Lessini Durello, un brindisi per Bolca e la Val d’Alpone: tra patrimonio geologico e cultura del vino, il territorio veneto verso l’UNESCO 2027
Tra i rilievi della Lessinia e le valli veronesi orientali si definisce un territorio in cui la stratificazione del tempo geologico e quella della cultura materiale convivono in perfetto equilibrio. La candidatura italiana alla Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO 2027 per gli “Ecosistemi marini dell’Eocene a Bolca e nella Val d’Alpone” riporta al centro un paesaggio che custodisce una delle più significative testimonianze paleontologiche dell’Europa meridionale, mentre sul medesimo orizzonte geografico si è consolidata, nei secoli, una distinta ma altrettanto identitaria tradizione vitivinicola riconosciuta nelle denominazioni del Lessini Durello. La convergenza simbolica di questi due livelli, quello della memoria geologica e quello della trasformazione agricola del territorio, trova nel brindisi previsto a Vinitaly una soglia pubblica di visibilità e di racconto.
Le componenti del sito, distribuite tra Bolca, San Giovanni Ilarione e Roncà, comprendono quindici affioramenti che restituiscono un quadro articolato degli antichi ecosistemi litorali e delle dinamiche biologiche che hanno segnato una fase cruciale della storia della vita sulla Terra. La candidatura è fondata sul criterio VIII della Convenzione UNESCO del 1972, relativo alle testimonianze eccezionali dei processi geologici e dell’evoluzione della vita sul pianeta.
Il dossier, promosso dall’Associazione Temporanea di Scopo “Val d’Alpone – faune, flore e rocce del Cenozoico” con il sostegno del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e del Ministero della Cultura, seguirà ora l’iter internazionale presso il Centro del Patrimonio Mondiale, con verifica degli organismi consultivi e successiva valutazione in sede di Comitato nel 2027.
Nel medesimo territorio, la dimensione del patrimonio naturale si sovrappone a una consolidata tradizione culturale legata alla viticoltura, già riconosciuta attraverso le denominazioni tutelate del Lessini Durello e del Monti Lessini DOC, espressione di un paesaggio agricolo di origine pedemontana che si sviluppa tra Verona e Vicenza. In questo contesto, la candidatura UNESCO dei siti eocenici assume una valenza territoriale più ampia, nella quale la stratificazione geologica e quella agronomica convivono come sistemi storici distinti ma contigui, entrambi legati alla formazione e alla trasformazione del paesaggio.
In tale cornice si colloca il brindisi previsto oggi alle 13.30 presso lo stand del Consorzio del Lessini Durello, PAD 5 G 6, momento simbolico dedicato alla candidatura e al riconoscimento internazionale del territorio. L’incontro, guidato da Giamberto Bochese, presidente della Strada del Vino Lessini Durello e dell’Associazione Temporanea di Scopo promotrice del progetto, vedrà la partecipazione dei sindaci dei comuni coinvolti e di rappresentanti istituzionali regionali e nazionali impegnati nel percorso di valorizzazione.
Il Consorzio di Tutela Vini Lessini Durello, riconosciuto dal Ministero nel 2000, opera su un’area di circa 600 ettari vitati a uva Durella distribuiti nella fascia pedemontana della Lessinia. Le produzioni, a seguito della recente revisione del disciplinare, si articolano in due denominazioni distinte: “Monti Lessini”, riservata esclusivamente al Metodo Classico, e “Lessini Durello”, destinata al Metodo Charmat. Il primo raggiunge circa 400.000 bottiglie annue, il secondo circa 700.000, delineando un comparto vitivinicolo strutturato che contribuisce in modo significativo all’identità economica e culturale dell’area. A rafforzare questa distinzione identitaria, a Vinitaly viene presentato il nuovo logo dedicato al Monti Lessini Metodo Classico, ulteriore segno della definizione autonoma delle due anime produttive.
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