Dal 23 giugno al 20 settembre 2026 la Galleria Borghese presenta Metamorfosi. Ovidio e le arti, un ampio progetto espositivo realizzato in collaborazione con il Rijksmuseum di Amsterdam. Curata da Francesca Cappelletti e Frits Scholten, la mostra ripercorre la straordinaria fortuna delle Metamorfosi di Ovidio attraverso dipinti, sculture e disegni provenienti da importanti collezioni internazionali, seguendo la presenza dei miti ovidiani nella cultura figurativa europea dal Rinascimento all'età contemporanea. In occasione della mostra, il 24 giugno presso la Casa del Cinema, la conferenza Ovidio, poeta dello sguardo e del desiderio, con Gianpiero Rosati della Scuola Normale Superiore di Pisa.
Sono pochi i testi della tradizione classica che hanno esercitato un'influenza paragonabile a quella delle Metamorfosi. Per secoli artisti, poeti e letterati hanno trovato nel poema di Ovidio un repertorio inesauribile di storie, personaggi e immagini, alimentando una continuità culturale che attraversa gran parte della storia dell'arte occidentale.
La mostra allestita alla Galleria Borghese nasce da questa eredità e ne segue le molteplici declinazioni attraverso opere provenienti da epoche e contesti differenti. La sede romana costituisce una cornice particolarmente significativa per il progetto espositivo. La villa voluta dal cardinale Scipione Borghese nasce di fatto come spazio in cui cultura antiquaria, mitologia e collezione si dispongono secondo un assetto unitario, nel quale le immagini dell’antico entrano nella costruzione stessa degli ambienti.
Nel Settecento gli interventi promossi da Marcantonio IV Borghese e affidati ad Antonio Asprucci ne consolidarono l'impianto, integrando architettura, apparati decorativi e collezioni in un sistema di riferimenti al mondo classico. In questo contesto i gruppi scultorei di Gian Lorenzo Bernini, dall'Apollo e Dafne al Plutone e Proserpina, appartengono da secoli all'identità del museo e rappresentano alcune delle più celebri interpretazioni dei miti ovidiani.
La trasformazione di Dafne, colta nell'istante in cui il corpo umano cede il posto alla pianta d'alloro, rimane uno dei risultati più alti della scultura barocca e uno degli esempi più efficaci della capacità dell'arte di tradurre in forma visibile il racconto poetico. Narciso nel fiore che porta il suo nome, Aracne in ragno: è proprio questo passaggio da una condizione all’altra a diventare il principio narrativo che sostiene l’intera opera. Nel poema ovidiano è infatti il cambiamento a governare il destino di uomini e divinità. I corpi assumono nuove forme, i confini si dissolvono, le identità mutano senza continuità apparente, componendo una visione del mondo nella quale nulla appare definitivamente stabile.
La fortuna delle Metamorfosi risiede dalla capacità di tradurre il racconto in immagini, dove amore, desiderio, vendetta, punizione e salvezza diventano episodi figurativi continuamente reinterpretati secondo sensibilità, linguaggi e contesti differenti. Nel passaggio tra Rinascimento ed età moderna le stesse vicende cambiano funzione e accento, assumendo di volta in volta valore di allegoria morale, esercizio di invenzione compositiva, riflessione sul rapporto tra corpo e trasformazione, fino alle riletture ottocentesche e novecentesche che ne spostano il significato verso una dimensione più psicologica e formale. In questo movimento le opere si dispongono lungo un arco cronologico ampio, registrando le variazioni di questi episodi nei diversi contesti figurativi.
Accanto ai temi più noti del poema, il percorso prende in esame anche la tradizione dell'Ovide moralisé, la rielaborazione medievale che contribuì a trasmettere il testo all'Europa cristiana e che influenzò profondamente la cultura figurativa del Rinascimento. Le vicende degli dèi e degli eroi antichi continuarono così a circolare attraverso interpretazioni allegoriche e morali che ne modificarono il significato senza cancellarne il fascino originario.
La selezione delle opere ricostruisce una lunga vicenda di trasmissioni, riletture e appropriazioni, restituendo tutta l’ampiezza della ricezione ovidiana. Da Correggio a Michelangelo, da Tiziano a Rubens e Poussin, fino a Gérôme, Rodin e Brancusi, il percorso mette in relazione artisti lontani nel tempo ma uniti dal confronto con gli stessi racconti. Le immagini cambiano, gli stili e le intenzioni si modificano, ma gli stessi racconti continuano a riemergere in forme diverse, accompagnando la cultura europea per oltre due millenni.
Il 24 giugno presso la Casa del Cinema si terrà la conferenza "Ovidio, poeta dello sguardo e del desiderio". L'incontro a cura del prof. Gianpiero Rosati (Scuola Normale Superiore di Pisa) si inserisce nel programma di approfondimento culturale dedicato alla mostra e affronterà temi come il corpo, il desiderio e il diritto al piacere attraverso i versi di Ovidio.
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