Thalassa montezumae: un coleottero per salvare i pini. Il CREA sperimenta il primo antagonista naturale contro la cocciniglia tartaruga
Dopo oltre dieci anni dalla comparsa in Italia della cocciniglia tartaruga del pino, il CREA avvia la prima sperimentazione al mondo di un antagonista naturale selezionato per contrastare questo insetto invasivo. Il rilascio del coleottero Thalassa montezumae, effettuato a Napoli, rappresenta un nuovo passo nella strategia di lotta biologica contro un parassita che sta compromettendo pinete, parchi urbani e paesaggi mediterranei.
La ricerca punta sulla lotta biologica per contenere la diffusione della cocciniglia tartaruga del pino (Toumeyella parvicornis), uno degli insetti invasivi che negli ultimi anni ha causato gravi danni al patrimonio arboreo italiano. Presso la Mostra d'Oltremare di Napoli il CREA ha effettuato il primo rilascio sperimentale a livello mondiale di Thalassa montezumae, un coleottero coccinellide individuato come antagonista naturale del fitofago. L'intervento è stato realizzato nel boschetto del Varco Marconi in collaborazione con il Servizio fitosanitario della Regione Campania e l'Università degli Studi di Napoli Federico II.
Originaria del Nord America e dell'America Centrale, la cocciniglia è stata individuata per la prima volta in Campania nel 2014 e da allora si è estesa in numerose regioni italiane, tra cui Lazio, Abruzzo, Puglia, Toscana e Marche. Negli ultimi anni la sua presenza è stata segnalata anche in Francia e Albania, confermando una progressiva espansione nel bacino del Mediterraneo. Secondo i dati dell'EPPO Global Database e dei Servizi fitosanitari regionali, le infestazioni hanno determinato estesi fenomeni di deperimento e mortalità dei pini domestici (Pinus pinea), con aree demarcate in Campania e Lazio e un focolaio nell'area di Tirrenia-Pisa che ha raggiunto circa 770 ettari, dimensioni tali da rendere non più perseguibile l'eradicazione.
L'insetto si insedia su aghi e germogli, sottrae linfa alle piante e produce abbondante melata, favorendo lo sviluppo di fumaggini che riducono la capacità fotosintetica della chioma. L'indebolimento degli alberi li rende inoltre più vulnerabili agli attacchi di altri organismi nocivi, con conseguenze che interessano non soltanto la conservazione delle pinete, ma anche la sicurezza delle alberature urbane e la qualità paesaggistica degli spazi verdi.
Per affrontare il problema, il CREA Difesa e Certificazione, Istituto Nazionale di Riferimento per la Protezione delle Piante e organismo scientifico di supporto del Servizio Fitosanitario Nazionale, ha sviluppato un programma di lotta biologica classica sostenuto da un progetto di ricerca del Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste. Il percorso ha previsto l'individuazione di un nemico naturale della cocciniglia nei territori di origine del parassita, la verifica della sua specificità e sicurezza e l'ottenimento delle autorizzazioni previste dalla normativa per l'introduzione di specie esotiche a fini di controllo biologico, culminate con il via libera del Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica al rilascio sperimentale in Campania.
«Il rilascio sperimentale di Thalassa montezumae rappresenta un punto di svolta nella questione cocciniglia», ha dichiarato Stefano Speranza, direttore del CREA Difesa e Certificazione. «Non si tratta della soluzione definitiva, ma dell'avvio di una strategia scientifica di lungo periodo, pensata per ridurne progressivamente la pressione e ricostruire un equilibrio biologico più stabile. I monitoraggi dei prossimi mesi saranno fondamentali per valutarne l'efficacia, gli effetti sull'ambiente e l'eventuale estensione controllata della tecnica nelle altre aree colpite».
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