L'Annunciazione del Cavalier d'Arpino torna a Santa Maria in Via: il capolavoro tardo-manierista riprende il suo posto nella Cappella Aldobrandini
Dopo otto anni di assenza, l'Annunciazione del Cavalier d'Arpino è tornata nella sua collocazione originaria nella cappella Aldobrandini della chiesa di Santa Maria in Via. Il rientro della pala d'altare conclude un percorso iniziato nel 2018, quando l'opera era stata concessa in prestito per la mostra "L'Eterno e il tempo" di Forlì e, in quella circostanza, sottoposta a un importante intervento conservativo. Il ritorno del dipinto rappresenta uno dei momenti più significativi del cantiere promosso dalla Soprintendenza Speciale di Roma e finanziato attraverso i fondi del PNRR, dedicato al recupero di alcune delle cappelle laterali della chiesa.
L'Annunciazione, realizzata da Giuseppe Cesari tra il 1595 e il 1596 per il cardinale Pietro Aldobrandini, costituisce il fulcro iconografico della cappella e dialoga con le due grandi scene murali della Natività e dell'Adorazione dei Magi eseguite dal medesimo artista sulle pareti laterali. Le fonti documentarie attestano che l'intero ciclo fu commissionato negli anni immediatamente successivi all'ascesa al soglio pontificio di Clemente VIII Aldobrandini, in una fase cruciale dell'affermazione romana del pittore.
Il cantiere non ha riguardato soltanto la cappella Aldobrandini. Gli interventi hanno interessato tre delle quattro cappelle del lato destro della chiesa, accomunate da fenomeni di degrado che nel corso del tempo avevano compromesso la leggibilità delle superfici decorate, degli stucchi e degli apparati pittorici. Le operazioni preliminari si sono concentrate sulla rimozione dei depositi superficiali attraverso un'accurata pulitura effettuata con strumenti a bassa invasività, indispensabile per restituire visibilità alle decorazioni e consentire una corretta valutazione dello stato conservativo delle opere.
Particolarmente significativo è il recupero del grande Crocifisso ligneo custodito nella cappella progettata dall'architetto Carlo Lambardi, autore di importanti interventi nella chiesa e qui sepolto. La rimozione di polveri, vernici alterate e residui di precedenti trattamenti ha restituito dettagli anatomici ormai quasi scomparsi alla vista, dalle vene del corpo ai tratti del volto, evidenziando la qualità esecutiva della scultura e la raffinatezza della policromia originaria.
Come ha spiegato la storica dell'arte Alessandra Lanzoni, il restauro ha permesso di recuperare elementi decorativi e particolari figurativi che il progressivo annerimento delle superfici aveva reso difficilmente percepibili. Interventi di questo genere non si limitano infatti alla conservazione materiale delle opere, ma consentono di recuperare informazioni preziose per la conoscenza storica e critica dei complessi monumentali, restituendo agli studiosi e al pubblico una lettura più fedele delle intenzioni originarie degli artisti e dei committenti.
Il ritorno dell'Annunciazione nella cappella Aldobrandini assume così un valore che va oltre il semplice ricollocamento di un dipinto. L'opera torna infatti a essere percepita nel contesto per il quale era stata concepita, recuperando il rapporto con l'architettura, con gli altri dipinti del ciclo e con il programma devozionale elaborato alla fine del Cinquecento dalla famiglia Aldobrandini, uno dei principali protagonisti della Roma di Clemente VIII.
@ RIPRODUZIONE RISERVATA
L'Annunciazione, realizzata da Giuseppe Cesari tra il 1595 e il 1596 per il cardinale Pietro Aldobrandini, costituisce il fulcro iconografico della cappella e dialoga con le due grandi scene murali della Natività e dell'Adorazione dei Magi eseguite dal medesimo artista sulle pareti laterali. Le fonti documentarie attestano che l'intero ciclo fu commissionato negli anni immediatamente successivi all'ascesa al soglio pontificio di Clemente VIII Aldobrandini, in una fase cruciale dell'affermazione romana del pittore.
Il cantiere non ha riguardato soltanto la cappella Aldobrandini. Gli interventi hanno interessato tre delle quattro cappelle del lato destro della chiesa, accomunate da fenomeni di degrado che nel corso del tempo avevano compromesso la leggibilità delle superfici decorate, degli stucchi e degli apparati pittorici. Le operazioni preliminari si sono concentrate sulla rimozione dei depositi superficiali attraverso un'accurata pulitura effettuata con strumenti a bassa invasività, indispensabile per restituire visibilità alle decorazioni e consentire una corretta valutazione dello stato conservativo delle opere.
Particolarmente significativo è il recupero del grande Crocifisso ligneo custodito nella cappella progettata dall'architetto Carlo Lambardi, autore di importanti interventi nella chiesa e qui sepolto. La rimozione di polveri, vernici alterate e residui di precedenti trattamenti ha restituito dettagli anatomici ormai quasi scomparsi alla vista, dalle vene del corpo ai tratti del volto, evidenziando la qualità esecutiva della scultura e la raffinatezza della policromia originaria.
Come ha spiegato la storica dell'arte Alessandra Lanzoni, il restauro ha permesso di recuperare elementi decorativi e particolari figurativi che il progressivo annerimento delle superfici aveva reso difficilmente percepibili. Interventi di questo genere non si limitano infatti alla conservazione materiale delle opere, ma consentono di recuperare informazioni preziose per la conoscenza storica e critica dei complessi monumentali, restituendo agli studiosi e al pubblico una lettura più fedele delle intenzioni originarie degli artisti e dei committenti.
Il ritorno dell'Annunciazione nella cappella Aldobrandini assume così un valore che va oltre il semplice ricollocamento di un dipinto. L'opera torna infatti a essere percepita nel contesto per il quale era stata concepita, recuperando il rapporto con l'architettura, con gli altri dipinti del ciclo e con il programma devozionale elaborato alla fine del Cinquecento dalla famiglia Aldobrandini, uno dei principali protagonisti della Roma di Clemente VIII.
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