David Hockney, addio al pittore della luce. Fu una delle figure centrali dell’arte contemporanea tra XX e XXI secolo
È morto a 88 anni David Hockney, tra le figure più importanti e influenti dell'arte contemporanea internazionale. Pittore britannico dalla lunga e prolifica carriera, è stato protagonista di una ricerca artistica che ha attraversato linguaggi, tecniche e generazioni, imponendosi ben oltre i confini della Pop Art con opere entrate stabilmente nella storia dell'arte del Novecento e del XXI secolo. La sua scomparsa lascia un vuoto nel panorama culturale mondiale e riporta in primo piano una vicenda artistica che ha saputo rinnovarsi costantemente, mantenendo un ruolo centrale nel dibattito estetico contemporaneo.
Con la scomparsa di David Hockney si chiude una delle vicende artistiche più significative della seconda metà del Novecento e dei primi decenni del XXI secolo. Pittore, disegnatore, fotografo, scenografo e sperimentatore instancabile, Hockney ha attraversato oltre sessant’anni di storia dell’arte senza mai identificarsi completamente con una corrente o con una formula stilistica. Dalla stagione della Pop Art britannica alle opere realizzate su iPad, dai celebri paesaggi californiani alle vedute dello Yorkshire e della Normandia, la sua ricerca ha mantenuto una straordinaria continuità di intenti, fondata sull’osservazione del mondo, sulla riflessione visiva e su un inesauribile desiderio di innovazione. È morto l’11 giugno scorso nella sua casa di Londra, a poche settimane dal compimento dei suoi ottantanove anni.
L’annuncio della morte è stato diffuso dalla sua agente Erica Bolton, che ha ricordato Hockney come una delle figure centrali dell’arte contemporanea tra XX e XXI secolo. I tributi sono arrivati immediatamente dalle principali istituzioni culturali britanniche e internazionali, dal mondo politico e da numerosi artisti che ne hanno riconosciuto il ruolo fondamentale nella ridefinizione del linguaggio visivo contemporaneo. Il primo ministro britannico Keir Starmer ha sottolineato l’influenza esercitata dalla sua opera su generazioni di creativi, mentre musei e accademie hanno ricordato la sua capacità di coniugare tradizione e sperimentazione.
Nato nel 1937 a Bradford in una famiglia della classe operaia, Hockney si formò prima al Bradford College of Art e successivamente al Royal College of Art, dove studiò tra il 1959 e il 1962. Furono anni decisivi per l’emergere della nuova Pop Art britannica, ma già allora la sua personalità artistica appariva difficilmente assimilabile a una semplice etichetta. L’interesse per la figura umana, la riflessione sulla prospettiva e il rapporto tra realtà e rappresentazione costituirono infatti il nucleo di una ricerca che avrebbe continuato a svilupparsi per tutta la vita.
La svolta arrivò con il trasferimento negli Stati Uniti. La California degli anni Sessanta offrì all’artista una nuova percezione della luce, dello spazio e del colore. Le piscine, le architetture moderniste e i paesaggi assolati di Los Angeles divennero i soggetti di opere destinate a entrare nell’immaginario collettivo, tra cui A Bigger Splash e Portrait of an Artist (Pool with Two Figures). Quest’ultima raggiunse nel 2018 la cifra record di oltre 90 milioni di dollari in asta, stabilendo allora il primato per un artista vivente.
La complessità del suo percorso si riflette nella sperimentazione di tecniche e linguaggi estremamente diversi, dal disegno alla stampa, dalla fotografia ai collage fotografici, fino alla scenografia operistica. La sua curiosità lo portò a confrontarsi con le tecnologie digitali ben prima della loro diffusione nel sistema dell’arte, integrandole progressivamente nella pratica creativa. Negli ultimi anni questi lavori contribuirono ad ampliare la circolazione della sua opera presso un pubblico più giovane.
Un altro aspetto fondamentale della sua produzione riguarda il tema dell’identità omosessuale. Apertamente gay in un periodo in cui l’omosessualità era ancora perseguita dalla legislazione britannica, Hockney affrontò questo argomento fin dagli anni giovanili. Opere come We Two Boys Together Clinging testimoniano una scelta artistica e personale che assunse anche un valore culturale e politico, contribuendo a rendere visibili esperienze e sensibilità allora marginalizzate nello spazio pubblico.
Dopo i decenni trascorsi tra Stati Uniti e Regno Unito, all’inizio degli anni Duemila tornò a dedicarsi ai paesaggi dello Yorkshire, producendo una serie di opere monumentali che rinnovarono la tradizione del paesaggio inglese. Successivamente la Normandia divenne il centro della sua attenzione creativa. Da questa esperienza nacque anche A Year in Normandie, un’imponente opera digitale lunga circa novanta metri, concepita durante il periodo della pandemia e ispirata, nella struttura narrativa, all’antico Arazzo di Bayeux.
La consacrazione definitiva giunse con la grande retrospettiva organizzata nel 2025 presso la Fondation Louis Vuitton, la più ampia mai dedicata alla sua produzione. Nonostante problemi respiratori e difficoltà uditive, l’artista continuò a lavorare quotidianamente fino agli ultimi mesi di vita, mantenendo quella vitalità intellettuale che aveva sempre caratterizzato il suo approccio alla creazione artistica.
L'importanza di Hockney risiede nella continuità di una ricerca che, pur attraversando linguaggi, tecniche e supporti differenti, è rimasta costantemente concentrata sui meccanismi della visione. Dalla pittura alla fotografia, fino agli strumenti digitali, il suo lavoro ha esplorato le modalità attraverso cui l'immagine costruisce lo spazio, il tempo e l'esperienza dello sguardo, occupando una posizione peculiare nella storia dell'arte contemporanea.
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