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The Odyssey: ricerca storica, archeologia musicale e sperimentazione timbrica. Ludwig Göransson e la ricostruzione sonora dell'epopea omerica

La meticolosa attenzione che Christopher Nolan riserva alla costruzione dell'universo sonoro dei suoi film trova in The Odyssey una delle sue espressioni più ambiziose. Il nuovo progetto cinematografico dedicato al poema omerico nasce dalla collaborazione con il compositore Ludwig Göransson, chiamato a definire un'identità musicale capace di interpretare la complessità del mondo antico attraverso ricerca storica, archeologia musicale e sperimentazione timbrica. Un percorso creativo fondato sull'indagine delle fonti e sulla ricerca di nuove possibilità sonore, nel quale conoscenza del passato e invenzione musicale concorrono alla definizione di un linguaggio originale.


La storia del cinema ha spesso affidato la rappresentazione dell'antichità al linguaggio della grande orchestra sinfonica, attraverso un lessico musicale consolidato nel Novecento che ha associato il mondo classico a monumentalità e dimensione epica. Per The Odyssey Christopher Nolan ha scelto una prospettiva diversa, chiedendo a Ludwig Göransson di elaborare un'identità sonora lontana dai modelli già associati alle produzioni ambientate nel mondo classico. Come ha raccontato il compositore, fin dal primo confronto con il regista è emersa la volontà di evitare soluzioni riconoscibili e di costruire una dimensione acustica originale, strettamente connessa alla narrazione cinematografica.

Per raggiungere questo risultato, Göransson ha intrapreso un percorso di ricerca che lo ha portato ad approfondire gli strumenti musicali dell'antica Grecia e le testimonianze disponibili sulla loro costruzione e sul loro impiego. 

Il progetto si colloca in un ambito di studi sviluppato negli ultimi decenni dall'archeologia musicale, disciplina che attraverso fonti letterarie, reperti archeologici, rappresentazioni figurative e sperimentazioni sugli strumenti ricostruiti, ha ampliato la conoscenza delle pratiche sonore delle civiltà antiche. È all'interno di questo percorso che si inseriscono le ricerche sulla musica greca antica condotte da studiosi come Stefan Hagel e Armand D'Angour, i cui lavori hanno contribuito a definire nuove prospettive attraverso l'analisi delle fonti letterarie, archeologiche e notazionali, offrendo strumenti sempre più accurati per comprendere le pratiche musicali di una civiltà la cui documentazione è rimasta a lungo frammentaria.

Tra gli strumenti scelti da Göransson troviamo anzitutto l'aulos, probabilmente il più celebre strumento a fiato dell'antichità greca. Le fonti iconografiche lo mostrano costantemente associato ai rituali religiosi, al teatro, ai simposi e perfino agli esercizi militari. Costituito da una doppia canna ad ancia, produceva un timbro penetrante e ricco di armonici, molto distante dall'idea moderna del flauto. 

Il compositore ha utilizzato una replica costruita a partire da un esemplare databile tra il VI e il V secolo avanti Cristo. Poiché nessuna ancia originale è sopravvissuta fino ai nostri giorni, la ricostruzione ha richiesto lo studio dei materiali antichi, delle testimonianze iconografiche e delle sperimentazioni condotte dagli specialisti di archeologia musicale.

Accanto all'aulos compare la lira, altro simbolo della civiltà greca, ricostruita seguendo un metodo filologico che combina fonti letterarie, rappresentazioni figurative e sperimentazione esecutiva. Negli ultimi decenni strumenti di questo tipo sono stati oggetto di numerosi progetti di ricerca internazionale che hanno consentito di comprendere con maggiore precisione materiali costruttivi, accordature e tecniche di esecuzione. La scelta di utilizzare copie storicamente informate dimostra come la produzione abbia cercato di fondare la propria identità sonora su dati concreti anziché su convenzioni cinematografiche.

Un'altra intuizione sviluppata durante la lavorazione riguarda il bronzo, materiale che identifica l'orizzonte cronologico del poema omerico. Invece di limitarsi all'impiego di gong e strumenti a percussione tradizionali, Göransson ha trasformato superfici metalliche di recupero in vere sorgenti sonore. Pareti, ringhiere, lamiere, rottami industriali e perfino componenti di impianti di climatizzazione sono stati percossi e registrati per ottenere una tavolozza timbrica inedita. Il risultato non persegue un intento archeologico in senso stretto, bensì una suggestione acustica capace di evocare la fisicità del metallo e la centralità che il bronzo rivestiva nell'immaginario dell'età eroica.

A questo universo timbrico si aggiunge la voce umana, concepita come elemento espressivo centrale nella definizione della dimensione emotiva della narrazione. La vocalità accompagna il viaggio di Ulisse introducendo una presenza intima e materica, capace di arricchire la scrittura musicale e di ampliare la profondità percettiva del racconto.

Da oggi The Odyssey arriva nelle sale italiane; sarà il pubblico a confrontarsi con il risultato finale di questa complessa ricerca sonora. La partitura di Ludwig Göransson rappresenta uno degli elementi più attesi del film, per il modo in cui affronta il mondo antico attraverso gli strumenti offerti dalla ricerca storica e una personale invenzione musicale. Un lavoro che apre una nuova prospettiva sul rapporto fra cinema e memoria sonora dell'antichità.


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