mercoledì 7 aprile 2021

Enoturismo, un libro racconta storia, normativa e buone pratiche di un settore strategico per la ripartenza post Covid del Sistema Paese

Turismo del vino in Italia: Storia, normativa e buone pratiche raccontate dal senatore Dario Stèfano e Donatella Cinelli Colombini. La presentazione del libro venerdì 9 aprile via webinar da Palazzo Madama. 




Una panoramica sul fenomeno dell’enoturismo in Italia, contestualizzato all’interno di un giacimento vitivinicolo unico al mondo ed una varietà ampelografica di alto valore paesaggistico, naturalistico ed economico-produttivo. Un vademecum su tutto quello che c’è da sapere sulla sua storia ed il suo inquadramento concettuale e normativo, sulla scia soprattutto dell’approvazione del decreto del 12 marzo 2019 che disciplina il settore, sempre più asset strategico per lo sviluppo della vitivinicoltura italiana. Ma anche una guida per gli imprenditori, che ivi trovano raccolti consigli e regole da seguire per collocare la propria cantina tra le wine destination più ricercate e gestire l’enoturismo in una logica di sviluppo economico e sostenibilità ambientale e sociale, tenendo comunque presenti tutte le prescrizioni di sicurezza necessarie in tempo di Covid19.

Questo è, nella sostanza, il fulcro centrale del volume “Turismo del Vino in Italia. Storia, normativa e buone pratiche” (Ed. Edagricole – News Business Media, nella collana "Strategia e Management", pag. 198) che sarà presentato in diretta venerdì 9 aprile alle ore 11 sul canale youtube del Senato della Repubblica dalla Sala Caduti di Nassirya di Palazzo Madama, alla presenza dei due autori, il Senatore Dario Stefàno - Presidente tra l’altro, della Commissione Politiche dell’Unione Europea del Senato della Repubblica – e Donatella Cinelli Colombini, fondatrice già agli albori degli anni Novanta del Movimento Turismo del Vino. Ed è nell’ottica di coinvolgere il mondo delle Istituzioni, sottolineando l’importanza della fusione in un progetto unitario al fine di elaborare una strategia congiunta di rilancio del Sistema Paese, che interverranno insieme ai due autori, anche tre membri dell’attuale Esecutivo, ovvero il Ministro della Cultura Dario Franceschini, il Ministro del Turismo Massimo Garavaglia ed il Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali Stefano Patuanelli. Tra gli ospiti della presentazione, anche il Presidente di Assoenologi nonché presidente dell'Union internationale des Œnologues Riccardo Cotarella, il conduttore ed autore televisivo Federico Quaranta ed il giornalista di Edagricole Lorenzo Tosi.

“Il vino ed in generale l’agroalimentare d’eccellenza sono i locomotori della ripartenza turistica” – anticipa il Senatore Dario Stefàno, estensore della prima normativa sul turismo in cantina facendo esplicito riferimento al ruolo primario dell’agroalimentare come calamita dei visitatori stranieri, ruolo in cui ha addirittura superato l’arte e la cultura, di cui il nostro Paese è ricchissima. “Per questo – aggiunge - un manuale sul “Turismo del vino in Italia”, dove si insegnano i principi e la pratica della wine hospitality, è importantissimo e permette di trasformare le 25/30.000 cantine italiane aperte al pubblico in propulsori di sviluppo. Esso può diventare il primo mattone di una enorme costruzione che - conclude Stefàno - nell’auspicio di tutti, userà il vino e le eccellenze agroalimentari per una rinascita più veloce, sostenibile e duratura del nostro Paese”.

Nel libro, che si presenta quindi come un mix di teoria e concretezza capace di indirizzare i territori del vino e le cantine verso un futuro importante, si parla non solo di storia e normative ma anche di progettualità in chiave europea. E di come coniugare la ripartenza post Covid con i progetti di Green deal, Farm2Fork e Next Generation attraverso il turismo e l’uso del locomotore vino. Ma soprattutto si parla del vino e delle sue molteplici sfaccettature che ne fanno un elemento strategico per l’economia italiana dai punti di vista sia della cultura, sia turistico, sia della politica agroalimentare. 

“Puntare sul turismo del vino come locomotore della ripartenza turistica – puntualizza Donatella Cinelli Colombini, fondatrice del Movimento Turismo del Vino e ideatrice delle giornate di Cantine Aperte, evento di punta per il turismo enogastronomico - significa dare concreta applicazione agli obiettivi europei Next Generation-Recovery. L’enoturismo infatti richiede, soprattutto in questo momento, un ampio uso della tecnologia digitale e di conseguenza richiede un netto miglioramento della connettività nelle campagne. Le prospettive sono di un turismo sempre più lento, diffuso e destagionalizzato, in grado di offrire ai giovani un futuro di vita e di lavoro in campagna ma anche di avvicinare chi produce agroalimentare a chi lo consuma, anche in termini di shopping, accrescendo la cultura alimentare e incentivando scelte nutrizionali più sane e rispettose dell’ambiente”.

Cibo e vino possono dunque essere la chiave di volta di un ritorno del turismo internazionale, che ha subìto una brusca frenata con le limitazioni agli spostamenti. L’enoturismo nell’anno del Covid19 ha fatto riscoprire agli italiani il turismo di prossimità, ma le presenze nazionali sono solo una piccola parte di un pubblico ben più ampio a cui si era abituati in tempi pre-epidemia. La ricetta per riportare velocemente in Italia i turisti europei prima ed americani ed asiatici più avanti - nel giro di un paio d’anni – sta anche nell’attrattività che il nostro Paese può offrirgli, in termini esperienziali. Degustazioni di prodotti agroalimentari ed enologici che danno piacere ed emozione, visite e shopping nei luoghi di produzione in primis. 

giovedì 1 aprile 2021

Vino Nobile di Montepulciano, in etichetta arriva la menzione “Pieve”: al via l’iter di modifica al disciplinare della prima Docg d’Italia

Nasce la menzione "Pieve", l’assemblea dei produttori ha dato il via unanime all’introduzione di una terza tipologia di Docg. Un progetto che ha visto la condivisione e il confronto di tutte le aziende insieme per delineare la storia e il futuro del Vino Nobile di Montepulciano.





Il futuro del Vino Nobile di Montepulciano sta nella sua storia. Parte da questo presupposto il grande lavoro del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano che dall’anno della pandemia ha dato vita a un percorso di riappropriazione delle origini della viticoltura nel borgo della prima Docg d’Italia e insieme la ricerca della chiave per lavorare sul futuro della denominazione. 

Un percorso che nasce dal precedente consiglio di amministrazione e che ha trovato in quello attuale il via del progetto studiato anche con il supporto delle commissioni consortili qualità e promozione. In questo anno di incontri la base sociale si è riunita più volte per dare vita ad un vero e proprio confronto guardando al domani e ha approvato all’unanimità nel corso dell’assemblea del 31 marzo 2021 la scelta frutto di un grande lavoro collettivo.

«Un risultato importante che è partito da una analisi critica della nostra denominazione fatta insieme a tutti i veri protagonisti, i produttori stessi – commenta Andrea Rossi, presidente del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano – ed il risultato a cui siamo arrivati è l’introduzione di una terza tipologia di Vino Nobile di Montepulciano che metterà insieme nella stessa bottiglia passato, presente e futuro del nostro vino».

L’idea di far nascere il Vino Nobile di Montepulciano menzione “Pieve” (attualmente il disciplinare prevede Vino Nobile di Montepulciano e Vino Nobile di Montepulciano Riserva), nasce da un percorso metodologico che ha visto il consenso e la partecipazione di tutte le aziende produttrici. Un percorso di studio all’interno della denominazione stessa, che grazie a momenti di incontro, confronto e di analisi collettiva, ha portato alla nascita di una “visione” univoca di Vino Nobile di Montepulciano. Una visione supportata dalla ricerca anche degli esperti. Da una parte abbiamo dato vita ad una ricerca dal punto di vista geologico e pedologico, tema che il Consorzio ha a cuore dagli anni ’90, (siamo stati tra i primi in Italia a “zonare” il territorio di produzione e successivamente a riportarlo in una mappa realizzata da Enogea); dall’altra l’approfondimento è stato fatto anche nelle biblioteche e archivi storici, fino ad arrivare al Catasto Leopoldino del 1800.

Il disciplinare: dalla stesura alla approvazione destinazione 2024. “Vino Nobile di Montepulciano – Pieve”. E’ il risultato di tutto il percorso di analisi e ricerca compiuto dal Consorzio in oltre un anno di lavoro. La volontà di ampliare il disciplinare di produzione, come detto unanimemente da parte dei produttori, ha portato all’individuazione dei caratteri chiave di questa nuova tipologia di Vino Nobile di Montepulciano che sarà caratterizzato non solo nel nome (sarà infatti riportato il nome del territorio di produzione), ma anche nelle sue caratteristiche che daranno vita a un vino capace di legare il passato dell’enologia locale con il presente e il futuro, guardando al consumo internazionale. Un vino che avrà come caratteristiche il territorio (appunto con le sottozone, Unità geografiche aggiuntive), l’uvaggio che sarà legato al Sangiovese e ai soli vitigni autoctoni complementari ammessi dal disciplinare con uve esclusivamente prodotte dall’azienda imbottigliatrice. L’altra novità è che verrà istituita una commissione interna al Consorzio composta da enologi e tecnici la quale avrà il compito di valutare, prima dei passaggi previsti dalla normativa, che le caratteristiche corrispondano al disciplinare stesso. Con l’approvazione unanime del disciplinare da parte dell’assemblea, ora l’iter porterà la richiesta alla Regione Toscana la quale, una volta approvato il testo lo invierà al Mipaaf per passare i controlli della commissione preposta. Vista la possibilità di rendere retroattivo alla vendemmia 2020 il disciplinare, considerati i tempi di affinamento che sono di 36 mesi, la messa in commercio della prima annata dovrebbe essere il 2024.

Le “pievi” per caratterizzare anche la territorialità del vino. Lo studio storico della geologia e della geografia del territorio ha portato alla individuazione di 12 zone, definite nel disciplinare di produzione UGA (Unità geografiche aggiuntive), che saranno anteposte con la menzione “Pieve” in etichetta. Questo aspetto rappresenta l’identità del Vino Nobile di Montepulciano che guarda appunto al passato. La scelta di utilizzare i toponimi territoriali riferibili a quelli delle antiche Pievi in cui era suddiviso il territorio già dall'epoca tardo romana e longobarda, nasce da un approfondimento di tipo storico, paesaggistico e produttivo vitivinicolo.

In particolare la volontà del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano è quella di ribadire e codificare una realtà fisica con antica radice storica, che ha caratterizzato il territorio poliziano fino all'epoca moderna e che trova la sua eco anche nel catasto Leopoldino dei primi decenni del XIX secolo, che suddivideva il territorio in sottozone definite con il toponimo.  «Abbiamo pensato di anteporre il nome della Pieve alla sottozona guardando a 500 anni di storia di Montepulciano» - sottolinea il Presidente Andrea Rossi.

La nomenclatura definitiva che caratterizzerà l’etichetta sarà dunque “Pieve nome” Vino Nobile di Montepulciano – Docg – Toscana.



Vino e sostenibilità, evoluzione dei residui di fungicidi nei tralci di vite utilizzati in enologia

I risultati di uno studio spagnolo hanno dimostrato che l'uso di tralci di vite potati come additivo enologico per migliorare e differenziare i vini non espone i consumatori ai principali fungicidi utilizzati nel vigneto. Lo studio su Tempranillo e Airén.




L’industria enologica è attivamente alla ricerca di nuovi sistemi per riutilizzare gli scarti e trasformarli in sottoprodotti ad alto valore aggiunto al fine di essere più competitiva, innovativa e sostenibile. In vigna, i prodotti di scarto più importanti sono i tralci di vite potati. Sebbene questo tipo di scarto sia stato a lungo utilizzato per scopi diversi (fertilizzanti organici, additivi alimentari, produzione di carta o per ottenere biocarburanti solidi, tra gli altri), recenti studi sulla composizione chimica (in composti fenolici, volatili e minerali) dei loro estratti acquosi hanno dimostrato che essi possiedono un grande potenziale per essere assimilati dalle piante; ad esempio è stato dimostrato che gli estratti di tralci di Airén e Moscatel applicati per via fogliare sulle viti hanno un effetto biostimolante, migliorando la composizione fenolica e volatile dei vini. 

Recenti studi hanno dimostrato inoltre che la composizione chimica dei tralci di vite comprende anche un gran numero di composti enologici di alto valore. In tal senso l'impiego dei tralci di vite è stato proposto come nuovo additivo enologico per modulare la composizione chimica e il profilo sensoriale dei vini.

È noto che l'utilizzo di trattamenti fungicidi nel ciclo agronomico della vite è pratica comune per il controllo delle malattie della vite. Per questo motivo la presenza e l'evoluzione dei loro residui sono state ampiamente studiate nelle uve e nei vini, ma non nei tralci di vite come nuovo strumento enologico.

La presente ricerca nasce proprio per dare una risposta esauriente sul rischio di esporre i consumatori ai comuni prodotti fitosanitari di sintesi chimica. È importante notare che questo è il primo studio a concentrarsi sull'evoluzione dei residui di fungicidi nei tralci di vite, il che rende difficile confrontare i risultati con quelli di altri studi in letteratura. Altri prodotti alternativi in ​​legno di quercia (trucioli e cubetti, ecc.) vengono utilizzati durante il processo di vinificazione, ma la presenza di questo tipo di sostanze attive non è stata precedentemente citata. Ciò rende più complicato confrontare questi risultati con altri prodotti enologici in legno utilizzati.

In questo studio, l'applicazione del fungicida è stata eseguita dopo la potatura; cioè in inverno quando la vite era dormiente e l'attività biologica era meno intensa rispetto al periodo vegetativo in cui si effettuano i trattamenti (foglie e uva presenti). In alcuni studi, alcuni fungicidi applicati all'uva in campo durante il periodo estivo si sono dissolti prima della raccolta. Nel presente studio, tuttavia, c'era una maggiore concentrazione dei principi attivi studiati (trifloxystrobin, boscalid, kresoxim-metil e penconazolo) nei tralci di vite a cui erano stati applicati, poiché non c'era traslocazione attraverso la pianta, e non potevano quindi essere distribuiti per essere eliminati successivamente (come sarebbe stato se i trattamenti fossero stati applicati alle uve). Inoltre, in buone pratiche agricole, l'ultimo trattamento fungicida viene normalmente applicato alle viti durante i mesi estivi. Tuttavia, poiché lo studio si è concentrato sull'utilizzo dei tralci di vite come additivo enologico, la potatura è stata effettuata a gennaio, dopodiché i tralci sono stati conservati per 6 mesi e poi tostati prima dell'uso.

Una volta isolate le sostanze attive, il metodo è stato convalidato secondo SANTE (2019) linee guida. I risultati ottenuti hanno mostrato che la metodologia validata era sufficientemente affidabile ed accurata per l'analisi dei residui di fungicida nei tralci di vite. Era importante studiare il comportamento dei quattro principi attivi nel tempo di conservazione (1, 3 e 6 mesi). I trattamenti fungicidi sui tralci di vite sono stati effettuati secondo pratiche agricole critiche in termini di concentrazioni di composti e applicazione di sostanze attive durante la dormienza delle piante.

I risultati hanno mostrato una tendenza per i residui di fungicida a diminuire nel tempo, raggiungendo i livelli più bassi dopo 6 mesi dove la sostanza attiva più ridotta è il boscalid. Inoltre, come stabilito che i tralci di vite da utilizzare come additivo enologico debbano essere prima tostati, anche il comportamento fungicida deve essere monitorato. Mentre la conservazione post potatura di 6 mesi riduceva nettamente la concentrazione iniziale dei principi attivi, la quantità di residui era ancora più bassa quando i tralci di vite venivano poi sottoposti a un processo di tostatura. Tra i quattro fungicidi studiati (boscalid, kresoxim-metil, penconazolo e trifloxystrobin), particolarmente significativo è stato il caso del boscalid, la cui concentrazione è diminuita fino al 70% sul Cencibel (Tempranillo) e del 60% sull'Airén (vitigno a bacca bianca più coltivato in Spagna). 

venerdì 26 marzo 2021

Vino e finanza, lanciato il “Basket Bond di filiera”, prima emissione dedicata al settore vitivinicolo

Cassa Depositi e Prestiti e UniCredit hanno lanciato il primo "Basket Bond di filiera" da 200 milioni di euro complessivi per la crescita delle imprese appartenenti alle filiere strategiche dell'economia italiana. Le prime tre aziende coinvolte sono Feudi di San Gregorio Società Agricola, Masi Agricola e Pasqua Vigneti & Cantine.





Finanziare i piani di sviluppo in Italia e all'estero delle imprese appartenenti alle filiere strategiche dell'economia italiana. Con questo obiettivo Cassa Depositi e Prestiti e UniCredit hanno lanciato il primo "Basket Bond di filiera" da 200 milioni di euro complessivi. In particolare, – fa sapere Cdp in una nota – è stata perfezionata oggi la prima emissione, interamente dedicata alla filiera del vino, uno dei prodotti d'eccellenza del Made in Italy nel mondo.

A inaugurare il programma sono tre imprese italiane attive nel settore vitivinicolo, che hanno emesso singolarmente minibond – a tasso fisso e di durata pari a 7 anni – raccogliendo risorse complessive pari a 21 milioni di euro per finanziare i rispettivi piani di investimento e sviluppo sul mercato nazionale e internazionale. Cdp e UniCredit, agendo in qualità di anchor investor dell'operazione, hanno sottoscritto ciascuna il 50% dell'ammontare complessivo di queste prime emissioni del programma.

Le tre aziende coinvolte sono Feudi di San Gregorio Società Agricola, società nata nel 1986 e oggi azienda leader nel sud Italia e all'estero nel segmento vini campani; Masi Agricola, società quotata sul segmento AIM di Borsa Italiana considerata tra i principali produttori di vini pregiati al mondo; Pasqua Vigneti & Cantine, società fondata nel 1925 e riconosciuta nel mondo come produttrice e ambasciatrice di prestigiosi vini veneti. Questo closing con focus sul settore vitivinicolo – fa sapere Cdp – sarà il primo di altre potenziali emissioni che potranno essere focalizzate su altre filiere strategiche dell'economia italiana.

"Siamo orgogliosi di annunciare quest'operazione Basket Bond di Filiera, che – ha commentato Paolo Calcagnini, vicedirettore Generale di Cdp – rappresenta un ulteriore esempio della capacità di innovazione finanziaria di Cdp e che ci permette di supportare la crescita delle imprese attraverso programmi specifici di filiera in un settore ambasciatore dell'eccellenza del Made in Italy nel mondo. Inoltre, l'operazione ha favorito l'accesso al mercato dei capitali di aziende solitamente non abituate a questo tipo di strumenti e ha rafforzato la nostra collaborazione con UniCredit a seguito della firma del protocollo di luglio 2020 e che ci ha già visto sottoscrivere un finanziamento di un miliardo di euro a favore di imprese particolarmente colpite dall'emergenza Covid-19".

"Siamo particolarmente soddisfatti – ha affermato Francesco Giordano, co-ceo commercial banking Western Europe di UniCredit – di avere dedicata questa operazione inaugurale del Basket Bond di Filiera ad aziende del settore vitivinicolo, uno dei migliori rappresentanti nel mondo delle eccellenze produttive italiane e al contempo tra i più impattati dall'attuale fase di emergenza. Mobilitiamo nuove e importanti risorse per supportare il capitale circolante delle imprese e stimolarne gli investimenti. Lo strumento consente alle aziende del settore di accedere in modo vantaggioso al mercato dei capitali, attingendo a fonti di finanziamento complementari al canale bancario che possono risultare cruciali per rafforzare le catene di valore, sostenere l'innovazione e favorire la diversificazione in termini di prodotti, mercati di sbocco e canali di vendita".

"L'operazione ci rafforza nel nostro programma strategico di crescita: non è facile, nel contesto che viviamo, – ha dichiarato Antonio Capaldo, presidente di Feudi di San Gregorio – guardare avanti e continuare a investire nella qualità dei prodotti e dei processi, ma il supporto di due partner come UniCredit e Cdp ci dà maggiore energia ed entusiasmo. In particolare, grazie a questa operazione, investiremo nel potenzialmente produttivo del DUBL, il nostro spumante metodo classico, che ritengo possa crescere ancora di più di quanto fatto in passato".

"Abbiamo lavorato a questa operazione con grande convinzione insieme a Cassa Depositi e Prestiti e UniCredit, con cui da anni – ha sottolineato Federico Girotto, amministratore delegato di Masi Agricola – abbiamo una partnership molto efficace volta a supportare lo sviluppo di importanti progetti strategici per il nostro Gruppo. Siamo orgogliosi dell'apprezzamento ricevuto, che interpretiamo come implicito riconoscimento alla nostra rappresentatività nel Made in Italy: un ulteriore stimolo a intensificare ancor più il focus sui nostri valori, competenze distintive e profondo rispetto per il territorio, anche in chiave di sostenibilità."

"Viviamo con grande entusiasmo questa opportunità. L'emissione dei minibond da parte della nostra azienda – ha sottolineato Riccardo Pasqua, amministratore delegato di Pasqua Vigneti e Cantine – imprimerà una forte accelerazione al robusto programma di investimenti a sostegno dei progetti più importanti del nostro portfolio; dopo anni di vigorosa crescita, abbiamo piani di potenziamento del patrimonio vitivinicolo e tecnologico, oltre a una roadmap tesa a irrobustire e capillarizzare la presenza distributiva diretta sui mercati esteri strategici".

Vinitaly strumento di politica industriale per la ripartenza della filiera vitivinicola nazionale: presentata oggi da Veronafiere la roadmap 2021 del brand del vino italiano nel mondo.

Vinitaly riaccende il business con la Special Edition dal 17 al 19 ottobre appuntamento b2b in presenza e sicuro.



 

Il mondo del vino riparte ancora da Vinitaly con un’edizione speciale della manifestazione in programma a Veronafiere dal 17 al 19 ottobre 2021. Un appuntamento b2b in presenza e sicuro, pensato e posizionato strategicamente come punto di arrivo delle prime iniziative commerciali all’estero al via dal 3 aprile in Cina, per poi ripartire con slancio verso il 54° Vinitaly, dal 10 al 13 aprile 2022.

La Special Edition di ottobre ha l’obiettivo di riunire istituzioni, associazioni di filiera e aziende, coinvolgendole in un progetto di sistema che rappresenta il primo evento business del 2021 dedicato al settore vitivinicolo.

«Il vino italiano è un settore fondamentale che esprime un valore alla produzione di circa 12 miliardi e un export che nel 2020 si è fermato a 6,3 miliardi di euro, in flessione del 2,3% rispetto all’anno precedente – spiega Maurizio Danese, presidente di Veronafiere –.  In questo scenario ritornare a programmare e a fare eventi in presenza è ancora più fondamentale. Lo confermano gli operatori nazionali ed esteri di Vinitaly in un sondaggio realizzato tra dicembre e gennaio scorsi: oltre il 30% del campione ha evidenziato che partecipare alle fiere sarà ancora più importante che in passato, mentre più del 60% ritiene che le fiere saranno ugualmente rilevanti».

Vinitaly Special Edition 2021 si caratterizza quindi per essere un vero e proprio strumento di politica industriale per la ripresa delle relazioni commerciali a livello nazionale.

Il format poggia su quattro pilastri.

Prima di tutto la manifestazione si svolgerà in presenza nel quartiere fieristico di Veronafiere: uno spazio delimitato, controllato e sicuro grazie al protocollo safetybusiness di prevenzione validato dal Comitato Tecnico Scientifico e da Aefi, l’associazione di riferimento delle fiere italiane. Un modo per riscoprire l’importanza e il valore delle relazioni umane e per creare anche nuove sinergie con mondi diversi, come quello delle gallerie e dei collezionisti, protagonisti di ArtVerona, rassegna di Veronafiere sull’arte contemporanea che si tiene fino al 17 ottobre in fiera. 

Il secondo punto fermo è la caratterizzazione esclusivamente professionale dell’evento, con ingresso riservato agli operatori del comparto, degustazioni fisiche e online, un focus sul mercato-Italia, i workshop e gli approfondimenti del wine2wine Business Forum (18-19 ottobre). Ad aprire i lavori saranno gli Stati generali del vino 2021: un convegno con la partecipazione di 50 top manager del mondo del vino, le istituzioni e i rappresentanti dell’Unione europea che si confronteranno sullo scenario attuale e sulle prospettive future.

«L’asse del mercato è mutevole e non solo per l’emergenza – commenta Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere –. Secondo quanto segnalato dal nostro Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor, se analizziamo nel loro complesso i risultati di gennaio di quest’anno con lo stesso mese del 2020, in regime pre-Covid, per l’Italia la partenza è con un gap a valore del -19% nei primi 10 mercati della domanda. Dati ancora parziali ma che fanno riflettere su quanto sia fondamentale in questo periodo complesso potenziare l’azione di promozione sui buyer chiave. Vinitaly, anche nel 2021, servirà proprio a questo». 

Terzo pilastro della Vinitaly Special Edition è l’internazionalità. Veronafiere, con ICE-Agenzia e ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, è già al lavoro per permettere l’arrivo di buyer selezionati dall’estero, in particolare da nazioni target quali Stati Uniti e Cina, attraverso corridoi verdi sanitari.

Infine, sarà riservata grande attenzione alle aziende che parteciperanno alla Special Edition, affinché possano capitalizzarla come strumento di marketing, comunicazione e formazione professionale. Agli espositori verranno offerte aree preallestite chiavi-in-mano, comprensive di servizi. A disposizione degli iscritti ci sarà anche la vetrina virtuale e le soluzioni di networking digitali della nuova piattaforma online “Vinitaly Plus”, per integrare e ampliare le potenzialità della rassegna fisica.

La Special Edition rappresenta un appuntamento importante per la community di Vinitaly, ma è soltanto una delle numerose tappe della roadmap di Veronafiere che accompagna il vino made in Italy nel mondo, con la sua cultura e i suoi protagonisti. Il sistema-Vinitaly può contare infatti su una galassia di eventi già programmati fino al 2022.

Nel 2021 dopo Vinitaly Russia a Mosca (23 marzo) e San Pietroburgo (25 marzo), si vola in Cina, a Chengdu (3-6 aprile).  Sempre in Cina, a Shenzhen, va in scena a giugno (8-10) la seconda edizione in presenza di Wine To Asia.

Nello stesso mese, ricco calendario anche a Verona con Vinitaly Design international packaging competition (11 giugno), Vinitaly 5 Star Wines The book (16-18 giugno), OperaWine (19-20 giugno), dove degustare il meglio della produzione vitivinicola italiana selezionata da Wine Spectator, per finire con i corsi della Vinitaly International Academy (21-24 giugno). A settembre, Vinitaly è a Pechino (13-17) e poi in Brasile, per Wine South America (22-24). Chiude il cerchio nel 2022 la 54ª edizione di Vinitaly a Verona (10-13 aprile).

Alla presentazione online della Vinitaly Special Edition hanno partecipato Stefano Patuanelli, ministro delle Politiche agricole Alimentari e Forestali, Manlio Di Stefano, sottosegretario ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, Federico Sboarina, sindaco di Verona, Carlo Ferro, presidente di Ice-Agenzia, Paolo De Castro, europarlamentare, Gino Colangelo, presidente di Colangelo&Partners e Alessandro Mugnano, ceo Interprocom Cantine Divine. 

In collegamento hanno seguito i lavori anche i rappresentati delle associazioni del settore vitivinicolo e agricolo: Alleanza cooperative agroalimentari, Assoenologi, Cia-Agricoltori, Coldiretti, Confagricoltura, Copagri, Federdoc, Federvini, Fivi, Unione italiana vini e Vi.Te.

Vino e media, la cultura e il territorio italiani raccontati attraverso i videogiochi

La cultura e il territorio italiani raccontati attraverso i videogiochi - Nintendo Switch x indie developers. Tra i quattro studi di sviluppo made in Italy Hundred Days, “winemaking simulator” targato Broken Arms Games e dedicato alla produzione di un’eccellenza italiana, il vino.





Nintendo, in collaborazione con IIDEA, l’Associazione che rappresenta l’industria dei videogiochi in Italia, dà voce agli sviluppatori indipendenti di videogiochi che si sono fatti portavoce del patrimonio italiano attraverso i loro titoli, con una tavola rotonda digitale interamente dedicata a loro. 

Quattro studi di sviluppo made in Italy che hanno lavorato su videogame che rappresentano al meglio le eccellenze nostrane: dalla produzione di vino, al cinema poliziottesco, passando per il calcio e arrivando fino ai panorami della via Aurelia nei ruggenti Anni 70.

La riscoperta del patrimonio italiano passa anche attraverso uno dei medium più innovativi e versatili, il videogioco. Nintendo, in collaborazione con IIDEA, raduna le realtà indipendenti che sviluppano su Nintendo Switch, per un appuntamento interamente dedicato a tutti quei giochi che promuovono le eccellenze made in Italy. Ospiti della nuova tavola rotonda digitale, quattro studi italiani che hanno raccontato dal loro punto di vista il panorama dell’industria.

Il costante incremento del giro di affari dei videogiochi in Italia va di pari passo con una sempre maggiore apertura del mercato verso altri settori. I dati di IIDEA, l’Associazione che rappresenta l’industria dei videogiochi in Italia, parlano di quasi 17 milioni di videogiocatori e di un giro d’affari che ha ormai superato abbondantemente i 2 miliardi di euro. Sono numeri provenienti dall’ultimo Rapporto Annuale “I videogiochi in Italia nel 2020”, un bilancio che quest’anno riporta una performance storica, con un aumento del giro d’affari del +21,9%, e che testimonia una crescita assidua di tutto il settore.

Il mondo del gaming è sempre più fenomeno di massa, ma anche e soprattutto culturale, e proprio per questo aumentano costantemente le realtà che sfruttano le potenzialità di questo medium unico per scopi non puramente ludici. È il caso di tutti quei videogame utilizzati per promuovere la cultura e il territorio di un Paese: una tendenza che in Italia si è affermata sempre di più negli ultimi anni, trovando nel settore dei videogiochi indipendenti una vera e propria fucina di idee.

Nintendo, in collaborazione con IIDEA, ha scelto di dar voce agli sviluppatori indipendenti di videogiochi che si sono fatti portavoce del patrimonio italiano attraverso i loro titoli, con un appuntamento interamente dedicato a loro. Una tavola rotonda digitale che ha dato spazio ad alcuni degli studi più rilevanti del panorama italiano, che hanno raccontato le loro storie e la loro esperienza di lavoro con la console Nintendo Switch, così come le sfide quotidiane che riserva questo settore, un vero sogno per tantissimi giovani.

Il video della conferenza è disponibile a questo link: https://youtu.be/5ZZPyVztOMQ

A fare gli onori di casa, il giornalista Lorenzo Fantoni, che ha poi passato la parola a Elisa Farinetti di Broken Arms Games, a Emmanuele Tornusciolo di Italo Games, a Pietro Polsinelli di Open Lab e a Pietro Righi Riva di Santa Ragione. Tutte realtà al 100% italiane, autrici di giochi di successo come Hundred Days, “winemaking simulator” targato Broken Arms Games e dedicato alla produzione di un’eccellenza italiana, il vino, e Milanoir, un’avventura ambientata a Milano e ispirata al genere cinematografico poliziottesco sviluppata da Italo Games.

“Hundred Days nasce da un profondo amore per il territorio che ci circonda e la nostra cultura, se grazie a questo gioco spingeremo qualcuno ad avventurarsi tra le nostre colline, la nostra soddisfazione sarà infinita." afferma Elisa Farinetti, CEO e CoFounder dello studio.

“Milanoir è il videogioco poliziottesco ambientato a Milano che sarebbe uscito negli anni Settanta... se già allora avessero avuto una Switch!” dichiara Emmanuele Tornusciolo, unendosi all’entusiasmo per l’iniziativa Nintendo.

Protagonisti della tavola rotonda anche Football Drama, videogioco narrativo sviluppato da Open Lab che vedrà i giocatori vestire i panni di un esistenzialmente travagliato allenatore di calcio, e Wheels of Aurelia di Santa Ragione, una visual novel interattiva che racconta un lungo viaggio sulla costa occidentale d’Italia durante i ruggenti Anni 70.

Pietro Polsinelli di Open Lab afferma: “Football Drama nasce ispirato dalla letteratura sul calcio: romanzieri e poeti come Pasolini, Galeano, Soriano, Hornby, Saba, Handke, Wenders hanno scritto sul calcio e sul suo potere evocativo e poetico. Il gioco cerca di raccontare il calcio in modo più ampio rispetto agli “emulatori” di management o di gioco in campo: in Football Drama sei Rocco Galliano, il nuovo allenatore marsigliese del Calchester Assembled Football Club, e devi bilanciare la tua gestione tra karma e caos, tra dialoghi stralunati e la gestione delle partite. Football Drama è un gioco narrativo e strategico sul calcio nato su mobile e ora espanso e presto disponibile in formato "HD" per Nintendo Switch.”, mentre Pietro Righi Riva di Santa Ragione aggiunge: “È importantissimo che le grandi realtà internazionali siano capaci di entrare in relazione con quelle locali, che parlano di storia e cultura legate al territorio. Il lavoro di Nintendo in questo senso è encomiabile, e per Santa Ragione è stata una grande opportunità pubblicare Wheels of Aurelia su Nintendo Switch, dove ha raccolto il maggior successo di vendite.”

A quasi quattro anni dall’uscita di Nintendo Switch, la libreria della console di casa Nintendo va via via crescendo, tanto da aver sorpassato il traguardo di oltre 2000 titoli, e questo anche grazie a realtà di sviluppo indipendenti, sempre più sinonimo di qualità. Nintendo ha scelto di stare in prima fila nel supportare gli studi di sviluppo locali fornendo, con queste tavole rotonde dedicate, una grande possibilità di visibilità ai media e al pubblico per gli sviluppatori, in modo che possano continuare a crescere ed evolvere.

Collaborare per affrontare i cambiamenti climatici: nasce Vineas, piattaforma web che unisce attori e progetti dell'Europa mediterranea sulla filiera vite-vino

Sarà presentata martedì 30 marzo la nuova iniziativa nell'ambito del progetto MEDCLIV su vite e clima.




Nasce VINEAS, piattaforma web che unisce attori e progetti dell'Europa mediterranea sulla filiera vite-vino "Collaborare per affrontare i cambiamenti climatici" è lo slogan con cui, nell'ambito del progetto Medcliv che mira a strutturare l’ecosistema della filiera vite-vino nei confronti del cambiamento climatico, si presenterà martedì 30 marzo, alle 17, con un evento sul canale youtube FEM la piattaforma online Vineas. 

Si tratta di una piattaforma web interattiva e collaborativa, realizzata in sette lingue, che unisce attori e progetti della filiera di vite e vino nel Mediterraneo, in particolare di sei paesi: Italia, Francia, Portogallo, Cipro, Slovenia, Spagna. Uno strumento utile al mondo vitivinicolo per facilitare la conoscenza tecnico-scientifica in materia, progettato per consentire agli attori interessati di trovare aziende, istituzioni, progetti o iniziative esistenti per qualsiasi nuova cooperazione o miglioramento delle conoscenze, ma è anche anche una vetrina per annunci di appuntamenti, eventi, corsi, novità. 

Il progetto MEDCLIV (MEDiterranean CLimate Vine and Wine Ecosystem) coordinato dalla Fondazione Edmund Mach e co-finanziato da EIT Climate-KIC, è iniziato nel 2019 e terminerà nel 2022: con un approccio partecipativo si propone di agire nel campo dell'impatto del clima sulla viticoltura in Europa, e della sua mitigazione, per favorire lo sviluppo di una comunità innovativa, dove ricerca e industria mettano in comune i propri sforzi a favore di un'economia resiliente al cambiamento climatico. 

I primi eventi pubblici, in Italia e negli altri paesi, sono iniziati nell’autunno del 2020. Altro partner italiano è il CNR – IBE (sede di Bologna). L'evento online di martedì 30 marzo, alle 17, si rivolge al pubblico italiano, ma nello stesso periodo la piattaforma sarà presentata in altri cinque paesi europei. sc 

Per info e seguire l'evento https://www.fmach.it/CRI/info-generali/comunicazione/eventi-CRI/Presentazione-piattaforma-Vineas

giovedì 25 marzo 2021

Formazione, al via il nuovo corso di Ampelografia dell'OIV

Torna lo storico Corso internazionale di ampelografia dell’OIV: un’occasione per acquisire una conoscenza approfondita delle varietà di vite ed essere pronti ad affrontare le sfide future del settore vitivinicolo.





A 33 anni dalla sua prima edizione, torna il prestigioso Corso di ampelografia dell’OIV. Punto di riferimento scientifico e tecnico del mondo della vigna e del vino, il corso di formazione permetterà ai partecipanti di acquisire un’ottima conoscenza nel campo, per riconoscere e comprendere a fondo le varietà di vite e avere una migliore preparazione alle sfide future del settore vitivinicolo (le ultime tendenze riguardo alle risorse genetiche, il cambiamento climatico, le aspettative della società in fatto di ambiente, ecc.).

Il Corso internazionale di ampelografia dell’OIV ha una lunga storia, iniziata nel 1938, quando il termine “ampelografia” venne per la prima volta citato dall’OIV. Nel 1949, quasi 10 anni dopo, venne creata una commissione di ampelografia allo scopo di guidare il lavoro relativo alla creazione di un Registro ampelografico internazionale.

Negli anni ‘90, considerando l’importanza di identificare le varietà nel settore vitivinicolo internazionale e la necessità di diffondere in modo più ampio il lavoro tecnico e scientifico svolto in questo ramo delle scienze viticole, l’OIV ha lanciato un primo ciclo di corsi di ampelografia: nel 1988 in Italia (ISV Conegliano), nel 1990 in Francia (ENSA Montpellier) e nel 1992 in Germania (BZWG-IR Geilweilerhof). Oggi l’OIV sta lanciando di nuovo questa iniziativa con un ciclo di corsi internazionali di ampelografia. Questo corso, con conoscenze pratiche e all'avanguardia, sarà animato da specialisti di diversi paesi.

L'obiettivo principale è sia quello di formare professionisti ed esperti nel campo della "Ampelografia e Risorse Genetiche", sia quello di creare una rete di centri ed esperti che possano scambiarsi continuamente intorno a questo importante tema per il settore vitivinicolo. Per raggiungere questo obiettivo, i corsi sono stati progettati in collaborazione con attori internazionali e l'OIV ha fatto affidamento sulle conoscenze ed esperienze di importanti centri tecnici, di ricerca e di formazione di Francia - Montpellier, con la collaborazione dell’IFV (Istituto francese della vigna e del vino), dell’INRAE (l’Istituto nazionale di ricerca per l’agricoltura, l’alimentazione e l’ambiente) e dell’Istituto Agro Montpellier SupAgro - e Spagna - presso la Collezione di varietà di vite di “El Encín”, Madrid. “El Encín” appartiene all’IMIDRA (Istituto madrileno di ricerca e sviluppo rurale, agricolo e alimentare).

Il ruolo dell’OIV, in quanto punto di riferimento scientifico e tecnico nel mondo della vigna e del vino, è quello di partecipare attivamente alla promozione di questa disciplina fondamentale, poiché per conoscere il vino bisogna innanzitutto comprendere la vite. Nel riaffermare la natura scientifica e tecnica dell’ampelografia, l’OIV sottolinea il fatto che questa disciplina accoglie in sé sia la tradizione che l’innovazione. In questo mondo di rapidi cambiamenti, l’OIV e i suoi esperti hanno il ruolo di contribuire allo sviluppo e al sostegno dell’ampelografia e delle risorse della vite come elementi importanti per la sostenibilità del settore.

Saranno presto disponibili maggiori informazioni sui costi e sulle procedure di iscrizione.

Per ulteriori dettagli inviare un’e-mail a: oivampelography@oiv.int

Il vino riparte, avanza il modello Distretto. Il caso Puglia

Il vino riparte: il CREA scommette sul Distretto. Il presidente CREA “Occasione straordinaria”.  




I distretti del vino, come quello appena nato in Puglia, rappresentano delle occasioni straordinarie di crescita e di ripartenza, che mettono a sistema Aziende, Università e Centri di Ricerca per migliorare l’intera filiera, ottimizzando il flusso della conoscenza e della tecnica, dalla ricerca all’impresa. E' quanto affermato dal presidente del CREA Carlo Gaudio. In questo ambito infatti il Centro di ricerca, che ha nella sua mission la traduzione dei risultati delle ricerche in strumenti pratici e pronti all’uso, può dare un contributo significativo, non solo partecipando alla fase di sviluppo con le Università, ma trasformando la conoscenza acquisita in un  “prodotto” utile alla crescita culturale e tecnologica delle aziende, collaborando con i tecnici e gli imprenditori nel quotidiano, fino al loro successo. Insomma, un modello che costituisce un’esperienza da replicare anche in altre regioni italiane.

Il contributo del CREA al modello Distretto. Il CREA, con il suo Centro dedicato di Viticoltura ed Enologia, è già presente in maniera importante in Veneto ed in Friuli, nella regione del Prosecco, dove studi di miglioramento genetico sulla Glera sono già in stato avanzato e molto apprezzati, tanto da iniziare a lavorare in tal senso anche su Primitivo ed un altro paio di vitigni tipici del Sud Italia nella nostra sede di Turi (Bari),  sede preposta al miglioramento genetico dell’uva da tavola ma anche alla viticoltura del mezzogiorno.

Sulla viticoltura avanzata, digitale e sostenibile, è attivo il Centro di Conegliano (Treviso) con un forte orientamento tecnologico, mentre sugli stessi temi, ma con una specifica vocazione al biologico, è impegnata la sede di Arezzo. In Piemonte, in collaborazione con Coldiretti e viticoltori privati, il CREA sta studiando aspetti qualitativi enologici, ma anche tecnologie innovative in cantina e nell’intera catena produttiva, così come a Velletri, vicino Roma.

Più in generale, gli ambiti principali di intervento del CREA sono da una parte il miglioramento genetico tradizionale e biotecnologico, indirizzato a creare nuova biodiversità e a sfruttare quella esistente, anche attraverso la cura delle collezioni viticole (quella del CREA è la più grande d’Italia) ed il recupero delle tradizioni viticole; dall’altra, invece, la viticoltura di precisione, digitale e sensoristica che utilizza modelli matematici con cui gestire il vigneto, grazie all’ausilio di centraline meteo e dispositivi di supporto decisionale basati su immagini satellitari o misurazioni fisiologiche sulla pianta. Senza mai dimenticare la sostenibilità,  con lo sviluppo di protocolli da applicare in vigneto che prevedono prodotti alternativi a quelli chimici di sintesi e che sono finalizzati ad una gestione del suolo e del verde rispettosa dell’ambiente (irrigazione, inerbimento, concimazione, raccolta), frutto di sperimentazione e ricerca consolidata.

Il caso Puglia

Il vitigno principe, il Primitivo, con 2 due DOP oltre alla IGT, può crescere moltissimo, tanto da diventare il volano di sviluppo per numerosissime varietà caratterizzanti i territori, dal Nero di Troia, al Bombino, al Negroamaro – solo per dirne alcuni - ognuno potenzialmente oggetto di ulteriore affinamento, esaltando le peculiarità dei territori e dei prodotti dell’agroalimentare che li accompagnano. La biodiversità del Sud Italia, che dall’Enotria (dalla Calabria centrale fino al Sud della Campania e buona parte della Basilicata) si è mossa verso Nord e verso Est, è stata la culla di una cultura tutt’ora non pienamente rivelata.

Le collaborazioni con le Università (in particolare quella del Salento) - già consolidate sulla viticoltura digitale e sostenibile e sull’uva da tavola, un po’ più indietro sull’uva da vino - saranno importanti per far crescere tutto il territorio, a partire da una profonda attenzione per la biodiversità ambientale.

Se indubbiamente i beneficiari ultimi del Distretto sono gli imprenditori pugliesi, è altrettanto vero che, in genere, aziende in crescita fanno da traino per l’intera regione.

lunedì 22 marzo 2021

Dal packaging al legno utilizzato in vigna, dal sughero per i tappi alla realizzazione delle botti, Montepulciano promuove la sostenibilità forestale nella filiera vino

Firmato a Montepulciano un protocollo che promuove la sostenibilità forestale nella filiera vino.




Dal packaging al legno utilizzato in vigna, dal sughero per i tappi alla realizzazione delle botti. Il Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano e Pefc Italia insieme per sostenere un nuovo percorso di sostenibilità che passa anche attraverso un utilizzo etico delle materie prime forestali. Sostenibilità ambientale e qualità per il consumatore finale sono gli obiettivi dell’accordo.

La sostenibilità del Vino Nobile di Montepulciano non si ferma. E’ stato infatti firmato un protocollo d’intesa tra il Consorzio dei produttori della Docg toscana e PEFC Italia, organizzazione senza scopo di lucro e non governativa, impegnata a promuovere la gestione sostenibile delle foreste attraverso una certificazione indipendente di terza parte. In sintesi l’accordo prevede la promozione di campagne di formazione e sensibilizzazione nei confronti dei potenziali operatori della filiera viti-vinicola delle potenzialità connesse alla scelta di prodotti certificati ovvero la tutela dalle foreste e dei loro servizi ecosistemici per noi e per le future generazioni. «Questa iniziativa rientra nel più ampio progetto che porterà alla certificazione territoriale secondo la norma Equalitas – spiega il presidente del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano, Andrea Rossi – e la collaborazione con PEFC Italia, realtà unica nel settore, è fondamentale perché il legno è una delle materie prime più utilizzate nella filiera del nostro comparto, un segnale quindi di attenzione a quelli che sono i temi portanti della sostenibilità e che riguarda non solo il nostro territorio, in questo caso, ma tutti quelli che si legano ad una produzione del legno responsabile e tutelante per il territorio e le comunità che lo abitano».

«Il legame tra la filiera forestale e il mondo vitivinicolo è più forte di quanto si possa immaginare: si pensi al legno per le botti e per i pali nelle vigne, al cartone per il packaging e al legno per le cassette, al sughero per i tappi o alla carta dei cataloghi promozionali e delle etichette, fino al pallet in legno su cui si trasporta il proprio vino in tutto il mondo – spiega Antonio Brunori, segretario generale del PEFC in Italia -. Per una azienda del Consorzio, scegliere questi prodotti con la certificazione forestale PEFC vuol dire comunicare ai consumatori finali la scelta di sostenibilità e qualità che un'azienda vinicola intraprende. Il PEFC Italia con questo protocollo si mette a disposizione di un nuovo settore con l’intento di condividere percorsi di sostenibilità che possono passare attraverso le aziende tramite la scelta di prodotti certificati PEFC e la tutela delle aree forestali nazionale, patrimonio di tutti, che possono diventare un atto concreto tramite le scelte quotidiane del singolo acquirente delle bottiglie di vino».

Il protocollo

Nello specifico le due realtà si impegnano a stimolare le aziende a scelte consapevoli anche mediante l’utilizzo di materiali certificati che tutelano il nostro patrimonio forestale, assicurando la legalità e la sostenibilità del materiale di origine forestale (legno, carta e sughero). Infatti i prodotti con la certificazione PEFC garantiscono la provenienza della materia prima da foreste gestite in modo responsabile, con l’obbligo della riforestazione degli alberi abbattuti, e le foreste mantengono alti i livelli dei servizi ecosistemici, come l’azione mitigatrice del cambio climatico. Il protocollo prevede infatti di dare sostegno ai produttori al fine di informarli sull’esistenza e sulle potenzialità dell’utilizzo di prodotti derivanti da filiere certificate, sostenibili e legali unendo a questo la comunicazione dei valori intrinsechi all’utilizzo di prodotti sostenibili che possono dare un valore aggiunto alla produzione vinicola stessa, a partire dall’utilizzo di imballaggi in legno e strumenti produttivi (come le botti o i pali delle vigne).  E’ inoltre obiettivo della partnership lo sviluppo di strumenti di marketing e informazione rivolti al consumatore finale al fine di favorire la comprensione dell’elevato impatto sociale ed ambientale di un’attenzione particolare nell’uso di prodotti locali sostenibili e a basso impatto ambientale, oltre a sviluppare progetti di riduzione delle proprie emissioni di CO2 o all’adozione di progetti forestali certificati per neutralizzare le emissioni residue, promuovendone l’impatto positivo tramite comunicazioni specifiche verso il consumatore.  Un passo importante considerato l’alto utilizzo di elementi legnosi anche nella filiera vitivinicola a Montepulciano.

sabato 20 marzo 2021

Formazione, nasce Gambero Rosso University. La prima università online rivolta al settore enogastronomico

GAMBERO ROSSO, IN COLLABORAZIONE CON UNIVERSITÀ MERCATORUM E ATENEO TELEMATICO DELLE CAMERE DI COMMERCIO, PROMUOVE LA PRIMA UNIVERSITÀ DIGITALE CONCENTRATA SUL FORMARE PROFESSIONALITÀ DI ALTO PROFILO DELLA FILIERA AGROALIMENTARE, DELLA RISTORAZIONE, DELL’OSPITALITÀ E DEL TURISMO.




Sei corsi di laurea, quattro corsi di alta formazione e due master. È la ricca offerta formativa di Gambero Rosso University, che ai blocchi di partenza già esprime tutto il potenziale di un progetto innovativo dedicato ai professionisti della filiera agroalimentare, della ristorazione, dell’ospitalità e del turismo, ma anche a chi per la prima volta vuole avvicinarsi a questo mondo. Gambero Rosso University è dunque un’università digitale, nata dalla collaborazione tra Gambero Rosso, Università Mercatorum e Ateneo Telematico delle Camere di Commercio, ed è un unicum nel suo genere. La filiera agroalimentare, della ristorazione, dell’ospitalità e del turismo rappresenta una delle voci più importanti dell’occupazione, del PIL e dell’export italiano. L’insieme di questi settori, infatti, contribuisce per circa il 20% al PIL nazionale, anche alla luce dell’importante impatto sui settori della meccanica collegati. Al fine di sostenerne lo sviluppo sono indispensabili figure altamente preparate. Ecco perché è importante sviluppare un’offerta formativa specializzata e completa, finora assente sul mercato.

Un’università digitale per il settore enogastronomico

Gambero Rosso University è una piattaforma digitale che raccoglie percorsi formativi accessibili in modalità telematica (e-learning), rivolti ai professionisti che operano nella filiera e tutti coloro, diplomati e non, che intendano entrarci, migliorando le proprie competenze e avvalendosi delle migliori tecnologie della formazione a distanza e di consulenze personalizzate. Tra i corsi di laurea, quattro sono i percorsi triennali: in Gastronomia, ospitalità e territori; Scienze del turismo; Gestione d’impresa; Lingue e mercati. A questi si aggiungono due lauree magistrali, in Relazioni Internazionali e Management. Ogni percorso formativo è sviluppato per affrontare i diversi aspetti delle professioni dell’ospitalità: sociologici, giuridici, amministrativi, manageriali, economici di comunicazione. Tutti i Corsi di Laurea, come pure i Master e i Corsi di Alta Formazione, riconoscono dei CFU, sono riconosciuti dal MIUR ed erogati in modalità e-learning dall’Università delle Camere di Commercio con la partecipazione di Gambero Rosso e le aziende di settore.

Centrati sullo sviluppo di professionalità di alto profilo, i corsi di alta formazione approfondiscono La filiera enogastronomica dal produttore al consumatore, La gestione sostenibile dell’impresa agroalimentare e vitivinicola, La progettazione e gestione delle attività di ristorazione, Strategie e gestione del turismo enogastronomico. Completano il quadro i master, in Turismo agroalimentare e Food and Wine Export Management.

Iscriversi è facile: in pochi click è possibile compilare il modulo online e usufruire dei corsi di formazione online. Chi volesse, può usufruire dell’ufficio orientamento per ricevere informazioni su corsi, costi e modalità di erogazione dei servizi didattici.

Non solo università, ma anche accademia

L’universo formativo di Gambero Rosso si amplia così a comprendere un ambizioso progetto di digital education, senza però tralasciare le attività in presenza della Gambero Rosso Accademy, con la sua robusta formazione per professionisti e amatori nelle diverse Città del gusto d’Italia. Università e accademia – alta formazione teorica e percorsi professionalizzanti – dunque si sposano come nella migliore delle tradizioni didattiche, fornendo nuove chiavi d’accesso al mondo dell’enogastronomia

www.gamberorossouniversity.it/

venerdì 19 marzo 2021

Agroecologia: il caso studio del Chianti, un approccio territoriale per sostenibilità e resilienza ai cambiamenti climatici

Presentati dal CREA Politiche e Bioeconomia i risultati del progetto H2020 UNISECO.






Individuare gli approcci agroecologici più efficaci per assicurare la sostenibilità socioeconomica delle aziende agricole, la resilienza dell'ecosistema agroalimentare locale e per tutelare al tempo stesso la biodiversità e il paesaggio nelle aree rurali. Sono questi gli obiettivi del progetto europeo UNISECO (Understanding and Improving the Sustainability of Agro-ecological Farming Systems in the EU, Comprendere e migliorare la sostenibilità dei sistemi agro-ecologici nell'Unione Europea), al quale partecipa anche il CREA, con il suo centro di Politiche e Bioeconomia e di cui si conclude oggi la presentazione dei risultati.

Si tratta di una concreta opportunità a livello di territorio, che prevede metodologie innovative - come per esempio nuovi indicatori per la valutazione delle emissioni di gas serra, delle risorse idriche e della biodiversità - per valutare la sostenibilità dei sistemi agricoli e i cambiamenti economici e tecnologici delle aziende. I risultati finali di UNISECO forniranno raccomandazioni per l’attuazione della strategia europea From Farm to Fork, della Strategia per la biodiversità per il 2030 e dei piani strategici nazionali della PAC post 2022.

Il Biodistretto del Chianti 

Fra i 15 casi di studio selezionati tra diversi paesi europei partecipanti al progetto, c’è l'area del Chianti classico, l’unico in Italia, ad alta vocazione vitivinicola associata ad un turismo rurale molto sviluppato, ampiamente nota a livello internazionale, ma minacciata dalla pluri-decennale intensificazione della viticoltura e dall'abbandono dei terreni marginali e il conseguente avanzamento incontrollato del bosco. Da notare, infine, che qui la superficie coltivata con metodo biologico è pari al 33% di quella agricola complessiva, un dato che va ben oltre quello regionale e nazionale.

Il CREA Politiche e Bioeconomia ha discusso alcune strategie per la transizione agroecologica assieme al “Biodistretto del Chianti”, un'associazione che unisce operatori del biologico, amministratori locali e altri attori delle filiera agro-alimentare per promuovere la transizione verso un sistema agricolo più sostenibile e resiliente. Per favorire questo processo si sono dimostrate cruciali: l’adozione di pratiche sostenibili - quali l’inerbimento interfilare nelle colture permanenti, il monitoraggio delle coltivazioni, il compostaggio a piccola scala e la coltivazione con metodo biologico - in grado di ridurre la perdita di biodiversità e le emissioni di gas serra e la diversificazione colturale, perseguita attraverso il recupero dell'olivicoltura nelle aree più marginali e l'introduzione di seminativi e orticoltura nei terreni in via di abbandono.

Centrale è risultato essere il ruolo delle iniziative locali degli agricoltori e degli altri soggetti coinvolti (per es. il Biodistretto del Chianti, accordi di collaborazione tra agricoltori per l'utilizzo comune di macchinari e impianti, attività di consulenza svolte in forma collettiva e primi tentativi di filiere corte per prodotti di elevata qualità). Azioni queste, che devono essere ulteriormente promosse, attivando nuove reti locali di filiera, rafforzando i servizi di consulenza e facilitando l’accesso alla terra. In tal senso, le innovazioni studiate in seno a UNISECO, di carattere prevalentemente sociale, riguardano i processi di interazione e cooperazione tra tutti gli attori. La transizione agroecologica, infatti, passa anche dalla promozione di iniziative di cooperazione per superare le diseconomie di scala che gravano sulle piccole e medie imprese (es. la condivisione di macchinari, dei servizi di consulenza o dei dati meteorologici).

Identikit del progetto

UNISECO (Understanding and Improving the Sustainability of Agro-ecological Farming Systems in the EU, Comprendere e migliorare la sostenibilità dei sistemi agro-ecologici nell'Unione Europea) è un progetto triennale (2018-2021) finanziato dalla Unione Europea con il programma Horizon 2020, e realizzato in 15 Stati Membri (tra cui Germania, Italia, Regno Unito, Spagna, Grecia, Finlandia, Lituania, Ungheria).

Guarda il video del progetto

giovedì 18 marzo 2021

Agricoltura biodinamica, modello redditizio per le produzioni di eccellenza italiane

Cresce l'export dell'agricoltura biodinamica (+14%). Il 95% dei prodotti coltivati nel 2020 con metodo biodinamico ha raggiunto i mercati esteri più remunerativi, secondo i dati dell'Associazione per l'Agricoltura Biodinamica. Germania, Scandinavia, Gran Bretagna, Stati Uniti e Giappone le principali destinazioni.




Un caso esemplare, da cui poter mutuare modelli di business adeguati a sostenere l'esportazione dei prodotti dell'eccellenza italiana, nel quadro della coltivazione biologica: è quello dell'agricoltura biodinamica che, per il 2020, esibisce dati di export migliori rispetto a tutto il resto del comparto agricolo. “Nel corso dell'anno passato la crescita del mercato estero per i prodotti biodinamici italiani è stata del 14% e di quello interno del 9%”, spiega Carlo Triarico, presidente dell'Associazione per l'Agricoltura Biodinamica: “Tali dati documentano il cambiamento dei consumi alimentari a seguito della pandemia e sono un esempio utile per adottare una strategia di sviluppo dell’agricoltura del Paese verso produzioni di pregio e mercati più remunerativi”.

Nel 2020 l’agricoltura biodinamica italiana ha rafforzato la sua penetrazione nelle piazze estere più remunerative. La quasi totalità della produzione, il 95%, ha raggiunto infatti mercati di pregio come Germania e Centro Europa, paesi Scandinavi, Gran Bretagna, Stati Uniti e Giappone. “L'export risulta un fattore trainante per il settore biodinamico, in particolare se il suo tasso di crescita viene paragonato a quello del comparto primario: le esportazioni agroalimentari sono aumentate dell'1,7% nei primi undici mesi del 2020 (-9,9% il dato nazionale), mentre quelle del biologico dell'8%, in tutto l'anno. L'esperienza delle aziende che sposano il metodo biodinamico, 4.500 secondo i dati Mipaaf più recenti, può raccontare qualcosa al sistema-paese in agricoltura e in particolare alle sue 80mila aziende bio”.

A partire dalla remuneratività: secondo l’ultima indagine sulla Biodinamica pubblicata sul Bioreport 2018 il fatturato medio per ettaro di un’azienda certificata biodinamica risulta essere di 13.309 euro, di gran lunga superiore sia alla produzione lorda vendibile di un’azienda biologica (2.441 euro), sia a quello di un’azienda convenzionale (3.207 euro). Un dato di cui tenere conto, visto che l'Italia si è confermata anche nel 2020 primo paese in Europa per valore aggiunto in agricoltura, pari a 31,3 miliardi di euro.

In questo senso, assume valore paradigmatico la storia di realtà biodinamiche che in ogni parte d'Italia hanno deciso di puntare esclusivamente all’export, come Fattoria La Vialla, una delle più grandi aziende biologiche d’Europa, con i suoi 1.500 ettari di superficie in Toscana e prodotti venduti interamente in Germania. Scelta netta anche per il Consorzio Bif, che riunisce decine di aziende biodinamiche da Nord a Sud e commercia il 100% nei mercati del Centro e Nord Europa.

Non mancano i casi clamorosi, che indicano come si possa uscire dalla crisi. Il Consorzio Natura e Alimenta, in Piemonte, il maggior produttore di latte bio in Italia, è riuscito nell'impresa di vendere il suo latte biodinamico alla Germania, paese leader del settore in Europa con il 20% di quote latte vaccino consegnato. O ancora, la Cantina sociale di Orsogna, una realtà abruzzese che raccoglie centinaia di produttori ed esporta vino biodinamico, è riuscita ad aumentare le vendite del 20% nonostante un anno critico per la vendita del vino, a causa della chiusura dei ristoranti.

“Puntare alle produzioni di pregio che interessano i mercati più ricchi può essere determinante per il Paese, che è già il maggior esportatore al mondo di prodotti biologici, dopo gli Stati Uniti”, osserva Triarico. “Per questo il trend biodinamico meriterebbe di essere esplorato per facilitare i processi di miglioramento continuo delle performance economiche dell'agricoltura italiana, coerentemente con la vocazione di alta qualità del comparto agricolo nazionale e con la sfida del Green Deal Ue. Gli standard biodinamici aderiscono per natura alle indicazioni della strategia Farm to Fork, individuate dalla Commissione, una sfida non semplice per le imprese agricole di tutta l'Unione. In questo senso, l'Italia può sfruttare una posizione di vantaggio alla partenza, grazie al carattere di qualità della sua agricoltura e dalla leadership in bioagricoltura”.

Agricoltura, Servizio Fitosanitario Nazionale: CREA Difesa e Certificazione diventa Istituto Nazionale di Riferimento per la Protezione delle Piante

L'Istituto Nazionale di Riferimento per la Protezione delle Piante sarà l’organismo scientifico di supporto per Insetti, Acari, Nematodi, Funghi, Batteri e Virus.




Un servizio fitosanitario rinnovato e potenziato per fare fronte alle minacce biologiche che la globalizzazione porta inevitabilmente alla nostra agricoltura e alle nostre foreste. In questo quadro e con la pubblicazione del relativo decreto legislativo (2 febbraio 2021 n. 19) il Centro di Ricerca Difesa e Certificazione del CREA diventa l’Istituto Nazionale di Riferimento per la protezione delle Piante (art. 8) ed entra a far parte del Servizio Fitosanitario Nazionale quale organismo scientifico di supporto in materia di Insetti, Acari, Nematodi, Funghi, Batteri e Virus.

La nuova normativa prevede la partecipazione del neo-designato Istituto Nazionale di riferimento, cioè il CREA Difesa e Certificazione, al Comitato Fitosanitario Nazionale e gli affida vari compiti istituzionali tra cui: la conduzione di studi e ricerche avanzate per la messa a punto di misure di eradicazione e di contenimento di organismi nocivi indigeni ed alieni, la predisposizione di Analisi di Rischio Fitosanitario (Pest Risk Analisys) e Analisi di Rischio Ambientale (Environmental Risk Assessment), l’effettuazione di diagnosi di conferma a seguito del ritrovamento di nuovi “Pests” alieni nocivi alle piante, il coordinamento della rete laboratoristica ufficiale italiana, la formazione e l’aggiornamento del personale dei laboratori italiani e il mantenimento delle collaborazioni con la rete dei laboratori di riferimento europei. A tutto questo si aggiunge anche la partecipazione alle Unità Territoriali per le Emergenze Fitosanitarie, istituite di volta in volta dai competenti Servizi Fitosanitari Regionali per fronteggiare specifiche nuove avversità.

Un’anteprima del ruolo rivestito dal nuovo Istituto lo si è avuto con la realizzazione del Piano Nazionale di Lotta Biologica alla Cimice asiatica che, nel 2020, dopo le drammatiche perdite subite dalla frutticoltura italiana, ha portato il CREA Difesa e Certificazione a coordinare un impegnativo programma di controllo di questo Insetto, in collaborazione con i Servizi Fitosanitari di 5 Regioni e delle Province autonome di Trento e Bolzano, nonchè con altre istituzioni di ricerca e sperimentazione.

In tale contesto, anche il CREA ha inteso fare la sua parte, avviando, con il supporto del MIPAAF, la realizzazione di due Laboratori da quarantena con standard di sicurezza biologica adeguata ad ospitare studi e ricerche per la lotta alle avversità biotiche aliene, uno presso la sede di Roma dedicato a Virus, Batteri e Funghi e uno presso quella di Firenze mirato a Insetti, Acari e Nematodi.

“Si apre una nuova stagione per la difesa delle piante - ha dichiarato Carlo Gaudio, presidente CREA - nella quale il CREA è chiamato dare un contributo scientifico di alto livello che sostenga il Sistema Paese in territori di prima linea dove si gioca molto del futuro della nostra agricoltura”.

mercoledì 17 marzo 2021

Viticoltura e ricerca, sviluppata una nuova tecnica per monitorare l'umidità del suolo

Verso un nuovo modello di irrigazione efficiente nel segno della sostenibilità attraverso lo sviluppo di una nuova tecnica per monitorare l'umidità del suolo. In viticoltura entra in gioco la Machine Learning.




Un team di ricercatori della University of South Australia ha testato e sviluppato con successo un sistema in grado di monitorare l'umidità del suolo in diverse condizioni meteorologiche attraverso l'utilizzo di una fotocamera digitale RGB standard e una tecnologia di apprendimento automatico (Machine Learning).

Le Nazioni Unite prevedono che entro il 2050 molte aree del pianeta potrebbero non avere abbastanza acqua dolce per soddisfare le esigenze dell'agricoltura se continuiamo i nostri attuali modelli di utilizzo.

Una soluzione a questo problema di proporzioni globali è lo sviluppo di un'irrigazione più efficiente, fondamentale per il monitoraggio di precisione dell'umidità del suolo, che consente ai sensori di guidare i sistemi di irrigazione "intelligenti" per garantire che l'acqua venga applicata al momento e alla velocità ottimali.

I metodi attuali per rilevare l'umidità del suolo sono problematici: i sensori interrati sono sensibili ai sali nel substrato e richiedono hardware specializzato per i collegamenti, mentre le termocamere sono costose e possono essere compromesse da condizioni climatiche come l'intensità della luce solare, la nebbia e le nuvole.

I ricercatori della University of South Australia e della Middle Technical University di Baghdad hanno sviluppato una tecnica alternativa conveniente che può rendere il monitoraggio di precisione del suolo semplice ed economico in quasi tutte le circostanze.

Come funziona il sistema

Il sistema di irrigazione intelligente testato è molto semplice ed economico, il che lo rende una tecnologia promettente nell'ambito della nascente agricoltura di precisione. Esso si basa su una videocamera standard che analizza le differenze di colore del suolo per determinare il contenuto di umidità. I risultati dei test a diverse distanze, tempi e livelli di illuminazione ne hanno confermato la precisione.

La telecamera è collegata a una rete neurale artificiale (ANN) in grado di riconoscere in automatico, diversi livelli di umidità del suolo in diverse condizioni climatiche. Come descritto da Haykin, l'ANN, ovvero Artificial Neural Network, è una macchina progettata per simulare il funzionamento del cervello umano, implementata fisicamente utilizzando componenti elettronici o simulata tramite software su computer digitali. Attraverso questa tecnologia, il sistema di monitoraggio potrebbe essere potenzialmente addestrato a riconoscere le condizioni del suolo specifiche di qualsiasi luogo, consentendone la personalizzazione per ogni utente e l'aggiornamento per le mutevoli circostanze climatiche, garantendo la massima precisione.

Vinitaly, la 54ª edizione posticipata al 2022

Vinitaly, la 54ª edizione slitta al 2022 e si svolgerà dal 10 al 13 aprile. Confermata Opera Wine che si svolgerà il prossimo 19 e 20 giugno con la presenza di Wine Spectator. A ottobre 2021 un evento straordinario per il settore. Da marzo a ottobre un programma di iniziative per la ripresa su mercato nazionale e internazionale.




Veronafiere posticipa al 2022 la 54ª edizione di Vinitaly, Salone internazionale dei vini e dei distillati, in calendario dal 10 al 13 aprile del prossimo anno.  «Le permanenti incertezze sullo scenario nazionale ed estero e il protrarsi dei divieti ci hanno indotto a riprogrammare definitivamente la 54ª edizione della rassegna nel 2022 – ha detto Maurizio Danese, presidente di Veronafiere SpA –. Si tratta di una scelta di responsabilità, ancorché dolorosa; un ulteriore arresto forzato che priva il vino italiano della sua manifestazione di riferimento per la promozione nazionale e internazionale. In attesa che lo scenario ritorni favorevole – conclude Danese – Vinitaly continua a lavorare congiuntamente con tutti i protagonisti anche istituzionali del settore, a partire dal ministero delle Politiche agricole e Ice-Agenzia oltre a tutte le associazioni e le categorie, per continuare a supportare la competitività del vino made in Italy sia sul mercato interno che sui Paesi già proiettati alla ripresa, Usa, Cina e Russia in primis».

In quest’ottica, prosegue il ceo di Veronafiere, Giovanni Mantovani: «Confermiamo OperaWine con la presenza di Wine Spectator e delle top aziende del settore individuate dalla rivista americana per il 10° anniversario dell’iniziativa che rimane in programma il 19 e 20 giugno prossimo a Verona. L’evento, tutto declinato alla ripartenza del settore, grazie alla partecipazione di stampa e operatori nazionali e internazionali – commenta Mantovani – farà anche da collettore e traino a tutte le aziende del vino che vorranno partecipare a un calendario b2b che Veronafiere sta già approntando». 

Operawine sarà preceduta, sempre a giugno, dal Vinitaly Design international packaging competition (11 giugno) e da Vinitaly 5 Stars Wine The book (16-18 giugno). Mentre la Vinitaly international Academy (21-24 giugno) chiuderà gli eventi estivi in presenza.

Tra le novità anche un evento eccezionale di promozione a forte spinta istituzionale a ottobre prossimo e che traghetterà il settore alla 54ª edizione di Vinitaly nel 2022.  Prosegue Giovanni Mantovani: «Si tratta di Vinitaly-edizione speciale, una manifestazione rigorosamente b2b che segnerà la ripresa delle relazioni commerciali nazionali e internazionali in presenza a Verona dal 16 al 18 ottobre».

«Vogliamo mantenere viva l'attenzione del mondo sul vino italiano, uno degli ambasciatori più significativi del Made in Italy – afferma, presidente di ICE Agenzia, Carlo Ferro –. Le iniziative messe in campo da Veronafiere per mantenere il file-rouge tra Vinitaly 2019 e 2022, con l’edizione di Vinitaly-edizione speciale e le altre manifestazioni che faremo insieme hanno questo obiettivo. Senza soluzione di continuità, nonostante la pandemia mondiale e grazie all’impiego di nuovi strumenti in chiave di commercio digitale.  Faccio i miei auguri a tutto il team di Veronafiere e ai produttori vinicoli con la convinzione che gli eventi in programma per il 2021 contribuiranno a sostenere l'eccellenza del nostro Paese».

In attesa della ripresa degli eventi fisici nel nostro Paese, Vinitaly prosegue in presenza sui mercati internazionali, a partire dalla Russia con le tappe a Mosca e a San Pietroburgo in programma dal 23 al 25 marzo. Dal 3 al 6 aprile sarà la volta di Vinitaly Chengdu e poi a giugno di Wine to Asia (Shenzhen, 8-10 giugno). E sarà ancora la Cina ad aprire con il road show il calendario estero autunnale di Vinitaly (13-17 settembre) prima di trasferirsi in Brasile per la Wine South America (22-24 settembre). Veronafiere, inoltre, mette a disposizione il proprio know how per realizzare ulteriori eventi di promozione in altri mercati obiettivo per il settore.

La decisone dello spostamento di Vinitaly è stata condivisa con le organizzazioni e associazioni della filiera vitivinicola e agricola. Di seguito, in ordine alfabetico, le dichiarazioni di: Alleanza delle Cooperative Italiane Agroalimentare, Assoenologi, Cia-Agricoltori Italiani, Coldiretti, Confagricoltura, Copagri, Federdoc, Federvini e Unione Italiana Vini (Uiv).

«Prendiamo atto della decisione di posticipare la 54ª edizione di Vinitaly al 2022 – afferma il coordinatore del settore vitivinicolo di Alleanza cooperative agroalimentari, Luca Rigotti –. Una scelta certamente non facile ma che, alla luce dell’attuale situazione sanitaria, è in linea con quanto auspicato dall’Alleanza delle Cooperative Italiane-Agroalimentare. Accogliamo con favore, inoltre, le altre iniziative di promozione proposte da Veronafiere per i prossimi mesi: l’aspettativa è poter entrare finalmente in una fase caratterizzata da un maggiore livello di sicurezza e da minori incertezze per il comparto vitivinicolo, condizioni necessarie anche per poter rilanciare, grazie all’esperienza ed alla competenza di Veronafiere, il settore vitivinicolo a livello internazionale».

Per il presidente di Assoenologi, Riccardo Cotarella «la decisione assunta da Veronafiere di posticipare al 2022 la 54ª edizione di Vinitaly va nella direzione suggerita dalla filiera del vino, ma soprattutto tiene conto del perdurare di una situazione di grave difficoltà generata dall'emergenza pandemica, che non ha ancora trovato una risposta risolutiva nella vaccinazione. Una scelta di responsabilità che condividiamo ampiamente, così come siamo pronti a sostenere le altre iniziative, annunciate da Veronafiere e messe in calendario sia per il prossimo giugno, che per l'ottobre. È necessario da parte del mondo del vino farsi trovare pronto al giorno della ripartenza dei mercati e quindi è molto importante tenere alta l'attenzione anche con manifestazioni capaci di creare relazioni nazionali e internazionali e interesse verso il nostro settore. Ma ancora più importante sarà il sostegno che il governo italiano e l'Europa sapranno mettere in campo a favore dell'intero agroalimentare che, dopo oltre un anno di pandemia, sta accusando il peso della crisi al pari degli altri settori dell'economia nazionale».

«Siamo a fianco di Veronafiere per continuare a sostenere il settore, tutte le aziende e i produttori che ogni giorno contribuiscono a rendere il vino una delle eccellenze del Made in Italy riconosciuta in tutto il mondo – dice presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Dino Scanavino –. La pandemia ancora morde e costringe a un ulteriore rinvio degli eventi in presenza, ma siamo pronti a lavorare insieme al Vinitaly per supportare, in questa fase difficile, un comparto prezioso per l’agroalimentare con una produzione del valore di circa 12 miliardi di euro e una reputazione imbattibile».

«Lo spostamento del Vinitaly è un atto dovuto per consentire la partecipazione anche degli operatori stranieri e sostenere il successo del prodotto agroalimentare made in Italy più esportato nel mondo dove, nonostante la pandemia, il vino ha fatturato 6,3 miliardi di euro nel 2020» afferma il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, nel sottolineare l’importanza del programma dei prossimi appuntamenti di Veronafiere a partire da OperaWine.

«La decisione di Veronafiere, benché dolorosa, va nella giusta direzione – commenta presidente Confagricoltura, Massimiliano Giansanti –. Apprezziamo in particolare la capacità di resilienza e di proposta variegata in un momento molto difficile per il comparto vino. Confagricoltura dà pieno appoggio a Veronafiere e all’intero settore fieristico agroalimentare nazionale. Siamo convinti che occorra sostenere la validità del sistema italiano ed evitare pericolose aperture ad altre realtà internazionali. Riteniamo inoltre che la Fiera di Verona, con le sue attività e il Vinitaly, sia un validissimo strumento di promozione e di immagine per tutto il comparto vitivinicolo italiano. Auspichiamo pertanto di ripartire a pieno ritmo nel 2022, dando ampio risalto alle iniziative in programma da oggi fino alla prossima edizione del Vinitaly, insieme alle nostre imprese che fanno grande nel mondo l’Italia del vino».

Per il presidente di Copagri, Franco Verrascina, «la scelta di Veronafiere, seppure dolorosa, conferma la serietà dell’ente fieristico e la volontà di sostenere i viticoltori al meglio in questo momento critico. Ci mettiamo a disposizione per collaborare ed essere al fianco di Veronafiere nel programmare sia la 54ª edizione di Vinitaly che per l’evento speciale di ottobre, dando un segnale al mondo vitivinicolo per la promozione e valorizzazione dei grandi vini italiani».

«È un grande dispiacere l’annuncio del rinvio, ma la realtà della pandemia non lascia spazio ad ipotesi alternative: abbiamo difficoltà a programmare viaggi e contatti, avremmo difficoltà nell’accogliere gli ospiti negli stand – afferma Sandro Boscaini, presidente di Federvini – ma il secondo rinvio amplia il vuoto che Vinitaly lascia. Abbiamo necessità di contatti internazionali, abbiamo necessità di presentare i nostri prodotti e restare in contatto con il grandissimo numero di operatori nazionali ed internazionali che affluivano a Verona. Siamo certi che l’esperienza e la professionalità di Vinitaly, con l’aiuto di ICE Agenzia, possano essere di grandissimo aiuto per le nostre Imprese, con formule e proposte da studiare rapidamente insieme».

«Comprendiamo e condividiamo le ragioni che hanno portato Veronafiere al rinvio della manifestazione di riferimento per il vino italiano – spiega il presidente di Unione Italiana Vini (Uiv), Ernesto Abbona –. Riteniamo però che sia fondamentale in questo difficile momento tenere acceso il motore della promozione e perciò appoggiamo l’intenzione di Vinitaly di sostenere il settore anche nel corso di quest’anno attraverso l’organizzazione di eventi mirati in favore del business e dell’immagine internazionale del vino tricolore».

«Non posso che rimarcare il dispiacere di dover rinunciare anche quest’anno al Vinitaly, la principale manifestazione di riferimento del settore vinicolo italiano – commenta il presidente di Federdoc, Riccardo Ricci Curbastro –. Una manifestazione ricca di eventi, rassegne, degustazioni e workshop mirati all'incontro degli espositori con gli operatori del settore nazionali ed internazionali, che ha contribuito al successo del vino italiano nel mondo ricordando che il settore enologico è uno dei pilastri del successo del made in Italy nel mondo. Chiediamo al Governo di considerare il grande danno economico che questa decisione comporta e di prevedere aiuti concreti per mantenere alta la competitività internazionale del nostro settore fieristico».

martedì 16 marzo 2021

Ricerca, nasce l'Atlante delle parentele dei vitigni italiani

Dalla ricerca nasce l'Atlante delle parentele dei vitigni italiani. La collaborazione tra 8 istituzioni scientifiche ha consentito di svolgere un’estesa indagine genetica sul germoplasma viticolo.






L’Italia vanta una straordinaria ricchezza di vitigni, frutto di molteplici fattori tra cui la posizione geografica, la diversità degli areali di coltivazione, la pressione selettiva esercitata dai patogeni, le scelte degli agricoltori e le tradizioni storiche. Sono presenti varietà ad ampia diffusione, insieme a numerosissime varietà autoctone legate a specifiche zone e tradizioni del nostro Paese.

Lo studio

Parte dall’idea che un contributo alla valorizzazione del patrimonio viticolo passi anche attraverso la possibilità di riconoscere e descrivere in modo univoco i diversi vitigni, valutare le parentele tra loro esistenti ed individuare i tipi ancestrali, cioè i capostipiti. Con questo obiettivo, sono stati studiati i profili genetici di centinaia di varietà conservate nelle collezioni italiane ed internazionali, arrivando a delineare un atlante delle parentele dei vitigni italiani.

I risultati

Sono stati individuati vitigni omonimi e sinonimi, si sono confermati o rigettati rapporti di parentela già ipotizzati e, infine, sono emerse molte nuove relazioni genetiche del tipo genitore-figlio. E’ emerso come il germoplasma tradizionale italiano discenda, in buona parte, da pochi vitigni primari, alcuni dei quali hanno impresso la loro impronta genetica in aree geografiche specifiche, mentre altri hanno esteso la loro impronta a tutto il territorio nazionale. Ne sono esempi lo “Strinto porcino”, insieme al suo discendente “Sangiovese”, il “Mantonico bianco” e l’”Aglianico”, principali capostipiti dei vitigni meridionali; “Visparola”, “Garganega” e “Bombino bianco”, che hanno lasciato la loro maggiore impronta genetica nell’Italia Centrale; “Termarina (Sciaccarello)” “Orsolina” e “Uva Tosca”, capostipiti di numerose varietà locali diffuse nell’Italia Nord-Occidentale e Centrale.

La ricostruzione dei pedigree ha evidenziato in particolare la centralità nell’origine del germoplasma italiano della “Visparola”, un vitigno per il quale si può ipotizzare una migrazione dal Sud verso il Nord Italia lungo il versante orientale, così come del “Sangiovese”, migrato verosimilmente dal Sud al Centro Italia lungo il versante occidentale.

Le ricadute

Il mondo viti-vinicolo italiano ha ora a disposizione un importante strumento genetico dalle numerose ricadute applicative: è utile per la propagazione e scelta dei vitigni, che sono ora dotati di un passaporto molecolare che li individua in modo univoco, risolvendo omonimie e sinonimie ed assicurando un controllo varietale certo; mette a disposizione del miglioramento genetico dettagliate informazioni genotipiche e serve ai produttori per valorizzare e difendere i vini tradizionali, che sono l’eccellenza del territorio con un impatto significativo a livello locale. Infatti, aggiungere al terroir il fascino della storia costituisce un importante volano di sviluppo e un ulteriore elemento di riconoscibilità e caratterizzazione del prodotto.

Identikit della ricerca

Finanziata dal Mipaaf (progetto VIGNETO -Viticultural Characterization of the main Italian Grape Varieties and their Terroir -) e da Fondazione AGER (progetto “An Italian Vitis database with multidisciplinary approach, for exploitation and valorization of the regional genotypes”) la ricerca è stata svolta da:

CREA, con i Centri di ricerca di Genomica e Bioinformatica (Dr. V. Terzi, Dr. C. Morcia, Dr. G. Tumino) e di Viticoltura ed Enologia (Dr. M. Gardiman, Dr. M. Crespan)
Università di Pisa, Scienze agrarie, Alimentari e Agro-ambientali (Prof. C. D’Onofrio)
Università di Modena e Reggio Emilia, Scienze della Vita (Prof. C. Bignami)
Università di Foggia, Scienze Agrarie, Alimenti, Risorse Naturali, Ingegneria (Prof. L. de Palma)
Università di Palermo, Scienze Agrarie, Alimentari e Forestali (Prof. M.G. Barbagallo)
Università della Tuscia, Viterbo, Scienze Agrarie e Forestali (Prof. M. Muganu)
Università di Torino, Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari (Prof. V. Novello)
CNR, Torino, Istituto Protezione Sostenibile delle Piante (Dott. A. Schneider)

L'articolo, pubblicato sulla rivista internazionale Frontiers in Plant Science, è disponibile al link https://doi.org/10.3389/fpls.2020.605934.

giovedì 11 marzo 2021

Agrobiodiversità regionale, Lazio: altri due vitigni autoctoni entrano nel Registro Nazionale

Si tratta del Raspato nero e della Reale bianca, entrambi originari dei monti Aurunci nel Sud Ovest della regione, iscritti dopo il lavoro portato avanti da Arsial.




Altri due vitigni laziali entrano nel registro nazionale. Il Raspato nero e la Reale bianca, entrambe originari dei Monti Aurunci, su proposta di Arsial sono stati iscritti dal Mipaaf nel Registro nazionale delle varietà di vite (RNVV) (DM del 10.02.2021 – pubblicato sulla GU n. 43 “Serie Generale” del 20.02.2021) al termine di un percorso di circa 5 anni.

Con queste due ultime iscrizioni, salgono a cinque i vitigni autoctoni inseriti nel registro nazionale in meno di un anno, frutto di un costante percorso di ricerca che include indagini storiche e aspetti tecnico-scientifici. Tutti e due i vitigni, oramai da tempo, sono esempi di biodiversità salvaguardata. Censiti e inscritti da Arsial nel Registro volontario regionale delle risorse genetiche a rischio erosione (RVR), che tutela la nostra agrobiodiversità regionale.

Grazie alla recente iscrizione nel Registro nazionale delle varietà di vite  di Reale bianca e Raspato nero, cui seguirà quella nel Registro regionale delle varietà di vite classificate idonee alla produzione di uva da vino, la Regione Lazio ha incrementato la propria piattaforma ampelografica, che oggi conta su 82 vitigni, 35 dei quali autoctoni.

Il Presidente di Arsial Mario Ciarla, commentando la recente iscrizione di Raspato nero e Reale bianca nel registro nazionale, ha dichiarato: “Il vino, da sempre, è un prodotto d’eccellenza. Un veicolo promozionale attraverso il quale trasmettere l’essenza di un territorio e la sua cultura, ma è anche uno straordinario acceleratore di sviluppo, capace di generare economia virtuosa, coniugando enogastronomia, sostenibilità e salvaguardia della biodiversità. Oggi più che mai, riscoprire un antico vitigno e promuoverne la coltura, significa investire sulle possibilità di un territorio, valorizzando tutte quelle componenti, comprese la dimensione agro-ambientale e quella turistico-culturale, che lo rendono unico, attrattivo e originale”.

IL PERCORSO: DALLA BIODIVERSITÀ AL BICCHIERE

Arsial è costantemente impegnata sul processo di diversificazione della filiera vitivinicola regionale, con l’obiettivo di caratterizzare la base ampelografica regionale con vitigni autoctoni identitari e di garantirne la vinificazione nel rispetto delle normative nazionali e comunitarie.  L’iscrizione di Raspato nero e Reale bianca nel Registro nazionale delle varietà di vite è soltanto l’ultimo tassello di un’attività che prosegue su almeno altri dieci vitigni autoctoni in corso di caratterizzazione.

L’iter è composto da indagini storiche e azioni tecnico-scientifiche e può essere suddiviso in:

analisi molecolari;

rilievi ampelografici e ampelometrici basati sui 147 caratteri descrittori della scheda OIV;

valutazione enologica attraverso microvinificazioni;

ricerche storiche a testimonianza del legame vitigno-areale di rinvenimento;

iscrizione nel RVR e nel RNVV.

Le attività scientifiche devono essere ripetute almeno per tre campagne vitivinicole. I rilievi vengono eseguiti presso le aziende detentrici dei vitigni, che forniscono anche le uve per le microvinificazioni, svolte presso la cantina del Crea Ve – Viticoltura e Enologia di Velletri (RM).

RASPATO NERO

Il Raspato nero, conosciuto anche come Olivella di Esperia, è citato in due importanti documenti del tardo Ottocento: il Bullettino Ampelografico del 1877 della Provincia di Terra di Lavoro e gli atti dell’Inchiesta Agraria e sulle condizioni della classe agricola del 1884.

È un vitigno mediamente vigoroso, idoneo anche per la vinificazione in purezza, impiegato soprattutto nella produzione di rossi dal sapore morbido e persistente. All’esame visivo il vino ottenuto da uve di Raspato presenta un colore rosso rubino intenso, dalle evidenti sfumature violacee. Al naso si caratterizza per note floreali e fruttate, con sentori di ciliegia e frutti di bosco. Al gusto presenta una buona alcolicità, unita a una struttura acida bilanciata, con una leggera sapidità e una tessitura tannica, che inducono verso una chiusura leggermente amara. L’intensità gusto-olfattiva del vino è buona. Nel complesso, la superficie coltivata a Raspato ammonta a circa cinque ettari.

NOTE TECNICHE SUL RASPATO NERO

Il germoglio del Raspato nero si presenta con apice chiuso, privo di pigmentazione antocianica dei peli striscianti e portamento semi-eretto, con il lato dorsale e ventrale degli internodi di colore verde e rosso. L’epoca fenologica del germogliamento è media. La foglia adulta, di piccole dimensioni, ha una forma pentagonale, con la pagina superiore di colore verde medio chiaro, priva di pigmentazione antocianica sulle nervature principali. I denti hanno entrambe i lati convessi. Il seno peziolare è aperto. Ha un grappolo di forma cilindrica, con 1 o 2 ali di dimensioni e compattezza medie. La forma dell’acino è ellissoidale larga, che ricorda vagamente quella di un’oliva. La buccia dell’acino, di medio spessore, è di colore blu nero con elevata presenza di pruina. L’epoca di maturazione fisiologica è mediamente la prima decade di ottobre. I rilievi sono stati effettuati presso le aziende vitivinicole “Le orme” e “Vigne Toniche” di Esperia (FR).

REALE BIANCA

Le origini della Reale bianca non sono documentate, ma dalle ricognizioni effettuate sul territorio, è emerso che il vitigno è coltivato in zona da oltre un secolo. Il nome Reale bianca deriva dalla memoria storica dei viticoltori più anziani, che hanno caratterizzato il vitigno col termine “bianca”, per distinguerlo dal Capolongo b. che in zona è conosciuto come Reale gialla.

L’areale di produzione interessa l’intero comune di Esperia e parte della vicina Pontecorvo. Si coltiva su terreni collinari, prossimi alle alture degli Aurunci. È un vitigno vigoroso, con buona resistenza alle crittogame e alle avversità climatiche e preferisce forme di allevamento espanse con una potatura lunga non eccessivamente ricca. All’esame visivo il vino ottenuto da uve di Reale bianca presenta un colore giallo paglierino con riflessi verdognoli. Al naso di presenta con note di fiori di campo e frutta esotica.  Al gusto presenta una buona alcolicità, con un tenore zuccherino medio e bassa acidità. L’intensità gusto-olfattiva del vino è buona. Nel complesso, la superficie coltivata a Reale bianca ammonta a circa cinque ettari.

NOTE TECNICHE SULLA REALE BIANCA

Il germoglio di Reale bianca si presenta con apice completamente aperto, privo di pigmentazione antocianica dei peli striscianti, portamento semi-eretto, con il lato dorsale e ventrale degli internodi di colore verde. L’epoca fenologica del germogliamento è media. La foglia adulta, di piccole dimensioni, ha una forma pentagonale-orbicolare, con la pagina superiore di colore verde scuro, priva di pigmentazione antocianica sulle nervature principali. I denti hanno entrambe i lati convessi. Il seno peziolare, con la base a V, è molto sovrapposto. Ha un grappolo di forma conica, privo di ali, di dimensioni e compattezza medie. La forma dell’acino è sferoidale, con buccia spessa di colore verde-giallo con debole presenza di pruina. L’epoca di maturazione fisiologica è tardiva, mediamente avviene a inizio di ottobre. I rilievi sono stati effettuati presso l’azienda vitivinicola “Le Orme” di Esperia (FR).

IL CONTESTO LOCALE

Raspato nero e Reale bianca sono entrambe originari degli Aurunci, nell’area meridionale della provincia di Frosinone, in particolar modo del Comune di Esperia, dove nella frazione di Monticelli si svolge da oltre trent’anni una sagra del vino dedicata ai due autoctoni locali.

Sul territorio la viticoltura è stata introdotta in epoca preromana e nei secoli è divenuta la coltura predominante, fino al progressivo abbandono delle campagne avvenuto a partire dal dopoguerra. Da qualche anno sta rinascendo in zona un’autentica viticoltura di qualità, grazie alla passione di poche piccole aziende del territorio, che hanno costruito il loro progetto d’impresa sul biologico e sulla riscoperta degli autoctoni, rinnovando la tradizione locale.