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The Future of Alcohol: il mercato degli alcolici alla prova del cambiamento. Meno consumi, più innovazione e intelligenza artificiale

Uno studio della società internazionale di consulenza Roland Berger individua nel prossimo trentennio una trasformazione strutturale del settore degli alcolici, destinato a confrontarsi con una riduzione dei volumi di consumo e con un cambiamento profondo nelle aspettative dei consumatori. Secondo il rapporto “The Future of Alcohol”, la combinazione tra maggiore attenzione alla salute, nuove abitudini generazionali, pressione normativa e sviluppo tecnologico potrebbe determinare entro il 2050 una contrazione fino al 50% dei volumi globali. La risposta dell’industria, secondo gli analisti, non potrà limitarsi alla difesa dei mercati tradizionali, ma dovrà passare attraverso una ridefinizione del modello produttivo, con investimenti nelle bevande no e low alcohol, nei prodotti funzionali e nell’applicazione dell’intelligenza artificiale lungo l’intera filiera.



Il settore delle bevande alcoliche si trova davanti a una fase di cambiamento paragonabile, per alcuni aspetti, a quella già attraversata dall’industria del tabacco. Il paradigma dominante del consumo sta progressivamente mutando e l’alcol non viene più valutato soltanto come prodotto culturale o gastronomico, ma anche attraverso la lente della salute pubblica. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha evidenziato come il consumo di alcol rappresenti ancora un importante fattore di rischio sanitario globale, associato a milioni di decessi ogni anno e a numerose patologie croniche. 

Lo studio di Roland Berger, società tedesca di consulenza strategica e aziendale con sede a Monaco di Baviera, descrive questo processo come un “reset permanente” del mercato, non quindi come una semplice fase ciclica. La diminuzione dei consumi sarebbe alimentata da diversi fattori convergenti, tra cui una crescente consapevolezza degli effetti dell’alcol sulla salute, il cambiamento dei comportamenti delle generazioni più giovani, l’evoluzione delle politiche pubbliche e una maggiore attenzione alla prevenzione. Le politiche internazionali stanno infatti rafforzando gli strumenti di riduzione del consumo dannoso, come indicato dal Global Alcohol Action Plan 2022-2030 dell’OMS, che promuove interventi normativi, informativi e sanitari coordinati a livello globale. 

Il confronto con il tabacco rappresenta uno degli elementi centrali dell’analisi. Secondo Roland Berger, l’industria delle bevande alcoliche potrebbe seguire un percorso simile a quello affrontato dal comparto del tabacco, chiamato a reagire alla progressiva restrizione normativa e al mutamento delle preferenze dei consumatori attraverso ricerca, innovazione e diversificazione dell’offerta. Il rapporto richiama in particolare il caso giapponese, dove il consumo di tabacco è diminuito drasticamente negli ultimi decenni in seguito a una combinazione di campagne sanitarie, regolamentazione e trasformazioni culturali.

Stefano Sorrentino, Partner di Roland Berger e coautore dello studio, sottolinea proprio questo parallelismo osservando che l’industria del tabacco, attraverso ingenti investimenti in ricerca e sviluppo e la creazione di prodotti considerati a rischio potenzialmente ridotto, ha avviato una trasformazione interna del proprio modello industriale. Secondo questa prospettiva, anche il settore delle bevande alcoliche dovrà superare la tradizionale identificazione con il solo prodotto alcolico e sviluppare nuove categorie di consumo.

Uno dei principali ambiti di crescita individuati dal rapporto riguarda infatti il segmento No e Low Alcohol, insieme alle bevande funzionali. La richiesta di prodotti alternativi all’alcol sta aumentando in diversi mercati, sostenuta soprattutto dai consumatori più giovani, maggiormente orientati verso stili di vita associati a benessere, attività fisica e controllo degli ingredienti. Analisi di mercato recenti confermano una riduzione dei consumi tradizionali e una crescente attenzione verso alternative a basso o nullo contenuto alcolico.

La trasformazione proposta da Roland Berger non riguarda però soltanto il prodotto finale, ma l’intera catena del valore. Il rapporto introduce il concetto di “Alco-Tech”, indicando nella tecnologia uno dei principali strumenti attraverso cui il settore potrebbe ridefinire il proprio futuro. L’intelligenza artificiale viene considerata un elemento strategico sia nella produzione sia nella relazione con il consumatore.

Nella filiera agricola, l’intelligenza artificiale può contribuire all’evoluzione dell’intero sistema delle materie prime destinate alla produzione di bevande alcoliche, dalla viticoltura alla cerealicoltura, fino alle colture utilizzate per la fermentazione e la distillazione. Attraverso sistemi di agricoltura di precisione, analisi predittive e monitoraggio satellitare, l’IA può ottimizzare la gestione delle risorse idriche, prevedere l’insorgenza di malattie, migliorare la resa delle colture e favorire una produzione più sostenibile. Nella fase industriale, gli algoritmi possono essere applicati al controllo dei processi fermentativi, alla gestione delle variabili produttive e all’analisi dei dati lungo la catena del valore, migliorando efficienza, qualità e tracciabilità.

Un’altra prospettiva indicata dallo studio riguarda la personalizzazione dell’esperienza di consumo. Attraverso l’analisi dei dati, gli algoritmi potrebbero suggerire combinazioni aromatiche e prodotti calibrati sulle preferenze individuali, sulle condizioni ambientali o sulle occasioni di consumo. Una logica che trasferisce anche al mondo delle bevande il modello già adottato dalle piattaforme digitali di intrattenimento e commercio elettronico.

Particolarmente significativo è anche il ruolo attribuito alla biotecnologia. Secondo Roland Berger, il lievito potrebbe trasformarsi da semplice elemento del processo fermentativo a piattaforma tecnologica proprietaria, aprendo possibilità che vanno oltre la produzione tradizionale di vino, birra e distillati. Le competenze sviluppate nella fermentazione potrebbero essere applicate anche a settori paralleli, dalle bevande funzionali alla bioeconomia, fino ad ambiti come cosmetica e agritech.

Il rapporto invita inoltre le aziende a modificare il proprio rapporto con la regolamentazione, passando da una posizione prevalentemente difensiva a un ruolo più attivo nella definizione degli standard futuri. La creazione di criteri condivisi per valutare concetti come sostenibilità, qualità nutrizionale e impatto sulla salute potrebbe diventare, secondo Roland Berger, un elemento competitivo per i marchi capaci di anticipare il cambiamento.

Lo scenario delineato individua quindi una possibile nuova struttura del mercato. Da una parte rimarranno i grandi gruppi globali, chiamati a trasformare i propri portafogli; dall’altra cresceranno piccoli produttori specializzati e operatori tecnologici capaci di sviluppare soluzioni ad alto valore aggiunto. Anche il segmento premium e luxury potrebbe mantenere una posizione rilevante, purché ridefinisca il proprio valore attraverso origine, autenticità, sostenibilità e qualità dell’esperienza.

La prospettiva delineata da Roland Berger indica quindi un cambiamento profondo nel modo in cui l’industria degli alcolici dovrà concepire il proprio futuro. La capacità di innovare, diversificare l’offerta e integrare competenze tecnologiche lungo la filiera diventerà un elemento decisivo per affrontare la trasformazione dei consumi e delle normative. Il settore non sarà più definito soltanto dai volumi prodotti, ma dalla capacità delle aziende di interpretare nuovi modelli di consumo, combinando tradizione produttiva, ricerca scientifica e sviluppo di categorie alternative.


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