Exotica. Storia di Irene e Il colore fa la Regina: l'alterità e il suo immaginario. L'opera veneziana del Sei e Settecento e la sua diffusione in Europa
Il progetto di ricerca L'esotico nella musica dell'opera veneziana del XVII e XVIII secolo e la sua diffusione in Europa, sviluppato dall'Università di Padova nell'ambito del programma PNRR Music Theatre and New Technologies. Toward a New Paradigm in Opera Studies and Performance, esplora le modalità con cui il teatro musicale della Serenissima elaborò l'immaginario dell'alterità tra Sei e Settecento. A questo percorso appartiene il documentario Exotica. Storia di Irene e Il colore fa la Regina, dedicato alle opere Irene e Il colore fa la regina di Carlo Francesco Pollarolo, attraverso le quali la ricerca ricostruisce il complesso universo culturale di una Venezia crocevia di commerci, popoli e tradizioni provenienti dal Mediterraneo e dall'Oriente.
Il film presenta i primi risultati del progetto attraverso un percorso che unisce ricerca storica, musicologia e documentazione iconografica, restituendo il quadro di una città nella quale naviganti, mercanti, ambasciatori e artisti contribuirono alla circolazione di conoscenze, immagini e suggestioni provenienti da culture lontane. Le fonti musicali dialogano con dipinti, affreschi, planisferi, erbari, manoscritti e resoconti di viaggio, ricostruendo il contesto culturale entro cui l'immaginario dell'esotico trovò spazio nell'opera veneziana.
«Prima di Scarlatti, prima di Galuppi, prima di Antonio Vivaldi, Carlo Francesco Pollarolo è stato tra i compositori più celebri del suo tempo», afferma la voce narrante nelle prime sequenze del documentario. La riscoperta delle opere Irene (1694) e Il colore fa la regina (1700) diventa il centro di un'indagine dedicata a un autore oggi meno noto rispetto ad altri protagonisti del teatro musicale barocco, ma considerato tra le figure più importanti della scena veneziana tra la fine del Seicento e l'inizio del Settecento.
Soggetto di Paola Dessì, con la regia di Denis Brotto e la consulenza scientifica di Paola Dessì, Elena Murarotto e Chiara Casarin, Exotica. Storia di Irene e Il colore fa la Regina propone una lettura interdisciplinare del rapporto tra musica, arti visive e cultura del viaggio. L'esotico viene analizzato come una costruzione artistica nella quale storia, geografia, invenzione letteraria e spettacolarità teatrale concorrono alla rappresentazione dell'altrove.
Per la Venezia tra XVII e XVIII secolo il confronto con mondi lontani costituiva una componente della vita cittadina. La posizione della Serenissima lungo le rotte del Mediterraneo e i rapporti con il Levante, l'Impero ottomano e numerosi territori dell'Asia favorivano una continua circolazione di persone, merci e conoscenze. Mappe, cronache di viaggio, raccolte naturalistiche e opere figurative alimentavano una visione del mondo in trasformazione, offrendo al teatro musicale nuovi soggetti e nuove ambientazioni.
L'esotico nell'opera veneziana non nasceva dalla volontà di riprodurre fedelmente culture straniere, quanto dalla costruzione di uno spazio simbolico nel quale ambientazioni orientali, corti asiatiche e figure provenienti da terre remote diventavano strumenti drammaturgici. Attraverso questi elementi il melodramma elaborava temi universali come il potere, l'amore, la fedeltà e il conflitto politico, riflettendo al tempo stesso la curiosità della società barocca verso il mondo esterno.
Le due opere di Pollarolo rappresentano due esempi significativi di questo immaginario. Irene, rappresentata al Teatro San Giovanni Grisostomo nel 1695 su libretto di Girolamo Frigimelica Roberti, colloca la vicenda nella Costantinopoli ottomana, evocando la corte del sultano e il mondo orientale attraverso le convenzioni del teatro musicale veneziano. Il colore fa la regina, rappresentata nel 1700 su libretto di Matteo Noris, conduce invece lo spettatore verso una Cambogia filtrata dalle conoscenze geografiche dell'epoca, trasformando la lontananza in un elemento poetico e spettacolare.
Il confronto tra Irene e Il colore fa la regina restituisce la complessità con cui il teatro musicale veneziano elaborò il tema dell'alterità, trasformando luoghi e culture lontane in materia poetica e spettacolare. La ricerca offre così una nuova prospettiva sul melodramma veneziano, riportando l'attenzione su un repertorio ancora poco conosciuto e sul ruolo che l'immaginario dell'esotico ebbe nella cultura musicale europea tra Sei e Settecento.
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