venerdì 29 ottobre 2021

Nutrizione del vigneto, al via una ricerca per aggiornare le linee guida sui fertilizzanti

Un team di ricerca del dipartimento di Viticoltura ed Enologia della Washington State University (WSU) ha dato il via ad uno studio per aggiornare le linee guida sulla nutrizione dei vigneti ormai vecchie di decenni. 





La fertilizzazione del vigneto è un processo fondamentale per ottenere uva sana e dai requisiti ottimali nella produzione di vino. Partendo dal fatto che un appezzamento non è un sistema omogeneo e spesso con zone non in perfetto equilibrio; in molti casi i terreni infatti si differiscono per giacitura collinare, zone di erosione, prevalentemente situate nella parte alta e zone di accumulo situate nella parte bassa. Questo insieme di fattori si manifesta a livello colturale nelle risposte vegeto-produttive del vigneto. L'osservazione diretta da parte del viticoltore è molto utile nell'annotare le specifiche zone da trattare. Ad esempio quelle di erosione manifestano le loro carenze nutrizionali attraverso una vegetazione stentata, con visibili giallumi e grappoli piccoli e di scarsa qualità; nelle zone di accumulo, invece, c’è un eccessivo rigoglio vegetativo, ma l’uva matura in ritardo ed anche in questo caso in maniera non ottimale. Queste sono le situazioni da correggere mentre, se constatiamo negli anni una risposta vegeto-produttiva del vigneto buona, servirà solo conservare questa situazione di equilibrio.

I terreni del vigneto richiedono quindi nutrienti adeguati a seconda delle loro specifiche. Per ottimizzare questa gestione attualmente si provvede a fare il test per i nutrienti. Questo processo richiede l'invio di campioni di tessuto di foglie o frutti a un laboratorio. I risultati possono richiedere settimane, momento in cui spesso è troppo tardi per modificare l'apporto di nutrienti per l'attuale stagione di crescita. Il presente lavoro, di grande rilevanza, ha ricevuto una sovvenzione USDA-NIFA della Specialty Crop Research Initiative (SCRI) di 4,75 milioni di dollari che servirà a finanziare la ricerca.

Il prof. Markus Keller, leader del progetto, ha affermato che le linee guida sui fertilizzanti, sviluppate 50 anni fa, sono ormai obsolete e l'industria del vino deve rendersi conto che fare affidamento su queste vecchie linee guida non darà loro il miglior ritorno sull'investimento. 

L'High Resolution Vineyard Nutrient Management Project Team comprende 14 scienziati provenienti da sette istituzioni negli Stati Uniti e da Mendoza, in Argentina. I ricercatori della WSU coinvolti nel progetto includono Qin Zhang, professore di automazione agricola, Manoj Karkee, professore associato di sistemi agricoli di precisione, Jim Harbertson, professore associato di Enologia e il project manager Thomas Groenveld.

Gli obiettivi del team includono piani per costruire sensori remoti in grado di valutare lo stato dei nutrienti delle piante e la creazione di nuove linee guida su come misurare e regolare lo stato dei nutrienti delle viti.

I sensori delle telecamere montati su un trattore che guida su e giù tra i filari o su un drone che sorvola il vigneto, potrebbero fornire ai coltivatori dati quasi in tempo reale. Ciò consentirebbe decisioni più informate su quali nutrienti hanno bisogno le loro viti e dove in un vigneto sono più necessari, piuttosto che campionare solo una pianta o una sezione di un grande appezzamento di vigneto. Concimare l'intero vigneto porta ad uno squilibrio nella fertilizzazione che potrebbe danneggiare le colture o finire per inquinare le acque sotterranee locali. L'obiettivo è anche ridurre al minimo l'impatto ambientale migliorando la qualità dell'uva.

Il focus group di scienze sociali e di estensione del progetto ha inviato un sondaggio alle parti interessate dell'industria dell'uva a livello nazionale per vedere cosa stanno facendo attualmente i coltivatori per la nutrizione dei vigneti. Nonostante meno del 10% dei loro budget annuali venga speso per la nutrizione dei vigneti, il 75% degli oltre 300 intervistati ha affermato che la nutrizione del suolo è "estremamente" o "molto" importante" per la resa e la qualità del vino e dei prodotti dell'uva.

Pierre Davadant, studente di dottorato presso la WSU e assistente di ricerca per il laboratorio di Markus Keller ha affermato che i macronutrienti che consentono la crescita e lo sviluppo della vite, come ad esempio potassio e azoto, sono difficili da misurare, in quanto le loro quantità possono cambiare durante la stagione.

Il team sta fertilizzando e osservando appezzamenti coltivati a Sauvignon Blanc, Syrah e Chardonnay  dall'inverno fino alla vendemmia. Le uve fermenteranno presso il WSU Wine Science Center per studiare come le differenze nello stato dei nutrienti della vite influenzino la qualità del vino.

Per saperne di più sul progetto di nutrizione del vigneto: High Resolution Vineyard Nutrient Management  

giovedì 21 ottobre 2021

Coronavirus, il comparto vitivinicolo nazionale tiene nel periodo più difficile dal dopoguerra

Il comparto vitivinicolo nazionale tiene nel periodo più difficile dal dopoguerra. Presentato a Roma l’Annual Report di Valoritalia. Sempre più importante il valore aggiunto costituito dalle certificazioni. Per l’Osservatorio Nomisma-Valoritalia, 9 aziende su 10 hanno intenzione di adottare almeno una nuova certificazione entro i prossimi 2 anni, vino sostenibile quello su cui ricade maggior interesse.




Molte conferme e alcune sorprese positive. È quanto emerge dal Rapporto Annuale di Valoritalia, presentato a Roma nel corso di un incontro con media e operatori del settore vitivinicolo, che ha offerto una fotografia nitida di uno dei più importanti comparti del Made in Italy.

Uno studio dettagliato da parte dell’ente più grande e radicato tra quanti operano nel settore, in grado di certificare il 43% della totalità delle DO nazionali, il 57% della produzione interna, pari a oltre 19 milioni di ettolitri. Il tutto per un totale di quasi 2 miliardi di bottiglie certificate, 8 miliardi di valore, circa 100mila operatori inseriti nel sistema di controllo.

Il dato più evidente è stato quello della tenuta del settore in uno dei periodi più complessi della storia recente. Nell’insieme la viticoltura nazionale ha reagito bene al lockdown; pur nelle difficoltà dettate dalle restrizioni sui movimenti e dalla lunghissima chiusura dei canali HORECA, anche a livello internazionale, l’imbottigliato complessivo registrato nel 2020 ha mostrato una crescita dell’1%.

“Sono numeri che vanno letti con estrema soddisfazione – ha dichiarato Francesco Liantonio, Presidente Valoritalia – perché testimoniano della bontà del lavoro svolto per far fronte a una crisi senza precedenti. Un risultato positivo, agevolato dalla tempestività con la quale le Istituzioni hanno affrontato l’emergenza. E sostenuto dalla capacità di enti come i nostri e dall’operato dei player dell’intero mondo produttivo di mantenere saldo il timone, pur di fronte a una tempesta di portata mondiale”.

Altra chiave di lettura, evidenziata dall’Annual Report, è come Valoritalia, pur nelle oggettive difficoltà di questi lunghi mesi, non abbia mai cessato le proprie attività di controllo e certificazione. Solo nel 2020 le posizioni gestite dall’ente sono state oltre 124mila. Quasi 11mila le visite ispettive, delle quali il 68% in campo e il 32% in cantina. Hanno superato quota 1 miliardo i contrassegni distribuiti, 229 le denominazioni gestite, 5mila le tipologie di vino, 729.601 i movimenti di prodotto registrati e tracciati.

“Un lavoro capillare – ha sottolineato Giuseppe Liberatore, Direttore Generale Valoritalia – che ha contribuito a tenere in linea di galleggiamento l’intero settore. La nostra presenza sul territorio costituisce un valore che viene riconosciuto dal sistema delle DO e che, al contempo, offre al sistema stesso un contributo fondamentale tanto sul mercato interno che su quelli esteri. Le proiezioni sulle tendenze del 2021, assolutamente positive, non fanno che confermare la validità della strada intrapresa”.

L’incontro romano ha inoltre offerto la possibilità di presentare i dati della ricerca effettuata dall’Osservatorio Nomisma-Valoritalia sul valore delle certificazioni nel percepito di produttori e consumatori. Uno studio che ha visto coinvolte oltre 100 imprese vitivinicole e 1000 consumatori di vino tra i 18 e i 65 anni in due diversi step di indagine, realizzati a distanza di un anno l’uno dall’altro (a settembre 2020 e 2021). Ne emerge una sempre crescente attenzione nei confronti delle certificazioni. Sia da parte dei consumatori, che mostrano particolare fiducia nei confronti dei prodotti certificati, che sul versante delle imprese, consapevoli del quid plus rappresentato dalle certificazioni stesse.

“La ricerca di Nomisma Wine Monitor – ha commentato Riccardo Ricci Curbastro, Presidente Equalitas – definisce scenari in costante evoluzione, dove concetti come quello della sostenibilità, declinato nelle sue diverse accezioni, offrono importanti impulsi alle trasformazioni dei mercati e alle richieste degli stessi. Questo sia dal lato della domanda che sul fronte dell’offerta. Il caso Equalitas, il cui standard in pochi anni ha ottenuto concreti riconoscimenti da parte dei principali organismi internazionali e dei più importanti monopoli del Nord Europa, ne è un felice esempio. La direzione è segnata e fa piacere vedere come grandi imprese vitivinicole italiane ci seguano in questo percorso sul quale siamo stati tra i primi a muoverci”.

Il saluto finale delle istituzioni è stato portato da Filippo Gallinella, Presidente della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati. Il quale, nel sottolineare l’attenzione con la quale il Mipaf segue il percorso legato alla sostenibilità, ha ribadito che mai come ora l’Italia del vino deve essere pronta a soddisfare le richieste del mercato interno e di quelli internazionali.

“La sfida – ha concluso Gallinella – è ora quella di ottenere il giusto compenso per gli sforzi che le aziende compiono nella ricerca costante della qualità sostenibile. Del resto nel mondo c’è da molti anni voglia di Made in Italy; adesso c’è una straordinaria voglia di Made in Italy sostenibile. Sta a noi continuare a giocare nel migliore dei modi questa partita”.

Step di indagine, realizzati a distanza di un anno l’uno dall’altro (a settembre 2020 e 2021). Ne emerge una sempre crescente attenzione nei confronti delle certificazioni. Sia da parte dei consumatori, che mostrano particolare fiducia nei confronti dei prodotti certificati, che sul versante delle imprese, consapevoli del quid plus rappresentato dalle certificazioni stesse.

“Origine, sostenibilità e attenzione alla salute rappresentano le tre direttrici principali nella scelta di consumo degli italiani in questo “new normal” che coinvolgono necessariamente anche il vino - ha dichiarato Denis Pantini, responsabile agroalimentare e Wine Monitor di Nomisma. La gran parte delle imprese intervistate ritiene infatti che i vini biologici, sostenibili e a basso contenuto alcolico saranno quelli che guideranno i trend di mercato del prossimo futuro e per intercettare queste opportunità, il ruolo delle certificazioni diventa sempre più importante, in particolare per eliminare quella discrasia esistente nel consumatore tra richiesta di un attributo e acquisto effettivo del vino che lo rappresenta".

mercoledì 20 ottobre 2021

Libri, Il vino nella Bibbia di Jabier Marquinez. Uno sguardo laico sul primo e più antico trattato di viticultura ed enologia al mondo

“Il vino nella Bibbia” edito da Ampelos, casa editrice specializzata nel settore vitivinicolo, presenta questo manuale che ogni appassionato winelover dovrebbe avere nella sua personale raccolta. Il libro scritto da Jabier Marquinez, enologo spagnolo ed esperto laico e privo di pregiudizi, ci indica nuove strade per imparare a conoscere questa bevanda, così indispensabile e preziosa fin dall’antichità.



La Bibbia è non solo la raccolta delle Sacre Scritture per gli Ebrei e i Cristiani, ma anche il primo e il più antico trattato di viticultura ed enologia al mondo. Contiene centinaia di cenni al vino, alla vite, all'uva e alle tecniche di lavorazione, solo i richiami all'acqua e al pane ricorrono più frequentemente.

Quest'analisi “enologica” del Sacro Testo, alternativa ed interessante, emerge dall'opera “Il vino nella Bibbia”. L'autore è Jabier Marquinez, un enologo spagnolo affascinato a tal punto dalla sfera  umana, sociale e culturale del vino ed in particolare dallo stretto connubio con la religione, che ha scritto un volume pensando al prelibato nettare come filo conduttore. Marquinez si esime dall'approccio teologico, individua una nuova chiave di lettura, scopre un libro nel libro per approfondire e analizzare il sacro testo, svelando l'enorme significato simbolico e religioso del vino. Per evitare di cadere in errore, non trascura i riscontri con i grandi scrittori classici come Catone il Vecchio, Plinio il Vecchio, Virgilio e Tito Flavio Giuseppe.

«Quella che era iniziata come una semplice curiosità si è poi trasformata in una specie di ossessione quando ho iniziato a raccogliere i riferimenti biblici al vino e all'uva ed ho cercato di comprenderne il vero significato - scrive Jabier Marquinez - con crescente sorpresa ed emozione continuavo a trovare argomenti che ritenevo sempre più moderni».

Dalla vigna alla coppa: così i capitoli si susseguono, sempre più coinvolgenti e nel rispetto dell'iter produttivo; i passi sono pedissequamente citati. I brani selezionati contengono informazioni tecniche e culturali, ad eccezione dell'ultimo capitolo dedicato all'amore; non mancano le raccomandazioni per godere dei piaceri del vino ed evitare i pericoli dell'abuso. Si affrontano ques tioni attuali come icontratti di lavoro, le tecniche di innesto, le malattie della pianta, i processi di invecchiamento e vinificazione, gli aspetti legali, economici e politici dell'epoca. 

I dubbi e le perplessità trovano una risposta. Ai tempi della Bibbia come si sceglievano le varietà da impiantare? Nella sezione dedicata alle viti il mistero è svelato: saprete come si abbinava la varietà al contesto pedoclimatico.

L'edizione italiana è di particolare pregio, arricchita con circa quaranta iconografie attentamente selezionate dallo studioso Cristian Ispir che ha scritto anche una delle prefazioni, mentre l’altra è stata affidata al Cardinale Vicario Angelo De Donatis.

«Il vino era un elemento fondamentale della liturgia sia giudaica sia cristiana. Per il Nuovo Testamento cristiano, il vino era, mi si perdoni l’espressione, intriso di molteplici significati. Nei Vangeli Gesù disse: “Io sono la vite, voi i tralci” (Gv 15,1). A Cana Gesù trasformò l’acqua in vino. Durante l’Ultima Cena, il vino divenne la base della nuova Alleanza. È stato così che la forza allegorica, tropologica e metafisica della metafora del vino si è diffusa in tutto il mondo. L’iconografia dei manoscritti medievali assorbiva con foga il succo che sgorgava dalla vite cristiana e lo riversava in molti t esti».

Foliage: come promuovere le risorse ambientali per un turismo sostenibile tra vini, sapori e colori del territorio abruzzese

“Foliage d’Abruzzo”, al via l'evento per promuovere le risorse ambientali per un turismo sostenibile che sviluppi anche l’enoturismo. Prende il via il 24 ottobre una passeggiata tra vigneti come incontro sulla promozione delle esperienze enoturistiche nel periodo autunnale.




Si svolgerà in Abruzzo “Foliage d’Abruzzo”, l’iniziativa tra vini, sapori e colori del territorio organizzata da D’Abruzzo Turismo Cultura Ambiente e dal Movimento Turismo del Vino Abruzzo. La giornata programmata per il giorno 24 ottobre a Crecchio inizierà alle 9:30 e sarà organizzata in due momenti: un incontro sulla promozione delle esperienze enoturistiche nel periodo autunnale, nell’Auditorium della chiesa di Santa Maria da Piedi, e una passeggiata tra i vigneti nella valle dei mulini con degustazione finale di piatti tipici, vino e olio a Palazzo Monaco, a cura del Movimento Turismo Vino Abruzzo e Movimento Turismo Olio Abruzzo. 

Il foliage è quel fenomeno spontaneo per cui alcune specie di alberi nella stagione autunnale cambiano il colore delle loro foglie che cadono poi a terra ricoprendo prati e sentieri. Boschi e vigneti con vibrazioni di gialli, aranci e oro, diventano percorsi esperienziali dai primi di ottobre alla seconda metà di novembre, un periodo dell’anno spesso trascurato e invece pieno di risorse attrattive quali la magnificenza dei paesaggi colorati, i profumi, i prodotti della terra, i vigneti, i castagneti, le faggete e le feste. La pandemia ha ulteriormente portato a guardare alla natura e ai paesaggi con un rinnovato interesse, come si è potuto registrare nell’estate appena passata.

L’Abruzzo vanta dal punto di vista naturalistico un ruolo di primo piano nel contesto dell’intero territorio europeo per la straordinaria ricchezza biologica di specie vegetali. Alcune di queste specie offrono colorate e affascinanti fioriture: le gialle faggete squarciate dagli aceri rossi, i castagneti della valle Roveto, Bosco Martese, i boschi di Val Fondillo e della valle Cervaro di Villavallelonga, la più antica foresta di faggio in Europa. I paesaggi agrari, ed in particolare vigneti delle terre d’eccellenza del Montepulciano d’Abruzzo, si caratterizzano dalle ondulazioni del territorio collinare con le foglie che degradano dai toni del giallo all’arancio acceso.

“Abbiamo organizzato questa giornata per offrire un punto di vista nuovo sul paesaggio agrario abruzzese” – afferma Gaetano Basti direttore di D’Abruzzo – “così come da tempo nel nord America il foliage è sinonimo di immersione nei colori dei boschi autunnali, anche nelle nostre montagne, colline e vigneti possiamo assistere a questo suggestivo fenomeno autunnale da valorizzare in tutti gli aspetti. Credo, infatti, che anche in Abruzzo sia possibile destagionalizzare l’offerta turistica in favore di un turismo lento proprio perché abbiamo un paesaggio da godere e far conoscere”.

“Dopo le fortunate edizioni del Cammino dei Vignandanti che abbiamo organizzato negli anni scorsi – spiega Nicola D’Auria Presidente del Movimento Turismo Vino – quest'anno raccogliendo l'invito degli amici di D'Abruzzo abbiamo voluto dare questa specifica declinazione sul Foliage al classico evento associativo autunnale. Come MTV Abruzzo siamo convinti che questa chiave di lettura del periodo autunnale abbia un enorme potenziale dal punto di vista turistico per la nostra regione anche grazie alla bellezza dei vigneti delle colline abruzzesi”.

L’incontro si terrà nella mattina e, dopo i saluti istituzionali del Sindaco di Crecchio Nicolino di Paolo, dell’Assessore Daniele D’Amario alle Attività Produttive (Industria, Commercio, Artigianato) Turismo, Beni e Attività Culturali e di Spettacolo, di Gaetano Basti, (direttore della Rivista D’Abruzzo), di Nicola D’Auria (Presidente Movimento Turismo Vino) e Piercarmine Tilli (Presidente Movimento Turismo Olio Abruzzo),  seguiranno gli interventi del prof. Ernesto Di Renzo (Docente di Antropologia del Gusto e di Turismo Enogastronomico Università di Roma Tor Vergata) Dall’esperienza dei luoghi all’esperienza dei sensi per un turismo integrato della destinazione Abruzzo, del prof. Aurelio Manzi (naturalista, biologo e docente nella Facoltà di Bioscienze e Tecnologie Agro-Alimentari e Ambientali di Teramo) Le trasformazioni del paesaggio frentano attraverso le stagioni, di Mimmo D’Alessio (Vice Presidente Vicario Accademia Italiana Della Cucina) Tra il ribollir dei vini e spiedi scoppiettanti...i sapori dell’autunno.

Per partecipare all’evento è necessaria la prenotazione a: abruzzo@movimentoturismovino.it

venerdì 15 ottobre 2021

Alimentazione, quanto la conoscenza influenza le scelte e le abitudini?

In occasione della Giornata Mondiale dell'Alimentazione uno studio, pubblicato sulla rivista internazionale Frontiers in Nutrition, ha analizzato quanto le nostre scelte alimentari sono influenzate dalle conoscenze nutrizionali in nostro possesso e quanto pregiudizi e convinzioni personali comportano abitudini alimentari non sane.




La consapevolezza nutrizionale degli individui e la conoscenza e la percezione soggettive dell'importanza di una dieta equilibrata sono fattori determinanti che influenzano le scelte alimentari, il comportamento dei consumatori e l'apporto nutrizionale molto più della conoscenza oggettiva, consolidata e acquisita da fonti qualificate senza interpretazione personale. E’ quanto emerge nello studio Relationship Between Nutrition Knowledge and Dietary Intake: An Assessment Among a Sample of Italian Adults (Relazione tra conoscenza nutrizionale e apporto dietetico: una valutazione tra un campione di adulti italiani) effettuato dal CREA, con il suo centro di Alimenti e Nutrizione, appena pubblicato sulla rivista internazionale Frontiers in Nutrition.

Lo studio

Dopo aver somministrato un questionario ad un campione di 591 genitori di alunni della scuola primaria, reclutati nel comune di Roma (contesto urbano) e provincia (contesto rurale) ed aver costruito, sulla base dei loro consumi alimentari, un indice di aderenza alle raccomandazioni nutrizionali, sono state valutate le loro conoscenze nutrizionali oggettive, in relazione al loro grado percepito di conoscenza nutrizionale. È stato effettuato, inoltre, un confronto con le abitudini alimentari e l’aderenza alle raccomandazioni indicate nelle line guida per una sana alimentazione. Lo scopo di questo studio, infatti, è stato di misurare il livello di conoscenze nutrizionali, utilizzando un approccio innovativo in grado di combinare quelle oggettive e soggettive con i profili dietetici e di profilare anche i segmenti della popolazione più bisognosi di interventi. L’ipotesi avvalorata è che tali conoscenze abbiano un impatto sull'aderenza alle raccomandazioni nutrizionali.

I risultati 

Meno della metà dei soggetti studiati (46%) ha fornito risposte corrette, dimostrando di conoscere le tematiche di nutrizione. Il questionario è stato articolato in tre ambiti conoscitivi: le raccomandazioni degli esperti, la composizione degli alimenti e la relazione tra alimentazione e patologie, con il primo che ha ottenuto la percentuale più alta (59%) di risposte corrette.

La maggioranza degli intervistati (66%) ritiene di avere un elevato livello di conoscenza nutrizionale, che, però, solo nel 37% dei casi corrisponde effettivamente al vero.

Il 40% del campione ha mostrato abitudini alimentari congruenti con il grado informativo dimostrato, con la massima aderenza alle raccomandazioni nutrizionali, almeno per alimenti selezionati come frutta, verdura e grassi. Da evidenziare, infine, come la componente socioeconomica - ad esempio vivere in aree rurali, essere giovani e avere un basso livello di istruzione scolastica - sia risultata un fattore associato a una bassa alfabetizzazione nutrizionale o / e ad abitudini alimentari malsane.

«La conoscenza nutrizionale – dichiara Laura Rossi, nutrizionista e ricercatrice del CREA, coordinatrice dello studio - rappresenta uno strumento fondamentale per valutare il livello di consapevolezza sui temi della nutrizione, soprattutto per i gruppi vulnerabili di popolazione, avvalorando l’ipotesi dell’esistenza di una relazione tra apporto dietetico e conoscenza nutrizionale. Quest’ultima, quindi, può essere funzionale sia alla scelta di un’alimentazione sana e sia alla valutazione dell’aderenza alle linee guida alimentari». 

Lo studio è disponibile al seguente link: www.frontiersin.org/articles/

martedì 12 ottobre 2021

Vino e territori, in Valpolicella l'uva più antica ha 6.300 anni

La scoperta di pollini di vite negli strati archeologici più antichi conferma che alle Colombare di Villa, Negrar di Valpolicella (VR), si consumava l’uva già 6.300 anni fa. I risultati sono frutto della ricerca di un team internazionale coordinato dall’Università degli Studi di Milano.




L'uva più antica della Valpolicella ha 6.300 anni e proviene dal sito preistorico delle Colombare di Villa, Negrar di Valpolicella (VR), abitato tra il Neolitico e l’età del bronzo. Questi i risultati più significativi tra quelli emersi dalle campagne di scavo condotte dal Dipartimento di beni culturali e ambientali dell’Università degli Studi di Milano, in accordo e collaborazione con la Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza, svoltesi sotto la direzione scientifica di Umberto Tecchiati, professore di Preistoria ed Ecologia preistorica all'ateneo milanese. 

La ricerca, iniziata nel 2019 e giunta ormai al suo terzo anno, si svolge con il supporto del Comune di Negrar di Valpolicella ed è stata possibile grazie alla campagna di campionamenti organizzata e finanziata, nell’autunno del 2020, dalla Soprintendenza di Verona nel sito di Colombare di Villa.

Il rinvenimento di pollini di vite e vinaccioli negli strati archeologici più antichi ha confermato che la pianta, seppur probabilmente allo stato selvatico, doveva essere accudita in quest’area dei Monti Lessini già 6.300 anni fa, nel Neolitico recente.

Sono stati prelevati dagli strati archeologici diversi tipi di campioni: di terreno, di ossa animali, di micro e macroresti vegetali. Le ricerche palinologiche, archeobotaniche e archeozoologiche confermano che il sito delle Colombare di Villa fosse abitato da contadini, che qui coltivavano cereali e allevavano animali domestici. Per ottenere ulteriori conferme sulla eventuale continuità delle attività produttive nel corso dei millenni – la Valpolicella è attualmente uno dei comparti vitivinicoli più importanti del nostro Paese – lo staff di scavo ha intenzione di proseguire le analisi di laboratorio, stavolta soprattutto sui resti dei contenitori ceramici, alla ricerca di tracce di vino. La vinificazione, infatti, era possibile già nella Preistoria, ma la conferma che nel sito delle Colombare l’uva sicuramente consumata fosse anche trasformata in vino sarà possibile solo con il proseguimento della campagna.

I risultati emersi dalle ultime analisi di laboratorio si sono aggiunti a quelli provenienti dallo scavo stratigrafico e dai rilievi topografici svolti durante la campagna di scavo 2021, conclusasi il 1 ottobre dopo sei settimane di ricerche, confermando la frequentazione del sito per un periodo lunghissimo, di circa 3.000 anni, e ribadendo la fondamentale importanza per il territorio dei Lessini del centro produttivo, allora come oggi.

Per le analisi di laboratorio, l'Università Statale ha potuto contare sul laboratorio di radiocarbonio BRAVHO del gruppo di ricerca dell’Università di Bologna (team coordinato da Sahra Talamo, docente di Chimica dell’Ambiente e dei Beni Culturali) per il pretrattamento dei campioni di ossa archeologiche per le analisi al radiocarbonio e sull’AMS di Mannhein per le datazioni, e sul Laboratorio di tossicologia forense dell'Università degli Studi di Milano coordinato da Marica Orioli, docente di Chimica Farmaceutica, che ha fornito il proprio supporto per le analisi del terreno. La ricerca palinologica è stata condotta dal team del Laboratorio di Palinologia e Paleobotanica coordinato da Anna Maria Mercuri, docente di Botanica Sistematica, dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia.

Come già accaduto dal 2019 al 2021, anche le prossime ricerche saranno dirette sul campo dal professor Tecchiati, mentre tutte le altre fasi di studio avverranno in condirezione con Paola Salzani, funzionaria archeologa della Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza, con il supporto del Soprintendente Vincenzo Tinè (Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza) e della funzionaria archeologa Brunella Bruno, responsabile tutela archeologica Verona città e parte comuni della provincia, di Nicoletta Martinelli e Massimo Saracino, studiosi della Sezione di Preistoria del Museo di Storia Naturale di Verona, Chiara Tomaini, docente di Restauro dell'Istituto Veneto per i Beni Culturali, Cristiano Nicosia, docente di Stratigrafia archeologica e geoarcheologia del Dipartimento di Geoscienze dell'Università degli Studi di Padova, oltre che di Alberto Bentoglio, direttore del Dipartimento di beni culturali e ambientali dell’ateneo milanese.

venerdì 8 ottobre 2021

Slow Wine 2022: presentata la guida che ha rivoluzionato il mondo del vino

Tempo di guide e tra le molte in uscita quella di Slow Wine merita di essere menzionata per il fatto di aver rivoluzionato il mondo del vino. Slow Wine di fatto non è solamente una guida ma un progetto di racconto e promozione a tutto tondo su cui ruotano temi ancora oggi attualissimi, come la sostenibilità ambientale, il paesaggio, la giustizia sociale. Non cosa da poco direi. A dare una valutazione dei vini è il numero di chiocciole e la regione che ne conta di più è il Piemonte, seguito da Toscana e Veneto. Durante la presentazione sono stati consegnati anche i tre Premi Slow Wine. 




Presentata la 12esima edizione della guida Slow Wine nell’ambito della Milano Wine Week e disponibile in tutte le librerie dal 13 ottobre e online sullo store di Slow Food Editore. Come raccontato da Giancarlo Gariglio e Fabio Giavedoni, curatori della guida Slow Wine, dopo l’edizione straordinaria del 2020 senza poter visitare le vigne e le cantine si è tornati a una certa normalità, facendo però tesoro di quanto imparato durante la pandemia. E così accanto al ritorno delle visite in azienda, realizzate grazie alla straordinaria rete di oltre 200 collaboratori sparsi in tutta Italia, e alle Chiocciole assegnate alle migliori cantine secondo Slow Food, arriva la novità dei video: 485 contributi realizzati dagli stessi collaboratori su altrettante cantine, un terzo delle aziende recensite, accessibili direttamente dalla guida tramite QRCode, che consentono di vedere il produttore mentre lavora nella sua vigna, di ascoltarne le parole, di capire quale carattere ha trasmesso ai suoi vini. 

Per la realizzazione dei video sono stati accolti i suggerimenti di due collaboratori della guida, i giornalisti e autori televisivi Marcello Masi e Rocco Tolfa, che hanno realizzato veri e propri tutorial. I curatori non hanno avuto dubbi nel partecipare a questa avventura perché condividevano lo spirito di Slow Food e il modo di lavorare di Slow Wine, soprattutto la scelta di mandare i collaboratori nelle aziende, perché il valore di un vino non è dato solo dai sentori, un vino nasce dal territorio e rappresenta l’essenza del produttore. Questo aspetto fino a ora era un privilegio della televisione e invece questa novità fa svecchiare le guide cartacee e fa invecchiare tutto il resto.  

Ma Slow Wine non è solamente una guida, è un progetto di racconto e promozione a tutto tondo. Innanzitutto, tra poco più di un mese ritorna lo Slow Wine Tour a partire da Monaco di Baviera, a inizio anno le tappe negli Stati Uniti e poi nell’autunno 2022 gli appuntamenti di Seoul e Tokyo, dopo un anno difficilissimo in cui non è stato possibile organizzare il tour. E poi le guide alle cantine degli Stati Uniti, in Cina e in Macedonia che estendono i principi di Slow Wine nel mondo.

«La storia del vino di Slow Food è stata caratterizzata da temi ancora oggi attualissimi - la sostenibilità ambientale, il paesaggio, la giustizia sociale - che ci chiamano tutti a essere protagonisti della Slow Wine Coalition, il futuro che stiamo costruendo intorno al Manifesto Slow Food per il vino buono, pulito e giusto presentato a Bologna nel 2020» ricorda Federico Varazi, vice presidente di Slow Food Italia. «Si tratta di un decalogo frutto del lavoro dei vignaioli a partire da Vigneron d’Europe, e porta con sé le loro istanze. La grande novità della Coalition è che il manifesto può essere condiviso da tutti: tecnici professionisti e appassionati per far sì che il mondo del vino operi una piccola rivoluzione, diventi una comunità in cui ognuno fa il proprio pezzo per andare nella direzione che abbiamo delineato». 

«Il sogno di realizzare una grande rete di vitivinicoltori a livello internazionale si sta realizzando intorno alle tre anime di Slow Wine che si riconoscono nei valori della sostenibilità ambientale, della tutela del paesaggio e della giustizia sociale, e cioè i produttori - anche le cooperative e i conferitori di uve - gli appassionati di tutto il mondo e i professionisti che legano chi fa il vino e chi lo consuma. Aderire è semplicissimo, basta firmare il Manifesto realizzando eventi per celebrarne la partecipazione. L’incontro di tutti i partecipanti alla Slow Wine Coalition è a Bologna con la Slow Wine Fair, organizzata da BolognaFiere con la direzione artistica di Slow Food dal 26 febbraio al 1 marzo. Si tratta di una vera e propria Terra Madre del vino, in cui i tre grandi temi del Manifesto saranno discussi durante gli incontri in agenda. E poi di un momento fieristico con mille produttori provenienti da tutto il mondo, grazie anche alla collaborazione con la Società Excellence rivolto sia al pubblico che ai professionisti».

Durante la presentazione sono stati consegnati i tre Premi Slow Wine. 

Il premio al Giovane vignaiolo è stato consegnato da Edoardo Basset e Georgia Zuliani dell’azienda F.lli Perin a Federico Stroppolatini della cantina Stroppolatini di Cividale del Friuli con la seguente motivazione: "Federico Stroppolatini, che oggi ha 28 anni, a seguito della malattia del padre, nel 2015, abbandonò gli studi in ingegneria, caricandosi sulle spalle la gestione dell’azienda di famiglia. Quando ha ereditato la cantina si produceva perlopiù vino sfuso senza uno stile preciso e un indirizzo ambizioso; grazie a lui si è impressa una chiara svolta, in nome della sostenibilità e della qualità senza compromessi, con una particolare attenzione anche a vitigni meno conosciuti, come il tocai giallo. Seppur giovanissimo, Federico sta contribuendo alla crescita della viticoltura del Friuli Venezia Giulia animato da un entusiasmo e un coraggio fuori dal comune".

Alla famiglia Ceretto di Alba, Piemonte, presente a Milano con i cugini Alessandro e Roberta, è andato il premio per la Viticoltura sostenibile, consegnato da Daniela Ropolo, responsabile iniziative sostenibili CNH Industrial per FPT: "Dal 2010 la famiglia Ceretto, stimolata da un cambio generazionale perfettamente riuscito, ha assunto un preciso impegno volto al radicale mutamento delle tecniche agronomiche, convertendo gli oltre 100 ettari di vigneti di proprietà in regime biologico certificato, e dal 2018 in conduzione biodinamica. Questo sforzo così ingente è stato reso possibile dal costante confronto interno alla famiglia e da uno strenuo rispetto del territorio, tra i più celebri d’Italia. A questa scelta si accompagna la decisione di proseguire una vocazione consolidata in azienda: il rapporto con la cultura, oggi concretizzato in iniziative che – attraverso varie forme di espressione – sottolineano l’importanza di ritrovare l’equilibrio con la natura". 

Il premio alla Carriera è stato consegnato da Lucio Berta, Head of Brand Communication and Social Media di Reale Mutua a Elisabetta Fagiuoli della cantina Montenidoli di San Gimignano: "Elisabetta Fagiuoli – che quest’anno festeggia le cinquanta vendemmie – ha segnato un prima e un dopo per la Vernaccia di San Gimignano e per la Toscana più in generale. Motore instancabile della promozione e valorizzazione del territorio, sempre fieramente controcorrente rispetto alle mode, è riuscita, grazie alla sua tenacia, a trasformare i suoi vini in grandissimi classici, imprescindibili per qualsiasi appassionato che si rispetti. Il tutto praticando un’agricoltura biologica certificata e un’enologia così poco interventista che usare il termine naturale fa un po’ sorridere, parlando di Elisabetta, che nel salotto di casa ha i nidi di rondine…".

Alla presentazione hanno partecipato Federico Gordini, presidente della Milano Wine Week, che ha sottolineato l’onore di ospitare all’evento milanese Slow Wine, e Luigi Terzago, presidente Fisar che ha evidenziato l’importanza della sostenibilità per il futuro vitivinicolo. 

La presentazione di Slow Wine 2022 è stata resa possibile grazie agli Official Partner Reale Mutua, FPT e F.lli Perin; i Partner Tecnici Bormioli Rocco, Bormioli Luigi, BSD Liebherr e San Bernardo; in collaborazione con la MWW. 

Grandi ritorni e novità di Slow Wine 2022: le visite in azienda e le Chiocciole 

L’edizione 2022, che recensisce 1958 cantine, vede il ritorno di due delle principali caratteristiche della guida, sospese a causa della pandemia nel 2020.

Innanzitutto, la visita dei collaboratori alle cantine. Unica nel panorama delle guide al vino, infatti, Slow Wine non si limita a degustazioni ma, grazie alla capillarità degli oltre 200 collaboratori presenti in tutta l’Italia, visita i filari e le cantine delle aziende recensite. Uno sforzo grandissimo che pone la guida di Slow Food come un punto di riferimento di tutta l’enologia e di chi vuole conoscere questo straordinario mondo, in Italia e non solo.

A questo si aggiunga il ritorno del riconoscimento più identificativo della guida: le Chiocciole (tutti i premiati su Slowfood.it/slowine), ovvero il simbolo assegnato a una cantina per il modo in cui interpreta i valori organolettici, territoriali e ambientali in sintonia con la filosofia di Slow Food.

L’assegnazione del riconoscimento è stata sospesa nell’edizione del 2021 per via dell’impossibilità di effettuare le visite in azienda, rimarcando quindi il significato e il valore della Chiocciola stessa non come premio assegnato una volta per tutte ma come continua valutazione della qualità nei vini e nelle cantine. Ad aggiudicarsela quest’anno sono 218 cantine, tra cui compaiono 23 novità: un forte segnale di resistenza e solidità del settore, dopo un anno complicato come quello appena passato.

Se nel 2020 si è ovviato all’impossibilità di realizzare le visite in azienda grazie alle video interviste ai produttori, nel 2021 quella iniziale intuizione diventa un vero e proprio prodotto digitale permettendo al lettore di visitare virtualmente 485 aziende, grazie a video brevi (della lunghezza di 5/10 minuti) realizzati dai collaboratori durante la loro visita e scaricabili grazie ai QR Code pubblicati sulla guida stessa. 

Tutti i numeri della guida 

Oltre al massimo riconoscimento che è la Chiocciola, vi sono altri due premi attribuiti alle cantine: la Bottiglia (188 cantine), assegnata ai produttori che esprimono un’ottima qualità per tutte le bottiglie presentate in degustazione, e la Moneta (87), assegnata alle realtà che esprimono un buon rapporto qualità-prezzo in tutte le bottiglie prodotte.

Riconoscimenti speciali sono dedicati anche ai vini: ai migliori di ogni regione viene assegnato il titolo Top Wine, e tra questi si trovano i Vini Slow che, oltre ad avere una qualità eccellente, condensano valori legati a territorio, storia e ambiente, e i Vini Quotidiani, che garantiscono un’alta qualità entro i 12 euro. Degli oltre 27.000 vini degustati sono emersi 750 Top Wine, e tra questi 354 Vino Slow e 196 Vino Quotidiano. 

La degustazione 

La festa di Slow Wine continua domani e domenica con la più grande degustazione di vini in Italia che, al debutto a Milano, ha registrato immediatamente un sold out con oltre 1000 etichette delle cantine che hanno ottenuto un riconoscimento nella Guida Slow Wine 2022, 300 produttori in presenza e le etichette di 250 aziende nell’Enoteca illustrate dai sommelier Fisar.

sabato 2 ottobre 2021

Vino e sicurezza, rischio asfissia nel processo di fermentazione dell'uva. Morte in Calabria 4 persone a causa di esalazioni tossiche da vasca con mosto. Il punto sulla prevenzione

Quattro persone sono morte in Calabria a causa delle esalazioni emanate da una vasca dove era contenuto mosto d'uva. Una quinta persona è rimasta ferita gravemente ed è stata trasferita in ospedale. 




E' appena arrivata in redazione la notizia di un grave incidente avvenuto in Calabria e precisamente nel  comune di Paola (Cosenza) in contrada Carusi. Un fatto grave che fa riflettere sul perché ancora dopo tanta comunicazione relativa alla sicurezza sul lavoro e nello specifico sulle attività lavorative che riguardano l'enologia tutto questo questo possa ancora accadere e che fa tornare indietro nel tempo quando l'attività contadina non aveva gli stessi mezzi di prevenzione che abbiamo oggi grazie alla ricerca in continua evoluzione.

Bisogna allora ribadire quali sono i rischi di esposizione a gas e vapori nelle cantine vinicole e su come prevenirli. Il documento sulla sicurezza nelle cantine vinicole riporta indicazioni precise sui rischi correlati all’esposizione a vari gas e vapori, quali il rischio di asfissia per esposizione ad anidride carbonica, anidride solforosa ed alcool etilico.

A ricordarlo e a fornire utili indicazioni sui rischi da esposizione a gas e vapori in questi ambienti di lavoro è appunto il documento “Lavoro in spazi confinati nelle cantine vinicole. Indicazioni operative per la gestione dei rischi”, prodotto dall’ ATS Pavia (European Interdisciplinary Applied Research Center for Safety – Parma).

Gli argomenti affrontati nell’articolo sono appunto l’esposizione a gas e il rischio di asfissia i cui rischi  nell’ambito delle attività delle cantine vinicole è dovuto oltre ai gas naturalmente prodotti attraverso la fermentazione del dell'uva (anidride carbonica, solforosa ed alcol etilico) anche al frequente utilizzo di gas ausiliari il cui scopo è preservare il vino dall’ossidazione, quali argon ed azoto; quest'ultimo viene anche utilizzato nel ciclo produttivo come fluido di spinta durate il travaso da un contenitore all’altro.

I vapori e gas presenti in cantina nella fase fermentativa e che vengono dispersi all’interno dei locali chiusi della cantina in assenza di una adeguata ventilazione, possono originare una atmosfera pericolosa per i lavoratori. Importante sottolineare che l’asfissia “risulta la prima causa di decesso per infortuni in spazi confinati (45% dei casi), seguita dall’avvelenamento da sostanze tossiche (41% dei casi) e dall’annegamento (nel 14% dei casi); l’evento incidentale coinvolge nel 12% dei casi più lavoratori.

Soffermandoci quindi sul rischio di asfissia bisogna tener presente che le atmosfere sotto-ossigenate conducono alla morte per asfissia se il tenore di ossigeno si riduce a meno del 12%; se la concentrazione di ossigeno si riduce a meno del 7%, l'asfissia è molto rapida e senza sintomi premonitori”. E l'atmosfera sotto-ossigenata “non provoca (in un soggetto in buona salute) difficoltà respiratorie, sensazione di soffocamento; sintomi tipici sono mancanza di equilibrio, vertigini, difficoltà di eloquio fino all'impossibilità di articolare suoni, rapida diminuzione e poi incapacità di effettuare sforzi fisici e movimenti, incoscienza. Tale sintomatologia può condizionare negativamente anche il tentativo di fuoriuscita dallo spazio confinato o le prime fasi del soccorso.

In particolare il rischio di asfissia nelle cantine “è determinato dalla carenza di ossigeno (anossia anossica), condizione che si verifica quando, per consumo dello stesso ossigeno o per sua sostituzione da parte di altri gas, la percentuale del gas nell’aria ambiente è inferiore al 21%. Si può determinare consumo di ossigeno durante lo svolgimento di attività all’interno di ambienti confinati in assenza di adeguato rinnovo dell’aria interna. la sostituzione di ossigeno può verificarsi a causa della presenza di CO2, durante il processo di fermentazione, e dei gas inerti, azoto e argon, che sono utilizzati quali agenti protettivi per contrastare l’ossidazione del vino e come gas di spinta durante i travasi”.

Si ricorda che con percentuali di ossigeno in aria ambiente comprese tra il 19,5 e il 18% “possono comparire affaticamento e diminuita abilità al lavoro; l’atmosfera diventa non respirabile al di sotto del 18%”.

Ecco uno schema relativo all’esposizione alle differenti concentrazioni di ossigeno atmosferico e alle reazioni fisiologiche:


Anidride carbonica, azoto e argon

Il documento si sofferma poi sull’anidride carbonica, un gas incolore e inodore che è “normalmente presente nell’atmosfera alla concentrazione del 0,03% ed è un prodotto naturale del metabolismo umano e animale”. Si ricorda che “a contatto con l’ambiente umido delle mucose forma acido carbonico: in presenza di atmosfera particolarmente ricca di CO2 si avverte un sapore acidulo in bocca ed irritazione a carico delle prime vie respiratorie”. 

Riguardo alle cantine vinicole “l’anidride carbonica che si sviluppa naturalmente dalla fermentazione del mosto, in condizioni di scarsa ventilazione e specifiche conformazioni geometriche degli ambienti, può accumularsi e stratificare nell’atmosfera interna all’ambiente di lavoro, con conseguente diminuzione della concentrazione di ossigeno. A riguardo bisogna ricordare che l’anidride carbonica ha una densità maggiore dell’aria e quindi tende ad accumularsi in basso”. Si indica che “questo rischio è reale nelle situazioni in cui i tini di fermentazione sono posizionati all’interno dei locali della cantina scarsamente ventilati”. Inoltre “l’esposizione ad anidride carbonica può avvenire anche durante le operazioni di follatura con attrezzi ad azionamento manuale”. E il rischio associato all’esposizione a una elevata concentrazione di anidride carbonica è legato al decesso per asfissia, per effetto anche della riduzione di ossigeno nell’aria”.

Si segnala che per esposizioni prolungate a basse concentrazioni di CO2, sono stati riportati meccanismi fisiologici di adattamento. A concentrazioni più elevate si manifestano effetti sulla funzione respiratoria e sul sistema nervoso centrale. l’inalazione di anidride carbonica infatti può causare acidosi con conseguente depressione del sistema nervoso centrale.

Il documento riporta poi varie indicazioni sui limiti relativi ai livelli di concentrazione. 

Riguardo all’azoto (N2) è un gas incolore, inodore, non infiammabile, non reattivo, contenuto nell’atmosfera alla concentrazione del 79%. E' pesante all’incirca come l’aria e non tende a stratificarsi verso il basso, né a diffondersi verso l’alto. Un litro di azoto liquido, in condizioni normali di temperatura e pressione, sviluppa 680 litri di gas. Questo comporta che in un ambiente di 10 m3 la concentrazione di O2 si riduce al 15%. Provoca asfissia anossica.

Anche l’argon (Ar)  è un gas incolore, inodore, non infiammabile, non reattivo che può provocare asfissia anossica. 

Anidride solforosa e alcool etilico

Si indica che l’anidride solforosa (SO2), “classificata come additivo alimentare E220”, ha uno “specifico impiego in enologia per le sue proprietà:

-     antiossidanti: protegge il vino dall’ossigeno dell’aria (il vino infatti è un composto ossidabile);

-     solubilizzanti: facilita l’estrazione dalle bucce delle sostanze coloranti;

-     coagulanti : favorisce la sedimentazione dei composti colloidali dei mosti;

-     antisettiche: inibisce lieviti, batteri ed attua anche un’azione di selezione sui lieviti;

-     miglioratore delle proprietà organolettiche: permette di conservare la freschezza dell’aroma”.

L’utilizzo di molte nuove tecniche ha portato all’impiego sempre minore di questo antisettico, che però rimane importantissimo in alcune fasi della vinificazione” e la quantità di SO2 da utilizzare “dipende da molti fattori ed ogni vasca ha bisogno di un diverso quantitativo”.

Si segnala che l’anidride solforosa è un gas corrosivo e vescicante: a contatto con le mucose umide si trasforma in acido solforoso e solforico, determinando irritazione a carico di occhi e mucose nasali. Penetrando nell’apparato respiratorio, per esposizioni elevate e/o prolungate può provocare bronco-costrizione, con sintomi asmatiformi, ed anossia anossica. 

Il documento ricorda la normativa/regolamentazione correlata all’impiego, custodia e trasporto di anidride solforosa, e indica che per contenere il rischio derivante da esposizione ad anidride solforosa occorre che siano adottate misure preventive e protettive quali la verifica dell’integrità di tutti i componenti dell’impianto; uso di adeguati Dispositivi di Protezione Individuale ( maschera facciale con filtro specifico per SO2 e protezione degli occhi, guanti, grembiuli e calzature resistenti alla corrosione); disponibilità di una doccia di emergenza dotata di lavaocchi; adeguati metodi di aerazione;  custodia del solfitometro in armadio dedicato e chiuso a chiave con accesso riservato agli addetti;  cartellonistica ed etichettatura specifiche. 

Riguardo, infine, all’alcool etilico, si segnala che durante la fermentazione del mosto si genera anche lo sviluppo di vapori di alcool etilico.

E con riferimento alle modalità tipiche di lavoro, in ambito occupazionale non si producono quadri di intossicazione alcolica simili a quelli da ingestione, considerata una generalizzata esposizione per via inalatoria solitamente di durata ridotta, grazie anche all’odore caratteristico che avverte della presenza del vapore di alcool etilico. In ogni caso una elevata concentrazione di vapore di alcool etilico, in ambienti nei quali non è garantita un’adeguata ventilazione naturale o forzata dell’ambiente di lavoro, può comportare una depressione del sistema nervoso centrale, mal di testa, nausea, sonnolenza, vertigini, incoordinazione e confusione con aumento del rischio di scivolamenti di cadute dall’alto e, più in generale, di infortunio. 

Insomma, conoscenza e prevenzione rimangono sempre le armi vincenti per contrastare incidenti e morti sui luoghi di lavoro.

venerdì 1 ottobre 2021

Consumi, cresce l'interesse verso i vini sostenibili. Le cooperative vitivinicole protagoniste della certificazione green

Cresce l'interesse verso i vini sostenibili. Un italiano su dieci sceglie la bottiglia certificata green e ben 6 cooperative su 10 ha già ridotto l’uso di input chimici, 1 su 2 ha incrementato le produzioni biologiche. Un protagonismo in materia di sostenibilità che è tanto più significativo se si considera che le prime 10 cooperative italiane detengono il 15,2% di tutta la superficie vitata del Paese.




Un italiano su dieci tra gli abituali consumatori di vino ha acquistato nell’ultimo anno in Italia vino sostenibile. Uno su 4 dichiara di aver notato negli scaffali dei negozi in cui fa la spesa o in ristoranti/wine bar che frequenta, un vino che ha in etichetta loghi che identificano la certificazione di sostenibilità o altre caratteristiche green. La percezione ormai diffusa tra i consumatori di un vino sostenibile è quando viene prodotto minimizzando l’uso di fertilizzanti e agrofarmaci, consumando meno acqua ed energia, o ancora quando ha un packaging ecocompatibile e tutela i diritti dei lavoratori.

Sono questi i principali dati raccolti da Nomisma Winemonitor e resi noti durante il talk Vivite, organizzato a Roma dal Settore Vitivinicolo di Alleanza cooperative Agroalimentari alla presenza tra gli altri del Sottosegretario alle Politiche Agricole Gian Marco Centinaio.

“Le cooperative vitivinicole sono da tempo impegnate sul percorso della sostenibilità”, ha dichiarato Luca Rigotti, coordinatore del settore vino di alleanza cooperative Agroalimentare – e il loro impegno in pratiche virtuose è cresciuto moltissimo negli ultimi anni. Secondo un’indagine commissionata a Nomisma-Wine Monitor su un campione significativo di cooperative, che numericamente rappresenta oltre il 50% del fatturato complessivo riconducibile alla cooperazione vitivinicola, il 59% delle cantine ha già ridotto l’uso di input chimici nella sua attività in campo. Una cooperativa su due ha invece negli ultimi anni incrementato le proprie produzioni biologiche o avviato azioni per ridurre gli scarti e valorizzare i sottoprodotti. Il 39% delle cooperative ha invece aumentato l’utilizzo di packaging riciclabile e sostenibile”.

Il protagonismo della cooperazione vitivinicola in materia di sostenibilità è tanto più significativo se si considera il peso rivestito dalle cooperative in termini di produzione ed estensione delle superfici vitate dai soci. È quello che ha messo in luce nel suo intervento Denis Pantini, Responsabile Wine Monitor di Nomisma, che ha evidenziato come le prime 10 cooperative detengano il 15,2% della superficie vitata italiana, pari a 102.000 ettari, contro appena l’1,1% di quota di vigneto in mano alle prime 10 aziende non a forma cooperativa.