venerdì 18 settembre 2020

Lotta sostenibile ai patogeni fungini della vite: il ruolo degli induttori di resistenza

Uno studio italiano ha indagato sul ruolo degli induttori di resistenza, noti anche come elicitori, nella lotta sostenibile contro l'Oidio, patogeno fungino della vite. Nello specifico il lavoro si è focalizzato sulle modificazioni trascrizionali e metaboliche su varietà Moscato e Nebbiolo.





Cosa nota è che le piante nel corso della loro evoluzione, hanno sviluppato i più svariati meccanismi di difesa contro funghi, batteri, virus, insetti ed anche animali erbivori. Le sostanze chimiche riconosciute dalla pianta e che ne inducono le reazioni di difesa, vengono chiamate induttori di resistenza che hanno lo scopo di promuovere nella pianta meccanismi di difesa in grado di proteggerla dagli attacchi di microorganismi patogeni.

Il cambiamento climatico ha avuto un grave impatto sulla produttività degli ecosistemi agricoli nel mondo. Nell'Europa meridionale, Italia compresa, la frequenza e la durata degli eventi di siccità e delle ondate di calore sono aumentate drasticamente negli ultimi anni, battendo nuovi record in termini di anomalie di temperatura e precipitazioni causando l'intensificazione della diffusione di parassiti e patogeni, con effetto devastante sul potenziale di resa delle colture. L'intensificazione delle malattie fungine dovute alle alterazioni climatiche ed il conseguente uso massiccio di fungicidi chimici nella maggior parte dei paesi europei, ha inevitabilmente portato a problemi di sostenibilità ambientale ed al fenomeno della resistenza da parte dei patogeni della vite, con la perdita di efficacia del prodotto fitosanitario dopo un suo impiego intenso e prolungato. Da qui nasce la necessità di ridurre progressivamente i trattamenti chimici, come stabilito dalla normativa della Commissione Europea (CE) (Direttiva 2009/128 / CE). vietando l’utilizzo di numerosi prodotti fitosanitari, compresi i fungicidi rameici ammessi anche in viticoltura biologica.

Tenendo presente quindi che la gestione delle malattie fungine in vigneto (peronospora e oidio in primis) comportano un costo notevole sia dal punto di vista economico che ambientale, il presente ed innovativo studio, che prende piede nell'ambito del progetto SAFEGRAPE: approcci di lotta sostenibile ai patogeni fungini della vite, ha messo in atto un lavoro di ricerca che si propone di valutare l’efficacia di soluzioni non convenzionali da inserire in strategie di difesa integrate, allo scopo di migliorare la sostenibilità ambientale della gestione del vigneto, mediante approcci integrati agronomici, metabolici, genetici e molecolari per individuare induttori di resistenza a basso impatto ambientale nei confronti dell'Oidio o Mal bianco della vite. In tal senso un gruppo di ricerca italiano ha indagato sulle modificazioni trascrizionali e metaboliche in seguito all'applicazione di elicitori di resistenza contro questo patogeno, attraverso l'intero sequenziamento del trascrittoma in combinazione con analisi di ormoni e metaboliti, in modo da sezionare i meccanismi di difesa a lungo termine indotti da eventi di riprogrammazione molecolare nelle foglie di vite infettate.

Le foglie sono state trattate con tre induttori di resistenza: acibenzolar-S- metile, fosfonato di potassio e laminarina, su due cultivar di V. vinifera, Nebbiolo e Moscato. La loro specificità è stata valutata anche monitorando i cambiamenti nella comunità microbica fungina che abita la superficie fogliare. L'impatto degli stessi principi attivi sull'ecologia microbica e sulla qualità dell'uva è stato studiato anche in una sperimentazione sul campo, in un vigneto di Nebbiolo, dimostrando che la resa e il vigore delle viti non sono stati influenzati dai trattamenti, né la produzione di metaboliti primari e secondari.

I risultati dei test hanno evidenziato che, sebbene tutti i composti fossero efficaci nel contrastare la malattia, l'acibenzolare-S-metile è stato in grado di causare le modificazioni trascrizionali più intense in entrambe le varietà. Questo ha comportato una forte sotto-regolazione della fotosintesi e del metabolismo energetico e cambiamenti nell'accumulo e nel partizionamento dei carboidrati che molto probabilmente hanno spostato il compromesso tra crescita e difesa delle piante verso l'instaurazione di processi di resistenza alle malattie.

È stato anche dimostrato che i segnali metabolici associati al genotipo, hanno influenzato in modo significativo il meccanismo di difesa delle cultivar. In effetti, Nebbiolo e Moscato hanno sviluppato strategie di difesa diverse, spesso migliorate dall'applicazione di uno specifico elicitore, che hanno portato a uno dei rinforzi dei meccanismi di difesa precoci (ad esempio, deposizione di cera epicuticolare e sovraespressione di geni correlati alla patogenesi nel Nebbiolo) o accumulo di ormoni endogeni e composti antimicrobici (ad esempio, alto contenuto di acido abscissico, acido jasmonico e viniferina nel Moscato).

L'applicazione di prodotti ecocompatibili in sostituzione di composti chimici è di fatto l'azione più adatta da intraprendere ora. Questi elementi bioattivi, prodotti di derivazione naturale e sali, come il silicio, laminarine e fosfonati di potassio, risultano essere efficaci come stimolatori di resistenza, stimolando le risposte di difesa endogena delle piante e / o inibendo la colonizzazione e la proliferazione dei funghi. In particolare risulta essere promettente visti i risultati ottenuti, l'utilizzo dell'acibenzolare-S-metile, un benzotiadiazolo analogo all'acido salicilico che ha suggerito di indurre resistenza acquisita sistemica, (SAR - Systemic Activated Resistance), imitando reazioni ospite-patogeno; un vero e proprio sistema immunitario della pianta che si attiva a seguito di una precedente esposizione localizzata ad un agente patogeno. Questo prodotto è il primo rappresentante di una nuova categoria di fitofarmaci che agiscono attivando le difese naturali della pianta. Altamente sistemico, produce nella pianta le stesse modificazioni biochimiche osservate nell'attivazione biologica naturale ma con modalità nettamente più efficienti che garantiscono una protezione superiore e più rapida della pianta.

Concludendo, studi molecolari delle interazioni pianta/patogeni come questo mettono a disposizione un panel di informazioni fondamentali per approfondire i meccanismi di difesa della vite nei confronti dei patogeni. Queste conoscenze integrate contribuiranno alla messa a punto di soluzioni efficaci ed innovative per una viticoltura maggiormente rispettosa dell’ambiente.

The Molecular Priming of Defense Responses is Differently Regulated in Grapevine Genotypes Following Elicitor Application against Powdery Mildew

giovedì 17 settembre 2020

Rotundone, l'aroma pepato dei vini si ottiene in vigna

Una ricerca francese ha dimostrano che la vinificazione può solo limitare e non aumentare la concentrazione di rotundone, molecola responsabile delle desiderate note pepate di alcuni vini. Mentre è in vigna che si ottengono i risultati migliori. Gli studi su Malbec, Duras, Gamay, Mondeuse, Mourvèdre/Pineau d'Aunis.



Tipicità, personalità e complessità, sono i caratteri che dovrebbe presentare un buon vino di qualità. Tra le note olfattive che maggiormente contribuiscono a donare tali caratteri c’è quella pepata e piccante, caratteristica di molti rossi di grande lignaggio. Il Rotundone, chimicamente un sesquiterpene ossigenato appartenente alla famiglia dei guaianolidi, viene ritenuto il maggior responsabile di queste note in alcuni vini. 

Il composto è caratterizzato da una soglia di percezione molto bassa: è percepito dal 75% dei degustatori a partire da 16 ng/L nel vino rosso e 8 ng/L in acqua, caratteristica che gli permette di essere un forte descrittore aromatico. Questo significa che il rotundone è in grado di dare un aroma caratteristico di per sé, un caso eccezionale nel vino, poiché, come dimostrato da Mattivi et al., nel 2011, nella maggior parte dei casi l’aroma varietale è associato alla concentrazione relativa di svariati composti volatili.

Fu individuato nel 2008 da un team di ricercatori australiani nel vino Syrah. Lo studio mostrò la grande variabilità spaziale del composto, che è determinata, nello specifico, proprio dalle caratteristiche del suolo e dalla topografia. Fu osservato in tal senso, che la variazione topografica è più legata alla temperatura e/o gli effetti della radiazione solare che al vigore della pianta. Quello australiano è il primo studio che si è occupato della variabilità spaziale all'interno di un vigneto di un composto chiave per l'aroma di vini derivato dall’uva. Lo studio evidenziò così le potenziali possibilità di vendemmiare selettivamente le uve allo scopo di influenzare lo stile di vino, in questo caso l’aroma di pepe dei vini Shiraz.

Uno studio francese della Purpan School of Engineering, ha indagato sull'impatto delle diverse tecniche di vinificazione sul contenuto di rotundone dei vini. I risultati, pubblicati sul sito web della International Viticulture and Enology Society (IVES), hanno dimostrato che nessuna delle tecniche testate, compreso l'uso di enzimi pectolitici durante la macerazione o l'implementazione della macerazione a freddo prefermentativa, ha aumentato l'estrazione del rotundone rispetto, ad una vinificazione base a 25°C. Si è invece osservata una riduzione del composto del 20% con una vinificazione con macerazione semicarbonica e su fermentazione prolungata per 6 giorni dopo la fine della fermentazione alcolica. Anche attraverso termovinicazione, le concentrazioni rotundone nei vini rossi e rosati non superano il 20% e il 13% dei valori riscontrati nei vini di controllo. Tutti questi risultati sottolineano che è quindi fondamentale fare un ottimo lavoro in vigna e raccogliere uve provviste di rotundone in grado di produrre un vino ricco di questo composto.

Una cosa interessante scoperta è che l'oidio, una malattia trofica della vite causata da alcuni funghi, può promuovere il rotundone. Di conseguenza, lo stripping delle foglie appare consigliabile solo sul lato della fila rivolto a est o nord (più fresca e umida, quindi favorevole all'oidio). Il carico e il diradamento non sembrano avere poi un impatto sul rotundone. È anche essenziale raccogliere uve perfettamente mature, perché il rotundone si accumula tardi nell'uva. Inoltre una temperatura superiore ai 25°C influisce negativamente sull'accumulo del composto e che la luce può stimolarne la biosintesi. 

Un altra pratica favorente l'accumulo di Rotundone negli acini è quella di irrigare prima dell'invaiatura, che può essere abbinato ad un "passerillage eclaircissage sur souche", che consiste nel praticare un taglio sul tralcio fruttifero su una vite potata a guyot, due o tre settimane prima della vendemmia, e lasciare che i grappoli appassiscano sul posto. La disidratazione degli acini porta di fatto ad una concentrazione dei vari costituenti dell'uva, con conseguente aumento del contenuto zuccherino, dell'acidità totale, e una maggiore ricchezza di composti fenolici e antociani. Faccio presente che questa tecnica è stata sviluppata in Italia e adottata con successo da IFV Sud-Ouest su vitigni locali tra cui Loin de l'œil e Fer Servadou.

I ricercatori raccomandano infine ai viticoltori, vista la grande variabilità nella concentrazione di rotundone, di effettuare sempre campionamenti e vendemmie selettive, per ottenere vini più o meno caratterizzati da note pepate.

martedì 15 settembre 2020

Testo unico, la filiera del vino: bene le semplificazioni votate in Parlamento. Apprezzamento per nuovo iter Docg

Modifica del Testo Unico in occasione della conversione in legge del DL "Semplificazioni" e del percorso per l'ottenimento della Docg (Denominazione di origine controllata garantita).  




Le organizzazioni della Filiera Vitivinicola Cia, Confagricoltura, Aci - Alleanza delle Cooperative italiane, Copagri, Unione Italiana Vini, Federvini, Federdoc, Assoenologi, accolgono "con soddisfazione" le modifiche alla legge 238/2016, votate dal Parlamento in occasione della conversione in legge del DL "Semplificazioni".  Apprezzamento inoltre per la modifica al percorso di ottenimento della Docg (Denominazione di origine controllata garantita) per valorizzare ulteriormente questa categoria, riconosciuta dai consumatori di tutto il mondo.

La filiera inoltre "apprezza le ulteriori forme di innovazione ottenute, in particolare in materia di etichettatura e presentazione, comunicazioni, agenti vigilatori e periodo vendemmiale e ringrazia il governo e le Commissioni Agricoltura di Camera e Senato per l'accoglimento e il sostegno alle istanze del mondo produttivo". 

È vivo auspicio che queste modifiche non siano considerate un traguardo finale: ma siano di stimolo per continuare, concludono le organizzazioni del settore vitivinicolo, un dialogo aperto ed incisivo fra le Istituzioni e la Filiera per aiutare il settore a superare la complessità del momento.

In particolare le semplificazioni riguardano:

  • Modiche alla Legge n. 238/2016 (TU vino): anticipo del periodo vendemmiale (15 luglio anziché 1° agosto;
  • Uso della menzione “superiore”, nuova definizione di DOCG, abolizione art. 46 (obbligo di riportare sul sistema di chiusura degli estremi dell’imbottigliatore);
  • Nuove norme per l’accreditamento degli organismi di controllo “pubblici”.

Ricordo che la legge 238/2016,  "Disciplina organica della coltivazione della vite e della produzione e del commercio del vino", pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 302 del 28 dicembre 2016, rivede, aggiorna e razionalizza, la normativa nazionale vigente nel settore, raggruppandola in 90 articoli.

La legge, conosciuta come "Testo Unico della vite e del vino", nel rispondere all'esigenza di semplificazione burocratica, introduce numerose novità per quel che riguarda, tra l'altro,  la produzione, la commercializzazione ed il sistema dei controlli nel settore vinicolo.

Vino e cultura, OIV: premi e menzioni speciali, ecco i vincitori

La Giuria internazionale dell'OIV, composta dall'élite scientifica e tecnica di numerosi Stati membri dell'Organizzazione, ha attribuito lo scorso 8 settembre 19 Premi e 10 Menzioni Speciali dell'OIV tra le 30 pubblicazioni selezionate, di cui 27 opere e 3 siti web. Le iscrizioni per l'edizione 2021 sono aperte a partire dal 1º settembre 2020 fino al 28 febbraio 2021.





Come ogni anno l'OIV (Organizzazione Internazionale della vigna e del vino) attraverso una giuria, attribuisce un Premio alle migliori opere pubblicate nel corso dei due anni precedenti e che rientrano in una delle 10 categorie stabilite e relative al settore vitivinicolo. Le opere sono state valutate da un panel di lettori specializzati: professori universitari, giornalisti, scienziati, storici, sommelier, enologi, avvocati e da altri professionisti del settore provenienti da paesi diversi.

L'edizione 2020, che celebra i 90 anni dalla creazione dei Premi dell'Organizzazione internazionale della vigna e del vino, è stata particolarmente ricca, con candidature provenienti da 25 paesi e 4 continenti, suddivise tra le 11 categorie di questo Premio di fama internazionalmente riconosciuta nel settore vitivinicolo. E' infatti dal 1930 che i Premi OIV ricompensano le migliori opere pubblicate il cui contenuto rappresenta un contributo scientifico originale, pertinente e di portata internazionale per il settore della vite e del vino.

In occasione di questa ricorrenza, la Giuria ha voluto congratularsi e incoraggiare gli editori (imprese e case editrici) di questa edizione, che hanno permesso di valorizzare il lavoro degli autori, dei fotografi e degli illustratori grazie a un'alta qualità editoriale. È per questo che è stato attribuito il Riconoscimento della Giuria dei Premi dell'OIV a 4 Case Editrici. Le pubblicazioni (libri o siti web del mondo intero, di Stati membri e non membri dell'OIV), sono attese per proseguire la lunga storia dei Premi dell'OIV, il cui scopo è quello di promuovere la diffusione delle conoscenze sulla vite e sul vino.

Lotta agli insetti alieni, Lycorma delicatula: un nuovo flagello della viticoltura mondiale. Uno studio indaga su comportamento e dispersione nell'ambiente

Uno nuovo studio statunitense per contrastare l'avanzata di un nascente insetto alieno candidato a diventare il nuovo flagello della viticoltura mondiale. Si tratta della Lycorma delicatula, un insetto dall'aspetto simile alla coccinella ma che a differenza di questa provoca danni consistenti ai vigneti. La Lanterna macchiata, così come viene chiamata dagli agricoltori, si è diffusa per la prima volta in Corea anche se originaria della Cina e ha già raggiunto, infestandoli, i vigneti della Pennsylvania.




La lotta agli insetti alieni non permette soste, la ricerca si sta muovendo velocemente nel contrastare un nuovo flagello destinato a mettere sotto scacco la viticoltura mondiale. Si tratta della Lycorma delicatula, un insetto dall'aspetto simile alla coccinella, gli agricoltori la chiamano Lanterna macchiata, in inglese Spotted Lanternfly. Si è diffusa per la prima volta in Corea anche se è originaria della Cina. Nel 2014 ha raggiunto i vigneti della contea di Berks, in Pennsylvania, provocando danni così consistenti che a distanza di cinque anni, i viticoltori hanno dovuto espiantarli sostituendo le viti con piante di mais. A subire danni considerevoli sono stati anche Delaware, Maryland, New Jersey,  Virginia e West Virginia. Unica arma a disposizione sono attualmente alcuni insetticidi, efficaci ma costosi e sopratutto di uso limitato a causa della costante reinfestazione dell'insetto che migra velocemente nei vigneti circostanti.

La presente ricerca a cura dell'ARS, Agricultural Research Service, ha l'obiettivo di trovare soluzioni alternative ai fitofarmaci e al contempo più efficaci e sostenibili. I ricercatori hanno indagato sul meccanismo di azione dell'insetto che è quello di arrampicarsi e saltare da una pianta all'altra. Sono state raccolte ninfe e adulti di Lycorma delicatula già presenti su piante di vite in un vigneto posto a quarantena in Virginia. Ne hanno quindi misurato la capacità di arrampicata verticale e di salto orizzontale. Gli insetti campione sono stati marcati con polveri fluorescenti, allo scopo di valutarne mobilità e capacità di sopravvivenza. Ogni colore di polvere (verde, blu, arancione e rosa) è stato testato almeno due volte per pianta ospite. Quando la presenza di polvere fluorescente non era visibile, una torcia UV veniva puntata su una ninfa per confermare la fluorescenza. Per stabilire la capacità di dispersione della camminata verticale e del salto orizzontale di base, gli studiosi hanno anche valutato tutte le fasi della vita mobile utilizzando saggi biologici condotti in condizioni di campo nella zona di quarantena.

I risultati sono stati sorprendenti. Le ninfe di Lycorma delicatula si sono arrampicate su distanze verticali significativamente più lunghe rispetto agli adulti, mentre i primi adulti (periodo di pre-deposizione delle uova) hanno saltato su distanze orizzontali più lunghe rispetto alle ninfe o agli adulti in ritardo (periodo di deposizione di uova) sulla base delle misurazioni del salto singolo. La ricerca ha anche dimostrato che marcare ninfe e adulti con polvere fluorescente non ha alcun effetto significativo sul movimento verticale o orizzontale e non ha influenzato la loro mortalità. Piuttosto, la ricerca ha dimostrato che il parassita può essere contrassegnato con polveri fluorescenti e recuperato da piante ospiti in vaso entro 24 ore. Ciò significa che contrassegnare la Spotted Lanternfly con polvere fluorescente può servire come metodo appropriato per misurare la loro dispersione nell'ambiente.

Attraverso questi risultati potranno essere condotte ulteriori indagini sul comportamento di dispersione di Lycorma delicatula in modo da poter continuare a fornire soluzioni scientifiche per affrontare efficacemente le sfide che la viticoltura mondiale dovrà sostenere.

L'Agricultural Research Service è la principale agenzia di ricerca scientifica interna del Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti. Ogni giorno, ARS si concentra sulle soluzioni ai problemi agricoli che colpiscono l'America. Ogni dollaro investito nella ricerca agricola si traduce in 20 dollari di impatto economico. 

Volevo segnalare che in Italia ad avere un ruolo da protagonista nella lotta agli insetti alieni è la Fondazione Mach, che proprio quest'anno ha sperimentato esemplari di vespe samurai come ultima speranza contro le cimici asiatiche che hanno invaso i frutteti del Nord Italia causando nel 2019 danni per oltre 350 milioni di euro. Claudio Ioriatti, direttore del Centro trasferimento tecnologico della Fondazione ha dichiarato inoltre che a San Michele all’Adige si lavora al piano B, un altro modo per neutralizzare gli insetti, con l'utilizzo della tecnica del maschio sterile, ovvero sterilizzare i maschi con i raggi Gamma per poi reimmetterli in natura, in modo che alla lunga non ci siano più nascite. Dal 2010 a oggi il tasso di arrivo di insetti alieni invasivi in Italia è stato di 13 specie nuove all’anno.

lunedì 14 settembre 2020

Vitigni più diffusi nel mondo: ascesa e declino delle varietà d'uva da vino più coltivate

Uno studio dell'Università di Adelaide ha censito le principali varietà di vite coltivate nel mondo con i dati aggiornati di quelle che hanno avuto una maggiore ed una minore espansione durante il 21° secolo.




E' di prossima la pubblicazione la nuova edizione del libro Which Winegrape Varieties are Grown Where, un compendio unico con una panoramica aggiornata e completa delle piantagioni di uva da vino nel mondo. Lo studio censimento a cura dell’Università australiana di Adelaide va formare un database di queste aree a vocazione vitivinicola che include dati dal 1960 al 2016. Il lavoro include inoltre anche nuove statistiche sull'internazionalizzazione dei vitigni, che mostrano sia la misura in cui le varietà autoctone del paese di origine sono state adottate all'estero sia la diversità delle uve trovate in ciascun paese.

La pubblicazione mostra ascesa e declino delle principali varietà di vite coltivate nel mondo con dati aggiornati al 2016. Lo studio mette in luce il cambiamento radicale intercorso in questi ultimi anni in termini di diffusione di varietà d'uva da vino: quelle prima più coltivate ed ora in declino e quelle ora emergenti in ascesa. Tra i fattori che hanno favorito questo cambiamento in primo piano vi è il cambiamento climatico, insieme a mode ed evoluzione dei gusti.

Gli autori dello studio, Kym Anderson e Signe Nelgen affermano che "la portata della diversità varietale si è ridotta sia a livello nazionale sia globale", attribuendola a "cambiamenti radicali" nella composizione dei vitigni all'interno di alcuni paesi e al declino delle varietà di qualità inferiore una volta ampiamente coltivate.

In termini di origine dei vitigni, lo studio ha mostrato che i vigneti nel Nuovo Mondo al 2016 comprendono in media il 68% di varietà di origine francese, rispetto al 59% nel 2000, le piantagioni di varietà di origine spagnola sono diminuite dal 5% al ​​3%, e quelle italiane hanno continuato a costituire il 2% degli impianti.

A livello globale, quindi, le varietà di origine francese rimangono dominanti. Nel 2000, le varietà francesi e spagnole rappresentavano quasi i tre quinti della superficie vitata mondiale. Tra il 2000 e il 2016, le piantagioni di varietà di origine francese sono aumentate dal 29% al 39%, mentre quelle spagnole sono diminuite dal 29% al 21%.

Lo studio mostra che la varietà spagnola Tempranillo è quella che più si è diffusa dal 2000. Anderson e Nelgen affermano che a differenza del Syrah, che si trova al terzo posto, ciò non è dovuto all'internazionalizzazione del Tempranillo, (l'80% dei vigneti di Tempranillo sono coltivati in Spagna), ma piuttosto dal fatto che ha sostituito l'Airén, che nel passato era la varietà più coltivata nel paese. Tra il 2000 e il 2016, i vigneti di Tempranillo sono aumentati di 114.000 ettari, mentre quelli di Airén sono diminuiti di 184.000 ettari. 

A tal proposito, se analizziamo più da vicino questo grande mercato, quello che risulta è che la Spagna è di fatto un gigante fragile. L’agenzia di rating Axesor ha recentemente pubblicato un’analisi sul settore vitivinicolo spagnolo, classificandolo con B +, ammonendo che solo attraverso l'internazionalizzazione il settore vitivinicolo spagnolo può essere competitivo. In Spagna, di fatto, è in atto un calo dei consumi che da dieci anni a questa parte si sono ridotti del 40%. Secondo l’OEMV il procapite 2013 è stato di 19,9 litri, tra i più bassi d’Europa e metà di quanto registrato in Italia, Francia e Portogallo. Le tre società produttrici di vino prese in considerazione da Axesor per la sua ricerca sono state la CVNE (Compañia Vinicola del Norte España) cui è stato assegnato un rating A con outlook stabile, Baron del Ley, BBB con un trend stabile, e Bodegas Riojas, B+ con outlook stabile. I tre produttori sopra citati concentrano tutti la più gran parte del loro fatturato nel mercato locale, sebbene stiano cercando di espandersi oltreconfine.

PRINCIPALI VITIGNI IN ASCESA (2000-2016)

Tempranillo (93.370ha - 219.379ha) + 126.009ha

Cabernet Sauvignon ( 223.074ha - 310.671ha) + 87.597ha

Syrah (102.490ha - 181.185ha) + 78.695ha

Sauvignon Blanc (65.190ha - 124.700ha) + 59.510ha

Chardonnay (145.543ha - 201.649ha) + 56.106ha

Merlot (213.368ha - 266.440ha) + 53.072ha

Pinot Nero (68.810ha - 105.480ha) + 36.670ha

Pinot Grigio (18.893ha - 48.570ha) + 29.677ha


PRINCIPALI VITIGNI IN DECLINO (2000-2016)

Airén (387.978ha - 203.801ha) -184.177ha

Mazuelo (127.692ha - 47.312ha) -80.380ha

Graševina (92.306ha - 24.384ha) -67.922ha

Garnacha Tinta (216.349ha - 150.096ha) -66.253ha

Bobal (100.128ha - 59.189ha) -40.939ha

Monastrell (76.304ha - 51.930ha) -24.374ha

Catarratto Bianco (50.711ha - 28.613ha) -22.098ha

Cayetana Blanca (55.776ha - 36.401ha) -19.375ha


Nella sua prima edizione, nel dicembre 2013, la pubblicazione si è basata sul database Anderson e Aryal, che copriva 48 paesi per gli anni 2000 e 2010 con dati meno completi, nello specifico per gli anni 1990, 1980, 1970 e 1960. In tal senso il database ed il libro, sono stati poi rivisti, ampliati e aggiornati al 2016. La prima versione del libro è stata insignita del Premio OIV (Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino) nel 2014 come miglior libro sulla viticoltura pubblicato nel 2013. È stato scaricato più di 100.000 volte entro la fine del 2018. La versione rivista è scaricabile come ebook gratuito sul sito dell'Università di Adelaide. È anche acquistabile come brossura di 800 pagine da librerie online come Amazon.

Promozione vino italiano, Vinitaly riparte dall'Asia con primo evento in presenza per il settore

Nell'anno segnato dall'emergenza sanitaria a causa del Covid-19, Vinitaly riparte dall'Asia con il primo evento internazionale in presenza per il settore. Da oggi a venerdì 18 settembre la terza edizione del roadshow b2b. Tre le città cinesi interessate Shanghai (14 settembre), Xiamen (16 settembre), Chengdu (18 settembre). Un’attività che convoglia l’attenzione anche sulla prima edizione di Wine To Asia, in programma a Shenzhen dal 9 all’ 11 novembre.




Cresce l’attività del sistema Paese in Cina che mette a servizio dell’export made in Italy la lunga esperienza di Veronafiere in Asia con Vinitaly, di ICE tramite “I Love ITAlian Wines” e dell’intera Rete della Farnesina per la terza edizione, al via oggi, del Vinitaly roadshow, il b2b organizzato dalla spa veronese in collaborazione con il partner Pacco Communication Group.

Tre le città cinesi interessate: Shanghai (14 settembre), Xiamen (16 settembre) e Chengdu (18 settembre), per le cui tappe è stata intessuta una fitta rete di relazioni commerciali e partnership che includono Design Shanghai del gruppo Clarion Events, Xiamen Valued Show, Chengdu Bucciano, la Camera di commercio italiana in Cina, Grapea e gli esperti formati dalla Vinitaly International Academy, Florentia Village, Campari Group e De Longhi Caffè. Nell’ambito del road show, sarà promossa anche l’attività della Fondazione Arena di Verona. Nella città di Shanghai è stata inoltre organizzata dal 13 al 19 settembre la prima settimana del vino italiano – “Italian Wine Week” – in 20 wine bar e bistro e la più grande piattaforma di e-commerce dedicata ai vini naturali, Bruto, nella stessa settimana, aprirà una sezione speciale dedicata ai produttori italiani.  

All’edizione 2020 prendono parte 65 aziende espositrici (10 in più della edizione precedente) e 700 etichette di vini italiani e, tra le numerose iniziative, sono previsti: incontri b2b per importatori e canale horeca, sia in forma fisica, sia digitale; iniziative rivolte a titolari di gallerie d’arte, wine bar, ristoranti fine dining, studi di architettura; walk-around tasting e masterclass dedicate al tema “donne cinesi e vino italiano”, curata dal Premio Internazionale Vinitaly 2019 Leon Liang e dalla prima VIA Academy Expert, Lingzi He, e al tema del “vino italiano e ristorazione cinese”, tenuta dall’unico Master of Sommelier cinese, Yang LV. È prevista, infine, anche la presenza di buyer e formatori del vino con la partecipazione delle più importanti scuole di educazione al vino in Cina delle province del Sichuan, di Guizhou e dalla Municipalità di Chongqing. 

Come lo scorso anno, a supporto di tutte le iniziative di promozione pre-evento e durante lo stesso, è stata realizzata una miniapp su WeChat che, insieme a collaborazioni mirare con i principali media e influencer tra cui Julie Tu, la più importante KOL degli spirits in Cina, contribuisce a creare un engagement mirato e profilato di partecipanti alle tre iniziative. 

«È un passo importante e un momento significativo per l’attività del Gruppo Veronafiere in un anno segnato a livello mondiale dalla pandemia. Ripartiamo dall’Asia, in Cina, con un evento di sistema che prevede la presenza fisica a supporto del vino, uno dei prodotti di punta del made in Italy che, come altri, sta risentendo degli effetti del lockdown internazionale. Il road show di Vinitaly servirà anche da leva per promuovere Wine To Asia, la rassegna internazionale per il vino che Veronafiere, tramite la società compartecipata Shenzhen Baina International Ltd., organizza dal 9 all’11 novembre a Shenzhen», sottolinea Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere. 

«Siamo particolarmente lieti di dare avvio al ciclo di eventi di promozione del vino italiano in Cina, primo appuntamento successivo all'emergenza Covid-19, che si svolgeranno a Shanghai, Xiamen e Chengdu, grazie alla consolidata collaborazione tra Agenzia ICE e Veronafiere-Vinitaly, con il supporto dei Consolati di Shanghai, Chongqing e Canton. Tale eventi prevedono la realizzazione di corsi di formazione e cicli di degustazione di prodotti enologici di qualificate cantine italiane, destinati a importatori, distributori e media specializzati di settore con l'obiettivo di favorire la conoscenza delle eccellenze vitivinicole del nostro paese e sostenere la proiezione dei marchi italiani sul mercato cinese nell'attuale fase di rapida accelerazione dei consumi interni», Gianpaolo Bruno,  direttore ufficio ICE Pechino e coordinatore uffici ICE in Cina e Mongolia.

Una presenza, quella di Vinitaly in Cina con ICE, che ribadisce la forte attenzione della Spa veronese anche in una difficile congiuntura del mercato, determinata in particolare dall’emergenza sanitaria. Secondo le analisi dell’Osservatorio Unione italiana vini su base dogane, nei primi 6 mesi di quest’anno il Dragone ha infatti registrato un forte calo delle importazioni enologiche made in Italy sia nei fermi imbottigliati (-29,4%), che negli sparkling (-36,2%). Dati questi in linea con le importazioni complessive di vino in Cina: nel primo semestre i fermi sono a -32,4% (oltre 750 milioni di dollari) sul pari periodo 2019, mentre gli sparkling perdono il 30,8%. 

venerdì 11 settembre 2020

Alimentazione e ricerca, biodiversità del pomodoro: dal miglioramento genetico varietà più resistenti ai patogeni, ai cambiamenti climatici e più ricche di vitamina C

Uno studio internazionale, che vede come partner il CREA, si propone di identificare nuove varianti genetiche di varietà di pomodoro più resistenti ai patogeni, ai cambiamenti climatici e più ricche di vitamina C. La ricerca pubblicata su “Horticulture Research” del gruppo Nature. 




Un pomodoro simile al ciliegino, molto resistente agli ambienti caldi e aridi, all’attacco dei patogeni e molto ricco di vitamina C. Questo l’oggetto e i primi risultati di uno studio in corso, realizzato dal CREA Orticoltura e Florovivaismo e l’Università Politecnica di Valencia nell’ambito del progetto HORIZON 2020 – BRESOV, coordinato dall’Università di Catania e che vede coinvolti 22 Istituzioni di Ricerca di 13 Paesi.   

Lo studio si propone di identificare nuove varianti genetiche responsabili delle caratteristiche di lunga conservazione nelle tipologie di pomodoro “da serbo” e in grado di conferire resistenze all’attacco di malattie e adattabilità a condizioni di coltivazione in zone con scarsa disponibilità di acqua.  

Sono state studiate circa 150 varietà da serbo, pomodorini con forme a ciliegino ovoidale e piriforme, cuticola spessa e colore variabile dal rosso al giallo. Dal punto di vista qualitativo, studi precedenti hanno dimostrato che questi pomodori hanno elevato contenuto in vitamina C, beta-carotene, e spiccate proprietà organolettiche.  

I pomodori da serbo sono tipiche varietà autoctone, poi diversificatesi nel tempo, tradizionalmente coltivati nel sud Italia e in Spagna, dove sono state selezionate negli anni per la loro elevata qualità e conservabilità nonché per la loro capacità di adattarsi agli ambienti caldi e allo scarso regime irriguo. 

Responsabili del progetto per il CREA sono il direttore Teodoro Cardi e il ricercatore Pasquale Tripodi. Nell’ambito dello studio, il centro di ricerca Orticoltura e Florovivaismo, coadiuvato dalle unità operative dei centri di Ingegneria e Trasformazioni Agroalimentari e Cerealicoltura e Colture Industriali, ha coordinato le analisi sui geni mettendo in condivisione le collezioni di pregio che sono state selezionate nel corso degli anni. In tal modo è stata svolta un’attività fondamentale di valorizzazione delle risorse genetiche, per cui il CREA è riconosciuto come eccellenza Internazionale. 

 “L’aspetto principale della ricerca – afferma Pasquale Tripodi – è la possibilità di ottenere pomodori che sappiano adattarsi alle condizioni ambientali provocate dai mutamenti climatici in atto. Pertanto, oggi è fondamentale selezionare varietà produttive in grado di tollerare condizioni di stress dovute a scarso regime idrico, elevate temperature climatiche e attacchi di patogeni. Ciò permette di ampliare gli areali di coltivazione e allo stesso tempo di assicurare una maggiore sostenibilità ambientale”.  

La ricerca è stata condotta su un'ampia gamma di varietà autoctone per il consumo fresco, tipologie da serbo recuperate dal bacino del Mediterraneo, cultivar tradizionali e d'élite di pomodoro coltivato (S. lycopersicum) diffuse in tutto il mondo. Mediante metodi “next generation sequencing”, consistenti in tecniche di sequenziamento su larga scala di piccoli frammenti di DNA, sono stati identificati i geni soggetti a pressione selettiva e presumibilmente responsabili delle caratteristiche fenotipiche delle cultivar da serbo.   

Lo studio, che ha incluso anche varietà di pomodoro da mensa e da industria, ha permesso di identificare nelle cultivar da serbo i geni coinvolti nelle risposte di resistenza a patogeni e siccità. Inoltre, sono stati evidenziati i cromosomi che regolano i meccanismi di maturazione del frutto. Grazie alle analisi genomiche e alle prove di coltivazione, sono state selezionate varietà migliorate, in grado di tollerare carenze idriche, stress da caldo e con un buon livello di resistenza a patogeni fungini. Attualmente le selezioni sono in fase di valutazione in diversi ambienti del bacino del Mediterraneo, con l'obiettivo di valutare le performance produttive nei più ampi areali e studiare il contenuto di sostanze antiossidanti.  

Le nuove conoscenze potranno essere utili nell’ambito dei programmi di miglioramento genetico e per la valorizzazione delle cultivar studiate sui mercati globali. Nuovi esperimenti per identificare potenziali geni di interesse agronomico e qualitativo sono attualmente in via di svolgimento.  

Lo studio è stato pubblicato il 1° settembre scorso sulla rivista Horticulture Research del gruppo “Nature” (la prima secondo gli indici bibliometrici impact factor 2019 per quanto riguarda il settore orticoltura) al seguente link: www.nature.com/articles/s41438-020-00353-6 

mercoledì 9 settembre 2020

Formazione, Unito diventa punto di riferimento in Europa per futuri professionisti del settore Food

L'Università di Torino sarà punto di riferimento in Europa per l'istruzione superiore e la formazione professionale nel Food. Due docenti dell'Unito scelti dalla UE come coordinatori dei progetti di Professional Development e delle Summer School di EIT Food.



L'Istituto Europeo per l'Innovazione e la Tecnologia (EIT) dell'Unione Europea ha attribuito il ruolo di coordinatori dei consorzi europei del settore Food a due docenti dell’Università di Torino: il Prof. Luca Cocolin, del Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentarie e il Prof. Dario Peirone, del Dipartimento di Giurisprudenza. UniTo sarà coordinatrice sia dei progetti di Professional Development che delle Summer School nei Paesi e le Regioni RIS.

L’Università di Torino è partner molto attivo nell’ambito del progetto EIT Food sin dall’inizio della sua attività nel 2017. Il Sistema di Innovazione Regionale (RIS) dell'EIT è stato progettato per gli Stati membri dell'UE e per i Paesi associati al programma Horizon 2020 in Europa che sono, secondo lo European Innovation Scoreboard, innovatori moderati in cui è necessario potenziare la rete internazionale degli ecosistemi locali dell'innovazione. Tra questi anche il Centro-Sud Italia e la Valle d'Aosta.

I due progetti presentati dall’Università di Torino sono stati giudicati i più solidi e innovativi, arrivando quindi a essere investiti del coordinamento generale delle linee progettuali nei Paesi RIS. Un ruolo di forte prestigio e responsabilità, visto che i programmi EIT Food coinvolgeranno centinaia di studenti e aziende in molti paesi d’Europa. La creazione e lo sviluppo di laboratori di didattica innovativa come lo Startup Creation Lab e il coordinamento e la partecipazione in progetti quali il Master in Food Systems e l’European food system education and training (EFSET) hanno permesso all’Università di Torino di acquisire competenze ed esperienze che sono state giudicate all’avanguardia nel contesto europeo. Ai consorzi partecipano, tra le altre, Università come Cambridge, Technion, Varsavia e Aarhus, oltre a importanti imprese nel settore del food.

Il programma delle RIS Summer School fornirà tre contesti esperienziali incentrati sull'imprenditorialità e la creazione di idee imprenditoriali e innovative sui temi della Nutrizione, dell’Economia Circolare e sul Tracciamento Digitale della catena di produzione degli alimenti. Il percorso è composto da una serie funzionale e progressiva di moduli, in cui gli studenti acquisiranno competenze attraverso un approccio pratico alla risoluzione dei problemi, lavorando in team e collegando la fase di Idea Generation con le Smart Specialization Strategies nazionali e regionali sull'industria alimentare. La formazione si concentrerà sulla creazione di mentalità imprenditoriali, sviluppando capacità di lavoro di gruppo tra studenti con background molto diversi.

Il progetto Professional Development mira, con un approccio integrato e il coinvolgimento, oltre al mondo universitario, di agricoltori, imprenditori, start-up, professionisti del settore, a portare le tecnologie più innovative direttamente sui campi e negli allevamenti. Sarà pratico e utile ad abbattere le barriere e i pregiudizi legati all’innovazione, toccando anche temi caldi come i novel food e la produzione di proteine alternative, dagli insetti alle alghe. 

martedì 8 settembre 2020

Vino e territori, cambiamento climatico: al via il progetto di valorizzazione e salvaguardia della biodiversità viticola piacentina

Prende il via il progetto SalViBio per valorizzare e salvaguardare la biodiversità viticola del comprensorio dei Colli Piacentini con l'obiettivo di migliorare la competitività delle produzioni vitivinicole del territorio fortemente condizionata dal cambiamento climatico.



Vitigni autoctoni, minori o di territorio si pongono come strumenti di innovazione per l’identificazione di nuove tipologie di prodotto, sfruttando la diversa resilienza dei genotipi a disposizione alle mutate condizioni ambientali, nonché mettendo a punto protocolli gestionali volti a massimizzare il valore aggiunto del processo vitivinicolo. 

Nasce in tal senso SalViBio, progetto finanziato dalla misura 16.1.01 Focus Area 2° del PSR Emilia-Romagna 2014-2020 che coinvolge 8 partner italiani ed è coordinato dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza. L’obiettivo principale è valorizzare la biodiversità viticola del comprensorio dei Colli Piacentini per migliorare la competitività delle produzioni vitivinicole del territorio, oggi fortemente condizionata dal cambiamento climatico. Il Piano prevede il rinnovamento e l’ampliamento della piattaforma ampelografica come strumento di innovazione.

Il progetto propone una serie di azioni finalizzate a:

  • Valorizzare i vitigni minori del comprensorio dei Colli Piacentini, identificandone le potenzialità e le performances alla luce delle moderne esigenze del comparto;
  • Ampliare e migliorare la biodiversità viticola attraverso il reperimento sul territorio di nuove accessioni di vite di potenziale interesse;
  • Verificare la resilienza al cambio climatico dei vitigni minori coltivati in diversi contesti pedo-climatici e valorizzarli per conservare la tipicità e la sostenibilità delle produzioni vitivinicole
  • Valutare le potenzialità enologiche dell’Ervi per la messa a punto di nuove tipologie di prodotto ad alto valore aggiunto;
  • Verificare i protocolli di produzione e appassimento delle uve per migliorare la qualità e la sanità delle uve destinate alla produzione di vini passiti/vin santo.
  • Sensibilizzare i giovani studenti e disoccupati su tematiche inerenti la biodiversità viticola

 

Novità e fasi del progetto potranno essere seguite sul sito ufficiale e sulla pagina facebook.

mercoledì 2 settembre 2020

Soave Terroir: un libro e un progetto per raccontare il Soave

Si chiama Soave Terroir l’innovativo progetto multimediale del Consorzio Tutela Vino Soave attivato nel 2020 dopo l’inserimento ufficiale delle 33 Unità Geografiche Aggiuntive nel disciplinare di Produzione. La presentazione il prossimo 5 settembre.






Soave Terroir è un progetto di ampio respiro che si sviluppa sia on line che off line e ha preso vita dall’esigenza di comunicare a un pubblico più vasto possibile la rivoluzione del sistema Soave, coinvolgendo nel racconto sia i produttori che tutti gli esperti che negli anni hanno affiancato il Consorzio nello studio del territorio.

Questo lavoro si sviluppa a partire dal nuovo volume edito dal Consorzio del Soave con il sostegno della Fondazione Banca Popolare di Verona (Banco BPM). Il libro raccoglie 20 anni di studi effettuati dal Consorzio sui territori e i vini del comprensorio del Soave, che sono stati propedeutici al riconoscimento nel disciplinare di produzione delle 33 Unità Geografiche aggiuntive, aprendo così un nuovo capitolo nella storia moderna del Soave.

SOAVE TERROIR – IL LIBRO

La conoscenza di un territorio, la lettura della sua vera anima non è un lavoro che si conclude solo con ciò che si vede con gli occhi attraverso uno sguardo fugace ma è bensì un profondo studio di tutto ciò che lo compone, del perché delle cose, in un contesto in cui ogni cosa è collegata a un’altra. Nasce da questo presupposto il libro Soave Terroir. Un’opera omnia, corale, scritta a più mani da vari autori che hanno potuto conoscere il Soave nel suo profondo, trovando chiavi di lettura sempre nuove per un territorio dalle mille sfaccettature. Il libro è stato tradotto sia in inglese che in giapponese, per essere presentato anche nei mercati di riferimento del Soave.

E' Aldo Lorenzoni, direttore del Consorzio, ad aprire il libro, raccontando il lungo processo che ha portato alla definizione delle Unità Geografiche aggiuntive, seguito poi da Chiara Mattiello che spiega il complesso percorso che ha portato il Soave a essere un Patrimonio Agricolo Globale. La parola passa poi a Giuseppe Benciolini e Roberto Zorzin, geologi e paleontologi di fama mondiale, che sottolineano perché Soave è un luogo unico per quanto riguarda i suoli e la loro interazione con la viticoltura. Dai suoli alle unità geografiche aggiuntive. Un’analisi approfondita di tutti gli aspetti pedoclimatici ma anche storici legati a queste 33 elette aree per le uve del Soave, la Garganega e il Trebbiano di Soave, alle quali sono legati i capitoli successivi, scritti da Ermanno Murari e Giovanni Ponchia che fanno una disamina quasi intima delle due uve. Originale e innovativo è invece lo studio di Gianfranco Caoduro e Andrea Laperni che hanno analizzato quello che è l’ecosistema forestale del Soave, quindi le essenze dei boschi che persistono nell’area e che sono in stretta connessione con il vigneto. Infine un’analisi metabolomica effettuata da Luigi Bavaresco, Luigi Odello, Laura Salomone per svelare segreti legati al patrimonio polifenolico del Soave.

SOAVE TERROIR – IL PROGETTO MULTIMEDIALE

Dal libro è partito un progetto video dove i produttori delle Unità Geografiche rivendicate nell’anno 2019, ne descrivono le peculiarità attraverso il racconto dei propri vigneti e vini. I video continuano con le Soave Pills, dove i contenuti del libro sono estrapolati e animati con una grafica giovane e fresca per parlare al pubblico dei social in maniera innovativa. Questi video verranno caricati sul nuovo sito del Soave www.ilsoave.com e utilizzati nei canali social per presentare e raccontare il libro.

«Queste Unità Geografiche del Soave sono un pilastro fondamentale dell’economia del territorio, rappresentando quei luoghi in cui questo vino bianco può esprimere al meglio tutta la sua variegata espressività – spiega Sandro Gini, presidente del Consorzio Tutela vino Soave - la volontà di riconoscerle nel disciplinare di produzione, come fosse una pietra miliare nella storia della nostra denominazione è stata presa per due motivazioni: la prima per dimostrare al mondo l’eccezionale diversità e creatività di una piccola storica regione come quella del Soave; la seconda per creare consapevolezza sul valore e sulla qualità di un prodotto che cresce di anno in anno e in grado di esprimere vini di eleganza e finezza»

“Il sostegno della Fondazione BPV alla nascita di questo libro è segno tangibile della vicinanza che da sempre ci lega a questo territorio e al Consorzio Tutela Vini Soave. Un libro come questo - sottolinea Maurizio Marino, Presidente della Fondazione BPV - ha un grande valore in quanto rappresenta un segnale di incoraggiante fiducia in un prodotto, il vino Soave, che senza dubbio è un’eccellenza dei nostri territori che va sostenuta e salvaguardata con l’impegno e la partecipazione di tutti.”