L'export agroalimentare italiano abbatte il muro record dei settantadue miliardi di euro e si consolida come uno dei principali motori trainanti dell'economia nazionale, arrivando a rappresentare oltre un decimo delle vendite complessive del Paese all'estero. Il dato, emerso dal nuovo Rapporto del CREA sul commercio con l'estero, evidenzia la straordinaria resilienza delle filiere produttive del Made in Italy di fronte a uno scenario globale particolarmente complesso, penalizzato dall'aumento dei dazi sul mercato americano, dalle tensioni geopolitiche e dal forte rincaro delle materie prime agricole internazionali.
Il quadro delineato dal Centro di ricerca Politiche e Bioeconomia del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria mostra un settore in costante espansione, in grado di accrescere il proprio peso specifico all'interno della bilancia commerciale italiana. L'andamento degli scambi con l'estero segna un'ulteriore accelerazione delle vendite dei prodotti nazionali, accompagnata da un incremento parallelo del valore delle importazioni, a loro volta condizionate dalle fluttuazioni dei listini mondiali di materie prime fondamentali come caffè greggio e cacao.
A trascinare la crescita della presenza italiana sui mercati internazionali sono in primo luogo i prodotti simbolo della tradizione gastronomica del Paese, il cui valore commerciale rappresenta ormai la quasi totalità dell'intero comparto agroalimentare esportato. Tra le filiere che mostrano le dinamiche più vigorose figurano l'industria dolciaria legata al lavorato del cacao, la torrefazione del caffè, il settore lattiero-caseario - guidato dalla tenuta e dall'espansione di grandi formaggi a pasta dura come Grana Padano e Parmigiano Reggiano -, la frutta fresca e i prodotti da forno.
Andamenti differenti si riscontrano invece per altre produzioni tradizionali. Per l'olio extravergine di oliva, ad esempio, alla flessione del valore complessivo registrato sui mercati esteri corrisponde un netto recupero dei volumi fisici spediti oltreconfine; una dinamica questa che segnala il progressivo rientro dei prezzi internazionali dopo le impennate delle quotazioni che avevano caratterizzato le annate precedenti a causa della scarsa disponibilità di prodotto a livello globale. Meno brillanti si rivelano i dati relativi alle conserve di pomodoro e ad alcune tipologie vitivinicole, che mostrano un fisiologico assestamento delle vendite.
Dal punto di vista della distribuzione geografica sul territorio nazionale, le regioni del Settentrione continuano a concentrare la quota maggioritaria dei flussi commerciali, con Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte in prima linea. Ciononostante, il trend positivo dell'export presenta una diffusione pressoché generalizzata lungo tutta la penisola, mettendo in luce performance di particolare rilievo anche al Centro e nel Mezzogiorno, con incrementi a doppia cifra in realtà come Calabria e Sicilia.
Sui mercati esteri, l'Unione Europea si conferma l'interlocutore commerciale di gran lunga prioritario, assorbendo la maggioranza assoluta delle spedizioni italiane e garantendo la quota prevalente degli approvvigionamenti. Le vendite intra-comunitarie mostrano un progresso costante, con risultati particolarmente favorevoli in mercati quali Spagna, Paesi Bassi, Polonia e Romania.
Più complessa appare la situazione oltreoceano. Il Rapporto CREA dedica un approfondimento specifico agli Stati Uniti, storico sbocco strategico per l'eccellenza italiana, dove i mutamenti nelle politiche commerciali e la reintroduzione di misure tariffarie nella seconda parte dell'anno hanno generato un lieve arretramento delle vendite complessive in valore. La contrazione ha colpito in modo sensibile settori come l'olio d'oliva, i vini a denominazione di origine e i liquori, mentre hanno mostrato un'ottima tenuta comparti come la pasta, le acque minerali e il caffè. Un secondo focus analizza l'interscambio con i paesi del Mercosur, area da cui l'Italia importa soprattutto materie prime agricole, mangimi e carni, destinando in cambio prodotti finiti della trasformazione alimentare.
I dati preliminari relativi ai primi mesi dell'anno in corso confermano una sostanziale fase di consolidamento e tenuta dei volumi esportati, a fronte di una moderata contrazione degli approvvigionamenti dall'estero. Nel complesso, l'analisi del CREA attesta la solida competitività strutturale del sistema produttivo italiano, confermando la necessità per le imprese di proseguire lungo la strada della diversificazione dei mercati di sbocco per mettere al riparo il Made in Italy dalle incertezze del commercio globale.
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