Cibo, ambiente, sostenibilità: addio a Carlo Petrini. Da Slow Food a Terra Madre la visione che ha cambiato l’agricoltura contemporanea
Carlo Petrini, l’uomo che cambiò il linguaggio del cibo. Con la sua morte scompare una delle figure italiane più influenti nel dibattito internazionale sul cibo, l’ambiente e la sostenibilità. Fondatore di Slow Food, ideatore di Terra Madre e promotore dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, Petrini ha ridefinito il rapporto fra alimentazione, cultura e politica, trasformando una battaglia locale contro l’omologazione alimentare in un movimento globale presente in oltre 160 Paesi. Aveva 76 anni.
È morto nella tarda serata di ieri a Bra, la città piemontese dove era nato il 22 giugno 1949, Carlo Petrini, fondatore di Slow Food e tra i principali protagonisti internazionali della riflessione contemporanea sul cibo come fatto culturale, sociale ed ecologico. La notizia è stata diffusa dalla stessa organizzazione da lui creata nel 1986, ricordandone “la grande capacità di visione” e l’impegno costante per “un cibo buono, pulito e giusto per tutte e tutti”.
Con Petrini si chiude una stagione intellettuale e civile che ha profondamente modificato il modo in cui il mondo occidentale pensa l’alimentazione. Prima che i temi della sostenibilità, della biodiversità o delle filiere corte entrassero stabilmente nel lessico pubblico, il gastronomo piemontese aveva già compreso che il cibo non potesse essere considerato soltanto merce o consumo, ma linguaggio culturale, identità territoriale e strumento politico.
L’origine di questa visione risale alla metà degli anni Ottanta, quando la nascita di Slow Food rappresentò una risposta simbolica e concreta all’avanzata della standardizzazione alimentare incarnata allora dall’espansione globale dei fast food. Quel movimento, nato inizialmente come esperienza associativa legata ad Arcigola nelle Langhe, si sarebbe rapidamente trasformato in una rete internazionale capace di coinvolgere agricoltori, allevatori, pescatori, cuochi, studiosi e cittadini in oltre 160 Paesi.
Petrini amava ripetere che “chi semina utopia, raccoglie realtà”. La formula, divenuta negli anni una sorta di manifesto personale, sintetizzava bene il suo metodo: partire da un’idea apparentemente marginale per costruire strutture culturali durature. Da questa impostazione nacquero progetti destinati a lasciare un segno profondo nel panorama internazionale, come Terra Madre, la rete mondiale delle comunità del cibo fondata nel 2004, e soprattutto Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, la prima istituzione universitaria interamente dedicata a un approccio interdisciplinare agli studi gastronomici.
L’università di Pollenzo rappresentò probabilmente il passaggio più ambizioso della sua parabola culturale. Petrini intuì infatti che la gastronomia dovesse emanciparsi tanto dal semplice tecnicismo culinario quanto dall’intrattenimento televisivo, per diventare disciplina critica capace di connettere agronomia, antropologia, economia, ecologia e storia delle culture alimentari. In questo senso il suo lavoro contribuì a ridefinire il concetto stesso di gastronomia nel dibattito contemporaneo.
Gastronomo, giornalista e scrittore, Petrini non proveniva dal mondo accademico tradizionale. Cresciuto in una famiglia di origini modeste, aveva frequentato l’università a Trento senza completare gli studi in sociologia, scegliendo invece un percorso autonomo costruito attraverso l’attivismo culturale, il giornalismo e il confronto diretto con i territori. La sua autorevolezza nacque soprattutto dalla capacità di tenere insieme elaborazione teorica e pratica sociale, linguaggio intellettuale e cultura popolare.
Nel corso degli anni il suo pensiero trovò riconoscimenti internazionali sempre più ampi. Nel 2004 la rivista Time lo definì “European Hero” nella categoria degli innovatori, mentre il quotidiano britannico The Guardian lo inserì fra le cinquanta personalità capaci di “salvare il mondo”. Le Nazioni Unite ne riconobbero il contributo nel campo dello sviluppo sostenibile e della sicurezza alimentare, fino alla nomina a “Champion of the Earth” da parte dell’UNEP nel 2013 e ad Ambasciatore speciale FAO per il programma Fame Zero nel 2016.
Accanto all’impegno ambientale, Petrini sviluppò negli ultimi anni un dialogo intenso con il pensiero sociale di Papa Francesco, pur continuando a definirsi non credente. Dalla sintonia con l’enciclica Laudato si’, nacquero le Comunità Laudato Sì, reti territoriali dedicate ai temi della cura ambientale e della responsabilità collettiva. Il rapporto personale con il pontefice e con Re Carlo III testimoniava la capacità di Petrini di muoversi fra mondi diversi mantenendo una forte coerenza ideale.
La sua figura superava tuttavia i confini dell’enogastronomia. Petrini fu uno dei primi intellettuali italiani a comprendere che il tema alimentare avrebbe occupato un posto centrale nelle grandi questioni geopolitiche del XXI secolo: cambiamento climatico, sfruttamento delle risorse, disuguaglianze sociali, perdita della biodiversità, rapporto fra economia globale e comunità locali. Per questo il suo lessico, apparentemente semplice, si impose ben oltre il settore agricolo e culinario.
Con la sua morte resta un’eredità che ha modificato profondamente il discorso pubblico internazionale sul cibo. Quella che negli anni Ottanta poteva apparire una battaglia minoritaria contro l’omologazione alimentare è diventata oggi parte integrante delle politiche ambientali, culturali ed economiche globali. Carlo Petrini aveva intuito con largo anticipo che il futuro del pianeta sarebbe passato anche attraverso ciò che mettiamo a tavola.
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