Passa ai contenuti principali

Vigneti terrazzati e paesaggio rurale: in Trentino nasce il professionista dei muri a secco

Realizzazione e recupero di una nuova figura professionale per conservare, tramandare e diffondere le conoscenze, le abilità e le competenze legate all’antica cultura della pietra a secco in Trentino e nella regione alpina. 

La manutenzione di un paesaggio rurale è la chiave della sua bellezza. Pensate cosa diventerebbe la valle di Cembra, se i muri a secco dei suoi celebri terrazzamenti franassero perché non si trova nessuno che li sappia ricostruire. In Trentino però non accadrà, grazie agli artigiani formati dalla "Scuola trentina della pietra a secco".

In Trentino, così come in altri territori montani, la cultura della pietra a secco è tanto antica quanto lo sono state l’esigenza di dissodare suoli aspri e pietrosi, l’opportunità di delimitare e difendere i terreni e le proprietà e la necessità di costruire arditissimi terrazzamenti sui ripidi fianchi delle montagne, per poterli coltivare e quindi per poter vivere, più spesso sopravvivere, in ambienti tanto ostili.

I paesaggi terrazzati sono presenti in tutto il mondo e rappresentano l’evidenza concreta e tangibile di come la vita possa svilupparsi fin nei declivi più scoscesi delle aree montane e costiere di ogni parte della terra di cui tipico esempio è la cosiddetta “viticoltura eroica”, praticata da millenni, è stata resa possibile grazie ai terrazzamenti sostenuti da migliaia di antichi muri a secco che hanno uno sviluppo complessivo di circa settecento chilometri. Tali opere hanno richiesto un lungo e complesso lavoro comunitario che ha originato un legame particolarmente forte tra la gente e la sua terra e, attraverso la capillare messa a coltura di terreni boscati, ha permesso di ricavare i terrazzi dai pendii per facilitare la coltivazione ed evitare l’erosione delle terre arabili. La loro costruzione e manutenzione, ottenuta con tecniche antiche tramandate da generazioni, nonostante i secoli trascorsi mostra ancora tutta la sua efficacia. Ma non solo, la cura degli appezzamenti agricoli di montagna è un valore aggiunto per tutta la comunità sia in termini di prevenzione dai rischi idrogeologici sia quale forma di tutela del paesaggio al quale è strettamente legata l’economia alpina.

I massi e i ciottoli di porfido, la roccia vulcanica effusiva che costituisce “l'oro rosso” della Valle, sono la materia prima con la quale è stata plasmata la maggior parte dei muretti a secco della vallata e che ne definiscono l’intera architettura del paesaggio. Oltre che per erigere migliaia di chilometri di muretti campestri, la pietra a secco è stata utilizzata anche per scalette, archi, nicchie a volta, ponti, rustici, ricoveri, fornaci, pozzi, cisterne, trincee, selciati e lastricati. Un enorme patrimonio da conoscere, conservare e soprattutto valorizzare, perché produce bellezza, unicità, sostenibilità, opportunità.

Questo patrimonio paesaggistico è tuttavia sottoposto a molteplici minacce, ma allo stesso tempo oggetto di crescenti interessi. Per la sua unicità storico-rurale, nonché per il suo valore estetico ed etico, rappresenta un importante riferimento per le politiche di conservazione e salvaguardia paesaggistica nazionali ed internazionali.

Negli ultimi anni la Provincia autonoma di Trento ha sviluppato numerose iniziative per la conservazione e la valorizzazione dei paesaggi terrazzati e tra queste, di notevole importanza, la terza Conferenza Internazionale sui Paesaggi, occasione unica di confronto per riflettere sul futuro di uno straordinario patrimonio estetico e culturale. La valenza del terzo incontro mondiale sui paesaggi terrazzati è stata quella di dare un forte impulso all’impegno internazionale per proteggere e valorizzare questi paesaggi nella loro polifunzionalità.

Le esperienze maturate in questo particolare campo, fanno quindi del Trentino un interessante laboratorio, in particolare per approfondire le normative di settore e le politiche di gestione. In tal senso, per la manutenzione dei muri in pietra a secco, si è venuta a delineare la necessità di una figura professionale e proprio quest'anno nei primi giorni di febbraio, quindici artigiani hanno ottenuto presso l'Enaip, rete nazionale di servizi per la formazione ed il lavoro, il titolo di “Costruttore esperto nella realizzazione e nel recupero dei muri a secco”.

Per accedere all’esame di validazione delle competenze i candidati dovevano avere almeno due anni di esperienza nel settore edile o lapideo ed aver partecipato ai corsi di 1° e 2° livello proposti da Accademia della Montagna oppure almeno quattro anni di esperienza nei due settori dimostrando però di conoscere la tecnica di costruzione dei muri a secco.

La commissione di valutazione era composta da Mauro Frisanco, esperto in processi formativi, Giorgio Tecilla, dell’Osservatorio del Paesaggio, Dipartimento Territorio, agricoltura, ambiente e foreste della Provincia autonoma di Trento e da Claudio Mimiola, geometra ed insegnante. 

Volevo sottolineare che questa figura professionale nasce dall’impegno dell'Accademia della Montagna del Trentino al cui interno è nata nel 2014 “La Scuola trentina della Pietra a Secco “ per la valorizzazione e il recupero di manufatti in pietra a secco, a partire dai muretti.

Sono ormai oltre una decina i corsi organizzati sul territorio trentino, richiesti da altrettante amministrazioni, e sei nelle regioni limitrofe, in collaborazione con l’Associazione artigiani della provincia di Trento e il Museo civico di Rovereto. Ma vengono organizzati anche corsi di formazione per gli insegnanti sul tema del valore storico, sociale e paesaggistico dei muretti a secco che danno luogo ai terrazzamenti che caratterizzano i pendii delle montagne nelle valli.

Commenti

Post popolari in questo blog

"La prima notte di quiete" di Valerio Zurlini e la Madonna del parto

Uno dei capolavori più ammirati di Piero della Francesca attraverso gli occhi di un maestro della "settima arte". "Vergine madre, figlia del tuo figlio, umile ed alta più che creatura, termine fisso d'eterno consiglio, tu sei colei che l'umana natura nobilitasti, sì che il suo fattore, non disdegnò di farsi sua fattura" Nella piccola chiesa di Santa Maria a Momentana, isolata in mezzo al verde delle pendici collinari di Monterchi, Piero della Francesca dipinse in soli sette giorni uno dei suoi più noti e ammirati capolavori che oggi richiama nella Val Tiberina visitatori da tutto il mondo. La datazione esatta dell`opera è incerta, oscillando, a seconda delle teorie, dal 1450 a oltre il 1475. Non sono chiare le motivazioni della committenza né della scelta del soggetto, tema piuttosto frequente nell’iconografia spagnola, ma del tutto insolito in quella italiana. L’affresco rappresenta la Vergine incinta, in piedi al centro di una preziosa tenda ...

È del poeta il fin la meraviglia, Gianbattista Marino: l'Adone manifesto poetico del barocco italiano

Gianbattista Marino è una delle figure più emblematiche della letteratura barocca italiana, e il suo poema L'Adone è considerato un vero e proprio "manifesto poetico del Barocco", non solo in Italia ma in tutta Europa. Ecco un'analisi del suo ruolo e delle caratteristiche che lo rendono un'opera fondamentale per il periodo. Marino fu un poeta innovativo, tra i massimi esponenti della poesia barocca, noto per il suo stile elaborato, ricco di metafore, giochi di parole e virtuosismi linguistici. La sua poetica si distacca dalla tradizione classica e rinascimentale, abbracciando invece i principi del Barocco: l'arte come meraviglia, l'ostentazione della tecnica e la ricerca del sorprendente. Marino visse in un'epoca di grandi cambiamenti culturali e sociali, e la sua opera riflette questa complessità. L'Adone è un poema epico-mitologico in 20 canti, composto da oltre 40.000 versi. Narra la storia d'amore tra Venere e Adone, tratta dalla mitologia ...

Vino e sicurezza, rischio asfissia nel processo di fermentazione dell'uva. Morte in Calabria 4 persone a causa di esalazioni tossiche da vasca con mosto. Il punto sulla prevenzione

Quattro persone sono morte in Calabria a causa delle esalazioni provenienti da una vasca contenente mosto d'uva, mentre una quinta persona è rimasta gravemente ferita ed è stata trasferita in ospedale.  La notizia, appena giunta in redazione, riguarda un grave incidente avvenuto nel comune di Paola, in contrada Carusi. Questo tragico episodio fa riflettere sul perché, nonostante l'ampia comunicazione sulla sicurezza sul lavoro, e in particolare sulle attività enologiche, simili tragedie possano ancora verificarsi. Riporta alla mente tempi in cui le attività contadine non disponevano degli strumenti di prevenzione oggi garantiti dalla continua evoluzione della ricerca e delle tecnologie. È quindi fondamentale ribadire quali siano i rischi legati all’esposizione a gas e vapori nelle cantine vinicole e come prevenirli. Un importante documento sulla sicurezza nelle cantine vinicole, “Lavoro in spazi confinati nelle cantine vinicole. Indicazioni operative per la gestione dei rischi”...