Terremoto culturale a Messina: nella notte saccheggiato il MuMe, rubati quattro capolavori di Antonello
Clamoroso furto d'arte al MuMe, il Museo Regionale Interdisciplinare di Messina. Un commando di ladri è riuscito a introdursi all'interno delle sale espositive eludendo sistemi di allarme e dispositivi di sicurezza, sottraendo quattro capolavori inestimabili attribuiti al maestro Antonello da Messina.
Un furto di valore inestimabile ha sconvolto il mondo dell'arte nella notte del 15 agosto, colpendo al cuore l'identità culturale della Sicilia. Un commando di professionisti è riuscito a introdursi all'interno del Museo Regionale Interdisciplinare di Messina (MuMe), trafugando quattro opere fondamentali di Antonello da Messina.
Come riportato dalla testata giornalistica MessinaToday, i malviventi sono entrati in azione eludendo i complessi sistemi di sicurezza e concentrandosi sulla preziosa collezione rinascimentale del polo museale. La direttrice del museo Marisa Mercurio, ha espresso profondo sgomento, definendo l'accaduto una ferita insanabile per l'intera comunità locale e per l'intero patrimonio culturale mondiale.
Secondo le prime ricostruzioni effettuate dalle forze dell'ordine, i ladri hanno agito con una chirurgica precisione temporale per sfruttare al meglio il silenzio della notte festiva. Dopo aver disattivato con successo una parte dei sistemi di allarme perimetrali, i malviventi si sono diretti in modo mirato verso le sale espositive dedicate al Rinascimento siciliano. L'azione fulminea è durata pochissimi minuti, durante i quali i criminali hanno estratto con cura i dipinti dalle loro cornici e forzato una teca blindata con strumenti ad alta precisione, riuscendo a dileguarsi nel nulla un istante prima dell'arrivo delle pattuglie di vigilanza privata e delle forze dell'ordine.
Il bottino di questo clamoroso colpo è composto da quattro pannelli dal valore storico, materico e artistico del tutto incalcolabile. Tra questi spiccano tre tavole del celebre Polittico di San Gregorio, dipinto nel 1473, un'opera monumentale che documenta sperimentalmente il passaggio cruciale di Antonello dall'uso della classica tempera all'uovo alla tecnica fiamminga della tempera grassa, ottenuta emulsionando l'uovo con oli siccativi.
La bellezza dell'opera si fonda sulla magistrale stesura per strati sottilissimi e sovrapposti di colore, detti velature; un accorgimento tecnico che consente alla luce di penetrare attraverso i pigmenti, conferendo ai manti una luminosità endogena straordinaria. Realizzati su pannelli in legno di pioppo, i tre dipinti portano sulla superficie i segni visibili dei restauri storici eseguiti dall'Istituto Centrale del Restauro dopo il drammatico recupero dalle macerie del terremoto del 1908, e proprio queste fessurazioni longitudinali e micro-cadute di colore consolidate costituiscono una vera e propria carta d'identità biologica che rende i pannelli totalmente riconoscibili e invendibili sul mercato legale.
Insieme alle tavole del polittico, i ladri hanno sottratto la Tavoletta Bifronte, realizzata tra il 1460 e il 1465, un'opera devozionale di eccezionale rarità e delicatezza che presenta da un lato la Madonna col Bambino e un francescano orante e dall'altro il Cristo in pietà. Il dipinto, attribuito definitivamente al maestro messinese nel 2003, è eseguito con una tecnica puramente fiamminga a olio su un supporto ligneo di ridottissime dimensioni. Per via della sua estrema fragilità materica e dell'altissimo rischio di sollevamento e perdita della pellicola pittorica, l'opera era custodita gelosamente all'interno di una teca speciale a controllo microclimatico costante, ora profanata dai malviventi.
L'intero episodio si inserisce purtroppo in una lunga e complessa storia di assalti al patrimonio artistico siciliano, un fronte caldo dove il Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale è da sempre impegnato in prima linea con operazioni internazionali di risonanza mondiale, come i celebri recuperi della Phiale d'oro di Caltavuturo dagli Stati Uniti e della superba Testa di Ade restituita dal Paul Getty Museum.
Sebbene indagini colossali come l'operazione Demetra abbiano dimostrato l'efficacia dello Stato intercettando oltre venticinquemila reperti archeologici pronti per il mercato estero, la memoria collettiva resta ancora segnata da ferite aperte e irrisolte, prima fra tutte il celeberrimo furto della Natività di Caravaggio avvenuto a Palermo nel lontano 1969, un fantasma che oggi torna a spaventare gli esperti di tutto il mondo di fronte alle sale vuote del museo messinese.
Attualmente l'intera area espositiva del MuMe è stata completamente transennata e isolata per consentire lo svolgimento dei rilievi scientifici da parte degli specialisti dell'Arma. Le indagini immediate sono state ufficialmente affidate al Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, supportato attivamente sul territorio dalle squadre della Polizia di Stato. Gli investigatori stanno analizzando minuto per minuto i filmati registrati dalle telecamere di videosorveglianza cittadina e della rete interna del museo per individuare l'esatto percorso di fuga dei criminali, mentre il Ministero della Cultura ha già provveduto ad attivare i canali di cooperazione internazionale tramite l'Interpol, inserendo immediatamente i dati e le immagini delle quattro opere nella banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti per bloccare sul nascere qualsiasi tentativo di esportazione e vendita nel mercato nero globale.
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