lunedì 10 agosto 2020

Vino e ricerca, prevedere la morte cellulare dell'uva con sensori di etanolo

Al via la sperimentazione di sensori di etanolo in grado di prevedere l'inizio di morte cellulare dell'uva. Il progetto di Wine Australia per monitorare la salute del grappolo e la sua potenziale maturazione. 






Iniziata la fase sperimentale per la messa a punto di sensori di etanolo sia in laboratorio che in vigna in grado di rilevare la concentrazione di alcol prodotto dalla fermentazione all'interno dell'acino d'uva in condizioni di carenza di ossigeno.

Un precedente progetto denominato Incubator Initiative finanziato da Wine Australia, ha indagato sul fenomeno della morte cellulare dell'uva se sottoposta a carenza di ossigeno durante la maturazione su varietà Cabernet Sauvignon. Questo fenomeno, associato ad avvizzimento delle bacche, è dovuto da una disidratazione mediata da cambiamenti nella permeabilità della membrana cellulare dell'uva che viene accelerata da stress abiotici, ovvero quelli legati ai fattori ambientali come stress idrico e temperatura elevata. Sulla morte cellulare dell'uva ho scritto anche qui.

Lo studio sperimentale, che fa parte di un progetto più ampio sempre supportato da Wine Australia, ha preso vita dall'esigenza di trovare un metodo per monitorare rapidamente in vigna lo stato ed i cambiamenti della bacca. L'obiettivo è quello di prevenire perdite importanti che in alcuni anni possono raggiungere il 30% dell'intero raccolto. Tra le diverse varietà, quella dello Shiraz è la più colpita, a causa di una maggiore resistenza al flusso di ossigeno nel peduncolo dell'acino. Ciò aumenta la respirazione nella bacca, con conseguente maggiore richiesta di ossigeno, che sfortunatamente non può entrare abbastanza velocemente, provocando di fatto il soffocamento della bacca.

Bisogna considerare che questo è in parte naturale nel processo di maturazione dell'uva, e che si verifica, in condizioni ottimali, entro un paio di settimane prima della vendemmia. Ma come spiega  il professor Tyerman, a capo del team di ricerca dell'Università di Adelaide, se in passato il fenomeno iniziava a verificarsi 100 giorni dopo la fioritura, oggi lo stesso inizia molto prima, e questo a causa del cambiamento climatico con ondate di caldo sempre più frequenti e più intense all'inizio della stagione.

Il consiglio che viene dato ai coltivatori nel frattempo, è quello di attenersi alle procedure standard, come ad esempio mantenere le bacche più fresche possibile durante le ondate di caldo e gestire gli stress idrici. Il progetto sta esplorando anche l'effetto dei portinnesti, in particolare quelli più resistenti alla siccità e / o in grado di conferire più vigore in modo che la chioma possa fornire più ombreggiatura dei frutti.


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