giovedì 17 febbraio 2022

Formazione: dalla difesa del vigneto alla cantina, ruolo e gestione del rame tra sostenibilità, normative e insorgenza dei difetti del vino

Prenderà il via martedì 22 febbraio alle ore 17.00 il webinar gratuito a cura di Vinidea dal titolo Rame: tutto quello che avreste voluto sapere e non avete mai osato chiedere. Dalla difesa del vigneto fino in alla cantina, il ruolo e la gestione del rame tra sostenibilità, normative e insorgenza dei difetti del vino.




Utilizzato da oltre un secolo nella gestione del vigneto, il rame è ancora un valido fungicida preventivo che non genera fenomeni di assuefazione ed è selettivo nei confronti degli insetti utili. Ma il rame è di fatto un metallo pesante che è finito sotto la lente di ingrandimento a partire dalle norme vigenti che ne limitano l’impiego a causa dell’accumulo eccessivo nei terreni, in particolare nei suoli coltivati con il sistema biologico, dove il suo utilizzo è stato massiccio per molti anni, fino in cantina in quanto causa di difetti del vino noti da tempo come la comparsa di intorbidamenti, induzione di fenomeni di ossidazione, riduzione e gusti metallici.

Il ruolo del rame e la nascita della poltiglia bordolese

Il rame utilizzato in viticoltura è un fungicida in grado di inibire la germinazione delle spore di molti funghi patogeni. Il suo campo d’azione è molto ampio: il rame è infatti attivo nei confronti di agenti di molte importanti malattie e storicamente utilizzato per la lotta alla peronospora che ricordo arrivò dall'America settentrionale mostrando tutta la sua virulenza e distruttività prima in Francia nel 1878 e in Italia nell’anno seguente. Le conoscenze sui cicli di sviluppo dei patogeni (eziologia) erano allora scarse e in quel periodo non esistevano prodotti adeguati al loro contenimento.

Pierre Millardet, un professore di botanica dell’università di Bordeaux, si accorse che nel Médoc (regione della Francia sud-occidentale, nel dipartimento della Gironda) lungo le strade, le viti che erano state imbrattate con un miscuglio di rame e calce per scoraggiare i ladruncoli, erano meno ammalate di quelle non sporcate dalla suddetta poltiglia. Dopo varie prove, che con grande intuizione il professore condusse per ben dosare il rapporto tra il solfato di rame e la calce, ebbe origine quella che poi fu da tutti chiamata «poltiglia bordolese» proprio perché sperimentata negli areali viticoli di Bordeaux. Dal 1° aprile del 1885 la poltiglia bordolese, cioè il solfato di rame neutralizzato con la calce, fece il suo ingresso ufficiale nella fitoiatria internazionale. Nel 1887 una Commissione istituita dal nostro Governo stabilì che la poltiglia bordolese, e di conseguenza il rame, era un ottimo rimedio per prevenire alcune malattie causate da funghi. Oggi, dopo quasi 40 anni, le proprietà fitoiatriche del rame e dei suoi derivati non sono ancora state messe in discussione. 

Obiettivo del webinar è quello di dare una risposta sul perché il rame viene ancora utilizzato in viticoltura e cosa veramente rappresenta per la fitoiatria. Cosa determina la sua efficacia ed efficienza. Gli ultimi aggiornamenti normativi e su come gestire il rame nei mosti e nei vini.

Interverranno il prof. Gianfranco Romanazzi, dellUniversità Politecnica delle Marche, il dott. Andrea Bergamaschi, UPL, il dott. Luca Rossi, UPL, la dott.sa Alessandra Biondi-Bartolini, Agronoma e divulgatrice scientifica.

Qui il modulo di iscrizione: register.gotowebinar.com/

martedì 8 febbraio 2022

Formazione, enogastronomia e scrittura: al via il corso di Gambero Rosso e Scuola Holden

Torna il corso che mette insieme due dei maggiori professionisti del cibo e della scrittura: Gambero Rosso e Scuola Holden. Narrazione e scrittura del cibo è il tema centrale del corso FOOD. Design dell’esperienza gastronomica. Il percorso didattico, dal 5 marzo al 19 giugno 2022.




Dal 2018, Gambero Rosso Academy di Torino e la Scuola Holden hanno dato vita a un progetto comune di narrazione e scrittura del cibo che ha avuto un grande successo nonostante la pandemia, in due edizioni in presenza e streaming. Due realtà importanti hanno unito così le forze in un lavoro comune che parte dall’idea di raccontare storie. È proprio con questo obiettivo che è nata nel 1994 la Scuola Holden, prestigiosa accademia di narrazione e scrittura creativa fondata dallo scrittore Alessandro Baricco nel 1994.

Holden Pro: la scuola per i professionisti

Per Holden Pro, l’area della Holden dedicata ai professionisti che vogliono raccontare più efficacemente il proprio lavoro, trovare la strada giusta per comunicare con clienti e collaboratori, cercare nuovi stimoli, strumenti e guide per cambiare prospettiva, nasce il corso in FOOD. Design dell’esperienza gastronomica, insieme a Gambero Rosso Academy.

Gli obiettivi del corso FOOD. Design dell’esperienza gastronomica

Raccontare il mondo dell’enogastronomia, per professione o per avviare un progetto personale: questo è scopo del nuovo corso.

Il percorso didattico, dal 5 marzo al 19 giugno 2022, si concentra sulla narrazione di un’esperienza che coinvolge tutti i sensi, per imparare a raccontare questo universo enogastronomico e a padroneggiare linguaggi diversi: parole e immagini, ma anche graphic design, social media, blog e newsletter, format seriali per la TV e il web, magazine online e guide di carta stampata.

L’obiettivo del corso è quindi affinare le proprie capacità sensoriali e narrative, conquistando strumenti e tecniche necessari per dare vita, attraverso immagini, parole, strategie di comunicazione e marketing, a nuovi progetti.

Le tappe del corso FOOD. Design dell’esperienza gastronomica

Il percorso prevede quattro weekend in presenza, durante i quali si farà lezione alla Holden e si parteciperà alle esperienze organizzate dal Gambero Rosso, e dodici incontri in streaming. In classe si scriverà e si studieranno gli strumenti della narrazione, ma si faranno anche esperienze pratiche per scoprire realtà gastronomiche d’eccellenza e sviluppare le proprie capacità sensoriali. Si condivideranno, insomma, sia storie che eccellenze del food.

Si parlerà di cibo indagandone i molti piani significanti, le relazioni che si mettono in campo ogni volta si sceglie di narrare l’esperienza enogastronomica che non è mai conclusa in se stessa, ma ha implicazioni di valore agricolo politico, artistico, creativo emozionale. Si parlerà di storia della gastronomia e della ristorazione, di cultura e filosofia del cibo, ma si approfondiranno anche tecniche, linguaggi, strumenti e metodi di narrazione dei cibo, di come cambiano nei nuovi canali di distribuzione dei contenuti, e nelle nuove professioni legate alla comunicazione.

Le quattro esperienze prevedono incontri con diverse realtà gastronomiche e la loro cucina: gli impasti e la pizza gourmet di Massimiliano Prete, le pasticcerie torinesi con la guida esperta di Rosalba Graglia, la cucina di Davide Palluda e Marco Sacco, un pranzo-lezione al Bistrot Cannavacciuolo con Roberto Restelli.

Per informazioni:

scuolaholden.it/food-design-esperienza-gastronomica/

Caro energia e materie prime, prezzi del vino: lo scenario futuro

Presentata l’analisi di The Wine Net, rete tra 7 delle più importanti cooperative italiane, sulla situazione attuale dei prezzi e le previsioni per il 2022.




Energia, trasporti, vetro, cartoni, tappi. Il 2022 inizia all’insegna dei pesanti rincari che il mondo del vino si sta trovando ad affrontare. Con coraggio The Wine Net, rete di 7 cooperative italiane, presenta per la prima volta i risultati dell’osservatorio costituito per analizzare la situazione di mercato. Nata nel 2017, The Wine Net unisce oggi le cantine cooperative Cantina Valpolicella Negrar (Veneto), Cantina Pertinace (Piemonte), Cantina Frentana (Abruzzo), Cantina Vignaioli Scansano (Toscana), CVA Canicattì (Sicilia), La Guardiense (Campania), Cantina Colli del Soligo (Veneto). Obiettivo: unire le forze per presentarsi in modo più efficace nel mondo.

Secondo quanto emerso dall’indagine, dalla primavera, i prezzi dei vini in GDO e HORECA sono destinati ad aumentare a causa di un rincaro medio dei listini delle aziende, calcolato tra l’8% e il 12%, dovuto agli aumenti eccezionali dei costi di materie e servizi.

Questa situazione, inevitabilmente, si ripercuoterà sui prezzi finali per il consumatore.

Ma quale sarà la reazione del mercato? Lo scenario è diversificato. Mentre nel canale Horeca gli operatori hanno accettato queste variazioni, la GDO oppone maggiori resistenze anche se non mancano insegne che hanno compreso senza difficoltà la situazione.

Con un rincaro medio del 10% nei listini delle aziende, nel caso in cui la Grande Distribuzione voglia mantenere inalterati i margini, questo si tradurrà in un aumento del prezzo finale per il pubblico che può variare dal 10 al 30%. Eppure, alcune insegne stanno già facendo campagne pubblicitarie rivolte al consumatore per rassicurarlo sull’assenza di aumenti, facendo ricadere il mancato profitto solo sulle cantine. Un comportamento giudicato controproducente. La soluzione corretta dovrebbe essere la trasparenza verso il cliente finale, all’insegna di una “economia etica” che ripartisca i disagi su tutti gli attori, non solo su una categoria, consapevoli che solo stando assieme si può vincere.

La situazione apre ora una nuova problematica: il posizionamento di alcune denominazioni molto importanti all’interno del Canale Moderno, che con questa situazione rischiano di non essere più appetibili per il consumatore. Nel caso, ad esempio del Valpolicella base o del Montepulciano d’Abruzzo, posizionate da sotto i 3 euro ai 7, il rischio è perdere mercato perché il consumatore non sarà disposto ad un aumento di 1 euro nel prezzo finale. Se ciò accadesse, ci sarebbe il rischio che alcune tipologie di vino divengano più convenienti da vendere come “sfuso” anziché imbottigliato. Un danno questo, per le cooperative di The Wine Net, che viene giudicato enorme, visti gli sforzi fatti in questi anni per promuovere la vendita di imbottigliato con propria etichetta per dare maggiore valore.

E cosa si prevede all’estero? La situazione si prospetta meno critica per le cantine grazie al comportamento degli importatori che, in gran parte, hanno accettato di ripartire in modo equo un rincaro previsto del 15 – 18%, con un 8% sostenuto dalla cantina con il mancato guadagno, un 5% di aumento dei listini e un 5% di assorbimento da parte dell’importatore.

La situazione nel mercato, quindi, si prospetta complessa ma, se le cantine italiane faranno squadra, come dimostra l’esempio di The Wine Net, si potrà individuare la giusta strada.

mercoledì 2 febbraio 2022

I nematodi: nemici nascosti del vigneto. Una nuova ricerca affronta efficacemente il patogeno in chiave sostenibile

Una nuova ricerca ha svelato promettenti risultati per affrontare efficacemente in chiave sostenibile i nematodi, organismi patogeni che recano ingenti danni nel vigneto. Il pericoloso parassita, che di fatto è un minuscolo verme rilevabile solo al microscopio, provoca un danno alla pianta attraverso punture di nutrizione sulle radici. Le cause principale della sua presenza sono lo sfruttamento e la cattiva gestione del terreno.




I neumatodi, minuscoli organismi eucarioti monocellulari, invertebrati, vermiformi e di origine acquatica, sono tra i nemici nascosti delle piante di vite. Si tratta di quella parte patogena di uno dei gruppi di organismi più abbondanti e diffusi sulla terra, il phylum nematoda, formato nel suo complesso da circa 20000 specie. I nematodi sono pericolosi parassiti del terreno e molto dannosi per le colture. Risultano difficili da individuare e debellare. In linea generale le circostanze che favoriscono la loro presenza nel terreno dipendono dalla “stanchezza” del terreno dovuta a colture intensive perpetuate nel tempo, senza le rotazioni colturali adeguate e senza gli apporti significativi e continui di nuova sostanza organica. 

L’azione patogena, che ha esiti diversi a seconda del tipo di nematodi presenti, si concentra soprattutto nelle radici, causando la formazione di galle o lesioni, ovvero attraverso l’inoculazione da parte dei nematodi di virus vegetali diversi che poi influiscono sulla salute della pianta. Per la vite la vera pericolosità di questo nematode è data dall’essere un vettore di una virosi, l’arricciamento fogliare della vite (GFLV = grapevine fanleaf virus) agente del complesso della degenerazione infettiva della vite. Il virus quando viene acquisito si trova sugli stiletti boccali, se il nematode lo contrae allo stadio di larva rimane infettivo fino al momento della muta, nello stadio successivo il nematode non sarà infettivo; se è l’adulto ad acquisire il virus, l’adulto rimane infettivo per il resto della vita.  

In agricoltura convenzionale per eliminare questo tipo di parassiti si utilizzano prodotti altamente tossici. La presente ricerca della Washington State University Extension, ha individuato un nuovo approccio in chiave totalmente sostenibile per la gestione a lungo termine dei nematodi in modo da mantenere i vigneti sani e produttivi. Questa ricerca supporta il nuovo programma di certificazione per la sostenibilità dell'industria vinicola dello Stato di Washington, ma certamente adattabile a livello globale. I risultati delle prime fasi della ricerca sui nematodi indicano la necessità di attuare diverse tattiche per affrontare efficacemente questo patogeno della vite.

Più di sette anni fa, con il supporto della Washington State Wine Commission, un team di scienziati della Washington State University e del Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti ha avviato un progetto di ricerca su più fronti della durata di 10 anni per comprendere il potenziale danno dei nematodi e trovare gli strumenti necessari per aiutare i viticoltori. 

Il team di ricerca composto da Michelle Moyer, professoressa associata della WSU e specialista in viticoltura, e Inga Zasada, fitopatologo presso l'Unità di ricerca sulle colture orticole del Dipartimento dell'agricoltura degli Stati Uniti a Corvallis, nell'Oregon, ha compiuto grandi progressi in questo progetto che ora integra molteplici strategie di gestione. Tra queste l'utilizzo di portainnesti resistenti che hanno anche l'ulteriore vantaggio di aiutare i coltivatori a gestire la fillossera, un altro parassita che si nutre delle radici della vite ed è stato recentemente rilevato in molte regioni vinicole. In tal senso ricordo che la maggior parte dei vigneti di uva da vino nello Stato di Washington sono a piede franco quindi facilmente attaccabili. 

Un altro approccio molto efficace sono le colture di copertura che hanno dimostrato avere un alto potenziale di controllo sui patogeni del terreno. Al riguardo nella presente ricerca è stata valutata l'efficacia del trifoglio bianco, il ravanello di semi oleosi e la senape.

Trifoglio bianco

Il suo apparato radicale non ospita i nematodi e quindi hanno di fatto la capacità di non far sviluppare popolazioni patogene in caso reimpianto.

Ravanello

Gli oli essenziali contenuti nella pianta respingono vari insetti e parassiti. Migliora l'habitat per i vermi e sopprime i nematodi. Inoltre, il ravanello oleoso combatte le erbacce anche quelle più resistenti.

Senape

La varietà Pacific Gold ed il ravanello contengono entrambi glucosinolato, un composto tossico per i nematodi. Il glucosinolato essudato dalle radici e dal fogliame, quando incorporato nel terreno, riduce le popolazioni del patogeno.

Queste colture di copertura sono state quindi seminate in appezzamenti sperimentali in autunno e lasciate crescere durante l'inverno. In primavera, le colture di copertura di senape e ravanello sono state lavorate nel terreno, ma le parcelle di controllo e le parcelle di trifoglio sono rimaste intatte. Sono stati raccolti campioni di suolo per monitorare i cambiamenti della popolazione di nematodi da un autunno all'altro. I primi risultati hanno mostrato che le parcelle seminate a ravanello avevano circa quattro volte meno nematodi radicali rispetto alle parcelle senza colture di copertura. Importante sottolineare che per avere un effetto positivo sulla salute del suolo, l’impianto e lo sviluppo della coltura devono essere soddisfacenti, ovvero si deve adottare l‘uso di seme sano con un alto tasso di germinazione, la buona preparazione del terreno, la semina in condizioni favorevoli, con le sostanze nutrienti sufficienti e, se necessario, l‘irrigazione. 

I risultati della ricerca saranno condivisi in workshop, giornate sul campo e webinar. 

martedì 1 febbraio 2022

Valorizzazione dei sottoprodotti della filiera viti-enologica: uso del biodigestato per migliorare l’efficienza del vigneto

Un Webinar gratuito presenta i risultati del gruppo operativo "Uva Pretiosa", un progetto con l'obiettivo di affrontare le tematiche di riutilizzo dei sottoprodotti della filiera viti-enologica secondo uno schema circolare che consente di valorizzare le componenti nobili dei sottoprodotti e di rimettere in circolo gli scarti finali per produrre energia al fine di elevare la sostenibilità economica ed ambientale del processo.




Aumentare la reddittività, la competitività delle aziende agricole nonché la diversificazione delle attività svolte, grazie allo sviluppo di nuovi prodotti con valore di mercato (estratti da uva immatura, vinaccia e feccia – vini di qualità da vinaccia e feccia di vinificazione, olio di vinaccioli di elevata qualità); adattare ed introdurre le innovazioni di processo e di prodotto alle aziende target; realizzare prototipi e implementare i protocolli operativi per la valorizzazione dei sotto prodotti e il riutilizzo degli scarti nelle aziende del partenariato. Questi i risultati attesi del progetto "Uva Pretiosa" che nasce nell'ambito del partenariato Europeo per l'innovazione e del Piano di Sviluppo Rurale della Regione Toscana (misure attivate (16.2, 1.1, 1.2, 1.3).

La filiera viti-enologica produce ingenti quantità di sottoprodotti e scarti; i principali per quantità, impatto economico ed ambientale sono le vinacce fermentate e fresche, la feccia e vinaccioli. In generale, la vinaccia rappresenta il 20-30 % del peso dell’uva utilizzata per vinificare. Si stima che circa il 5% del volume totale di vino prodotto in Toscana in un anno costituisca il residuo feccioso, ossia più di 100.000 hl. Il settore enologico è alla ricerca di soluzioni innovative per lo sviluppo di prodotti commercializzabili ottenuti da operazioni di valorizzazione degli scarti industriali.

Al Webinar gratuito organizzato da Vinidea che prenderà il via venerdì 11 febbraio alle ore 11 verranno presentati i risultati del gruppo operativo "Uva Pretiosa" sull'uso del biodigestato. Il progetto si muove secondo un’ottica circolare di immissione e recupero ottimale delle risorse, le fecce sono riutilizzate per produrre energia da biogas e, infine, il residuo è compostato e utilizzato per ridare sostanza organica al suolo. Le prove di distribuzione del digestato sono state effettuate sui vigneti di Castello di Gabbiano, storica azienda vitivinicola del Chianti Classico, dall'Università di Firenze durante il mese di marzo 2021. I vigneti interessati dalla prova sono 3, per circa 4ha totali. La sperimentazione ha previsto 4 trattamenti (ciascuno a file alterne con inerbimento secondo uno schema randomizzato): digestato interrato, digestato in copertura, tecnica aziendale (concime minerale in pellet) oltre al tale quale.

Nel corso della stagione vegetativa, sono state effettuate delle misure di accrescimento del germoglio e degli scambi gassosi fogliari (fotosintesi, traspirazione). Ai primi segnali di stress idrico, sono state effettuate misure di potenziale idrico. Da agosto sono stati fatti dei campionamenti di acini per analisi tecnologiche (zuccheri, acidità, pH, peso acini) e fenoliche (antociani e polifenoli tot ed estraibili)delle uve. In vendemmia è stato rilevato il peso di produzione per pianta.

L'azienda Castello di Gabbiano ha 160 ettari di proprietà di cui circa 100 di Chianti Classico e fa parte del gruppo Treasury Wine Estate con sede in Australia, proprietaria di altre realtà produttive in USA, Nuova Zelanda ed Australia. Alcuni dei marchi del gruppo, oltre al Castello di Gabbiano. sono Penfolds, Beringer, Matua e Sterling.

Ad introdurre il webinar sarà Federico Cerelli, Enologo dell'azienda Castello di Gabbiano, capo fila del gruppo operativo Uva Pretiosa. Interverranno Giovan Battista Mattii, Professore di Viticoltura nel corso di laurea in Viticoltura ed Enologia dell’Università degli Studi di Firenze ed Eleonora Cataldo, dottoranda XXXVI ciclo presso il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agrarie, Alimentari Ambientali e Forestali (DAGRI) dell'Università degli Studi di Firenze. Giovan Battista Mattii illustrerà i concetti generici legati all'uso del biodigestato per migliorare l’efficienza del vigneto mentre Eleonora Cataldo presenterà i risultati del progetto.

Maggiori informazioni su i relatori:

Giovan Battista Mattii si laurea in Scienze Agrarie nel 1984 presso la facoltà di Agraria dell’Università di Firenze, dove inizia subito la sua carriera accademica, prima come dottorando di ricerca (consegue il dottorato nel 1989), poi come ricercatore e successivamente come professore. Attualmente insegna Viticoltura nel corso di laurea in Viticoltura ed Enologia. E’ autore di circa 150 pubblicazioni su riviste di settore.

Eleonora Cataldo. Dottoranda XXXVI ciclo presso il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agrarie, Alimentari Ambientali e Forestali (DAGRI) dell'Università degli Studi di Firenze. Laurea magistrale con lode in Scienze e tecnologie agrarie curriculum “Produzioni vegetali di pregio” all'Università degli Studi di Firenze e conseguito Esame di Stato di abilitazione all’esercizio della professione di Dottore Agronomo e Dottore Forestale Sezione A. Vincitrice di 3 Borse di Studio e 2 Assegni di Ricerca presso l’Università degli Studi di Firenze (collaborazione dal 2015 ad oggi nel settore della Viticoltura). Autrice di pubblicazioni internazionali di cui troverete la lista allegata a quest'articolo.

Nell'ambito del partenariato Europeo per l'innovazione e del Piano di Sviluppo Rurale della Regione Toscana (misure attivate (16.2, 1.1, 1.2, 1.3)) il progetto Uva Pretiosa intende affrontare le tematiche di riutilizzo e di valorizzazione dei sottoprodotti della filiera viti-enologica in un'ottica di economia circolare.

I partner del progetto sono Beringer Blass Italia  - Castello di Gabbiano, Società Agricola Isole e Olena, San Lorenzo Green Power, Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agrarie, Alimentari, Ambientali e Forestali dell’Università degli Studi di Firenze, ERATA e Vinidea.

Iscriviti gratuitamente

Per maggiori informazioni sul progetto: www.uvapretiosa.eu