πΏππππππ! Il significato simbolico del vino nelle opere shakespeariane di Giuseppe Verdi
La figura del brindisi attraversa l'intera parabola shakespeariana di Giuseppe Verdi come un filo drammaturgico riconoscibile e carico di significati mutevoli. Dalla prima del Macbeth al Teatro della Pergola di Firenze, fino al debutto del Falstaff alla Scala, il vino entra nelle opere verdiane come strumento di costruzione psicologica e di tensione narrativa.
Nel volgere di quasi mezzo secolo, il vino si afferma nelle opere verdiane come strumento di costruzione psicologica e di tensione narrativa. Verdi utilizza la convenzione del brindisi per articolare rapporti di potere e stati di coscienza che il solo testo poetico non potrebbe rendere con altrettanta immediatezza. Verdi carica i momenti convenzionali di una pressione drammatica inedita rispetto alla tradizione del melodramma italiano coevo. Attraverso il calice levato in scena, egli rivela l'ipocrisia di chi brinda, smaschera la fragilitΓ di chi viene indotto a bere e trasforma, come nel caso del Falstaff, la stessa figura del bevitore in uno specchio filosofico del mondo.
Giuseppe Verdi aveva una familiaritΓ concreta con la cultura del vino. Il padre Carlo Giuseppe, era oste e piccolo proprietario terriero nella frazione di Roncole, presso Busseto. Appena le finanze glielo consentirono, Verdi acquistΓ² i terreni attorno alla Villa Sant'Agata, vi piantΓ² un esteso vigneto e si abituΓ² ad alzarsi all'alba per sovrintendere i lavori dell'azienda, scrivendo ai fattori anche quando i viaggi per il teatro lo allontanavano, per discutere le questioni di irrigazione e di coltivazione. Quella competenza pratica si riversa nelle opere come conoscenza dei ritmi e dei significati sociali del vino nell'Italia e nell'Europa del suo tempo.
Il brindisi nell'opera italiana dell'Ottocento era una forma codificata, costruita attorno a un solista che incitava il gruppo a cantare e a una risposta corale che si univa progressivamente al canto. Chi lo intonava controllava, almeno temporaneamente, i convitati, e Verdi sfruttΓ² proprio questa struttura di potere in ciascuna delle opere shakespeariane con esiti ogni volta radicalmente diversi.
Il Macbeth rivela, rispetto ai lavori precedenti, un'attenzione al dettaglio e una sicurezza nell'effetto drammatico senza precedenti nella produzione verdiana anteriore. Pochi mesi prima della prima fiorentina, Verdi scriveva al librettista Francesco Maria Piave pretendendo che Lady Macbeth avesse una voce ruvida, cupa, quasi aspra, e che la partitura rinunciasse alle seduzioni del belcanto per servire la veritΓ drammatica del soggetto shakespeariano. Nella scena del banchetto Lady Macbeth intona "Si colmi il calice" nel momento in cui suo marito, vedendo il fantasma di Banco seduto al posto d'onore, comincia a dare segni di terrore davanti agli ospiti. Il brindisi Γ¨ il tentativo di coprire quella frattura, di ricondurre la festa a una parvenza di normalitΓ , ma Macbeth cede una seconda volta alla visione e Lady Macbeth deve riprendere il brindisi da capo, alzando la voce sopra il panico che si diffonde tra i convitati. Gli ospiti, convinti di assistere alla follia del re, abbandonano la sala, e con loro si dissolve il simulacro di convivialitΓ regale che il vino avrebbe dovuto sostenere.
Con "Libiamo ne' lieti calici", atto primo della Traviata, la funzione del brindisi si fa insieme piΓΉ ambigua e piΓΉ ricca di sfumature. La melodia procede per salti larghi di sesta maggiore e il ritmo ternario imprime al brindisi il tipico dondolio del valzer; una spinta in avanti che trascina l'ascoltatore dentro la festa e che distingue questo momento dalla musica da ballo del secondo atto, dove lo stesso metro ritorna in un contesto armonicamente piΓΉ contratto e drammaticamente piΓΉ cupo. Analizzando la struttura tonale della Traviata, notiamo come Verdi colleghi configurazioni armoniche a stati emotivi precisi; il brindisi del primo atto appartiene a quella zona di leggerezza funzionale in cui il mondo parigino si presenta nella sua veste piΓΉ seducente, attraversata da una consapevolezza di caducitΓ che Violetta porta giΓ dentro di sΓ©.
La distinzione di prospettiva tra Alfredo e Violetta nel "Libiamo" Γ¨ insita nel testo di Piave, che assegna ai due personaggi stanze di diverso orientamento emotivo, e la partitura la rende acusticamente percepibile con una precisione che il solo testo poetico non puΓ² raggiungere. Alfredo canta il vino come oggetto del desiderio amoroso; Violetta risponde con un tono giΓ parzialmente ironico, distaccato, consapevole della caducitΓ di ciΓ² che viene celebrato.
Abramo Basevi, musicologo italiano e primo autore di uno studio sistematico sull'opera di Verdi pubblicato nel 1859, rimproverΓ² al compositore di aver reso musicalmente attraente un soggetto che giudicava moralmente discutibile, e quel giudizio, rovesciato di segno, coglie con precisione involontaria uno dei meccanismi piΓΉ efficaci dell'opera, ovvero la capacitΓ di Verdi di fare del bello musicale uno strumento di veritΓ drammatica.
Nell'Otello del 1887, Jago utilizza "Inaffia l'ugola" come strumento di manipolazione con una precisione che la partitura registra passo dopo passo. Egli invita Roderigo e Cassio a bere, e quando Cassio oppone resistenza dichiarando di aver giΓ bevuto abbastanza, lo convince brindando a Desdemona, continuando a riempirgli il calice fino a che il luogotenente, stordito dall'alcol, diventa facile strumento di provocazione. Nella copia del libretto che Giulio Ricordi portΓ² con sΓ© alla prima scaligera del 5 febbraio 1887, le annotazioni conservate presso l'Archivio Storico Ricordi documentano che il brindisi di Jago era tra i momenti che suscitavano la risposta piΓΉ intensa del pubblico, insieme al coro d'apertura e all'"Ave Maria" di Desdemona. La scena deve questa forza alla capacitΓ di Verdi di mantenere la forma esteriore della convivialitΓ mentre la musica si fa progressivamente piΓΉ instabile, seguendo la perdita di controllo di Cassio attraverso una scansione ritmica sempre piΓΉ irregolare e un'orchestra che amplifica ogni cedimento del personaggio.
Il libretto di Arrigo Boito per l'Otello era una riscrittura profonda della tragedia shakespeariana, e Boito trasformΓ² il brindisi shakespeariano in un pezzo all'italiana, affidando a Verdi un testo che la collaborazione pluriennale tra i due, maturata nel lavoro comune su Simon Boccanegra prima e sull'Otello poi, aveva reso capace di sostenere esigenze drammaturgiche di grande complessitΓ . Il brindisi di Jago si colloca in una zona di transizione della scrittura verdiana, formalmente ancora riconoscibile nella sua struttura di pezzo a sΓ© stante, giΓ percorso da quella fluiditΓ del tessuto orchestrale che nell'ultimo Verdi sarebbe diventata il principio costruttivo dominante.
Il Falstaff, andato in scena alla Scala il 9 febbraio 1893 con il compositore quasi ottantenne, Γ¨ costruito in forma continua, senza la numerazione di pezzi chiusi che aveva scandito la produzione verdiana precedente; qui il vino vi assume una funzione che la drammaturgia delle opere anteriori non aveva conosciuto. Quando Falstaff, umiliato e inzuppato dopo essere stato gettato nel Tamigi, si siede davanti a un bicchiere di vino caldo ordinato all'oste, e il calore della bevanda gli riaccende a poco a poco la vitalitΓ , la partitura segue questo risveglio con una scrittura punteggiata di trilli che Boito aveva concepito come immagine del "picciol fabbro dei trilli" che il vino risveglia nel cervello del bevitore, in quella che il testo chiama "una demenza trillante". Nel monologo "Mondo ladro" del terzo atto, Falstaff furibondo riflette sulla malvagitΓ del mondo prima che il vino gli restituisca il suo spirito filosofico, e la transizione avviene attraverso il corpo, attraverso il gesto fisico del bere, con la musica che la registra con una precisione quasi fisiologica.
La fuga finale a dieci voci su "Tutto nel mondo Γ¨ burla" affida alla forma contrappuntistica piΓΉ costruita della tradizione occidentale il compito di chiudere un'opera in cui il vino ha smesso di essere strumento di potere o di inganno per diventare misura della resistenza umana all'umiliazione. In quel paradosso, nell'allegria erudita del vecchio Verdi, il brindisi trova la sua dimensione piΓΉ inaspettata, quella di un gesto capace di restituire a un uomo ridicolizzato la dignitΓ di ridere per ultimo.
@ RIPRODUZIONE RISERVATA
Commenti
Posta un commento