venerdì 23 luglio 2021

Ricerca, pubblicato il report 2020 sull’attività scientifica del più importante centro di ricerca italiano

Il CREA pubblica online per la prima volta i risultati della ricerca 2020. Il volume raccoglie le informazioni essenziali sull’attività scientifica del più importante centro di ricerca italiano. 799 le ricerche in corso nel settore agroalimentare, degli alimenti e della nutrizione, della politica e dell’economia agraria. 




E' stato presentato in diretta sul canale youtube del CREA il volume che raccoglie le informazioni più importanti ed essenziali sull’attività scientifica del CREA, per presentare al pubblico il prezioso frutto del lavoro operoso del proprio capitale immateriale, ricco di oltre duemila ricercatori, tecnologi e dipendenti amministrativi di supporto. In particolare, come dichiarato da Carlo Gaudio, Presidente del CREA, la trasferibilità degli studi condotti nei Centri di Ricerca del CREA, rappresenta il fil rouge che accomuna ricerche tanto diverse tra loro, ma con l’obiettivo finale di creare la maggiore integrazione possibile tra ricerca di base e ricerca applicata sui temi centrali e più avanzati nel settore agroalimentare, degli alimenti e della nutrizione, della politica e dell’economia agraria.

CREA Report 2020 è la pubblicazione che fotografa per la prima volta il lavoro svolto dal più importante ente di ricerca agroalimentare italiano, vigilato dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali (Mipaaf). E’ articolata in ricerche, suddivise per prodotti, pubblicazioni scientifiche, borse di studio, assegni, dottorati, servizi alle istituzioni e al mondo produttivo, con l’indicazione delle strutture e dei ricercatori di riferimento. Pensata per una facile consultazione, è disponibile sul sito del CREA in italiano ed inglese, e a breve anche in cinese.

Stefano Vaccari, Direttore Generale del CREA e curatore della pubblicazione, ha dichiarato che il Report è il primo documento di consolidamento della ricerca svolto dal CREA, sin dalla sua costituzione, e può essere un utile strumento per studiosi, istituzioni, imprese e cittadini per comprendere il lavoro, le attività ed i risultati ottenuti. Nonostante il terribile anno appena trascorso, le attività di ricerca non si sono fermate: i 12 centri, le 75 sedi e le oltre 2.200 persone che qui lavorano hanno continuato a produrre ricerche in tutti gli ambiti agroalimentari ed ambientali, con l’intento di aver potuto dare un piccolo contributo all’avanzamento della ricerca mondiale in questi settori e l'auspicio è di poter fare sempre meglio. 

CREA Report 2020

Il report si sostanzia di ben 799 ricerche attive, 634 pubblicazioni e 200 tra dottorati e assegni di ricerca e borse di studio. Questi i numeri più rilevanti della ricerca CREA, che ha interessato diversi ambiti dell’agroalimentare: dalla genomica alla tecnologia meccanica ed elettronica, dal miglioramento varietale tradizionale alla maggiore sostenibilità agricola, dalla riduzione di fitofarmaci all’aumento della resistenza a stress idrici, avversità e ai parassiti. E ancora benessere animale, valorizzazione delle produzioni e delle risorse naturali, acqua e suolo in primis, ma anche le foreste. Quest’intensa attività, che ha potuto giovarsi anche di circa 5000 ettari di terreni sperimentali, ha dato vita a 44 brevetti, 195 privative vegetali e oltre 500 varietà iscritte nei registri nazionali. Un cenno a parte merita  l’incremento dello straordinario patrimonio di Collezioni vegetali e animali del CREA, un unicum a livello planetario: 119 le collezioni di germoplasma esistenti, in particolare di importanza mondiale quelle della vite, dell’olivo e della gran parte dei cereali.

L’attività di supporto tecnico e scientifico al Mipaaf e alle Regioni e Province autonome è stata particolarmente significativa, grazie alla presenza in centinaia di tavoli tecnici e commissioni, con la produzione della relativa documentazione tecnica e programmatica aderente al contesto europeo ed internazionale (ad es. la nuova PAC, le analisi relative alla politica agricola comune e alla politica di sviluppo rurale, attraverso anche la Rete Rurale Nazionale, lo strumento per declinare sul territorio i Programmi di Sviluppo Rurale, di cui il CREA è uno dei soggetti attuatori). Complessivamente sono state circa 830 le iniziative realizzate a supporto di ricerca e Istituzioni.

Anche sul fronte dell’alimentazione e della nutrizione, il CREA, ha contribuito con la sua attività a consolidare nel mondo la validità del modello nutrizionale italiano, fornendo al Governo il supporto scientifico per dimostrare quanto il sistema Nutriscore sia fallace e distorsivo per i consumatori nel confronto con la NutrInform Battery. Senza dimenticare le Tabelle di Composizione degli Alimenti, banca dati alla base di ogni analisi in campo nutrizionale, che il CREA pubblica da oltre 70 anni.

martedì 20 luglio 2021

Agricoltura e cambiamento climatico, mais: al via il progetto di ricerca per una maggiore tolleranza della coltura

Ha preso avvio da pochi giorni un innovativo progetto di ricerca internazionale che mira a garantire alle coltivazioni di mais una maggiore resistenza ai sempre più numerosi e innegabili effetti del cambiamento climatico. 




Il progetto denominato DROMAMED coinvolge ben nove nazioni tra Europa e Nord Africa, fra cui l’Italia, e ha come principale obiettivo la capitalizzazione del germoplasma del mais mediterraneo per migliorare la sostenibilità dei sistemi colturali, valorizzando la tolleranza della coltura agli stress. Un intento pienamente in linea con gli obiettivi comunitari in materia di sostenibilità, che mira al contempo a tutelare la biodiversità e le risorse genetiche, promuovendo la valorizzazione del germoplasma. 

Il progetto, della durata di 36 mesi, è nato, sul versante italiano, dalla collaborazione tra il Centro di Ricerca Cerealicoltura e Colture Industriali del CREA e il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroalimentari dell’Università di Bologna e si è concretizzato anche grazie al fattivo supporto dell’Associazione Italiana Maiscoltori-AMI e della Confederazione Produttori Agricoli-Copagri. 

L’importanza della ricerca 

“Questo - spiegano i ricercatori del CREA e dell’Ateneo bolognese - è il primo tentativo così largamente condiviso tra numerosi partner di entrambe le sponde del Mediterraneo di impostare il miglioramento genetico del mais per tolleranza alla siccità e agli stress correlati negli areali del Sud Europa e del Nord Africa e, in prospettiva, in aree più ampie di diffusione di questa coltura. Obiettivo generale della ricerca è la capitalizzazione delle risorse genetiche mediterranee, italiane ed europee di mais, per il superamento delle limitazioni attuali nell’adattamento di questa coltura a condizioni agroambientali sub-ottimali, o in aree mediterranee o dovute al climate change”. 

La prima fase del progetto prevede la raccolta di germoplasma di mais mantenuto nei paesi di entrambe le sponde del Mediterraneo dai partner coinvolti; seguirà una seconda fase, nella quale la ricerca si concentrerà sull’identificazione dei tipi adatti a sostenere Innovative Farming System (IFS) idonei e a input energetico ridotto, che verranno individuati tramite valutazioni agronomiche e fisiologiche ad alta processività. La terza e ultima fase del progetto prevede lo studio del controllo genetico dei caratteri di resilienza e lo sviluppo di nuovi metodi di selezione utilizzabili dai breeder dell’area mediterranea. 

Rispetto a precedenti progetti, DROMAMED risulta innovativo in quanto caratterizzato dalla raccolta e dall’analisi di germoplasma finora non adeguatamente esplorato, che verrà studiato integrando competenze genetiche, biochimiche, agronomiche e fisiologiche in sinergia con i partner del progetto. 

Il ruolo di agricoltori e stakeholder  

Un ulteriore elemento di innovazione è dato dalla partecipazione attiva di associazioni degli agricoltori e stakeholder, cui spetterà il delicato compito di seguire lo svolgimento delle attività progettuali e intervenire per rafforzare l’impatto sociale dei risultati della ricerca, trasferendone i risultati ai produttori agricoli. 

“Rappresentare puntualmente e costantemente le istanze della filiera maidicola, andando al contempo a trasferire e riportare agli agricoltori i risultati del progetto - evidenziano AMI e Copagri - è una delle chiavi di volta della ricerca applicata al campo agricolo, che può contribuire alla effettiva riuscita di una ambiziosa iniziativa quale DROMAMED, la cui rilevanza e portata internazionale è perfettamente rappresentata dal consistente numero di Paesi interessati”. AMI e Copagri ritengono prioritario puntare su trattamenti innovativi, di semplice applicazione e a basso impatto ambientale, che insieme a nuove soluzioni agronomiche possano contribuire a contenere i costi di produzione, svolgendo al contempo una efficace azione di protezione della coltura. 

Qualche dato sul mais in Italia  

Quella del mais rappresenta a tutti gli effetti una delle grandi produzioni agricole del nostro Paese, la cui distribuzione appare maggiormente concentrata nelle aree settentrionali, con un insostituibile ruolo che questa coltura ha per l’intero mondo zootecnico e per le tante produzioni agroalimentari che fanno grande il Made in Italy nel mondo. Guardando ai numeri, emerge un calo a livello mondiale sia sul versante dell’offerta che su quello delle scorte, testimoniato anche dai dati sulla superficie coltivata a mais, che in Italia nel 2021 è scesa sotto i 600mila ettari, in lieve calo rispetto ai circa 603mila ettari del 2020 e ai quasi 630mila del 2019; sul fronte della produzione, in attesa dei numeri del 2021, resta il dato della scorsa annata, nella quale l’Italia ha potuto contare su 6,8 milioni di tonnellate, in aumento rispetto alle 6,2 milioni di tonnellate del 2019.  

Vino e territori, il Chianti si candida a patrimonio Unesco

Il territorio vitivinicolo del Chianti si appresta ad entrare nella lista dei patrimoni Unesco. Approvato lo schema di protocollo d'intesa che predisporrà la candidatura al titolo ufficiale di una delle icone del paesaggio culturale italiano.





Il Chianti si candida a patrimonio Unesco. La giunta regionale della Toscana ha approvato lo schema di protocollo d'intesa fra la Regione Toscana, i sette Comuni del Chianti (Barberino Tavarnelle, Castellina, Castelnuovo Berardenga, Gaiole, Greve, Radda, San Casciano Val di Pesa), il Consorzio Vino Chianti Classico e la Fondazione per la Tutela del Territorio Chianti Classico che predisporrà la candidatura al titolo ufficiale di quella che è già considerata un'icona del paesaggio culturale italiano.

Il percorso prevede l’inserimento del Paesaggio nella Lista propositiva italiana e quindi la presentazione della candidatura per l’iscrizione nella Lista del Patrimonio mondiale culturale e naturale dell’Unesco. La Regione e la Fondazione si occuperanno di gestire i rapporti con il Ministero della Cultura e la Commissione nazionale Italiana Unesco.

Il Chianti, ma tutta la Toscana vitivinicola, oltre ad essere una delle icone del paesaggio italiano, è di fatto, a differenza di altri territori ad alta vocazione vitivinicola già inseriti nella lista Unesco, un modello per la sostenibilità e sempre più green oriented, tanto che dal 31 dicembre 2021 ha detto stop al glisofate nell'intero territorio con un intervento da circa 15 milioni di euro nell'ambito del PSR 2014-2020 la regione punta al 30% della superficie agricola biologica. 

Un modello vitivinicolo virtuoso, riconosciuto come esempio di “buone prassi” improntate sia alla sostenibilità che all’innovazione in campo agricolo grazie al solco tracciato dagli stessi produttori avvalorato negli anni da politiche agricole regionali lungimiranti, messe in campo attraverso i fondi europei. Un lavoro di squadra condiviso con scelte lungimiranti tra consorzi, aziende, enti di certificazione e istituzioni. 

Importante sottolineare altresì che il Chianti ha per primo valorizzato il turismo del vino, facendo da incubatore a quel fenomeno che oggi esprime un valore tra i 2,5 e i 3 miliardi di euro e varando addirittura in anticipo sulle altre regioni italiane una legge che disciplina le attività enoturistiche delle proprie cantine, e che ancora prima che diventasse una pratica diffusa ha promosso la produzione biologica in chiave partecipata attraverso il biodistretto di Greve poi allargato in biodistretto del Chianti. 

Per non parlare delle denominazioni storiche che hanno senza dubbio contribuito alla radicale trasformazione del settore vitivinicolo e alla prima fase di espansione del vino italiano, costruendo quel brand dalla forte identità territoriale che oggi fa da apripista per il made in Italy enoico nel mondo. In termini di qualità, nel 2004, quello del Chianti Classico, è stato il primo consorzio a essere autorizzato ad applicare un piano dei controlli per la verifica dei requisiti previsti dal disciplinare. Un’impostazione innovativa legata al passaggio delle funzioni di verifica dai consorzi agli enti di certificazione che ha consentito di dotare tutto il comparto di un sistema nazionale di regole e garanzie riconosciuto in tutto il mondo per la sua valenza.

Il presidente del consorzio Eugenio Giani, ha commentato la candidatura come un passaggio atteso e dovuto. Il paesaggio del Chianti classico, una delle immagini più famose della Toscana nel mondo al punto da essere divenuto iconico, merita di entrare nella World heritage list. Si continuerà a lavorare di concerto e con impegno, come fatto finora per promuovere, valorizzare e tutelare l'armonia del territorio e il suo motore economico, sorretto da agricoltura, turismo, manifattura, paesaggio, storia.

venerdì 2 luglio 2021

Digitalizzazione, TIM e Federvini firmano accordo per favorire l'innovazione nel settore vitivinicolo

TIM e Federvini hanno siglato un importante accordo di collaborazione per favorire l’adozione di soluzioni digitali rivolte alle imprese del comparto vini, spiriti e aceti.




L’accordo, siglato dal Responsabile Sales Small Business Centro di TIM Mauro Manzuoli e dal Direttore della Federvini Vittorio Cino, ha l’obiettivo di supportare le imprese associate nel percorso di trasformazione digitale attraverso l’adozione di servizi e piattaforme tecnologiche di nuova generazione in grado di rispondere alle rinnovate esigenze del settore.

L’intesa consentirà di sostenere lo sviluppo e aumentare la competitività delle imprese del settore dei vini, spiriti e aceti, che rappresentano un’eccellenza del sistema produttivo del Paese, in un momento di grande e rapida trasformazione. In particolare, TIM metterà a disposizione le proprie soluzioni di connettività e servizi avanzati facenti parte del progetto ‘Smart District’ rivolto allo sviluppo dell’imprenditoria dei distretti industriali, avvalendosi delle competenze specializzate di Noovle per le soluzioni Cloud e di edge computing, Olivetti per l’Internet of Things, Telsy per la Cybersecurity e Sparkle per i servizi internazionali.

Grazie a questo accordo gli associati a Federvini potranno usufruire di condizioni particolari per l’utilizzo di alcune soluzioni offerte da TIM in ambito di Cybersecurity, Cloud, Digital Marketing, Collaboration e Posta Elettronica Certificata.

“La digitalizzazione è un asset imprescindibile per le aziende dei settori vini, spiriti e aceti che sempre più guardano all’innovazione per essere competitivi in un mercato ogni giorno più complesso – dichiara Vittorio Cino Direttore Generale di Federvini -. In una fase di rilancio della nostra economia, è fondamentale individuare partner strategici: grazie alla Convenzione tra Tim e Federvini possiamo fornire servizi atti a sostenere e sviluppare le attività di aziende che rappresentano un patrimonio di valori, tradizioni e specialità uniche nell’imprenditoria italiana”.

“L’accordo con Federvini conferma la capacità di TIM di mettere a disposizione delle imprese un bouquet di servizi innovativi che vanno oltre la mera connettività – dichiara Mauro Manzuoli, Responsabile Sales Small Business Centro di TIM –. Il nostro obiettivo è quello di accompagnare le realtà imprenditoriali nel percorso di trasformazione digitale attraverso l’adozione di piattaforme e servizi evoluti. Vogliamo portare l’innovazione sul territorio ed essere a fianco delle imprese, che rappresentano la nostra eccellenza produttiva, nello sviluppo del loro business, contribuendo in questo modo alla ripartenza del Paese”.