Il testo come processo: filologia d'autore, critica genetica e intelligenza artificiale. A Catania lo stato dell'arte della ricerca
Dal 17 al 19 settembre l'Università di Catania ospiterà il convegno internazionale "Il testo come processo: filologia d'autore, critica genetica e intelligenza artificiale", promosso dalla Società dei Filologi della Letteratura Italiana. Tre giornate di studio dedicate all'evoluzione della ricerca filologica e al rapporto con le Digital Humanities e gli strumenti dell'intelligenza artificiale, in una prospettiva che mantiene centrale il valore storico e interpretativo della disciplina. Un appuntamento che riunisce studiosi italiani e internazionali per riflettere su una delle trasformazioni più significative delle discipline umanistiche contemporanee.
È questa la prospettiva che caratterizza la filologia d'autore, sviluppatasi nel Novecento anche grazie al contributo teorico di Gianfranco Contini e alla sua critica delle varianti. La variante diventa una testimonianza del pensiero creativo dell'autore, poiché rende visibili le scelte linguistiche e stilistiche che accompagnano la formazione dell'opera. Ogni cancellatura, ogni sostituzione lessicale, ogni riscrittura documenta una scelta, consentendo di osservare il laboratorio della scrittura mentre è ancora in movimento.
Su questa linea si è innestata la critica genetica francese, sviluppatasi a partire dagli anni Settanta attorno ai fondi manoscritti conservati negli archivi degli scrittori. L'attenzione si concentra progressivamente sul percorso che conduce alla nascita dell'opera. Il manoscritto assume lo statuto di documento autonomo per ricostruirne le diverse fasi elaborative. Le carte preparatorie restituiscono il percorso della scrittura, facendo emergere ripensamenti, correzioni e riscritture che attribuiscono al processo creativo un autonomo valore interpretativo, accanto al testo definitivamente pubblicato. Le carte preparatorie restituiscono il percorso della scrittura, facendo emergere ripensamenti, correzioni e riscritture che attribuiscono al processo creativo un autonomo valore interpretativo, accanto al testo definitivamente pubblicato.
Il programma del convegno riflette questa ampiezza di prospettive. Gli interventi attraversano l'intera tradizione letteraria italiana, dal Medioevo alla contemporaneità, comprendendo anche la produzione latina. Petrarca, Boccaccio, Pico della Mirandola, Guicciardini, Benedetto Varchi, Alfieri, Verga, Deledda, Calvino e molti altri autori diventano casi di studio attraverso i quali osservare come la filologia d'autore possa adattarsi a contesti storici, linguistici e materiali profondamente differenti.
Accanto ai temi più propriamente filologici emerge una questione destinata ad assumere un ruolo centrale nel dibattito dei prossimi anni. La digitalizzazione sistematica dei manoscritti e degli archivi ha ampliato profondamente le possibilità della ricerca. Le edizioni digitali consentono oggi di seguire simultaneamente le diverse fasi redazionali di un'opera, di collegare le varianti a dati cronologici, materiali e linguistici e di consultare patrimoni documentari fino a pochi anni fa difficilmente accessibili. Standard internazionali come la TEI hanno inoltre reso possibile una codifica condivisa delle varianti e dei processi di scrittura, favorendo la cooperazione tra istituzioni e gruppi di ricerca.
Dopo la digitalizzazione degli archivi e l'affermazione delle edizioni digitali, la ricerca filologica guarda con crescente interesse alle applicazioni dell'intelligenza artificiale. Le tecniche di Handwritten Text Recognition permettono ormai di accelerare la trascrizione dei manoscritti; gli algoritmi di computer vision distinguono mani differenti all'interno di uno stesso documento; i modelli di machine learning possono individuare ricorrenze, classificare varianti e suggerire relazioni tra stadi diversi della scrittura. Si tratta di strumenti capaci di ridurre tempi e complessità del lavoro preliminare, ampliando la quantità di materiali analizzabili.
Proprio su questo aspetto il convegno propone una riflessione attenta sul rapporto tra metodo filologico e strumenti computazionali. Il programma delinea un'integrazione tra ricerca filologica e intelligenza artificiale, nella quale gli strumenti digitali ampliano le possibilità di analisi, mentre la comprensione dei testi continua a fondarsi sulle competenze storiche, linguistiche e critiche proprie del filologo. I modelli computazionali operano infatti attraverso correlazioni statistiche e procedure probabilistiche, offrendo un supporto prezioso nell'analisi dei dati documentari, senza poter sostituire il giudizio interpretativo richiesto dalla ricostruzione della genesi e della trasmissione di un testo.
Questa distinzione attraversa ormai una parte significativa del dibattito internazionale sulle Digital Humanities, dove si va consolidando la consapevolezza che l'innovazione tecnologica acquista pieno valore soltanto quando si accompagna al rigore del metodo filologico., dove si va consolidando la consapevolezza che l'innovazione tecnologica acquista pieno valore soltanto quando si accompagna al rigore del metodo filologico.
Anche la composizione del programma conferma questa impostazione. Accanto ai principali specialisti della filologia italiana trovano spazio tavole rotonde dedicate agli archivi d'autore, relazioni sulle edizioni digitali e interventi specificamente dedicati alla filologia computazionale e all'intelligenza artificiale. La presenza di studiosi provenienti da università italiane e straniere testimonia inoltre come il confronto tra tradizione filologica e tecnologie digitali costituisca ormai uno dei terreni più dinamici della ricerca umanistica europea.
L'incontro di Catania suggerisce dunque una prospettiva nella quale tradizione filologica e innovazione tecnologica possono procedere su un terreno comune. Il nodo centrale riguarda il modo in cui gli strumenti dell'intelligenza artificiale possano ampliare le possibilità della ricerca preservando i fondamenti epistemologici della disciplina. L'espansione delle tecnologie generative rende questa riflessione particolarmente attuale e ribadisce un principio che resta al centro della pratica filologica: ogni testo è il risultato di una storia documentaria che soltanto il metodo critico consente di ricostruire e interpretare.
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