mercoledì 12 agosto 2020

Ricerca, uno studio studio amplia l'attuale conoscenza sul contributo delle caratteristiche regionali alla composizione dei vini Sangiovese

Uno studio dell'Università di Firenze e dell'Università della California, Davis, ha valutato la qualità intrinseca e percepita dei vini Sangiovese italiani e californiani. I risultati dei test comparativi hanno mostrato che il vitigno lascia un'impronta riconoscibile anche se coltivato al di fuori del suo terroir di origine.






Il Sangiovese è il vitigno a bacca rossa più coltivato in Italia dove è certificato per la produzione di diversi vini a Denominazione di Origine Protetta (DOP), ed è uno dei vitigni a bacca rossa più coltivati ​​in California. Nonostante la distribuzione globale di questa varietà, mancano studi internazionali sull'uva e sui vini Sangiovese. Per questo motivo, il presente studio mira a confrontare 20 vini Sangiovese commerciali della vendemmia 2017, 9 prodotti in Italia (Toscana) e 11 in California, al fine di valutarne la qualità intrinseca e percepita.

Sono state valutate l'idoneità, l'identità e le proprietà di stile (la qualità intrinseca) dei vini. Un gruppo di 11 esperti italiani ha valutato la qualità percepita valutando la tipicità dei vini. I dati sperimentali hanno mostrato che la qualità intrinseca dei campioni di vino Sangiovese è stata influenzata dalla zona di coltivazione; in particolare il vino è risultato molto diverso per indici di colore e composizione polifenolica.

Le differenze nei livelli di qualità intrinseca non hanno portato a una diversa valutazione della qualità percepita (tipicità) da parte del panel di assaggiatori. I risultati hanno evidenziato che la varietà Sangiovese è riconoscibile anche se coltivata al di fuori del suo terroir di origine, e sono stati considerati più tipici i vini freschi e fruttati.

Uno dei principali obiettivi di questo studio è stato quello di esaminare la qualità intrinseca dei campioni, valutando come le differenze chimiche nei vini provenienti da Italia e California, in termini di ammissibilità (attributi comuni a tutti i vini) e profili di identità (attributi che distinguono le diverse identità territoriali), potrebbe riflettere sulla percezione sensoriale dei vini. In questo contesto, il profilo di idoneità chimica dei vini era rappresentato dai parametri chimici standard (pH, acidità titolabile, contenuto alcolico, acidità volatile, acido malico e zucchero residuo), indici di colore (intensità del colore, tonalità e indice fenoli totali) e la composizione dei polifenoli, mentre il profilo di identità chimica era rappresentato dai composti volatili originari dell'uva e dalle fermentazioni alcoliche e malolattiche (terpeni, norisoprenoidi, acetati, esteri).

I dati sperimentali hanno mostrato che i vini Sangiovese dall'Italia e dalla California hanno prodotto differenze principalmente per il profilo di ammissibilità chimica. In particolare, era molto evidente che i vini italiani e californiani differivano per indici di colore e composizione polifenolica (ammissibilità). Infatti, i vini italiani erano più alti nei composti polifenolici e nell'intensità del colore. Questi risultati erano in accordo con la caratterizzazione chimica dei vini Sangiovese provenienti da Italia e California per la vendemmia 2016 dove i vini italiani hanno portato ad una maggiore intensità di colore e indice di fenoli totali rispetto a quelli californiani, che hanno invece mostrato una tonalità più alta. I valori di questi indici erano coerenti con altri risultati per i vini Sangiovese. Le differenze negli indici di colore erano meglio spiegate dai composti polifenolici dei vini che risultavano in quantità maggiori per i vini italiani.

L'uva rossa di Sangiovese è considerata una varietà dall'aroma neutro poiché la quantità totale di terpeni è inferiore a 1 mg / L, e questa varietà non dipende dai monoterpeni per il suo sapore varietale. Nella polpa e nella buccia del Sangiovese vengono rilevati alcuni precursori dei norisoprenoidi come TDN, riesling acetale, damascenone e vitispirane. I suddetti composti varietali volatili sono stati determinati sia nei vini italiani che in quelli californiani, indicando che gli aspetti varietali dell'uva Sangiovese sono stati mantenuti in entrambe le regioni. Importanti differenze sono state invece evidenziate nei vini di entrambe le regioni per quanto riguarda i composti volatili fermentativi: i vini californiani sono risultati più ricchi nella composizione rispetto ai vini italiani. Sulla base delle differenze chimiche nella composizione dei vini delle due regioni, si evince come la qualità intrinseca, in termini di differenze chimiche, possa riflettersi sull'idoneità e sui profili sensoriali di identità dei vini.

Il secondo obiettivo dello studio ha riguardato la qualità percepita. Attraverso il panel di assaggio degli esperti di vino toscano si è quindi proceduto a verificare se la percezione della peculiarità / tipicità dei vini Sangiovese provenienti dall'Italia e dalla California, poteva essere collegata con i descrittori sensoriali associati alla tipicità dei vini. I profili sensoriali dei campioni californiani e italiani sono stati separati tra loro e l'analisi della correlazione con gli attributi descrittivi ha consentito di interpretare questa separazione in termini di differenze sia di eleggibilità che di profili di identità.

I risultati hanno evidenziato che il vitigno Sangiovese è riconoscibile anche se coltivato molto lontano dal suo terroir originario. Ciò è supportato dal fatto che i volatili varietali sono stati trovati in entrambi i vini di entrambi i paesi, anche se i vini californiani erano più intensi nei volatili fermentativi rispetto ai vini italiani. Nonostante ciò, le principali differenze sembravano legate più alla qualità intrinseca in termini di idoneità ai profili chimici e sensoriali. Importanti e significative differenze sono state riscontrate nei vini per la composizione dei polifenoli poiché i vini italiani avevano una maggiore intensità di colore, tannini, antociani monomerici e contenuto di polimeri pigmentati. Di conseguenza, sono stati percepiti più intensi nel colore e nell'astringenza. D'altro canto i vini californiani erano più alti in contenuto alcolico e pH e più bassi in acidità titolabile rispetto ai vini italiani.

Questi risultati riflettono la percezione sensoriale di ammissibilità dei vini in cui quelli italiani tendono ad essere più acidi, meno dolci e più astringenti rispetto ai loro omologhi californiani. Ciò mette in evidenza che è il terroir ad influenzare le caratteristiche di ammissibilità del vitigno Sangiovese, in particolare per la composizione polifenolica. In Italia, i vini con una denominazione di origine sono soggetti a requisiti di produzione che determinano molti aspetti della produzione del vino come la resa massima dell'uva, il livello di alcol, l'irrigazione e altri fattori di qualità, prima che il nome di una denominazione possa apparire legalmente sull'etichetta di una bottiglia di vino. Negli Stati Uniti invece, la normativa è molto più generica e permissiva e l'unico requisito per utilizzare il nome AVA (American Viticultural Areas) sull'etichetta del vino è che l'85% del mosto provenga da uve coltivate entro i confini geografici delle AVA.

Questo aspetto potrebbe avere un'influenza importante sulle caratteristiche di ammissibilità come la composizione dei polifenoli. Infatti, il contenuto di polifenoli nell'uva è chiaramente influenzato da quattro fattori agroecologici: la cultivar, l'anno di produzione (cioè la condizione climatica di anno in anno), il luogo di produzione (l'effetto dell'origine geografica delle uve, chimica del suolo e fertilizzazione) e il grado di maturazione. Inoltre, le modalità di vinificazione e le procedure tecnologiche applicate (macerazione, fermentazione, chiarifica, invecchiamento, ecc.), possono modificare in modo significativo sia la concentrazione e la composizione dei polifenoli e, di conseguenza, anche l'intensità del colore e la tonalità dei vini rossi.

In conclusione, i vini Sangiovese provenienti dall'Italia e dalla California hanno mostrato diverse differenze chimiche significative in termini di profili ammissibili e di identità (qualità intrinseca), come la composizione dei polifenoli e le sostanze volatili che non hanno influenzato completamente la qualità sensoriale intrinseca. Per quanto riguarda la qualità percepita, nonostante gli esperti toscani percepissero differenze tra i vini californiani e italiani, li consideravano simili quando ne valutavano la tipicità.

I risultati di questo studio confermano che la qualità percepita in termini di tipicità del Sangiovese era ancora legata non solo ai sapori fruttati e floreali ma anche a leggerezza e freschezza, nonostante l'aspetto qualitativo intrinseco della “struttura” del vino e confermano inoltre che il Sangiovese mostra una flessibilità in termini di modificazione chimica e sensoriale, a seconda della zona di produzione e che, di fatto, può essere considerato tipico anche se proviene da una zona lontana da quelle tradizionali.

Covid-19, export vino italiano: calo di vendite per la prima volta dopo 30 anni

Vendite di vino italiano nel mondo in calo con una storica inversione di tendenza che non ha precedenti negli ultimi 30 anni. Coldiretti: alleggerire le scorte, ridurre i costi e tagliare la burocrazia, tra gli interventi per superare le difficoltà.






Cina, Regno Unito, Francia, Germania, Stati Uniti, la pandemia colpisce con forza i principali mercati importatori di vino italiano. Le vendite registrano un calo del 4% nel 2020 con una storica inversione di tendenza che non ha precedenti negli ultimi 30 anni a causa delle difficoltà registrate dalla ristorazione in tutto il mondo per l’emergenza coronavirus.

E’ quanto emerge da una analisi di Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi ai primi cinque mesi dell’anno in occasione del distacco del primo grappolo di uva nell’azienda agricola Faccoli in via Cava a Coccaglio, nella provincia di Brescia in Franciacorta che inaugura l’inizio della vendemmia lungo la Penisola.

Un dato preoccupante dopo il record storico di 6,4 miliardi fatto segnare lo scorso anno per le esportazioni di vino Made in Italy. La vendemmia 2020 infatti è la prima segnata dagli effetti della pandemia mondiale, delle tensioni commerciali internazionali con la minaccia dei dazi e della Brexit con l’uscita dall’Unione Europea della Gran Bretagna che è stata per lungo tempo il principale cliente del prosecco, il vino italiano più esportato nel mondo.

In Cina, dove il virus ha colpito per primo, il consumo di bottiglie tricolori fra gennaio e maggio 2020 è crollato in valore del 44%, nel Regno Unito le vendite sono scese di quasi il 12% anche a causa delle incertezze e delle tensioni legate alla Brexit, la Francia ha ceduto il 14% mentre l’export in Germania e Stati Uniti, due dei principali mercati per l’Italia, è in leggero calo (- 1%). Ma sul commercio con gli Usa pende la scure dei dazi del presidente degli Stati Uniti Donald Trump il cui verdetto sarà noto a breve e potrebbero colpire proprio il vino con un valore delle esportazioni di oltre 1,5 miliardi di euro, è il prodotto agroalimentare italiano più venduto negli States.

Gli Stati Uniti sono il principale consumatore mondiale di vino e l’Italia è il loro primo fornitore con gli americani che apprezzano tra l’altro il Prosecco, il Pinot grigio, il Lambrusco e il Chianti che a differenza dei vini francesi erano scampati alla prima black list scattata ad ottobre 2019. Se entrassero in vigore dazi del 100% ad valorem sul vino italiano una bottiglia di Prosecco venduta in media oggi al dettaglio in Usa a 10 dollari ne verrebbe a costare 15, con una rilevante perdita di competitività.

La vendemmia 2020 in Italia è influenzata anche dalle misure di sicurezza anti contagio e dalle difficoltà di spostamento degli stagionali agricoli stranieri che in passato contribuivano in modo significativo alla raccolta delle uve. Infatti il necessario vincolo della quarantena per i Paesi più a rischio ha frenato gli arrivi di lavoratori dall’estero e in questo contesto almeno 25mila posti di lavoro occasionali tra le vigne potrebbero essere disponibili per la vendemmia con una radicale semplificazione del voucher “agricolo”.

“Con quasi 4 cantine italiane su 10 (39%) che fanno registrare difficoltà a seguito dell’emergenza occorre intervenire rapidamente per sostenere le esportazioni, alleggerire le scorte, ridurre i costi e tagliare la burocrazia” afferma il presidente la Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “bisogna ripensare per la vendemmia in corso ad uno strumento per il settore che semplifichi, sia agile e flessibile rispondendo soprattutto ad un criterio di tempestiva disponibilità all’impiego e dall’altra generi opportunità di integrazione al reddito per giovani studenti, pensionati e cassa integrati”.

martedì 11 agosto 2020

Ricerca, Erigeron: la malerba che contamina il vino

Saeppola canadese, nome scientifico Conyza canadensis o anche Erigeron canadensis, è una pianta di origine nordamericana divenuta oggi subcosmopolita e presente come avventizia in tutte le regioni d’Italia. Una malerba che se presente nel vigneto può contaminare il vino. Uno studio francese spiega il perché.







Uno studio del laboratorio Excell di Bordeaux in Francia ha messo in evidenza che Erigeron canadensis, una pianta infestante presente nel vigneto, ha la caratteristica di rilasciare nelle uve e di conseguenza nel vino un composto solforato che causa indesiderati odori di cipolle marce e cavolo cotto.

Lo studio ha preso piede in quanto alcuni viticoltori della zona di Bordeaux avevano riscontrato questo problema e, come spiega Tommaso Nicolato, responsabile enologico del laboratorio, attribuito proprio alla presenza dell'erigeron nei vigneti.

Per dimostrarlo il team di ricerca ha macerato l'erigeron in una soluzione idroalcolica, osservando che questa pianta è ricca di terpeni che trasportano note vegetali sporche, alcune delle quali si trovano in molti vini contaminati, associate alla massiccia presenza di metionolo, un composto che viene sintetizzato durante la fermentazione alcolica a partire dalla metionina, un altro composto di cui l'erigeron è ricchissimo.

Il metionolo, fu scoperto negli anni '70 da Carlos J. Muller, Richard E. Kepner e A. Dinsmoor Webb del Dipartimento di viticoltura ed enologia dell'Università della California Davis, come costituente aromatico presente in piccolissime quantità nei vini "Cabernet Sauvignon" e "Ruby Cabernet" ed identificato come 3-metiltio-propanolo o metionolo. 

Come ha tenuto a precisare Vincent Renouf, direttore generale del laboratorio, il prossimo step sarà quello di trovare una soluzione per eliminare il difetto nei vini. Il laboratorio ha inizialmente testato due tecniche deodoranti per assorbire la molecola responsabile, ma con risultati deludenti. Quello che viene consigliato all'enologo è di miscelare i vini contaminati per diluirli. Utilizzare i canonici diserbanti, oltre che nocivo è anche inutile, visto anche che sono in aumento i casi di resistenza dell'erigeron al glisofato.

E' bene ricordare che le erbe infestanti fanno parte dell’agroecosistema e vanno di conseguenza gestite al meglio, per mantenere la sostenibilità. Il viticoltore in tal senso dovrà porre quindi particolare attenzione alle tecniche preventive con l’obiettivo di creare condizioni colturali sfavorevoli alla crescita delle malerbe e favorevoli allo sviluppo ed alla crescita del vigneto. Ad esempio, in regime biologico, questo tipo di gestione prevede un approccio integrato basato su tre strategie differenti: tecniche legate alla prevenzione (pre-emergenza), strategie per migliorare la competitività delle colture, strategie post-emergenza mirate al contenimento delle malerbe.

lunedì 10 agosto 2020

Vino e ricerca, prevedere la morte cellulare dell'uva con sensori di etanolo

Al via la sperimentazione di sensori di etanolo in grado di prevedere l'inizio di morte cellulare dell'uva. Il progetto di Wine Australia per monitorare la salute del grappolo e la sua potenziale maturazione. 






Iniziata la fase sperimentale per la messa a punto di sensori di etanolo sia in laboratorio che in vigna in grado di rilevare la concentrazione di alcol prodotto dalla fermentazione all'interno dell'acino d'uva in condizioni di carenza di ossigeno.

Un precedente progetto denominato Incubator Initiative finanziato da Wine Australia, ha indagato sul fenomeno della morte cellulare dell'uva se sottoposta a carenza di ossigeno durante la maturazione su varietà Cabernet Sauvignon. Questo fenomeno, associato ad avvizzimento delle bacche, è dovuto da una disidratazione mediata da cambiamenti nella permeabilità della membrana cellulare dell'uva che viene accelerata da stress abiotici, ovvero quelli legati ai fattori ambientali come stress idrico e temperatura elevata. Sulla morte cellulare dell'uva ho scritto anche qui.

Lo studio sperimentale, che fa parte di un progetto più ampio sempre supportato da Wine Australia, ha preso vita dall'esigenza di trovare un metodo per monitorare rapidamente in vigna lo stato ed i cambiamenti della bacca. L'obiettivo è quello di prevenire perdite importanti che in alcuni anni possono raggiungere il 30% dell'intero raccolto. Tra le diverse varietà, quella dello Shiraz è la più colpita, a causa di una maggiore resistenza al flusso di ossigeno nel peduncolo dell'acino. Ciò aumenta la respirazione nella bacca, con conseguente maggiore richiesta di ossigeno, che sfortunatamente non può entrare abbastanza velocemente, provocando di fatto il soffocamento della bacca.

Bisogna considerare che questo è in parte naturale nel processo di maturazione dell'uva, e che si verifica, in condizioni ottimali, entro un paio di settimane prima della vendemmia. Ma come spiega  il professor Tyerman, a capo del team di ricerca dell'Università di Adelaide, se in passato il fenomeno iniziava a verificarsi 100 giorni dopo la fioritura, oggi lo stesso inizia molto prima, e questo a causa del cambiamento climatico con ondate di caldo sempre più frequenti e più intense all'inizio della stagione.

Il consiglio che viene dato ai coltivatori nel frattempo, è quello di attenersi alle procedure standard, come ad esempio mantenere le bacche più fresche possibile durante le ondate di caldo e gestire gli stress idrici. Il progetto sta esplorando anche l'effetto dei portinnesti, in particolare quelli più resistenti alla siccità e / o in grado di conferire più vigore in modo che la chioma possa fornire più ombreggiatura dei frutti.


Wine Australia: Ethanol the warning the warning signal fo berry shrivel

venerdì 7 agosto 2020

Covid-19 e l'impatto sulle macro tendenze chiave che guidano e plasmano l'industria del vino e distillati

Uno studio dell'IWSR valuta l'impatto del Covid-19 su sei macro tendenze chiave che guidano e plasmano l'industria globale di vino e distillati.





Una ricerca dell'IWSR, una delle principali società internazionali di ricerca e consulenza nel mondo delle bevande alcoliche, ha identificato sei macro tendenze chiave che stanno guidando e plasmando il settore: digital ed e-commerce; premiumizzazione; evoluzione delle tradizioni; pressioni esterne; salute e consumo etico; abitudini e pratiche associate al consumo di bevande alcoliche.

Le macro tendenze hanno un’impronta culturale e sociologica ed analizzano uno scenario ampio che può estendersi fino a cinque anni in avanti. Nell'ambito del report IWSR Global Trends 2020 pubblicato di recente, gli analisti di IWSR valutano l'impatto che Covid-19 avrà su queste macro tendenze a breve, medio e lungo termine e nei principali mercati globali. Tra quelle elencate si evidenziano tre macro tendenze:

Premiumizzazione

La premiumizzazione è legata all'attenzione dei consumatori che preferiscono nei loro calici prodotti artigianali e locali, a conferma del valore della territorialità. Si prevede che gli alcolici di qualità superiore aumenteranno la loro quota di mercato globale del volume del 13% entro il 2024, poiché i consumatori continuano a privilegiare la qualità rispetto alla quantità, compresi i cocktail. In termini di valore sono la Cina ed a seguire gli Stati Uniti i più grandi mercati di vini e liquori premium al mondo. In entrambi i paesi, i marchi premium, dovrebbero aumentare la loro quota di mercato in volume di circa un punto percentuale tra il 2020 e il 2024, proprio a ragione che la tendenza alla premiumizzazione continua a influenzare gli sviluppi del mercato.

Evoluzione delle tradizioni

I cambiamenti generazionali modificano il comportamento dei nuovi consumatori. I prodotti e le esperienze locali - accelerati dalle restrizioni di viaggio e dai confini chiusi durante la pandemia - continueranno a guadagnare popolarità. L'adattamento alle restrizioni e alle chiusure dei bar e dei ristoranti all'aperto ha costretto i consumatori - in particolare tra le generazioni più giovani - a sviluppare nuove abitudini di consumo che probabilmente persisteranno in futuro. Le categorie di alcolici che dovrebbero continuare a guidare la tendenza della globalizzazione includono la tequila premium e gli aperitivi a base alcolica, che dopo il crollo a causa del Covid-19, dovrebbero tornare ad una crescita sostenuta già entro il 2021, con volumi in aumento di quasi il 16% rispetto ai livelli del 2019.

Salute e consumo etico

Maggiore attenzione alla salute, al benessere personale e all'impatto delle scelte sull'ambiente e sulla società in generale. I bevitori attenti alla salute adottano generalmente una politica di moderazione, riducendo il volume o riducendo le occasioni. Vini naturali, basso contenuto alcolico, minor quantità di calorie, sugar e gluten free sono sempre più ricercati, sulla scia degli effetti della pandemia. I principali mercati di vino biologico saranno Germania, Francia, Regno Unito, Stati Uniti, Svezia e Giappone. Il consumo di birra a basso contenuto di alcol e senza alcol, nei principali paesi,  sarà destinato ad aumentare del 4,45% entro il 2024

Malattie della vite, prove sperimentali di viticoltura biologica. Il punto della Fem

Si è svolto ieri in diretta streaming l’incontro sulla viticoltura biologica organizzato dal Centro Trasferimento Tecnologico della Fondazione Edmund Mach in Trentino. Il punto su controlli e situazione fitosanitaria 2020 e le alternative che ci attendono dopo l'Era del Rame.





Comparto biologico protagonista del consueto incontro tecnico organizzato quest’anno in modalità streaming, con due approfondimenti dedicati rispettivamente alla viticoltura e alla frutticoltura curati dalla Fondazione Edmund Mach e dal Centro di Sperimentazione Laimburg.

La giornata di presentazione delle prove sperimentali condotte nel 2020 nel settore della viticoltura biologica, seguita da 190 viticoltori sul canale youtube FEM, rappresenta un appuntamento fisso per viticoltori e tecnici che si occupano di biologico. Nell’incontro, introdotto dal dirigente del Centro Trasferimento Tecnologico, Claudio Ioriatti, sono stati presentati i dati relativi al comparto viticolo provinciale, cresciuto del 6% rispetto all’anno precedente (i dati forniti dall’Ufficio per le Produzioni Biologiche della PAT sono riferiti al 31 dicembre 2019). Positiva la crescita ma contratta rispetto al 2018 che aveva visto un incremento del 20%. Secondo i dati la superficie del vigneto biologico trentino a fine 2019 ammonta a 1229 ettari, 67 in più rispetto al 2018.

Durante l’incontro moderato da Roberto Zanzotti sono state presentate le attività svolte dall’Unità Agricoltura Biologica della FEM in diversi ambiti della viticoltura. Quest’anno hanno interessato in particolare la gestione della peronospora in quanto l’andamento climatico di maggio e giugno è stato particolarmente impegnativo per i viticoltori anche alla luce delle limitazioni di utilizzo del rame introdotte nel 2019. Forniti anche i dati della situazione fitosanitaria delle aziende del territorio provinciale, i risultati delle prove di campo dove si sono confrontati dosaggi ridotti di rame e le nuove prospettive di mezzi tecnici, alternativi al rame, che provengono dal mondo della ricerca.

“Gli scopi fondamentali delle attività -spiega Zanzotti- rimangono la riduzione dei dosaggi di rame, la possibilità di un loro potenziamento e l’eventuale alternativa. I risultati ottenuti con le sperimentazioni di quest’anno sono interessanti riferendoli ad un’annata particolarmente predisponente all’aggressività della peronospora”. Nell’incontro si è parlato della problematica dei residui di acido fosforoso nelle uve. Sulla tematica la dott.ssa Alessandra Trinchera del CREA di Roma ha illustrato i risultati del progetto BIOFOSF-WINE (finanziato dall’Ufficio PQAI I - Agricoltura biologica - del Mipaaf), nel quale è coinvolta FEM. I risultati tecnico-scientifici fin qui ottenuti dal progetto sono stati consistentemente utilizzati quale base per la revisione del DM n.309, che di fatto amplia i limiti di ammissibilità di fosfonato nei prodotti bio in funzione dei metodi analitici disponibili, tutelando non solo i produttori biologici da contaminazioni involontarie da mezzi tecnici, ma anche i consumatori, che potranno acquisire una maggiore fiducia verso gli operatori del settore.

Controlli e situazione fitosanitaria 2020 nelle aziende biologiche in Trentino

Le aziende biologiche in Trentino hanno dovuto rapportarsi con una drastica riduzione del dosaggio di rame per ettaro, infatti si è passati da 30 kg/ha nei 5 anni a 28 kg/ha nei 7 anni. Questo ha comportato la riduzione del dosaggio ad ettaro per trattamento: dai 300-400 g di rame metallo per intervento a 200-300 g. Le prove sperimentali di campo di questi anni, condotte dall’Unità Agricoltura Biologica FEM, hanno messo in luce che l’efficacia di 200 g ettaro di rame è talvolta inferiore al dosaggio di riferimento di 400 g ma garantisce comunque la possibilità di produrre senza danni ingenti.

In pieno campo esistono molte variabili che possono condizionare l’efficacia della difesa. Zona, vigoria, distribuzione della miscela e gestione agronomica se non gestite correttamente possono influenzare negativamente l’efficacia del basso dosaggio di rame.

Nel 2019, primo anno della riduzione del rame, non si sono verificati problemi nel rispettare il quantitativo medio di 4 kg/ha anno in quanto le condizioni climatiche del mese di giugno hanno frenato la peronospora a discapito dell’oidio che invece nelle zone collinari ha dato problemi di contenimento. In media si sono impiegati dai 3,0 ai 3,2 kg di rame.

Il 2020 si è caratterizzata come un’annata difficile per quanto riguarda la peronospora, in quanto nel periodo di giugno e luglio si sono verificati numerosi eventi piovosi e bagnature prolungate. 

La strategia di difesa consigliata ha previsto interventi ravvicinati con l’aumento dei dosaggi rameici nei momenti più rischiosi. Le 17 parcelle non trattate oggetto di monitoraggio settimanale sono state completamente colpite e si registra in media una diffusione del 92% e un’intensità di danno del 56%. 

A metà luglio nelle aziende biologiche del fondovalle la situazione si presentava con un’incidenza di peronospora sui grappoli variabile dal 30 al 50% e un’intensità di danno dal 5 al 7%. Migliore la situazione nelle zone collinari la frequenza infatti si riduce significativamente e si attesta su valori dal 5 al 30% con un’intensità di danno dall’1 al 2%. Il rame ettaro impiegato nel 2020 è variato in media dai 4,0 ai 5,0 kg a seconda dei dilavamenti, zona e varietà. In molti casi si è riusciti a chiudere la difesa entro il limite dei 4 kg.

Irrilevante la presenza di oidio anche sui testimoni non trattati che, nonostante la partenza precoce e l’inoculo dell’anno precedente, non è riuscito a svilupparsi e diffondersi in maniera pericolosa sui grappoli.

Quali alternative ci attendono dopo l'Era del Rame?

La Fondazione Edmund Mach (FEM), assieme all’Università di Trento (C3A), è parte attiva nel progetto europeo RELACS che mira a sviluppare alternative per cercare di ridurre l'uso di input chimici con strumenti e tecnologie economicamente vantaggiosi e rispettosi dell'ambiente. Un filone del progetto RELACS si concentra sullo sviluppo e la valutazione in campo di quattro nuove alternative al rame per il controllo della peronospora della vite. Queste sostanze naturali sono il risultato di un lungo percorso che ha coinvolto numerose istituzioni di ricerca, industrie e servizi di consulenza tecnica.

Le prove di efficacia sono state condotte nelle annate 2019 e 2020 in un vigneto sito a San Michele all’Adige coltivato a Pinot grigio. I quattro prodotti sperimentali (denominati BPA038F, RS63, RS139 e CAPS S185) sono stati applicati singolarmente o in strategie con bassi dosaggi di rame (1,3 kg/ha nel 2019, 1,0 oppure 1,5 kg/ha nel 2020) applicati nella fase di fioritura-allegagione e a fine stagione.

L’efficacia dei quattro prodotti sperimentali è stata comparata con una strategia a base di rame (4,1 kg/ha anno), il controllo non trattato e i controlli con applicazioni di rame a dosaggi comparabili a quelli delle strategie sopra descritte.

Nel 2019, la pressione della malattia è stata medio bassa. All’invaiatura (rilievo 30/07/2019) il danno da peronospora su grappolo e foglia nel testimone non trattato è stato rispettivamente di 17,0 ± 3,0% e 11,1 ± 1,6%. I prodotti RS63, RS139 e CAPS S185 hanno consentito il controllo della malattia su grappolo con un’efficacia paragonabile alla strategia a base di rame. Viste le scarse piogge in fioritura, le strategie con bassi dosaggi di rame non hanno variato significativamente la protezione.

Nel 2020, la pressione della malattia è stata piuttosto alta. In particolare, le frequenti piogge di maggio e giugno hanno favorito lo sviluppo del patogeno ed è stato valutato un danno pari a 49,4 ± 2,7% e di 37,3 ± 4,3% rispettivamente su grappolo e foglia su piante non trattate (rilievo 14/07/2020).

I prodotti RS139 e CAPS S185 hanno consentito il controllo della malattia su grappolo con un’efficacia paragonabile alla strategia a base di rame. Nelle strategie con bassi dosaggi di rame (1,0 oppure 1,5 kg/ha), l’efficacia di RS139 e CAPS S185 su foglia è risultata maggiore rispetto a quella dei prodotti applicati singolarmente. Anche l’efficacia di RS63 è stata buona, ma leggermente più bassa rispetto a RS139 e CAPS S185. Per contro, l’efficacia di BPA038F è risultata scarsa in entrambe le annate, anche in strategia con bassi dosaggi di rame.

Dai risultati ottenuti nelle due annate, si può evidenziare come RS139 e CAPS S185 hanno consentito una buona protezione del grappolo contro peronospora con un’efficacia paragonabile a quella del rame. L’applicazione di bassi dosaggi di rame in strategia con i prodotti naturali analizzati hanno permesso una miglior protezione delle foglie.

giovedì 6 agosto 2020

Ricerca, FT-IR come strumento di tracciabilità e autenticità del vino

Un team di ricerca dell'Università agraria di Atene, Dipartimento di Scienze dell'alimentazione e nutrizione umana, Laboratorio di enologia, ha avviato uno studi che mette in evidenza le peculiari caratteristiche della spettroscopia infrarossa a trasformata di Fourier (FT-IR), una tecnica che si sta affermando come strumento ideale per la tracciabilità e l'autenticità del vino.





Il vino è un prodotto che, a seconda del suo prezzo, può essere considerato e caratterizzato sia come merce sia come bene lusso. Per soddisfare i mutevoli comportamenti dei consumatori, il settore vitivinicolo offre un'ampia gamma di prezzi del vino, partendo da vini base con prezzi abbordabili, a quelli premium che spesso raggiungono un costo talmente alto tanto da essere considerati un bene da investimento. E' evidente che, per questi vini pregiati, la qualità è di massima importanza, così come sicurezza e integrità, insieme di questi fattori che ne giustificano il prezzo.

Un vino premium dovrebbe innanzitutto essere sicuro da consumare, presentare caratteristiche di alta qualità e superiorità, nonché avere i mezzi per comunicarle. Queste condizioni sono purtroppo difficili da raggiungere e, pertanto, il consumatore o l'acquirente deve fare affidamento sulla reputazione di un vino attraverso il suo successo nel mercato, recensioni di intenditori, assenza di recensioni negative sulla sua autenticità o sicurezza. Spesso è l'indicazione geografica che autentica il vino in termini di ubicazione dei vigneti utilizzati nella vinificazione, stabilendo inoltre una serie di norme riguardanti la produzione stessa del vino, come il vitigno utilizzato nella vinificazione ed eventuale sistema di invecchiamento; aspetti questi che si sostanziano grazie ad una serie di regolamenti a garanzia che il vino sia stato prodotto nel modo più idoneo a raggiungere una qualità ottimale. Questi parametri vengono presi in considerazione in gran parte del mondo vinicolo, tranne nel caso di Bordeaux, una delle regioni vinicole più prestigiose e di alta qualità, dove la classifica dei vini in "cru" si basa sulla loro reputazione e sul prezzo di scambio sin dal 1855, anno in cui fu stabilita questa classificazione come sistema di qualità della regione da cui ne deriva la sua fama a livello mondiale.

Sta di fatto che, qualunque sia il tipo di classificazione utilizzato per differenziare i vini, questa si deve basare su caratteristiche uniche, impartite loro dal luogo di origine, da un tipo specifico di vitigno e da uno specifico protocollo di vinificazione; pertanto è necessaria la tracciabilità per verificare tutte le fasi seguite durante la produzione del vino per garantire l'autenticazione in modo da eliminare qualsiasi possibilità di adulterazione, che, soprattutto nel mercato del vino pregiato, è stata fonte di numerosi tipi di frode, tra cui diluizione, etichettatura errata, uso di varietà di uve ed invecchiamento non autorizzati.
Negli ultimi anni, il prezzo del vino è diventato un attributo sempre meno affidabile nel definirne la sua qualità complessiva ed i consumatori hanno iniziato a considerare fattori alternativi come gli attributi “credence” (sulla fiducia), un comportamento riferito ai millennial, che cercano prodotti sempre più sostenibili. Questo ha comportato una serie di cambiamenti nel settore vitivinicolo, sensibilizzando le cantine a imporre controlli rigorosi nella ricerca di una qualità superiore. La tracciabilità è diventata naturalmente importante in quanto si tratta di un sistema di garanzia della qualità, in grado di verificare l'origine e tutte le fasi e i processi di produzione eseguiti dall'uva alla bottiglia. 
Tracciabilità
La più grande svolta nella tracciabilità è stato l'utilizzo delle tecnologie di telerilevamento come il sistema di posizionamento globale / geografico GPS / GIS. Con la nascita della cosiddetta viticoltura di precisione, i viticoltori riescono a gestire la variabilità di diversi fattori che influenzano la qualità dell'uva, quali caratteristiche del suolo, topografia, resa e persino parassiti e malattie. Rimane però il fatto che anche se tutte le procedure di tracciabilità, tra cui la registrazione, la raccolta di dati, i contratti e tutti i dettagli relativi alla coltivazione e alla produzione dell'uva siano seguite alla lettera, l'identità e la provenienza del vino devono in qualche modo essere garantite da analisi sul prodotto finale, al fine di eliminare errori involontari come ad esempio l'etichettatura errata. Per questo motivo, l'origine e la composizione del vino devono essere verificate utilizzando rigide linee guida che sono spesso stabilite dalle autorità nazionali.
Autenticazione dell'origine
Un altro aspetto importante da considerare è l'autenticazione dell'origine, in quanto la qualità dell'uva, e per estensione, la qualità del vino, è direttamente influenzata dalle specifiche condizioni climatiche e topografiche di un determinato luogo. Inoltre, come accennato in precedenza, molti paesi hanno fissato "indicazioni geografiche" o "denominazioni di origine", riconoscendo in questo modo che l'ubicazione influenza direttamente il prodotto finale che si basa spesso su pratiche tradizionali, che conferiscono caratteristiche specifiche a un vino e che in sostanza vanno a definire il "terroir". In questo caso la scienza, al fine di verificare l'origine dal punto di vista geografico, mette a disposizione specifiche analisi di autenticazione che si basano su composti univoci chiamati “marcatori” chimici, che possono essere utilizzati come indicatori di un luogo, a condizione che possano essere trovati sia nel suolo che nell'uva stessa. Per questo motivo, molti studi si basano sulla composizione degli oligoelementi del vino.
Autenticazione dell'identità
Per autenticare l'identità di un vino, occorre innanzitutto definire il termine identità. Nella maggior parte dei casi, non è chiaro quali criteri siano applicati per dichiarare un vino rappresentativo della sua categoria o tipico della sua varietà. Naturalmente il vitigno, la zona di coltivazione, il disciplinare di vinificazione, il grado alcolico e il potenziale invecchiamento in botte, tra gli altri, caratterizzano un vino, delineandone il profilo unico e costituendone l'identità. Tuttavia, il carattere sensoriale di un vino, o più specificamente, la sua "tipicità", cioè se il vino può essere caratterizzato come un tipico esempio di un vino prodotto da un determinato vitigno, è difficile da misurare oggettivamente. Ad esempio, la tipicità non può essere definita dall'analisi dei composti volatili; il vino deve invece essere valutato da un gruppo di professionisti formati. Dato che il vino è un prodotto con una matrice molto complessa, e poiché gli attributi sensoriali possono essere molto difficili non solo da rilevare ma da descrivere, utilizzando un vocabolario fisso comune a tutti i panel di degustazione. Inoltre, l'autenticazione dell'identità può comportare analisi riguardanti non solo i parametri menzionati in precedenza, ma anche quelli aggiuntivi che hanno a che fare con il tipo di produzione e che sono interessanti, ad esempio, per motivi economici (ad esempio, analisi per identificare il tipo di metodo seguito nella produzione di vino spumante), di salute (ad esempio se gli allergeni sono stati utilizzati durante la produzione di vino, come la colla di pesce) o a causa degli interessi attuali come la preoccupazione se un determinato vino è biologico, vegano, ecc. Per alcuni, sono imposte leggi severe, come nel caso dell'UE che richiede l'uso di trucioli di quercia da riportare sull'etichetta, oppure legni diversi dal legno di quercia e castagno da non utilizzare per l'invecchiamento del vino. La maturazione in serbatoi di acciaio inossidabile o a contatto con un tipo di legno, principalmente quercia, è stata al centro di numerosi studi, poiché l'invecchiamento in botte può aggiungere valore a un vino, sebbene questo (tempi di giacenza e prezzo di una botte di legno aumentano il costo di produzione). È quindi essenziale includere tutti questi parametri nell'autenticazione di un vino. Come per l'origine, l'autenticazione dell'identità si basa sull'identificazione della composizione del vino, utilizzando composti marcatori caratteristici e unici per ciascun parametro o confronti con campioni noti e autentici.
Metodi di autenticazione e tracciabilità
Sin dagli anni '90 la ricerca si sta muovendo in tal senso, mettendo a disposizione diversi strumenti per facilitare la raccolta dei dati, come software o applicazioni digitali. Molti metodi e tecniche sono quindi utilizzati per la tracciabilità e l'autenticazione dei vini, in base alla natura dei composti target. Attualmente tra le tecniche più comunemente utilizzate nei laboratori di ricerca sul vino sono la cromatografia liquida ad alta pressione (HPLC) e la gascromatografia (GC) che sono strumenti per effettuare analisi qualitative e quantitative dei composti chimici presenti nel vino, e anche per lo sviluppo del suo profilo complessivo. Altre tecniche che sono state utilizzate con successo includono la spettroscopia di massa del rapporto isotopico (IRMS), che si basa sulla risonanza magnetica nucleare (NMR), la spettrometria di massa al plasma accoppiato induttivamente (ICP-MS). Anche gli approcci metabolomici hanno iniziato a diventare sempre più interessanti, poiché offrono una vasta gamma di possibilità di autenticazione. Queste tecniche esaminano i cambiamenti su un insieme di metaboliti, con pesi inferiori a 1500 Da, che possono essere trovati anche nell'uva e nei vini. Tuttavia, la maggior parte di queste tecniche hanno alti limiti di rilevazione, richiedono sofisticate fasi di preparazione con operatori specializzati, il che le rende meno interessanti per un'analisi rapida e precisa nel vino. 
Spettroscopia infrarossa (FT-IR come strumento di tracciabilità e autenticità)
La spettroscopia offre una serie di tecniche, come l'infrarosso vicino (NIR), l'infrarosso medio (MIR), il Raman e l'imaging iperspettrale che hanno attirato molta attenzione da parte della comunità di ricerca negli ultimi anni. Nello specifico, nell'autenticazione e nella tracciabilità del vino, possono offrire risultati più che soddisfacenti in quanto sono anche in grado di produrre modelli di quantificazione per un ampio insieme di composti chimici. La spettroscopia si caratterizza inoltre per la sua semplicità, è veloce ed economica e, cosa più importante, richiede pochi passaggi preparatori, se non nessuno; può produrre risultati attraverso misurazioni non distruttive su una piccola quantità di campione. Tra queste tecniche, la "Spettroscopia infrarossa a trasformata di Fourier (FT-IR)" sta guadagnando più attenzione per quanto riguarda l'analisi del vino, data la sua selettività e prestazioni più elevate rispetto alle altre tecniche. Importante sottolineare che questa tecnica deve essere affiancata alla Chemiometria, un settore della chimica che studia l'applicazione dei metodi matematici o statistici ai dati chimici, essenziale ai fini dell'autenticazione e della tracciabilità in quanto presenta una soluzione nella gestione e nella combinazione di risultati di analisi complesse. 
 Composti di interesse
Poiché il gruppo dei polifenoli è il gruppo più importante sia nell'uva che nel vino, la maggior parte delle analisi eseguite con questa metodica, ai fini dell'autenticazione si concentrano su antociani, flavonoli, flavanoli e in generale su combinazioni fenoliche. È stato anche proposto che le varietà di uva rossa possano essere discriminate in base alla loro impronta antocianica, quindi sono state analizzate tutte le antocianine, in particolare quelle acetilate, e con l'uso dell'analisi delle componenti principali (PCA), diverse varietà sono state discriminate con successo. I flavanoli sono anche usati come marcatori varietali, mentre i flavanoli hanno avuto successo nel determinare sia la varietà che l'origine. Anche i non flavonoidi sono stati utilizzati nella discriminazione relativa all'origine del vino e un'ampia combinazione di fenolici può essere utilizzata per classificare i vini non solo in base all'origine ma anche alla varietà. I tannini sono comunemente usati per identificare il contatto con il legno, poiché i tannini idrolizzabili sono presenti solo in botti o loro alternative (trucioli, cubetti, bastoncini, ecc.) che di conseguenza non possono essere trovati nell'uva. Infine, i composti volatili sono stati usati per l'autenticazione dell'anno di vendemmia e l'invecchiamento. Naturalmente, molti altri composti chimici al di fuori del gruppo dei polifenoli possono essere utilizzati per scopi di autenticazione, come amminoacidi, proteine ​​o minerali. In effetti, gli oligoelementi riflettono la geochimica del suolo e hanno la capacità di spostarsi dal suolo all'uva e dall'uva al vino. In particolare, il gruppo di lantanidi - o elementi di terre rare - è molto attraente per la loro somiglianza chimica e per il fatto che rimangono inalterati passando dal suolo alla pianta, il che li definisce potenti marcatori geochimici. 
La spettroscopia FT-IR, come strumento di successo per il futuro della tracciabilità e autenticità del vino, si dovrà confrontare con una serie di nuovi parametri di interesse basati sostanzialmente sulla domanda del mercato e dei consumatori. La ricerca si dovrà quindi basare su esigenze di autenticazione tipiche, che richiedono sofisticate analisi come ad esempio la rilevazione della chaptalization, ovvero l'aggiunta illegale di zucchero al vino e seguire costantemente le moderne pratiche di produzione dialogando con tecniche contemporanee come l'utilizzo di lieviti geneticamente modificati e la possibilità di ottenere una chiara distinzione dei vini prodotti.
La flessibilità di FT-IR consente anche il rilevamento remoto. In tal senso stanno emergendo nuovi modelli di FT-IR: a percorso aperto in grado di rilevare i volatili senza una cella a gas (necessaria nella spettroscopia infrarossa in fase gassosa) e che è stato recentemente utilizzato per rilevare composti volatili nell'uva e aceti. Ciò fornisce nuove possibilità nella ricerca sul vino, dove la qualità è inseparabilmente collegata al profilo volatile. Resta punto fermo che la più grande e imperativa esigenza nella ricerca di classificazioni più efficaci e complete, è la costruzione di una banca dati del vino che aiuti a minimizzare i problemi di variabilità. Insomma, la spettroscopia FT-IR sta guadagnando costantemente popolarità nella ricerca sul vino, poiché fornisce un modo semplice, veloce ed economico per analizzare diversi componenti anche a basse concentrazioni senza la necessità di sostanze chimiche o fasi preparatorie. 

Wine Authenticity and Traceability with the Use of FT-IR (Marianthi Basalekou, Christos Pappas, Petros A. Tarantilis, Stamatina Kallithraka).

mercoledì 5 agosto 2020

Ricerca, malattie della vite: Fillossera: la genomica fa luce sulla storia dell'invasione dei vigneti francesi e rivela una nuova famiglia di geni

Grazie alla genomica, svelati i segreti della fillossera. I risultati di uno studio dell'INRAE ​​fanno luce sulla storia dell'invasione dei vigneti francesi e rivela una nuova famiglia di geni. La ricerca pubblicata su BMC Biology.





Per comprendere meglio l'invasione dei vigneti francesi da parte della fillossera, un team di ricerca dell' INRAE - neo Istituto nazionale francese per l'agricoltura, l'alimentazione e l'ambiente - ha coordinato un consorzio internazionale per il sequenziamento e la relativa annotazione del genoma di questo afide appartenente alla famiglia delle Phylloxeridae, che ha devastato i vigneti francesi nel XIX secolo. I risultati appena pubblicati su BMC Biology, rivelano che l'origine dell'invasione è nel Nord America e molto probabilmente lungo il Mississippi superiore.

Il consorzio guidato da INRAE ​​ha riunito più di 70 scienziati in otto paesi, tra cui diverse unità di ricerca del CNRS in Francia. I ricercatori hanno anche beneficiato del supporto tecnico della piattaforma INRAE ​​BIPAA (piattaforma bioinformatica per gli artropodi degli agro-ecosistemi) per accedere alle risorse genomiche sugli insetti associati agli agroecosistemi ed eseguire numerose analisi.

I ricercatori hanno organizzato campagne di campionamento dell'insetto in Europa e negli Stati Uniti e condotto le analisi genomiche. I risultati forniscono informazioni sull'invasione del XIX secolo e confermano l'identificazione di Vitis riparia, una vite selvatica americana, come fonte della fillossera che ha invaso l'Europa. Più precisamente, le popolazioni selvagge situate lungo il fiume Mississippi sarebbero all'origine dell'introduzione della fillossera nel vigneto francese. L'invasione nel resto del mondo sarebbe poi stata fatta da popolazioni di queste varietà introdotte in Europa. La crisi della fillossera ha portato alla distruzione di metà del vigneto francese, modificando a lungo l'economia e la geografia della viticoltura nel Paese. Solo utilizzando poi viti americane resistenti come portinnesti, che si riuscì a salvare la viticoltura e a far rinascere i vigneti europei.

I risultati ottenuti aprono molte prospettive, come l'evoluzione degli insetti e in particolare gli afidi o la genetica e la selezione di portainnesti tolleranti alla fillossera, due temi su cui si sta lavorando all'INRAE. Aiutano anche a migliorare la conoscenza delle invasioni biologiche e delle loro conseguenze potenzialmente disastrose per l'agricoltura e quindi per la società umana e l'economia.

Questa nuova conoscenza apre prospettive scientifiche per migliorare la viticoltura e, più in generale, sui rischi associati all'introduzione di specie esotiche in un territorio.

martedì 4 agosto 2020

Vino e territori, il Pignoletto diventa Doc Emilia Romagna. Sprint finale per il riconoscimento della denominazione

Il Pignoletto si lega definitivamente all’Emilia-Romagna: l’assemblea dei soci del Consorzio Pignoletto Emilia-Romagna, dopo un lungo dialogo con Regione, Ministero e Commissione Europea, valorizza l’appartenenza regionale di uno dei vini più rappresentativi del territorio.





Il Pignoletto è il vino che unisce idealmente l’Emilia e la Romagna, con il territorio di produzione e imbottigliamento che si estende da Modena a Forlì, e ora lo diventa anche “nel nome”: il Pignoletto diventerà, a disciplinare approvato, l’unica tipologia della DOC “Emilia Romagna”, grazie alla condivisione di obiettivi tra il Consorzio Pignoletto Emilia-Romagna, Regione Emilia-Romagna e Ministero delle Politiche Agricole.

Un progetto che sancirà la tutela europea di quella che è la seconda denominazione enologica più importante della Regione dopo il Lambrusco e che, con 14 milioni di bottiglie, rappresenta un’importantissima fonte di reddito per i viticoltori del territorio.

Dal 2021, quindi, il nome “Pignoletto” si affiancherà, in modo esclusivo, al riferimento geografico dell’Emilia-Romagna – una protezione comunitaria legata al territorio regionale che consentirà a questo vino di avere un riconoscimento ancora più importante sia a livello nazionale che internazionale.

“Con il voto assembleare di oggi si definisce un percorso intrapreso da tempo con gli Enti preposti, che legittima e riconosce il vino che unisce l’Emilia alla Romagna, mantenendo inalterato il territorio, come oggi, a tutela dei suoi produttori. Il Pignoletto rappresenta il vino che negli ultimi anni ha registrato i trend più importanti di crescita a livello nazionale e che al momento, nonostante la pandemia, ha fatto registrare una crescita del 10% nelle vendite in GDO nel primo semestre” sottolinea Carlo Piccinini, Presidente del Consorzio Pignoletto Emilia-Romagna.

“Con questa proposta, all’apice della piramide qualitativa troveremo la DOCG “Colli Bolognesi Pignoletto”, una denominazione che include un territorio collinare molto ristretto posto a sud di Bologna, mentre la DOC “Pignoletto” diventerà DOC “Emilia-Romagna” e sarà riservata esclusivamente alla tipologia Pignoletto” commenta Giacomo Savorini, Direttore dei Consorzi che oggi tutelano il vino Pignoletto, ossia Consorzio Pignoletto Emilia Romagna e Consorzio Vini Colli Bolognesi -. Il territorio di produzione ed imbottigliamento rimarrà lo stesso, ma in questo modo riusciremo a comunicare ancora meglio la differenza dei territori tra DOCG e DOC mantenendo ed evidenziando le caratteristiche di ciascuna realtà, in modo da valorizzare i pregi dell’una e dell’altra”.

“Siamo contenti che la sinergia tra il Consorzio Pignoletto Emilia-Romagna ed il Consorzio Vini Colli Bolognesi abbia portato il Pignoletto ad essere la seconda denominazione dell’Emilia-Romagna - aggiunge Ivan Bortot, Vicepresidente del Consorzio. - Dobbiamo ora continuare a lavorare perché a tutti i viticoltori sia riconosciuta la redditività del lavoro che svolgono, dando la stessa dignità a produttori di collina e di pianura”.

“Il Pignoletto merita questo riconoscimento, il nome della regione a lui dedicato - conclude Marco Nannetti, Vicepresidente del Consorzio. - È un’operazione che guarda al futuro, che riconosce alla DOCG l’eccellenza produttiva e alla DOC Emilia-Romagna il compito di aprire nuovi mercati. Ringraziamo l’assessorato agricoltura regionale ed il Ministero per l’impegno e per la disponibilità a mettere in gioco il nome della Regione per il vino Pignoletto. L’entusiasmo dovrà essere pari alla serietà che tutti gli attori del progetto dovranno mettere per far sì che questo prodotto meriti i palcoscenici più importanti dell’enologia internazionale”.

Dopo il voto assembleare di ieri inizierà l’iter stabilito dalla normativa. L’auspicio è di veder pubblicata la nuova denominazione e di poterla etichettare dalla prossima campagna vendemmiale.

lunedì 3 agosto 2020

Il Lazio del vino, valorizzazione del vitigno autoctono ‘Cacchione di Nettuno’. Al via il progetto Invitennet

Il Lazio ancora protagonista nella valorizzazione dei vitigni autoctoni. Prende il via il progetto "Invitennet" per la valorizzazione del vitigno autoctono ‘Cacchione di Nettuno’. L'idea progettuale è stata selezionata e finanziata in quanto capace di favorire lo sviluppo della vitivinicoltura nella regione. Capofila la Cantina Bacco di Nettuno.





Nell’ambito del bando che mette a disposizione 1,7 milioni di euro finalizzati alla costituzione dei Gruppi Operativi (GO) - strumento per la diffusione delle innovazioni nel settore agroalimentare e forestale con l’obiettivo di individuare soluzioni innovative e di promuovere opportunità per le imprese agricole - il progetto ‘INVITENNET’ è stato selezionato e finanziato come idea progettuale capace di favorire lo sviluppo di nuovi prodotti, processi e tecnologie nel settore agricolo e agroalimentare.

L’obiettivo principale di GO INVITENNET (capofila Cantina Bacco di Nettuno) sarà la valorizzazione del vitigno autoctono ‘Cacchione di Nettuno’, che sul territorio costiero tra Anzio e Nettuno ha trovato le condizioni pedoclimatiche favorevoli tanto da essere ancora coltivato su piede franco.

L’idea progettuale riguarderà:

- il miglioramento della sostenibilità ambientale ed economica della produzione viticola;
- la salvaguardia della biodiversità e della valorizzazione del paesaggio;
- la diversificazione del prodotto enologico sul mercato mediante la messa a punto di metodologie per la produzione di:

  • vino passito di Cacchione con sistema di appassimento controllato delle uve;
  • vino secco di Cacchione con la pratica del governo, una tradizionale pratica enologica già in uso in Toscana che consiste in una lenta rifermentazione del vino appena svinato con uve leggermente appassite;
  • vino spumante partendo da mosti di uva passita;
  • vino senza solfiti aggiunti con il metodo Purovino vista l'importanza e del sempre crescente interesse del mercato per i vini naturali. 

Il metodo Purovino 

Purovino è stato testato e brevettato da PC Engineering Srl, in collaborazione con il Prof. Fabio Mencarelli dell'Università della Tuscia (DIBAF - Viterbo), come metodo scientifico-tecnologico finalizzato alla produzione di vini senza solfiti aggiunti, con una particolare attenzione verso la sostenibilità ambientale e la salubrità del prodotto finale.

Il metodo Purovino è caratterizzato da un trattamento di iperossigenazione controllata sulle uve (condotto utilizzando concentrazioni sovratmosferiche di ossigeno attivato), seguito da CIP (Clean-In-Place, pulizia accurata e disinfezione di tutta la strumentazione usata per la vinificazione) con acqua arricchita in ozono a specifica concentrazione. Il trattamento iperossigenante avviene all'interno di una camera a temperatura controllata e provvista di ventilazione (cella di appassimento o camion frigorifero), dove le uve vengono disposte all'interno di cassette.

Lo stress ossidativo controllato indotto sulle uve provoca la riduzione della microflora, sostituendo la funzione antisettica della solforosa e, allo stesso tempo, induce un significativo incremento delle sostanze ad azione antiossidante (polifenoli ed antociani), benefiche per la salute del consumatore. Il protocollo prevede inoltre il lavaggio di tutto l'impianto di vinificazione con acqua arricchita in ozono, acqua che può essere filtrata e reimpiegata (poiché microbiologicamente pura), permettendo un notevole risparmio idrico.

L’ozono è un disinfettante naturale ampiamente utilizzato nell’industria agro-alimentare che viene generato dall’ossigeno presente nell’aria grazie ad un sistema noto come scarica-corona; quindi viene fumigato in ambiente o efficacemente dissolto in acqua. Una volta sortiti i suoi benefici effetti, l’ozono si riconverte naturalmente in ossigeno senza lasciare alcun residuo nell’ambiente e sulla superficie del prodotto trattato. A differenza della solfitazione, che viene condotta principalmente sul mosto e sul vino, il metodo Purovino prevede il trattamento delle sole uve, eliminando completamente l’aggiunta di solfiti in qualsiasi fase della vinificazione. Dalla pressatura/pigiatura l’intero processo di vinificazione non viene in alcun modo alterato o modificato.

Nei prossimi mesi saranno organizzati sul territorio eventi di carattere tecnico-scientifico al fine di sensibilizzare esperti e non del settore alle tematiche del progetto, di incoraggiare altre aziende del territorio a partecipare al processo di sviluppo del settore viti-vinicolo locale così come proposto dal GO anche attraverso il coinvolgimento di aziende extra-territoriali a testimonianza dei risultati ottenuti dalla collaborazione con enti di ricerca.

sabato 1 agosto 2020

Mipaaf, online vademecum controlli vendemmia 2020. Servirà a prevenire e contrastare comportamenti non regolamentari

E' online il vademecum controlli della campagna vendemmiale 2020. Bellanova: "Tuteliamo e promuoviamo vino, settore al centro del rilancio agroalimentare".






E' on line sul sito del Ministero, in occasione dell'inizio della campagna vendemmiale, il vademecum dell'ICQRF per tutti gli operatori del settore vitivinicolo, dove sono riportati i principali adempimenti a carico delle imprese, le norme di riferimento e le disposizioni applicative.

L'ICQRF in questo periodo dell'anno intensificherà i controlli nel settore vitivinicolo per prevenire e contrastare comportamenti non regolamentari che possono verificarsi nel corso della raccolta e movimentazione delle uve, delle operazioni di trasformazione e della circolazione dei prodotti e dei sottoprodotti vitivinicoli ottenuti.

Attività ancora più rilevante soprattutto in questa fase, caratterizzata dall'entrata a regime delle misure intese a fronteggiare gli squilibri sul mercato dei prodotti vitivinicoli, già in essere o attesi, a motivo delle misure restrittive adottate in tutto il mondo contro l'emergenza epidemiologica da COVID-19.

"Ci stiamo avviando verso la stagione più importante per il settore vitivinicolo: la vendemmia. Abbiano attraversato una fase emergenziale molto difficile in cui tutti i settori produttivi, e in particolare quello del vino, hanno subito un duro colpo. Adesso è il momento di reagire e ripartire più forti e coesi di prima. Come ho già ribadito più volte è mia intenzione mettere il vino al centro del rilancio agroalimentare. E questo può avvenire solo tutelando l'intero settore e scongiurando comportamenti scorretti e pratiche sleali" Cosi la Ministra Teresa Bellanova. "Grazie al lavoro degli ispettori e ispettrici dell'Icqrf abbiamo messo in campo tutti i nostri mezzi per garantire che la vendemmia che è alle porte proceda nel rispetto delle regole e all'insegna della qualità e della sicurezza per i consumatori. Siamo consapevoli che quest'anno la vendemmia sarà una fase particolarmente delicata in cui occorrerà procedere con la massima cautela. Ci aspettiamo grandi risultati. Soprattutto in questo periodo cosi critico è nostro dovere salvaguardare la salute dei cittadini, la reputazione del nostro Paese e tutta la filiera agroalimentare italiana, che ha dimostrato grande senso di responsabilità e sacrificio".

Le verifiche condotte dall'Icqrf saranno effettuate su tutto il territorio nazionale e particolare attenzione sarà rivolta anche ai prodotti provenienti dall'estero mediante controlli stradali, ferroviari ed ai porti.

L'Italia, primo produttore del mondo di vino, è l'unico Stato Membro dell'UE che ha reso operativo il registro telematico del vino, uno strumento fondamentale non solo per il controllo, ma anche per gli operatori economici e per i report di settore (Cantina Italia). Gli Uffici dell'ICQRF - sul sito MIPAAFT tutti i riferimenti - sono a disposizione degli operatori di tutta Italia per assicurare il corretto svolgimento delle operazioni previste dalla normativa europea e italiana.