Dal 20 al 22 ottobre torna online Enoforum Web, con un programma internazionale dedicato alle innovazioni scientifiche e tecnologiche nella produzione del vino. Dalla gestione dell’ossigeno alla longevità dei bianchi, dalla riduzione dei solfiti ai vini a basso o nullo contenuto alcolico, gli interventi mettono al centro la ricerca applicata e le soluzioni per migliorare qualità, stabilità e sostenibilità dei processi enologici. La partecipazione è gratuita, con presentazioni in inglese e traduzione simultanea in italiano.
Prende il via l’edizione 2026 di Enoforum Web, in collaborazione con SIMEI. La manifestazione riunisce ricercatori universitari, consulenti enologici e specialisti dei dipartimenti di ricerca e sviluppo delle aziende fornitrici di tecnologie e prodotti per il settore vitivinicolo. Il programma affronta questioni che interessano direttamente il lavoro in cantina, dalla gestione dei processi ossidativi al controllo delle instabilità, con un’attenzione particolare alle ricadute applicative delle ricerche presentate.
La giornata inaugurale di martedì 20 ottobre si apre con Ignacio Nevares e María del Álamo, del gruppo UVaMOX dell’Università di Valladolid, impegnati nell’analisi delle migliori pratiche per la gestione dell’ossigeno in cantina. Segue l’intervento di Milena Lambri, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, e Rebecca Bodon, dedicato ai vini No e Low Alcohol e alle tecnologie necessarie per preservarne qualità e valore. Il programma prosegue con Domitille Brosseau e Christine Pascal Lagarde, del Comité des Vins de Bourgogne e di Vinventions, che affrontano il tema della longevità dei vini bianchi attraverso un caso di studio borgognone. Maurizio Ugliano e Daniele Pizzinato esaminano le strategie per valorizzare gli aromi fruttati nei vini rossi, mentre Federico Casassa, della Cal Poly University, propone una riflessione sul concetto di equilibrio del vino basata sui dati sperimentali.
Mercoledì 21 ottobre l’attenzione si sposta sulle strategie antiossidanti per ridurre i solfiti, tema affidato a Claudia Nioi dell’Università di Bordeaux. La stessa università è rappresentata da Marguerite Dols Lafargue, che con Samuele Lercari approfondisce le applicazioni del chitosano nella chiarifica e nella protezione microbiologica. Nicolas Secondè e Michele Gnecchi affrontano la pressatura delle uve secondo criteri scientifici, seguiti da Ileana Vigentini e Diego De Filippi, che analizzano il ruolo dell’ossigeno e della temperatura nella sostenibilità della seconda fermentazione. La giornata comprende anche un intervento di Belinda Kemp sul fenomeno del gushing negli spumanti, caratterizzato dall’espulsione incontrollata del vino all’apertura della bottiglia, e una relazione di James Harbertson, della Washington State University, sugli effetti dell’etanolo e della maturazione sulla chimica del vino e sulla percezione sensoriale.
Giovedì 22 ottobre il programma conclusivo è dedicato alla stabilità e alla conservazione del vino. Antonio Palacios, dell’Università di La Rioja, affronta il rapporto tra longevità e instabilità colloidale, seguito da Davide Camoni, che esamina le nuove alterazioni legate ai cambiamenti della matrice del vino, con particolare attenzione al calcio e ai colloidi. Alessandra Luciano e Virginie Moine approfondiscono la prevenzione dell’instabilità fenolica dei vini rossi associata alla precipitazione della quercetina, in una sessione che coinvolge anche Angelita Gambuti dell’Università di Napoli. Nathalie Sieczkowski e Véronique Maquet presentano quindici anni di esperienza nell’impiego del chitosano fungino per il controllo di Brettanomyces, lieviti responsabili di alterazioni aromatiche nei vini. A chiudere i lavori sarà Matteo Marangon, dell’Università di Padova, con un intervento sulla stabilità proteica e sulle soluzioni emergenti.
La varietà degli argomenti restituisce un quadro delle priorità attuali della ricerca enologica, in cui la qualità del prodotto dipende imprescindibilmente dalla conoscenza dei fenomeni chimici, fisici e microbiologici che intervengono durante la vinificazione e l’affinamento. Di fatto, la gestione dell’ossigeno, la stabilità nel tempo, la definizione dei profili sensoriali e l’impiego di tecnologie per contenere le alterazioni richiedono un confronto costante fra ricerca universitaria e pratica produttiva.
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