mercoledì 1 aprile 2020

Agricoltura e ricerca, Cimice Asiatica: via libera anche in Italia al programma di lotta biologica con antagonisti naturali

Approvato il Decreto del Ministero dell’Ambiente: la lotta biologica alla cimice asiatica diventa possibile anche in Italia. Via libera agli interventi con antagonisti naturali di insetti alieni che hanno devastato le colture italiane. Il punto di vista della ricerca e l'introduzione della Vespa Samurai.






Via libera al programma di lotta biologica con antagonisti naturali nella lotta alla cimice asiatica. Il contributo fondamentale del CREA per l’impiego della Vespa samurai. Dopo il via libera di ieri a commentare è Pio Federico Roversi, direttore del CREA Difesa e Certificazione, da sempre in prima linea nella difesa biologica delle colture.

Il 31 marzo, dopo il parere favorevole del Ministero delle Politiche agricole e del Ministero della Salute, la Conferenza Stato-Regioni-Province autonome ha approvato il Decreto del Ministero dell’Ambiente, che finalmente rende di nuovo possibile anche in Italia interventi di Lotta Biologica Classica con antagonisti naturali di Insetti alieni che hanno devastato le colture italiane: un caso per tutti i danni per oltre 600 milioni di euro causati alla frutticoltura del nostro Paese dalla Cimice asiatica con tutte le ricadute ambientali determinate dal massiccio uso di pesticidi utilizzati dagli agricoltori nel disperato tentativo di fronteggiare questa vera e propria “INVASIONE BIOLOGICA”.

Tra i nemici della Cimice asiatica assumono infatti particolare importanza nei territori di origine di questo Insetto antagonisti naturali capaci di ucciderne le uova, come la piccolissima “Vespa samurai” che non ha nulla a che vedere con le comuni e temute vere Vespe; non è più grande di 2 millimetri ed è innocua per l’uomo.

Nell’ottica di rendere possibile un vasto programma di Controllo Biologico della Cimice asiatica, il Centro di Ricerca CREA Difesa e Certificazione (CREA-DC) su incarico del Ministero delle Politiche Agricole, ha introdotto in Italia già nel 2018 in condizioni di quarantena proprio una popolazione della Vespa samurai, non solo per verificarne la potenzialità ma anche soprattutto per realizzare il non facile STUDIO di ANALISI DEL RISCHIO, indispensabile per valutarne il possibile impatto ambientale. Questo lavoro condotto con un anticipo di ben due anni permette oggi al settore agricolo del nostro Paese di essere pronto da subito per presentare la documentazione necessaria prevista dal nuovo Decreto senza perdere altro prezioso tempo che l’agricoltura italiana non ha.

Oggi diventa quindi possibile l’attuazione del Programma di Lotta Biologica alla Cimice asiatica preparato dal Tavolo Tecnico costituito dal Servizio Fitosanitario Centrale del Ministero delle Politiche Agricole insieme con il CREA, i Servizi Fitosanitari delle Regioni e Province Autonome e varie Università e Fondazioni scientifiche di eccellenza del nostro Paese.

Il Programma di collaborazione Ministero, CREA, Servizi Fitosanitari Regionali, Enti Scientifici, che ci si augura possa a breve essere approvato prevede, senza nessun onere per gli agricoltori, la distribuzione della Vespa samurai su gran parte dei territori colpiti per avviare quel riequilibrio ecologico necessario per ridare fiato alla frutticoltura italiana.

martedì 31 marzo 2020

Vino e ricerca, interpretare il terroir: uno studio indaga sui diversi profili metabolomici dei cru del Soave

Interpretare il terroir: il Soave dà il via a una nuova ricerca. Arrivati i primi risultati dello studio dell’Università di Piacenza sui profili metabolomici dei cru del Soave, tra solide certezze e qualche sorpresa.






Da sempre il Soave risulta uno dei territori più indagati sia dal punto di vista pedologico, analizzato in ogni suo più intimo aspetto, sia per quanto riguarda le diverse risposte della Garganega alle specifiche caratteristiche pedoclimatiche di ogni suo singolo terroir.

La consapevolezza, infatti, che non esista un solo Soave ma tante sue diverse espressioni, ha spinto il Consorzio a proporre l’inserimento nel disciplinare di 33 unità geografiche aggiuntive proprio per poter valorizzare produzioni limitate e ben definite. Questo lavoro di “personalizzazione” ha recentemente stimolato un innovativo percorso di ricerca questa volta indirizzato al vino, incaricando l’Università di Piacenza con il Prof. Luigi Bavaresco e il suo team per una caratterizzazione metabolomica di alcuni “cru” del Soave. Questo dettagliato lavoro è stato poi completato dall’analisi sensoriale curata dal Centro Studi Assaggiatori di Luigi Odello.

La metabolomica

La metabolomica è lo studio dell’impronta chimica lasciata dai processi cellulari. Può essere applicata a varie discipline dalla medicina all’enologia e serve per analizzare a fondo tutte le componenti molecolari di una materia vivente. Nel mondo del vino è particolarmente importante per analizzare i composti polifenolici e aromatici che compongono il profilo sensoriale di un vino. Al profilo metabolomico è infatti spesso accompagnato un profilo sensoriale per convalidare quanto scoperto dall’analisi chimica. Un aiuto fondamentale quindi per comprendere le complesse relazioni che formano il concetto di terroir.

La ricerca

Sono stati presi in considerazione 6 vini provenienti da 6 cru diversi, dislocati da est a ovest della denominazione. Di questi sono stati principalmente analizzati i polifenoli, i precursori aromatici e alcuni aromi liberi. I risultati hanno confermato una forte differenziazione tra i 6 cru, con delle caratteristiche comuni dipendenti dal suolo di provenienza (calcareo o vulcanico) delle uve. Inoltre la sorpresa dei ricercatori è stata quella di trovare, tra i molti polifenoli presenti, alcuni non ancora catalogati nelle banche dati internazionali che aprono lo spazio a una più approfondita analisi futura. Altra caratteristica ritrovata è stato l’alto livello di stilbeni, polifenoli come il resveratrolo, che sono considerati degli antiossidanti e che quindi aiutano a preservare più a lungo il vino dall’evoluzione data dall’ossigeno e che in parte spiega la longevità del Soave. L’analisi sensoriale effettuata presso il Centro Studi Assaggiatori di Brescia  ha confermato la forte differenziazione dei cru anche da un punto di vista organolettico.

Aldo Lorenzoni, direttore del Consorzio del Soave, ha affermato che la ricerca e la valorizzazione dei 33 cru non si ferma con l’analisi metabolomica. E' iniziato infatti un lavoro volto a dare ancora più strumenti alle aziende per la differenziazione dei vini prodotti nelle Unità Geografiche Aggiuntive, che queste analisi innovative hanno confermato profondamente diversi tra loro pur ritrovandosi nel profilo sensoriale identitario che è quello del Soave. Lo studio quindi aiuterà a capire maggiormente le relazioni tra la vite e l’ambiente circostante e comunicare l’unicità del Soave declinato nei suoi 33 nuovi CRU.

lunedì 30 marzo 2020

Vino e export, oltre il Coronavirus: nasce piattaforma per promuovere e vendere online il vino italiano in Cina

Nasce Winease, piattaforma digitale per il vino italiano. Cultura, mercato, comunicazione ed innovative soluzioni tecnologiche per affrontare e sfruttare le opportunità del mercato cinese.





Nasce a Firenze, a servizio del vino italiano, Winease, completo ed esaustivo progetto di promozione digitale finalizzata alla commercializzazione, mirato al mercato cinese. Il progetto è frutto della collaborazione di Business Strategies, la società specializzata nel mondo del vino nel supportare lo sviluppo delle PMI nei mercati terzi e Cina, e Value China, società del gruppo Neosperience e specializzata nello sviluppo di tecnologie al servizio del mktg digitale cinese.

Il progetto si avvale poi del contributo di Interwine, la più antica fiera professionale del vino della Cina continentale e Putaojiu.com, società di comunicazione specializzata nel settore vitivinicolo.

Cultura, mercato e comunicazione sono le anime del progetto che è stato pensato per accompagnare le aziende vinicole nel mercato cinese tramite un processo di analisi del prodotto, valutazione delle sue potenzialità con test di mercato attraverso app collegate a WeChat, posizionamento e costruzione della brand awareness sul consumatore grazie al capillare lavoro dell’Academy Taste Italy di Business Strategies, promozione attraverso gli oltre 150 road show di Interwine in 70 città della Cina e comunicazione sia B2B che B2C. 

“La Cina sta ripartendo e questa è un’ottima notizia, sia dal punto di vista del contagio, perché ci offre indicazioni preziose sulla validità delle misure che abbiamo intrapreso, sia dal punto di vista economico perché il paese del Dragone è il secondo consumatore di vino nel mondo e questo rappresenta una grandissima potenzialità per le nostre aziende - dice Silvana Ballotta AD di Business Strategies –  Questo periodo di fermo forzato ci ha consentito  di mettere a punto un progetto che vede la tecnologia digitale  quale elemento innovativo e di rottura rispetto a metodologie che, oramai abbiamo capito, il covid19 ha reso anacronistiche e inappropriate per il futuro che ci aspetta. Non dobbiamo pensare a questo tempo come a un periodo di inattività, al contrario, questo è il momento di studiare le mosse per il futuro e attrezzarci per attuarle non appena sarà possibile”.

Il progetto, che doveva essere presentato alle aziende con una serie di eventi organizzati nel mese di marzo, verrà invece illustrato, in ottemperanza alle norme di sicurezza sanitaria vigenti, attraverso webinar dedicati cui sarà possibile accedere su invito.

Lo strumento messo a disposizione delle aziende italiane è particolarmente opportuno in questo momento sul mercato cinese, perché il paese sta ripartendo dopo il “grande fermo” dovuto al COVID 19.

Con una crescita costante della domanda anno su anno, per un valore di import del vino di 12,7 mld lo scorso anno, il paese del Dragone diventerà il secondo consumatore di vino nel 2020, inoltre, la Cina è il più grande mercato di e-commerce al mondo con 850 milioni di acquirenti pari a quasi il 60% della popolazione.

In un mercato che offre grandissime potenzialità ma anche una forte complessità, in un momento estremamente delicato per la vita di tante imprese, Winease promette di rappresentare una importante chance per le aziende italiane del settore guidandole nella promozione dei propri vini nella maniera più mirata ed efficace.

“Siamo molto orgogliosi di questo progetto – ha detto Luca Qiu – frutto di un grande lavoro insieme ai nostri partner per identificare i punti critici per le aziende vitivinicole italiane ad approcciare il mercato cinese, e insieme sviluppare una soluzione molto completa per far apprezzare e vendere il vino italiano in Cina. Abbiamo scelto di far intraprendere un percorso digitale alle aziende che accederanno al progetto, principalmente integrando le soluzioni di Tencent cloud e WeChat, per sfruttarne le loro innovative solution tecnologiche”.

venerdì 27 marzo 2020

Vino e territori, gestione della vite e difesa fitosanitaria sostenibile: l'Oltrepò Pavese pubblica il bollettino della vite

Andamento meteorologico, fase fenologica raggiunta dalla vite, consigli relativi alle operazioni colturali, strategie ed interventi di difesa fitosanitaria ma anche aspetti di carattere burocratico ed amministrativo per le aziende agricole. E' il bollettino della vite realizzato da Terre d'Oltrepò, punto di riferimento lombardo che guarda con attenzione alla sostenibilità.








E' uscito in questi giorni il bollettino della vite realizzato dalla cantina Terre d’Oltrepò, a cura dell’agronomo Nicola Parisi con il patrocinio di Ersaf e Co.Pro.Vi. Il documento di estrema importanza e punto di riferimento tecnico della vite in Lombardia con speciale riferimento all’Oltrepò Pavese, esce a scadenza settimanale proprio nei periodi cruciali della coltivazione. Il bollettino si avvale del patrocinio di Ersaf Lombardia e di Co.Pro.Vi Società Cooperativa ed è distribuito non solo ai soci di quest’ultima e della cantina oltrepadana ma è consultabile sul sito di Regione Lombardia da tutti i viticoltori.

“In questi giorni – spiega il presidente Andrea Giorgi di Terre d’Oltrepò – è in uscita il primo numero del 2020 che diventerà con l’andamento stagionale addirittura un bollettino settimanale. Siamo orgogliosi di fornire questo servizio a tutti i viticoltori lombardi grazie ad un accordo siglato con Ersaf e Co.Pro.Vi. A redigerlo è il nostro agronomo Parisi, tecnico di estrema esperienza che ogni settimana fa il punto su diverse questioni agronomiche legate alla coltivazione della vite. Un servizio utile che svolgiamo con massima attenzione proprio per fornire il necessario supporto a chi lavora in campagna”.

Nato nel 1985, per iniziativa della Fondazione Carlo Gallini di Voghera, il Bollettino di difesa della vite riportava indicazioni destinate agli eliconsorzi, allo scopo di ridurre il numero di trattamenti che era compreso fra 15 e 20.

“Nel tempo – spiega Nicola Parisi, agronomo di Terre d’Oltrepò - si è arricchito di contenuti e significati ed è diventato il veicolo dell’informazione per l’adozione di razionali pratiche di gestione della vite, di difesa fitosanitaria per aziende convenzionali e “bio”, e degli adempimenti obbligatori stabiliti dalla normativa vigente”. La redazione del bollettino è l’atto finale di una serie di attività che sono propedeutiche alla sua stesura. “Le proposte - spiega l’agronomo Parisi - di difesa fitosanitaria e gestione della vite sono infatti basate su analisi dei dati meteo registrati dalla Rete Agrometeorologica di Terre d’Oltrepò; rilievo settimanale delle fasi fenologiche della coltura; valutazione della presenza e composizione floristica delle infestanti; analisi dei risultati dei monitoraggi settimanali in vigneti TNT (Testimone Non Trattato) dove non vengono eseguiti trattamenti fitosanitari per studiare l’epidemiologia delle principali malattie della vite (Peronospora, Oidio); attività di monitoraggio attraverso rilievi della presenza di insetti dannosi (Nottue, Bostrichidi, Cicaline, etc.); rilievi e valutazioni settimanali relative al ciclo di Scaphoideus titanus, vettore della Flavescenza dorata della vite; rilievi settimanali attraverso l’utilizzo di trappole cromotattiche (per cicaline e Scaphoideus titanus), alimentari (Drosophila suzukii) e/o a feromoni (Lobesia botrana) per la valutazione delle popolazioni o dell’andamento del volo degli adulti dei principali insetti dannosi per la vite e il monitoraggio di alcune malattie della vite in collaborazione con il Servizio Fitosanitario della Regione Lombardia”.

Il comunicato è suddiviso in sezioni che riportano l’andamento meteorologico della settimana (o periodo) precedente; la fase fenologica raggiunta dalla vite; consigli relativi alle operazioni colturali; strategie ed interventi di difesa fitosanitaria basati sulle osservazioni fatte in campo e le previsioni meteo della settimana successiva; eventuali comunicazioni relative a decreti di lotta obbligatoria e/o scadenze di carattere burocratico ed amministrativo per le aziende agricole.

Alla redazione del Comunicato partecipano 5-6 agronomi professionisti che si scambiano le informazioni sulle osservazioni in campo e condividono le strategie proposte. Il bollettino persegue alcune importanti finalità nel proporre strategie razionali di gestione e difesa della vite come la tutela della salute dell’operatore agricolo; la tutela della salute del consumatore e la salvaguardia dell’ambiente. “In altre parole – spiega Parisi - è, a tutti gli effetti, uno strumento di “sostenibilità” che accompagna i viticoltori nell’affrontare le sfide che si pongono per il futuro.

Per esempio i cambiamenti climatici (occorre adattare le strategie di gestione e difesa della vite in relazione ai cambiamenti climatici in atto per assicurare il raggiungimento di standard qualitativi elevati); la gestione delle “resistenze” (si tratta di utilizzare i fitofarmaci che abbiamo a disposizione scongiurando il rischio di selezionare, con un uso improprio, ceppi di patogeni resistenti alle sostanze attive che impieghiamo); il vigilare sulla eventuale comparsa di nuovi patogeni e/o insetti dannosi alla vite che possono giungere da altri paesi”.

giovedì 26 marzo 2020

Coronavirus: vino in giacenza per produrre alcol per igienizzanti

Vino e solidarietà, Coronavirus: anche le cantine e le distillerie italiane sono pronte a dare il loro contributo ai servizi sanitari impegnati nella emergenza epidemiologica da Covid-19. La proposta arriva da Alleanza cooperative agroalimentare e AssoDistil.





L'iniziativa prevede la possibilità di destinare una parte delle giacenze di vino a una distillazione volontaria, un'operazione che consentirà di rifornire da subito le distillerie di alcool destinato alla produzione di igienizzanti e di limitare l'attuale ricorso alla importazione dall'estero. La misura di distillazione è espressamente prevista da normative europee e attende ora il via libera da parte del nostro Ministero, che sta esaminando la proposta.

"La volontà del sistema cooperativo è di poter dimostrare tutta la propria solidarietà al settore sanitario e più in generale all'intera collettività", ha spiegato il presidente di Alleanza cooperative agroalimentari Giorgio Mercuri. "Come risulta dagli ultimi dati in possesso del Ministero delle politiche agricole, nelle cantine dei produttori, da nord a sud dell'Italia, vi sono giacenze di vino da tavola e a denominazione. La misura della distillazione di solidarietà può rappresentare a nostro avviso un'importante opportunità per i produttori e per il Paese: potremmo immettere sul mercato alcool destinato alla produzione di igienizzanti utilizzando le scorte nazionali di vino".

I dettagli della proposta, che è stata avanzata in questi giorni attraverso una lettera indirizzata alla ministra Teresa Bellanova, sono spiegati da Antonio Emaldi, presidente di AssoDistil: "si tratta di dare il via libera a una distillazione in via temporanea per due mesi, aprile e maggio, di circa 2 milioni di ettolitri, per una produzione di circa 22 milioni di litri di alcole. Come stabilito all'art. 216 del regolamento 1308/2008, i produttori di vino per questa operazione dovrebbero ottenere un contributo da parte dello Stato, nella logica di evitare conseguenti distorsioni nei mercati di riferimento e contenere il prezzo di vendita degli igienizzanti ai consumatori finali".

martedì 24 marzo 2020

Vino e tendenze, Cina: il successo del vino rosso grazie al simbolismo culturale

I cinesi sono i principali consumatori di vino al mondo e, secondo un rapporto dell'istituto International Wine and Spirit Research (IWRS) l'80% è rosso. A spingere i consumi verso questa tipologia di vino prevale in larga misura il simbolismo culturale, in quanto il colore rosso viene associato a felicità, fortuna e ricchezza, tanto da essere considerato il colore nazionale cinese.





Nella tradizione e nella vita quotidiana della Cina a ciascun colore sono associate determinate sensazioni e messaggi, come del resto avviene in ogni cultura. Tra questi il rosso gioca un ruolo fondamentale nell'influenzare la percezione e di conseguenza il comportamento anche dei consumatori di vino.

A sostenere questa tesi è Emilie Steckenborn, donna del vino più influente del paese asiatico. Il colore rosso è culturalmente associato a felicità, fortuna e ricchezza, tanto da essere considerato il colore nazionale: tutto questo ha un senso e ci spinge a capire perché la maggior parte dei consumatori cinesi scelgono questa tipologia di vino, generalmente bevuto in cene di lavoro o affari proprio a ragione di essere associato simbolicamente al buon auspicio. Con l'80% del mercato, il vino rosso è il più consumato e ricercato anche perché viene considerato una valida alternativa ai superalcolici e una scelta più sofisticata rispetto alla birra.

Non a caso negli ultimi anni in Cina il consumo di vino rosso è quasi triplicato e il Paese è diventato il primo consumatore mondiale di vino rosso. Basti pensare che le vendite al dettaglio di vino rosso in Cina sono state valutate a circa 64,6 miliardi di dollari nel 2018.

A dominare è il Cabernet Sauvignon, tipologia di vino rosso leader di mercato, non solo in Cina, ma in tutta l'Asia. I quattro marchi principali che rappresentano il 40% delle vendite di vino sulle famose piattaforme Alibaba, Taobao e Hema sono DBR Lafitte, Penfolds/Rawson Retread, Yellow Tail e Concha Y Toro.

Come si evince l'Italia, nonostante contenda alla Francia il primato di maggior produttore mondiale di vino, è molto in ritardo nel presidio del mercato cinese nel quale sono meglio posizionate Australia, Cile e Spagna. In minor misura rispetto a questi, i vini italiani più apprezzati e diffusi al momento sono quelli piemontesi con Barbaresco e Barolo e toscani con Chianti e Brunello di Montalcino. Quest'ultimo rappresenta però un’eccezione poiché raggiunge un tasso di penetrazione nei Paesi asiatici del 15% dell’export totale, il doppio rispetto alla media degli altri rossi italiani.

Concludendo, in termini di marketing, quando si pensa alla Cina bisogna sempre ricordare della distanza culturale. Approcciarsi a paesi così complessi richiede un’attenta valutazione e analisi che possano permettere di ottenere risultati concreti e duraturi.

Vinitaly, si rimanda al 2021. Il new deal di Verona Fiere per affrontare il post emergenza Coronavirus

Il Gruppo Veronafiere ridefinisce gli assetti per riorganizzare la propria attività e affrontare sia l’attuale emergenza, sia la riprogettazione di tutte le azioni in vista della ripresa. Ridefinizione di obiettivi e strategie del Gruppo per proseguire l’attività in Italia e all’estero e ripartire prontamente quando si tornerà a pieno regime. Il post emergenza si chiama rinascita. Rivoluzionato il calendario per sostenere il business delle imprese e dei settori. Vinitaly al 2021, nelle date già fissate nel calendario del prossimo anno: 18-21 aprile. Investimenti straordinari sugli eventi di settore all’estero.





Il perdurare dell’emergenza Coronavirus a livello nazionale, con il susseguirsi dei decreti urgenti della presidenza del Consiglio dei ministri, e la più recente propagazione dello stesso a livello europeo e non solo, hanno reso improcrastinabili alcune decisioni. Per tali ragioni Il consiglio di amministrazione, d’intento con la direzione generale e il management, ha deliberato in merito a molteplici aspetti essenziali per il proseguimento dell’attività del Gruppo. Fra questi, la ridefinizione di obiettivi, strategie e investimenti per la messa in sicurezza dei prodotti, della propria clientela e del business dei settori correlati. Questa situazione complessa ha avuto un impatto dirompente anche sull’industria fieristica europea. Ad oggi, sono oltre 200 le manifestazioni sottoposte a revisione di calendario, con una perdita complessiva che sfiora i 6 miliardi di euro e 51.400 posti di lavoro a rischio, senza considerare l’indotto e la perdita di 39 miliardi di euro di export generati dalle rassegne internazionali per le PMI europee. Così il presidente di Veronafiere Maurizio Danese a commento della grave situazione generata dal Coronavirus.

Di seguito i punti principali dei provvedimenti adottati dal CdA del Gruppo Veronafiere, riunitosi nella giornata di ieri in convocazione straordinaria.

Per la prima volta nella propria storia, anche Vinitaly dovrà posticipare la sua 54ª edizione. Con essa sono rinviate anche le concomitanti Sol&Agrifood ed Enolitech. Le nuove date delle manifestazioni sono perciò riprogrammate al 18-21 aprile 2021, mentre Veronafiere concentrerà la seconda parte dell’anno 2020 al sostegno del business delle aziende italiane sui mercati.

Per il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani: «Il post emergenza per noi si chiama rinascita, che fino all’ultimo abbiamo continuato a confidare potesse avvenire a giugno. Ma la crisi sanitaria si è, come evidente a tutti, decisamente inasprita e ciò che inizialmente sembrava possibile ora non lo è più. Vinitaly, In accordo con le organizzazioni di filiera, Vinitaly, Sol&Agrifood ed Enolitech si spostano quindi al prossimo anno.Per questo – conclude Mantovani –, oltre a lavorare con investimenti straordinari sui nostri eventi internazionali Vinitaly Chengdu, Vinitaly China Road Show, Wine South America (23-25 settembre 2020), Vinitaly Russia (26 e 28 ottobre 2020), Vinitaly Hong Kong (5-7 novembre 2020), Wine To Asia (9-11 novembre 2020) e le iniziative della Vinitaly International Academy, ci mettiamo a disposizione del settore e del sistema della promozione per considerare la realizzazione di un evento innovativo il prossimo autunno a servizio delle aziende».

La decisione del riposizionamento di Vinitaly al 2021 è stata presa d’intesa con i rappresentanti delle associazioni di settore: Ernesto Abbona, presidente di Unione Italiana Vini, Riccardo Ricci Curbastro, presidente di Federdoc, Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi, Sandro Boscaini, presidente di Federvini, Luca Rigotti, coordinatore settore vino Alleanza Cooperative e Matilde Poggi, presidente della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti.

Modifiche al calendario degli eventi. Veronafiere, in quanto organizzatore diretto delle proprie rassegne, a causa dell’epidemia di Coronavirus ha dovuto necessariamente riposizionare nel giro di due settimane un calendario di eventi che ne conta circa 70 in programma nel corso dell’anno tra Italia ed estero, alcuni fortemente radicati nella loro stagionalità.

Di seguito il calendario con i principali eventi organizzati direttamente da Veronafiere o da terzi che hanno subito modifiche.


Vino e ricerca, Smoke Taint: uno spray naturale per proteggere l'uva dal fumo degli incendi

Un team di ricerca canadese ha messo a punto un biofilm spray che protegge l'uva dal fumo degli incendi. A base completamente naturale viene utilizzato in agricoltura per prevenire una malattia delle ciliege. Lo studio pubblicato sul Journal of Agricultural and Food Chemistry.





Smoke Taint, ovvero il sentore di fumo nel vino è un problema che affligge diverse zone viticole nel mondo. L'odore, sgradevole, è l'effetto dell’esposizione delle uve al fumo provocato dagli incendi che comporta una trasformazione non attesa sulla composizione chimica e sulle caratteristiche sensoriali del vino. Responsabili della contaminazione sono i fenoli volatili liberi prodotti dalla combustione del legno che, assorbiti dall'uva, si legano agli zuccheri presenti nella polpa dando vita a glicosidi che sono di fatto i precursori del sentore di fumo.

Il team di ricerca della UBC Okanagan in Canada, hanno avviato lo studio sulla base del fatto che quando l'uva da vino assorbe il fumo, questa reagisce rivestendo i composti zuccherini con i suoi enzimi. Di fatto questo rivestimento maschera l'odore di fumo; i fenoli che ne sono i responsabili, vengono rilasciati poi solo in fase di fermentazione. Questo comporta lunghe attese da parte dei produttori per scoprire se le loro uve sono affette da smoke taint e quindi adatte per essere vinificate.

Da queste considerazioni è scaturita l'idea di proteggere le uve dal fumo degli incendi mediante l'applicazione di uno spray a base di fosfolipidi, tipicamente usato in agricoltura per prevenire le crepe nelle ciliegie. Il biofilm è un prodotto naturale ottenuto nella maggioranza dei casi dalla lecitina estratta da semi di soia. Le sostanze attive che la compongono sono utili a potenziare le difese naturali della pianta contrastando numerose fisiopatie.

Per testare lo spray, il team ha spruzzato le uve esposte al fumo di un incendio boschivo simulato per un periodo di una settimana. I risultati sono stati incoraggianti ed hanno mostrato che il biofilm ha ridotto i livelli di fenoli volatili. Lo studio, in fase di perfezionamento, aggiunge un nuovo tassello nella prevenzione da smoke taint per eliminare i composti fenolici latenti che risiedono all'interno del vino contaminato dal fumo.

domenica 22 marzo 2020

Agricoltura, scienziati lanciano appello alla UE: futura Politica Agricola smetta di distruggere natura e favorire cambiamenti climatici

Oltre 3600 scienziati Europei lanciano un appello all’UE: la futura Politica Agricola deve smettere di distruggere la natura e di favorire i cambiamenti climatici. Così la comunità scientifica detta le dieci azioni chiave che la futura PAC dovrà contenere per fermare la crisi climatica e della biodiversità. Le associazioni di #cambiamoagricoltura chiedono alla politica Italiana di ascoltarli.






Gli scienziati di tutti i paesi dell’UE e non solo, affermano che la proposta della Commissione Europea per la Politica Agricola Comune (PAC) dopo il 2020 deve essere “drasticamente migliorata” per non danneggiare l’ambiente e propongono per questo dieci azioni urgenti per riformare la PAC: per la sicurezza alimentare a lungo termine, la conservazione della biodiversità e la mitigazione dei cambiamenti climatici. Richieste ribadite dalle associazioni di Cambiamoagricoltura che identificano proprio nell’agricoltura biologica e biodinamica, pratiche più avanzate di agroecologia, la chiave per affrontare le sfide ambientali del prossimo futuro.

Il modello di agricoltura intensiva promosso dalla PAC, infatti, porta direttamente alla perdita di biodiversità, all’inquinamento dell’acqua e dell’aria e contribuisce alla crisi climatica. Basti pensare che dal 1980 l’UE ha perso il 57% degli uccelli legati agli ambienti agricoli (in Italia il 23% che sale al 45% nelle aree di pianura). Anche le farfalle, le api e gli altri insetti impollinatori sono in grave declino, insieme a tutta la biodiversità coltivata.

Ma nello stesso tempo gli scienziati assicurano che è proprio dalla futura PAC che si può e si deve ripartire per trovare una soluzione a queste crisi ambientali. La ricetta per la transizione ecologica dell’agricoltura prevede una PAC che smette di finanziare pratiche distruttive – ponendo immediatamente fine ai sussidi alla produzione e sopprimendo gradualmente i pagamenti diretti basati solo sul possesso della terra, aumentando al contempo in modo significativo il sostegno alla transizione degli agricoltori verso un’agricoltura più sostenibile e rispettosa della natura. Per esempio, chiedono che sia stabilita una percentuale minima del XX% di superficie agricola destinata ad habitat naturali come siepi, strisce di fiori o stagni e che sia sostenuta la diminuzione della dipendenza dalle sostanze chimiche di sintesi, pesticidi e fertilizzanti chimici, garantendo un maggiore sostegno all’agricoltura biologica e biodinamica.

Forti anche le richieste per il sostegno alla multifunzionalità, e l’aumento dei controlli e del monitoraggio dell’efficacia ambientale degli interventi finanziati.

“Questo appello urgente di migliaia di scienziati è senza precedenti e arriva in un momento cruciale” – affermano le Associazioni della coalizione #CambiamoAgricoltura, perché “in questi mesi è in corso il dibattito sul prossimo periodo di finanziamento della PAC (2021-2027), in parallelo alle discussioni sul bilancio UE post 2020, incluso quanto andrà all’agricoltura e a quali condizioni.”

Le proposte degli scienziati corrispondono a quanto le 11 Associazioni della Coalizione (WWF, Lipu, Legambiente, ProNatura, ISDE, Federbio, AIAB, Associazione Italiana Agricoltura Biodinamica, Slow Food Italia, AIDA (Associazione Italiana di Agroecologia) e Accademia Kronos Onlus) sostenute da Fondazione Cariplo hanno già scritto nel loro decalogo per la riforma della PAC, pubblicato sul sito www.cambiamoagricoltura.it.

“I ministri dell’agricoltura nazionali e molti eurodeputati continuano a ignorare la scienza e stanno attivamente indebolendo l’ambizione ambientale della futura PAC. Dovrebbe essere il contrario” – proseguono le Associazioni di #CambiamoAgricoltura – “dovremmo, invece, aiutare gli agricoltori a intraprendere una transizione verso modelli ispirati all’agroecologia, a partire dall’agricoltura biologica e biodinamica, insieme all’incremento degli elementi naturali all’interno del paesaggio agricolo che possono assicurare la sopravvivenza della biodiversità a partire dagli impollinatori.”

Gli scienziati, inoltre, chiedono impegni e obiettivi chiari ai singoli Stati all’interno del loro Piano Strategico Nazionale per la PAC, per il quale in Italia sta prendendo ora avvio la discussione pubblica. “È fondamentale” – concludono le associazioni di #CambiamoAgricoltura- “che il nostro paese all’interno del proprio piano strategico metta al centro le sfide della sostenibilità ambientale dell’agricoltura, perché solo così si potranno vincere sul lungo periodo anche le sfide economiche e sociali”.

mercoledì 18 marzo 2020

Vino e ricerca, vitigni resistenti: cinque nuove varietà contro la malattia di Pierce

L'Università della California a Davis ha messo a punto cinque nuove varietà di vitigno resistente alla malattia di Pierce legata alla presenza dal batterio Xylella Fastidiosa. Prossimo obiettivo anche la resistenza all'oidio.






Cinque nuove varietà resistenti realizzate attraverso l'ausilio della vecchia genetica, ovvero attraverso incrocio per innesto. Una tecnica che consiste nell'innesto di due vitigni differenti della stessa specie Vitis Vinifera, finalizzata alla produzione di vini con qualità pregiate, ottenuti dall’unione delle qualità organolettiche dei due biotipi incrociati. Un esempio nel passato si è avuto con l’Incrocio Manzoni, vitigno tipico dell’Emilia e del Veneto, che è stato ottenuto unendo riesling e pinot bianco grazie al lavoro del Professor Manzoni, come anche il Müller-Thurgau vitigno nato dall’incrocio tra il riesling ed il sylvaner, ideato e condotto dal Dottor Hermann Müller, nel cantone svizzero di Thurgau.

Se l''incrocio per innesto garantisce le qualità specifiche di due specie diverse di vitis vinifera in un ottica di miglioramento organolettico, quello dell'ibridazione si rivolge invece a dare le caratteristiche di resistenza alle malattie attraverso l’incrocio con vitis americana e che ha permesso la salvaguardia di quasi la totalità dei vitigni mondiali dagli attacchi della fillossera.

La singolarità della ricerca dell'Università della California è stata quella di affidarsi ad un innesto con un vitigno autoctono nel nord del Messico, Vitis Arizonica, selezionato per essere tollerante alle malattie, attraverso un vecchio programma di miglioramento genetico risalente agli anni '90 e nato inizialmente per uva da tavola, quando l'industria vinicola californiana fu colpita duramente dalla malattia di Pierce nella valle di San Joaquin. La ricerca, affidata al dott. Walker, professore di genetica, si indirizzò successivamente anche alle uve da vino. Dopo un ventennio di incroci si è giunti ad una varietà utilizzata nella produzione dei nuovi vitigni che sono geneticamente al 97% di V. vinifera con in più il gene tramandato da arizonica, resistente a parassiti e malattie.

Questa percentuale altissima porta a definire questi vitigni non ibridi e che di fatto conferiscono un altissima qualità organolettica ai vini prodotti. Le cinque nuove varietà resistenti alla malattia di Pierce sono Camminare Noir, Errante Noir e Paseante Noir, Ambulo Blanc e Caminante Blanc. Sono state rilasciate alla fine dello scorso anno e si prevede che abbiano un forte potenziale di mercato, in quanto gestire questa malattia, secondo gli economisti della UC Davis, costa ai coltivatori della California 100 milioni di dollari l'anno.

Le caratteristiche di questi incroci sono simili alle cultivar più popolari: Camminare Noir porta tutte le peculiarità del Cabernet Sauvignon e Petite Sirah; Paseante Noir quelle del Zinfandel; Errante Noir specico per uvaggi insieme al Cabernet Sauvignon; Ambulo Blanc quelle del Sauvignon Blanc; Caminante Blanc offre entrambe le caratteristiche del Sauvignon Blanc e dello Chardonnay. L'altissima qualità di queste uve lasciano presagire in futuro il loro pieno utilizzo per la produzione di nuovi vini. 

Come spiegato dal dott. Walker, la California è una regione vitivinicola con forti tradizioni per le varietà classiche, quindi sarà difficile cambiare gli stili di vinificazione. Ma i cambiamenti climatici portano con se anche qualcosa di positivo in questi termini perché di fatto costringeranno una radicale rivalutazione della viticoltura, con un abbattimento delle tradizioni varietali attualmente in uso nella regione e lasciare quindi più spazio ad una maggiore sperimentazione ed ad un maggior uso della diversità genetica per risolvere le sfide future di questo settore. Gli strumenti ci sono per risolvere praticamente tutti i problemi delle malattie della vite che sono l'allevamento classico e il duro lavoro. Prossimo obiettivo nelle stesse varietà, sarà anche la resistenza all'oidio.

martedì 17 marzo 2020

Prodotti tipici. Amatriciana diventa STG, UE la riconosce specialità tradizionale garantita

Amatriciana, uno dei prodotti tipici italiani più amati, è definitivamente riconosciuta  dell’Unione Europea come Specialità tradizionale garantita STG. La certificazione contro imitazioni e falsi in giro per il mondo. 





Arriva dall’Unione Europea il riconoscimento STG (Specialità tradizionale garantita) di uno dei piatti più amati della tradizione gastronomica laziale. L’amatriciana, che nel 2016 diventò anche simbolo di solidarietà e vicinanza con le terre colpite dal drammatico terremoto del Centro Italia, diventa ora  protetta da imitazioni e contraffazioni.

Il primo piatto della tradizione laziale, legato alla storia pastorale di Amatrice, entra definitivamente  nel Registro europeo delle denominazioni d’origine e Indicazioni geografiche e Specialità tradizionali garantite (STG) che di fatto conferisce il riconoscimento del carattere di specificità di questo prodotto agroalimentare, inteso come elemento o insieme di elementi  che, per le sue caratteristiche qualitative e di tradizionalità, lo distinguono nettamente da altri simili. L'amatriciana, quindi, dovrà essere fatta "secondo il metodo di produzione e la ricetta secolare del comprensorio di Amatrice" al fine di tutelarne la specificità: il processo produttivo quindi dovrà essere conforme ad un disciplinare di produzione.

Nello specifico, il carattere tradizionale dell'Amatriciana è legato agli ingredienti impiegati e al metodo specifico di preparazione utilizzato tradizionalmente nel comprensorio dei Monti della Laga, dai quali la preparazione trae origine. Con l’iscrizione nel registro delle STG, diventa ancora più importante garantire l’utilizzo di ingredienti al 100% Made in Italy, dal grano nazionale per la pasta, al pomodoro, dal pecorino fino al guanciale ottenuto da maiali allevati in Italia.

Di fatto, si viene a riconoscere che la popolazione di Amatrice ha dato vita ad uno dei piatti più rinomati della tradizione italiana rielaborando ed arricchendo un'antica preparazione pastorale, con l'introduzione del pomodoro intervenuta all'inizio del 1800. L’amatriciana era il pasto principale dei numerosi pastori che vivevano sulle montagne di Amatrice che portavano nei loro zaini, pezzi di pecorino, sacchette di pepe nero, pasta essiccata, guanciale e strutto per preparare la cosiddetta gricia che con l’aggiunta del pomodoro è diventata l’amatriciana.

La promozione della ricetta è il riconoscimento alla storia e alla tradizione di un territorio ferito quattro anni fa nel 2016 da terribile terremoto che ha devastato il Centro Italia e dal quale le aziende agricole, stanno tentando di risollevarsi anche grazie alla produzione degli ingredienti base del celebre sugo.

Con questo riconoscimento l’Italia consolida il primato europeo nelle produzioni di qualità con 301 denominazioni Dop/Igp e Stg ma anche  415 vini Doc/Docg, 5155 prodotti tradizionali regionali censiti lungo la Penisola, la leadership nel biologico con oltre 60mila aziende agricole biologiche, la decisione di non coltivare organismi geneticamente modificati (ogm), 40mila aziende agricole impegnare nel custodire semi o piante a rischio di estinzione e il primato della sicurezza alimentare mondiale. Un successo, come ha spiegato Coldiretti, ratificato anche da un record delle esportazioni che potrebbe migliorare ancora con una più efficace tutela nei confronti della “agropirateria” internazionale che fattura oltre 100 miliardi di euro miliardi di euro utilizzando impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che si richiamano all’Italia per prodotti taroccati che non hanno nulla a che fare con la realtà nazionale.

Ingredienti impiegati per la realizzazione dell’“Amatriciana Tradizionale”

Guanciale del tipo Amatriciano dal 10 al 30 %: Il guanciale utilizzato per la preparazione della Amatriciana Tradizionale si ottiene dalla guancia fresca di suino pesante rifilata a forma di triangolo partendo dalla gola e presenta le seguenti caratteristiche:

- forma: a triangolo con base arrotondata;

- colore: bianco screziato rosso all'interno, con prevalenza della parte grassa sulla parte magra;

- stagionatura: minimo 90 giorni dalla salatura.

Olio extravergine di oliva delle DOP/IGP di Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo: massimo il 5% non in miscela tra loro.

Passata di pomodoro e/o pomodori pelati in pezzi (Polpa) dal 55 al 90 %

Sale q.b.;

Vino bianco delle IGT/IGP di Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo non in miscela tra loro: q.b.

Pecorino del tipo Amatriciano con stagionatura minimo 6 mesi

E’ consentito l’impiego di:

Peperoncino (essiccato o fresco) e/o di pepe: q.b.

Pecorino Romano DOP del Lazio grattugiato fino al 10% del totale del prodotto finito.

lunedì 16 marzo 2020

Vino e territori, I cru del Soave sono ora riconosciuti anche dall’Unione Europea. Le Unità Geografiche Aggiuntive entrano in etichetta

I cru del Soave sono ora riconosciuti anche dall’Unione Europea: pubblicata sulla gazzetta europea la modifica del disciplinare di produzione che introduce in via definitiva i 33 cru del Soave. Prime etichette sul mercato con la vendemmia 2019. 






I 33 cru del Soave sono ufficialmente entrati a far parte della storia moderna del Soave. E’ infatti stata pubblicata in Gazzetta Europea la modifica dei disciplinari del Soave DOC, del Soave Superiore DOCG e del Recioto di Soave DOCG, che rende definitiva l’apposizione in etichetta dei nomi delle Unità Geografiche Aggiuntive. 28 cru nella zona classica, 2 nella zona vulcanica di Roncà e 3 nelle colline calcaree della Val d’Illasi e di Mezzane.

Le unità geografiche, assieme alle vigne approvate per decreto dalla Regione Veneto, possono già essere immesse sul mercato con la vendemmia 2019 e quindi presto sugli scaffali e nei ristoranti il consumatore potrà sapere da quale zona o vigna storica del Soave viene quel vino.

Sono 23 le Unità Geografiche Aggiuntive rivendicate su 270 ettari di denominazione, segno del coinvolgimento e della condivisione di tutti i produttori di questo percorso.  Il Soave si arricchisce quindi di un racconto che sebbene sia nuovo nella sostanza, fa tesoro della storicità della denominazione, dando risalto alle zone storiche di produzione dove la viticoltura è certificata da più di 200 anni ed è sempre stata la fonte principale di crescita di questo territorio.

Queste le 23 Unità Geografiche rivendicate per la vendemmia 2019: Broia, Brognoligo, Carbonare, Castellaro, Castelcerino, Colombara, Costalunga, Coste, Costeggiola, Fittà, Foscarino, Froscà, Menini, Monte Grande, Pigno, Pressoni, Sengialta, Tenda, Volpare, Zoppega, Duello, Paradiso, Roncà - Monte Calvarina.

Il percorso di introduzione delle Unità Geografiche Aggiuntive è iniziato 30 anni fa con un attento lavoro cartografico che poi è sfociato nella zonazione e quindi nello studio dei suoli. Un lavoro propedeutico fondamentale per la caratterizzazione dei singoli cru che sono stati definiti sia in base alle loro caratteristiche pedoclimatiche ma anche in base alla storia di ognuno di essi che in alcuni casi ha radici sin dall’epoca napoleonica.

«Non possiamo che essere contenti del risultato – spiega Sandro Gini, Presidente del Consorzio – gran parte dei produttori ha saputo cogliere l’occasione di differenziare la loro produzione di qualità attraverso le Unità Geografiche e le vigne e speriamo ci saranno presto tante occasioni per portare questo racconto in giro per il mondo».

domenica 15 marzo 2020

Coronavirus, arrivano le disposizioni anti-contagio per i lavoratori della filiera agroalimentare

Il Sottosegretario alle Politiche Agricole, Giuseppe L’Abbate, illustra le disposizioni che interessano il comparto primario e invita i consumatori a prediligere i prodotti freschi e locali così da sostenere il Made in Italy agroalimentare.





Le filiere agricola, agroalimentare e della pesca non si sono fermate e continuano nel loro lavoro, non facendo mancare i propri prodotti all’interno dei negozi alimentari italiani. Per mantenere, però, gli scaffali pieni c’è un intero gruppo di lavoratori che non può rimanere in casa, come impongono le disposizioni per il contrasto alla diffusione del Coronavirus, ma deve coraggiosamente raggiungere il posto di lavoro: sia esso nei campi o negli stabilimenti produttivi. Dopo una lunga concertazione, guidata dal Presidente Giuseppe Conte, si è addivenuti alla sottoscrizione del “Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro” tra i ministeri dell’Economia, del Lavoro e delle Politiche Sociali, dello Sviluppo economico e della Salute.

“Un protocollo che interessa, ovviamente, anche il comparto primario – dichiara il Sottosegretario alle Politiche Agricole, Giuseppe L’Abbate – e che contiene linee guida condivise tra le Parti per agevolare le imprese nell’adozione di protocolli di sicurezza anti-contagio. La prosecuzione delle attività produttive può, infatti, avvenire solo in presenza di condizioni che assicurino alle persone che lavorano adeguati livelli di protezione. Nel comparto primario è lapalissiano come le aziende non possano ricorrere al lavoro agile e, pertanto, diviene fondamentale garantire condizioni di salubrità e sicurezza agli ambienti di lavoro e alle modalità lavorative”.

Tra le indicazioni inserite all’interno del protocollo vengono indicate la “rarefazione delle presenze dentro i luoghi di lavoro” e il rispetto della “distanza interpersonale di un metro” come principali misure di contenimento. “In campo aperto è alquanto possibile raggiungere questi obiettivi – prosegue L’Abbate – ma ciò può divenire più complicato negli altri luoghi di lavoro lungo la filiera agroalimentare”.

In queste situazioni, laddove si sia al di sotto della distanza interpersonale di sicurezza di un metro, viene richiesto di adottare strumenti di protezione individuale come mascherine e altri dispositivi di protezione (guanti, occhiali, tute, cuffie, camici, etc…), conformi alle indicazioni delle autorità scientifiche e sanitarie. “Sappiamo bene della difficoltà di reperimento sul mercato – continua il Sottosegretario alle Politiche Agricole – e ci stiamo adoperando in tutti i modi per garantirne l’approvvigionamento”.

L’azienda dovrà mettere a disposizione idonei mezzi detergenti per le mani (che può preparare autonomamente seguendo le indicazioni dell’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità), assicurare la pulizia giornaliera e la sanificazione periodica dei locali, degli ambienti, delle postazioni di lavoro e delle aree comuni e di svago. Inoltre, dove è presente un servizio di trasporto organizzato dall’azienda, va garantita e rispettata la sicurezza dei lavoratori lungo ogni spostamento.

“È di primaria importanza ribadire che in presenza di febbre, sintomi di influenza, provenienza da zone a rischio o contatto con persone positive al virus nei 14 giorni precedenti – continua Giuseppe L’Abbate – viene fatto divieto di entrare in azienda e di partecipare alle attività lavorative”. Per i fornitori esterni dovranno essere individuate procedure di ingresso, transito e uscita, mediante modalità, percorsi e tempistiche predefinite al fine di ridurre le occasioni di contatto con il personale in forza nei reparti aziendali. Gli autisti dei mezzi di trasporto devono rimanere a bordo dei propri mezzi e non è consentito l’accesso agli uffici per nessun motivo. Per tutto il personale esterno andranno individuati servizi igienici dedicati.

“Lo sforzo che sta compiendo la filiera agroalimentare italiana in questo periodo di emergenza è qualcosa di eroico – conclude il Sottosegretario Giuseppe L’Abbate – Pertanto, non posso che rinnovare l’invito ai consumatori a prediligere i prodotti freschi e locali così da sostenere il Made in Italy e le nostre imprese. È un momento in cui siamo chiamati tutti ad essere solidali e ad avere maggiore sensibilità”.

sabato 14 marzo 2020

Coronavirus, arrivano rassicurazioni per le esportazioni agroalimentari italiane

Arrivano confortanti notizie riguardo le segnalazioni di ieri su pratiche commerciali sleali nei confronti dell'agroalimentare italiano con annullamento di ordini di frutta e verdura a causa del Coronavirus.





E' di ieri la notizia in cui si ventilava, a causa del Coronavirus, la richiesta di un fantomatico marchio “virus free” ai prodotti Made in Italy: una paventata guerra commerciale con continui tentativi di speculazione sull’esportazione di merce italiana all’estero.

Le difficoltà nelle esportazioni dei prodotti agroalimentari italiani delle ultime ore, a fronte dell’emergenza Coronavirus, sembrano ora essere state superate positivamente. Sono giunte, infatti, confortanti notizie dal confine sloveno dove dovrebbero varcare la frontiera tranquillamente anche i tir che attraversano il Paese per recarsi in altri Stati, a fronte del solo controllo della misurazione della febbre degli autotrasportatori. Rassicurazioni, poi, giungono dalla Polonia dove sia la catena locale di distribuzione alimentare Zabka che quella francese Carrefour hanno dichiarato che continueranno nell’approvvigionamento di prodotti enogastronomici dall’Italia.

“Nessun annullamento ordini dai supermercati in Polonia, pertanto, sebbene la situazione inizi ad essere complicata anche negli altri Stati dove, a fronte dell’allargamento del contagio, saranno prese le medesime decisioni già attuate in Italia – dichiara il Sottosegretario alle Politiche Agricole, Giuseppe L’Abbate – Ringrazio il ministro degli Esteri Luigi Di Maio e tutta la diplomazia italiana che stanno conducendo un lavoro egregio per tutelare le imprese agroalimentari del nostro Paese. In particolar modo, il mio più sentito ringraziamento va all’attenzione con cui si è mossa l’Ambasciata italiana a Varsavia, difendendoci su un mercato storicamente importante per i nostri prodotti. Purtroppo – prosegue il Sottosegretario alle Politiche Agricole – la chiusura di ristoranti e bar negli altri Paesi comporterà sicuramente un annullamento di ordini e un calo delle esportazioni agroalimentari. Pertanto, rinnovo l’invito ai consumatori italiani a premiare l’immane sforzo che la filiera agroalimentare nazionale sta portando avanti, assicurando a tutti noi il cibo sugli scaffali. Consumate prodotti freschi e di produzione locale – conclude Giuseppe L’Abbate – facendo un po’ di attenzione in più all’etichetta. È un momento in cui siamo chiamati tutti ad essere solidali e ad avere maggiore sensibilità”.

venerdì 13 marzo 2020

Coronavirus, marchio “virus free” ai prodotti Made in Italy: è guerra commerciale. Continuano i tentativi di speculazione sull’esportazione di merce italiana all’estero

Coronavirus, continuano le pratiche commerciali sleali sull'agroalimentare italiano. Crescono le segnalazioni dagli esportatori italiani di annullamento degli ordini per frutta e verdura provenienti dall’Italia. 






Gli annullamenti arrivano dalla Polonia a far data dal 18 marzo per frutta e verdura provenienti dal nostro Paese. Un duro risveglio di molti esportatori ortofrutticoli italiani che hanno ricevuto comunicazione da Carrefour Polonia a seguito dello “scoppio del coronavirus e in conformità con la decisione del nostro Direttore Commerciale” dell’insegna francese.

Una analoga decisione è stata presa dalla catena di distribuzione polacca “Zabka” che ha sospeso la consegna dei prodotti provenienti dall’Italia come misura interna in risposta all’emergenza Covid-19.

Come dichiarato dal Sottosegretario alle Politiche Agricole, Giuseppe L’Abbate, non appena ricevute queste segnalazioni dagli esportatori italiani, è stato informato il ministro Luigi Di Maio che si è subito adoperato in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia a Varsavia. Questa emergenza è divenuta una pandemia e non può essere circoscritta ai confini italiani.

I comportamenti discriminatori messi in atto così come la richiesta di una certificazione ‘virus free’ rappresentano pratiche commerciali sleali, vietate dalle normative comunitarie e nazionali. Anche l’EFSA (l’Ente europeo per la sicurezza alimentare) ha ribadito che non vi sono prove che i prodotti agroalimentari siano fonti o via di trasmissione del virus: pertanto ogni discriminazione verso prodotti enogastronomici italiani è priva di fondamento scientifico e inaccettabile.

Ringraziando l’incessante lavoro dei nostri diplomatici che stanno fronteggiando le problematiche che, ora dopo ora, si susseguono, L’Abbate si augura che nessuno dei nostri partner europei voglia mettere in campo strategie da ‘guerra commerciale’ ma, in tal caso, come già accaduto in questi giorni, si reagirà con con fermezza e decisione difendendo gli interessi delle imprese nazionali in tutte le sedi opportune.

Dopo aver risolto il braccio di ferro diplomatico con il confine austriaco, l’attenzione si è spostata sul versante sloveno dove le autorità hanno lasciato aperti solo i sei valichi principali per concentrare i controlli sugli autisti dei tir. Il ministro Di Maio è al lavoro con gli omologhi sloveni, croati e serbi. Purtroppo, la Slovenia ha dichiarato lo stato di epidemia attivando il piano nazionale di risposta alle emergenze e, per non trovarsi le colonne di tir in uscita per una reazione a catena, ha iniziato a consentire il transito solo ai camion diretti nel Paese e impedendo invece il transito a quelli che procedono verso altri Stati come la Croazia. Si spera nelle prossime ore di addivenire ad una soluzione.

giovedì 12 marzo 2020

Affaire “wine kit”: vinta la battaglia a tutela del vino italiano

La Corte Suprema di Cassazione chiude la querelle giudiziaria, inerente ai wine kit come prodotti con segni mendaci, confermando la sentenza della Corte di Appello penale di Bologna e dunque la sussistenza dell’illecito. La decisione va nella direzione della trasparenza e della tutela del consumatore.





La vendita dei wine kit è illegittimo in quanto trae in inganno il consumatore, evocando un’inesistente origine italiana ed una altrettanto inesistente provenienza da mosti di vini DOC. E’ questa in sintesi la conclusione arrivata dalla Corte Suprema di Cassazione sull’affaire “wine kit”, iniziato nel febbraio 2016 con una sentenza di assoluzione di 1° grado da parte del Tribunale penale di Reggio Emilia e poi proseguito nel maggio 2019 con quella della Corte di Appello penale di Bologna che ne aveva ribaltato l’esito, condannando uno degli imputati per il reato di cui all’art. 517 del codice penale “vendita di prodotti con segni mendaci”.

Una sentenza ora confermata dalla Corte Suprema di Cassazione che ha scritto la parola fine ad una lunga vicenda giudiziaria, combattuta anche da Federdoc insieme a Cia-Agricoltori Italiani, al tempo parti civili nel processo.

Come dichiarato da Riccardo Ricci Curbastro, presidente di Federdoc, dopo anni di battaglie legali contro questi famigerati wine kit, che avrebbero causato un danno di almeno 200 milioni di euro al settore vinicolo nazionale, è grande l'apprezzamento per questo risultato, che va nella direzione della trasparenza e della tutela del consumatore, ma anche della salvaguardia del vino italiano a livello internazionale, su cui siamo da sempre in prima linea. Su questa vicenda, in particolare, Federdoc ha agito con costanza e decisione, fornendo delle tesi valide che non a caso sono state accolte dalla Corte di Appello penale di Bologna e adesso ulteriormente avvalorate dalla Corte Suprema di Cassazione, che ha confermato appieno la sussistenza dell’illecito.

La vittoria raggiunta rappresenta dunque un risultato importante per il comparto e il made in Italy di qualità e, allo stesso tempo, un ulteriore stimolo per rafforzare ancora di più la nostra attività di tutela contro ogni tipo di contraffazione.

mercoledì 11 marzo 2020

Ricerca, alle radici del vino: scienziati nei vigneti per seguire i percorsi dell'acqua. I risultati dello studio per elaborare modelli di circolazione idrica

Che acqua ‘beve’ la vite? Team di geochimici di Ca’ Foscari analizzeranno l'acqua che disseta i vigneti per comprendere da dove proviene e come gestirla al meglio. La ricerca nell'ambito del progetto ACQUAVITIS “Soluzioni innovative per l’uso efficiente dell'acqua in viticoltura transfrontaliera”.






L'uso efficiente della risorsa idrica è alla base della produzione vitivinicola di qualità. Un team di ricercatori ed esperti italiani e sloveni studierà lo stato e le possibili strategie di miglioramento dell'irrigazione dei vigneti a partire da tre aree vocate alla produzione vinicola ma con contesti geomorfologici e climatici diversi: il Carso, l'area isontina del Collio e la Valle del Vipacco in Slovenia.

Le attività del progetto, ACQUAVITIS, sono partite proprio dal versante sloveno, con l'installazione di pluviometri tra i filari, per raccogliere i campioni di precipitazioni da studiare. I risultati preliminari dello studio sono attesi tra circa un anno e supporteranno enti locali e aziende per una gestione efficiente della risorsa idrica in viticoltura.

“Uno degli obiettivi della ricerca  - spiega Barbara Stenni, professoressa di Geochimica e coordinatrice del team dell’Università Ca’ Foscari Venezia  - è la valutazione dello stato idrico dei vigneti e la stima della quantità d'acqua accessibile alle viti. Analizzeremo la composizione isotopica dell'acqua estratta dalla linfa dalle viti e da altre matrici ambientali per valutare l’origine dell’acqua assorbita dalle piante e stimare la profondità a cui attingono le radici”.

“L'acqua subisce molteplici processi fisici durante tutte le fasi del ciclo idrologico - spiega Mauro Masiol, ricercatore di Geochimica e membro del team che si occuperà delle analisi – Questi processi portano al frazionamento isotopico delle molecole d’acqua. Di conseguenza, i rapporti degli isotopi stabili dell'ossigeno 18O/16O e dell'idrogeno 2H/1H dell'acqua sono utilizzati come traccianti per ricostruirne l'origine e per identificare le aree di ricarica di bacini idrografici, fiumi, acquiferi e sorgenti”.

Nei sei vigneti sperimentali coinvolti dal progetto, gli scienziati raccoglieranno l'acqua da diverse sorgenti da cui attingono le viti, come le precipitazioni meteoriche, acqua superficiale, acqua nel suolo a diverse profondità, acqua di infiltrazione in regioni carsiche e acqua d’irrigazione. Analizzeranno la composizione isotopica di questi campioni nei laboratori del Campus Scientifico di Ca’ Foscari tramite spettroscopia laser Cavity Ring Down, per poi confrontarla con quella misurata nella linfa estratta da foglie e fusti dalle viti.

I risultati permetteranno di risalire alla profondità delle radici e alle fonti d'acqua a cui le viti attingono. Sarà dunque possibile definire sia la quantità d'acqua che arriva alla vite in un determinato momento, sia la sua provenienza. In seguito, i risultati raccolti serviranno a elaborare modelli di circolazione idrica.

Il progetto ACQUAVITIS “Soluzioni innovative per l’uso efficiente dell'acqua in viticoltura transfrontaliera” è stato finanziato dalla Commissione europea attraverso il programma Interreg Italia-Slovenia, che mira a promuovere lo sviluppo e la sperimentazione di tecnologie verdi e di soluzioni innovative per migliorare la gestione delle risorse idriche in aree viticole transfrontaliere tra Italia e Slovenia. Il progetto è stato finanziato per 2 anni (2020-2021) con 878mila euro e vede la partecipazione di 6 partner tra università ed istituti di ricerca italiani e sloveni: il Kmetijski inštitut Slovenije (coordinatore), l'Università di Trieste, l’Università di Udine, il Geodetski Inštitut Slovenije, il Zavod Nova Gorica e Ca' Foscari.

venerdì 6 marzo 2020

Vino e scienza, il sistema agrovoltaico come efficiente risposta allo stress idrico della vite

I risultati di uno studio francese dimostrano l'efficacia del sistema agrovoltaico nella gestione del vigneto. I pannelli solari installati nel vigneto sembrano avere un impatto positivo sulla resistenza della vite allo stress idrico.





Nasce un nuovo e promettente modo di coltivare, secondo recenti studi l'agrovoltaico, ovvero agricoltura + fotovoltaico si sta dimostrando un sistema efficace nella gestione del vigneto che combina su una superficie, una coltura e pannelli solari fotovoltaici, sollevati da terra e controllati in base alle esigenze fisiologiche delle piante. In effetti è un doppio sistema in quanto i pannelli oltre a produrre energia pulita e rinnovabile, proteggono le piante modificando il clima sulle colture. L’agrovoltaico di fatto può essere considerato una tecnologia 4.0 applicata alla viticoltura.

I pannelli solari installati nel vigneto sembrano avere un impatto sulla resistenza della vite allo stress idrico. Uno studio condotto dalla Camera dell'Agricoltura di Vaucluse in Francia fornisce i primi e promettenti risultati dall'utilizzo di pannelli fotovoltaici in configurazione dinamica in un vigneto sperimentale a Piolenc nel Vaucluse.

Il vigneto sperimentale è costituito da 1000 metri quadrati di viti della varietà grenache nero, di cui 600 sono stati coperti da pannelli solari sviluppati da Sun'Agri, alzati 4,20 metri da terra e controllati dinamicamente attraverso l'utilizzo di algoritmi: i pannelli si inclinano in base alle esigenze sole o ombra della pianta. Il monitoraggio sperimentale è stato effettuato dalla Camera dell'Agricoltura, in collaborazione con IFV e Inra.

I risultati mostrano che le viti protette dal sistema agrivoltaico dinamico hanno resistito al caldo dell'estate meglio delle altre: l'arresto della crescita è stato osservato 6-13 giorni dopo sulle viti sotto protezione rispetto al controllo non protetto. Lo stress idrico, osservato mediante sensori, è stato inferiore nelle viti protette, la riduzione del fabbisogno idrico varia dal 12 al 34% a seconda dei metodi. L'ombra ha avuto anche un effetto positivo sul peso delle bacche, che era più alto del 17% nelle viti protette. Infine, il sistema ha anche avuto un effetto benefico sulla qualità organolettica dei vini. Il contenuto di antociani è più elevato (+ 13%), così come l'acidità totale (da +9 a + 14% a seconda delle modalità).

Le origini dell’agrovoltaico, ovvero l’idea di combinare la produzione di energia con l’agricoltura vanno ricondotte agli studi di Adolf Goetzberger e Armin Zastrow, 2 fisici tedeschi, nel 1981. Successivamente nel 2004 in Giappone, Akira Nagashima sviluppò dei prototipi in cui i pannelli vennero ottimizzati, migliorandone la resa. Nagashima iniziò a proporre la tecnologia in varie aree del Giappone anche con strutture removibili, adatte a scopi sperimentali e dimostrativi. Attualmente non a caso è il Giappone il paese leader nel settore, con più di 1.000 terreni coltivati a sistema  agrovoltaico. In Europa è la Francia, grazie alle ricerche condotte dall’Inra, il paese che sta investendo di più in questa tecnologia.

mercoledì 4 marzo 2020

Vinitaly, slitta a giugno l'appuntamento con la più grande manifestazione dedicata al mondo del vino

Effetto coronavirus, Veronafiere decide di riposizionare le date di Vinitaly, Enolitech e Sol&Agrifood dal 14 al 17 giugno 2020, ovvero nel periodo migliore per assicurare a espositori e visitatori il più elevato standard qualitativo del business.








La decisione è stata frutto di un’attenta analisi dei dati disponibili oltre che dell’ascolto delle posizioni degli stakeholder del mercato, incluse le principali associazioni di settore: Unione Italiana Vini, Assoenologi, Federvini, Federdoc, Federazione vignaioli indipendenti e Alleanza delle Cooperative settore vitivinicolo.

“In considerazione della rapida evoluzione della situazione internazionale che genera evidenti difficoltà a tutte le attività fieristiche a livello continentale, Veronafiere ha deciso di riposizionare le date di Vinitaly, Enolitech e Sol&Agrifood dal 14 al 17 giugno 2020, ovvero nel periodo migliore per assicurare a espositori e visitatori il più elevato standard qualitativo del business”.

Così Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere in chiusura del Consiglio di amministrazione della Spa, riunitosi oggi. “Vinitaly, insieme ad OperaWine – ha proseguito il direttore generale –, si svolgerà quindi in un contesto temporale in cui grandi eccellenze del made in Italy, quali Cosmoprof e Salone del mobile, per esempio, avranno il compito di rilanciare con forza l’attenzione dei mercati internazionali e l’immagine dell’Italia. In questo frangente ringraziamo le aziende per la fiducia che ci stanno dimostrando”.

“Lo spostamento a giugno di Vinitaly e di altre importanti manifestazioni internazionali nelle città di Milano e Bologna – spiega Maurizio Danese, presidente di Veronafiere – è un segnale che il made in Italy scommette su una pronta ripresa economica nei settori chiave del sistema-Paese. Auspichiamo quindi che il nuovo calendario fieristico nazionale possa generare una rinnovata fiducia ed essere strumento con cui capitalizzare la ripartenza del nostro Paese”.

Veronafiere attiverà una task force per assistere i propri clienti in ogni ambito necessario alla riorganizzazione delle manifestazioni posticipate e in stretta collaborazione con le associazioni di riferimento predisporrà tutte le azioni di incoming necessarie a garantire la presenza di buyer e operatori professionali qualificati. Sulle nuove date, inoltre, Confcommercio Verona e Cooperativa Albergatori veronesi hanno espresso massima disponibilità per favorire lo spostamento delle prenotazioni.

Nel 2021 Vinitaly sarà in calendario nelle sue date consuete (18-21 aprile); date che sono frutto dell’accordo con l’Union dei Grandi Cru di Bordeaux (UCGB) col quale dal 2013 c’è un accordo nato per incontrare le esigenze dei protagonisti del mondo del vino, buyer e stampa internazionale in particolare.

TUTTE LE NUOVE DATE DELLE INIZIATIVE DI VINITALY

Vinitaly Design International Packaging Competition 25 marzo 2020
5StarWines / Wine without Walls 15-17 aprile 2020
VIA-Vinitaly International Academy 8-12 giugno 2020
Vinitaly and the City 12-15 giugno 2020
OperaWine 13 giugno 2020
Vinitaly-Sol&Agrifood-Enolitech 14-17 giugno 2020
LE DICHIARAZIONI DELLE ASSOCIAZIONI DI SETTORE

Ernesto Abbona, presidente Unione italiana vini: “Condividiamo in pieno le scelte di Veronafiere, sia per quanto riguarda la decisione presa, sia per la relativa collocazione temporale insieme ad altri grandi eventi come Cosmoprof di Bologna e il Salone del Mobile di Milano, che daranno un segnale importante per la ripresa del Paese”.

Sandro Boscaini, presidente Federvini: “Occorre dare un messaggio forte al Paese. Se agiamo uniti nel contesto dello spostamento di data, non solo di Vinitaly, ma di altri grandi eventi internazionali che si svolgeranno in Italia a giugno, potremo contribuire in modo corale al rilancio dell’immagine positiva che merita il made in Italy”.

Riccardo Cotarella, presidente di Assoneologi: “La decisione assunta da Veronafiere su Vinitaly e supportata dalle associazioni della filiera, deriva da considerazioni intelligenti e imprenditoriali. Non si può immaginare un Vinitaly fiore all’occhiello del settore vitivinicolo italiano, nonché evento che tutto il mondo ci invidia, ridimensionato più o meno fortemente nelle presenze di operatori che al momento danno previsioni non soddisfacenti. Questo significa tutelare l’operatività dei nostri produttori e allo stesso tempo proteggere l’immagine del vino italiano e di Vinitaly nel mondo”.

Matilde Poggi, presidente Federazione italiana vignaioli indipendenti: “Siamo d’accordo con Veronafiere sulla necessità di modificare le date in calendario di Vinitaly. Giugno è l’ultima data utile per un evento sul vino. Come Fivi siamo comunque pronti ad un grande impegno per partecipare, dal momento che questo mese è dedicato tradizionalmente alle lavorazioni in vigna”.

Riccardo Ricci Curbastro, presidente Federdoc: “La nostra posizione è di non dare messaggi negativi al mercato, specie in un momento cruciale per il sistema Paese e per il settore. La situazione negli ultimi giorni è stata diversa da quella sperata e per questo ci sentiamo di condividere la scelta di Veronafiere e di stare sulla stessa linea di Vinitaly, pur consapevoli che ci sarà molto da fare”.

Luca Rigotti, coordinatore settore vino di Alleanza Cooperative: “Condividiamo la scelta di Veronafiere per lo spostamento delle date di Vinitaly. Ora lavoriamo assieme alla fiera affinché il mondo del vino possa dare un messaggio positivo all’economia nazionale”.

Malattie della vite, Botrite: arriva il vaccino naturale. La sperimentazione anche per cimice asiatica e mal dell’esca

Botrite: dal CREA un vaccino naturale per le piante, in corso di sperimentazione anche per cimice asiatica e mal dell’esca. Lo studio, pubblicato su Biomolecules.





Alla sola viticoltura europea costa oltre 100 milioni di euro, ma la botrite - uno dei più importanti patogeni fungini – attacca anche fagioli, lattuga, broccoli, piccoli frutti (fragole, lamponi, more ecc), causando ingentissimi danni, soprattutto nel post raccolta, un momento molto importante per la produzione di alcuni vini molto pregiati come Passito e Amarone o per quella di uva da tavola o uva sultanina.

Il CREA, con il suo Centro di Ricerca per la Viticoltura e l’Enologia, ha messo a punto una sorta di vaccino che consente alle piante di difendersi. Lo studio, pubblicato su Biomolecules,  doi.org/10.3390/biom10020200  è stato condotto nell’ambito del progetto Bioprime, finanziato dal MIPAAF.

Il metodo

In laboratorio viene prodotto naturalmente, attraverso fermentazione batterica l‘RNA, una molecola polimerica (ossia una macromolecola) naturale, implicata in vari ruoli biologici e presente in ogni organismo vivente. Questa, una volta applicata alla pianta o sui frutti in post-raccolta, induce la formazione di molecole specifiche da parte della pianta, che, comportandosi in modo simile agli anticorpi degli animali, rispondono quando quel patogeno attacca la pianta e ne bloccano la crescita.

E’ stato sperimentato su piante di vite in vaso di 6 anni, in produzione con irrigazione controllata, in ambiente semi-naturale, posizionate, cioè, a lato di un vigneto naturale per rendere le condizioni uniformi e per riprodurre il più possibile la situazione del vigneto. Nello specifico, è stata valutata l’efficacia in pre e post-raccolta (su 72 piante in totale).

I risultati

Sono ottimi per entrambe le sperimentazioni, con un particolare rilievo per i risultati in post raccolta: i grappoli non trattati sviluppano elevate percentuali di acini attaccati dalla botrite (oltre l’80%), mentre, invece, quelli trattati con le applicazioni di RNA hanno danni quasi impercettibili (al di sotto del 5%).

Si tratta, quindi, di un metodo sostenibile, in grado di agire solo su un singolo patogeno, senza che tutti gli altri microorganismi associati alla pianta ne vengano in nessun modo intaccati. Questo per la vite è un aspetto molto importante, perchè il microbial terroir è un valore aggiunto e caratterizzante del prodotto finale. Inoltre, le molecole di RNA utilizzate sono assolutamente biodegradabili e la loro produzione è rispettosa per l'ambiente.

Le prospettive

Questo è solo l’inizio: “La botrite è stato un modo di provare la validità del metodo poichè permette degli esperimenti rapidi e facilmente controllabili – affermano Walter Chitarra e Luca Nerva, ricercatori CREA che hanno coordinato lo studio - Visti i risultati positivi, stiamo per applicare il metodo contro il mal dell’esca e contro la cimice asiatica (in concerto con gli entomologi dell’Università di Padova). Per ora, abbiamo effettuato un primo test con cimici allevate su piante di pomodoro e i risultati sono molto promettenti. La mortalità delle cimici sulle piante vaccinate era quasi il doppio rispetto alle piante controllo. Entro l’estate contiamo di completare questo lavoro ed iniziare le sperimentazioni sul mal dell'esca”.

lunedì 2 marzo 2020

Verso un’agricoltura senza pesticidi: nasce l’alleanza europea degli istituti di ricerca

Verso un’agricoltura libera da pesticidi, questa la dichiarazione di intenti per ridurre l'utilizzo dei fitofarmaci di sintesi in agricoltura sottoscritta da 24 istituti di 16 Paesi europei. L’Italia presente con la Sant’Anna di Pisa, il CNR e Alma Mater di Bologna. Primo obiettivo una road map scientifica da presentare alla Commissione Ue.






Favorire la riduzione dell’uso dei pesticidi di sintesi in agricoltura. E' la dichiarazione di intenti ('Verso un’agricoltura libera da pesticidi') sottoscritta nei giorni scorsi a Parigi da parte dei rappresentanti di 24 organizzazioni di ricerca, distribuite in 16 paesi europei, a margine del Salone internazionale dell’agricoltura, con il supporto del Ministro dell’agricoltura francese e alla presenza del Ministro per gli affari europei e dei rappresentanti di tre istituzioni italiane: Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, Cnr, Università di Bologna. Inoltre, Paolo Barberi, docente  di agronomia presso l'Istituto di scienze della vita, ha partecipato alla firma come responsabile scientifico per la Scuola Superiore Sant’Anna, su nomina della rettrice Sabina Nuti.

La messa a punto della dichiarazione di intenti è avvenuta sotto il coordinamento dell’Istituto francese per la Ricerca agronomica e ambientale (Inrae) e dei due istituti tedeschi Zalf e Julius Kühn, riunendo la comunità di ricerca europea attorno alla visione di un’agricoltura dove l’utilizzo dei pesticidi di sintesi vada diminuendo.

La dichiarazione di intenti ha sancito la nascita di un’alleanza europea per la ricerca, che si è posta il primo obiettivo di presentare una roadmap scientifica, presentata a breve alla Commissione europea, come contributo al nuovo 'Green Deal Europeo' approvato dalla stessa Commissione a dicembre 2019.

In tutta Europa, la forte richiesta da parte delle autorità pubbliche, degli operatori agricoli e della società in generale sta agendo da stimolo per la ricerca a individuare soluzioni,  che accelerino una transizione ecologica dell’agricoltura. Per affrontare questa sfida, la dichiarazione congiunta di intenti punta a ripensare il modo di fare ricerca e a sviluppare strategie comuni innovative, tanto di ricerca quanto di sperimentazione agricola, non soltanto a livello nazionale ma in tutto il continente europeo.

In dettaglio tutte le istituzioni che hanno aderito alla dichiarazione di intenti al 23 febbraio 2020:

  1. Aarhus University, Danimarca

  2. Agricultural Academy, Bulgaria

  3. Agricultural University of Athens, Grecia

  4. Agroscope, Svizzera

  5. Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, Italia

  6. Centre de coopération internationale en recherche agronomique pour le développement (Cirad), Francia

  7. Consiglio nazionale delle ricerche, Italia

  8. Hungarian Research Institute of Organic Agriculture, Ungheria

  9. French National Research Institute for Agriculture, Food and Environment – InraeE, Francia

10. Institute of Agriculture and Food Biotechnology – Ibprs, Polonia

11. Julius Kühn-Institute – Jki, Germania

12. Latvia University of Life Sciences and Technologies, Lettonia

13. Leibniz Centre for Agricultural Landscape Research – Zalf, Germania

14. National Agriculture Research and Innovation Centre – Naik, Ungheria

15. Natural Resources Institute Finland – Luke, Finlandia

16. Rzeszow University of Technology, Polonia

17. Scuola Superiore Sant’Anna – Pisa, Italia

18. Swedish University of Agricultural Sciences – Slu, Svezia

19. Szent István University, Ungheria

20. Teagasc – Agriculture and Food Development Authority, Irlanda

21. University of Agricultural Sciences and Veterinary Medicine – Usamv – Bucarest, Romania

22. University of Life Sciences in Lublin, Polonia

23. Vytautas Magnus University Agriculture Academy, Lituania

24. Zagreb University, Faculty of Agriculture, Cro

giovedì 27 febbraio 2020

Ricerca, conservazione del vino: anche piccole differenze di temperatura impattano significativamente su qualità e longevità

Verso una temperatura ideale di conservazione del vino. Uno studio dell'Australian Wine Research Institute ha messo in luce che anche piccole differenze di temperatura impattano significativamente su qualità e longevità del vino. 


Un nuovo studio dell'Australian Wine Research Institute ha messo in luce che anche modeste differenze di temperatura possono avere un impatto misurabile sullo sviluppo di un vino in bottiglia in termini di conservabilità, evoluzione e qualità.




La ricerca getta una nuova luce, sfatando la convinzione comune che solo temperature estreme potessero impattare negativamente su conservabilità, evoluzione e qualità post-imbottigliamento dei vini. Attraverso lo studio iricercatori sono riusciti a dare un ulteriore risposta sulla questione della cosiddetta shelf life di un vino, in quanto nel post-imbottigliamento il vino inizia ad invecchiare attraverso una complessa interazione di diversi processi chimici che rendono difficile quantificare l'impatto della temperatura di conservazione. Faccio presente che la shelf life è definita come il periodo in cui si ha la sicurezza che il prodotto mantenga le caratteristiche sensoriali, chimiche e fisiche desiderate. La shelf life del vino è molto variabile in funzione della condizione iniziale del prodotto, incluso il packaging, e delle condizioni di conservazione e trasporto. I cambiamenti chimici nel vino possono avvenire con diverse velocità e la costante di velocità della reazione chimica è legata in maniera esponenziale appunto alla temperatura del sistema secondo l’equazione di Arrhenius. La velocità relativa di assorbimento di ossigeno e calo dell’SO2 nel vino aumenterà al crescere della temperatura.

Come è evidente, l’invecchiamento del vino in bottiglia è in sostanza il risultato di molte reazioni ed ognuna di esse avviene ad una data certa velocità diversamente influenzata dalle variazioni di  temperatura, che modificano la composizione del vino e che, sotto un punto di vista macroscopico, si manifestano attraverso il colore. Queste variazioni di temperatura durante il periodo di conservazione del vino possono ad esempio causare cambiamenti nella pressione dello spazio tra tappo e bottiglia, in quanto la solubilizzazione dell’ossigeno dell'aria in esso contenuta viene modificata. Pressioni elevate infatti sono accompagnate da un aumento di ossigeno disciolto nel vino, favorendo le inattese ossidazioni post-imbottigliamento.

Il presente studio si è focalizzato, attraverso appositi test in laboratorio, sulla presenza di anidride solforosa (SO2). Questo composto viene aggiunto, alle dovute concentrazioni, al mosto o al vino durante i processi di vinificazione per le seguenti proprietà:

antiossidanti: SO2 protegge il vino dall'ossidazione provocata dal contatto con l'aria. In particolare impedisce l’ossidazione delle sostanze coloranti, dei tannini, degli aromi, dell’alcol e del ferro;

antisettiche: SO2 ha un effetto selettivo sui lieviti e distrugge o blocca lo sviluppo dei batteri della fermentazione malolattica e di quelli responsabili di malattie gravi dei vini;

solubilizzanti: SO2 facilita l'estrazione delle sostanze coloranti dalla buccia degli acini.

Inoltre, l’anidride solforosa, aggiunta in piccole dosi, determina un sensibile miglioramento del gusto proteggendo gli aromi, facendo sparire il gusto di svanito e i gusti di marcio o di muffa.

La concentrazione di SO2 nel vino preso in esame è stato il parametro per comprenderne lo sviluppo attraverso test effettuati in laboratorio. Sei casse di Cabernet Sauvignon del 2016 sono state acquistate in un normale negozio di vini. Le bottiglie in questione erano provviste di tappo a vite in quanto le differenze nella composizione dei prodotti correlate al tipo di chiusura applicata iniziano ad essere evidenti solo in condizioni estreme di stoccaggio: tempi molto lunghi o alte temperature di conservazione. 

Tre di queste casse sono state conservate in laboratorio a temperatura controllata di 15.1°C, (standard deviation 0.3°C) e le altre tre alla temperatura di 21.5°C, (standard deviation 1.8°C) per un periodo di 12 mesi. Ogni mese tre bottiglie sono state prelevate dai rispettivi laboratori ed analizzate per determinare l'SO2 sia libera che totale attraverso l'utilizzo di analizzatore AWRI (Porter et al. 2017). Faccio presente che nel vino, una parte di anidride solforosa, detta libera, si trova sotto forma di gas o allo stato di combinazioni inorganiche (H2SO3, HSO3- e SO32-) che è poi quella parte in grado di svolgere l'azione antisettica. Parliamo invece di SO2 combinata quando è invece legata a sostanze di natura aldeidica, presenti nel vino. La somma dell'anidride solforosa libera e dell’anidride solforosa combinata costituisce l’anidride solforosa totale.

Allo scadere dei 12 mesi tutte le bottiglie di vino sono state inoltre analizzate per determinarne le differenze organolettiche (pH/TA, titolo alcometrico, glucosio, fruttosio, acido malico e acetico) e eventuali modifiche riguardo al colore ed ai fenoli. I risultati in questo caso non hanno mostrato significative differenze.

Per quanto riguarda invece la presenza di anidride solforosa, dopo 12 mesi la differenza di quella libera tra i due campioni di vino era 5,1 mg / L (inferiore del 22% nei campioni stoccati con temperatura più alta. Per la SO2 totale la differenza era di 9 mg / L (16% inferiore). Questi risultati suggeriscono che, a ragione di una significativa differenza in SO2, il vino conservato a 21,5°C ha con molta probabilità una durata significativamente più breve di quella conservato a 15,1°C.

I risultati dei test hanno messo in luce quindi che anche piccole differenze di temperatura possono avere un impatto misurabile sullo sviluppo di un vino in bottiglia. Va messo in evidenza che il campione di Sauvignon Cabernet utilizzato in questo studio era un vino di prima fascia, ovvero non con lo stesso potenziale di invecchiamento di un premium, ma comunque idoneo per gli obbiettivi della ricerca. In definitiva il presente studio ha dimostrato che differenze di temperatura  relativamente modeste nella conservazione di un vino per un periodo prolungato possono essere quantificabili e quindi in grado di essere prese in considerazione per ulteriori lavori.



Referenze
Porter, B.; Barton, M.; Newell, B.; Hoxey, L. and Wilkes, E. (2017) A new validated method for the determination of free and total sulfur dioxide using a discrete analyser. AWRI Tech. Rev. 231:6-11. Somers, T.C. and Evans, M.E. (1977) Spectral evaluation of young red wines: anthocyanin equilibria, total phenolics, free and molecular SO2, “chemical age”. J. Sci. Food Agric. 28:279-287

lunedì 24 febbraio 2020

Enoturismo: verso un itinerario franco-italiano di vigneti alpini

Allo studio un percorso transfrontaliero di vigneti alpini di Savoia, Valle d'Aosta e Piemonte. Il progetto si concluderà nel corso del 2020.






Allo studio un percorso transfrontaliero di vigneti alpini di Savoia, Valle d'Aosta e Piemonte, grazie al progetto "Alcotra" avviato nel 2016 tra Francia e Italia. L'obiettivo è la conservazione dei paesaggi vitivinicoli e lo sviluppo dell'enoturismo.

Il progetto prende piede dalla considerazione che, ben prima del tracciamento dei confini amministrativi tra le nazioni e le regioni segnassero la storia dei singoli territori, le montagne torinesi, valdostane e savoiarde erano profondamente collegate. Sui due lati delle Alpi si coltivava la vite, spesso aggrappata a pendii scoscesi; i vitigni selezionati e adattati a queste condizioni ambientali venivano scambiati, seguendo il flusso di mercanti e viaggiatori.

La comune storia dei viticoltori, il singolare e prezioso paesaggio delle vigne addossate ai versanti sono di fatto i punti di partenza per esplorare con un nuovo sguardo le tre regioni, che già si offrono al visitatore per molte attrattive culturali, naturalistiche e sportive.

L'itinerario integrerà l'offerta turistica legata alla gastronomia, alla degustazione, alla geografia, alla storia e alla cultura. Verrà inoltre sviluppata un'applicazione digitale del percorso virtuale per renderlo noto ai visitatori.

l progetto opera in tre ambiti strategici: valori comuni e formazione degli operatori, riabilitazione del paesaggio, promozione turistica.

I punti salienti della sono: conoscere il mercato turistico e le strategie di marketing più opportune; riconoscere le eccellenze paesaggistiche da conservare o recuperare, in particolare i vigneti terrazzati e su pendio; identificare le connessioni socio-antropologiche, storiche, economiche che fondano l’immagine della viticoltura locale per promuovere la diffusione dei valori comuni e condivisi dagli abitanti e dagli operatori economici dei territori viticoli.

Sono previste inoltre attività informative, formative e di sensibilizzazione rivolte a protagonisti del settore viticolo e turistico, istituzioni, studenti, organismi di ricerca e università per arricchire la consapevolezza degli operatori della ricchezza del patrimonio fisico e culturale.