Sono le proteine contenute nel fegato dei suini che influenzano il processo di produzione di prosciutti Dop grazie a una serie di marcatori molecolari. Lo studio su due razze suine italiane pubblicato su Plos One.
La qualità dei prosciutti Dop dipende dalle proteine del fegato dei suini: lo ha scoperto un gruppo di ricerca del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroalimentari (Distal) dell’Università di Bologna, nell’ambito del progetto europeo Markthepig che si focalizza sulla zootecnia di precisione e ha come obiettivo quello del miglioramento genetico dei suini (e anche la caratterizzazione di questo animale domestico come modello per studiare il metabolismo dell’uomo).
Lo studio si è focalizzato in particolare sulle due principali razze suine, la razza Large White Italiana e la razza Duroc Italiana, entrambe parte del programma nazionale di selezione dei suini pesanti operato dall’Associazione Nazionale Allevatori Suini (Anas).
Analizzando il fegato di queste due razze con la tecnica innovativa del proteoma (l’insieme delle proteine espresse nell’organo), i ricercatori hanno passato in rassegna 500 proteine identificandone 25 che sono responsabili delle principali differenze nel metabolismo.
Dal fegato, come ha spiegato Luca Fontanesi, docente dell’Università di Bologna e coordinatore della ricerca, realizzata assieme a Samuele Bovo, Alessio Di Luca, Giuliano Galimberti e Stefania Dall’Olio, dipendono gran parte dei processi metabolici che portano sia all’accrescimento degli animali che al deposito di grasso e muscolo, il cui giusto equilibrio è indispensabile per arrivare ad ottenere prosciutti di alta qualità.
Le analisi bioinformatiche hanno messo in evidenza che i processi biologici collegati a queste proteine riguardano principalmente il metabolismo dei lipidi, degli aminoacidi, e dei carboidrati e l’indagine è stata pubblicata sula rivista scientifica Plos One
giovedì 20 dicembre 2018
Natale, tutta la magia e l'energia spirituale dei canti gospel con il Roma Festival Gospel
Durante il periodo natalizio torna al Parco della Musica il Roma Gospel Festival, speciale rassegna musicale dedicata al genere gospel. Dal 21 Dicembre il festival propone concerti imperdibili di vera musica gospel con la partecipazione di grandi artisti di fama internazionale. A Capodanno si esibirà il South Carolina Gospel Choir.
Fondazione Musica per Roma, IMF Foundation presentano il Roma Gospel Festival, il più importante festival gospel europeo, nel quale vengono presentati alcuni dei migliori gruppi di spiritual e gospel provenienti dagli Stati Uniti. Il festival, diretto da Mario Ciampà, giunto alla ventitreesima edizione, è diventato un appuntamento ricorrente del Natale all’Auditorium Parco della Musica.
21, 22 e 23 Dicembre: Walt Whitman & The Soul Children of Chicago
25 Dicembre: New Direction Tennessee State Gospel
26 Dicembre: Laura Wilson & Nu' Movement
27, 28 e 29 Dicembre: Harlem Gospel Choir
30 Dicembre: Vincent Bohanan & Sound of Victory
31 Dicembre: South Carolina Gospel Choir
www.auditorium.com/
Una manifestazione musicale che non ha mai perso la propria magia e che si basa su un grande desiderio di partecipazione, perché la musica gospel riesce a coinvolgere totalmente gli ascoltatori. Che si tratti di ondeggiare, di cantare, di ballare o semplicemente di battere le mani, tutto ciò farà sì che ogni concerto diventi un’esperienza unica. Di qualunque stile sia, tradizionale, contemporaneo, rhythm'n blues o pop, lasciatevi andare, aprite il vostro cuore e fatevi trasportare da questa benefica ondata di energia spirituale.
Programma del Roma Gospel Festival
21, 22 e 23 Dicembre: Walt Whitman & The Soul Children of Chicago
25 Dicembre: New Direction Tennessee State Gospel
26 Dicembre: Laura Wilson & Nu' Movement
27, 28 e 29 Dicembre: Harlem Gospel Choir
30 Dicembre: Vincent Bohanan & Sound of Victory
31 Dicembre: South Carolina Gospel Choir
www.auditorium.com/
martedì 18 dicembre 2018
MIC Card, una nuova opportunità per gli amanti della cultura: da oggi l’edizione GIFT da poter regalare
La gift card può essere acquistata in uno dei Musei in Comune o nei Tourist Infopoint della Capitale per farne dono a chiunque risieda o studi a Roma.
Una MIC in regalo. Da oggi si potrà regalare la card che permette a chi vive e studia a Roma di entrare illimitatamente per 12 mesi nell'intero Sistema dei Musei Civici. Sempre al costo di 5 euro si potrà donare a un’altra persona, che risieda o studi a Roma.
La MIC CARD, ideata e promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crecita culturale - Sovrintendenza Capitolina e realizzata da Zètema Progetto Cultura, ha portato una rivoluzione culturale che ormai è diventata una realtà per la città di Roma, cambiando totalmente il modo di fruire l’arte nel Sistema Musei Civici.
Dalla data di inizio vendita, lo scorso 5 luglio, fino ad oggi, sono state vendute in totale oltre 40.000 MIC, in media 1 MIC ogni 2 minuti circa. Dal momento dell’introduzione della card, gli accessi nei Musei Civici con le MIC hanno superato quota 50.000, con una media accessi pari a 1,5 volte per utente, a testimonianza del fatto che i possessori della MIC tornano più di una volta nei Musei, con picchi di 15 visite a utente. Solo la sera di Musei in Musica ne sono state acquistate 385 in 6 ore: infatti la MIC consente anche di accedere, saltando la fila e gratuitamente, alle aperture straordinarie dei musei (festività natalizie e pasquali, eventi serali a 1 euro come Musei in Musica e La Notte dei Musei).
Per acquistare la GIFT Card basterà recarsi in uno dei musei del Sistema (a esclusione di Casa Museo Alberto Moravia e il Museo di Casal de’ Pazzi e dei Musei del Territorio), o nei Tourist Infopoint di Termini, Nazionale, Minghetti, Sonnino, Fori Imperiali, Navona, Castel Sant’Angelo, Ciampino Apt e Fiumicino Apt e richiedere la nuova GIFT CARD accertando preventivamente che il destinatario del regalo possegga i requisiti necessari per attivare la carta (la card non è rimborsabile e nel caso non si posseggano tali requisiti la card non potrà essere attivata). Ricordo infatti che la MIC è rivolta a tutti i residenti, sia italiani che stranieri, i domiciliati temporanei e gli studenti delle università pubbliche e private della Capitale. La nuova GIFT Card non è acquistabile online.
Il beneficiario della GIFT CARD dovrà poi attivare la carta recandosi in una delle biglietterie dei Musei in Comune o nei Tourist Infopoint - con documento di riconoscimento valido e con un certificato che attesti il possesso del requisito - e compilando l’apposito il Modulo Richiesta Dati Titolari Mic Card. Solo al momento dell’attivazione partiranno i 12 mesi di validità con la possibilità di accedere illimitatamente nei Musei in Comune (Musei Capitolini, alla Centrale Montemartini, ai Mercati di Traiano - Museo dei Fori Imperiali, al Museo di Roma in Palazzo Braschi, al Museo di Roma in Trastevere, ai Musei di Villa Torlonia: Casino dei Principi / Casino Nobile / Casina delle Civette, al Museo dell’Ara Pacis, al Museo Civico di Zoologia e alla Galleria Comunale d’Arte Moderna) e nei siti storico artistici e archeologici della Sovrintendenza Capitolina – come il Foro di Cesare, il Ludus Magnus e il Fontanone del Gianicolo – aperti normalmente a gruppi e associazioni culturali esclusivamente su prenotazione allo 060608 (si paga solo il costo della visita guidata). Per l’ingresso al museo del Circo Massimo valgono le stesse regole salvo il sabato e la domenica quando sarà ad accesso gratuito e libero con la MIC, senza necessità di prenotazione.
Gli spazi espositivi del Museo di Roma Palazzo Braschi e del Museo dell’Ara Pacis che hanno una bigliettazione separata non sono inclusi nel circuito della MIC. Eventuali visite guidate non incluse nel biglietto d’ingresso sono a pagamento.
Ti ricordo inoltre che con la MIC si può usufruire di uno sconto del 10% nelle caffetterie e nei bookshop dei musei.
Tutte le informazioni su www.museiincomuneroma.it e 060608.
Una MIC in regalo. Da oggi si potrà regalare la card che permette a chi vive e studia a Roma di entrare illimitatamente per 12 mesi nell'intero Sistema dei Musei Civici. Sempre al costo di 5 euro si potrà donare a un’altra persona, che risieda o studi a Roma.
La MIC CARD, ideata e promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crecita culturale - Sovrintendenza Capitolina e realizzata da Zètema Progetto Cultura, ha portato una rivoluzione culturale che ormai è diventata una realtà per la città di Roma, cambiando totalmente il modo di fruire l’arte nel Sistema Musei Civici.
Dalla data di inizio vendita, lo scorso 5 luglio, fino ad oggi, sono state vendute in totale oltre 40.000 MIC, in media 1 MIC ogni 2 minuti circa. Dal momento dell’introduzione della card, gli accessi nei Musei Civici con le MIC hanno superato quota 50.000, con una media accessi pari a 1,5 volte per utente, a testimonianza del fatto che i possessori della MIC tornano più di una volta nei Musei, con picchi di 15 visite a utente. Solo la sera di Musei in Musica ne sono state acquistate 385 in 6 ore: infatti la MIC consente anche di accedere, saltando la fila e gratuitamente, alle aperture straordinarie dei musei (festività natalizie e pasquali, eventi serali a 1 euro come Musei in Musica e La Notte dei Musei).
Per acquistare la GIFT Card basterà recarsi in uno dei musei del Sistema (a esclusione di Casa Museo Alberto Moravia e il Museo di Casal de’ Pazzi e dei Musei del Territorio), o nei Tourist Infopoint di Termini, Nazionale, Minghetti, Sonnino, Fori Imperiali, Navona, Castel Sant’Angelo, Ciampino Apt e Fiumicino Apt e richiedere la nuova GIFT CARD accertando preventivamente che il destinatario del regalo possegga i requisiti necessari per attivare la carta (la card non è rimborsabile e nel caso non si posseggano tali requisiti la card non potrà essere attivata). Ricordo infatti che la MIC è rivolta a tutti i residenti, sia italiani che stranieri, i domiciliati temporanei e gli studenti delle università pubbliche e private della Capitale. La nuova GIFT Card non è acquistabile online.
Il beneficiario della GIFT CARD dovrà poi attivare la carta recandosi in una delle biglietterie dei Musei in Comune o nei Tourist Infopoint - con documento di riconoscimento valido e con un certificato che attesti il possesso del requisito - e compilando l’apposito il Modulo Richiesta Dati Titolari Mic Card. Solo al momento dell’attivazione partiranno i 12 mesi di validità con la possibilità di accedere illimitatamente nei Musei in Comune (Musei Capitolini, alla Centrale Montemartini, ai Mercati di Traiano - Museo dei Fori Imperiali, al Museo di Roma in Palazzo Braschi, al Museo di Roma in Trastevere, ai Musei di Villa Torlonia: Casino dei Principi / Casino Nobile / Casina delle Civette, al Museo dell’Ara Pacis, al Museo Civico di Zoologia e alla Galleria Comunale d’Arte Moderna) e nei siti storico artistici e archeologici della Sovrintendenza Capitolina – come il Foro di Cesare, il Ludus Magnus e il Fontanone del Gianicolo – aperti normalmente a gruppi e associazioni culturali esclusivamente su prenotazione allo 060608 (si paga solo il costo della visita guidata). Per l’ingresso al museo del Circo Massimo valgono le stesse regole salvo il sabato e la domenica quando sarà ad accesso gratuito e libero con la MIC, senza necessità di prenotazione.
Gli spazi espositivi del Museo di Roma Palazzo Braschi e del Museo dell’Ara Pacis che hanno una bigliettazione separata non sono inclusi nel circuito della MIC. Eventuali visite guidate non incluse nel biglietto d’ingresso sono a pagamento.
Ti ricordo inoltre che con la MIC si può usufruire di uno sconto del 10% nelle caffetterie e nei bookshop dei musei.
Tutte le informazioni su www.museiincomuneroma.it e 060608.
lunedì 17 dicembre 2018
Natale, lo spumante Made in Italy fa il boom, in Italia 66 milioni di bottiglie stappate, all'estero 181 milioni
La stima dell'Osservatorio del Vino UIV-ISMEA sui consumi dei spumanti italiani durante festività, con un aggiornamento dei dati export. Secondo Abbona (presidente UIV), il 2018 è un anno positivo e l'accordo UE-Giappone dà ottimismo per crescita export 2019.
Come da tradizione gli Spumanti italiani sono protagonisti durante il periodo Natalizio nel bel Paese: in Italia durante le festività verranno stappate più di 66 milioni di bottiglie, mentre all’estero saranno circa 181 milioni.
I dati ISTAT elaborati da ISMEA, partner dell’Osservatorio del Vino, danno un quadro molto positivo per il comparto nazionale dei vini spumanti, che chiuderà il 2018 con vendite totali superiori a 700 milioni di bottiglie (+5% rispetto al 2017), di cui 190 milioni in Italia (+4%) e oltre 500 esportate (+6%).
“Come da tradizione, i nostri vini spumanti troveranno un posto di primo piano sulle tavole degli italiani durante le festività – commenta Ernesto Abbona, presidente di Unione Italiana Vini. I dati sui consumi interni dimostrano quanto i nostri connazionali siano consapevoli dell’elevata qualità dei prodotti vinicoli del Paese e questa consapevolezza, che senza mezzi termini possiamo definire una positiva crescita culturale e una vittoria per il comparto, trova quindi riscontro al momento dell’acquisto. Ottimi risultati vengono registrati anche per quanto riguarda le esportazioni, a dimostrazione che il vino italiano riesce riscuotere grande apprezzamento anche all’estero. Il vino italiano nel suo complesso sta per chiudere un anno positivo, pur sapendo di dover lavorare sodo per continuare a crescere ed aumentare la propria penetrazione nei mercati extra europei. Da questo punto di vista – conclude Ernesto Abbona – abbiamo appena ricevuto l’ottima notizia riguardante la ratifica da parte del Parlamento Europeo dell’Accordo di Libero Scambio con il Giappone, che entrerà in vigore il prossimo 1 febbraio, trattato che darà nuovo slancio al vino italiano e che ci permette di guardare al 2019 con ottimismo”.
L’export di vini spumanti italiani si conferma principale traino del settore, con un consuntivo 2018 previsto in ulteriore crescita, soprattutto sul fronte valori, dove sono attesi 1,5 miliardi di euro (+13%). Il Prosecco DOC e DOCG anche nel 2018 primeggia nelle esportazioni: da solo rappresenta infatti circa il 15% a valore dell’intero comparto vinicolo italiano e il 61% rispetto all’intero settore spumantistico.
Tra i principali Paesi clienti, il Regno Unito, nonostante un calo del 4% a volume, si conferma il primo Paese di destinazione dello spumante italiano, con oltre 100 milioni di bottiglie vendute nel periodo gennaio-settembre. Crescono del 9% le esportazioni verso gli Stati Uniti, con quasi 80 milioni di bottiglie, e segue la Germania con circa 32 milioni.
“In questo 2018 – aggiunge Paolo Castelletti, segretario generale di Unione Italiana Vini – abbiamo registrato con grande soddisfazione l’aumento generalizzato in termini di vendite di tutte le principali denominazioni, non solo all’estero, ma anche in Italia, con buone performance anche da parte delle bollicine dolci. Il Prosecco si è dimostrato ancora una volta il leader e principale traino sia del settore che dell’intero comparto vinicolo del nostro Paese. Per quanto riguarda le esportazioni, subiscono un lieve calo le vendite nel Regno Unito, che resta comunque uno dei nostri principali clienti, ma questa può essere considerata la dimostrazione delle potenziali conseguenze di una Brexit che nei fatti sta già avendo degli effetti negativi sul vino italiano”.
Come da tradizione gli Spumanti italiani sono protagonisti durante il periodo Natalizio nel bel Paese: in Italia durante le festività verranno stappate più di 66 milioni di bottiglie, mentre all’estero saranno circa 181 milioni.
I dati ISTAT elaborati da ISMEA, partner dell’Osservatorio del Vino, danno un quadro molto positivo per il comparto nazionale dei vini spumanti, che chiuderà il 2018 con vendite totali superiori a 700 milioni di bottiglie (+5% rispetto al 2017), di cui 190 milioni in Italia (+4%) e oltre 500 esportate (+6%).
“Come da tradizione, i nostri vini spumanti troveranno un posto di primo piano sulle tavole degli italiani durante le festività – commenta Ernesto Abbona, presidente di Unione Italiana Vini. I dati sui consumi interni dimostrano quanto i nostri connazionali siano consapevoli dell’elevata qualità dei prodotti vinicoli del Paese e questa consapevolezza, che senza mezzi termini possiamo definire una positiva crescita culturale e una vittoria per il comparto, trova quindi riscontro al momento dell’acquisto. Ottimi risultati vengono registrati anche per quanto riguarda le esportazioni, a dimostrazione che il vino italiano riesce riscuotere grande apprezzamento anche all’estero. Il vino italiano nel suo complesso sta per chiudere un anno positivo, pur sapendo di dover lavorare sodo per continuare a crescere ed aumentare la propria penetrazione nei mercati extra europei. Da questo punto di vista – conclude Ernesto Abbona – abbiamo appena ricevuto l’ottima notizia riguardante la ratifica da parte del Parlamento Europeo dell’Accordo di Libero Scambio con il Giappone, che entrerà in vigore il prossimo 1 febbraio, trattato che darà nuovo slancio al vino italiano e che ci permette di guardare al 2019 con ottimismo”.
L’export di vini spumanti italiani si conferma principale traino del settore, con un consuntivo 2018 previsto in ulteriore crescita, soprattutto sul fronte valori, dove sono attesi 1,5 miliardi di euro (+13%). Il Prosecco DOC e DOCG anche nel 2018 primeggia nelle esportazioni: da solo rappresenta infatti circa il 15% a valore dell’intero comparto vinicolo italiano e il 61% rispetto all’intero settore spumantistico.
Tra i principali Paesi clienti, il Regno Unito, nonostante un calo del 4% a volume, si conferma il primo Paese di destinazione dello spumante italiano, con oltre 100 milioni di bottiglie vendute nel periodo gennaio-settembre. Crescono del 9% le esportazioni verso gli Stati Uniti, con quasi 80 milioni di bottiglie, e segue la Germania con circa 32 milioni.
“In questo 2018 – aggiunge Paolo Castelletti, segretario generale di Unione Italiana Vini – abbiamo registrato con grande soddisfazione l’aumento generalizzato in termini di vendite di tutte le principali denominazioni, non solo all’estero, ma anche in Italia, con buone performance anche da parte delle bollicine dolci. Il Prosecco si è dimostrato ancora una volta il leader e principale traino sia del settore che dell’intero comparto vinicolo del nostro Paese. Per quanto riguarda le esportazioni, subiscono un lieve calo le vendite nel Regno Unito, che resta comunque uno dei nostri principali clienti, ma questa può essere considerata la dimostrazione delle potenziali conseguenze di una Brexit che nei fatti sta già avendo degli effetti negativi sul vino italiano”.
lunedì 10 dicembre 2018
Alimentazione e scienza. Celiachia, i grani antichi sono più proteici di quelli moderni. Lo studio a cura del CREA
Partendo dal presupposto che nessun celiaco possa assumere prodotti derivanti da grano, segale, farro, orzo e avena, dallo studio è emerso che i grani antichi sono caratterizzati da una maggiore componente proteica e rilasciano una maggiore quantità di peptidi scatenanti la celiachia rispetto ai moderni. Lo studio CREA, UNIMORE e UNIPARMA pubblicato su Food Research International.
Sta di fatto che il grano antico è oggi in gran parte più consigliato di quello moderno per i celiaci. Ma è proprio vero che i grani antichi sono meno tossici dei moderni per i celiaci? E che hanno livelli più alti di carboidrati potenzialmente prebiotici (amido resistente e fibre)? L’incremento dei casi di celiachia può essere, quindi, una conseguenza del miglioramento genetico condotto nel secolo scorso?
Lo studio
Per dare risposte scientificamente valide a queste domande, un team di ricercatori del CREA Cerealicoltura e Colture industriali (sede di Foggia), delle Università di Modena e Reggio Emilia e di Parma, all’interno del progetto “Antiche varietà di frumento duro e salute: valorizzazione della filiera pastaria, claim salutistici ed etichettatura nella cornice normativa interna e sovranazionale”, finanziato dal Fondo di Ateneo dell'Università di Modena e Reggio Emilia per la Ricerca 2015, ha confrontato 9 grani antichi, diffusi maggiormente nel Sud Italia e nelle Isole dagli inizi del 1900 fino al 1960 (e considerati ormai obsoleti), con 3 grani moderni, sia per quanto riguarda la celiachia sia per il contenuto di amido resistente. Lo studio è stato appena pubblicato sulla rivista Food Research International.
La sperimentazione
I campioni paragonati sono stati coltivati e raccolti presso il CREA nelle stesse condizioni sperimentali di campo, per poi essere macinati. Lo sfarinato integrale così ottenuto è stato sottoposto a digestione in vitro dall’Università di Modena e Reggio Emilia. I peptidi (ossia i frammenti di proteine) che ne sono derivati - in particolare quelli responsabili della risposta immunitaria che caratterizza la celiachia - sono stati analizzati, dall’Università di Parma, mediante cromatografia accoppiata alla massa (UPLC/ESI-MS), una tecnica che permette, appunto, di separare, identificare e quantificare i peptidi. Per quanto riguarda le componenti prebiotiche, in particolare per l’amido resistente, sulla base di uno screening iniziale effettuato su ciascun campione macinato, il CREA ha selezionato un grano antico ed uno moderno, caratterizzati da valori contrastanti per quantità di fibra e/o amido resistente, ed è stata prodotta la pasta da ciascuno di essi, a diverse condizioni di essiccamento. Su ogni tipologia di pasta così ottenuta è stato valutato dal gruppo dell’università di Reggio Emilia l’amido resistente, prima e dopo la cottura.
I risultati
Partendo dal presupposto che nessun celiaco possa assumere prodotti derivanti da grano, segale, farro, orzo e avena, dallo studio è emerso che i grani antichi sono caratterizzati da una maggiore componente proteica e rilasciano una maggiore quantità di peptidi scatenanti la celiachia rispetto ai moderni. Per cui, anch’essi devono essere esclusi dalla dieta dei celiaci. In aggiunta, nessuna differenza sostanziale è stata riscontrata per quanto riguarda il contenuto di amido resistente dopo la cottura della pasta, quindi non sembra esserci un potenziale prebiotico in più nei grani antichi.
“Sebbene l’indagine sia stata condotta su un numero limitato di genotipi – afferma Donatella Ficco coordinatore del team CREA - rappresenta un importante contributo di conoscenza su un argomento molto dibattuto, su cui il consumatore fa fatica a distinguere la moda dalla scienza e in cui spesso, purtroppo, la disinformazione regna sovrana, a danno del portafoglio e della salute”.
Sta di fatto che il grano antico è oggi in gran parte più consigliato di quello moderno per i celiaci. Ma è proprio vero che i grani antichi sono meno tossici dei moderni per i celiaci? E che hanno livelli più alti di carboidrati potenzialmente prebiotici (amido resistente e fibre)? L’incremento dei casi di celiachia può essere, quindi, una conseguenza del miglioramento genetico condotto nel secolo scorso?
Lo studio
Per dare risposte scientificamente valide a queste domande, un team di ricercatori del CREA Cerealicoltura e Colture industriali (sede di Foggia), delle Università di Modena e Reggio Emilia e di Parma, all’interno del progetto “Antiche varietà di frumento duro e salute: valorizzazione della filiera pastaria, claim salutistici ed etichettatura nella cornice normativa interna e sovranazionale”, finanziato dal Fondo di Ateneo dell'Università di Modena e Reggio Emilia per la Ricerca 2015, ha confrontato 9 grani antichi, diffusi maggiormente nel Sud Italia e nelle Isole dagli inizi del 1900 fino al 1960 (e considerati ormai obsoleti), con 3 grani moderni, sia per quanto riguarda la celiachia sia per il contenuto di amido resistente. Lo studio è stato appena pubblicato sulla rivista Food Research International.
La sperimentazione
I campioni paragonati sono stati coltivati e raccolti presso il CREA nelle stesse condizioni sperimentali di campo, per poi essere macinati. Lo sfarinato integrale così ottenuto è stato sottoposto a digestione in vitro dall’Università di Modena e Reggio Emilia. I peptidi (ossia i frammenti di proteine) che ne sono derivati - in particolare quelli responsabili della risposta immunitaria che caratterizza la celiachia - sono stati analizzati, dall’Università di Parma, mediante cromatografia accoppiata alla massa (UPLC/ESI-MS), una tecnica che permette, appunto, di separare, identificare e quantificare i peptidi. Per quanto riguarda le componenti prebiotiche, in particolare per l’amido resistente, sulla base di uno screening iniziale effettuato su ciascun campione macinato, il CREA ha selezionato un grano antico ed uno moderno, caratterizzati da valori contrastanti per quantità di fibra e/o amido resistente, ed è stata prodotta la pasta da ciascuno di essi, a diverse condizioni di essiccamento. Su ogni tipologia di pasta così ottenuta è stato valutato dal gruppo dell’università di Reggio Emilia l’amido resistente, prima e dopo la cottura.
I risultati
Partendo dal presupposto che nessun celiaco possa assumere prodotti derivanti da grano, segale, farro, orzo e avena, dallo studio è emerso che i grani antichi sono caratterizzati da una maggiore componente proteica e rilasciano una maggiore quantità di peptidi scatenanti la celiachia rispetto ai moderni. Per cui, anch’essi devono essere esclusi dalla dieta dei celiaci. In aggiunta, nessuna differenza sostanziale è stata riscontrata per quanto riguarda il contenuto di amido resistente dopo la cottura della pasta, quindi non sembra esserci un potenziale prebiotico in più nei grani antichi.
“Sebbene l’indagine sia stata condotta su un numero limitato di genotipi – afferma Donatella Ficco coordinatore del team CREA - rappresenta un importante contributo di conoscenza su un argomento molto dibattuto, su cui il consumatore fa fatica a distinguere la moda dalla scienza e in cui spesso, purtroppo, la disinformazione regna sovrana, a danno del portafoglio e della salute”.
Situazione vitivinicola mondiale: il bilancio dell'OIV
In occasione del 41º Congresso mondiale della vigna e del vino, il direttore generale dell’OIV, Jean-Marie Aurand, ha presentato il bilancio complessivo del settore vitivinicolo globale.
Il presente rapporto come di consueto verte sul potenziale di produzione vitivinicola, la superficie vitata, la produzione e il consumo mondiale di vino, i volumi esportati e importati di vino, nonché la produzione di uva destinata a qualsiasi uso.
Nel 2017 la superficie viticola mondiale raggiunge i 7.534 mha. La produzione mondiale di uva del 2017 si attesta a 73 Mio t. La produzione mondiale di vino 2018 (esclusi succhi e mosti) è stimata in 279 Mio hl. Nel 2017 il consumo mondiale di vino è stimato in 244 Mio hl.
Superfici vitate
La dimensione del vigneto mondiale (indipendentemente dalla destinazione d’uso finale delle uve e comprese le vigne non ancora in produzione) nel 2017 si attesta a 7.534 mha, ovvero in leggero calo rispetto a quella del 2016 (-24 mha).
La Spagna rimane saldamente in testa per quanto riguarda le superfici coltivate, con 967 mha, davanti alla Cina (870 mha) e alla Francia (786 mha). La superficie viticola cinese continua a crescere (+6 mha tra 2016 e 2017). Il vigneto comunitario invece riduce il suo tasso di erosione, e si dovrebbe stabilire a 3.304 mha nel 2017.
Uva
Nel 2017 la produzione mondiale di uva (destinata a qualsiasi uso) è di circa 73 Mio t. La produzione di uva conosce ormai dal 2000 una tendenza alla crescita (+9%), nonostante la riduzione della superficie a vigneto: ciò può spiegarsi principalmente con un aumento delle rese e con il continuo miglioramento delle tecniche viticole.
La Cina, con 13,7 Mio t, nel 2017 è il 1º produttore (19% della produzione mondiale di uva), seguita dall’Italia (6,9 Mio t), dagli Stati Uniti d’America (6,7 Mio t), e dalla Francia (5,5 Mio t).
Produzione di vino
La produzione mondiale di vino (esclusi succhi e mosti) nel 2018 si stima in 279 Mio hl, segnando un aumento del 13% rispetto al 2017. La produzione 2018 dovrebbe risultare una delle più alte dal 2000. Ricordiamo che l’annata 2017 è stata segnata da condizioni climatiche difficili di cui hanno risentito le produzioni di molti paesi. Inoltre, il dato della produzione di vino del 2017, ancora provvisorio, è stato rivisto al ribasso, sulla base gli ultimi dati registrati.
L’Italia (48,5 Mio hl) si conferma 1º produttore mondiale, seguita dalla Francia (46,4 Mio hl) e dalla Spagna (40,9 Mio hl). Il livello di produzione rimane ancora elevato negli Stati Uniti d’America (23,9 Mio hl). In America del Sud le produzioni aumentano in modo significativo: in Argentina (14,5 Mio hl), in Cile (12,9 Mio hl) e in Brasile (3,4 Mio hl). Infine, il Sud Africa (9,4 Mio hl) ha sofferto per una sfavorevole siccità.
Consumo di vino
I dati disponibili mostrano una leggera crescita del consumo mondiale 2017, stimato in circa 244 Mio hl. I paesi tradizionalmente consumatori proseguono la loro recessione (o stagnazione), a favore dei nuovi poli di consumo. Il periodo compreso tra il 2000 e il 2017 è stato caratterizzato da uno spostamento del consumo di vino. Il vino viene consumato sempre più spesso al di fuori del paese di produzione.
Gli Stati Uniti d’America, con 32,6 Mio hl, si confermano i maggiori consumatori mondiali dal 2011, seguiti da Francia (27,0 Mio hl), Italia (22,6 Mio hl), Germania (20,1 Mio hl) e Cina (17,9 Mio hl).
Commercio internazionale di vino
Nel 2017, gli scambi mondiali di vino sono cresciuti del 3,4% in volume (108 Mio hl) e del 4,8% in valore rispetto al 2016, attestandosi a 30 Mrd EUR.
www.oiv.int
Il presente rapporto come di consueto verte sul potenziale di produzione vitivinicola, la superficie vitata, la produzione e il consumo mondiale di vino, i volumi esportati e importati di vino, nonché la produzione di uva destinata a qualsiasi uso.
Nel 2017 la superficie viticola mondiale raggiunge i 7.534 mha. La produzione mondiale di uva del 2017 si attesta a 73 Mio t. La produzione mondiale di vino 2018 (esclusi succhi e mosti) è stimata in 279 Mio hl. Nel 2017 il consumo mondiale di vino è stimato in 244 Mio hl.
Superfici vitate
La dimensione del vigneto mondiale (indipendentemente dalla destinazione d’uso finale delle uve e comprese le vigne non ancora in produzione) nel 2017 si attesta a 7.534 mha, ovvero in leggero calo rispetto a quella del 2016 (-24 mha).
La Spagna rimane saldamente in testa per quanto riguarda le superfici coltivate, con 967 mha, davanti alla Cina (870 mha) e alla Francia (786 mha). La superficie viticola cinese continua a crescere (+6 mha tra 2016 e 2017). Il vigneto comunitario invece riduce il suo tasso di erosione, e si dovrebbe stabilire a 3.304 mha nel 2017.
Uva
Nel 2017 la produzione mondiale di uva (destinata a qualsiasi uso) è di circa 73 Mio t. La produzione di uva conosce ormai dal 2000 una tendenza alla crescita (+9%), nonostante la riduzione della superficie a vigneto: ciò può spiegarsi principalmente con un aumento delle rese e con il continuo miglioramento delle tecniche viticole.
La Cina, con 13,7 Mio t, nel 2017 è il 1º produttore (19% della produzione mondiale di uva), seguita dall’Italia (6,9 Mio t), dagli Stati Uniti d’America (6,7 Mio t), e dalla Francia (5,5 Mio t).
Produzione di vino
La produzione mondiale di vino (esclusi succhi e mosti) nel 2018 si stima in 279 Mio hl, segnando un aumento del 13% rispetto al 2017. La produzione 2018 dovrebbe risultare una delle più alte dal 2000. Ricordiamo che l’annata 2017 è stata segnata da condizioni climatiche difficili di cui hanno risentito le produzioni di molti paesi. Inoltre, il dato della produzione di vino del 2017, ancora provvisorio, è stato rivisto al ribasso, sulla base gli ultimi dati registrati.
L’Italia (48,5 Mio hl) si conferma 1º produttore mondiale, seguita dalla Francia (46,4 Mio hl) e dalla Spagna (40,9 Mio hl). Il livello di produzione rimane ancora elevato negli Stati Uniti d’America (23,9 Mio hl). In America del Sud le produzioni aumentano in modo significativo: in Argentina (14,5 Mio hl), in Cile (12,9 Mio hl) e in Brasile (3,4 Mio hl). Infine, il Sud Africa (9,4 Mio hl) ha sofferto per una sfavorevole siccità.
Consumo di vino
I dati disponibili mostrano una leggera crescita del consumo mondiale 2017, stimato in circa 244 Mio hl. I paesi tradizionalmente consumatori proseguono la loro recessione (o stagnazione), a favore dei nuovi poli di consumo. Il periodo compreso tra il 2000 e il 2017 è stato caratterizzato da uno spostamento del consumo di vino. Il vino viene consumato sempre più spesso al di fuori del paese di produzione.
Gli Stati Uniti d’America, con 32,6 Mio hl, si confermano i maggiori consumatori mondiali dal 2011, seguiti da Francia (27,0 Mio hl), Italia (22,6 Mio hl), Germania (20,1 Mio hl) e Cina (17,9 Mio hl).
Commercio internazionale di vino
Nel 2017, gli scambi mondiali di vino sono cresciuti del 3,4% in volume (108 Mio hl) e del 4,8% in valore rispetto al 2016, attestandosi a 30 Mrd EUR.
www.oiv.int
sabato 8 dicembre 2018
Balla a Villa Borghese, in mostra oltre trenta opere dipinte da Giacomo Balla a Villa Borghese
Al Museo Bilotti si presentano, per la prima volta riunite, oltre trenta opere dipinte da Giacomo Balla a Villa Borghese. Fino al 17 Febbraio 2019.
Il Museo Carlo Bilotti - Aranciera di Villa Borghese, situato nel cuore del grande parco romano, è il luogo ideale per accogliere questa mostra antologica di Giacomo Balla. È l’occasione per presentare un focus incentrato esclusivamente sulle opere dipinte nella Villa, con un’indagine sulla prima produzione pittorica dell’artista che, non ancora futurista, è già rivolta allo studio della luce e del colore.
La cura della mostra è della storica dell’arte Elena Gigli, studiosa impegnata da anni nella catalogazione dell’opera di Balla. Promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali con la collaborazione della Galleria Mucciaccia di Roma,
l’esposizione è prodotta dalla The Boga Foundation. Servizi museali di Zètema Progetto Cultura.
Giacomo Balla nell’estate del 1904, dopo il matrimonio con Elisa Marcucci, si trasferisce a Roma, in un antico monastero in via Parioli 6, l’attuale via Paisiello, all’angolo di via Nicolò Porpora. Nelle stanze-cella di questo angolo felice di natura, ritagliato ai margini periferici della città e molto diverso dall’odierno quartiere Parioli, il pittore stabilisce la sua casa e dipinge ciò che vede dal balcone del suo studio o subito al di fuori della porta dell’abitazione.
Fino al 1910, anno in cui realizza il grande polittico Villa Borghese, il tema della natura ai confini della città diventa per Balla ciò che è per Paul Cézanne la “Montagne Sainte-Victoire”: materia da indagare, da provare e riprovare, da scarnire fino all’astrazione. Si tratta di uno dei primi temi sperimentali affrontati dal pittore, presentato in questa occasione attraverso una trentina di lavori riuniti organicamente, proprio come saranno, all’epoca eroica del Futurismo, i temi della Rondine, vista dallo stesso balcone, l’Automobile in corsa, la Velocità astratta, le Linee forza di paesaggio, le Trasformazioni forme spirito, il Mercurio che passa davanti al sole, e così via.
Nelle sale al primo piano del Museo, un suggestivo ampliamento della mostra attualizza lo “sguardo fotografico” di Balla attraverso una serie di scatti del fotografo Mario Ceppi realizzati negli stessi luoghi dei dipinti in mostra.
Balla a Villa Borghese
Da martedì a venerdì ore 10.00 - 16.00 - sabato e domenica ore 10.00 - 19.00
Museo Carlo Bilotti – Aranciera di Villa Borghese, Viale Fiorello La Guardia, 6
Ingresso gratuito
Il Museo Carlo Bilotti - Aranciera di Villa Borghese, situato nel cuore del grande parco romano, è il luogo ideale per accogliere questa mostra antologica di Giacomo Balla. È l’occasione per presentare un focus incentrato esclusivamente sulle opere dipinte nella Villa, con un’indagine sulla prima produzione pittorica dell’artista che, non ancora futurista, è già rivolta allo studio della luce e del colore.
La cura della mostra è della storica dell’arte Elena Gigli, studiosa impegnata da anni nella catalogazione dell’opera di Balla. Promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali con la collaborazione della Galleria Mucciaccia di Roma,
l’esposizione è prodotta dalla The Boga Foundation. Servizi museali di Zètema Progetto Cultura.
Giacomo Balla nell’estate del 1904, dopo il matrimonio con Elisa Marcucci, si trasferisce a Roma, in un antico monastero in via Parioli 6, l’attuale via Paisiello, all’angolo di via Nicolò Porpora. Nelle stanze-cella di questo angolo felice di natura, ritagliato ai margini periferici della città e molto diverso dall’odierno quartiere Parioli, il pittore stabilisce la sua casa e dipinge ciò che vede dal balcone del suo studio o subito al di fuori della porta dell’abitazione.
Fino al 1910, anno in cui realizza il grande polittico Villa Borghese, il tema della natura ai confini della città diventa per Balla ciò che è per Paul Cézanne la “Montagne Sainte-Victoire”: materia da indagare, da provare e riprovare, da scarnire fino all’astrazione. Si tratta di uno dei primi temi sperimentali affrontati dal pittore, presentato in questa occasione attraverso una trentina di lavori riuniti organicamente, proprio come saranno, all’epoca eroica del Futurismo, i temi della Rondine, vista dallo stesso balcone, l’Automobile in corsa, la Velocità astratta, le Linee forza di paesaggio, le Trasformazioni forme spirito, il Mercurio che passa davanti al sole, e così via.
Nelle sale al primo piano del Museo, un suggestivo ampliamento della mostra attualizza lo “sguardo fotografico” di Balla attraverso una serie di scatti del fotografo Mario Ceppi realizzati negli stessi luoghi dei dipinti in mostra.
Da martedì a venerdì ore 10.00 - 16.00 - sabato e domenica ore 10.00 - 19.00
Museo Carlo Bilotti – Aranciera di Villa Borghese, Viale Fiorello La Guardia, 6
Ingresso gratuito
venerdì 7 dicembre 2018
Festa di Roma 2019: nella città universale arriva il Capodanno ispirato alla Luna
A Capodanno prenderà vita la Festa di Roma 2019, promossa da Roma Capitale - Assessorato alla Crescita culturale con il supporto del Dipartimento Attività Culturali e la collaborazione delle istituzioni culturali della città. Dalla sera del 31 dicembre al Circo Massimo fino alla sera del 1 gennaio per condividere insieme 24 ore di festa con 1000 artisti provenienti da 46 Paesi.
24 ore di Festa, oltre 100 performance e 1000 artisti provenienti da 46 Paesi e 5 continenti, coinvolgendo una vasta area di 70.000 mq, tra piazza dell’Emporio, Giardino degli Aranci, Circo Massimo, via Petroselli, Lungotevere Aventino, Lungotevere dei Pierleoni e Isola Tiberina.
Un’edizione straordinaria a cui l’Amministrazione con le sue Istituzioni culturali lavora da un anno per proporre un’esperienza assolutamente unica: per un giorno intero il cuore della Città Eterna, un’area pedonalizzata, si trasformerà in un paesaggio da sogno con spettacoli, performance, istallazioni, musica, proiezioni e molto altro ispirati da un tema comune: la Luna a cui si rende omaggio in occasione dei 50 anni dal primo sbarco.
Il nostro satellite naturale e il suo approdo, la conquista dello spazio, il sogno di poter viaggiare nel cosmo, a cinquant’anni da quel primo piede poggiato sui suoi crateri, continua ad essere spunto e simbolo di fantasia, di un’altra dimensione e, per estensione, l’emblema dell’assenza di gravità, di leggerezza e romanticismo. La Festa di Roma raccoglie questi spunti e ci invita a passeggiare per le vie del lungotevere facendoci perdere il senso dell’orientamento e con il naso sempre rivolto all’insù.
Così quest’anno Roma, i romani e i visitatori festeggeranno l’arrivo del nuovo anno varcando confini geografici, culturali e sociali, alla scoperta di un nuovo modo di vivere la propria città e di stare con gli altri. Lo spirito è proprio quello di offrire la possibilità di riappropriarsi dello straordinario patrimonio storico di Roma, facendone teatro dell’eccellenza artistica contemporanea internazionale. In un incontro tra i tantissimi artisti che a Roma vivono e producono e gli altrettanti che da tutto il mondo sono stati invitati a realizzare qualcosa ad hoc per questa città unica e inimitabile.
Il viaggio partirà alle ore 21.00 del 31 dicembre al Circo Massimo pensato come una grande piazza, in cui attendere l’arrivo del nuovo anno immersi in uno spettacolo di luci, suoni, performance acrobatiche, immagini e fuochi d’artificio. Aprirà la serata la Piccola Orchestra di Tor Pignattara, con un concerto pensato per la manifestazione ed eseguito da 20 ragazzi under 18 i cui genitori provengono da 14 diversi Paesi del mondo (Italia, Polonia, Egitto, Senegal, Eritrea, Tunisia, Nigeria, Cuba, Argentina, Colombia, Filippine, Bangladesh, Cina, Guatemala), per un’unica grande orchestra di “nuovi italiani” diretta da Pino Pecorelli.
A seguire i Kitonb, grande compagnia romana che torna a esibirsi nella sua città dopo oltre 10 anni e che vanta meritati successi internazionali. Alla Festa presenteranno la performance Carillon, Il volo del tempo, un grande spettacolo di teatro urbano che si sviluppa tra la terra e il cielo, con un innovativo allestimento in cui spettacolari macchine sceniche in movimento, gigantesche scenografie volanti manovrate da autogrù idrauliche e azioni coreografiche dei danzatori-acrobati creano uno spettacolo tridimensionale che coinvolge lo spettatore a 360°. Inoltre daranno vita all'Ode alla luna, un omaggio creato per la Festa dedicato all'anniversario del viaggio dell’uomo sul satellite terrestre, performance che verrà realizzata tra un evento e l'altro della serata.
Un ensemble capitanato da Vinicio Capossela si esibirà in un concerto per parole e musica dal titolo Vinicio Capossela in difesa della Luna che ci stupirà con un omaggio all’artista Guido Ceronetti, scomparso pochi mesi fa. Dopo il brindisi di mezzanotte lo spettacolo pirotecnico a cura di Acea, al quale seguirà il dj set e live di Achille Lauro, artista della nuova scena rap romana, che con la sua crew farà ballare il pubblico del Circo Massimo. Fino alle 03.00 la festa proseguirà con i dj di Dimensione Suono Roma, media partner dell’evento, la cui musica punteggerà l’intera serata.
L’alba del nuovo anno verrà festeggiata al Giardino degli Aranci al suono di 100 chitarre elettriche, quelle dei coraggiosi musicisti che stanno rispondendo all’invito della PMCE - Parco della Musica Contemporanea Ensemble, per esibirsi dalle 7 di mattina del 1 gennaio sulle musiche composte da Michele Tadini.
Saranno quattro le manifestazioni organizzate dall’Istituzione Biblioteche per iniziare l’anno in compagnia delle comunità di cittadini stranieri che vivono in città provenienti da Africa, America Latina, Subcontinente Indiano, Medio Oriente e Paesi Arabi. Una mattinata all’insegna dell’arte e della cultura, ma soprattutto all’insegna della conoscenza reciproca e dell’incontro. Laboratori per adulti e bambini, laboratori di danza e cucina, workshop teatrali e musicali, letture e assaggi di varie cucine del mondo vi aspettano nelle biblioteche Cornelia, Laurentina, Goffredo Mameli e Vaccheria Nardi dalle 10 alle 13.
Dalle prime ore del pomeriggio del 1° gennaio la kermesse si sposterà tra piazza dell’Emporio e Lungotevere dei Pierleoni. Una festa all’insegna della poesia e dello stupore, dove danze in assenza di gravità e musiche dal vivo di ogni genere accompagneranno la passeggiata visionaria costellata da installazioni site specific, opere di videomapping e disegni di luce. Un gioco di laser azzurri creerà delle volte aeree sotto cui sfileranno giganti gonfiabili di ogni forma e dimensione, la strada sarà trasformata in un unico “tappeto” illuminato di rosso, dove marching band da ogni continente si esibiranno aprendo la strada a parate di tamburi per fuoco, giochi pirotecnici e girandole d’artificio. Coinvolti in questa kermesse artisti come Le Remue Menage o come Les commandos percu che hanno trasformato in questi anni il concetto di parata rendendole sorprendenti, spettacolari, coinvolgenti al pari di vere e proprie istallazioni mobili.
Ecco alcuni dei tantissimi appuntamenti del 1° gennaio (per programma completo vedere scheda allegata). Sculture semoventi deambuleranno lungo il tratto, animate da abili performers, come gli artisti guidati da Johanne Le Guillem di Parigi o come gli Stalker di Torino, e insieme agli spettatori occasionali creeranno tunnel, capanne e altre forme nello spazio, momenti ludici e di ristoro per poi essere di nuovo smontate e ricostruite. Acrobati volteggeranno intorno a delle spire di acciaio o appesi a dei grandi pianeti che, grazie alle gru, simuleranno delle rivoluzioni planetarie come nel caso del Gruppo Puja, artisti spagnoli vincitori di numerosi premi internazionali. Ogni film ispirato alla luna riecheggerà in frame sulle pareti dei palazzi e lungo i bastioni delle vie.
Una grande opera di mapping invece dialogherà con l’Isola Tiberina, vero e proprio site specific realizzato per la festa da Philippe Geist, artista di fama mondiale nella scena delle arti visive, attento sperimentatore di forme espressive orientate verso la video-arte.
Da alcuni palazzi si fronteggeranno ensamble musicali, realizzati da PMCE - Parco della Musica Contemporanea Ensemble, che faranno da colonna sonora a danze verticali e a teleferiche che trasporteranno danzatori da un palazzo all’altro, animati dall’interno con luci suggestive e mappati all’esterno con giochi di forme e di colori. Numerose sfere ad elio punteggeranno il percorso come a ricreare cosmogonie e stazioni stellari e una grande luna penderà dal Giardino degli aranci: si tratta di Museum of the Moon il nuovo progetto dell’artista inglese Luke Jerram. Con un diametro di 7 metri, l’oggetto riproduce un’immagine dettagliata della luna, una foto di 120 dpi e di proprietà della NASA. Secondo una scala di circa 1:500,000, ogni centimetro di questa scultura sferica illuminata dall’interno rappresenta 5 km della superficie lunare. L’installazione è una fusione di immagini lunare, chiaro di luna e una composizione sonora creata da compositore Dan Jones.
Un uomo di circa 15 metri d’altezza indica dal basso, la grande luna di Jerram si tratta dell’opera della famosa artista di land-art australiana Amanda Parer che con le sue sculture extralarge si è imposta all’attenzione mondiale vincendo numerosi premi internazionali per grandi istallazioni e landscape.
Chiunque potrà partecipare aderendo a una delle numerose call lanciate per alcune parate site specific, andando a danzare con un maestro come Virgilio Sieni, suonare in bande tradizionali come quelle di Ambrogio Sparagna o in raduni di chitarre e bassi, cantare con il coro delle voci bianche del Teatro dell’Opera, o cimentarsi nella realizzazione del primo simbolo dello Stato della Luna.
Festa di Roma 2019 è promossa da Roma Capitale - Assessorato alla Crescita culturale con il supporto del Dipartimento Attività Culturali e del Tavolo Tecnico della Produzione Culturale Contemporanea composto da l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, l’Associazione Teatro di Roma, l’Azienda Speciale Palaexpo, la Casa del Cinema, la Fondazione Cinema per Roma, la Fondazione Musica per Roma, la Fondazione Romaeuropa, la Fondazione Teatro dell’Opera, l’Istituzione Biblioteche di Roma, con la partecipazione della Sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali. L’organizzazione dell’evento è a cura di Zètema Progetto Cultura, regia e coordinamento artistico Fabrizio Arcuri, il disegno luce di Daniele Davino e la cura e la realizzazione dei video di Daniele Spanò e Luca Brinchi. Si ringraziano per la collaborazione Siae, l’Istituto Cervantes e l’Accademia d’Ungheria.
INFO PER IL PUBBLICO
Ingresso libero per tutti gli appuntamenti
Web www.lafestadiroma.it
Tel 060608 (tutti i giorni ore 9-19)
#lafestadiroma
24 ore di Festa, oltre 100 performance e 1000 artisti provenienti da 46 Paesi e 5 continenti, coinvolgendo una vasta area di 70.000 mq, tra piazza dell’Emporio, Giardino degli Aranci, Circo Massimo, via Petroselli, Lungotevere Aventino, Lungotevere dei Pierleoni e Isola Tiberina.
Un’edizione straordinaria a cui l’Amministrazione con le sue Istituzioni culturali lavora da un anno per proporre un’esperienza assolutamente unica: per un giorno intero il cuore della Città Eterna, un’area pedonalizzata, si trasformerà in un paesaggio da sogno con spettacoli, performance, istallazioni, musica, proiezioni e molto altro ispirati da un tema comune: la Luna a cui si rende omaggio in occasione dei 50 anni dal primo sbarco.
Il nostro satellite naturale e il suo approdo, la conquista dello spazio, il sogno di poter viaggiare nel cosmo, a cinquant’anni da quel primo piede poggiato sui suoi crateri, continua ad essere spunto e simbolo di fantasia, di un’altra dimensione e, per estensione, l’emblema dell’assenza di gravità, di leggerezza e romanticismo. La Festa di Roma raccoglie questi spunti e ci invita a passeggiare per le vie del lungotevere facendoci perdere il senso dell’orientamento e con il naso sempre rivolto all’insù.
Così quest’anno Roma, i romani e i visitatori festeggeranno l’arrivo del nuovo anno varcando confini geografici, culturali e sociali, alla scoperta di un nuovo modo di vivere la propria città e di stare con gli altri. Lo spirito è proprio quello di offrire la possibilità di riappropriarsi dello straordinario patrimonio storico di Roma, facendone teatro dell’eccellenza artistica contemporanea internazionale. In un incontro tra i tantissimi artisti che a Roma vivono e producono e gli altrettanti che da tutto il mondo sono stati invitati a realizzare qualcosa ad hoc per questa città unica e inimitabile.
Il viaggio partirà alle ore 21.00 del 31 dicembre al Circo Massimo pensato come una grande piazza, in cui attendere l’arrivo del nuovo anno immersi in uno spettacolo di luci, suoni, performance acrobatiche, immagini e fuochi d’artificio. Aprirà la serata la Piccola Orchestra di Tor Pignattara, con un concerto pensato per la manifestazione ed eseguito da 20 ragazzi under 18 i cui genitori provengono da 14 diversi Paesi del mondo (Italia, Polonia, Egitto, Senegal, Eritrea, Tunisia, Nigeria, Cuba, Argentina, Colombia, Filippine, Bangladesh, Cina, Guatemala), per un’unica grande orchestra di “nuovi italiani” diretta da Pino Pecorelli.
A seguire i Kitonb, grande compagnia romana che torna a esibirsi nella sua città dopo oltre 10 anni e che vanta meritati successi internazionali. Alla Festa presenteranno la performance Carillon, Il volo del tempo, un grande spettacolo di teatro urbano che si sviluppa tra la terra e il cielo, con un innovativo allestimento in cui spettacolari macchine sceniche in movimento, gigantesche scenografie volanti manovrate da autogrù idrauliche e azioni coreografiche dei danzatori-acrobati creano uno spettacolo tridimensionale che coinvolge lo spettatore a 360°. Inoltre daranno vita all'Ode alla luna, un omaggio creato per la Festa dedicato all'anniversario del viaggio dell’uomo sul satellite terrestre, performance che verrà realizzata tra un evento e l'altro della serata.
Un ensemble capitanato da Vinicio Capossela si esibirà in un concerto per parole e musica dal titolo Vinicio Capossela in difesa della Luna che ci stupirà con un omaggio all’artista Guido Ceronetti, scomparso pochi mesi fa. Dopo il brindisi di mezzanotte lo spettacolo pirotecnico a cura di Acea, al quale seguirà il dj set e live di Achille Lauro, artista della nuova scena rap romana, che con la sua crew farà ballare il pubblico del Circo Massimo. Fino alle 03.00 la festa proseguirà con i dj di Dimensione Suono Roma, media partner dell’evento, la cui musica punteggerà l’intera serata.
L’alba del nuovo anno verrà festeggiata al Giardino degli Aranci al suono di 100 chitarre elettriche, quelle dei coraggiosi musicisti che stanno rispondendo all’invito della PMCE - Parco della Musica Contemporanea Ensemble, per esibirsi dalle 7 di mattina del 1 gennaio sulle musiche composte da Michele Tadini.
Saranno quattro le manifestazioni organizzate dall’Istituzione Biblioteche per iniziare l’anno in compagnia delle comunità di cittadini stranieri che vivono in città provenienti da Africa, America Latina, Subcontinente Indiano, Medio Oriente e Paesi Arabi. Una mattinata all’insegna dell’arte e della cultura, ma soprattutto all’insegna della conoscenza reciproca e dell’incontro. Laboratori per adulti e bambini, laboratori di danza e cucina, workshop teatrali e musicali, letture e assaggi di varie cucine del mondo vi aspettano nelle biblioteche Cornelia, Laurentina, Goffredo Mameli e Vaccheria Nardi dalle 10 alle 13.
Dalle prime ore del pomeriggio del 1° gennaio la kermesse si sposterà tra piazza dell’Emporio e Lungotevere dei Pierleoni. Una festa all’insegna della poesia e dello stupore, dove danze in assenza di gravità e musiche dal vivo di ogni genere accompagneranno la passeggiata visionaria costellata da installazioni site specific, opere di videomapping e disegni di luce. Un gioco di laser azzurri creerà delle volte aeree sotto cui sfileranno giganti gonfiabili di ogni forma e dimensione, la strada sarà trasformata in un unico “tappeto” illuminato di rosso, dove marching band da ogni continente si esibiranno aprendo la strada a parate di tamburi per fuoco, giochi pirotecnici e girandole d’artificio. Coinvolti in questa kermesse artisti come Le Remue Menage o come Les commandos percu che hanno trasformato in questi anni il concetto di parata rendendole sorprendenti, spettacolari, coinvolgenti al pari di vere e proprie istallazioni mobili.
Ecco alcuni dei tantissimi appuntamenti del 1° gennaio (per programma completo vedere scheda allegata). Sculture semoventi deambuleranno lungo il tratto, animate da abili performers, come gli artisti guidati da Johanne Le Guillem di Parigi o come gli Stalker di Torino, e insieme agli spettatori occasionali creeranno tunnel, capanne e altre forme nello spazio, momenti ludici e di ristoro per poi essere di nuovo smontate e ricostruite. Acrobati volteggeranno intorno a delle spire di acciaio o appesi a dei grandi pianeti che, grazie alle gru, simuleranno delle rivoluzioni planetarie come nel caso del Gruppo Puja, artisti spagnoli vincitori di numerosi premi internazionali. Ogni film ispirato alla luna riecheggerà in frame sulle pareti dei palazzi e lungo i bastioni delle vie.
Una grande opera di mapping invece dialogherà con l’Isola Tiberina, vero e proprio site specific realizzato per la festa da Philippe Geist, artista di fama mondiale nella scena delle arti visive, attento sperimentatore di forme espressive orientate verso la video-arte.
Da alcuni palazzi si fronteggeranno ensamble musicali, realizzati da PMCE - Parco della Musica Contemporanea Ensemble, che faranno da colonna sonora a danze verticali e a teleferiche che trasporteranno danzatori da un palazzo all’altro, animati dall’interno con luci suggestive e mappati all’esterno con giochi di forme e di colori. Numerose sfere ad elio punteggeranno il percorso come a ricreare cosmogonie e stazioni stellari e una grande luna penderà dal Giardino degli aranci: si tratta di Museum of the Moon il nuovo progetto dell’artista inglese Luke Jerram. Con un diametro di 7 metri, l’oggetto riproduce un’immagine dettagliata della luna, una foto di 120 dpi e di proprietà della NASA. Secondo una scala di circa 1:500,000, ogni centimetro di questa scultura sferica illuminata dall’interno rappresenta 5 km della superficie lunare. L’installazione è una fusione di immagini lunare, chiaro di luna e una composizione sonora creata da compositore Dan Jones.
Un uomo di circa 15 metri d’altezza indica dal basso, la grande luna di Jerram si tratta dell’opera della famosa artista di land-art australiana Amanda Parer che con le sue sculture extralarge si è imposta all’attenzione mondiale vincendo numerosi premi internazionali per grandi istallazioni e landscape.
Chiunque potrà partecipare aderendo a una delle numerose call lanciate per alcune parate site specific, andando a danzare con un maestro come Virgilio Sieni, suonare in bande tradizionali come quelle di Ambrogio Sparagna o in raduni di chitarre e bassi, cantare con il coro delle voci bianche del Teatro dell’Opera, o cimentarsi nella realizzazione del primo simbolo dello Stato della Luna.
Festa di Roma 2019 è promossa da Roma Capitale - Assessorato alla Crescita culturale con il supporto del Dipartimento Attività Culturali e del Tavolo Tecnico della Produzione Culturale Contemporanea composto da l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, l’Associazione Teatro di Roma, l’Azienda Speciale Palaexpo, la Casa del Cinema, la Fondazione Cinema per Roma, la Fondazione Musica per Roma, la Fondazione Romaeuropa, la Fondazione Teatro dell’Opera, l’Istituzione Biblioteche di Roma, con la partecipazione della Sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali. L’organizzazione dell’evento è a cura di Zètema Progetto Cultura, regia e coordinamento artistico Fabrizio Arcuri, il disegno luce di Daniele Davino e la cura e la realizzazione dei video di Daniele Spanò e Luca Brinchi. Si ringraziano per la collaborazione Siae, l’Istituto Cervantes e l’Accademia d’Ungheria.
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Vino e territori. Il Soave è patrimonio dell'umanità per l'agricoltura, il primo in Italia legato alla viticoltura
Approvato dal comitato scientifico della FAO l'inserimento del Soave come 53simo sito mondiale riconosciuto come patrimonio dell'umanità dell'agricoltura secondo il programma GIAHS.
Un percorso lungo più di 10 anni che si è concluso con il riconoscimento come sito GIAHS - FAO del Soave. Un lavoro portato avanti dal Consorzio Tutela attraverso studi, pubblicazioni e altri riconoscimenti, come Primo Paesaggio Storico Rurale Italiano, coronato oggi con la dichiarazione di 53simo sito mondiale, il primo in Italia legato alla viticoltura.
Con questo riconoscimento sono tutelati come patrimonio dell'umanità i tratti distintivi di questo territorio che sono la pergola veronese, il sistema delle sistemazioni idrauliche fatto di muretti a secco e terrazzamenti (riconosciuti ieri tra l'altro dall'Unesco come patrimonio immateriale), l'appassimento e il Recioto di Soave e l'organizzazione sociale fatta dai 3.000 viticoltori riuniti in una cooperazione virtuosa , che ogni giorno con fatica coltivano le uve che crescono sui suoli vulcanici e calcarei della denominazione. Valori e tradizioni centenari, tramandati di generazione in generazione e che oggi sono ancora vivi e portati avanti dai giovani che si stanno affacciando su questo mondo.
Un lavoro iniziato nel 2006 con la pubblicazione di "Un paesaggio Soave" che prima di tutti ha riconosciuto come valore intrinseco tutti quegli elementi distintivi e identitari di un territorio che da più di 200 anni è dedito alla viticoltura; nel 2015 l'edizione di "origine, stile e valori" pone le basi al lavoro coordinato dal Consorzio, che ha portato al riconoscimento come Primo Paesaggio Storico Rurale Italiano; infine la scrittura della candidatura GIAHS, redatta da Aldo Lorenzoni in collaborazione con Chiara Mattiello e tutto il team del Consorzio che ha lavorato alacremente in questi anni per raggiungere questo risultato
"E' una grande, grandissima soddisfazione - spiega Sandro Gini, presidente del Consorzio Tutela Vino Soave - che mette Soave tra i più importanti sistemi agricoli e vitivinicoli al mondo, per la sua capacità di mantenere tradizioni centenarie, pur nella innovazione che deve contraddistinguere un sistema produttivo moderno, efficiente e capace di produrre reddito. Soave diventa esempio per l'intera umanità e di questo non possiamo che essere felici."
"Il riconoscimento non è un traguardo ma un punto di partenza, - dice Aldo Lorenzoni, direttore del Consorzio - fatto dai tanti progetti che stiamo impostando per la conservazione dinamica di questo sito che è considerato unico al mondo. Tutto il sistema produttivo, attraverso questi progetti sta andando nella stessa direzione, fatta di sostenibilità e di fiducia nel futuro."
Un percorso lungo più di 10 anni che si è concluso con il riconoscimento come sito GIAHS - FAO del Soave. Un lavoro portato avanti dal Consorzio Tutela attraverso studi, pubblicazioni e altri riconoscimenti, come Primo Paesaggio Storico Rurale Italiano, coronato oggi con la dichiarazione di 53simo sito mondiale, il primo in Italia legato alla viticoltura.
Con questo riconoscimento sono tutelati come patrimonio dell'umanità i tratti distintivi di questo territorio che sono la pergola veronese, il sistema delle sistemazioni idrauliche fatto di muretti a secco e terrazzamenti (riconosciuti ieri tra l'altro dall'Unesco come patrimonio immateriale), l'appassimento e il Recioto di Soave e l'organizzazione sociale fatta dai 3.000 viticoltori riuniti in una cooperazione virtuosa , che ogni giorno con fatica coltivano le uve che crescono sui suoli vulcanici e calcarei della denominazione. Valori e tradizioni centenari, tramandati di generazione in generazione e che oggi sono ancora vivi e portati avanti dai giovani che si stanno affacciando su questo mondo.
Un lavoro iniziato nel 2006 con la pubblicazione di "Un paesaggio Soave" che prima di tutti ha riconosciuto come valore intrinseco tutti quegli elementi distintivi e identitari di un territorio che da più di 200 anni è dedito alla viticoltura; nel 2015 l'edizione di "origine, stile e valori" pone le basi al lavoro coordinato dal Consorzio, che ha portato al riconoscimento come Primo Paesaggio Storico Rurale Italiano; infine la scrittura della candidatura GIAHS, redatta da Aldo Lorenzoni in collaborazione con Chiara Mattiello e tutto il team del Consorzio che ha lavorato alacremente in questi anni per raggiungere questo risultato
"E' una grande, grandissima soddisfazione - spiega Sandro Gini, presidente del Consorzio Tutela Vino Soave - che mette Soave tra i più importanti sistemi agricoli e vitivinicoli al mondo, per la sua capacità di mantenere tradizioni centenarie, pur nella innovazione che deve contraddistinguere un sistema produttivo moderno, efficiente e capace di produrre reddito. Soave diventa esempio per l'intera umanità e di questo non possiamo che essere felici."
"Il riconoscimento non è un traguardo ma un punto di partenza, - dice Aldo Lorenzoni, direttore del Consorzio - fatto dai tanti progetti che stiamo impostando per la conservazione dinamica di questo sito che è considerato unico al mondo. Tutto il sistema produttivo, attraverso questi progetti sta andando nella stessa direzione, fatta di sostenibilità e di fiducia nel futuro."
giovedì 6 dicembre 2018
Vino e ricerca. Lo stato dell'arte sulle malattie del legno della vite al centro del convegno internazionale ICGTD
Si svolgerà in Canada l'XI° workshop internazionale sulle malattie del legno della vite. Scienziati e membri del settore della vitivinicoltura di tutto il mondo si riuniscono per presentare, condividere e discutere gli ultimi risultati della ricerca nella lotta contro questa temibile calamità.
L'XI° workshop internazionale sulle malattie del legno della vite si terrà a Penticton, nella British Columbia in Canada dal 7 al 12 luglio 2019. Organizzato dall'International Council on Grapevine Trunk Diseasese (ICGTD) e patrocinato dall'International Society for Plant Pathology, (ISPPl), l'evento che si svolge a cadenza biennale riunisce scienziati e membri del settore vitivinicolo di tutto il mondo tra cui il Dr José Ramón Úrbez Torres, di Agricoltura e Agri-Food Canada, uno dei principali ricercatori mondiali contro queste malattie. Argomenti trattati al convegno saranno eziologia, rilevamento e identificazione dei patogeni, biologia, epidemiologia, interazioni ospite-patogeno e gestione della malattia del legno della vite.
In ambito scientifico con l’acronimo GTD (grape trunk diseases) si distinguono malattie fungine causate da patogeni molto diversi tra loro. Alcune di queste sono ben note da tempo, come per esempio il mal d'esca, che è attualmente la più diffusa e grave malattia in molte zone viticole del mondo e in particolare in Europa. Queste malattie non sono realmente curabili. L'unica possibilità per ridurre l'incidenza di questi patogeni è la prevenzione, attraverso un complesso di attenzioni da osservare in tutta la vita del vigneto. La regressione dei sintomi sulle singole piante può essere perseguita, sebbene con risultati non sempre certi, attraverso il rinnovo del tronco, il reinnesto o la dendrochirurgia. Le GTD sono considerate uno dei principali fattori biotici che riducono sia la resa che la durata della vita dei vigneti, il che si traduce in sostanziali perdite economiche insostenibili per l'industria vinicola e vinicola mondiale.
L'emergere di queste malattie all'inizio degli anni '90 e l'urgente bisogno da parte dei coltivatori e dell'industria di strategie di gestione efficaci hanno focalizzato l'attenzione degli scienziati di tutto il mondo. Di conseguenza, in un incontro in California svoltosi nel luglio del 1998 partecipanti e membri fondadtori hanno concordato e sviluppato struttura e obiettivi del Consiglio internazionale sulle malattie della patologia della vite. Da allora, l'obiettivo principale dell'ICGTD è stato quello di promuovere la scienza e incoraggiare collaborazioni e scambi di informazioni tra scienziati e partner industriali, su questioni relative alla GTD.
Una sessione dedicata del convegno dal titolo "Gestione delle malattie del tronco della vite" si terrà venerdì 12 luglio. Specificamente indirizzata a vivaisti e viticoltori, fornirà risposte concrete attraverso le ultime ricerche sulle strategie di gestione e le prospettive future per questa temibile calamità. Inoltre, il workshop includerà un tour in campo per mostrare l'industria vitivinicola della Okanagan Valley.
Storico dei convegni ICGTD:
1999 Siena, Italy
2001 Lisbon, Portugal
2003 Christchurch, New Zealand
2005 Stellenbosch, South Africa
2006 Davis, California, USA
2008 Florence, Italy
2010 Santa Cruz, Chile
2012 Valencia, Spain
2014 Adelaide, Australia
2017 Reims, France
2019 Penticton, British Columbia, Canada
Ulteriori informazioni comprese le scadenze per la presentazione degli abstract, la registrazione e la prenotazione di alloggi su: icgtd.ucr.edu/
L'XI° workshop internazionale sulle malattie del legno della vite si terrà a Penticton, nella British Columbia in Canada dal 7 al 12 luglio 2019. Organizzato dall'International Council on Grapevine Trunk Diseasese (ICGTD) e patrocinato dall'International Society for Plant Pathology, (ISPPl), l'evento che si svolge a cadenza biennale riunisce scienziati e membri del settore vitivinicolo di tutto il mondo tra cui il Dr José Ramón Úrbez Torres, di Agricoltura e Agri-Food Canada, uno dei principali ricercatori mondiali contro queste malattie. Argomenti trattati al convegno saranno eziologia, rilevamento e identificazione dei patogeni, biologia, epidemiologia, interazioni ospite-patogeno e gestione della malattia del legno della vite.
In ambito scientifico con l’acronimo GTD (grape trunk diseases) si distinguono malattie fungine causate da patogeni molto diversi tra loro. Alcune di queste sono ben note da tempo, come per esempio il mal d'esca, che è attualmente la più diffusa e grave malattia in molte zone viticole del mondo e in particolare in Europa. Queste malattie non sono realmente curabili. L'unica possibilità per ridurre l'incidenza di questi patogeni è la prevenzione, attraverso un complesso di attenzioni da osservare in tutta la vita del vigneto. La regressione dei sintomi sulle singole piante può essere perseguita, sebbene con risultati non sempre certi, attraverso il rinnovo del tronco, il reinnesto o la dendrochirurgia. Le GTD sono considerate uno dei principali fattori biotici che riducono sia la resa che la durata della vita dei vigneti, il che si traduce in sostanziali perdite economiche insostenibili per l'industria vinicola e vinicola mondiale.
L'emergere di queste malattie all'inizio degli anni '90 e l'urgente bisogno da parte dei coltivatori e dell'industria di strategie di gestione efficaci hanno focalizzato l'attenzione degli scienziati di tutto il mondo. Di conseguenza, in un incontro in California svoltosi nel luglio del 1998 partecipanti e membri fondadtori hanno concordato e sviluppato struttura e obiettivi del Consiglio internazionale sulle malattie della patologia della vite. Da allora, l'obiettivo principale dell'ICGTD è stato quello di promuovere la scienza e incoraggiare collaborazioni e scambi di informazioni tra scienziati e partner industriali, su questioni relative alla GTD.
Una sessione dedicata del convegno dal titolo "Gestione delle malattie del tronco della vite" si terrà venerdì 12 luglio. Specificamente indirizzata a vivaisti e viticoltori, fornirà risposte concrete attraverso le ultime ricerche sulle strategie di gestione e le prospettive future per questa temibile calamità. Inoltre, il workshop includerà un tour in campo per mostrare l'industria vitivinicola della Okanagan Valley.
Storico dei convegni ICGTD:
1999 Siena, Italy
2001 Lisbon, Portugal
2003 Christchurch, New Zealand
2005 Stellenbosch, South Africa
2006 Davis, California, USA
2008 Florence, Italy
2010 Santa Cruz, Chile
2012 Valencia, Spain
2014 Adelaide, Australia
2017 Reims, France
2019 Penticton, British Columbia, Canada
Ulteriori informazioni comprese le scadenze per la presentazione degli abstract, la registrazione e la prenotazione di alloggi su: icgtd.ucr.edu/
mercoledì 5 dicembre 2018
Vino e mercati. Brexit: le conseguenze per il settore vitivinicolo italiano
Il convegno organizzato da Unione Italiana Vini ha analizzato le conseguenze per il settore vitivinicolo ed i possibili scenari dell'uscita della Gran Bretagna dall'UE.
“Il tema della Brexit è di estrema attualità per la politica e l’economia dell’Unione Europea. La piazza anglosassone, per il vino italiano ha una valenza particolare, in quanto è il terzo sbocco di mercato con circa 3 milioni di ettolitri esportati e un fatturato di circa 800 milioni di euro ogni anno. Al di là del valore economico, il commercio del vino rappresenta una buona pratica di scambio che non riguarda solo merci e servizi, ma i suoi flussi veicolano e permettono la circolazione anche di valori, cultura e tradizione. Garantire un mercato fluido e senza ostacoli è perciò di vitale importanza sia per l’Unione sia per la Gran Bretagna stessa. Alle nostre imprese servono risposte e questo seminario si pone l’obiettivo di approfondire alcuni temi cruciali, proponendo possibili scenari post-Brexit nei quali tutti noi dovremo abituarci a pensare al Regno Unito come a un Paese extra UE”.
Con queste parole Ernesto Abbona, presidente di Unione Italiana Vini, ha aperto il Convegno dal titolo: “BREXIT: le conseguenze per il settore vitivinicolo italiano” svoltosi alla Luiss School of Law di Roma. Durante l’incontro, organizzato da UIV e Luiss, sono intervenuti Jill Morris (Ambasciatore britannico a Roma), Simon Stannard (Direttore Affari Europei della Wine and Spirit Trade Association del Regno Unito), Ignacio Sanchez Recarte (Segretario Generale del Comité Européen Entreprises Vins), Luciano Nieto (capo segreteria tecnica Ministero Politiche Agricole, Alimentari, Forestali e del Turismo), Lamberto Frescobaldi (vicepresidente di Unione Italiana Vini), Beatrice Covassi (Capo della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea) e Daniela Corona (Responsabile accademica Master in Food Law della Luiss School of Law), che ha moderato il seminario con Paolo Castelletti (Segretario Generale di Unione Italiana Vini).
“La speranza di tutto il settore vitivinicolo – continua Ernesto Abbona – è che con l’accordo siano definiti scenari certi, perché le imprese possano investire in contesti economici stabili, nei quali le regole e le procedure siano chiare, consolidate e condivise. Pertanto, auspichiamo si giunga ad un testo che assicuri un periodo di transizione di due anni, in modo tale che le norme d’esportazione non cambino repentinamente e il comparto possa arrivare preparato ad affrontare la nuova situazione. In generale, però, indipendentemente da quale sarà lo scenario post-Brexit, UE e UK dovranno cercare di rafforzare i legami mantenendo un dialogo costruttivo utile ad assicurare un sistema favorevole al business. In questo senso, gli strumenti e le soluzioni necessarie – termina il presidente Ernesto Abbona – dovranno essere sviluppate attraverso un confronto aperto fra le diverse parti coinvolte in un’ottica di ‘win-win’ approach, un metodo di lavoro tanto caro alla cultura anglosassone e simbolicamente vicino al nostro motto ‘wine-wine’ approach, ovvero quella capacità di sedersi attorno ad un tavolo per trovare insieme le migliori strategie di risposta alle domande complesse”.
“Il Regno Unito – spiega Jill Morris, Ambasciatore britannico in Italia – è un grande sbocco di mercato per i vini italiani e la forte ammirazione che i britannici nutrono per l’Italia è dimostrata anche dal crescente numero di turisti britannici alla ricerca di esperienze eno-gastronomiche sopraffine verso il ‘bel Paese’. La cultura eno-gastronomica è solo un aspetto della forte partnership che lega la Gran Bretagna e l’Italia, un rapporto che di certo Brexit non potrà recidere. La scelta del popolo britannico di lasciare l’Unione Europea non si tradurrà in un voltare le spalle ai partner europei. A prova di ciò, basti considerare l’impegno profuso dai negoziatori e dal governo britannico relativamente al testo dell’accordo di recesso. In attesa del voto decisivo sul trattato di separazione da parte dei parlamenti britannico ed europeo, il testo ha ricevuto l’avallo dei leader dei 27 Stati Membri durante il Summit straordinario dello scorso 25 novembre. Il Regno Unito è pronto a lavorare al fianco dell’UE per definire la struttura della futura partnership affinché renda giustizia e traduca un documento la profonda e storica relazione tra Regno Unito e Unione Europea. Restiamo europei – assicura Jill Morris – pur lasciando le istituzioni di Bruxelles, e lavoreremo in piena armonia con i partner del vecchio continente per assicurare stabilità, sicurezza e prosperità all’Europa.”
“Il tema della Brexit è di estrema attualità per la politica e l’economia dell’Unione Europea. La piazza anglosassone, per il vino italiano ha una valenza particolare, in quanto è il terzo sbocco di mercato con circa 3 milioni di ettolitri esportati e un fatturato di circa 800 milioni di euro ogni anno. Al di là del valore economico, il commercio del vino rappresenta una buona pratica di scambio che non riguarda solo merci e servizi, ma i suoi flussi veicolano e permettono la circolazione anche di valori, cultura e tradizione. Garantire un mercato fluido e senza ostacoli è perciò di vitale importanza sia per l’Unione sia per la Gran Bretagna stessa. Alle nostre imprese servono risposte e questo seminario si pone l’obiettivo di approfondire alcuni temi cruciali, proponendo possibili scenari post-Brexit nei quali tutti noi dovremo abituarci a pensare al Regno Unito come a un Paese extra UE”.
Con queste parole Ernesto Abbona, presidente di Unione Italiana Vini, ha aperto il Convegno dal titolo: “BREXIT: le conseguenze per il settore vitivinicolo italiano” svoltosi alla Luiss School of Law di Roma. Durante l’incontro, organizzato da UIV e Luiss, sono intervenuti Jill Morris (Ambasciatore britannico a Roma), Simon Stannard (Direttore Affari Europei della Wine and Spirit Trade Association del Regno Unito), Ignacio Sanchez Recarte (Segretario Generale del Comité Européen Entreprises Vins), Luciano Nieto (capo segreteria tecnica Ministero Politiche Agricole, Alimentari, Forestali e del Turismo), Lamberto Frescobaldi (vicepresidente di Unione Italiana Vini), Beatrice Covassi (Capo della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea) e Daniela Corona (Responsabile accademica Master in Food Law della Luiss School of Law), che ha moderato il seminario con Paolo Castelletti (Segretario Generale di Unione Italiana Vini).
“La speranza di tutto il settore vitivinicolo – continua Ernesto Abbona – è che con l’accordo siano definiti scenari certi, perché le imprese possano investire in contesti economici stabili, nei quali le regole e le procedure siano chiare, consolidate e condivise. Pertanto, auspichiamo si giunga ad un testo che assicuri un periodo di transizione di due anni, in modo tale che le norme d’esportazione non cambino repentinamente e il comparto possa arrivare preparato ad affrontare la nuova situazione. In generale, però, indipendentemente da quale sarà lo scenario post-Brexit, UE e UK dovranno cercare di rafforzare i legami mantenendo un dialogo costruttivo utile ad assicurare un sistema favorevole al business. In questo senso, gli strumenti e le soluzioni necessarie – termina il presidente Ernesto Abbona – dovranno essere sviluppate attraverso un confronto aperto fra le diverse parti coinvolte in un’ottica di ‘win-win’ approach, un metodo di lavoro tanto caro alla cultura anglosassone e simbolicamente vicino al nostro motto ‘wine-wine’ approach, ovvero quella capacità di sedersi attorno ad un tavolo per trovare insieme le migliori strategie di risposta alle domande complesse”.
“Il Regno Unito – spiega Jill Morris, Ambasciatore britannico in Italia – è un grande sbocco di mercato per i vini italiani e la forte ammirazione che i britannici nutrono per l’Italia è dimostrata anche dal crescente numero di turisti britannici alla ricerca di esperienze eno-gastronomiche sopraffine verso il ‘bel Paese’. La cultura eno-gastronomica è solo un aspetto della forte partnership che lega la Gran Bretagna e l’Italia, un rapporto che di certo Brexit non potrà recidere. La scelta del popolo britannico di lasciare l’Unione Europea non si tradurrà in un voltare le spalle ai partner europei. A prova di ciò, basti considerare l’impegno profuso dai negoziatori e dal governo britannico relativamente al testo dell’accordo di recesso. In attesa del voto decisivo sul trattato di separazione da parte dei parlamenti britannico ed europeo, il testo ha ricevuto l’avallo dei leader dei 27 Stati Membri durante il Summit straordinario dello scorso 25 novembre. Il Regno Unito è pronto a lavorare al fianco dell’UE per definire la struttura della futura partnership affinché renda giustizia e traduca un documento la profonda e storica relazione tra Regno Unito e Unione Europea. Restiamo europei – assicura Jill Morris – pur lasciando le istituzioni di Bruxelles, e lavoreremo in piena armonia con i partner del vecchio continente per assicurare stabilità, sicurezza e prosperità all’Europa.”
martedì 4 dicembre 2018
Giornata Mondiale del Suolo: più cibo da un suolo più nutrito e più sano
Il Convegno Assofertilizzanti e CREA su “Fertilizzazione sostenibile per la sicurezza alimentare”.
In occasione della Giornata Mondiale del Suolo, che si celebra il 5 dicembre per valorizzare una risorsa preziosa, fragile e non rinnovabile, da cui dipende la vita dell’uomo, Federchimica Assofertilizzanti e CREA in collaborazione con UNIBO, UNITE e le società scientifiche SISS, SICA e SIA propongono un seminario di approfondimento sulle tematiche connesse all’uso sostenibile dei fertilizzanti per la sicurezza alimentare.
L’incontro che si terrà a Roma presso la Società Geografica Italiana (dalle ore 09:00 alle ore 13:00), intende stimolare la riflessione su un tema caldo per un’opinione pubblica disorientata che, da una parte è abituata a contare su una disponibilità illimitata di cibo senza porsi troppe domande, mentre dall’altra è vittima di luoghi comuni e disinformazione.
“Chimica non è sinonimo di veleno – spiega Anna Benedetti, dirigente di ricerca CREA, presidente SISS e National Focal Point della Global Soil Partnership FAO - Tutti gli organismi viventi sono basati sulla chimica, tutte le reazioni metaboliche che avvengono in un organismo vivente sono chimica, nel suolo abbiamo i processi che regolano i servizi ecosistemici che si basano su processi chimici. È impensabile non fertilizzare un suolo da destinare ad agricoltura, nel lungo periodo porterà alla perdita della fertilità e della produttività stessa, compromettendo quindi sia la possibilità di avere cibo sufficiente sia la biodiversità definita come il capitale naturale pro capite”.
Il suolo in cifre.
· Da esso dipende oltre il 95% della produzione di cibo.
· Nel mondo ogni mezz’ora se ne perdono 500 ha per le cause più diverse (erosione, inquinamento, cementificazione, ecc).
· Oggi oltre il 33% dei suoli mondiali è affetto da forti limitazioni per la produzione di alimenti e nei paesi industrializzati le terre da destinare all’agricoltura sono ormai limitatissime.
· Per formare 1 cm di suolo fertile necessitano dai 100 ai 1000 anni a seconda del clima, del substrato litologico (cioè della roccia sottostante al suolo), dell’impatto antropico, ecc.
· La biodisponibilità per le colture di elementi nutritivi viene regolata dai microrganismi del suolo che mineralizzano la frazione organica ed essi vivono nei primi 5 cm di suolo.
· Nel suolo troviamo oltre il 90 % della biodiversità del pianeta in termini di organismi viventi.
· Se la biodiversità viene definita come il capitale naturale pro capite dal quale trovare approvvigionamento di cibo per le popolazioni della terra, mal gestire il suolo e perderne la fertilità significa perdere o limitare fortemente la capacità produttiva.
· La FAO ha stimato che se da oggi, a livello mondiale, si iniziasse a praticare una gestione sostenibile del suolo, si otterrebbe un incremento del 56% delle produzioni, a fronte di una popolazione che nel 2050 sarà aumentata del 60% rispetto all’attuale.
Una Gestione sostenibile della fertilizzazione tutela l’ambiente e l’agricoltore, ma al tempo stesso assicura rese elevate e risparmi energetici ed economici. Conservare il suolo significa anche utilizzare fertilizzanti di qualità, controllati e sicuri per l’operatore e che restino fuori dalla catena alimentare. Una fertilizzazione sostenibile, nell’ottica dell’economia circolare, è vantaggiosa sia per l’ambiente – grazie ai prodotti di nuova generazione ottenuti dal riciclo delle biomasse agricole e dagli scarti delle produzioni primarie - sia per l’occupazione in quanto si crea una filiera positiva, attraverso il riutilizzo degli elementi nutritivi, con costi decisamente inferiori nella produzione del fertilizzante rispetto alla sintesi di molecole a livello industriale.
“Il suolo è una risorsa indispensabile e va lavorato e coltivato senza depauperarlo. Per questo è necessario reintegrare gli elementi nutritivi che vengono consumati. I fertilizzanti sono fattori fondamentali per nutrire la terra e per ottenere raccolti di qualità. Prendersi cura della terra e dell’ambiente che da essa trae vita è il principale monito che guida il pensiero e l’agire della nostra associazione.” dichiara Giovanni Toffoli, Presidente di Federchimica Assofertilizzanti.
In occasione della Giornata Mondiale del Suolo, che si celebra il 5 dicembre per valorizzare una risorsa preziosa, fragile e non rinnovabile, da cui dipende la vita dell’uomo, Federchimica Assofertilizzanti e CREA in collaborazione con UNIBO, UNITE e le società scientifiche SISS, SICA e SIA propongono un seminario di approfondimento sulle tematiche connesse all’uso sostenibile dei fertilizzanti per la sicurezza alimentare.
L’incontro che si terrà a Roma presso la Società Geografica Italiana (dalle ore 09:00 alle ore 13:00), intende stimolare la riflessione su un tema caldo per un’opinione pubblica disorientata che, da una parte è abituata a contare su una disponibilità illimitata di cibo senza porsi troppe domande, mentre dall’altra è vittima di luoghi comuni e disinformazione.
“Chimica non è sinonimo di veleno – spiega Anna Benedetti, dirigente di ricerca CREA, presidente SISS e National Focal Point della Global Soil Partnership FAO - Tutti gli organismi viventi sono basati sulla chimica, tutte le reazioni metaboliche che avvengono in un organismo vivente sono chimica, nel suolo abbiamo i processi che regolano i servizi ecosistemici che si basano su processi chimici. È impensabile non fertilizzare un suolo da destinare ad agricoltura, nel lungo periodo porterà alla perdita della fertilità e della produttività stessa, compromettendo quindi sia la possibilità di avere cibo sufficiente sia la biodiversità definita come il capitale naturale pro capite”.
Il suolo in cifre.
· Da esso dipende oltre il 95% della produzione di cibo.
· Nel mondo ogni mezz’ora se ne perdono 500 ha per le cause più diverse (erosione, inquinamento, cementificazione, ecc).
· Oggi oltre il 33% dei suoli mondiali è affetto da forti limitazioni per la produzione di alimenti e nei paesi industrializzati le terre da destinare all’agricoltura sono ormai limitatissime.
· Per formare 1 cm di suolo fertile necessitano dai 100 ai 1000 anni a seconda del clima, del substrato litologico (cioè della roccia sottostante al suolo), dell’impatto antropico, ecc.
· La biodisponibilità per le colture di elementi nutritivi viene regolata dai microrganismi del suolo che mineralizzano la frazione organica ed essi vivono nei primi 5 cm di suolo.
· Nel suolo troviamo oltre il 90 % della biodiversità del pianeta in termini di organismi viventi.
· Se la biodiversità viene definita come il capitale naturale pro capite dal quale trovare approvvigionamento di cibo per le popolazioni della terra, mal gestire il suolo e perderne la fertilità significa perdere o limitare fortemente la capacità produttiva.
· La FAO ha stimato che se da oggi, a livello mondiale, si iniziasse a praticare una gestione sostenibile del suolo, si otterrebbe un incremento del 56% delle produzioni, a fronte di una popolazione che nel 2050 sarà aumentata del 60% rispetto all’attuale.
Una Gestione sostenibile della fertilizzazione tutela l’ambiente e l’agricoltore, ma al tempo stesso assicura rese elevate e risparmi energetici ed economici. Conservare il suolo significa anche utilizzare fertilizzanti di qualità, controllati e sicuri per l’operatore e che restino fuori dalla catena alimentare. Una fertilizzazione sostenibile, nell’ottica dell’economia circolare, è vantaggiosa sia per l’ambiente – grazie ai prodotti di nuova generazione ottenuti dal riciclo delle biomasse agricole e dagli scarti delle produzioni primarie - sia per l’occupazione in quanto si crea una filiera positiva, attraverso il riutilizzo degli elementi nutritivi, con costi decisamente inferiori nella produzione del fertilizzante rispetto alla sintesi di molecole a livello industriale.
“Il suolo è una risorsa indispensabile e va lavorato e coltivato senza depauperarlo. Per questo è necessario reintegrare gli elementi nutritivi che vengono consumati. I fertilizzanti sono fattori fondamentali per nutrire la terra e per ottenere raccolti di qualità. Prendersi cura della terra e dell’ambiente che da essa trae vita è il principale monito che guida il pensiero e l’agire della nostra associazione.” dichiara Giovanni Toffoli, Presidente di Federchimica Assofertilizzanti.
lunedì 3 dicembre 2018
Vitivinicoltura e ricerca, l'utilizzo dei lieviti selvaggi migliora la qualità del vino in presenza di climi più caldi
Alcuni ricercatori dell'Università di Adelaide hanno scoperto che l'utilizzo dei lieviti naturalmente presenti sull'uva possono migliorare i vini prodotti in presenza di climi più caldi. Lo studio, pubblicato su Scientific Reports della rivista Nature, si concentra sugli effetti del lievito Lachancea thermotolerans.
L'importante ricerca a cura di Vladimir Jiranek, professore di enologia e capo del Dipartimento di Scienze enogastronomiche presso l'Università di Adelaide e Ana Hranilovic, dottoranda presso l'ARC Training Center for Innovative Wine Production, con il supporto dell'Università di Bordeaux, Charles Sturt University, CSIRO e Laffort Oenology, ha mostrato un potenziale nuovo modo per gli enologi di migliorare la qualità del vino con uve coltivate in presenza di climi caldi utilizzando diversi ceppi di lieviti naturali.
L'eccessiva maturazione delle uve dovuta all'aumento delle temperature globali a causa dei cambiamenti climatici, produce zucchero in eccesso che viene così convertito in etanolo durante la fermentazione. Ciò significa vini altamente alcolici e con livelli scarsi in acidità. Questo sbilanciamento non è un buon presupposto nella produzione di vini di qualità e che di fatto non va incontro ai gusti di mercato, sempre più attento e consapevole.
Lo studio in tal senso ha evidenziato che alcuni ceppi di lieviti naturali hanno effetti benefici sulla produzione di vino concentrandosi principalmente su Lachancea thermotolerans conosciuto per le sue capacità di produrre alti livelli di acido lattico. Questo lievito però, così come altri della stessa specie, non può essere utilizzato da solo, perché non in grado di consumare tutti gli zuccheri dell'uva. Devono essere usati quindi in combinazione con i tipici lieviti del vino, ovvero quelli comunemente chiamiati Saccharomyces cerevisiae.
Ulteriori ricerche quindi si focalizzeranno sullo studio di queste diverse miscele di lieviti e la loro influenza sul gusto e la qualità del vino.
L'eccessiva maturazione delle uve dovuta all'aumento delle temperature globali a causa dei cambiamenti climatici, produce zucchero in eccesso che viene così convertito in etanolo durante la fermentazione. Ciò significa vini altamente alcolici e con livelli scarsi in acidità. Questo sbilanciamento non è un buon presupposto nella produzione di vini di qualità e che di fatto non va incontro ai gusti di mercato, sempre più attento e consapevole.
Lo studio in tal senso ha evidenziato che alcuni ceppi di lieviti naturali hanno effetti benefici sulla produzione di vino concentrandosi principalmente su Lachancea thermotolerans conosciuto per le sue capacità di produrre alti livelli di acido lattico. Questo lievito però, così come altri della stessa specie, non può essere utilizzato da solo, perché non in grado di consumare tutti gli zuccheri dell'uva. Devono essere usati quindi in combinazione con i tipici lieviti del vino, ovvero quelli comunemente chiamiati Saccharomyces cerevisiae.
Ulteriori ricerche quindi si focalizzeranno sullo studio di queste diverse miscele di lieviti e la loro influenza sul gusto e la qualità del vino.
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