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La vita celestiale: morte, infanzia e paradiso. A Santa Cecilia la Quarta di Mahler nel ciclo di Harding

Torna sotto la direzione di Daniel Harding per il quarto capitolo del ciclo integrale delle sinfonie di Gustav Mahler in ordine cronologico, l'Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia. In programma presso la Sala Santa Cecilia dell'Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma, la Sinfonia n. 4 in sol maggiore di Mahler con il soprano Christiane Karg nel lied conclusivo Das himmlische Leben. Ad aprire il concerto la prima esecuzione italiana del Concerto per violino n. 7 di Alexey Shor con Gil Shaham come solista. 


Il 6 febbraio 1892 Gustav Mahler pose fine alla stesura di un lied per voce e orchestra su testo tratto da Des Knaben Wunderhorn, l'antologia di poesia popolare tedesca pubblicata da Clemens Brentano e Achim von Arnim tra il 1805 e il 1808. Quel giorno nasceva Das himmlische Leben, una delle cinque Humoresken mahleriane su testi del Wunderhorn. Nessuno dei lavori composti da Mahler nel decennio successivo avrebbe avuto sulla genesi della Sinfonia n. 4 in sol maggiore un'influenza paragonabile a quella di questo lied. Mahler considerò il brano insieme l'ispirazione e il traguardo dell'intera sinfonia, definendolo "la guglia appuntita dell'edificio", e frammenti di esso percorrono i tre movimenti iniziali prima che il soprano solista lo intoni nella sua interezza nel movimento conclusivo.

La genesi della Quarta è inseparabile da quella del lied che la conclude. Mahler compose Das himmlische Leben nel febbraio 1892, quasi otto anni prima di mettere mano alla sinfonia, e per diversi anni ne considerò l'impiego come finale della Terza. Fu solo dopo aver rinunciato a questa soluzione, intorno al 1896, che il brano trovò sede definitiva in un lavoro autonomo. Quando nell'estate del 1899 Mahler abbozzò la nuova sinfonia, il punto di partenza era già stabilito: non il primo movimento, ma l'ultimo, il lied stesso, attorno al quale i tre movimenti precedenti furono costruiti a ritroso come premessa narrativa e tematica. La Quarta appartiene così, per ultima, alla tetralogia che la letteratura mahleriana designa come Wunderhorn-Symphonien, le quattro sinfonie che attingono sistematicamente ai testi e ai materiali melodici dell'antologia di Brentano e von Arnim.

La Quarta si presenta all'ascolto come la più nitida e raccolta del corpus sinfonico mahleriano, e questa apparente semplicità ha spesso condizionato la sua ricezione critica. Definita talvolta "die Kleine", manca degli ottoni gravi e adotta legni a tre voci invece che a quattro, rinunciando anche all'organico di otto corni che costituisce una delle cifre più riconoscibili dell'orchestrazione mahleriana; non è tuttavia la parola "piccola" quella giusta per descriverla, ma "compatta", almeno nel primo movimento. Mahler aveva trovato in essa un mezzo complesso per raggiungere una modalità di espressione semplice, e incontrò non poche difficoltà nel farlo; rielaborò l'opera più volte dopo la prima pubblicazione. 

La prima esecuzione, affidata al Kaim-Orchester di Monaco sotto la direzione dello stesso Mahler, ebbe luogo il 25 novembre 1901 e fu accolta con sconcerto dalla critica. In quella fase Mahler aveva già pubblicamente criticato la prassi di associare titoli descrittivi e programmatici alla musica strumentale, e scelse di pubblicare il nuovo lavoro semplicemente come Sinfonia n. 4, rinunciando a fornire qualunque programma. Tuttavia, in una fase precedente, il compositore aveva annotato uno schema in sei sezioni nel quale la Quarta doveva concludersi, sotto il titolo "La vita celestiale!", con il lied poi effettivamente impiegato come finale. Con la modulazione improvvisa che scatena l'unico vero tutti fortissimo dell'intera sinfonia, Mahler apre le porte di quello che definì come forse il solo paradiso accessibile ai viventi: il paradiso naïf dell'infanzia e dell'immaginario popolare. 

Il testo di Das himmlische Leben deriva dalla rielaborazione mahleriana di un canto popolare bavarese intitolato Der Himmel hängt voll Geigen ("Il cielo è appeso pieno di violini"), contenuto nel Wunderhorn, e descrive scene e personaggi di una visione dell'aldilà filtrata attraverso gli occhi di un bambino. Il contrasto tra questo ritratto di paradiso infantile e la densità tragica dei tre movimenti che lo precedono costituisce uno degli elementi più discussi nella letteratura mahleriana. Mahler stesso notò che la sinfonia "contiene la gaiezza di un mondo superiore e per noi insolito, che ha qualcosa di inquietante e di orrorifico", e che nel movimento finale "il bambino, già appartenente a quel mondo superiore, spiega come tutto ciò vada inteso". L'ironia benevola della partitura toccava una corda profonda nell'estetica del tempo, e i critici più conservatori accusarono Mahler di farsi beffe della tradizione, un peccato che a Vienna non trovava assoluzione. 

Sul piano strutturale, il lied conclusivo funziona come punto di arrivo di un'elaborazione tematica che attraversa l'intera sinfonia. La musica del finale, benché ricchissima nell'invenzione del dettaglio, possiede una nitidezza e una semplicità di grado estremo. Il secondo movimento, lo Scherzo, è affidato a un violino scordato di un tono più alto, che impersona la Morte con la sua fidula, in un'immagine mutuata dalla tradizione iconografica della Danza macabra; il terzo movimento, un Adagio in mi minore, sviluppa due temi alternati in variazioni progressive che culminano in un fff e introducono in coda il motivo principale del finale, quasi a preparare l'apertura improvvisa verso la luce del quarto movimento. 

Il concerto si colloca all'interno del ciclo integrale delle Sinfonie di Mahler che Daniel Harding ha avviato con l'Orchestra e il Coro dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia a partire dal 2024, anno in cui ha assunto la direzione musicale dell'istituzione. Tra le linee principali del suo mandato, Harding ha annunciato lo sviluppo del repertorio sinfonico ottocentesco e novecentesco e la presentazione del ciclo completo delle Sinfonie di Mahler. Le tappe precedenti hanno già incluso la Seconda e la Terza sinfonia; la Quarta rappresenta il quarto capitolo in ordine cronologico. Il rapporto di Harding con Mahler è di lunga data; il direttore d'orchestra britannico detiene il titolo perpetuo di Conductor Laureate della Mahler Chamber Orchestra, con la quale collabora da oltre vent'anni, e ha già registrato la Sinfonia n. 4 con lo stesso ensemble per Virgin/EMI. Mahler rimane per lui il compositore che ha diretto con più frequenza e con più orchestre diverse, e dunque quello sul quale sente di avere la prospettiva più ampia. 

Il ruolo di soprano solista è affidato a Christiane Karg, artista che ha costruito un rapporto particolarmente stretto con questo repertorio. Nata in Baviera, Karg ha studiato canto al Mozarteum di Salisburgo e all'International Opera Studio di Amburgo prima di entrare nell'ensemble dell'Opera di Francoforte. In concerto ha collaborato con i Berliner e i Wiener Philharmoniker, l'Orchestre de Paris, il Royal Concertgebouw Orchestra, la Chicago Symphony e la Philadelphia Orchestra, sotto la direzione, tra gli altri, di Daniel Harding, Nikolaus Harnoncourt, Yannick Nézet-Séguin e Mariss Jansons. La sua interpretazione di Das himmlische Leben è documentata da una registrazione con la Wiener Philharmoniker diretti da Andris Nelsons pubblicata da Unitel nel 2025, ma anche dall'album Erinnerung su Harmonia Mundi (2020), nel quale il brano veniva eseguito con Mahler stesso al pianoforte, grazie ai rulli Welte-Mignon incisi dal compositore nel 1905, su suggerimento del direttore Iván Fischer che glielo aveva proposto durante la preparazione della Quarta con la Budapest Festival Orchestra nel 2018. Harding e Karg hanno già collaborato in modo significativo: la loro registrazione del Deutsches Requiem di Brahms con il Coro e l'Orchestra della Radio Svedese è uscita per Harmonia Mundi nel 2019. Nelle parole della stessa Karg, "la Quarta è umoristica e allo stesso tempo tragica; non è un'aria né una canzone, è una storia, e come cantante bisogna immergersi completamente nelle parole". 

In apertura di programma, la prima italiana del Concerto per violino n. 7 in re minore di Alexey Shor affida a Gil Shaham un ruolo che il violinista israeliano-americano conosce bene. Nato in Ucraina nel 1970 e formatosi come matematico prima di dedicarsi alla composizione, Shor ha ottenuto nel corso degli anni l'adesione di interpreti tra i più acclamati sulla scena internazionale, da Evgeny Kissin a Maxim Vengerov, da Mikhail Pletnev a Nikolaj Szeps-Znaider. Le sue composizioni sono state eseguite in sale quali il Wiener Musikverein, la Berliner Philharmonie, Carnegie Hall, il Concertgebouw di Amsterdam e il Teatro alla Scala. Il Concerto per violino n. 7 si inserisce in una serie ampia di concerti per violino e orchestra che comprende titoli come Seascapes (n. 1, 2014), Phantasms (n. 2, 2018), The Four Seasons of Manhattan (n. 3) e Carpe Diem (n. 6). Shaham, che con Shor condivide una collaborazione documentata in numerosi programmi internazionali, porta a questo repertorio una prassi strumentale definita dalla trasparenza del suono e dalla precisione dell'articolazione frasale.

Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, direttore Daniel Harding, violino Gil Shaham, soprano Christiane Karg.

Shor Concerto per violino n. 7 

Mahler Sinfonia n. 4 “La vita celestiale”

In programma giovedì 7 maggio ore 20.00; sabato 9 maggio ore 18.00 e domenica 10 maggio ore 18.00


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