giovedì 26 maggio 2022

La sostenibilità fattore di crescita delle aziende nel settore agroalimentare. Il Global Summit del Gambero Rosso

Si è tenuto in questi giorni il Global Summit “La sostenibilità fattore di crescita delle aziende nel settore agroalimentare” organizzato da Fondazione Gambero Rosso. Esperienze e strategie di sostenibilità: 25 relatori a confronto. L'evento progettato per confrontarsi su questi principi che sono diventati imprescindibili sia per le scelte di mercato sia per i singoli consumatori.



La Sostenibilità è oggi uno dei temi più dibattuti e analizzati dalle Aziende, dalle Istituzioni e dall’opinione pubblica. Un’attenzione che ha chiuso il gap tra ecologia ed economia. La Sostenibilità rappresenta infatti un’esigenza di equilibrio ambientale, sociale ed economico. Aumentano le richieste e le aspettative del mercato: dai sistemi creditizi alla grande distribuzione senza dimenticare ovviamente i consumatori finali, sempre più attenti e orientati a scelte di consumo consapevoli, che guardano al biologico e al sostenibile. Scelte non solo in un’ottica di salvaguardia della natura ma anche come etica economica e sociale. Un fenomeno che riguarda soprattutto le giovani generazioni, dai millennial alla generazione Z la cui preferenza richiama l’attenzione delle aziende produttive. Sostenibilità è oggi qualità.

Il Global Summit “La sostenibilità fattore di crescita delle aziende nel settore agroalimentare” è stato progettato per confrontarsi su questi principi che sono diventati imprescindibili sia per le scelte di mercato sia per i singoli consumatori. L’esperienza del Gambero Rosso in quest’ambito nasce nel 2014 con il Primo Rapporto Sostenibilità del Vino e che è proseguita fino alla nascita di Equalitas,  società fondata da Federdoc, Csqa Certificazioni, Valoritalia, Fondazione Gambero Rosso e 3A Vino, che è proprietaria dello Standard per la certificazione della sostenibilità in ambito vitivinicolo. Un sistema di certificazione che da marzo di quest’anno ha un suo disiplinare approvato dal Ministero delle Politiche Agricole, Ambientali e Forestali. L’attenzione del Gambero Rosso si è estesa, nel tempo, a tutto il comparto agroalimentare per promuovere, sostenere e accompagnare le aziende eccellenti in percorsi di sviluppo. Da 6 anni pubblichiamo Top Italian Food la guida che premia le migliori imprese agroalimentari del Made in Italy. Sono proprio queste le aziende che abbiamo coinvolto nel sistema di autovalutazione nato in collaborazione con Santa Chiara Next, società benefit spin-off dell’Università di Siena. Per questa prima edizione, sono state 47 le aziende che hanno avuto un punteggio positivo di sostenibilità. Un buon risultato che siamo certi che vedrà negli anni a venire molti più partecipanti. Sono stati inoltre presentati i risultati  del Food&Beverage Sustainability Italian Benchmark, un’indagine condotta da Standard Ethics, Self-Regulated Sustainability Rating Agency.

Per Intesa Sanpaolo, main partner del Global Summit, è fondamentale promuovere lo sviluppo di una economia sostenibile, favorendone la cultura in particolare nelle piccole e medie imprese e riconoscendo la rilevanza degli investimenti coerenti con i ESG. In quest’ottica la banca ha già erogato 2 miliardi di euro per i nuovi S-Loans, una linea specifica di finanziamenti, che si affianca al plafond di 8 miliardi di euro destinato a investimenti in Circular Economy, volti a supportare le iniziative delle imprese verso la transizione sostenibile. Per l’agro-alimentare in particolare, Intesa Sanpaolo ha creato un centro di eccellenza dedicato, la Direzione Agribusiness, per cogliere le opportunità di questo settore e rilanciarlo, in coerenza con il PNRR.

Paolo Cuccia, in rappresentanza di Fondazione e Gambero Rosso Spa, ha ringraziato il main partner Intesa Sanpaolo nonché Ismea, Gruppo FS Italiane, Coldiretti e insieme a tutti gli Sponsor del Global Summit. Dal Convegno che ha visto la partecipazione delle Istituzioni, delle Associazioni e dei protagonisti del mondo dei Servizi del settore agroalimentare è emersa la conferma dell’importanza della certificazione della Sostenibilità per le eccellenze del Made in Italy e l’esigenza quindi di pervenire in tempi brevi, così come avvenuto per il mondo del vino, a protocolli condivisi e al riconoscimento degli stessi da parte del Governo e delle Istituzioni del nostro Paese.

Un vitigno antico sul Palatino. Il Parco archeologico del Colosseo avvia il progetto di coltivazione dell’uva "pantastica”

L’iniziativa, che rientra nel più ampio programma “PArCo Green” che prevede differenti iniziative per la valorizzazione dell’eccezionale ambiente monumentale e paesaggistico del PArCo, nasce per presentare il progetto della messa a dimora di barbatelle della varietà Bellone, un antichissimo vitigno autoctono che lo storico Plinio il Vecchio chiamava "uva pantastica", coltivato ancora oggi nei territori intorno a Roma.


Matteo Gregorio De Rossi, 1668 Nuova pianta di Roma presente. (1668), Dettaglio



Nel Parco archeologico del Colosseo è stato avviato un progetto per l’impianto di un piccolo vigneto nell’area della Vigna Barberini, sul colle Palatino, così denominata dall’omonima famiglia romana che nel XVII secolo ne deteneva la proprietà.

Organizzato in collaborazione con l’Azienda vitivinicola Cincinnato, sponsor del progetto, l’evento di presentazione ha previsto una degustazione guidata del vino Bellone, che Cincinnato produce ancora oggi nel territorio di Cori sui monti Lepini, e il racconto di tutti gli stadi di lavorazione nell'ambito della produzione da agricoltura biologica.

Un vitigno antico: l’uva “pantastica” a Vigna Barberini

La ricerca storica e archeologica sui vini di eccellenza nell’antica Roma ha portato alla conoscenza di un antichissimo vitigno autoctono che Plinio chiama “uva pantastica”, da cui deriva il vino Bellone, coltivato ancora oggi nei territori intorno a Roma.

La coltivazione della vite è sempre stata di rilevante importanza per tutte le civiltà che si sono susseguite nel corso della storia ed ebbe un ruolo molto importante anche nel corso della civiltà romana. I Romani furono eccellenti viticoltori: sono state infatti ritrovate tracce archeologiche di trincee della coltivazione della vite, per lo più a filari, spesso anche ad alberello per la vite così detta “maritata”.

Il Parco archeologico del Colosseo conserva ancora nella sua toponomastica delle aree chiamate “vigna”, nel senso più esteso del termine, ovvero orti, e nelle indagini archeologiche e nelle carte storiche la presenza dei vigneti è ben documentata.

Da qui l’idea di impiantare una piccola vigna, in un ambito del Colle Palatino denominato appunto “Vigna Barberini”, dall’omonima famiglia romana che nel XVII secolo ne deteneva la proprietà.
Attualmente una piccola area della terrazza accoglie già delle piante da frutto, il fico sacro delle origini e altre tra le più antiche specie.

Parco archeologico del Colosseo

Il Parco archeologico del Colosseo non è solo un sito archeologico, ma anche una grande area verde che si estende per più di 40 ettari (considerando solo il territorio del Foro Romano e del Palatino) nel cuore della città di Roma. Un “parco naturale” in cui la vegetazione spontanea, tipica dell’area mediterranea, convive con i grandi alberi piantati negli ultimi secoli, allo scopo di far rivivere lo spirito dei giardini imperiali e dei rinascimentali Horti Farnesiani che, in fasi successive, hanno abbellito la sommità dell’antico colle. Quest’area verde è stata scelta come habitat da una nutrita fauna di piccoli mammiferi, rettili, insetti e uccelli.

Per valorizzare al massimo l’eccezionale ambiente naturale che ci è stato affidato e per dare un contributo allo sviluppo dell’economia sostenibile nei suoi diversi aspetti, il Parco archeologico del Colosseo ha lanciato il progetto “Parco Green”.

Il progetto prende spunto dal concetto molto ampio di “Green Economy” o “Economia Verde” e comprende molte iniziative differenti, accomunate dallo scopo di ridurre l’impatto ambientale, quindi di diminuire l’inquinamento, di conservare l’ecosistema e la biodiversità, promuovendo un modo di vivere maggiormente “in accordo” con il nostro ambiente naturale, utilizzandone le risorse in maniera corretta e senza danneggiarlo.

Le attività all'interno del parco spaziano dal riciclo dei rifiuti e dei materiali alla realizzazione di progetti pilota di restauro ecosostenibile; dalla raccolta delle piante e dei frutti spontanei del Parco alla messa a dimora di essenze antiche e rinascimentali legate alla storia del nostro sito, e ancora molto altro. In collaborazione con il Servizio Educazione Didattica e Formazione sono stati inoltre realizzati progetti di educazione alla green economy, rivolti ai nostri visitatori di tutte le età… e oggi più che mai anche ai nostri visitatori virtuali.


mercoledì 25 maggio 2022

Vino e sostenibilità, il Nobile di Montepulciano è il primo distretto vitivinicolo italiano certificato

Il Vino Nobile di Montepulciano è la prima Denominazione italiana a fregiarsi del marchio di sostenibilità dopo un percorso lungo un triennio. Ancora pioniere il Consorzio della prima Docg d’Italia che grazie al marchio di certificazione secondo la norma Equalitas è il primo distretto vitivinicolo italiano in questa direzione. 




E’ ora ufficiale: il Vino Nobile di Montepulciano è la prima denominazione italiana ad aver ricevuto il marchio di certificazione di sostenibilità secondo lo standard Equalitas. La notizia è stata annunciata nella sede di Federdoc, tra i partner del percorso, in occasione della presentazione del traguardo che ha riguardato la denominazione toscana come la prima in Italia in questo senso. «L’obiettivo che ci siamo posti fin dall’inizio del percorso - dichiara Andrea Rossi, presidente del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano – lo abbiamo ritenuto da subito strategico poiché per raggiungerlo abbiamo  favorito “un cambiamento culturale” nelle nostre imprese con l’obiettivo di modificare progressivamente il profilo produttivo e organizzativo con metodi e tecniche di produzione più rispettosi dell’ambiente e del paesaggio, ma soprattutto nella direzione di garantire un elevato standard di valori etici, sociali ed economici, che rafforzeranno la coesione tra le nostre imprese e tra queste e il territorio guardando quindi a una dimensione ambientale, economica e etico-sociale dove il rispetto dei valori e dei diritti collettivi gioca un ruolo centrale in questo processo».

«Quello dato dal Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano è un segnale importante per l’intero settore delle denominazioni del vino del nostro Paese – sottolinea Riccardo Ricci Curbastro, Presidente Equalitas – e giunge a conferma che il percorso intrapreso da Federdoc ha nello standard Equalitas un punto di riferimento di assoluto valore. Il viaggio verso un Italia del vino sempre più sostenibile prosegue spedito e, soprattutto, rappresenta ormai di fatto un valore etico ed economico fondamentale nel posizionamento delle nostre etichette sui mercati mondiali».

Sostenibilità: un percorso che parte da lontano a Montepulciano. La visione di sostenibilità a Montepulciano nasce in tempi non sospetti. Negli anni 1985/1990, grazie alla sensibilità del Consorzio ed al sostegno del Comune di Montepulciano, fu creata una rete di stazioni meteorologiche installate su tutto l’areale di produzione per la rilevazione dei dati meteo. In base alle condizioni riscontrate, a cadenza settimanale gli esperti agronomi emanavano il “messaggio verde”. Di fatto uno strumento operativo a favore delle aziende che permetteva di razionalizzare gli interventi di difesa fitosanitaria con la conseguente limitazione dell’utilizzo di presidi chimici.

Nei primi anni ’90 il Consorzio fu tra i primi in Italia ad indagare i terreni produttivi tramite un progetto di zonazione denominato “Vino Nobile Di Montepulciano Zonazione e Valorizzazione Del territorio” che interessò i vigneti di produzione nel triennio 1992/1994. Fu condotto dal gruppo di ricerca in viticoltura presso l’Istituto Agrario di San Michele all’Adige con il fondamentale apporto dell’allora Istituto Sperimentale per lo studio e la difesa del Suolo di Firenze. La sezione clima fu trattata dall’Istituto Sperimentale per la viticoltura di Arezzo. Il progetto ha prodotto una carta tematica per la gestione del territorio di produzione ancora oggi attuale e basilare per gli studi che si sono susseguiti. Intorno al 2006, in collaborazione con l’Amministrazione Comunale, è nato un progetto per lo smaltimento di scarti biologici dalle vigne per la realizzazione di biomassa da combustione per il sostegno energetico a plessi scolastici e amministrativi.

Nel 2015 il progetto della Carbon Footprint del Vino Nobile di Montepulciano diventa un modello su scala nazionale. Il sistema che calcola l’“impronta di carbonio” del ciclo produttivo di una bottiglia di Vino Nobile, ovvero le emissioni di CO2 derivanti dalla realizzazione del pregiato vino a Denominazione di Origine Controllata e Garantita, è stato infatti riconosciuto da un gruppo di istituzioni ed aziende che operano ai massimi livelli nel campo della qualità e delle relative certificazioni e che abbineranno quindi il proprio nome a quello del progetto. L’idea di misurare la Carbon Footprint della DOCG di Montepulciano e di attivare una serie di pratiche per la diminuzione o la compensazione della emissioni di anidride carbonica è stata presentata in occasione dell’Anteprima del Vino Nobile 2014 dal Comune di Montepulciano (che ha finanziato il progetto), dal consorzio dei produttori e dall’Università Marconi di Roma, incaricata della realizzazione tecnico-scientifica. Il programma, che ha ricevuto il patrocinio della Regione Toscana, della Provincia di Siena e della Camera di Commercio provinciale, in circa un anno è passato dalla fase progettuale a quella sperimentale grazie a una piattaforma di raccolta dati testata con l’Università Marconi di Roma. I produttori hanno all’epoca prontamente compreso la portata rivoluzionaria del progetto, esprimendo convincimento ed entusiasmo; stesso atteggiamento ha manifestato il Gambero Rosso, voce leader a livello internazionale nell’informazione eno-gastronomica, che ha ugualmente garantito il proprio appoggio per il “lancio” della notizia e per la relativa campagna. Questo progetto è stato premiato nel 2015 alla Smau di Milano come “Smart Communities”.  

La presenza in Montepulciano di una cantina che è diventata simbolo e modello di queste pratiche, Salcheto, e la vicepresidenza del marchio Equalitas, Michele Manelli, suo titolare, hanno dato un’ulteriore spinta alle attività che hanno oggi portato a questo riconoscimento.

Lo standard Equalitas (www.equalitas.it), elaborato dall’omonima società italiana controllata da Federdoc, consente la certificazione di sostenibilità dell’Organizzazione, ovvero della singola impresa vitivinicola, dei prodotti vitivinicoli e delle Denominazioni di Origine. Lo standard è studiato espressamente per il settore vitivinicolo ed è certamente tra i più all’avanguardia a livello internazionale, l’unico a prevedere anche la certificazione delle denominazioni di origine. Equalitas è un protocollo molto impegnativo che implica il rispetto di un numero elevato di requisiti ambientali, come la misurazione dell’impronta carbonica e dell’impronta idrica, e socio economici, come la verifica del rispetto delle libertà sindacali e delle pari opportunità. Inoltre, Equalitas prevede anche il raggiungimento di obiettivi progressivi e la stesura di un bilancio di sostenibilità nel quale presentare e comunicare i risultati ottenuti.

Il patrimonio “Nobile”. Un miliardo di euro circa. E’ questa la cifra che quantifica il Vino Nobile di Montepulciano tra valori patrimoniali, fatturato e produzione. Circa 65 milioni di euro è il valore medio annuo della produzione vitivinicola, senza contare che circa il 70% dell’economia locale è indotto diretto del vino. Una cifra importante per un territorio nel quale su 16.500 ettari di superficie comunale, circa 2.000 ettari sono vitati, ovvero il 16% circa del paesaggio comunale è caratterizzato dalla vite. Di questi 1.210 sono gli ettari iscritti a Vino Nobile di Montepulciano Docg, mentre 305 gli ettari iscritti a Rosso di Montepulciano Doc. A coltivare questi vigneti oltre 250 viticoltori (sono circa 90 gli imbottigliatori in tutto dei quali 75 associati al Consorzio dei produttori). Circa mille i dipendenti fissi impiegati dal settore vino a Montepulciano, ai quali se ne aggiungono altrettanti stagionali. Nel 2021 sono state immesse nel mercato 6,8 milioni di bottiglie di Vino Nobile (+21,4% rispetto al 2020) e 2,6 milioni di Rosso di Montepulciano (+6,4% rispetto al 2020).

martedì 24 maggio 2022

Cover Crops nel vigneto: aumentano il carbonio organico nel suolo, mitigano gli effetti dei cambiamenti climatici e migliorano la sostenibilità del territorio

Una ricerca australiana dell'Università di Adelaide ha scoperto che le Cover Crops, ovvero le “colture di copertura”, oltre a proteggere il terreno dall’erosione ed evitare la perdita di nutrienti per lisciviazione, aumentano il livello di carbonio organico nel suolo, mitigando gli effetti dei cambiamenti climatici e migliorando la sostenibilità del territorio. I risultati della ricerca sono stati pubblicati su Science of The Total Environment.




Piantare colture di copertura direttamente sotto le viti può aiutare a mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici e migliorare la sostenibilità del territorio. Lo ha scoperto una ricerca condotta dall'Università di Adelaide. I risultati dello studio hanno dimostrato che il livello di carbonio organico nel suolo (SOC) era quasi il 23% più alto nelle aree che avevano colture di copertura direttamente al di sotto delle viti, rispetto a un metodo standard di irrorazione di erbicidi sul suolo.

A condurre la ricerca è stato Joseph Marks, uno studente di dottorato presso l'Università di Adelaide, che ha avviato il suo studio in funzione al fatto che, se i vantaggi di piantare colture di copertura tra i filari di vigneti erano ben noti, meno lo erano le ricerche condotte sugli effetti delle colture di copertura interrate sotto la vite. Il suolo sotto la vite gestito dalle colture di copertura trattiene fino al 23% in più di carbonio organico del suolo (SOC) come pratica erbicida tradizionale in un periodo di crescita di cinque anni.

Lo studio è stato condotto su due vigneti sperimentali allestiti nel 2014, esaminando il terreno da quattro diversi trattamenti, tra cui due combinazioni di colture di copertura, un pacciame di paglia e un controllo gestito da erbicida. I terreni sono stati campionati sotto la vite fino a una profondità di 30 cm e sono stati analizzate le concentrazioni di carbonio organico del suolo e la densità apparente, per determinare il livello di carbonio organico nel suolo.

L'attività microbica è aumentata di oltre il doppio nei suoli con colture di copertura, e proprio a ragione di un aumento del carbonio organico disciolto. Questi risultati suggeriscono che la gestione delle cover crops sotto la vite è una potenziale soluzione per aumentare gli stock di SOC nei terreni destinati a vigneto.

Aumentare i livelli di SOC quindi può promuovere la struttura del suolo, migliorare l'aerazione del suolo, il drenaggio e la ritenzione dell'acqua, oltre a rimuovere l'anidride carbonica dall'atmosfera con l'obiettivo di incrementare la biodiversità, per consentire autoregolazione e sostenibilità degli agroecosistemi che devono essere considerati come un'unica entità, che è poi uno dei principi cardine dell'agroecologia che appunto mira a stabilire un equilibrio per avere terreni produttivi, resilienti, efficienti, biodiversi e sostenibili.

Importante sottolineare che la ricerca non sarebbe stata possibile senza Wine Australia, che ha fornito supporto attraverso il suo programma di borse di studio integrative.

lunedì 16 maggio 2022

Enologia: modelli matematici per simulare digitalmente il processo di fermentazione del vino e le sue variabili

DTWINE è un progetto spagnolo del Consiglio superiore per la ricerca scientifica che prevede l'utilizzo dell'Internet delle cose per gestire modelli matematici in grado di simulare digitalmente il processo di fermentazione del vino e le sue variabili.


 


Nell'ambito del Piano di Recupero, Trasformazione e Resilienza .dall'Agenzia di Stato per la Ricerca (AEI) grazie ai fondi "Next Generation" dell'Unione Europea, ha preso il via il progetto denominato DTWINE, guidato dall'Istituto di Agrochimica e Tecnologie Alimentari (IATA-CSIC). Scopo del progetto è quello di applicare e consolidare la tecnologia del "gemello digitale" (Digital Twin) nel settore vitivinicolo per ottenere una produzione di vino più sostenibile e rispondere alle nuove tendenze nel consumo di vini a bassa gradazione alcolica e ricchi profili aromatici.

Un “gemello digitale” è un programma per computer che permette di simulare e prevedere il comportamento di un sistema reale e per questo utilizza modelli matematici; nel settore vitivinicolo, consentirà la simulazione e la previsione del processo di fermentazione del vino. Inoltre, in combinazione con sensori e metodi di ottimizzazione computazionale, faciliterà il lavoro dei produttori di vino nel prendere decisioni nel funzionamento quotidiano delle cantine.

Il concetto di digital twin fu usato per la prima volta nel 2001 da Michael Grieves, oggi Chief Scientist for Advanced Manufacturing presso il Florida Institute of Technology, che durante un corso di Product Lifecycle Management (PLM) presso l’Università del Michigan descriveva il gemello digitale come l’equivalente virtuale e digitale di un prodotto fisico.

In sostanza, applicato in enologia, un gemello digitale è una replica virtuale del processo di vinificazione con il grande valore di predire tutti i passaggi chiave per arrivare ad un prodotto voluto. Strettamente legata alla diffusione crescente di progetti che prevedono lo IoT (Internet of Things), questa tecnologia si inquadra come modello di sviluppo che ha il potenziale per cambiare radicalmente la progettazione, la produzione, fino alle vendite e la manutenzione di prodotti complessi in molti altri settori.

L'iniziativa, che avrà una durata di 36 mesi, troverà la sua applicazione in quattro zone vinicole della Spagna: Galizia, Rioja, Paesi Baschi (Rioja Alavesa) e Comunità Valenciana e avrà un approccio multi e interdisciplinare. I risultati del progetto intendono promuovere il rinnovamento del settore vitivinicolo spagnolo, l'ammodernamento dei sistemi di produzione, la protezione dell'ambiente e il miglioramento della qualità del prodotto nelle cantine. Lo sviluppo di un software di facile utilizzo supporterà e renderà automatizzato l'utilizzo dei gemelli digitali nel delicato processo decisionale nelle aziende vinicole.

martedì 10 maggio 2022

Francia e Italia unite per sviluppare la ricerca in viticoltura ed enologia

Al via un importante collaborazione tra FEM e l'Istituto di Bordeaux due istituti di eccellenza per sviluppare la ricerca in viticoltura ed enologia.




È stato siglato un accordo quadro tra la Fondazione Edmund Mach e l' Istituto delle Scienze della Vite e del Vino di Bordeaux (ISVV), due importanti realtà scientifiche che condividono un ruolo di eccellenza nella ricerca in materia viticola ed enologica con lo scopo di creare sinergie per affrontare le sfide di questi comparti a livello europeo.

Il protocollo, siglato tra il Direttore Generale della FEM, Mario Del Grosso Destreri, e il direttore dell' Istituto delle Scienze della Vite e del Vino di Bordeaux, prof. Alain Blanchard, è il risultato di due giorni di reciproche presentazioni dell'attività di ricerca dei due istituti, di visita ai laboratori e ai campi sperimentali di San Michele, di confronto scientifico condotto in tavoli di lavoro tematici, di pianificazione delle linee di ricerca da svolgere in collaborazione.

L'accordo spazia a 360° nei settori delle viticoltura e dell'enologia, senza trascurare le ricadute di tipo ambientale e sociale, come ha rimarcato il direttore dell'istituto francese, Alain Blanchard, dato che il settore vitivinicolo, sia in Italia che in Francia, porta con sé un indotto che è spesso trainante nelle economie e nelle società delle regioni produttive più importanti dei due paesi.

La Fondazione Edmund Mach e l'Istituto delle Scienze della Vite e del Vino di Bordeaux si trovano dunque, allineati, nel perseguimento di obiettivi comuni per promuovere la sostenibilità della filiera viti-enologica: dall’obiettivo della riduzione della chimica e degli apporti fitosanitari perseguito attraverso il monitoraggio delle principali fitopatie, lo studio dell’adattamento della vite ai cambiamenti climatici e alle diverse malattie e l’utilizzo di tecniche di genome editing, all’uso razionale delle risorse naturali passando al tema della tipicità e qualità del vino attraverso lo studio dei determinati chimici e sensoriali che contribuiscono a rendere un vino unico e di qualità.

"Abbiamo l'onore di ospitare un’eccellenza internazionale di ricerca, istruzione superiore e sviluppo che raccoglie le sfide dell'industria vinicola di domani - ha spiegato il presidente FEM-. La complessità del mondo del vino ci unisce e di conseguenza ci porta ad agire con maggiore efficienza. Alla FEM la ricerca in ambito viticolo è di alto livello, arricchita da numerosi contatti con la professione vitivinicola, con gli attori del territorio e le loro richieste, e dall’istruzione e formazione e dal trasferimento tecnologico. Auspico che questa visita possa essere un punto di partenza per una proficua collaborazione, suggellata con la firma di un accordo quadro di cooperazione fra le nostre due prestigiose Istituzioni per rinsaldare i legami tra regioni vitivinicole di eccellenza".

L'attività di ricerca in ambito viticolo-enologico è radicata nel DNA della FEM e risulta arricchita dai numerosi contatti con il mondo dei professionisti, dalle attività di trasferimento tecnologico e di istruzione e formazione. E proprio nel contesto dell'istruzione va sottolineato che fino 2019 i migliori diplomati del corso per enotecnici hanno svolto diversi stage nel Bordolese. A causa l'emergenza COVID-19 queste esperienze didattiche sono state sospese ma l'auspicio è di poter riprendere queste attività, proprio anche grazie alle nuove opportunità di collaborazione che questa visita anticipa. 

"Nei due giorni di visita della delegazione francese abbiamo approfondito i principali problemi che affliggono la viticoltura e l’enologia dell'intera Europa e abbiamo definito i contesti scientifici per realizzare soluzioni innovative nel rispetto della transizione ecologica e della sostenibilità ambientale ed economica - spiega il dirigente del Centro Ricerca e innovazione, prof Mario Pezzotti-. L'obiettivo è collaborare in maniera proficua, sistemica e complementare, mettere insieme le forze, i materiali sperimentali e le competenze per fare massa critica ed affrontare uniti le sfide future".

Soddisfatto della visita anche il prof. Alain Blanchard, direttore dell’Istituto delle Scienze della Vite e del Vino di Bordeaux, che ha evidenziato: "La Fondazione Edmund Mach è un istituto che ha mostrato di essere all’avanguardia scientifica in Europa, con molteplici e importanti risultati ed interazioni in tutto il mondo; si tratta di rispondere alle necessità principali della viticoltura europea di oggi, includendo anche le questioni ambientali e volto ad assicurare la continuità di un sistema che è oggi reso fragile nei nostri rispettivi territori. Dunque oggi siamo qui per concludere un percorso di collaborazione di ricerca su progetti dalla viticoltura fino all’enologia, includendo anche gli aspetti sociali, ugualmente sottesi alla realtà della viticoltura nei nostri territori"

lunedì 9 maggio 2022

Viticoltura rigenerativa, al via il secondo convegno per affrontare gli effetti del cambiamento climatico

Si svolgerà oggi lunedì 9 maggio a Vilafranca del Penedès la seconda conferenza sulla viticoltura rigenerativa, che riunirà esperti e produttori di vino di tre continenti per discutere sui pilastri dell'agricoltura rigenerativa, applicata alla viticoltura, e dimostrare i vantaggi di questo modello per i vigneti e il pianeta.




Esperti e viticoltori nazionali e internazionali si danno appuntamento oggi al secondo simposio sulla viticoltura rigenerativa per condividere conoscenze ed esperienze relative a questo modello di produzione vinicola. 

L'obiettivo dell'evento, intitolato "La viticoltura dei cambiamenti climatici" e organizzato dall'Associazione per la viticoltura rigenerativa, è quello di sensibilizzare i viticoltori e i produttori di vino sulla necessità di un cambio di paradigma nella gestione del vigneto e sull'adozione della viticoltura rigenerativa per rallentare il riscaldamento globale.

La viticoltura rigenerativa si basa sulla rigenerazione del suolo e sulla corretta nutrizione delle piante, incrociando le buone pratiche con le moderne conoscenze scientifiche. Importanti fenomeni come le fermentazioni, la solubilità degli elementi minerali e la degradazione della sostanza organica vengono studiati da questo metodo agronomico e presentati in forma semplificata agli agricoltori. La viticoltura rigenerativa è l'unico modello di vigneto basato sul ciclo del carbonio, massimizzando la capacità delle viti di assorbire la CO2 atmosferica e trasformandole in enormi pozzi di carbonio. Questa CO2 immagazzinata nel terreno fa recuperare al suolo la sua naturale fertilità ed equilibrio, lo rende più resistente alla siccità, ne impedisce l'erosione e promuove la biodiversità.

Saranno circa 150 partecipanti, tra viticoltori, agricoltori, produttori di vino, enologi e sommelier, tutti impegnati nella lotta al cambiamento climatico.

L'evento sarà trasmesso in streaming sul sito web della Regenerative Viticulture Association  www.viticulturaregenerativa.org