Diego Rivera e la costruzione dell'arte moderna in Messico nel XX secolo. A Palazzo Caffarelli un percorso che ridisegna la mappa dell'arte moderna messicana nella sua complessità storica e visiva
Ai Musei Capitolini in arrivo la più grande esposizione sull'arte messicana allestita in Europa negli ultimi decenni: Diego Rivera e la costruzione dell'arte moderna in Messico nel XX secolo, aperta a Palazzo Caffarelli dal 9 giugno al 13 dicembre 2026. Per la prima volta in Italia, la figura di Diego Rivera - pittore, muralista, intellettuale e protagonista assoluto del modernismo messicano del Novecento - è al centro di una retrospettiva che raccoglie opere sue e di artisti come Frida Kahlo, José Clemente Orozco, David Alfaro Siqueiros e molti altri, in un percorso che ridisegna la mappa dell'arte moderna messicana nella sua complessità storica e visiva.
A Palazzo Caffarelli un percorso espositivo che riunisce dipinti, disegni, fotografie e ricostruzioni digitali, in un allestimento che integra anche materiali video. La sede, nell'area dei Musei Capitolini, offre una cornice di rilievo istituzionale coerente con il peso storico dell'esposizione, promossa da Roma Capitale con il patrocinio dell'INBAL, Instituto Nacional de Bellas Artes y Literatura del Messico, e realizzata in collaborazione con il Museo Kaluz. La mostra è la prima dedicata in Italia a Diego Rivera e la più grande esposizione sull'arte messicana allestita in Europa negli ultimi decenni. Per chi si occupa di arte moderna o semplicemente di storia visiva del Novecento, è un appuntamento che Roma difficilmente si ripeterà a breve.
Diego Rivera nasce a Guanajuato l'8 dicembre 1886 e manifesta la propria inclinazione pittorica fin dall'adolescenza, quando si iscrive all'Academia de San Carlos di Città del Messico. Nel 1907 lascia il Messico per l'Europa: la formazione che ne deriva è duplice, radicata sia nella tradizione italiana - da Giotto a Masaccio, fino a Michelangelo - sia nel clima parigino delle avanguardie, con l'assimilazione del cubismo di Picasso. Nei circoli artistici della capitale francese stringe amicizia con Amedeo Modigliani, dal quale riceve nel 1914 un celebre ritratto oggi in collezione privata. Sono anni di formazione intensa, in cui Rivera elabora una sintesi personale tra linguaggio europeo e memoria indigena precolombiana, tensione che percorrerà l'intera sua opera.
Il ritorno in Messico avviene nel segno di una trasformazione storica profonda. Dopo la Rivoluzione messicana (1910-1920) emerge un forte desiderio di unità e identità nazionale; sotto il governo di Álvaro Obregón, e in particolare grazie all'impulso del ministro dell'Istruzione José Vasconcelos, l'arte viene promossa come strumento di educazione e integrazione della popolazione. Rivera risponde a questo clima con il muralismo, una pratica artistica che porta la pittura fuori dalle gallerie e dagli atelier per installarla sulle pareti degli edifici pubblici, restituendole una funzione civile e collettiva. Le sue grandi pitture murali, spesso popolate da masse di lavoratori ciascuno intento in un gesto diverso, trasformano la superficie architettonica in una vera narrazione corale: l'affresco come città operante.
Rivera, insieme a José Clemente Orozco e David Alfaro Siqueiros - i tre noti come "Los Tres Grandes" - imprime alle pareti dei maggiori edifici del Paese una pittura narrativa ed eroica che tra gli anni Venti e i Cinquanta diventa la forma espressiva più riconoscibile del Messico moderno. I murales al Palazzo Nazionale di Città del Messico, quelli alla Secretaría de Educación Pública, il ciclo di Chapingo: sono opere nelle quali la storia del Messico, dall'epoca precolombiana alla conquista spagnola fino alla rivoluzione, viene rappresentata come un processo epico e collettivo, senza mai perdere la precisione analitica della composizione e la densità cromatica che caratterizza il suo stile.
La dimensione internazionale di Rivera va ben oltre il Messico. Tra i suoi successi rientra la mostra personale inaugurata nel 1931 al Museum of Modern Art di New York; due anni più tardi, nella stessa città, realizza il murale L'uomo al bivio per il Rockefeller Center sulla Quinta Avenue. L'opera, che include il ritratto di Lenin, viene rimossa e poi rifatta al Palacio de Bellas Artes di Città del Messico sotto il titolo L'uomo che controlla l'universo: un episodio emblematico della tensione tra committenza, ideologia e autonomia artistica che scandisce l'intera biografia di Rivera. Il governo messicano ha dichiarato le sue opere monumenti storici nazionali, riconoscendo in esse non solo un valore estetico ma una funzione costitutiva dell'identità culturale del paese.
La mostra dei Musei Capitolini si colloca in questo orizzonte con ambizioni che vanno oltre la monografia. Il percorso espositivo, curato da Miguel Fernández Félix - direttore del Museo Kaluz di Città del Messico - e da Alberto González Torres, direttore del Museo Robert Brady, affianca alle opere di Rivera una costellazione di artisti che definiscono la stagione dell'arte moderna messicana nel suo insieme. Frida Kahlo, moglie di Rivera e figura autonoma di straordinaria potenza espressiva; José María Velasco, il cui paesaggismo ottocentesco costituisce una delle radici visive del nazionalismo artistico; Orozco e Siqueiros, con i quali Rivera condivide la militanza muralista; María Izquierdo, Rufino Tamayo, Roberto Montenegro, il vulcanico paesaggista Gerardo Murillo noto come Dr Atl, Saturnino Herrán. Il documento fotografico è rappresentato da Tina Modotti, che immortalò Rivera con uno sguardo capace di cogliere la fisicità e la concentrazione dell'artista al lavoro.

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