Filologia del copia-e-incolla, quell'insostenibile atavica subalternità della musica: la traccia di Chaminade e il ministero delle dissonanze burocratiche
Un pasticcio filologico senza precedenti travolge la seconda prova della Maturità nei Licei musicali. Una partitura di Cécile Chaminade costellata da venti errori, probabilmente clonata da una piattaforma online amatoriale, diventa il simbolo di una preoccupante approssimazione istituzionale che svaluta il rigore della disciplina e specchia i limiti della didattica musicale italiana.
L’Esame di Stato, nel suo impianto storico e pedagogico, dovrebbe rappresentare il momento in cui le istituzioni misurano la maturità scientifica e umanistica dei candidati attraverso prove strutturate secondo criteri di massimo rigore. Nel corso della seconda prova di Teoria, analisi e composizione nei Licei musicali, tuttavia, questo patto educativo si è capovolto in un paradosso istituzionale. Agli studenti non è stato chiesto soltanto di analizzare un testo, ma di emendarlo in corso d'opera dalle sue stesse macerie filologiche.
L’oggetto del contendere è la partitura de L’Ondine di Cécile Chaminade. La scelta ministeriale della traccia, di per sé, avrebbe potuto rappresentare un’operazione culturale apprezzabile, ampiamente condivisa da docenti e studiosi. L’inserimento di una compositrice donna, storicamente marginalizzata dai programmi accademici e oggi al centro di una doverosa riscoperta musicologica grazie all'inestimabile lavoro di istituzioni come il Palazzetto Bru Zane, si offriva infatti come un segnale di indiscutibile avanzamento istituzionale.
Questo pregevole intento si è però infranto sulla qualità del materiale documentale fornito dal Ministero dell'Istruzione e del Merito. Come evidenziato dalla dettagliata segnalazione di Matteo Di Massa, un maturando del Liceo musicale "Alessandro Manzoni" di Latina, lo spartito distribuito ai candidati conteneva circa venti errori strutturali con alterazioni errate, accordi armonicamente incongrui, ottave fallaci, macroscopici problemi di impaginazione e intere battute divergenti rispetto al testo originale. Il cortocircuito si è compiuto nel momento del confronto sinestetico. L'ascolto della traccia audio in formato MP3 fornita per l’esame smentiva sistematicamente la notazione grafica impressa sui fogli, creando una situazione in cui l'orecchio, educato al rigore polifonico, udiva una realtà acustica che l'occhio non poteva rintracciare sul pentagramma.
Il fondato sospetto, corroborato dalle verifiche della comunità studentesca e tradottosi in una vasta protesta digitale da parte dei licei di tutta Italia, è che gli uffici tecnici di Viale Trastevere abbiano bypassato le edizioni critiche ufficiali per attingere pigramente a una trascrizione amatoriale reperita sulla piattaforma online MuseScore.
Il caso ha immediatamente assunto rilevanza politica, sfociando in un’interrogazione parlamentare depositata dal Partito Democratico, a prima firma di Irene Manzi e sottoscritta da Nico Stumpo, per esigere chiarimenti sull'origine del materiale e sulle relative responsabilità di validazione. Ad aggravare la postura dell’amministrazione è subentrata, inoltre, un’anomalia postuma. Il file d'esame successivamente depositato nell'archivio ufficiale delle tracce ministeriali è risultato parzialmente emendato rispetto a quello consegnato nelle aule, evidenziando un tentativo di correzione ex post che assume i contorni di una rimozione burocratica del corpo del reato.
In un contesto accademico ordinario, un simile infortunio filologico avrebbe provocato l'immediata convocazione di commissioni paritetiche, sezioni ispettive e periti musicologi. La reazione della macchina ministeriale, affidata alle rassicurazioni della coordinatrice del Servizio ispettivo Flaminia Giorda, ha invece optato per una strategia di neutralizzazione retorica, dichiarando la prova pienamente valida poiché le difformità, a detta del Ministero, non avrebbero inficiato la facoltà di svolgere l'analisi né alterato l'equità della valutazione.
È proprio in questa risposta che la vicenda transita dal dato di cronaca alla dimensione del surreale, svelando una profonda ipocrisia pedagogica. La somministrazione di venti dati numerici errati in un plico di Matematica o di Fisica, tali da invalidare l'equazione, o l'inserimento di venti lemmi inventati in una versione di Greco, comporterebbe la nullità dell'esame come atto dovuto.
Nei confronti della musica, invece, sembra persistere un'atavica subalternità culturale che ne nega lo statuto di scienza esatta. L'accordo non torna e lo si considera una rilettura creativa, la battuta diverge e si appella il candidato alla libertà interpretativa. Una simile architettura logica scarica interamente sul discente l'onere di un dubbio kafkiano, costringendolo a scegliere se assecondare l'errore dello Stato per conformismo d'esame o correggerlo a proprio rischio e pericolo.
Questo episodio non rappresenta un fulmine a ciel sereno, bensì il sintomo macroscopico di una radicata superficialità nell’approccio istituzionale alla didattica musicale. Questa tendenza all'approssimazione metodologica si riflette negativamente anche nei successivi gradi dell'alta formazione, riverberandosi nei programmi e nella gestione stessa di diversi conservatori e università. Quando la disciplina musicale viene spogliata del suo rigore scientifico e ridotta a mera pratica accessoria, le conseguenze colpiscono inevitabilmente la qualità dello studio e della ricerca accademica. Se il vertice ministeriale legittima l'errore testuale elevandolo a variante interpretativa, si finisce per avallare quel progressivo svilimento filologico che purtroppo già si riscontra in molti percorsi accademici superiori.
La protagonista involontaria della Maturità è stata dunque la straordinaria attitudine dell’amministrazione italiana a tramutare una gravissima stonatura metodologica in un trascurabile dettaglio ornamentale. Nella prassi compositiva, la dissonanza rappresenta una tensione necessaria alla risoluzione armonica. In questa sessione d'esame, purtroppo, la dissonanza è diventata la cifra stilistica di un Ministero che esige il "Merito" dagli studenti, ma riserva a se stesso il privilegio della più assoluta approssimazione.
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