mercoledì 13 febbraio 2019

Concorsi. Bere il Territorio, raccontare il vino attraverso un viaggio

la diciottesima edizione di Bere il Territorio, raccontare il vino attraverso un viaggio, il concorso letterario nazionale promosso dall'Associazione Go Wine. Invio elaborati entro il 12 marzo.





Ha preso il via in tutta Italia la diciottesima edizione del concorso letterario “Bere il Territorio” promossa dalla Associazione Go Wine. I partecipanti dovranno redigere un testo-racconto in forma libera che abbia per tema un viaggio in un territorio del vino italiano, evidenziando il rapporto con i valori cari all’enoturista: paesaggio, ambiente, cultura, tradizioni e vicende locali.

Sono previste due categorie, in base a distinte fasce di età: giovani dai 16 ai 24 anni; per tutti i soggetti di età superiore ai 24 anni. Ogni concorrente o gruppo potrà partecipare con un solo elaborato inedito, in lingua italiana, della lunghezza minima di due cartelle (3600 battute) e massima di 5 cartelle (9000 battute), redatto anche su supporto magnetico.

E’ inoltre istituita, a latere del concorso generale, una sezione speciale riservata agli studenti degli istituti agrari italiani (di età compresa fra i 14 ed i 20 anni). In particolare si invitano gli studenti a svolgere un approfondito e originale lavoro di ricerca che abbia come tema i vitigni autoctoni, della propria zona di provenienza o di altre aree. Nell’elaborato essi potranno tenere conto delle conoscenze acquisite durante il corso di studio e trattare l’argomento attraverso uno specifico elaborato.

La partecipazione al Concorso è consentita a singoli studenti oppure a piccoli gruppi non inferiori a 5 persone. Ogni testo dovrà contenere, in calce, le generalità del concorrente: nome, cognome, data di nascita, indirizzo, numero di telefono ed eventualmente il riferimento dell'Istituto di appartenenza.

Gli elaborati dovranno pervenire, in tre copie dattiloscritte e su supporto magnetico, entro il 12 marzo 2019, tramite posta, al seguente indirizzo:

Concorso “Bere il territorio” - Go Wine
Via Vida, 6 - 12051 Alba (Cn).

Gli elaborati saranno sottoposti al vaglio della giuria composta da Gianluigi Beccaria e Valter Boggione (Università di Torino), Margherita Oggero (scrittrice), Marco Balzano (scrittore), Bruno Quaranta (La Stampa-Tuttolibri), Massimo Corrado (Associazione Go Wine).

Saranno selezionati dalla sezione generale i due miglori testi, uno per ciascuna categoria: i vincitori riceveranno ciascuno un premio di euro 500,00. Sarà selezionato dalla sezione speciale riservata agli Istituti agrari il miglior lavoro di ricerca: il vincitore (o il gruppo) della sezione speciale riceverà un premio di euro 500,00.

È inoltre istituito un premio speciale a favore di un libro edito durante l’anno 2018 che abbia come tema il vino o che, comunque, riservi al vino una speciale attenzione. L’autore riceverà un premio in denaro di euro 500,00.

I testi rimarranno a disposizione dell'organizzazione del concorso e non verranno restituiti. I concorrenti, accettando senza condizione il presente regolamento, concedono, sin d'ora e senza nulla pretendere, i diritti di pubblicazione a Go Wine. I vincitori, che saranno avvertiti tramite raccomandata, saranno premiati durante la cerimonia che si terrà ad Alba sabato 13 aprile 2019.

domenica 10 febbraio 2019

Vino e cinema, Napa Valley - La grande annata, Château Montelena: la storia di una delle realtà vitivinicole simbolo della California

Sarà trasmesso stasera su Cine Sony alle 23.00 il film Napa Valley - La grande annata. La storia della Montelena Winery, azienda vinicola californiana, che alla fine degli anni '70 sfidò le blasonate concorrenti francesi, vincendo un prestigioso concorso che diede immediato prestigio alla produzione vinicola della California.

Un dipinto sul Judgement Of Paris


Bottle Shock, questo il titolo originale del film del 2008 diretto da Randall Miller, rara pellicola americana incentrata sulla vera storia della Montelena Winery, oggi una delle più prestigiose aziende vinicole californiane situata nella Napa Valley. Storia che trova il suo compimento in una famosa degustazione alla cieca di Parigi, svoltasi il 24 marzo del 1976. L'evento, che ebbe luogo presso l’Hotel Inter-Continental di Parigi, verrà ricordato come “Jusdgement of Paris”, ma passò alla storia come "La degustazione di Parigi del 1976".

In Napa Valley - La grande annata vengono narrate le vicende di Bo, figlio del proprietario della Montelena Winery a cui viene affidata la società del padre e che decise di rappresentare la Napa Valley ad un concorso dominato prevalentemente da aziende vinicole francesi. L’evento fu organizzato da un commerciante brittannico, un certo Steven Spurrier, per confrontare la qualità dei vini californiani che a quei tempi si affacciavano timidamente sul mercato francese tra la diffidenza dei clienti del suo negozio parigino.

Fino a quel fatidico giorno i vini francesi erano percepiti indubbiamente come i migliori del mondo. La giuria era composta da undici degustatori, tra cui spiccava Odette Khan editore di Revue du Vin de France, Pierre Brejoux dell'Istituto della AOC e Michel Dovaz del Wine Institute francese. La degustazione si svolse completamente alla cieca ed al suo termine, tirate le somme dei punteggi, con grande sorpresa per la parte dedicata ai bianchi, gli Chardonnay di Borgogna furono battuti proprio da un vino californiano: lo Chateau Montelena 1973. Ed altri tre vini provenienti dalla California si piazzarono tra i primi cinque classificati.

Per quanto riguarda i vini rossi, durante la degustazione un giudice arrivò a sentenziare ad alta voce: “questo vino è la magnificenza della Francia”. Si trattava invece di un Cabernet della Napa Valley. Un’altro giudice degustando un altro campione, disse: “sicuramente questo vino proviene dalla California, non ha naso”. Il vino in questione era invece un Batard-Montrachet  del '73. Alla resa dei conti per la classifica dei rossi, la sorpresa fu grande quando i giudici ad unanimità avevano scelto uno Stags Leap Wine Cellar 1973, davanti ad un Haut Brion 1970, un Montrose 1970, un Mouton-Rothschild 1970 ed un Leoville Las Cases 1970.

La storia di Château Montelena inizia nel 1881 con Alfred Tubbs, imprenditore originario del New Hampshire, che giunse a Napa Valley con l’intento di acquistare dei terreni da dedicare alla viticoltura: colpito dalle potenzialità di questo terroir, dopo qualche mese decise di acquistare circa 100 ettari di terra, completamente brulla, alla base del Monte Sant’Elena. Nel giro di 15 anni circa l’azienda divenne una delle più grandi di tutta Napa Valley, continuando a crescere sino al 1920, anno in cui l’attività si fermò a causa dell’inizio del proibizionismo americano, protrattosi sino al 1933. 

Dopo questa parentesi di inattività, la produzione riprese a pieno ritmo, avendo un unico fine: imporsi agli occhi del mondo con vini di qualità straordinaria. Obiettivo clamorosamente ambizioso, ma raggiunto nel 1976. Da allora la storia di questa azienda prosegue mietendo successi, facendo di Château Montelena uno dei miti dell’enologia americana e mondiale.

venerdì 8 febbraio 2019

Vino e sostenibilità, prende il via il modello condiviso di gestione viticola avanzata del Soave

Presentato a sindaci, tecnici e associazioni di categoria il modello condiviso di gestione viticola avanzata del Soave. Le linee guida, approvate dalla Regione Veneto, tuteleranno operatori e cittadini. Comunicati anche i dati 2018 dell’indagine sulla biodiversità.





Conoscenza, competenza, condivisione, misurazione e validazione: sono 5 le parole chiave del modello di gestione avanzata del vigneto Soave che il Consorzio ha ufficialmente presentato a tutti i sindaci del Comprensorio, alle organizzazioni di categoria e a tutti i portatori di interesse.

Il modello si compone dell’insieme delle linee guida che il Consorzio e le aziende attivano all’interno di tutta la filiera produttiva e che è stato riunito in un documento di sintesi che di fatto anticipa le indicazioni della Regione Veneto sulle tematiche di preservazione di suolo, acqua, aria, biodiversità e paesaggio. In questo progetto sono coinvolti al massimo livello tutti gli operatori collegati alla produzione integrata nel vigneto quindi produttori, tecnici di campagna, istituzioni, rivenditori e ditte produttrici dei presidi sanitari e delle macchine operatrici.

Il protocollo testato ormai da 3 anni sull’intero territorio della denominazione, parte da due concetti semplici ma nello stesso tempo innovativi che tendono a una gestione sempre più sostenibile del vigneto. Il primo è il coinvolgimento di tutte le aziende del territorio, partendo dalla valorizzazione di competenze e tecnologie che da sempre proiettano il Soave a sperimentare nuove soluzioni sul fronte della tutela ambientale (dalla Certificazione ambientale, all’etichetta verde, fino al recente riconoscimento a Patrimonio agricolo di rilevanza mondiale). Il secondo è invece la validazione ex-post dei diversi processi di difesa attuati da ogni singola azienda in funzione della propria sensibilità e delle particolari condizioni agronomiche dell’annata. Questo vede l’applicazione del protocollo WBA (World Biodiversity Friends) su tutto il territorio e il calcolo dello stato di salute di suolo, acqua e aria con specifici indicatori biologici.

I dati relativi alla stagione fitosanitaria 2018, che vedono raddoppiati i rilievi sulle aziende test rispetto all’anno precedente, indicano che l’80% delle aziende oggetto di rilevazione ha ottenuto mediamente un risultato di 15 punti percentuali superiore allo standard del protocollo, segno di uno stato di salute dell’ambiente positivo. Il lavoro effettuato negli ultimi tre anni ha portato a un incremento di 4 punti percentuali dello stato complessivo del sistema Soave, da 70,2% a 74,2% (il minimo è 60%), segno di un continuo miglioramento dato dalla crescente sensibilizzazione delle aziende verso questa tematica.

«La conservazione dinamica e la gestione del paesaggio – dice Sandro Gini, Presidente del Consorzio - sono le “visioni” che hanno guidato l’operatività consortile e che possono diventare valore vero per il nostro territorio. Quello del Soave è ad oggi l’unico consorzio italiano che utilizza il protocollo della biodiversità come sistema di misura – un vero e proprio termometro – in grado di valutare l’incidenza delle fasi produttive su terra, acqua, aria. In questo modo la biodiversità diventa una sorta di “ponte” che gradualmente conduce le aziende produttrici, già impegnate in tema di rispetto dell’ambiente, verso il vero obiettivo finale: la sostenibilità dell’intero sistema produttivo »

mercoledì 6 febbraio 2019

Vino e territori, Prosecco: al via il progetto di conservazione e valorizzazione del patrimonio viticolo del distretto del Conegliano Valdobbiadene

Il Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg collabora con Vitis Rauscedo per moltiplicare viti centenarie.




Il Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco e l’azienda vivaistica Vitis Rauscedo lavoreranno insieme con l’obiettivo di conservare e valorizzare il patrimonio viticolo del distretto del Conegliano Valdobbiadene che si pone al servizio di una viticoltura d’eccellenza, promuovendo il progetto di moltiplicazione delle viti centenarie avviato alcuni anni fa.

A riguardo, il Consorzio ha già individuato 26 genotipi derivanti da 200 viti centenarie presenti sul territorio della Denominazione (in particolare provenienti dalle località di: Rua di Feletto, Refrontolo, Solighetto, Col San Martino, Guia, Santo Stefano, Cartizze, San Pietro di Barbozza, Saccol e Valdobbiadene) con l’obiettivo di ottenere una selezione di 10 cloni, con caratteristiche rappresentative della varietà Glera, al fine di mantenere e consolidare nel tempo le peculiarità dello spumante Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG.

Il lavoro di selezione iniziato diversi anni fa con la raccolta e la propagazione delle gemme dei vecchi ceppi, proseguirà con l’iter previsto dal protocollo del Ministero per le Politiche Agricole e Forestali per l’omologazione da parte del Consorzio dei genotipi che verranno selezionati.

In tal senso il Consorzio collaborerà con Vitis Rauscedo, azienda vivaistica dalla comprovata esperienza nell’attività di selezione clonale e successiva propagazione, per tutte le fasi volte a completare la procedura di omologazione nel corso dei prossimi sei/sette anni. L’attività riguarderà nello specifico la caratterizzazione in campo e i test virologici che certifichino la sanità dei materiali selezionati, fino alla valutazione enologica risultante dalle micro-vinificazioni delle uve prodotte dai presunti cloni a confronto.

venerdì 1 febbraio 2019

Distillati, nasce il marchio “Pisco, Spirit of Perù”

La Commissione Peruviana per la Promozione delle Esportazioni e del Turismo presenta il marchio “Pisco, Spirit of Perù”. La nuova identità grafica della bevanda nazionale del Perù riflette origini, biodiversità, qualità, storia, cultura e versatilità e la posiziona sui mercati internazionali, promuovendone le esportazioni.




Con l'obiettivo di promuovere la conoscenza e il consumo di Pisco nel mercato internazionale degli alcolici, la Commissione peruviana per l'Esportazione e la Promozione del Turismo (PROMPERÚ) ha presentato il marchio "Pisco, Spirit of Perù" durante Fusión 2019, a Madrid, uno dei più importanti eventi gastronomici in Europa.

Il Pisco non è soltanto la bevanda nazionale del Perù, ma anche uno dei principali riferimenti enogastronomici del paese. La versatilità del prodotto gli conferisce toni sospesi tra tradizione e modernità, caratteristiche che si combinano perfettamente dando vita alla sua nuova identità grafica: "Pisco, Spirit of Perù".

Come scrissi in occasione della sua presentazione ufficiale in Italia, il Pisco è un distillato di origine peruviana, dal gusto intenso e raffinato, che si ottiene esclusivamente dalla distillazione, in alambicchi di rame, del mosto d’uva Pisqueras fermentato. Per la produzione si preservano i metodi tradizionali, in modo da tutelare e valorizzare l’autenticità del prodotto. Tutte le fasi di lavorazione sono meticolosamente controllate, così come i particolari recipienti d’argilla, chiamati “piskos”, nei quali è conservato il liquore. La storia del Pisco è antichissima: ha origine in epoca coloniale, sotto la dominazione spagnola, verso la fine del XVI secolo, ed è la prima acquavite d’uva prodotta in tutto il continente americano.

Il nuovo brand si ispira fondamentalmente a cinque elementi caratterizzanti: biodiversità, qualità, storia, cultura e versatilità; lo slogan "Spirit of Perù" trasmetterà le emozioni del paese per il distillato nazionale, allo "spirito" del Perù. Inoltre, si fa riferimento alla categoria in cui il Pisco è incluso nei mercati potenziali, rafforzando la sua denominazione originale, l'identità, l'utilizzo delle otto uve Pisco e la sua derivazione.

Questa iniziativa non solo associa il Pisco al Perù, suo luogo di origine, ma spinge anche verso un rapido riconoscimento delle sue qualità come distillato da parte del segmento target, costituito da mercati come Stati Uniti, Spagna, Germania, Regno Unito e Olanda.

“Pisco, Spirit of Perù” è stato presentato durante il The Drinks Show, un evento dedicato all’arte delle bevande miscelate organizzato nell'ambito della Madrid Fusión, alla quale hanno partecipato manager della ristorazione, chef, influencer gastronomici e giornalisti di tutto il mondo. A seguire, degustazioni di cocktail a base di pisco tradizionali e contemporanei, creati dagli esperti peruviani Aaron Díaz e Omar Kuan.

PROMPERÚ ha realizzato “Pisco, Spirit of Perù “attraverso la Direzione Comunicazione e Immagine del Paese, che tra le sue linee strategiche prevede la promozione della qualità dei prodotti peruviani, come il Pisco. In passato, lo stesso dipartimento ha sviluppato eccellenti marchi come Super Foods Perú, Cafés del Perú, Alpaca del Perú e Peru Textiles per posizionare i prodotti agricoli e tessili e promuoverne l'esportazione.

IL PISCO IN NUMERI

Il mercato del Pisco è in crescita costante dal 2012, ad un ritmo di produzione annuale superiore al 10%. Secondo i dati di PRODUCE, il consumo nel 2008 ha raggiunto i 955.000 litri, mentre nel 2017 ha raggiunto 1,9 milioni di litri.

PROMPERÚ - La Commissione Peruviana per la Promozione delle Esportazioni e del Turismo l'organismo ufficiale specializzato in promozione turistica e marketing, collegato al Ministero del Commercio Estero e del Turismo del Perù.