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La Passione incisa: dal manierismo alla tintinnabuli, dieci registrazioni essenziali per la Settimana Santa secondo Gramophone

Alla vigilia della Settimana Santa 2026, Gramophone ha riunito in una selezione di dieci registrazioni un percorso d’ascolto che riflette, con notevole chiarezza, la persistenza e la trasformazione di questo repertorio nel panorama contemporaneo. L’arco cronologico, che dai Responsori delle Tenebre di Carlo Gesualdo conduce alle Passioni di Johann Sebastian Bach, fino alle scritture di Arvo Pärt, James MacMillan e Kaija Saariaho, non si limita a una ricognizione storica ma evidenzia una linea di continuità fondata proprio sulla centralità della voce.


La rivista mensile britannica Gramophone ha riunito una selezione di dieci registrazioni essenziali che ambisce a restituire una precisa immagine della ricezione contemporanea di questo repertorio nel suo sviluppo storico. Dall’intensità espressiva dei Responsori delle Tenebre di Carlo Gesualdo fino alle grandi architetture delle Passioni di Johann Sebastian Bach, qui rappresentate anche nell’interpretazione diretta da Raphaël Pichon con l’ensemble Pygmalion, fino alle rielaborazioni contemporanee di Arvo Pärt, James MacMillan e Kaija Saariaho, emerge un campo di tensione in cui la centralità della voce si misura con la stratificazione delle pratiche esecutive. In questo contesto, le formazioni legate alla prassi storicamente informata sono chiamate a confrontarsi con opere concepite per la liturgia e la cui piena intelligibilità continua a dipendere, in larga parte, dal loro originario orizzonte rituale.

La selezione proposta da Gramophone si estende lungo un arco che attraversa sei secoli di storia musicale europea e trova uno dei suoi punti di maggiore concentrazione nelle due Passioni di Johann Sebastian Bach. Cronologicamente, l'incisione per Hyperion dei The Gesualdo Six, del 2022, presenta i Responsori di Gesualdo insieme alle Lamentazioni di Tallis e a composizioni di Judith Bingham e Joanna Ward. La scelta di affiancare al corpus gesualdiano musica contemporanea riflette la vocazione dell'ensemble a leggere il repertorio del tardo Rinascimento come un territorio ancora poroso, capace di dialogare con le estetiche del presente senza perdere nulla della propria specificità storica.

Verso la fine della sua vita, nell'arco di circa vent'anni di progressivo ritiro dalla vita pubblica in seguito ai delitti di cui si era macchiato nel 1590, Carlo Gesualdo principe di Venosa diede alle stampe tre serie di Responsori delle Tenebre per la Settimana Santa. I testi tracciano gli eventi della Passione e venivano presumibilmente eseguiti in un'oscurità quasi totale, interrotta soltanto da un manipolo di candele estinte una dopo l'altra nel corso del rito. Gesualdo aderisce alla rigida austerità formale dei Notturni, cantati liturgicamente in tre gruppi di tre Responsori, torcendo armonie e linee melodiche per costruire un'espressione musicale di desolazione tanto profonda quanto contenuta entro la cornice polifonica. 

Il risultato appare quanto di più lontano si possa immaginare dall’immagine di un compositore-sperimentatore. Nei Responsori, Carlo Gesualdo mostra una profonda adesione allo stile antico, manierista, caratterizzato da esagerazione e iperbole drammatica, pur mantenendo una struttura polifonica chiusa. Ogni elemento è stato spinto fino ai limiti della sua capacità espressiva, eppure la musica che ne scaturisce conserva una straordinaria vivacità cromatica e testurale, in cui i momenti più semplici e quelli più incisivi riescono a emergere con forza piena.

La Passione secondo Matteo, a cura dell’ensemble Pygmalion diretta da Raphaël Pichon, si impone per ampiezza e articolazione come una vera immersione nella dimensione più esposta della Settimana Santa, grazie a un impianto che prevede doppio coro, doppia orchestra e un articolato sistema di voci soliste. Bach costruisce un percorso sonoro che accompagna dall’esaltazione al tradimento fino al dolore con una monumentalità che supera quella, più concentrata, della Passione secondo Giovanni.

Si tratta di un’interpretazione di grande chiarezza e equilibrio, in cui la scrittura contrappuntistica emerge con naturalezza e flessibilità. Il controllo del tempo da parte di Pichon si distingue per coerenza interna e assenza di rigidità, mentre il ruolo dell’Evangelista, affidato a Julian Prégardien, si segnala per precisione narrativa e tenuta espressiva. 

Accanto a Gesualdo e Bach si collocano due compositori del tardo Novecento la cui ricezione critica è ormai stabilmente inserita nei dibattiti sulla musica sacra contemporanea. Arvo Pärt completò nel 1982, poco dopo il trasferimento dall'Estonia a Vienna e poi a Berlino, la sua Passio Domini nostri Jesu Christi secundum Joannem. L'opera, che dura circa settanta minuti, è un'ambientazione del testo latino del Vangelo di Giovanni, capitoli 18 e 19, con una breve introduzione e una conclusione, scritta per basso solista nel ruolo di Gesù, tenore come Pilato, quartetto vocale come Evangelista, coro, violino, oboe, violoncello, fagotto e organo. Allo stesso modo in cui Pärt si era ispirato alla musica medievale nella creazione del suo stile tintinnabuli, anche qui si ispira alle più antiche ambientazioni monofoniche della Passione.

Pärt divide il testo in quattro sezioni, ciascuna delle quali inizia con una voce solista diversa che si unisce gradualmente alle altre voci e agli strumenti finché non si raggiunge la configurazione completa; poi ha inizio un processo inverso di riduzione progressiva, che porta la texture a restringersi fino a tornare a una voce sola. La parte di Gesù obbedisce a una logica simbolica precisa. Qui il tempo della sua voce è il doppio rispetto a quello degli altri personaggi, a simboleggiare l'eternità attraverso la lentezza, mentre il dilemma interiore di Ponzio Pilato si esprime attraverso la politonalità, con voce melodica e voce tintinnabulare che procedono simultaneamente in tonalità diverse.

L'agonia delle stazioni della Passione percola attraverso cellule ripetute caratteristiche del modo compositivo tintinnabuli di Pärt, evocative al tempo stesso del canto medievale e del suono delle campane; formule compositive rigorose compongono una sequenza soffocante, mentre le dissonanze in sospensione si diffondono tra solisti, coro, organo e orchestra da camera nell'acustica generosa della chiesa di St Jude-on-the-Hill a Londra. Il basso Michael George, nella stessa incisione, restituisce un Cristo dalla voce solida nella sua economia espressiva, fedele alla logica di un linguaggio in cui il meno è sempre il più.

The Seven Last Words from the Cross di James MacMillan, scritto per la trasmissione radiofonica della BBC in sette episodi nel corso della Settimana Santa del 1994, adatta la forma tradizionale della cantata per portare dosi di solennità direttamente nelle case degli ascoltatori. Fondato sulle ultime parole di Cristo attraverso i quattro Vangeli, MacMillan ricorre a fonti inglesi e latine come i Responsori del Venerdì Santo, il Reproach e il Versicle per il materiale cantato aggiuntivo.

La selezione include anche la Via Crucis di Franz Liszt, composta nel 1878 durante le ultime settimane della vita del compositore e eseguita per la prima volta postuma nel 1929. Scritta per coro e organo, Liszt vi ritrae a una sonorità elementare, dispiegando motivi monofonici che ricordano il canto gregoriano. L'incisione del 2025 del pianista Leif Ove Andsnes con il Norwegian Soloists Choir diretto da Grete Pedersen, scelta da Gramophone come Editor's Choice, affronta una pagina la cui ricezione critica ha a lungo oscillato tra l'ammirazione per la sua sobrietà radicale e la perplessità davanti a un linguaggio così spoglio da sembrare, in certi momenti, deliberatamente irrisolto.

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