mercoledì 31 ottobre 2018

Vino e mercati emergenti, Romania Paese leader nella crescita della produzione europea

La produzione vinicola della Romania cresce del 21%. L'Organizzazione internazionale della vigna e del vino (OIV) stima che raggiungerà 5,2 milioni di ettolitri quest'anno e supererà il precedente massimo registrato nel 2013.




Romania, un chiaro mercato emergente che ha preso il suo posto al tavolo dei Paesi leader della produzione vinicola europea. Il Paese della penisola balcanica nel 2017, con 5,2 mhl di vino, il 21% in più rispetto allo scorso anno, si conferma sesto produttore di vino in Europa, dopo l'Italia che, secondo gli ultimi dati sulla congiuntura vitivinicola mondiale trasmessa dall'OIV, raggiunge i 48,5 mhl, la Francia con 46,4 mhl, la Spagna con 40,9 mhl, la Germania 9,8 mhl e il Portogallo con 5,3 mhl.

Ricordo che la Romania è tra i paesi dalla più lunga tradizione vinicola al mondo (ci sono testimonianze di vino fino a 6000 anni fa, quindi ben precendenti all’Impero Romano) e si spiega facilmente guardando la posizione centrale del paese e direttamente contigua alla Georgia, Paese simbolo di origine della Vitis Vinifera. Secondo gli ultimi studi, la Romania è il quarto produttore a livello europeo per ciò che riguarda la superficie coltivata a vite ed il quinto per quantità di uva prodotta ed il sesto, appunto, per produzione totale di vino.

Negli ultimi anni si è avuto un netto miglioramento della qualità dei vini rumeni che hanno inoltre un costo di produzione molto basso. I vini prodotti sono principalmente destinati al mercato interno, tanto che solo il 3% è destinato all’export in Germania, Cina, Stati Uniti ed Inghilterra. Per ciò che riguarda i consumi, il 60% circa sono vini bianchi, il 4% rosato e la parte restante vini rossi. A fronte di tanti piccoli produttori vi sono cinque aziende che controllano quasi il 40% del mercato.

Le prospettive per il mercato vinicolo della Romania sono di fatto decisamente ottimiste. Da quando il Paese è entrato a far parte della Comunità Europea, infatti, gode degli stessi finanziamenti di cui hanno goduto e godono molti dei produttori italiani. I fondi sono stati spesi principalmente per costruire nuove cantine moderne, formare i nuovi tecnici, e dunque iniziare a produrre “in un certo modo”.

La Romania è sostanzialmente terra di vini bianchi, anche dolci muffati che hanno di per se una certa storia e blasone, e di promettenti vini rossi a base Merlot e altre uve internazionali. Nel 1998 è stata istituita una classificazione basata sul modello Europeo con vini da pasto, vini di qualità superiore (VS), di qualità con denominazione di origine (VSO) e di qualità speciale e grado di qualità (VSOC).

sabato 27 ottobre 2018

Guide. Vini d’Italia 2019 del Gambero Rosso

Presentata oggi la guida Vini d’Italia 2019 del Gambero Rosso. 447 i vini che si aggiudicano i tre bicchieri®. 10 premi speciali. Toscana e Piemonte in testa per numero di vini premiati.




32esima edizione per la guida Vini d’Italia 2019 del Gambero Rosso, punto di riferimento in Italia e nel mondo per esperti, operatori del settore e appassionati dello scenario vitivinicolo made in Italy. La guida è tradotta in inglese, tedesco, cinese e giapponese per soddisfare la grande richiesta estera di approfondimento e conoscenza delle eccellenze italiane.

Gambero Rosso è da sempre al fianco delle aziende di qualità con il suo lavoro di rating e con il suo fitto calendario di eventi nazionali ed internazionali, mirati ad accrescere il prestigio e l’autorevolezza di questo comparto fondamentale del nostro Paese. L’organizzazione di wine tasting e seminari nelle principali città italiane, come Anteprima Fiere Vino per scoprire in anteprima le etichette presenti alle principali fiere enologiche mondiali, oltre alle degustazioni in collaborazione con le aziende presenti in guida per illustrare caratteristiche e peculiarità proprie di ogni vino, contribuiscono ad accrescere la cultura del vino in Italia, per esperti, trade e appassionati.

All’estero Gambero Rosso dal 1997 organizza roadshow internazionali, con appuntamenti in 30 capitali mondiali, per essere di supporto ai produttori nella crescita della propria azienda e aumentare l’export made in Italy. Il grande lavoro di promozione è arricchito inoltre da nuovi prodotti editoriali, esclusivamente in lingua inglese: Top Italian Restaurants, che recensisce i migliori ristoranti, trattorie e winebar italiani nel mondo selezionati appunto anche in base alla qualità e alla profondità della carta dei vini, e Top Italian Food & Beverage Experience, che traccia una mappa delle migliori produzioni ed aziende agroalimentari del made in Italy.

Delle 22.100 etichette entrate in guida in questa edizione, 447 si sono aggiudicate i prestigiosi tre bicchieri®. 2.530 produttori, portavoce del meglio della produzione enologica italiana.

È la Toscana la regione che si aggiudica il maggior numero di tre bicchieri® con 84  etichette premiate, segue il Piemonte con 74, il Veneto con 41, il Friuli Venezia Giulia con 26, l'Alto Adige e la Sicilia con 25, la Lombardia con 24, la Campania con 23, le Marche con 21, l'Emilia Romagna con 14, la Sardegna con 13, l’Umbria e l’Abruzzo con 12,  il Trentino con 11, il Lazio e la Liguria con  7, la Valle d'Aosta con 6, la Calabria con 5, la Basilicata con 4 e il Molise con 1, mentre i vini della sezione dedicata al Canton Ticino si aggiudicano 2 etichette premiate con i tre bicchieri®. Cresce ancor di più il numero dei Tre bicchieri® Verdi, ossia quelli prodotti da aziende biologiche o biodinamiche certificate, che quest’anno sono 102.

I Premi Speciali Gambero Rosso per i Migliori Vini dell’Anno vanno: il premio Rosso dell'Anno al Brunello di Montalcino Duelecci Ovest Ris. '12 dell’azienda Tenuta di Sesta; il Bianco dell'Anno va al Capo Martino '16 dell’azienda Jermann. Al Franciacorta Nature 61 '11 di Guido Berlucchi & C. va il premio Bollicine dell'Anno. Il Vino Dolce dell'Anno è il Piemonte Moscato Passito La Bella Estate '16 dell’azienda Vite Colte; mentre il Rosato dell’anno va a Valtènesi Chiaretto Molmenti '15 di Costaripa. Il premio Miglior Rapporto Qualità Prezzo lo vince A. A. Lago di Caldaro Cl. Sup. Quintessenz '17 della Cantina di Caldaro. Francesco Cambria dell’azienda Cottanera è il Viticoltore dell’anno. L’azienda Ferrari si aggiudica il premio di Cantina dell'Anno, mentre il premio per la Cantina Emergente va all’azienda Antonella Corda. Il Premio per la Vitivinicoltura Sostenibile va alla pugliese Torrevento. Il Premio Progetto Solidale, che va a personaggi ed aziende che dimostrano una particolare sensibilità sociale, è stato assegnato San Patrignano.

“Il comparto vitivinicolo è in continua crescita, come dimostrano i dati incoraggianti dell’export, che nei primi mesi di quest’anno ha superato il 4%” afferma il Presidente Paolo Cuccia “Il nostro lavoro di promozione è costantemente rivolto alle aziende che con grande lavoro e professionalità contribuiscono ad elevare e accrescere la reputazione del nostro Paese a livello globale.”

giovedì 25 ottobre 2018

Vino, Italia è primo produttore al mondo

Produzione 2018: confermate le previsioni UIV-ISMEA, Italia primo produttore al mondo con 49,5 milioni di ettolitri, davanti a Spagna e Francia. Paolo Castelletti, segretario generale di UIV: “Confermata validità metodo di lavoro dell'Osservatorio del Vino UIV-ISMEA”.




La Commissione Europea ha diffuso le stime sulla produzione di vino e mosti 2018, che confermano le previsioni vendemmiali dell’osservatorio del Vino di UIV-ISMEA, presentate al MIPAAFT ai primi di settembre, da cui emerge che l’Italia sarà il primo produttore in quantità con 49,5 milioni di ettolitri, facendo registrare un +16% sul 2017, davanti a Spagna (47) e Francia (46).

“Constatiamo con piacere che i dati forniti dalla Commissione Europea sono allineati a quelli diffusi dall’Osservatorio del Vino – commenta Paolo Castelletti. Una conferma della validità del metodo di lavoro ormai consolidato che abbiamo messo a punto con l’ISMEA per fornire al mondo vitivinicolo italiano dati affidabili su cui basare pianificazioni e strategie. Ovviamente si tratta di stime, i cui dati dovranno essere confermati dalle dichiarazioni di produzione”.

 “A fronte di questi dati – sottolinea ancora Paolo Castelletti, segretario generale Unione Italiana Vini – è doverosa una riflessione sull’andamento dei prezzi. Per quanto sia stata generosa questa vendemmia, infatti, denunciamo una riduzione delle quotazioni dei vini all’origine assolutamente ingiustificate e che sembrerebbero frutto di logiche speculative, assolutamente dannose per il settore”.

Infatti, conclude il segretario generale di UIV, “a fronte di una vendemmia leggermente superiore rispetto alla media degli ultimi anni, controbilanciata, però, da un dato sulle giacenze al 1 agosto inferiore del 10% rispetto al 2017, la disponibilità complessiva del prodotto non giustifica le tensioni al ribasso dei prezzi dei vini che stiamo rilevando sui mercati”.

Ricerca, con il progetto ICAFRUD pasta italiana buona e più sostenibile

Presentati al MIPAAFT i risultati del progetto ICAFRUD. Grazie alla filiera del grano duro di alta qualità, rilevanti aumenti delle rese e significative riduzioni delle emissioni.




Proprio nel giorno del World Pasta Day, viene presentato un nuovo modello pilota di coltivazione del grano duro, in grado di garantire alla pasta italiana una materia prima di eccellente qualità, con ottime rese e ridotto impatto ambientale. Si tratta di ICAFRUD (Impronta CArbonica della coltivazione di FRUmento Duro) messo a punto dal CREA Politiche e Bioeconomia in collaborazione con Barilla, Horta, Lyfe Cycle Engeneering e CCPB, nell'ambito del progetto Barilla Sustainable Farming, che punta a ottenere prodotti agricoli più sostenibili con un migliore utilizzo di fattori produttivi. I risultati, rilevati sulle aziende che hanno aderito, sono stati illustrati oggi a Roma nel workshop “Per un’agricoltura italiana più sostenibile: l'esperienza della filiera del grano duro di alta qualità”.

Il progetto

L'impresa aderente, sottoscrive un contratto di coltivazione e può utilizzare il DSS GranoDuro.net®, "Decalogo per la coltivazione sostenibile del grano duro di qualità", un innovativo strumento di consulenza, sviluppato da Horta e concepito come supporto alle decisioni (DSS) che integra le informazioni relative all’andamento meteorologico, alle condizioni del suolo e alle caratteristiche varietali. Le informazioni generate da questa applicazione informatica e implementate dall’azienda stessa consentono di avere anche i dati tecnici necessari per calcolare l'impronta carbonica ed ecologica della coltivazione, secondo lo standard ISO 14067 implementato da LC Engineering.

I risultati

Gli output delle aziende che adottano GranoDuro.net® sono stati messi a confronto con quelli ottenuti dalle imprese appartenenti al campione della Rete di Informazione Contabile Agricola (RICA), gestito dal CREA Politiche e Bioeconomia, e che applicano una gestione ordinaria della coltura. L'impronta carbonica del frumento duro nelle aziende RICA è stata misurata attraverso un'indagine pilota diretta, che ha integrato le informazioni strutturali e tecniche già rilevate nell'ambito dell'attività RICA. La rilevazione e il successivo confronto hanno riguardato 136 aziende appartenenti al campione RICA e diverse centinaia di aziende che hanno adottato GranoDuro.net® (GDN) nei 4 anni (2014-2017) scelti per l'indagine.

Il confronto evidenzia la maggiore sostenibilità e la migliore qualità del prodotto delle aziende GranoDuro.net® (GDN). In particolare, le rese nelle aziende GDN sono superiori del 22-32% rispetto a quelle riscontrabili nelle aziende ordinarie RICA, a seconda dell'anno di coltivazione, mentre l'impronta carbonica (misurata in tonnellate di CO2 equivalente) delle aziende GDN è inferiore in misura variabile dall'8 al 16%, sempre in funzione dell'annata agraria. Se la riduzione delle emissioni di gas serra venisse riportata ad ettaro e si ipotizzasse l'adozione delle pratiche sostenibili sull'intera superficie a frumento duro nazionale, si avrebbe una diminuzione delle emissioni intorno alle 500.000 tonnellate di CO2 equivalente all'anno, pari al 1,5% delle emissioni complessive del settore agricolo italiano.

“La pasta è un’icona del nostro Made in Italy – ha affermato il sottosegretario MIPAAFT Alessandra Pesce - e la sua qualità va garantita ai consumatori non solo per il suo valore intrinseco, ma anche come immagine del nostro sistema agroalimentare. Il corretto funzionamento della filiera implica investire in qualità e in sostenibilità, con una collaborazione tra le diverse parti coinvolte. Il progetto pilota ICAFRUD - - ha continuato -  ha portato all’elaborazione di strategie innovative, basate su modelli agroecologici tarati sulle realtà locali e coniugate con la definizione di contratti di coltivazione. Dai risultati elaborati dal CREA emerge con chiarezza come l'avvio di strumenti negoziali permette di innalzare gli standard qualitativi, migliorare le performance ambientali e sostenere la redditività delle aziende agricole coinvolte. Risultati di tutto rispetto per la valorizzazione e la tutela del nostro Made in Italy”.

martedì 23 ottobre 2018

Paesi emergenti del vino, l'enorme potenziale vitivinicolo del Mar Nero

Il Mar Nero e la sua area circostante è un territorio con il più grande potenziale vitivinicolo al mondo. A dirlo è Michel Rolland, oggi probabilmente il più conosciuto enologo e wine consultant a livello mondiale.




L'area che circonda il Mar Nero è solo al 30% della sue possibilità in termini di vitivinicoltura. Lo ha detto a The Drinks Business Michel Rolland, ovvero colui che oserei definire il miglior "costruttore" di vini disponibile oggi sul mercato. Sebbene oggi si parli molto della Georgia, definita la culla della viticoltura mondiale, la regione ha ancora molto potenziale inespresso. E questo vale anche per Turchia, Bulgaria, Romania e Armenia, dove la produzione di vino può avere grandi margini di miglioramento.

Volevo sottolineare, a ragione, che la biodiversità viticola in Caucaso e Mar Nero è di grande importanza, in quanto queste aree sono da sempre riconosciute come uno dei centri primari di domesticazione (se non l’unico centro) per la vite e della nascita della viticoltura. In tal senso volevo informarvi che nel 2004 nacque un progetto triennale di cooperazione dell’Ipgri dove anche l’Italia ha offerto il suo contributo attraverso il Dipartimento di produzione vegetale dell’Università di Milano e l’Istituto italiano per l’Africa e l’Oriente (Isiao), per migliorare le capacità organizzative e la ricerca nei Paesi della regione – Armenia, Azerbaijan, Georgia, Moldova, Russia e Ucraina – per identificare, raccogliere e caratterizzare le risorse genetiche viticole e pianificare strategie per la loro conservazione.

L’abbondanza di vitigni, anche tuttora coltivati, risulta particolarmente interessante proprio per il ruolo che storicamente potrebbero avere avuto nella nascita della piattaforma varietale attualmente coltivata. Inoltre, la presenza della vite selvatica nella flora spontanea di questi Paesi è importante sia dal punto di vista storico sia nell’ottica di strategie di miglioramento genetico. 

Cresciuto nella tenuta di famiglia Château Le Bon-Pasteur a Pomerol, nella regione di Bordeaux, Michel Rolland dopo il diploma all'Istituto di Enologia ha creato con la moglie Dany un laboratorio specializzato nell'analisi del vino e una società di consulenza che attualmente affianca 240 aziende in 14 Paesi, accompagnandole verso un miglioramento della qualità e del posizionamento dei loro vini.

Rolland, globetrotter attualmente impegnato in 105 aziende su 5 continenti, è oggi probabilmente il più conosciuto wine consultant al mondo e le sue competenze nel blending sono state definite “fenomenali” da Wine Spectator.

venerdì 19 ottobre 2018

Ricerca, caffè: un sistema multisensoriale hi-tech ne determina aroma e gusto

COMETA è un progetto di ricerca cofinanziato da Regione Lazio con la partecipazione di ENEA e Danesi Caffè per mettere a punto un sistema multisensoriale che determinerà l’aroma e il gusto del caffè grazie all’analisi delle molecole rilasciate durante il processo di torrefazione.




Un sistema multisensoriale hi-tech per determinare l’aroma e il gusto del caffè grazie all’analisi delle molecole rilasciate durante il processo di torrefazione. Il progetto di ricerca COMETA, cofinanziato da Regione Lazio, al quale partecipano l’azienda Danesi Caffè, come leader partner, ENEA, per lo studio dei composti chimici della miscela e della bevanda, Università Campus Bio-Medico di Roma, per lo sviluppo del sistema multisensoriale e analisi dei composti fenolici, e l’azienda biotech Genechron, nata da uno spin-off ENEA, per il profilo genetico della miscela.

Questo sistema di sensori sarà in grado di “annusare” e di “assaggiare” le miscele Danesi di caffè per individuare la tostatura ottimale dei grani verdi da cui dipende la qualità della bevanda in tazza. “Ci occuperemo prima di tutto dell’analisi di due molecole, gli amminoacidi associati al gusto dolce e i composti alifatici per il gusto acido. Una volta ‘allenato’, il sistema multisensoriale sviluppato dal Campus Bio-Medico passerà ad analizzare molti altri composti chimici prodotti durante il processo di tostatura, per poter identificare le molecole ‘sentinella’ di miscele pregiate. E questo sistema hi-tech, quando sarà  perfezionato, verrà inserito all’interno del processo produttivo del caffè”, spiega Gianfranco Diretto, ricercatore del Laboratorio Biotecnologie dell’ENEA e responsabile per l’Agenzia del progetto COMETA, acronimo di Quality testing of organoleptic properties of COffee blends via genetic and METAbolic fingerprinting.

Il progetto COMETA

Il sistema multisensoriale sarà l’evoluzione del dispositivo “Bionote”, già in uso per diverse applicazioni alimentari presso i laboratori dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, che sarà in grado di produrre un’impronta aromatica caratteristica per ogni miscela di caffè tostato.

“Dopo aver prodotto questa ‘impronta’, procederemo all’analisi delle componenti fenoliche associate alla qualità del caffè. Tale attività, svolta dalla nostra unità di Scienze degli alimenti e della nutrizione, avrà lo scopo di studiare le molecole non volatili associate al gusto del caffè”, aggiunge Chiara Fanali, docente di Chimica Analitica presso l’Università Campus Bio-Medico di Roma.

“Con la Danesi abbiamo allestito sia presso ENEA che presso l’Università Campus Bio-Medico di Roma, un laboratorio di ricerca dotato di una macchina da caffè professionale, come quella che troviamo nei bar e che, come napoletano, posso garantire che fa degli ottimi caffè! Nei laboratori, infatti, analizzeremo non solo i composti chimici presenti nelle miscele di caffè Danesi, ma anche quelli contenuti nella bevanda stessa; composti che si formano durante la fase di tostatura, a seguito della degradazione delle sostanze contenute nei chicchi verdi, e che determinano l’aroma e il sapore del caffè Danesi bevuto a casa o al bar”, prosegue il ricercatore dell’ENEA.

A caratterizzare il tipico aroma e gusto del caffè sono migliaia di molecole di cui ancora non si conosce la natura, quindi né la caffeina, priva di odore e sapore, né le melanoidine, da cui dipende invece la tipica colorazione scura dei chicchi. “La composizione chimica dell’aroma è complessa e dipende da un mix di diversi fattori, tra i quali i più importanti sono la varietà genetica dei grani, la provenienza geografica e le condizioni climatiche, ma anche il processo di lavorazione che riguarda principalmente la tostatura e poi il confezionamento e lo stoccaggio”, specifica Ilaria Danesi della Danesi Caffè, referente principale del progetto COMETA.

Per un‘ulteriore certificazione della qualità del prodotto, Genechron identificherà le basi genetiche delle molecole sprigionate durante il processo di torrefazione, associandole a quelle che caratterizzano l’origine e la specie del caffè.

Enoturismo, cultura, le Città del Vino in Sardegna per la Convention d’Autunno

Un programma di quattro giorni che coinvolge 7 Città del Vino della Sardegna: Alghero, Badesi, Berchidda, Monti, Sennori, Sorso e Usini. Tra i temi affrontati nell’assemblea dei sindaci il turismo del vino e il ruolo delle Strade del Vino, i progetti di archeologia della vite e le misure di detassazione per i pensionati che decideranno di andare a vivere nei territori enoturistici a rischio di spopolamento. In programma l’elezione del nuovo Presidente. 




E' iniziata in Sardegna la Convention d'Autunno delle Città del Vino, con un programma di visite e appuntamenti istituzionali che coinvolge i sindaci dei 430 Comuni associati in tutta Italia. L'evento, in programma da giovedì 18 a domenica 21 ottobre, è stato organizzato in collaborazione con l’Associazione Nazionale da 7 Città del Vino della Sardegna del nord, in provincia di Sassari: Alghero, Usini, Berchidda, Monti, Badesi, Sorso e Sennori. Il “capitolo” più importante della Convention d’Autunno 2018 consiste nell’elezione del nuovo Presidente – al momento è in carica Floriano Zambon, ex sindaco di Conegliano (Tv) – del vice Presidente, della giunta esecutiva e del consiglio nazionale, che riunisce i coordinatori regionali delle Città del Vino.

“È un onore per noi ospitare un momento come questo – ha detto Giuseppe Morghen, sindaco di Sorso e coordinatore regionale delle Città del Vino della Sardegna – perché ci proietta in una dimensione nazionale come d’altronde accade quando ci rapportiamo con l’Associazione. Oggi però siamo noi protagonisti di questo evento e siamo ben felici di ospitare i rappresentanti delle Città del Vino di tutta Italia”.

Durante i quattro giorni saranno anche affrontati alcuni temi centrali per le Città del Vino, in particolare l’enoturismo e la cultura. “Annunceremo gli argomenti del XV Rapporto sul Turimo del Vino in Italia, che sarà presentato alla prossima Bit di Milano – spiega il presidente in carica Floriano Zambon -. Dopo un 2018 molto positivo per l’enoturismo italiano ci aspettiamo dalla politica una nuova riflessione sul ruolo e la centralità delle Strade del Vino, organizzazioni territoriali che fanno da cerniera tra pubblico e privato e che sono fondamentali per la promozione locale e l’accoglienza. Soggetti – conclude Zambon – che meritano una rinnovata attenzione legislativa, risorse, programmi e strategie”.

Il XV Rapporto sul Turismo del Vino, anche quest’anno curato in collaborazione con l’Università di Salerno, prenderà a campione: i Comuni Città del Vino; le cantine premiate al concorso enologico internazionale La Selezione del Sindaco - selezionate tra quelle che fanno accoglienza e degustazioni – e un gruppo di turisti del vino selezionati attraverso le cantine e i Comuni campione. Il Rapporto sarà utile all’Associazione anche per sviluppare nuove proposte per la difesa e la tutela dei territori enoturistici. Tra queste una misura ad hoc che consenta di detassare le pensioni per quelle persone che decideranno di andare a vivere nei territori a rischio di spopolamento del nostro Paese, in particolare in aree interne di Basilicata, Molise, Calabria e Sardegna.

Al centro del dibattito dei sindaci delle Città del Vino, che domenica mattina si riuniranno nell’Assemblea in programma a Usini (Ss), c’è anche il capitolo della cultura enologica e in particolare dei progetti di archeologia della vite e del vino che l’Associazione ha sviluppato in questi anni: in Maremma, a Siena, in Calabria, etc.

Un rinnovato impegno che vuole valorizzare anche i casi di archeologia del vino rinvenuti in Sardegna, a partire dal comune di Urzulei, in Ogliastra, dove sopravvive la vite silvestris più longeva al mondo, addirittura millenaria: si trova in fondo a una valle boschiva nel sito di Bacu Bidalesti, dove per secoli i pastori si sono tramandati notizia della presenza di questa antica vite selvatica simile a una liana, con fusto di 135 cm di circonferenza alla base, dalla quale si diramano grossi fusti contorti, a serpentone, che possono superare i 40 metri di lunghezza e i cui tralci sovrastano la chioma degli alberi del bosco.

giovedì 18 ottobre 2018

Agricoltura e cambiamenti climatici, birra a rischio, la siccità minaccia i raccolti di orzo

A lanciare l'allarme uno studio pubblicato su "Nature Plants". I cambiamenti climatici caratterizzati da siccità minacciano i raccolti di orzo ingrediente principiale nella produzione della birra.





I ricercatori della Peking University di Pechino (Cina) e dell'University of East Anglia (GB) avvertono: la birra diventerà più scarsa e più costosa. Siccità e temperature estreme diventeranno sempre più frequenti a causa dei cambiamenti climatici ed i raccolti di orzo diminuiranno in modo sostanziale.

La birra è la bevanda alcolica più popolare al mondo per volume nei consumi e il suo ingrediente principale, l'orzo, è particolarmente sensibile agli eventi meteorologici estremi; le sue rese infatti diminuiscono drasticamente nei periodi di estrema siccità e calore. Sebbene questi due fattori siano oggetto di studio attraverso ben 5 modelli del sistema Terra (Earth system model, ESM), che forniscono previsioni affidabili riguardanti il clima futuro ed i relativi rischi nei confronti dell'agricoltura, mai sino ad ora i rischi per il futuro della birra erano stati valutati in precedenza.

Accoppiando un modello di coltura basato su un sistema di supporto decisionale per il trasferimento agrotecnico e un modello economico globale (Global Trade Analysis Project) per valutare gli effetti della siccità e degli eccessi termici concomitanti in una serie di futuri scenari climatici, il team di Wei Xie della Peking University, ha scoperto che questi eventi estremi possono causare riduzioni sostanziali dei raccolti di orzo in tutto il mondo.

Gli autori ritengono che le perdite medie oscilleranno dal 3% al 17%, a seconda della gravità delle condizioni. Ciò comporterà sia un incremento sostanziale dei prezzi della birra che, come evidenzia lo studio, in Irlanda, potrebbero aumentare del 193% e sia, come ad esempio in Argentina, una diminuzione significativa dei consumi del -32%.

mercoledì 17 ottobre 2018

Marketing ed export, AgriAcademy di Ismea lancia il primo Hackathon tra i giovani imprenditori agricoli

Dal 18 ottobre, a Roma, una maratona di tre giorni per trovare soluzioni innovative in agricoltura. 




Prenderà il via a Roma il 18 ottobre, la seconda sessione di Agriacademy, il programma di formazione su innovazione, marketing ed export rivolto alle nuove generazioni di agricoltori. Si lavorerà sulle idee progettuali dei partecipanti usando le metodologie e gli strumenti degli incubatori e acceleratori d’impresa.

Roma, 17 ottobre 2018 - Dopo la sessione estiva, riparte AgriAcademy,il progetto di alta formazione ideato e sviluppato da ISMEA in collaborazione con il Mipaaft con l’obiettivo di avvicinare gli agricoltori under 40 alle tematiche dell’Agricoltura 4.0, della digital transformation, dell’export managemente del marketing.

Agriacademy toccherà di nuovo le città di Roma, Bologna e Bari, dove nei mesi di giugno e luglio oltre 200 giovani, selezionati tramite bando, hanno partecipato a un week end di alta formazione con docenti ed esperti dell’Università di Brescia, Politecnico di Milano, Università La Sapienza di Roma e Università del Sannio.

Nella sessione autunnale, che prenderà il via il 18 ottobre a Roma, i ragazzi metteranno in pratica le conoscenze e le metodologie acquisite, lavorando allo sviluppo di veri progetti di impresa. La seconda fase di AgriAcademy, infatti, metterà al centro le 42 idee progettualiche i giovani agricoltori hanno preparato, singolarmente o in gruppo, dopo la formazione estiva. Durante le giornate i progetti verranno discussi, selezionati, sviluppati in team e trasformati in prototipi per testarne l'efficacia. Infine verranno presentatidi fronte a una commissione che decreterà i vincitori di ciascuna delle tre tappe, offrendo in premio un servizio di tutoraggio in azienda.

Ad accompagnare i giovani imprenditori coinvolti, accanto ai docenti, ci sarà anche la task force di RuralHack, un team di esperti in innovazione sociale e tecnologica che traduce approcci orientati al service design per le esigenze delle imprese agricole di qualità. La metodologia di lavoro è infatti ispirata ai principi del design thinking, un modello progettuale e di management aziendale di tipo collaborativo, che utilizza le tecniche e gli strumenti del designer per risolvere problemi complessi in modo creativo. Un metodo nato e diffuso in contesti di innovazione digitale e per lo più sconosciuto nel settore dell’agroalimentare.

COS'E' AGRIACADEMY

È il programma di alta formazione su innovazione, internazionalizzazione e marketing promosso in collaborazione con il Ministero delle Politiche agricole alimentari forestali e del turismo e rivolto, in totale, a 200 giovani imprenditori agricoli vincitori del bando "Promuovere lo spirito e la cultura d'impresa". Prevede due sessioni, una estiva e una autunnale, in tre sedi: Roma, Bologna e Bari. La sessione autunnale che parte il 18 ottobre a Roma, segue la prima fase che si è svolta tra giugno e luglio.

L'AgriAcademy di Ismea si avvale della collaborazione con l'Università di Brescia, il Politecnico di Milano, la Sapienza di Roma, l'Università del Sannio, l’Osservatorio Smart Agrifood, il team del programma di ricerca/azione RuralHAck e con gli innovatori sociali di Vazz’ap. Vede tra i docenti: professori universitari, ricercatori, esperti di settore, economisti e direttori di aziende molto note.

Le prossime tappe di AgriAcademy si terranno a Bari, dal 9 all'11 novembre e a Bologna, dal 16 al 18 novembre.

Segui #Agriacademy su Instagram  @Ismeaofficial– Facebook  @agricolturagiovanie YouTube

Vino e territori, dalla vigna urbana ai paesaggi collinari, fino alla viticultura eroica di montagna, alla scoperta delle eccellenze della provincia di Torino

Sono i vini DOC del torinese, quelli che nascono in un territorio dai panorami più diversi: dalla vigna urbana ai paesaggi collinari, fino alla viticultura eroica di montagna, che raggiunge quasi i 1000 metri di altezza e che permette la produzione del celebre “vino del ghiaccio”. 





Erbaluce di Caluso (DOCG) e le DOC Carema, Canavese, Freisa di Chieri, Collina Torinese, Pinerolese e Valsusa. Queste le 7 denominazioni racchiuse nella Torino Doc, la selezione enologica realizzata dalla Commissione di degustazione della Camera di commercio di Torino e dal suo Laboratorio Chimico, in collaborazione con l’Enoteca Regionale dei Vini della Provincia di Torino.

Una selezione di vini che prevede non solo i più noti Barbera, Bonarda, Dolcetto, Freisa e Nebbiolo, ma anche i più particolari e spesso autoctoni: Erbaluce, Avanà, Cari, Doux d’Hernry, e molti altri. Si tratta di bottiglie che nascono in panorami molto diversi, dalla vigna urbana ai paesaggi collinari, fino alla viticultura eroica di montagna, che raggiunge quasi i 1000 metri di altezza e che permette la produzione del celebre “vino del ghiaccio”. Ogni vino porta con sé la storia delle aziende in cui è nato e l’impegno, la cura, la dedizione quotidiana delle persone che stanno dietro ad ogni bottiglia.

Queste eccellenze saranno premiate con una cerimonia prevista venerdì 19 ottobre alle ore 17,30 a Palazzo Birago, e che sarà guidata da Vincenzo Ilotte, Presidente della Camera di commercio di Torino. Dopo la premiazione dei Maestri del Gusto, è già tempo di parlare di vino torinese: sono 45 le aziende e 146 le tipologie selezionate dalla Camera di commercio di Torino attraverso la sua Commissione Degustazione e il Laboratorio Chimico camerale, e premiate, a seconda della qualità, con 1, 2 o 3 “cavatappi”. Risultati da record quest’anno: ben 32 i vini giudicati eccellenti (“top”) con il punteggio massimo di 3 cavatappi.

Al termine della cerimonia di premiazione, a inviti, sarà possibile degustare il vino “top” proposto da ogni cantina. Nel banco assaggi presente nel cortile di Palazzo Birago per tutta la serata sarà infatti possibile conoscere i vini premiati, proposti dall’Enoteca Regionale dei Vini della Provincia di Torino, accompagnati da alcune specialità dei Maestri del Gusto o in originali cocktail realizzati dai migliori barman torinesi con i vermouth di Torino.

Dal 2005 la Selezione enologica Torino DOC permette di impiegare queste funzioni “tecniche” a vantaggio dei produttori, dei consumatori e degli appassionati del vino, abbinando alla certificazione una rigorosa selezione delle eccellenze e, a seguire, un’intensa attività di promozione.

La partecipazione alla selezione è riservata a tutti i produttori della provincia di Torino e a quelli con sede produttiva fuori provincia, ma situata nei territori previsti dai disciplinari delle 7 denominazioni. Di ogni vino, già classificato come DOC e DOCG, viene fatta un’analisi sensoriale (vista, olfatto, gusto) su apposite schede secondo il metodo “Union Internationale des Oenologues”. Il tutto permette, in una decina di sedute di degustazione, di valutare i campioni presentati con riferimento alle numerose tipologie e ai diversi periodi di vendemmia.

I testimoni della viticultura torinese ci raccontano storie molto diverse, ma tutte affascinanti: ci sono gli ex impiegati Olivetti che oggi nel Canavese si dedicano alla vigna, le aziende tradizionali che si riconvertono al biologico, il vigneto ereditato dai nonni, le scuole dove nascono i vini sperimentali, gli amici che, grazie alla coltivazione, recuperano terre abbandonate, le uve dal sapore unico grazie a caratteristiche irripetibili del terreno su cui sono coltivate.

Tutte le informazioni sulle aziende, le cantine e i vini, le storie e i volti dei produttori di Torino DOC 2019-20 sono raccontati sul sito www.torinodoc.com - www.torinodoc.wine. Uno strumento utile anche per andare direttamente a trovare i produttori, conoscendoli di persona, visitando cantine e vigne. Per chi avesse poche occasioni di escursioni nelle aree enologiche torinesi, i vini di Torino DOC sono poi sempre più vicini grazie alla collaborazione delle enoteche - con il progetto Enoteca Diffusa - e dei ristoranti cittadini - con il progetto Torino Restaurant Week: proposte in grado di soddisfare tutti, dagli amanti delle cene nei locali della tradizione a chi frequenta i quartieri della movida.

I vini di Torino DOC, infine, si possono trovare anche all’Enoteca Regionale dei Vini della Provincia di Torino (www.enotecaregionaletorino.wine), istituzione senza fine di lucro che annovera la Camera di commercio di Torino tra i soci fondatori e che promuove la conoscenza e la diffusione dei vini del territorio.

La premiazione Torino DOC apre ufficialmente “Portici Divini”, dieci giorni in cui Torino celebra le etichette del suo territorio con incontri, degustazioni e appuntamenti; il primo fine settimana in sinergia con la kermesse “Vendemmia a Torino”. E mentre Palazzo Birago per due week end ospiterà eventi, presentazioni e degustazioni, in una trentina di locali disseminati per la città i produttori “Torino DOC” si metteranno in gioco per diffondere la conoscenza delle etichette torinesi: i clienti potranno trasformarsi in novelli sommelier a cui saranno proposte degustazioni ‘al buio’ e premi per i vincitori. www.to.camcom.it/portici-divini-seconda-edizione.

DATI PRODUZIONE VINI DOC e DOCG 2017

Nella vendemmia 2017 la produzione di uva per le DOC e DOCG del Torinese ha visto una superficie produttiva dedicata di 501 ettari per un totale di 29.924 quintali di uva, equivalenti a un potenziale produttivo di 20.751 ettolitri, ossia più di 2 milioni e 700mila bottiglie. La produzione complessiva in vino si concentra per il 71% nell’area del Canavese (di cui Erbaluce di Caluso 43%, Carema 2% e Canavese 26%), per il 21% nell’area della Collina Torinese (Freisa di Chieri 17% e Collina Torinese 4%), il restante 8% si divide tra Valsusa (1%) e Pinerolese (7%).

Ricordiamo che tra i compiti della Camera di commercio di Torino c’è quello legato alla loro certificazione a denominazione di origine: dai controlli di filiera dalla vigna alla cantina, al rilascio dell’idoneità per l’immissione in commercio delle partite di vino.

venerdì 12 ottobre 2018

Enoturismo, promozione, internazionalizzazione, svolta del Ministro Centinaio su temi caldi del settore

Parole chiare quelle espresse dal ministro Gian Marco Centinaio su alcuni dei temi più caldi per il comparto vitivinicolo, in un’intervista esclusiva che uscirà sul prossimo numero del Corriere Vinicolo. Ernesto Abbona (Uiv): pronti a collaborare per trasformare parole in azioni.




Enoturismo, promozione, internazionalizzazione, argomenti, questi, da sempre all’attenzione di Unione Italiana Vini e oggetto di confronto serrato con il Mipaaf, con il Mise e con ICE, al fine di consentire al sistema vitivinicolo italiano uno sviluppo virtuoso sia nel mercato interno, sia all’estero.

ENOTURISMO

Primo tema trattato, il Decreto Ministeriale sull’enoturismo, che attende il varo da gennaio 2018 e che potrebbe essere approvato entro fine anno. “Spero di portare a casa il decreto entro fine anno – spiega Gian Marco Centinaio, ministro Politiche Agricole e Turismo. Vogliamo alleggerire la burocrazia e l’obiettivo sul decreto è quello di concludere l’iter legislativo il più velocemente possibile, trovare i fondi per poterlo realizzare e se ci riuscirò sarò un ministro felice”.

“Stiamo perdendo occasioni preziose, e questo impegno del ministro Centinaio è veramente importante – commenta Ernesto Abbona, presidente Unione Italiana Vini. Abbiamo lavorato fattivamente con il Movimento Turismo del Vino per dare agli operatori che svolgono attività di enoturismo disposizioni chiare e semplificate, al riparo dalla “burocrazia”. Le aziende di tutte le dimensioni potranno beneficiarne, promuovendo il vino e contribuendo allo sviluppo socioeconomico dei territori. La legge di bilancio 2018 aveva stanziato risorse per le semplificazioni fiscali legate all’enoturismo per i prossimi tre anni ma, in assenza del DM attuativo, nessuno ha potuto usufruirne. Confidiamo che il Governo proceda celermente in tal senso”.

PROMOZIONE: Campagna straordinaria per i vini italiani negli USA

I fondi per la campagna straordinaria di promozione dei vini italiani degli USA per 20 milioni di euro avviata lo scorso anno, che sta dando buoni risultati, sono in attesa di essere confermati per il biennio 2019-2020. Dal ministro Centinaio arriva una chiara rassicurazione: “Vogliamo lavorare con il Ministro Luigi Di Maio affinché questa campagna da straordinaria diventi permanente. Le sperimentazioni non possono durare solo un anno, il nostro obiettivo, quindi, è quello di sperimentare a medio-lungo termine se le associazioni di categoria ci chiedono di andare in questa direzione”.

“La nuova strategia che abbiamo condiviso con ICE e le Associazioni dei produttori – aggiunge Ernesto Abbona – ha portato risultati positivi che ci stimolano a procedere con determinazione su questa strada. L’impegno del ministro Centinaio a lavorare insieme al ministro Di Maio per trasformare la campagna da straordinaria a ‘permanente’, è un segnale forte che accogliamo con grande soddisfazione. Il nostro export, oggi più che mai, ha necessità di un’azione di sistema come quella avviata con ICE fin dallo scorso anno”.

POLITICA COMMERCIALE – INTERNAZIONALIZZAZIONE: accordi di libero scambio per favorire la lotta contro l’italian sounding e abbattere i dazi sul vino

Per abbattere le barriere doganali (tariffarie e non) che oggi penalizzano l’esportazione dei vini italiani in alcuni Paesi, e per favorire accordi internazionali che ci aiutino a combattere l’italian sounding, sono necessari accordi seri di libero scambio. “Sono contrario a quegli accordi di libero scambio che penalizzano la nostra agricoltura – prosegue Gian Marco Centinaio. Spesso in questo tipo di accordi si favoriscono altri prodotti rispetto all’enogastronomia italiana. Sono, altresì, convinto che dazio chiami dazio e, in relazione a questo, penso a quei Paesi che inseriscono tasse proprio sul vino. Perciò, se dovessero servire accordi con questi Stati, sono disponibile a trattare con i miei colleghi ministri dell’Agricoltura per abbassare queste pesanti tariffe che penalizzano il nostro prodotto così come a stringere accordi con l’obiettivo di perseguire le contraffazioni delle nostre denominazioni d’origine”.

“Sulla politica commerciale si gioca uno dei pilastri dell’internazionalizzazione delle nostre imprese – conclude il presidente Ernesto Abbona. Gli accordi di libero scambio rappresentano una priorità per il nostro export perché portano all’abbattimento delle barriere doganali e favoriscono un’azione di controllo a tutela delle denominazioni di origine, rendendo produttivi gli investimenti promozionali. Apprezziamo, pertanto, questa ‘apertura’ del ministro Centinaio e siamo pronti a lavorare con lui mettendo a fattor comune l’esperienza di Unione Italiana Vini e delle proprie aziende associate, anche rispetto a proposte di miglioramento in fase di implementazione degli accordi stessi”.

Promozione vino italiano, Vinitaly driver di crescita per il settore

Vinitaly giocherà sempre più un ruolo centrale e decisivo per il settore vitivinicolo italiano. Mantovani a Milano con 40 produttori vitivinicoli: necessario cambiare dinamiche promozione per evitare crisi di crescita. Pensiamo a nuovi eventi in Usa e Cina. Italia ferma negli States.




“Siamo sempre più convinti che il vino italiano abbia bisogno di una scossa per incrementare le proprie performance all’estero, specie ora che sul mercato interno si riscontra un nuovo calo dei volumi venduti nella Gdo. Vinitaly farà la sua parte intensificando il proprio ruolo di driver per il settore: pensiamo alla costruzione di eventi solidi negli Stati Uniti e in Cina e a un incremento della promozione e della formazione anche attraverso gli strumenti digitali; ma serve un’azione incisiva e un taglio netto su certe dinamiche sin qui riscontrate. Un upgrade nel modo di fare internazionalizzazione che parta dal governo del settore, e fa piacere constatare la comunanza di pensiero con il ministro Centinaio, che in materia di promozione ha le idee chiare”.

Lo ha detto, ieri a Milano, nel corso di un pranzo con 40 produttori vitivinicoli dedicato alle prossime attività di Vinitaly, wine2wine di fine novembre in primis, il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani.

“Il commercio mondiale del vino vive da tempo stagioni felici – ha proseguito Mantovani - e l’Italia è uno dei player che è cresciuto di più nell’ultimo decennio, ma non basta. Il nostro osservatorio ci segnala nei primi 7 mesi di quest’anno una crescita in valore rallentata se confrontata con gli altri top player mondiali. Allo stesso tempo, secondo le dogane, nei primi 8 mesi di quest’anno c’è stata una brusca frenata nelle importazioni dagli Stati Uniti, dove il nostro mercato è di fatto in recessione mentre la Francia nello stesso periodo cresce bene”.

Secondo l’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor, nel secondo quadrimestre si sono accentuate le difficoltà di crescita negli Usa, con il dato a valore (in euro) delle importazioni di vino italiano fermo a +0,7% per un corrispettivo di 1,11 miliardi di euro. Un indicatore che assume maggior rilevanza se accostato al forte rialzo francese (+8,2%, a 1,18 miliardi di euro), in controtendenza rispetto a un valore globale delle importazioni di vino che vira in negativo (-0,6%).

Sul fronte delle tipologie, gli sparkling tengono a galla il vigneto Italia con un ulteriore balzo del 16,3%, con gli champagne transalpini in calo del 5,2%. Discorso inverso invece sul prodotto fermo, che rappresenta oltre i 3/4 delle importazioni statunitensi. Qui il Belpaese perde a valore il 2,9% mentre la Francia vola a +15,1%.

Sul fronte dell’export globale, nei 7 mesi su base Eurostat l’Italia* si conferma 2° player mondiale dopo la Francia e guadagna il 4,1% a valore. Ma sono tutti i top 4 esportatori a crescere, con la Francia a +6,4%, la Spagna a +6,7% e l’Australia a +6,1%. Con il Cile che nonostante una politica dei dazi favorevole perde il 6,6%.

* stima, valore Italia fermo a gennaio-giugno

martedì 9 ottobre 2018

Vino e ricerca, in Friuli al via progetto di studio su vitigno Pinot Nero

Il progetto di studio ha come obiettivo la creazione di nuove selezioni di vitigno Pinot Nero resistenti alle malattie sul territorio fiulano. La ricerca promossa dall'Università di Udine ed in partnership con 9 aziende di Rete di Impresa Pinot nero FVG.




Castello di Spessa, Conte d'Attimis Maniago, Masùt da Rive, Russolo, Zorzettig, Gori, Jermann, Antico Borgo dei Colli e Antonutti, sono le nove aziende vinicole di Rete di Impresa Pinot nero FVG che aderiscono al nuovo progetto promosso dall’Università di Udine e mirato a ottenere nuove selezioni a partire dal Pinot nero, resistenti o altamente tolleranti a malattie fungine.

L'importante progetto illustrato dal professor Enrico Peterlunger – docente di viticoltura presso il Dipartimento di scienze agroalimentari, ambientali e animali presso l’Università di Udine – in occasione di un convegno interamente dedicato al vitigno Pinot nero tenutosi lo scorso 6 ottobre a Ruda (UD), vuole approfondire lo studio del vitigno Pinot Nero nel territorio friulano e per il quale saranno coinvolte le cantine aderenti all'associazione Rete d’Impresa Pinot nero FVG che accoglieranno nelle loro vigne cloni di Pinot nero per permettere le attività di monitoraggio e studio sul vitigno.

Ma non solo, il progetto prevederà inoltre l’erogazione di borse di studio, che verranno finanziate dalle cantine della Rete, a favore di studenti del Corso di Laurea in Viticoltura ed Enologia dell’Università di Udine per tirocini o tesi di laurea da svolgersi in zone dove il Pinot nero ha recentemente conosciuto un crescente interesse e risultati altamente qualitativi, come l’Oregon o la Nuova Zelanda.

“Nonostante si abbiano testimonianze sulla presenza del Pinot nero in Friuli-Venezia Giulia sin dalla fine del 1800, questo vitigno rimane ancora molto particolare e tra i più complessi da coltivare e vinificare – ha commentato il Presidente di Rete di Impresa Pinot nero FVG, Fabrizio Gallo - Per questo siamo veramente orgogliosi di aderire al progetto dell’Università di Udine, per contribuire concretamente allo sviluppo di questo vitigno e invogliare sempre più viticoltori a raccogliere la sfida del Pinot Nero, un vitigno difficile ma in grado di dare vita a vini unici, nordici e mediterranei allo stesso tempo”.

L’annuncio del progetto arriva subito dopo che le cantine della Rete hanno concluso la vendemmia del Pinot Nero, una vendemmia particolarmente positiva, che sembra promettere un’annata straordinaria. L’andamento meteorologico, infatti, è stato ottimo. La primavera è stata fresca ed il germogliamento, in ritardo di due settimane rispetto al 2017, presentava un’ottima uniformità così come il successivo sviluppo della vegetazione. L’estate calda ed alcune precipitazioni sopraggiunte al momento giusto hanno determinato un anticipo della maturazione delle uve che ha creato un ottimo bilanciamento tra l’accumulo zuccherino e l’acidità, generando una produzione generosa. L’elevata sanità delle uve verrà ricordata per lungo tempo e le aspettative per i vini sono entusiasmanti.

Rete di Impresa Pinot Nero FVG è un progetto che riunisce nove cantine che trovano nel Pinot Nero il loro comune denominatore: credono in questo vitigno come simbolo di una produzione d’eccellenza e di un intero territorio. Sono accomunate dalla ferma volontà di accrescere la notorietà del Pinot Nero, esaltando le peculiarità del territorio e promuovendo le diverse sottozone del Friuli che danno vita a questo vino. L’associazione racconta quindi la storia di nove realtà aziendali, con storie e caratteri differenti, nove espressioni diverse e complementari tra loro che rivelano la grande unicità del Pinot Nero in Friuli-Venezia Giulia.

lunedì 8 ottobre 2018

Vino e territori, Sannio Falanghina verso la candidatura a Città Europea del Vino

La candidatura presentata dai comuni di Castelvenere, Guardia Sanframondi, Sant’Agata dei Goti, Solopaca e Torrecuso, a forte vocazione vitivinicola, verrà discussa presso la sede del Parlamento di Bruxelles. 




Sarà discussa a Bruxelles, mercoledì 10 ottobre, la candidatura a Città Europea del Vino 2019 del territorio ‘Sannio Falanghina’ avanzata dalle realtà  di Castelvenere, Guardia Sanframondi, Sant’Agata dei Goti, Solopaca e Torrecuso. Le cinque realtà territoriali hanno presentato lo scorso 25 settembre un articolato dossier per vedersi riconoscere Città Europea del Vino 2019 da parte di Recevin, la rete europea delle Città del Vino, formata dalle associazioni nazionali presenti negli undici Paesi membri (Germania, Austria, Bulgaria, Slovenia, Spagna, Francia, Grecia, Ungheria, Italia, Portogallo e Serbia) per un totale di quasi 800 città di tutta Europa.

La candidatura del territorio sannita sarà l’unica su cui si discuterà nell’ambito della riunione fissata presso la sede del Parlamento Europeo, dalle ore 16.30 alle ore 18.30 (Sala A8F388). All’incontro saranno presenti l’onorevole Nicola Caputo (europarlamentare), Josè Calixto (presidente di Recevin), Floriano Zambon (presidente Associazione nazionale Città del Vino), Pedro Magalhães Ribeiro (AMPV Portugal), Rosa Melchior (Acevin Spagna). Nell’ambito dello stesso incontro sarà discussa anche la candidatura della cittadina francese di Perpignan a ‘Città Europea Dionysos’ e i rappresentanti delle amministrazioni coinvolte nell’iniziativa.

È dal 2012 che Recevin assegna il ruolo di capitale della cultura enologica del vecchio continente ogni anno ad un Paese diverso, ponendolo al centro dell’attenzione dell’Europa e del mondo nel promuovere la cultura, l’identità, i paesaggi e i territori del vino. Per quanto concerne la candidatura relativa al 2019 come detto toccherà all’Italia, con la proposta unitaria di indicare le cinque realtà sannite e le colline della valle del Calore, intensamente disegnate dalla viticoltura.

La candidatura ‘Sannio Falanghina – European Wine City 2019’ ha coinvolto una vasta rete di Comuni sanniti che rientrano nella Valle del Calore, area dove si coltiva circa il 40% dell’intera produzione viticola della Campania, chiedendo il supporto anche della Regione Campania, della Camera di Commercio di Benevento, del Sannio Consorzio Tutela Vini e dell’Università degli Studi del Sannio.

Queste le “capitali” europee del vino che si sono succedute nel corso degli otto anni: Palmela (Portogallo, 2012) – Marsala (Italia, 2013) – Jerez de La Frontera (Spagna, 2014) – Resguengos de Monsaraz (Portogallo, 2015) – Valdobbiadene-Conegliano (Italia, 2016) – Cambados in Galizia (Spagna, 2017) – Torres Vedras/Alenquer e Rethimnos (rispettivamente Portogallo e Grecia, 2018).

Corso di formazione gratuito per giornalisti “Saper leggere le fonti in un mondo che cambia: l’informazione nutrizionale”

Sono aperte le iscrizioni presso la piattaforma Sigef, sezione Enti Terzi, al corso di formazione gratuito per giornalisti “Saper leggere le fonti in un mondo che cambia: l’informazione nutrizionale”  (4 crediti riconosciuti), che si terrà Giovedì 11 ottobre 2018, dalle  9.30 alle 13.30 presso il  CREA, via Po 14, ROMA.


L’informazione scientifica, mai come ora, si trova di fronte a sfide complesse ed ambiziose. Dal cambiamento climatico in atto alle crescenti preoccupazioni per ciò che mettiamo in tavola ogni giorno fino alle statistiche di ogni genere con cui leggiamo la realtà. Un compito delicato per i giornalisti, stretti come sono tra il web - che mette sullo stesso piano bufale e scienza in una overdose inesauribile di notizie - e un pubblico - sempre più confuso e diffidente, ormai avvezzo al sensazionalismo - che non sa più riconoscere il valore di autorevolezza e competenza.

Il CREA, il più importante ente di ricerca agroalimentare italiano, ha tra le sue finalità istituzionali la divulgazione, l’informazione al consumatore e alle imprese nonché la promozione del dibattito scientifico nella società. E proprio dalla consapevolezza del suo ruolo nasce l’idea di organizzare corsi di formazione gratuita per i giornalisti che forniscano loro “i ferri del mestiere”, agevolando inoltre il dialogo non sempre facile con il mondo della scienza. Saper leggere correttamente una ricerca, pesare l’impatto di una pubblicazione scientifica, andare oltre i luoghi comuni, essere in grado di interpretare le statistiche, avere una padronanza di base dei linguaggi specifici e dei glossari di temi scientifici come l’agricoltura, l’ambiente e l’alimentazione, che incidono sulla vita di tutti. Competenze a torto ritenute banali, ma in realtà trascurate.

In questo appuntamento, si approfondiranno gli strumenti base che permettono ai giornalisti di poter leggere, pesare e interpretare correttamente la ricerca sulla nutrizione e i suoi prodotti, un tema di straordinaria attualità e di grande interesse per l’opinione pubblica.

CREA: Corso di formazione gratuito per giornalisti, 4 crediti
Saper leggere le fonti in un mondo che cambia: l’informazione nutrizionale
Giovedì 11 ottobre 2018, dalle 9.30 alle 13.30 presso CREA, via Po 14 ROMA

Programma

9.30 - Saluti istituzionali

Salvatore Parlato, presidente CREA

Elisabetta Lupotto, direttore CREA Alimenti e Nutrizione

9.50 - Stefania Ruggeri, ricercatore CREA Alimenti e Nutrizione, “Comunicare in nutrizione: dall'articolo scientifico alla notizia”

10.30 - domande e discussione

10.45 - Andrea Ghiselli, dirigente di ricerca CREA Alimenti e Nutrizione “Saper leggere le fonti: le Linee guida per una sana alimentazione italiana”

11.25 - domande e discussione

11.40 - Luisa Marletta, ricercatore CREA Alimenti e Nutrizione, “Saper leggere le fonti: le Tabelle di Composizione degli Alimenti”

12.20 - domande e discussione

12.35 - Laura D’Addezio e Lorenza Mistura, ricercatori CREA Alimenti e Nutrizione “Saper leggere le fonti: l’Indagine Nazionale dei Consumi Alimentari”

13.05 - domande e discussione

13.20 – Conclusioni

Modera Cristina Giannetti, giornalista ufficio stampa CREA

Il vino in Italia. C'era una volta... Un viaggio tra tecniche e pratiche in vigna e cantina, gusti, stili, linguaggi e consumi dal secolo scorso ad oggi

Tavola Rotonda "Il vino in Italia. C'era una volta... Un viaggio tra tecniche e pratiche in vigna e cantina, gusti, stili, linguaggi e consumi dal secolo scorso ad oggi" organizzata da Unione Italiana Vini, nell'ambito della Milano Wine Week,  per celebrare il 90° anniversario della nascita de ‘Il Corriere Vinicolo’.





Nell'ambito della Milano Wine Week, appuntamento il 12 ottobre a Milano a Palazzo Bovara con la tavola rotonda e la grande degustazione dedicata ai 90 anni del Corriere Vinicolo. Sarà un vero e proprio viaggio – tra tecniche e pratiche in vigna e cantina, gusti, stili, linguaggi e consumi – dal secolo scorso ad oggi, la tavola rotonda “Il vino in Italia. C’era una volta…”, organizzata per dare il via alle celebrazioni del 90° del Corriere Vinicolo. Tra gli appuntamenti più attesi della Milano Wine Week, l’evento è in programma venerdì 12 ottobre alle ore 17 a Palazzo Bovara, corso Venezia 51, Milano.

Introdotto dal saluto del presidente della Milano Wine Week, Federico Gordini, e da una presentazione della storia del Corriere Vinicolo a cura del direttore del settimanale, Giulio Somma, il talk show moderato da Luciano Ferraro, caporedattore centrale del Corriere della Sera, coinvolgerà il pubblico in un viaggio-racconto su come è cambiato il mondo del vino e il vino stesso attraverso le testimonianze di alcuni suoi illustri protagonisti.

Il presidente di Unione Italiana Vini, Ernesto Abbona, tratteggerà l’evoluzione e i cambiamenti dell’impresa vitivinicola; Attilio Scienza, professore di Viticoltura all’Università di Milano, incentrerà il suo intervento sulla trasformazione del paesaggio viticolo e le modalità di gestione del vigneto, mentre Luigi Moio, professore di Enologia all’Università di Napoli, si focalizzerà sull’innovazione che ha modificato tecniche e tecnologie produttive in vigna e in cantina.

In anteprima, verrà presentato un estratto del volume storico “Si pubblica il sabato. 90 anni di storia del Corriere Vinicolo” realizzato in collaborazione con il Corriere della Sera. A chiusura dell’evento, si svolgerà una grande degustazione con le etichette delle “aziende vinicole del 90°”.

giovedì 4 ottobre 2018

Il Lazio del vino al centro di Slow Wine. Cesanese superstar, ecco i premiati

La guida Slow Wine, giunta alla nona edizione, si connota sempre di più per il rigore nel segnalare e premiare esclusivamente vini e cantine che lavorano la vigna senza cercare scorciatoie con una mappatura del territorio che permette di segnalare agli addetti ai lavori e ai semplici appassionati sempre nuove aziende e realtà enologiche. E' il Lazio, ed in particolare la Ciociaria, al centro dell'edizione 2019.




Il meglio della produzione enologica regionale si concentra fra il Piglio ed Olevano Romano, e per la guida di Slow Food Editore, curata da Giancarlo Gariglio e Fabio Giavedoni, è la Ciociaria a fare la parte del leone.

Ed è proprio il mondo del cesanese, che di fatto, sta dimostrando, come gli stessi curatori evidenziano, "un dinamismo encomiabile, pur con le riserve che per qualche produttore vanno giustamente evidenziate. Ma selezioni attente, affinamenti mirati, sperimentazioni continue, agricoltura e vinificazioni meno invasive hanno fatto sì che in questo territorio, abbia ruotato il meglio del Lazio enoico, soprattutto considerando gli interscambi generazionali, i passaggi del testimone tra giovani e pionieri o ancor meglio (doveroso e gratificante sottolinearlo!) tra uomini e donne".

"Se dovessimo riassumere in uno slogan la filosofia della guida potremmo dire meno marketing e più viticoltura", affermano i curatori. Slow Wine è l’unica guida a visitare ogni anno le quasi 2000 cantine recensite, grazie a un numero di collaboratori che ormai sfiora le 300 persone.

Anche quest’anno la grande degustazione di tutte le aziende premiate si terrà a Montecatini Terme nell’ambito di Food&Book. L'appuntamento è per il 13 ottobre dalle 14,30 alle 19,30 alle Terme Tettuccio per assaggiare le 1000 etichette proposte dagli oltre 500 produttori da tutta Italia.

Le Chiocciole 

Casale della Ioria Acuto  FR

Marco Carpineti Cori  LT

Damiano Ciolli Olevano Romano  RM

De Sanctis Frascati  RM 

Le Bottiglie 

Proietti Olevano Romano  RM 

Le Monete 

Alberto Giacobbe Paliano  FR

Giovanni Terenzi Serrone  FR

Donato Giangirolami Latina  LT

Tenuta La Pazzaglia Castiglione in Teverina  VT

mercoledì 3 ottobre 2018

Innovazione tecnologica in viticoltura ed enologia, al via la prima edizione di Valpolitech

Al debutto Valpolitech, la fiera espositiva organizzata dal Consorzio Valpolicella sull’innovazione tecnologica che guarda alla sostenibilità ambientale, economica e sociale delle aziende vitivinicole. A Sant’Ambrogio di Valpolicella dal 20 al 21 ottobre 2018.




Nell’ambito delle proprie iniziative a favore della vitivinicoltura sostenibile e dell’economia circolare, il Consorzio per la Tutela dei Vini Valpolicella organizza per i giorni 20 e 21 ottobre 2018 la prima edizione di “VALPOLITECH”, un focus sull’innovazione tecnologica in viticoltura ed enologia dedicato a tutte le aziende vitivinicole della Valpolicella ma anche a quelle delle regioni limitrofe, e in generale a tutto il pubblico interessato e ai professionisti del settore.

La manifestazione, che verrà ripetuta annualmente grazie alla preziosa collaborazione del Comune di Sant’Ambrogio di Valpolicella, ospiterà l’esposizione di ditte operanti nel settore delle macchine agricole (con particolare attenzione a quelle volte a pratiche sostenibili come la gestione meccanica dell’erba sulla fila, la raccolta e la rivalorizzazione del legno di potatura e gli atomizzatori a recupero), ma anche prodotti e tecnologie per l’enologia, droni, nuovi sistemi gestionali, energie alternative e tutto ciò che rappresenti innovazione nel settore vitienologico. “È importante organizzare anche dei momenti di incontro e confronto con la nostra filiera, soprattutto quando è possibile vedere dal vivo prodotti e attrezzature innovative e quindi lavorare su formazione e informazione dei soci e del territorio” spiega Olga Bussinello, direttore del Consorzio Tutela Vini Valpolicella.

La rassegna, ad ingresso libero per i visitatori, si svolgerà presso il Padiglione coperto n° 23 dell’ex quartiere fieristico di Sant’Ambrogio di Valpolicella, vicino a Villa Brenzoni Bassani (la nuova sede del Consorzio). Sarà previsto inoltre, per gli amanti dello street food, uno spazio di ristoro, dove diversi food truck arricchiranno con le loro pietanze l’esperienza dei partecipanti.

Il giorno 20 ottobre, dalle ore 10:00 alle ore 11:00, si terrà il convegno inaugurale al quale parteciperà il sottosegretario di Stato al Ministero delle Politiche Agricole Alimentari, Forestali e del Turismo, Alessandra Pesce.

Il 20 e 21 ottobre sarà inoltre possibile per produttori e consulenti conoscere le novità dalla diretta voce delle aziende espositrici e partecipare a workshop tematici in collaborazione con le principali riviste di settore.

AgroNotizie del network Image Line, l’Enologo di Assoenologi, L’Informatore Agrario e Vite&Vino di Edizioni L’Informatore Agrario, VVQ e Terra e Vita di Edagricole, per l’occasione saranno media partner dell’evento, mentre Veronafiere sarà l’official partner.

Roma-Firenze-Milano: i vini dell’Alto Adige in tour

Il Consorzio dei vini dell’Alto Adige si prepara ad attraversare lo stivale per offrire agli appassionati di tre capoluoghi italiani una panoramica delle cantine e dei vini più rappresentativi dell’Alto Adige.




Il tour in tre tappe partirà dalla capitale sabato 6 ottobre presso SET- Spazio Eventi Tirso, per poi proseguire a Firenze domenica 7 ottobre (Fureria – Fortezza da Basso) e chiudere a Milano lunedì 8 ottobre (W37). Il road show rappresenta un banco di assaggio itinerante, ma anche e soprattutto un percorso emozionale, capace di ricreare il territorio e le sue zone vitivinicole.

Il banco, con 50 vini in degustazione, offrirà al pubblico la possibilità di assaggiare i vini altoatesini nella loro varietà, con un allestimento che farà rivivere le peculiarità di un territorio che si contraddistingue per l’eccellenza e l'eterogeneità della sua produzione. Si rinnova così un evento che ben interpreta lo spirito che anima le cantine associate al Consorzio Vini Alto Adige, ovvero raccontare le grandi caratteristiche racchiuse nei vini dei produttori altoatesini coinvolgendo il pubblico con le tradizioni delle cantine che animano questo territorio, un mix di storie ed esperienze che danno vita ad etichette uniche, originali e di grande carattere. 

L’Alto Adige è un territorio dotato di indiscusso fascino, punto di incontro tra natura, uomo e antiche tradizioni. Un angolo vitato che si snoda tra l’Italia e l’Austria, caratterizzato da condizioni pedoclimatiche e culturali uniche che si riflettono anche nei prodotti della terra. Grazie alla grande varietà dei microclimi presenti e alla ricchezza di cui sono dotati i terreni, i vini dell’Alto Adige hanno a disposizione uve dotate di grande personalità e qualità. Ai produttori, poi, il compito di tirare fuori il meglio da ciò che la natura generosamente gli offre, attraverso una dedizione e un impegno quotidiano che li hanno resi famosi in Italia e a livello internazionale.

Per gli operatori di settore, giornalisti e gli iscritti alle principali associazioni di sommellerie, l'accesso all'evento è gratuito previa registrazione, mentre per il pubblico l'accesso è tramite acquisto di un ticket (disponibile in prevendita online a condizioni agevolate).

6 ottobre | Roma
7 ottobre | Firenze
8 ottobre | Milano

La lista dei cinquanta vini proposti nell'ambito del road show è disponibile cliccando qui