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Vino e territori: lo Sprigno entra nel Registro nazionale delle varietà di vite. Nuovo riconoscimento per la biodiversità viticola della Basilicata

Dopo un lungo percorso di ricerca scientifica e tutela del patrimonio genetico, lo Sprigno, storicamente noto come Asprinio di Ruoti, è stato iscritto nel Registro nazionale delle varietà di vite. Il riconoscimento ufficiale, sancito da un decreto pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, apre nuove prospettive per la valorizzazione della viticoltura lucana, della ricerca e dell'enoturismo.


Lo Sprigno entra ufficialmente nel Registro nazionale delle varietà di vite. L'iscrizione, disposta con il decreto del 19 maggio 2026 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale, rappresenta il punto di arrivo di un articolato lavoro di ricerca, caratterizzazione genetica e recupero di una varietà storicamente conosciuta come Asprinio di Ruoti.

«La tutela della biodiversità agricola significa proteggere la nostra identità, creare nuove opportunità per le imprese e consegnare alle future generazioni un patrimonio che appartiene a tutta la Basilicata», afferma l'assessore regionale alle Politiche agricole, alimentari e forestali, Carmine Cicala. «L'iscrizione dello Sprigno al Registro nazionale delle varietà di vite restituisce valore a una varietà unica del nostro territorio e apre nuove prospettive per la ricerca, la viticoltura e l'enoturismo regionale.»

Il riconoscimento è il risultato della collaborazione tra il CREA Viticoltura ed Enologia di Turi, ALSIA, il GAL Percorsi, il CNR di Tito e il Comune di Ruoti, insieme ai viticoltori che hanno conservato nel tempo questa antica cultivar, contribuendo in maniera determinante alla sua sopravvivenza.

Le attività di recupero sono state sviluppate nell'ambito dei progetti Basivin_SUD e Val.BasVit, attraverso l'individuazione e la conservazione di ceppi storici presenti nell'area di Ruoti. Le successive indagini genetiche hanno evidenziato un dato di particolare interesse scientifico. Lo Sprigno presenta infatti un profilo genetico distinto rispetto all'Asprinio già iscritto nel Registro nazionale e non risulta riconducibile ad altre varietà presenti nelle principali banche dati viticole nazionali e internazionali.

«Questo risultato dimostra quanto sia importante investire nella ricerca applicata all'agricoltura e nella collaborazione tra istituzioni, enti scientifici e territori», osserva ancora Cicala. «La biodiversità non rappresenta soltanto un patrimonio da conservare, ma una risorsa strategica capace di generare qualità, competitività e nuove opportunità di sviluppo.»

Lo Sprigno costituisce una significativa testimonianza della storia vitivinicola della Basilicata. Per secoli è stato coltivato nell'area appenninica compresa tra la Basilicata e l'Irpinia, trovando impiego nelle pratiche enologiche tradizionali. L'iscrizione nel Registro nazionale consentirà ora di promuovere ulteriori attività di ricerca, sperimentazione agronomica e valorizzazione produttiva.

«La Basilicata possiede un patrimonio agricolo e vitivinicolo straordinario che merita di essere conosciuto e valorizzato», conclude l'assessore. «Il recupero dello Sprigno rafforza il legame tra agricoltura, paesaggio, cultura e turismo e contribuisce a creare nuove opportunità per le comunità locali e per le imprese del territorio.»

Anche il direttore di ALSIA, Michele Blasi, sottolinea la portata strategica del riconoscimento, evidenziando come l'iscrizione dello Sprigno rappresenti uno strumento concreto per contrastare l'erosione della biodiversità viticola e favorire la diffusione di produzioni fortemente identitarie. Le prossime attività saranno rivolte alla disponibilità di materiale vivaistico certificato per i viticoltori, alla valorizzazione delle produzioni locali e alla promozione di un modello di sviluppo che metta al centro la storia, la biodiversità e l'unicità del patrimonio vitivinicolo lucano.

Questa iscrizione assume un rilievo che va oltre il recupero di una singola varietà. Rappresenta infatti un esempio di come la ricerca scientifica, la conservazione delle risorse genetiche e la collaborazione tra istituzioni, enti di ricerca e produttori possano tradursi in strumenti concreti per rafforzare la competitività della viticoltura regionale, preservando al tempo stesso un patrimonio di biodiversità destinato a costituire una risorsa per le future generazioni.

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