La Glera del futuro: al via la rivoluzione sostenibile del Prosecco. Sette nuove varietà resistenti frutto di un ambizioso programma di miglioramento genetico
Sette nuove varietà resistenti discendenti dal vitigno Glera promettono di trasformare il futuro del "mondo Prosecco". Quattro sviluppate da VCR e tre da Crea Ve di Conegliano, con le prime registrazioni attese a febbraio 2026.
Le varietà presentate rappresentano il culmine di oltre un decennio di ricerca. Quattro di esse provengono dal programma autonomo di miglioramento genetico avviato da VCR nel 2015 su 90 varietà autoctone e si trovano nelle fasi avanzate di registrazione nel Registro Varietale Nazionale, con disponibilità prevista tra febbraio 2026 e fine 2027. Le altre tre sono frutto del lavoro del Crea Viticoltura ed Enologia di Conegliano e saranno disponibili dalla fine del 2027.
Tutte le nuove varietà appartengono alla famiglia Piwi (dal tedesco "pilzwiderstandsfähig", ovvero resistente ai funghi) e sono caratterizzate da elevata resistenza poligenetica a peronospora e oidio, le principali malattie fungine della vite. Questa caratteristica consente, vivaddio, una drastica riduzione nell'uso di fitofarmaci, con benefici significativi per l'ambiente e per le comunità che vivono nelle aree vitivinicole.
Ciascuna varietà presenta caratteristiche enologiche specifiche: il Glera-R-VCR-2 per accumulo zuccherino, acidità e complessità aromatica; il Glera-R-VCR-4 per acidità, freschezza e sapidità; il Glera-R-VCR-5 per massima tipicità varietale; VCR-15-1-1-99 apporta acidità e intensità aromatica; VE 7_3_8 (Glaurum), VE 09_11_02 e VE 13_04_05 per produttività, freschezza e flessibilità enologica.
"Avere una gamma di varietà resistenti - ha spiegato Yuri Zambon, direttore di Vivai Cooperativi Rauscedo - significa poter rispondere alle diverse esigenze dei vari territori e delle loro espressioni enologiche, mantenendo al centro l'identità della Glera".
L'aspetto più delicato della ricerca riguardava la verifica della corrispondenza organolettica tra le nuove varietà e la Glera tradizionale. Le prove di microspumantizzazione condotte dall'Istituto Dafnae dell'Università di Padova, coordinate dal professor Simone Vincenzi, hanno fornito risposte decisamente incoraggianti.
Durante il "Viaggio sensoriale tra i vini Piwi VCR" del 25 giugno 2024, sono stati presentati i risultati delle analisi sui vini base prodotti presso la cantina di microvinificazione del VCR Research Center. Le uniche differenze rilevate rispetto alla Glera tradizionale riguardavano un maggior contenuto di acido malico e proteine, probabilmente correlato al metabolismo secondario legato alla resistenza ai patogeni.
Il protocollo di spumantizzazione ha utilizzato cinque miniautoclavi da 25 litri. In uno di questi è stata rifermentata Glera VCR al 100%, mentre negli altri sono state testate miscele con le nuove varietà resistenti al 15% e al 50%. I risultati sono stati rivelatori: nei panel test condotti con 15 degustatori imparziali, solo il Glera-R-VCR-1 in taglio al 50% è stato percepito come differente rispetto alla Glera in purezza.
"Profili organolettici perfettamente sovrapponibili a quelli della Glera tradizionale", ha sottolineato Vincenzi, evidenziando come l'obiettivo sia stato raggiunto: varietà che possano essere inserite come complementari nei disciplinari delle denominazioni del Prosecco senza introdurre deviazioni aromatiche che potrebbero non essere apprezzate dai consumatori.
All'evento di gennaio hanno partecipato i rappresentanti dei Consorzi di tutela di Prosecco DOC, Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG, Vini Asolo Montello DOCG e Colli Euganei DOCG, che insieme costituiscono il più grande sistema denominativo italiano, estendendosi da Trieste fino alla provincia di Padova attraverso tutto il Friuli-Venezia Giulia e il Veneto.
"Queste non sono varietà alternative alla Glera - ha affermato Diego Tomasi, direttore del Consorzio Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG - sono la Glera che si adatta al futuro". Michele Noal, presidente del Consorzio Vini Asolo Montello, ha aggiunto: "Se vogliamo proteggere paesaggi unici dove i vigneti hanno il ruolo da protagonista, dobbiamo permettere alla Glera di difendersi". Gianluca Carraro, rappresentante del Consorzio Vini Colli Euganei, ha sottolineato come "il nostro territorio sia sostenibilità in pratica, non solo a parole. Le varietà resistenti sono lo strumento più coerente per mantenere questa promessa".
Denis Pantini, responsabile di Wine Monitor-Nomisma, ha evidenziato come le varietà Piwi rappresentino "una risposta concreta alla crescente domanda di sostenibilità e leggerezza espressa dalle nuove generazioni di consumatori in tutto il mondo". Riccardo Velasco, direttore di Crea Ve, ha ribadito: "Meno input, migliori output. Oggi il miglioramento genetico, insieme alla digitalizzazione e alla difesa fitosanitaria meno impattante, è il percorso più efficace per coniugare le esigenze produttive con la tutela della salute e dell'ambiente".
Tutti d'accordo allora, anche perché le nuove varietà offrono una risposta concreta alle sfide legate al cambiamento climatico, rappresentando un potente fattore di innovazione e creazione di valore per l'immagine delle denominazioni. Eppure, nonostante i progressi tecnici e scientifici, nonostante le urgenze ambientali e sanitarie, un ostacolo normativo rischia di rallentare questa rivoluzione verde. Il paradosso è tanto evidente quanto frustrante: le varietà resistenti esistono, sono pronte, sono state testate e validate scientificamente, ma non possono ancora di fatto entrare nei disciplinari delle denominazioni italiane.
Faccio presente che l'introduzione delle varietà resistenti rappresenta un passo di fondamentale importanza non solo per la sostenibilità ambientale, ma soprattutto per la tutela della salute delle persone che vivono e lavorano nelle aree di produzione del Prosecco. La questione dell'uso massiccio di fitosanitari in questi territori è infatti al centro di un dibattito che dura da anni e che ha visto crescere le preoccupazioni di cittadini, comitati e associazioni ambientaliste.
Le comunità locali hanno più volte denunciato disagi concreti legati ai trattamenti: bruciore agli occhi, fastidio alla gola, impossibilità di aprire le finestre o utilizzare cortili e giardini durante i periodi di irrorazione. Sono nati comitati come "Marcia stop pesticidi" e si sono moltiplicate le petizioni popolari, mentre molti comuni della provincia di Treviso hanno adottato regolamenti per limitare l'uso di fitosanitari nelle aree urbane.
Sebbene il dibattito scientifico sull'esistenza di correlazioni dirette tra l'uso di fitosanitari e specifiche patologie rimanga aperto e complesso, con dati epidemiologici che presentano quadri differenziati, è innegabile che la riduzione drastica dell'uso di prodotti chimici deve rappresentare un obiettivo prioritario per il benessere delle comunità.
Di tutto questo ne parlai anni or sono, quando la prospettiva delle varietà resistenti appariva ancora lontana. Oggi, finalmente, le nuove varietà Piwi consentono una diminuzione fino all'80% dei trattamenti fitosanitari, offrendo una risposta concreta a questa esigenza e permettendo di riconciliare le ragioni della produzione viticola con quelle della salute pubblica e della vivibilità dei territori. Come sottolineato durante l'evento di Rauscedo, la riduzione degli input chimici "soprattutto in prossimità dei centri abitati" può migliorare significativamente il rapporto tra viticoltura, ambiente e comunità locali.
"La Glera del futuro esiste già. Ora deve essere permesso che esista nei disciplinari", ha dichiarato con lucidità il direttore Zambon, mettendo il dito sulla piaga: "Oggi l'Italia è l'unico paese europeo che non consente l'uso di varietà resistenti nei vini DOC, a causa della restrizione stabilita dall'articolo 33, comma 6, del Testo Unico sulla Vite e sul Vino".
È questa norma, infatti, che impedisce l'utilizzo delle varietà Piwi nelle denominazioni di origine controllata. Un vincolo che stride con la realtà del resto d'Europa, dove le varietà resistenti sono già state integrate nei sistemi di qualità certificata. Per sbloccare la situazione servono due passaggi: prima, Parlamento e Governo devono modificare il Testo Unico; poi, i Consorzi di tutela potranno finalmente inserire le nuove varietà come complementari nei loro disciplinari di produzione.
Del resto in Italia, quali alternative concrete esistono? Produrre meno Prosecco? Impossibile, in un mercato florido che rappresenta la locomotiva dell'export vinicolo italiano e che continua a crescere sui mercati internazionali. Ridurre le superfici vitate? Irrealistico, considerando la pressione economica e le aspettative di un settore che coinvolge migliaia di aziende e famiglie. Continuare con l'attuale modello produttivo intensivo? Insostenibile, sia dal punto di vista ambientale che sociale, come dimostrano le crescenti tensioni con le comunità locali.
L'unica soluzione percorribile è quindi la ricerca scientifica applicata e l'innovazione varietale. Le varietà resistenti non sono un'alternativa alla Glera, ma la sua evoluzione necessaria: permettono di mantenere i volumi produttivi, tutelare la redditività delle aziende e rispondere alle esigenze del mercato, riducendo drasticamente l'impatto ambientale e i rischi per la salute pubblica. È questa la quadratura del cerchio che la viticoltura moderna deve necessariamente perseguire.
Oggi la buona notizia è che il processo di revisione normativa è stato avviato. E la massiccia presenza istituzionale all'evento di Rauscedo - con Stefano Zannier (assessore regionale all'agroalimentare del Friuli Venezia Giulia), Michele Zanardo (presidente del Comitato Nazionale Vini DOP e IGP), i parlamentari europei Anna Maria Cisint e Alessandro Ciriani, e i presidenti delle Regioni Friuli Venezia Giulia e Veneto, Massimiliano Fedriga e Alberto Stefani - rappresenta un segnale politico inequivocabile. C'è consapevolezza del problema, c'è volontà di cambiamento. Resta ora da tradurre questa volontà in atti concreti, in un aggiornamento normativo coerente con i progressi della ricerca, le esigenze ambientali, le aspettative del mercato e, soprattutto, il diritto alla salute delle comunità che vivono nei territori del Prosecco. Amen
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