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Xylella fastidiosa, dalla ricerca CREA nuove soluzioni per prevenzione, controllo e rigenerazione degli oliveti

Dalla diagnosi precoce basata sull’intelligenza artificiale alla selezione di nuovi genotipi di olivo resistenti, la ricerca pubblica compie un ulteriore passo avanti nella lotta a Xylella fastidiosa. I primi risultati dei progetti finanziati dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste e coordinati in larga parte dal CREA delineano un insieme di strumenti e strategie che puntano non solo al contenimento del batterio, ma anche alla rigenerazione produttiva dei territori colpiti.


La ricerca scientifica sta ampliando gli strumenti a disposizione dell’olivicoltura italiana per affrontare la minaccia di Xylella fastidiosa. Dalla diagnosi precoce alle nuove varietà più resilienti, fino alle strategie sostenibili per il controllo degli insetti vettori, emergono infatti risultati che potrebbero rafforzare le attività di prevenzione e accompagnare la rigenerazione delle aree maggiormente colpite dal batterio.

È quanto emerso nel corso dell’incontro “Analisi e prospettive della ricerca su Xylella fastidiosa nei progetti finanziati dal Masaf”, ospitato dal CIHEAM Bari, che ha riunito istituzioni, ricercatori e rappresentanti del settore agricolo per fare il punto sullo stato di avanzamento delle attività in corso e sulle loro possibili applicazioni operative.

Al centro del confronto il contributo della ricerca pubblica sostenuta dal MASAF, con il CREA impegnato nel coordinamento di quattro degli undici progetti nazionali dedicati alla gestione della fitopatia. Le attività coinvolgono competenze che spaziano dalla genetica alla biotecnologia, dall’agronomia alla difesa delle colture, con l’obiettivo di sviluppare soluzioni concrete per migliorare il monitoraggio della malattia, contenere la diffusione del batterio e rafforzare la resilienza delle filiere agricole.

Tra i progetti presentati, DIACOX, coordinato dal CREA Difesa e Certificazione, ha concentrato l’attenzione sul potenziamento degli strumenti diagnostici. I ricercatori hanno sviluppato un kit portatile per le analisi in campo, un sistema di riconoscimento basato su un “naso elettronico” supportato dall’intelligenza artificiale e metodologie che utilizzano immagini satellitari per individuare precocemente condizioni di stress negli oliveti e aree a maggiore rischio di diffusione del patogeno. Parallelamente sono state perfezionate le tecniche diagnostiche molecolari e definite condizioni operative più efficaci per il rilevamento del batterio in diverse colture.

Il progetto COVEXY, anch’esso coordinato dal CREA Difesa e Certificazione, si è invece focalizzato sul contenimento della sputacchina (Philaenus spumarius), principale vettore della malattia. Le attività di ricerca hanno privilegiato approcci a basso impatto ambientale, basati sull’impiego di nemici naturali, microrganismi utili e sostanze di origine naturale. Tra i risultati più significativi figurano l’identificazione di due nuove specie di nematodi parassiti della sputacchina e l’individuazione di composti naturali e microrganismi capaci di alterarne il comportamento, aprendo nuove prospettive per la difesa integrata.

Sul fronte del miglioramento genetico, il progetto GENFORAGRIS, coordinato dal CREA Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura, ha consentito di individuare circa trenta genotipi di olivo caratterizzati da una ridotta presenza del batterio e nove genotipi nei quali non è stata rilevata alcuna carica batterica. Materiali che mostrano caratteristiche promettenti in termini di adattamento ambientale, produttività e tolleranza agli stress. Le prove agronomiche condotte sul campo hanno inoltre evidenziato il contributo delle pratiche sostenibili nella gestione del suolo e nel rafforzamento della resilienza degli impianti.

Alla valorizzazione della biodiversità è dedicato il progetto NOVIXGEN, anch’esso coordinato dal CREA Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura. Nelle aree del Salento colpite dalla malattia sono stati selezionati e caratterizzati duecento genotipi di olivo considerati particolarmente interessanti per tolleranza al patogeno, capacità produttiva e adattamento alle condizioni ambientali. La ricerca ha inoltre individuato specifiche regioni del genoma associate alla tolleranza a Xylella fastidiosa, fornendo nuove basi conoscitive per i programmi di miglioramento genetico. Il progetto rappresenta inoltre l’unica iniziativa che estende le attività alla vite, con studi dedicati alla malattia di Pierce e allo sviluppo di strategie di biocontrollo microbico finalizzate a prevenire possibili impatti futuri sul comparto vitivinicolo.

«L’incontro - ha dichiarato Andrea Rocchi, presidente del CREA - ha confermato il ruolo strategico della ricerca nel contrasto a Xylella fastidiosa e la necessità di un approccio integrato che coniughi innovazione, conoscenza scientifica e collaborazione tra istituzioni, enti di ricerca e territorio. In questo ambito, il CREA contribuisce allo sviluppo di conoscenze, strumenti innovativi e soluzioni sempre più efficaci per la tutela dell’olivicoltura e, più in generale, dell’agricoltura italiana».

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