Mousike e psaltike: una riflessione tra teoria musicale greca classica e canto liturgico cristiano bizantino. Il convegno a Venezia
Una riflessione recente mette in discussione la distinzione tradizionale tra teoria musicale greca classica e canto liturgico cristiano bizantino. Il convegno in programma a Venezia il 14-15 novembre 2025 offre nuove interpretazioni, partendo da fonti medievali e post-1453, interventi lessicali, modalità e concetti estetici per esplorare un rapporto più dinamico tra mousike e psaltike. L’ingresso è gratuito e sarà disponibile in streaming sul canale YouTube della Fondazione Levi.
Il convegno Medieval Chant, Its Theories and the Ancient Classical Musical World: Points of Intersection? che si svolgerà presso la Fondazione Ugo e Olga Levi di Venezia sembra essere destinato a diventare un momento di svolta negli studi musicologici legati al Mediterraneo culturale. Organizzato dal gruppo di ricerca Psaltike, sotto la curatela scientifica di Christian Troelsgård e con il coordinamento organizzativo di Silvia Tessari, l’evento punta ad andare oltre la prassi tradizionale che separa nettamente teoria musicale classica e canto cristiano bizantino, mettendo in luce possibili relazioni, eredità e trasformazioni che hanno attraversato Medioevo, Rinascimento e oltre.
Il progetto di studio intende mettere in discussione un assioma largamente diffuso negli studi di bizantinistica. L'idea prevalente è che la teoria musicale antica sia sopravvissuta nell’Impero Bizantino solo in un ambito scolastico ed erudito. Parallelamente, il canto cristiano, che trae le sue radici dal repertorio e dall'organizzazione modale giudaico e siro-palestinese, avrebbe seguito un percorso autonomo e distinto dalla trattatistica antica.
Il convegno si propone, invece, di indagare i possibili collegamenti e gli intrecci complessi tra la teoria musicale greca (mousike) e la pratica del canto cristiano (psaltike techne), radicati sicuramente anche nella comune eredità linguistica greca. Sebbene la comunità scientifica tenda spesso a tenere disgiunti questi due mondi sonori a causa delle loro specifiche peculiarità, si cercheranno nuove risposte che toccano la musicologia e l’identità culturale bizantina, interrogandosi sulle modalità, i tempi e le ragioni di un eventuale riavvicinamento alle radici elleniche, sul ruolo del Rinascimento e sull’importanza di Venezia come crocevia culturale.
L’ipotesi centrale messa alla prova è che non tutto ciò che nella tradizione bizantina è stato interpretato come separato abbia operato in modo realmente autonomo, poiché esistono indizi di contaminazioni, adattamenti e richiami teorici che meritano di essere approfonditi con metodi interdisciplinari. Il rapporto tra modi antichi greci, trattatistica filosofico-musicale, terminologia lessicale, estetica dell’ethos e pratica concreta del canto liturgico viene così sottoposto a verifica attraverso lo studio di manoscritti, fonti didattiche medievali e testi posteriori alla caduta di Costantinopoli.
Bisanzio fu per secoli considerata la via d’accesso privilegiata per indagare un sapere ritenuto fondativo anche per la civiltà dell’Occidente Latino. La teoria musicale greca era costantemente una delle quattro vie della conoscenza per le classi colte bizantine, che ne rimasero portavoce e custodi anche dopo la caduta di Costantinopoli sotto le armate di Maometto II. La custodia di questa teoria musicale classica, definita come "non inerte", viaggiò parallelamente allo sviluppo specifico del canto religioso bizantino.
Il lascito bessarioneo a Venezia è un fulgido esempio di questa eredità. Il cardinale Bessarione, umanista di formazione bizantina e figura di spicco del Quattrocento, trovò nella Serenissima un luogo capace di accogliere la cultura greca e di garantirle continuità dopo la caduta di Costantinopoli. La donazione della sua ricchissima biblioteca, comprendente manoscritti di filosofia, scienza e teoria musicale, costituì il primo grande ponte tra il sapere ellenico e l’umanesimo occidentale e divenne il nucleo originario della Biblioteca Marciana.
Attraverso questa trasmissione di testi e conoscenze, Venezia si affermò come centro di conservazione e rinascita della cultura greca, anche in ambito musicale, offrendo terreno fertile a studi che nei secoli successivi avrebbero indagato la relazione tra mousike e tradizione bizantina. Non è casuale che sul finire del XVIII secolo l’abate Cirillo Martini, spinto dallo stesso spirito di ricerca, navigasse nel Levante veneziano alla ricerca di testimonianze della musica sacra orientale per la famiglia Nani, conducendo indagini musicologiche sul canto bizantino nel tentativo di risalire agli elementi costitutivi della mousike degli antichi.
Per comprendere meglio questa relazione complessa, si può pensare alla teoria musicale greca classica come a un'antica mappa geografica estremamente dettagliata. Mentre la pratica del canto cristiano (la psaltike techne) è il percorso che i viaggiatori hanno effettivamente intrapreso, spesso basato su indicazioni locali e non mappate. L'obiettivo del convegno è scoprire se i Bizantini abbiano mai sovrapposto i due documenti, utilizzando l'antica mappa (la mousike) per dare struttura e legittimità al loro percorso spirituale (psaltike), o se le strade abbiano semplicemente corso parallele grazie a un terreno (linguistico e culturale) comune.
Il contesto veneziano riveste un ruolo significativo, in quanto la città costituisce una soglia geografica e culturale tra le tradizioni cristiane orientali e occidentali ed è depositaria di collezioni musicali, manoscritti e biblioteche specializzate; la Fondazione Ugo e Olga Levi ne rappresenta una testimonianza esemplare per la continuità e la qualità della ricerca musicologica che da decenni vi si conduce.
Le linee di forza del convegno riguardano l’analisi del sistema modale nelle sue versioni antiche, bizantine e armene, con particolare attenzione ai riferimenti teorici presenti nei trattati classici attribuiti a Boezio e Tolomeo, e lo studio terminologico-lessicale condotto su fonti come il Suda Lexicon del X secolo e sugli epigrammi modali del Codex Berat, che consentono di approfondire l’uso antico di concetti quali ethos, pathos e logos in ambito musicale.
Un altro filone di indagine riguarda il ruolo della voce umana, la classificazione dei neumi e la loro descrizione nei testi teorici greci e bizantini, in un confronto che illumina il rapporto tra teoria e prassi. Infine, il convegno proporrà una riflessione storica sul ruolo di Venezia quale luogo di scambio culturale e scientifico, non solo per il suo patrimonio documentario e artistico, ma anche per la tradizione di ricerca musicale custodita e promossa dalla Fondazione Ugo e Olga Levi.
Medieval Chant, its Theories and the Ancient Classical Musical World: Points of Intersection?
Dal: 14 Novembre 2025 al 15 Novembre 2025
Orario: 15:00 - 13:00
Luogo: Venezia - Biblioteca “Gianni Milner”, Fondazione Ugo e Olga Levi
Luogo: Canale YouTube Fondazione Levi
Organizzatore: Fondazione Ugo e Olga Levi
Dipartimento dei Beni Culturali – Università degli Studi di Padova
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