giovedì 23 settembre 2021

Alimentazione e salute, il futuro è un olio EVO più performante per la salute

Il futuro è un olio EVO più performante per la salute. Presentato oggi il Progetto ARISTOIL PLUS che vede la partnership dell’Associazione Nazionale Città dell’Olio con Svi.Med. onlus. Nasce il Cluster “Med Healthy Olive Oil”.

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Presentato oggi dall’Associazione Nazionale Città dell’Olio in collaborazione con Svi.Med. onlus ARISTOIL PLUS, un progetto di cooperazione transnazionale portato avanti da cinque organizzazioni di quattro Paesi: Grecia, Italia, Spagna e Montenegro. Il progetto è co-finanziato da fondi FESR e IPA attraverso il Programma di Cooperazione Territoriale Europea Interreg MED.

ARISTOIL PLUS raccoglie e integra l’eredità di ARISTOIL (https://aristoil.eu), anch’esso finanziato dal FESR attraverso l'Interreg MED e attuato nel periodo 2016-2020 nato con l’obiettivo di rafforzare la competitività del settore olivicolo mediterraneo attraverso lo sviluppo di metodologie innovative di produzione e controllo della qualità relative alle proprietà salutistiche dell'olio extra-vergine d’oliva (EVO).

Il nuovo progetto ARISTOIL PLUS parte col preciso obiettivo di trasferire alcuni dei più importanti risultati di ARISTOIL in nuovi territori e a nuovi beneficiari, a partire dalle Linee guida per i produttori di olio d'oliva EVO e il Cluster “Med Healthy Olive Oil” per l'olio di oliva EVO salutistico, facendo leva in particolare su attività di sviluppo delle competenze e di formazione. L'approccio multilivello del progetto ARISTOIL PLUS mira al coinvolgimento di un importante numero di portatori di interesse che vanno dal settore privato al settore pubblico e dal mondo accademico ai consumatori in qualità di beneficiari finali. In tale contesto si configura il ruolo di primo piano di ANCO – Associazione Nazionale Città dell’Olio.

“Come Associazione Nazionale Città dell’Olio – dichiara Michele Sonnessa, presidente ANCO – abbiamo accolto l’invito ad entrare nel Progetto ARISTOIL PLUS con grande entusiasmo. La nostra distribuzione capillare sul territorio italiano offre la possibilità di una diffusa attività di informazione e di promozione di un’iniziativa progettuale che mira alla sempre maggiore consapevolezza del potenziale nutraceutico dell’olio EVO. Ci rivolgeremo pertanto sia ai produttori che ai consumatori attraverso la realizzazione di living lab in alcuni territori delle Città dell’Olio per trasmettere una nuova e maggiore sensibilità rispetto ad un alimento insostituibile e parte integrante della Dieta Mediterranea”.

In estrema sintesi il progetto ARSISTOIL PLUS si propone di aumentare la consapevolezza degli attori olivicoli mediterranei sui benefici e sui metodi di produzione dell'olio EVO ricco di polifenoli e di accrescere la consapevolezza dei consumatori sui suoi benefici salutistici.

“Durante la prima fase del Progetto ARISTOIL – sottolinea Emilia Arrabito, Direttore Svi.Med. onlus, sono state tracciate le linee guida operative e il lavoro, oltre a momenti formativi e informativi, si è concentrato sulla verifica dei requisiti indispensabili che l’olio EVO deve presentare per avere reali effetti benefici sulla salute. Ne è emersa una fotografia interessante delle potenzialità nutraceutiche di questo prodotto prezioso, tutte da sviluppare ulteriormente al fine di garantire una crescente performance produttiva a tutto vantaggio della salute del consumatore”.

I campioni che sono stati analizzati provengono da una selezione di prodotto condotta in Italia tra il 2017 e 2020. Negli stessi sono stati rilevati i livelli di polifenoli in relazione ai parametri di produzione, relativamente alle fasi di maturazione, tempo e temperatura del processo di gramolatura che influiscono notevolmente sul contenuto e sul profilo fenolico (ref. Linee Guida ARISTOIL).

“I polifenoli dell’olio extra-vergine di oliva – continua Emilia Arrabito - contribuiscono alla protezione dei lipidi ematici dallo stress ossidativo e sono tra i principali antagonisti nella lotta contro le malattie correlate all’infiammazione, tra cui le malattie degenerative articolari, le neuro – degenerative e alcuni tumori come quello del seno, dell’intestino e della prostata. L’effetto benefico protettivo si ottiene consumando degli oli EVO che presentano una concentrazione di polifenoli che sia almeno >300 mg/kg e facendo una dieta bilanciata. Dalle analisi condotte dal progetto Aristoil in Italia dal 2017 al 2020 su ca 900 campioni analizzati una percentuale del 40% presenta il livello minimo di concentrazione necessaria. Si può migliorare”.

“Siamo convinti – conclude Sonnessa – che un prodotto salutistico offra un vantaggio competitivo per i produttori che vorranno adottare questi parametri. Introdurre sul mercato un nuovo prodotto di alto valore aggiunto qual è l’accresciuta proprietà antiossidante, porta a interpretare l’olio EVO non più come condimento addizionale ma come vero e proprio elemento costituente della propria dieta. Alle buone pratiche che oggi realizzano un buon prodotto, va quindi aggiunto un plus migliorativo che può dare origine ad una nuova e convincente categoria di Olio extra-vergine”.

Garantire la formazione della comunità degli attori e dei portatori di interesse del settore dell’olio EVO per fornire servizi a supporto dello sviluppo di un vantaggio competitivo per un prodotto salutistico è la sfida di una task force di spessore: dalle associazioni di produttori, ai singoli produttori, agli olivicoltori, ai frantoiani. E poi le associazioni di categoria e gli enti pubblici di Grecia, Italia, Spagna, Montenegro e Albania che, in qualità di partner associati strategici, supporteranno la capitalizzazione e condivisione del know-how guidando la crescita per la costruzione del Cluster “Med Healthy Olive Oil”.

In Italia i partner associati di progetto sono il Dipartimento dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF - MIPAAF), il Consorzio Olivicolo Italiano (UNAPROL), l’Associazione Internazionale Ristoranti dell'Olio (AIRO), la Società Campana Beni Culturali, (SCABEC) e il Comune di Larino.

La partnership internazionale è composta in parte da organizzazioni precedentemente coinvolte nel progetto ARISTOIL ed in particolare: GECT EFXINI POLI – Capofila, GR - SVIMED - Centro EuroMediterraneo per lo Sviluppo Sostenibile, Ragusa, IT - CCSEV - Camera di Commercio Ufficiale dell'Industria e della Navigazione di Siviglia, ES - VALDANOS – Associazione per l’olivicoltura regionale sostenibile, ME - ANCO – Associazione nazionale Città dell'Olio, IT

Innovazione in campo agro-ambientale, lo stato dell'arte della ricerca sul territorio piemontese

Dalla difesa sostenibile della vite e di altre colture, all’agricoltura circolare, dalla valorizzazione degli scarti alla diagnostica avanzata dei patogeni e la salute del suolo: sono i progetti dell'Università di Torino e Agroinnova. Ecco i risultati delle ricerche sul territorio piemontese. 





Per la prima volta dall’inizio della situazione pandemica, Agroinnova, il Centro di Competenza per l’Innovazione in campo agro-ambientale dell’Università di Torino, apre le proprie strutture e racconta le continue e numerose ricerche portate avanti per trasferire i risultati di importanti progetti europei sul territorio piemontese. 

Le ricerche condotte nell’ambito di grandi consorzi europei hanno permesso e permettono di affrontare in modo completo, con l’aiuto di partner di altri paesi, problemi complessi. I risultati di tali progetti hanno ricadute positive molto ampie, che interessano tutti i Paesi e i partner interessati. Questo è, del resto, l’effetto della ricerca europea: affrontare in maniera completa problemi complessi, cercando di rendere più competitive le aziende del territorio.

Al termine del programma Horizon 2020, Agroinnova, che ha visto finanziati ben 7 progetti nel campo della difesa sostenibile delle colture, dell’agricoltura circolare, della valorizzazione degli scarti, della diagnostica avanzata dei patogeni, della salute del suolo, sta oggi lavorando per trasferire e sostenere l’innovazione delle imprese piemontesi e italiane, con il contributo della Regione Piemonte e del sistema delle Fondazioni bancarie del territorio.

“I risultati conseguiti attraverso i progetti europei devono innanzitutto portare dei risultati concreti alle imprese del territorio per sviluppare velocemente soluzioni in grado di ridurre l’impiego di agrofarmaci in agricoltura, garantendo al tempo stesso una difesa efficace per le colture – ha dichiarato Angelo Garibaldi, Presidente del Centro – I nuovi progetti intrapresi, sia europei che regionali, si concentrano tutti sul miglioramento delle pratiche di difesa sostenibile, tema a noi caro da sempre”.

Sono molte le ricerche oggi in corso sul territorio piemontese:

La difesa sostenibile della vite viene affrontata attraverso due progetti finanziati dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo e uno finanziato dal Programma di Sviluppo Rurale (PSR) della Regione Piemonte per sostituire e/o affiancare i fungicidi tradizionali con prodotti a basso impatto ambientale. 

A proposito della difesa sostenibile delle colture frutticole (con finanziamenti dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Saluzzo, e dalle Fondazioni Cassa di Risparmio di Cuneo, Fossano, Saluzzo e Savigliano), Agroinnova sta lavorando per ridurre i trattamenti che utilizzano i mezzi chimici a favore di prodotti biologici e/o mezzi fisici in post-raccolta, e per studiare le malattie che interessano alcune colture in Piemonte (es. piccoli frutti, …).

Agli inizi del 2021 è stato approvato il progetto Circular Health for Industry, finanziato dalla Compagnia di San Paolo di Torino per approfondire il tema della salute circolare, applicando l’intelligenza artificiale nelle aziende agro-alimentari.

Uno dei pilastri delle ricerche di Agroinnova è sicuramente la difesa sostenibile delle colture orticole. La Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo e la Regione Piemonte attraverso il PSR hanno finanziato due progetti con l’obiettivo di effettuare un attento monitoraggio delle colture per quanto riguarda la situazione fitosanitaria e di studiare l’impiego di induttori di resistenza nella difesa da alcuni parassiti.

Dalle piattaforme tecnologiche finanziate dal programma FESR (Fondo Europeo Sviluppo regionale) della Regione Piemonte sono stati finanziati un progetto sulla valorizzazione degli scarti con impiego in agricoltura (Prime), sfruttandone le capacità repressive verso alcuni patogeni, e un progetto sull’impiego dell’Intelligenza artificiale per la difesa delle colture, con l’utilizzo di macchine e tecnologie innovative (Marcel).

“Ogni progetto – ha concluso Maria Lodovica Gullino, Direttore del Centro – prevede la partecipazione di alcune aziende che possono beneficiare direttamente dei risultati e che, a loro volta, facendo da testimonial di nuove tecnologie, spingeranno altre aziende a innovarsi. Oggi il 20% dei nostri finanziamenti arriva da privati e credo che sia davvero motivo di orgoglio. Non dimentichiamoci che in diciannove anni di vita il Centro ha dato vita a due imprese. Anche questo è frutto del lavoro svolto a livello europeo e del rapporto con il territorio.”

Il rapporto con il territorio passa anche attraverso due centri, il Laboratorio di diagnostica fitopatologica e il Centro sulla sanità del materiale di propagazione, accreditati dalla Regione Piemonte per effettuare analisi fitosanitarie e studi su piante e materiale propagativo, offrendo competenza sul territorio.

Partner storico è Agrion, Fondazione per la ricerca, l’innovazione e lo sviluppo tecnologico dell’agricoltura piemontese, a garantire un rapidissimo effetto moltiplicatore dei risultati e a completare la catena della ricerca.

Nel complesso, i progetti descritti, del valore di qualche centinaio di migliaia di euro all’anno e che rappresentano il 20% degli investimenti totali:

- hanno un forte impatto sulle imprese del territorio;

- affrontano, cercando di trovare soluzioni concrete, problemi locali;

- offrono opportunità di lavoro a giovani laureati;

- danno concretezza alle ricerche del Centro;

- consentono una completa circolarità della ricerca, coinvolgendo tutti gli attori.

PROGETTI DI RICERCA FINANZIATI DAL PROGRAMMA EUROPEO HORIZON 2020

EMPHASIS è stato incentrato sull’elaborazione di nuovi prodotti, tecniche e tecnologie per contrastare le emergenze fitosanitarie dovute alla diffusione di parassiti animali e vegetali alieni su diverse colture. Sono stati sviluppati modelli epidemiologici più efficaci allo scopo di prevedere l’arrivo di nuovi agenti patogeni. Le ricerche si sono inoltre incentrate sulla definizione di strategie di protezione puntuali in grado di ridurre l’utilizzo degli agrofarmaci conformemente alla normativa ambientale comunitaria e sullo sviluppo di tecniche diagnostiche. 

EUCLID è frutto dell’evidente espansione del mercato euro-cinese, il progetto europeo EUCLID, EU-CHINA Lever for IPM Demonstration ha sviluppato metodi sostenibili di gestione dei parassiti in Europa e Cina al fine di ridurre gli effetti negativi degli agrofarmaci sulla salute umana e sull'ambiente, ridurre le perdite economiche in agricoltura e fornire supporto scientifico alle politiche agricole dell’Europa e della Cina.

VALITEST si è occupato di una diagnosi preventiva e di una risposta rapida per ridurre il rischio di ingresso e diffusione dei parassiti delle piante e il loro impatto. Si è concentrato sulla validazione di molteplici tecniche diagnostiche, attraverso un percorso di armonizzazione tra diversi centri di ricerca europea. 

NUTRIMAN, una rete tematica su fertilizzanti organici a base di azoto e fosforo, ha raccolto le conoscenze su prodotti, tecnologie, applicazioni e pratiche relative al loro recupero. Si è occupato di collegare risultati innovativi, competitivi e pronti a entrare sul mercato, provenienti da programmi scientifici e pratiche industriali ad alta maturità scientifica, con il settore primario, nell’interesse e beneficio degli operatori agricoli.

EXCALIBUR sta studiando le interazioni tra microorganismi del suolo e piante; sta ottimizzando le formulazioni degli agrofarmaci biologici e il loro metodo di applicazione in base alla biodiversità tellurica autoctona e sta sviluppando una strategia generale di gestione agricola valutandone l’impatto ambientale ed economico. 

EUREKA si sta occupando di creare una conoscenza scientifica condivisa più ampia innanzitutto attraverso l’analisi di quello che è stato fatto: attività, strategie e risultati di comunicazione di tutti i progetti, cosiddetti Multi-actors approach, di Horizon 2020. Attraverso la selezione delle ricerche scientifiche più rilevanti e di maggiore impatto per la comunità rurale, il progetto EUREKA metterà a disposizione un database online facilmente consultabile e soprattutto open source, cosiddetto The EU FarmBook.

WalNUT ha come obiettivo quello di sviluppare soluzioni tecnologiche in grado di ridefinire le catene di approvvigionamento di elementi nutritivi a partire dalle acque reflue ed il loro valore. Saranno avviati cinque impianti pilota per il recupero di nutrienti da acque reflue combinando diversi processi (fisico-chimici, biologici), avendo inoltre come obiettivo quello di minimizzare gli impatti ambientali. I prodotti biofertilizzanti ottenuti seguiranno una accurata valutazione della qualità in vista di un loro posizionamento ottimale sul mercato. 

Nello specifico per quanto concerne la difesa sostenibile della vite da peronospora e mal bianco è stata validata in campo l’efficacia di sali, prodotti alternativi ai fungicidi per la difesa; modelli previsionali e individuazione di alcuni meccanismi di azione di induttori di resistenza. Verifica dell’impatto dei trattamenti sulla qualità delle uve e del mosto.

mercoledì 22 settembre 2021

Vini "resistenti", la Fondazione Mach organizza la prima rassegna nazionale

L'evento si terrà in autunno e si articolerà in due eventi: la valutazione dei vini e la premiazione delle cantine vincitrici. Iscrizioni per le aziende aperte fino al 15 ottobre. Le aziende vitivinicole interessate a partecipare possono presentare domanda di iscrizione, scaricabile sul sito www.fmach.it, entro il 15 ottobre.




La Fondazione Edmund Mach di San Michele all'Adige organizza in autunno la prima rassegna, a livello nazionale, dei vini "resistenti". L'evento si articolerà in due giornate: il 18 novembre la valutazione dei vini a cura di una qualificata commissione e il 2 dicembre la cerimonia pubblica di premiazione. Le aziende vitivinicole interessate a partecipare possono presentare domanda di iscrizione, scaricabile sul sito www.fmach.it, entro il 15 ottobre.

Facendo tesoro dell'eredità acquisita sia con l'attività di ricerca e sperimentazione sulle varietà tolleranti alle principali patologie fungine che hanno portato di recente la FEM ad iscrivere del Registro nazionale quattro nuove varietà che con il concorso dei vini del territorio ormai giunto alla sua quarta edizione, è nata l'idea di dar vita a questa manifestazione che intende valorizzare e promuovere i vitigni innovativi e sostenibili in gradi di offrire tolleranza alle malattie fungine riducendo sensibilmente l'uso degli agrofarmaci. La manifestazione ha lo scopo dunque di promuovere la conoscenza di queste nuove varietà attraverso un confronto tra vini prodotti con almeno il 95 per cento di uve provenienti da varietà PIWI (PilzWiderstandsfähig).

I vini partecipanti saranno valutati da una commissione composta da 24 esperti selezionati tra enologi, enotecnici, giornalisti, sommelier e ricercatori afferenti al mondo agroalimentare attraverso una valutazione atta non solo a definire un punteggio ma anche ad attribuire parametri descrittivi ai vini per ogni singola categoria. La degustazione avverrà nella giornata di giovedì 18 novembre, mentre giovedì 2 dicembre si terrà la cerimonia di consegna dei premi ai vincitori, alla presenza di Luigi Moio presidente dell'OIV, organizzazione internazionale della vite e del vino, nonchè professore di Enologia presso l'Università di Napoli e direttore dell'Istituto di Scienza della Vigna e del Vino.

I vini concorreranno nelle seguenti categorie: rossi, bianchi, bianchi a macerazione prolungata Orange, spumante metodo classico bianchi, spumante metodo classico Rosè, spumante metodo classico Charmat bianchi, spumante metodo charmat Rosè, vini frizzanti con fondo, vini da uve soggette ad appassimento.

lunedì 20 settembre 2021

Vino e ricerca, nasce strumento online gratuito per varietà di uva resistenti ai climi più caldi

Finanziato da Wine Australia e sviluppato da CSIRO nasce un nuovo strumento online gratuito che raccoglie dati su 465 diverse varietà di uve da vino adatte ai climi più caldi.  Il Variety Selector Tool riunisce informazioni e dati sviluppati in sei anni attraverso diversi progetti di ricerca.  




Finanziato da Wine Australia e sviluppato da Peter Clingeleffer e dalla sua collega Hilary Davis del CSIRO, il Variety Selector Tool contiene informazioni sulla fenologia dell'uva, sui tratti di crescita e sulla composizione dei frutti per 465 varietà coltivate in condizioni climatiche estremamente calde in scenari futuri di cambiamento climatico. Lo strumento identifica le varietà con un breve periodo di crescita (stagionalità) o chiome più piccole per ridurre il fabbisogno idrico e gli input per il controllo di parassiti e malattie.  

È possibile accedere ai dati dallo strumento di selezione delle varietà in due modi: selezionando una varietà nota di interesse o utilizzando la funzione di ordinamento per identificare le varietà che soddisfano i criteri di selezione chiave.

Le varietà possono essere selezionate sulla base di caratteri come il colore della bacca, i caratteri fenologici, la stagionalità (dal germogliamento alla raccolta), l'indice di area fogliare (come indicatore del vigore) e i dati sulla composizione del frutto, tra cui il pH del succo, l'acidità titolabile, il tartrato al malato rapporto (come indicatore dell'equilibrio acido) e per le varietà rosse, antociani totali a bacca.  

È interessante notare che il team di ricerca ha scoperto che, sulla base dei risultati, le varietà a maturazione precoce generalmente avevano una migliore composizione dei frutti per la produzione di vino rispetto alle varietà a maturazione tardiva, nonostante il raccolto in condizioni più calde.

Come utilizzare lo strumento: un'istantanea degli scenari futuri

Lo studio è stato condotto in un clima interno caldo per aiutare a identificare le varietà con caratteristiche favorevoli che potrebbero funzionare bene in scenari futuri di cambiamento climatico. 

Per esempio:

Le informazioni fenologiche possono essere utilizzate per identificare varietà a maturazione precoce e tardiva per estendere la stagione e ridurre al minimo i rischi associati alle stagioni compresse.

Le informazioni sul germogliamento possono essere utilizzate per identificare le varietà a scoppio tardivo che possono fornire protezione contro le prime gelate primaverili.

Le informazioni sull'indice dell'area fogliare possono essere utilizzate per identificare le varietà con minori esigenze idriche associate a chiome più piccole.

Le informazioni sulla stagionalità possono essere utilizzate per identificare le varietà con un periodo di crescita più breve e quindi un minore fabbisogno idrico e bassi input per il controllo di parassiti e malattie.

I dati sulla composizione dei frutti possono essere utilizzati per identificare le varietà con una composizione ottimale dei frutti quando coltivate in condizioni di caldo. (È importante sottolineare che i dati sulla composizione dei frutti possono essere utilizzati per identificare varietà con caratteristiche di scarsa maturazione che non sarebbero adatte a crescere in condizioni più fresche).

Le informazioni sugli antociani delle bacche possono essere utilizzate per identificare le varietà che svilupperanno alti livelli di colore in condizioni più calde rispetto alle varietà standard.      

Lo strumento non affronta direttamente la selezione di varietà adatte alla produzione di vino a basso contenuto alcolico, i dati sulla composizione della frutta per ciascuna varietà potrebbero essere utilizzati per identificare quelle con bassi livelli di zucchero che hanno un buon pH, equilibrio acido e concentrazioni di antociani.  Di fatto le varietà con elevata acidità a livelli di zucchero più elevati non sono adatte a una produzione di vino a bassa gradazione alcolica.     

Lo strumento è disponibile su grapevinevariety.com

venerdì 17 settembre 2021

Vino e territori. Lessini Durello: un libro per sancire la sua unicità

Lessini Durello: un libro per sancire la sua unicità. Esce il volume che ci racconta la durella per carpirne tutti i segreti e con una raccolta completa degli studi su quest’uva autoctona. Il libro, edito grazie al Contributo della Camera di Commercio di Verona è stato presentato presso Rocca Sveva.




Una raccolta di tutto ciò che si deve sapere sulla durella in uno studio durato vent’anni. Dal clima alla caratterizzazione dei vari areali, il libro è la testimonianza di tutti coloro che hanno lavorato per anni per la valorizzazione di quest’uva. Non bastano le 300 pagine di racconto sulla durella per carpirne tutti i segreti ma di certo il volume che è stato presentato presso Rocca Sveva a Soave è la raccolta più completa degli studi su quest’uva autoctona. Il libro, edito grazie al Contributo della Camera di Commercio di Verona, vedrà un tour di presentazioni che culminerà il 9 ottobre a Hosteria Verona.

Il lavoro su questo libro nasce dalla rilettura delle degustazioni effettuate venti anni fa dei vini prodotti nei vari areali della denominazione comparata con una degustazione con vini odierni. I profili aromatici così come l’acidità risultavano cambiati pertanto si è voluto indagare sulle motivazioni. Il contatto con Luigi Mariani, noto agrometereologo, ha dato molte informazioni sulla risposta della durella ai cambiamenti climatici, diventando la spina dorsale di questo libro.

Nelle 300 pagine del libro con titolo “Il Durello dei Monti Lessini: identità e carattere di un autentico autoctono“ sono declinati tutti gli aspetti del comportamento della durella e i fattori che ne determinano l’unicità. Dai suoli, alle origini genetiche, alle differenze date dalle varie zone del comprensorio, ai cloni: uno degli studi più approfonditi su un’uva che sta suscitando sempre più interesse sia di operatori che di winelovers. Non manca uno spazio dedicato alla scoperta delle altre varietà autoctone del territorio della Lessinia. Un libro quindi che diventa una sorta di validazione scientifica, dati alla mano, delle potenzialità di quest’uva dalle origini antichissime. Questo è stato fatto coinvolgendo un nutrito numero di ricercatori che a 360° hanno esplorato ogni aspetto della unicità di quest’uva, dalla sua storicità, alla resilienza ambientale, alle origini genetiche. Un patrimonio ampelografico variegato in grado di stupire per le sue potenzialità. 

«La durella è presente nel territorio dei Monti Lessini da sempre – dice Paolo Fiorini, Presidente del Consorzio – e il suo legame con la popolazione è innegabile. Questo studio rappresenta un patrimonio unico per tutti i produttori della denominazione, in un momento in cui la richiesta del Lessini Durello si sta facendo sempre più importanti. Sarà uno strumento utile per promuovere ancora di più questo vino eccezionale e una prova concreta del grande potenziale spumantistico di questo areale.»

martedì 14 settembre 2021

Viticoltura sostenibile, al via il programma di ricerca per un regolamento intercomunale di polizia rurale

Nasce nell'ambito del progetto per una viticoltura sostenibile il programma di ricerca applicata per la definizione di uno schema di "Regolamento Intercomunale di Polizia rurale - VITE FVG 2030" per il territorio dei Comuni aderenti alle Città del Vino e i soci dell'Associazione.




Nell'ambito del progetto per una viticoltura sostenibile "Città del Vino FVG: obiettivo Agenda 2030", l'Università di Udine e il Coordinamento tra le Città del Vino del Friuli Venezia Giulia, rappresentato dal capofila Comune di Buttrio, hanno sottoscritto una convenzione quadro che dà avvio a un progetto di ricerca applicata per la definizione di uno schema di "Regolamento Intercomunale di Polizia rurale - VITE FVG 2030" per il territorio dei Comuni aderenti alle Città del Vino e i soci dell'Associazione.

Il Regolamento sarà orientato a obiettivi di sostenibilità, circolarità e competitività a livello regionale, nazionale e continentale. Particolare attenzione verrà dedicata alla gestione e all'uso dei prodotti fitosanitari in viticoltura. Il progetto di ricerca applicata, della durata di 18 mesi e finanziato da Regione Friuli Venezia Giulia e Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia, sarà coordinato dal dipartimento di Scienze agroalimentari, ambientali e animali (DI4A) dell'Ateneo friulano. L'accordo è stato siglato nella sede del rettorato dell'Università di Udine, a palazzo Antonini-Maseri.

"I nostri territori viticoli - ha ricordato il rettore dell'Università di Udine, Roberto Pinton - hanno un grande valore per la qualità dei vini prodotti, per il pregio paesaggistico, per la funzione di traino dell'economia territoriale. L'impatto ambientale della viticoltura, tuttavia, deve essere preso in considerazione, anche alla luce del Green Deal europeo, che prevede la riduzione dei pesticidi in agricoltura del 50% entro il 2030".

Alla firma è intervenuto anche il presidente nazionale delle Città del Vino Floriano Zambon, che ha sottolineato come "questo progetto è tra i primi in Italia a puntare, con un'ampia adesione di soggetti istituzionali, come quella prestigiosa dell'Università di Udine, a delineare con regole condivise una viticoltura sempre più sostenibile. Un plauso alle amministrazioni comunali del Friuli Venezia Giulia nostre aderenti e al Coordinamento regionale per un'iniziativa che speriamo possa essere da esempio per altre a livello nazionale".

Ora, dunque, il via al lavoro sul campo. Le linee guida, redatte insieme all'Università di Udine, dovranno nascere da un processo partecipativo dove saranno coinvolti i produttori con le proprie rappresentanze (consorzi di tutela, associazioni di categoria, mondo della cooperazione), le istituzioni locali e quelle che operano nel settore, nonché Istituti Scolastici Superiori (in particolare gli Istituti Agrari).

Per valorizzare le buone pratiche tra Comuni, sarà attivata una collaborazione con le Cittá del Vino del Veneto che hanno portato a termine qualche anno fa un progetto analogo nei territori di Conegliano-Valdobbiadene, nonché con le Cittá del Vino del Sannio (Campania) che nel 2019 hanno ultimato Biowine, un progetto sostenuto dalla Comunità Europea con finalità analoghe.

I Comuni aderenti alle Città del Vino in Friuli Venezia Giulia sono 26. Nel loro territorio vitato sono presenti tutte le Denominazioni d'Origine Controllata della Regione e risiedono circa 130.000 abitanti (pari al 11% dell'intera popolazione del Friuli Venezia Giulia).