martedì 25 settembre 2018

Vino e clima, con sbalzo termico arrivano i vigneti in alta quota. A Belluno record surriscaldamento in Italia

Il caldo spinge i vigneti sempre più a nord e sempre più in alto. Ne abbiamo parlato qui. Entro la fine di questo secolo la geografia del vino mondiale sarà inevitabilmente mutata con una vera e propria “corsa verso l'alto” dei vigneti. 




Vino d’alta quota sui pendii delle Dolomiti, ma non solo anche ulivi e primizie orticole. Sono alcuni degli effetti provocati dai cambiamenti climatici in questa area geografica, dove Belluno si classifica come la città italiana più colpita dal surriscaldamento con un aumento di 2 gradi delle temperatura nel 21esimo secolo (fino al 31 dicembre 2017) rispetto alla media annuale del ventesimo secolo secondo l’indagine realizzata dall'European Data Journalism Network (EDJNet).

Ad evidenziarlo è la Coldiretti, sottolineando che proprio nel feltrino, territorio che circonda la città di Feltre dove si riconducono i dodici comuni della Provincia di Belluno, si trova dell’ottimo vino, del buon olio e soprattutto molte verdure fresche di stagione come se gli orti verdi siano i nuovi pascoli di montagna cosi come ha fatto la sua prima comparsa il carciofo, tanto da diventare prodotto di punta di alcuni di questi territori.

Ma gli effetti del cambiamento climatico sono evidenti lungo tutta la penisola a partire dal centro nord dove si concentrano tutte le realtà che rientrano nella top ten delle città italiane che hanno avuto il maggior innalzamento delle temperature che oltre a Belluno si annoverano Piombino (+1,7 gradi), Pavia, Piacenza (1,3 gradi), Savona, La Spezia, Modena, Genova, Ancona, Bergamo, Livorno (+1,2 gradi).

Come spiega Coldiretti, la distribuzione delle coltivazioni e le loro caratteristiche come ad esempio l’ulivo, tipicamente mediterraneo, in Italia si è spostato a ridosso delle Alpi mentre in Sicilia ed in Calabria sono arrivate le piante di banane, avocado e di altri frutti esotici, ormai da considerare prodotti Made in Italy, mai visti prima lungo la Penisola.

Per quanto riguarda il vino italiano, con il caldo, è aumentato di un grado negli ultimi 30 anni, e ciò ha spinto i viticoltori, nel tempo, ad anticipare la vendemmia anche di un mese rispetto al tradizionale mese di settembre, smentendo quindi il proverbio “ad agosto riempi la cucina e a settembre la cantina”, insomma quello che veniva scritto in molti testi scolastici, andrebbe ora rivisto.

Il riscaldamento provoca anche il cambiamento delle condizioni ambientali tradizionali per la stagionatura dei salumi, per l’affinamento dei formaggi o l’invecchiamento dei vini. Una situazione che di fatto mette a rischio il patrimonio di prodotti tipici Made in Italy che devono le proprie specifiche caratteristiche essenzialmente o esclusivamente all’ambiente geografico dove vengono prodotte.

L’agricoltura è l’attività economica che più di tutte le altre vive quotidianamente le conseguenze dei cambiamenti climatici ma è anche il settore più impegnato per contrastarli, afferma il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo, sottolineando che i cambiamenti climatici impongono una nuova sfida per le imprese agricole che devono interpretare le novità segnalate dalla meteorologia e gli effetti sui cicli delle colture, sulla gestione delle acque e sulla sicurezza del territorio.

lunedì 24 settembre 2018

Vino e disciplinari di produzione, il Comitato Vini approva l’imbottigliamento in zona per il Soave

Approvata l’importante modifica del disciplinare di produzione che vede il Soave DOC imbottigliato solo nella provincia di Verona. Sinergia strategica tra Consorzio, Ministero e Regione Veneto.





Il Comitato Nazionale vini DOP e IGP da poco insediatosi presso il MIPAAFT ha lavorato duramente queste settimane per chiudere diverse istanze in sospeso. Uno dei dossier più importanti era quello del Soave, che aveva chiesto l’imbottigliamento in zona, in adeguamento alle altre denominazioni d’origine italiane.

ll Consorzio, in sinergia con la Regione Veneto e gli Uffici ministeriali, ha preparato in questi mesi tutta la documentazione da far pervenire al comitato presieduto da Michele Zanardo per accelerare i tempi di una modifica strategica per il futuro della denominazione scaligera e ieri è arrivata la conferma che la modifica sarà operativa dal 2019.

Come cambiano le regole?   
   
Con questa modifica il Soave e il Soave Classico potranno essere imbottigliati solo nella provincia di Verona e nei comuni di Montebello Vicentino e Gambellara in provincia di Vicenza. Rimangono i diritti acquisiti di chi già confeziona il Soave al di fuori di quest’area, che dovrà comunque chiedere una deroga al Ministero delle Politiche Agricole. Questa misura, accanto a quella già introdotta nel 2015 della fascetta di Stato, è funzionale alla tutela della tracciabilità del prodotto che viene immesso nel mercato.

«Devo ringraziare chi ha operato in questi mesi verso questa modifica – dice Sandro Gini, presidente del Consorzio – gli uffici ministeriali e quelli regionali che con grande disponibilità e attenzione hanno seguito l’iter e guidato il Consorzio verso questo passo di maturità e responsabilità. Attendiamo ora la chiusura dell’altra modifica, quella delle unità geografiche aggiuntive che pone l’accento su questo periodo di importanti cambiamenti per la denominazione finalizzati alla qualità del prodotto.»

Buono... non lo conoscevo, a Roma presentati i vini di territorio da vitigno autoctono. Ecco una mia selezione

L’associazione Go Wine riprende l'attività a Roma, dopo la pausa estiva, con l’ormai tradizionale appuntamento di fine estate dedicato ai vitigni autoctoni italiani. Con il progetto “Buono… non lo conoscevo!” l' associazione mira a favorire la conoscenza e l’acquisto di vini legati a specifici territori, non sempre agevolmente reperibili dal consumatore.



Negli eleganti saloni del Savoy Hotel di Ludovisi di Roma erano presenti i vini di molte regioni d’Italia, alcuni presentati direttamente dai produttori, altri da attenti e competenti sommelier. Una selezione di etichette che si conferma sempre interessante e sfiziosa.

di Francesco Cerini

L'iniziativa ha messo in scena nomi come Barbarossa, Bellone, Bombino Bianco, Bombino Nero, Cannonau, Cococciola, Erbaluce, Malvasia Istriana, Malvasia Puntinata del Lazio, Montepulciano, Nero di Troia, Pallagrello Bianco, Pallagrello rosso, Pelaverga, Pigato, Pignola valtellinese, Pugnitello, Ribolla Gialla,  Ruchè,  Tintilia, Verdea, Verdicchio, Vermentino, Violone, Zibibbo. Un susseguirsi di vitigni decisamente poco noti, ma assolutamente di gran pregio a conferma di quanto le varietà autoctone possano raccontare al meglio l'Italia enoica partendo proprio dal territorio di origine.

Molte le “chicche” della serata: l’anteprima del verdicchio 2017 di Benforti Valori, il Cannonau di Murales, le varie Espressioni di Collio della Tenuta Stella, il Sagrantino Passito di Colle Ciocco, e la grande carrellata dell’Associazione Vite in Riviera, con una selezione di vini di 25 aziende del Ponente Ligure  (anzi 26 che una se n’è aggiunta ad insaputa anche del rappresentante dell’associazione).

Sicuramente il “buono non lo conoscevo” della serata è stato il Pugnitello nella sua versione base e riserva dell’azienda bioagricola Poggiolella.

Il Pugnitello, vitigno autoctono della Maremma Toscana, iscritto nel registro nazionale delle varietà della vite nel 2002 su richiesta della università di Firenze,  anche grazie alla caparbietà e all’amore di una coppia che, “fuggita” dalla città sta riversando tutte le proprie energie per la diffusione di questo vitigno, sta raggiungendo ottimi risultati fornendo un vino denso e corposo, elegante e finemente tannico, che si inserisce bene tra i giganti di questo lembo di territorio.

Insomma un ennesimo bel viaggio a cura di GoWine tra le diverse espressioni del nostro territorio.

giovedì 20 settembre 2018

Cori di Nero Buono. L’Arte e la Musica nel Lazio delle Meraviglie, al via il progetto con protagonista il vitigno autoctono locale

Il progetto che vede protagonista il vitigno autoctono locale è stato presentato dall’ente lepino alla Regione Lazio in risposta al bando per l’ottenimento dei contributi per la realizzazione di eventi, feste, manifestazioni e iniziative turistico – culturali.




In risposta al bando “Lazio delle Meraviglie”, il Comune di Cori (LT) ha presentato alla Regione Lazio il progetto inerente la manifestazione “Cori di Nero Buono”, che ha come protagonista l’antico vitigno autoctono coltivato quasi esclusivamente nel suo territorio, di cui ne rappresenta l’identità vinicola, recuperato e rilanciato dalle tre cantine coresi che lo trasformano in vini rossi di qualità certificata dai marchi DOC e IGT.

Nella proposta redatta dall’Assessorato all’Agricoltura dell’ente lepino insieme allo Sportello Unico per le Attività Agricole, l’iniziativa – sostenibile, perché aderente alla campagna Plastic Free – dovrebbe svolgersi il 6 e 7 Ottobre. Con la partecipazione di altri operatori locali, la kermesse enologica arriverebbe a coinvolgere anche gli altri prodotti tipici e il patrimonio culturale della Città d’Arte.

L’idea è sviluppare percorsi di visita, anche guidata, a partire da tre epicentri di degustazione - piazza del Tempio d’Ercole, sagrato della Chiesa di Santa Maria della Pietà, chiostro del Complesso Monumentale di Sant’Oliva. La due giorni prevede poi un convegno con esperti del settore e un concerto finale. Probabile cornice le esibizioni dell’arte del maneggiar l’insegna, le musiche e i balli rinascimentali, la polifonia sacra e profana.

“L’evento si inserisce in un disegno più ampio dell’attuale Amministrazione comunale, finalizzato a rafforzare, tutelare e valorizzare il processo di apertura e fruizione turistica fidelizzata del paese – spiegano il Sindaco Mauro De Lillis e l’Assessore Simonetta Imperia – tutto ciò a partire dalle nostre risorse agroalimentari, da mettere a sistema e integrare sia con le altre eccellenze nostrane che con le diverse istituzioni e i territori limitrofi.”

Primitivo di Manduria, amato dalla generazione X: cresce il Docg dolce naturale e il Riserva Dop

Il Primitivo di Manduria è la doc pugliese che rientra nella Top five dei vini più esportati ed amata soprattutto dalla generazione X (37 – 57 anni). Secondo i dati effettivi 2017 aumenta anche il Dop. In totale quasi 13 milioni di litri per 17 milioni di bottiglie.


Cresce il Primitivo di Manduria e cresce in tutte le sue varianti: Primitivo di Manduria Dop, Primitivo di Manduria Riserva Dop e Primitivo di Manduria dolce naturale Docg. 



Quasi 13 milioni di litri che equivalgono a poco più di 17 milioni di bottiglie, di cui il 70% prende la via dell’esportazione, per circa 100 milioni di euro di valore stimato (consumo interno di circa 30 milioni di euro ed estero di circa 70 milioni euro). Un aumento del 13.87% rispetto al 2016 che conferma ancora una volta il primato della grande doc nei maggiori mercati del mondo.

Sono questi i numeri effettivi dell’anno 2017 per Primitivo di Manduria. In particolare il Dop rappresenta il 91.2% dell’intero imbottigliato, il Riserva l’8.1% ed il dolce naturale Docg lo 0.7%. 

La novità riguarda l’incremento per il Docg (primo Docg in Puglia) e per il Riserva.

Nel 2017 sono stati imbottigliati circa 95 mila litri di Docg equivalenti a circa 127 mila bottiglie con un incremento del 33.45% rispetto all’anno precedente.

Nel comparto Primitivo di Manduria Riserva Dop si è registrata una crescita settoriale del 24.27% rispetto al 2016 per un totale di poco più di un milione di litri equivalenti a quasi un milione e mezzo di bottiglie. Dati che avvalorano il processo di “premiumizzazione” del Primitivo di Manduria, cioè i consumatori tendono a preferire bottiglie più costose percepite come di maggiore qualità.

Cresce anche il Primitivo di Manduria Dop del 12.90% per un totale di quasi 12 milioni di litri pari a circa  16 milioni di bottiglie. 

“Il Primitivo di Manduria non è più una novità, ma una colonna portante del comparto enoico non solo pugliese ma anche italiano. – afferma soddisfatto Roberto Erario, presidente del Consorzio di tutela del Primitivo di Manduria - E’ un vino che non conosce crisi, soprattutto all’estero con un exploit importante su tutti i mercati”.

“Abbiamo conquistato nuovi soci, – continua Erario - il Consorzio attualmente vanta 46 aziende che vinificano ed imbottigliano e oltre 900 soci viticoltori. Si stanno rivelando fondamentali i progetti di promozione e comunicazione per far conoscere all’estero i nostri vini ed il territorio che li esprime. Tra poco partirà per esempio la macchina del grande progetto Primitivo Taste Experience - Il Primitivo di Manduria nei calici cinesi e americaniideato da noi che consiste in attività di incoming e in partecipazione a fiere estere.  Una bella scommessa sulla nostra identità che oggi rappresenta sempre più un elemento distintivo del brand Puglia. Il nostro è un territorio ricco, florido e in crescita e vorrei ringraziare tutte le aziende, sia le grandi che le piccole, che con sacrificio e passione producono questa meravigliosa doc”. 

Ma chi beve il Primitivo di Manduria?

Il Primitivo di Manduria è la doc pugliese che rientra nella Top five dei vini più esportati con volume d’affari intorno 100 milioni di euro, amata soprattutto dalla generazione X (37 – 57 anni). Presente in tutto il mondo.

Il consumatore finale del Primitivo di Manduria in generale è un uomo in carriera, colto e raffinato che ama consumare il vino pugliese ispirandosi dai comportamenti del “lusso”. Lo beve durante una cena di lavoro importante, per festeggiare un anniversario o durante una proposta di matrimonio. Normalmente lo sceglie per la perfetta armonia tra il corpo e il sapore.

Il 46% dei consumatori è donna. Si stima che quasi la metà del fatturato ottenuto dalla vendita del prodotto in Italia e all’estero sia dato proprio dal mercato femminile. Lo sceglie per il suo bouquet inconfondibile: ricco, complesso, ampio e fruttato, con note di macchia mediterranea.

I sensi sono esacerbati e molto sensibili al minimo effluvio e il palato femminile scopre finezze che quello degli uomini ignora. Le donne bevono poco ma bene, meno quantità ma più qualità quindi scelgono il Primitivo di Manduria. 

Vino&Mercati, fino al 2020 Italia tra i paesi d’origine con maggior tasso di crescita di vendite

Pubblicata indagine internazionale sul mercato vinicolo condotta dal Gruppo Sopexa. L’Italia, secondo lo studio, è tra i paesi d’origine le cui vendite progrediranno di più nei prossimi due anni.




Sopexa, agenzia specializzata nel Food & Drink a livello internazionale, presenta i risultati del Wine Trade Monitor 2018, lo studio internazionale dedicato ai vini che delinea le prospettive future e che quest’anno include per la prima volta i vini frizzanti.

Il metodo Sopexa è esclusivo: interrogare gli operatori locali, veri intermediari tra i brand e i consumatori, per raccogliere le loro percezioni e così comprendere e anticipare i trend che si profilano per i prossimi due anni.

Nel 2018, il Wine Trade Monitor si concentra su sei paesi chiave: Belgio, Stati Uniti, Canada, Cina, Hong Kong e Giappone. Un totale di 781 professionisti (importatori, agenti, grossisti, distributori e pure player dell’E-commerce), di cui il 77% rappresentato da decisori chiave (AD, Sales Managers, Buyers), hanno risposto alla nostra indagine online.

Di seguito le principali conclusioni dello studio:

Referenziamento: quali vini troviamo in quali paesi?

* I vini francesi restano imprescindibili per 9 professionisti interrogati su 10. Seguono i vini italiani (76%) e spagnoli (71%). Parallelamente, acquistano importanza alcuni competitor, indicati dal 45 al 56% degli operatori, guidati da Cile, Australia e Stati Uniti.

Evoluzione delle vendite

I vini italiani guadagnano terreno e l’Italia viene indicata dal 41% degli operatori tra i Paesi d’origine le cui vendite progrediranno maggiormente da oggi al 2020.

Ciononostante, per un operatore su due, nel 2017 e per i prossimi due anni, la Francia mantiene ancora il suo vantaggio in particolare negli Stati Uniti, Hong-Kong e Belgio. L’indagine mostra però anche una relativa fragilità dei vini francesi sui mercati cinesi e canadesi dove saranno sempre più messi in difficoltà dai vini italiani.

È in Canada che questi ultimi ottengono infatti il miglior risultato: il 56% degli operatori gli attribuisce un posto nella top 3 delle origini che incrementeranno maggiormente. I vini italiani, secondo quanto indicato dal 42% degli intervistati, guadagnano in termini di visibilità anche in Cina dove fanno la loro entrata tra i tre migliori aumenti di vendite previste da oggi al 2020.

Immagine & reputazione dei vini in base alla loro origine

* In generale, e per il 64% dei partecipanti all’indagine, è ancora l’origine Francia che riporta la migliore performance, distanziandosi nettamente dai suoi concorrenti.

Si rileva però una perdita di valore dell’immagine francese in Cina e in Canada.

* La Spagna e il Cile si distinguono per quanto riguarda i parametri de «l’attrattività dei prezzi» e de «i vini per tutti i giorni», davanti all’Italia che, invece, sembra riportare buoni risultati nell’ambito «innovazione».

Evoluzione dei formati & packagings

* I paesi asiatici restano particolarmente legati al vino in bottiglia e il 66% degli operatori asiatici prevede la più alta crescita per i formati mezza bottiglia e altri piccoli formati.

* Formati alternativi aumenteranno in Nord America: più del 40% punta sul Bag in Box e sulle lattine.

* Ben accolte nei Paesi asiatici, i packaging e le etichette smart non convincono l’America del Nord

Il 75 % dei professionisti giapponesi intervistati e il 54% dei cinesi indicano che sono una risorsa per rassicurare il consumatore iperconnesso sull’autenticità e la tracciabilità del prodotto.

Le categorie vincitrici

* I vini bio per la prima volta sono nella top 3 delle categorie più promettenti per oltre il 35% degli operatori (escluse Cina e Hong Kong)!

* «La denominazione regionale» fa vendere e resta globalmente il criterio di valorizzazione maggiore previsto da oggi al 2020.

* La categoria Rosé continua a crescere in Nord America per più di un professionista americano su 4 e più di un canadese su 2.

Regioni: la gamma delle performance future

* 4 regioni francesi leader per il vino rosso: Bordeaux, Languedoc, Côtes du Rhône e Borgogna

* I vini bianchi di Marlborough (Nuova Zelanda) si impongono ovunque, eccetto in Belgio, nella top 2 dei più promettenti, ma la Loira ha conquistato gli americani

* Ottimi risultati per i vini rosé della Provenza e della Corsica che il 63% degli operatori indica nella top 3 delle vendite future dei rosé!

* Prosecco e Cava sono i vini frizzanti più attesi su tutti i mercati

Dinamica dei vitigni

Se la classifica dei 4 vitigni classici rimane stabile (Cabernet Sauvignon, Chardonnay, Pinot Nero, Merlot), il successo dello Chenin Blanc negli Stati Uniti potrebbe essere l’elemento di punta di una nuova tendenza da monitorare.

giovedì 13 settembre 2018

Brunello di Montalcino, Col d'Orcia nuovo membro dell'Istituto Grandi Marchi

Col d'Orcia, storica azienda tra le più rappresentative del territorio di produzione del Brunello di Montalcino, entra nell’Istituto del Vino Italiano di Qualità - Grandi Marchi. 


Col d’Orcia entra a far parte dell’Istituto Grandi Marchi a rappresentare una denominazione ed un territorio, il Brunello di Montalcino, tra le più conosciute, apprezzate e rappresentative dell’enologia italiana sui mercati internazionali. 


Col d’Orcia ha iniziato a produrre il Brunello di Montalcino oltre 100 anni fa e, a partire dal 1973, la famiglia Marone Cinzano ha contribuito allo sviluppo e al successo di Montalcino e del suo Brunello in tutto il mondo. La tenuta si estende per oltre 520 ettari di cui 140 sono vitati e 108 destinati alla produzione di Brunello. Dal 1992 Col d’Orcia è presieduta dal Conte Francesco Marone Cinzano il quale, in continuità con la grande attenzione all’ambiente naturale che ha sempre caratterizzato l’azienda, ha guidato e supervisionato una graduale conversione di tutta l’azienda all’agricoltura biodinamica avviando il processo di certificazione organica che costituisce un aspetto molto importante e distintivo del proprio metodo di coltivazione.

Nel corso degli anni, inoltre, Col d’Orcia ha collezionato più di 50.000 bottiglie di vecchie annate di Brunello di Montalcino, attentamente conservate e perfettamente custodite che rappresentano un tesoro unico e inestimabile.

Piero Mastroberardino, Presidente dell’Istituto Grandi Marchi dice " Sono lieto di poter annunciare, a nome di tutti gli amici soci dell'Istituto Grandi Marchi, l'ingresso di un'altra famiglia di grande prestigio nella nostra compagine. Ci unisce all'amico Francesco Marone Cinzano e alla sua azienda l'affinità di vedute sulla viticoltura di pregio e sulla sua espressione in chiave territoriale, sulla rilevanza dei valori familiari in quanto catalizzatori di processi virtuosi di sviluppo dei nostri territori a custodia dei legami con le antiche e possenti radici culturali. Sono certo che tale innesto sarà foriero di ulteriori opportunità di crescita del nostro sodalizio, che si fa da sempre portatore di un messaggio di valore delle produzioni viticole, a beneficio dell'intero movimento del vino italiano di pregio."

Da parte sua il Conte Francesco Marone Cinzano dichiara “siamo felici ed onorati di far parte di questo gruppo prestigioso, con l’intenzione di poter contribuire alla continua crescita e diffusione dei vini italiani nel mondo”.

Col d’Orcia subentra alla Società Agricola Greppo - Biondi Santi che, in seguito ai nuovi assetti societari, ha deciso di lasciare l’Istituto nei mesi scorsi.

Istituto del Vino Italiano di Qualità Grandi Marchi: Alois Lageder, Argiolas, Ca’ del Bosco, Michele Chiarlo, Carpenè Malvolti, Col d’Orcia, Donnafugata, Ambrogio e Giovanni Folonari Tenute, Gaja, Jermann, Lungarotti, Masi, Marchesi Antinori, Mastroberardino, Pio Cesare, Rivera, Tasca D’Almerita, Tenuta San Guido, Umani Ronchi.

Tutela e promozione delle indicazioni geografiche: Federdoc aderisce ad oriGIn

Nuove sfide per le indicazioni geografiche a livello mondiale, Federdoc (Confederazione Nazionale dei Consorzi volontari per la tutela delle denominazioni dei vini italiani) aderisce a oriGIn. 




Federdoc entra a far parte di oriGIn, la coalizione mondiale delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche. oriGIn, che conta tra i suoi soci 600 associazioni da 50 paesi, è un attore di primo livello sulla scena internazionale nel campo della tutela e della promozione delle indicazioni geografiche.

La scelta di Federdoc avviene in una fase cruciale per il settore, sia a livello europeo che internazionale. Da un lato, infatti, l’Unione europea (UE) è impegnata nel negoziato di accordi bilaterali con mercati strategici per i vini italiani a denominazione, come il Mercosur, l’Australia e la Nuova Zelanda, e nella riforma della Politica Agricola Comune (PAC). Dall’altro, a livello mondiale, numerose sfide attendono le denominazioni di origine e le indicazioni geografiche, come il dibattito sullo sviluppo sostenibile, i rischi concreti di un ritorno di politiche protezionistiche e la protezione su Internet.

“Federdoc continua nel suo impegno internazionale a difesa delle Denominazioni d’Origine italiane - ha commentato Riccardo Ricci Curbastro, Presidente di Federdoc - e dopo aver fondato EFOW, European Federation of Origin Wines, con la quale continua la stretta e preziosa collaborazione, allarga ora il proprio orizzonte con l’ambizione di portare la propria esperienza su consorzi dei produttori, i sistemi di certificazione e la sostenibilità a confronto con le esperienze mondiali in continua crescita. Anche in quest’ambito crediamo che Federdoc possa essere un fattore di crescita”.

“Siamo entusiasti di questa nuova adesione - ha aggiunto il Presidente di oriGIn, Claude Vermot-Desroches -. La presenza di un’associazione prestigiosa come Federdoc rafforza la voce di oriGIn presso le istituzioni regionali e internazionali come l’UE, l’Organizzazione Mondiale della Proprietà Intellettuale (OMPI) e l’ICANN, le cui decisioni hanno un impatto importante sul futuro delle indicazioni geografiche. Arricchisce, inoltre, il dibattito e lo scambio di esperienze all’interno della nostra rete mondiale”.

“Il tema della sostenibilità, declinata nelle componenti economica, sociale e ambientale e dei relativi adeguamenti che questa impone a tutti gli attori economici, rappresenta una sfida cruciale per i prossimi decenni. L’esperienza di Federdoc - ha concluso il Direttore di oriGIn, Massimo Vittori - in questo settore è sicuramente uno stimolo per oriGIn a continuare il percorso intrapreso in questo campo, volto a sensibilizzare gli operatori del settore delle indicazioni geografiche sull’urgenza di non farsi trovare impreparati rispetto alle sfide della sostenibilità”.

martedì 11 settembre 2018

VENDEMMIA 2018: L’ITALIA SI CONFERMA PRIMO PRODUTTORE AL MONDO

L’Osservatorio del Vino ha presentato le previsioni vendemmiali 2018.



“Una buona vendemmia che permetterà al settore vitivinicolo italiano di riprendersi dopo un anno difficile. La produzione è stimata in 49 milioni di ettolitri, con un incremento del 15% rispetto ai 42,5 milioni dello scorso anno, che riavvicina l’Italia alle medie pre-2017. Una crescita produttiva rilevante che delinea un quadro nel complesso positivo seppur con qualche criticità, in particolare al Sud, influenzato da un’estate segnata dalla piovosità consistente che ha messo in difficoltà i produttori di alcune regioni. La viticoltura italiana, in larga parte, ha saputo affrontare questo bizzarro andamento stagionale con attenzione, tempestività e professionalità, consentendo al nostro Paese di confermare anche quest’anno la propria leadership produttiva a livello mondiale”.

Con queste parole Ernesto Abbona, presidente di Unione Italiana Vini, è intervenuto durante la conferenza stampa di presentazione delle previsioni vendemmiali, elaborati da Unione Italiana Vini e Ismea per l’Osservatorio del Vino, organizzata presso il Mipaaft, alla presenza di Gian Marco Centinaio (Ministro delle Politiche Agricole Alimentari Forestali e del Turismo), Raffaele Borriello (direttore generale di ISMEA), Fabio Del Bravo (dirigente ISMEA) e Ignacio Sanchez Recarte (segretario generale del Comité Européen des Entreprises Vins). Ha moderato l’incontro Paolo Castelletti, segretario generale di Unione Italiana Vini.

“L’attuale quadro della vendemmia 2018 presenta una tendenza produttiva che fa ben sperare per l’intero comparto del vino. - ha dichiarato Gian Marco Centinaio, Ministro delle Politiche Agricole Alimentari Forestali e del Turismo - Per poter sfruttare tutte le potenzialità del mercato occorre incentivare la crescita del settore investendo su ricerca, innovazione e puntando sulla semplificazione per rendere le nostre aziende sempre più competitive sui mercati internazionali. Il vino è un prodotto con un forte appeal a livello internazionale, ambasciatore del Made in Italy nel mondo, veicolo e simbolo dell’ideale di qualità e unicità dei prodotti italiani. Proprio per questo, il Mipaaft ha sbloccato il bando per la promozione Ocm Vino e ha costituito il Comitato nazionale vini Dop e Igp. Vogliamo costruire una nuova strategia di settore, perché per andare sui mercati internazionali la promozione è fondamentale. La strada è lunga - ha concluso - e la vera sfida del prossimo futuro sarà quella di creare e far proprio il differenziale positivo di valore legato alla distintività del vino italiano, investendo sulla differenziazione dell'offerta e sulla qualità, due elementi che rendono uniche le nostre realtà vitivinicole”.

“L’incremento produttivo della campagna in corso è un’importante notizia per le cantine italiane e consentirà di recuperare gli effetti negativi derivati dalla forte riduzione registrata nel 2017, soprattutto sul fronte delle esportazioni – ha dichiarato Raffaele Borriello, direttore generale dell’ISMEA. La minore disponibilità di prodotto dell’anno passato, associata ad un aumento consistente dei prezzi, ha determinato infatti nei primi 5 mesi del 2018 una riduzione del 10% dei volumi di vino esportati in tutto il mondo. Di rilievo il calo di prodotto italiano importato dalla Germania e dal Regno Unito e la conferma, a meno di clamorose sorprese, del sorpasso da parte della Francia nel mercato statunitense. Riteniamo comunque che l’incremento di produzione del 2018 avrà un effetto positivo sulla ripresa delle esportazioni italiane nei mercati internazionali, con la prospettiva di superare la soglia dei 6 miliardi di euro a fine anno”.

“A livello europeo – ha aggiunto Ignacio Sanchez Recarte, segretario generale del Comité Européen des Entreprises Vins – prevediamo una buona vendemmia 2018, con livelli di produzione più legati al reale potenziale di produzione dell'UE, che aiuteranno a dimenticare le perdite del 2017”.

Ricerca, alla scoperta dell’uva pugliese che verrà

Per l’uva pugliese, regina indiscussa della produzione italiana, il futuro all’insegna dell’innovazione è già iniziato. Presentato oggi alla Fiera del del Levante l'accordo CREA Nu.Va.U.T.




CREA, il più importante ente italiano di ricerca agroalimentare, e il Consorzio produttori Nu.Va.U.T hanno presentato oggi, alla Fiera del Levante di Bari, l’accordo per mettere a punto varietà interamente italiane di uve da tavola, con l’intento di rendere sempre più competitivo un prodotto - e un territorio di produzione - già leader di mercato, ai primi posti in Europa e nel mondo.

“Si tratta – ha dichiarato il presidente CREA, Salvatore Parlato -  del primo esempio virtuoso di collaborazione tra pubblico e privato per l’uva da tavola, che mette a fattore comune risorse e competenze della ricerca pubblica e dei produttori privati, nell’interesse di un made in Italy “integrale”, dalla ricerca al prodotto finale, sempre più autentico e competitivo, che confidiamo di esportare anche ad altre importanti filiere del settore agroalimentare”.

“I ricercatori del CREA Viticoltura ed Enologia – ha spiegato il direttore del Centro, Riccardo Velasco – stanno studiando da anni nuove varietà, con e senza semi, caratterizzate da spiccata croccantezza, ottima resa e resistenza alle malattie. Ed entro il 2021 i primi grappoli saranno sugli scaffali. Ma – conclude – non è finita qui. Successivamente, sempre attraverso il miglioramento genetico, si potrà intervenire anche su altri aspetti quali forma e dimensione degli acini, aromi e tenore degli zuccheri”.

La posta in gioco è la preferenza del consumatore, da perseguire attraverso l’offerta di un prodotto italiano al 100%, sempre più diversificato e originale, in grado di competere su un mercato agguerrito e globalizzato: una sfida ambiziosa, soprattutto per produttori medi e piccoli.

“Questo accordo – ha affermato Giacomo Suglia, amministratore unico del Consorzio Nu.Va.U.T (Nuove Varietà di Uva da Tavola) che raccoglie gli imprenditori coinvolti nel progetto - favorisce l’innovazione e la rende più accessibile alle imprese. Infatti, le prime 12 nuove varietà messe a punto dal CREA saranno portate nelle aziende del Consorzio per poter meglio studiare le tecniche di produzione, il tutto con la collaborazione tecnica dei ricercatori del CREA e degli agronomi Nu.Va.U.T. ”.

lunedì 10 settembre 2018

Cantine Cooperative d’Italia, secondo Weinwirtschaft la migliore è Cavit

Cavit eletta “Migliore Cantina Cooperativa d’Italia 2018” dalla celebre rivista tedesca Weinwirtschaft.




Si è tenuta a Deidesheim in Germania la Premiazione del prestigioso concorso indetto ogni anno dalla storica testata enologica Weinwirtschaft, che ha riconosciuto a Cavit il 1° posto della Classifica ‘Top 20 Cooperative e Cantine Sociali Italiane’.

La rinomata testata di settore tedesca ha effettuato una comparazione qualitativa su una selezione di vini delle più importanti cooperative e cantine sociali italiane, assegnando a Cavit il punteggio totale massimo: 443.

Con una media di 88,6 punti, i vini premiati sono tre bianchi e due rossi: Pinot Grigio, Chardonnay e Merlot della linea Bottega Vinai, i Trentini Superiori Doc ultimi nati Brusafer Pinot Nero e Rulendis Pinot Grigio e il Vino Santo Arèle 2001 che, in particolare, ha raggiunto il punteggio più alto del concorso (94 punti).

Questo importante riconoscimento, ha commentato Enrico Zanoni Direttore Generale Cavit, testimonia l’elevata qualità della nostra produzione, raggiunta grazie all’impegno e passione dei nostri 4500 viticoltori e alle competenze del nostro Team agronomico ed enologico, confermando la capacità di Cavit di generare qualità nelle diverse fasce di mercato.

A proposito di Cavit

Nome di punta del comparto vitivinicolo italiano, Cavit è una realtà esemplare di consorzio di secondo grado. Situata a Ravina di Trento, Cavit riunisce dieci cantine sociali, collegate ad oltre 4.500 viticoltori distribuiti su tutto il territorio trentino, dalle quali riceve e seleziona le materie prime prodotte, controllando ogni fase – dalla raccolta, fino alla commercializzazione. Con una produzione che rappresenta oltre il 60% di tutto il vino del Trentino, Cavit è un esempio unico in Italia di know-how delle più avanzate tecniche di viticoltura e di ricerca enologica d’avanguardia. Cavit firma un’ampia gamma di vini e spumanti ai quali assicura uno sviluppo commerciale e promozionale nei canali della grande distribuzione e del settore horeca in tutto il mondo. on un fatturato di oltre 182,5 milioni di euro, Cavit si posiziona tra i principali protagonisti del settore in Italia ed eccelle sui mercati internazionali con una quota export che raggiunge l’80% dell’intera produzione.

Vino&Ricerca, selezionate nuove varietà di vite per migliorare caratteristiche qualitative e resistenza alle malattie

Ricercatori dell'Istituto di San Michele all'Adige hanno presentato la sintesi di vent’anni di lavoro. In vetrina nei vigneti sperimentali della Fondazione Edmund Mach, 234 nuove varietà di vite frutto di 20 anni di ricerca: 13 le più promettenti. 



Duecentotrentaquattro le varietà attualmente allo studio, risultato di oltre 25 mila semenzali attentamente studiati e valutati dai ricercatori di San Michele nell’arco di due decenni. All'incontro di CIVIT e FEM sono stati presentati i risultati dell’attività di miglioramento genetico.

Lo scorso 7 settembre, sono state presentate nel dettaglio, 13 di queste nuove selezioni che saranno oggetto nei prossimi anni di richiesta di iscrizione al Registro nazionale delle varietà di vite ed eventualmente, valorizzate e promosse da CIVIT, consorzio creato da FEM e Vivaisti Viticoli Trentini per trasferire innovazione in viticoltura.

L’iniziativa, organizzata da CIVIT e Fondazione Mach, era rivolta a vivaisti e viticoltori che hanno avuto modo di osservare le nuove varietà e anche degustare alcune microvinificazioni ottenute dalle stesse.

Il direttore generale FEM, Sergio Menapace intervenuto con la dirigente del Centro Ricerca e Innovazione, Annapaola Rizzoli, ha spiegato in apertura che quella di oggi è "l'occasione per testimoniare l'impegno della Fondazione Edmund Mach nel breeding classico, un filone in cui l'ente di San Michele si sta appplicando fortemente. Uno strumento che va nella direzione della sostenibilità, e che si affianca sia alle attività volte alla ricerca di molecole alternative, naturali, sia alle nuove tecnologie di breeding".

"L'incontro - ha sottolineato il presidente di CIVIT, Enrico Giovannini, mira a far conoscere il lavoro di San Michele a viticoltori e vivaisti per quanto riguarda il miglioramento della qualità delle uve da vino e la resistenza alla botrite, e migliorare conseguentemente l'offerta dei nostri vivaisti".

Finora l'attività di miglioramento genetico della FEM ha prodotto e registrato quattro varietà Eco Iasma 1, Eco Iasma 2, Eco Iasma 3, Eco Iasma 4. Si tratta di varietà tolleranti alla botrite. Le 13 varietà presentate oggi – ha spiegato il selezionatore Tiziano Tomasi – puntano a migliorare alcune caratteristiche come la resistenza alla botrite, l'intensità del colore, la qualità e qualità dei polifenoli contenuti, i timbri aromatici, la quantità di acidità e il posticipo dell'epoca di raccolta. Queste ultime due caratteristiche sono in risposta ai mutamenti climatici.