmato da oltre 60 autori di 7 diversi paesi coordinati da Luigi Cattivelli del CREA insieme ad un team internazionale costituito da Curtis Pozniak dell’Università di Saskatchewan (Canada), Aldo Ceriotti e Luciano Milanesi del CNR, Roberto Tuberosa dell’Università di Bologna e Klaus Mayer dell’Helmholtz Zentrum München (Germania). Inoltre, tra le altre istituzioni partecipanti vi è un ulteriore contributo italiano rappresentato dall’Università di Bari.

“Il rilascio della sequenza del genoma apre prospettive totalmente nuove per la filiera del frumento duro”, afferma Luigi Cattivelli, direttore del CREA Genomica e Bioinformatica, “consente di identificare geni di grande rilevanza pratica come quelli responsabili della resistenza alle malattie o dell’adattamento alle nuove condizioni climatiche e fornisce il background necessario per una tracciabilità molecolare avanzata di tutte le tipologie di frumento duro e farro.”

“Con la sequenza del genoma abbiamo il panorama completo dei geni che codificano per le proteine del glutine in una importante varietà di frumento duro. Queste informazioni saranno utili per comprendere i fattori che determinano la qualità tecnologica e nutrizionale delle semole” sottolinea Aldo Ceriotti.

“La disponibilità della sequenza genomica facilita l’identificazione dei geni che regolano la risposta adattativa della pianta alla siccità e la capacità di assorbire acqua e fertilizzanti”, precisa Roberto Tuberosa, “consentendo quindi l’utilizzazione della selezione assistita con marcatori per costituire in tempi brevi nuove cultivar più resilienti alle avversità climatiche e più ecocompatibili.”

Il lavoro ha beneficiato di diversi finanziamenti, tra cui un importante contributo del progetto Bandiera MIUR InterOmics, coordinato da Luciano Milanesi. Tutti i risultati delle annotazioni del genoma sono consultabili presso il sito www.interomics.eu/durum-wheat-genome e nella banca dati scientifica GrainGenes.

Il lavoro pubblicato in Nature Genetics dal titolo "Durum wheat genome highlights past domestication signatures and future improvement targets” è disponibile a questo link: dx.doi.org/10.1038/s41588-019-0381-3

Viticoltura sostenibile e biodiversità microbica: la ricerca sempre più protagonista al Vinitaly

Dalla gestione del suolo alla difesa contro malattie e parassiti, dai prodotti benefici per pianta e terreno fino ai microrganismi nel vigneto, la ricerca del CREA è sempre più protagonista al Vinitaly, con innovazioni di prodotto e di processo presentate in due talk show in programma per il 9 aprile.




“Sorsi di ricerca: La sfida della viticoltura sostenibile”, al centro del primo talk show, è dedicato alle innovazioni tecnologiche messe a punto dal CREA, grazie alla presentazione di 4 progetti LIFE ancora in corso.  Nel dettaglio, si parte con 2 progetti incentrati sul miglioramento della gestione del suolo.

SOil4WINE con un approccio innovativo guida i viticoltori nella scelta di strumenti e metodologie per supportare le funzioni del suolo e dei servizi ecosistemici. Si tratta, quindi, dello sviluppo di buone pratiche in grado di aumentare la qualità dei suoli in termini di: aumento della sostanza organica, miglioramento dell’attività microbica (QBS-ar), riduzione della compattazione e dei nitrati nel terreno.

VITISOM consiste nello sviluppo di nuove tecnologie nel vigneto per la concimazione organica a rateo variabile, ossia solo dove serve, una novità per il settore, in grado di migliorare la qualità, la struttura, il contenuto di materia organica e di biodiversità dei suoli, prevenendo in questo modo, i fenomeni dell'erosione, della compattazione e della diminuzione della materia organica nel suolo.

GREEN GRAPES ha sviluppato un nuovo approccio per la difesa sostenibile contro malattie e parassiti in viticoltura grazie all’impiego di biostimolanti, di induttori di resistenza o agenti di biocontrollo, in grado di mantenere o incrementare la biodiversità nel vigneto.

E infine, ZEOWINE, un prodotto innovativo con effetti positivi sul suolo e sulla pianta, che ha anche dato il nome al progetto.  Questo prodotto, destinato alla nutrizione del vigneto, deriva dall’unione degli scarti compostati della filiera vitivinicola (residui di potatura, raspi, vinacce, fecce) con la zeolite, un minerale composto da silicio e ossigeno, che aumenta la fertilità organica del suolo vitato, trattenendo alcuni minerali (azoto e microelementi) e l’acqua. Questo comporta l’aumento della biodiversità e dei microrganismi, un miglioramento della struttura del suolo, un minor contenuto di rame e caratteristiche qualitative delle uve più elevate.

A seguire il secondo talk show, Sorsi di ricerca: La biodiversità microbica dal vigneto alla cantina, dedicato alla scoperta dei moltissimi microrganismi presenti sia nel vigneto (dal suolo all’uva, alle foglie, alla corteccia e alla vite), dove concorrono a rendere unico il terroir e sono potenziali marcatori della sostenibilità ambientale, sia in cantina dove sono rappresentati dai lieviti e dai batteri che saranno i principali protagonisti delle fermentazioni del vino.

Su questo tema, saranno presentati due recenti studi coordinati dal CREA: uno sulla biodiversità microbica di uva e corteccia in vigneti di due aree DOC d’Italia, ed uno sulla possibilità di incrementare la biodiversità nelle fermentazioni guidate, impiegando colture selezionate di lieviti “non convenzionali” (appartenenti a specie non-Saccharomyces), lieviti Saccharomyces e insieme batteri lattici.

Inoltre, sarà presentato un progetto del CREA di Asti con il comune di Portacomaro per la valorizzazione delle risorse locali, il cui obiettivo è quello di impiegare ceppi di lievito ecotipici i quali rappresentano un valore aggiunto per il vino, incrementando le qualità organolettiche e legandolo maggiormente al territorio.

È stato impiantato un vigneto di Grignolino in un terreno incolto di proprietà comunale in cui è stata studiata la biodiversità microbica, attraverso le caratterizzazioni genetiche e tecnologiche dei lieviti isolati.  Dalla ricerca svolta sono stati individuati un ceppo di S. cerevisiae e un ceppo di S. paradoxus per condurre fermentazioni su scala pilota, con l’obiettivo di selezionare uno o più ceppi indigeni, in grado di influenzare positivamente le caratteristiche di tipicità e di qualità del Grignolino, da utilizzare come starter nelle vinificazioni.

lunedì 8 aprile 2019

Sol&Agrifood, protagonista il food&beverage di qualità. Identikit del consumatore e nuovi trend

A Verona Fiere inaugurato il Salone Internazionale dell’Agroalimentare. Al centro del talk show inaugurale il consumatore di prodotti agroalimentari di qualità.




Il richiamo al territorio e all’italianità esercita una significativa attrattività nella scelta dei prodotti alimentari da acquistare. Oltre al made in Italy, che è il non plus ultra da mettere nel carrello, DOP E IGP rappresentano un attributo indispensabile per quasi un terzo degli italiani. Ma il food&beverage italiano piace anche all’estero, tanto che quasi 4 consumatori su 10 di Cina, Emirati Arabi e Regno Unito ritengono che sia l’elemento più rappresentativo del nostro Paese, prima ancora di moda, auto e arredamento.

Il consumatore di prodotti agroalimentari di qualità è stato il protagonista del talk show inaugurale di Sol&Agrifood, in corso a Veronafiere fino al 10 aprile (www.solagrifood.com), dal titolo “Conquistare il consumatore: l’esperienza femminile nel mondo dell’eccellenza agroalimentare italiana”.

Alla presenza di Barbara Blasevich, consigliere di amministrazione di Veronafiere - ospite la sottosegretaria alle Politiche agricole alimentari forestali e turismo Alessandra Pesce - Evita Gandini di Nomisma ha presentato una ricerca con l’identikit del consumatore, realizzata per Sol&Agrifood.
Hanno partecipato al talk show, portando le loro esperienze di successo, Susanna Moccia (La Fabbrica della Pasta di Gragnano), Francesca Salvagno (Frantoio Salvagno) e Geltrude Salvatori Franchi (Birra dell’Eremo).

«L’idea di chiedere a Nomisma una ricerca sul consumatore di prodotti agroalimentari di qualità – ha spiegato Blasevich - è stata dettata dalla volontà di dare un approfondimento ai nostri espositori per aiutarli a leggere correttamente le tendenze e a impostare strategie per essere vincenti sui mercati. Questo – ha concluso la consigliere di Veronafiere - nell’ottica di essere una fiera di servizi, capace di dare strumenti che aiutino gli espositori ad aumentare il proprio business».

«Qui a Sol&Agrifood c’è l’agroalimentare di eccellenza – ha dichiarato la sottosegretario Pesce –, nei confronti del quale abbiamo un duplice impegno: promuoverlo e tutelarlo dalle contraffazioni, da una parte, e portarlo nel mondo aprendo nuovi mercati».

Olio extravergine di oliva. Secondo la ricerca, oltre 9 italiani su 10 consumano olio di oliva in Italia, 2 su 3 lo acquistano più volte al mese, selezionandolo principalmente in base all’origine ancor prima del brand e del prezzo. L’analisi del profilo di chi acquista olio di qualità (DOP-IGP) restituisce l’identikit di un uomo, over 45 anni, con posizione lavorativa stabile ed economicamente sicura, laureato o con un altro titolo di studio elevato. L’attenzione al marchio DOP-IGP è più forte tra i “salutisti” e chi ha figli piccoli in casa.

DOP-IGP. Per Nomisma, due italiani su dieci comprano alimenti DOP-IGP abitualmente. Questa propensione all’acquisto e la sensibilità nei confronti di questi marchi sono maggiori nelle grandi città e in generale nel centro Italia. Alcune tipologie familiari, inoltre, risultano più attente alla qualità dei prodotti alimentari: si tratta di nuclei con figli conviventi in cui il responsabile degli acquisti è donna, over 45 anni e con titolo di studio elevato.

Birra. La ricerca ha preso in considerazione anche il consumatore di birra, differenziato tra chi beve birra e chi preferisce la birra artigianale: la prima è la preferita da Generation X e Baby Boomers (rispettivamente 39-54 e 55-73 anni), mentre la seconda attira maggiormente i Millennial più eruditi delle grandi città.

La percezione del made in Italy nel mondo. Secondo le ultime indagini multi-country di Nomisma, sia negli Emirati Arabi, che in Regno Unito ma anche in Cina, circa 4 consumatori su 10 affermano che il nostro cibo e il nostro vino siano in assoluto i prodotti più rappresentativi del made in Italy, prima ancora di moda, auto e arredamento. All’estero, il food&beverage italiano richiama innanzitutto il concetto di “qualità” per circa un quarto dei consumatori stranieri, che, pensando al nostro cibo evocano anche immagini come “tradizione/cultura”, “salute” e “stile”.
I prodotti della nostra cultura gastronomica che più attraggono i consumatori stranieri sono pasta e olio extravergine di oliva, ovviamente dopo la pizza: non plus ultra del made in Italy per diffusione e notorietà.

Torino, nasce il Consorzio del Vermouth

Promosso dall’Istituto del Vermouth di Torino, il nuovo Consorzio tutelerà l’intera filiera del celebre aperitivo torinese e sarà presentato oggi a Verona in occasione di Vinitaly.





A distanza di due anni dalla nascita dell’Istituto del Vermouth di Torino e dall’approvazione del Decreto Ministeriale che ne riconosce l’Indicazione Geografica, nasce il Consorzio del Vermouth di Torino, l’organo che valorizza, promuove e tutela la denominazione e i marchi ad esso collegati.

Sarà presentato ufficialmente oggi - lunedì 8 aprile 2019 alle 16.30 - con una tavola rotonda nello stand della Regione Piemonte (padiglione 10 - stand G2) al Vinitaly di Verona, la più importante fiera al mondo dedicata al settore dei vini e dei distillati, alla quale parteciperanno Giorgio Ferrero, Assessore all’Agricoltura della Regione Piemonte, Roberto Bava, Presidente dell’Istituto del Vermouth di Torino, Pierstefano Berta, chimico e storico dell’enologia, Fulvio Piccinino, barman ed esperto di Vermouth.

Frutto di un’esigenza rilevata dall’Istituto del Vermouth - l’associazione che dall’aprile 2017 rappresenta la storica bevanda torinese in Italia e nel mondo - e da un’analisi condotta su realtà analoghe operanti anche in settori merceologi differenti, il Consorzio del Vermouth di Torino integra le azioni portate avanti dall’Istituto omonimo, riunisce al suo interno coltivatori e trasformatori di erbe officinali piemontesi, elaboratori e imbottigliatori, aziende proprietarie di marchi commerciali che gestiscono autonomamente la propria filiera. Ha, inoltre, lo scopo di promuovere e valorizzare la denominazione, tutelandone l’informazione al consumatore finale e fornendo assistenza tecnica e formazione professionale alle aziende e ai produttori. Tra i principali compiti, anche l’attività di vigilanza per garantire la corretta applicazione della denominazione Indicazione Geografica ai prodotti consorziati. Ma non solo: tra gli obiettivi che si pone il Consorzio c’è anche la collaborazione con istituti e scuole per promuovere iniziative legate alla valorizzazione, all’educazione alimentare e al consumo corretto e responsabile del vermouth. È presieduto da Roberto Bava, già Presidente dell’Istituto del Vermouth di Torino, e dai vice Presidenti Pierstefano Berta e Marco Pellegrini.

Il percorso che ha condotto alla nascita dell’Istituto del Vermouth di Torino prima e alla costituzione del Consorzio del Vermouth di Torino dopo è durato circa vent’anni e ha trovato il suo compimento il 22 marzo 2017 quando, con il Decreto Ministeriale n. 1826, il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha accolto la richiesta della Regione Piemonte e ha riconosciuto l’indicazione geografica Vermouth di Torino / Vermut di Torino. Il Vermouth rappresenta, infatti, un bene collettivo per il Piemonte e per l’Italia: il vino liquoroso bianco o rosso nato all’ombra della Mole e conosciuto in tutto il mondo, vanta oltre tre secoli di storia e ha visto negli anni un’evoluzione delle tecniche di produzione, affiancate sempre dalle lavorazioni più tradizionali.

In occasione del Vinitaly, inoltre, è possibile degustare le numerose etichette di Vermouth in uno stand dedicato all’Istituto all’interno dello spazio espositivo della Regione Piemonte, permettendo ai visitatori di avvicinarsi a questa bevanda e conoscere la nouvelle vague che sta vivendo l’aperitivo torinese, testimone di tre secoli di storia e cultura del bere.

Vino e mercati, Asia: luci ed ombre per l'export vitivinicolo italiano

A Vinitaly presentato il quadro dell’export vitivinicolo italiano nei principali paesi asiatici sulla base dei dati Istat.





La Cina sembrava il nuovo Eldorado, ma quest’anno dopo la crescita a due cifre dello scorso anno, si è registrata una battuta d’arresto. Non crescono neanche le vendite di vini in Giappone, ma ci sono buone prospettive legate all’azzeramento dei dazi previsto dall’accordo di libero scambio sottoscritto con l’Europa.

“Per anni abbiamo commesso l’ingenuità di guardare alla Cina come al nuovo Eldorado del vino italiano, sbilanciandoci con eccessivo ottimismo su previsioni di una crescita esponenziale delle vendite del vino italiano in tutto il continente asiatico. In realtà il consuntivo dell’anno appena concluso parla di vendite dei vini italiani in calo del 2,4% in valore e del 12% in volumi, con una contrazione dai 3,7 milioni di ettolitri dello scorso anno ai 3,3 registrati nel 2018”.

È questo il commento di Alleanza Cooperative Agroalimentari analizzando i dati Istat sul quadro dell’export vitivinicolo italiano nei principali paesi asiatici.

Lo scorso anno le vendite in Cina avevano registrato una crescita a due cifre: +28,7% di incremento in valore e +25,9% in volume (2017/2016). Come va letto allora il calo del 2018? “Un cambiamento di passo che appare a tutti gli effetti come un mistero giallo”, esordisce la coordinatrice Vino dell’Alleanza Ruenza Santandrea. “La verità è che non bisogna commettere l’errore di fare letture affrettate. In generale bisogna guardare a tutto il continente asiatico in un’ottica di medio e lungo periodo – ammonisce Santandrea - “senza aspettarsi che nell’arco di pochi mesi o anni il mercato asiatico, che pure presenta grandi potenzialità di crescita specie in paesi come Mongolia, Vietnam e Nepal, riesca a sostituire del tutto altri mercati consolidati”.

Lo stesso export in Giappone presenta luci ed ombre. È un mercato che non sta crescendo come ci si aspettava: nel 2018 c’è stato un leggero calo di vendite in volume (-0,7%), dovuto in parte al fatto che i vini italiani non vengono più venduti con altissime marginalità, dal momento che i consumatori giapponesi tendono ad acquistare tipologie di prodotti nelle fasce medio-basse di prezzo.

Tuttavia, “l’accordo di libero scambio firmato dall’Europa con il Giappone, che azzererà totalmente i dazi per i vini europei – conclude Santandrea - è un indubbio beneficio che potrebbe portare presto ad un reale aumento delle vendite”.

domenica 7 aprile 2019

Eventi vitivinicoltura. Al via Vinitaly 2019, il brand per la promozione del vino italiano nel mondo

Hogan, Salvini, Centinaio, Casellati, Zaia inaugurano oggi a Verona il 53° Salone Internazionale del vino e dei distillati. Il commissario europeo all’Agricoltura: riconoscimento del valore di Vinitaly come strumento di divulgazione e promozione del vino italiano.




«Vinitaly è una fantastica celebrazione della qualità e della biodiversità del patrimonio culturale e vitivinicolo, che si rispecchia nel fatto che l’Italia ha più di 600 indicazioni geografiche, il numero più alto in Europa. Compito dell’Unione europea è tutelarle ».

Così il commissario europeo all’Agricoltura, Phil Hogan, ha riconosciuto il valore di Vinitaly come strumento di divulgazione e promozione del vino italiano, intervenendo questa mattina alla cerimonia inaugurale della 53ª edizione di Vinitaly, dopo il focus di Denis Pantini, responsabile di Nomisma Wine Monitor, sui numeri e le tendenze del mercato italiano e il talk show «Futuro del vino, il Vinitaly del futuro», moderato da Bruno Vespa, con la partecipazione di Giovanni Mantovani direttore generale di Veronafiere, Carlo Ferro presidente di ICE, Angelo Gaja patron della omonima cantina, Matilde Poggi dell’azienda agricola Le Fraghe e Riccardo Cotarella, produttore di vino e presidente mondiale degli enologi.

«L’Unione europea esporta oltre 20 miliardi di euro di vino, dei quali oltre 6 miliardi vengono dall’Italia – ha proseguito Hogan -. Sono convinto che i viticoltori avranno ancora più successo nei prossimi anni. Come Unione europea stiamo lavorando per costruire rapporti commerciali in tutto il mondo e la diplomazia economica sta dando grandi risultati, dall’Asia ai nuovi mercati emergenti come l’Australia».

«Anche quest’anno Vinitaly si apre al mondo del business, con una rassegna forte di oltre 100mila metri quadrati netti, 4.600 espositori, con buyer esteri rappresentati provenienti da 143 paesi –ha commentato il presidente di Veronafiere, Maurizio Danese -. Dalla trasformazione in Società per azioni di Veronafiere, abbiamo accelerato sempre di più per fare di Vinitaly il centro di una struttura aggregativa di promozione che parli ai buyer esteri come voce unitaria dell’eccellenza vitivinicola italiana. Siamo un attore privato, ma mettiamo a disposizione le nostre risorse e il nostro know-how per operazioni di sistema e lo facciamo perché siamo convinti che questa sia la strada giusta per mantenere ed incrementare gli straordinari risultati ottenuti dal vigneto Italia in questi ultimi venti anni».

Risultati che sono frutto, per la presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, «di una forte capacità di sinergia della manifestazione con le istituzioni nazionali e locali, con una virtuosa e intelligente diversificazione per gli operatori professionali e gli appassionati in una città e una elevata capacità di conquistare nuovi mercati e contemporaneamente il cuore dei visitatori». Un’attività che, ha ribadito, «non si esaurisce con la fine della manifestazione fieristica, ma che continua durante tutto l’anno in cinque continenti».

La forza di Vinitaly si declina anche come motore propulsivo per l’economia e lo sviluppo della città. Lo ha ricordato il sindaco di Verona, Federico Sboarina, che annuncia un grande piano di «rigenerazione di tutta l’area circostante alla fiera, dove stiamo recuperando un milione di metri quadrati, con investimenti per rendere la città sempre più attraente e internazionale sia per il turismo che per il business».

E sulle infrastrutture è intervenuto il ministro degli Interni Matteo Salvini, che ha annunciato lo sblocco della Tav sull’asse Brescia-Verona-Vicenza-Padova. «Il vino, come le persone, ha bisogno di spostarsi e se non si muove l’alta velocità, noi il vino lo teniamo in cantina», afferma Salvini, ribadendo l’attenzione del Governo verso le piccole e medie imprese, che rappresentano il 94% del tessuto economico e imprenditoriale italiano, e promettendo misure specifiche a sostegno. Dello stesso parere anche il presidente della Provincia di Verona, Manuel Scalzotto, riconoscendo che «il vino è parte integrante dell’economia e del territorio veronese».

Un’altra missione annunciata dal Governo riguarda lo snellimento della burocrazia, come assicurato dal ministro delle Politiche agricole, Gian Marco Centinaio. «L’obiettivo che abbiamo come ministero è quello di promuovere il brand Vinitaly, che è fra i più conosciuti al mondo e che ci permette di comunicare il valore dei nostri territori del vino, che esprimono 523 diverse identità enologiche tra Dop e Igp».

Sul fronte europeo, il ministro in merito alla Politica agricola comune si è dichiarato soddisfatto per aver mantenuto «i finanziamenti legati all’Organizzazione comune di mercato (Ocm) vino, aspetto che alla vigilia non era così scontato e che assegna all’Italia le maggiori risorse finanziarie».
Dal palco della 53ª edizione di Vinitaly, il ministro Centinaio ha rassicurato i produttori sulle prossime disposizioni normative a vantaggio del mondo vitivinicolo: «Stiamo lavorando alla stesura di un decreto che tuteli i vigneti eroici e storici e sul riconoscimento delle zone del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene come patrimonio dell’Unesco».

Un messaggio di risposta al presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, che aveva appunto sollevato il tema. «La forza della manifestazione – ha detto Zaia – arriva anche dal territorio. Il Veneto che partecipa al Vinitaly dei record è un record a sé. Siamo i primi produttori d’Italia con 16,5 milioni di quintali di uva e 13,5 milioni di ettolitri, con un 1,6 miliardi di export e 53 denominazioni presenti. Il futuro del vino è l’eco-sostenibilità, certificazione ambientale del prodotto, del vigneto e dell’intero processo di produzione».

Innovazione tecnologica, sostenibilità ed enoturismo, a Vinitaly la conversazione con le organizzazioni della filiera vitivinicola

A Vinitaly i presidenti della filiera vitivinicola si confrontano alla presenza del ministro Centinaio. I temi al centro del convegno: innovazione tecnologica, sostenibilità ed enoturismo.




Anche quest’anno Vinitaly ha ospitato l’intera filiera italiana del vino nel convegno "Parlano i Presidenti: conversazione con le organizzazioni della filiera vitivinicola" che ha visto i vertici istituzionali del settore confrontarsi sulle strategie da adottare per migliorare la competitività del comparto e presentare i temi caldi del settore al Ministro delle Politiche Agricole Alimentari, Forestali e del Turismo, Gian Marco Centinaio.

Il tavolo di lavoro, primo incontro ufficiale della filiera con il Ministro, si è tenuto al Padiglione Mipaaft ed è stato moderato dalla giornalista RAI Chiara Giallonardo. Presenti: Massimiliano Giansanti – Presidente Confagricoltura; Dino Scanavino – Presidente Cia-Agricoltori Italiani; Ruenza Santandrea – Coordinatrice settore vitivinicolo Alleanza cooperative Agroalimentari; Ernesto Abbona – Presidente Unione Italiana Vini; Sandro Boscaini – Presidente Federvini; Riccardo Ricci Curbastro – Presidente Federdoc; Riccardo Cotarella – Presidente Assoenologi.

Le nuove sfide del vino, l'innovazione tecnologica, la competitività sui mercati internazionali, la sostenibilità e l'enoturismo sono stati alcuni dei temi centrali del convegno, durante il quale è stata ribadita la volontà e la necessità da parte della filiera di continuare a lavorare uniti, in collaborazione con le Istituzioni, per promuovere e dare il proprio contributo nella creazione di contesti normativi efficienti e vicini alle esigenze produttive del comparto.

"Il settore vitivinicolo - ha esordito Massimiliano Giansanti, Presidente Confagricoltura - sta affrontando due sfide importanti per incrementare la propria competitività: affermare i propri prodotti sui mercati, anche internazionali, e favorire la sostenibilità dei processi produttivi. In entrambi i casi l'innovazione tecnologica è uno strumento strategico, anche per un prodotto di antichissima tradizione come il vino. Il vigneto 4.0 è una realtà radicata in molti territori, ma occorre ancora lavorare per superare molte criticità, sia strutturali sia politiche e culturali. La viticoltura IT non è contro la tradizione o riservata alle “grandi aziende”, ma un'opportunità per rilanciare la competitività di tutto il comparto e per favorire la crescita e l’occupazione dell’agricoltura e del Paese".

A sottolineare il ruolo del comparto a livello internazionale in termini di politiche agricole comunitarie Dino Scanavino, Presidente Cia, che ha sottolineato come "il vitivinicolo rappresenta uno dei settori che ha meglio utilizzato le risorse della politica agricola comune ed è spesso 'apripista' degli accordi internazionali di libero scambio che sono non solo funzionali alle esigenze del Made in Italy, ma anche una straordinaria opportunità da cogliere per le imprese italiane. I mercati stranieri rappresentano la via obbligata di sviluppo e crescita competitiva e i trattati bilaterali sono la dimostrazione che i paesi europei traggono la loro forza nello stare insieme. Per il nostro Paese, ciò è particolarmente vero in quei negoziati dove siamo in condizione di giocare all’attacco, come il CETA tra Ue e Canada ma anche il JEFTA tra Ue e Giappone, accordi che rappresentano un messaggio potente anche contro la preoccupante crescita dei protezionismi e delle politiche di chiusura commerciale".

Il tema dei prezzi legati alla produzione del vino è stato sollevato da Ruenza Santandrea, coordinatrice Vino dell’Alleanza cooperative Agroalimentari che ha evidenziato come le oscillazioni nei livelli di produzione e la volatilità dei prezzi stiano determinando incertezza per il reddito dei viticoltori. "Come cooperazione - spiega Santandrea - abbiamo pensato a un pacchetto di proposte che richiedono un’azione ordinata e coordinata tra i numerosi attori operanti nel comparto. Tra queste, la riduzione delle rese massime di produzione di uva per ettaro per i vini senza IG con indicazione della varietà e lo stimolare i consorzi di tutela dei vini a DO o IG a una maggiore presa di coscienza rispetto ai meccanismi di governo dell’offerta messi a disposizione della normativa vigente. E' poi necessario avviare una riflessione su un migliore governo dei superi, dei declassamenti e delle stesse riclassificazioni e su eventuali usi alternativi al vino".

Ernesto Abbona, Presidente Unione Italiana Vini, ha posto l'accento sui temi della promozione all'estero e dell'enoturismo: "Oltre a ribadire l'importanza di rilanciare il lavoro congiunto con le associazioni dei produttori portato avanti con ICE, che ha generato risultati positivi in USA e Cina, e a mantenere i livelli di investimento di questi ultimi due anni, sperando di vedere presto il nuovo bando dei fondi OCM promozione, vorrei sottolineare come un altro tema centrale per promuovere il vino italiano sia l'enoturismo, una calamita potentissima capace di influenzare la scelta delle destinazioni di viaggio. In questi anni, UIV si è spesa affinché fossero definiti principi e trovate linee guida. Riteniamo - ha continuato il Presidente di UIV - molto significativo che le istituzioni abbiano riconosciuto la bontà e la valenza delle nostre proposte, confluite prima nella legge finanziaria 2018, che ha introdotto una definizione di “attività enoturistica” e alcune semplificazioni fiscali e, recentemente, nel decreto “enoturismo”, firmato dal Ministro Centinaio. È fondamentale che il nostro Paese abbia un piano strategico nazionale sulle politiche del turismo enogastronomico, nonché un contesto normativo armonizzato".

"Abbiamo investito molto in questi anni nel vigneto, nelle cantine, sul mercato - ha commentato Sandro Boscaini, Presidente Federvini - ed è indubbio che le risorse messe a disposizione dalla UE attraverso l’OCM, sia per gli investimenti e la ristrutturazione sia per la promozione, abbiano rappresentato uno stimolo ed un aiuto importantissimo. Abbiamo, in pochi anni, triplicato il valore globale delle nostre esportazioni, abbiamo sviluppato progetti territoriali importanti che hanno cambiato il corso della viticoltura in alcune aree e abbiamo attratto nuovi investitori, anche stranieri. Proprio per questo non possiamo cullarci sugli allori e dobbiamo, come produttori, fare uno sforzo per concentrare l’attenzione sul valore dei nostri territori, delle produzioni vitivinicole e dei nostri prodotti. Appare necessario avere tutti lo stesso programma e gli stessi obiettivi”.

A mettere al centro del dibattito il tema della sostenibilità il Presidente Federdoc, Riccardo Ricci Curbastro, che ha ricordato come "il cambiamento climatico stia imponendo di riesaminare le logiche che stanno alla base del nostro modo di agire per garantire la qualità del prodotto. La sostenibilità è un driver strategico di sviluppo e parte da una viticoltura “ragionata”. Questa presa di coscienza va di pari passo con la sempre più puntuale richiesta di garanzie da parte del trade e ha fatto sì che nascessero strumenti adeguati. Lo sforzo unificatore di Federdoc ha prodotto Equalitas, un progetto ormai affermato, il cui know how sta fornendo un contributo al tavolo di filiera operativo presso il MPAAFT con l’intento di creare uno standard unico a governance pubblica".

Infine, sul tema dei prezzi dei vini è intervenuto anche Riccardo Cotarella, Presidente Assoenologi che ha fatto notare come "alla luce della positiva vendemmia 2018 non si comprende come si siano alimentate interpretazioni scorrette da parte dei mercati, che stanno portando a una valutazione dei vini assolutamente inadeguata rispetto ai costi di produzione". "Ne consegue - ha poi spiegato Cotarella - che i produttori, hanno solo due scelte: uscire da una mortificante economia incrementando la produzione, con ogni comprensibile riflesso sul piano della qualità, oppure chiudere un’attività non più remunerativa. Immettere sul mercato prodotti a prezzi inadeguati, significa alimentare un prodotto squalificato sotto ogni punto di vista. C’è poi da tenere conto del discredito che sta investendo anche i singoli produttori, impegnati da anni a costruire l’affermazione dei nostri vini sui mercati di tutto il mondo. Il successo raggiunto fino ad ora ci obbliga a mantenere e migliorare costantemente lo standard di qualità dei nostri prodotti. E questo non è possibile, puntando sulla politica dei prezzi bassi".

Il vino e gli italiani, tra tradizione, eleganza e cultura, un amore da 14,3 miliardi di euro nel 2018

L’indagine Mercato Italia, gli Italiani e il vino realizzata da Vinitaly con l’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor e presentata oggi alla Fiera di Verona in apertura della 53ª edizione del salone internazionale dedicato al vino e ai distillati, traccia il profilo dell’approccio al vino e dello stato di salute del mercato interno del primo Paese produttore al mondo.


Passionale come l’amore, tradizionale come il pranzo della domenica, popolare come il calcio. Il vino per gli italiani è molto più di un asset del made in Italy: è un collante tra generazioni che coinvolge quasi 9 cittadini su 10 in tutto lo Stivale. 


Il vino e gli italiani: un amore da 14,3 miliardi di euro nel 2018. L'edonismo responsabile nel bicchiere: l'88% degli italiani ha bevuto vino nell'ultimo anno con consumi sopra la media di rosso a Napoli, bianco a Roma e sparkling a Milano. Verona Fiere: Vinitaly è brand globale per promuovere la cultura del vino.

Secondo l’indagine Mercato Italia, gli Italiani e il vino realizzata da Vinitaly con l’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor e presentata oggi alla Fiera di Verona in apertura della 53ª edizione del salone internazionale dedicato al vino e ai distillati, che traccia il profilo dell’approccio al vino e dello stato di salute del mercato interno del primo Paese produttore al mondo, si beve meno - il 26% di volumi ridotti rispetto a vent'anni fa - ma lo fanno praticamente tutti e in modo più responsabile: la media è di 2-4 bicchieri a settimana, consumati soprattutto in casa (67%) in particolare dai baby boomers (55-73 anni, al 93%), ma è rilevante la quota di tutte le generazioni, con i millennials (18-38 anni) che evidenziano già un tasso di penetrazione pari all’84%. Dato in aumento sia a casa che nel fuori casa. Si beve meno, dunque, ma il mercato del vino tiene e produce un valore al consumo che, secondo l’analisi, è stimato dall’Osservatorio in 14,3 miliardi di euro (dato 2018).

MERCATO INTERNO: VALORE AL CONSUMO DA 14,3 MILIARDI (+2,8% A VALORE)

Un mega-vigneto da 650mila ettari, con 406 vini a denominazione, 310mila aziende e soprattutto un valore al consumo del mercato interno che l’Osservatorio Vinitaly – Nomisma Wine Monitor stima nel 2018 in 14,3 miliardi di euro, per un volume di vino venduto pari a 22,9 milioni di ettolitri. Rispetto al 2017 si registra una crescita del 2,8% a valore a fronte di una sostanziale stabilità a volume (-0,4%). Nel confronto tra i top mercati per valore dei consumi, l’Italia si posiziona al 4° posto dopo USA, Francia e Regno Unito. Per il presidente di Veronafiere Spa, Maurizio Danese: “Per la prima volta abbiamo stimato il valore al consumo del primo mercato al mondo per i nostri produttori. Il dato, che supera i 14 miliardi di euro, la dice lunga su quanto il settore impatti non solo sulla filiera ma anche sui servizi e sull’Horeca”.

TRADIZIONE ELEGANZA E CULTURA, TRA VECCHIE E NUOVE PREFERENZE

Per la maggior parte degli intervistati il vino è tradizione, eleganza e cultura, al contrario dei superalcolici, associati a divertimento e monotonia, o della birra, dove prevale il matching con amicizia e quotidianità. “Per gli italiani il vino va oltre lo status symbol – commenta il direttore generale di Veronafiere Spa, Giovanni Mantovani –, rappresentando un tassello fondamentale della cultura tricolore, al contrario di altri Paesi consumatori. E Vinitaly è un brand riconosciuto come bandiera: tre italiani su quattro conoscono infatti la nostra manifestazione, dato che sale al Nord, per l’81%, e tra gli italiani con un alto livello di scolarità e reddito. Una notorietà del brand non fine a se stessa – continua il dg – perché Vinitaly ha l’obiettivo di parlare attraverso tutti i canali possibili, per creare un rapporto sempre più coeso tra il mondo dei produttori e quello dei consumatori. In questi anni abbiamo investito quasi cinque milioni di euro nello sviluppo digital e la nostra sarà la prima manifestazione che userà queste potenzialità”.

E se è vero che il vino rosso rimane il favorito in tavola, lungo la Penisola cambiano le preferenze sulla base di vecchie e nuove abitudini al consumo e della vocazione delle diverse aree vitate. Chi beve vino rosso lo fa nella metà dei casi almeno 2-3 volte la settimana mentre per le altre tipologie il consumo è più episodico, in particolare nel fuori casa. Nelle città metropolitane, dove il tasso di penetrazione è uguale o leggermente superiore alla media italiana (91% a Napoli contro 88% in Italia) e si abbassa l’età media dei consumatori, Roma beve molto più vino bianco rispetto alla media italiana (25% vs 18%) mentre a Napoli i rossi dominano nelle preferenze e a Milano lo sparkling presenta punte di consumo ben superiori alla media, come pure i rosati nei capoluoghi meneghino e partenopeo.

Un rapporto edonistico – quello tra gli italiani e il vino – fatto di soddisfazione dei sensi più che di conoscenza, con solo un quarto dei consumatori che si dice in grado di riconoscere ciò che sta bevendo. Quota quella degli ‘esperti’ che sale nei maschi (33% contro il 18% delle donne), nel Nord-Ovest (31%) e in maniera direttamente proporzionale al reddito (45%) e alla scolarità (laureati al 39%). Tra i criteri di scelta, il territorio di produzione la spunta su denominazione e vitigno. Assieme sommano il 61% delle risposte e si rivelano molto più importanti di prezzo, brand aziendale, consigli di sommelier e caratteristiche green. Tra i ‘saranno famosi’ nei prossimi 2-3 anni, i consumatori indicano invece gli autoctoni (28%), i biologici (19%), i vini veneti, piemontesi, toscani, pugliesi e siciliani e quelli leggeri, facili da bere e da mixare. Vino nel bicchiere ma anche in campagna, con il 23% degli italiani che hanno fatto una vacanza/escursione in un territorio del vino e solo il 18% che esclude questa possibilità in futuro. Tra le mete più ambite, stravince la Toscana con il Chianti e Siena, poi Piemonte (Langhe e Asti) e il Veneto.

FENOMENO SPRITZ E VINI MIXATI

Su tutta la Penisola si fa largo lo spritz che è il re del fuori casa (e dell’aperitivo) e ormai un vero e proprio rito di iniziazione al vino per i palati più giovani. Una svolta pop che allo stesso tempo può essere interpretata come un primo approccio culturale verso un prodotto bandiera.

REGIONI: NORD IN TESTA PER CONSUMI E CONOSCENZA

“L’indagine realizzata sul consumatore italiano di vino – ha detto il responsabile di Nomisma Wine Monitor, Denis Pantini –, è stata declinata in profondità per aree, regioni e grandi città, un dettaglio necessario per capire a fondo le tendenze che si stanno delineando nel mercato nazionale. Un mercato che non va trascurato, non solo per il valore che esprime ma per il fatto che la brand reputation dei nostri produttori e dei nostri vini – da far poi valere sui mercati esteri – si costruisce innanzitutto in Italia”. Il quadro indagato dall’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor – che ha realizzato anche focus su 6 regioni (Veneto, Lombardia, Piemonte, Toscana, Campania e Sicilia) e 3 città (Roma, Milano e Napoli) – rende un’Italia del vino abbastanza uniforme nelle abitudini al consumo, con una lieve prevalenza al Nord, dove anche si concentra una maggior conoscenza del prodotto. Vola, in particolare in Lombardia e Veneto, il consumo di spritz (attorno al 40% nel fuori casa) e più in generale dei vini mixati nelle grandi città, dove è maggiore anche la propensione alla vacanza enoturistica, in particolare a Milano (36%). Il rosso, primo tra i consumi, domina al Sud, in Piemonte e in Toscana, mentre in Veneto è altissima l’incidenza degli sparkling. Più marcate le differenze sulla conoscenza dei grandi vitigni: chiamati a indicare la provenienza regionale di Amarone della Valpolicella, Brunello di Montalcino e Franciacorta, solo 1 italiano su 4 risponde correttamente, in una geografia delle risposte che premia i veneti (38% di risposte senza errori), seguiti da Lombardia (34%), mentre fanalini di coda sono la Sicilia e la Campania, dove la soglia si abbassa a circa 1/5 dei rispondenti

venerdì 5 aprile 2019

La ricerca sbarca a Vinitaly. Ecco tutti gli appuntamenti del CREA

Anche quest’anno il CREA sarà presente a Vinitaly con un calendario ricco di appuntamenti all’interno dello spazio espositivo del Mipaaft. 




Lunedì 8 Aprile, nell’arco della mattinata si svolgeranno presso la sala conferenze due workshop organizzati dalla Rete Rurale Nazionale 2014-2020, al cui termine (dalle ore 13.30 - 14.00) sarà possibile effettuare una Degustazione di vini pugliesi a cura del CREA – Centro di ricerca Viticoltura e Enologia, con i ricercatori Gianvito Masi e Luigi Tarricone (presso la sala degustazione olio).

Dalle ore 10.30 - 12.00 “La politica per il vino post 2020: dal Programma di Sostegno al Piano Strategico. Opportunità e implicazioni”, sulle possibilità offerte al settore vitivinicolo dalla prospettiva delle proposte di Riforma per la PAC 2021-2027. Conclude Giuseppe Blasi, Capo Dipartimento del Mipaaft.

Dalle ore 12.00 – 13.30 “Il settore olivicolo-oleario nella PAC post 2020. Prospettive e opportunità”, sulle possibilità offerte al settore olivicolo-oleario dalla prospettiva delle proposte di Riforma per la PAC 2021-2027. Conclude Giuseppe Blasi, Capo Dipartimento del Mipaaft.

Nel pomeriggio a partire dalle ore 14.30 - 16.00 nell’area talkshow il sottosegretario Mipaaft Alessandra Pesce premia le classi vincitrici del 5° Concorso Enologico Istituti Agrari d’Italia, organizzato da Mipaaft, Miur, CREA e Re.N.Is.A., per preparare al meglio già oggi  i produttori di domani e rendere il nostro vino sempre più competitivo.

A seguire a partire dalle ore 16.00 – 17:00 nell’area talkshow si svolgerà “Gusto Divino” Il mondo del vino al femminile (ma non solo) si confronta (e degusta) con il Sottosegretario Alessandra Pesce, in collaborazione con CREA e Le Donne del Vino. Si tratta di un’occasione di dialogo e di confronto sul mondo del Vino al femminile e sulle questioni aperte, insieme ai tanti operatori che vi lavorano. Al termine Degustazione di prosecco e picolit a cura del CREA.

Martedì 9 sarà dedicato a due talk show presso la sala conferenze durante i quali sarà possibile effettuare una Degustazione, a cura del CREA – Centro di ricerca Viticoltura ed Enologia, di vermouth sperimentale alla stevia con Federica Bonello e di vini prodotti con il CREA con Massimo Gardiman e Mauro Ostan.

Dalle ore 12.00 - 13.00 “Sorsi di ricerca: La sfida della viticoltura sostenibile” presentazione di 4 progetti LIFE e H2020, incentrati sulla gestione del suolo, sulla difesa contro malattie e parassiti e sui prodotti innovativi con effetti positivi su pianta e suolo.

Dalle ore 13.00 -14.00 “Sorsi di ricerca: La biodiversità microbica dal vigneto alla cantina”, sulla scoperta di un tesoro inaspettato, dal suolo fino all’uva, sia per arricchire il vino sia per caratterizzare maggiormente i terroir.

Il programma dettagliato

Lunedì 8 aprile

Ore 10.30-12.00 Sala Conferenze, Evento Rete Rurale Nazionale

La politica per il vino post 2020: dal Programma di Sostegno al Piano Strategico. Opportunità e implicazioni.

Il workshop, organizzato dalla RRN 2014-2020, intende avviare una riflessione, con i principali stakeholders della filiera, sulle implicazioni e le opportunità che si aprono per il settore vitivinicolo alla luce delle proposte di Riforma per la PAC 2021-2027.

Aprono i lavori Serena Tarangioli e Roberta Sardone del CREA Politiche e Bioeconomia con Tiziana Sarnari di ISMEA.

Segue tavola rotonda coordinata da Michele Alessi (Mipaaft) cui partecipano: Domenico Bosco (Coldiretti), Paolo Castelletti (UIV), Alessandro Cuscianna (Copagri), Vincenzo Lenucci (Confagricoltura), Domenico Mastrogiovanni (CIA), Eugenio Pomarici (Università di Padova), Ruenza Santandrea (Agrinsieme), Valentina Sourin (Alleanza Cooperative Agroalimentari).

Le conclusioni dell’incontro sono affidate a Giuseppe Blasi, Capo Dipartimento del Mipaaft.

Ore 12.00-13.30 Sala Conferenze, Evento Rete Rurale Nazionale

Il settore olivicolo-oleario nella PAC post 2020. Prospettive e opportunità

Il workshop, organizzato dalla RRN 2014-2020, intende avviare una riflessione, con i principali stakeholders della filiera, sulle implicazioni e le opportunità per il settore olivicolo-oleario alla luce delle proposte di Riforma per la PAC 2021-2027.

Aprono i lavori Serena Tarangioli e Maria Rosaria Pupo D’Andrea del CREA Politiche e Bioeconomia con Tiziana Sarnari di ISMEA.

Segue tavola rotonda coordinata da Flaminia Ventura (Università di Perugia) cui partecipano: Tullio Forcella (Federolio), David Granieri (UNAPROL), Tommaso Loiodice (UNAPOL), Mauro Meloni (CeqItalia), Gennaro Sicolo (Italia Olivicola).

Le conclusioni dell’incontro sono affidate a Giuseppe Blasi, Capo Dipartimento del Mipaaft.

Ore 13.30- 14.00 Sala degustazione olio, a chiusura dell’Evento Rete Rurale Nazionale

Degustazione vini pugliesi a cura del CREA – Centro di ricerca Viticoltura e Enologia

Gianvito Masi e Luigi Tarricone, ricercatori CREA, guidano il pubblico alla scoperta dei vini pugliesi e dei prodotti tipici che li accompagnano

Ore 14.30-16.00 Area talkshow

Cerimonia di Premiazione del 5° Concorso Enologico Istituti Agrari d’Italia

Il sottosegretario Mipaaft Alessandra Pesce premia le classi vincitrici della competizione organizzata da Mipaaft, Miur, CREA e Re.N.Is.A.

Sapere e saper fare il vino ed anche saperlo comunicare: ecco gli obiettivi da raggiungere fin da oggi per questi ragazzi, produttori di domani.

Introducono gli organizzatori: Luigi Fiorentino, Capo di Gabinetto Mipaaft, Andrea Comacchio, Capo dipartimento Mipaaft; Francesco Saverio Abate Direttore generale Mipaaft; Riccardo Velasco, direttore CREA Viticoltura ed Enologia; Patrizia Marini, dirigente scolastico e presidente Re.N.Is.A (Rete Nazionale Istituti

Agrari) e Maria Grazia Morgan, dirigente scolastico e presidente Rete enologica DS. Partecipano: Massimiliano Borgia (direttore Festival giornalismo alimentare), Angela Colmellere (deputato, segretario Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera), Nerina di Nunzio (fondatore e direttore agenzia Food Confidential),Massimo Morassut e Paolo Pietromarchi (giudici tecnici CREA Viticoltura ed Enologia), Luigi Polizzi (dirigente Mipaaft), Stefania Ruggeri (ricercatrice CREA e docente universitaria di food design), Andrea Squarcia (funzionario Mipaaft), Isabella Verardi (dirigente Mipaaft). Modera Cristina Giannetti (giornalista e coordinatore ufficio stampa CREA).

Ore 16-17 Area talkshow (stand Mipaaft)

“Gusto Divino” Il mondo del vino al femminile (ma non solo) si confronta (e degusta) con il Sottosegretario Alessandra Pesce, in collaborazione con CREA e Le Donne del Vino .

Il Sottosegretario alle Politiche Agricole Alessandra Pesce incontra Le Donne del Vino e tutte le altre professioniste del settore. Non un classico talk show, né un convegno frontale, ma un’occasione di dialogo diffuso, di confronto alla pari e di scambio a tutto campo, sul mondo del Vino al femminile, sulle questioni aperte, sulle cose da fare e sulla strada da percorrere, insieme ai tanti operatori che vi lavorano. Partecipano, tra gli altri, Donatella Cinelli Colombini (presidente dell’Associazione Nazionale Le Donne del Vino), Angela Colmellere (deputato, segretario Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera), Nerina di Nunzio (fondatore e direttore agenzia Food Confidential),Maria Grazia Morgan, preside del Cerletti di Conegliano Veneto (la più antica delle scuole enologiche al mondo), Tiziana Nardi (ricercatrice CREA Viticoltura ed Enologia), Stefania Ruggeri (ricercatrice CREA e docente universitaria di food design), Massimiliano Borgia (direttore Festival giornalismo alimentare). Modera Cristina Giannetti (giornalista e coordinatore ufficio stampa CREA).

Degustazione di prosecco e picolit a cura del CREA

Martedì 9 aprile

Ore 12.00-13.00 Sala Conferenze

Sorsi di ricerca: La sfida della viticoltura sostenibile

L’impegno della ricerca per la viticoltura sostenibile con i 4 i progetti LIFE e H2020: ne parlano Giuseppe Carella (Università di Firenze), Irene Diti (Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza), Isabella Ghiglieno (Università di Milano), Giovanni Mattii (Università di Firenze), Rita Perria (CREA Viticoltura ed Enologia). Modera Cristina Giannetti (giornalista e coordinatore ufficio stampa CREA)

Ore 13.00 -14.00 Sala Conferenze

Sorsi di ricerca: La biodiversità microbica dal vigneto alla cantina

La ricerca, grazie alle tecniche sempre più sofisticate che ha messo a punto, ha scoperto un tesoro inaspettato, dal suolo fino all’uva, sia per arricchire il vino sia per caratterizzare maggiormente i terroir. Ne parlano Antonella Costantini, Tiziana Nardi, Loretta Panero, ricercatrici CREA Viticoltura ed Enologia. Modera Cristina Giannetti (giornalista e coordinatore ufficio stampa CREA)

Ore 12.00-14.00 Durante “Sorsi di ricerca”, degustazione CREA Viticoltura ed Enologia, con vermouth sperimentale alla stevia a cura di Federica Bonello e vini prodotti con il CREA a cura di Massimo Gardiman, Mauro Ostan e Loretta Panero.