Kind of Blue e la svolta modale, Flamenco Sketches: libertà controllata e innovazione nel jazz di Miles Davis
Nel silenzio che apre Flamenco Sketches, Miles Davis inaugura uno degli spazi più radicali e lirici del jazz moderno. La composizione rinuncia a una forma prefissata e affida ai modi, all’ascolto reciproco e alla responsabilità individuale dei musicisti la costruzione del tempo musicale. Ne nasce un laboratorio sonoro in cui improvvisazione e struttura si ridefiniscono dall’interno, delineando un’idea di libertà controllata che continua a interrogare il rapporto tra scrittura e creazione estemporanea.
Brano conclusivo di Kind of Blue, pubblicato nel 1959, Flamenco Sketches rappresenta uno dei vertici della riflessione modale nel jazz del secondo Novecento. L’album di Davis, unanimemente riconosciuto come una svolta storica, non si limita ad alleggerire la densità armonica del bebop, ma introduce una nuova concezione della forma e del tempo musicale, fondata sulla stabilità dei campi modali. In questo quadro il brano assume un ruolo emblematico, spingendo l’idea di forma aperta fino alle sue conseguenze più estreme e affidando la coerenza del discorso musicale all’interazione istantanea tra i musicisti.
L’ispirazione ispanica evocata dal titolo trova una precisa traduzione nel materiale scalare impiegato. Tra le cinque aree modali che costituiscono l’ossatura del brano, assumono rilievo particolare il modo frigio e la cosiddetta scala flamenco, entrambi associati a un colore sonoro di ascendenza iberica. La successione di cinque scale - C ionico, A♭ misolidio, B♭ ionico, D frigio con inflessioni flamenco e G dorico - viene percorsa ciclicamente dai solisti senza una durata prestabilita. Ogni musicista può soffermarsi su ciascun campo modale per il tempo che ritiene necessario, chiamando il passaggio successivo tramite un cenno, pratica nota nel linguaggio jazzistico come cambio on cue.
Questa conduzione formale, confermata dalle testimonianze di Bill Evans e dalle analisi successive, rende Flamenco Sketches un esempio emblematico di composizione aperta nel jazz modale. Partendo dalle innovazioni armoniche del bebop, il riferimento al contesto modale mette in luce una continuità storica spesso trascurata: complessità accordale, estensioni e sostituzioni sistematiche e intensificazione del ritmo armonico non sono semplici estremizzazioni della logica tonale, ma anticipano una diversa organizzazione del materiale sonoro, in cui il rapporto tra accordo e scala si ridefinisce progressivamente.
Il bebop, pur mantenendo progressioni come il II-V-I e il blues rielaborato, abitua l’orecchio e la pratica improvvisativa a concepire l’armonia come campo di possibilità melodiche, piuttosto che come successione fissa di funzioni. In questo quadro, l’avvento del jazz modale alla fine degli anni Cinquanta appare come esito naturale di un percorso interno al linguaggio bebop, in cui tensione cromatica e densità armonica si trasformano in stabilità modale e in una nuova concezione del tempo musicale.
Flamenco Sketches si apre con l’assolo di Miles Davis, che percorre ciascuna scala con una durata regolare di quattro misure, estendendo a otto misure il segmento frigio. La tromba si muove con estrema attenzione all’interno dei rispettivi ambiti modali, evitando note estranee e valorizzando i gradi strutturalmente più caratteristici, in particolare le note di tensione che ne definiscono il colore.
La natura aperta della forma emerge chiaramente al termine del primo chorus, cioè del ciclo completo della struttura armonica attraverso cui si sviluppa il primo assolo. Il passaggio al ciclo successivo non avviene perfettamente sincronizzato: Paul Chambers al contrabbasso anticipa di una misura il nuovo centro tonale, mentre Bill Evans al piano resta un battito in più sull’accordo precedente. Questo lieve scarto testimonia la dimensione sperimentale e dialogica del brano, dove l’assenza di una griglia rigida genera piccoli slittamenti, ampiamente compensati dalla naturalezza e dalla freschezza del discorso improvvisativo.
Il secondo chorus è affidato al sax tenore di John Coltrane, che affronta la stessa successione modale con un approccio più espansivo e meno vincolato al rispetto letterale delle scale. Sul campo ionico di C maggiore il fraseggio rimane prevalentemente diatonico, con attenzione alla settima e alla nona, mentre sul modo misolidio di A♭ emergono intervalli ampi e salti melodici che intensificano la tensione interna del discorso. Sul segmento finale in G dorico Coltrane introduce elementi estranei al modo, attingendo alla scala minore melodica, come evidenzia la presenza del fa diesis nella lunga frase conclusiva. Questa libertà non contraddice lo spirito del progetto, ma ne rivela la profondità; di fatto Miles Davis non intendeva imporre vincoli rigidi, ma offrire ai musicisti una cornice entro cui sviluppare una visione personale.
Gli interventi successivi di Cannonball Adderley (sax contralto), Bill Evans e dello stesso Davis confermano questa impostazione. Pur scegliendo durate differenti per ciascun campo modale, tutti i solisti organizzano il discorso in unità di quattro o otto misure, creando un equilibrio implicito tra libertà formale e coerenza strutturale. Flamenco Sketches dimostra così come una forma aperta non coincida con assenza di forma, ma con una diversa modalità di controllo, affidata all’ascolto, alla memoria musicale e alla consapevolezza collettiva della struttura.
L’ispirazione ispanica evocata dal titolo trova una precisa traduzione nel materiale scalare impiegato. Tra le cinque aree modali che costituiscono l’ossatura del brano, assumono rilievo particolare il modo frigio e la cosiddetta scala flamenco, entrambi associati a un colore sonoro di ascendenza iberica. La successione di cinque scale - C ionico, A♭ misolidio, B♭ ionico, D frigio con inflessioni flamenco e G dorico - viene percorsa ciclicamente dai solisti senza una durata prestabilita. Ogni musicista può soffermarsi su ciascun campo modale per il tempo che ritiene necessario, chiamando il passaggio successivo tramite un cenno, pratica nota nel linguaggio jazzistico come cambio on cue.
Questa conduzione formale, confermata dalle testimonianze di Bill Evans e dalle analisi successive, rende Flamenco Sketches un esempio emblematico di composizione aperta nel jazz modale. Partendo dalle innovazioni armoniche del bebop, il riferimento al contesto modale mette in luce una continuità storica spesso trascurata: complessità accordale, estensioni e sostituzioni sistematiche e intensificazione del ritmo armonico non sono semplici estremizzazioni della logica tonale, ma anticipano una diversa organizzazione del materiale sonoro, in cui il rapporto tra accordo e scala si ridefinisce progressivamente.
Il bebop, pur mantenendo progressioni come il II-V-I e il blues rielaborato, abitua l’orecchio e la pratica improvvisativa a concepire l’armonia come campo di possibilità melodiche, piuttosto che come successione fissa di funzioni. In questo quadro, l’avvento del jazz modale alla fine degli anni Cinquanta appare come esito naturale di un percorso interno al linguaggio bebop, in cui tensione cromatica e densità armonica si trasformano in stabilità modale e in una nuova concezione del tempo musicale.
Flamenco Sketches si apre con l’assolo di Miles Davis, che percorre ciascuna scala con una durata regolare di quattro misure, estendendo a otto misure il segmento frigio. La tromba si muove con estrema attenzione all’interno dei rispettivi ambiti modali, evitando note estranee e valorizzando i gradi strutturalmente più caratteristici, in particolare le note di tensione che ne definiscono il colore.
La natura aperta della forma emerge chiaramente al termine del primo chorus, cioè del ciclo completo della struttura armonica attraverso cui si sviluppa il primo assolo. Il passaggio al ciclo successivo non avviene perfettamente sincronizzato: Paul Chambers al contrabbasso anticipa di una misura il nuovo centro tonale, mentre Bill Evans al piano resta un battito in più sull’accordo precedente. Questo lieve scarto testimonia la dimensione sperimentale e dialogica del brano, dove l’assenza di una griglia rigida genera piccoli slittamenti, ampiamente compensati dalla naturalezza e dalla freschezza del discorso improvvisativo.
Il secondo chorus è affidato al sax tenore di John Coltrane, che affronta la stessa successione modale con un approccio più espansivo e meno vincolato al rispetto letterale delle scale. Sul campo ionico di C maggiore il fraseggio rimane prevalentemente diatonico, con attenzione alla settima e alla nona, mentre sul modo misolidio di A♭ emergono intervalli ampi e salti melodici che intensificano la tensione interna del discorso. Sul segmento finale in G dorico Coltrane introduce elementi estranei al modo, attingendo alla scala minore melodica, come evidenzia la presenza del fa diesis nella lunga frase conclusiva. Questa libertà non contraddice lo spirito del progetto, ma ne rivela la profondità; di fatto Miles Davis non intendeva imporre vincoli rigidi, ma offrire ai musicisti una cornice entro cui sviluppare una visione personale.
Gli interventi successivi di Cannonball Adderley (sax contralto), Bill Evans e dello stesso Davis confermano questa impostazione. Pur scegliendo durate differenti per ciascun campo modale, tutti i solisti organizzano il discorso in unità di quattro o otto misure, creando un equilibrio implicito tra libertà formale e coerenza strutturale. Flamenco Sketches dimostra così come una forma aperta non coincida con assenza di forma, ma con una diversa modalità di controllo, affidata all’ascolto, alla memoria musicale e alla consapevolezza collettiva della struttura.
Kind of Blue ha il grande pregio di aver svolto un ruolo decisivo nella storia del jazz, non solo per l’influenza stilistica, ma per la capacità di rendere accessibili concetti compositivi complessi senza rinunciare all’immediatezza espressiva. In Flamenco Sketches la tecnica è sempre al servizio di un’idea musicale. L’improvvisazione diventa racconto, esplorazione timbrica e costruzione formale condivisa, confermando Miles Davis come uno degli artisti che più profondamente hanno trasformato il linguaggio del jazz dall’interno.
.jpg)
Commenti
Posta un commento