venerdì 27 novembre 2020

Vigneto e bosco in simbiosi. Una ricerca dedicata alle unità geografiche del Soave

Vigneto e bosco in simbiosi. Uno studio a cura del Consorzio del Soave ha mappato tutte le aree boschive durante il 2020 nelle unità geografiche del Soave, a conferma della grande biodiversità e sostenibilità della denominazione.




Si chiama “Caratterizzazione degli ecosistemi forestali delle Unità Geografiche Aggiuntive di Soave” il progetto del Consorzio Tutela Vini Soave che, con la World Biodiversity Association onlus e in collaborazione con lo studente Andrea Laperni, laureando di Tecnologie Forestali e Ambientali presso l’università degli Studi di Padova, ha permesso di mappare attraverso criteri di cartografia moderni l’intera superficie boschiva all’interno del comprensorio del Soave.

I boschi e le foreste giocano un ruolo fondamentale in quella che è la tutela della biodiversità ma anche la riduzione del rischio idrogeologico, oltre che fonte di reddito per  i viticoltori. La loro presenza spesso funge da barriera contro i parassiti e produce effetti mitiganti sul microclima locale. Conoscere quindi l’estensione, la loro composizione floristica, e il loro ruolo all’interno del territorio permette non solo di conservarli e gestirli in maniera razionale. ma in alcuni casi spiegare alcune differenze organolettiche che possiamo ritrovare nei vini. La presenza di discontinuità rappresentate da aree boscate, siepi e prati aridi, può favorire inoltre il controllo dei parassiti dei vigneti effettuato dai numerosi predatori naturali presenti in questi ecosistemi, facendo diventare il bosco una sorta di elemento protettivo del vigneto.

La ricerca, durata un anno, è stata anticipata nel libro Soave Terroir. Le aree boschive presenti nelle singole UGA sono state inizialmente individuate e misurate attraverso l’uso di foto satellitari e un software cartografico. Dopo questa fase preliminare è avvenuto il vero e proprio inventario forestale attraverso le indagini sul campo, che hanno consentito di registrare su una scheda di rilievo, tutte le informazioni necessarie per la realizzazione del database. Questo database consultabile e modificabile contiene informazioni legate alle caratteristiche della singola area boscata (posizione, pendenza, esposizione, quota media, ecc.), dati geo-pedologici, e i principali parametri forestali (struttura, composizione, densità, forma di governo). Tutte le formazioni boschive sono state catalogate (quesrceti, faggeti,..) e la mappatura è stata completata con schede di rilievo per ogni singola area ed elaborazione cartografica. Si tratta quindi di un vero e proprio inventario forestale che permetterà in futuro il monitoraggio dello sviluppo dei boschi, rilevando periodicamente eventuali contrazioni o espansioni della copertura boschiva, e modificazioni nella composizione dei popolamenti, anche in relazione ai cambiamenti climatici in atto.

« Un lavoro estremamente prezioso quello effettuato da WBA e da Andrea Laperni – dice Sandro Gini, presidente del Consorzio – da sempre il Soave ha lavorato per studiare e incentivare la preservazione del suo paesaggio attraverso uno studio puntuale dell’ambiente, scelta premiata anche dalla FAO nel 2018. Quello del Soave è un territorio che lavora tutto insieme per la sostenibilità, non solo per il numero sempre crescente di aziende che si stanno convertendo all’agricoltura biologica, ma anche e soprattutto per le scelte consapevoli dei nostri viticoltori, a partire dalle certificazioni di sostenibilità o i progetti sulla confusione sessuale che comprendono grandi areali del nostro territorio. Lavoreremo per crescere sempre di più in questa direzione, consapevoli della responsabilità di essere i custodi del nostro territorio»

mercoledì 25 novembre 2020

Veronafiere, Vinitaly slitta a giugno. Ecco come cambia il calendario degli appuntamenti fieristici 2021

Cambia il calendario degli appuntamenti fieristici 20121. Le date scelte sulla base di uno specifico sondaggio di mercato con l’obiettivo di consentire ai buyer extra europei di partecipare in un unico periodo a più eventi internazionali. 




Nuova data per Vinitaly. La 54ª edizione del Salone internazionale dei vini e dei distillati di Veronafiere si terrà dal 20 al 23 giugno 2021, in contemporanea con Enolitech e Sol&Agrifood.  OperaWine 10th year anniversary con Wine Spectator sarà il 19 giugno. La decisione è il risultato di un’attenta verifica, anche con le più autorevoli istituzioni in grado di formulare previsioni attendibili sulla curva pandemica ed è stata presa dopo uno specifico sondaggio di mercato. 

«Lo spostamento a giugno – dice Maurizio Danese, presidente di Veronafiere Spa – è in linea con la revisione del posizionamento dei calendari delle principali fiere internazionali italiane ed estere. Il consiglio di amministrazione della Fiera ed i soci hanno fatto una scelta ponderata in base alle informazioni più attendibili in campo medico, considerando anche l’incoming di buyer extra europei. Stiamo inoltre lavorando con la Fondazione Arena che organizza la stagione lirica e la città di Verona per offrire ai nostri ospiti internazionali un’edizione imperdibile». 

«Vinitaly con OperaWine e le rassegne concomitanti – sottolinea Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere Spa –, si svolgeranno in un contesto temporale in cui il governo avrà avuto il tempo di predisporre le procedure di ingresso dei buyer internazionali nel nostro Paese. Nello stesso tempo in Europa vi saranno altri eventi rivolti alla promozione del settore vinicolo. Si tratta di una decisione strategica e sinergica per consentire agli operatori del mercato e dell’informazione, soprattutto quelli provenienti da Asia e USA, che sono tra i principali visitatori delle nostre rassegne, di poter ottimizzare la loro partecipazione con un solo spostamento».

lunedì 23 novembre 2020

Veronafiere con Vinitaly per favorire il grande cambiamento del settore vitivinicolo

A wine2wine la ministra alle Politiche agricole Teresa Bellanova affronta i temi urgenti determinati dalla pandemia e lancia il progetto di sviluppo dell'intera filiera vitivinicola italiana. Veronafiere, con Vinitaly a disposizione per favorire il grande cambiamento del settore.




La strategia per attuare l’immediato rilancio del comparto a cui ha fatto riferimento la ministra, ci trova allineati e pronti a favorire la filiera sul piano del business e della ripartenza sui mercati internazionali». Lo ha detto nella giornata di ieri, a margine del summit internazionale di apertura di wine2wine, il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani relativamente all’intervento conclusivo della ministra alle Politiche agricole, Teresa Bellanova. 

«Ci ha fatto particolarmente piacere – ha aggiunto Mantovani – il pragmatismo della ministra nell’affrontare i temi urgenti determinati dalla crisi pandemica: dall’ormai prossima convocazione del tavolo specifico sul vino nell’ambito del Patto per l’export agli obiettivi di potenziare la promozione del prodotto enologico italiano, quanto mai necessaria in questa fase congiunturale, nei Piani nazionali di sostegno e nell’Ocm. In questi mesi difficili per il sistema fieristico, Vinitaly sta investendo risorse proprie per favorire al meglio la ripartenza del settore attraverso analisi, contatti continuativi con il trade e numerosi eventi in programmati all’estero, come Wine to Asia, la nostra prima fiera in presenza dedicata al comparto che si chiude oggi in Cina. Wine2wine in formato digitale – ha concluso – dimostra che non abbiamo spento i motori e che saremo i primi alleati nella strategia annunciata per il vino italiano». 

Bellanova ha annunciato oggi l’esigenza di un nuovo progetto organico di sviluppo dell'intera filiera vitivinicola italiana. Per la ministra si dovrà contare, ad esempio, sulle risorse (potenziate) destinate all'Ocm Promozione, sulla transizione alla certificazione sostenibile anche in chiave competitiva, sui piani nazionali di sostegno, sulla digitalizzazione e sull’ausilio di analisi e ricerche specifiche sui mercati target. 

Da oggi e fino al 24 novembre, a wine2wine il settore vitivinicolo, le istituzioni, il mondo associativo e la stampa specializzata si incontrano online sulla nuova piattaforma Veronafiere Plus (VF+): quattro giornate di confronto con oltre 70 appuntamenti in programma, per interrogarsi sugli effetti del Covid sul comparto, ma soprattutto per individuare soluzioni e ripartire. 

sabato 21 novembre 2020

Effetto Covid. Calo Horeca ed Export, un anno a tinte fosche per il vino italiano

Solo un’azienda vitivinicola italiana su 10 aumenterà il proprio business nel 2020, mentre per oltre 7 su 10 le vendite totali vireranno in negativo. È quanto emerge dall’indagine dell’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor presentata oggi nel corso del Summit internazionale ‘Il futuro del vino: visioni differenti, unica prospettiva’, preview di wine2wine al via da oggi sino al 24 di novembre a Veronafiere in formato virtuale.




Secondo l’indagine, svolta su un panel di 165 aziende (4 miliardi di euro il fatturato cumulato, di cui 2,5 miliardi relativi all’export, circa il 40% del totale Italia), la generale difficoltà delle imprese è il combinato dei cali nei canali horeca - in rosso nel 91% dei casi -, nel dettaglio specializzato - per 3 produttori su 4 -, dell’export - per il 63% delle aziende - e della vendita diretta in cantina, il cui gap è generato anche dalla fortissima contrazione degli arrivi enoturistici stranieri, in diminuzione per l’87% degli intervistati. A fare da parziale contraltare, le vendite nella Gdo italiana - in crescita per il 51% dei rispondenti - e il boom dell’online, riscontrato da 8 operatori su 10.

Il quadro dell’export, nonostante l’Italia abbia sofferto meno dei propri competitor, è comunque a tinte fosche: il 63% vede rosso, mentre le aziende in crescita sono solo il 18%. Tra i top 10 mercati maggiormente in difficoltà, Regno Unito e Stati Uniti sono le aree più critiche, in contrazione per il 60% del campione. A seguire, Giappone, Australia, Cina, Germania, Canada, Russia e Svizzera, in uno scenario globale che vede 9 piazze su 10 in negativo, con la sola Svezia a luce verde.

Per il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani: “È difficile commentare dati le cui cause non riflettono il reale stato di salute del vino italiano ma un’epidemia mondiale in cui tra l’altro il vino italiano sta pagando la metà delle perdite rispetto ai propri competitor. Il nostro settore avrà tutti i fondamentali per ripartire, a patto che – per una volta – le scelte siano corali e si attui una promozione di bandiera all’altezza della notorietà globale del brand tricolore. Una comunicazione istituzionale cui abbinare eventi italiani legati al trade del vino nel mondo”.

Per il responsabile dell’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor, Denis Pantini: “La pandemia ha ulteriormente messo in luce le problematiche strutturali e dimensionali di cui soffre il nostro sistema produttivo. Con la chiusura dell’Horeca e la ridotta diversificazione dei mercati e dei canali di vendita, sono soprattutto le imprese vinicole più piccole a pagare il conto più salato di questo scenario di crisi dominato dall’incertezza. Un conto che non è certo più leggero anche per le imprese più dimensionate, ma che tuttavia potendo contare su strutture commerciali, finanziarie e patrimoniali più robuste, dimostrano una resilienza indubbiamente più elevata”.

Stando all’analisi del campione, rappresentativo per fatturato ed export, sono infatti le piccole imprese (sotto il milione di euro) a scontare gli indicatori peggiori, con vendite in rosso nell’81% dei casi e con export (74% delle risposte), horeca (95%) e dettaglio specializzato (86%) in contrazione.

venerdì 20 novembre 2020

International Summit: il mondo del vino si incontra in rete per il futuro del comparto

Al via l'International Summit sul futuro del vino, nell'ambito del Festival del Futuro. Dal 21 al 24 novembre il mondo del vino si incontra in rete.




Con l’International Summit sul futuro del vino, apre domani w2w digital. Dal 21 al 24 novembre, il settore vitivinicolo, le istituzioni, il mondo associativo e la stampa specializzata si incontrano online sulla nuova piattaforma Veronafiere Plus (VF+). Quattro giornate di confronto con oltre 70 appuntamenti in programma, per interrogarsi sugli effetti del Covid sul comparto, ma soprattutto per individuare soluzioni e ripartire.  

Ad inaugurare l’evento, l’International Summit di sabato 21 novembre alle 10.30 sul tema Il futuro del vino: visioni differenti, unica prospettiva. Scenari attuali e possibili sfide del prossimo decennio.  Un live talk con i principali attori della wine industry italiana ed estera con l’obiettivo di sviluppare e rafforzare un dialogo concreto tra mercati e operatori di settore (disponibile sul sito di wine2wine exhibition, sul canale ufficiale youtube Vinitaly, sulla piattaforma VF+ e su https://festivaldelfuturo.eu/streaming).

Apre l’incontro la presentazione della ricerca realizzata da Nomisma Wine Monitor per Osservatorio Vinitaly sul wine business nell’era post Covid, con il commento di Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere, e Denis Pantini, responsabile Agroalimentare e Wine Monitor di Nomisma.

All’International Summit, moderato dal giornalista Gianluca Semprini, intervengono il presidente di ICE, Carlo Maria Ferro, il direttore generale di Ismea, Raffaele Borriello, il presidente di Veronafiere, Maurizio Danese, il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani, e, in chiusura, la ministra delle Politiche agricole alimentari e forestali, Teresa Bellanova. 

Sono previste, poi, due tavole rotonde: una focalizzata sui mercati esteri e l’altra su quello italiano. Nella prima, intervengono Jon Moramarco (Stati Uniti), Nick Bielak (Regno Unito), Michelle Liù (Cina) e Thierry Cohen (Giappone). Due gli interventi trasversali: quello di Donato Lanati sull’impatto del cambiamento climatico sulla viticoltura e della trasformazione tecnologica applicata alla viticoltura e di Heini Zachariessen, fondatore di Vivino, che porta la sua testimonianza sulla digitalizzazione del comparto.

A fare il punto della situazione sul vigneto-Italia e sulle sue prospettive sono, invece, Josè Rallo, Dominga Cotarella, Lamberto Frescobaldi, Ettore Nicoletto, Riccardo Pasqua e Marco Nannetti. 

L’evento, organizzato da Veronafiere-Vinitaly-wine2wine, inserito nel programma del Festival del Futuro (promosso da Gruppo Athesis, Eccellenze d’Impresa e Harvard Business Review) è preceduto, con inizio alle ore 9, dalla sessione sul tema Agricoltura&Innovazione: il futuro è già presente, al quale interverranno la ministra Teresa Bellanova, Paolo De Castro, eurodeputato, Luigi Consiglio, presidente di Gea, Michele Morgante, accademico dei Lincei, Federico Vecchioni, amministratore delegato delle Bonifiche Ferraresi, e Carlo Lambro, presidente di New Holland Agriculture e CEO di CNH Industrial Italia.  

Agricoltura, la ricerca per l'innovazione: dalle varietà alle biotecnologie fino ai sistemi colturali sostenibili

La ricerca per l'innovazione di tre filiere di riferimento dell'agroalimentare italiano. Ecco tutte le novità di Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura.   



Il CREA, ente italiano di ricerca sull’agroalimentare, sta svolgendo attività di ricerca in tutti i segmenti delle tre filiere di riferimento, introducendo nei diversi sistemi produttivi innovazioni di prodotto e di processo. Come dichiarato da Paolo Rapisarda, Direttore del CREA Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura, la costituzione di nuove varietà è indubbiamente un’attività rilevante, che viene effettuata sia attraverso le tecniche tradizionali di miglioramento genetico (il CREA vanta, infatti, circa 100 privative vegetali), sia attraverso le nuove biotecnologie. Le innovazioni di processo, invece, riguardano sia i metodi di produzione (bassi input chimici e idrici) sia le strategie per implementare la difesa fitosanitaria sostenibile, nonché lo sviluppo di tecnologie innovative per l’industria di trasformazione della frutta e olearia.  

INNOVAZIONE VARIETALE 

Il centro sviluppa nuove tipologie di frutti dalle benefiche proprietà nutrizionali e salutistiche o in grado di resistere agli stress biotici e abiotici. In particolare, selezioniamo ad esempio nuove varietà di olivo in grado di risentire meno delle influenze ambientali e degli effetti del cambiamento climatico e di adattarsi alla coltivazione ad alta quota, verificando le caratteristiche sensoriali e salutistico-nutrizionali degli oli per ottenere un prodotto tipico, di altissima qualità ed esclusivo dell’areale del Parco della Sila (REGEROLI). Si stanno mettendo a punto, inoltre, varietà resistenti alle malattie causate da agenti patogeni fungini e batterici: è il caso della Puglia, zona infetta da Xylella fastidiosa, dove stiamo programmando di  impiantare  una ricca collezione di germoplasma olivicolo che consentirà di selezionare direttamente delle varietà meno suscettibili al batterio e più adatte alla coltivazione in quell’areale, ampliando la scelta varietale e contribuendo ad incrementare la biodiversità olivicola (SALVAOLIVI). Inoltre, sono state ottenute nuove varietà a polpa rossa di arancio dolce e mandarino, con epoca di maturazione precoce e tardiva, per ampliare il calendario di commercializzazione e di nuovi portinnesti di agrumi resistenti al virus della tristezza (CTV) con adattabilità a suoli calcarei e salini. Infine, nuove tipologie di pere, mele e pesche a buccia e polpa rossa, assecondando le richieste del consumatore, sempre più attratto dai frutti di colore rosso, sia per la qualità estetica che per il contenuto in sostanze bio-attive.  

BIOTECNOLOGIE SOSTENIBILI  

Una vera rivoluzione tecnologica per la biodiversità agricola, in grado di aumentare la sostenibilità sociale e ambientale e la produttività delle colture frutticole, grazie anche all’introduzione di resistenze ai diversi patogeni. Dopo aver coordinato il consorzio internazionale che ha ottenuto la sequenza del genoma in Pesco (DRUPOMICS), è stata sviluppata una piattaforma di genotipizzazione massiva, un chip con cui si analizzano 9000 marcatori contemporaneamente, aumentando il livello di informazione a costi ridotti. Il chip è stato utilizzato per costituire una collezione di riferimento europea per la biodiversità del pesco (“PeachRefPop”) che, per la prima volta, raccoglie in un unico disegno sperimentale oltre 400 varietà provenienti dalle più importanti banche di germoplasma europee e che è parzialmente conservata presso il CREA (FRUITBREEDOMICS). La collezione, frutto di una collaborazione internazionale, si inquadra tra le azioni mirate ad un utilizzo consapevole dell’agrobiodiversità frutticola ed è fondamentale per la conservazione e lo sfruttamento delle risorse genetiche di pesco e altre drupacee.  Replicare una collezione in diversi ambienti consente di comprendere le complesse interazioni fra pianta e ambiente.  

INNOVAZIONI DI PROCESSO 

Applicazione della chimica verde sia per ridurre o eliminare l'uso e la generazione di sostanze pericolose nei processi industriali sia per la creazione di rivestimenti edibili (edible coating) che consentono di preservare la qualità e rallentare l’imbrunimento del prodotto nel corso della frigoconservazione e della shelf-life. E’ stato inoltre sviluppato un sistema Blockchain applicato alla filiera di produzione e commercializzazione dell'arancia rossa di Sicilia IGP, con l'obiettivo di garantire la tracciabilità e valorizzare un prodotto Made in Italy (AGROFILIERE).  

SISTEMI COLTURALI A BASSO IMPATTO AMBIENTALE 

Le attività implementate sono orientate ad aumentare la sostenibilità, la biodiversità, la produttività e la resilienza dei sistemi agricoli, in diversi ambienti mediterranei. L’incremento della biodiversità delle specie e varietà coltivate e la conseguente riduzione dell’uso di input esterni, in aggiunta alla riduzione degli stress termico e idrico, comporta infatti un aumento della biodiversità non coltivata (flora e fauna spontanea) dell’agro-ecosistema, oltre che a un miglioramento della sostenibilità nel complesso (BIODIVERSIFY).   

Ricerca delle migliori consociazioni arboreo-erbacee e oliveto-allevamento per ridurre l’impatto ambientale dell’oliveto. L’ombra parziale e la traspirazione dell’albero mitigano lo stress termico e idrico della coltura sottostante, gli animali possono provvedere al diserbo e alla concimazione, oltre a fornire anche altri servizi ecosistemici, migliorando produttività e sostenibilità. Due esempi vincenti di consociazioni sono olivo-asparago selvatico e olivo-pollo.     

Vino e territori, Barbera D'Asti: una ricerca fotografa il valore della storica DOCG piemontese

Una nuova ricerca a cura di Qualivita e promossa dal Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato, fotografa il valore della storica DOCG grazie all'importante contributo del Consorzio in un progetto di crescita e di sviluppo del territorio.




Una storia antichissima quella della Barbera d’Asti DOCG che si proietta nel futuro grazie a valori produttivi ed economici importanti e in crescita e alle buone pratiche messe in atto dal Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato: questo in sintesi è ciò che emerge da una nuova ricerca della Fondazione Qualivita.

Prima fra le Barbera del Piemonte per i volumi certificati, la Barbera d’Asti DOGC nel 2019 ha visto attestare a 21 mln € il valore della sua produzione certificata sfusa, a fronte di 164 mila hl di prodotto a denominazione, frutto del lavoro di oltre 3.000 operatori(circa il 30% diquellipiemontesi), disposti in 167 comuni tra le province di Asti e Alessandria. Risultati importanti e in crescita: il valore della produzione certificata sfusa della Barbera d’Asti DOCG è cresciuto del +28% nel corso ultimi 5 anni, quasi dieci punti in più del valore relativo a tutta la produzione a denominazione d’origine del Piemonte.

Questa crescita del valore ha due principali motivazioni: una buona progressione dei prezzi e una buona tenuta dei mercati sia nazionali che esteri. Sul prezzo in particolare si assiste ad una variazione di +44% per la Barbera d’Asti DOCG, considerando la media dei prezzi media 2010-2014 e quella 2015-2019, a fronte di un incremento dei prezzi dei vini DOC-DOCG italiani del +27%.

Oltre a fotografare i valori produttivi ed economici, la ricerca ha evidenziato le buone pratiche di questo percorso di crescita della DOCG e del Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato. Lo ha fatto valutando 4 pilastri fondamentali: la comunità, cioè il capitale sociale produttivo; il valore, cioè il capitale sociale di mercato; le azioni per il futuro, sintesi prospettica del capitale sociale produttivo e di mercato; l’identità, attraverso la condivisione di valore, cioè il capitale sociale ambientale. Oltre 300 le aziende socie del Consorzio nel 2019, raddoppiate rispetto al 2014 a conferma del ruolo di aggregatore di interessi riconosciuto al Consorzio negli ultimi anni. Questo patrimonio relazionale, che combina le risorse e le competenze dei soci, permette di rendere più efficace ed efficiente la co-produzione di valore e lo sviluppo comune per costruire un vantaggio competitivo sostenibile e una conoscenza condivisa.

Tra le buone pratiche realizzate dal Consorzio di tutela per crescere il valore e costruire il futuro: il progetto Barbera 2.0 condotto con l’Università degli Studi di Torino con lo scopo di creare un’innovativa mappa sensoriale della Barbera d’Asti DOCG attraverso l’analisi delle aree di produzione e delle caratteristiche chimico-fisiche e sensoriali del vino e l’azione legale internazionale per la registrazione della Barbera d’Asti DOCG nel mercato cinese a tutela dei veri produttori.

Una survey online somministrata ai referenti dei Comuni dell’areale di produzione ha dato poi voce agli stakeholder del territorio interrogati sul legame della Barbera d’Asti DOCG e il suo indotto. Ben il 46% dei rispondenti trova che vi sia una relazione molto forte tra la DOCG e il territorio, riconosciuta anche dai turisti (58%), confermando così la denominazione come simbolo di un territorio. Proprio il turismo, si rileva strategico per la Barbera d’Asti DOCG: per il 58% dei rispondenti l’aumento dei flussi turistici è infatti il principale impatto che essa ha sul territorio. I dati sui flussi turistici mostrano con evidenza questo aumento: negli ultimi 5 anni nella provincia di Asti gli arrivi sono aumentati del +28% e le presenze del +15% (dati Istat, variazione 2019 su 2014).

Una crescita che porta con sé lo sviluppo di altri settori, dai servizi alle infrastrutture, fino alle ricadute benefiche su tutto il tessuto territoriale. «Il Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato - ha dichiarato Filippo Mobrici, presidente del Consorzio di Tutela della Barbera, Vini d'Asti e del Monferrato - con le sue 13 denominazioni (4 DOCG, Barbera d’Asti, Nizza, Ruchè di Castagnole Monferrato, Terre Alfieri e 9 DOC, Albugnano, Cortese dell’Alto Monferrato, Dolcetto d’Asti, Freisa d’Asti, Grignolino d’Asti, Loazzolo, Malvasia di Castelnuovo Don Bosco, Monferrato, Piemonte), può essere considerato il cuore unitario di un territorio unico e ricco di unicità enologiche, paesaggistiche e culturali, dal 2014 Patrimonio dell’Umanità Unesco. Uno scenario che rappresenta circa il 30% della superficie vitata a D.O. del Piemonte, dove convergono lavoro, cultura e occupazione. Nasce da questa consapevolezza la volontà di investire in un progetto di ricerca che, a cominciare dalla Barbera d’Asti Docg, prodotto di massima identità in termini economici e di immagini, arrivi a tracciare un quadro analitico circostanziato del Monferrato del vino; un lavoro che metta in evidenza le attività e i numeri del Consorzio e le prospettive dei nostri vini, importanti e blasonati ambasciatori del made in Italy nel mondo».

«La nuova ricerca, realizzata dalla Fondazione Qualivita per il Consorzio di Tutela della Barbera, Vini d'Asti e del Monferrato conferma come, anche in un momento di crisi come questo, i Consorzi di tutela siano strumenti di organizzazione e sviluppo che permettono di trovare soluzioni di crescita significative per tutto il territorio - ha affermato Mauro Rosati, Direttore Generale di Fondazione Qualivita. Per analizzare questi processi abbiamo elaborato un modello di ricerca originale, basato su dati primari e secondari, indirizzato a cercare sia i dati economici che le altre dimensioni valoriali delle filiere legate alla zona di origine; turismo, sviluppo rurale, coesione sociale, sostenibilità ambientale sono solo alcuni degli ambiti in cui la Barbera d’Asti DOCG ed in generale tutte le Indicazioni Geografiche più evolute riescono ad affermare dinamiche positive per i produttori e per un intero territorio».

giovedì 19 novembre 2020

Debutta Wine to Asia. Italia in prima fila. La ripartenza fisica delle fiere inizia dalla Cina

Duecento espositori, otto paesi rappresentati, dodici masterclass due forum e buyer provenienti da tutte le principali città della Greater Bay Area cinese. Questa è Wine to Asia, la start up di Veronafiere al debutto venerdì 20 e sabato 21 novembre all’Intercontinental hotel di Shenzhen. 



Italia in prima fila. La ripartenza fisica delle fiere inizia dalla Cina con una manifestazione che si aggiunge alla ventennale esperienza di Veronafiere iniziata con il fuori salone a Chengdu e con l’attività di roadshow in città di prima e seconda fascia che per questo 2020 ha toccato Shanghai e Xiamen.

Organizzato dalla società  Shenzhen Baina International Ltd controllata di Veronafiere in partecipazione con Pacco Communication, Wine to Asia è un evento b2b. Proprio a Shenzhen infatti hanno sede oltre alle molto conosciute aziende big tech, anche il 30 per cento degli importatori cinesi di vino e la vivacità della città è in grado di influenzare i trend della zona che va da Hong Kong a Guangzhou.

Ad esporre a Wine to Asia anche diverse collettive tra le quali quella italiana organizzata da Ice Agenzia (la più rappresentata con circa 70 espositori), Wines of Chile, Rioja e una delle regioni emergenti della produzione del vino in Cina, l’Huailai.

«Un particolare merito va ai produttori che hanno osservato la quarantena imposta dal governo cinese ai passeggeri in arrivo dall’estero per essere presenti in prima persona. Questa prima edizione, che ha rischiato più di ogni altro evento di non tenersi, si presenta ai nastri di partenza con numeri oltre ogni aspettativa con più di metà aziende dall’Italia – commenta il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani –. Non solo, sono sold out tutti gli eventi in programma e questo la dice lunga sull’attesa di un evento in presenza anche su un mercato fortemente orientato al digitale e all’online».

La Cina è il quinto Paese al mondo per consumi di vino in volume, alle spalle di Stati Uniti, Francia, Italia e Germania con la quota di mercato dell’Italia che si attesta intorno al 7 per cento. Il vino ha dunque un grande spazio di crescita, e quello italiano ha degli assi in più da giocare, grazie alla varietà dei vitigni autoctoni e ai valori che il Made in Italy porta con sé. 

«Il mercato cinese è in continua evoluzione con i gusti dei consumatori che pian piano si stanno affinando. Certamente la pandemia da Coronavirus ha avuto un impatto sul mercato e molti distributori hanno chiuso o hanno visto una drastica riduzione dei fatturati, tuttavia stiamo riscontrando un'evoluzione dei consumi con la richiesta di nuovi prodotti – spiega Simone Incontro, responsabile di Veronafiere per l’Asia –. È il caso appunto dei vini naturali che vedremo esposti nell'area Living Wine, i quali stanno comparendo sempre di più nei portafogli di importatori e distributori»

La sezione Living Wine, area dedicata ai vini biologici e biodinamici, è la più grande mai vista prima sui vini naturali in una fiera internazionale con 100 etichette e 30 aziende.

Iniziative online, poi, affiancano l’evento business fisico grazie live streaming e flash sale con il gigante online PinDuoDuo, in collaborazione con ICE.  Espositori e visitatori, inoltre, possono contare sulle funzionalità della mini-app Wechat di Wine to Asia.

Infine, ristoranti, wine bistro e locali della zona, in occasione della Greater Bay area wine week, offrono menu speciali in abbinamento al vino.

martedì 17 novembre 2020

Genomica e Bioinformatica: le sfide della ricerca per piante sempre più made in Italy... a cominciare dal seme

La ricerca con il CREA, scende in campo con Genomica e Bioinformatica per rendere l’industria delle sementiera italiana protagonista del mercato sementiero e l’agricoltura nazionale “proprietaria” dei semi che coltiva. Le principali tappe per essere protagonisti della rivoluzione genomica che ci attende nei prossimi anni.




E’ la “Genomica” (il moderno nome della genetica) - cioè la scienza che descrive e determina le caratteristiche degli esseri viventi - l’ultima frontiera di un’agricoltura sempre più sostenibile, competitiva e resiliente ai cambiamenti climatici. Ed è in questo ambito che opera il CREA Genomica e Bioinformatica, con l’obiettivo di rendere l’industria sementiera italiana protagonista del mercato sementiero e l’agricoltura nazionale “proprietaria” dei semi che coltiva, una condizione che oggi spesso non si verifica. 4 le principali tappe per essere protagonisti della rivoluzione genomica che ci attende nei prossimi anni.

Una nuova dimensione della biodiversità 

Dopo aver sequenziato i genomi delle principali specie agrarie, la sfida dei prossimi anni sarà comprendere la biodiversità. Comprendere è molto più che caratterizzare e conservare, è trovare i geni che rendono una varietà diversa da un’altra. Sarà necessario ricorrere sempre più al sequenziamento completo dei genomi di varietà/linee diverse della stessa specie, in modo da costruire il pangenoma, cioè la somma dei geni di tutte le varietà di una specie, compresi quelli presenti solo in alcune varietà e che sono i responsabili della biodiversità. Conoscere il pangenoma significa, ad esempio, capire in modo approfondito cosa rende le nostre varietà tipiche diverse dalle altre, ma anche quali geni ci servono per selezionare le varietà necessarie per l’agricoltura di oggi.   

Una piattaforma di genomica avanzata per il miglioramento genetico 

Si tratta di applicare il genome editing (cioè la biotecnologia recentemente premiata con il Nobel) al miglioramento genetico delle principali specie coltivate (progetto BIOTECH). Si ricercano nuovi geni per resistenza alle malattie ai picchi termici estivi ed alla limitata disponibilità idrica e si sviluppano nuovi modelli di selezione basati sulla selezione genomica, una tecnologia che consente di predire le migliori combinazioni di geni per permettere alle piante di adattarsi alle condizioni climatiche future e di essere coltivate con il minor impatto ambientale possibile. In questa prospettiva, il Centro Genomica e Bioinformatica è impegnato nel trasferire al sistema sementiero nazionale le avanzate tecnologie messe a punto e per questo lavora in stretta collaborazione con il mondo sementiero, tramite progetti di finanziati direttamente da privati. 

La scoperta dei microrganismi intorno alle piante 

Ogni pianta vive circondata da un universo di microrganismi, alcuni patogeni, altri benefici. Studiandolo con gli strumenti genomici, si possono isolare i ceppi benefici da utilizzare per promuovere la performance agronomica e la resilienza agli stress ambientali delle colture. 

Il DNA per tracciare le filiere agroalimentari 

La tracciabilità è un requisito essenziale per garantire la qualità delle produzioni agricole e dei prodotti alimentari ed i metodi basati sul DNA si stanno affermando come strumenti di controllo affidabili, efficienti ed altamente sensibili. Quindi, se da un lato, il Centro studia i genomi delle piante, dall’altro usa queste informazioni per sviluppare sistemi di tracciabilità delle filiere agroalimentari basati sul tracciamento del DNA: presso il Centro si stanno sviluppando test da impiegare direttamente sui luoghi di produzione, con costi limitati e gestibili anche da personale non specializzato. 

"Non c’è agricoltura senza genetica ed avere in mano i semi e le conoscenze necessarie per la selezione dei semi significa avere in mano le chiavi dell’agricoltura - spiega Luigi Cattivelli, direttore CREA Genomica e Bionformatica - Il futuro richiede nuove varietà idonee alle nuove condizioni climatiche, servono varietà moderne per i tempi moderni. Il Centro sviluppa ed applica le conoscenze genomiche più avanzate per consentire al Paese di essere protagonista del settore sementiero e dare all’agricoltura italiana la proprietà dei semi che coltiva." 

venerdì 13 novembre 2020

Covid. Wine2Wine exhibition, la start up di Veronafiere dedicata al settore vitivinicolo, diventa “digital”

Versione 100% digitale per Wine2Wine 2020: piattaforma unica per business, degustazioni e networking. Preview sabato 21 novembre con l’International Summit e OperaWine con Wine Spectator. Da domenica 22 a martedì 24, sulla piattaforma online in calendario gli incontri b2b. Da lunedì 23 al via due giorni di business forum con oltre cinquanta appuntamenti. Tra gli appuntamenti, anche il convegno sul tema “Il vino nello scenario globale che cambia: le sfide della filiera”.



 

Switch digitale per wine2wine con appuntamenti dal 21 al 24 novembre. Wine2Wine exhibition, la start up di Veronafiere dedicata al settore vitivinicolo, diventa “digital” e con gli oltre 50 seminari di wine2wine business forum insieme a Operawine, si trasferisce integralmente sulla già attiva piattaforma dedicata “VeronaFiere Plus” (qui). Un cambio necessario dopo il Dpcm emanato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri domenica 24 ottobre, che ha sancito la cessazione di ogni attività fieristica in presenza fino al 24 novembre. I tre eventi in uno, nati per aggregare business, contenuti, incontri, formazione e idee si trasferiscono quindi online, senza però venire meno all’obiettivo di sostenere il rilancio del mercato vitivinicolo e del sistema-Italia. 

Per il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani: “Abbiamo messo a punto la massima interazione possibile per un evento che, giocoforza, si è dovuto trasferire online. A ciò si aggiunge un palinsesto di contenuti e di presenze business di altissima qualità. Un evento di servizio pensato a supporto del settore, per questo ringraziamo i numerosi partner che con noi stanno scommettendo compatti per la ripartenza del vino italiano. wine2wine sarà anche in grado di colmare la distanza tra operatori da tutto il mondo, grazie a incontri b2b, webinar, workshop e all’ampliamento del palinsesto di wine tasting degustazioni in remoto da Europa, Cina, Stati Uniti, Giappone e Brasile». 

Confermato il programma degli eventi comprese le anteprime di sabato 21 novembre. Ad aprire i lavori l’International summit sul tema Il futuro del vino: visioni differenti, unica prospettiva. Scenari attuali e possibili sfide del prossimo decennio. Sponsorizzato da Unicredit, l’evento vedrà la partecipazione di player internazionali e nazionali del settore, dei rappresentati istituzionali quali il direttore Ismea Raffaele Borriello, il presidente ICE Carlo Ferro e della ministra delle Politiche agricole Teresa Bellanova.

Nell’incontro sarà presentata una ricerca realizzata da Nomisma Wine Monitor per Osservatorio Vinitaly che fornirà i dati del mercato nell’anno più complesso di sempre e che illustrerà un’indagine condotta sulle aziende italiane per tracciare il profilo del wine business nell’era post Covid. 

Nel pomeriggio OperaWine, con la presentazione da parte di Wine Spectator dei 100 top produttori 2021 e a seguire una sessione di domande e risposte. Tra i tanti appuntamenti in calendario anche la Giornata Congressuale Assoenologi 2020 di domenica 22 e la tavola rotonda di lunedì 23 novembre Vino e grande distribuzione di fronte al cambiamento dedicata alla GDO Italiana.

Lunedì 23 e martedì 24, grande spazio all’internazionalità con 12 wine tasting riservati ai buyer esteri in collegamento da USA, Cina, Giappone, Brasile, Regno Unito, Paesi Bassi.

Oltre cinquanta le sessioni, sempre in digitale, a wine2wine business forum con una platea di settanta relatori internazionali impegnati nell’affrontare tematiche di mercato quali globalizzazione, post-COVID, nuove modalità di consumo e di acquisto, enoturismo, marketing e digitalizzazione. Due focus speciali riguarderanno la leadership femminile e l’inclusività nella wine industry.

Tra gli appuntamenti, anche il convegno sul tema “Il vino nello scenario globale che cambia: le sfide della filiera” (23 novembre) al quale prenderanno parte i vertici di Federdoc, Unione Italiana vini, Federvini, Alleanza per le cooperative, Fivi e il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani.

L’area espositiva virtuale di wine2wine exhibition digital infine, fornisce alle aziende vinicole l’opportunità di promuovere i propri brand e prodotti, tutti indicizzati con tag per una ricerca rapida da parte dei visitatori registrati, attraverso filtri e suggerimenti automatici.

giovedì 12 novembre 2020

Agricoltura e cambiamento climatico, al via Life Ada, il progetto per aumentare la resilienza del settore

Life Ada, il progetto che avrà UnipolSai come capofila, mira a fornire a produttori ed agricoltori le conoscenze per adattarsi ai cambiamenti climatici. Previsti impatti positivi su emissioni e consumi riconducibili alle attività agricole. L’iniziativa potrà contare su un budget totale di quasi 2 milioni di euro, partirà in Emilia-Romagna e sarà poi esteso a Veneto, Toscana e Lazio per un totale di 6.000 agricoltori.



Al via il progetto LIFE ADA (ADaptation in Agricolture) che ha l’obiettivo di aumentare la resilienza del settore agricolo, attraverso lo sviluppo di strumenti di conoscenza e pianificazione che le forme aggregate di produttori ed agricoltori possano utilizzare per adattarsi ai cambiamenti climatici.

I principali obiettivi dell’iniziativa, che potrà contare su un budget totale di quasi 2 milioni di euro, di cui circa la metà co-finanziata dalla UE, sono i singoli agricoltori e le Organizzazioni di Produttori in tre filiere agroalimentari: prodotti lattiero-caseari (Parmigiano Reggiano), vino, frutta e verdura.

Il progetto, che coinvolgerà UnipolSai come capofila e partner quali ARPAE Emilia-Romagna, Cia – Agricoltori Italiani, CREA Politiche e Bioeconomia, Festambiente, Legacoop Agroalimentare Nord Italia, Leithà e Regione Emilia-Romagna, verrà implementato inizialmente in Emilia-Romagna e successivamente replicato in Veneto, Toscana e Lazio per un totale di 6.000 singoli agricoltori nelle regioni selezionate e 15.000 agricoltori a livello nazionale. A lungo termine, il numero potenziale di utenti dello strumento ADA nelle tre filiere selezionate saranno 242.000 agricoltori, che rappresentano circa 1.140.000 lavoratori e 2,6 milioni di ettari di SAU (Superficie Agricola Utilizzata).

L’iniziativa sarà presentata domani 13 novembre, alle ore 15.30, nel corso del webinar “LIFE ADA – Agricoltura e cambiamenti climatici: adattamento e resilienza per fermare la febbre del pianeta” che vedrà la partecipazione di Pierluigi Stefanini (Presidente Unipol), Alessio Mammi (Assessore all'agricoltura e agroalimentare, caccia e pesca Regione Emilia-Romagna) e Dino Scanavino, (Presidente Cia – Agricoltori Italiani). Il progetto si basa sull’implementazione di un modello innovativo di partenariato pubblico-privato tra assicurazione, pubblica amministrazione (Regioni), istituzioni tecnico-scientifiche, ONG e forme aggregate di produttori (OPI o cooperative).

In particolare, LIFE ADA intende trasferire conoscenze ai produttori sugli scenari climatici e sulla gestione dei rischi e delle misure di adattamento per migliorare la capacità degli agricoltori ad affrontare i rischi climatici attuali e futuri, costruire strumenti adeguati di supporto al loro processo decisionale nella definizione di piani di adattamento efficienti a livello di azienda agricola e di filiera e promuover un approccio innovativo da parte dell’assicurazione per rafforzare la capacità di riduzione del rischio climatico (attuale e futuro) al fine di mantenere l'assicurabilità degli agricoltori a lungo termine, nonostante l'aumento dei rischi catastrofici e sistemici.

Nel lungo periodo, alcuni impatti previsti del LIFE ADA sono la riduzione dell'1% delle emissioni di CO2, del 2% delle emissioni di NH3, del 5% di consumo di acqua, del 5% di consumo di energia, oltre ad un miglioramento del 3% della resilienza degli abitanti alle inondazioni e un aumento del 17% della gestione sostenibile delle aree agricole nei tre anni di progetto.

Formazione: Webinar gratuiti su sostenibilità, terroir e scienza del vino

In programma quattro interessanti Webinar gratuiti a cura di Vinidea. Viticoltura sostenibile, champagne e il suo terroir, scienza del vino: la formazione corre sul Web. 




Vinidea, società italiana leader nella formazione e nell'aggiornamento tecnico per il settore vitivinicolo, organizza quattro interessanti Webinar gratuiti. In programma Viticoltura sostenibile: dalle parole ai fatti, la Francia con una delle regioni vitivinicole più affascinanti del mondo: AU CŒUR DU CHAMPAGNE, quattro passi nella storia del vino di Champagne. Infine la scienza in enologia con le instabilità colloidali del vino e gli strumenti per combatterle e un focus sulle nuove tecnologie dell’internet delle cose (IOT) in aiuto ai vitivinicoltori.

Il webinar, a causa della recente crisi sanitaria, è un format che è salito velocemente agli onori della cronaca. Vinidea in un ottica di formazione e business, ne ha organizzati quattro gratuiti da seguire online. I vari relatori durante il seminario svilupperanno, come sempre in modo esaustivo, i diversi argomenti tecnici, presentando esperienze e le sintesi aggiornate delle conoscenze scientifiche e pratiche. 

Si inizia martedì 17 novembre alle ore 17.30 con Viticoltura sostenibile: dalle parole ai fatti a cura di Valeria Fasoli e Giovanni Bigot. Verrà analizzata la stagione 2020 attraverso l'osservazione dell’andamento termopluviometrico e degli indici bioclimatici delle principali DOC e DOCG italiane, a confronto con le più importanti denominazioni internazionali. Sulla sanità delle uve invece si darà una lettura della stagione dal germogliamento alla vendemmia attraverso modelli previsionali in considerazione delle diverse sensibilità varietali alle principali ampelopatie. Infine saranno analizzate le produzioni per vitigno, ponendo attenzione al numero di grappoli, al loro peso medio e all'importanza del peso medio acino. 

Un viaggio alla scoperta di uno dei luoghi più affascinanti ed iconici della Francia. Una lezione di apertura al ciclo AU CŒUR DU CHAMPAGNE in programma lunedì 23 novembre alle 20.30 a cura di Daniela Guiducci, enologa, formatrice e giornalista, avrà l'intento di ripercorrere le tappe principali della storia del vigneto e dei vini della Champagne. Una storia quella dei dei vini effervescenti che è millenaria e le cui prime citazioni sono addirittura riconducibili al Libro dei Salmi. Non mancherà quindi di doversi districare tra leggenda e verità... 

La scienza del vino scende in campo con le instabilità colloidali e gli strumenti per combatterle. Il 30 novembre alle 17.00 appuntamento quindi con l'enologia cercando di capire quali sono i composti di uve e vino che partecipano alle aggregazioni colloidali e quindi alle precipitazioni, quale è il loro ruolo, positivo o negativo dal punto di vista sensoriale e tecnologico e quali sono i test predittivi e i metodi preventivi utilizzabili dagli enologi. Relatore Matteo Marangon, professore associato all'Università di Padova condividerà con i presenti al seminario la sua esperienza internazionale e le scoperte di anni di ricerca su queste tematiche. Faccio presente che il presente webinar nasce in seno a Vintegro, un progetto finanziato nell'ambito del partenariato Europeo per l'innovazione e del Piano di Sviluppo Rurale della Regione Toscana i cui partner del gruppo operativo sono Antinori, Col d'Orcia, Avignonesi, ISVEA, Università degli studi di Firenze, Vinidea e CAICT. Nello specifico il progetto che ha avuto inizio in febbraio 2019 e durerà 32 mesi, si occuperà di Integrità e stabilità del vino Toscano. Esso prevede la produzione di vini con il minore ricorso a pratiche enologiche additive e/o sottrattive, riducendo impatto ambientale ed economico e intende affrontare il problema dell’instabilità del vino e in particolare, quello dell’instabilità macromolecolare. Per non correre rischi, non potendo ora prevedere se e quanto un vino darà origine a precipitati, il tecnico può tendere ad esagerare con i trattamenti stabilizzanti, siano essi di tipo fisico oppure chimico rischiando di spogliare il vino delle sue costituenti tipiche. Il gruppo operativo sta lavorando a un test previsionale della instabilità di un vino, attraverso un protocollo rapido ed economico che può essere applicato ad un vino in varie fasi del processo di produzione. Per maggiori informazioni contattare ISVEA o consultare il sito www.vintegro.eu.

Mercoledì 9 dicembre alle 16.00, sarà la volta di una delle tecnologie più promettenti per il vigneto del futuro: Internet delle cose (IOT), una vera e propria rivoluzione in quanto rappresenta nella sua semplicità di concezione, la naturale evoluzione dell’uso di Internet, in cui la pianta nel vitigno acquisisce un ruolo attivo grazie al collegamento alla rete attraverso dispositivi, apparecchiature, impianti e sistemi intelligenti, in grado di identificare situazioni importanti, elaborando dati, tracciando una mappa e dando un’identità elettronica alle cose e ai luoghi dell’ambiente fisico. Di tutto questo si farà una panoramica cercando soluzioni concrete proposte ai viticoltori ed enologi per il loro lavoro quotidiano. Si parlerà quindi di sensori di temperatura/umidità nel suolo, stima della resa, fenologia, monitoraggio dello stato di salute, analisi remota del vino alla portata di tutti, software gestionale per viticoltura e produzione di vino, monitoraggio del vino durante il trasporto e realtà virtuale al servizio del marketing. Il webinar sarà tradotto simultaneamente in italiano.

Di seguito il programma dettagliato dell'evento:

16h00 Benvenuto e istruzioni

La rilevanza delle tecnologie dell'internet degli oggetti in agricoltura, tendenze europee e mondiali - George Beers - Università di Wageningen, coordinatore del progetto IoF2020

A proposito del progetto IoF2020 - Jovana Vlaskalin - Istituto Biosense 

Le tecnologie dell'internet degli oggetti sono utili per la produzione di uva e vino? - Gianni Trioli - Vinidea

16h15   Implementazione delle tecnologie IOT tutte nella catena del valore dell'uva

Sensori del suolo per temperatura e umidità, post-raccolta

Vincenzo Verrastro, CIHEAM

16h30   Nuovi strumenti per il monitoraggio delle condizioni della vite

Analisi delle immagini, stima del rendimento, fenologia, monitoraggio della salute

Christian Germain, Laboratoire IMS Bordeaux

Jean- Jacques Dubourdieu, Denis Dubourdieu Domaines 

16h45   Come semplificare il vostro lavoro quotidiano utilizzando Process2Wine una soluzione intelligente per la viticoltura?

Software gestionale viticoltura produzione di vino

Olivier Sommier, ERTUS

17h00    Analisi remota del vino - o spettrometria FT-IR alla portata di tutti   

Prodotti di fermentazione

Stefano Ferrari, ISVEA

17h15   Strumenti IOT per valorizzare e rafforzare la certificazione dei vini di qualità

Strumenti per gli auditor, ispezione dei vigneti e delle cantine, monitoraggio remoto della vinificazione, realtà virtuale nella promozione del vino

Francesca Romero, Matteo Balderacchi, Valoritalia

17h30   Collaborazione e tracciabilità nella filiera dei vini: una piattaforma al servizio del settore

Monitoraggio temperatura umidità shock durante il trasporto, interazione con il cliente finale

Mattia Nanetti, WENDA

17h45   L'infrastruttura alla base del sistema intelligente dell'internet degli oggetti: ridurre gli input nel vigneto, gestire la complessità della cantina e migliorare la qualità del vino

Mario Diaznava, ST Microelectronics

18h00   Sessione dedicata alle domande

Come dicevo i webinar sono completamente gratuiti previa registrazione sul sito vinidea.it/

martedì 3 novembre 2020

Vino naturale, futuro dell'industria vinicola cinese

Il vino naturale è il futuro dell'industria vinicola cinese. A sostenerlo è Li Hua, considerato il "padre del vino cinese moderno".

Azienda vitivinicola biodinamica Silver Heights a Ningxia 



Sembra che il movimento del vino naturale abbia trovato un alleato in uno degli enologi più influenti della Cina. Si tratta di Li Hua, massimo enologo cinese e noto come il "padre del vino cinese moderno". Parlando alla diciassettesima conferenza annuale dell'Istituto cinese di scienza e tecnologia alimentare (CIFST), tenutasi nella città nord-occidentale di Xi'an, Li ha esortato i vitivinicoltori in Cina a produrre vini naturali a basso intervento e privi di sostanze chimiche.

Li Hua è un peso massimo dell'industria vinicola cinese; ha conseguito il dottorato a Bordeaux all'inizio degli anni '80 ed è tornato in Cina nel 1986 per avviare il primo programma enologico del paese, fondando poi la prima scuola di viticoltura ed enologia del paese. Oggi Li è decano onorario a vita del dipartimento di viticoltura ed enologia dell'università A&F nordoccidentale.

Il sostegno più esplicito di Li per i vini naturali è arrivato nel periodo in cui la vitivinicoltura del paese stava attraversando un periodo stagnante con una produzione ed esportazioni in calo. Il suo sostegno è stato decisivo per promuovere l'industria vinicola nazionale. La Cina ad oggi è il settimo produttore di vino al mondo, ma il suo volume di produzione di vino si è ridotto negli ultimi anni, con l'annata 2019 che è scesa al minimo storico con 4,51 milioni di ettolitri.

All'inizio di giugno, il presidente cinese Xi Jinping ha visitato Ningxia, la principale regione vinicola della Cina, decidendo di soffermarsi presso cantine e vigneti. La mossa è stata vista dagli addetti ai lavori come un incoraggiamento ed una azione di stimolo per l'industria del vino del paese.

Li Hua nel suo discorso ha affermato che il vino naturale contribuirà a garantire una produzione vinicola sostenibile e di alta qualità nel paese e contribuirà ad un rapido sviluppo dell'industria vinicola globale; un risultato questo grazie anche al contributo della ricerca scientifica e all'identificazione e caratterizzazione dei lieviti di rilevante interesse enologico. Un passaggio determinante questo che sicuramente contribuirà a superare l'attuale sistema di omogeneizzazione dei vini da parte della maggioranza delle aziende vinicole cinesi.

Tutte le azioni da intraprendere quindi, secondo l'enologo, saranno nel segno dell'innovazione con la creazione di biodiversità nel vigneto e riducendo l'uso della chimica n cantina. La vinificazione dovrà di fatto essere la più naturale possibile, con meno interventi artificiali. Il vino naturale che ne deriva rifletterà le caratteristiche varietali originali, ovvero il terroir: concetto ancora non particolarmente percepito nel paese del dragone.

In Cina da qualche anno la pratica della vinificazione biologica, biodinamica o naturale, ha iniziato a prendere piede. Nel 2018, quando il Concours Mondial de Bruxelles si è svolto in Cina, oltre un terzo dei campioni cinesi in competizione erano biologici e biodinamici. La produzione è presente nelle province nordoccidentali dello Xinjiang e Ningxia fin anche nella Mongolia Interna. Ad abbracciare l'idea di produrre vini biologici ci sono aziende vinicole come Silver Heights, Puchang Vineyard, Tiansai Vineyards tanto per citarne alcune.

Anche da parte dei consumatori cinesi si assiste ad una maggiore attenzione rispetto a ciò che mangiano e bevono e questo ha un impatto sul consumo e sulla produzione dei vini biologici. Lo scorso anno a Shanghai si è svolto il primo festival del vino naturale ed anche le enoteche di vini naturali si stanno moltiplicando in tutto il paese. Insomma è un dato di fatto che oggi il mercato richiede sempre di più prodotti biologici e continuerà a farlo negli anni a venire. Si stima che entro il 2022, saranno consumate oltre un miliardo di bottiglie di vino biologico all’anno, in tutto il mondo.

venerdì 30 ottobre 2020

Mercato Vitivinicolo: come accedere all'aiuto comunitario

Quasi un milione e mezzo di euro per il mercato vitivinicolo: pubblicato l'avviso ufficiale con cui abbiamo attivato la misura Promozione sui mercati dei Paesi terzi per l'accesso all'aiuto comunitario per la campagna 2020-2021 dell'Organizzazione Comune del Mercato vitivinicolo (cd. OCM VINO).





mercoledì 28 ottobre 2020

Vendemmia 2020: sotto il segno della qualità

Una vendemmia ottima nella qualità e misurata nella quantità. Un verdetto della natura favorevole rispetto alla congiuntura economica mondiale, che consegna una raccolta molto promettente anche per il futuro commerciale del principale produttore mondiale di vino al mondo.




Il responso definitivo della vendemmia italiana 2020, elaborato da Assoenologi, Ismea e Unione Italiana Vini, rileva una produzione complessiva di vino e mosto di 46,6 milioni di ettolitri, con una flessione del 2% rispetto ai 47,5 milioni di ettolitri del 2019. Una stima che registra un lieve calo anche rispetto alle prime stime di settembre (-1%, a 47,2 milioni; dato ripreso da Oiv per il nostro Paese e diffuso oggi per le previsioni mondiali) dovuto a minori rese sia in campo che in cantina, ma che vede crescere l’asticella della qualità, con uno standard che grazie al meteo si è elevato di settimana in settimana, con punte di eccellenza in quasi tutto il Paese anche dopo le piogge di fine settembre.

La geografia della raccolta, perfetta anche dal punto di vista dello stato fitosanitario delle uve, segna la contrazione maggiore per le regioni del Centro e Sud Italia, a partire dalla Toscana (-21%) fino alla Sicilia (-20%), all’Umbria e al Lazio (-10%). In controtendenza la Sardegna (+20%). In equilibrio il Veneto (+1%), che con 11 milioni di quintali di vino previsti mantiene il primato produttivo nazionale, seguito dalla Puglia, in calo dell’8% e dall’Emilia Romagna (+10%). In crescita, in un contesto generale che si posiziona sotto la media quantitativa dell’ultimo quinquennio, anche importanti regioni produttive come Abruzzo (+6%), Trentino Alto Adige (+5%), Lombardia (+10%) e Marche (+5%), mentre cala di 9 punti il Friuli Venezia Giulia.

Per il presidente di Assoenologi, Riccardo Cotarella: “La vendemmia 2020 ci ha regalato uve di altissima qualità grazie anche a un leggero decremento della quantità. D’altronde, come è noto, da sempre riteniamo che l’unico elemento che possa dar valore al vino italiano, oltre alla nostra immensa biodiversità, sia la qualità intrinseca dei nostri vini. Il record mondiale della quantità prodotta non è ritenuto da noi elemento qualificante sia per la forma che per la sostanza. Data anche la situazione pandemica sono certo che l’ottima qualità saprà essere il valore aggiunto di una vendemmia che, per gli aspetti legati proprio all’emergenza sanitaria, è stata vissuta anche con quel senso di preoccupazione che ormai ci attanaglia da mesi. Un senso di preoccupazione che non deve però intaccare il sentimento di speranza e la voglia di superare questo drammatico momento. Da presidente di Assoenologi, ma anche da uomo e imprenditore del settore, mi sento di rinnovare, oggi più che mai, l’appello a tutta la filiera del nostro comparto, a moltiplicare gli sforzi e far sì che questa vendemmia possa essere tradotta in grandi vini”.

“Le cantine italiane stanno affrontando le difficoltà derivanti dalla pandemia con grande dinamismo e spirito di adattamento – ha dichiarato Raffaele Borriello, Direttore Generale dell’ISMEA -. Sono sempre di più le imprese che hanno operato un processo di diversificazione dei canali distributivi, riuscendo a collocare i prodotti anche nel momento di blocco totale del canale Horeca. In questa difficile congiuntura è stata soprattutto la Gdo a mitigare le perdite del comparto sul mercato italiano, in virtù del buon andamento degli acquisti durante i primi 9 mesi del 2020 (+7% in valore con punte dell’11% per il segmento della spumantistica). Ma l’emergenza sanitaria, come rivela un’indagine Ismea in corso di realizzazione, ha impresso anche una forte accelerazione nella digitalizzazione del settore vinicolo, tramite un più diffuso ricorso all’e-commerce e a nuove modalità di vendita e interazione con il cliente finale. Anche sul fronte dell’export, nonostante il tonfo registrato a maggio, la riduzione dei flussi in valore si è limitata nei primi 7 mesi dell’anno a un meno 3,2%, registrando addirittura un piccolo spunto di crescita nel mese di luglio (+1,1%)”.

Per il presidente di Unione Italiana Vini (Uiv), Ernesto Abbona: “La natura è riuscita a esprimere in un anno di estrema difficoltà una vendemmia ovunque molto equilibrata e, in molte aree, certamente, da ricordare. L’ottima qualità, unita alla giusta quantità, saranno di aiuto per le aziende in questa particolare congiuntura economica. I volumi, sensibilmente più bassi (-2%) della media dell’ultimo quinquennio, consentiranno di contenere le tensioni del mercato interno determinate dalle rinnovate restrizioni imposte dalle ultime misure governative e, sul fronte internazionale, dalla dilagante emergenza sanitaria globale. Il contesto è senz’altro difficile – ha proseguito Ernesto Abbona – ma c’è la consapevolezza che, appena ci saranno le condizioni, il settore sarà in grado di ripartire come ha sempre fatto negli ultimi anni. Al governo chiediamo cautela e attenzione nel gestire le misure di emergenza sanitaria. In questa fase servono ascolto e condivisione, equità nei trattamenti e tempi certi per i ristori economici annunciati dal Governo. Inoltre, ci auguriamo che si avvii rapidamente una fase di progettazione dei piani promozione istituzionale del made in Italy agroalimentare e del vino per la prossima annualità, al fine di rilanciare l’immagine del nostro settore nei principali mercati internazionali”.


martedì 27 ottobre 2020

Malattie della vite e sostenibilità, la semplificazione del paesaggio aumenta le epidemie di parassiti e l'uso di insetticidi nei vigneti

L'importanza di una sana ed equilibrata convivenza fra habitat naturale originario e vigneto. Uno studio dell'Università della California ci da indizi su come modellare ed utilizzare il paesaggio per ridurre la necessità di pesticidi. 




I paesaggi naturali che circondano i vigneti possono ridurre le epidemie di parassiti e ridurre l'uso di pesticidi. Lo studio, condotto da Daniel Karp, del Dipartimento di fauna selvatica, ittica e conservazione biologica (WFCB) dell'Università della California, Davis, è stato pubblicato su Ecology Letters.

Lo studio è stato finanziato nell'ambito del progetto di ricerca SECBIVIT, (scenari per la fornitura di molteplici servizi ecosistemici e biodiversità nei paesaggi viticoli). Il team di ricerca ha analizzato un database governativo per valutare come i paesaggi che circondano 400 vigneti spagnoli hanno influenzato lo sviluppo di focolai di Lobesia botrana anche detta tignoletta della vite, ed il tasso di applicazione di insetticidi.

La tignoletta della vite (Lobesia botrana) è il parassita più temibile e fitofago chiave per la coltura della vite, con un ciclo biologico determinato, dove sono le sue larve a produrre i maggiori danni alla pianta. Questo lepidottero tortricide nel nostro paese reca i maggiori danni nelle regioni centro meridionali ed in Toscana. I danni diretti sono derivati dalla distruzione degli acini, quindi con perdita di prodotto, e dei bottoni fiorali. Quelli indiretti sono invece legati alla diffusione di muffa grigia (botrite) o di marciume acido, con conseguente perdite sia dal punto di vista quantitativo sia qualitativo del prodotto.

I risultati del presente studio hanno messo in evidenza che le epidemie di parassiti quadruplicano in presenza di paesaggi semplificati, ovvero quelli in cui i vigneti hanno preso in gran parte il posto dell'habitat semi-naturale. I vigneti circondati da boschi o macchia, in sostanza sarebbero più protetti da malattie e insetti nocivi, diminuendo di fatto la necessità di utilizzare pesticidi nocivi all'ambiente e all'uomo. La conservazione dell'habitat rappresenta quindi un approccio valido sia dal punto di vista economico che ambientale, con una produzione di uva sostenibile.

I focolai epidemici, a causa di parassiti, si sviluppano più rapidamente e con molta più facilità in ambienti con una alta densità di vigneti. E' di fatto la monocoltura che crea le condizioni perfette che questi si verifichino. Tra le soluzioni trovate per controllare le popolazioni di Lobesia botrana, i ricercatori propongono ai coltivatori di ristabilire un equilibrio vegetativo, piantando vegetazione autoctona intorno e all'interno del vigneto, cercando di indirizzare le piante arbustive verso assetti con una quanto più soddisfacente naturalità. 

Come scrissi in un mio precedente articolo, il mondo della ricerca si sta focalizzando sempre più nella progettazione delle cosiddette infrastrutture verdi, come elemento strategico e funzionale, con l'obiettivo di definire i modi in cui la biodiversità può contribuire alla progettazione di agroecosistemi in chiave di difesa del vigneto.

lunedì 26 ottobre 2020

Vino e terroir, alla ricerca delle impronte digitali dello Shiraz

Caratteristiche sensoriali e profili genetici: ricercatori della Charles Sturt University hanno avviato uno studio per comprendere le diverse sfumature dello Shiraz in relazione al terroir. Il progetto finanziato da Wine Australia.






"Analisi comparativa delle influenze regionali e subregionali sui vini pregiati Shiraz", questo il nome del progetto affidato ad un team di ricercatori della prestigiosa Charles Sturt University presso Bathurst, in Australia e finanziato da Wine Australia. Sulla scia del grande interesse per questo nobile vitigno, capace di dare vini ricchi di personalità, è stato avviato uno studio allo scopo di identificare i fingerprint genetici dello Shiraz - vitigno che proprio in Australia ha trovato un habitat ideale in grado di regalare vini di grande spessore e corpo - in relazione ai diversi terroir, attraverso l'esame delle possibili correlazioni tra proprietà sensoriali e profili chimici.

Come ben noto, l’origine dello Shiraz sembra ormai essere disgiunta dall’omonima cittadina persiana nota per la bontà delle sue uve, come pure dalla colonia greca di Siracusa. Studi genetici del Dipartimento di Viticultura ed Enologia della Uc Davis, verso la fine degli anni Novanta, hanno di fatto confermato che il vitigno deriva dall’incrocio di due vitigni del sud-est della Francia, la Dureza e la Mondeuse blanche, oggi praticamente scomparsi.

La ricerca prende piede, partendo dalla nozione di terroir, ovvero dell'unicità dei vini prodotti in una particolare regione, con caratteristiche di sapore ben distinte e derivanti da una serie di contributi ambientali, culturali e umani. In tal senso sono stati selezionati i vini Shiraz di sei indicazioni geografiche australiane che coprono una vasta gamma di condizioni climatiche, tra cui Barossa Valley, Canberra District, Heathcote, Hunter Valley, McLaren Vale e Yarra Valley.

I vini sono stati innanzitutto classificati in base alla loro composizione e sono state identificate una serie di caratteristiche sensoriali. Successivamente sono state fatte una serie di analisi chimiche, scoprendo che i vini a base Shiraz hanno impronte digitali specifiche da regione a regione e che di fatto alcuni indicatori individuali del terroir potrebbero essere riconoscibili. Definire l'influenza del terroir consentirà così ai produttori di confermare le convinzioni di unicità, ampiamente condivise, ma sino ad ora solo aneddotiche, al fine di dare ai loro vini la giusta valenza di qualità e valore.

Chi fosse interessato, l'aggiornamento della ricerca si terrà mercoledì 28 ottobre dalle 10 alle 11:30 su www.csu.edu.au/nwgic/resources/2020-nwgic-research-update, previa registrazione online. 

Altre ricerche sul programma includono anche lo sviluppo di un'app per smartphone per identificare e gestire la carenza di nutrienti nella vite, tecniche per determinare i livelli di contaminazione da muffa grigia e la misurazione delle diverse forme di rame nel vino.

venerdì 23 ottobre 2020

Innovazione varietale, aggregazione e Paesi terzi, ecco la strategia di rilancio dell’uva da tavola Made in Italy

Innovazione varietale, maggiore aggregazione e rapporti nuovi con Paesi terzi. Questo il piano di rilancio della Cia da 1 mld di euro per sostenere e rilanciare il settore dell'uva da tavola Made in Italy.




Una strategia nazionale di rilancio dell’uva da tavola Made in Italy, basata su tre campi d’azione: innovazione varietale per rispondere meglio alle esigenze dei consumatori, relazione con il mercato per superare la scarsa aggregazione, rapporti nuovi con i Paesi terzi per allargare e diversificare le esportazioni. Questa, in sintesi, la proposta lanciata da Cia-Agricoltori Italiani, in un documento dedicato inviato alla ministra delle Politiche agricole Teresa Bellanova, al sottosegretario Giuseppe L’Abbate, ai presidenti delle Commissioni Agricoltura di Camera e Senato e agli assessori regionali. 

Obiettivo ridare competitività a un settore che vale quasi 1 miliardo di euro (di cui 600 milioni di export) ma che sconta, negli ultimi anni, debolezze strutturali e situazioni climatiche negative. Con circa un milione di tonnellate l’anno su una superficie coltivata di 46mila ettari, principalmente in Puglia e Sicilia, l’Italia è il principale produttore europeo di uva da tavola, ma attualmente l’offerta nazionale è incentrata su varietà storiche (Vittoria, Italia etc.) con quote ancora abbastanza limitate di uve senza semi, che rappresentano meno del 35% della produzione tricolore. Per questo motivo -evidenzia Cia- le esportazioni italiane sono sempre più minacciate dai paesi produttori emergenti che, nel tempo, hanno guadagnato quote di mercato proprio grazie alle nuove varietà apirene, ovvero prive di semi, intercettando le crescenti preferenze delle famiglie. Ecco perché, nella sua strategia di rilancio dell’uva da tavola, Cia mette al primo posto l’innovazione varietale, tanto più che finora è stata dettata principalmente da programmi di breeding internazionali. 

Per l’organizzazione, non esiste una ricetta unica applicabile a tutti i contesti produttivi, ma occorre garantire ai produttori una disponibilità di varietà affidabili, adatte all’ambiente mediterraneo e ai cambiamenti climatici, accessibili, che siano valorizzate dalla filiera e apprezzate dal mercato. In determinati contesti, potrebbe essere più efficace puntare a varietà tradizionali con semi, migliorate per alcuni caratteri, che puntano al valore identitario e al mantenimento della biodiversità. Per tutto questo, quindi, è indispensabile secondo Cia: sostenere programmi nazionali di ricerca pubblico-privata e miglioramento genetico per l’uva da tavola, con sinergie tra Istituzioni pubbliche, enti scientifici e imprese; finanziare piani di rinnovamento e riconversione varietale con risorse ad hoc, anche in chiave di sostenibilità e digitalizzazione; intervenire nei rapporti con i breeders internazionali per evitare squilibri nella filiera e garantire sostenibilità economica alle imprese agricole. 

Oltre ai ritardi nel miglioramento genetico, a indebolire oggi la filiera italiana contribuiscono anche la scarsa aggregazione in OP (Organizzazioni di Produttori) e la polverizzazione delle strutture commerciali. Benché, infatti, siano 50 le OP ortofrutticole riconosciute per l’uva da tavola (3 specializzate), il valore di produzione commercializzata attraverso le OP si stima non superi il 30% di quello totale. Ma la scarsa adesione a OP si riflette in una scarsa programmazione e in una minore forza contrattuale nelle relazioni di mercato, specialmente con la Grande distribuzione -evidenzia Cia-. 

Dunque, stimolare e promuovere l’adesione a strutture aggregate, in OP controllate dagli agricoltori ed efficaci nei servizi, è strategico. In più consentirebbe di poter migliorare la pianificazione della produzione, così come le attività in post-raccolta, la gestione dello stoccaggio, la commercializzazione del prodotto, la gestione crisi. Infine, terzo pilastro della strategia di rilancio di Cia, i rapporti con i Paesi terzi, a partire dalla revisione di accordi bilaterali ormai datati, che devono essere ribilanciati e in grado di preservare la competitività dei produttori comunitari. Con particolare riferimento all’accordo Ue-Egitto, occorre rivedere in anticipo la tempistica e introdurre dei limiti quantitativi per l’import di uva a condizione agevolate. Accanto a questo, è necessario un rafforzamento dell’export con l’apertura verso nuove destinazioni, in primis la Cina e tutto il mercato asiatico.

Coronavirus, il ruolo centrale dell'OIV in aiuto del settore vitivinicolo. La bilaterale tra la Ministra Bellanova e Paul Roca

Bilaterale tra la Ministra Bellanova e il DG dell'OIV, Paul Roca. L'OIV avrà ruolo centrale e responsabilità nel fornire il supporto tecnico e scientifico necessario ad aiutare il settore vitivinicolo. Bellanova: "Necessario reciprocità per rafforzare l'organizzazione. Bene apertura alla Cina. Rischio dalla posizione russa sull'etichettatura dei vini".




Il piano strategico 2020-2024 dell'Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino, il possibile ruolo dell'Italia, in considerazione del peso che il nostro Paese ha nel settore vitivinicolo, e le strategie da attuare per sostenere il comparto, tra i più economicamente colpiti dalla crisi generata dal Coronavirus. Sono stati questi alcuni dei temi trattati nel corso del bilaterale svoltosi ieri al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali tra la Ministra Bellanova e il Direttore Generale dell'Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino, Pau Roca. 

Un confronto cordiale che ha toccato a 360gradi le questioni relative al settore e si è voluto soffermare anche sul futuro, a partire da export e internazionalizzazione. "L'Italia mantiene un forte interesse nelle attività dell'OIV e, in quanto primo produttore mondiale di vino, ha interesse ad un rafforzamento dell'Organizzazione, in termini di membri e di capacità di indurre il rispetto di standard comuni", ha affermato Bellanova nel corso del colloquio. E ancora: "Stiamo attraversando tutti un momento molto difficile e delicato a causa della pandemia e in questo contesto l'intero settore del vino, dai produttori alle aziende, sta vivendo una fase di seria difficoltà che ci preoccupa molto. Oggi più che mai ritengo quindi che l'OIV abbia una grande responsabilità nel fornire il supporto tecnico e scientifico necessario ad aiutare il settore e confermo la volontà italiana di contribuire al meglio".

"Per ottenere risultati soddisfacenti", ha proseguito, "è necessario un reciproco supporto. Siamo disponibili a continuare a sostenere le iniziative dell'organizzazione e nel contempo auspichiamo che le nostre richieste in ambito OIV ricevano la massima considerazione".

Per quanto riguarda i mercati esteri, la Ministra ha sottolineato l'apprezzamento italiano per gli sforzi volti ad avvicinare la Cina, un attore sempre più importante sui mercati mondiali, e ha espresso preoccupazione per la recente norma russa sull'etichettatura dei vini, "che sta danneggiando il nostro export ed appare lontana dagli standard OIV". In materia di promozione, Bellanova ha convenuto sull'opportunità di vagliare nuove iniziative, tra cui la possibilità di un padiglione OIV all'Expo di Osaka 2025, pur con attenzione alla sostenibilità finanziaria.

Nel confronto è stato anche affrontato il tema della trasformazione digitale del settore vitivinicolo, su cui il Direttore Generale dell'OIV ha riconosciuto la leadership italiana e le possibilità di un'accresciuta cooperazione.

Dalla lotta biologica, alla certificazione delle sementi, passando per la tutela della biodiversità, la ricerca scende in campo per proteggere la nostra agricoltura

Proteggere la nostra agricoltura e le nostre produzioni dalle emergenze fitosanitarie causate da virus, batteri, funghi o insetti, sempre più aggressivi a causa di cambiamenti climatici e globalizzazione, renderle resistenti agli stress biotici e abiotici, qualitativamente migliori e quindi più competitive è la sfida del Centro di Difesa e Certificazione del CREA.




Grazie all’impiego delle tecnologie più avanzate e allo sviluppo di sistemi diagnostici innovativi, il Centro di Difesa e Certificazione del CREA è impegnato nell’individuare tempestivamente, sia in porti e aeroporti che in campo, in piante, legnami e prodotti agricoli provenienti dall’estero, la presenza di organismi e microrganismi nocivi, che potrebbero avere drammatiche ripercussioni sulla nostra agricoltura. Il Centro è un punto di riferimento consolidato e riconosciuto su queste tematiche a livello nazionale ed europeo ed è all’avanguardia nei metodi di lotta biologica, in particolare per il contrasto di “alien pest” (parassita alieno) come la cimice asiatica, che ha causato danni all’agricoltura italiana per quasi un milione di euro in un solo anno. 

Il Centro è Laboratorio Ufficiale Europeo di Riferimento per le Malattie delle Piante causate da Virus e da Batteri e presso le sedi di Roma e Firenze, sono attivi dal 2019, i Laboratori Nazionali di Riferimento di Entomologia Agraria e Forestale, Acarologia, Nematologia, Virologia, Batteriologia e Micologia. Nel laboratorio da quarantena di Firenze i ricercatori del CREA hanno introdotto, già nel 2018, l’antagonista naturale della cimice asiatica, noto con il nome di vespa samurai per realizzare l’analisi del rischio che ha permesso di ottenere l’autorizzazione nel corso del 2020 per l’avvio del Programma Nazionale di lotta biologica cui hanno partecipato, con il coordinamento di CREA Difesa e Certificazione, 7 Regioni e varie istituzioni scientifiche di eccellenza. Non solo per stanare la cimice asiatica, ma anche per altri insetti, si sta inoltre testando l’utilizzo di un cane molecolare opportunamente addestrato.

Il Centro, titolare dell’attività di certificazione delle sementi, opera anche per la definizione di protocolli avanzati per la caratterizzazione delle varietà vegetali, per assicurare standard univoci di identificazione ed assicurare sistemi sempre più avanzati controllo della qualità e tracciabilità.

Non manca infine l’innovazione culturale, volta a sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza del contributo che ciascuno di noi può dare alla conservazione della natura, grazie all’elaborazione di Piattaforme digitali di tipo “Citizen Science”, che prevedono il coinvolgimento di cittadini, distribuiti sull’intero territorio nazionale, nell’attività di monitoraggio e tutela della biodiversità, finalizzati alla conservazione di specie animali e ambienti naturali protetti. In tale ambito il Centro porta anche avanti, con progetti europei, la formazione dei giovani che aderiscono al Corpo dei Volontari per il Monitoraggio della Biodiversità nei Siti della Rete Natura 2000 Italia.

«Noi qui innoviamo per conservare e valorizzare il patrimonio dell’agricoltura italiana proprio attraverso la difesa delle piante e la certificazione delle sementi – spiega Pio Federico Roversi, Direttore del CREA Difesa e Certificazione – La prima gioca una partita fondamentale per tutelare e proteggere le nostre produzioni dalle aggressioni e dai danni derivati dalle invasioni delle specie aliene, con soluzioni innovative, concertate con tutti gli attori e al passo con i tempi. La seconda è altrettanto strategica, poiché utilizzare un seme certificato è garanzia di qualità dal produttore al consumatore».

lunedì 19 ottobre 2020

Ricerca, al via il progetto GEN4OLIVE su cambio e condivisione di risorse genetiche e dati per affrontare le sfide dell’olivicoltura

Prende il via il progetto europeo GEN4OLIVE con il CREA, uno dei 2 partner italiani. Una rete di ricercatori per scambiare e condividere risorse genetiche e dati per affrontare le sfide dell’olivicoltura. Gli studi innovativi sulla xylella.




Le complesse e delicate sfide che attendono l’olivicoltura hanno bisogno di gioco di squadra per essere vinte. La condivisione di risorse genetiche, lo scambio di dati, le conoscenze e le esperienze di ciascun partner sono il cuore di GEN4OLIVE, il progetto europeo di cui si tiene oggi il kick off meeting e che vede coinvolti 16 enti di ricerca ed università tra Europa, Turchia e Marocco.

I ricercatori - facendo rete tra loro e con altre realtà che si occupano del settore - intendono sviluppare e mettere a punto protocolli comuni per caratterizzare la resilienza di diversi genotipi dell'olivo alle condizioni climatiche estreme, la loro resistenza ai parassiti e alle malattie più importanti e i tratti agronomici più significativi. Inoltre, saranno definiti protocolli ottimali e replicabili per l'analisi della qualità dell'olio di oliva (composti fenolici, acidi grassi e composti volatili) di diverse varietà.

In particolare, il CREA, con il suo Centro di Olivicoltura, Frutticoltura ed Agrumicoltura, è uno dei 2 partner italiani e partecipa a tutti gli obiettivi e le azioni di GEN4OLIVE, con un team multidisciplinare di ricercatori coordinati da Enzo Perri, che contribuirà a selezionare oltre 500 genotipi di olivo per la resistenza/tolleranza a Xylella fastidiosa.

L’obiettivo è quello di poter ampliare la scelta varietale, oggi ridotta esclusivamente a due varietà di olivo, la Leccino e la FS17 che, da sole, non possono permettere all’olivicoltura di sopravvivere all’eventuale introduzione di nuovi patogeni e parassiti.

Scheda progetto GEN4OLIVE

Mobilization of Olive GenRes through pre-breeding activities to face the future challenges and development of an intelligent interface to ensure a friendly information availability for end users (Mobilizzazione delle risorse genetiche dell’olivo attraverso attività di pre-selezione per affrontare le sfide future e sviluppare una interfaccia intelligente per assicurare la disponibilità di informazioni affidabili per gli utenti finali).

Acronimo: GEN4OLIVE

Durata  da 01/10/2020 a 15/06/2024.

Nome dei partner, acronimo, nazione, responsabile scientifico:

1 University of Cordoba (COORDINATOR) UCO ES, Diego Barranco Navero;

2 Hellenic Agricultural Organisation "DIMITRA", Institute of Olive Tree and Subtropical Plants, DEMETER GR Georgios Koubouris;

3 Olive Research Institute. Ministry of Agriculture and Forestry, Izmir, Turkey, ORI, TR, Songul Acar;

4 SANTA CRUZ INGENIERIA SL SCI, ES, Antonio Fernández Santa Cruz;

5 Institut National de la Recherche Agronomique – Centre Regional de Marrakech, INRA, MA, Lhassane Sikaoui;

6 Technological Corporation of Andalusia Foundation, FCTA, ES, Macarena Urena Mayenco;

7 Gálvez Productos Agroquímicos, S.L.U. GALPAGRO, ES, Francisco Javier Oliver Vázquez;

8 Cámbrico Biotech, S.L. CAMBRICO, ES, María del Puerto Molina Gordillo;

9 Hellenic Union of Nurseries EFE GR Konstantinos Salis;

10 Council for Agricultural Research, CREA, IT, Enzo Perri;

11 FOCOS GbR FOCOS, DE, Bert Popping;

12 ANKARA UNIVERSITESI ANKU, TR, Mucahit Taha Ozkaya;

13 University of Granada UGR, ES, Rafael Rubio de Casas;

14 University of Jaen UJA, ES, Ana María Fernández Ocaña;

15 Sapienza University of Rome SAPIENZA, IT, Luigi Vincenzo Mancini;

16 Centre National de la Recherche Scientifique CNRS FR Guillaume Besnard.

giovedì 15 ottobre 2020

Difesa della vite, insetti alieni: Popillia japonica, al via il progetto per contenere il nocivo coleottero giapponese

Popillia japonica, conosciuto in Italia anche come Scarabeo Giapponese, è un piccolo coleottero di origine asiatica in grado di creare notevoli danni economici e ambientali. Insetto polifago, capace cioè di alimentarsi a scapito di numerose specie vegetali tra cui la vite. Obiettivi della ricerca la lotta biologica a basso impatto ambientale e un vademecum a livello europeo per contrastarne la diffusione.

Popillia japonica su vite. Fonte foto: Giovanni Bosio del Servizio fitosanitario del Piemonte



Dall'oriente arriva una seria minaccia per molte specie vegetali, tra cui la vite di cui è particolarmente ghiotta. Si tratta della Popillia japonica un insetto caratterizzato da un'alta capacità infestante: può attaccare oltre 300 piante tra erbacee, arbustive ed arboree, spontanee (come alcune essenze forestali)  o coltivate (es. alcune pomacee, drupacee, microfrutti, vite), colpendo sia le radici (preferibilmente di graminacee), sia la parte aerea (fiori, foglie e frutti), di cui si nutrono rispettivamente le larve e gli adulti. 

Le conseguenze sono devastanti con danni nei prati polifiti perenni (prati composti da più specie foraggere coltivate) in termini di perdita di produzione di fieno, nei campi da calcio e nei campi da golf. Inoltre, alla riduzione della fruttificazione e della qualità della frutta, si aggiunge una defogliazione reiterata sulla stessa pianta, in grado di provocare, a lungo andare, il deperimento della stessa pianta colpita, esponendola a rischi di ulteriori attacchi da parte di altri parassiti. Infine, sono stati riscontrati danni legati anche all’azione degli animali predatori delle larve di Popillia japonica, quali la rottura del cotico erboso nei prati polifiti perenni.  Si tratta dello strato più in superficie, alimento per animali pascolanti, risorsa in grado di garantire la protezione del suolo e l’accumulo di sostanza organica fondamentale per la fertilità. Ancora oggi non è stato stimato l’ammontare dei danni in Europa, ma per gli Stati Uniti si stimano danni per 450 milioni di dollari all’anno.    

Il primo avvistamento in Italia risale al 2014, in alcuni comuni settentrionali della Valle del Ticino, al confine tra le regioni Lombardia e Piemonte. L'avanzata dell'insetto è inarrestabile che di fatto ha raggiunto raggiunto pericolosamente molte zone rinomate per i loro vini, tra cui risulta ufficialmente infestata quella di Casale Monferrato (Alessandria) dove i coleotteri si estendono per ettari ed ettari mentre, non troppo distante, c'è la zona del Barolo.

Lotta biologica a basso impatto ambientale e un vademecum per far fronte a livello europeo alla problematica fitosanitaria legata alla Popillia japonica. Questi gli obiettivi che il CREA, con il suo centro di Difesa e Certificazione, è chiamato a centrare nell’ambito del progetto "IPM Popillia" per il contrasto del coleottero giapponese, una specie aliena che dal 2014 ha invaso il nord Italia, infestando ad oggi un’area pari a 7500 km2. Ogni anno si stima un avanzamento del fronte di infestazione di diversi km, data la buona capacità di volo dell’insetto, con consistenti danni per l’agricoltura. Nel 2019 è stato, inoltre, inserito dalla Commissione Europea nella lista degli organismi dannosi prioritari. Ed è proprio sulle più efficaci modalità di contrasto che si stanno confrontando in questi giorni esperti nazionali e internazionali, in occasione del primo Kick-off meeting di progetto, in corso dal 14-16 ottobre 2020 a Firenze.   

Nello specifico il CREA, oltre a stilare il vademecum con la profilassi fitosanitaria, si occuperà principalmente di lotta biologica ed a basso impatto ambientale attraverso l’impiego di nematodi (organismi vermiformi microscopici che penetrano all’interno dell’insetto, uccidendolo attraverso dei batteri) e funghi entomopatogeni (funghi che colonizzano e uccidere attraverso la produzione di micotossine) e di reti insetticide.   

Il progetto, recentemente finanziato dal programma europeo Horizon 2020 (per il bando New and emerging risk to plant health) vede la partecipazione di un consorzio di 13 partner europei, tra cui 4 italiani (CREA, Università di Siena, Settore Fitosanitario della Regione Piemonte, Vignaioli Piemontesi).   

Viticoltura di precisione, sensori ad alta risoluzione per identificare le carenze nutritive del vigneto

Arriva il Vigneto Efficiente un progetto della Cornell University per valutare l'utilizzo di sensori ad alta risoluzione in grado di identificare le carenze nutritive della vite. Consentirà ai viticoltori di prendere decisioni sulla gestione dei nutrienti in tempo reale per una maggiore redditività e  sostenibilità ambientale.




La salute del vigneto passa attraverso il corretto assorbimento dei nutrienti necessari all'equilibrio vegeto-produttivo della pianta così da portare a produzioni di uva qualitativamente significative. Ma identificare le carenze di azoto, potassio, magnesio e altri nutrienti chiave, è un processo impegnativo, laborioso e altresì costoso per il viticoltore. Inoltre i livelli di nutrienti possono variare in modo significativo da un luogo all'altro, anche all'interno di una singola parcella di vigneto. 

In tal senso è in fase di sviluppo un ulteriore strumento in aiuto ai viticoltori che si affidano all'agricoltura di precisione nella gestione del vigneto. Sarà a breve possibile identificare le carenze nutritive del terreno grazie alla messa a punto di nuovi sensori ad alta risoluzione. Il National Institute of Food and Agriculture del Dipartimento Agricoltura degli Stati Uniti ha finanziato il progetto ad un team di ricercatori della Cornell University. 

Efficient Vineyard Project (EVP), questo il nome del progetto che nasce con l'obiettivo di mettere a punto sensori che si affiancheranno ad un meccanismo di misurazione che combina sia il campionamento a terra che l'imaging satellitare allo scopo di quantificare con precisione le carenze di nutrienti del vigneto. L'EVP utilizza i dati di rilevamento del suolo, della chioma, della resa e del contenuto di zucchero dell'uva, per generare mappe standard dei vigneti in modo da aiutare il viticoltore a valutare crescita, produttività e  qualità della pianta; informazioni con le quali creare mappe più accurate dei vigneti per ottimizzarne le pratiche di gestione. I sensori saranno in grado di rilevare le carenze prima che diventino visibili.

Il progetto si rivolge ai viticoltori anche in termini di sostenibilità. Molto spesso infatti l'applicazione eccessiva di fertilizzanti come l'azoto, può contribuire a problemi di lisciviazione, ovvero un processo indesiderato in quanto inquinante - le sostanze organiche ed i sali minerali solubili filtrano dagli strati superficiali del suolo verso quelli più profondi, per effetto della percolazione delle acque piovane - specialmente in regioni vinicole vicino a fiumi e laghi.