La ricerca disegna il futuro del vino: la qualità come sintesi di territorio, innovazione e capacità di adattamento
Il consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria, porta al centro del dibattito vitivinicolo italiano il tema della qualità come processo complesso e multidimensionale, risultato di ricerca scientifica, sostenibilità agronomica, innovazione genetica, cultura alimentare e capacità di interpretare i mutamenti del mercato. Lo speciale di CREAFuturo dedicato al vino, disponibile online propone un ampio attraversamento delle principali questioni che oggi ridefiniscono il settore, dalla gestione del suolo alle Tecniche di Evoluzione Assistita, dalla viticoltura di precisione ai vini dealcolati, fino al rapporto tra consumo consapevole, Dieta mediterranea e identità culturale italiana.
La qualità come sintesi di territorio, ricerca e capacità di adattamento. È attorno a questa idea che si sviluppa lo speciale presentato a Vinitaly 2026 di CREAFuturo, la testata del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria, dedicata ai temi dell’agroalimentare e dell’innovazione scientifica, disponibile online e distribuita durante la manifestazione veronese presso il desk MASAF al Palaexpo. Un numero che sceglie di leggere il vino italiano non soltanto come prodotto simbolo del Made in Italy, ma come sistema complesso nel quale convergono biodiversità, sostenibilità, trasformazione tecnologica e cultura del consumo.
L’impostazione editoriale del volume si concentra sulle tensioni che attraversano oggi il comparto vitivinicolo. Cambiamento climatico, pressione fitosanitaria, ridefinizione dei mercati internazionali, evoluzione delle abitudini di consumo e nuove richieste normative europee costituiscono lo sfondo sul quale si muove la ricerca scientifica del CREA, in particolare quella sviluppata dal Centro di Viticoltura ed Enologia.
Nel suo intervento introduttivo, il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida richiama il ruolo strategico della ricerca applicata nel garantire competitività e qualità lungo l’intera filiera. Dalla gestione del suolo alla difesa fitosanitaria, fino allo studio dei composti dell’uva e del vino, il nodo centrale resta la capacità della scienza di sostenere la tradizione produttiva senza alterarne l’identità.
Particolare rilievo viene attribuito alle Tecniche di Evoluzione Assistita, considerate uno degli ambiti più avanzati della ricerca genetica applicata alla vite. Il presidente CREA Andrea Rocchi sottolinea come queste tecnologie consentano di ottenere piante geneticamente equivalenti ai cloni originari, introducendo modifiche mirate utili a rafforzare la resistenza alle fitopatie e agli stress climatici. Il tema emerge nel numero non come slogan tecnologico, ma come questione decisiva per la sopravvivenza futura della viticoltura mediterranea.
Il percorso proposto da CREAFuturo prende avvio dal suolo, considerato elemento fondativo della qualità vitivinicola. Ampio spazio viene dedicato alle pratiche di gestione ecosostenibile, alle colture di copertura e al ruolo dei microrganismi nella resilienza della vite rispetto agli effetti del riscaldamento globale. La ricerca si sposta poi nel vigneto, dove la viticoltura di precisione e i nuovi sistemi di monitoraggio vengono presentati come strumenti capaci di migliorare efficienza e sostenibilità senza sostituire il sapere esperienziale del viticoltore.
Accanto all’innovazione tecnologica, il numero restituisce attenzione anche ai territori più fragili, affrontando il tema della viticoltura eroica come presidio agricolo, paesaggistico e culturale di aree marginali spesso sottratte alla standardizzazione produttiva. È una prospettiva che amplia il concetto stesso di qualità, includendo dimensioni sociali, ambientali e identitarie.
La sezione dedicata alla cantina guarda invece alle nuove frontiere dell’enologia contemporanea. Dalla ricerca sensoriale ai vini dealcolati, emerge un settore chiamato a confrontarsi con consumatori sempre più segmentati e con modelli di consumo in rapida trasformazione. Non meno rilevante appare il rapporto con le politiche europee, il cui impatto sugli assetti economici e normativi del vino viene affrontato in chiave strategica.
Il numero si chiude tornando sul terreno culturale e alimentare. Il rapporto tra vino e Dieta mediterranea viene analizzato alla luce delle più recenti acquisizioni scientifiche, mentre il legame tra vino e cucina italiana trova un ulteriore elemento di attualità nel recente riconoscimento UNESCO dedicato alla tradizione gastronomica nazionale. In questo contesto interviene anche Alessandro Circiello, chiamato a riflettere sul ruolo del vino nella costruzione dell’identità alimentare italiana contemporanea.
Completano il volume le rubriche dedicate ai podcast, alle interviste istituzionali e al dialogo con il mondo delle imprese e della formazione. Tra queste, l’incontro con Gabriele Castelli sulle prospettive della ricerca nel settore, l’intervista a Marcello Lunelli sul rapporto tra innovazione e impresa vitivinicola e lo speciale dedicato al Concorso Enologico degli Istituti Agrari d’Italia, progetto orientato alla formazione delle future generazioni del comparto.
A emergere, nel complesso, è il ritratto di una viticoltura italiana che tenta di ridefinire il proprio equilibrio tra tradizione e innovazione, valorizzazione territoriale e sostenibilità, identità culturale e necessità di adattamento globale. Un equilibrio delicato, nel quale la ricerca scientifica è condizione essenziale per la continuità futura del sistema vino.
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